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mercoledì 26 settembre 2012
Lamezia Terme: economia, il Napo potrebbe essere esportato
http://youtu.be/d_0QkPHCu18
La crisi aguzza l'ingegno. Arriva da Napoli l'idea per incentivare i consumi e sostenere il commercio: si chiama Napo. E' una moneta. O forse no. Ce lo spiega l'assessore alle Attività Produttive del comune partenopeo, Marco Esposito. La moneta sarà distribuita ai turisti in arrivo e anche ai cittadini virtuosi, in regola con le tasse. Ma come aiuterà il commercio? E l'idea del Napo è esportabile anche in Calabria?
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La crisi aguzza l'ingegno. Arriva da Napoli l'idea per incentivare i consumi e sostenere il commercio: si chiama Napo. E' una moneta. O forse no. Ce lo spiega l'assessore alle Attività Produttive del comune partenopeo, Marco Esposito. La moneta sarà distribuita ai turisti in arrivo e anche ai cittadini virtuosi, in regola con le tasse. Ma come aiuterà il commercio? E l'idea del Napo è esportabile anche in Calabria?
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http://youtu.be/d_0QkPHCu18
La crisi aguzza l'ingegno. Arriva da Napoli l'idea per incentivare i consumi e sostenere il commercio: si chiama Napo. E' una moneta. O forse no. Ce lo spiega l'assessore alle Attività Produttive del comune partenopeo, Marco Esposito. La moneta sarà distribuita ai turisti in arrivo e anche ai cittadini virtuosi, in regola con le tasse. Ma come aiuterà il commercio? E l'idea del Napo è esportabile anche in Calabria?
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La crisi aguzza l'ingegno. Arriva da Napoli l'idea per incentivare i consumi e sostenere il commercio: si chiama Napo. E' una moneta. O forse no. Ce lo spiega l'assessore alle Attività Produttive del comune partenopeo, Marco Esposito. La moneta sarà distribuita ai turisti in arrivo e anche ai cittadini virtuosi, in regola con le tasse. Ma come aiuterà il commercio? E l'idea del Napo è esportabile anche in Calabria?
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martedì 25 settembre 2012
Comunicato PdSUD Campania
PUNTO E A CAPO….
Il Partito del Sud dalla sua ristrutturazione avvenuta nel 2010 è andato crescendo costantemente un po’ in tutte le regioni italiane, ormai quasi tutte coperte in termini di presenza e rappresentatività.
La Campania, avendo in sé Napoli che noi tutti riteniamo, per storia e per ciò che ha rappresentato e tutt’ora rappresenta, la capitale del Sud, era ovvio che – appena il partito s’è dotato di un minimo di struttura – diventasse la regione con più folta adesione d’iscritti sia in termini numerici che di copertura territoriale provinciale.
Come tutti sanno piccole “cose” determinano piccole soddisfazioni e piccoli problemi, mentre “cose” più grandi provocano soddisfazioni maggiori ma anche problemi più grandi. E proprio questo è successo in Campania. Il gruppo storico che ha dato il via al processo di crescita nella regione ha lavorato sodo e molto e controllato direttamente la fase iniziale, per poi (come era giusto, democratico ed ovvio) demandare nella fase di sviluppo. Purtroppo divergenze, protagonismi malcelati e malgestiti, ricerche d’altre sponde politiche cui far riferimento, hanno determinato un correntismo interno che è fisiologico un po’ in tutti i partiti, grandi e piccoli. Lo è un po’ meno quando viene praticato senza chiarezza e con la ricerca scientifica e occulta di adesioni alla propria corrente, attacchi non sempre ortodossi, talvolta pubblici e offensivi, con il dichiarato obiettivo di decapitare il direttivo regionale e addirittura quello nazionale.
Ciò ha determinato la reazione dura e autonoma del nostro Presidente Onorario Antonio Ciano che ha invitato alla compattezza ed unità, rinnovando il suo personale apprezzamento al CDN del partito e la propria disponibilità a rientrare a farne parte, e di considerare non allineati pensieri ed obiettivi diversi. Nulla che ci si augurasse è successo sin alle dimissioni concordate dei componenti (tutti o in parte) di alcune sezioni campane.
Nonostante ciò la Campania resta ancora la regione con il più alto numero d’iscritti e,PUNTO E A CAPO…, riparte in una sua riorganizzazione di sezioni ed incarichi, con l'avvento di nuovi qualificati soci proprio in queste ore, assieme a tutto il partito verso gli obiettivi prefissati di riscatto e rappresentatività politica del Sud, contribuendo in maniera significativa e forte alla costruzione d’un movimento politico ancora più ampio che accolga altri movimenti, associazioni, professionisti singoli, intellettuali, scrittori, artisti e gente comune.
Il tutto come determinato dallo storico evento di Bari del 8 Settembre 2012 con il coordinamento politico del nostro amico giornalista e meridionalista, nonché Assessore al Comune di Napoli, Marco Esposito.
Partito del Sud - Campania
p.s. : si specifica che, provvisoriamente :
- la presidenza della sezione “Guido Dorso” di Napoli è assunta dal Presidente Vicario sig.Marcello Caronte, già Vicepresidente, in attesa di regolare assegnazione delle cariche;
- il sig. Emiddio de Franciscis di Casanova, già Responsabile Regionale Campania, assume anche l’incarico di Responsabile Provinciale di Napoli, in attesa di regolare assegnazione delle cariche.
Fonte: Partito del Sud - Napoli
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PUNTO E A CAPO….
Il Partito del Sud dalla sua ristrutturazione avvenuta nel 2010 è andato crescendo costantemente un po’ in tutte le regioni italiane, ormai quasi tutte coperte in termini di presenza e rappresentatività.
La Campania, avendo in sé Napoli che noi tutti riteniamo, per storia e per ciò che ha rappresentato e tutt’ora rappresenta, la capitale del Sud, era ovvio che – appena il partito s’è dotato di un minimo di struttura – diventasse la regione con più folta adesione d’iscritti sia in termini numerici che di copertura territoriale provinciale.
Come tutti sanno piccole “cose” determinano piccole soddisfazioni e piccoli problemi, mentre “cose” più grandi provocano soddisfazioni maggiori ma anche problemi più grandi. E proprio questo è successo in Campania. Il gruppo storico che ha dato il via al processo di crescita nella regione ha lavorato sodo e molto e controllato direttamente la fase iniziale, per poi (come era giusto, democratico ed ovvio) demandare nella fase di sviluppo. Purtroppo divergenze, protagonismi malcelati e malgestiti, ricerche d’altre sponde politiche cui far riferimento, hanno determinato un correntismo interno che è fisiologico un po’ in tutti i partiti, grandi e piccoli. Lo è un po’ meno quando viene praticato senza chiarezza e con la ricerca scientifica e occulta di adesioni alla propria corrente, attacchi non sempre ortodossi, talvolta pubblici e offensivi, con il dichiarato obiettivo di decapitare il direttivo regionale e addirittura quello nazionale.
Ciò ha determinato la reazione dura e autonoma del nostro Presidente Onorario Antonio Ciano che ha invitato alla compattezza ed unità, rinnovando il suo personale apprezzamento al CDN del partito e la propria disponibilità a rientrare a farne parte, e di considerare non allineati pensieri ed obiettivi diversi. Nulla che ci si augurasse è successo sin alle dimissioni concordate dei componenti (tutti o in parte) di alcune sezioni campane.
Nonostante ciò la Campania resta ancora la regione con il più alto numero d’iscritti e,PUNTO E A CAPO…, riparte in una sua riorganizzazione di sezioni ed incarichi, con l'avvento di nuovi qualificati soci proprio in queste ore, assieme a tutto il partito verso gli obiettivi prefissati di riscatto e rappresentatività politica del Sud, contribuendo in maniera significativa e forte alla costruzione d’un movimento politico ancora più ampio che accolga altri movimenti, associazioni, professionisti singoli, intellettuali, scrittori, artisti e gente comune.
Il tutto come determinato dallo storico evento di Bari del 8 Settembre 2012 con il coordinamento politico del nostro amico giornalista e meridionalista, nonché Assessore al Comune di Napoli, Marco Esposito.
Partito del Sud - Campania
p.s. : si specifica che, provvisoriamente :
- la presidenza della sezione “Guido Dorso” di Napoli è assunta dal Presidente Vicario sig.Marcello Caronte, già Vicepresidente, in attesa di regolare assegnazione delle cariche;
- il sig. Emiddio de Franciscis di Casanova, già Responsabile Regionale Campania, assume anche l’incarico di Responsabile Provinciale di Napoli, in attesa di regolare assegnazione delle cariche.
Fonte: Partito del Sud - Napoli
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Vicenza firma la pace. Centocinquant’anni dopo, il nome di Pontelandolfo verrà issato sulla targa di una strada a Borgo Berga, davanti al nuovo tribunale
Ringraziamo per la segnalazione il nostro Coord. provinciale di Vicenza Filippo Romeo:
Una via nell’area del nuovo tribunale sarà intitolata al Comune beneventano di Pontelandolfo
Si chiude una delle più tragiche pagine dell’Unità con l’eccidio di 440 persone:guidava i bersaglieri il vicentino Pier Eleonoro Negri,che passò per eroe,
"Ho chiesto che venga scelto unlargo vicino al nuovo tribunale a Borgo Berga
ACHILLE VARIATI SINDACO DI VICENZA"
di Gian Marco Mancassola
Vicenza firma la pace.
Centocinquant’anni dopo, il nome di Pontelandolfo verrà issato sulla targa di una strada a Borgo Berga, davanti al nuovo tribunale.
Un risarcimento postumo per l’oblio e le omissioni che inflitte dal Risorgimento ai giorni nostri al Comune beneventano, duemila anime tra le gobbe dell’Apennino campano. Il sindaco Achille Variati l’aveva promesso un anno fa, quando prese parte alla cerimonia di riconciliazione celebrata da Giuliano Amato, all’epoca presidente del Comitato dei garanti per i 150 anni dell’Unità.
Portando a Pontelandolfo un messaggio del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, Amato e Variati chiesero per la prima volta scusa a nome dell’Italia e di Vicenza, grande e piccola patria del colonnello Pier Eleonoro Negri, protagonista di una delle pagine più tragiche del Risorgimento, alla guida dei bersaglieri autori di una brutale rappresaglia tra la popolazione.
L’ECCIDIO. Il sangue versato quel 14 agosto 1861 è narrato in una canzone degli Stormy Six, rock band italiana che nel 1972 diedero alle stampe “L’Unità”, concept album che rilegge il processo di unificazione. «Arrivano all'alba i bersaglieri-cantano in “Pontelandolfo” - e le case sono tutte incendiate, le dispense saccheggiate, le donne violentate, le porte della chiesa strappate, bruciate».
Quel giorno, per vendicare l’uccisione di un ufficiale, 40 soldati e 4 carabinieri ordita da un manipolo di briganti, il generale del neonato regno d’Italia Enrico Cialdini ordinò una rappresaglia affidata al colonnello Pier Eleonoro Negri, rampollo di una famiglia patrizia vicentina. Negri si pose allaguida di cinquecento bersaglieri, che misero a ferro e fuoco il paese.
Fu un massacro. Le vittime furono 440, dimenticate dalle pagine della storia di una nazione in fasce. «Pontelandolfo la campana suona per te - il ritornello degliStormySix- per tutta la tua gente, per i vivi e gliammazzati, per le donne ed i soldati, per l'Italia e per il re».
LE SCUSE.A lungo amministratori e comitati beneventani si sono battuti per ottenere una corretta collocazione nella storiografia, dopo aver vestito gli scomodi panni del “paese dei briganti”. A Vicenza sono stati spesso rimproverati i simboli dedicati al colonnello Negri, medaglia d’oro al valor militare, a cui è dedicata una via nel quartiere dei Ferrovieri, una scuola elementare a Campedello e una lapide alle spalle della Procura.In città ha sostenuto con passione le tesi campane Luciano Disconzi, insegnante vicentino sposato con una beneventana. Il 14 agosto 2011, nel pieno delle celebrazioni collegate al centocinquantenario, lo Stato e Vicenza porsero per la prima volta le scuse a Pontelandolfo, in una commovente cerimonia della riconciliazione. Da quel palcoil sindaco Variatiannunciò l’intenzione di intitolare una via a quel piccolo centro arroccato intorno a un’antica torre a una manciata di chilometri da Benevento.
LA DECISIONE. Dello storico battesimo si è discusso ieri mattina in giunta. Alla pratica sta lavorando la commissione toponomastica presieduta dal vice sindaco Alessandra Moretti. Una prima ipotesi, che prospettava l’intitolazione nella zona diPolegge, è stata scartata da Variati, che preferisce che l’omaggio vada in scena in una zona come Borgo Berga,dove sta nascendo un imponente quartiere intorno al nuovo palazzo di giustizia.«Abbiamo individuato uno slargo all’ex Cotorossi-conferma Variati- ora la proposta sarà esaminata dalla commissione. È un gesto dall’alto valore simbolico, che chiude una volta per tutte questa vicenda. Lo avevo promesso un anno fa e credo che anche a Pontelandolfo nascerà una via intitolata a Vicenza ». Più che di risarcimento, Variati preferisce parlare di mano tesa a una comunità vittima: «È una città martire del Risorgimento. Per molti anni ha subito un’enorme ingiustizia, spesso associata ai briganti. Un anno fa ci furono le scuse ufficiali, oggi si completa quel percorso di riconciliazione».
• Fonte www.pontelandolfonews.com

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Una via nell’area del nuovo tribunale sarà intitolata al Comune beneventano di Pontelandolfo
Si chiude una delle più tragiche pagine dell’Unità con l’eccidio di 440 persone:guidava i bersaglieri il vicentino Pier Eleonoro Negri,che passò per eroe,
"Ho chiesto che venga scelto unlargo vicino al nuovo tribunale a Borgo Berga
ACHILLE VARIATI SINDACO DI VICENZA"
di Gian Marco Mancassola
Vicenza firma la pace.
