martedì 14 agosto 2012

Dal Blog di Beppe Grillo: Passaparola - Lassu' al Sud - Pino Aprile


Fonte: BeppeGrillo.ithttp://www.beppegrillo.it/#*pal3*

Lassu' al Sud
(11:30)
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"Gli ultimi dati dell’Unione delle Camere di Commercio mostrano che tra le nuove aziende la più alta percentuale è meridionale, il 31%. Non solo: le nuove aziende create da giovani con meno di 35 anni sono in grandissima parte meridionali. Se si fa una classifica delle province in cui nasce il maggior numero di aziende a opera di giovani, i primi posti vedono province meridionali. Al primo posto c’è Enna. Per aziende che nascono a opera di donne la classifica vede ai primi posti solo città meridionali. È vero che questo succede perché non avendo alternative, non avendo possibilità di trovare lavoro, i giovani, le donne del Sud, se lo creano, ma è vero anche che la capacità dei giovani meridionali di creare economia in maniera innovativa è notevole.". Pino Aprile

Il Passaparola di Pino Aprile, giornalista e scrittore

Il Sud parte svantaggiato 
Buongiorno a tutti, sono Pino Aprile, sono un giornalista e uno scrittore, mi dedico da alcuni anni esclusivamente a temi che riguardano il Mezzogiorno d’Italia, e la domanda che tocca ognuno di noi perché riguarda tutti è: “Dove va a finire l’Italia con il Sud in queste condizioni?”. Già l’Italia è messa male, il Sud vale poco più della metà del PIL del Nord e quindi è messo, lo sappiamo da sempre, molto peggio del resto del Paese e la sua economia è molto più difficoltosa,non viene messa nelle condizioni di potersi sviluppare. Provo a fare un esempio. Reggio Calabria ha, con i bronzi di Riace, uno dei richiami turistici più importanti che ci siano e spesso i cittadini di Reggio Calabria vengono accusati di non saper sfruttare questa fonte di lavoro, di guadagno. Si dimentica che raggiungere Reggio Calabria è un’impresa perché sono stati tagliati i treni per raggiungere Reggio Calabria, l’alta velocità se la sognano, i treni diretti sono stati aboliti, decine di voli, vado a memoria, mi pare che 52 voli siano stati soppressi, come ci vai a Reggio Calabria? L’alternativa è la Salerno - Reggio Calabria che va riconosciuto è in fase di ristrutturazione, ma perché ce lo ha imposto l’Europa perché non è un’autostrada e l’Europa ha preteso che l’Italia adeguasse la Salerno - Reggio Calabria ai criteri delle autostrade e ora quasi 300 chilometri dei 440 sono stati messi in condizioni di decente percorribilità. Come fai a sfruttare una risorsa turistica se non puoi risolvere la prima questione che ti pone il turista: "Come arrivo lì?”. Moltiplicate questo per ogni impresa si possa fare al Sud e si capisce come e perché parta svantaggiato, molto squilibrato in questa corsa, è come fare 100 metri con una palla al piede.
Ci sono però dei segnali molto positivi. Gli ultimi dati dell’Unione delle Camere di commercio, mostrano che tra le nuove aziende la più alta percentuale di nuove aziende è meridionale, il 31%. Non solo, ma le nuove aziende create da giovani con meno di 35 anni sono in grandissima parte meridionali. Se si fa una classifica delle province in cui nasce il maggior numero di aziende a opera di giovani i primi posti vedono province meridionali. Al primo posto c’è Enna. Per aziende che nascono a opera di donne la classifica vede ai primi posti solo città meridionali. È vero che questo può succedere e succede perché non avendo alternative, non avendo possibilità di trovare lavoro, i giovani, le donne del Sud se lo creano, ma è vero anche che la capacità dei giovani meridionali di creare economia in maniera innovativa è notevole. Vi faccio un esempio. Grazie ai concorsi, alle possibilità messe su dalla Regione Puglia per premiare idee innovative, spin-off per start up, idee vincenti che possano far nascere nuove aziende, la Puglia in soli due anni è diventata la prima d’Italia tranne il Friuli e nel 2011 l’azienda più innovativa l’Italia è pugliese.Ci sono esempi clamorosi. Quello più citato è Blackshape. Due giovani di Monopoli in provincia di Bari, dopo avere lavorato in giro per il mondo, dal Sud America alla Cina, si incontrano a Parigi e entrambi con la nostalgia del proprio paese, tornano. Non hanno soldi, le loro famiglie li hanno aiutati come potevano, ma hanno idee e coraggio. Mettono in piedi un progetto per costruire il più leggero velivolo privato del mondo, vincono un concorso della Regione Puglia con cui portano a casa i soldi per il progetto, che erano circa 24/25 mila Euro. Vincono anche un concorso europeo che comporta soldi notevoli, ma non bastano per mettere su l’azienda. Però il loro progetto è così buono che un imprenditore locale mette il resto. Questa fabbrica ora c’è, produce due velivoli al mese, sta a Monopoli e stanno cercando di ampliarla perché non reggono alla richiesta. Questo velivolo si chiama Blackshape e è stato definito dalla rivista internazionale "Voler" la Ferrari dei cieli.
Esempi così se ne possono fare tantissimi, quindi il Sud non è solo la disperazione di 700 mila giovani che se ne sono andati in 10 anni e che continuano a andarsene, non è solo la disperazione di un Paese. Uno Stato che ha abbandonato letteralmente una parte del Paese e della sua popolazione.

Nessuna attenzione per il Sud 
Vi faccio un esempio: alcuni giorni fa Mauro Moretti, l’amministratore delegato di Trenitalia del Centro – Nord, visto che le ferrovie del Sud per lui non esistono, non le considera, si ricorda che ci sono solo quando deve tagliare qualche altro ramo ferroviario, ha annunciato con legittimo orgoglio che l’Italia è un Paese civilissimo perché finalmente anche i cani di grossa taglia potranno viaggiare sui treni a alta velocità.Accidenti, provate a immaginarvi di essere meridionali, dove sui treni a alta velocità voi non salite o addirittura meridionali di Matera, dove non è che non salgono sui treni a alta velocità, ancora non hanno visto un treno nel 2012 a Matera, basterebbe un treno bestiame anche per dire: siamo anche noi in Europa! Questo è il grado di attenzione per il Mezzogiorno! Il Mezzogiorno sta dando segnali forti, è vero che Monti annuncia il possibile commissariamento della Sicilia perché ha un deficit sul Pil del 7%, colpisce un po’ che a fare la lezione sia Monti alla Sicilia, perché Monti rappresenta lo Stato che ha un debito sul Pil del 120%, quindi chi fa la lezione a chi? Dopodiché va benissimo, la Sicilia dovrebbe essere sicuramente amministrata meglio, però Monti ci ha poi spiegato che lo faceva per dare un segnale all’Italia che bisogna essere tutti più attenti. Allora forse poteva citare il Piemonte, visto che nel rating di Moody’s, cioè nel grado di affidabilità che viene misurato dall’agenzia internazionale Moody’s, la Sicilia è messa molto meglio del Piemonte che è nell’ultima casella.
Quando c’è da costruire su un pregiudizio negativo si va sempre al Sud, ma nello stesso governo c’è Fabrizio Barca, il ministro alla coesione territoriale che sta lavorando benissimo al Nord, al Centro e al Sud. Questo è un Paese che ci può dare anche sorprese positive, basta individuare i punti su cui lavorare e volerlo fare perché la verità è che se questi punti sono al Sud non lo si vuole fare! Chiudo con un esempio, quando dici Sud dici cattiva amministrazione. Davvero? L’ultima città che è fallita è Alessandria, prima c’era stata Parma. Al Sud erano fallite due città: Catania e Taranto, tutte e due amministrate dal Pdl, dal partito di governo allora, il partito di governo ha salvato Catania con i soldi destinati allo sviluppo e ha lasciato affondare Taranto, perché? Perché nel frattempo i cittadini di Taranto hanno votato, punendo giustamente l’amministrazione che aveva fatto fallire la città e mandando al governo un’amministrazione di centro-sinistra, se questo è il modo potete immaginare perché le cose vadano come vadano, però a uno sputo da Taranto c’è Bari, Bari è la città metropolitana con il più basso numero di dipendenti pubblici in rapporto alla popolazione e un positivo incasso di 140 milioni di Euro che non riesce a spendere per il patto di stabilità.

