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venerdì 19 ottobre 2012
I MORTI VIVENTI CHE SPACCANO L’ITALIA
di Lino Patruno
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
Quando tutta l’Italia dovrebbe marciare unita per salvarsi, da lassù qualcuno continua a non amarla e a spaccarla. Così questa storia della `ndrangheta al Nord. Secondo i leghisti la colpa è tutta di chi un giorno decise di mandarvi i boss in soggiorno obbligato. Ne sarebbe nato il contagio, vittima soprattutto la Lombardia.
Ma nessuno per questo con la `ndrangheta era obbligato (appunto) a farci gli affari che ci hanno fatto. Né qualcuno era obbligato a comprarci i voti per farsi eleggere. Non è che se ci avessero mandato delle galline, tutti per contagio si sarebbero messi a fare le uova. La `ndrangheta è stata la più inquietante smentita all’illusione che l’Italia possa continuare ad andare avanti come se ce ne fossero due. Anzi non solo illusione, ma un disegno da sempre perseguito.
La malavita organizzata al Sud non è stata una scelta dei meridionali “delinquenti nati” come riteneva Lombroso: così si trasforma in colpa una iattura subita per ragioni storiche e sociali. Iattura che lo Stato non ha mai saputo combattere come avrebbe dovuto. Se il territorio non è dominato dallo Stato ma dalle mafie, dobbiamo prendercela coi meridionali? Certo, complicità ci sono state come ora in Lombardia. E quanti voti comprati e venduti. Ma sono del Sud e non del Nord i Falcone e i Borsellino ammazzati così come tanti poliziotti e cittadini che hanno detto no.
E al Sud sono nati movimenti come 1″Ammazzatecitutti” che non ci stanno e non fanno affari come a Milano. Continuare a parlare di contagio senza interrogarsi più a fondo è il principale favore alle mafie pur di polemizzare col Sud. E poi, questo buongoverno ora sbandierato da Formigoni e dintorni in antitesi al malgoverno al Sud. Il Sud è stato mezzo sotterrato di malgoverno, lo sappiamo: e la sua colpa è non essere mai riuscito a liberarsene, anzi.
Ma che l’Italia sia purtroppo una anche in questo, lo dice proprio la Lombardia pur tanto benemerita di lavoro e produzione. Sei hai cinque assessori arrestati e mezzo consiglio regionale tra galera e tribunale, più tangentisti sparsi in tanti Comuni, di quale buongoverno stai parlando? E cosa c’entra questo col contagio della ‘ndrangheta? E i furti nella ricca ingorda Lombardia (anche ai danni di ciechi e orfani) sono meglio dei vituperati e sbandierati sprechi al Sud? E possono sempre dire che sono casi personali, come se il mondo non fosse fatto di persone? E la Guardia di Finanza in quasi tutte le Regioni del Nord?
Ci troviamo a fare la classifica del peggio: questa la nostra storia di declino morale, noi Italia che siamo stati faro nel mondo.
E col continuo alibi del Sud brutto, sporco e cattivo. Senza voler capire che il Paese è molto più innervato nei suoi problemi comuni di quanto sembri. E che può e deve uscirne tutto insieme, o tutto insieme ne crollerà dando la colpa al Sud pur tanto colpevole di suo. Se la colpa è tutta del Sud, allora il resto d’Italia si sente innocente, non può far nulla per uscire dal suo fango.
E’ ciò che si è sempre rimproverato al Sud: se la colpa è sempre dello Stato, allora ci assolviamo sempre. Ma dopo aver rovinato tutti col federalismo separatista del “ciascuno si tiene i suoi soldi” (rubando dove possibile perché non bastano mai), ecco la consueta coazione a ripetersi. Ora la nuova vecchia parola d’ordine dei Maroni e dei Salvinì è: il Nord ha cifre da Baviera, il Sud da Grecia.
Quindi bisogna sostenere il Nord. Giusto farlo.
Ma proprio la teoria del Nord locomotiva del Paese e Sud bagaglio appresso non ci ha fatto crescere di un millimetro negli ultimi decenni, anzi ci ha portato alle pezze. Non ci si può vantare quando si va avanti e dare addosso agli altri quando si va indietro. Bisogna sostenere invece il Sud perché possa dare un miglior apporto alla crescita comune. Si dica no al Sud se vuole soldi a vanvera, ma gli si diano le opere di bene che non gli sono mai state date.
Infrastrutture, al 40 per cento in meno rispetto al Nord. Per non isolarlo ancòra di più. E se non sa usare i fondi, ci pensi lo Stato a usarli meglio. Si rimprovera chi va a scomodare la storia, conta il futuro e rimboccarsi le maniche. D’accordo. Ma se si vanno a vedere le ferrovie 150 anni fa, c’erano 100 km al Sud e mille al Centro Nord: e si considerava arretrato il Sud anche per questo.
Se andiamo a vedere l’alta velocità ferroviaria oggi, stessa musica: oltre mille chilometri al Centro Nord e meno di 200 al Sud. Possibile che 150 anni dopo nulla sia -cambiato? Possibile che si continui a parlare di Nord e Sud precipitando tutti? E non si accorgono anche i Lombardi alle Crociate di essere trattati da Germania e compari come un Sud non meno della Grecia? E intanto anche la Germania è trattata come un Sud dal nuovo centro del mondo di Cina e soci asiatici.
C’è sempre un Sud di qualcuno, ma ci sono anche tanti zombi che continuano a menar fendenti e sono morti.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 19 ottobre 2012
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Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
Quando tutta l’Italia dovrebbe marciare unita per salvarsi, da lassù qualcuno continua a non amarla e a spaccarla. Così questa storia della `ndrangheta al Nord. Secondo i leghisti la colpa è tutta di chi un giorno decise di mandarvi i boss in soggiorno obbligato. Ne sarebbe nato il contagio, vittima soprattutto la Lombardia.
Ma nessuno per questo con la `ndrangheta era obbligato (appunto) a farci gli affari che ci hanno fatto. Né qualcuno era obbligato a comprarci i voti per farsi eleggere. Non è che se ci avessero mandato delle galline, tutti per contagio si sarebbero messi a fare le uova. La `ndrangheta è stata la più inquietante smentita all’illusione che l’Italia possa continuare ad andare avanti come se ce ne fossero due. Anzi non solo illusione, ma un disegno da sempre perseguito.
La malavita organizzata al Sud non è stata una scelta dei meridionali “delinquenti nati” come riteneva Lombroso: così si trasforma in colpa una iattura subita per ragioni storiche e sociali. Iattura che lo Stato non ha mai saputo combattere come avrebbe dovuto. Se il territorio non è dominato dallo Stato ma dalle mafie, dobbiamo prendercela coi meridionali? Certo, complicità ci sono state come ora in Lombardia. E quanti voti comprati e venduti. Ma sono del Sud e non del Nord i Falcone e i Borsellino ammazzati così come tanti poliziotti e cittadini che hanno detto no.
E al Sud sono nati movimenti come 1″Ammazzatecitutti” che non ci stanno e non fanno affari come a Milano. Continuare a parlare di contagio senza interrogarsi più a fondo è il principale favore alle mafie pur di polemizzare col Sud. E poi, questo buongoverno ora sbandierato da Formigoni e dintorni in antitesi al malgoverno al Sud. Il Sud è stato mezzo sotterrato di malgoverno, lo sappiamo: e la sua colpa è non essere mai riuscito a liberarsene, anzi.
Ma che l’Italia sia purtroppo una anche in questo, lo dice proprio la Lombardia pur tanto benemerita di lavoro e produzione. Sei hai cinque assessori arrestati e mezzo consiglio regionale tra galera e tribunale, più tangentisti sparsi in tanti Comuni, di quale buongoverno stai parlando? E cosa c’entra questo col contagio della ‘ndrangheta? E i furti nella ricca ingorda Lombardia (anche ai danni di ciechi e orfani) sono meglio dei vituperati e sbandierati sprechi al Sud? E possono sempre dire che sono casi personali, come se il mondo non fosse fatto di persone? E la Guardia di Finanza in quasi tutte le Regioni del Nord?
Ci troviamo a fare la classifica del peggio: questa la nostra storia di declino morale, noi Italia che siamo stati faro nel mondo.
E col continuo alibi del Sud brutto, sporco e cattivo. Senza voler capire che il Paese è molto più innervato nei suoi problemi comuni di quanto sembri. E che può e deve uscirne tutto insieme, o tutto insieme ne crollerà dando la colpa al Sud pur tanto colpevole di suo. Se la colpa è tutta del Sud, allora il resto d’Italia si sente innocente, non può far nulla per uscire dal suo fango.
E’ ciò che si è sempre rimproverato al Sud: se la colpa è sempre dello Stato, allora ci assolviamo sempre. Ma dopo aver rovinato tutti col federalismo separatista del “ciascuno si tiene i suoi soldi” (rubando dove possibile perché non bastano mai), ecco la consueta coazione a ripetersi. Ora la nuova vecchia parola d’ordine dei Maroni e dei Salvinì è: il Nord ha cifre da Baviera, il Sud da Grecia.
Quindi bisogna sostenere il Nord. Giusto farlo.
Ma proprio la teoria del Nord locomotiva del Paese e Sud bagaglio appresso non ci ha fatto crescere di un millimetro negli ultimi decenni, anzi ci ha portato alle pezze. Non ci si può vantare quando si va avanti e dare addosso agli altri quando si va indietro. Bisogna sostenere invece il Sud perché possa dare un miglior apporto alla crescita comune. Si dica no al Sud se vuole soldi a vanvera, ma gli si diano le opere di bene che non gli sono mai state date.
Infrastrutture, al 40 per cento in meno rispetto al Nord. Per non isolarlo ancòra di più. E se non sa usare i fondi, ci pensi lo Stato a usarli meglio. Si rimprovera chi va a scomodare la storia, conta il futuro e rimboccarsi le maniche. D’accordo. Ma se si vanno a vedere le ferrovie 150 anni fa, c’erano 100 km al Sud e mille al Centro Nord: e si considerava arretrato il Sud anche per questo.
Se andiamo a vedere l’alta velocità ferroviaria oggi, stessa musica: oltre mille chilometri al Centro Nord e meno di 200 al Sud. Possibile che 150 anni dopo nulla sia -cambiato? Possibile che si continui a parlare di Nord e Sud precipitando tutti? E non si accorgono anche i Lombardi alle Crociate di essere trattati da Germania e compari come un Sud non meno della Grecia? E intanto anche la Germania è trattata come un Sud dal nuovo centro del mondo di Cina e soci asiatici.
C’è sempre un Sud di qualcuno, ma ci sono anche tanti zombi che continuano a menar fendenti e sono morti.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 19 ottobre 2012
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di Lino Patruno
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
Quando tutta l’Italia dovrebbe marciare unita per salvarsi, da lassù qualcuno continua a non amarla e a spaccarla. Così questa storia della `ndrangheta al Nord. Secondo i leghisti la colpa è tutta di chi un giorno decise di mandarvi i boss in soggiorno obbligato. Ne sarebbe nato il contagio, vittima soprattutto la Lombardia.
Ma nessuno per questo con la `ndrangheta era obbligato (appunto) a farci gli affari che ci hanno fatto. Né qualcuno era obbligato a comprarci i voti per farsi eleggere. Non è che se ci avessero mandato delle galline, tutti per contagio si sarebbero messi a fare le uova. La `ndrangheta è stata la più inquietante smentita all’illusione che l’Italia possa continuare ad andare avanti come se ce ne fossero due. Anzi non solo illusione, ma un disegno da sempre perseguito.