Centocinquant’anni dopo, il nome di Pontelandolfo verrà issato sulla targa di una strada a Borgo Berga, davanti al nuovo tribunale.
Un risarcimento postumo per l’oblio e le omissioni che inflitte dal Risorgimento ai giorni nostri al Comune beneventano, duemila anime tra le gobbe dell’Apennino campano. Il sindaco Achille Variati l’aveva promesso un anno fa, quando prese parte alla cerimonia di riconciliazione celebrata da Giuliano Amato, all’epoca presidente del Comitato dei garanti per i 150 anni dell’Unità.
Portando a Pontelandolfo un messaggio del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, Amato e Variati chiesero per la prima volta scusa a nome dell’Italia e di Vicenza, grande e piccola patria del colonnello Pier Eleonoro Negri, protagonista di una delle pagine più tragiche del Risorgimento, alla guida dei bersaglieri autori di una brutale rappresaglia tra la popolazione.
L’ECCIDIO. Il sangue versato quel 14 agosto 1861 è narrato in una canzone degli Stormy Six, rock band italiana che nel 1972 diedero alle stampe “L’Unità”, concept album che rilegge il processo di unificazione. «Arrivano all'alba i bersaglieri-cantano in “Pontelandolfo” - e le case sono tutte incendiate, le dispense saccheggiate, le donne violentate, le porte della chiesa strappate, bruciate».
Quel giorno, per vendicare l’uccisione di un ufficiale, 40 soldati e 4 carabinieri ordita da un manipolo di briganti, il generale del neonato regno d’Italia Enrico Cialdini ordinò una rappresaglia affidata al colonnello Pier Eleonoro Negri, rampollo di una famiglia patrizia vicentina. Negri si pose allaguida di cinquecento bersaglieri, che misero a ferro e fuoco il paese.
Fu un massacro. Le vittime furono 440, dimenticate dalle pagine della storia di una nazione in fasce. «Pontelandolfo la campana suona per te - il ritornello degliStormySix- per tutta la tua gente, per i vivi e gliammazzati, per le donne ed i soldati, per l'Italia e per il re».
LE SCUSE.A lungo amministratori e comitati beneventani si sono battuti per ottenere una corretta collocazione nella storiografia, dopo aver vestito gli scomodi panni del “paese dei briganti”. A Vicenza sono stati spesso rimproverati i simboli dedicati al colonnello Negri, medaglia d’oro al valor militare, a cui è dedicata una via nel quartiere dei Ferrovieri, una scuola elementare a Campedello e una lapide alle spalle della Procura.In città ha sostenuto con passione le tesi campane Luciano Disconzi, insegnante vicentino sposato con una beneventana. Il 14 agosto 2011, nel pieno delle celebrazioni collegate al centocinquantenario, lo Stato e Vicenza porsero per la prima volta le scuse a Pontelandolfo, in una commovente cerimonia della riconciliazione. Da quel palcoil sindaco Variatiannunciò l’intenzione di intitolare una via a quel piccolo centro arroccato intorno a un’antica torre a una manciata di chilometri da Benevento.
LA DECISIONE. Dello storico battesimo si è discusso ieri mattina in giunta. Alla pratica sta lavorando la commissione toponomastica presieduta dal vice sindaco Alessandra Moretti. Una prima ipotesi, che prospettava l’intitolazione nella zona diPolegge, è stata scartata da Variati, che preferisce che l’omaggio vada in scena in una zona come Borgo Berga,dove sta nascendo un imponente quartiere intorno al nuovo palazzo di giustizia.«Abbiamo individuato uno slargo all’ex Cotorossi-conferma Variati- ora la proposta sarà esaminata dalla commissione. È un gesto dall’alto valore simbolico, che chiude una volta per tutte questa vicenda. Lo avevo promesso un anno fa e credo che anche a Pontelandolfo nascerà una via intitolata a Vicenza ». Più che di risarcimento, Variati preferisce parlare di mano tesa a una comunità vittima: «È una città martire del Risorgimento. Per molti anni ha subito un’enorme ingiustizia, spesso associata ai briganti. Un anno fa ci furono le scuse ufficiali, oggi si completa quel percorso di riconciliazione».
• Fonte www.pontelandolfonews.com
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Ringraziamo per la segnalazione il nostro Coord. provinciale di Vicenza Filippo Romeo:
Una via nell’area del nuovo tribunale sarà intitolata al Comune beneventano di Pontelandolfo
Si chiude una delle più tragiche pagine dell’Unità con l’eccidio di 440 persone:guidava i bersaglieri il vicentino Pier Eleonoro Negri,che passò per eroe,
"Ho chiesto che venga scelto unlargo vicino al nuovo tribunale a Borgo Berga
ACHILLE VARIATI SINDACO DI VICENZA"
di Gian Marco Mancassola
Vicenza firma la pace.
Centocinquant’anni dopo, il nome di Pontelandolfo verrà issato sulla targa di una strada a Borgo Berga, davanti al nuovo tribunale.
Un risarcimento postumo per l’oblio e le omissioni che inflitte dal Risorgimento ai giorni nostri al Comune beneventano, duemila anime tra le gobbe dell’Apennino campano. Il sindaco Achille Variati l’aveva promesso un anno fa, quando prese parte alla cerimonia di riconciliazione celebrata da Giuliano Amato, all’epoca presidente del Comitato dei garanti per i 150 anni dell’Unità.
Portando a Pontelandolfo un messaggio del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, Amato e Variati chiesero per la prima volta scusa a nome dell’Italia e di Vicenza, grande e piccola patria del colonnello Pier Eleonoro Negri, protagonista di una delle pagine più tragiche del Risorgimento, alla guida dei bersaglieri autori di una brutale rappresaglia tra la popolazione.
L’ECCIDIO. Il sangue versato quel 14 agosto 1861 è narrato in una canzone degli Stormy Six, rock band italiana che nel 1972 diedero alle stampe “L’Unità”, concept album che rilegge il processo di unificazione. «Arrivano all'alba i bersaglieri-cantano in “Pontelandolfo” - e le case sono tutte incendiate, le dispense saccheggiate, le donne violentate, le porte della chiesa strappate, bruciate».
Quel giorno, per vendicare l’uccisione di un ufficiale, 40 soldati e 4 carabinieri ordita da un manipolo di briganti, il generale del neonato regno d’Italia Enrico Cialdini ordinò una rappresaglia affidata al colonnello Pier Eleonoro Negri, rampollo di una famiglia patrizia vicentina. Negri si pose allaguida di cinquecento bersaglieri, che misero a ferro e fuoco il paese.
Fu un massacro. Le vittime furono 440, dimenticate dalle pagine della storia di una nazione in fasce. «Pontelandolfo la campana suona per te - il ritornello degliStormySix- per tutta la tua gente, per i vivi e gliammazzati, per le donne ed i soldati, per l'Italia e per il re».
LE SCUSE.A lungo amministratori e comitati beneventani si sono battuti per ottenere una corretta collocazione nella storiografia, dopo aver vestito gli scomodi panni del “paese dei briganti”. A Vicenza sono stati spesso rimproverati i simboli dedicati al colonnello Negri, medaglia d’oro al valor militare, a cui è dedicata una via nel quartiere dei Ferrovieri, una scuola elementare a Campedello e una lapide alle spalle della Procura.In città ha sostenuto con passione le tesi campane Luciano Disconzi, insegnante vicentino sposato con una beneventana. Il 14 agosto 2011, nel pieno delle celebrazioni collegate al centocinquantenario, lo Stato e Vicenza porsero per la prima volta le scuse a Pontelandolfo, in una commovente cerimonia della riconciliazione. Da quel palcoil sindaco Variatiannunciò l’intenzione di intitolare una via a quel piccolo centro arroccato intorno a un’antica torre a una manciata di chilometri da Benevento.
LA DECISIONE. Dello storico battesimo si è discusso ieri mattina in giunta. Alla pratica sta lavorando la commissione toponomastica presieduta dal vice sindaco Alessandra Moretti. Una prima ipotesi, che prospettava l’intitolazione nella zona diPolegge, è stata scartata da Variati, che preferisce che l’omaggio vada in scena in una zona come Borgo Berga,dove sta nascendo un imponente quartiere intorno al nuovo palazzo di giustizia.«Abbiamo individuato uno slargo all’ex Cotorossi-conferma Variati- ora la proposta sarà esaminata dalla commissione. È un gesto dall’alto valore simbolico, che chiude una volta per tutte questa vicenda. Lo avevo promesso un anno fa e credo che anche a Pontelandolfo nascerà una via intitolata a Vicenza ». Più che di risarcimento, Variati preferisce parlare di mano tesa a una comunità vittima: «È una città martire del Risorgimento. Per molti anni ha subito un’enorme ingiustizia, spesso associata ai briganti. Un anno fa ci furono le scuse ufficiali, oggi si completa quel percorso di riconciliazione».
• Fonte www.pontelandolfonews.com

Una via nell’area del nuovo tribunale sarà intitolata al Comune beneventano di Pontelandolfo
Si chiude una delle più tragiche pagine dell’Unità con l’eccidio di 440 persone:guidava i bersaglieri il vicentino Pier Eleonoro Negri,che passò per eroe,
"Ho chiesto che venga scelto unlargo vicino al nuovo tribunale a Borgo Berga
ACHILLE VARIATI SINDACO DI VICENZA"
di Gian Marco Mancassola
Vicenza firma la pace.
Centocinquant’anni dopo, il nome di Pontelandolfo verrà issato sulla targa di una strada a Borgo Berga, davanti al nuovo tribunale.
Un risarcimento postumo per l’oblio e le omissioni che inflitte dal Risorgimento ai giorni nostri al Comune beneventano, duemila anime tra le gobbe dell’Apennino campano. Il sindaco Achille Variati l’aveva promesso un anno fa, quando prese parte alla cerimonia di riconciliazione celebrata da Giuliano Amato, all’epoca presidente del Comitato dei garanti per i 150 anni dell’Unità.
Portando a Pontelandolfo un messaggio del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, Amato e Variati chiesero per la prima volta scusa a nome dell’Italia e di Vicenza, grande e piccola patria del colonnello Pier Eleonoro Negri, protagonista di una delle pagine più tragiche del Risorgimento, alla guida dei bersaglieri autori di una brutale rappresaglia tra la popolazione.
L’ECCIDIO. Il sangue versato quel 14 agosto 1861 è narrato in una canzone degli Stormy Six, rock band italiana che nel 1972 diedero alle stampe “L’Unità”, concept album che rilegge il processo di unificazione. «Arrivano all'alba i bersaglieri-cantano in “Pontelandolfo” - e le case sono tutte incendiate, le dispense saccheggiate, le donne violentate, le porte della chiesa strappate, bruciate».
Quel giorno, per vendicare l’uccisione di un ufficiale, 40 soldati e 4 carabinieri ordita da un manipolo di briganti, il generale del neonato regno d’Italia Enrico Cialdini ordinò una rappresaglia affidata al colonnello Pier Eleonoro Negri, rampollo di una famiglia patrizia vicentina. Negri si pose allaguida di cinquecento bersaglieri, che misero a ferro e fuoco il paese.
Fu un massacro. Le vittime furono 440, dimenticate dalle pagine della storia di una nazione in fasce. «Pontelandolfo la campana suona per te - il ritornello degliStormySix- per tutta la tua gente, per i vivi e gliammazzati, per le donne ed i soldati, per l'Italia e per il re».
LE SCUSE.A lungo amministratori e comitati beneventani si sono battuti per ottenere una corretta collocazione nella storiografia, dopo aver vestito gli scomodi panni del “paese dei briganti”. A Vicenza sono stati spesso rimproverati i simboli dedicati al colonnello Negri, medaglia d’oro al valor militare, a cui è dedicata una via nel quartiere dei Ferrovieri, una scuola elementare a Campedello e una lapide alle spalle della Procura.In città ha sostenuto con passione le tesi campane Luciano Disconzi, insegnante vicentino sposato con una beneventana. Il 14 agosto 2011, nel pieno delle celebrazioni collegate al centocinquantenario, lo Stato e Vicenza porsero per la prima volta le scuse a Pontelandolfo, in una commovente cerimonia della riconciliazione. Da quel palcoil sindaco Variatiannunciò l’intenzione di intitolare una via a quel piccolo centro arroccato intorno a un’antica torre a una manciata di chilometri da Benevento.
LA DECISIONE. Dello storico battesimo si è discusso ieri mattina in giunta. Alla pratica sta lavorando la commissione toponomastica presieduta dal vice sindaco Alessandra Moretti. Una prima ipotesi, che prospettava l’intitolazione nella zona diPolegge, è stata scartata da Variati, che preferisce che l’omaggio vada in scena in una zona come Borgo Berga,dove sta nascendo un imponente quartiere intorno al nuovo palazzo di giustizia.«Abbiamo individuato uno slargo all’ex Cotorossi-conferma Variati- ora la proposta sarà esaminata dalla commissione. È un gesto dall’alto valore simbolico, che chiude una volta per tutte questa vicenda. Lo avevo promesso un anno fa e credo che anche a Pontelandolfo nascerà una via intitolata a Vicenza ». Più che di risarcimento, Variati preferisce parlare di mano tesa a una comunità vittima: «È una città martire del Risorgimento. Per molti anni ha subito un’enorme ingiustizia, spesso associata ai briganti. Un anno fa ci furono le scuse ufficiali, oggi si completa quel percorso di riconciliazione».
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Comunicato : il PdSUD anche a Reggio Calabria...
Il Partito del Sud comunica con grande soddisfazione, a dimostrazione di una continua crescita del movimento anche in Calabria, la nomina di unreferente per la provincia di Reggio Calabria, il Dottor Pasquale Mesiti.
