domenica 12 agosto 2012

Una richiesta netta e precisa da Luigi de Magistris...




"Il Governo sospenda subito l'acquisto dei cacciabombardieri e destini i miliardi in cultura, istruzione, ambiente, giovani e sicurezza interna."

Luigi de Magistris





Fonte : luigi de magistris Fb

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"Il Governo sospenda subito l'acquisto dei cacciabombardieri e destini i miliardi in cultura, istruzione, ambiente, giovani e sicurezza interna."

Luigi de Magistris





Fonte : luigi de magistris Fb

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venerdì 10 agosto 2012

Il Prof. Raffaele Giamminelli aderisce all'appello a Pino Aprile

Il prof. Raffaele Giamminelli, docente di Disegno e Storia dell'Arte e autore di numerosi saggi di successo, su siti storici e archeologici di Pozzuoli, aderisce con entusiasmo all'appello a Pino Aprile
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Il prof. Raffaele Giamminelli, docente di Disegno e Storia dell'Arte e autore di numerosi saggi di successo, su siti storici e archeologici di Pozzuoli, aderisce con entusiasmo all'appello a Pino Aprile

Margherita di Savoia, l’8 settembre possibile capitale del Sud


Margherita di Savoia, località termale e balneare pugliese, potrebbe essere una pietra miliare nella nascita di un movimento politico meridionalista che veda tra i suoi attori principali il giornalista Pino Aprile autore di “Terroni” e “Giù al Sud”. Lo scorso luglio, sempre in Puglia, questa volta a Monte sant’Angelo, era stata letta da Marco Esposito, assessore al Comune di Napoli e fervente meridionalista, una lettera/appello affinché Pino Aprile rompa gli indugi e passi dall’essere voce del Sud e coscienza critica di un’Unità d’Italia nata male e gestita peggio, all’essere guida di un movimento politico di riscatto e rinascita del sud.
Il prossimo 8 settembre, in effetti, in una data evocativa, l’8 settembre e in un luogo d’incontro che porta nel nome il marchio della storia i sottoscrittori dell’appello hanno chiamato Pino Aprile a un momento di verità per capire se c’è la possibilità di organizzare il movimento politico che in tanti gli stanno chiedendo di organizzare.
L’autore di Terroni incontrerà al Moby Dick, una lido della città pugliese, grazie alla cortesia del proprietario Antonio Capacchione, i firmatari della lettera dal titolo “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei”.
All’incontro potranno partecipare tutti gli aderenti e i sottoscrittori, in veste di singoli o di rappresentanti di associazioni.
Per autofinanziarsi gli organizzatori dell’incontro prevede il pagamento di una quota simbolica individuale di 2 euro. Il titolare della struttura ha rinunciato a qualunque compenso.
Nelle prossime settimane saranno studiate le modalità per consentire una partecipazione ampia dei sottoscrittori ed aderenti all’appello. L’iniziativa nasce, si fa sapere, senza una organizzazione professionale e senza una regia precostituita. Sono quindi graditi i contributi perché la giornata possa essere un vero e proprio incontro costruttivo. Bisogna iscriversi entro il 5 settembre.
L’appello può ancora essere firmato su www.appelloaprile.tk

Fonte:Sud24.it

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Margherita di Savoia, località termale e balneare pugliese, potrebbe essere una pietra miliare nella nascita di un movimento politico meridionalista che veda tra i suoi attori principali il giornalista Pino Aprile autore di “Terroni” e “Giù al Sud”. Lo scorso luglio, sempre in Puglia, questa volta a Monte sant’Angelo, era stata letta da Marco Esposito, assessore al Comune di Napoli e fervente meridionalista, una lettera/appello affinché Pino Aprile rompa gli indugi e passi dall’essere voce del Sud e coscienza critica di un’Unità d’Italia nata male e gestita peggio, all’essere guida di un movimento politico di riscatto e rinascita del sud.
Il prossimo 8 settembre, in effetti, in una data evocativa, l’8 settembre e in un luogo d’incontro che porta nel nome il marchio della storia i sottoscrittori dell’appello hanno chiamato Pino Aprile a un momento di verità per capire se c’è la possibilità di organizzare il movimento politico che in tanti gli stanno chiedendo di organizzare.
L’autore di Terroni incontrerà al Moby Dick, una lido della città pugliese, grazie alla cortesia del proprietario Antonio Capacchione, i firmatari della lettera dal titolo “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei”.
All’incontro potranno partecipare tutti gli aderenti e i sottoscrittori, in veste di singoli o di rappresentanti di associazioni.
Per autofinanziarsi gli organizzatori dell’incontro prevede il pagamento di una quota simbolica individuale di 2 euro. Il titolare della struttura ha rinunciato a qualunque compenso.
Nelle prossime settimane saranno studiate le modalità per consentire una partecipazione ampia dei sottoscrittori ed aderenti all’appello. L’iniziativa nasce, si fa sapere, senza una organizzazione professionale e senza una regia precostituita. Sono quindi graditi i contributi perché la giornata possa essere un vero e proprio incontro costruttivo. Bisogna iscriversi entro il 5 settembre.
L’appello può ancora essere firmato su www.appelloaprile.tk

Fonte:Sud24.it

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giovedì 9 agosto 2012

Formigoni che da lezioni di buona politica...(e non è il 1° Aprile!)


un post di Marco Esposito su di un'allucinante intervista su LIBERO a Roberto Formigoni :

Digeriamo anche questa? In un'intervista a Libero pubblicata l'8 agosto 2012 il giornalista chiede a Roberto Formigoni “di quale Sud parla”. E il governatore della Lombardia, sotto inchiesta per corruzione nella sanità, risponde come sussurrando: “Non lo scriva, ma per capirci, parliamo di Sicilia, Calabria, Campania, le regioni della mafia, quelle che evadono le tasse. Dài, sono sempre quelle che ci trascinano a fondo. Che però, guardi, se il purosangue del Nord galoppasse ne gioverebbero anche loro...” Sud mafia, Nord purosangue.