La malavita organizzata al Sud non è stata una scelta dei meridionali “delinquenti nati” come riteneva Lombroso: così si trasforma in colpa una iattura subita per ragioni storiche e sociali. Iattura che lo Stato non ha mai saputo combattere come avrebbe dovuto. Se il territorio non è dominato dallo Stato ma dalle mafie, dobbiamo prendercela coi meridionali? Certo, complicità ci sono state come ora in Lombardia. E quanti voti comprati e venduti. Ma sono del Sud e non del Nord i Falcone e i Borsellino ammazzati così come tanti poliziotti e cittadini che hanno detto no.
E al Sud sono nati movimenti come 1″Ammazzatecitutti” che non ci stanno e non fanno affari come a Milano. Continuare a parlare di contagio senza interrogarsi più a fondo è il principale favore alle mafie pur di polemizzare col Sud. E poi, questo buongoverno ora sbandierato da Formigoni e dintorni in antitesi al malgoverno al Sud. Il Sud è stato mezzo sotterrato di malgoverno, lo sappiamo: e la sua colpa è non essere mai riuscito a liberarsene, anzi.
Ma che l’Italia sia purtroppo una anche in questo, lo dice proprio la Lombardia pur tanto benemerita di lavoro e produzione. Sei hai cinque assessori arrestati e mezzo consiglio regionale tra galera e tribunale, più tangentisti sparsi in tanti Comuni, di quale buongoverno stai parlando? E cosa c’entra questo col contagio della ‘ndrangheta? E i furti nella ricca ingorda Lombardia (anche ai danni di ciechi e orfani) sono meglio dei vituperati e sbandierati sprechi al Sud? E possono sempre dire che sono casi personali, come se il mondo non fosse fatto di persone? E la Guardia di Finanza in quasi tutte le Regioni del Nord?
Ci troviamo a fare la classifica del peggio: questa la nostra storia di declino morale, noi Italia che siamo stati faro nel mondo.
E col continuo alibi del Sud brutto, sporco e cattivo. Senza voler capire che il Paese è molto più innervato nei suoi problemi comuni di quanto sembri. E che può e deve uscirne tutto insieme, o tutto insieme ne crollerà dando la colpa al Sud pur tanto colpevole di suo. Se la colpa è tutta del Sud, allora il resto d’Italia si sente innocente, non può far nulla per uscire dal suo fango.
E’ ciò che si è sempre rimproverato al Sud: se la colpa è sempre dello Stato, allora ci assolviamo sempre. Ma dopo aver rovinato tutti col federalismo separatista del “ciascuno si tiene i suoi soldi” (rubando dove possibile perché non bastano mai), ecco la consueta coazione a ripetersi. Ora la nuova vecchia parola d’ordine dei Maroni e dei Salvinì è: il Nord ha cifre da Baviera, il Sud da Grecia.
Quindi bisogna sostenere il Nord. Giusto farlo.
Ma proprio la teoria del Nord locomotiva del Paese e Sud bagaglio appresso non ci ha fatto crescere di un millimetro negli ultimi decenni, anzi ci ha portato alle pezze. Non ci si può vantare quando si va avanti e dare addosso agli altri quando si va indietro. Bisogna sostenere invece il Sud perché possa dare un miglior apporto alla crescita comune. Si dica no al Sud se vuole soldi a vanvera, ma gli si diano le opere di bene che non gli sono mai state date.
Infrastrutture, al 40 per cento in meno rispetto al Nord. Per non isolarlo ancòra di più. E se non sa usare i fondi, ci pensi lo Stato a usarli meglio. Si rimprovera chi va a scomodare la storia, conta il futuro e rimboccarsi le maniche. D’accordo. Ma se si vanno a vedere le ferrovie 150 anni fa, c’erano 100 km al Sud e mille al Centro Nord: e si considerava arretrato il Sud anche per questo.
Se andiamo a vedere l’alta velocità ferroviaria oggi, stessa musica: oltre mille chilometri al Centro Nord e meno di 200 al Sud. Possibile che 150 anni dopo nulla sia -cambiato? Possibile che si continui a parlare di Nord e Sud precipitando tutti? E non si accorgono anche i Lombardi alle Crociate di essere trattati da Germania e compari come un Sud non meno della Grecia? E intanto anche la Germania è trattata come un Sud dal nuovo centro del mondo di Cina e soci asiatici.
C’è sempre un Sud di qualcuno, ma ci sono anche tanti zombi che continuano a menar fendenti e sono morti.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 19 ottobre 2012
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Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
Quando tutta l’Italia dovrebbe marciare unita per salvarsi, da lassù qualcuno continua a non amarla e a spaccarla. Così questa storia della `ndrangheta al Nord. Secondo i leghisti la colpa è tutta di chi un giorno decise di mandarvi i boss in soggiorno obbligato. Ne sarebbe nato il contagio, vittima soprattutto la Lombardia.
Ma nessuno per questo con la `ndrangheta era obbligato (appunto) a farci gli affari che ci hanno fatto. Né qualcuno era obbligato a comprarci i voti per farsi eleggere. Non è che se ci avessero mandato delle galline, tutti per contagio si sarebbero messi a fare le uova. La `ndrangheta è stata la più inquietante smentita all’illusione che l’Italia possa continuare ad andare avanti come se ce ne fossero due. Anzi non solo illusione, ma un disegno da sempre perseguito.
La malavita organizzata al Sud non è stata una scelta dei meridionali “delinquenti nati” come riteneva Lombroso: così si trasforma in colpa una iattura subita per ragioni storiche e sociali. Iattura che lo Stato non ha mai saputo combattere come avrebbe dovuto. Se il territorio non è dominato dallo Stato ma dalle mafie, dobbiamo prendercela coi meridionali? Certo, complicità ci sono state come ora in Lombardia. E quanti voti comprati e venduti. Ma sono del Sud e non del Nord i Falcone e i Borsellino ammazzati così come tanti poliziotti e cittadini che hanno detto no.
E al Sud sono nati movimenti come 1″Ammazzatecitutti” che non ci stanno e non fanno affari come a Milano. Continuare a parlare di contagio senza interrogarsi più a fondo è il principale favore alle mafie pur di polemizzare col Sud. E poi, questo buongoverno ora sbandierato da Formigoni e dintorni in antitesi al malgoverno al Sud. Il Sud è stato mezzo sotterrato di malgoverno, lo sappiamo: e la sua colpa è non essere mai riuscito a liberarsene, anzi.
Ma che l’Italia sia purtroppo una anche in questo, lo dice proprio la Lombardia pur tanto benemerita di lavoro e produzione. Sei hai cinque assessori arrestati e mezzo consiglio regionale tra galera e tribunale, più tangentisti sparsi in tanti Comuni, di quale buongoverno stai parlando? E cosa c’entra questo col contagio della ‘ndrangheta? E i furti nella ricca ingorda Lombardia (anche ai danni di ciechi e orfani) sono meglio dei vituperati e sbandierati sprechi al Sud? E possono sempre dire che sono casi personali, come se il mondo non fosse fatto di persone? E la Guardia di Finanza in quasi tutte le Regioni del Nord?
Ci troviamo a fare la classifica del peggio: questa la nostra storia di declino morale, noi Italia che siamo stati faro nel mondo.
E col continuo alibi del Sud brutto, sporco e cattivo. Senza voler capire che il Paese è molto più innervato nei suoi problemi comuni di quanto sembri. E che può e deve uscirne tutto insieme, o tutto insieme ne crollerà dando la colpa al Sud pur tanto colpevole di suo. Se la colpa è tutta del Sud, allora il resto d’Italia si sente innocente, non può far nulla per uscire dal suo fango.
E’ ciò che si è sempre rimproverato al Sud: se la colpa è sempre dello Stato, allora ci assolviamo sempre. Ma dopo aver rovinato tutti col federalismo separatista del “ciascuno si tiene i suoi soldi” (rubando dove possibile perché non bastano mai), ecco la consueta coazione a ripetersi. Ora la nuova vecchia parola d’ordine dei Maroni e dei Salvinì è: il Nord ha cifre da Baviera, il Sud da Grecia.
Quindi bisogna sostenere il Nord. Giusto farlo.
Ma proprio la teoria del Nord locomotiva del Paese e Sud bagaglio appresso non ci ha fatto crescere di un millimetro negli ultimi decenni, anzi ci ha portato alle pezze. Non ci si può vantare quando si va avanti e dare addosso agli altri quando si va indietro. Bisogna sostenere invece il Sud perché possa dare un miglior apporto alla crescita comune. Si dica no al Sud se vuole soldi a vanvera, ma gli si diano le opere di bene che non gli sono mai state date.
Infrastrutture, al 40 per cento in meno rispetto al Nord. Per non isolarlo ancòra di più. E se non sa usare i fondi, ci pensi lo Stato a usarli meglio. Si rimprovera chi va a scomodare la storia, conta il futuro e rimboccarsi le maniche. D’accordo. Ma se si vanno a vedere le ferrovie 150 anni fa, c’erano 100 km al Sud e mille al Centro Nord: e si considerava arretrato il Sud anche per questo.
Se andiamo a vedere l’alta velocità ferroviaria oggi, stessa musica: oltre mille chilometri al Centro Nord e meno di 200 al Sud. Possibile che 150 anni dopo nulla sia -cambiato? Possibile che si continui a parlare di Nord e Sud precipitando tutti? E non si accorgono anche i Lombardi alle Crociate di essere trattati da Germania e compari come un Sud non meno della Grecia? E intanto anche la Germania è trattata come un Sud dal nuovo centro del mondo di Cina e soci asiatici.
C’è sempre un Sud di qualcuno, ma ci sono anche tanti zombi che continuano a menar fendenti e sono morti.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 19 ottobre 2012
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Fenestrelle: Aprile: " E io insisto, furono commesse anche stragi"

Ora si parla del forte Fenestrelle, in cui furono deportati i soldati borbonici.
Perché ora? Ne avete letto sui libri di scuola?
Ed i Pontelandolfo e Casalduni saputo niente a scuola?
«Mistificazioni e menzogne accumulate negli anni »che, per il professor Barbero,
«riaffiorano tutte insieme in un libro (il mio Terroni; ma ce n'è per molti: Izzo, Di Fiore, Del Boca, Martucci...) che in futuro verrà letto con incredulità e sgomento».
Io,con incredulità e sgomento,ho letto delle stragi per rappresaglia compiute al Sud dall'esercito savoiardo; delle esecuzioni capitali a tappeto (il colonnello Fumel: circa 300,«briganti e non briganti»), bambini inclusi; degli stupri; di fabbri che fra le più grandi d'Italia, chiuse, pure sparando sulle maestranze;
de i saccheggi e elle deportazioni...(Ci fosse una traccia di «incredulità e sgomento» per questo, nelle parole del Barbero: e se i napoletani avessero invaso il Piemonte e deportato sul Gran Sasso i bersaglieri?). E da chi ho saputo tali cose? Non a scuola. Il professor Barbero lascia
gli studi sul medioevo, il suo campo, e si dedica al Risorgimento, per confutare (nulla di male, anzi) affermazioni di «revisionisti». E cos'altro dev'essere la conoscenza, se non revisionista ? Si pensi a quante volte la fisica ha ridisegnato l'universo.