L’Italia è stata fatta distruggendo 
Il Sud ha bisogno di strade, di ferrovie, di collegamenti aerei, di tutto quello che è stato negato finora perché il sud ce la può fare ma non se qualcuno lo tiene ancorato per impedirgli di prendere il volo!
Non deve produrre, il Sud deve essere cliente, non concorrente! Tutta l’economia tranne dei brevi periodi della Storia dell’Italia unitaria è il Sud deve consumare, non produrre.L’Italia, è stata fatta distruggendo, persino a mano armata e sparando sulle maestranze, le grandi aziende del Sud, i più grandi stabilimenti siderurgici che c’erano allora in Italia e in Calabria, la più grande officina meccanica del tempo, copiata da tutti i paesi industrializzati che era quella di Pietrarsa, l’unica in grado di coprire l’intera industria ferroviaria, dal binario alla locomotiva. Però finché c’era Pietrarsa la Ansaldo non poteva decollare, mandarono i bersaglieri a sparare sugli operai per chiudere Pietrarsa e così è stato fatto.
Quando il Piemonte fece le sue ferrovie, la locomotiva andrò a comprarla a Napoli, quando nel 1861 si fece l’Unità l’Italia, delle 75 locomotive costruite in Italia, circolanti in Italia, 60 erano state costruite al Sud! Questa era la condizione industriale dell’Italia al momento dell’Unità. Il Sud non doveva produrre e quando tutti i soldi d’Italia sono stati messi insieme, è stata fatta cassa comune, Vincenzo Saverio Nitti, il primo Presidente del Consiglio nato nell’Italia unita e non in uno dei Paesi preunitari, scoprì che il 66% dei soldi li avevano messi i meridionali e tutto il resto degli italiani messi insieme avevano messo il restante 34%!
Poi però si è visto i soldi come sono stati distribuiti. Bombrini era il direttore generale della prima Banca Nazionale, da cui sarebbe sorta la Banca d’Italia in mano a privati dai quali Mussolini comprò a prezzo vomitevole, le azioni per farla diventare pubblica, la Banca d’Italia. Bombrini questi soldi per tutta Italia li amministrava dando tot milioni alla Liguria che era la sua Regione, tot milioni al Piemonte e tot milioni alla Lombardia, tot alla Toscana, zero lire, non 10 lire, zero alla Lucania, 10 mila lire alla Calabria. Erano i soldi di tutta Italia rastrellati al Sud e distribuiti così! Poi ci si meraviglia del perché il Sud oggi abbia un grado di efficienza più basso? Non mi meraviglio del grado di efficienza basso, quel grado di efficienza è perfino alto, ha 1/3 del migliore dei casi di infrastrutture in meno rispetto al Nord.
Per questo l’economia del Sud è condannata a essere l’economia di posto pubblico e assistenza, in modo da poter poi rimproverare di volere il posto e non il lavoro e di voler vivere con i contributi, l’assistenza dello Stato. Anche qui ci sono delle favole. I dipendenti pubblici meridionali sono in percentuale esattamente nello stesso numero di quelli del resto d’Italia, tot ogni x di popolazione né più e né meno del resto d’Italia, peccato che siano pagati il 23% in meno.
La Sicilia è un caso particolare, l’unica “fabbrica” che mi rimane è il comune e io da lì devo campare, allora il comune non serve per dare servizi, ma serve per dare risorse, per dare reddito, per cui i soldi che dovrebbe consumare, spendere, investire per fare le in strade migliori, trasporti più efficienti, vengono spesi per dare stipendi, consulenze, per far campare la gente, per impedire che se ne vadano tutti. C’è prima una valutazione da fare e è che la Sicilia, in quanto Regione a Statuto speciale deve svolgere dei compiti che nel resto d’Italia svolge lo Stato, quindi deve dotarsi anche dei dipendenti per quei compiti. Ciò detto restano sempre tanti e mentre per ogni dipendente della Regione un lombardo spende 21 Euro all’anno, in Sicilia per ogni dipendente regionale, per il numero soprattutto di dipendenti regionali, si spendono circa 350 Euro all’anno, che è tantissimo, infatti il dato viene continuamente citato per dare prova dello spreco, per non dire altro, che viene fatto del denaro pubblico della Regione siciliana. Pochissimi ricordano che invece altri territori, Regioni speciali in Italia, la Valle d’Aosta o la Provincia di Bolzano, per ogni dipendente pubblico spendono 2.200 Euro all’anno, cioè 7 volte quello che è in Sicilia, ma questo non fa scandalo, chissà perché! Farei solo un’ultima annotazione, i censori delle regioni meridionali fanno bene, le censure ci devono essere, le critiche ci devono essere, tutti veniamo migliorati dalle critiche, ma quelle fatte in buonafede, non le critiche che si limitano all’insulto. A me pare strano sentire da parte di politici lombardi, le critiche ferocissime e gli insulti e non parlo solo dei leghisti, nei riguardi della Sicilia e dimenticano che la Regione con il più alto numero di indagati, inquisiti e condannati in Italia per reati che hanno veramente tutto, non hanno lasciato quasi nulla del Codice Penale, dalla prostituzione minorile agli affarucci, tangenti etc., è la Lombardia. Non è la Sicilia, non è la Calabria che pure i problemucci loro ce li hanno, ma i primi in Italia in questo senso, nel male, Lombardia, stanno ancora lì, non si è dimesso nessuno, neanche la Minetti, ma prima della Minetti forse si dovrebbero dimettere in tanti altri.Passate parola!

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Lassu' al Sud
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"Gli ultimi dati dell’Unione delle Camere di Commercio mostrano che tra le nuove aziende la più alta percentuale è meridionale, il 31%. Non solo: le nuove aziende create da giovani con meno di 35 anni sono in grandissima parte meridionali. Se si fa una classifica delle province in cui nasce il maggior numero di aziende a opera di giovani, i primi posti vedono province meridionali. Al primo posto c’è Enna. Per aziende che nascono a opera di donne la classifica vede ai primi posti solo città meridionali. È vero che questo succede perché non avendo alternative, non avendo possibilità di trovare lavoro, i giovani, le donne del Sud, se lo creano, ma è vero anche che la capacità dei giovani meridionali di creare economia in maniera innovativa è notevole.". Pino Aprile

Il Passaparola di Pino Aprile, giornalista e scrittore

Il Sud parte svantaggiato 
Buongiorno a tutti, sono Pino Aprile, sono un giornalista e uno scrittore, mi dedico da alcuni anni esclusivamente a temi che riguardano il Mezzogiorno d’Italia, e la domanda che tocca ognuno di noi perché riguarda tutti è: “Dove va a finire l’Italia con il Sud in queste condizioni?”. Già l’Italia è messa male, il Sud vale poco più della metà del PIL del Nord e quindi è messo, lo sappiamo da sempre, molto peggio del resto del Paese e la sua economia è molto più difficoltosa,non viene messa nelle condizioni di potersi sviluppare. Provo a fare un esempio. Reggio Calabria ha, con i bronzi di Riace, uno dei richiami turistici più importanti che ci siano e spesso i cittadini di Reggio Calabria vengono accusati di non saper sfruttare questa fonte di lavoro, di guadagno. Si dimentica che raggiungere Reggio Calabria è un’impresa perché sono stati tagliati i treni per raggiungere Reggio Calabria, l’alta velocità se la sognano, i treni diretti sono stati aboliti, decine di voli, vado a memoria, mi pare che 52 voli siano stati soppressi, come ci vai a Reggio Calabria? L’alternativa è la Salerno - Reggio Calabria che va riconosciuto è in fase di ristrutturazione, ma perché ce lo ha imposto l’Europa perché non è un’autostrada e l’Europa ha preteso che l’Italia adeguasse la Salerno - Reggio Calabria ai criteri delle autostrade e ora quasi 300 chilometri dei 440 sono stati messi in condizioni di decente percorribilità. Come fai a sfruttare una risorsa turistica se non puoi risolvere la prima questione che ti pone il turista: "Come arrivo lì?”. Moltiplicate questo per ogni impresa si possa fare al Sud e si capisce come e perché parta svantaggiato, molto squilibrato in questa corsa, è come fare 100 metri con una palla al piede.
Ci sono però dei segnali molto positivi. Gli ultimi dati dell’Unione delle Camere di commercio, mostrano che tra le nuove aziende la più alta percentuale di nuove aziende è meridionale, il 31%. Non solo, ma le nuove aziende create da giovani con meno di 35 anni sono in grandissima parte meridionali. Se si fa una classifica delle province in cui nasce il maggior numero di aziende a opera di giovani i primi posti vedono province meridionali. Al primo posto c’è Enna. Per aziende che nascono a opera di donne la classifica vede ai primi posti solo città meridionali. È vero che questo può succedere e succede perché non avendo alternative, non avendo possibilità di trovare lavoro, i giovani, le donne del Sud se lo creano, ma è vero anche che la capacità dei giovani meridionali di creare economia in maniera innovativa è notevole. Vi faccio un esempio. Grazie ai concorsi, alle possibilità messe su dalla Regione Puglia per premiare idee innovative, spin-off per start up, idee vincenti che possano far nascere nuove aziende, la Puglia in soli due anni è diventata la prima d’Italia tranne il Friuli e nel 2011 l’azienda più innovativa l’Italia è pugliese.Ci sono esempi clamorosi. Quello più citato è Blackshape. Due giovani di Monopoli in provincia di Bari, dopo avere lavorato in giro per il mondo, dal Sud America alla Cina, si incontrano a Parigi e entrambi con la nostalgia del proprio paese, tornano. Non hanno soldi, le loro famiglie li hanno aiutati come potevano, ma hanno idee e coraggio. Mettono in piedi un progetto per costruire il più leggero velivolo privato del mondo, vincono un concorso della Regione Puglia con cui portano a casa i soldi per il progetto, che erano circa 24/25 mila Euro. Vincono anche un concorso europeo che comporta soldi notevoli, ma non bastano per mettere su l’azienda. Però il loro progetto è così buono che un imprenditore locale mette il resto. Questa fabbrica ora c’è, produce due velivoli al mese, sta a Monopoli e stanno cercando di ampliarla perché non reggono alla richiesta. Questo velivolo si chiama Blackshape e è stato definito dalla rivista internazionale "Voler" la Ferrari dei cieli.
Esempi così se ne possono fare tantissimi, quindi il Sud non è solo la disperazione di 700 mila giovani che se ne sono andati in 10 anni e che continuano a andarsene, non è solo la disperazione di un Paese. Uno Stato che ha abbandonato letteralmente una parte del Paese e della sua popolazione.

Nessuna attenzione per il Sud 
Vi faccio un esempio: alcuni giorni fa Mauro Moretti, l’amministratore delegato di Trenitalia del Centro – Nord, visto che le ferrovie del Sud per lui non esistono, non le considera, si ricorda che ci sono solo quando deve tagliare qualche altro ramo ferroviario, ha annunciato con legittimo orgoglio che l’Italia è un Paese civilissimo perché finalmente anche i cani di grossa taglia potranno viaggiare sui treni a alta velocità.Accidenti, provate a immaginarvi di essere meridionali, dove sui treni a alta velocità voi non salite o addirittura meridionali di Matera, dove non è che non salgono sui treni a alta velocità, ancora non hanno visto un treno nel 2012 a Matera, basterebbe un treno bestiame anche per dire: siamo anche noi in Europa! Questo è il grado di attenzione per il Mezzogiorno! Il Mezzogiorno sta dando segnali forti, è vero che Monti annuncia il possibile commissariamento della Sicilia perché ha un deficit sul Pil del 7%, colpisce un po’ che a fare la lezione sia Monti alla Sicilia, perché Monti rappresenta lo Stato che ha un debito sul Pil del 120%, quindi chi fa la lezione a chi? Dopodiché va benissimo, la Sicilia dovrebbe essere sicuramente amministrata meglio, però Monti ci ha poi spiegato che lo faceva per dare un segnale all’Italia che bisogna essere tutti più attenti. Allora forse poteva citare il Piemonte, visto che nel rating di Moody’s, cioè nel grado di affidabilità che viene misurato dall’agenzia internazionale Moody’s, la Sicilia è messa molto meglio del Piemonte che è nell’ultima casella.
Quando c’è da costruire su un pregiudizio negativo si va sempre al Sud, ma nello stesso governo c’è Fabrizio Barca, il ministro alla coesione territoriale che sta lavorando benissimo al Nord, al Centro e al Sud. Questo è un Paese che ci può dare anche sorprese positive, basta individuare i punti su cui lavorare e volerlo fare perché la verità è che se questi punti sono al Sud non lo si vuole fare! Chiudo con un esempio, quando dici Sud dici cattiva amministrazione. Davvero? L’ultima città che è fallita è Alessandria, prima c’era stata Parma. Al Sud erano fallite due città: Catania e Taranto, tutte e due amministrate dal Pdl, dal partito di governo allora, il partito di governo ha salvato Catania con i soldi destinati allo sviluppo e ha lasciato affondare Taranto, perché? Perché nel frattempo i cittadini di Taranto hanno votato, punendo giustamente l’amministrazione che aveva fatto fallire la città e mandando al governo un’amministrazione di centro-sinistra, se questo è il modo potete immaginare perché le cose vadano come vadano, però a uno sputo da Taranto c’è Bari, Bari è la città metropolitana con il più basso numero di dipendenti pubblici in rapporto alla popolazione e un positivo incasso di 140 milioni di Euro che non riesce a spendere per il patto di stabilità.

