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martedì 23 ottobre 2012
#Gramellini Vs #Saviano, la guerra del bidet
La storia inizia con il pessimo servizio giornalistico mandato in onda dal TG3 Piemonte dopo la partita Juventus-Napoli e che indigna buona parte dell'italia.
A questo servizio, in cui il giornalista Amandola mette in bocca ad un tifoso juventino che i "napoletani puzzano", fa seguito la risposta di Saviano su twitter: "Quando i piemontesi videro il bidet nella reggia di Caserta lo definirono “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”.
Caso chiuso? neanche per sogno.
La sera stessa, nel bel'intervento di Gramellini a che tempo che fa di Fabio Fazio, parlando di quel prefetto che rimprovera il prete anticamorra per non essersi rivolto in modo adeguato alla sua ospite, lo bolla come burocrate borbonico.
Caso chiuso? neanche per sogno.
Nell'editoriale di questa mattina Gramellini, ancora evidentemente piccato dal twitt di Saviano, rincara la dose: "Vero: in Piemonte all’epoca non avevano i bidet. Però avevano le fogne. Mentre i rimpianti Borbone, per potersi pulire le loro terga nel bidet, tenevano la gran parte della popolazione nella melma. Ora, che agli eredi diretti di Franceschiello dispiaccia di non potersi più pulire le terga nel bidet in esclusiva, posso capirlo. Ma che i pronipoti di quelli che venivano tenuti nella melma vivano l’arrivo dei piemontesi come una degradazione, mi pare esagerato. "
Ora, tralasciando l'ignoranza storica del buon Gramellini che poverino non sa che Napoli fu la prima città in italia ad avere un sistema fognario avanzato, in questa affermazione possiamo leggere lo stesso becero razzismo che ha contraddistinto il servizio di Amaldola.
Che tipo di messaggio contiene l'editoriale di Gramellini? Per come la vedo io, un messaggio ben più pericoloso di quello nel servizio di Amandola. I napoletani non si devono permettere di parlar male di un piemontese, ok è vero, a Napoli c'era il bidet ma a Torino c'erano le fogne. In pratica voi stavate nella melma e noi no.
Conclusione? chi stà nella melma puzza
Il leitmotif è sempre quello, Gramellini e Amandola seppur con toni e modi diversi, danno lo stesso messaggio.
Leggi tutto »
A questo servizio, in cui il giornalista Amandola mette in bocca ad un tifoso juventino che i "napoletani puzzano", fa seguito la risposta di Saviano su twitter: "Quando i piemontesi videro il bidet nella reggia di Caserta lo definirono “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”.
Caso chiuso? neanche per sogno.
La sera stessa, nel bel'intervento di Gramellini a che tempo che fa di Fabio Fazio, parlando di quel prefetto che rimprovera il prete anticamorra per non essersi rivolto in modo adeguato alla sua ospite, lo bolla come burocrate borbonico.
Caso chiuso? neanche per sogno.
Nell'editoriale di questa mattina Gramellini, ancora evidentemente piccato dal twitt di Saviano, rincara la dose: "Vero: in Piemonte all’epoca non avevano i bidet. Però avevano le fogne. Mentre i rimpianti Borbone, per potersi pulire le loro terga nel bidet, tenevano la gran parte della popolazione nella melma. Ora, che agli eredi diretti di Franceschiello dispiaccia di non potersi più pulire le terga nel bidet in esclusiva, posso capirlo. Ma che i pronipoti di quelli che venivano tenuti nella melma vivano l’arrivo dei piemontesi come una degradazione, mi pare esagerato. "
Ora, tralasciando l'ignoranza storica del buon Gramellini che poverino non sa che Napoli fu la prima città in italia ad avere un sistema fognario avanzato, in questa affermazione possiamo leggere lo stesso becero razzismo che ha contraddistinto il servizio di Amaldola.
Che tipo di messaggio contiene l'editoriale di Gramellini? Per come la vedo io, un messaggio ben più pericoloso di quello nel servizio di Amandola. I napoletani non si devono permettere di parlar male di un piemontese, ok è vero, a Napoli c'era il bidet ma a Torino c'erano le fogne. In pratica voi stavate nella melma e noi no.
Conclusione? chi stà nella melma puzza
Il leitmotif è sempre quello, Gramellini e Amandola seppur con toni e modi diversi, danno lo stesso messaggio.
La storia inizia con il pessimo servizio giornalistico mandato in onda dal TG3 Piemonte dopo la partita Juventus-Napoli e che indigna buona parte dell'italia.
A questo servizio, in cui il giornalista Amandola mette in bocca ad un tifoso juventino che i "napoletani puzzano", fa seguito la risposta di Saviano su twitter: "Quando i piemontesi videro il bidet nella reggia di Caserta lo definirono “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”.
Caso chiuso? neanche per sogno.
La sera stessa, nel bel'intervento di Gramellini a che tempo che fa di Fabio Fazio, parlando di quel prefetto che rimprovera il prete anticamorra per non essersi rivolto in modo adeguato alla sua ospite, lo bolla come burocrate borbonico.
Caso chiuso? neanche per sogno.
Nell'editoriale di questa mattina Gramellini, ancora evidentemente piccato dal twitt di Saviano, rincara la dose: "Vero: in Piemonte all’epoca non avevano i bidet. Però avevano le fogne. Mentre i rimpianti Borbone, per potersi pulire le loro terga nel bidet, tenevano la gran parte della popolazione nella melma. Ora, che agli eredi diretti di Franceschiello dispiaccia di non potersi più pulire le terga nel bidet in esclusiva, posso capirlo. Ma che i pronipoti di quelli che venivano tenuti nella melma vivano l’arrivo dei piemontesi come una degradazione, mi pare esagerato. "
Ora, tralasciando l'ignoranza storica del buon Gramellini che poverino non sa che Napoli fu la prima città in italia ad avere un sistema fognario avanzato, in questa affermazione possiamo leggere lo stesso becero razzismo che ha contraddistinto il servizio di Amaldola.
Che tipo di messaggio contiene l'editoriale di Gramellini? Per come la vedo io, un messaggio ben più pericoloso di quello nel servizio di Amandola. I napoletani non si devono permettere di parlar male di un piemontese, ok è vero, a Napoli c'era il bidet ma a Torino c'erano le fogne. In pratica voi stavate nella melma e noi no.
Conclusione? chi stà nella melma puzza
Il leitmotif è sempre quello, Gramellini e Amandola seppur con toni e modi diversi, danno lo stesso messaggio.
A questo servizio, in cui il giornalista Amandola mette in bocca ad un tifoso juventino che i "napoletani puzzano", fa seguito la risposta di Saviano su twitter: "Quando i piemontesi videro il bidet nella reggia di Caserta lo definirono “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”.
Caso chiuso? neanche per sogno.
La sera stessa, nel bel'intervento di Gramellini a che tempo che fa di Fabio Fazio, parlando di quel prefetto che rimprovera il prete anticamorra per non essersi rivolto in modo adeguato alla sua ospite, lo bolla come burocrate borbonico.
Caso chiuso? neanche per sogno.
Nell'editoriale di questa mattina Gramellini, ancora evidentemente piccato dal twitt di Saviano, rincara la dose: "Vero: in Piemonte all’epoca non avevano i bidet. Però avevano le fogne. Mentre i rimpianti Borbone, per potersi pulire le loro terga nel bidet, tenevano la gran parte della popolazione nella melma. Ora, che agli eredi diretti di Franceschiello dispiaccia di non potersi più pulire le terga nel bidet in esclusiva, posso capirlo. Ma che i pronipoti di quelli che venivano tenuti nella melma vivano l’arrivo dei piemontesi come una degradazione, mi pare esagerato. "
Ora, tralasciando l'ignoranza storica del buon Gramellini che poverino non sa che Napoli fu la prima città in italia ad avere un sistema fognario avanzato, in questa affermazione possiamo leggere lo stesso becero razzismo che ha contraddistinto il servizio di Amaldola.
Che tipo di messaggio contiene l'editoriale di Gramellini? Per come la vedo io, un messaggio ben più pericoloso di quello nel servizio di Amandola. I napoletani non si devono permettere di parlar male di un piemontese, ok è vero, a Napoli c'era il bidet ma a Torino c'erano le fogne. In pratica voi stavate nella melma e noi no.
Conclusione? chi stà nella melma puzza
Il leitmotif è sempre quello, Gramellini e Amandola seppur con toni e modi diversi, danno lo stesso messaggio.
De Magistris contro Tgr Piemonte la Rai sospende il giornalista !
A proposito del servizio dell'emittente piemontese sulla partita con al Juve, in cui il giornalista parlava di napoletani "che puzzano"."Quando l'ho visto mi sono indignato: invito quel giornalista a visitare la nostra città e apprezzarne la bellezza". Intanto la Rai sospende l'autore del servizio e il direttore dell'azienda si scusa con il sindaco. Arrivano anche le scuse del giornalista.
"Questo stereotipo continuo sui napoletani e sul Sud è inaccettabile". Così il sindaco Luigi de Magistris commenta il servizio del Tgr Piemonte andato in onda sabato scorso sul prepartita di Juventus-Napoli, nel quale il giornalista chiede ai tifosi bianconeri se riconoscono i napoletani "dalla puzza". Nel frattempo la Rai, dopo il putiferio suscitato dalle parole del servizio, ha sospeso l'autore del servizio del Tgr Piemonte.
"Lo stereotipo continuo sui napoletani e sul Sud - aggiunge il sindaco di Napoli - è inaccettabile...
Il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi "si è scusato personalmente e a nome dell'intera azienda con il sindaco Luigi de Magistris." La Rai è e sarà sempre in prima fila nella lotta contro ogni forma di razzismo e la stupidità che l'accompagna".
"E' evidente che quel che è avvenuto alla Tgr Piemonte debba essere oggetto di una valutazione nella sede propria, cioè la commissione di Vigilanza". E' la richiesta di Nello Formisano (Idv), componente della bicamerale, a proposito del servizio su Juventus-Napoli."Investirò tempestivamente il presidente Zavoli - sottolinea Formisano in una nota - affinché si chiarisca come sia possibile che nel 2012 avvengano ancora cose del genere nel servizio pubblico, ed ovviamente chiederò alla stessa commissione, oltrè al presidente, di sanzionare tale vicenda, secondo quanto prevede la legge".
"Bene ha fatto la Rai a sospenderlo. Bene l'Ordine del Piemonte ad avviare la procedura disciplinare nei confronti del giornalista Giampiero Amandola". Lo dichiara Ottavio Lucarelli, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania. "Gli insulti di Amandola verso i napoletani, verso tutti i napoletani sono inaccettabili e ingiustificabili. Ringrazio i giornalisti e i cittadini che si sono mobilitati e che ci stanno inviando segnalazioni e denunce che stiamo trasmettendo all'Ordine del Piemonte. Non bastano le scuse, non serve dire di essere dispiaciuto. Le frasi irriguardose di Amandola vanno punite in modo esemplare".
Fonte : www.repubblicanapoli.it
A proposito del servizio dell'emittente piemontese sulla partita con al Juve, in cui il giornalista parlava di napoletani "che puzzano"."Quando l'ho visto mi sono indignato: invito quel giornalista a visitare la nostra città e apprezzarne la bellezza". Intanto la Rai sospende l'autore del servizio e il direttore dell'azienda si scusa con il sindaco. Arrivano anche le scuse del giornalista.
"Questo stereotipo continuo sui napoletani e sul Sud è inaccettabile". Così il sindaco Luigi de Magistris commenta il servizio del Tgr Piemonte andato in onda sabato scorso sul prepartita di Juventus-Napoli, nel quale il giornalista chiede ai tifosi bianconeri se riconoscono i napoletani "dalla puzza". Nel frattempo la Rai, dopo il putiferio suscitato dalle parole del servizio, ha sospeso l'autore del servizio del Tgr Piemonte.
"Lo stereotipo continuo sui napoletani e sul Sud - aggiunge il sindaco di Napoli - è inaccettabile...