Nuovi documenti obbligano a vederle cose diversamente,correggere dettagli, spiegare fatti poco
comprensibili (ancora si parla di Sud povero, arretrato e oppresso, «liberato» da mille uomini, ignorando l'intervento delle grandi potenze, nonostante i documenti di fonte britannica pubblicati in «Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee», del professor Eugenio Di Rienzo). «Favole», «mistificazioni», «menzogne» quelle sugli orrori di Fenestrelle (pur descritto come un inferno ad alto tasso di mortalità, in un libro che porta la prefazione del professor Barbero) e degli altri campi di concentramento in cui furono ammassati i soldati deportati al Nord,per«rieducarli»e inquadrarli (
volenti o no) nell'esercito del nuovo stato unitario: il generale Fanti chiedeva a Cavour di noleggiare navi all'estero, per imbarcarne 30mila.
Rinchiusi, a Fenestrelle,sulle Alpi, scrisse Civiltà Cattolica «appena coperti da cenci di tela, rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane ed acqua ed una sozza broda ».
Dei1600 prigionieri a Milano, il generale La Marmora riferì a Cavour: «Coperti di rogna e di vermina, moltissimi affetti da mal d’occhi e da mali venerei» (nella più grande città del Nord, non lontano dagli occhi del mondo). E «non arriveranno a 100 quelli che acconsentono a prendere servizio».
Gli altri, «branco di carogne», avrebbero«trovato modo di metterli alla ragione”»
Furono pochi a morire a Fenestrelle, secondo i documenti rinvenuti sinora.
E a opporsi all'annessione del Sud erano, ufficialmente,solo 1500 briganti, ironizzava Massimo D'Azeglio.
Per quasi un secolo e mezzo ci hanno detto che a Pontelandolfo furono uccisi solo alcuni liberali filo savoiardi, da un paese di briganti. Ancora tre anni fa, dei massacri, un noto accademico parlava come «panzane»,«scempiaggini».«Fuori i nomi »delle vittime?Ma se non tenevano nemmeno conto di quanti ne ammazzassero!Ci volle un'inchiesta parlamentare persino per avere un'idea del numero di soldati fucilati per punizione, nella ritirata della prima guerra mondiale. A Pontelandolfo,
ora, la stima dei morti è di centinaia (per Fenestrelle, l'anno scorso si «dimostrò» che erano 4;
quest'anno,siamo a 40).
Bastava un po' di verità. Tutto quel che si fa, per cercarla, non può che far bene a tutti. Per cercarla
(con i limiti e i rischi che ogni ricerca comporta) non per negarla. Senza quei vituperati «revisionisti», di Fenestrelle, Pontelandolfo e altro, non sapremmo ancora niente.
Si dica tutto il male che si vuole su come lo hanno fatto(libera critica), c'è qualcosa di peggio: non
averlo fatto prima e meglio di loro. O per niente.
Fonte: Il Mattino del 18 ottobre 2012
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Ora si parla del forte Fenestrelle, in cui furono deportati i soldati borbonici.
Perché ora? Ne avete letto sui libri di scuola?
Ed i Pontelandolfo e Casalduni saputo niente a scuola?
«Mistificazioni e menzogne accumulate negli anni »che, per il professor Barbero,
«riaffiorano tutte insieme in un libro (il mio Terroni; ma ce n'è per molti: Izzo, Di Fiore, Del Boca, Martucci...) che in futuro verrà letto con incredulità e sgomento».
Io,con incredulità e sgomento,ho letto delle stragi per rappresaglia compiute al Sud dall'esercito savoiardo; delle esecuzioni capitali a tappeto (il colonnello Fumel: circa 300,«briganti e non briganti»), bambini inclusi; degli stupri; di fabbri che fra le più grandi d'Italia, chiuse, pure sparando sulle maestranze;
de i saccheggi e elle deportazioni...(Ci fosse una traccia di «incredulità e sgomento» per questo, nelle parole del Barbero: e se i napoletani avessero invaso il Piemonte e deportato sul Gran Sasso i bersaglieri?). E da chi ho saputo tali cose? Non a scuola. Il professor Barbero lascia
gli studi sul medioevo, il suo campo, e si dedica al Risorgimento, per confutare (nulla di male, anzi) affermazioni di «revisionisti». E cos'altro dev'essere la conoscenza, se non revisionista ? Si pensi a quante volte la fisica ha ridisegnato l'universo.
Nuovi documenti obbligano a vederle cose diversamente,correggere dettagli, spiegare fatti poco
comprensibili (ancora si parla di Sud povero, arretrato e oppresso, «liberato» da mille uomini, ignorando l'intervento delle grandi potenze, nonostante i documenti di fonte britannica pubblicati in «Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee», del professor Eugenio Di Rienzo). «Favole», «mistificazioni», «menzogne» quelle sugli orrori di Fenestrelle (pur descritto come un inferno ad alto tasso di mortalità, in un libro che porta la prefazione del professor Barbero) e degli altri campi di concentramento in cui furono ammassati i soldati deportati al Nord,per«rieducarli»e inquadrarli (
volenti o no) nell'esercito del nuovo stato unitario: il generale Fanti chiedeva a Cavour di noleggiare navi all'estero, per imbarcarne 30mila.
Rinchiusi, a Fenestrelle,sulle Alpi, scrisse Civiltà Cattolica «appena coperti da cenci di tela, rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane ed acqua ed una sozza broda ».
Dei1600 prigionieri a Milano, il generale La Marmora riferì a Cavour: «Coperti di rogna e di vermina, moltissimi affetti da mal d’occhi e da mali venerei» (nella più grande città del Nord, non lontano dagli occhi del mondo). E «non arriveranno a 100 quelli che acconsentono a prendere servizio».
Gli altri, «branco di carogne», avrebbero«trovato modo di metterli alla ragione”»
Furono pochi a morire a Fenestrelle, secondo i documenti rinvenuti sinora.
E a opporsi all'annessione del Sud erano, ufficialmente,solo 1500 briganti, ironizzava Massimo D'Azeglio.
Per quasi un secolo e mezzo ci hanno detto che a Pontelandolfo furono uccisi solo alcuni liberali filo savoiardi, da un paese di briganti. Ancora tre anni fa, dei massacri, un noto accademico parlava come «panzane»,«scempiaggini».«Fuori i nomi »delle vittime?Ma se non tenevano nemmeno conto di quanti ne ammazzassero!Ci volle un'inchiesta parlamentare persino per avere un'idea del numero di soldati fucilati per punizione, nella ritirata della prima guerra mondiale. A Pontelandolfo,
ora, la stima dei morti è di centinaia (per Fenestrelle, l'anno scorso si «dimostrò» che erano 4;
quest'anno,siamo a 40).
Bastava un po' di verità. Tutto quel che si fa, per cercarla, non può che far bene a tutti. Per cercarla
(con i limiti e i rischi che ogni ricerca comporta) non per negarla. Senza quei vituperati «revisionisti», di Fenestrelle, Pontelandolfo e altro, non sapremmo ancora niente.
Si dica tutto il male che si vuole su come lo hanno fatto(libera critica), c'è qualcosa di peggio: non
averlo fatto prima e meglio di loro. O per niente.
Fonte: Il Mattino del 18 ottobre 2012
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giovedì 18 ottobre 2012
Monti sbaglia: per salvare l’Italia dovrebbe copiare Ferdinando di Borbone
Di Antonio Coppola
Fonte: Linkiesta
Quando Mario Monti è stato chiamato a guidare un governo tecnico, per riordinare e risanare le dissestate finanze dello Stato, gli italiani hanno tirato un sospiro di sollievo, pur essendo consapevoli che sarebbero stati chiamati a sopportare dei sacrifici, a scomputo dell’enorme debito statale accumulatosi negli anni precedenti.
L’uomo godeva di fama di esperto in economia e di indubbia credibilità internazionale, acquisita sopratutto attraverso lunga esperienza all’estero.
E quando Monti, in una delle prime dichiarazioni ufficiali, affermò che il processo di risanamento sarebbe avvenuto nel rispetto dei principi di ragionevolezza ed equità, si tranquillizzarono ulteriormente e guardarono con simpatia ai nuovi governanti, privi di esperienza politica – e, per fortuna, di partito – dotati tuttavia di profondo bagaglio tecnico e di riconosciuta onestà intellettuale.
Ma il protrarsi della fase di transizione e le indecisioni del governo sul nuovo assetto da dare all’economia del paese cominciarono a far sorgere le prime perplessità.
Dubbi che si acuirono quando cominciò a trasparire, con sempre maggiore evidenza, l’esigenza del governo di barcamenarsi tra le spinte – quasi sempre contrapposte – dei due maggiori partiti che formavano la singolare – se non sconcertante – coalizione di maggioranza.
La sbandierata autonomia del governo tecnico ha finito, così, col perdere – se mai l’ha avuta – consistenza, per dar luogo a soluzioni di chiaro compromesso, del tutto prive di reale capacità risolutiva (valga, per tutte, la cosiddetta riforma dell’articolo 18).
Ma è stato l’indirizzo di fondo assunto dall’economista Monti a generare nel paese progressivamente, con la delusione, una crescente preoccupazione per il presente e, più ancora, per il futuro dell’Italia.
Monti, infatti, venuto a trovarsi di fronte all’ingente passivo delle finanze dello Stato, sotto la spinta di input ad opera di alcuni Stati dominanti in Europa, ha adottato il più scontato dei rimedi: aumentare le tasse!
E lo ha fatto non solo in modo incontrollato – vale a dire in modo incongruo e senza rendersi conto degli effetti recessivi che iniziative del genere inevitabilmente comportano – ma anche in palese violazione del principio di equità, sbandierato all’inizio del mandato.
È scaturita, così, una situazione di malessere generale, perchè la tassazione, spesso indiretta, ha finito col colpire le fasce più deboli del paese, vale a dire i pensionati, gli artigiani, i piccoli imprenditori, per non parlare dei disoccupati – che hanno definitivamente perso la speranza di un posto di lavoro.
I dati statistici relativi ai suicidi, al tasso di disoccupazione, ai fallimenti ed alle chiusure di aziende e negozi sono eloquenti (solo a Napoli sono stati chiusi negli ultimi tempi ben 6500 negozi). Il paese è allo stremo.
Eppure Mario Monti, da esperto economista, avrebbe dovuto conoscere il modello adottato, in situazione analoga, dal re borbone Ferdinando II.
Venuto a trovarsi, a seguito degli avvenimenti del 1820-21, di fronte ad un enorme deficit del bilancio del Regno delle due Sicilie, che si trascinava di anno in anno al punto che veniva definito “debito galleggiante”, Ferdinando deciso a risanare le finanze dello stato, non solo non fece ricorso a nuove tasse ma diminuì notevolmente quelle esistenti, anche le più lucrative (come quella sul macinato); in particolare, non volle chiedere sacrifici alla proprietà ed all’industria, nel timore di arrecare loro ferite gravi.
Contestualmente ricorse alla riduzione della spesa pubblica, ma in modo veramente equo ed illuminato, chiedendo sacrifici solo a coloro che beneficavano di pubbliche benemerenze e di brillanti carriere: il che faceva presupporre un benessere eccedente le normali esigenze.
Infine il re borbone incentivò le opere pubbliche.
Infine il re borbone incentivò le opere pubbliche.
