lunedì 30 luglio 2012

Sindaci d'Italia: De Magistris si riconferma il più amato

De Magistris sindaco più amato d’Italia. Non smette di “scassare” il primo cittadino partenopeo che viene incoronato dal dossier di Datamonitor come il primo cittadino più amato di tutto il Belpaese. Questione di feeling, si direbbe citando una vecchia canzone. E a un anno e due mesi dall’elezione a sindaco di Napoli quel feeling speciale che unisce Luigi de Magistris e i napoletani non sembra essersi affievolito. I sondaggi lo confermano ancora una volta, è proprio lui il primo cittadino più amato delle aree metropolitane d’Italia.

A certificarlo lo studio Monitorcittà di Datamonitor, istituto di ricerca del gruppo Bse, assegna a de Magistris il 65,2% dei consensi. Dietro di lui, sul podio, al secondo e terzo posto, rispettivamente Piero Fassino, primo cittadino di Torino, e Matteo Renzi, sindaco di Firenze, sono i tre sindaci delle aree metropolitane più apprezzati in Italia. In crescita Virginio Merola (Bologna); il neo-sindaco di Genova Marco Doria debutta in ultima posizione.

Il primo cittadino di Napoli, con il 65,2% dei consensi, è ancora primo nonostante un calo del 2,1%; al secondo posto si piazza Piero Fassino, sindaco di Torino, con il 61% ed un calo dello 2,4%. Il sindaco piemontese supera Matteo Renzi (Firenze, Pd) in crescita di consensi del 2,8%, in terza posizione con il 58,4%.

È quanto emerge dall’indagine trimestrale Monitocittà. Giunta alla sesta edizione, la seconda del 2012, Monitor Città Aree Metropolitane è l’indagine trimestrale che enumera i sindaci delle 10 città metropolitane per gradimento del loro operato. Sale al quarto posto Virgilio Merola, primo cittadino di Bologna, con il 56,9%, +2,3%, seguito da Michele Emiliano (Bari) che si piazza in quinta posizione con il 55,1%, +1,3%.
Ma qual è il segreto di questo mai sopito amore tra il sindaco di Napoli e i suoi cittadini? «Abbiamo cambiato l’immagine della nostra città - dice - solo un anno fa fortemente lesionata, quasi irrimediabilmente compromessa. Poi abbiamo stimolato la partecipazione e il dialogo e infine abbiamo proposto una visione strategica della città. Napoli - continua - non è uno spot, noi sappiamo quello che vogliamo e soprattutto puntiamo a creare le condizioni per un laboratorio politico, culturale, economico e di approccio sociale alla vita».

La cosa che, secondo de Magistris, viene più apprezzata è il lavoro continuo, «il fatto che sto dando l’anima a questa missione. Essere sostenuto - dice - nonostante la mancanza di soldi e le campagne oggettivamente strumentali e denigratorie mi incoraggia, vuol dire che le persone sono molto più intelligenti e lungimiranti di quanto si possa immaginare».

Eppure, dall'ultimo sondaggio, una piccola flessione del 2,4% c’è stata. Forse colpa di un modo di porsi che non piace proprio a tutti? «Io decido - dice de Magistris - oggi in politica è importante prendere decisioni e io ci metto la faccia tra mille difficoltà». Un punto su cui invece bisogna migliorare? «Dobbiamo essere più uniti - dice - fare più squadra, evidentemente anche io devo fare di più per unire tutte le forze in campo. Su questo dobbiamo recuperare le energie buone e tenerle più unite».

Fontewww.zazoom.it
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De Magistris sindaco più amato d’Italia. Non smette di “scassare” il primo cittadino partenopeo che viene incoronato dal dossier di Datamonitor come il primo cittadino più amato di tutto il Belpaese. Questione di feeling, si direbbe citando una vecchia canzone. E a un anno e due mesi dall’elezione a sindaco di Napoli quel feeling speciale che unisce Luigi de Magistris e i napoletani non sembra essersi affievolito. I sondaggi lo confermano ancora una volta, è proprio lui il primo cittadino più amato delle aree metropolitane d’Italia.

A certificarlo lo studio Monitorcittà di Datamonitor, istituto di ricerca del gruppo Bse, assegna a de Magistris il 65,2% dei consensi. Dietro di lui, sul podio, al secondo e terzo posto, rispettivamente Piero Fassino, primo cittadino di Torino, e Matteo Renzi, sindaco di Firenze, sono i tre sindaci delle aree metropolitane più apprezzati in Italia. In crescita Virginio Merola (Bologna); il neo-sindaco di Genova Marco Doria debutta in ultima posizione.

Il primo cittadino di Napoli, con il 65,2% dei consensi, è ancora primo nonostante un calo del 2,1%; al secondo posto si piazza Piero Fassino, sindaco di Torino, con il 61% ed un calo dello 2,4%. Il sindaco piemontese supera Matteo Renzi (Firenze, Pd) in crescita di consensi del 2,8%, in terza posizione con il 58,4%.

È quanto emerge dall’indagine trimestrale Monitocittà. Giunta alla sesta edizione, la seconda del 2012, Monitor Città Aree Metropolitane è l’indagine trimestrale che enumera i sindaci delle 10 città metropolitane per gradimento del loro operato. Sale al quarto posto Virgilio Merola, primo cittadino di Bologna, con il 56,9%, +2,3%, seguito da Michele Emiliano (Bari) che si piazza in quinta posizione con il 55,1%, +1,3%.
Ma qual è il segreto di questo mai sopito amore tra il sindaco di Napoli e i suoi cittadini? «Abbiamo cambiato l’immagine della nostra città - dice - solo un anno fa fortemente lesionata, quasi irrimediabilmente compromessa. Poi abbiamo stimolato la partecipazione e il dialogo e infine abbiamo proposto una visione strategica della città. Napoli - continua - non è uno spot, noi sappiamo quello che vogliamo e soprattutto puntiamo a creare le condizioni per un laboratorio politico, culturale, economico e di approccio sociale alla vita».