Il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi "si è scusato personalmente e a nome dell'intera azienda con il sindaco Luigi de Magistris." La Rai è e sarà sempre in prima fila nella lotta contro ogni forma di razzismo e la stupidità che l'accompagna".
"E' evidente che quel che è avvenuto alla Tgr Piemonte debba essere oggetto di una valutazione nella sede propria, cioè la commissione di Vigilanza". E' la richiesta di Nello Formisano (Idv), componente della bicamerale, a proposito del servizio su Juventus-Napoli."Investirò tempestivamente il presidente Zavoli - sottolinea Formisano in una nota - affinché si chiarisca come sia possibile che nel 2012 avvengano ancora cose del genere nel servizio pubblico, ed ovviamente chiederò alla stessa commissione, oltrè al presidente, di sanzionare tale vicenda, secondo quanto prevede la legge".
"Bene ha fatto la Rai a sospenderlo. Bene l'Ordine del Piemonte ad avviare la procedura disciplinare nei confronti del giornalista Giampiero Amandola". Lo dichiara Ottavio Lucarelli, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania. "Gli insulti di Amandola verso i napoletani, verso tutti i napoletani sono inaccettabili e ingiustificabili. Ringrazio i giornalisti e i cittadini che si sono mobilitati e che ci stanno inviando segnalazioni e denunce che stiamo trasmettendo all'Ordine del Piemonte. Non bastano le scuse, non serve dire di essere dispiaciuto. Le frasi irriguardose di Amandola vanno punite in modo esemplare".
Fonte : www.repubblicanapoli.it
Un genocidio nascosto: femminicidio
Riceviamo e postiamo con condivisione:
Di Bruno Pappalardo
La violenza maschile assestata alle donne è in Italia la prima causa di morte delle donne. Vale per tutta l’Europa. E’ un genocidio nascosto!
Si potrà dire anche residuo del passato e che sia solo per quello? E’ fondamentale saperlo, definirlo.
Questa costante e perpetuante sgretolamento della dignità delle donne, questo respingere razionalmente o non accettare - anche inconsciamente - la loro parola, la loro rappresentazione culturale individuale e dunque, la loro personalità, è la matrice fenomenologica dell’aggressione sulle loro persone.
E’ verissimo che la violenza abita questa società, è verissimo che perdura una dimensione sociale d’aggressività ma il fatto che la stragrande maggioranza degli eventi brutali si manifestino proprio all’interno della famiglia è sequenziale alla relazionalità con i suoi componenti.
Quindi, personaggi generalmente normali e appartenenti ad ogni genere di professione e livello culturale, dimostra tuttavia che sia per le complesse connessioni familiari che, in maniera altrettanto estesa e generica, degli uomini provano ad assalire la personalità, l’intelligenza e la dignità delle loro compagne.
Bisognerebbe chiedersi perché provano, riuscendoci, a schiacciarla? La reazione violenta sulle donne, è riferito ad una qualsivoglia colpa (vale per tutti) d’esse?
La violenza s’origina in un’esplosione maschile di ferocia, spesso sanguinaria perché generatosi dalle proprie insoddisfazioni o frustrazioni. Troppo poco o esauriente!
Riguarda intime motivazioni culturali, riferimenti di modelli nel rapporto tra i sessi, tra le persone conseguenza di arcaismi. E’ la volontà sempre, in qualsiasi forma essa si manifesta, del tentativo di cercare il modo per recuperare un ruolo smarrito e che risultava dominante a cui erano associati benefici e immunità?
Il punto di domanda che dobbiamo mettere al centro della violenza che non è residuale!
E’ la crisi di identità tra uomini. Occorre una nuova semantica dei rapporti. Esiste una crollo dell’essere nella relazione dei sentimenti e del sesso. Davanti alla nuova donna, l’uomo entra in una dimensione di fossilizzazione e sospende la difficile ricerca e conferma di sé come nuova identità maschile capace di relazionarsi. E’ proprio lì il problema! La instabilità moderna di tutti i ruoli. Ciò esclude la residualità della violenza e gli arcaismi ma spinge a credere nella sperimentazione di una acquisizione di nuove responsabilità davanti allo Stato, alla collettività alla propria coscienza civile. Un forte sforzo di crescita culturale e consapevolezza del rispetto dei diritti delle nuove donne ma che deve tramutarsi in azione perché nuova è anche la violenza.
Ricordate quante cose ci siamo detti sulla violenza silente delle morti bianche somministrati a tutti senza distinzione di sesso. Una nuova violenza sommersa. Mentre le “piccole donne crescono” e lavorano allontanandosi dalla “idea di casa” appropriandosi di un proprio “protagonismo” nella società, ebbene, aumentano i rischi per la sicurezza.
Avvenne anche per i contadini quando si scontrarono con i tralicci delle torri in acciaio nelle fabbriche metallurgiche. Fu una violenza diversa da cui emersero preoccupanti le letale socio- depressioni un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali critici che compromettevano la funzionalità del’individuo. Le donne uccise per mano del loro marito o partner è quella furia bruta frastornante come “la tratta delle bianche” o gli stupri etnici ma nel bene del clamore mediatico sovrastano quella silenziosa e se pur rinchiusa nelle stanze delle disfunzioni dell’esistenzialismo moderno, lotta Il nostro mondo, tuttavia, vive contrasti stridenti tra lontani matrifocalismi e patriarcalismi con l’offerta di libertà e l’eccesso relazionale ma da ciò, e da altre complesse matrici esplodono nuove violenze
Il Centro-Nord risulta il più colpito; (il numero delle donne che lavorano e lasciano la casa per la consapevolezza dei propri diritti, sono superiori a quelle del meridione) Sono, tuttavia, equidistanti dal Sud che nasconde, invece e ancora, tra le mura sconquassate delle case, la stessa violenza. Queste elemento purtroppo è sempre più agente nelle nostra società e non lascia quietamente nessun territorio. L’Unione d’ Italia, questa volta, o quasi sempre, si cementa sul dolore delle sue donne. Ma esiste la legge sullo Stalking e santiddio, fortifichiamola!
Che le forze dell’ordine richiamino il denunciato, potenziare la legge e nuovi piani anti-violenza con numerosi “centri” e che siano oltre quelli d’”ascolto” anche di “terapia del rabbia” Il “Femminicidio” deve essere trattato alla stregua di un terremoto. Un’ “Emergenza Nazionale”.
E’ come lasciare vivi e senza ascolto le urla d’aiuto, sotto le macerie dell’ ignoranza dell’ipocrisia, soprattutto mediatica( perché fa meno notizia) queste donne che hanno la colpa solo di volere essere tali e rispettate come tali La nuova legge elettorale, qualunque sia, porterà al parlamento la nuova politica. Dimostri di farla!
.
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Di Bruno Pappalardo
La violenza maschile assestata alle donne è in Italia la prima causa di morte delle donne. Vale per tutta l’Europa. E’ un genocidio nascosto!
Si potrà dire anche residuo del passato e che sia solo per quello? E’ fondamentale saperlo, definirlo.
Questa costante e perpetuante sgretolamento della dignità delle donne, questo respingere razionalmente o non accettare - anche inconsciamente - la loro parola, la loro rappresentazione culturale individuale e dunque, la loro personalità, è la matrice fenomenologica dell’aggressione sulle loro persone.
E’ verissimo che la violenza abita questa società, è verissimo che perdura una dimensione sociale d’aggressività ma il fatto che la stragrande maggioranza degli eventi brutali si manifestino proprio all’interno della famiglia è sequenziale alla relazionalità con i suoi componenti.
Quindi, personaggi generalmente normali e appartenenti ad ogni genere di professione e livello culturale, dimostra tuttavia che sia per le complesse connessioni familiari che, in maniera altrettanto estesa e generica, degli uomini provano ad assalire la personalità, l’intelligenza e la dignità delle loro compagne.
Bisognerebbe chiedersi perché provano, riuscendoci, a schiacciarla? La reazione violenta sulle donne, è riferito ad una qualsivoglia colpa (vale per tutti) d’esse?
La violenza s’origina in un’esplosione maschile di ferocia, spesso sanguinaria perché generatosi dalle proprie insoddisfazioni o frustrazioni. Troppo poco o esauriente!
Riguarda intime motivazioni culturali, riferimenti di modelli nel rapporto tra i sessi, tra le persone conseguenza di arcaismi. E’ la volontà sempre, in qualsiasi forma essa si manifesta, del tentativo di cercare il modo per recuperare un ruolo smarrito e che risultava dominante a cui erano associati benefici e immunità?
Il punto di domanda che dobbiamo mettere al centro della violenza che non è residuale!
E’ la crisi di identità tra uomini. Occorre una nuova semantica dei rapporti. Esiste una crollo dell’essere nella relazione dei sentimenti e del sesso. Davanti alla nuova donna, l’uomo entra in una dimensione di fossilizzazione e sospende la difficile ricerca e conferma di sé come nuova identità maschile capace di relazionarsi. E’ proprio lì il problema! La instabilità moderna di tutti i ruoli. Ciò esclude la residualità della violenza e gli arcaismi ma spinge a credere nella sperimentazione di una acquisizione di nuove responsabilità davanti allo Stato, alla collettività alla propria coscienza civile. Un forte sforzo di crescita culturale e consapevolezza del rispetto dei diritti delle nuove donne ma che deve tramutarsi in azione perché nuova è anche la violenza.
Ricordate quante cose ci siamo detti sulla violenza silente delle morti bianche somministrati a tutti senza distinzione di sesso. Una nuova violenza sommersa. Mentre le “piccole donne crescono” e lavorano allontanandosi dalla “idea di casa” appropriandosi di un proprio “protagonismo” nella società, ebbene, aumentano i rischi per la sicurezza.
Avvenne anche per i contadini quando si scontrarono con i tralicci delle torri in acciaio nelle fabbriche metallurgiche. Fu una violenza diversa da cui emersero preoccupanti le letale socio- depressioni un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali critici che compromettevano la funzionalità del’individuo. Le donne uccise per mano del loro marito o partner è quella furia bruta frastornante come “la tratta delle bianche” o gli stupri etnici ma nel bene del clamore mediatico sovrastano quella silenziosa e se pur rinchiusa nelle stanze delle disfunzioni dell’esistenzialismo moderno, lotta Il nostro mondo, tuttavia, vive contrasti stridenti tra lontani matrifocalismi e patriarcalismi con l’offerta di libertà e l’eccesso relazionale ma da ciò, e da altre complesse matrici esplodono nuove violenze
Il Centro-Nord risulta il più colpito; (il numero delle donne che lavorano e lasciano la casa per la consapevolezza dei propri diritti, sono superiori a quelle del meridione) Sono, tuttavia, equidistanti dal Sud che nasconde, invece e ancora, tra le mura sconquassate delle case, la stessa violenza. Queste elemento purtroppo è sempre più agente nelle nostra società e non lascia quietamente nessun territorio. L’Unione d’ Italia, questa volta, o quasi sempre, si cementa sul dolore delle sue donne. Ma esiste la legge sullo Stalking e santiddio, fortifichiamola!
Che le forze dell’ordine richiamino il denunciato, potenziare la legge e nuovi piani anti-violenza con numerosi “centri” e che siano oltre quelli d’”ascolto” anche di “terapia del rabbia” Il “Femminicidio” deve essere trattato alla stregua di un terremoto. Un’ “Emergenza Nazionale”.
E’ come lasciare vivi e senza ascolto le urla d’aiuto, sotto le macerie dell’ ignoranza dell’ipocrisia, soprattutto mediatica( perché fa meno notizia) queste donne che hanno la colpa solo di volere essere tali e rispettate come tali La nuova legge elettorale, qualunque sia, porterà al parlamento la nuova politica. Dimostri di farla!
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Riceviamo e postiamo con condivisione:
Di Bruno Pappalardo
La violenza maschile assestata alle donne è in Italia la prima causa di morte delle donne. Vale per tutta l’Europa. E’ un genocidio nascosto!
Si potrà dire anche residuo del passato e che sia solo per quello? E’ fondamentale saperlo, definirlo.