Pasquale Mesiti ha un lunghissimo curriculum di esperienze professionali in campo medico e di direzione sanitaria, è stato direttore di ASL e ha ricoperto e ricopre numerosi incarichi dirigenziali in ambito medico ospedaliero. Inoltre il Dottor Mesiti vanta una notevole esperienza politica essendo stato sia vice-sindaco che consigliere comunale a Grotteria (RC) e sia Consigliere che Assessore Provinciale alla Provincia di Reggio Calabria.
Sicuri che questa prestigiosa nomina contribuirà ad accelerare ulteriormente la crescita del movimento in Calabria, diamo il benvenuto nella nostra squadra e facciamo i migliori auguri di buon lavoro a Pasquale per la crescita del movimento del territorio reggino.
Per contatti scrivere a:
Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
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Il Partito del Sud comunica con grande soddisfazione, a dimostrazione di una continua crescita del movimento anche in Calabria, la nomina di unreferente per la provincia di Reggio Calabria, il Dottor Pasquale Mesiti.
Pasquale Mesiti ha un lunghissimo curriculum di esperienze professionali in campo medico e di direzione sanitaria, è stato direttore di ASL e ha ricoperto e ricopre numerosi incarichi dirigenziali in ambito medico ospedaliero. Inoltre il Dottor Mesiti vanta una notevole esperienza politica essendo stato sia vice-sindaco che consigliere comunale a Grotteria (RC) e sia Consigliere che Assessore Provinciale alla Provincia di Reggio Calabria.
Sicuri che questa prestigiosa nomina contribuirà ad accelerare ulteriormente la crescita del movimento in Calabria, diamo il benvenuto nella nostra squadra e facciamo i migliori auguri di buon lavoro a Pasquale per la crescita del movimento del territorio reggino.
Per contatti scrivere a:
Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
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Laura Russo: “Una webradio per vincere il silenzio di Scampia”
È iniziato tutto per caso. Partecipando ad un bando per l’apertura di 20 nuove imprese al femminile a Scampia. Era il 2007.
Di webradio, qui, se ne sentiva parlare davvero poco. Almeno a Napoli, soprattutto a Scampia. Ma noi che eravamo – e siamo – appassionate di musica e giornalismo volevamo provarci. L’idea di una Radio a Scampia è nata in un pomeriggio d’inverno mentre, insieme alle mie amiche, accompagnavo mio figlio a scuola. Mentre chiacchieravamo, camminando, ci accorgemmo che i bambini, quasi per gioco, contavano i tossici sulla strada durante il percorso. Allora ci venne in mente che in un quartiere come questo, dove i giovani prima della droga, li ammazza la disperazione e il cinismo, ci voleva uno spazio capace di coinvolgere i ragazzi ma soprattutto di promuovere, amplificare e valorizzare le cose belle, la musica e la speranza.
L’idea della webradio piacque alla commissione tecnica e così il nostro progetto di dare vita a uno strumento di informazione e comunicazione sul territorio entrò in graduatoria. Poi le diatribe con chi gestiva i fondi comunitari e le sedi territoriali. E il tempo è passato. E non è stato facile.
Ma adesso ci siamo: eccoci qua. RadioSca, che trasmette oramai da più di un anno dalla periferia a Nord di Napoli, non è una radio comune. È una radio commerciale, certo. Trasmette musica e fa intrattenimento. Offre servizi per la comunicazione Web accessibili anche alle piccolissime imprese e ai commercianti del posto. Ed è una voce per parlare della nostra periferia, e speriamo anche di tutte le periferie. Perché, alla fine, le periferie si assomigliano tutte. Anche se dirlo da Scampia può suonare paradossale. Ma soprattutto, RadioSca prova a essere una speranza. Un posto dove provare a instillare semi di ottimismo e di fiducia nel futuro, anche se spesso ci sembra un’operazione titanica. È un invito a tutti, soprattutto ai ragazzi, di prendere seriamente in considerazione che questa è la loro casa, e può assomigliare a un posto migliore se insieme ne faremo un luogo migliore.
È questo il cambiamento. La rete, Internet, ha tutte le caratteristiche per aiutarci a sconfiggere i mali che attanagliano il nostro quartiere e che mortificano noi che ci viviamo. È una finestra sul mondo e un modo per imparare che un altro modo di vivere è possibile. È anche il nostro megafono per raccontare le esperienze positive, quelle coraggiose, che esistono anche qui. Come quei cittadini che, rastrelli e palette alla mano, si sono messi a sistemare i giardini delle case popolari, o come quei commercianti che ci chiedono di aprirgli un sito Internet, o come le artigiane che insieme a noi alla Casa della Socialità provano ad avviare una piccola impresa.
La radio attraverso Internet, può spegnere quel maledetto silenzio che per anni ha favorito il degrado e la rassegnazione, e il conseguente aumento della criminalità. Soprattutto quella organizzata. I social network sono luoghi di scambio di informazione e opinione. E chi vive qui ha un disperato bisogno di scambiare le proprie esperienze e conoscere quelle degli altri. Chiunque può condividere un link e nel caso anche denunciare attraverso i forum, i blog, i gruppi su Facebook. E poi c’è Twitter. Che abbatte le barriere dei superpoteri dell’informazione. Dove si leggono ancora ragionamenti e giudizi che si prendono gioco della gente e della loro realtà.
Per questo è importante essere presenti e provarci. Per questo vogliamo essere “evangeliste” della rete qui a Scampia. E vogliamo portare chi lavora qui, e sono tanti, gli artigiani, i negozi, le attività di servizi su Internet. Perché dipende da noi dare un’opportunità diversa al nostro quartiere. E così Scampia, magari, può diventare un simbolo per tutte quelle periferie che hanno sete di riscatto, che non vogliono essere solo notizie in cronaca nera, che meritano di diventare parti integranti delle città. Basta al degrado e alla rinuncia. I giovani di oggi sono il senso critico del nostro tempo. Viaggiano, sperimentano e riportano a casa e fanno rete. E attenzione: non solo a Scampia.
Scampia, 25 settembre 2012
LAURA RUSSO
Fonte: CheFuturo
Leggi tutto »
Di webradio, qui, se ne sentiva parlare davvero poco. Almeno a Napoli, soprattutto a Scampia. Ma noi che eravamo – e siamo – appassionate di musica e giornalismo volevamo provarci. L’idea di una Radio a Scampia è nata in un pomeriggio d’inverno mentre, insieme alle mie amiche, accompagnavo mio figlio a scuola. Mentre chiacchieravamo, camminando, ci accorgemmo che i bambini, quasi per gioco, contavano i tossici sulla strada durante il percorso. Allora ci venne in mente che in un quartiere come questo, dove i giovani prima della droga, li ammazza la disperazione e il cinismo, ci voleva uno spazio capace di coinvolgere i ragazzi ma soprattutto di promuovere, amplificare e valorizzare le cose belle, la musica e la speranza.
L’idea della webradio piacque alla commissione tecnica e così il nostro progetto di dare vita a uno strumento di informazione e comunicazione sul territorio entrò in graduatoria. Poi le diatribe con chi gestiva i fondi comunitari e le sedi territoriali. E il tempo è passato. E non è stato facile.
Ma adesso ci siamo: eccoci qua. RadioSca, che trasmette oramai da più di un anno dalla periferia a Nord di Napoli, non è una radio comune. È una radio commerciale, certo. Trasmette musica e fa intrattenimento. Offre servizi per la comunicazione Web accessibili anche alle piccolissime imprese e ai commercianti del posto. Ed è una voce per parlare della nostra periferia, e speriamo anche di tutte le periferie. Perché, alla fine, le periferie si assomigliano tutte. Anche se dirlo da Scampia può suonare paradossale. Ma soprattutto, RadioSca prova a essere una speranza. Un posto dove provare a instillare semi di ottimismo e di fiducia nel futuro, anche se spesso ci sembra un’operazione titanica. È un invito a tutti, soprattutto ai ragazzi, di prendere seriamente in considerazione che questa è la loro casa, e può assomigliare a un posto migliore se insieme ne faremo un luogo migliore.
È questo il cambiamento. La rete, Internet, ha tutte le caratteristiche per aiutarci a sconfiggere i mali che attanagliano il nostro quartiere e che mortificano noi che ci viviamo. È una finestra sul mondo e un modo per imparare che un altro modo di vivere è possibile. È anche il nostro megafono per raccontare le esperienze positive, quelle coraggiose, che esistono anche qui. Come quei cittadini che, rastrelli e palette alla mano, si sono messi a sistemare i giardini delle case popolari, o come quei commercianti che ci chiedono di aprirgli un sito Internet, o come le artigiane che insieme a noi alla Casa della Socialità provano ad avviare una piccola impresa.
La radio attraverso Internet, può spegnere quel maledetto silenzio che per anni ha favorito il degrado e la rassegnazione, e il conseguente aumento della criminalità. Soprattutto quella organizzata. I social network sono luoghi di scambio di informazione e opinione. E chi vive qui ha un disperato bisogno di scambiare le proprie esperienze e conoscere quelle degli altri. Chiunque può condividere un link e nel caso anche denunciare attraverso i forum, i blog, i gruppi su Facebook. E poi c’è Twitter. Che abbatte le barriere dei superpoteri dell’informazione. Dove si leggono ancora ragionamenti e giudizi che si prendono gioco della gente e della loro realtà.
Per questo è importante essere presenti e provarci. Per questo vogliamo essere “evangeliste” della rete qui a Scampia. E vogliamo portare chi lavora qui, e sono tanti, gli artigiani, i negozi, le attività di servizi su Internet. Perché dipende da noi dare un’opportunità diversa al nostro quartiere. E così Scampia, magari, può diventare un simbolo per tutte quelle periferie che hanno sete di riscatto, che non vogliono essere solo notizie in cronaca nera, che meritano di diventare parti integranti delle città. Basta al degrado e alla rinuncia. I giovani di oggi sono il senso critico del nostro tempo. Viaggiano, sperimentano e riportano a casa e fanno rete. E attenzione: non solo a Scampia.
Scampia, 25 settembre 2012
LAURA RUSSO
Fonte: CheFuturo
È iniziato tutto per caso. Partecipando ad un bando per l’apertura di 20 nuove imprese al femminile a Scampia. Era il 2007.
Di webradio, qui, se ne sentiva parlare davvero poco. Almeno a Napoli, soprattutto a Scampia. Ma noi che eravamo – e siamo – appassionate di musica e giornalismo volevamo provarci. L’idea di una Radio a Scampia è nata in un pomeriggio d’inverno mentre, insieme alle mie amiche, accompagnavo mio figlio a scuola. Mentre chiacchieravamo, camminando, ci accorgemmo che i bambini, quasi per gioco, contavano i tossici sulla strada durante il percorso. Allora ci venne in mente che in un quartiere come questo, dove i giovani prima della droga, li ammazza la disperazione e il cinismo, ci voleva uno spazio capace di coinvolgere i ragazzi ma soprattutto di promuovere, amplificare e valorizzare le cose belle, la musica e la speranza.
L’idea della webradio piacque alla commissione tecnica e così il nostro progetto di dare vita a uno strumento di informazione e comunicazione sul territorio entrò in graduatoria. Poi le diatribe con chi gestiva i fondi comunitari e le sedi territoriali. E il tempo è passato. E non è stato facile.
Ma adesso ci siamo: eccoci qua. RadioSca, che trasmette oramai da più di un anno dalla periferia a Nord di Napoli, non è una radio comune. È una radio commerciale, certo. Trasmette musica e fa intrattenimento. Offre servizi per la comunicazione Web accessibili anche alle piccolissime imprese e ai commercianti del posto. Ed è una voce per parlare della nostra periferia, e speriamo anche di tutte le periferie. Perché, alla fine, le periferie si assomigliano tutte. Anche se dirlo da Scampia può suonare paradossale. Ma soprattutto, RadioSca prova a essere una speranza. Un posto dove provare a instillare semi di ottimismo e di fiducia nel futuro, anche se spesso ci sembra un’operazione titanica. È un invito a tutti, soprattutto ai ragazzi, di prendere seriamente in considerazione che questa è la loro casa, e può assomigliare a un posto migliore se insieme ne faremo un luogo migliore.
È questo il cambiamento. La rete, Internet, ha tutte le caratteristiche per aiutarci a sconfiggere i mali che attanagliano il nostro quartiere e che mortificano noi che ci viviamo. È una finestra sul mondo e un modo per imparare che un altro modo di vivere è possibile. È anche il nostro megafono per raccontare le esperienze positive, quelle coraggiose, che esistono anche qui. Come quei cittadini che, rastrelli e palette alla mano, si sono messi a sistemare i giardini delle case popolari, o come quei commercianti che ci chiedono di aprirgli un sito Internet, o come le artigiane che insieme a noi alla Casa della Socialità provano ad avviare una piccola impresa.
La radio attraverso Internet, può spegnere quel maledetto silenzio che per anni ha favorito il degrado e la rassegnazione, e il conseguente aumento della criminalità. Soprattutto quella organizzata. I social network sono luoghi di scambio di informazione e opinione. E chi vive qui ha un disperato bisogno di scambiare le proprie esperienze e conoscere quelle degli altri. Chiunque può condividere un link e nel caso anche denunciare attraverso i forum, i blog, i gruppi su Facebook. E poi c’è Twitter. Che abbatte le barriere dei superpoteri dell’informazione. Dove si leggono ancora ragionamenti e giudizi che si prendono gioco della gente e della loro realtà.
Per questo è importante essere presenti e provarci. Per questo vogliamo essere “evangeliste” della rete qui a Scampia. E vogliamo portare chi lavora qui, e sono tanti, gli artigiani, i negozi, le attività di servizi su Internet. Perché dipende da noi dare un’opportunità diversa al nostro quartiere. E così Scampia, magari, può diventare un simbolo per tutte quelle periferie che hanno sete di riscatto, che non vogliono essere solo notizie in cronaca nera, che meritano di diventare parti integranti delle città. Basta al degrado e alla rinuncia. I giovani di oggi sono il senso critico del nostro tempo. Viaggiano, sperimentano e riportano a casa e fanno rete. E attenzione: non solo a Scampia.