Si creò così nel regno un processo virtuoso che, attraverso il fiorire delle attività d’impresa risanò in un triennio l’economia ed eliminò del tutto la disoccupazione.
A questo punto il raffronto tra Mario e Ferdinando è inevitabile quanto impietoso. Il grande economista dei tempi nostri ha sostenuto – e sembra sostenere tuttora – una politica finanziaria meramente ragionieristica, priva di slanci vitali, fatta di compressione dell’esistenza: il che non poteva non comportare la grave recessione che il paese vive.
Il re borbone, per converso, ha dimostrato una intelligenza ed una cultura di statista che va ben al di la di un tecnicismo autocratico.
Sorprende il fatto che Monti abbia del tutto ignorato la storia del re Ferdinando di Borbone.
Forse il compassato e paludato economista del Nord non è riuscito nemmeno ad immaginare che un re borbone, considerato nell’immaginario collettivo come gaudente e burlone, potesse impartire la lezione di una politica economica di illuminato respiro, in grado di assicurare il superamento di una profonda crisi attraverso il miglioramento delle condizione operative e di vita dei cittadini, piuttosto che mediante l’adozione di misure fiscali opprimenti e scoraggianti, destinate a spegnere alla radice lo slancio vitale di ogni iniziativa imprenditoriale.
Fonte: http://www.linkiesta.it/blogs/dialogando/monti-sbaglia-salvare-l-italia-dovrebbe-copiare-ferdinando-di-borbone#ixzz29ZdkZT79
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Di Antonio Coppola
Fonte: Linkiesta
Quando Mario Monti è stato chiamato a guidare un governo tecnico, per riordinare e risanare le dissestate finanze dello Stato, gli italiani hanno tirato un sospiro di sollievo, pur essendo consapevoli che sarebbero stati chiamati a sopportare dei sacrifici, a scomputo dell’enorme debito statale accumulatosi negli anni precedenti.
L’uomo godeva di fama di esperto in economia e di indubbia credibilità internazionale, acquisita sopratutto attraverso lunga esperienza all’estero.
E quando Monti, in una delle prime dichiarazioni ufficiali, affermò che il processo di risanamento sarebbe avvenuto nel rispetto dei principi di ragionevolezza ed equità, si tranquillizzarono ulteriormente e guardarono con simpatia ai nuovi governanti, privi di esperienza politica – e, per fortuna, di partito – dotati tuttavia di profondo bagaglio tecnico e di riconosciuta onestà intellettuale.
Ma il protrarsi della fase di transizione e le indecisioni del governo sul nuovo assetto da dare all’economia del paese cominciarono a far sorgere le prime perplessità.
Dubbi che si acuirono quando cominciò a trasparire, con sempre maggiore evidenza, l’esigenza del governo di barcamenarsi tra le spinte – quasi sempre contrapposte – dei due maggiori partiti che formavano la singolare – se non sconcertante – coalizione di maggioranza.
La sbandierata autonomia del governo tecnico ha finito, così, col perdere – se mai l’ha avuta – consistenza, per dar luogo a soluzioni di chiaro compromesso, del tutto prive di reale capacità risolutiva (valga, per tutte, la cosiddetta riforma dell’articolo 18).
Ma è stato l’indirizzo di fondo assunto dall’economista Monti a generare nel paese progressivamente, con la delusione, una crescente preoccupazione per il presente e, più ancora, per il futuro dell’Italia.
Monti, infatti, venuto a trovarsi di fronte all’ingente passivo delle finanze dello Stato, sotto la spinta di input ad opera di alcuni Stati dominanti in Europa, ha adottato il più scontato dei rimedi: aumentare le tasse!
E lo ha fatto non solo in modo incontrollato – vale a dire in modo incongruo e senza rendersi conto degli effetti recessivi che iniziative del genere inevitabilmente comportano – ma anche in palese violazione del principio di equità, sbandierato all’inizio del mandato.
È scaturita, così, una situazione di malessere generale, perchè la tassazione, spesso indiretta, ha finito col colpire le fasce più deboli del paese, vale a dire i pensionati, gli artigiani, i piccoli imprenditori, per non parlare dei disoccupati – che hanno definitivamente perso la speranza di un posto di lavoro.
I dati statistici relativi ai suicidi, al tasso di disoccupazione, ai fallimenti ed alle chiusure di aziende e negozi sono eloquenti (solo a Napoli sono stati chiusi negli ultimi tempi ben 6500 negozi). Il paese è allo stremo.
Eppure Mario Monti, da esperto economista, avrebbe dovuto conoscere il modello adottato, in situazione analoga, dal re borbone Ferdinando II.
Venuto a trovarsi, a seguito degli avvenimenti del 1820-21, di fronte ad un enorme deficit del bilancio del Regno delle due Sicilie, che si trascinava di anno in anno al punto che veniva definito “debito galleggiante”, Ferdinando deciso a risanare le finanze dello stato, non solo non fece ricorso a nuove tasse ma diminuì notevolmente quelle esistenti, anche le più lucrative (come quella sul macinato); in particolare, non volle chiedere sacrifici alla proprietà ed all’industria, nel timore di arrecare loro ferite gravi.
Contestualmente ricorse alla riduzione della spesa pubblica, ma in modo veramente equo ed illuminato, chiedendo sacrifici solo a coloro che beneficavano di pubbliche benemerenze e di brillanti carriere: il che faceva presupporre un benessere eccedente le normali esigenze.
Infine il re borbone incentivò le opere pubbliche.
Infine il re borbone incentivò le opere pubbliche.
Si creò così nel regno un processo virtuoso che, attraverso il fiorire delle attività d’impresa risanò in un triennio l’economia ed eliminò del tutto la disoccupazione.
A questo punto il raffronto tra Mario e Ferdinando è inevitabile quanto impietoso. Il grande economista dei tempi nostri ha sostenuto – e sembra sostenere tuttora – una politica finanziaria meramente ragionieristica, priva di slanci vitali, fatta di compressione dell’esistenza: il che non poteva non comportare la grave recessione che il paese vive.
Il re borbone, per converso, ha dimostrato una intelligenza ed una cultura di statista che va ben al di la di un tecnicismo autocratico.
Sorprende il fatto che Monti abbia del tutto ignorato la storia del re Ferdinando di Borbone.
Forse il compassato e paludato economista del Nord non è riuscito nemmeno ad immaginare che un re borbone, considerato nell’immaginario collettivo come gaudente e burlone, potesse impartire la lezione di una politica economica di illuminato respiro, in grado di assicurare il superamento di una profonda crisi attraverso il miglioramento delle condizione operative e di vita dei cittadini, piuttosto che mediante l’adozione di misure fiscali opprimenti e scoraggianti, destinate a spegnere alla radice lo slancio vitale di ogni iniziativa imprenditoriale.
Fonte: http://www.linkiesta.it/blogs/dialogando/monti-sbaglia-salvare-l-italia-dovrebbe-copiare-ferdinando-di-borbone#ixzz29ZdkZT79
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mercoledì 17 ottobre 2012
Il Mezzogiorno NON ha bisogno di D'Alema...
Dopo aver appreso dalla popolare trasmissione TV di Fabio Fazio che finalmente Veltroni non intende ricandidarsi (ma non doveva essere da qualche anno già in Africa per missioni umanitarie come annunciò alla stessa trasmissione un po' di tempo fa?) , ecco che ora il tourbillon mediatico dell'auto-rottamazione si sposta su D'Alema.
L'ineffabile baffetto che da più di 20 anni è uno dei protagonisti della politica italiana, con la sua solita vena ironica un po' polemica ed un po' arrogante, ha dichiarato che si candiderà "solo se lo chiede il PD".
A questo punto alcuni dei suoi estimatori, e soprattutto alcuni dei suoi "luogotenenti" al Sud, hanno iniziato a stracciarsi le vesti a tal punto che hanno acquistato una pagina su "L'Unità", con un appello che mi ha colpito specie per quel titolo "Parta dal Sud la sfida per il governo" e per alcune considerazioni, condivisibili, sui danni catastrofici causati al Sud dal ventennio padan-berlusconiano.
Sapete come la penso sul berlusconismo, per le sue disastrose politiche nord-centriche col duo Bossi-Tremonti e sui danni morali, culturali ed economici prodotti dal pensiero dominante del ventennio berlusconiano, quello del "ghe pensi mi"...però più di una domanda sorge spontanea.
Cos'ha fatto D'Alema, uno degli esponenti di spicco della sinistra italiana, per rilanciare l'economia del Mezzogiorno, sia quando era nella "stanza dei bottoni" (è stato nel primo governo Prodi del '96, primo ministro Da '98 al 2000, Ministro degli Affari Esteri nel 2° Governo Prodi dal 2006 al 2008) sia quando era uno dei protagonisti dell'opposizione?
Cosa ha fatto la sinistra italiana ed in particolare i suoi leaders che spesso hanno invece flirtato con la Lega Nord, per contrastare la visione leghista di Sud "palla al piede"?
Cosa facevano i leaders della sinistra quando si spostavano i soldi dei FAS da Sud a Nord ed aumentavano le ingiustizie sociali e gli squilibri tra le due aree del paese?
Onestamente si può rispondere a queste domande molto sinteticamente, poco o niente, nonostante alcune belle parole e alcune cose, più annunciate che realizzate, strillate sulla pagina de "L'Unità".
Considerate poi le origini meridionali di D'Alema, la cosa è ancora più grave, parafrasando Nanni Moretti verrebbe voglia di urlare "D'Alema dì qualcosa di sinistra...dìci qualcosa a favore del Sud!"
Quel Sud "cornuto e mazziato", umiliato da una colonizzazione che dura da più di 150 anni, non ha avuto né uno straccio di partito di sinistra né una sua corrente che lo ponesse al centro dell'agenda politica, nonostante la drammaticità della situazione fosse evidente anche prima degli ultimi rapporti dell'ISTAT o dello Svimez.
Visti i risultati non possiamo quindi rimpiangere queste possibili uscite di scena e, più che le "rottamazioni" di Renzi, dovremmo sperare in nuovi leader a sinistra che, proprio perché dovrebbe essere una battaglia di sinistra quella di mettere al primo posto il riequilibrio territoriale, possono essere in quel caso degli inerlocutori per un movimento meridionalista.
Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud
Fonte: Partito del Sud - Roma
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Dopo aver appreso dalla popolare trasmissione TV di Fabio Fazio che finalmente Veltroni non intende ricandidarsi (ma non doveva essere da qualche anno già in Africa per missioni umanitarie come annunciò alla stessa trasmissione un po' di tempo fa?) , ecco che ora il tourbillon mediatico dell'auto-rottamazione si sposta su D'Alema.
L'ineffabile baffetto che da più di 20 anni è uno dei protagonisti della politica italiana, con la sua solita vena ironica un po' polemica ed un po' arrogante, ha dichiarato che si candiderà "solo se lo chiede il PD".
A questo punto alcuni dei suoi estimatori, e soprattutto alcuni dei suoi "luogotenenti" al Sud, hanno iniziato a stracciarsi le vesti a tal punto che hanno acquistato una pagina su "L'Unità", con un appello che mi ha colpito specie per quel titolo "Parta dal Sud la sfida per il governo" e per alcune considerazioni, condivisibili, sui danni catastrofici causati al Sud dal ventennio padan-berlusconiano.