Fonte : Marco Esposito

noi aggiungiamo che, trattandosi di LIBERO e Roberto Formigoni, abbiamo un'ulteriore riprova del perchè il Partito del Sud non potrà mai avere un dialogo con una certa parte politica, qui così degnamente rappresentata da uno dei suoi quotidiani più conosciuti e da uno tra i suoi più  famosi politici (Presidente Regione Lombardia) indagato per vari comportamenti non leciti che pretende dare giudizi di correttezza, evasione, ecc...




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un post di Marco Esposito su di un'allucinante intervista su LIBERO a Roberto Formigoni :

Digeriamo anche questa? In un'intervista a Libero pubblicata l'8 agosto 2012 il giornalista chiede a Roberto Formigoni “di quale Sud parla”. E il governatore della Lombardia, sotto inchiesta per corruzione nella sanità, risponde come sussurrando: “Non lo scriva, ma per capirci, parliamo di Sicilia, Calabria, Campania, le regioni della mafia, quelle che evadono le tasse. Dài, sono sempre quelle che ci trascinano a fondo. Che però, guardi, se il purosangue del Nord galoppasse ne gioverebbero anche loro...” Sud mafia, Nord purosangue.

Fonte : Marco Esposito

noi aggiungiamo che, trattandosi di LIBERO e Roberto Formigoni, abbiamo un'ulteriore riprova del perchè il Partito del Sud non potrà mai avere un dialogo con una certa parte politica, qui così degnamente rappresentata da uno dei suoi quotidiani più conosciuti e da uno tra i suoi più  famosi politici (Presidente Regione Lombardia) indagato per vari comportamenti non leciti che pretende dare giudizi di correttezza, evasione, ecc...




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mercoledì 8 agosto 2012

Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei Pino Aprile incontra i firmatari dell'appello - Sabato 8 settembre 2012




 Immagine di copertina



Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei
Pino Aprile incontra i firmatari dell'appello


Sabato 8 settembre 2012 – ore 16 (chiusura ore 18,30)
Lido Moby Dick – Margherita di Savoia (Barletta)

Una data evocativa, l'8 settembre. Un luogo d'incontro che porta nel nome il marchio della storia. 
Si avvicina il momento della verità per Pino Aprile e per il movimento politico che in tanti gli stanno chiedendo di organizzare. L'autore di Terroni incontrerà al Moby Dick – grazie alla cortesia di Antonio Capacchione – i firmatari della lettera dal titolo “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei”. 

L'appello può ancora essere firmato su www.appelloaprile.tk

All'incontro potranno partecipare tutti gli aderenti e i sottoscrittori, in veste di singoli o di rappresentanti di associazioni.

In sede sarà richiesto il pagamento di una quota simbolica individuale (2 euro) per spese organizzative. Capacchione ha rinunciato a qualunque compenso per la sua struttura.

Saranno studiate nelle prossime settimane modalità per consentire una partecipazione ampia dei sottoscrittori ed aderenti all’appello. Ma l'iniziativa nasce senza una organizzazione professionale e senza una regia precostituita. Sono quindi graditi i contributi perché la giornata possa essere un vero e proprio incontro costruttivo.

n.b. : l’incontro è riservato ai sottoscrittori ed aderenti all’appello che si registreranno entro il 05 Settembre 2012.


Di seguito il testo dell'appello

Caro Pino,

la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l'indicazione degli scrittori del Novecento da inserire nei programmi scolastici. Lo conferma l'applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell'Imu al 2012 con simultaneo taglio del fondo di riequilibrio, in modo da portare risorse dove ci sono i ricchi. E, nello stesso tempo, silenzio sui diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale, e il silenzio in tempi di federalismo equivale a diritti zero per i cittadini del Sud. Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra.

Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l'attenzione sulle statistiche, con la Banca d'Italia costretta ad ammettere che l'area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863. Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet.

E' il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra città per città una fase costituente sulla strada da intraprendere perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.

Caro Pino,  

nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre Terre. Ma l'impegno che chiediamo a noi stessi e l'invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.
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 Immagine di copertina



Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei
Pino Aprile incontra i firmatari dell'appello


Sabato 8 settembre 2012 – ore 16 (chiusura ore 18,30)
Lido Moby Dick – Margherita di Savoia (Barletta)

Una data evocativa, l'8 settembre. Un luogo d'incontro che porta nel nome il marchio della storia. 
Si avvicina il momento della verità per Pino Aprile e per il movimento politico che in tanti gli stanno chiedendo di organizzare. L'autore di Terroni incontrerà al Moby Dick – grazie alla cortesia di Antonio Capacchione – i firmatari della lettera dal titolo “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei”. 

L'appello può ancora essere firmato su www.appelloaprile.tk

All'incontro potranno partecipare tutti gli aderenti e i sottoscrittori, in veste di singoli o di rappresentanti di associazioni.

In sede sarà richiesto il pagamento di una quota simbolica individuale (2 euro) per spese organizzative. Capacchione ha rinunciato a qualunque compenso per la sua struttura.