Scampia, 25 settembre 2012
LAURA RUSSO
Fonte: CheFuturo
Di webradio, qui, se ne sentiva parlare davvero poco. Almeno a Napoli, soprattutto a Scampia. Ma noi che eravamo – e siamo – appassionate di musica e giornalismo volevamo provarci. L’idea di una Radio a Scampia è nata in un pomeriggio d’inverno mentre, insieme alle mie amiche, accompagnavo mio figlio a scuola. Mentre chiacchieravamo, camminando, ci accorgemmo che i bambini, quasi per gioco, contavano i tossici sulla strada durante il percorso. Allora ci venne in mente che in un quartiere come questo, dove i giovani prima della droga, li ammazza la disperazione e il cinismo, ci voleva uno spazio capace di coinvolgere i ragazzi ma soprattutto di promuovere, amplificare e valorizzare le cose belle, la musica e la speranza.
L’idea della webradio piacque alla commissione tecnica e così il nostro progetto di dare vita a uno strumento di informazione e comunicazione sul territorio entrò in graduatoria. Poi le diatribe con chi gestiva i fondi comunitari e le sedi territoriali. E il tempo è passato. E non è stato facile.
Ma adesso ci siamo: eccoci qua. RadioSca, che trasmette oramai da più di un anno dalla periferia a Nord di Napoli, non è una radio comune. È una radio commerciale, certo. Trasmette musica e fa intrattenimento. Offre servizi per la comunicazione Web accessibili anche alle piccolissime imprese e ai commercianti del posto. Ed è una voce per parlare della nostra periferia, e speriamo anche di tutte le periferie. Perché, alla fine, le periferie si assomigliano tutte. Anche se dirlo da Scampia può suonare paradossale. Ma soprattutto, RadioSca prova a essere una speranza. Un posto dove provare a instillare semi di ottimismo e di fiducia nel futuro, anche se spesso ci sembra un’operazione titanica. È un invito a tutti, soprattutto ai ragazzi, di prendere seriamente in considerazione che questa è la loro casa, e può assomigliare a un posto migliore se insieme ne faremo un luogo migliore.
È questo il cambiamento. La rete, Internet, ha tutte le caratteristiche per aiutarci a sconfiggere i mali che attanagliano il nostro quartiere e che mortificano noi che ci viviamo. È una finestra sul mondo e un modo per imparare che un altro modo di vivere è possibile. È anche il nostro megafono per raccontare le esperienze positive, quelle coraggiose, che esistono anche qui. Come quei cittadini che, rastrelli e palette alla mano, si sono messi a sistemare i giardini delle case popolari, o come quei commercianti che ci chiedono di aprirgli un sito Internet, o come le artigiane che insieme a noi alla Casa della Socialità provano ad avviare una piccola impresa.
La radio attraverso Internet, può spegnere quel maledetto silenzio che per anni ha favorito il degrado e la rassegnazione, e il conseguente aumento della criminalità. Soprattutto quella organizzata. I social network sono luoghi di scambio di informazione e opinione. E chi vive qui ha un disperato bisogno di scambiare le proprie esperienze e conoscere quelle degli altri. Chiunque può condividere un link e nel caso anche denunciare attraverso i forum, i blog, i gruppi su Facebook. E poi c’è Twitter. Che abbatte le barriere dei superpoteri dell’informazione. Dove si leggono ancora ragionamenti e giudizi che si prendono gioco della gente e della loro realtà.
Per questo è importante essere presenti e provarci. Per questo vogliamo essere “evangeliste” della rete qui a Scampia. E vogliamo portare chi lavora qui, e sono tanti, gli artigiani, i negozi, le attività di servizi su Internet. Perché dipende da noi dare un’opportunità diversa al nostro quartiere. E così Scampia, magari, può diventare un simbolo per tutte quelle periferie che hanno sete di riscatto, che non vogliono essere solo notizie in cronaca nera, che meritano di diventare parti integranti delle città. Basta al degrado e alla rinuncia. I giovani di oggi sono il senso critico del nostro tempo. Viaggiano, sperimentano e riportano a casa e fanno rete. E attenzione: non solo a Scampia.
Scampia, 25 settembre 2012
LAURA RUSSO
Fonte: CheFuturo
La svolta di Bari...considerazioni a freddo sull'evento dell'8 settembre
Avevo pensato più volte di scrivere qualcosa sull'evento di Bari ma ho aspettato per ragionarci sempre più "a mente fredda e cuore caldo", come diceva un grande del meridionalismo come Francesco Saverio Nitti.
Nel frattempo ho letto e condiviso molti spunti dagli articoli su Eleaml e di Guglielmo Di Grezia, ovviamente sono ancora più in linea con quello scritto dall'amico Andrea Balia.
Nonostante molto sia stato già detto, voglio aggiungere sinteticamente una valutazione personale.
Per prima cosa, l'evento di Bari è stato un successo di partecipazione e di aggregazione, in una città importante del Sud e in un luogo istituzionale, con la partecipazione del sindaco della seconda città del Sud continentale.
Per seconda cosa, noi non sapevamo, e credo nessuno sapesse fino in fondo, cosa e come voleva rispondere Pino Aprile all'appello che il nostro movimento insieme ad altri gli aveva lanciato il 14.luglio con una lettera aperta. Ovviamente, conoscendo Pino, sapevamo o meglio potevamo intuire che molto probabilmente avrebbe scelto di partecipare non come leader politico ma come portavoce o comunicatore ma, con l'onestà e la correttezza che credo che ci contraddistingua, non abbiamo fatto alcuna pressione e l'abbiamo lasciato scegliere liberamente. C'è invece chi non l'ha fatto, ad esempio con telefonate o deliranti e sgrammaticati messaggi in rete per convincerlo a desistere, solo per miseri interessi di botteguccia e salvaguardia del proprio simboletto ed orticello, ognuno può trarre le sue logiche conclusioni e mi rifiuto di entrare nella palude della polemica con certi personaggi che hanno solo quest'arma a disposizione. Questo per non parlare di altri personaggi ancora più farneticanti che attaccano Pino Aprile per invidia e gelosia del suo successo, come spesso accade quando qualche meridionale ha successo bisogna contrastarlo e demolirlo con sospetti e veleni...con loro non c'e' da sprecare nemmeno un minuto.
Chi poi dice che sapeva nei minimi dettagli cosa avrebbe risposto Pino Aprile, ebbene lo dice o per stupidità o perché è in malafede...per molte persone, come già detto da Andrea, Guglielmo e altri, si tratta di difesa del proprio simboletto e per questi personaggi c'e' stato un grosso sospiro di sollievo perché hanno evitato di competere con la persona più in vista e famosa del meridionalismo odierno, salvando così il loro piccolo gruppetto dall'essere relegato nell'angolo della dimenticanza assoluta e totale. Noi non potevamo costringere Pino a dire esattamente le cose che avremmo voluto sentire ma, detto questo, non possiamo che salutare con gioia sia la nascita di un giornale del Sud che quella di un'aggregazione meridionalista che sta individuando il proprio leader politico, la propria base in crescita ed il proprio cammino in sinergia con la grande avventura editoriale meridionalista di Pino.
Infine c'è ancora chi non capisce, o a volte non vuole capire, che a Bari è partito un movimento nuovo che, nato da un'aggregazione promossa del PdSUD e altri movimenti e associazioni con tantissimi singoli che hanno aderito con entusiasmo, è aperta alla parte migliore del meridionalismo, con un progetto e dei valori. Ovviamente e' un progetto appena partito e che ancora non si sa perfettamente nei minimi particolari dove e quando approda (giusto per chiarire le solite dietrologie dei soliti idioti che diranno che già e' tutto predefinito in termini di posizionamento politico ed alleanze...). L'obiettivo e' però chiarissimo, avere un peso politico dall'elezioni del prossimo anno nel desolante scenario politico italiano di oggi e non limitarsi alla sola, giusta ed insopprimibile, lamentela meridionalista sia sulla storia negata della "malaunità" che sul Sud calpestato dalla politica attuale italiana o peggio ancora al ridiseganre cartine, nazioni e confini solo su facebook..
E' chiaro altresì, sia dal testo dell'appello che da quanto detto a Bari, i valori del meridionalismo per noi sono quelli dell'antirazzismo, dell'antimafia e della solidarietà insieme al tema dell'identità meridionale e mediterranea, non il ripiegamento in piccole patrie o in derive antistoriche anti-italiane o anti-europeiste che non solo sono inconcepibili per le possibilità di realizzazione ma soprattutto non troverebbero terreno fertile nel nostro popolo, pacifico e restio a trasformarsi in una Lega in salsa meridionale e per fortuna aggiungerei io. Volere un paese più giusto, un'Italia ed un Europa più giusta non significa per noi "chiudersi" ma aprirsi, anche e soprattutto con una concezione mediterranea dell'Europa diversa da quella nord-centrica di Berlusconi, Bossi e Tremonti ieri (con l'appoggio dei soliti ascari meridionali...) e di Monti oggi.
E' chiaro altresì, sia dal testo dell'appello che da quanto detto a Bari, i valori del meridionalismo per noi sono quelli dell'antirazzismo, dell'antimafia e della solidarietà insieme al tema dell'identità meridionale e mediterranea, non il ripiegamento in piccole patrie o in derive antistoriche anti-italiane o anti-europeiste che non solo sono inconcepibili per le possibilità di realizzazione ma soprattutto non troverebbero terreno fertile nel nostro popolo, pacifico e restio a trasformarsi in una Lega in salsa meridionale e per fortuna aggiungerei io. Volere un paese più giusto, un'Italia ed un Europa più giusta non significa per noi "chiudersi" ma aprirsi, anche e soprattutto con una concezione mediterranea dell'Europa diversa da quella nord-centrica di Berlusconi, Bossi e Tremonti ieri (con l'appoggio dei soliti ascari meridionali...) e di Monti oggi.
Chi non ha capito tutto questo, o perché non ci arriva o perché ammalato della solita sindrome meridionale che è più importante la sua singola "fissazione" del "si dovrebbe" rispetto alle priorità organizzative e di tempi del progetto, è rimasto alla finestra o probabilmente ci sarà anche qualcuno che se ne andrà dopo Bari, ma siamo sicuri che molti di più arriveranno e il movimento crescerà. Dobbiamo assolutamente evitare gli errori del passato con le generiche adunate meridionaliste, dove ognuno voleva il suo piccolo palco e ricevere la usa dose di applausi, ci si raccontava tra di noi sempre le solite cose su una colonizzazione che dura da più di 150 anni e si tornava a casa senza uno straccio di proposta su come reagire e come andare avanti o su come realmente crescere nei numeri e nella visibilità con i mezzi economici che si hanno e non quelli che i presume arriveranno o che "si dovrebbe" avere.
E' necessaria anche una considerazione sul giornale annunciato da Pino Aprile a Bari, di sicuro sarà un'avventura difficile e importante, noi non possiamo che augurarci che l'iniziativa cresca e diventi una realtà per avere un'importante voce autonoma del Sud, dando anche il nostro piccolo contributo....anche qui, chi fa ancora i calcoli di botteguccia e spera che questo evento possa andare bene solo al suo gruppetto, davvero ha capito poco sia di Pino Aprile che dell'iniziativa.
Il giornale del Sud, in sinergia con un'iniziativa politica visibile e concreta, sarebbe l'ulteriore passo avanti: si passerebbe finalmente dal meridionalismo della sola rivendicazione storica, della sola protesta e del "tanto sono tutti uguali" che spesso sfocia in confuse scelte reazionarie e non riesce a superare la censura mediatica di sistema rimanendo confinati nel ghetto del folklore nostalgico, al meridionalismo del fare e della speranza concreta, reale e visibile per la nostra terra.
Enzo Riccio
Segr. Org. nazionale
Partito del Sud
Il giornale del Sud, in sinergia con un'iniziativa politica visibile e concreta, sarebbe l'ulteriore passo avanti: si passerebbe finalmente dal meridionalismo della sola rivendicazione storica, della sola protesta e del "tanto sono tutti uguali" che spesso sfocia in confuse scelte reazionarie e non riesce a superare la censura mediatica di sistema rimanendo confinati nel ghetto del folklore nostalgico, al meridionalismo del fare e della speranza concreta, reale e visibile per la nostra terra.
Enzo Riccio
Segr. Org. nazionale
Partito del Sud
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Avevo pensato più volte di scrivere qualcosa sull'evento di Bari ma ho aspettato per ragionarci sempre più "a mente fredda e cuore caldo", come diceva un grande del meridionalismo come Francesco Saverio Nitti.
Nel frattempo ho letto e condiviso molti spunti dagli articoli su Eleaml e di Guglielmo Di Grezia, ovviamente sono ancora più in linea con quello scritto dall'amico Andrea Balia.
Nonostante molto sia stato già detto, voglio aggiungere sinteticamente una valutazione personale.
Per prima cosa, l'evento di Bari è stato un successo di partecipazione e di aggregazione, in una città importante del Sud e in un luogo istituzionale, con la partecipazione del sindaco della seconda città del Sud continentale.