L’Italia è stata fatta distruggendo 
Il Sud ha bisogno di strade, di ferrovie, di collegamenti aerei, di tutto quello che è stato negato finora perché il sud ce la può fare ma non se qualcuno lo tiene ancorato per impedirgli di prendere il volo!
Non deve produrre, il Sud deve essere cliente, non concorrente! Tutta l’economia tranne dei brevi periodi della Storia dell’Italia unitaria è il Sud deve consumare, non produrre.L’Italia, è stata fatta distruggendo, persino a mano armata e sparando sulle maestranze, le grandi aziende del Sud, i più grandi stabilimenti siderurgici che c’erano allora in Italia e in Calabria, la più grande officina meccanica del tempo, copiata da tutti i paesi industrializzati che era quella di Pietrarsa, l’unica in grado di coprire l’intera industria ferroviaria, dal binario alla locomotiva. Però finché c’era Pietrarsa la Ansaldo non poteva decollare, mandarono i bersaglieri a sparare sugli operai per chiudere Pietrarsa e così è stato fatto.
Quando il Piemonte fece le sue ferrovie, la locomotiva andrò a comprarla a Napoli, quando nel 1861 si fece l’Unità l’Italia, delle 75 locomotive costruite in Italia, circolanti in Italia, 60 erano state costruite al Sud! Questa era la condizione industriale dell’Italia al momento dell’Unità. Il Sud non doveva produrre e quando tutti i soldi d’Italia sono stati messi insieme, è stata fatta cassa comune, Vincenzo Saverio Nitti, il primo Presidente del Consiglio nato nell’Italia unita e non in uno dei Paesi preunitari, scoprì che il 66% dei soldi li avevano messi i meridionali e tutto il resto degli italiani messi insieme avevano messo il restante 34%!
Poi però si è visto i soldi come sono stati distribuiti. Bombrini era il direttore generale della prima Banca Nazionale, da cui sarebbe sorta la Banca d’Italia in mano a privati dai quali Mussolini comprò a prezzo vomitevole, le azioni per farla diventare pubblica, la Banca d’Italia. Bombrini questi soldi per tutta Italia li amministrava dando tot milioni alla Liguria che era la sua Regione, tot milioni al Piemonte e tot milioni alla Lombardia, tot alla Toscana, zero lire, non 10 lire, zero alla Lucania, 10 mila lire alla Calabria. Erano i soldi di tutta Italia rastrellati al Sud e distribuiti così! Poi ci si meraviglia del perché il Sud oggi abbia un grado di efficienza più basso? Non mi meraviglio del grado di efficienza basso, quel grado di efficienza è perfino alto, ha 1/3 del migliore dei casi di infrastrutture in meno rispetto al Nord.
Per questo l’economia del Sud è condannata a essere l’economia di posto pubblico e assistenza, in modo da poter poi rimproverare di volere il posto e non il lavoro e di voler vivere con i contributi, l’assistenza dello Stato. Anche qui ci sono delle favole. I dipendenti pubblici meridionali sono in percentuale esattamente nello stesso numero di quelli del resto d’Italia, tot ogni x di popolazione né più e né meno del resto d’Italia, peccato che siano pagati il 23% in meno.
La Sicilia è un caso particolare, l’unica “fabbrica” che mi rimane è il comune e io da lì devo campare, allora il comune non serve per dare servizi, ma serve per dare risorse, per dare reddito, per cui i soldi che dovrebbe consumare, spendere, investire per fare le in strade migliori, trasporti più efficienti, vengono spesi per dare stipendi, consulenze, per far campare la gente, per impedire che se ne vadano tutti. C’è prima una valutazione da fare e è che la Sicilia, in quanto Regione a Statuto speciale deve svolgere dei compiti che nel resto d’Italia svolge lo Stato, quindi deve dotarsi anche dei dipendenti per quei compiti. Ciò detto restano sempre tanti e mentre per ogni dipendente della Regione un lombardo spende 21 Euro all’anno, in Sicilia per ogni dipendente regionale, per il numero soprattutto di dipendenti regionali, si spendono circa 350 Euro all’anno, che è tantissimo, infatti il dato viene continuamente citato per dare prova dello spreco, per non dire altro, che viene fatto del denaro pubblico della Regione siciliana. Pochissimi ricordano che invece altri territori, Regioni speciali in Italia, la Valle d’Aosta o la Provincia di Bolzano, per ogni dipendente pubblico spendono 2.200 Euro all’anno, cioè 7 volte quello che è in Sicilia, ma questo non fa scandalo, chissà perché! Farei solo un’ultima annotazione, i censori delle regioni meridionali fanno bene, le censure ci devono essere, le critiche ci devono essere, tutti veniamo migliorati dalle critiche, ma quelle fatte in buonafede, non le critiche che si limitano all’insulto. A me pare strano sentire da parte di politici lombardi, le critiche ferocissime e gli insulti e non parlo solo dei leghisti, nei riguardi della Sicilia e dimenticano che la Regione con il più alto numero di indagati, inquisiti e condannati in Italia per reati che hanno veramente tutto, non hanno lasciato quasi nulla del Codice Penale, dalla prostituzione minorile agli affarucci, tangenti etc., è la Lombardia. Non è la Sicilia, non è la Calabria che pure i problemucci loro ce li hanno, ma i primi in Italia in questo senso, nel male, Lombardia, stanno ancora lì, non si è dimesso nessuno, neanche la Minetti, ma prima della Minetti forse si dovrebbero dimettere in tanti altri.Passate parola!

Fonte: BeppeGrillo.ithttp://www.beppegrillo.it/#*pal3*
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lunedì 13 agosto 2012

Una bandiera per il Sud: Pino Aprile,autore di Terroni e Giù al Sud

Riceviamo e postiamo con condivisione:




Di Antonio Ciano

 L'otto settembre del 1943 il re travicello,Vittorio Emanuele III, quarto erede della dinastia dei cosiddetti re d'Italia,fuggì da Roma. Abbandonò gli italiani al loro destino, La rabbia tedesca fu terribile.L'otto di settembre del 2012 potrebbe essere una data storica per la rinascita politica del Sud.A Margherita di Savoia,località termale e balneare pugliese, potrebbe essere posta una pietra miliare nella nascita di un movimento politico meridionalista che veda tra i suoi attori principali il giornalista Pino Aprile autore di “Terroni” e “Giù al Sud”. Lo scorso luglio, sempre in Puglia, questa volta a Monte sant’Angelo, era stata letta da Marco Esposito, assessore al Comune di Napoli e fervente meridionalista, una lettera/appello affinché Pino Aprile rompa gli indugi e passi dall’essere voce del Sud e coscienza critica di un’Unità d’Italia nata male e gestita peggio, all’essere guida di un movimento politico di riscatto e rinascita del sud.

Il prossimo 8 settembre, in effetti, in una data evocativa, l’8 settembre e in un luogo d’incontro che porta nel nome il marchio della storia i sottoscrittori dell’appello hanno chiamato Pino Aprile a un momento di verità per capire se c’è la possibilità di organizzare il movimento politico che in tanti gli stanno chiedendo di organizzare.L’autore di Terroni incontrerà al Moby Dick, un lido della città pugliese, grazie alla cortesia del proprietario Antonio Capacchione, i firmatari della lettera dal titolo “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei”.All’incontro potranno partecipare tutti gli aderenti e i sottoscrittori, in veste di singoli o di rappresentanti di associazioni.Per autofinanziarsi gli organizzatori dell’incontro prevede il pagamento di una quota simbolica individuale di 2 euro. Il titolare della struttura ha rinunciato a qualunque compenso.Nelle prossime settimane saranno studiate le modalità per consentire una partecipazione ampia dei sottoscrittori ed aderenti all’appello. L’iniziativa nasce, si fa sapere, senza una organizzazione professionale e senza una regia precostituita. Sono quindi graditi i contributi perché la giornata possa essere un vero e proprio incontro costruttivo. Bisogna iscriversi entro il 5 settembre.L’appello può ancora essere firmato su www.appelloaprile.tk

Detto appello è stato firmato da molti esponenti di associazioni culturali, da personaggi importanti e meno importanti, ma sicuramente tutti di fede meridionalista.La possibilità di avere lo scrittore Pino Aprile come referente delle istanze meridionaliste desta grandissima attenzione. La cosa è temuta da molti, specie dalle forze insane che hanno fatto del Sud una colonia del Nord a tutti gli effetti e dai loro ascari meridionali. Questa nuova formazione politica ha radici profonde, ha radici nella storia, ha radici solide. Non è il solito movimento di protesta contro il regime, è qualcosa che fa paura. Al Nord c'è il Movimento 5 stelle si Beppe Grillo, che sta penetrando negli animi dei giovani disoccupati da una vita; sta entrando nella coscienza collettiva di chi subisce torti dal sistema politico imperante, quello, per intenderci, della cosiddetta Casta. L'Italia ha raggiunto i duemila miliardi di euro di debiti. In una nazione civile, avrebbero mandato a casa o in galera tutti i politici che hanno amministrato la cosa pubblica. In Italia questa genìa di malfattori viene premiata comunque,in elezioni politiche.Oggi, votare per la Destra, per iL centro o per la Sinistra non cambierebbe di molto l'andamento della politica nazionale. Tutti i partiti difendono gli interessi economici della Tosco-Padania. Parliamo di interessi commerciali, fondiari,assicurativi, telefonici, energetici,mediatici, finanziari, industriali, e soprattutto quelli bancari. Tutte queste branche economiche fanno capo al Nord. Quella che chiamano economia italiana, in realtà è solo tosco padana.Al Sud, non abbiamo economia. Lo Stato ha lasciato ingrossare senza soluzionedi continuità quella che hanno chiamato "PIOVRA" o "MANDRACA" ad indicare la Mafia, la N'drangheta e la Camorra. Una Multinazionale che governa miliardi di euro illegalmente. Al Sud vengono chiamati camorristi. Uno che fotte 40 mila miliardi di vecchie lire allo Stato, al nord, viene chiamato imprenditore. Comunque, la sostanza, non cambia. E' finito il tempo in cui il peso andava al passo con la bilancia.