La cosa che, secondo de Magistris, viene più apprezzata è il lavoro continuo, «il fatto che sto dando l’anima a questa missione. Essere sostenuto - dice - nonostante la mancanza di soldi e le campagne oggettivamente strumentali e denigratorie mi incoraggia, vuol dire che le persone sono molto più intelligenti e lungimiranti di quanto si possa immaginare».

Eppure, dall'ultimo sondaggio, una piccola flessione del 2,4% c’è stata. Forse colpa di un modo di porsi che non piace proprio a tutti? «Io decido - dice de Magistris - oggi in politica è importante prendere decisioni e io ci metto la faccia tra mille difficoltà». Un punto su cui invece bisogna migliorare? «Dobbiamo essere più uniti - dice - fare più squadra, evidentemente anche io devo fare di più per unire tutte le forze in campo. Su questo dobbiamo recuperare le energie buone e tenerle più unite».

Fontewww.zazoom.it

domenica 29 luglio 2012

La rivista "LucidaMente" di Bologna pubblica l'appello: "PINO APRILE, ENTRA IN PARLAMENTO"

Grazie all'interessamento di Fabrizio Bensai, attivissimo Coord. Provinciale Bologna del PdSUD ,a cui vanno i nostri complimenti, l' "appello" fa breccia, dopo Vicenza Più, anche su di un altro giornale del nord..
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Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera aperta stilata da alcuni partiti meridionalisti al noto scrittore affinché si candidi alle prossime elezioni
Caro Pino, la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile, eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l’esclusione degli scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici. Lo conferma l’applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell’Imu al 2012 con simultaneo taglio dei fondi per i Comuni poveri, in modo da portare risorse dove già ci sono i soldi. E, nello stesso tempo, il governo ha dimenticato di elencare i diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale: un silenzio che equivale a diritti zero per i cittadini del Sud.
Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra. Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l’attenzione sulle statistiche, con la Banca d’Italia costretta ad ammettere che l’area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863.
Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet. È il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.
Caro Pino, nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre terre. Ma l’impegno che chiediamo a noi stessi e l’invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.
Per sottoscrivere l’appello in rete:http://partitodelsud.blogspot.it/.
Partito del Sud, L’Altro Sud, Per il Sud, Insieme per la Rinascita



.
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Grazie all'interessamento di Fabrizio Bensai, attivissimo Coord. Provinciale Bologna del PdSUD ,a cui vanno i nostri complimenti, l' "appello" fa breccia, dopo Vicenza Più, anche su di un altro giornale del nord..
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Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera aperta stilata da alcuni partiti meridionalisti al noto scrittore affinché si candidi alle prossime elezioni
Caro Pino, la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile, eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l’esclusione degli scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici. Lo conferma l’applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell’Imu al 2012 con simultaneo taglio dei fondi per i Comuni poveri, in modo da portare risorse dove già ci sono i soldi. E, nello stesso tempo, il governo ha dimenticato di elencare i diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale: un silenzio che equivale a diritti zero per i cittadini del Sud.
Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra. Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l’attenzione sulle statistiche, con la Banca d’Italia costretta ad ammettere che l’area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863.
Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet. È il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.
Caro Pino, nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre terre. Ma l’impegno che chiediamo a noi stessi e l’invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.
Per sottoscrivere l’appello in rete:http://partitodelsud.blogspot.it/.
Partito del Sud, L’Altro Sud, Per il Sud, Insieme per la Rinascita



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APPELLO per PINO APRILE - INSIEME SOTTO UN'UNICA BANDIERA ( restauriamo la nostra dignità)

Di Bruno Pappalardo
Fonte: Nota Profilo Facebook

Bruno Pappalardo

condividiamo per gruppi di amici e per firmare l'appello


Perdonatemi, abbiate pazienza, sono più noioso del solito ma questa cosa potrebbe essere fondamentale per il Sud. Non partiti ma un uomo solo per noi al Parlamento.

LEGGERE:

A tutti  i miei gli amici di FB., che hanno diviso con me, (... non certo l'appartenenza al Partito del Sud di cui sono un modestissimo consigliere) ma invece le condivise incursioni nella memoria del nostro passato e le bellezze d'oggi ma anche le stroppiature di una realtà dell'esistenza in questa città come per l'intero Meridione da recuperare e cambiare.   Per tutti quei sostenitore del meridionalismo puro, per tutti quegl'altri che mi hanno dimostrato l'entusiasmo e le loro emozioni dinanzi ai nostri paesaggi, alle nostre architetture, alle incommensurabile e irraggiungibile arti minori o quelle dei grandi artisti e tutte le altre cose che vivono ancora nascoste tra la gente ma che hanno reso grande la nostra storia e cultura. Per quelli che hanno partecipato com me a  quel chiaro disegno di alimentare il convincimento negli italiani, ...e in noi stessi, di non essere persone ma "luogo comune" incapaci e fannulloni, criminali e corrotti, ebbene, aggiungetevi all'appello che il Partito del Sud e altre compagini meridionaliste di intellettuali e giovani stanno propalando perché lo scrittore Pino Aprile (autore di "Terroni" e altri lucide esamine sulle problematiche del sud e la perpetua malevolenza di un Nord impaurito e ancora spudoratamente pronto a rastellare i fondi a noi assegnati) venga convinto dalla nostra e vostra meditata volontà e entusiasmo, postilla dell'amore per questa terra dolente, di portarlo al Parlamento italiano come deputato  per tutti noi, noi ripeto, non il Partito del Sud ma di tutte le associazioni, movimenti meridionalisti, centri e associazioni di volontariato  e centri di formazione per giovani i disabili noprofit ma  dissanguati dai tagli  e che stanno aderendo
per l' identica  passione per il nostro ideale pantheon di tradizioni, favole, miti, leggende, misteri, luoghi di storia e arte e pregno di  un animo, come il nostro, pronto al  mutamento.
Sarà il vertice di una straordinaria piramide trasparente, una curiosa scatola di nuove idee che dovranno mutuare le nostre ferite, il nostro orgoglio offeso, il nostro mondo depauperato dalle loro lorde mani. 
Aprile, sarà come libero studioso e intellettuale che lavorerà per noi.