Per seconda cosa, noi non sapevamo, e credo nessuno sapesse fino in fondo, cosa e come voleva rispondere Pino Aprile all'appello che il nostro movimento insieme ad altri gli aveva lanciato il 14.luglio con una lettera aperta. Ovviamente, conoscendo Pino, sapevamo o meglio potevamo intuire che molto probabilmente avrebbe scelto di partecipare non come leader politico ma come portavoce o comunicatore ma, con l'onestà e la correttezza che credo che ci contraddistingua, non abbiamo fatto alcuna pressione e l'abbiamo lasciato scegliere liberamente. C'è invece chi non l'ha fatto, ad esempio con telefonate o deliranti e sgrammaticati messaggi in rete per convincerlo a desistere, solo per miseri interessi di botteguccia e salvaguardia del proprio simboletto ed orticello, ognuno può trarre le sue logiche conclusioni e mi rifiuto di entrare nella palude della polemica con certi personaggi che hanno solo quest'arma a disposizione. Questo per non parlare di altri personaggi ancora più farneticanti che attaccano Pino Aprile per invidia e gelosia del suo successo, come spesso accade quando qualche meridionale ha successo bisogna contrastarlo e demolirlo con sospetti e veleni...con loro non c'e' da sprecare nemmeno un minuto.
Chi poi dice che sapeva nei minimi dettagli cosa avrebbe risposto Pino Aprile, ebbene lo dice o per stupidità o perché è in malafede...per molte persone, come già detto da Andrea, Guglielmo e altri, si tratta di difesa del proprio simboletto e per questi personaggi c'e' stato un grosso sospiro di sollievo perché hanno evitato di competere con la persona più in vista e famosa del meridionalismo odierno, salvando così il loro piccolo gruppetto dall'essere relegato nell'angolo della dimenticanza assoluta e totale. Noi non potevamo costringere Pino a dire esattamente le cose che avremmo voluto sentire ma, detto questo, non possiamo che salutare con gioia sia la nascita di un giornale del Sud che quella di un'aggregazione meridionalista che sta individuando il proprio leader politico, la propria base in crescita ed il proprio cammino in sinergia con la grande avventura editoriale meridionalista di Pino.
Infine c'è ancora chi non capisce, o a volte non vuole capire, che a Bari è partito un movimento nuovo che, nato da un'aggregazione promossa del PdSUD e altri movimenti e associazioni con tantissimi singoli che hanno aderito con entusiasmo, è aperta alla parte migliore del meridionalismo, con un progetto e dei valori. Ovviamente e' un progetto appena partito e che ancora non si sa perfettamente nei minimi particolari dove e quando approda (giusto per chiarire le solite dietrologie dei soliti idioti che diranno che già e' tutto predefinito in termini di posizionamento politico ed alleanze...). L'obiettivo e' però chiarissimo, avere un peso politico dall'elezioni del prossimo anno nel desolante scenario politico italiano di oggi e non limitarsi alla sola, giusta ed insopprimibile, lamentela meridionalista sia sulla storia negata della "malaunità" che sul Sud calpestato dalla politica attuale italiana o peggio ancora al ridiseganre cartine, nazioni e confini solo su facebook..
E' chiaro altresì, sia dal testo dell'appello che da quanto detto a Bari, i valori del meridionalismo per noi sono quelli dell'antirazzismo, dell'antimafia e della solidarietà insieme al tema dell'identità meridionale e mediterranea, non il ripiegamento in piccole patrie o in derive antistoriche anti-italiane o anti-europeiste che non solo sono inconcepibili per le possibilità di realizzazione ma soprattutto non troverebbero terreno fertile nel nostro popolo, pacifico e restio a trasformarsi in una Lega in salsa meridionale e per fortuna aggiungerei io. Volere un paese più giusto, un'Italia ed un Europa più giusta non significa per noi "chiudersi" ma aprirsi, anche e soprattutto con una concezione mediterranea dell'Europa diversa da quella nord-centrica di Berlusconi, Bossi e Tremonti ieri (con l'appoggio dei soliti ascari meridionali...) e di Monti oggi.
E' chiaro altresì, sia dal testo dell'appello che da quanto detto a Bari, i valori del meridionalismo per noi sono quelli dell'antirazzismo, dell'antimafia e della solidarietà insieme al tema dell'identità meridionale e mediterranea, non il ripiegamento in piccole patrie o in derive antistoriche anti-italiane o anti-europeiste che non solo sono inconcepibili per le possibilità di realizzazione ma soprattutto non troverebbero terreno fertile nel nostro popolo, pacifico e restio a trasformarsi in una Lega in salsa meridionale e per fortuna aggiungerei io. Volere un paese più giusto, un'Italia ed un Europa più giusta non significa per noi "chiudersi" ma aprirsi, anche e soprattutto con una concezione mediterranea dell'Europa diversa da quella nord-centrica di Berlusconi, Bossi e Tremonti ieri (con l'appoggio dei soliti ascari meridionali...) e di Monti oggi.
Chi non ha capito tutto questo, o perché non ci arriva o perché ammalato della solita sindrome meridionale che è più importante la sua singola "fissazione" del "si dovrebbe" rispetto alle priorità organizzative e di tempi del progetto, è rimasto alla finestra o probabilmente ci sarà anche qualcuno che se ne andrà dopo Bari, ma siamo sicuri che molti di più arriveranno e il movimento crescerà. Dobbiamo assolutamente evitare gli errori del passato con le generiche adunate meridionaliste, dove ognuno voleva il suo piccolo palco e ricevere la usa dose di applausi, ci si raccontava tra di noi sempre le solite cose su una colonizzazione che dura da più di 150 anni e si tornava a casa senza uno straccio di proposta su come reagire e come andare avanti o su come realmente crescere nei numeri e nella visibilità con i mezzi economici che si hanno e non quelli che i presume arriveranno o che "si dovrebbe" avere.
E' necessaria anche una considerazione sul giornale annunciato da Pino Aprile a Bari, di sicuro sarà un'avventura difficile e importante, noi non possiamo che augurarci che l'iniziativa cresca e diventi una realtà per avere un'importante voce autonoma del Sud, dando anche il nostro piccolo contributo....anche qui, chi fa ancora i calcoli di botteguccia e spera che questo evento possa andare bene solo al suo gruppetto, davvero ha capito poco sia di Pino Aprile che dell'iniziativa.
Il giornale del Sud, in sinergia con un'iniziativa politica visibile e concreta, sarebbe l'ulteriore passo avanti: si passerebbe finalmente dal meridionalismo della sola rivendicazione storica, della sola protesta e del "tanto sono tutti uguali" che spesso sfocia in confuse scelte reazionarie e non riesce a superare la censura mediatica di sistema rimanendo confinati nel ghetto del folklore nostalgico, al meridionalismo del fare e della speranza concreta, reale e visibile per la nostra terra.
Enzo Riccio
Segr. Org. nazionale
Partito del Sud
Il giornale del Sud, in sinergia con un'iniziativa politica visibile e concreta, sarebbe l'ulteriore passo avanti: si passerebbe finalmente dal meridionalismo della sola rivendicazione storica, della sola protesta e del "tanto sono tutti uguali" che spesso sfocia in confuse scelte reazionarie e non riesce a superare la censura mediatica di sistema rimanendo confinati nel ghetto del folklore nostalgico, al meridionalismo del fare e della speranza concreta, reale e visibile per la nostra terra.
Enzo Riccio
Segr. Org. nazionale
Partito del Sud
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martedì 18 settembre 2012
Caro Clini ma lo sai che le bugie hanno le gambe corte?
di Rosanna Gadaleta
Il 14 settembre scorso, si è svolto a Conversano in provincia di Bari, un tavolo tecnico per discutere della vicenda ILVA. A margine dell'incontro il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, si è scontrato con una giornalista, Giovanna Lanzillotta.
Alle incalzanti domande della giornalista, sulle responsabilità e sui soggetti deputati al controllo degli inquinanti nella zona di Taranto, il ministro risponde testualmente: "i dati pubblicati dall'Istituto superiore di sanità e i dati pubblicati dall'osservatorio regionale dei tumori della Puglia dimostrano che questo eccesso di mortalità a Taranto di cui si parla non trova riscontro nei dati ufficiali. Ma questi numeri non fanno comodo a quelli che fanno propaganda e strumentalizzano le morti per avere ragione politicamente; queste persone non hanno il diritto di parlare, non hanno dignità. La mortalità per tumore della città di Lecce è superiore a quella di Taranto, ce lo dicono i numeri resi noti dall'Istituto superiore di sanità e dall'osservatorio dei tumori della Puglia.
Questi signori trovano molto facile parlare e sparlare di tutto senza sapere di cosa parlano e questa è una rovina per il nostro paese e non aiutano l'ambiente"
Ma le cose come stanno realmente?
Contrariamente a quanto dichiarato dal ministro Clini, i dati dimostrano che la mortalità in eccesso a Taranto c'è.
La conferma arriva dallo studio Sentieri dell'Istituto Superiore di Sanità e saranno presentati ufficialmente il 12 ottobre. Secondo tali dati, che riguardano un periodo che dal 2002 arriva all’anno scorso, la mortalità in eccesso a Taranto è almeno del 10% in più rispetto ai dati attesi e confermano il trend già evidenziato con il precendente dossier (1995-2002).
Il rapporto riguarda non solo Taranto ma i 52 Sin, siti di interesse industriale. I luoghi più inquinati d’Italia, che vanno da Porto torres a Marghera, a Casale Monferrato, a Taranto, appunto.
A questo punto mi pongo due domande:
Il presidente del cda Ilva, Bruno Ferrante, lo presenterà nella prossime ore alla procura di Taranto, al primo cittadino Ippazio Stefano e poi agli organi di stampa. Un piano che si annuncia "straordinario" per l’impiego di 400 milioni di euro (si dice che per rifare le cockerie in realtà occorrerebbe un miliardo di euro), ma soprattutto perché l’azienda del Gruppo Riva, per la prima volta, avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di coprire i parchi minerali.
Per quest’ultimo intervento l’Ilva starebbe pensando di scomodare addirittura architetti di grido, archistar come Renzo Piano o Santiago Calatrava, in modo da ridurre l’impatto estetico dell’operazione.
Ma il piano non ferma il braccio di ferro con la procura, che respinge al mittente la richiesta di bloccare lo spegnimento: «Non c'è nessuna trattativa sull'Ilva. Perchè ancora oggi ci sono centinaia di tonnellate di polveri che si riversano sui quartieri di Taranto e perchè i provvedimenti giudiziari sono chiarissimi e dicono tutti la stessa cosa: bisogna eliminare, subito, le fonti d'inquinamento. Tutto il resto viene dopo, produzione compresa.
E' l'ennesimo stop da parte del procuratore Sebastio all'ILVA, la quale può tenere accesi gli altoforni solo per consentire le bonifica ma non per la produzione, è arrivato finalmente il nuovo piano straordinario di messa a norma degli impianti.
Purtroppo non si può non rilevare che al momento le prescrizioni della procura sono state disattese come dimostra l'ultimo video in notturna dell'ambientalista Fabio Matacchiera
Intanto il ministro Corrado Clini ha ribadito che nel processo contro i vertici dell’Ilva per disastro ambientale, il ministero dell’Ambiente si costuitirà parte civile.
Prendiamo atto di questo repentino cambio di rotta da parte di Clini che, lo ricordiamo, il 26 luglio scorso, dopo l’annuncio del sequestro degli impianti dell’area a caldo, annunciò di voler ricorrere immediatamente a riesame, pur figurando come Ministero dell’ambiente tra le parti lese e ci auguriamo che d'ora in poi si continui ad operare per salvaguardare prima di tutto la salute dei cittadini di Taranto e del quartiere Tamburi.
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Il 14 settembre scorso, si è svolto a Conversano in provincia di Bari, un tavolo tecnico per discutere della vicenda ILVA. A margine dell'incontro il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, si è scontrato con una giornalista, Giovanna Lanzillotta.
Alle incalzanti domande della giornalista, sulle responsabilità e sui soggetti deputati al controllo degli inquinanti nella zona di Taranto, il ministro risponde testualmente: "i dati pubblicati dall'Istituto superiore di sanità e i dati pubblicati dall'osservatorio regionale dei tumori della Puglia dimostrano che questo eccesso di mortalità a Taranto di cui si parla non trova riscontro nei dati ufficiali. Ma questi numeri non fanno comodo a quelli che fanno propaganda e strumentalizzano le morti per avere ragione politicamente; queste persone non hanno il diritto di parlare, non hanno dignità. La mortalità per tumore della città di Lecce è superiore a quella di Taranto, ce lo dicono i numeri resi noti dall'Istituto superiore di sanità e dall'osservatorio dei tumori della Puglia.
Questi signori trovano molto facile parlare e sparlare di tutto senza sapere di cosa parlano e questa è una rovina per il nostro paese e non aiutano l'ambiente"
Ma le cose come stanno realmente?
Contrariamente a quanto dichiarato dal ministro Clini, i dati dimostrano che la mortalità in eccesso a Taranto c'è.
La conferma arriva dallo studio Sentieri dell'Istituto Superiore di Sanità e saranno presentati ufficialmente il 12 ottobre. Secondo tali dati, che riguardano un periodo che dal 2002 arriva all’anno scorso, la mortalità in eccesso a Taranto è almeno del 10% in più rispetto ai dati attesi e confermano il trend già evidenziato con il precendente dossier (1995-2002).
Il rapporto riguarda non solo Taranto ma i 52 Sin, siti di interesse industriale. I luoghi più inquinati d’Italia, che vanno da Porto torres a Marghera, a Casale Monferrato, a Taranto, appunto.
A questo punto mi pongo due domande:
- ma il ministro Balduzzi non poteva comnunicare al suo collega Clini, i dati in anteprima, evitandogli una sonora figuraccia ?
- il ministro ha la memoria corta?
Il presidente del cda Ilva, Bruno Ferrante, lo presenterà nella prossime ore alla procura di Taranto, al primo cittadino Ippazio Stefano e poi agli organi di stampa. Un piano che si annuncia "straordinario" per l’impiego di 400 milioni di euro (si dice che per rifare le cockerie in realtà occorrerebbe un miliardo di euro), ma soprattutto perché l’azienda del Gruppo Riva, per la prima volta, avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di coprire i parchi minerali.