Questa costante e perpetuante sgretolamento della dignità delle donne, questo respingere razionalmente o non accettare - anche inconsciamente - la loro parola, la loro rappresentazione culturale individuale e dunque, la loro personalità, è la matrice fenomenologica dell’aggressione sulle loro persone.
E’ verissimo che la violenza abita questa società, è verissimo che perdura una dimensione sociale d’aggressività ma il fatto che la stragrande maggioranza degli eventi brutali si manifestino proprio all’interno della famiglia è sequenziale alla relazionalità con i suoi componenti.
Quindi, personaggi generalmente normali e appartenenti ad ogni genere di professione e livello culturale, dimostra tuttavia che sia per le complesse connessioni familiari che, in maniera altrettanto estesa e generica, degli uomini provano ad assalire la personalità, l’intelligenza e la dignità delle loro compagne.
Bisognerebbe chiedersi perché provano, riuscendoci, a schiacciarla? La reazione violenta sulle donne, è riferito ad una qualsivoglia colpa (vale per tutti) d’esse?
La violenza s’origina in un’esplosione maschile di ferocia, spesso sanguinaria perché generatosi dalle proprie insoddisfazioni o frustrazioni. Troppo poco o esauriente!
Riguarda intime motivazioni culturali, riferimenti di modelli nel rapporto tra i sessi, tra le persone conseguenza di arcaismi. E’ la volontà sempre, in qualsiasi forma essa si manifesta, del tentativo di cercare il modo per recuperare un ruolo smarrito e che risultava dominante a cui erano associati benefici e immunità?
Il punto di domanda che dobbiamo mettere al centro della violenza che non è residuale!
E’ la crisi di identità tra uomini. Occorre una nuova semantica dei rapporti. Esiste una crollo dell’essere nella relazione dei sentimenti e del sesso. Davanti alla nuova donna, l’uomo entra in una dimensione di fossilizzazione e sospende la difficile ricerca e conferma di sé come nuova identità maschile capace di relazionarsi. E’ proprio lì il problema! La instabilità moderna di tutti i ruoli. Ciò esclude la residualità della violenza e gli arcaismi ma spinge a credere nella sperimentazione di una acquisizione di nuove responsabilità davanti allo Stato, alla collettività alla propria coscienza civile. Un forte sforzo di crescita culturale e consapevolezza del rispetto dei diritti delle nuove donne ma che deve tramutarsi in azione perché nuova è anche la violenza.
Ricordate quante cose ci siamo detti sulla violenza silente delle morti bianche somministrati a tutti senza distinzione di sesso. Una nuova violenza sommersa. Mentre le “piccole donne crescono” e lavorano allontanandosi dalla “idea di casa” appropriandosi di un proprio “protagonismo” nella società, ebbene, aumentano i rischi per la sicurezza.
Avvenne anche per i contadini quando si scontrarono con i tralicci delle torri in acciaio nelle fabbriche metallurgiche. Fu una violenza diversa da cui emersero preoccupanti le letale socio- depressioni un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali critici che compromettevano la funzionalità del’individuo. Le donne uccise per mano del loro marito o partner è quella furia bruta frastornante come “la tratta delle bianche” o gli stupri etnici ma nel bene del clamore mediatico sovrastano quella silenziosa e se pur rinchiusa nelle stanze delle disfunzioni dell’esistenzialismo moderno, lotta Il nostro mondo, tuttavia, vive contrasti stridenti tra lontani matrifocalismi e patriarcalismi con l’offerta di libertà e l’eccesso relazionale ma da ciò, e da altre complesse matrici esplodono nuove violenze
Il Centro-Nord risulta il più colpito; (il numero delle donne che lavorano e lasciano la casa per la consapevolezza dei propri diritti, sono superiori a quelle del meridione) Sono, tuttavia, equidistanti dal Sud che nasconde, invece e ancora, tra le mura sconquassate delle case, la stessa violenza. Queste elemento purtroppo è sempre più agente nelle nostra società e non lascia quietamente nessun territorio. L’Unione d’ Italia, questa volta, o quasi sempre, si cementa sul dolore delle sue donne. Ma esiste la legge sullo Stalking e santiddio, fortifichiamola!
Che le forze dell’ordine richiamino il denunciato, potenziare la legge e nuovi piani anti-violenza con numerosi “centri” e che siano oltre quelli d’”ascolto” anche di “terapia del rabbia” Il “Femminicidio” deve essere trattato alla stregua di un terremoto. Un’ “Emergenza Nazionale”.
E’ come lasciare vivi e senza ascolto le urla d’aiuto, sotto le macerie dell’ ignoranza dell’ipocrisia, soprattutto mediatica( perché fa meno notizia) queste donne che hanno la colpa solo di volere essere tali e rispettate come tali La nuova legge elettorale, qualunque sia, porterà al parlamento la nuova politica. Dimostri di farla!
.
Di Bruno Pappalardo
La violenza maschile assestata alle donne è in Italia la prima causa di morte delle donne. Vale per tutta l’Europa. E’ un genocidio nascosto!
Si potrà dire anche residuo del passato e che sia solo per quello? E’ fondamentale saperlo, definirlo.
Questa costante e perpetuante sgretolamento della dignità delle donne, questo respingere razionalmente o non accettare - anche inconsciamente - la loro parola, la loro rappresentazione culturale individuale e dunque, la loro personalità, è la matrice fenomenologica dell’aggressione sulle loro persone.
E’ verissimo che la violenza abita questa società, è verissimo che perdura una dimensione sociale d’aggressività ma il fatto che la stragrande maggioranza degli eventi brutali si manifestino proprio all’interno della famiglia è sequenziale alla relazionalità con i suoi componenti.
Quindi, personaggi generalmente normali e appartenenti ad ogni genere di professione e livello culturale, dimostra tuttavia che sia per le complesse connessioni familiari che, in maniera altrettanto estesa e generica, degli uomini provano ad assalire la personalità, l’intelligenza e la dignità delle loro compagne.
Bisognerebbe chiedersi perché provano, riuscendoci, a schiacciarla? La reazione violenta sulle donne, è riferito ad una qualsivoglia colpa (vale per tutti) d’esse?
La violenza s’origina in un’esplosione maschile di ferocia, spesso sanguinaria perché generatosi dalle proprie insoddisfazioni o frustrazioni. Troppo poco o esauriente!
Riguarda intime motivazioni culturali, riferimenti di modelli nel rapporto tra i sessi, tra le persone conseguenza di arcaismi. E’ la volontà sempre, in qualsiasi forma essa si manifesta, del tentativo di cercare il modo per recuperare un ruolo smarrito e che risultava dominante a cui erano associati benefici e immunità?
Il punto di domanda che dobbiamo mettere al centro della violenza che non è residuale!
E’ la crisi di identità tra uomini. Occorre una nuova semantica dei rapporti. Esiste una crollo dell’essere nella relazione dei sentimenti e del sesso. Davanti alla nuova donna, l’uomo entra in una dimensione di fossilizzazione e sospende la difficile ricerca e conferma di sé come nuova identità maschile capace di relazionarsi. E’ proprio lì il problema! La instabilità moderna di tutti i ruoli. Ciò esclude la residualità della violenza e gli arcaismi ma spinge a credere nella sperimentazione di una acquisizione di nuove responsabilità davanti allo Stato, alla collettività alla propria coscienza civile. Un forte sforzo di crescita culturale e consapevolezza del rispetto dei diritti delle nuove donne ma che deve tramutarsi in azione perché nuova è anche la violenza.
Ricordate quante cose ci siamo detti sulla violenza silente delle morti bianche somministrati a tutti senza distinzione di sesso. Una nuova violenza sommersa. Mentre le “piccole donne crescono” e lavorano allontanandosi dalla “idea di casa” appropriandosi di un proprio “protagonismo” nella società, ebbene, aumentano i rischi per la sicurezza.
Avvenne anche per i contadini quando si scontrarono con i tralicci delle torri in acciaio nelle fabbriche metallurgiche. Fu una violenza diversa da cui emersero preoccupanti le letale socio- depressioni un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali critici che compromettevano la funzionalità del’individuo. Le donne uccise per mano del loro marito o partner è quella furia bruta frastornante come “la tratta delle bianche” o gli stupri etnici ma nel bene del clamore mediatico sovrastano quella silenziosa e se pur rinchiusa nelle stanze delle disfunzioni dell’esistenzialismo moderno, lotta Il nostro mondo, tuttavia, vive contrasti stridenti tra lontani matrifocalismi e patriarcalismi con l’offerta di libertà e l’eccesso relazionale ma da ciò, e da altre complesse matrici esplodono nuove violenze
Il Centro-Nord risulta il più colpito; (il numero delle donne che lavorano e lasciano la casa per la consapevolezza dei propri diritti, sono superiori a quelle del meridione) Sono, tuttavia, equidistanti dal Sud che nasconde, invece e ancora, tra le mura sconquassate delle case, la stessa violenza. Queste elemento purtroppo è sempre più agente nelle nostra società e non lascia quietamente nessun territorio. L’Unione d’ Italia, questa volta, o quasi sempre, si cementa sul dolore delle sue donne. Ma esiste la legge sullo Stalking e santiddio, fortifichiamola!
Che le forze dell’ordine richiamino il denunciato, potenziare la legge e nuovi piani anti-violenza con numerosi “centri” e che siano oltre quelli d’”ascolto” anche di “terapia del rabbia” Il “Femminicidio” deve essere trattato alla stregua di un terremoto. Un’ “Emergenza Nazionale”.
E’ come lasciare vivi e senza ascolto le urla d’aiuto, sotto le macerie dell’ ignoranza dell’ipocrisia, soprattutto mediatica( perché fa meno notizia) queste donne che hanno la colpa solo di volere essere tali e rispettate come tali La nuova legge elettorale, qualunque sia, porterà al parlamento la nuova politica. Dimostri di farla!
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lunedì 22 ottobre 2012
I nostri lettori ci scrivono: Mail di protesta alla Redazione del TG3 Piemonte in merito al servizio di sabato sera..
Fra le tante mail dai toni indignati che ci stanno arrivando da parte di simpatizzanti e amici in merito alla vicenda dell'infelice servizio del Tg 3 Piemonte di sabato sera abbiamo scelto, per rappresentarle tutte, questa di Marenza De Michele che postiamo con condivisione:

Ho appena inviato questa mail alla redazione del TG3 in merito al servizio di sabato sera.
Forse è tardi per protestare, ma non è mai tardi per riflettere...ho preferito evitare l'impulsività di una risposta immediata e darmi il tempo di cogliere il senso di quanto stava succedendo.
Gentile direttore e redazione tutta,
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Ho appena inviato questa mail alla redazione del TG3 in merito al servizio di sabato sera.
Forse è tardi per protestare, ma non è mai tardi per riflettere...ho preferito evitare l'impulsività di una risposta immediata e darmi il tempo di cogliere il senso di quanto stava succedendo.
Gentile direttore e redazione tutta,
Scrivo per esprimere il mio disappunto sul servizio andato in onda ieri e nello stesso tempo proporre alcune riflessioni.
So che avete già ricevuto molta posta in merito, alcuni testi li ho già letti e ho notato che la parola ricorrente è ‘vergogna’ … che parola antica … noi uomini di oggi l’abbiamo ormai neutralizzata spogliandola di ogni significato.
Leggo anche appena adesso che il giornalista in questione è stato sospeso … provvedimento credo che si sia reso necessario anche alla luce delle numerose proteste.
Non sono napoletana, sono di origini pugliesi, meridionale anch’io del resto, ma le posso assicurare che sarei stata qui a scriverle anche se fossi nata ad Ivrea, in Svezia, in India o nelle lontane Americhe … scrivo a nome di tutta quella società civile che non ne può più di aggressività tradotta in affermazioni razziste legate all’etnia e /o alla terra di provenienza … una terra, come quella di Napoli, peraltro bellissima, e un popolo civilissimo, che sopporta da decenni una vessazione mediatica e non assolutamente ingiustificata.