Saranno studiate nelle prossime settimane modalità per consentire una partecipazione ampia dei sottoscrittori ed aderenti all’appello. Ma l'iniziativa nasce senza una organizzazione professionale e senza una regia precostituita. Sono quindi graditi i contributi perché la giornata possa essere un vero e proprio incontro costruttivo.

n.b. : l’incontro è riservato ai sottoscrittori ed aderenti all’appello che si registreranno entro il 05 Settembre 2012.


Di seguito il testo dell'appello

Caro Pino,

la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l'indicazione degli scrittori del Novecento da inserire nei programmi scolastici. Lo conferma l'applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell'Imu al 2012 con simultaneo taglio del fondo di riequilibrio, in modo da portare risorse dove ci sono i ricchi. E, nello stesso tempo, silenzio sui diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale, e il silenzio in tempi di federalismo equivale a diritti zero per i cittadini del Sud. Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra.

Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l'attenzione sulle statistiche, con la Banca d'Italia costretta ad ammettere che l'area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863. Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet.

E' il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra città per città una fase costituente sulla strada da intraprendere perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.

Caro Pino,  

nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre Terre. Ma l'impegno che chiediamo a noi stessi e l'invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.

martedì 7 agosto 2012

Una, dieci, cento Ilva (nonostante tutto)



di LINO PATRUNO
Da un lato ci sono operai che dicono: meglio un tumore fra venti anni che far morire di fame oggi i miei figli. Dall’altro, i soliti cattivi maestri lontani mille miglia dalla realtà e scandalizzati: come, una alleanza strategica fra lavoratori e padrone? Questa è l’Ilva di Taranto nell’anno del Signore 2012. L’Ilva è l’emblema del più grave problema del Sud: il lavoro che non c’è, e per questo difeso a costo di se stessi. Come se difesa del lavoro e difesa della salute non potessero andare d’accordo, non siamo mica nella Cina della dittatura che ammazza lavoratori e ambiente sull’altare del grande balzo economico. Non ci fosse stata la Regione Puglia a combattere contro il colosso tanto isolata da rischiare anche lo scontro con gli operai, ora lì dentro continuerebbero a guadagnarsi la vita consumandosela. Tanto, la gloriosa politica italiana ha continuato a pensare come sempre ad altro: ora pensa a un sistema elettorale non migliore per il Paese, ma migliore per non andarsene mai. 

Ovvio che nel vuoto sia stata tirata per i capelli la magistratura, a tentare di risolvere un problema che spettava ad altri. Ma l’Ilva, che pure oggi il Sud deve nonostante tutto tenersi strettissima, è anche l’emblema di una fra le tante scelte sbagliate per il Sud, anzi contro il Sud. Quando si decise di accelerarne l’industrializzazione, si pensò di puntare su facilitazioni per le piccole e medie imprese, quelle che con meno capitale producono più lavoro. Ma ci fu la rivolta delle Confindustrie del Nord: mai avrebbero consentito che al Sud nascesse una concorrenza a loro. Così si decise per impianti che divoravano molto più capitale di quanto lavoro producessero: l’esatto contrario di ciò che serviva al Sud. Che non aveva capitali ma lavoratori in cerca di lavoro. Impianti di industria cosiddetta di base, industria pesante che al Nord non volevano (troppo inquinante) ma che al Nord serviva per la materia prima dei suoi prodotti. 

Sud come Terzo Mondo: si massacri di fumi e veleni e ci dia l’acciaio per le nostre auto, i nostri frigoriferi, i nostri cucchiai e forchette che poi rivendiamo a loro stessi tenendoci però il guadagno. Di quel Grande Inganno, ciminiere al cielo per farne scendere benedizione, le guerre del petrolio degli anni Settanta-Ottanta e le crisi finanziarie hanno lasciato al Sud un cumulo di macerie tranne l’Ilva.

Anche l’acciaio di Stato sarebbe stato spazzato via come la chimica e (in parte) la raffinazione del petrolio se l’Italsider non fosse passata a un ruvido e deciso privato diventando Ilva. Ma diventandone anche tanto sangue e corpo, che Taranto non sopravviverebbe a una sua scomparsa, e non solo Taranto. Non piacerà ai puri e duri della sinistra irreale e dell’ambientalismo del no a tutto, ma è così. Eppure, nel surrealismo demenziale della politica italiana, tutti sono prodighi di pensosi consigli del giorno dopo, ma nessuno che veda l’Ilva per quello che effettivamente è. Non il peggiore o il migliore film della catastrofe. Non il mostro che erutta fuoco e morte, l’immagine futurista di un pianeta di Avatar che un giorno ci inghiottirà tutti nell’apocalisse dell’unica terra che avevamo e non abbiamo saputo difendere. 

Ma l’Ilva è un monumento del lavoro del Sud, carne viva di visi scavati, sguardi spaventati, epopea di pendolari: metafora di una condizione del Sud divisa fra la necessità e il rifiuto, psicologia di chi ogni giorno passa quei cancelli aspettando il momento di uscirne ma che mai e poi mai si sognerebbe di perdere il lavoro per una coscienza di classe. E’ lo stesso Sud delle sarte-schiave di Barletta che, dopo il crollo del palazzo e la morte di quattro compagne, invece di fuggire si chiedevano: e ora, chi ce lo dà il lavoro? Bene, questo Sud ancòra una volta è rimasto solo, al di là delle estive parole di circostanza. Non c’è politico, perlomeno del Sud, anzi meno che mai del Sud, che ne abbia colto il dramma per far capire quante altre piccole Ilva ci sono al Sud. Nel senso di quanto lavoro serva al Sud, se per difendere con unghie e con denti quello che si ha ci si può ammalare per le disattenzioni di chi per troppo tempo ha chiuso gli occhi. E però ora c’è lo “spread”, l’attacco all’Italia e occorre difendersi. 