Cari amici non ci sono trucchi o talune bizzarre volontà separatiste o rinunzie europeiste. Non c'è la voglia e ne programmi di genere leghista. Nessuno balordo recinto verrà messo intorno al nostro giardino, ovverosia appropriazione del territorio per farne un isola  senza approdi. Solo la convinzione  di non restare soli per non essere schiacciati da corruttori, prosseneti e grassatori, lasciandoci senza lavoro per i nostri giovani, per i precari, per la gente adulta ma abbandonati sulla strada, ma  anche illusi di una pensione che dovrà, chissà quando, giugere un giorno mentre andrà avanti la frammentazione del Sud con la svendita del nostro patrimonio.  Da oggi non elemosinerà per i propri figli ma lotterà per una certissima crescita, per il sostegno a universitari e ricercatori, per l'assistenza sanitaria efficiente e vicina ai nostri malati e l'evoluzione  di un nuovo turismo; la difesa  del nostro patrimonio materiale e immateriale dei nostri beni artistici, per la perenne attenzione di quella  sottrazione di territorio da parte dalle mafie e il loro totale, pieno annientamento e, soprattutto il nostro  riscatto. Vogliamo camminare sulle nostre gambe e che non certo con i soliti  interventi illuministici o evangelici assistenziali provenienti dall'alto  rispolverando sistemi come la Cassa del Mezzogiorno con LOSCHI interventi speciali e, ... forse cadrà ancora effettivamente del denaro a pioggia purchè sotto siano loro a raccoglierne l'acqua per riportarla su nelle loro banche.  Dovremo, con autonomia, sostenibilità e solidarietà territoriale, cercarci i nostri mercati e premere sulle nostre vocazioni. Vogliamo ritrovare, tutte le mattine, le nostre strade pulite, come sono e dovranno essere  le mani dei nostri amministratori.


AIUTATIAMO PINO APRILE, FATE CHE SI CONVINCA, AIUTATE IL SUD!

cliccate e aderite: 


Bruno Papplardo, SUDVOX

NB: condividete questo o anche l'appello a Pino Aprile lanciato dai partiti e movimenti meridionalisti perchè ci aiuti pel nostro riscatto.

Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei Lettera aperta a Pino Aprile


Caro Pino,la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l'esclusione degli scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici. Lo conferma l'applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell'Imu al 2012 con simultaneo taglio dei fondi per i Comuni poveri, in modo da portare risorse dove già ci sono i soldi. E, nello stesso tempo, il governo ha dimenticato di elencare i diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale, un silenzio che equivale a diritti zero per i cittadini del Sud. Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra.Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l'attenzione sulle statistiche, con la Banca d'Italia costretta ad ammettere che l'area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863. Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet.E' il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.Caro Pino, nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre Terre. Ma l'impegno che chiediamo a noi stessi e l'invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.

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Di Bruno Pappalardo
Fonte: Nota Profilo Facebook

Bruno Pappalardo

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Perdonatemi, abbiate pazienza, sono più noioso del solito ma questa cosa potrebbe essere fondamentale per il Sud. Non partiti ma un uomo solo per noi al Parlamento.

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A tutti  i miei gli amici di FB., che hanno diviso con me, (... non certo l'appartenenza al Partito del Sud di cui sono un modestissimo consigliere) ma invece le condivise incursioni nella memoria del nostro passato e le bellezze d'oggi ma anche le stroppiature di una realtà dell'esistenza in questa città come per l'intero Meridione da recuperare e cambiare.   Per tutti quei sostenitore del meridionalismo puro, per tutti quegl'altri che mi hanno dimostrato l'entusiasmo e le loro emozioni dinanzi ai nostri paesaggi, alle nostre architetture, alle incommensurabile e irraggiungibile arti minori o quelle dei grandi artisti e tutte le altre cose che vivono ancora nascoste tra la gente ma che hanno reso grande la nostra storia e cultura. Per quelli che hanno partecipato com me a  quel chiaro disegno di alimentare il convincimento negli italiani, ...e in noi stessi, di non essere persone ma "luogo comune" incapaci e fannulloni, criminali e corrotti, ebbene, aggiungetevi all'appello che il Partito del Sud e altre compagini meridionaliste di intellettuali e giovani stanno propalando perché lo scrittore Pino Aprile (autore di "Terroni" e altri lucide esamine sulle problematiche del sud e la perpetua malevolenza di un Nord impaurito e ancora spudoratamente pronto a rastellare i fondi a noi assegnati) venga convinto dalla nostra e vostra meditata volontà e entusiasmo, postilla dell'amore per questa terra dolente, di portarlo al Parlamento italiano come deputato  per tutti noi, noi ripeto, non il Partito del Sud ma di tutte le associazioni, movimenti meridionalisti, centri e associazioni di volontariato  e centri di formazione per giovani i disabili noprofit ma  dissanguati dai tagli  e che stanno aderendo
per l' identica  passione per il nostro ideale pantheon di tradizioni, favole, miti, leggende, misteri, luoghi di storia e arte e pregno di  un animo, come il nostro, pronto al  mutamento.
Sarà il vertice di una straordinaria piramide trasparente, una curiosa scatola di nuove idee che dovranno mutuare le nostre ferite, il nostro orgoglio offeso, il nostro mondo depauperato dalle loro lorde mani. 
Aprile, sarà come libero studioso e intellettuale che lavorerà per noi.