Trovo che appoggiare o fomentare affermazioni razziste, fosse anche solo per superficiale negligenza, sia un comportamento anacronistico e controproducente: viviamo in una società che vuole e deve definirsi interculturale, a stretto contatto con uomini e donne dalle differenti etnie … e ci fossilizziamo ancora sull’’odore’?
Nel mio lavoro –sono psicologa e psicoterapeuta- focalizzo i miei sforzi nello sviluppare l’unico concetto chiave che a mio parere ci consente oggi il giusto adattamento all’ambiente … la ‘flessibilità’. Insegno ai giovani e ai meno giovani a mantenere la loro mente ‘fluida’, presento la diversità come un valore che non va azzerato o negato, ma riconosciuto e apprezzato perchè in grado di produrre un arricchimento di cui abbiamo bisogno.
Visto che oramai oggigiorno ognuno a suo modo è un ‘diverso’ perchè ha la piena libertà di fare scelte di vita anche controcorrente, dobbiamo imparare a rispettare la sua diversità perchè rispettando l’altro diverso rispettiamo e chiediamo uguale rispetto per la nostra diversità. E’ un gioco che ci favorisce, non ci sminuisce.
Vi chiedo quindi di non vanificare il mio e l’altrui lavoro con affermazioni a dir poco sciocche, superficiali, dietro cui si nasconde però una realtà carica di sinistro significato.
Se speriamo tutti in un futuro migliore, e me lo auguro, se vogliamo lasciare ai nostri figli un mondo anche solo vivibile, dobbiamo concertare le nostre forze perchè vadano nella stessa direzione … quella che riservi a chiunque giudizio e trattamento in relazione a ciò che è e che vuole essere, e non in relazione al suo gruppo di appartenenza … altrimenti rischiamo, in ultima analisi, di far ridere.
Chiedo quindi più attenzione e consapevolezza nel formulare i messaggi che con il vostro strumento televisivo lanciate … attenzione soprattutto alle giovani menti e consapevolezza delle vostre e nostre responsabilità nel mondo e per il mondo.
So che avete già ricevuto molta posta in merito, alcuni testi li ho già letti e ho notato che la parola ricorrente è ‘vergogna’ … che parola antica … noi uomini di oggi l’abbiamo ormai neutralizzata spogliandola di ogni significato.
Leggo anche appena adesso che il giornalista in questione è stato sospeso … provvedimento credo che si sia reso necessario anche alla luce delle numerose proteste.
Non sono napoletana, sono di origini pugliesi, meridionale anch’io del resto, ma le posso assicurare che sarei stata qui a scriverle anche se fossi nata ad Ivrea, in Svezia, in India o nelle lontane Americhe … scrivo a nome di tutta quella società civile che non ne può più di aggressività tradotta in affermazioni razziste legate all’etnia e /o alla terra di provenienza … una terra, come quella di Napoli, peraltro bellissima, e un popolo civilissimo, che sopporta da decenni una vessazione mediatica e non assolutamente ingiustificata.
Trovo che appoggiare o fomentare affermazioni razziste, fosse anche solo per superficiale negligenza, sia un comportamento anacronistico e controproducente: viviamo in una società che vuole e deve definirsi interculturale, a stretto contatto con uomini e donne dalle differenti etnie … e ci fossilizziamo ancora sull’’odore’?
Nel mio lavoro –sono psicologa e psicoterapeuta- focalizzo i miei sforzi nello sviluppare l’unico concetto chiave che a mio parere ci consente oggi il giusto adattamento all’ambiente … la ‘flessibilità’. Insegno ai giovani e ai meno giovani a mantenere la loro mente ‘fluida’, presento la diversità come un valore che non va azzerato o negato, ma riconosciuto e apprezzato perchè in grado di produrre un arricchimento di cui abbiamo bisogno.
Visto che oramai oggigiorno ognuno a suo modo è un ‘diverso’ perchè ha la piena libertà di fare scelte di vita anche controcorrente, dobbiamo imparare a rispettare la sua diversità perchè rispettando l’altro diverso rispettiamo e chiediamo uguale rispetto per la nostra diversità. E’ un gioco che ci favorisce, non ci sminuisce.
Vi chiedo quindi di non vanificare il mio e l’altrui lavoro con affermazioni a dir poco sciocche, superficiali, dietro cui si nasconde però una realtà carica di sinistro significato.
Se speriamo tutti in un futuro migliore, e me lo auguro, se vogliamo lasciare ai nostri figli un mondo anche solo vivibile, dobbiamo concertare le nostre forze perchè vadano nella stessa direzione … quella che riservi a chiunque giudizio e trattamento in relazione a ciò che è e che vuole essere, e non in relazione al suo gruppo di appartenenza … altrimenti rischiamo, in ultima analisi, di far ridere.
Chiedo quindi più attenzione e consapevolezza nel formulare i messaggi che con il vostro strumento televisivo lanciate … attenzione soprattutto alle giovani menti e consapevolezza delle vostre e nostre responsabilità nel mondo e per il mondo.
Grazie dell’attenzione.
Marenza De Michele
Marenza De Michele
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Fra le tante mail dai toni indignati che ci stanno arrivando da parte di simpatizzanti e amici in merito alla vicenda dell'infelice servizio del Tg 3 Piemonte di sabato sera abbiamo scelto, per rappresentarle tutte, questa di Marenza De Michele che postiamo con condivisione:

Ho appena inviato questa mail alla redazione del TG3 in merito al servizio di sabato sera.
Forse è tardi per protestare, ma non è mai tardi per riflettere...ho preferito evitare l'impulsività di una risposta immediata e darmi il tempo di cogliere il senso di quanto stava succedendo.
Gentile direttore e redazione tutta,

Ho appena inviato questa mail alla redazione del TG3 in merito al servizio di sabato sera.
Forse è tardi per protestare, ma non è mai tardi per riflettere...ho preferito evitare l'impulsività di una risposta immediata e darmi il tempo di cogliere il senso di quanto stava succedendo.
Gentile direttore e redazione tutta,
Scrivo per esprimere il mio disappunto sul servizio andato in onda ieri e nello stesso tempo proporre alcune riflessioni.
So che avete già ricevuto molta posta in merito, alcuni testi li ho già letti e ho notato che la parola ricorrente è ‘vergogna’ … che parola antica … noi uomini di oggi l’abbiamo ormai neutralizzata spogliandola di ogni significato.
Leggo anche appena adesso che il giornalista in questione è stato sospeso … provvedimento credo che si sia reso necessario anche alla luce delle numerose proteste.
Non sono napoletana, sono di origini pugliesi, meridionale anch’io del resto, ma le posso assicurare che sarei stata qui a scriverle anche se fossi nata ad Ivrea, in Svezia, in India o nelle lontane Americhe … scrivo a nome di tutta quella società civile che non ne può più di aggressività tradotta in affermazioni razziste legate all’etnia e /o alla terra di provenienza … una terra, come quella di Napoli, peraltro bellissima, e un popolo civilissimo, che sopporta da decenni una vessazione mediatica e non assolutamente ingiustificata.
Trovo che appoggiare o fomentare affermazioni razziste, fosse anche solo per superficiale negligenza, sia un comportamento anacronistico e controproducente: viviamo in una società che vuole e deve definirsi interculturale, a stretto contatto con uomini e donne dalle differenti etnie … e ci fossilizziamo ancora sull’’odore’?
Nel mio lavoro –sono psicologa e psicoterapeuta- focalizzo i miei sforzi nello sviluppare l’unico concetto chiave che a mio parere ci consente oggi il giusto adattamento all’ambiente … la ‘flessibilità’. Insegno ai giovani e ai meno giovani a mantenere la loro mente ‘fluida’, presento la diversità come un valore che non va azzerato o negato, ma riconosciuto e apprezzato perchè in grado di produrre un arricchimento di cui abbiamo bisogno.
Visto che oramai oggigiorno ognuno a suo modo è un ‘diverso’ perchè ha la piena libertà di fare scelte di vita anche controcorrente, dobbiamo imparare a rispettare la sua diversità perchè rispettando l’altro diverso rispettiamo e chiediamo uguale rispetto per la nostra diversità. E’ un gioco che ci favorisce, non ci sminuisce.
Vi chiedo quindi di non vanificare il mio e l’altrui lavoro con affermazioni a dir poco sciocche, superficiali, dietro cui si nasconde però una realtà carica di sinistro significato.
Se speriamo tutti in un futuro migliore, e me lo auguro, se vogliamo lasciare ai nostri figli un mondo anche solo vivibile, dobbiamo concertare le nostre forze perchè vadano nella stessa direzione … quella che riservi a chiunque giudizio e trattamento in relazione a ciò che è e che vuole essere, e non in relazione al suo gruppo di appartenenza … altrimenti rischiamo, in ultima analisi, di far ridere.
Chiedo quindi più attenzione e consapevolezza nel formulare i messaggi che con il vostro strumento televisivo lanciate … attenzione soprattutto alle giovani menti e consapevolezza delle vostre e nostre responsabilità nel mondo e per il mondo.
So che avete già ricevuto molta posta in merito, alcuni testi li ho già letti e ho notato che la parola ricorrente è ‘vergogna’ … che parola antica … noi uomini di oggi l’abbiamo ormai neutralizzata spogliandola di ogni significato.
Leggo anche appena adesso che il giornalista in questione è stato sospeso … provvedimento credo che si sia reso necessario anche alla luce delle numerose proteste.
Non sono napoletana, sono di origini pugliesi, meridionale anch’io del resto, ma le posso assicurare che sarei stata qui a scriverle anche se fossi nata ad Ivrea, in Svezia, in India o nelle lontane Americhe … scrivo a nome di tutta quella società civile che non ne può più di aggressività tradotta in affermazioni razziste legate all’etnia e /o alla terra di provenienza … una terra, come quella di Napoli, peraltro bellissima, e un popolo civilissimo, che sopporta da decenni una vessazione mediatica e non assolutamente ingiustificata.
Trovo che appoggiare o fomentare affermazioni razziste, fosse anche solo per superficiale negligenza, sia un comportamento anacronistico e controproducente: viviamo in una società che vuole e deve definirsi interculturale, a stretto contatto con uomini e donne dalle differenti etnie … e ci fossilizziamo ancora sull’’odore’?
Nel mio lavoro –sono psicologa e psicoterapeuta- focalizzo i miei sforzi nello sviluppare l’unico concetto chiave che a mio parere ci consente oggi il giusto adattamento all’ambiente … la ‘flessibilità’. Insegno ai giovani e ai meno giovani a mantenere la loro mente ‘fluida’, presento la diversità come un valore che non va azzerato o negato, ma riconosciuto e apprezzato perchè in grado di produrre un arricchimento di cui abbiamo bisogno.
Visto che oramai oggigiorno ognuno a suo modo è un ‘diverso’ perchè ha la piena libertà di fare scelte di vita anche controcorrente, dobbiamo imparare a rispettare la sua diversità perchè rispettando l’altro diverso rispettiamo e chiediamo uguale rispetto per la nostra diversità. E’ un gioco che ci favorisce, non ci sminuisce.
Vi chiedo quindi di non vanificare il mio e l’altrui lavoro con affermazioni a dir poco sciocche, superficiali, dietro cui si nasconde però una realtà carica di sinistro significato.
Se speriamo tutti in un futuro migliore, e me lo auguro, se vogliamo lasciare ai nostri figli un mondo anche solo vivibile, dobbiamo concertare le nostre forze perchè vadano nella stessa direzione … quella che riservi a chiunque giudizio e trattamento in relazione a ciò che è e che vuole essere, e non in relazione al suo gruppo di appartenenza … altrimenti rischiamo, in ultima analisi, di far ridere.
Chiedo quindi più attenzione e consapevolezza nel formulare i messaggi che con il vostro strumento televisivo lanciate … attenzione soprattutto alle giovani menti e consapevolezza delle vostre e nostre responsabilità nel mondo e per il mondo.
Grazie dell’attenzione.
Marenza De Michele
Marenza De Michele
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Valanga di proteste per il servizio razzista del TGR Piemonte...