Prima c’era la Questione Settentrionale e occorreva dare soddisfazione a Bossi e ai suoi ladroni. Prima ancòra c’erano i sacrifici per chissà cos’altro, e poi al Sud si davano i soldi e i suoi politici ne erano contenti, potevano distribuirli in cambio di voti. Anzi ora i governi dicono di darli e poi li dirottano altrove. Facciamoci caso: non c’è un programma elettorale, di quelli di nuovi partiti e movimenti che si presentano come fuoco purificatore, che parli del Sud. Controllare l’ultimo dei mille, quello titolato “Fer mare il declino”. Eppure il declino si ferma sviluppando ciò che è meno sviluppato: il Sud appunto, che non salva solo se stesso ma l’intero Paese.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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di LINO PATRUNO
Da un lato ci sono operai che dicono: meglio un tumore fra venti anni che far morire di fame oggi i miei figli. Dall’altro, i soliti cattivi maestri lontani mille miglia dalla realtà e scandalizzati: come, una alleanza strategica fra lavoratori e padrone? Questa è l’Ilva di Taranto nell’anno del Signore 2012. L’Ilva è l’emblema del più grave problema del Sud: il lavoro che non c’è, e per questo difeso a costo di se stessi. Come se difesa del lavoro e difesa della salute non potessero andare d’accordo, non siamo mica nella Cina della dittatura che ammazza lavoratori e ambiente sull’altare del grande balzo economico. Non ci fosse stata la Regione Puglia a combattere contro il colosso tanto isolata da rischiare anche lo scontro con gli operai, ora lì dentro continuerebbero a guadagnarsi la vita consumandosela. Tanto, la gloriosa politica italiana ha continuato a pensare come sempre ad altro: ora pensa a un sistema elettorale non migliore per il Paese, ma migliore per non andarsene mai. 

Ovvio che nel vuoto sia stata tirata per i capelli la magistratura, a tentare di risolvere un problema che spettava ad altri. Ma l’Ilva, che pure oggi il Sud deve nonostante tutto tenersi strettissima, è anche l’emblema di una fra le tante scelte sbagliate per il Sud, anzi contro il Sud. Quando si decise di accelerarne l’industrializzazione, si pensò di puntare su facilitazioni per le piccole e medie imprese, quelle che con meno capitale producono più lavoro. Ma ci fu la rivolta delle Confindustrie del Nord: mai avrebbero consentito che al Sud nascesse una concorrenza a loro. Così si decise per impianti che divoravano molto più capitale di quanto lavoro producessero: l’esatto contrario di ciò che serviva al Sud. Che non aveva capitali ma lavoratori in cerca di lavoro. Impianti di industria cosiddetta di base, industria pesante che al Nord non volevano (troppo inquinante) ma che al Nord serviva per la materia prima dei suoi prodotti. 

Sud come Terzo Mondo: si massacri di fumi e veleni e ci dia l’acciaio per le nostre auto, i nostri frigoriferi, i nostri cucchiai e forchette che poi rivendiamo a loro stessi tenendoci però il guadagno. Di quel Grande Inganno, ciminiere al cielo per farne scendere benedizione, le guerre del petrolio degli anni Settanta-Ottanta e le crisi finanziarie hanno lasciato al Sud un cumulo di macerie tranne l’Ilva.

Anche l’acciaio di Stato sarebbe stato spazzato via come la chimica e (in parte) la raffinazione del petrolio se l’Italsider non fosse passata a un ruvido e deciso privato diventando Ilva. Ma diventandone anche tanto sangue e corpo, che Taranto non sopravviverebbe a una sua scomparsa, e non solo Taranto. Non piacerà ai puri e duri della sinistra irreale e dell’ambientalismo del no a tutto, ma è così. Eppure, nel surrealismo demenziale della politica italiana, tutti sono prodighi di pensosi consigli del giorno dopo, ma nessuno che veda l’Ilva per quello che effettivamente è. Non il peggiore o il migliore film della catastrofe. Non il mostro che erutta fuoco e morte, l’immagine futurista di un pianeta di Avatar che un giorno ci inghiottirà tutti nell’apocalisse dell’unica terra che avevamo e non abbiamo saputo difendere. 

Ma l’Ilva è un monumento del lavoro del Sud, carne viva di visi scavati, sguardi spaventati, epopea di pendolari: metafora di una condizione del Sud divisa fra la necessità e il rifiuto, psicologia di chi ogni giorno passa quei cancelli aspettando il momento di uscirne ma che mai e poi mai si sognerebbe di perdere il lavoro per una coscienza di classe. E’ lo stesso Sud delle sarte-schiave di Barletta che, dopo il crollo del palazzo e la morte di quattro compagne, invece di fuggire si chiedevano: e ora, chi ce lo dà il lavoro? Bene, questo Sud ancòra una volta è rimasto solo, al di là delle estive parole di circostanza. Non c’è politico, perlomeno del Sud, anzi meno che mai del Sud, che ne abbia colto il dramma per far capire quante altre piccole Ilva ci sono al Sud. Nel senso di quanto lavoro serva al Sud, se per difendere con unghie e con denti quello che si ha ci si può ammalare per le disattenzioni di chi per troppo tempo ha chiuso gli occhi. E però ora c’è lo “spread”, l’attacco all’Italia e occorre difendersi. 