E' dal 1860 che le finanze piemontesi (impropriamente chiamate italiane) sono un pozzo senza fondo. Un abisso.Dal 1860 al 1866 il popolo italiano pagò in tasse e balzelli oltre quattro miliardi di lire di allora,ma i ministri spesero otto miliardi. Un buco di 4 miliardi. Oggi lo Stato italiano ha duemila miliardi di euro di debiti. Ad un governo liberal- massonico, Napoilitano ha sostituito un altro governo liberal massonico, chiamato Tecnico per rimanere in Europa. State certi, i duemila miliardi di lire, come sempre, saranno pagati dal Sud, in un modo o nell'altro. L'emigrazione aumenterà, la fame pure. I partiti che siedono in parlamento fanno tutti capo alla economia tosco padana. Il Sud non è rappresentato. Da qualche anno il, Sud sta prendendo coscienza. Il Sud non era povero, anzi. Dal Sud non emigrava mai nessuno fino al 1860. Poi iniziò la diaspora. Milioni di meridionali furono fatti emgrare per mancanza di lavoro, per fame. I grandi patrimoni terrieri ecclesiasti e demaniali furono assegnati ai latifondisti del sud e del Nord. Le fabbriche del Sud costrette alla chiusura. Il Nord doveva industrializzarsi a spese del Meridione d'Italia. Così han fatto l'Italia, Milioni di morti nelle guerre volute dal sistema, milioni di emigranti, che con le loro rimesse, ai primi del 1900 portarono il bilancio della Nazione a pareggio. Quei soldi son serviti ad industrializzare quelle lande a spese del sud.Ciò è successo perchè il sud politicamente non è mai stato rappresentato da una sua espressione politica autoctona. I suoi politici sono, da sempre, ascari dei partiti del Nord. I meridionali sono i migliori servitori del sistema. Francesco Crispi, siciliano, in nome della monarchia sabauda,massacrò centinaia di siciliani nel 1893. I siciliani gli hanno intitolato strade, piazze e monumenti. Nessuno osa abbattere le lapidi a lui intestate. Questo vale per tutti gli uomini politici al servizio del capitale nordista, da Garibaldi a Cavour passando per tutta la genìa savoiarda. Viviamo in una repubblica nata sulle ceneri di una monarchia infame, e la republbica festeggia la monarchia, cosa unica nel mondo.

Con Pino Aprile stiamo cercando di costruire questo partito meridionalista. Sappiamo che gli ascari sono già all'opera, stanno lavorando per far fallire questa iniziativa. Usano tutti i mezzi, da destra, da sinistra, dal centro. Conosciamo da 150 anni chi è il nemico da battere. Non conosciamo chi, dall'interno del fronte meridionalista si adopera o si adopererà a che questa iniziativa fallisca. Pensiamo che i servizi segreti deviati non siano cosi' pacifici nei nostri confronti. Useranno tutte le armi in loro possesso: infiltrati,soldi per infiltrati, per corrompere. Il Sistema ha già dalla sua parte coloro i quali, a destra come a sinistra si adoperano da anni all'uopo. Ne abbiamo viste di tutti i colori noi del Partito del Sud. A Destra vi sono movimenti come "Grande Sud", Mio Sud, Io sud ed altri, tutti al servizio del capitale padano, da sempre. Scotti, Iannaccone, Miccichè, Poli Bortone. Sono i migliori alleati del Partito Liberal massonico. I peggiori stanno nel PDL nazionale: siciliani entrambi. Dell'Utri e Alfano, il primo fondatore di Forza Italia e il secondo attuale segretario del PDL. Ascari politici del sistema nord. Hanno votato tutte le leggi volute da Bossi per togliere linfa al Sud. Proprio tutte.Questi personaggi sono conosciuti, e sappiamo chi sono. Non conosciamo ancora gli infiltrati dalla massoneria nei vari movimenti meridionalisti, che in modi e forme subdole cercheranno di affossare l'iniziativa di Marco Esposito.

Noi del Partito del Sud siamo da sempre contro la mandraca imperante nei nostri territori ,e appoggiamo i sindaci che lottano contro il malaffare. Lo abbiamo fatto a Gaeta e a Napoli. Nella città Partenopea abbiamo appoggiato il dott. Luigi De Magistris, che nella sua vita professionale ha combattuto massoneria e camorra. Altri movimenti meridionalisti hanno appoggiato personaggi da sempre schieratisi dall'altra parte. Abbiamo conosciuto movimenti meridionalisti provenienti da Destra,quella estrema, o movimenti provenienti da sinistra. Un tempo i primi cantavano l'inno di Mameli a squarciagola; i secondi cantavano bandiera rossa. Oggi, i primi odiano l'inno nazionale e il tricolore, quest'ultimo adottato anche dai Borbone dal giugno del 1860. I secondi cantano a squarciagola l'inno di Mameli in tutte le manifestazioni istituzionali. I ruoli si stanno scambiando, con l'idea meridionalista nel cuore.Però non sono capaci di staccare la spina dalle loro ideologie di fondo: fascismo e comunismo. Anche in Sicilia vi sono tanti movimenti, alcuni separatisti ed altri autonomisti.I siciliani hanno da sempre il senso della sicilianità.
Noi del continente,da poco stiamo trovando la nostra identità, ce l'avevano fatta perdere. Noi cantiamo "Brigante se more",,"sono meridionale"; Te Deum Gaeta";Ninco Nanco, Gloria Gloria. Balliamo la Pizzica, la Taranta, il Saltarello; cantiamo Matteo Salvatore, Federico Salvatore, I briganti elettrici, il grande Eddy Napoli; cantiamo Fiorella Mannoia, Teresa De Sio, i Kalafro, Capossela,Al Bano. Cantiamo le canzoni siciliane, napoletane, pugliesi, calabresi.

L'8 di settembre nascerà l'idea di un'aggregazione politica meridionalsta. Con noi ci saranno persone oneste, ci sarà il sindaco di Bari Michele Emiliano; speriamo ci sia anche De Magistris,Ci sarà Marco Esposito; Pino Aprile, il sottoscritto. Vorremmo ci fosse anche il dott Massimo Costa, grande esperto della Questione Meridionale, e speriamo arrivi tanta gente a sostenere l'Iniziativa di Marco Esposito e di varie associazioni del Sud. Chi vuole far fallire la speranza del Sud è sulla cattiva strada, li batteremo, perderanno la partita, perchè il Sud ha bisogno di un leader, il Sud ha bisogno di uomini che guidano la politica meridionalista. Siamo in tanti, il Nord comincia ad aver paura. Non a caso gli scrittori meridionalisti sono sempre criticati, dileggiati, a volte denunciati. Vorremmo che le varie anime del Sud si confrontassero in una democratica assemblea, dove ognuno portasse idee e progetti da sviluppare. Non vogliamo gli ipocriti, i delatori, gli ascari. I nemici di questa aggregazione possono essere tra noi, tra i nostri amici e compatrioti. Il direttivo del Partito del Sud, si sta spendendo per questa causa, come il sottoscritto, da anni e non permetteremo a nessuno di ostacolare il processo in atto. Se qualcuno ha idee diverse, può liberamente andare dove la loro ideologia è parte integrante. Destra e Sinistra li aspettano, da sempre.

Antonio Ciano, Presidente onorario del Partito del Sud.

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Riceviamo e postiamo con condivisione:




Di Antonio Ciano

 L'otto settembre del 1943 il re travicello,Vittorio Emanuele III, quarto erede della dinastia dei cosiddetti re d'Italia,fuggì da Roma. Abbandonò gli italiani al loro destino, La rabbia tedesca fu terribile.L'otto di settembre del 2012 potrebbe essere una data storica per la rinascita politica del Sud.A Margherita di Savoia,località termale e balneare pugliese, potrebbe essere posta una pietra miliare nella nascita di un movimento politico meridionalista che veda tra i suoi attori principali il giornalista Pino Aprile autore di “Terroni” e “Giù al Sud”. Lo scorso luglio, sempre in Puglia, questa volta a Monte sant’Angelo, era stata letta da Marco Esposito, assessore al Comune di Napoli e fervente meridionalista, una lettera/appello affinché Pino Aprile rompa gli indugi e passi dall’essere voce del Sud e coscienza critica di un’Unità d’Italia nata male e gestita peggio, all’essere guida di un movimento politico di riscatto e rinascita del sud.

Il prossimo 8 settembre, in effetti, in una data evocativa, l’8 settembre e in un luogo d’incontro che porta nel nome il marchio della storia i sottoscrittori dell’appello hanno chiamato Pino Aprile a un momento di verità per capire se c’è la possibilità di organizzare il movimento politico che in tanti gli stanno chiedendo di organizzare.L’autore di Terroni incontrerà al Moby Dick, un lido della città pugliese, grazie alla cortesia del proprietario Antonio Capacchione, i firmatari della lettera dal titolo “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei”.All’incontro potranno partecipare tutti gli aderenti e i sottoscrittori, in veste di singoli o di rappresentanti di associazioni.Per autofinanziarsi gli organizzatori dell’incontro prevede il pagamento di una quota simbolica individuale di 2 euro. Il titolare della struttura ha rinunciato a qualunque compenso.Nelle prossime settimane saranno studiate le modalità per consentire una partecipazione ampia dei sottoscrittori ed aderenti all’appello. L’iniziativa nasce, si fa sapere, senza una organizzazione professionale e senza una regia precostituita. Sono quindi graditi i contributi perché la giornata possa essere un vero e proprio incontro costruttivo. Bisogna iscriversi entro il 5 settembre.L’appello può ancora essere firmato su www.appelloaprile.tk