Per quest’ultimo intervento l’Ilva starebbe pensando di scomodare addirittura architetti di grido, archistar come Renzo Piano o Santiago Calatrava, in modo da ridurre l’impatto estetico dell’operazione.
Ma il piano non ferma il braccio di ferro con la procura, che respinge al mittente la richiesta di bloccare lo spegnimento: «Non c'è nessuna trattativa sull'Ilva. Perchè ancora oggi ci sono centinaia di tonnellate di polveri che si riversano sui quartieri di Taranto e perchè i provvedimenti giudiziari sono chiarissimi e dicono tutti la stessa cosa: bisogna eliminare, subito, le fonti d'inquinamento. Tutto il resto viene dopo, produzione compresa.
E' l'ennesimo stop da parte del procuratore Sebastio all'ILVA, la quale può tenere accesi gli altoforni solo per consentire le bonifica ma non per la produzione, è arrivato finalmente il nuovo piano straordinario di messa a norma degli impianti.
Purtroppo non si può non rilevare che al momento le prescrizioni della procura sono state disattese come dimostra l'ultimo video in notturna dell'ambientalista Fabio Matacchiera
Intanto il ministro Corrado Clini ha ribadito che nel processo contro i vertici dell’Ilva per disastro ambientale, il ministero dell’Ambiente si costuitirà parte civile.
Prendiamo atto di questo repentino cambio di rotta da parte di Clini che, lo ricordiamo, il 26 luglio scorso, dopo l’annuncio del sequestro degli impianti dell’area a caldo, annunciò di voler ricorrere immediatamente a riesame, pur figurando come Ministero dell’ambiente tra le parti lese e ci auguriamo che d'ora in poi si continui ad operare per salvaguardare prima di tutto la salute dei cittadini di Taranto e del quartiere Tamburi.
di Rosanna Gadaleta
Il 14 settembre scorso, si è svolto a Conversano in provincia di Bari, un tavolo tecnico per discutere della vicenda ILVA. A margine dell'incontro il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, si è scontrato con una giornalista, Giovanna Lanzillotta.
Alle incalzanti domande della giornalista, sulle responsabilità e sui soggetti deputati al controllo degli inquinanti nella zona di Taranto, il ministro risponde testualmente: "i dati pubblicati dall'Istituto superiore di sanità e i dati pubblicati dall'osservatorio regionale dei tumori della Puglia dimostrano che questo eccesso di mortalità a Taranto di cui si parla non trova riscontro nei dati ufficiali. Ma questi numeri non fanno comodo a quelli che fanno propaganda e strumentalizzano le morti per avere ragione politicamente; queste persone non hanno il diritto di parlare, non hanno dignità. La mortalità per tumore della città di Lecce è superiore a quella di Taranto, ce lo dicono i numeri resi noti dall'Istituto superiore di sanità e dall'osservatorio dei tumori della Puglia.
Questi signori trovano molto facile parlare e sparlare di tutto senza sapere di cosa parlano e questa è una rovina per il nostro paese e non aiutano l'ambiente"
Ma le cose come stanno realmente?
Contrariamente a quanto dichiarato dal ministro Clini, i dati dimostrano che la mortalità in eccesso a Taranto c'è.
La conferma arriva dallo studio Sentieri dell'Istituto Superiore di Sanità e saranno presentati ufficialmente il 12 ottobre. Secondo tali dati, che riguardano un periodo che dal 2002 arriva all’anno scorso, la mortalità in eccesso a Taranto è almeno del 10% in più rispetto ai dati attesi e confermano il trend già evidenziato con il precendente dossier (1995-2002).
Il rapporto riguarda non solo Taranto ma i 52 Sin, siti di interesse industriale. I luoghi più inquinati d’Italia, che vanno da Porto torres a Marghera, a Casale Monferrato, a Taranto, appunto.
A questo punto mi pongo due domande:
Il presidente del cda Ilva, Bruno Ferrante, lo presenterà nella prossime ore alla procura di Taranto, al primo cittadino Ippazio Stefano e poi agli organi di stampa. Un piano che si annuncia "straordinario" per l’impiego di 400 milioni di euro (si dice che per rifare le cockerie in realtà occorrerebbe un miliardo di euro), ma soprattutto perché l’azienda del Gruppo Riva, per la prima volta, avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di coprire i parchi minerali.
Per quest’ultimo intervento l’Ilva starebbe pensando di scomodare addirittura architetti di grido, archistar come Renzo Piano o Santiago Calatrava, in modo da ridurre l’impatto estetico dell’operazione.
Ma il piano non ferma il braccio di ferro con la procura, che respinge al mittente la richiesta di bloccare lo spegnimento: «Non c'è nessuna trattativa sull'Ilva. Perchè ancora oggi ci sono centinaia di tonnellate di polveri che si riversano sui quartieri di Taranto e perchè i provvedimenti giudiziari sono chiarissimi e dicono tutti la stessa cosa: bisogna eliminare, subito, le fonti d'inquinamento. Tutto il resto viene dopo, produzione compresa.
E' l'ennesimo stop da parte del procuratore Sebastio all'ILVA, la quale può tenere accesi gli altoforni solo per consentire le bonifica ma non per la produzione, è arrivato finalmente il nuovo piano straordinario di messa a norma degli impianti.
Purtroppo non si può non rilevare che al momento le prescrizioni della procura sono state disattese come dimostra l'ultimo video in notturna dell'ambientalista Fabio Matacchiera
Intanto il ministro Corrado Clini ha ribadito che nel processo contro i vertici dell’Ilva per disastro ambientale, il ministero dell’Ambiente si costuitirà parte civile.
Prendiamo atto di questo repentino cambio di rotta da parte di Clini che, lo ricordiamo, il 26 luglio scorso, dopo l’annuncio del sequestro degli impianti dell’area a caldo, annunciò di voler ricorrere immediatamente a riesame, pur figurando come Ministero dell’ambiente tra le parti lese e ci auguriamo che d'ora in poi si continui ad operare per salvaguardare prima di tutto la salute dei cittadini di Taranto e del quartiere Tamburi.
Il 14 settembre scorso, si è svolto a Conversano in provincia di Bari, un tavolo tecnico per discutere della vicenda ILVA. A margine dell'incontro il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, si è scontrato con una giornalista, Giovanna Lanzillotta.
Alle incalzanti domande della giornalista, sulle responsabilità e sui soggetti deputati al controllo degli inquinanti nella zona di Taranto, il ministro risponde testualmente: "i dati pubblicati dall'Istituto superiore di sanità e i dati pubblicati dall'osservatorio regionale dei tumori della Puglia dimostrano che questo eccesso di mortalità a Taranto di cui si parla non trova riscontro nei dati ufficiali. Ma questi numeri non fanno comodo a quelli che fanno propaganda e strumentalizzano le morti per avere ragione politicamente; queste persone non hanno il diritto di parlare, non hanno dignità. La mortalità per tumore della città di Lecce è superiore a quella di Taranto, ce lo dicono i numeri resi noti dall'Istituto superiore di sanità e dall'osservatorio dei tumori della Puglia.
Questi signori trovano molto facile parlare e sparlare di tutto senza sapere di cosa parlano e questa è una rovina per il nostro paese e non aiutano l'ambiente"
Ma le cose come stanno realmente?
Contrariamente a quanto dichiarato dal ministro Clini, i dati dimostrano che la mortalità in eccesso a Taranto c'è.
La conferma arriva dallo studio Sentieri dell'Istituto Superiore di Sanità e saranno presentati ufficialmente il 12 ottobre. Secondo tali dati, che riguardano un periodo che dal 2002 arriva all’anno scorso, la mortalità in eccesso a Taranto è almeno del 10% in più rispetto ai dati attesi e confermano il trend già evidenziato con il precendente dossier (1995-2002).
Il rapporto riguarda non solo Taranto ma i 52 Sin, siti di interesse industriale. I luoghi più inquinati d’Italia, che vanno da Porto torres a Marghera, a Casale Monferrato, a Taranto, appunto.
A questo punto mi pongo due domande:
- ma il ministro Balduzzi non poteva comnunicare al suo collega Clini, i dati in anteprima, evitandogli una sonora figuraccia ?
- il ministro ha la memoria corta?
Il presidente del cda Ilva, Bruno Ferrante, lo presenterà nella prossime ore alla procura di Taranto, al primo cittadino Ippazio Stefano e poi agli organi di stampa. Un piano che si annuncia "straordinario" per l’impiego di 400 milioni di euro (si dice che per rifare le cockerie in realtà occorrerebbe un miliardo di euro), ma soprattutto perché l’azienda del Gruppo Riva, per la prima volta, avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di coprire i parchi minerali.
Per quest’ultimo intervento l’Ilva starebbe pensando di scomodare addirittura architetti di grido, archistar come Renzo Piano o Santiago Calatrava, in modo da ridurre l’impatto estetico dell’operazione.
Ma il piano non ferma il braccio di ferro con la procura, che respinge al mittente la richiesta di bloccare lo spegnimento: «Non c'è nessuna trattativa sull'Ilva. Perchè ancora oggi ci sono centinaia di tonnellate di polveri che si riversano sui quartieri di Taranto e perchè i provvedimenti giudiziari sono chiarissimi e dicono tutti la stessa cosa: bisogna eliminare, subito, le fonti d'inquinamento. Tutto il resto viene dopo, produzione compresa.
E' l'ennesimo stop da parte del procuratore Sebastio all'ILVA, la quale può tenere accesi gli altoforni solo per consentire le bonifica ma non per la produzione, è arrivato finalmente il nuovo piano straordinario di messa a norma degli impianti.
Purtroppo non si può non rilevare che al momento le prescrizioni della procura sono state disattese come dimostra l'ultimo video in notturna dell'ambientalista Fabio Matacchiera
Intanto il ministro Corrado Clini ha ribadito che nel processo contro i vertici dell’Ilva per disastro ambientale, il ministero dell’Ambiente si costuitirà parte civile.
Prendiamo atto di questo repentino cambio di rotta da parte di Clini che, lo ricordiamo, il 26 luglio scorso, dopo l’annuncio del sequestro degli impianti dell’area a caldo, annunciò di voler ricorrere immediatamente a riesame, pur figurando come Ministero dell’ambiente tra le parti lese e ci auguriamo che d'ora in poi si continui ad operare per salvaguardare prima di tutto la salute dei cittadini di Taranto e del quartiere Tamburi.
Così Bersani ha tradito il Sud
Ha fatto accordi con la Lega razzista. Non ci rappresenta
di Emilio Gioventù
Pino Aprile, meridionale e meridionalista, è autore di due libri tra i più letti al Sud «Terroni» e «Giù al Sud») sulle ragioni, anche storiche della protesta del Mezzogiorno. Ha annunciato che non farà un partito, anche se glielo hanno chiesto in molti, ma un quotidiano, perché, dice, «solo facendo conoscere le proprie ragioni il Sud può decollare».
Sulla testata ci sta ancora lavorando», ma sulla linea editoriale non ha dubbi: «Non sarà un quotidiano del Sud, ma dal Sud che conterrà anche sentimenti, non solo fatti. Insomma, una cosa diversa in un panorama affollato di quotidiani «quasi tutti settentrionali e anche quelli che non lo sono, sono comunque influenzati dal potere della proprietà». Mentre i quotidiani meridionali «spesso sono influenzati dalle linee di potere che fanno capo al Nord».
Domanda. Aprile, nel suo libro «Giù al Sud» lei lascia intravedere segnali di cambiamento, embrioni di un possibile riscatto. Ma quali sono i soggetti in grado di guidare questo cambiamento?
Risposta. Di certo nessuno dei partiti esistenti. Il Pdl è lo zerbino del suo padrone che l'ha fondato con i propri soldi. Il Pd, invece
D. Invece?
R. Basta dire che in una intervista alla Padania, dopo avere elogiato il sito politico di Bossi, Bersani dice: non serve che mi spiegate che Bossi non è razzista, lo so. Ecco, Bersani si trova bene con quella gente lì. Dopo quell'intervista ho deciso di non votare mai più a sinistra. Al di là di ciò che pensa Bersani, Bossi lo dice nella sua autobiografia che usa il razzismo antimeridionale per prendere voti. Deposto Bossi, Maroni ha detto esattamente la stessa cosa. Lo slogan del suo partito è: prima il Nord. Questo è puro razzismo dichiarato e conclamato. Che significa prima il Nord? Che forse ci sono cittadini più cittadini degli altri? Bersani va d'accordo con questa gente al punto che invita alla festa del Pd il razzista Roberto Maroni. Come può sperare il Sud di avere una rappresentanza da questa sinistra.
D. Chi allora?
R. Nuovi soggetti politici che si stanno già preparando. Alcuni in maniera «paraculesca», cioè soggetti politici che dentro hanno i germi delle vecchie formazioni meridionaliste. Altri sono nuovi e penso ad alcune formazioni siciliane. Intanto, c'è da prendere atto che cresce la voglia di riscatto. Cresce confusamente come tutte le cose quando nascono, con mille fuochi , mille iniziative spesso quasi sempre in conflitto tra di loro però sono sempre più numerose. A questo proposito ricordo sempre come esempio il partito del Sud di Antonio Ciano che vinse le scorse elezioni a Gaeta, unica città in Italia non amministrata da uno dei due poli, ma da una lista civica meridionalista e autonoma.
D. Ma perché bisogno dar credito a queste nuove forme di meridionalismo? C'è da fidarsi visto che in Italia circola troppo qualunquismo?
R. Intanto perché gran parte di loro non viene dalla vecchia politica, ma dalla società civile e poi perché ormai è certo che i partiti non sono più credibili quando parlano di meridione. Quelli di destra non ne parliamo, siamo l'unico paese in occidente che ha associato una formazione razzista, la Lega, al governo. La sinistra è colpevole perché non ha contrastato tutto questo o ha fatto finta di contrastare. Vedi gli accordi per il cosiddetto federalismo fiscale, l'ennesima truffa ai danni del Sud per «fottergli« anche gli ultimi spiccioli, visto che le norme del federalismo fiscale comportavano già dal suo avvio lo spostamento di un altro miliardo di euro dalle regioni più povere a quelle più ricche. E tutto ciò è stato concordato con il Pd e con Vasco Errani quando era presidente della conferenza dei presidenti di Regione. Sono più deluso dalla sinistra perché ci credevo.