Prima c’era la Questione Settentrionale e occorreva dare soddisfazione a Bossi e ai suoi ladroni. Prima ancòra c’erano i sacrifici per chissà cos’altro, e poi al Sud si davano i soldi e i suoi politici ne erano contenti, potevano distribuirli in cambio di voti. Anzi ora i governi dicono di darli e poi li dirottano altrove. Facciamoci caso: non c’è un programma elettorale, di quelli di nuovi partiti e movimenti che si presentano come fuoco purificatore, che parli del Sud. Controllare l’ultimo dei mille, quello titolato “Fer mare il declino”. Eppure il declino si ferma sviluppando ciò che è meno sviluppato: il Sud appunto, che non salva solo se stesso ma l’intero Paese.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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La linea della palma...e la linea della stupidità italiana!



Dopo la scarsamente rimpianta uscita di scena di Giorgio Bocca, certo non potevamo immaginare che era proprio un giornalista siciliano, Francesco Merlo, a riprenderne idee, stereotipi e toni linguistici degni di Cesare Lombroso con un vergognoso articolo su "Il Venerdì di Repubblica".

Bene ha fatto il mio amico Andrea Balia, nel suo intervento sul Blog Partito del Sud - Napoli, a stigmatizzare i contenuti razzisti dell'articolo ed invitare tutti i meridionali a protestare contro alcune ignobili frasi del tipo:
“ennesima conferma di quell’avanzata della linea della palma, di quel Meridione che conquista tutta la penisola e rende sempre più napoletano il popolo italiano, sempre più estroverso ed espressionista e dunque anche volgare e tuttavia creativo e sempre più tatuato!” 

Ebbene il giornalista forse dimentica che la linea della stupidità italiana è avanzata da anni da Nord verso Sud, con gli esempi dell'edonismo berlusconiano, la mignottocrazia, il velinismo, i tronisti etc etc...sono tutte cose nate in Padania e che hanno disceso la penisola verso Sud, trovando purtroppo una classe politica destrorsa accattona pronta ad emulare le gesta del Cavaliere o a prodigarsi nella nobile arte del leccaculismo italico.

Davvero inaccettabile continuare a subire esempi di etica e moralità da una parte del paese che convive da anni con scandali di tutti i tipi, da quelli della Sanità alla Regione Lombardia, ai prodotti avariati nel campo agroalimentare provenienti  dall'Emilia come il Grana Padano fatto con latte di scarto, ai debiti della Regione Piemonte e del Comune di Torino....per non parlare degli episodi davvero poco edificanti della Lega Nord con i suoi scandali su come spendeva i soldi pubblici (quindi anche di noi derelitti meridionali...).

Se ci sarà una forza meridionalista seria e credibile, e noi lavoriamo per questo, il suo primo compito sarà zittire questa pletora di censori all'italiana che vedono sempre "la pagliuzza al Sud e mai la trave al Nord", compresi i loro portaborse del Sud (politici, giornalisti, pseudo-intellettuali...) che sono 151 anni che si vendono per il classico piatto di lenticchie.

Enzo Riccio

Fonte: Partito del Sud - Roma


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Dopo la scarsamente rimpianta uscita di scena di Giorgio Bocca, certo non potevamo immaginare che era proprio un giornalista siciliano, Francesco Merlo, a riprenderne idee, stereotipi e toni linguistici degni di Cesare Lombroso con un vergognoso articolo su "Il Venerdì di Repubblica".

Bene ha fatto il mio amico Andrea Balia, nel suo intervento sul Blog Partito del Sud - Napoli, a stigmatizzare i contenuti razzisti dell'articolo ed invitare tutti i meridionali a protestare contro alcune ignobili frasi del tipo:
“ennesima conferma di quell’avanzata della linea della palma, di quel Meridione che conquista tutta la penisola e rende sempre più napoletano il popolo italiano, sempre più estroverso ed espressionista e dunque anche volgare e tuttavia creativo e sempre più tatuato!” 

Ebbene il giornalista forse dimentica che la linea della stupidità italiana è avanzata da anni da Nord verso Sud, con gli esempi dell'edonismo berlusconiano, la mignottocrazia, il velinismo, i tronisti etc etc...sono tutte cose nate in Padania e che hanno disceso la penisola verso Sud, trovando purtroppo una classe politica destrorsa accattona pronta ad emulare le gesta del Cavaliere o a prodigarsi nella nobile arte del leccaculismo italico.

Davvero inaccettabile continuare a subire esempi di etica e moralità da una parte del paese che convive da anni con scandali di tutti i tipi, da quelli della Sanità alla Regione Lombardia, ai prodotti avariati nel campo agroalimentare provenienti  dall'Emilia come il Grana Padano fatto con latte di scarto, ai debiti della Regione Piemonte e del Comune di Torino....per non parlare degli episodi davvero poco edificanti della Lega Nord con i suoi scandali su come spendeva i soldi pubblici (quindi anche di noi derelitti meridionali...).

Se ci sarà una forza meridionalista seria e credibile, e noi lavoriamo per questo, il suo primo compito sarà zittire questa pletora di censori all'italiana che vedono sempre "la pagliuzza al Sud e mai la trave al Nord", compresi i loro portaborse del Sud (politici, giornalisti, pseudo-intellettuali...) che sono 151 anni che si vendono per il classico piatto di lenticchie.