Detto appello è stato firmato da molti esponenti di associazioni culturali, da personaggi importanti e meno importanti, ma sicuramente tutti di fede meridionalista.La possibilità di avere lo scrittore Pino Aprile come referente delle istanze meridionaliste desta grandissima attenzione. La cosa è temuta da molti, specie dalle forze insane che hanno fatto del Sud una colonia del Nord a tutti gli effetti e dai loro ascari meridionali. Questa nuova formazione politica ha radici profonde, ha radici nella storia, ha radici solide. Non è il solito movimento di protesta contro il regime, è qualcosa che fa paura. Al Nord c'è il Movimento 5 stelle si Beppe Grillo, che sta penetrando negli animi dei giovani disoccupati da una vita; sta entrando nella coscienza collettiva di chi subisce torti dal sistema politico imperante, quello, per intenderci, della cosiddetta Casta. L'Italia ha raggiunto i duemila miliardi di euro di debiti. In una nazione civile, avrebbero mandato a casa o in galera tutti i politici che hanno amministrato la cosa pubblica. In Italia questa genìa di malfattori viene premiata comunque,in elezioni politiche.Oggi, votare per la Destra, per iL centro o per la Sinistra non cambierebbe di molto l'andamento della politica nazionale. Tutti i partiti difendono gli interessi economici della Tosco-Padania. Parliamo di interessi commerciali, fondiari,assicurativi, telefonici, energetici,mediatici, finanziari, industriali, e soprattutto quelli bancari. Tutte queste branche economiche fanno capo al Nord. Quella che chiamano economia italiana, in realtà è solo tosco padana.Al Sud, non abbiamo economia. Lo Stato ha lasciato ingrossare senza soluzionedi continuità quella che hanno chiamato "PIOVRA" o "MANDRACA" ad indicare la Mafia, la N'drangheta e la Camorra. Una Multinazionale che governa miliardi di euro illegalmente. Al Sud vengono chiamati camorristi. Uno che fotte 40 mila miliardi di vecchie lire allo Stato, al nord, viene chiamato imprenditore. Comunque, la sostanza, non cambia. E' finito il tempo in cui il peso andava al passo con la bilancia.

E' dal 1860 che le finanze piemontesi (impropriamente chiamate italiane) sono un pozzo senza fondo. Un abisso.Dal 1860 al 1866 il popolo italiano pagò in tasse e balzelli oltre quattro miliardi di lire di allora,ma i ministri spesero otto miliardi. Un buco di 4 miliardi. Oggi lo Stato italiano ha duemila miliardi di euro di debiti. Ad un governo liberal- massonico, Napoilitano ha sostituito un altro governo liberal massonico, chiamato Tecnico per rimanere in Europa. State certi, i duemila miliardi di lire, come sempre, saranno pagati dal Sud, in un modo o nell'altro. L'emigrazione aumenterà, la fame pure. I partiti che siedono in parlamento fanno tutti capo alla economia tosco padana. Il Sud non è rappresentato. Da qualche anno il, Sud sta prendendo coscienza. Il Sud non era povero, anzi. Dal Sud non emigrava mai nessuno fino al 1860. Poi iniziò la diaspora. Milioni di meridionali furono fatti emgrare per mancanza di lavoro, per fame. I grandi patrimoni terrieri ecclesiasti e demaniali furono assegnati ai latifondisti del sud e del Nord. Le fabbriche del Sud costrette alla chiusura. Il Nord doveva industrializzarsi a spese del Meridione d'Italia. Così han fatto l'Italia, Milioni di morti nelle guerre volute dal sistema, milioni di emigranti, che con le loro rimesse, ai primi del 1900 portarono il bilancio della Nazione a pareggio. Quei soldi son serviti ad industrializzare quelle lande a spese del sud.Ciò è successo perchè il sud politicamente non è mai stato rappresentato da una sua espressione politica autoctona. I suoi politici sono, da sempre, ascari dei partiti del Nord. I meridionali sono i migliori servitori del sistema. Francesco Crispi, siciliano, in nome della monarchia sabauda,massacrò centinaia di siciliani nel 1893. I siciliani gli hanno intitolato strade, piazze e monumenti. Nessuno osa abbattere le lapidi a lui intestate. Questo vale per tutti gli uomini politici al servizio del capitale nordista, da Garibaldi a Cavour passando per tutta la genìa savoiarda. Viviamo in una repubblica nata sulle ceneri di una monarchia infame, e la republbica festeggia la monarchia, cosa unica nel mondo.

Con Pino Aprile stiamo cercando di costruire questo partito meridionalista. Sappiamo che gli ascari sono già all'opera, stanno lavorando per far fallire questa iniziativa. Usano tutti i mezzi, da destra, da sinistra, dal centro. Conosciamo da 150 anni chi è il nemico da battere. Non conosciamo chi, dall'interno del fronte meridionalista si adopera o si adopererà a che questa iniziativa fallisca. Pensiamo che i servizi segreti deviati non siano cosi' pacifici nei nostri confronti. Useranno tutte le armi in loro possesso: infiltrati,soldi per infiltrati, per corrompere. Il Sistema ha già dalla sua parte coloro i quali, a destra come a sinistra si adoperano da anni all'uopo. Ne abbiamo viste di tutti i colori noi del Partito del Sud. A Destra vi sono movimenti come "Grande Sud", Mio Sud, Io sud ed altri, tutti al servizio del capitale padano, da sempre. Scotti, Iannaccone, Miccichè, Poli Bortone. Sono i migliori alleati del Partito Liberal massonico. I peggiori stanno nel PDL nazionale: siciliani entrambi. Dell'Utri e Alfano, il primo fondatore di Forza Italia e il secondo attuale segretario del PDL. Ascari politici del sistema nord. Hanno votato tutte le leggi volute da Bossi per togliere linfa al Sud. Proprio tutte.Questi personaggi sono conosciuti, e sappiamo chi sono. Non conosciamo ancora gli infiltrati dalla massoneria nei vari movimenti meridionalisti, che in modi e forme subdole cercheranno di affossare l'iniziativa di Marco Esposito.

Noi del Partito del Sud siamo da sempre contro la mandraca imperante nei nostri territori ,e appoggiamo i sindaci che lottano contro il malaffare. Lo abbiamo fatto a Gaeta e a Napoli. Nella città Partenopea abbiamo appoggiato il dott. Luigi De Magistris, che nella sua vita professionale ha combattuto massoneria e camorra. Altri movimenti meridionalisti hanno appoggiato personaggi da sempre schieratisi dall'altra parte. Abbiamo conosciuto movimenti meridionalisti provenienti da Destra,quella estrema, o movimenti provenienti da sinistra. Un tempo i primi cantavano l'inno di Mameli a squarciagola; i secondi cantavano bandiera rossa. Oggi, i primi odiano l'inno nazionale e il tricolore, quest'ultimo adottato anche dai Borbone dal giugno del 1860. I secondi cantano a squarciagola l'inno di Mameli in tutte le manifestazioni istituzionali. I ruoli si stanno scambiando, con l'idea meridionalista nel cuore.Però non sono capaci di staccare la spina dalle loro ideologie di fondo: fascismo e comunismo. Anche in Sicilia vi sono tanti movimenti, alcuni separatisti ed altri autonomisti.I siciliani hanno da sempre il senso della sicilianità.
Noi del continente,da poco stiamo trovando la nostra identità, ce l'avevano fatta perdere. Noi cantiamo "Brigante se more",,"sono meridionale"; Te Deum Gaeta";Ninco Nanco, Gloria Gloria. Balliamo la Pizzica, la Taranta, il Saltarello; cantiamo Matteo Salvatore, Federico Salvatore, I briganti elettrici, il grande Eddy Napoli; cantiamo Fiorella Mannoia, Teresa De Sio, i Kalafro, Capossela,Al Bano. Cantiamo le canzoni siciliane, napoletane, pugliesi, calabresi.

L'8 di settembre nascerà l'idea di un'aggregazione politica meridionalsta. Con noi ci saranno persone oneste, ci sarà il sindaco di Bari Michele Emiliano; speriamo ci sia anche De Magistris,Ci sarà Marco Esposito; Pino Aprile, il sottoscritto. Vorremmo ci fosse anche il dott Massimo Costa, grande esperto della Questione Meridionale, e speriamo arrivi tanta gente a sostenere l'Iniziativa di Marco Esposito e di varie associazioni del Sud. Chi vuole far fallire la speranza del Sud è sulla cattiva strada, li batteremo, perderanno la partita, perchè il Sud ha bisogno di un leader, il Sud ha bisogno di uomini che guidano la politica meridionalista. Siamo in tanti, il Nord comincia ad aver paura. Non a caso gli scrittori meridionalisti sono sempre criticati, dileggiati, a volte denunciati. Vorremmo che le varie anime del Sud si confrontassero in una democratica assemblea, dove ognuno portasse idee e progetti da sviluppare. Non vogliamo gli ipocriti, i delatori, gli ascari. I nemici di questa aggregazione possono essere tra noi, tra i nostri amici e compatrioti. Il direttivo del Partito del Sud, si sta spendendo per questa causa, come il sottoscritto, da anni e non permetteremo a nessuno di ostacolare il processo in atto. Se qualcuno ha idee diverse, può liberamente andare dove la loro ideologia è parte integrante. Destra e Sinistra li aspettano, da sempre.

Antonio Ciano, Presidente onorario del Partito del Sud.

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Viaggio nella luce del Sud




«Molti, e io fra questi, sono convinti che il Sud non sia un problema, ma una risorsa. Il Nord è saturo e se dobbiamo puntare sulla crescita, dobbiamo puntare sul Sud, dove esiste la materia prima, e cioè la materia grigia, per la crescita di un'economia postindustriale, fondata sull'alta innovazione tecnologica e la valorizzazione del capitale umano. A Sud infatti ci sono ancora le teste, c'è la demografia, c'è l'energia vitale e soprattutto c'è la fame».
Così afferma Marina Valensise, ben determinata a offrire un diverso punto di vista sul Mezzogiorno per convincere qualcuno dei suoi lettori a guardare in modo nuovo al Sud e alle opportunità che questa terra custodisce ed è pronta a esprimere, se mai riuscirà a fare i conti con se stessa sul piano umano e psicologico prima ancora che politico. In origine era un'inchiesta scritta per il «Foglio» di Giuliano Ferrara, un tentativo di studiare il nuovo laboratorio siciliano e di ricavarne una riflessione generale per aprire qualche porta sulla realtà meridionale. In breve tempo l'indagine giornalistica si è allargata, arricchendosi anche di elementi letterari e trasformandosi in un viaggio «contromano», cioè da Palermo a Napoli. Un viaggio ovviamente molto soggettivo che abbraccia tutto il Sud, compresa la Puglia vendoliana, e alla fine si traduce in un affresco innovativo che concede poco o nulla ai vecchi luoghi comuni e ai temi tradizionali, ormai alquanto abusati, della «questione meridionale» intesa come auto-commiserazione.
È un viaggio di conoscenza che parte da struggenti ricordi d'infanzia legati alle estati vissute a Polistena e via via riscopre il Sud di oggi, immenso territorio tutt'altro che omogeneo di cui si parla molto senza saperne granché. E non a caso il senso ultimo del libro è contenuto nello splendido titolo (Il sole sorge a Sud): un invito agli italiani del Nord a guardare con altri occhi al Mezzogiorno, ma soprattutto ai "sudisti" affinché prendano in mano il proprio destino, cominciando con la conquista di un'autostima tanto indispensabile quanto gravemente carente. Tutto è possibile, compresa la sconfitta delle organizzazioni criminali, ma il sole, appunto, deve sorgere a Sud: c'è bisogno di un rinascimento meridionale i cui artefici possono essere solo questi popoli figli di culture misteriose e complesse.
In sostanza un saggio dai molteplici piani di lettura, un viaggio raccontato come sarebbe piaciuto a Guido Piovene: scritto da una studiosa nota fra l'altro per la sua attività di traduttrice (ha curato l'edizione italiana delle opere del grande storico francese Furet, di cui era allieva) e da poco nominata responsabile dell'Istituto italiano di cultura di Parigi.