In occasione della partita Juventus - Napoli di Sabato 20/10/2012 il Tgr Piemonte ha mandato in onda un servizio di interviste e commenti fuori lo stadio dove il suo inviato, tale Amendola, si è esibito nei soliti giudizi di stampo razzista nei confronti dei napoletani, addirittura accennando alla "puzza" come metodo identificativo per riconoscerli...
Stendiamo un velo pietoso sul perpetrarsi di questi metodi e tipo di linguaggio ostile, irriguardoso, razzista e antiunitario che continua, tra l'altro, con i soliti triti e ritriti slogan antimeridionali urlati dagli spalti di gran parte degli stadi del Nord senza che la Federazione Gioco Calcio italiana intervenga una volta e per tutte. Quest'ultimo episodio ha scatenato una valanga di e mail di proteste a cui la redazione Rai di Torino ha risposto con un modesto e morbido comunicato di scuse. Come dice Marco Esposito "a noi le scuse non bastano", e, giustamente, si chiede l'allontanamento dal servizio di questo pseudo giornalista, come provvedimento esemplare Riportiamo, tra le tante, la e mail del nostro Segretario Organizzativo Nazionale Enzo Riccio :
Egregi Signori,
a seguito del servizio sulla partita Juventus-Napoli mandato in onda in data 20.10.2012 nell'edizione del TG Piemonte delle ore 19:30, vi manifesto il mio disgusto e la mia rabbia
per l'offesa recata al popolo napoletano, da parte mia e di tutto il Partito del Sud di cui
sono Segretario organizzativo nazionale.
Non ci bastano le scuse, esigiamo il licenziamento del vostro giornalista Amendola che col suo servizio poteva essere al servizio di Goebbels quando parlava degli ebrei.
Da tifoso del Napoli posso accettare la sconfitta sul campo ma non il razzismo contro i napoletani, specialmente da parte dei piemontesi già storicamente colpevoli di tanti crimini storici contro i napoletani e tutti i meridionali.In un paese di "fratelli d'Italia" non ci sarebbero cori razzisti allo stadio di Torino come in tutti quelli del Nord, ma visto che fratelli non siamo e forse non lo saremo mai, chiediamo semplicemente il rispetto delle regole e del buon senso. In un qualsiasi paese civile, chi si occupa di informazione e sbaglia in modo così grossolano con un servizio che incita alla violenza e al razzismo, paga....e Amendola deve pagare ed essere un esempio ed un monito per quest'italietta intera.
Cordiali Saluti
Enzo Riccio
Segr. Org. NazionalePartito de Sud
Fonte:Partito del Sud - Roma
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In occasione della partita Juventus - Napoli di Sabato 20/10/2012 il Tgr Piemonte ha mandato in onda un servizio di interviste e commenti fuori lo stadio dove il suo inviato, tale Amendola, si è esibito nei soliti giudizi di stampo razzista nei confronti dei napoletani, addirittura accennando alla "puzza" come metodo identificativo per riconoscerli...
Stendiamo un velo pietoso sul perpetrarsi di questi metodi e tipo di linguaggio ostile, irriguardoso, razzista e antiunitario che continua, tra l'altro, con i soliti triti e ritriti slogan antimeridionali urlati dagli spalti di gran parte degli stadi del Nord senza che la Federazione Gioco Calcio italiana intervenga una volta e per tutte. Quest'ultimo episodio ha scatenato una valanga di e mail di proteste a cui la redazione Rai di Torino ha risposto con un modesto e morbido comunicato di scuse. Come dice Marco Esposito "a noi le scuse non bastano", e, giustamente, si chiede l'allontanamento dal servizio di questo pseudo giornalista, come provvedimento esemplare Riportiamo, tra le tante, la e mail del nostro Segretario Organizzativo Nazionale Enzo Riccio :
Egregi Signori,
a seguito del servizio sulla partita Juventus-Napoli mandato in onda in data 20.10.2012 nell'edizione del TG Piemonte delle ore 19:30, vi manifesto il mio disgusto e la mia rabbia
per l'offesa recata al popolo napoletano, da parte mia e di tutto il Partito del Sud di cui
sono Segretario organizzativo nazionale.
Non ci bastano le scuse, esigiamo il licenziamento del vostro giornalista Amendola che col suo servizio poteva essere al servizio di Goebbels quando parlava degli ebrei.
Da tifoso del Napoli posso accettare la sconfitta sul campo ma non il razzismo contro i napoletani, specialmente da parte dei piemontesi già storicamente colpevoli di tanti crimini storici contro i napoletani e tutti i meridionali.In un paese di "fratelli d'Italia" non ci sarebbero cori razzisti allo stadio di Torino come in tutti quelli del Nord, ma visto che fratelli non siamo e forse non lo saremo mai, chiediamo semplicemente il rispetto delle regole e del buon senso. In un qualsiasi paese civile, chi si occupa di informazione e sbaglia in modo così grossolano con un servizio che incita alla violenza e al razzismo, paga....e Amendola deve pagare ed essere un esempio ed un monito per quest'italietta intera.
Cordiali Saluti
Enzo Riccio
Segr. Org. NazionalePartito de Sud
Fonte:Partito del Sud - Roma
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Giornalista della Rai: “E voi i napoletani li distinguete dalla puzza”
Scritto da Walter Giannò
“I napoletani sono dovunque. Come i cinesi“, dice un tifoso ad un giornalista della Rai del Piemonte, Giampiero Amandola, pochi minuti prima del big match di sabato corso tra la Juventus e il Napoli. Ed il commento del cronista è sconcertante: “E voi li distinguete dalla puzza, con grande signorilità“.
Questo è successo in un servizio andato in onda sul TG regionale della Rai che ha naturalmente e legittimamente scatenato dure reazioni. Come si legge sul Corriere.it, “il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, ha subito inviato una segnalazione all’ordine di Torino. E mentre si dissocia anche il sito di supporters bianconeri, Canale Juve, il Cdr della Rai torinese ha subito cercato di smorzare le polemiche: È stato un incidente, chiediamo scusa“.
Una giustificazione troppo superficiale, però, quella proveniente dalla Tv di Stato che, in quanto tale, dovrebbe tutelare la dignità di ogni cittadino del Paese, a prescindere che sia di Bolzano o di Lampedusa.
Il razzismo palesato dal giornalista Amandola, inoltre, contiene in sé anche altre responsabilità: come quelle di chi ha montato il servizio e di chi ha dato il beneplacito per la pubblicazione.
Come succede in questi casi, infine, la protesta sta montando web ed i tifosi del Napoli stanno inviando migliaia di e-mail alla redazione piemontese della Rai per manifestare la propria rabbia.
Fonte: ilmoderatore.it
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“I napoletani sono dovunque. Come i cinesi“, dice un tifoso ad un giornalista della Rai del Piemonte, Giampiero Amandola, pochi minuti prima del big match di sabato corso tra la Juventus e il Napoli. Ed il commento del cronista è sconcertante: “E voi li distinguete dalla puzza, con grande signorilità“.
Questo è successo in un servizio andato in onda sul TG regionale della Rai che ha naturalmente e legittimamente scatenato dure reazioni. Come si legge sul Corriere.it, “il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, ha subito inviato una segnalazione all’ordine di Torino. E mentre si dissocia anche il sito di supporters bianconeri, Canale Juve, il Cdr della Rai torinese ha subito cercato di smorzare le polemiche: È stato un incidente, chiediamo scusa“.
Una giustificazione troppo superficiale, però, quella proveniente dalla Tv di Stato che, in quanto tale, dovrebbe tutelare la dignità di ogni cittadino del Paese, a prescindere che sia di Bolzano o di Lampedusa.
Il razzismo palesato dal giornalista Amandola, inoltre, contiene in sé anche altre responsabilità: come quelle di chi ha montato il servizio e di chi ha dato il beneplacito per la pubblicazione.
Come succede in questi casi, infine, la protesta sta montando web ed i tifosi del Napoli stanno inviando migliaia di e-mail alla redazione piemontese della Rai per manifestare la propria rabbia.
Fonte: ilmoderatore.it
Scritto da Walter Giannò
“I napoletani sono dovunque. Come i cinesi“, dice un tifoso ad un giornalista della Rai del Piemonte, Giampiero Amandola, pochi minuti prima del big match di sabato corso tra la Juventus e il Napoli. Ed il commento del cronista è sconcertante: “E voi li distinguete dalla puzza, con grande signorilità“.
Questo è successo in un servizio andato in onda sul TG regionale della Rai che ha naturalmente e legittimamente scatenato dure reazioni. Come si legge sul Corriere.it, “il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, ha subito inviato una segnalazione all’ordine di Torino. E mentre si dissocia anche il sito di supporters bianconeri, Canale Juve, il Cdr della Rai torinese ha subito cercato di smorzare le polemiche: È stato un incidente, chiediamo scusa“.
Una giustificazione troppo superficiale, però, quella proveniente dalla Tv di Stato che, in quanto tale, dovrebbe tutelare la dignità di ogni cittadino del Paese, a prescindere che sia di Bolzano o di Lampedusa.
Il razzismo palesato dal giornalista Amandola, inoltre, contiene in sé anche altre responsabilità: come quelle di chi ha montato il servizio e di chi ha dato il beneplacito per la pubblicazione.
Come succede in questi casi, infine, la protesta sta montando web ed i tifosi del Napoli stanno inviando migliaia di e-mail alla redazione piemontese della Rai per manifestare la propria rabbia.
Fonte: ilmoderatore.it
“I napoletani sono dovunque. Come i cinesi“, dice un tifoso ad un giornalista della Rai del Piemonte, Giampiero Amandola, pochi minuti prima del big match di sabato corso tra la Juventus e il Napoli. Ed il commento del cronista è sconcertante: “E voi li distinguete dalla puzza, con grande signorilità“.
Questo è successo in un servizio andato in onda sul TG regionale della Rai che ha naturalmente e legittimamente scatenato dure reazioni. Come si legge sul Corriere.it, “il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, ha subito inviato una segnalazione all’ordine di Torino. E mentre si dissocia anche il sito di supporters bianconeri, Canale Juve, il Cdr della Rai torinese ha subito cercato di smorzare le polemiche: È stato un incidente, chiediamo scusa“.
Una giustificazione troppo superficiale, però, quella proveniente dalla Tv di Stato che, in quanto tale, dovrebbe tutelare la dignità di ogni cittadino del Paese, a prescindere che sia di Bolzano o di Lampedusa.
Il razzismo palesato dal giornalista Amandola, inoltre, contiene in sé anche altre responsabilità: come quelle di chi ha montato il servizio e di chi ha dato il beneplacito per la pubblicazione.
Come succede in questi casi, infine, la protesta sta montando web ed i tifosi del Napoli stanno inviando migliaia di e-mail alla redazione piemontese della Rai per manifestare la propria rabbia.
Fonte: ilmoderatore.it
Ecco la lista del Partito del Sud alle prossime elezioni comunali di Condofuri (RC) del 28 e 29 ottobre!!!
Riportiamo un articolo di CalabriaOnLine che presenta le liste dei candidati alle prossime elezioni comunali di Condofuri (RC), comune calabrese del Reggino la cui amministrazione è stata sciolta per infiltrazioni mafiose. Tra queste liste c'è il Partito del Sud, autonoma dagli schieramenti tradizionali ed il suo candidato sindaco Nino Manti. Dove c'è da combattere mafia e malaffare, a difesa della nostra terra...noi ci siamo NEI FATTI!
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Alle prossime elezioni comunali a Condofuri (RC) che si svolgeranno il 28 e 29 ottobre 2012 si sfideranno per la poltrona di primo cittadino 5 candidati. Ecco i nomi dei candidati alla carica di sindaco e del consiglio comunale di Condofuri.