Cari amici non ci sono trucchi o talune bizzarre volontà separatiste o rinunzie europeiste. Non c'è la voglia e ne programmi di genere leghista. Nessuno balordo recinto verrà messo intorno al nostro giardino, ovverosia appropriazione del territorio per farne un isola  senza approdi. Solo la convinzione  di non restare soli per non essere schiacciati da corruttori, prosseneti e grassatori, lasciandoci senza lavoro per i nostri giovani, per i precari, per la gente adulta ma abbandonati sulla strada, ma  anche illusi di una pensione che dovrà, chissà quando, giugere un giorno mentre andrà avanti la frammentazione del Sud con la svendita del nostro patrimonio.  Da oggi non elemosinerà per i propri figli ma lotterà per una certissima crescita, per il sostegno a universitari e ricercatori, per l'assistenza sanitaria efficiente e vicina ai nostri malati e l'evoluzione  di un nuovo turismo; la difesa  del nostro patrimonio materiale e immateriale dei nostri beni artistici, per la perenne attenzione di quella  sottrazione di territorio da parte dalle mafie e il loro totale, pieno annientamento e, soprattutto il nostro  riscatto. Vogliamo camminare sulle nostre gambe e che non certo con i soliti  interventi illuministici o evangelici assistenziali provenienti dall'alto  rispolverando sistemi come la Cassa del Mezzogiorno con LOSCHI interventi speciali e, ... forse cadrà ancora effettivamente del denaro a pioggia purchè sotto siano loro a raccoglierne l'acqua per riportarla su nelle loro banche.  Dovremo, con autonomia, sostenibilità e solidarietà territoriale, cercarci i nostri mercati e premere sulle nostre vocazioni. Vogliamo ritrovare, tutte le mattine, le nostre strade pulite, come sono e dovranno essere  le mani dei nostri amministratori.


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Bruno Papplardo, SUDVOX

NB: condividete questo o anche l'appello a Pino Aprile lanciato dai partiti e movimenti meridionalisti perchè ci aiuti pel nostro riscatto.

Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei Lettera aperta a Pino Aprile


Caro Pino,la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l'esclusione degli scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici. Lo conferma l'applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell'Imu al 2012 con simultaneo taglio dei fondi per i Comuni poveri, in modo da portare risorse dove già ci sono i soldi. E, nello stesso tempo, il governo ha dimenticato di elencare i diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale, un silenzio che equivale a diritti zero per i cittadini del Sud. Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra.Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l'attenzione sulle statistiche, con la Banca d'Italia costretta ad ammettere che l'area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863. Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet.E' il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.Caro Pino, nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre Terre. Ma l'impegno che chiediamo a noi stessi e l'invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.

sabato 28 luglio 2012

Dovremmo essere già in diecimila! di Mino Errico


Splendido articolo dell'amico Mino Errico, direttore editoriale della rivista FORA e del relativo sito Eleaml.org che fu l'espressione del pensiero di Zitara, non solo per la condivisione della nostra iniziativa dell'appello a Pino Aprile per cui lo ringraziamo, ma anche per alcune lucide considerazioni sulla necessità di agire per una rappresentanza politica meridionalista...uniamoci ora!

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Dovremmo essere già in diecimila!

Mino Errico


Si dice che siano state vendute 500mila copie di Terroni di Pino  Aprile, i suoi iscritti al profilo facebook-terroni sono quasi 7mila, su youtube ormai abbiamo perso il conto di profili che sbandierano ai quattro venti le magnificenze del Regno delle Due Sicilie, sulla stampa da qualche anno appaiono articoli del tono dell'ultimo del Sole24ore, che paragona il regno di Napoli alla odierna Germania (articolo che conta 11mila condivisioni fb)... eppure a sottoscrivere l'appello che invita Aprile a buttarsi nella mischia e a farsi paladino di un sud identitario che non ha più complessi, siamo stati finora in meno di 4mila!
E si sprecano pure i distinguo, chi invita ad evitare il meridionalismo accattone, chi a non accogliere tutti, infatti alcuni post vengono bannati (cosa che non condividiamo in quanto chi scrive cavolate si squalifica da solo e non servono censure). Qualcuno sottolinea scetticamente che certe sottoscrizioni da dietro una anonima tastiera di computer valgono meno di zero e che quando si tratta di muoversi concretamente ci si ritrova sempre in quattro gatti.
Ora io mi domando che senso ha fare i puristi, lo sappiamo bene che internet può ridursi ad un fuoco di paglia (proprio in questi giorni si parla di un 54 % di followers su twitter di Grillo prodotti da bot), che non si può fare una analisi di purezza identitaria a chi sottoscrive l'appello (magari più di una volta e con nomi diversi, ma dobbiamo pure ricordare il caso Parma dove praticamente i grillini hanno fatto gran parte della campagna elettorale sulla rete!), ma ciò non toglie che il tempo dei convegni e delle celebrazioni dei bei tempi che furono è finito. Urge darsi una rappresentanza politica di tipo identitario. Tutto il resto son chiacchiere e comodi alibi se non posizioni strumentali dettate da oscuri interessi.
Gli amici del Pdsud sanno bene che non condividiamo tutte le loro scelte, che lo abbiamo scritto e continueremo a farlo, ma non ci siamo fatti pregare per sottoscriver l'appello a Pino Aprile. Anzi, abbiamo anche provato a tirarlo per la giacchetta personalmente ricordandogli che l'ultimo Zitara era andato oltre l'arroccamento sul separatismo e si era rivolto a Lombardo con una lettera che ci fece mettere su FORA... Il tutto per lanciare un sasso nello stagno, uno stagno fermo da 151 anni in cui sguazzano tanti politici e intellettuali meridionali  ben foraggiati dallo stato italiano.
Chi vi scrive è stato sempre scettico sulla opportunità di mettere su un movimento separatista nelle provincie napolitane, questo però non mi ha impedito di collaborare dieci anni con Zitara. Sfido chiunque a dimostrare che è stato inutile. Questo appunto è diretto ai puristi che stanno a guardare (potrei citare insorgenza, ma non solo) e ai neoborbonici che ritengono il popolo non pronto e si perdono in un culturalismo fine a se stesso.
E' giunta l'ora di bonificare lo stagno, e di prendere a pedate (politicamente parlando) chi ci sguazza.  Occorre solo uno scatto di orgoglio, dimentichiamoci della Napoli da derattizzare, dei forestali calabresi, degli sprechi siciliani, ricordiamoci che le nostre navi commerciavano con gli Stati Uniti e che i soldati piemontesi in Crimea dovettero constatare che le monete napolitane venivano accettate in tutto il mediterraneo.
Riprogrammiamo il nostro DNA, evitiamo di nasconderci, usciamo allo scoperto, firmiamo l'appello, facciamolo girare su Facebook, su Twitter, sui siti che presumono di essere identitari, parliamone a tavola con gli amici e con i parenti. Poi tutto si potrà migliorare, si faranno i programmi, ognuno farà i suoi distinguo, ma partiamo per la miseria.