Marina Valensise, Il sole sorge a Sud. Viaggio contromano da Palermo a Napoli via Salento, Marsilio, Venezia, pagg. 364, € 22,00

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«Molti, e io fra questi, sono convinti che il Sud non sia un problema, ma una risorsa. Il Nord è saturo e se dobbiamo puntare sulla crescita, dobbiamo puntare sul Sud, dove esiste la materia prima, e cioè la materia grigia, per la crescita di un'economia postindustriale, fondata sull'alta innovazione tecnologica e la valorizzazione del capitale umano. A Sud infatti ci sono ancora le teste, c'è la demografia, c'è l'energia vitale e soprattutto c'è la fame».
Così afferma Marina Valensise, ben determinata a offrire un diverso punto di vista sul Mezzogiorno per convincere qualcuno dei suoi lettori a guardare in modo nuovo al Sud e alle opportunità che questa terra custodisce ed è pronta a esprimere, se mai riuscirà a fare i conti con se stessa sul piano umano e psicologico prima ancora che politico. In origine era un'inchiesta scritta per il «Foglio» di Giuliano Ferrara, un tentativo di studiare il nuovo laboratorio siciliano e di ricavarne una riflessione generale per aprire qualche porta sulla realtà meridionale. In breve tempo l'indagine giornalistica si è allargata, arricchendosi anche di elementi letterari e trasformandosi in un viaggio «contromano», cioè da Palermo a Napoli. Un viaggio ovviamente molto soggettivo che abbraccia tutto il Sud, compresa la Puglia vendoliana, e alla fine si traduce in un affresco innovativo che concede poco o nulla ai vecchi luoghi comuni e ai temi tradizionali, ormai alquanto abusati, della «questione meridionale» intesa come auto-commiserazione.
È un viaggio di conoscenza che parte da struggenti ricordi d'infanzia legati alle estati vissute a Polistena e via via riscopre il Sud di oggi, immenso territorio tutt'altro che omogeneo di cui si parla molto senza saperne granché. E non a caso il senso ultimo del libro è contenuto nello splendido titolo (Il sole sorge a Sud): un invito agli italiani del Nord a guardare con altri occhi al Mezzogiorno, ma soprattutto ai "sudisti" affinché prendano in mano il proprio destino, cominciando con la conquista di un'autostima tanto indispensabile quanto gravemente carente. Tutto è possibile, compresa la sconfitta delle organizzazioni criminali, ma il sole, appunto, deve sorgere a Sud: c'è bisogno di un rinascimento meridionale i cui artefici possono essere solo questi popoli figli di culture misteriose e complesse.
In sostanza un saggio dai molteplici piani di lettura, un viaggio raccontato come sarebbe piaciuto a Guido Piovene: scritto da una studiosa nota fra l'altro per la sua attività di traduttrice (ha curato l'edizione italiana delle opere del grande storico francese Furet, di cui era allieva) e da poco nominata responsabile dell'Istituto italiano di cultura di Parigi.

Marina Valensise, Il sole sorge a Sud. Viaggio contromano da Palermo a Napoli via Salento, Marsilio, Venezia, pagg. 364, € 22,00

domenica 12 agosto 2012

Una richiesta netta e precisa da Luigi de Magistris...




"Il Governo sospenda subito l'acquisto dei cacciabombardieri e destini i miliardi in cultura, istruzione, ambiente, giovani e sicurezza interna."

Luigi de Magistris





Fonte : luigi de magistris Fb

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"Il Governo sospenda subito l'acquisto dei cacciabombardieri e destini i miliardi in cultura, istruzione, ambiente, giovani e sicurezza interna."

Luigi de Magistris





Fonte : luigi de magistris Fb

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venerdì 10 agosto 2012

Il Prof. Raffaele Giamminelli aderisce all'appello a Pino Aprile

Il prof. Raffaele Giamminelli, docente di Disegno e Storia dell'Arte e autore di numerosi saggi di successo, su siti storici e archeologici di Pozzuoli, aderisce con entusiasmo all'appello a Pino Aprile
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Il prof. Raffaele Giamminelli, docente di Disegno e Storia dell'Arte e autore di numerosi saggi di successo, su siti storici e archeologici di Pozzuoli, aderisce con entusiasmo all'appello a Pino Aprile

Margherita di Savoia, l’8 settembre possibile capitale del Sud


Margherita di Savoia, località termale e balneare pugliese, potrebbe essere una pietra miliare nella nascita di un movimento politico meridionalista che veda tra i suoi attori principali il giornalista Pino Aprile autore di “Terroni” e “Giù al Sud”. Lo scorso luglio, sempre in Puglia, questa volta a Monte sant’Angelo, era stata letta da Marco Esposito, assessore al Comune di Napoli e fervente meridionalista, una lettera/appello affinché Pino Aprile rompa gli indugi e passi dall’essere voce del Sud e coscienza critica di un’Unità d’Italia nata male e gestita peggio, all’essere guida di un movimento politico di riscatto e rinascita del sud.
Il prossimo 8 settembre, in effetti, in una data evocativa, l’8 settembre e in un luogo d’incontro che porta nel nome il marchio della storia i sottoscrittori dell’appello hanno chiamato Pino Aprile a un momento di verità per capire se c’è la possibilità di organizzare il movimento politico che in tanti gli stanno chiedendo di organizzare.
L’autore di Terroni incontrerà al Moby Dick, una lido della città pugliese, grazie alla cortesia del proprietario Antonio Capacchione, i firmatari della lettera dal titolo “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei”.
All’incontro potranno partecipare tutti gli aderenti e i sottoscrittori, in veste di singoli o di rappresentanti di associazioni.
Per autofinanziarsi gli organizzatori dell’incontro prevede il pagamento di una quota simbolica individuale di 2 euro. Il titolare della struttura ha rinunciato a qualunque compenso.
Nelle prossime settimane saranno studiate le modalità per consentire una partecipazione ampia dei sottoscrittori ed aderenti all’appello. L’iniziativa nasce, si fa sapere, senza una organizzazione professionale e senza una regia precostituita. Sono quindi graditi i contributi perché la giornata possa essere un vero e proprio incontro costruttivo. Bisogna iscriversi entro il 5 settembre.
L’appello può ancora essere firmato su www.appelloaprile.tk

Fonte:Sud24.it

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Margherita di Savoia, località termale e balneare pugliese, potrebbe essere una pietra miliare nella nascita di un movimento politico meridionalista che veda tra i suoi attori principali il giornalista Pino Aprile autore di “Terroni” e “Giù al Sud”. Lo scorso luglio, sempre in Puglia, questa volta a Monte sant’Angelo, era stata letta da Marco Esposito, assessore al Comune di Napoli e fervente meridionalista, una lettera/appello affinché Pino Aprile rompa gli indugi e passi dall’essere voce del Sud e coscienza critica di un’Unità d’Italia nata male e gestita peggio, all’essere guida di un movimento politico di riscatto e rinascita del sud.
Il prossimo 8 settembre, in effetti, in una data evocativa, l’8 settembre e in un luogo d’incontro che porta nel nome il marchio della storia i sottoscrittori dell’appello hanno chiamato Pino Aprile a un momento di verità per capire se c’è la possibilità di organizzare il movimento politico che in tanti gli stanno chiedendo di organizzare.
L’autore di Terroni incontrerà al Moby Dick, una lido della città pugliese, grazie alla cortesia del proprietario Antonio Capacchione, i firmatari della lettera dal titolo “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei”.
All’incontro potranno partecipare tutti gli aderenti e i sottoscrittori, in veste di singoli o di rappresentanti di associazioni.
Per autofinanziarsi gli organizzatori dell’incontro prevede il pagamento di una quota simbolica individuale di 2 euro. Il titolare della struttura ha rinunciato a qualunque compenso.
Nelle prossime settimane saranno studiate le modalità per consentire una partecipazione ampia dei sottoscrittori ed aderenti all’appello. L’iniziativa nasce, si fa sapere, senza una organizzazione professionale e senza una regia precostituita. Sono quindi graditi i contributi perché la giornata possa essere un vero e proprio incontro costruttivo. Bisogna iscriversi entro il 5 settembre.
L’appello può ancora essere firmato su www.appelloaprile.tk

Fonte:Sud24.it

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giovedì 9 agosto 2012

Formigoni che da lezioni di buona politica...(e non è il 1° Aprile!)


un post di Marco Esposito su di un'allucinante intervista su LIBERO a Roberto Formigoni :

Digeriamo anche questa? In un'intervista a Libero pubblicata l'8 agosto 2012 il giornalista chiede a Roberto Formigoni “di quale Sud parla”. E il governatore della Lombardia, sotto inchiesta per corruzione nella sanità, risponde come sussurrando: “Non lo scriva, ma per capirci, parliamo di Sicilia, Calabria, Campania, le regioni della mafia, quelle che evadono le tasse. Dài, sono sempre quelle che ci trascinano a fondo. Che però, guardi, se il purosangue del Nord galoppasse ne gioverebbero anche loro...” Sud mafia, Nord purosangue.

Fonte : Marco Esposito

noi aggiungiamo che, trattandosi di LIBERO e Roberto Formigoni, abbiamo un'ulteriore riprova del perchè il Partito del Sud non potrà mai avere un dialogo con una certa parte politica, qui così degnamente rappresentata da uno dei suoi quotidiani più conosciuti e da uno tra i suoi più  famosi politici (Presidente Regione Lombardia) indagato per vari comportamenti non leciti che pretende dare giudizi di correttezza, evasione, ecc...