Enzo Riccio

Fonte: Partito del Sud - Roma


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lunedì 6 agosto 2012

Un abbraccio commosso al nostro grande amico Marco Rossano...



il Partito del Sud, con i suoi dirigenti e iscritti, abbraccia con forza il suo grande amico regista Marco Rossano per la perdita del padre. I buoni frutti, vengono quasi sempre da radici forti e di qualità...
Ti siamo vicini caro Marco!


Partito del Sud - Napoli
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il Partito del Sud, con i suoi dirigenti e iscritti, abbraccia con forza il suo grande amico regista Marco Rossano per la perdita del padre. I buoni frutti, vengono quasi sempre da radici forti e di qualità...
Ti siamo vicini caro Marco!


Partito del Sud - Napoli

Pantomime della politica...


di  Emiddio de Franciscis di Casanova

E’ già qualche settimana che il teatrino della politica ha riaperto i battenti e nonostante il periodo nero di borse e spread, cattura con sempre maggiore vigore l’attenzione dei media, ma vogliamo credere non l’attenzione degli italiani.
I partiti, responsabili di 50 anni di malgoverno e debiti ed i rispettivi leader, invece di dichiarare fallimento e ritirarsi a vita privata (senza pensione), tentano l’ultimo colpo di coda.
Ricominciano i riti di corteggiamento, ammiccamento, rifiuto di questo o quel partito o leader. Sappiamo infatti che la stagione degli “accoppiamenti” si avvicina paurosamente. Le politiche potrebbero addirittura cadere in autunno. Ma se si giungerà alla scadenza naturale nel 2013, non illudetevi, non sarà certo perché i 900 parlamentari ed i partiti che li hanno nominati hanno interesse delle sorti nostre e del Paese. Che poco o nulla hanno tagliato dei propri privilegi.
Dipenderà solo dal fatto che tutti i partiti hanno solo paura di perdere la propria fetta di potere e privilegi ed hanno bisogno di tempo per trovare i giusti equilibri e rimanere ancora a galla. Quasi non accorgendosi che questa volta non si tratta più di conquistare un posto al sole, ma di salvare l’Italia e l’Ue dal baratro-
E allora a mio giudizio sarebbe meglio che, modificata la legge ad agosto, magari, si votasse a ottobre. E’ vero che anche per il nostro Partito ed il movimento più ampio che speriamo di costruire nei prossimi mesi con Pino Aprile, potrebbe essere troppo poco il tempo per organizzarsi. Ma certo il poco tempo e la constatazione da parte degli elettori dell’ennesimo fallimento della kasta, metterebbe in grave imbarazzo soprattutto i partitoni che avrebbero poco tempo per i soliti giochetti di alleanze.
L’Italia non esiste più, ridotta a capire se “domani c’è un altro giorno” solo dalla % con la quale chiudono le borse. Percentuale che nessuno in Italia e in Europa sembra capace di tenere sotto controllo.
E questi politicanti incapaci, presuntuosi ed ignoranti, invece di dirci cosa si può e deve fare per affrontare il problema, assicurandoci che hanno la capacità, ma soprattutto la voglia di risolverlo; ancora dalle pagine dei giornali ci raccontano con chi farebbero o non farebbero le alleanze alle prossime politiche. Altri movimenti aspettano di uscire allo scoperto solo quando si saprà con quale legge elettorale si vota.
Penose in questi giorni le uscite di tutti i leader: quelli che “insultano” tutto e tutti, quelli che si “scandalizzano” di ciò che dicono gli altri , quelli che pur di mettere insieme i numeri per raggiungere ancora il potere “buttano dalla torre” i vecchi alleati dichiarandosi pronti a caricarne su altri, pur che sia.
Appare evidente che loro per primi sono disorientati e sconcertati. Si trovano per la prima volta impreparati di fronte ad una nuova situazione: non come si spartisce la torta, ma come si affrontano i problemi. Ed hanno capito che questa volta i cittadini-elettori potrebbero non rinnovare la “cambiale in bianco” regalata ai partiti in questi ultimi 50 anni per tifoseria o per una qualche “elemosina”. Adesso i cittadini potrebbero decidere di voler giudicare il loro operato fallimentare e mandarli ….. , anche con l’attuale “porcellum”, finalmente a casa !
Per questo la lista arancione dei sindaci o dei campanili, il Movimento 5 stelle, il manifesto di Oscar Giannino ed anche la nostra proposta meridionalista, essendo le uniche vere alternative offerte agli elettori fanno paura. Tanta paura, sembrerebbe, da spingere i partiti sin da ora ad assicurarsi impresentabili alleanze fra loro, che alla fine giocheranno a vantaggio dei movimenti come il nostro veramente liberi da padroni e condizionamenti, e di collocarsi e/o scegliersi eventualmente - e solo se fosse necessario per la legge elettorale -le alleanze più giuste e presentabili fra quei partiti che invece avranno nel frattempo deciso di cambiare atteggiamento dando la giusta attenzione alle istanze della società civile.
Caro Pino, è per questo che oggi ancor più del 14 luglio scorso, quando ho avuto l’onore ed il piacere di essere a Monte Sant’Angelo (FG) a portati il nostro appello, credo che non possiamo tradire le aspettative di tanti cittadini che, come noi, non chiedono altro che avere un governo ed una classe dirigente attenta ai problemi del paese, ad uno sviluppo economico armonico dei territori, alle necessità dei cittadini, delle fasce più deboli, insomma ……. un paese finalmente normale.