Mino Errico


Fonte: www.Eleaml.org
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Splendido articolo dell'amico Mino Errico, direttore editoriale della rivista FORA e del relativo sito Eleaml.org che fu l'espressione del pensiero di Zitara, non solo per la condivisione della nostra iniziativa dell'appello a Pino Aprile per cui lo ringraziamo, ma anche per alcune lucide considerazioni sulla necessità di agire per una rappresentanza politica meridionalista...uniamoci ora!

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Dovremmo essere già in diecimila!

Mino Errico


Si dice che siano state vendute 500mila copie di Terroni di Pino  Aprile, i suoi iscritti al profilo facebook-terroni sono quasi 7mila, su youtube ormai abbiamo perso il conto di profili che sbandierano ai quattro venti le magnificenze del Regno delle Due Sicilie, sulla stampa da qualche anno appaiono articoli del tono dell'ultimo del Sole24ore, che paragona il regno di Napoli alla odierna Germania (articolo che conta 11mila condivisioni fb)... eppure a sottoscrivere l'appello che invita Aprile a buttarsi nella mischia e a farsi paladino di un sud identitario che non ha più complessi, siamo stati finora in meno di 4mila!
E si sprecano pure i distinguo, chi invita ad evitare il meridionalismo accattone, chi a non accogliere tutti, infatti alcuni post vengono bannati (cosa che non condividiamo in quanto chi scrive cavolate si squalifica da solo e non servono censure). Qualcuno sottolinea scetticamente che certe sottoscrizioni da dietro una anonima tastiera di computer valgono meno di zero e che quando si tratta di muoversi concretamente ci si ritrova sempre in quattro gatti.
Ora io mi domando che senso ha fare i puristi, lo sappiamo bene che internet può ridursi ad un fuoco di paglia (proprio in questi giorni si parla di un 54 % di followers su twitter di Grillo prodotti da bot), che non si può fare una analisi di purezza identitaria a chi sottoscrive l'appello (magari più di una volta e con nomi diversi, ma dobbiamo pure ricordare il caso Parma dove praticamente i grillini hanno fatto gran parte della campagna elettorale sulla rete!), ma ciò non toglie che il tempo dei convegni e delle celebrazioni dei bei tempi che furono è finito. Urge darsi una rappresentanza politica di tipo identitario. Tutto il resto son chiacchiere e comodi alibi se non posizioni strumentali dettate da oscuri interessi.
Gli amici del Pdsud sanno bene che non condividiamo tutte le loro scelte, che lo abbiamo scritto e continueremo a farlo, ma non ci siamo fatti pregare per sottoscriver l'appello a Pino Aprile. Anzi, abbiamo anche provato a tirarlo per la giacchetta personalmente ricordandogli che l'ultimo Zitara era andato oltre l'arroccamento sul separatismo e si era rivolto a Lombardo con una lettera che ci fece mettere su FORA... Il tutto per lanciare un sasso nello stagno, uno stagno fermo da 151 anni in cui sguazzano tanti politici e intellettuali meridionali  ben foraggiati dallo stato italiano.
Chi vi scrive è stato sempre scettico sulla opportunità di mettere su un movimento separatista nelle provincie napolitane, questo però non mi ha impedito di collaborare dieci anni con Zitara. Sfido chiunque a dimostrare che è stato inutile. Questo appunto è diretto ai puristi che stanno a guardare (potrei citare insorgenza, ma non solo) e ai neoborbonici che ritengono il popolo non pronto e si perdono in un culturalismo fine a se stesso.
E' giunta l'ora di bonificare lo stagno, e di prendere a pedate (politicamente parlando) chi ci sguazza.  Occorre solo uno scatto di orgoglio, dimentichiamoci della Napoli da derattizzare, dei forestali calabresi, degli sprechi siciliani, ricordiamoci che le nostre navi commerciavano con gli Stati Uniti e che i soldati piemontesi in Crimea dovettero constatare che le monete napolitane venivano accettate in tutto il mediterraneo.
Riprogrammiamo il nostro DNA, evitiamo di nasconderci, usciamo allo scoperto, firmiamo l'appello, facciamolo girare su Facebook, su Twitter, sui siti che presumono di essere identitari, parliamone a tavola con gli amici e con i parenti. Poi tutto si potrà migliorare, si faranno i programmi, ognuno farà i suoi distinguo, ma partiamo per la miseria.