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un post di Marco Esposito su di un'allucinante intervista su LIBERO a Roberto Formigoni :

Digeriamo anche questa? In un'intervista a Libero pubblicata l'8 agosto 2012 il giornalista chiede a Roberto Formigoni “di quale Sud parla”. E il governatore della Lombardia, sotto inchiesta per corruzione nella sanità, risponde come sussurrando: “Non lo scriva, ma per capirci, parliamo di Sicilia, Calabria, Campania, le regioni della mafia, quelle che evadono le tasse. Dài, sono sempre quelle che ci trascinano a fondo. Che però, guardi, se il purosangue del Nord galoppasse ne gioverebbero anche loro...” Sud mafia, Nord purosangue.

Fonte : Marco Esposito

noi aggiungiamo che, trattandosi di LIBERO e Roberto Formigoni, abbiamo un'ulteriore riprova del perchè il Partito del Sud non potrà mai avere un dialogo con una certa parte politica, qui così degnamente rappresentata da uno dei suoi quotidiani più conosciuti e da uno tra i suoi più  famosi politici (Presidente Regione Lombardia) indagato per vari comportamenti non leciti che pretende dare giudizi di correttezza, evasione, ecc...




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mercoledì 8 agosto 2012

Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei Pino Aprile incontra i firmatari dell'appello - Sabato 8 settembre 2012




 Immagine di copertina



Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei
Pino Aprile incontra i firmatari dell'appello


Sabato 8 settembre 2012 – ore 16 (chiusura ore 18,30)
Lido Moby Dick – Margherita di Savoia (Barletta)

Una data evocativa, l'8 settembre. Un luogo d'incontro che porta nel nome il marchio della storia. 
Si avvicina il momento della verità per Pino Aprile e per il movimento politico che in tanti gli stanno chiedendo di organizzare. L'autore di Terroni incontrerà al Moby Dick – grazie alla cortesia di Antonio Capacchione – i firmatari della lettera dal titolo “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei”. 

L'appello può ancora essere firmato su www.appelloaprile.tk

All'incontro potranno partecipare tutti gli aderenti e i sottoscrittori, in veste di singoli o di rappresentanti di associazioni.

In sede sarà richiesto il pagamento di una quota simbolica individuale (2 euro) per spese organizzative. Capacchione ha rinunciato a qualunque compenso per la sua struttura.

Saranno studiate nelle prossime settimane modalità per consentire una partecipazione ampia dei sottoscrittori ed aderenti all’appello. Ma l'iniziativa nasce senza una organizzazione professionale e senza una regia precostituita. Sono quindi graditi i contributi perché la giornata possa essere un vero e proprio incontro costruttivo.

n.b. : l’incontro è riservato ai sottoscrittori ed aderenti all’appello che si registreranno entro il 05 Settembre 2012.


Di seguito il testo dell'appello

Caro Pino,

la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l'indicazione degli scrittori del Novecento da inserire nei programmi scolastici. Lo conferma l'applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell'Imu al 2012 con simultaneo taglio del fondo di riequilibrio, in modo da portare risorse dove ci sono i ricchi. E, nello stesso tempo, silenzio sui diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale, e il silenzio in tempi di federalismo equivale a diritti zero per i cittadini del Sud. Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra.

Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l'attenzione sulle statistiche, con la Banca d'Italia costretta ad ammettere che l'area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863. Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet.

E' il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra città per città una fase costituente sulla strada da intraprendere perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.

Caro Pino,  

nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre Terre. Ma l'impegno che chiediamo a noi stessi e l'invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.
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Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei
Pino Aprile incontra i firmatari dell'appello


Sabato 8 settembre 2012 – ore 16 (chiusura ore 18,30)
Lido Moby Dick – Margherita di Savoia (Barletta)

Una data evocativa, l'8 settembre. Un luogo d'incontro che porta nel nome il marchio della storia. 
Si avvicina il momento della verità per Pino Aprile e per il movimento politico che in tanti gli stanno chiedendo di organizzare. L'autore di Terroni incontrerà al Moby Dick – grazie alla cortesia di Antonio Capacchione – i firmatari della lettera dal titolo “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei”. 

L'appello può ancora essere firmato su www.appelloaprile.tk

All'incontro potranno partecipare tutti gli aderenti e i sottoscrittori, in veste di singoli o di rappresentanti di associazioni.

In sede sarà richiesto il pagamento di una quota simbolica individuale (2 euro) per spese organizzative. Capacchione ha rinunciato a qualunque compenso per la sua struttura.

Saranno studiate nelle prossime settimane modalità per consentire una partecipazione ampia dei sottoscrittori ed aderenti all’appello. Ma l'iniziativa nasce senza una organizzazione professionale e senza una regia precostituita. Sono quindi graditi i contributi perché la giornata possa essere un vero e proprio incontro costruttivo.

n.b. : l’incontro è riservato ai sottoscrittori ed aderenti all’appello che si registreranno entro il 05 Settembre 2012.


Di seguito il testo dell'appello

Caro Pino,

la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l'indicazione degli scrittori del Novecento da inserire nei programmi scolastici. Lo conferma l'applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell'Imu al 2012 con simultaneo taglio del fondo di riequilibrio, in modo da portare risorse dove ci sono i ricchi. E, nello stesso tempo, silenzio sui diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale, e il silenzio in tempi di federalismo equivale a diritti zero per i cittadini del Sud. Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra.

Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l'attenzione sulle statistiche, con la Banca d'Italia costretta ad ammettere che l'area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863. Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet.

E' il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra città per città una fase costituente sulla strada da intraprendere perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.

Caro Pino,  

nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre Terre. Ma l'impegno che chiediamo a noi stessi e l'invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.

martedì 7 agosto 2012

Una, dieci, cento Ilva (nonostante tutto)



di LINO PATRUNO
Da un lato ci sono operai che dicono: meglio un tumore fra venti anni che far morire di fame oggi i miei figli. Dall’altro, i soliti cattivi maestri lontani mille miglia dalla realtà e scandalizzati: come, una alleanza strategica fra lavoratori e padrone? Questa è l’Ilva di Taranto nell’anno del Signore 2012. L’Ilva è l’emblema del più grave problema del Sud: il lavoro che non c’è, e per questo difeso a costo di se stessi. Come se difesa del lavoro e difesa della salute non potessero andare d’accordo, non siamo mica nella Cina della dittatura che ammazza lavoratori e ambiente sull’altare del grande balzo economico. Non ci fosse stata la Regione Puglia a combattere contro il colosso tanto isolata da rischiare anche lo scontro con gli operai, ora lì dentro continuerebbero a guadagnarsi la vita consumandosela. Tanto, la gloriosa politica italiana ha continuato a pensare come sempre ad altro: ora pensa a un sistema elettorale non migliore per il Paese, ma migliore per non andarsene mai. 

Ovvio che nel vuoto sia stata tirata per i capelli la magistratura, a tentare di risolvere un problema che spettava ad altri. Ma l’Ilva, che pure oggi il Sud deve nonostante tutto tenersi strettissima, è anche l’emblema di una fra le tante scelte sbagliate per il Sud, anzi contro il Sud. Quando si decise di accelerarne l’industrializzazione, si pensò di puntare su facilitazioni per le piccole e medie imprese, quelle che con meno capitale producono più lavoro. Ma ci fu la rivolta delle Confindustrie del Nord: mai avrebbero consentito che al Sud nascesse una concorrenza a loro. Così si decise per impianti che divoravano molto più capitale di quanto lavoro producessero: l’esatto contrario di ciò che serviva al Sud. Che non aveva capitali ma lavoratori in cerca di lavoro. Impianti di industria cosiddetta di base, industria pesante che al Nord non volevano (troppo inquinante) ma che al Nord serviva per la materia prima dei suoi prodotti. 

Sud come Terzo Mondo: si massacri di fumi e veleni e ci dia l’acciaio per le nostre auto, i nostri frigoriferi, i nostri cucchiai e forchette che poi rivendiamo a loro stessi tenendoci però il guadagno. Di quel Grande Inganno, ciminiere al cielo per farne scendere benedizione, le guerre del petrolio degli anni Settanta-Ottanta e le crisi finanziarie hanno lasciato al Sud un cumulo di macerie tranne l’Ilva.

Anche l’acciaio di Stato sarebbe stato spazzato via come la chimica e (in parte) la raffinazione del petrolio se l’Italsider non fosse passata a un ruvido e deciso privato diventando Ilva. Ma diventandone anche tanto sangue e corpo, che Taranto non sopravviverebbe a una sua scomparsa, e non solo Taranto. Non piacerà ai puri e duri della sinistra irreale e dell’ambientalismo del no a tutto, ma è così. Eppure, nel surrealismo demenziale della politica italiana, tutti sono prodighi di pensosi consigli del giorno dopo, ma nessuno che veda l’Ilva per quello che effettivamente è. Non il peggiore o il migliore film della catastrofe. Non il mostro che erutta fuoco e morte, l’immagine futurista di un pianeta di Avatar che un giorno ci inghiottirà tutti nell’apocalisse dell’unica terra che avevamo e non abbiamo saputo difendere. 

Ma l’Ilva è un monumento del lavoro del Sud, carne viva di visi scavati, sguardi spaventati, epopea di pendolari: metafora di una condizione del Sud divisa fra la necessità e il rifiuto, psicologia di chi ogni giorno passa quei cancelli aspettando il momento di uscirne ma che mai e poi mai si sognerebbe di perdere il lavoro per una coscienza di classe. E’ lo stesso Sud delle sarte-schiave di Barletta che, dopo il crollo del palazzo e la morte di quattro compagne, invece di fuggire si chiedevano: e ora, chi ce lo dà il lavoro? Bene, questo Sud ancòra una volta è rimasto solo, al di là delle estive parole di circostanza. Non c’è politico, perlomeno del Sud, anzi meno che mai del Sud, che ne abbia colto il dramma per far capire quante altre piccole Ilva ci sono al Sud. Nel senso di quanto lavoro serva al Sud, se per difendere con unghie e con denti quello che si ha ci si può ammalare per le disattenzioni di chi per troppo tempo ha chiuso gli occhi. E però ora c’è lo “spread”, l’attacco all’Italia e occorre difendersi. 