Sapete come la penso sul berlusconismo, per le sue disastrose politiche nord-centriche col duo Bossi-Tremonti e sui danni morali, culturali ed economici prodotti dal pensiero dominante del ventennio berlusconiano, quello del "ghe pensi mi"...però più di una domanda sorge spontanea.
Cos'ha fatto D'Alema, uno degli esponenti di spicco della sinistra italiana, per rilanciare l'economia del Mezzogiorno, sia quando era nella "stanza dei bottoni" (è stato nel primo governo Prodi del '96, primo ministro Da '98 al 2000, Ministro degli Affari Esteri nel 2° Governo Prodi dal 2006 al 2008) sia quando era uno dei protagonisti dell'opposizione?
Cosa ha fatto la sinistra italiana ed in particolare i suoi leaders che spesso hanno invece flirtato con la Lega Nord, per contrastare la visione leghista di Sud "palla al piede"?
Cosa facevano i leaders della sinistra quando si spostavano i soldi dei FAS da Sud a Nord ed aumentavano le ingiustizie sociali e gli squilibri tra le due aree del paese?
Onestamente si può rispondere a queste domande molto sinteticamente, poco o niente, nonostante alcune belle parole e alcune cose, più annunciate che realizzate, strillate sulla pagina de "L'Unità".
Considerate poi le origini meridionali di D'Alema, la cosa è ancora più grave, parafrasando Nanni Moretti verrebbe voglia di urlare "D'Alema dì qualcosa di sinistra...dìci qualcosa a favore del Sud!"
Quel Sud "cornuto e mazziato", umiliato da una colonizzazione che dura da più di 150 anni, non ha avuto né uno straccio di partito di sinistra né una sua corrente che lo ponesse al centro dell'agenda politica, nonostante la drammaticità della situazione fosse evidente anche prima degli ultimi rapporti dell'ISTAT o dello Svimez.
Visti i risultati non possiamo quindi rimpiangere queste possibili uscite di scena e, più che le "rottamazioni" di Renzi, dovremmo sperare in nuovi leader a sinistra che, proprio perché dovrebbe essere una battaglia di sinistra quella di mettere al primo posto il riequilibrio territoriale, possono essere in quel caso degli inerlocutori per un movimento meridionalista.
Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud
Fonte: Partito del Sud - Roma
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martedì 16 ottobre 2012
VADEMECUM INFORMATIVO ASSEMBLEA FONDATIVA DI NAPOLI DEL 24 NOVEMBRE 2012
Invitiamo a registrarsi compilando in ogni sua parte il modulo che troverete al seguente link:
http://www.assembleafondativa.tk/.
Il modulo va compilato con i dati personali comprensivi del Codice Fiscale, indicando la modalità di partecipazione.
( di persona, per delega, via web) .
Bisogna indicare nel menù a tendina il movimento di appartenenza.
( gli iscritti al nostro Partito indicheranno Partito del Sud).
Nel modulo si potrà proporre ( facoltativo) nell'apposito spazio un nome per il Movimento e, sempre nel successivo relativo spazio ( facoltativo), eventuale emendamento alla "Carta dei principi" e/o allo Statuto da proporre all'assemblea per il voto.
Nel caso si decida successivamente alla registrazione di proporre nome/emendamento, non si dovrà fare nient'altro che ricompilare in ogni sua parte il modulo completandolo con i riferimenti necessari.
Ricordiamo il link alle regole dell'Assemblea, alla Carta dei principi e allo Statuto :http://partitodelsud.blogspot.it/2012/10/dopo-bari-napoli-assemblea-fondativa.html
http://www.assembleafondativa.tk/.
Il modulo va compilato con i dati personali comprensivi del Codice Fiscale, indicando la modalità di partecipazione.
( di persona, per delega, via web) .
Bisogna indicare nel menù a tendina il movimento di appartenenza.
( gli iscritti al nostro Partito indicheranno Partito del Sud).
Nel modulo si potrà proporre ( facoltativo) nell'apposito spazio un nome per il Movimento e, sempre nel successivo relativo spazio ( facoltativo), eventuale emendamento alla "Carta dei principi" e/o allo Statuto da proporre all'assemblea per il voto.
Nel caso si decida successivamente alla registrazione di proporre nome/emendamento, non si dovrà fare nient'altro che ricompilare in ogni sua parte il modulo completandolo con i riferimenti necessari.
Ricordiamo il link alle regole dell'Assemblea, alla Carta dei principi e allo Statuto :http://partitodelsud.blogspot.it/2012/10/dopo-bari-napoli-assemblea-fondativa.html
Iscriversi e partecipare all’Assemblea fondativa del movimento politico meridionalista del 24 novembre p.v. a Napoli consentirà a te di prendere aperte ai lavori fornendo il tuo prezioso contributo e agli organizzatori di poter garantire il corretto svolgimento dell’evento (trasparenza delle azioni, massimizzando l’obiettivo finale).
I criteri generali per partecipare con diritto di voto all'Assemblea sono i seguenti:
1. Di persona. La registrazione deve avvenire entro 48 ore dall'inizio dell'Assemblea. Chi partecipa di persona può raccogliere una delega, da comunicare entro i medesimi termini previsti per la registrazione.
2. Per delega. Tale opzione è limitata ai firmatari entro l'8 settembre 2012 dell'appello a Pino Aprile e ai partecipanti registrati all'incontro dell'8 settembre 2012 a Bari.
La delega va presentata per la registrazione entro 48 ore dall'inizio dell'assemblea. Nessuno può raccogliere più di una delega.
3. Via web. In tale caso la registrazione deve avvenire entro le ore 13 del 5 novembre 2012, indicando nome cognome codice fiscale recapito email e recapito telefonico.
I richiedenti saranno contattati per una verifica dell'identità e dovranno inviare via fax un documento entro le 13 del 14 novembre.
Entro 48 ore dall'inizio dell'assemblea i richiedenti riceveranno la conferma dell'iscrizione con le modalità tecniche per la partecipazione al dibattito e alle votazioni.
Sarà possibile partecipare all'assemblea con una semplice registrazione all'ingresso, ma non si avrà diritto di voto.
Per registrarsi occorre, dunque, recarsi all’indirizzo www.assembleafondativa.tk aperto a chiunque voglia contribuire alla nascita del movimento e pensato per una agevole compilazione.
Attraverso di esso si potrà:
Attraverso di esso si potrà:
1. fornire dati anagrafici di base
2. segnalare la modalità di partecipazione prescelta (personalmente, per delega, via web)
3. fornire il nome del proprio eventuale delegato
4. suggerire nomi per il movimento
5. candidarsi al coordinamento provvisorio
6. segnalare propri emendamenti
Al contempo è stata predisposta una piattaforma partecipativa online (iscrizione esclusivamente su invito per coloro i quali avranno rispettato termini e modalità di registrazione su www.assembleafondativa.tk).
All’indirizzo www.sudtrezero.it i registrati troveranno uno strumento da usare per poter suggerire e dibattere i temi dell’assemblea, prima, durante e dopo la conclusione dei lavori. Al giorno d’oggi (97% dei giovani meridionali frequenta social network) e con l’enorme popolazione meridionale sparsa per il mondo era necessario garantire la massima capacità partecipativa via web. Alla piattaforma verranno invitati a registrarsi tutti gli iscritti all’assemblea e i sostenitori del nascente movimento. Il giorno dell’assemblea, i partecipanti via web avranno uno spazio di interazione tra loro e con i lavori dell’assemblea.
La piattaforma si utilizza come un banale social network in stile FB, con condivisione di stato, idee, video, foto, articoli ecc. insomma partecipare ai lavori dell’assemblea seguendo i post, lo streaming o proponendo propri suggerimenti. Prima e durante i lavori dell’assemblea sarà possibile, cliccando sulle voci di menù visibili in alto:
La piattaforma si utilizza come un banale social network in stile FB, con condivisione di stato, idee, video, foto, articoli ecc. insomma partecipare ai lavori dell’assemblea seguendo i post, lo streaming o proponendo propri suggerimenti. Prima e durante i lavori dell’assemblea sarà possibile, cliccando sulle voci di menù visibili in alto:
1. PROPONI NOMI: Proporre nomi per il nascente movimento oltre a idee e progetti
2. PROPONI EMENDAMENTI: Proporre emendamenti alla carta e/o allo statuto
3. CANDIDATI: Candidarsi di persona al coordinamento provvisorio del movimento
4. VOTA: Votare proposte e altri elementi che il comitato organizzatore metterà ai voti
5. Intervieni in diretta: interagire via chat con l’assemblea
6. SOSTIENICI: Donare fondi al nascente movimento
7. Altre numerose e utili funzioni di un social network esclusivamente dedicato a far nascere il movimento.
2. PROPONI EMENDAMENTI: Proporre emendamenti alla carta e/o allo statuto
3. CANDIDATI: Candidarsi di persona al coordinamento provvisorio del movimento
4. VOTA: Votare proposte e altri elementi che il comitato organizzatore metterà ai voti
5. Intervieni in diretta: interagire via chat con l’assemblea
6. SOSTIENICI: Donare fondi al nascente movimento
7. Altre numerose e utili funzioni di un social network esclusivamente dedicato a far nascere il movimento.
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Invitiamo a registrarsi compilando in ogni sua parte il modulo che troverete al seguente link:
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1. Di persona. La registrazione deve avvenire entro 48 ore dall'inizio dell'Assemblea. Chi partecipa di persona può raccogliere una delega, da comunicare entro i medesimi termini previsti per la registrazione.
2. Per delega. Tale opzione è limitata ai firmatari entro l'8 settembre 2012 dell'appello a Pino Aprile e ai partecipanti registrati all'incontro dell'8 settembre 2012 a Bari.
La delega va presentata per la registrazione entro 48 ore dall'inizio dell'assemblea. Nessuno può raccogliere più di una delega.
3. Via web. In tale caso la registrazione deve avvenire entro le ore 13 del 5 novembre 2012, indicando nome cognome codice fiscale recapito email e recapito telefonico.
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Entro 48 ore dall'inizio dell'assemblea i richiedenti riceveranno la conferma dell'iscrizione con le modalità tecniche per la partecipazione al dibattito e alle votazioni.
Sarà possibile partecipare all'assemblea con una semplice registrazione all'ingresso, ma non si avrà diritto di voto.
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Attraverso di esso si potrà:
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1. fornire dati anagrafici di base
2. segnalare la modalità di partecipazione prescelta (personalmente, per delega, via web)
3. fornire il nome del proprio eventuale delegato
4. suggerire nomi per il movimento
5. candidarsi al coordinamento provvisorio
6. segnalare propri emendamenti
Al contempo è stata predisposta una piattaforma partecipativa online (iscrizione esclusivamente su invito per coloro i quali avranno rispettato termini e modalità di registrazione su www.assembleafondativa.tk).