Fonte: ItaliaOggi
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di Emilio Gioventù
Pino Aprile, meridionale e meridionalista, è autore di due libri tra i più letti al Sud «Terroni» e «Giù al Sud») sulle ragioni, anche storiche della protesta del Mezzogiorno. Ha annunciato che non farà un partito, anche se glielo hanno chiesto in molti, ma un quotidiano, perché, dice, «solo facendo conoscere le proprie ragioni il Sud può decollare».
Sulla testata ci sta ancora lavorando», ma sulla linea editoriale non ha dubbi: «Non sarà un quotidiano del Sud, ma dal Sud che conterrà anche sentimenti, non solo fatti. Insomma, una cosa diversa in un panorama affollato di quotidiani «quasi tutti settentrionali e anche quelli che non lo sono, sono comunque influenzati dal potere della proprietà». Mentre i quotidiani meridionali «spesso sono influenzati dalle linee di potere che fanno capo al Nord».
Domanda. Aprile, nel suo libro «Giù al Sud» lei lascia intravedere segnali di cambiamento, embrioni di un possibile riscatto. Ma quali sono i soggetti in grado di guidare questo cambiamento?
Risposta. Di certo nessuno dei partiti esistenti. Il Pdl è lo zerbino del suo padrone che l'ha fondato con i propri soldi. Il Pd, invece
D. Invece?
R. Basta dire che in una intervista alla Padania, dopo avere elogiato il sito politico di Bossi, Bersani dice: non serve che mi spiegate che Bossi non è razzista, lo so. Ecco, Bersani si trova bene con quella gente lì. Dopo quell'intervista ho deciso di non votare mai più a sinistra. Al di là di ciò che pensa Bersani, Bossi lo dice nella sua autobiografia che usa il razzismo antimeridionale per prendere voti. Deposto Bossi, Maroni ha detto esattamente la stessa cosa. Lo slogan del suo partito è: prima il Nord. Questo è puro razzismo dichiarato e conclamato. Che significa prima il Nord? Che forse ci sono cittadini più cittadini degli altri? Bersani va d'accordo con questa gente al punto che invita alla festa del Pd il razzista Roberto Maroni. Come può sperare il Sud di avere una rappresentanza da questa sinistra.
D. Chi allora?
R. Nuovi soggetti politici che si stanno già preparando. Alcuni in maniera «paraculesca», cioè soggetti politici che dentro hanno i germi delle vecchie formazioni meridionaliste. Altri sono nuovi e penso ad alcune formazioni siciliane. Intanto, c'è da prendere atto che cresce la voglia di riscatto. Cresce confusamente come tutte le cose quando nascono, con mille fuochi , mille iniziative spesso quasi sempre in conflitto tra di loro però sono sempre più numerose. A questo proposito ricordo sempre come esempio il partito del Sud di Antonio Ciano che vinse le scorse elezioni a Gaeta, unica città in Italia non amministrata da uno dei due poli, ma da una lista civica meridionalista e autonoma.
D. Ma perché bisogno dar credito a queste nuove forme di meridionalismo? C'è da fidarsi visto che in Italia circola troppo qualunquismo?
R. Intanto perché gran parte di loro non viene dalla vecchia politica, ma dalla società civile e poi perché ormai è certo che i partiti non sono più credibili quando parlano di meridione. Quelli di destra non ne parliamo, siamo l'unico paese in occidente che ha associato una formazione razzista, la Lega, al governo. La sinistra è colpevole perché non ha contrastato tutto questo o ha fatto finta di contrastare. Vedi gli accordi per il cosiddetto federalismo fiscale, l'ennesima truffa ai danni del Sud per «fottergli« anche gli ultimi spiccioli, visto che le norme del federalismo fiscale comportavano già dal suo avvio lo spostamento di un altro miliardo di euro dalle regioni più povere a quelle più ricche. E tutto ciò è stato concordato con il Pd e con Vasco Errani quando era presidente della conferenza dei presidenti di Regione. Sono più deluso dalla sinistra perché ci credevo.
Fonte: ItaliaOggi
Ha fatto accordi con la Lega razzista. Non ci rappresenta
di Emilio Gioventù
Pino Aprile, meridionale e meridionalista, è autore di due libri tra i più letti al Sud «Terroni» e «Giù al Sud») sulle ragioni, anche storiche della protesta del Mezzogiorno. Ha annunciato che non farà un partito, anche se glielo hanno chiesto in molti, ma un quotidiano, perché, dice, «solo facendo conoscere le proprie ragioni il Sud può decollare».
Sulla testata ci sta ancora lavorando», ma sulla linea editoriale non ha dubbi: «Non sarà un quotidiano del Sud, ma dal Sud che conterrà anche sentimenti, non solo fatti. Insomma, una cosa diversa in un panorama affollato di quotidiani «quasi tutti settentrionali e anche quelli che non lo sono, sono comunque influenzati dal potere della proprietà». Mentre i quotidiani meridionali «spesso sono influenzati dalle linee di potere che fanno capo al Nord».
Domanda. Aprile, nel suo libro «Giù al Sud» lei lascia intravedere segnali di cambiamento, embrioni di un possibile riscatto. Ma quali sono i soggetti in grado di guidare questo cambiamento?
Risposta. Di certo nessuno dei partiti esistenti. Il Pdl è lo zerbino del suo padrone che l'ha fondato con i propri soldi. Il Pd, invece
D. Invece?
R. Basta dire che in una intervista alla Padania, dopo avere elogiato il sito politico di Bossi, Bersani dice: non serve che mi spiegate che Bossi non è razzista, lo so. Ecco, Bersani si trova bene con quella gente lì. Dopo quell'intervista ho deciso di non votare mai più a sinistra. Al di là di ciò che pensa Bersani, Bossi lo dice nella sua autobiografia che usa il razzismo antimeridionale per prendere voti. Deposto Bossi, Maroni ha detto esattamente la stessa cosa. Lo slogan del suo partito è: prima il Nord. Questo è puro razzismo dichiarato e conclamato. Che significa prima il Nord? Che forse ci sono cittadini più cittadini degli altri? Bersani va d'accordo con questa gente al punto che invita alla festa del Pd il razzista Roberto Maroni. Come può sperare il Sud di avere una rappresentanza da questa sinistra.
D. Chi allora?
R. Nuovi soggetti politici che si stanno già preparando. Alcuni in maniera «paraculesca», cioè soggetti politici che dentro hanno i germi delle vecchie formazioni meridionaliste. Altri sono nuovi e penso ad alcune formazioni siciliane. Intanto, c'è da prendere atto che cresce la voglia di riscatto. Cresce confusamente come tutte le cose quando nascono, con mille fuochi , mille iniziative spesso quasi sempre in conflitto tra di loro però sono sempre più numerose. A questo proposito ricordo sempre come esempio il partito del Sud di Antonio Ciano che vinse le scorse elezioni a Gaeta, unica città in Italia non amministrata da uno dei due poli, ma da una lista civica meridionalista e autonoma.
D. Ma perché bisogno dar credito a queste nuove forme di meridionalismo? C'è da fidarsi visto che in Italia circola troppo qualunquismo?
R. Intanto perché gran parte di loro non viene dalla vecchia politica, ma dalla società civile e poi perché ormai è certo che i partiti non sono più credibili quando parlano di meridione. Quelli di destra non ne parliamo, siamo l'unico paese in occidente che ha associato una formazione razzista, la Lega, al governo. La sinistra è colpevole perché non ha contrastato tutto questo o ha fatto finta di contrastare. Vedi gli accordi per il cosiddetto federalismo fiscale, l'ennesima truffa ai danni del Sud per «fottergli« anche gli ultimi spiccioli, visto che le norme del federalismo fiscale comportavano già dal suo avvio lo spostamento di un altro miliardo di euro dalle regioni più povere a quelle più ricche. E tutto ciò è stato concordato con il Pd e con Vasco Errani quando era presidente della conferenza dei presidenti di Regione. Sono più deluso dalla sinistra perché ci credevo.
Fonte: ItaliaOggi
di Emilio Gioventù
Pino Aprile, meridionale e meridionalista, è autore di due libri tra i più letti al Sud «Terroni» e «Giù al Sud») sulle ragioni, anche storiche della protesta del Mezzogiorno. Ha annunciato che non farà un partito, anche se glielo hanno chiesto in molti, ma un quotidiano, perché, dice, «solo facendo conoscere le proprie ragioni il Sud può decollare».
Sulla testata ci sta ancora lavorando», ma sulla linea editoriale non ha dubbi: «Non sarà un quotidiano del Sud, ma dal Sud che conterrà anche sentimenti, non solo fatti. Insomma, una cosa diversa in un panorama affollato di quotidiani «quasi tutti settentrionali e anche quelli che non lo sono, sono comunque influenzati dal potere della proprietà». Mentre i quotidiani meridionali «spesso sono influenzati dalle linee di potere che fanno capo al Nord».
Domanda. Aprile, nel suo libro «Giù al Sud» lei lascia intravedere segnali di cambiamento, embrioni di un possibile riscatto. Ma quali sono i soggetti in grado di guidare questo cambiamento?
Risposta. Di certo nessuno dei partiti esistenti. Il Pdl è lo zerbino del suo padrone che l'ha fondato con i propri soldi. Il Pd, invece
D. Invece?
R. Basta dire che in una intervista alla Padania, dopo avere elogiato il sito politico di Bossi, Bersani dice: non serve che mi spiegate che Bossi non è razzista, lo so. Ecco, Bersani si trova bene con quella gente lì. Dopo quell'intervista ho deciso di non votare mai più a sinistra. Al di là di ciò che pensa Bersani, Bossi lo dice nella sua autobiografia che usa il razzismo antimeridionale per prendere voti. Deposto Bossi, Maroni ha detto esattamente la stessa cosa. Lo slogan del suo partito è: prima il Nord. Questo è puro razzismo dichiarato e conclamato. Che significa prima il Nord? Che forse ci sono cittadini più cittadini degli altri? Bersani va d'accordo con questa gente al punto che invita alla festa del Pd il razzista Roberto Maroni. Come può sperare il Sud di avere una rappresentanza da questa sinistra.
D. Chi allora?
R. Nuovi soggetti politici che si stanno già preparando. Alcuni in maniera «paraculesca», cioè soggetti politici che dentro hanno i germi delle vecchie formazioni meridionaliste. Altri sono nuovi e penso ad alcune formazioni siciliane. Intanto, c'è da prendere atto che cresce la voglia di riscatto. Cresce confusamente come tutte le cose quando nascono, con mille fuochi , mille iniziative spesso quasi sempre in conflitto tra di loro però sono sempre più numerose. A questo proposito ricordo sempre come esempio il partito del Sud di Antonio Ciano che vinse le scorse elezioni a Gaeta, unica città in Italia non amministrata da uno dei due poli, ma da una lista civica meridionalista e autonoma.
D. Ma perché bisogno dar credito a queste nuove forme di meridionalismo? C'è da fidarsi visto che in Italia circola troppo qualunquismo?
R. Intanto perché gran parte di loro non viene dalla vecchia politica, ma dalla società civile e poi perché ormai è certo che i partiti non sono più credibili quando parlano di meridione. Quelli di destra non ne parliamo, siamo l'unico paese in occidente che ha associato una formazione razzista, la Lega, al governo. La sinistra è colpevole perché non ha contrastato tutto questo o ha fatto finta di contrastare. Vedi gli accordi per il cosiddetto federalismo fiscale, l'ennesima truffa ai danni del Sud per «fottergli« anche gli ultimi spiccioli, visto che le norme del federalismo fiscale comportavano già dal suo avvio lo spostamento di un altro miliardo di euro dalle regioni più povere a quelle più ricche. E tutto ciò è stato concordato con il Pd e con Vasco Errani quando era presidente della conferenza dei presidenti di Regione. Sono più deluso dalla sinistra perché ci credevo.
Fonte: ItaliaOggi
Napoli: Conferenza Stampa del 17/09/2012 per il sostegno dei Verdi a de Magistris
Fonte: Partito del Sud - Napoli:
Presenti al tavolo il sindaco Luigi de Magistris, il Presidente Nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, il consigliere comunale dei Verdi Carmine Attanasio e Francesco Borrelli Responsabile in Campania dei Verdi.
Folta presenza di giornalisti e Tv. Francesco Borrelli ha evidenziato, nella presentazione della conferenza, la nostra presenza in sala.
Il sindaco Luigi de Magistris ha sottolineato, accennando al sottoscritto, come il Partito del Sud sia stato fra i primi ad essergli vicino, e di non avere nulla contro i partiti in quanto tali, essendo primario il giudizio sulle persone siano esse facenti parte o no di partiti. A fine conferenza ci ha dichiarato d'essere informato e seguire con interesse gli sviluppi del progetto partito a Bari e di prevedere la delibera entro Ottobre della Commissione Toponomastica che dovrebbe, probabilmente, includere una figura del Partito del Sud.
Andrea Balìa co/segretario nazionale del Partito del Sud
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Fonte: Partito del Sud - Napoli:
Presenti al tavolo il sindaco Luigi de Magistris, il Presidente Nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, il consigliere comunale dei Verdi Carmine Attanasio e Francesco Borrelli Responsabile in Campania dei Verdi.
Folta presenza di giornalisti e Tv. Francesco Borrelli ha evidenziato, nella presentazione della conferenza, la nostra presenza in sala.