Mino Errico


Fonte: www.Eleaml.org

venerdì 27 luglio 2012




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Su "La Nuova Ferrara" si parla dell'ultimo libro di Gigi Di Fiore: Le stragi degli Alleati nel sud dimenticate dalla storia



DI PIER VITTORIO BUFFA
Non c'è dubbio che il lavoro del giornalista scrittore Gigi Di Fiore (Controstoria della Liberazione - Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell'Italia del sud, Rizzoli, 356 pagine, 19 euro) è uno di quelli che sorprende. In oltre trecento pagine mette in fila fatti noti e meno noti, delitti e misfatti, stupri e violenze.
Con il rigore del cronista e la profondità dello storico ci prende per mano e ci porta dalle spiagge siciliane dove sbarcarono gli alleati nel luglio del 1943 su su fino alla linea Gustav, ai paesi distrutti dalla battaglia di Monte Cassino, alla Napoli occupata.
Ci porta per mano e ci racconta come chi sta dietro le quinte di uno spettacolo teatrale e vede quello che succede quando il pubblico non vede.
Documenta le stragi di cui si sono macchiati gli americani in Sicilia: uccisioni in massa di soldati e cittadini inermi o, ancora peggio, prigionieri.
I bombardamenti sui centri abitati anche dopo l'armistizio. E poi le violenze efferate dei soldati marocchini in Ciociaria: migliaia di donne stuprate dai militari vittoriosi.
A quel dramma Di Fiore dedica la quarta di copertina dove riporta il passo più agghiacciante del discorso che fece ai soldati nordafricani il generale francese Alphoinse Juin il 14 maggio 1944: “Oltre quei monti, oltre quei nemici che stanotte ucciderete, c'è una terra ricca di donne, di vino, di case. Se voi riuscirete a passare senza lasciare vivo un solo nemico, il vostro generale vi promette che tutto quello che troverete sarà vostro, a vostro piacimento e volontà. Per cinquanta ore”.
Spiega Di Fiore: “Quanto accadde nel 1944 in Ciociaria o nel 1943 in Sicilia e poi a Napoli non è solo l'emblema degli orrori che una guerra può produrre, ma anche il simbolo esemplificativo di come il sud sia stato calpestato e violato durante la grande tragedia della Seconda guerra mondiale”. E' per questo che Controstoria della Liberazione va visto come un mattone importante nel mantenimento della memoria.
Quasi contemporaneamente agli stupri in Ciociaria, solo un po' più a nord, i soldati tedeschi sterminavano migliaia di cittadini italiani inermi.
Un unico filo di dolore e sangue che ha unito tutta l'Italia dal ragusano alle Alpi.
E che non va dimenticato. Senza sconti per i vinti, ma nemmeno per i vincitori.
E con tanto, tanto rispetto per chi ne è stato vittima.


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DI PIER VITTORIO BUFFA
Non c'è dubbio che il lavoro del giornalista scrittore Gigi Di Fiore (Controstoria della Liberazione - Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell'Italia del sud, Rizzoli, 356 pagine, 19 euro) è uno di quelli che sorprende. In oltre trecento pagine mette in fila fatti noti e meno noti, delitti e misfatti, stupri e violenze.
Con il rigore del cronista e la profondità dello storico ci prende per mano e ci porta dalle spiagge siciliane dove sbarcarono gli alleati nel luglio del 1943 su su fino alla linea Gustav, ai paesi distrutti dalla battaglia di Monte Cassino, alla Napoli occupata.
Ci porta per mano e ci racconta come chi sta dietro le quinte di uno spettacolo teatrale e vede quello che succede quando il pubblico non vede.
Documenta le stragi di cui si sono macchiati gli americani in Sicilia: uccisioni in massa di soldati e cittadini inermi o, ancora peggio, prigionieri.
I bombardamenti sui centri abitati anche dopo l'armistizio. E poi le violenze efferate dei soldati marocchini in Ciociaria: migliaia di donne stuprate dai militari vittoriosi.
A quel dramma Di Fiore dedica la quarta di copertina dove riporta il passo più agghiacciante del discorso che fece ai soldati nordafricani il generale francese Alphoinse Juin il 14 maggio 1944: “Oltre quei monti, oltre quei nemici che stanotte ucciderete, c'è una terra ricca di donne, di vino, di case. Se voi riuscirete a passare senza lasciare vivo un solo nemico, il vostro generale vi promette che tutto quello che troverete sarà vostro, a vostro piacimento e volontà. Per cinquanta ore”.
Spiega Di Fiore: “Quanto accadde nel 1944 in Ciociaria o nel 1943 in Sicilia e poi a Napoli non è solo l'emblema degli orrori che una guerra può produrre, ma anche il simbolo esemplificativo di come il sud sia stato calpestato e violato durante la grande tragedia della Seconda guerra mondiale”. E' per questo che Controstoria della Liberazione va visto come un mattone importante nel mantenimento della memoria.
Quasi contemporaneamente agli stupri in Ciociaria, solo un po' più a nord, i soldati tedeschi sterminavano migliaia di cittadini italiani inermi.
Un unico filo di dolore e sangue che ha unito tutta l'Italia dal ragusano alle Alpi.
E che non va dimenticato. Senza sconti per i vinti, ma nemmeno per i vincitori.
E con tanto, tanto rispetto per chi ne è stato vittima.


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Anche "Soccorso Popolare Antiusure" ha aderito all'appello !














Anche il Movimento Civico "SOCCORSO POPOLARE ANTIUSURE" ha aderito all'appello a Pino Aprile!

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Anche il Movimento Civico "SOCCORSO POPOLARE ANTIUSURE" ha aderito all'appello a Pino Aprile!

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giovedì 26 luglio 2012

"Le Città del Sud" aderisce all'appello !