Emiddio de Franciscis di Casanova
Responsabile Regionale Campania - Partito del Sud 


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di  Emiddio de Franciscis di Casanova

E’ già qualche settimana che il teatrino della politica ha riaperto i battenti e nonostante il periodo nero di borse e spread, cattura con sempre maggiore vigore l’attenzione dei media, ma vogliamo credere non l’attenzione degli italiani.
I partiti, responsabili di 50 anni di malgoverno e debiti ed i rispettivi leader, invece di dichiarare fallimento e ritirarsi a vita privata (senza pensione), tentano l’ultimo colpo di coda.
Ricominciano i riti di corteggiamento, ammiccamento, rifiuto di questo o quel partito o leader. Sappiamo infatti che la stagione degli “accoppiamenti” si avvicina paurosamente. Le politiche potrebbero addirittura cadere in autunno. Ma se si giungerà alla scadenza naturale nel 2013, non illudetevi, non sarà certo perché i 900 parlamentari ed i partiti che li hanno nominati hanno interesse delle sorti nostre e del Paese. Che poco o nulla hanno tagliato dei propri privilegi.
Dipenderà solo dal fatto che tutti i partiti hanno solo paura di perdere la propria fetta di potere e privilegi ed hanno bisogno di tempo per trovare i giusti equilibri e rimanere ancora a galla. Quasi non accorgendosi che questa volta non si tratta più di conquistare un posto al sole, ma di salvare l’Italia e l’Ue dal baratro-
E allora a mio giudizio sarebbe meglio che, modificata la legge ad agosto, magari, si votasse a ottobre. E’ vero che anche per il nostro Partito ed il movimento più ampio che speriamo di costruire nei prossimi mesi con Pino Aprile, potrebbe essere troppo poco il tempo per organizzarsi. Ma certo il poco tempo e la constatazione da parte degli elettori dell’ennesimo fallimento della kasta, metterebbe in grave imbarazzo soprattutto i partitoni che avrebbero poco tempo per i soliti giochetti di alleanze.
L’Italia non esiste più, ridotta a capire se “domani c’è un altro giorno” solo dalla % con la quale chiudono le borse. Percentuale che nessuno in Italia e in Europa sembra capace di tenere sotto controllo.
E questi politicanti incapaci, presuntuosi ed ignoranti, invece di dirci cosa si può e deve fare per affrontare il problema, assicurandoci che hanno la capacità, ma soprattutto la voglia di risolverlo; ancora dalle pagine dei giornali ci raccontano con chi farebbero o non farebbero le alleanze alle prossime politiche. Altri movimenti aspettano di uscire allo scoperto solo quando si saprà con quale legge elettorale si vota.
Penose in questi giorni le uscite di tutti i leader: quelli che “insultano” tutto e tutti, quelli che si “scandalizzano” di ciò che dicono gli altri , quelli che pur di mettere insieme i numeri per raggiungere ancora il potere “buttano dalla torre” i vecchi alleati dichiarandosi pronti a caricarne su altri, pur che sia.
Appare evidente che loro per primi sono disorientati e sconcertati. Si trovano per la prima volta impreparati di fronte ad una nuova situazione: non come si spartisce la torta, ma come si affrontano i problemi. Ed hanno capito che questa volta i cittadini-elettori potrebbero non rinnovare la “cambiale in bianco” regalata ai partiti in questi ultimi 50 anni per tifoseria o per una qualche “elemosina”. Adesso i cittadini potrebbero decidere di voler giudicare il loro operato fallimentare e mandarli ….. , anche con l’attuale “porcellum”, finalmente a casa !
Per questo la lista arancione dei sindaci o dei campanili, il Movimento 5 stelle, il manifesto di Oscar Giannino ed anche la nostra proposta meridionalista, essendo le uniche vere alternative offerte agli elettori fanno paura. Tanta paura, sembrerebbe, da spingere i partiti sin da ora ad assicurarsi impresentabili alleanze fra loro, che alla fine giocheranno a vantaggio dei movimenti come il nostro veramente liberi da padroni e condizionamenti, e di collocarsi e/o scegliersi eventualmente - e solo se fosse necessario per la legge elettorale -le alleanze più giuste e presentabili fra quei partiti che invece avranno nel frattempo deciso di cambiare atteggiamento dando la giusta attenzione alle istanze della società civile.
Caro Pino, è per questo che oggi ancor più del 14 luglio scorso, quando ho avuto l’onore ed il piacere di essere a Monte Sant’Angelo (FG) a portati il nostro appello, credo che non possiamo tradire le aspettative di tanti cittadini che, come noi, non chiedono altro che avere un governo ed una classe dirigente attenta ai problemi del paese, ad uno sviluppo economico armonico dei territori, alle necessità dei cittadini, delle fasce più deboli, insomma ……. un paese finalmente normale.