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La piattaforma si utilizza come un banale social network in stile FB, con condivisione di stato, idee, video, foto, articoli ecc. insomma partecipare ai lavori dell’assemblea seguendo i post, lo streaming o proponendo propri suggerimenti. Prima e durante i lavori dell’assemblea sarà possibile, cliccando sulle voci di menù visibili in alto:
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1. PROPONI NOMI: Proporre nomi per il nascente movimento oltre a idee e progetti
2. PROPONI EMENDAMENTI: Proporre emendamenti alla carta e/o allo statuto
3. CANDIDATI: Candidarsi di persona al coordinamento provvisorio del movimento
4. VOTA: Votare proposte e altri elementi che il comitato organizzatore metterà ai voti
5. Intervieni in diretta: interagire via chat con l’assemblea
6. SOSTIENICI: Donare fondi al nascente movimento
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2. PROPONI EMENDAMENTI: Proporre emendamenti alla carta e/o allo statuto
3. CANDIDATI: Candidarsi di persona al coordinamento provvisorio del movimento
4. VOTA: Votare proposte e altri elementi che il comitato organizzatore metterà ai voti
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Novità editoriale: "Uomini e Donne del Sud" di Paolo Brogi

Paolo Brogi è un giornalista del Corriere della Sera. Ha scritto un libro sul Sud, ha parlato delle donne e uomini coraggiosi del Sud e, tra gli altri, ha parlato in questo libro anche di Antonio Ciano.
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Paolo Brogi è un giornalista del Corriere della Sera. Ha scritto un libro sul Sud, ha parlato delle donne e uomini coraggiosi del Sud e, tra gli altri, ha parlato in questo libro anche di Antonio Ciano.
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lunedì 15 ottobre 2012
Finmeccanica, Orsi: senza Maroni col cavolo che ero qui
Fonte: Il lazzaro
Quando più di un anno fa denunciammo lo scippo che la Lega stava perpetrando, ancora una volta,ai danni di Napoli e del mezzogiorno, ricevemmo risposte piccate ed irridenti del popolo padano.
Quando denunciammo lo spostamento di Alenia Aermacchi, controllata da Finmeccanica, da Pomigliano d'Arco a Varese (feudo dell'attuale segretario federale della lega per l'indipendenza della patana) senza alcun ragionevole motivo, fummo tacciati di vittimismo.
E lo fummo anche quando pubblicammo un video, che circola su youtube, in cui l'ingegner Bosio denunciava un atteggiamento dell'azienda, quanto meno discutibile nei confronti dei napoletani.
Ma il tempo è galantuomo, ed oggi, su Il Fatto Quotidiano, compaiono le intercettazioni tra Maroni ed Orsi (amministratore delegato di Finmeccanica). Quanto rileva da quelle intercettazioni è una, chiamiamola con un eufemismo, quanto meno contiguità tra i vertici di Finmeccanica e quelli della Lega.
Il che (forse?!?!) spiega molte scelte strategiche dell'azienda proprio ai danni del Mezzogiorno.
Ecco alcuni stralci
ORSI: Io dico sempre comunque se non c'è Roberto Maroni a fare l'ultimo miglio, col cavolo che io qua c'ero, penso fanno tutti ibravi ...
MARONI: Esatto...Esatto
ORSI: Però alla fine quella domenica la, la telefonata l'hai fatta tu...
Ed ancora:
ORSI: Sarà che sono o non sono della Lega, a se non c'era, se non c'era Maroni.io qua non c'ero oggi quindi comunque nel bene o nelmale, ringraziatelo o maleditelo se non vi vado bene...
MARONI: (Ride)
ORSI: Senti, veramente alla fine è così, no?
MARONI: E sì infatti, e tusai .. e tu sai che noi l'abbiamo fatto non perchè tu sei della Lega , perchè non è vero e non ce ne frega un cazzo, ma perchè io e una parte della Lega siamo quelli chesosteniamo che le persone devono andare perchè meritano di andare, perchè hanno le capacità e non perchè hanno la tessera, no quindi...
(certo certo come no, l'importante è che siano patani ndr)
Ed infine a proposito della moglie di Maroni che lavore per Aermacchi:
MARONI: ...Mia moglie lavora ...la fate lavorare anche durante le vacanze di Natale...
O R S I : È Caporaletti, chiamalo... (INTERCETTAZIONI TRATTE DA IL FATTO QUOTIDIANO)
Insomma
i soliti sepolcri imbiancati. Davanti alle folle cornute (nel senso che
portano elmi con le corna) si scagliano contro quei sudici terroni
raccomandati, che si abbandonano all'assistenzialismo ed a comportamenti
clientelari. Al telefono agnellini pronti a sponsorizzare dirigenti che
assumono "decisioni strategiche" (leggasi collocamento) solo per una
parte del paese...o no?
Ecco il video dell'Ing. Bosio ("non voglio napoletani tra i dirigenti ma un bel milanese con le palle"):
Leggi tutto »
Quando più di un anno fa denunciammo lo scippo che la Lega stava perpetrando, ancora una volta,ai danni di Napoli e del mezzogiorno, ricevemmo risposte piccate ed irridenti del popolo padano.
Quando denunciammo lo spostamento di Alenia Aermacchi, controllata da Finmeccanica, da Pomigliano d'Arco a Varese (feudo dell'attuale segretario federale della lega per l'indipendenza della patana) senza alcun ragionevole motivo, fummo tacciati di vittimismo.
E lo fummo anche quando pubblicammo un video, che circola su youtube, in cui l'ingegner Bosio denunciava un atteggiamento dell'azienda, quanto meno discutibile nei confronti dei napoletani.
Ma il tempo è galantuomo, ed oggi, su Il Fatto Quotidiano, compaiono le intercettazioni tra Maroni ed Orsi (amministratore delegato di Finmeccanica). Quanto rileva da quelle intercettazioni è una, chiamiamola con un eufemismo, quanto meno contiguità tra i vertici di Finmeccanica e quelli della Lega.
Il che (forse?!?!) spiega molte scelte strategiche dell'azienda proprio ai danni del Mezzogiorno.
Ecco alcuni stralci
ORSI: Io dico sempre comunque se non c'è Roberto Maroni a fare l'ultimo miglio, col cavolo che io qua c'ero, penso fanno tutti ibravi ...
MARONI: Esatto...Esatto
ORSI: Però alla fine quella domenica la, la telefonata l'hai fatta tu...
Ed ancora:
ORSI: Sarà che sono o non sono della Lega, a se non c'era, se non c'era Maroni.io qua non c'ero oggi quindi comunque nel bene o nelmale, ringraziatelo o maleditelo se non vi vado bene...
MARONI: (Ride)
ORSI: Senti, veramente alla fine è così, no?
MARONI: E sì infatti, e tusai .. e tu sai che noi l'abbiamo fatto non perchè tu sei della Lega , perchè non è vero e non ce ne frega un cazzo, ma perchè io e una parte della Lega siamo quelli chesosteniamo che le persone devono andare perchè meritano di andare, perchè hanno le capacità e non perchè hanno la tessera, no quindi...
(certo certo come no, l'importante è che siano patani ndr)
Ed infine a proposito della moglie di Maroni che lavore per Aermacchi:
MARONI: ...Mia moglie lavora ...la fate lavorare anche durante le vacanze di Natale...
O R S I : È Caporaletti, chiamalo... (INTERCETTAZIONI TRATTE DA IL FATTO QUOTIDIANO)
Ecco il video dell'Ing. Bosio ("non voglio napoletani tra i dirigenti ma un bel milanese con le palle"):
Fonte: Il lazzaro
Quando più di un anno fa denunciammo lo scippo che la Lega stava perpetrando, ancora una volta,ai danni di Napoli e del mezzogiorno, ricevemmo risposte piccate ed irridenti del popolo padano.
Quando denunciammo lo spostamento di Alenia Aermacchi, controllata da Finmeccanica, da Pomigliano d'Arco a Varese (feudo dell'attuale segretario federale della lega per l'indipendenza della patana) senza alcun ragionevole motivo, fummo tacciati di vittimismo.
E lo fummo anche quando pubblicammo un video, che circola su youtube, in cui l'ingegner Bosio denunciava un atteggiamento dell'azienda, quanto meno discutibile nei confronti dei napoletani.
Ma il tempo è galantuomo, ed oggi, su Il Fatto Quotidiano, compaiono le intercettazioni tra Maroni ed Orsi (amministratore delegato di Finmeccanica). Quanto rileva da quelle intercettazioni è una, chiamiamola con un eufemismo, quanto meno contiguità tra i vertici di Finmeccanica e quelli della Lega.
Il che (forse?!?!) spiega molte scelte strategiche dell'azienda proprio ai danni del Mezzogiorno.
Ecco alcuni stralci
ORSI: Io dico sempre comunque se non c'è Roberto Maroni a fare l'ultimo miglio, col cavolo che io qua c'ero, penso fanno tutti ibravi ...
MARONI: Esatto...Esatto
ORSI: Però alla fine quella domenica la, la telefonata l'hai fatta tu...
Ed ancora:
ORSI: Sarà che sono o non sono della Lega, a se non c'era, se non c'era Maroni.io qua non c'ero oggi quindi comunque nel bene o nelmale, ringraziatelo o maleditelo se non vi vado bene...
MARONI: (Ride)
ORSI: Senti, veramente alla fine è così, no?
MARONI: E sì infatti, e tusai .. e tu sai che noi l'abbiamo fatto non perchè tu sei della Lega , perchè non è vero e non ce ne frega un cazzo, ma perchè io e una parte della Lega siamo quelli chesosteniamo che le persone devono andare perchè meritano di andare, perchè hanno le capacità e non perchè hanno la tessera, no quindi...
(certo certo come no, l'importante è che siano patani ndr)
Ed infine a proposito della moglie di Maroni che lavore per Aermacchi:
MARONI: ...Mia moglie lavora ...la fate lavorare anche durante le vacanze di Natale...
O R S I : È Caporaletti, chiamalo... (INTERCETTAZIONI TRATTE DA IL FATTO QUOTIDIANO)
Insomma
i soliti sepolcri imbiancati. Davanti alle folle cornute (nel senso che
portano elmi con le corna) si scagliano contro quei sudici terroni
raccomandati, che si abbandonano all'assistenzialismo ed a comportamenti
clientelari. Al telefono agnellini pronti a sponsorizzare dirigenti che
assumono "decisioni strategiche" (leggasi collocamento) solo per una
parte del paese...o no?
Ecco il video dell'Ing. Bosio ("non voglio napoletani tra i dirigenti ma un bel milanese con le palle"):
Quando più di un anno fa denunciammo lo scippo che la Lega stava perpetrando, ancora una volta,ai danni di Napoli e del mezzogiorno, ricevemmo risposte piccate ed irridenti del popolo padano.
Quando denunciammo lo spostamento di Alenia Aermacchi, controllata da Finmeccanica, da Pomigliano d'Arco a Varese (feudo dell'attuale segretario federale della lega per l'indipendenza della patana) senza alcun ragionevole motivo, fummo tacciati di vittimismo.
E lo fummo anche quando pubblicammo un video, che circola su youtube, in cui l'ingegner Bosio denunciava un atteggiamento dell'azienda, quanto meno discutibile nei confronti dei napoletani.
Ma il tempo è galantuomo, ed oggi, su Il Fatto Quotidiano, compaiono le intercettazioni tra Maroni ed Orsi (amministratore delegato di Finmeccanica). Quanto rileva da quelle intercettazioni è una, chiamiamola con un eufemismo, quanto meno contiguità tra i vertici di Finmeccanica e quelli della Lega.
Il che (forse?!?!) spiega molte scelte strategiche dell'azienda proprio ai danni del Mezzogiorno.
Ecco alcuni stralci
ORSI: Io dico sempre comunque se non c'è Roberto Maroni a fare l'ultimo miglio, col cavolo che io qua c'ero, penso fanno tutti ibravi ...