Il sindaco Luigi de Magistris ha sottolineato, accennando al sottoscritto, come il Partito del Sud sia stato fra i primi ad essergli vicino, e di non avere nulla contro i partiti in quanto tali, essendo primario il giudizio sulle persone siano esse facenti parte o no di partiti. A fine conferenza ci ha dichiarato d'essere informato e seguire con interesse gli sviluppi del progetto partito a Bari e di prevedere la delibera entro Ottobre della Commissione Toponomastica che dovrebbe, probabilmente, includere una figura del Partito del Sud.
Andrea Balìa co/segretario nazionale del Partito del Sud
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Metti a Taranto Erin Brockowich
di Nadia Urbinati
Erin Brockovich, l’eroina della class action immortalata da Julia Roberts, era una segretaria precaria (e madre sola di tre bambini) di un piccolo studio legale quando cominciò a indagare sulla Pacific Gas and Electric Company, il colosso americano produttore di energia che da anni contaminava le falde acquifere di un paesino californiano provocando tumori e gravissime malattie ai residenti, infine inquinando prove e cercando, trovandole, sponde solide tra funzionari pubblici compiacenti. L’azione legale di gruppo che quell’indagine produsse fu memorabile. Per la prima volta l’accusa di malgoverno di un’azienda privata comportò il riconoscimento di responsabilità con un indennizzo miliardario alle vittime (circa settecento persone). Un esito che fece giustizia senza provocare la chiusura dell’impianto, come la direzione aveva paventato. La mole di documenti portati dalla Brockovich davanti al giudice non riuscirono a provare con certezza scientifica l’esistenza di una relazione causale diretta tra inquinamento e malattie. Ma la ricorrenza dei tumori e la sola vista di quel villaggio insalubre (dove i dirigenti della PG&E dissero che non avrebbero mai voluto vivere) furono sufficienti agli occhi del giudice per decretare la responsabilità della compagnia. Senza aver studiato né filosofia né diritto, Erin Brockovich ebbe subito ben chiaro il quadro, ovvero che due sono gli ostacoli maggiori alla giustizia in questi casi: le connivenze e le coperture colpevoli di cui i potenti godono, e l’ideologia che l’opinione pubblica fa passare secondo cui in questi casi ci si trova di fronte a un conflitto irrisolvibile tra valori fondamentali come la vita e il lavoro, similmente a una tragedia greca dove nessuno è responsabile se non l’umanità stessa, per la sua fallibilità e l’incapacità di vivere in armonia con le leggi della natura. Brockovich era riuscita a smascherare le connivenze e a confutare questa filosofia cercando di dare un senso alla massima secondo la quale «la legge è uguale per tutti». Corruzione e incuria erano stati per anni la pratica perpetrata da parte di coloro che avevano la possibilità e il dovere di intervenire.
L’Ilva non è la Pacific Gas and Electric Company, e il gip di Taranto Patrizia Todisco non è una nostrana Erin Brockovich. L’oggetto del contendere del resto non è il rimborso per i danneggiati dal malambiente dell’Ilva, ma il risanamento dello stabilimento. Tuttavia la dinamica dell’inquinamento, dell’occultamento delle prove, della manipolazione dei dati e del ricatto sul lavoro è pressoché la stessa. I casi di inquinamento sono casi di corruzione e di illegalità a tutti gli effetti. Ora sappiamo che l’inquinamento c’è all’Ilva e c’è stato per anni, fin da quando l’azienda era di proprietà dello Stato. E più i giorni passano più ci avvediamo delle colpevoli responsabilità che coinvolgono l’intera filiera decisionale, a partire dai proprietari dell’azienda fino ai tecnici che dovevano accertare e raccogliere dati veritieri e ai funzionari pubblici. Fumi e fanghi, dentro e fuori l’Ilva. E poi, incidenti per anni, fino al più recente. Porta la data del febbraio del 2012. Un grosso incendio si sviluppò in un’area dello stabilimento producendo una colonna di fumo visibile a chilometri di distanza e diversi intossicati. Il Sindaco di Taranto, sulla scorta della perizia svolta dagli esperti incaricati dal Giudice Patrizia Todisco, ordinò all’Ilva di eseguire entro trenta giorni lavori volti alla riduzione dell’immissione di fumi e polveri, comminando, in caso di mancato adempimento, la sospensione totale degli impianti. In quell’occasione il Comitato Donne per Taranto diramò il seguente appello: «Se doveste avere problemi respiratori, vomito, bruciori alle mucose, tosse recatevi subito al pronto soccorso. Il consiglio è tenere finestre e porte ben chiuse e sigillate». Un lungo ciclo di incurie alla fine del quale è giunta la magistratura.
Di fronte al rischio di chiusura della produzione si ricorre, prevedibilmente, al ricatto del lavoro. E si getta un’ombra inquietante sull’intervento della magistratura. Ma non è l’intervento della legge all’origine del conflitto tra lavoro e salute. L’intervento della legge mette semmai a nudo svelandolo all’opinione nazionale uno stato di incuria colpevole che dura da anni. La carenza di cura per l’ambiente di lavoro, per la città, per la natura, ha generato questa situazione d’emergenza. Incuria ed emergenza sono fenomeni tra loro concomitanti, una sequenza alla quale il nostro Paese sembra abituato, non solo nel settore industriale, e che lascia strascichi drammatici e polemiche inutili e dannose (spingendo l’opinione pubblica a schierarsi addirittura pro o contro la legge) invece di favorire soluzioni giuste (che non vuol dire facili e indolori) e in tempi rapidi. Lasciare che le cose procedano fino al punto in cui la legge non può più tacere – questa è la responsabilità immane che porta ad emergenze come questa. Chi non ha preso le decisioni che doveva prendere, o le ha prese malamente, ha lasciato la patata bollente alla magistratura. Salvo poi accusarla di aver applicato la legge. La quale ha tra le sue funzioni essenziali quella di “impedire che il più forte abbia la meglio sul più debole», chi può danneggiare su chi può solo essere danneggiato. E il più forte è in questo caso chi ha lasciato che le cose procedessero così, con il minor dispendio possibile di risorse.
Accusare la legge di generare conflitti insolubili è un assurdo e quanto di più sbagliato si possa fare perché essa interviene proprio perché il conflitto è giunto a un punto tale da non consentire più accomodamenti per vie ordinarie. L’intervento del magistrato è giunto dopo che le scelte ambientali hanno fallito o sono state lasche o colpevoli. Porta alla luce un problema di incuria che è reale e che gli interessi di chi è più forte cercano di smorzare, magari servendosi del penoso argomento della crisi economica e del rischio all’occupazione, infine del conflitto tragico tra lavoro e vita – come se chi lavora sia per necessità votato a rischiare la vita. Ma se conflitto c’è questo è un conflitto di interessi che ha per protagonisti cittadini molto ineguali in potere e che la legge cerca di riequilibrare nel dovere di non arrecare danno o di riparare ai danni fatti. E niente è più irrazionale che insistere con il ricatto del lavoro anche perché recuperare e ristrutturare l’impianto tarantino è esso stesso un lavoro che può essere meglio svolto da coloro che dall’interno conoscono quell’impianto. Anche perché, c’è da aggiungere, è irrazionale e non nell’interesse nazionale pensare di conquistare le commesse straniere facendo credere al mondo che da noi si può danneggiare ambiente e salute.
Fonte: Jacks'blog
di Nadia Urbinati
Erin Brockovich, l’eroina della class action immortalata da Julia Roberts, era una segretaria precaria (e madre sola di tre bambini) di un piccolo studio legale quando cominciò a indagare sulla Pacific Gas and Electric Company, il colosso americano produttore di energia che da anni contaminava le falde acquifere di un paesino californiano provocando tumori e gravissime malattie ai residenti, infine inquinando prove e cercando, trovandole, sponde solide tra funzionari pubblici compiacenti. L’azione legale di gruppo che quell’indagine produsse fu memorabile. Per la prima volta l’accusa di malgoverno di un’azienda privata comportò il riconoscimento di responsabilità con un indennizzo miliardario alle vittime (circa settecento persone). Un esito che fece giustizia senza provocare la chiusura dell’impianto, come la direzione aveva paventato. La mole di documenti portati dalla Brockovich davanti al giudice non riuscirono a provare con certezza scientifica l’esistenza di una relazione causale diretta tra inquinamento e malattie. Ma la ricorrenza dei tumori e la sola vista di quel villaggio insalubre (dove i dirigenti della PG&E dissero che non avrebbero mai voluto vivere) furono sufficienti agli occhi del giudice per decretare la responsabilità della compagnia. Senza aver studiato né filosofia né diritto, Erin Brockovich ebbe subito ben chiaro il quadro, ovvero che due sono gli ostacoli maggiori alla giustizia in questi casi: le connivenze e le coperture colpevoli di cui i potenti godono, e l’ideologia che l’opinione pubblica fa passare secondo cui in questi casi ci si trova di fronte a un conflitto irrisolvibile tra valori fondamentali come la vita e il lavoro, similmente a una tragedia greca dove nessuno è responsabile se non l’umanità stessa, per la sua fallibilità e l’incapacità di vivere in armonia con le leggi della natura. Brockovich era riuscita a smascherare le connivenze e a confutare questa filosofia cercando di dare un senso alla massima secondo la quale «la legge è uguale per tutti». Corruzione e incuria erano stati per anni la pratica perpetrata da parte di coloro che avevano la possibilità e il dovere di intervenire.
L’Ilva non è la Pacific Gas and Electric Company, e il gip di Taranto Patrizia Todisco non è una nostrana Erin Brockovich. L’oggetto del contendere del resto non è il rimborso per i danneggiati dal malambiente dell’Ilva, ma il risanamento dello stabilimento. Tuttavia la dinamica dell’inquinamento, dell’occultamento delle prove, della manipolazione dei dati e del ricatto sul lavoro è pressoché la stessa. I casi di inquinamento sono casi di corruzione e di illegalità a tutti gli effetti. Ora sappiamo che l’inquinamento c’è all’Ilva e c’è stato per anni, fin da quando l’azienda era di proprietà dello Stato. E più i giorni passano più ci avvediamo delle colpevoli responsabilità che coinvolgono l’intera filiera decisionale, a partire dai proprietari dell’azienda fino ai tecnici che dovevano accertare e raccogliere dati veritieri e ai funzionari pubblici. Fumi e fanghi, dentro e fuori l’Ilva. E poi, incidenti per anni, fino al più recente. Porta la data del febbraio del 2012. Un grosso incendio si sviluppò in un’area dello stabilimento producendo una colonna di fumo visibile a chilometri di distanza e diversi intossicati. Il Sindaco di Taranto, sulla scorta della perizia svolta dagli esperti incaricati dal Giudice Patrizia Todisco, ordinò all’Ilva di eseguire entro trenta giorni lavori volti alla riduzione dell’immissione di fumi e polveri, comminando, in caso di mancato adempimento, la sospensione totale degli impianti. In quell’occasione il Comitato Donne per Taranto diramò il seguente appello: «Se doveste avere problemi respiratori, vomito, bruciori alle mucose, tosse recatevi subito al pronto soccorso. Il consiglio è tenere finestre e porte ben chiuse e sigillate». Un lungo ciclo di incurie alla fine del quale è giunta la magistratura.
Di fronte al rischio di chiusura della produzione si ricorre, prevedibilmente, al ricatto del lavoro. E si getta un’ombra inquietante sull’intervento della magistratura. Ma non è l’intervento della legge all’origine del conflitto tra lavoro e salute. L’intervento della legge mette semmai a nudo svelandolo all’opinione nazionale uno stato di incuria colpevole che dura da anni. La carenza di cura per l’ambiente di lavoro, per la città, per la natura, ha generato questa situazione d’emergenza. Incuria ed emergenza sono fenomeni tra loro concomitanti, una sequenza alla quale il nostro Paese sembra abituato, non solo nel settore industriale, e che lascia strascichi drammatici e polemiche inutili e dannose (spingendo l’opinione pubblica a schierarsi addirittura pro o contro la legge) invece di favorire soluzioni giuste (che non vuol dire facili e indolori) e in tempi rapidi. Lasciare che le cose procedano fino al punto in cui la legge non può più tacere – questa è la responsabilità immane che porta ad emergenze come questa. Chi non ha preso le decisioni che doveva prendere, o le ha prese malamente, ha lasciato la patata bollente alla magistratura. Salvo poi accusarla di aver applicato la legge. La quale ha tra le sue funzioni essenziali quella di “impedire che il più forte abbia la meglio sul più debole», chi può danneggiare su chi può solo essere danneggiato. E il più forte è in questo caso chi ha lasciato che le cose procedessero così, con il minor dispendio possibile di risorse.
Accusare la legge di generare conflitti insolubili è un assurdo e quanto di più sbagliato si possa fare perché essa interviene proprio perché il conflitto è giunto a un punto tale da non consentire più accomodamenti per vie ordinarie. L’intervento del magistrato è giunto dopo che le scelte ambientali hanno fallito o sono state lasche o colpevoli. Porta alla luce un problema di incuria che è reale e che gli interessi di chi è più forte cercano di smorzare, magari servendosi del penoso argomento della crisi economica e del rischio all’occupazione, infine del conflitto tragico tra lavoro e vita – come se chi lavora sia per necessità votato a rischiare la vita. Ma se conflitto c’è questo è un conflitto di interessi che ha per protagonisti cittadini molto ineguali in potere e che la legge cerca di riequilibrare nel dovere di non arrecare danno o di riparare ai danni fatti. E niente è più irrazionale che insistere con il ricatto del lavoro anche perché recuperare e ristrutturare l’impianto tarantino è esso stesso un lavoro che può essere meglio svolto da coloro che dall’interno conoscono quell’impianto. Anche perché, c’è da aggiungere, è irrazionale e non nell’interesse nazionale pensare di conquistare le commesse straniere facendo credere al mondo che da noi si può danneggiare ambiente e salute.
Fonte: Jacks'blog
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