Emiddio de Franciscis di Casanova
Responsabile Regionale Campania - Partito del Sud 


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domenica 5 agosto 2012

Come rovinare un articolo…

di  Andrea Balìa

il Venerdì” è, come in tanti sanno, un magazine supplemento a “la Repubblica” del venerdì d’ogni settimana. Bisogna riconoscere, senza farsi fuorviare da appartenenze e credi politici, che è fatto bene ed è esauriente per i temi trattati, le rubriche e la buona qualità di chi scrive. Per anni, secondo il pensiero meridionalista di chi scrive e di tanti come il sottoscritto, ha avuto la grande pecca d’accogliere settimanalmente gli scritti di quel signore borghese e intimamente razzista ed antimeridionale (nonostante il suo passato, troppo strumentalmente usato, di partigiano) che è stato Giorgio Bocca. Ci siamo subiti rampogne anti Sud, la fiera dei luoghi comuni, ma il tempo è galantuomo e l’inesorabile incedere del tempo ci ha liberato con la sua non rimpianta dipartita. Questa settimana nel numero 1272 del 3 Agosto 2012 c’è un’interessante reportage sul fenomeno tatuaggi, con un articolo di Francesco Merlo dal titolo “Ormai è un altro simbolo della prevalenza del cafone”. L’analisi non fa una grinza : ormai, ed è purtroppo tristemente vero, : “ Il buon gusto non si può imporre per legge…Il tatuaggio nel nostro povero paese ha sostituito l’unghia lunga del dito mignolo, è uno sbuffo di prosopopea sociale…come la chirurgia estetica…la perenne abbronzatura…il tatuaggio in Italia ha ovviamente perso tutti i suoi significati èlitari, satanisti e devoti, esoterici e vezzosi, ed è diventato il segno definitivo della prevalenza del cafone”. Come non dar ragione a Merlo, come non condividere se si appartiene a chi ha della decenza, del senso minimo dei livelli di estetica, del concetto di civiltà non urlata, ecc… bene e chiari i parametri giusti? Sembrerebbe tutto o.k., ma poi Merlo cade sulla buccia di banana, ed i danni del battente pensiero di Bocca s’evidenziano chiari e Merlo dice : “ennesima conferma di quell’avanzata della linea della palma, di quel Meridione che conquista tutta la penisola e rende sempre più napoletano il popolo italiano, sempre più estroverso ed espressionista e dunque anche volgare e tuttavia creativo e sempre più tatuato!”. E ti pareva. L’assioma napoletano = volgare che infetta e conquista tutta l’Italia. Roba da matti, come se la volgarità fosse un appannaggio partenopeo e Merlo dimentica i livelli di raffinatezza spocchiosa e ostentata d’una brianza berlusconiana, i calciatori di provenienza d’ogni dove ipertatuati, ecc…
Scriveremo e protesteremo a “lettere alla redazione” a “il Venerdì” via C.Colombo,90 – 00147 Roma o a segreteria_venerdì@repubblica.it , e invitiamo a farlo a tutti i napoletani e meridionali che denuncino la gratuità dell’esempio e dell’offensivo parallelismo che ha il grande difetto tra l’altro di rovinare un ottimo articolo!

Andrea Balìa


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di  Andrea Balìa

il Venerdì” è, come in tanti sanno, un magazine supplemento a “la Repubblica” del venerdì d’ogni settimana. Bisogna riconoscere, senza farsi fuorviare da appartenenze e credi politici, che è fatto bene ed è esauriente per i temi trattati, le rubriche e la buona qualità di chi scrive. Per anni, secondo il pensiero meridionalista di chi scrive e di tanti come il sottoscritto, ha avuto la grande pecca d’accogliere settimanalmente gli scritti di quel signore borghese e intimamente razzista ed antimeridionale (nonostante il suo passato, troppo strumentalmente usato, di partigiano) che è stato Giorgio Bocca. Ci siamo subiti rampogne anti Sud, la fiera dei luoghi comuni, ma il tempo è galantuomo e l’inesorabile incedere del tempo ci ha liberato con la sua non rimpianta dipartita. Questa settimana nel numero 1272 del 3 Agosto 2012 c’è un’interessante reportage sul fenomeno tatuaggi, con un articolo di Francesco Merlo dal titolo “Ormai è un altro simbolo della prevalenza del cafone”. L’analisi non fa una grinza : ormai, ed è purtroppo tristemente vero, : “ Il buon gusto non si può imporre per legge…Il tatuaggio nel nostro povero paese ha sostituito l’unghia lunga del dito mignolo, è uno sbuffo di prosopopea sociale…come la chirurgia estetica…la perenne abbronzatura…il tatuaggio in Italia ha ovviamente perso tutti i suoi significati èlitari, satanisti e devoti, esoterici e vezzosi, ed è diventato il segno definitivo della prevalenza del cafone”. Come non dar ragione a Merlo, come non condividere se si appartiene a chi ha della decenza, del senso minimo dei livelli di estetica, del concetto di civiltà non urlata, ecc… bene e chiari i parametri giusti? Sembrerebbe tutto o.k., ma poi Merlo cade sulla buccia di banana, ed i danni del battente pensiero di Bocca s’evidenziano chiari e Merlo dice : “ennesima conferma di quell’avanzata della linea della palma, di quel Meridione che conquista tutta la penisola e rende sempre più napoletano il popolo italiano, sempre più estroverso ed espressionista e dunque anche volgare e tuttavia creativo e sempre più tatuato!”. E ti pareva. L’assioma napoletano = volgare che infetta e conquista tutta l’Italia. Roba da matti, come se la volgarità fosse un appannaggio partenopeo e Merlo dimentica i livelli di raffinatezza spocchiosa e ostentata d’una brianza berlusconiana, i calciatori di provenienza d’ogni dove ipertatuati, ecc…
Scriveremo e protesteremo a “lettere alla redazione” a “il Venerdì” via C.Colombo,90 – 00147 Roma o a segreteria_venerdì@repubblica.it , e invitiamo a farlo a tutti i napoletani e meridionali che denuncino la gratuità dell’esempio e dell’offensivo parallelismo che ha il grande difetto tra l’altro di rovinare un ottimo articolo!

Andrea Balìa


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