MARONI: Esatto...Esatto
ORSI: Però alla fine quella domenica la, la telefonata l'hai fatta tu...
Ed ancora:
ORSI: Sarà che sono o non sono della Lega, a se non c'era, se non c'era Maroni.io qua non c'ero oggi quindi comunque nel bene o nelmale, ringraziatelo o maleditelo se non vi vado bene...
MARONI: (Ride)
ORSI: Senti, veramente alla fine è così, no?
MARONI: E sì infatti, e tusai .. e tu sai che noi l'abbiamo fatto non perchè tu sei della Lega , perchè non è vero e non ce ne frega un cazzo, ma perchè io e una parte della Lega siamo quelli chesosteniamo che le persone devono andare perchè meritano di andare, perchè hanno le capacità e non perchè hanno la tessera, no quindi...
(certo certo come no, l'importante è che siano patani ndr)
Ed infine a proposito della moglie di Maroni che lavore per Aermacchi:
MARONI: ...Mia moglie lavora ...la fate lavorare anche durante le vacanze di Natale...
O R S I : È Caporaletti, chiamalo... (INTERCETTAZIONI TRATTE DA IL FATTO QUOTIDIANO)
Ecco il video dell'Ing. Bosio ("non voglio napoletani tra i dirigenti ma un bel milanese con le palle"):
GEOTERMIA E RICERCA DEL SOTTOSUOLO: RISORSA “NO-CRIM” A DISPOSIZIONE DELL’ECONOMIA MERIDIONALE
La geotermia nel Sud può attrarre
molti investimenti e rappresentare una vera risorsa, può farlo perché è
sistemicamente capace di scoraggiare le infiltrazioni criminali e può favorire l’impegno
di giovani imprenditori se sostenuti dallo Stato attraverso politiche
lungimiranti. Un comparto dall’alto valore potenziale in tutte le regioni del
Mezzogiorno (particolarmente in quelle dell’obiettivo convergenza, come
sottolineato dal progetto VIGOR), ognuna con varie applicazioni di questa fonte:
dal riscaldamento/raffrescamento alla produzione elettrica, fino agli usi
termali e turistici.
Un comparto che può sfruttare nel
Meridione d’Italia i bonus previsti dall’incentivo, data la grande quantità di
territori mai interessati da progetti geotermici - in greenfield - che possono rimettere in moto quell’industria di esplorazione del
sottosuolo fondamentale non solo per l’uso del potenziale geotermico, ma anche
per la ricerca di tutte quelle risorse della terra, in particolare materie
prime e metalli, fondamentali per realizzare tecnologie e infrastrutture.
Quest’ultime, ad esempio, indispensabili per quella rivoluzione smart city e smart grid che auspica di trasformare il Sud e l’Italia intera.
Come spiega Fedora Quattrocchi, responsabile Unità funzionale “Geochimica dei
Fluidi, Stoccaggio geologico e Geotermia", sezione Sismologia e
Tettonofisica dell’Istituto Nazionale
Geofisica e Vulcanologia, In termini di potenziale geotermico «il Meridione
d’Italia è molto più ricco del Nord, anche perché si tratta di zone molto meno
densamente abitate». Per fare pochi esempi: «In Puglia ci sono zone di faglie mosse negli ultimi secoli, come
quella di Manfredonia o di Apricena Poggio Imperiale, la faglia del Candelaro, la piana di Foggia, dove
c’è presenza di acqua calda. Sono siti dove si può fare media entalpia»; con
cui è possibile anche la produzione elettrica.
Nel corso della “39th Courseof the International School of Geophysics” tenuto a Erice alla fine di settembre, «abbiamo fatto vede un grafico
per la Sicilia che considera due modelli: un insieme dei fattori predisponenti
per la geotermia e uno dei fattori di rischio. Unendo i due modelli si è creata
una mappa della Sicilia in cui si riscontrano
le aree più idonee. Questo sistema ha destato il grande interesse per i player stranieri
presenti».
Nonostante il valore potenziale
accennato, non sempre si riesce a integrare le necessità dei progetti
geotermici con quelle del mercato attuale. Condizione che molto spesso ha
premiato nel Sud la diffusione di impianti rinnovabili di più immediato
ritorno. «Spesso si preferiscono progetti che hanno un ritorno per l’investitore entro i primi cinque anni, mentre la
geotermia ha dei ritorni sui dieci. Ecco, questo è un problema, perché
soprattutto il giovane imprenditore è disincentivato a puntare sulla geotermia
rispetto ad altre filiere di più rapido ritorno, soprattutto alla luce del
sistema di incentivazione che c’è stato nel passato».
In questo modo però, prosegue la
professoressa Quattrocchi: «Si fa morire il settore della “economic geology”, che permette di fare una ricerca di base molto
accurata, oltre alla ricerca applicata, per ritrovare le materie prime,
elementi fondamentali per creare quelle smart grid o smart city di cui tutti
parlano. Terre rare, rame, litio, selenio, elementi
che nessuna impresa nazionale cerca, mentre ci sono interi Paesi africani comprati
a pezzi per questo motivo da realtà cinesi, inglesi o francesi. Basti pensare
al litio necessario per le batterie, fondamentali per gestire l’integrazione
delle rinnovabili sulla rete».
Una delle critiche consolidate (e
ormai entrata di diritto nell’immaginario collettivo grazie anche alla fiction
televisiva italiana) è l’accusa di collusione tra la realizzazione di impianti
da fonti di energia rinnovabili e criminalità
a vario livello. È pensabile una commistione di questo tipo anche per il
geotermico al Sud?
«No, perché la filiera geotermica è talmente complessa, soprattutto
dal punto di vista della ricerca scientifica che è sempre necessaria, con un
continuo bisogno dell’università, ad esempio, e con aziende generalmente dalle
“spalle larghe”. Certamente, una strada per tenere lontani gli interessi
criminali dalle FER sia modulare l’incentivo sulla produzione di energia e non
sul solo installato». Dunque, la geotermia come un settore no criminalità: “No-Crim”!
Le operazioni del sottosuolo,
tradizionalmente, generano una forte apprensione nella società civile e nelle comunità
locale che di volta in volta sono interessate da progetti geotermici, di
estrazione degli idrocarburi, di stoccaggio di CO₂ (CCS), e d’infrastrutturazione generale. Tale apprensione si traduce
in un immediato sfogo di protesta e contestazione che genera l’ormai noto
effetto NIMBY (not in my back yard),
senza che la politica locale riesca a intervenire con un approccio realmente
laico su argomenti e discussioni. Se a ciò si aggiunge una generale
disinformazione su tecniche e scienza del sottosuolo, sia a livello di
amministrazioni locali (più gravemente), sia a livello di cittadinanza (più o
meno colpevolmente), se ne deriva un atteggiamento pregiudizievole per
qualsiasi attività del sottosuolo, anche quando esse prevedono un approccio di
sostenibilità per il territorio. A ciò si aggiunge, infine, che la politica locale vive di voti e i progetti del sottosuolo,
quando generano panico e ansia nella popolazione, tolgono consensi a chi li asostiene,
prescindendo dal beneficio economico e sociale che ne potrebbe derivare.
Data la forte influenza dei
poteri locali sulle attività energetiche territoriali, è forte il dibattito
sulla possibilità di rivedere quanto previsto dalla riforma del Titolo V del 2001, riconsegnando alcune competenze,
particolarmente in materia di energia, al solo Stato centrale, fuori dunque dalle materie concorrenti con le Regioni. Una necessità su cui si è
mosso recentemente lo stesso Governo Monti.
Fonte: laquestioneenergeticameridionale.blogspot.it
La geotermia nel Sud può attrarre
molti investimenti e rappresentare una vera risorsa, può farlo perché è
sistemicamente capace di scoraggiare le infiltrazioni criminali e può favorire l’impegno
di giovani imprenditori se sostenuti dallo Stato attraverso politiche
lungimiranti. Un comparto dall’alto valore potenziale in tutte le regioni del
Mezzogiorno (particolarmente in quelle dell’obiettivo convergenza, come
sottolineato dal progetto VIGOR), ognuna con varie applicazioni di questa fonte:
dal riscaldamento/raffrescamento alla produzione elettrica, fino agli usi
termali e turistici.
Un comparto che può sfruttare nel
Meridione d’Italia i bonus previsti dall’incentivo, data la grande quantità di
territori mai interessati da progetti geotermici - in greenfield - che possono rimettere in moto quell’industria di esplorazione del
sottosuolo fondamentale non solo per l’uso del potenziale geotermico, ma anche
per la ricerca di tutte quelle risorse della terra, in particolare materie
prime e metalli, fondamentali per realizzare tecnologie e infrastrutture.
Quest’ultime, ad esempio, indispensabili per quella rivoluzione smart city e smart grid che auspica di trasformare il Sud e l’Italia intera.
Come spiega Fedora Quattrocchi, responsabile Unità funzionale “Geochimica dei
Fluidi, Stoccaggio geologico e Geotermia", sezione Sismologia e
Tettonofisica dell’Istituto Nazionale
Geofisica e Vulcanologia, In termini di potenziale geotermico «il Meridione
d’Italia è molto più ricco del Nord, anche perché si tratta di zone molto meno
densamente abitate». Per fare pochi esempi: «In Puglia ci sono zone di faglie mosse negli ultimi secoli, come
quella di Manfredonia o di Apricena Poggio Imperiale, la faglia del Candelaro, la piana di Foggia, dove
c’è presenza di acqua calda. Sono siti dove si può fare media entalpia»; con
cui è possibile anche la produzione elettrica.
Nel corso della “39th Courseof the International School of Geophysics” tenuto a Erice alla fine di settembre, «abbiamo fatto vede un grafico
per la Sicilia che considera due modelli: un insieme dei fattori predisponenti
per la geotermia e uno dei fattori di rischio. Unendo i due modelli si è creata
una mappa della Sicilia in cui si riscontrano
le aree più idonee. Questo sistema ha destato il grande interesse per i player stranieri
presenti».
Nonostante il valore potenziale
accennato, non sempre si riesce a integrare le necessità dei progetti
geotermici con quelle del mercato attuale. Condizione che molto spesso ha
premiato nel Sud la diffusione di impianti rinnovabili di più immediato
ritorno. «Spesso si preferiscono progetti che hanno un ritorno per l’investitore entro i primi cinque anni, mentre la
geotermia ha dei ritorni sui dieci. Ecco, questo è un problema, perché
soprattutto il giovane imprenditore è disincentivato a puntare sulla geotermia
rispetto ad altre filiere di più rapido ritorno, soprattutto alla luce del
sistema di incentivazione che c’è stato nel passato».
In questo modo però, prosegue la
professoressa Quattrocchi: «Si fa morire il settore della “economic geology”, che permette di fare una ricerca di base molto
accurata, oltre alla ricerca applicata, per ritrovare le materie prime,
elementi fondamentali per creare quelle smart grid o smart city di cui tutti
parlano. Terre rare, rame, litio, selenio, elementi
che nessuna impresa nazionale cerca, mentre ci sono interi Paesi africani comprati
a pezzi per questo motivo da realtà cinesi, inglesi o francesi. Basti pensare
al litio necessario per le batterie, fondamentali per gestire l’integrazione
delle rinnovabili sulla rete».