Prima c’era la Questione Settentrionale e occorreva dare soddisfazione a Bossi e ai suoi ladroni. Prima ancòra c’erano i sacrifici per chissà cos’altro, e poi al Sud si davano i soldi e i suoi politici ne erano contenti, potevano distribuirli in cambio di voti. Anzi ora i governi dicono di darli e poi li dirottano altrove. Facciamoci caso: non c’è un programma elettorale, di quelli di nuovi partiti e movimenti che si presentano come fuoco purificatore, che parli del Sud. Controllare l’ultimo dei mille, quello titolato “Fer mare il declino”. Eppure il declino si ferma sviluppando ciò che è meno sviluppato: il Sud appunto, che non salva solo se stesso ma l’intero Paese.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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di LINO PATRUNO
Da un lato ci sono operai che dicono: meglio un tumore fra venti anni che far morire di fame oggi i miei figli. Dall’altro, i soliti cattivi maestri lontani mille miglia dalla realtà e scandalizzati: come, una alleanza strategica fra lavoratori e padrone? Questa è l’Ilva di Taranto nell’anno del Signore 2012. L’Ilva è l’emblema del più grave problema del Sud: il lavoro che non c’è, e per questo difeso a costo di se stessi. Come se difesa del lavoro e difesa della salute non potessero andare d’accordo, non siamo mica nella Cina della dittatura che ammazza lavoratori e ambiente sull’altare del grande balzo economico. Non ci fosse stata la Regione Puglia a combattere contro il colosso tanto isolata da rischiare anche lo scontro con gli operai, ora lì dentro continuerebbero a guadagnarsi la vita consumandosela. Tanto, la gloriosa politica italiana ha continuato a pensare come sempre ad altro: ora pensa a un sistema elettorale non migliore per il Paese, ma migliore per non andarsene mai. 

Ovvio che nel vuoto sia stata tirata per i capelli la magistratura, a tentare di risolvere un problema che spettava ad altri. Ma l’Ilva, che pure oggi il Sud deve nonostante tutto tenersi strettissima, è anche l’emblema di una fra le tante scelte sbagliate per il Sud, anzi contro il Sud. Quando si decise di accelerarne l’industrializzazione, si pensò di puntare su facilitazioni per le piccole e medie imprese, quelle che con meno capitale producono più lavoro. Ma ci fu la rivolta delle Confindustrie del Nord: mai avrebbero consentito che al Sud nascesse una concorrenza a loro. Così si decise per impianti che divoravano molto più capitale di quanto lavoro producessero: l’esatto contrario di ciò che serviva al Sud. Che non aveva capitali ma lavoratori in cerca di lavoro. Impianti di industria cosiddetta di base, industria pesante che al Nord non volevano (troppo inquinante) ma che al Nord serviva per la materia prima dei suoi prodotti. 

Sud come Terzo Mondo: si massacri di fumi e veleni e ci dia l’acciaio per le nostre auto, i nostri frigoriferi, i nostri cucchiai e forchette che poi rivendiamo a loro stessi tenendoci però il guadagno. Di quel Grande Inganno, ciminiere al cielo per farne scendere benedizione, le guerre del petrolio degli anni Settanta-Ottanta e le crisi finanziarie hanno lasciato al Sud un cumulo di macerie tranne l’Ilva.

Anche l’acciaio di Stato sarebbe stato spazzato via come la chimica e (in parte) la raffinazione del petrolio se l’Italsider non fosse passata a un ruvido e deciso privato diventando Ilva. Ma diventandone anche tanto sangue e corpo, che Taranto non sopravviverebbe a una sua scomparsa, e non solo Taranto. Non piacerà ai puri e duri della sinistra irreale e dell’ambientalismo del no a tutto, ma è così. Eppure, nel surrealismo demenziale della politica italiana, tutti sono prodighi di pensosi consigli del giorno dopo, ma nessuno che veda l’Ilva per quello che effettivamente è. Non il peggiore o il migliore film della catastrofe. Non il mostro che erutta fuoco e morte, l’immagine futurista di un pianeta di Avatar che un giorno ci inghiottirà tutti nell’apocalisse dell’unica terra che avevamo e non abbiamo saputo difendere. 

Ma l’Ilva è un monumento del lavoro del Sud, carne viva di visi scavati, sguardi spaventati, epopea di pendolari: metafora di una condizione del Sud divisa fra la necessità e il rifiuto, psicologia di chi ogni giorno passa quei cancelli aspettando il momento di uscirne ma che mai e poi mai si sognerebbe di perdere il lavoro per una coscienza di classe. E’ lo stesso Sud delle sarte-schiave di Barletta che, dopo il crollo del palazzo e la morte di quattro compagne, invece di fuggire si chiedevano: e ora, chi ce lo dà il lavoro? Bene, questo Sud ancòra una volta è rimasto solo, al di là delle estive parole di circostanza. Non c’è politico, perlomeno del Sud, anzi meno che mai del Sud, che ne abbia colto il dramma per far capire quante altre piccole Ilva ci sono al Sud. Nel senso di quanto lavoro serva al Sud, se per difendere con unghie e con denti quello che si ha ci si può ammalare per le disattenzioni di chi per troppo tempo ha chiuso gli occhi. E però ora c’è lo “spread”, l’attacco all’Italia e occorre difendersi. 

Prima c’era la Questione Settentrionale e occorreva dare soddisfazione a Bossi e ai suoi ladroni. Prima ancòra c’erano i sacrifici per chissà cos’altro, e poi al Sud si davano i soldi e i suoi politici ne erano contenti, potevano distribuirli in cambio di voti. Anzi ora i governi dicono di darli e poi li dirottano altrove. Facciamoci caso: non c’è un programma elettorale, di quelli di nuovi partiti e movimenti che si presentano come fuoco purificatore, che parli del Sud. Controllare l’ultimo dei mille, quello titolato “Fer mare il declino”. Eppure il declino si ferma sviluppando ciò che è meno sviluppato: il Sud appunto, che non salva solo se stesso ma l’intero Paese.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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La linea della palma...e la linea della stupidità italiana!



Dopo la scarsamente rimpianta uscita di scena di Giorgio Bocca, certo non potevamo immaginare che era proprio un giornalista siciliano, Francesco Merlo, a riprenderne idee, stereotipi e toni linguistici degni di Cesare Lombroso con un vergognoso articolo su "Il Venerdì di Repubblica".

Bene ha fatto il mio amico Andrea Balia, nel suo intervento sul Blog Partito del Sud - Napoli, a stigmatizzare i contenuti razzisti dell'articolo ed invitare tutti i meridionali a protestare contro alcune ignobili frasi del tipo:
“ennesima conferma di quell’avanzata della linea della palma, di quel Meridione che conquista tutta la penisola e rende sempre più napoletano il popolo italiano, sempre più estroverso ed espressionista e dunque anche volgare e tuttavia creativo e sempre più tatuato!” 

Ebbene il giornalista forse dimentica che la linea della stupidità italiana è avanzata da anni da Nord verso Sud, con gli esempi dell'edonismo berlusconiano, la mignottocrazia, il velinismo, i tronisti etc etc...sono tutte cose nate in Padania e che hanno disceso la penisola verso Sud, trovando purtroppo una classe politica destrorsa accattona pronta ad emulare le gesta del Cavaliere o a prodigarsi nella nobile arte del leccaculismo italico.

Davvero inaccettabile continuare a subire esempi di etica e moralità da una parte del paese che convive da anni con scandali di tutti i tipi, da quelli della Sanità alla Regione Lombardia, ai prodotti avariati nel campo agroalimentare provenienti  dall'Emilia come il Grana Padano fatto con latte di scarto, ai debiti della Regione Piemonte e del Comune di Torino....per non parlare degli episodi davvero poco edificanti della Lega Nord con i suoi scandali su come spendeva i soldi pubblici (quindi anche di noi derelitti meridionali...).

Se ci sarà una forza meridionalista seria e credibile, e noi lavoriamo per questo, il suo primo compito sarà zittire questa pletora di censori all'italiana che vedono sempre "la pagliuzza al Sud e mai la trave al Nord", compresi i loro portaborse del Sud (politici, giornalisti, pseudo-intellettuali...) che sono 151 anni che si vendono per il classico piatto di lenticchie.

Enzo Riccio

Fonte: Partito del Sud - Roma


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Dopo la scarsamente rimpianta uscita di scena di Giorgio Bocca, certo non potevamo immaginare che era proprio un giornalista siciliano, Francesco Merlo, a riprenderne idee, stereotipi e toni linguistici degni di Cesare Lombroso con un vergognoso articolo su "Il Venerdì di Repubblica".

Bene ha fatto il mio amico Andrea Balia, nel suo intervento sul Blog Partito del Sud - Napoli, a stigmatizzare i contenuti razzisti dell'articolo ed invitare tutti i meridionali a protestare contro alcune ignobili frasi del tipo:
“ennesima conferma di quell’avanzata della linea della palma, di quel Meridione che conquista tutta la penisola e rende sempre più napoletano il popolo italiano, sempre più estroverso ed espressionista e dunque anche volgare e tuttavia creativo e sempre più tatuato!” 

Ebbene il giornalista forse dimentica che la linea della stupidità italiana è avanzata da anni da Nord verso Sud, con gli esempi dell'edonismo berlusconiano, la mignottocrazia, il velinismo, i tronisti etc etc...sono tutte cose nate in Padania e che hanno disceso la penisola verso Sud, trovando purtroppo una classe politica destrorsa accattona pronta ad emulare le gesta del Cavaliere o a prodigarsi nella nobile arte del leccaculismo italico.

Davvero inaccettabile continuare a subire esempi di etica e moralità da una parte del paese che convive da anni con scandali di tutti i tipi, da quelli della Sanità alla Regione Lombardia, ai prodotti avariati nel campo agroalimentare provenienti  dall'Emilia come il Grana Padano fatto con latte di scarto, ai debiti della Regione Piemonte e del Comune di Torino....per non parlare degli episodi davvero poco edificanti della Lega Nord con i suoi scandali su come spendeva i soldi pubblici (quindi anche di noi derelitti meridionali...).

Se ci sarà una forza meridionalista seria e credibile, e noi lavoriamo per questo, il suo primo compito sarà zittire questa pletora di censori all'italiana che vedono sempre "la pagliuzza al Sud e mai la trave al Nord", compresi i loro portaborse del Sud (politici, giornalisti, pseudo-intellettuali...) che sono 151 anni che si vendono per il classico piatto di lenticchie.

Enzo Riccio

Fonte: Partito del Sud - Roma


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