Impegno per Condofuri
CANDIDATO A SINDACO SALVATORE MAFRICI
1 Giulia Naimo
2 Giuseppina Stilo
3 Giuseppe Barreca
4 Giuseppe Borgheggiano
5 Rocco Ermidio
6 Giuseppe Foti
7 Antonio Gurnari
8 Domenico Mafrici
9 Salvatore Trapani
10 Domenico Michele Nucera
Democrazia è Libertà
CANDIDATO A SINDACO MAISANO BRUNO
1 Chilà Giuseppe
2 Clemensi Pietro
3 Ferrante Filippo Giovanni
4 Marino Carmelo
5 Moschella Fabiana
6 Nucera Antonio
7 Nucera Massimo Antonio
8 Nucera Sebastiano Santo
9 Scordo Giovanna Consolata
10 Zito Antonio
Pace Condofuri
CANDIDATO A SINDACO IARIA TOMMASO
1 Caridi Filippo
2 Catania Monte Giuseppe
3 Iorianni Maria Elisabetta
4 Laurenzano Maria Orsola
5 Manti Vincenzo
6 Marino Domenica
7 Moscato Palmina
8 Palamara Carmelo
9 Rodà Raffaele
Partito del Sud
CANDIDATO A SINDACO MANTI ANTONINO
1 Nucera Antonino
2 Iaria Domenico
3 Laganà Domenico
4 Catalano Annunziata
5 Toscano Domenico Giusep.
6 Manti Guido
7 Larnè Antonio
8 Nucera Agostino Candeloro
9 Violi Leone
Credere insieme condofuri migliore
CANDIDATO A SINDACO VADALÀ ANTONINO
1 Parisi Sonia
2 Foti Carmelo
3 Nucera Fortunato
4 Modaffari Antonio Carmelo
5 Zampaglione Caterina
6 Tuscano Elisa
7 Lucarà Fortunato
8 Zindato Giuseppe
Fonte: CalabriaOnLine
Riportiamo un articolo di CalabriaOnLine che presenta le liste dei candidati alle prossime elezioni comunali di Condofuri (RC), comune calabrese del Reggino la cui amministrazione è stata sciolta per infiltrazioni mafiose. Tra queste liste c'è il Partito del Sud, autonoma dagli schieramenti tradizionali ed il suo candidato sindaco Nino Manti. Dove c'è da combattere mafia e malaffare, a difesa della nostra terra...noi ci siamo NEI FATTI!
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Alle prossime elezioni comunali a Condofuri (RC) che si svolgeranno il 28 e 29 ottobre 2012 si sfideranno per la poltrona di primo cittadino 5 candidati. Ecco i nomi dei candidati alla carica di sindaco e del consiglio comunale di Condofuri.
Impegno per Condofuri
CANDIDATO A SINDACO SALVATORE MAFRICI
1 Giulia Naimo
2 Giuseppina Stilo
3 Giuseppe Barreca
4 Giuseppe Borgheggiano
5 Rocco Ermidio
6 Giuseppe Foti
7 Antonio Gurnari
8 Domenico Mafrici
9 Salvatore Trapani
10 Domenico Michele Nucera
Democrazia è Libertà
CANDIDATO A SINDACO MAISANO BRUNO
1 Chilà Giuseppe
2 Clemensi Pietro
3 Ferrante Filippo Giovanni
4 Marino Carmelo
5 Moschella Fabiana
6 Nucera Antonio
7 Nucera Massimo Antonio
8 Nucera Sebastiano Santo
9 Scordo Giovanna Consolata
10 Zito Antonio
Pace Condofuri
CANDIDATO A SINDACO IARIA TOMMASO
1 Caridi Filippo
2 Catania Monte Giuseppe
3 Iorianni Maria Elisabetta
4 Laurenzano Maria Orsola
5 Manti Vincenzo
6 Marino Domenica
7 Moscato Palmina
8 Palamara Carmelo
9 Rodà Raffaele
Partito del Sud
CANDIDATO A SINDACO MANTI ANTONINO
1 Nucera Antonino
2 Iaria Domenico
3 Laganà Domenico
4 Catalano Annunziata
5 Toscano Domenico Giusep.
6 Manti Guido
7 Larnè Antonio
8 Nucera Agostino Candeloro
9 Violi Leone
Credere insieme condofuri migliore
CANDIDATO A SINDACO VADALÀ ANTONINO
1 Parisi Sonia
2 Foti Carmelo
3 Nucera Fortunato
4 Modaffari Antonio Carmelo
5 Zampaglione Caterina
6 Tuscano Elisa
7 Lucarà Fortunato
8 Zindato Giuseppe
Fonte: CalabriaOnLine
sabato 20 ottobre 2012
Controstoria della Liberazione, presentazione all'Appuntamento Rai 1
Controstoria della Liberazione: Gigi Di Fiore parla del suo libro su Rai 1 nel corso del programma L'Appuntamento, condotto da Gigi Marzullo.
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=7ny0lczoGok
Su Rai 1 il 19 ottobre 2012, nel corso del programma condotto da Gigi Marzullo, Gigi Di Fiore parla del suo libro, scritto per la Rizzoli, sulle stragi e i crimini dimenticati degli alleati nell'Italia del sud in prossimità della celebrazione dei 70 anni dal 1943
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https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=7ny0lczoGok
Su Rai 1 il 19 ottobre 2012, nel corso del programma condotto da Gigi Marzullo, Gigi Di Fiore parla del suo libro, scritto per la Rizzoli, sulle stragi e i crimini dimenticati degli alleati nell'Italia del sud in prossimità della celebrazione dei 70 anni dal 1943
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Controstoria della Liberazione: Gigi Di Fiore parla del suo libro su Rai 1 nel corso del programma L'Appuntamento, condotto da Gigi Marzullo.
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=7ny0lczoGok
Su Rai 1 il 19 ottobre 2012, nel corso del programma condotto da Gigi Marzullo, Gigi Di Fiore parla del suo libro, scritto per la Rizzoli, sulle stragi e i crimini dimenticati degli alleati nell'Italia del sud in prossimità della celebrazione dei 70 anni dal 1943
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https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=7ny0lczoGok
Su Rai 1 il 19 ottobre 2012, nel corso del programma condotto da Gigi Marzullo, Gigi Di Fiore parla del suo libro, scritto per la Rizzoli, sulle stragi e i crimini dimenticati degli alleati nell'Italia del sud in prossimità della celebrazione dei 70 anni dal 1943
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venerdì 19 ottobre 2012
I MORTI VIVENTI CHE SPACCANO L’ITALIA
di Lino Patruno
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
Quando tutta l’Italia dovrebbe marciare unita per salvarsi, da lassù qualcuno continua a non amarla e a spaccarla. Così questa storia della `ndrangheta al Nord. Secondo i leghisti la colpa è tutta di chi un giorno decise di mandarvi i boss in soggiorno obbligato. Ne sarebbe nato il contagio, vittima soprattutto la Lombardia.
Ma nessuno per questo con la `ndrangheta era obbligato (appunto) a farci gli affari che ci hanno fatto. Né qualcuno era obbligato a comprarci i voti per farsi eleggere. Non è che se ci avessero mandato delle galline, tutti per contagio si sarebbero messi a fare le uova. La `ndrangheta è stata la più inquietante smentita all’illusione che l’Italia possa continuare ad andare avanti come se ce ne fossero due. Anzi non solo illusione, ma un disegno da sempre perseguito.
La malavita organizzata al Sud non è stata una scelta dei meridionali “delinquenti nati” come riteneva Lombroso: così si trasforma in colpa una iattura subita per ragioni storiche e sociali. Iattura che lo Stato non ha mai saputo combattere come avrebbe dovuto. Se il territorio non è dominato dallo Stato ma dalle mafie, dobbiamo prendercela coi meridionali? Certo, complicità ci sono state come ora in Lombardia. E quanti voti comprati e venduti. Ma sono del Sud e non del Nord i Falcone e i Borsellino ammazzati così come tanti poliziotti e cittadini che hanno detto no.
E al Sud sono nati movimenti come 1″Ammazzatecitutti” che non ci stanno e non fanno affari come a Milano. Continuare a parlare di contagio senza interrogarsi più a fondo è il principale favore alle mafie pur di polemizzare col Sud. E poi, questo buongoverno ora sbandierato da Formigoni e dintorni in antitesi al malgoverno al Sud. Il Sud è stato mezzo sotterrato di malgoverno, lo sappiamo: e la sua colpa è non essere mai riuscito a liberarsene, anzi.
Ma che l’Italia sia purtroppo una anche in questo, lo dice proprio la Lombardia pur tanto benemerita di lavoro e produzione. Sei hai cinque assessori arrestati e mezzo consiglio regionale tra galera e tribunale, più tangentisti sparsi in tanti Comuni, di quale buongoverno stai parlando? E cosa c’entra questo col contagio della ‘ndrangheta? E i furti nella ricca ingorda Lombardia (anche ai danni di ciechi e orfani) sono meglio dei vituperati e sbandierati sprechi al Sud? E possono sempre dire che sono casi personali, come se il mondo non fosse fatto di persone? E la Guardia di Finanza in quasi tutte le Regioni del Nord?
Ci troviamo a fare la classifica del peggio: questa la nostra storia di declino morale, noi Italia che siamo stati faro nel mondo.
E col continuo alibi del Sud brutto, sporco e cattivo. Senza voler capire che il Paese è molto più innervato nei suoi problemi comuni di quanto sembri. E che può e deve uscirne tutto insieme, o tutto insieme ne crollerà dando la colpa al Sud pur tanto colpevole di suo. Se la colpa è tutta del Sud, allora il resto d’Italia si sente innocente, non può far nulla per uscire dal suo fango.
E’ ciò che si è sempre rimproverato al Sud: se la colpa è sempre dello Stato, allora ci assolviamo sempre. Ma dopo aver rovinato tutti col federalismo separatista del “ciascuno si tiene i suoi soldi” (rubando dove possibile perché non bastano mai), ecco la consueta coazione a ripetersi. Ora la nuova vecchia parola d’ordine dei Maroni e dei Salvinì è: il Nord ha cifre da Baviera, il Sud da Grecia.
Quindi bisogna sostenere il Nord. Giusto farlo.
Ma proprio la teoria del Nord locomotiva del Paese e Sud bagaglio appresso non ci ha fatto crescere di un millimetro negli ultimi decenni, anzi ci ha portato alle pezze. Non ci si può vantare quando si va avanti e dare addosso agli altri quando si va indietro. Bisogna sostenere invece il Sud perché possa dare un miglior apporto alla crescita comune. Si dica no al Sud se vuole soldi a vanvera, ma gli si diano le opere di bene che non gli sono mai state date.
Infrastrutture, al 40 per cento in meno rispetto al Nord. Per non isolarlo ancòra di più. E se non sa usare i fondi, ci pensi lo Stato a usarli meglio. Si rimprovera chi va a scomodare la storia, conta il futuro e rimboccarsi le maniche. D’accordo. Ma se si vanno a vedere le ferrovie 150 anni fa, c’erano 100 km al Sud e mille al Centro Nord: e si considerava arretrato il Sud anche per questo.
Se andiamo a vedere l’alta velocità ferroviaria oggi, stessa musica: oltre mille chilometri al Centro Nord e meno di 200 al Sud. Possibile che 150 anni dopo nulla sia -cambiato? Possibile che si continui a parlare di Nord e Sud precipitando tutti? E non si accorgono anche i Lombardi alle Crociate di essere trattati da Germania e compari come un Sud non meno della Grecia? E intanto anche la Germania è trattata come un Sud dal nuovo centro del mondo di Cina e soci asiatici.
C’è sempre un Sud di qualcuno, ma ci sono anche tanti zombi che continuano a menar fendenti e sono morti.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 19 ottobre 2012
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Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
Quando tutta l’Italia dovrebbe marciare unita per salvarsi, da lassù qualcuno continua a non amarla e a spaccarla. Così questa storia della `ndrangheta al Nord. Secondo i leghisti la colpa è tutta di chi un giorno decise di mandarvi i boss in soggiorno obbligato. Ne sarebbe nato il contagio, vittima soprattutto la Lombardia.