Le Città del Sud è un laboratorio di idee per la ricerca di una decrescita sostenibile delle province duosiciliane, attraverso la valorizzare dei beni culturali ed ambientali ed il recupero delll'identità duosiciliana cancellata con l'unità d'Italia.


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Le Città del Sud è un laboratorio di idee per la ricerca di una decrescita sostenibile delle province duosiciliane, attraverso la valorizzare dei beni culturali ed ambientali ed il recupero delll'identità duosiciliana cancellata con l'unità d'Italia.


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mercoledì 25 luglio 2012

Le otto stanchezze della gente del sud






di Lino Patruno

Quante ne vorrebbe dire la gente del Sud mentre a fare le rivoluzioni elettorali sono sempre gli altri. Prima la Lega Nord, putrefatta in quel “familismo amorale” rinfacciato al solo Sud: a rubacchiare soldi pubblici per dare la paghetta ai figli di Bossi sono stati loro non qualche onorevole Gennaro Esposito napoletano. Dopo la Lega, Grillo, che senza badare a parolacce spazza via tutti i cadaveri ambulanti della politica. Tranne che la gente del Sud non voglia considerare una rivoluzione la rielezione (per la quarta volta, ripetiamo: quarta volta) di Leoluca Orlando a sindaco di Palermo. 

Tanto per cominciare, anche la gente del Sud vorrebbe che sparissero le eterne mummie messe lì dagli stessi che promettono facce nuove. Chi candidare a sindaco?

Chiaro, uno che è già stato (se non lo è ancòra) presidente della Provincia. Ci sono (nella stessa Puglia) sindaci che sono anche consiglieri di qualcos’altro: devono essere fenomeni. Chi candidare alla Regione? Chiaro, chi è stato sindaco o consigliere da qualche parte o presidente, via, di una municipalizzata. Il nuovo che avanza. Ma cosa c’entrano poi i politici coi bus, le Asl, i teatri, i cassonetti dei rifiuti dove spadroneggiano? 

Due. La gente del Sud vorrebbe che si fosse assunti perché si è bravi e non amici di qualcuno, per talento non per cognome. Non vorrebbe sentir più parlare del clientelismo, la necessità di avere più conoscenze che competenze. Non vorrebbe più vedere concorsi annunciati tre giorni prima e con regolamenti ritagliati per vincitori già stabiliti, ti posso già dire il nome che uscirà. Poi ci si lamenta che in Italia i ragazzi cominciano a disertare l’università, e già in Europa siamo quelli che ci vanno meno: studiare può essere una perdita di tempo più che un vantaggio. 

Tre. La gente del Sud è stanca di tutti i mammasantissima di servizi pubblici che non funzionano. E’ stanca di sentirsi dire che in un ospedale c’è la solita carenza di organico quando per la sanità si spende oltre l’ottanta per cento dei soldi delle regioni. La gente del Sud è stanca delle liste d’attesa per una ecografia o una mammografia: possono dare tutte le spiegazioni di questo mondo, ma io voglio fare l’esame senza dover andare alla clinica privata, e se non sei capace di farmelo fare, te ne vai. 

Quattro. La gente del Sud è stanca di sentir parlare di sprechi di denaro pubblico (e poi essere massacrata di tasse). E’ stanca di veder spendere i suoi soldi, mettiamo, per un concerto che non cambia né il mondo né il Sud e vedere le prime file col cartello “riservato autorità”. E’ stanca di vedere opere pubbliche iniziate e mai finite e senza che qui il cartello ci sia: stiamo facendo questo, finiremo quando, costa tanto, i soldi vengono da qui. E’ stanca di vedere ospedali pronti da anni ma da anni abbandonati. E’ stanca di leggere che certi ospedali rimangono aperti più per i dipendenti (ed elettori) che hanno comprato la casa di fronte che per i pazienti. 

Cinque. La gente del Sud è stanca di dover aspettare anni per una autorizzazione, una firma, un parere conforme, una perizia tecnica, una agibilità, una licenza. Soprattutto quando sa che c’è un eccesso di dipendenti pubblici e, papale papale, non riesce a capire cosa facciano. La gente del Sud è stanca di dover frequentare più i corridoi degli assessorati che la sua azienda. E’ stanca di dover perdere mezze giornate per pagare una bolletta ed essere anche trattata a pesci in faccia. E’ stanca di vedersi fissata al marzo 2013 la prima (la prima) udienza di una causa per farsi pagare da chi non l’ha pagata. 

Sei. La gente del Sud è stanca di essere accusata di scarso senso civico magari da amministratori affetti da mancanza di senso morale. E’ stanca di segnalare e sentirsi rispondere “stiamo provvedendo”. E’ stanca di segnalare e sentirsi rispondere “ma qui siamo al Sud”. E’ stanca di vedere una panchina rotta lasciata rotta a vita come un monumento, anche se il vandalo è un imbecille. 

Sette. La gente del Sud è stanca di sentirsi ripetere da tutti che il Paese non cresce se non cresce il Sud. E’ stanca di vedere i suoi figli che continuano ad andar via perché, nell’attesa che il Sud possa crescere, il lavoro non c’è e non tu puoi tenere un figlio a casa a mandare ogni giorno curriculum. 

Otto. La gente del Sud è stanca di vedere le rivoluzioni elettorali altrui ma è troppo impegnata a cavarsela oggi, e domani di nuovo. E’ stanca anche di se stessa, di voler cambiare ma di non cambiare. Certo, non sono stati per niente belli i fischi all’inno nazionale prima della finale di Coppa Italia fra Napoli e Juventus. Venivano dai tifosi napoletani e c’entravano poco col calcio. Il Napoli è stato multato mentre Bossi, che la bandiera tricolore la usava come carta igienica, lo hanno fatto ministro. Si è sudisti anche nei fischi.


Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno.

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di Lino Patruno

Quante ne vorrebbe dire la gente del Sud mentre a fare le rivoluzioni elettorali sono sempre gli altri. Prima la Lega Nord, putrefatta in quel “familismo amorale” rinfacciato al solo Sud: a rubacchiare soldi pubblici per dare la paghetta ai figli di Bossi sono stati loro non qualche onorevole Gennaro Esposito napoletano. Dopo la Lega, Grillo, che senza badare a parolacce spazza via tutti i cadaveri ambulanti della politica. Tranne che la gente del Sud non voglia considerare una rivoluzione la rielezione (per la quarta volta, ripetiamo: quarta volta) di Leoluca Orlando a sindaco di Palermo. 

Tanto per cominciare, anche la gente del Sud vorrebbe che sparissero le eterne mummie messe lì dagli stessi che promettono facce nuove. Chi candidare a sindaco?

Chiaro, uno che è già stato (se non lo è ancòra) presidente della Provincia. Ci sono (nella stessa Puglia) sindaci che sono anche consiglieri di qualcos’altro: devono essere fenomeni. Chi candidare alla Regione? Chiaro, chi è stato sindaco o consigliere da qualche parte o presidente, via, di una municipalizzata. Il nuovo che avanza. Ma cosa c’entrano poi i politici coi bus, le Asl, i teatri, i cassonetti dei rifiuti dove spadroneggiano? 

Due. La gente del Sud vorrebbe che si fosse assunti perché si è bravi e non amici di qualcuno, per talento non per cognome. Non vorrebbe sentir più parlare del clientelismo, la necessità di avere più conoscenze che competenze. Non vorrebbe più vedere concorsi annunciati tre giorni prima e con regolamenti ritagliati per vincitori già stabiliti, ti posso già dire il nome che uscirà. Poi ci si lamenta che in Italia i ragazzi cominciano a disertare l’università, e già in Europa siamo quelli che ci vanno meno: studiare può essere una perdita di tempo più che un vantaggio. 

Tre. La gente del Sud è stanca di tutti i mammasantissima di servizi pubblici che non funzionano. E’ stanca di sentirsi dire che in un ospedale c’è la solita carenza di organico quando per la sanità si spende oltre l’ottanta per cento dei soldi delle regioni. La gente del Sud è stanca delle liste d’attesa per una ecografia o una mammografia: possono dare tutte le spiegazioni di questo mondo, ma io voglio fare l’esame senza dover andare alla clinica privata, e se non sei capace di farmelo fare, te ne vai. 

Quattro. La gente del Sud è stanca di sentir parlare di sprechi di denaro pubblico (e poi essere massacrata di tasse). E’ stanca di veder spendere i suoi soldi, mettiamo, per un concerto che non cambia né il mondo né il Sud e vedere le prime file col cartello “riservato autorità”. E’ stanca di vedere opere pubbliche iniziate e mai finite e senza che qui il cartello ci sia: stiamo facendo questo, finiremo quando, costa tanto, i soldi vengono da qui. E’ stanca di vedere ospedali pronti da anni ma da anni abbandonati. E’ stanca di leggere che certi ospedali rimangono aperti più per i dipendenti (ed elettori) che hanno comprato la casa di fronte che per i pazienti. 

Cinque. La gente del Sud è stanca di dover aspettare anni per una autorizzazione, una firma, un parere conforme, una perizia tecnica, una agibilità, una licenza. Soprattutto quando sa che c’è un eccesso di dipendenti pubblici e, papale papale, non riesce a capire cosa facciano. La gente del Sud è stanca di dover frequentare più i corridoi degli assessorati che la sua azienda. E’ stanca di dover perdere mezze giornate per pagare una bolletta ed essere anche trattata a pesci in faccia. E’ stanca di vedersi fissata al marzo 2013 la prima (la prima) udienza di una causa per farsi pagare da chi non l’ha pagata. 

Sei. La gente del Sud è stanca di essere accusata di scarso senso civico magari da amministratori affetti da mancanza di senso morale. E’ stanca di segnalare e sentirsi rispondere “stiamo provvedendo”. E’ stanca di segnalare e sentirsi rispondere “ma qui siamo al Sud”. E’ stanca di vedere una panchina rotta lasciata rotta a vita come un monumento, anche se il vandalo è un imbecille. 

Sette. La gente del Sud è stanca di sentirsi ripetere da tutti che il Paese non cresce se non cresce il Sud. E’ stanca di vedere i suoi figli che continuano ad andar via perché, nell’attesa che il Sud possa crescere, il lavoro non c’è e non tu puoi tenere un figlio a casa a mandare ogni giorno curriculum. 

Otto. La gente del Sud è stanca di vedere le rivoluzioni elettorali altrui ma è troppo impegnata a cavarsela oggi, e domani di nuovo. E’ stanca anche di se stessa, di voler cambiare ma di non cambiare. Certo, non sono stati per niente belli i fischi all’inno nazionale prima della finale di Coppa Italia fra Napoli e Juventus. Venivano dai tifosi napoletani e c’entravano poco col calcio. Il Napoli è stato multato mentre Bossi, che la bandiera tricolore la usava come carta igienica, lo hanno fatto ministro. Si è sudisti anche nei fischi.


Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno.

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Anche Fabio Pascapè aderisce all'appello !


Fabio Pascapè, attuale Responsabile del Museo P.A.N. di Napoli, specificando di farlo in qualità di cittadino attivo/funzionario comunale, aderisce all'appello per Pino Aprile.



Partito del Sud - Napoli
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Fabio Pascapè, attuale Responsabile del Museo P.A.N. di Napoli, specificando di farlo in qualità di cittadino attivo/funzionario comunale, aderisce all'appello per Pino Aprile.



Partito del Sud - Napoli

 
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