Una delle critiche consolidate (e
ormai entrata di diritto nell’immaginario collettivo grazie anche alla fiction
televisiva italiana) è l’accusa di collusione tra la realizzazione di impianti
da fonti di energia rinnovabili e criminalità
a vario livello. È pensabile una commistione di questo tipo anche per il
geotermico al Sud?
«No, perché la filiera geotermica è talmente complessa, soprattutto
dal punto di vista della ricerca scientifica che è sempre necessaria, con un
continuo bisogno dell’università, ad esempio, e con aziende generalmente dalle
“spalle larghe”. Certamente, una strada per tenere lontani gli interessi
criminali dalle FER sia modulare l’incentivo sulla produzione di energia e non
sul solo installato». Dunque, la geotermia come un settore no criminalità: “No-Crim”!
Le operazioni del sottosuolo,
tradizionalmente, generano una forte apprensione nella società civile e nelle comunità
locale che di volta in volta sono interessate da progetti geotermici, di
estrazione degli idrocarburi, di stoccaggio di CO₂ (CCS), e d’infrastrutturazione generale. Tale apprensione si traduce
in un immediato sfogo di protesta e contestazione che genera l’ormai noto
effetto NIMBY (not in my back yard),
senza che la politica locale riesca a intervenire con un approccio realmente
laico su argomenti e discussioni. Se a ciò si aggiunge una generale
disinformazione su tecniche e scienza del sottosuolo, sia a livello di
amministrazioni locali (più gravemente), sia a livello di cittadinanza (più o
meno colpevolmente), se ne deriva un atteggiamento pregiudizievole per
qualsiasi attività del sottosuolo, anche quando esse prevedono un approccio di
sostenibilità per il territorio. A ciò si aggiunge, infine, che la politica locale vive di voti e i progetti del sottosuolo,
quando generano panico e ansia nella popolazione, tolgono consensi a chi li asostiene,
prescindendo dal beneficio economico e sociale che ne potrebbe derivare.
Data la forte influenza dei
poteri locali sulle attività energetiche territoriali, è forte il dibattito
sulla possibilità di rivedere quanto previsto dalla riforma del Titolo V del 2001, riconsegnando alcune competenze,
particolarmente in materia di energia, al solo Stato centrale, fuori dunque dalle materie concorrenti con le Regioni. Una necessità su cui si è
mosso recentemente lo stesso Governo Monti.
Fonte: laquestioneenergeticameridionale.blogspot.it
martedì 9 ottobre 2012
E' NATO IL BLOG PARTITO DEL SUD - PUGLIA
Per far fronte alle sempre più pressanti richieste che giungono dal territorio, al fine di dare una maggiore visibilità alle idee del nostro Partito, il Coord. Regionale Puglia del PdSUD ha ben pensato di dotarsi di un proprio blog, che entra così a far parte del Network informativo del nostro Partito.
Nel porgere i nostri complimenti a Michele Dell'Edera per l'ottimo lavoro grafico, accogliamo con piacere la nascita del nuovo blog che potrete trovare al seguente indirizzo:
Leggi tutto »
Nel porgere i nostri complimenti a Michele Dell'Edera per l'ottimo lavoro grafico, accogliamo con piacere la nascita del nuovo blog che potrete trovare al seguente indirizzo:
Fonte : www.partitodelsudpu
Per far fronte alle sempre più pressanti richieste che giungono dal territorio, al fine di dare una maggiore visibilità alle idee del nostro Partito, il Coord. Regionale Puglia del PdSUD ha ben pensato di dotarsi di un proprio blog, che entra così a far parte del Network informativo del nostro Partito.
Nel porgere i nostri complimenti a Michele Dell'Edera per l'ottimo lavoro grafico, accogliamo con piacere la nascita del nuovo blog che potrete trovare al seguente indirizzo:
Nel porgere i nostri complimenti a Michele Dell'Edera per l'ottimo lavoro grafico, accogliamo con piacere la nascita del nuovo blog che potrete trovare al seguente indirizzo:
Fonte : www.partitodelsudpu
sabato 6 ottobre 2012
Condannato il museo Lombroso: restituisca i resti del «brigante»
I nostri più vivi complimenti al "Comitato No Lombroso " ed al suo animatore Domenico Iannantuoni.
( PdSUD)
Fonte: Antonio Carioti - Corriere della Sera
Sabato 06 Ottobre 2012

Esulta il comitato «No Lombroso», che esige la rimozione del criminologo veronese e delle sue teorie, accusate di razzismo antimeridionale, dai libri di testo e da ogni intestazione di vie, piazze scuole o musei. Un primo successo della battaglia contro lo studioso di origine ebraica è stato sancito dalla magistratura: il giudice Gustavo Danise, del tribunale calabrese di Lamezia Terme, ha stabilito che il museo universitario di antropologia criminale «Cesare Lombroso», situato a Torino, dovrà consegnare uno dei teschi esposti nelle sue sale al comune di Motta Santa Lucia (Catanzaro) e pagarne le spese di tumulazione. Il cranio in questione apparteneva a un residente del luogo, Giuseppe Villella, sospetto di brigantaggio e condannato per furto e incendio, che morì in carcere nel 1872. Cesare Lombroso, medico prima a Pavia e poi a Torino, ne sottopose il cadavere ad autopsia e, nell'esaminarne la testa, giunse alla convinzione di aver individuato le caratteristiche morfologiche del «delinquente nato». Da lì prese a costruire le sue teorie, secondo le quali la tendenza al crimine sarebbe una caratteristica atavica, particolarmente diffusa nel Mezzogiorno e soprattutto in Calabria, riscontrabile nell'aspetto fisico dei soggetti interessati. La conformazione del cranio, in parole povere, come prova di un'innata inclinazione al delitto. Lombroso sviluppò le sue tesi, da tempo rigettate come prive di fondamento dagli scienziati, raccogliendo un gran numero di resti umani. Poi la sua collezione privata divenne un museo a lui intitolato, che è stato riallestito nel 2009 dall'Università di Torino. Contro di esso è indirizzata la campagna del comitato «No Lombroso», di cui «la Lettura» si è occupata il 1° luglio scorso. «Non chiediamo la chiusura dell'allestimento — dichiara l'animatore del comitato, Domenico Iannantuoni —, ma il ritiro dei reperti ossei umani e, dove possibile, la loro restituzione alle comunità di origine delle persone cui appartenevano. L'istituzione torinese non è un museo anatomico, quindi non ha diritto di esporli. Magari li si potrà sostituire con degli appositi calchi in gesso o in plastica». Così è partita l'azione legale presso il tribunale di Lamezia Terme, promossa dal comune di Motta Santa Lucia sulla base delle norme per cui gli atenei potevano svolgere indagini scientifiche sui cadaveri dei condannati morti in carcere, ma dovevano poi, terminati gli studi, procedere alla loro sepoltura. Il che non è mai avvenuto, malgrado i reperti abbiano perso ogni interesse scientifico dopo la smentita delle teorie lombrosiane. L'Università di Torino si è opposta, sostenendo che il museo non ha alcuna intenzione di rilanciare concezioni ormai superate, ma si propone di documentare l'epoca del positivismo, di cui Lombroso fu esponente, rilevandone ovviamente anche i gravi errori. Il giudice però ha respinto questo argomento: sarebbe come se un innocente finito in galera, si legge nell'ordinanza, anche dopo il riconoscimento dell'errore giudiziario fosse trattenuto in carcere, «quale testimonianza degli errori che può commettere la giustizia penale». Non vi è dunque motivo, sostiene il magistrato, per cui il cranio di Villella debba rimanere esposto come esempio di una categoria umana bollata come criminale per natura in base a una teoria errata. Di conseguenza l'ateneo «deve restituire il cranio per la sepoltura, anche al comune di residenza in vita, in mancanza di eredi che abbiano formulato espressa richiesta».
.
I nostri più vivi complimenti al "Comitato No Lombroso " ed al suo animatore Domenico Iannantuoni.
( PdSUD)
Fonte: Antonio Carioti - Corriere della Sera
Sabato 06 Ottobre 2012

Esulta il comitato «No Lombroso», che esige la rimozione del criminologo veronese e delle sue teorie, accusate di razzismo antimeridionale, dai libri di testo e da ogni intestazione di vie, piazze scuole o musei. Un primo successo della battaglia contro lo studioso di origine ebraica è stato sancito dalla magistratura: il giudice Gustavo Danise, del tribunale calabrese di Lamezia Terme, ha stabilito che il museo universitario di antropologia criminale «Cesare Lombroso», situato a Torino, dovrà consegnare uno dei teschi esposti nelle sue sale al comune di Motta Santa Lucia (Catanzaro) e pagarne le spese di tumulazione. Il cranio in questione apparteneva a un residente del luogo, Giuseppe Villella, sospetto di brigantaggio e condannato per furto e incendio, che morì in carcere nel 1872. Cesare Lombroso, medico prima a Pavia e poi a Torino, ne sottopose il cadavere ad autopsia e, nell'esaminarne la testa, giunse alla convinzione di aver individuato le caratteristiche morfologiche del «delinquente nato». Da lì prese a costruire le sue teorie, secondo le quali la tendenza al crimine sarebbe una caratteristica atavica, particolarmente diffusa nel Mezzogiorno e soprattutto in Calabria, riscontrabile nell'aspetto fisico dei soggetti interessati. La conformazione del cranio, in parole povere, come prova di un'innata inclinazione al delitto. Lombroso sviluppò le sue tesi, da tempo rigettate come prive di fondamento dagli scienziati, raccogliendo un gran numero di resti umani. Poi la sua collezione privata divenne un museo a lui intitolato, che è stato riallestito nel 2009 dall'Università di Torino. Contro di esso è indirizzata la campagna del comitato «No Lombroso», di cui «la Lettura» si è occupata il 1° luglio scorso. «Non chiediamo la chiusura dell'allestimento — dichiara l'animatore del comitato, Domenico Iannantuoni —, ma il ritiro dei reperti ossei umani e, dove possibile, la loro restituzione alle comunità di origine delle persone cui appartenevano. L'istituzione torinese non è un museo anatomico, quindi non ha diritto di esporli. Magari li si potrà sostituire con degli appositi calchi in gesso o in plastica». Così è partita l'azione legale presso il tribunale di Lamezia Terme, promossa dal comune di Motta Santa Lucia sulla base delle norme per cui gli atenei potevano svolgere indagini scientifiche sui cadaveri dei condannati morti in carcere, ma dovevano poi, terminati gli studi, procedere alla loro sepoltura. Il che non è mai avvenuto, malgrado i reperti abbiano perso ogni interesse scientifico dopo la smentita delle teorie lombrosiane. L'Università di Torino si è opposta, sostenendo che il museo non ha alcuna intenzione di rilanciare concezioni ormai superate, ma si propone di documentare l'epoca del positivismo, di cui Lombroso fu esponente, rilevandone ovviamente anche i gravi errori. Il giudice però ha respinto questo argomento: sarebbe come se un innocente finito in galera, si legge nell'ordinanza, anche dopo il riconoscimento dell'errore giudiziario fosse trattenuto in carcere, «quale testimonianza degli errori che può commettere la giustizia penale». Non vi è dunque motivo, sostiene il magistrato, per cui il cranio di Villella debba rimanere esposto come esempio di una categoria umana bollata come criminale per natura in base a una teoria errata. Di conseguenza l'ateneo «deve restituire il cranio per la sepoltura, anche al comune di residenza in vita, in mancanza di eredi che abbiano formulato espressa richiesta».
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