Ma nessuno per questo con la `ndrangheta era obbligato (appunto) a farci gli affari che ci hanno fatto. Né qualcuno era obbligato a comprarci i voti per farsi eleggere. Non è che se ci avessero mandato delle galline, tutti per contagio si sarebbero messi a fare le uova. La `ndrangheta è stata la più inquietante smentita all’illusione che l’Italia possa continuare ad andare avanti come se ce ne fossero due. Anzi non solo illusione, ma un disegno da sempre perseguito.
La malavita organizzata al Sud non è stata una scelta dei meridionali “delinquenti nati” come riteneva Lombroso: così si trasforma in colpa una iattura subita per ragioni storiche e sociali. Iattura che lo Stato non ha mai saputo combattere come avrebbe dovuto. Se il territorio non è dominato dallo Stato ma dalle mafie, dobbiamo prendercela coi meridionali? Certo, complicità ci sono state come ora in Lombardia. E quanti voti comprati e venduti. Ma sono del Sud e non del Nord i Falcone e i Borsellino ammazzati così come tanti poliziotti e cittadini che hanno detto no.
E al Sud sono nati movimenti come 1″Ammazzatecitutti” che non ci stanno e non fanno affari come a Milano. Continuare a parlare di contagio senza interrogarsi più a fondo è il principale favore alle mafie pur di polemizzare col Sud. E poi, questo buongoverno ora sbandierato da Formigoni e dintorni in antitesi al malgoverno al Sud. Il Sud è stato mezzo sotterrato di malgoverno, lo sappiamo: e la sua colpa è non essere mai riuscito a liberarsene, anzi.
Ma che l’Italia sia purtroppo una anche in questo, lo dice proprio la Lombardia pur tanto benemerita di lavoro e produzione. Sei hai cinque assessori arrestati e mezzo consiglio regionale tra galera e tribunale, più tangentisti sparsi in tanti Comuni, di quale buongoverno stai parlando? E cosa c’entra questo col contagio della ‘ndrangheta? E i furti nella ricca ingorda Lombardia (anche ai danni di ciechi e orfani) sono meglio dei vituperati e sbandierati sprechi al Sud? E possono sempre dire che sono casi personali, come se il mondo non fosse fatto di persone? E la Guardia di Finanza in quasi tutte le Regioni del Nord?
Ci troviamo a fare la classifica del peggio: questa la nostra storia di declino morale, noi Italia che siamo stati faro nel mondo.
E col continuo alibi del Sud brutto, sporco e cattivo. Senza voler capire che il Paese è molto più innervato nei suoi problemi comuni di quanto sembri. E che può e deve uscirne tutto insieme, o tutto insieme ne crollerà dando la colpa al Sud pur tanto colpevole di suo. Se la colpa è tutta del Sud, allora il resto d’Italia si sente innocente, non può far nulla per uscire dal suo fango.
E’ ciò che si è sempre rimproverato al Sud: se la colpa è sempre dello Stato, allora ci assolviamo sempre. Ma dopo aver rovinato tutti col federalismo separatista del “ciascuno si tiene i suoi soldi” (rubando dove possibile perché non bastano mai), ecco la consueta coazione a ripetersi. Ora la nuova vecchia parola d’ordine dei Maroni e dei Salvinì è: il Nord ha cifre da Baviera, il Sud da Grecia.
Quindi bisogna sostenere il Nord. Giusto farlo.
Ma proprio la teoria del Nord locomotiva del Paese e Sud bagaglio appresso non ci ha fatto crescere di un millimetro negli ultimi decenni, anzi ci ha portato alle pezze. Non ci si può vantare quando si va avanti e dare addosso agli altri quando si va indietro. Bisogna sostenere invece il Sud perché possa dare un miglior apporto alla crescita comune. Si dica no al Sud se vuole soldi a vanvera, ma gli si diano le opere di bene che non gli sono mai state date.
Infrastrutture, al 40 per cento in meno rispetto al Nord. Per non isolarlo ancòra di più. E se non sa usare i fondi, ci pensi lo Stato a usarli meglio. Si rimprovera chi va a scomodare la storia, conta il futuro e rimboccarsi le maniche. D’accordo. Ma se si vanno a vedere le ferrovie 150 anni fa, c’erano 100 km al Sud e mille al Centro Nord: e si considerava arretrato il Sud anche per questo.
Se andiamo a vedere l’alta velocità ferroviaria oggi, stessa musica: oltre mille chilometri al Centro Nord e meno di 200 al Sud. Possibile che 150 anni dopo nulla sia -cambiato? Possibile che si continui a parlare di Nord e Sud precipitando tutti? E non si accorgono anche i Lombardi alle Crociate di essere trattati da Germania e compari come un Sud non meno della Grecia? E intanto anche la Germania è trattata come un Sud dal nuovo centro del mondo di Cina e soci asiatici.
C’è sempre un Sud di qualcuno, ma ci sono anche tanti zombi che continuano a menar fendenti e sono morti.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 19 ottobre 2012
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di Lino Patruno
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
Quando tutta l’Italia dovrebbe marciare unita per salvarsi, da lassù qualcuno continua a non amarla e a spaccarla. Così questa storia della `ndrangheta al Nord. Secondo i leghisti la colpa è tutta di chi un giorno decise di mandarvi i boss in soggiorno obbligato. Ne sarebbe nato il contagio, vittima soprattutto la Lombardia.
Ma nessuno per questo con la `ndrangheta era obbligato (appunto) a farci gli affari che ci hanno fatto. Né qualcuno era obbligato a comprarci i voti per farsi eleggere. Non è che se ci avessero mandato delle galline, tutti per contagio si sarebbero messi a fare le uova. La `ndrangheta è stata la più inquietante smentita all’illusione che l’Italia possa continuare ad andare avanti come se ce ne fossero due. Anzi non solo illusione, ma un disegno da sempre perseguito.
La malavita organizzata al Sud non è stata una scelta dei meridionali “delinquenti nati” come riteneva Lombroso: così si trasforma in colpa una iattura subita per ragioni storiche e sociali. Iattura che lo Stato non ha mai saputo combattere come avrebbe dovuto. Se il territorio non è dominato dallo Stato ma dalle mafie, dobbiamo prendercela coi meridionali? Certo, complicità ci sono state come ora in Lombardia. E quanti voti comprati e venduti. Ma sono del Sud e non del Nord i Falcone e i Borsellino ammazzati così come tanti poliziotti e cittadini che hanno detto no.
E al Sud sono nati movimenti come 1″Ammazzatecitutti” che non ci stanno e non fanno affari come a Milano. Continuare a parlare di contagio senza interrogarsi più a fondo è il principale favore alle mafie pur di polemizzare col Sud. E poi, questo buongoverno ora sbandierato da Formigoni e dintorni in antitesi al malgoverno al Sud. Il Sud è stato mezzo sotterrato di malgoverno, lo sappiamo: e la sua colpa è non essere mai riuscito a liberarsene, anzi.
Ma che l’Italia sia purtroppo una anche in questo, lo dice proprio la Lombardia pur tanto benemerita di lavoro e produzione. Sei hai cinque assessori arrestati e mezzo consiglio regionale tra galera e tribunale, più tangentisti sparsi in tanti Comuni, di quale buongoverno stai parlando? E cosa c’entra questo col contagio della ‘ndrangheta? E i furti nella ricca ingorda Lombardia (anche ai danni di ciechi e orfani) sono meglio dei vituperati e sbandierati sprechi al Sud? E possono sempre dire che sono casi personali, come se il mondo non fosse fatto di persone? E la Guardia di Finanza in quasi tutte le Regioni del Nord?
Ci troviamo a fare la classifica del peggio: questa la nostra storia di declino morale, noi Italia che siamo stati faro nel mondo.
E col continuo alibi del Sud brutto, sporco e cattivo. Senza voler capire che il Paese è molto più innervato nei suoi problemi comuni di quanto sembri. E che può e deve uscirne tutto insieme, o tutto insieme ne crollerà dando la colpa al Sud pur tanto colpevole di suo. Se la colpa è tutta del Sud, allora il resto d’Italia si sente innocente, non può far nulla per uscire dal suo fango.
E’ ciò che si è sempre rimproverato al Sud: se la colpa è sempre dello Stato, allora ci assolviamo sempre. Ma dopo aver rovinato tutti col federalismo separatista del “ciascuno si tiene i suoi soldi” (rubando dove possibile perché non bastano mai), ecco la consueta coazione a ripetersi. Ora la nuova vecchia parola d’ordine dei Maroni e dei Salvinì è: il Nord ha cifre da Baviera, il Sud da Grecia.
Quindi bisogna sostenere il Nord. Giusto farlo.
Ma proprio la teoria del Nord locomotiva del Paese e Sud bagaglio appresso non ci ha fatto crescere di un millimetro negli ultimi decenni, anzi ci ha portato alle pezze. Non ci si può vantare quando si va avanti e dare addosso agli altri quando si va indietro. Bisogna sostenere invece il Sud perché possa dare un miglior apporto alla crescita comune. Si dica no al Sud se vuole soldi a vanvera, ma gli si diano le opere di bene che non gli sono mai state date.
Infrastrutture, al 40 per cento in meno rispetto al Nord. Per non isolarlo ancòra di più. E se non sa usare i fondi, ci pensi lo Stato a usarli meglio. Si rimprovera chi va a scomodare la storia, conta il futuro e rimboccarsi le maniche. D’accordo. Ma se si vanno a vedere le ferrovie 150 anni fa, c’erano 100 km al Sud e mille al Centro Nord: e si considerava arretrato il Sud anche per questo.
Se andiamo a vedere l’alta velocità ferroviaria oggi, stessa musica: oltre mille chilometri al Centro Nord e meno di 200 al Sud. Possibile che 150 anni dopo nulla sia -cambiato? Possibile che si continui a parlare di Nord e Sud precipitando tutti? E non si accorgono anche i Lombardi alle Crociate di essere trattati da Germania e compari come un Sud non meno della Grecia? E intanto anche la Germania è trattata come un Sud dal nuovo centro del mondo di Cina e soci asiatici.
C’è sempre un Sud di qualcuno, ma ci sono anche tanti zombi che continuano a menar fendenti e sono morti.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 19 ottobre 2012
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Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
Quando tutta l’Italia dovrebbe marciare unita per salvarsi, da lassù qualcuno continua a non amarla e a spaccarla. Così questa storia della `ndrangheta al Nord. Secondo i leghisti la colpa è tutta di chi un giorno decise di mandarvi i boss in soggiorno obbligato. Ne sarebbe nato il contagio, vittima soprattutto la Lombardia.
Ma nessuno per questo con la `ndrangheta era obbligato (appunto) a farci gli affari che ci hanno fatto. Né qualcuno era obbligato a comprarci i voti per farsi eleggere. Non è che se ci avessero mandato delle galline, tutti per contagio si sarebbero messi a fare le uova. La `ndrangheta è stata la più inquietante smentita all’illusione che l’Italia possa continuare ad andare avanti come se ce ne fossero due. Anzi non solo illusione, ma un disegno da sempre perseguito.
La malavita organizzata al Sud non è stata una scelta dei meridionali “delinquenti nati” come riteneva Lombroso: così si trasforma in colpa una iattura subita per ragioni storiche e sociali. Iattura che lo Stato non ha mai saputo combattere come avrebbe dovuto. Se il territorio non è dominato dallo Stato ma dalle mafie, dobbiamo prendercela coi meridionali? Certo, complicità ci sono state come ora in Lombardia. E quanti voti comprati e venduti. Ma sono del Sud e non del Nord i Falcone e i Borsellino ammazzati così come tanti poliziotti e cittadini che hanno detto no.
E al Sud sono nati movimenti come 1″Ammazzatecitutti” che non ci stanno e non fanno affari come a Milano. Continuare a parlare di contagio senza interrogarsi più a fondo è il principale favore alle mafie pur di polemizzare col Sud. E poi, questo buongoverno ora sbandierato da Formigoni e dintorni in antitesi al malgoverno al Sud. Il Sud è stato mezzo sotterrato di malgoverno, lo sappiamo: e la sua colpa è non essere mai riuscito a liberarsene, anzi.
Ma che l’Italia sia purtroppo una anche in questo, lo dice proprio la Lombardia pur tanto benemerita di lavoro e produzione. Sei hai cinque assessori arrestati e mezzo consiglio regionale tra galera e tribunale, più tangentisti sparsi in tanti Comuni, di quale buongoverno stai parlando? E cosa c’entra questo col contagio della ‘ndrangheta? E i furti nella ricca ingorda Lombardia (anche ai danni di ciechi e orfani) sono meglio dei vituperati e sbandierati sprechi al Sud? E possono sempre dire che sono casi personali, come se il mondo non fosse fatto di persone? E la Guardia di Finanza in quasi tutte le Regioni del Nord?
Ci troviamo a fare la classifica del peggio: questa la nostra storia di declino morale, noi Italia che siamo stati faro nel mondo.
E col continuo alibi del Sud brutto, sporco e cattivo. Senza voler capire che il Paese è molto più innervato nei suoi problemi comuni di quanto sembri. E che può e deve uscirne tutto insieme, o tutto insieme ne crollerà dando la colpa al Sud pur tanto colpevole di suo. Se la colpa è tutta del Sud, allora il resto d’Italia si sente innocente, non può far nulla per uscire dal suo fango.
E’ ciò che si è sempre rimproverato al Sud: se la colpa è sempre dello Stato, allora ci assolviamo sempre. Ma dopo aver rovinato tutti col federalismo separatista del “ciascuno si tiene i suoi soldi” (rubando dove possibile perché non bastano mai), ecco la consueta coazione a ripetersi. Ora la nuova vecchia parola d’ordine dei Maroni e dei Salvinì è: il Nord ha cifre da Baviera, il Sud da Grecia.
Quindi bisogna sostenere il Nord. Giusto farlo.
Ma proprio la teoria del Nord locomotiva del Paese e Sud bagaglio appresso non ci ha fatto crescere di un millimetro negli ultimi decenni, anzi ci ha portato alle pezze. Non ci si può vantare quando si va avanti e dare addosso agli altri quando si va indietro. Bisogna sostenere invece il Sud perché possa dare un miglior apporto alla crescita comune. Si dica no al Sud se vuole soldi a vanvera, ma gli si diano le opere di bene che non gli sono mai state date.
Infrastrutture, al 40 per cento in meno rispetto al Nord. Per non isolarlo ancòra di più. E se non sa usare i fondi, ci pensi lo Stato a usarli meglio. Si rimprovera chi va a scomodare la storia, conta il futuro e rimboccarsi le maniche. D’accordo. Ma se si vanno a vedere le ferrovie 150 anni fa, c’erano 100 km al Sud e mille al Centro Nord: e si considerava arretrato il Sud anche per questo.
Se andiamo a vedere l’alta velocità ferroviaria oggi, stessa musica: oltre mille chilometri al Centro Nord e meno di 200 al Sud. Possibile che 150 anni dopo nulla sia -cambiato? Possibile che si continui a parlare di Nord e Sud precipitando tutti? E non si accorgono anche i Lombardi alle Crociate di essere trattati da Germania e compari come un Sud non meno della Grecia? E intanto anche la Germania è trattata come un Sud dal nuovo centro del mondo di Cina e soci asiatici.
C’è sempre un Sud di qualcuno, ma ci sono anche tanti zombi che continuano a menar fendenti e sono morti.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 19 ottobre 2012
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Fenestrelle: Aprile: " E io insisto, furono commesse anche stragi"

Ora si parla del forte Fenestrelle, in cui furono deportati i soldati borbonici.
Perché ora? Ne avete letto sui libri di scuola?
Ed i Pontelandolfo e Casalduni saputo niente a scuola?
«Mistificazioni e menzogne accumulate negli anni »che, per il professor Barbero,
«riaffiorano tutte insieme in un libro (il mio Terroni; ma ce n'è per molti: Izzo, Di Fiore, Del Boca, Martucci...) che in futuro verrà letto con incredulità e sgomento».
Io,con incredulità e sgomento,ho letto delle stragi per rappresaglia compiute al Sud dall'esercito savoiardo; delle esecuzioni capitali a tappeto (il colonnello Fumel: circa 300,«briganti e non briganti»), bambini inclusi; degli stupri; di fabbri che fra le più grandi d'Italia, chiuse, pure sparando sulle maestranze;
de i saccheggi e elle deportazioni...(Ci fosse una traccia di «incredulità e sgomento» per questo, nelle parole del Barbero: e se i napoletani avessero invaso il Piemonte e deportato sul Gran Sasso i bersaglieri?). E da chi ho saputo tali cose? Non a scuola. Il professor Barbero lascia
gli studi sul medioevo, il suo campo, e si dedica al Risorgimento, per confutare (nulla di male, anzi) affermazioni di «revisionisti». E cos'altro dev'essere la conoscenza, se non revisionista ? Si pensi a quante volte la fisica ha ridisegnato l'universo.
Nuovi documenti obbligano a vederle cose diversamente,correggere dettagli, spiegare fatti poco
comprensibili (ancora si parla di Sud povero, arretrato e oppresso, «liberato» da mille uomini, ignorando l'intervento delle grandi potenze, nonostante i documenti di fonte britannica pubblicati in «Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee», del professor Eugenio Di Rienzo). «Favole», «mistificazioni», «menzogne» quelle sugli orrori di Fenestrelle (pur descritto come un inferno ad alto tasso di mortalità, in un libro che porta la prefazione del professor Barbero) e degli altri campi di concentramento in cui furono ammassati i soldati deportati al Nord,per«rieducarli»e inquadrarli (
volenti o no) nell'esercito del nuovo stato unitario: il generale Fanti chiedeva a Cavour di noleggiare navi all'estero, per imbarcarne 30mila.
Rinchiusi, a Fenestrelle,sulle Alpi, scrisse Civiltà Cattolica «appena coperti da cenci di tela, rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane ed acqua ed una sozza broda ».
Dei1600 prigionieri a Milano, il generale La Marmora riferì a Cavour: «Coperti di rogna e di vermina, moltissimi affetti da mal d’occhi e da mali venerei» (nella più grande città del Nord, non lontano dagli occhi del mondo). E «non arriveranno a 100 quelli che acconsentono a prendere servizio».
Gli altri, «branco di carogne», avrebbero«trovato modo di metterli alla ragione”»
Furono pochi a morire a Fenestrelle, secondo i documenti rinvenuti sinora.
E a opporsi all'annessione del Sud erano, ufficialmente,solo 1500 briganti, ironizzava Massimo D'Azeglio.
Per quasi un secolo e mezzo ci hanno detto che a Pontelandolfo furono uccisi solo alcuni liberali filo savoiardi, da un paese di briganti. Ancora tre anni fa, dei massacri, un noto accademico parlava come «panzane»,«scempiaggini».«Fuori i nomi »delle vittime?Ma se non tenevano nemmeno conto di quanti ne ammazzassero!Ci volle un'inchiesta parlamentare persino per avere un'idea del numero di soldati fucilati per punizione, nella ritirata della prima guerra mondiale. A Pontelandolfo,
ora, la stima dei morti è di centinaia (per Fenestrelle, l'anno scorso si «dimostrò» che erano 4;
quest'anno,siamo a 40).
Bastava un po' di verità. Tutto quel che si fa, per cercarla, non può che far bene a tutti. Per cercarla
(con i limiti e i rischi che ogni ricerca comporta) non per negarla. Senza quei vituperati «revisionisti», di Fenestrelle, Pontelandolfo e altro, non sapremmo ancora niente.
Si dica tutto il male che si vuole su come lo hanno fatto(libera critica), c'è qualcosa di peggio: non
averlo fatto prima e meglio di loro. O per niente.
Fonte: Il Mattino del 18 ottobre 2012
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Ora si parla del forte Fenestrelle, in cui furono deportati i soldati borbonici.
Perché ora? Ne avete letto sui libri di scuola?
Ed i Pontelandolfo e Casalduni saputo niente a scuola?
«Mistificazioni e menzogne accumulate negli anni »che, per il professor Barbero,
«riaffiorano tutte insieme in un libro (il mio Terroni; ma ce n'è per molti: Izzo, Di Fiore, Del Boca, Martucci...) che in futuro verrà letto con incredulità e sgomento».
Io,con incredulità e sgomento,ho letto delle stragi per rappresaglia compiute al Sud dall'esercito savoiardo; delle esecuzioni capitali a tappeto (il colonnello Fumel: circa 300,«briganti e non briganti»), bambini inclusi; degli stupri; di fabbri che fra le più grandi d'Italia, chiuse, pure sparando sulle maestranze;
de i saccheggi e elle deportazioni...(Ci fosse una traccia di «incredulità e sgomento» per questo, nelle parole del Barbero: e se i napoletani avessero invaso il Piemonte e deportato sul Gran Sasso i bersaglieri?). E da chi ho saputo tali cose? Non a scuola. Il professor Barbero lascia
gli studi sul medioevo, il suo campo, e si dedica al Risorgimento, per confutare (nulla di male, anzi) affermazioni di «revisionisti». E cos'altro dev'essere la conoscenza, se non revisionista ? Si pensi a quante volte la fisica ha ridisegnato l'universo.
Nuovi documenti obbligano a vederle cose diversamente,correggere dettagli, spiegare fatti poco
comprensibili (ancora si parla di Sud povero, arretrato e oppresso, «liberato» da mille uomini, ignorando l'intervento delle grandi potenze, nonostante i documenti di fonte britannica pubblicati in «Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee», del professor Eugenio Di Rienzo). «Favole», «mistificazioni», «menzogne» quelle sugli orrori di Fenestrelle (pur descritto come un inferno ad alto tasso di mortalità, in un libro che porta la prefazione del professor Barbero) e degli altri campi di concentramento in cui furono ammassati i soldati deportati al Nord,per«rieducarli»e inquadrarli (
volenti o no) nell'esercito del nuovo stato unitario: il generale Fanti chiedeva a Cavour di noleggiare navi all'estero, per imbarcarne 30mila.
Rinchiusi, a Fenestrelle,sulle Alpi, scrisse Civiltà Cattolica «appena coperti da cenci di tela, rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane ed acqua ed una sozza broda ».
Dei1600 prigionieri a Milano, il generale La Marmora riferì a Cavour: «Coperti di rogna e di vermina, moltissimi affetti da mal d’occhi e da mali venerei» (nella più grande città del Nord, non lontano dagli occhi del mondo). E «non arriveranno a 100 quelli che acconsentono a prendere servizio».
Gli altri, «branco di carogne», avrebbero«trovato modo di metterli alla ragione”»
Furono pochi a morire a Fenestrelle, secondo i documenti rinvenuti sinora.
E a opporsi all'annessione del Sud erano, ufficialmente,solo 1500 briganti, ironizzava Massimo D'Azeglio.
Per quasi un secolo e mezzo ci hanno detto che a Pontelandolfo furono uccisi solo alcuni liberali filo savoiardi, da un paese di briganti. Ancora tre anni fa, dei massacri, un noto accademico parlava come «panzane»,«scempiaggini».«Fuori i nomi »delle vittime?Ma se non tenevano nemmeno conto di quanti ne ammazzassero!Ci volle un'inchiesta parlamentare persino per avere un'idea del numero di soldati fucilati per punizione, nella ritirata della prima guerra mondiale. A Pontelandolfo,
ora, la stima dei morti è di centinaia (per Fenestrelle, l'anno scorso si «dimostrò» che erano 4;
quest'anno,siamo a 40).
Bastava un po' di verità. Tutto quel che si fa, per cercarla, non può che far bene a tutti. Per cercarla
(con i limiti e i rischi che ogni ricerca comporta) non per negarla. Senza quei vituperati «revisionisti», di Fenestrelle, Pontelandolfo e altro, non sapremmo ancora niente.
Si dica tutto il male che si vuole su come lo hanno fatto(libera critica), c'è qualcosa di peggio: non
averlo fatto prima e meglio di loro. O per niente.
Fonte: Il Mattino del 18 ottobre 2012
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