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sabato 16 giugno 2012
Rapporto Svimez, Santarsiero:“Sud in stato di grave marginalità" - Regione Basilicata
“La Svimez conferma lo stato di grave crisi dei Comuni italiani con poderosi tagli subiti, aumento dell’indebitamento ed un forte calo degli investimenti. In tale contesto emerge la difficile situazione dei Comuni meridionali che sono in condizioni di marginalità: hanno avuto, rispetto al resto d’Italia, un livello di entrate correnti inferiore del 20%, e di investimenti del 20-30%, laddove questi avrebbero dovuto essere ben superiori, visto che non si tiene conto delle entrate e dei fondi europei”. Lo ha sottolineato Vito Santarsiero, sindaco di Potenza e delegato Anci alle politiche per il Mezzogiorno, intervenendo alla presentazione del Rapporto Svimez 2011 sulla finanza dei Comuni, presentato oggi nella sede del Cnel. Santarsiero ha denunciato innanzitutto la “mancanza di politiche ordinarie per il Mezzogiorno” ed auspicato l’avvio di una “forma effettiva di perequazione” che garantisca il soddisfacimento dei fabbisogni essenziali dei cittadini. “Al sud i cittadini pagano le tasse come tutti i cittadini del paese, ma c’è un problema complessivo di redistribuzione del reddito e di politiche di sviluppo capaci di guardare in maniera unitaria al Paese, partendo dalle esigenze dei territori del Sud”, ha ribadito. Per il sindaco di Potenza l’unica ricetta possibile – lo conferma l’analisi dello Svimez - è il rilancio di un vero federalismo. “In Italia quando si è puntato sui Comuni nei processi di crescita dei territori, è successo che l’Italia è cresciuta ai ritmi più alti degli ultimi 40 anni. Mentre, incredibilmente, in quegli anni il Sud è cresciuto più del resto del paese a riprova che soltanto un grande protagonismo dei territori è in grado di favorire forme vere ed autonome di sviluppo”, ha affermato. Il delegato Anci al Mezzogiorno ha anche commentato positivamente l’assegnazione dell’Imu ai Comuni annunciata ieri dal governo, anche se ha messo in guardia sulla futura definizione del fondo di perequazione per garantire uguali livelli d servizio a tutti i cittadini. “Il fatto che il governo abbia garantito il suo passaggio ai Comuni va salutato con favore, visto che si tratta di una imposta locale che i cittadini devono pagare per alimentare le casse dei Comuni che erogano servizi”. Ma detto questo “il prossimo anno dovremo ragionare con attenzione su come verrà garantito questo fondo. Perché – osserva Santarsiero - il rischio è che è che se il fondo sarà scaricato interamente sul sistema dei Comuni è che si possa scatenare una ‘guerra tra poveri’. Ritengo invece, che prevarrà la saggezza e che faremo - ha concluso il delegato Anci - un altro passo avanti sul federalismo comunale attraverso un fondo perequativo reale, sostenuto sia in maniera verticale che con il contributo dei Comuni, in grado di garantire equità in tutto il paese”.
Fonte : Basilicatanet ripreso da il Meridionalista www.scoop.it
“La Svimez conferma lo stato di grave crisi dei Comuni italiani con poderosi tagli subiti, aumento dell’indebitamento ed un forte calo degli investimenti. In tale contesto emerge la difficile situazione dei Comuni meridionali che sono in condizioni di marginalità: hanno avuto, rispetto al resto d’Italia, un livello di entrate correnti inferiore del 20%, e di investimenti del 20-30%, laddove questi avrebbero dovuto essere ben superiori, visto che non si tiene conto delle entrate e dei fondi europei”. Lo ha sottolineato Vito Santarsiero, sindaco di Potenza e delegato Anci alle politiche per il Mezzogiorno, intervenendo alla presentazione del Rapporto Svimez 2011 sulla finanza dei Comuni, presentato oggi nella sede del Cnel. Santarsiero ha denunciato innanzitutto la “mancanza di politiche ordinarie per il Mezzogiorno” ed auspicato l’avvio di una “forma effettiva di perequazione” che garantisca il soddisfacimento dei fabbisogni essenziali dei cittadini. “Al sud i cittadini pagano le tasse come tutti i cittadini del paese, ma c’è un problema complessivo di redistribuzione del reddito e di politiche di sviluppo capaci di guardare in maniera unitaria al Paese, partendo dalle esigenze dei territori del Sud”, ha ribadito. Per il sindaco di Potenza l’unica ricetta possibile – lo conferma l’analisi dello Svimez - è il rilancio di un vero federalismo. “In Italia quando si è puntato sui Comuni nei processi di crescita dei territori, è successo che l’Italia è cresciuta ai ritmi più alti degli ultimi 40 anni. Mentre, incredibilmente, in quegli anni il Sud è cresciuto più del resto del paese a riprova che soltanto un grande protagonismo dei territori è in grado di favorire forme vere ed autonome di sviluppo”, ha affermato. Il delegato Anci al Mezzogiorno ha anche commentato positivamente l’assegnazione dell’Imu ai Comuni annunciata ieri dal governo, anche se ha messo in guardia sulla futura definizione del fondo di perequazione per garantire uguali livelli d servizio a tutti i cittadini. “Il fatto che il governo abbia garantito il suo passaggio ai Comuni va salutato con favore, visto che si tratta di una imposta locale che i cittadini devono pagare per alimentare le casse dei Comuni che erogano servizi”. Ma detto questo “il prossimo anno dovremo ragionare con attenzione su come verrà garantito questo fondo. Perché – osserva Santarsiero - il rischio è che è che se il fondo sarà scaricato interamente sul sistema dei Comuni è che si possa scatenare una ‘guerra tra poveri’. Ritengo invece, che prevarrà la saggezza e che faremo - ha concluso il delegato Anci - un altro passo avanti sul federalismo comunale attraverso un fondo perequativo reale, sostenuto sia in maniera verticale che con il contributo dei Comuni, in grado di garantire equità in tutto il paese”.
Fonte : Basilicatanet ripreso da il Meridionalista www.scoop.it
venerdì 15 giugno 2012
Cancelliamo i nomi di Lombroso e di Cialdini dalla toponomastica di Roma!!!
Da Partito del Sud - Roma:Dopo aver osservato con sgomento che anche a Roma esistono ancora una via Lombroso ed una via Cialdini, è stata mandata una mail ufficiale di protesta al competente ufficio del Comune di Roma per la rimozione di questi nomi nefasti per il popolo meridionale....ecco il testo della mail e la mail di risposta del Comune di Roma...prepariamoci ad insistere se la nostra richiesta non verrà accolta...rialziamo la testa, avanti SUD!
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Egregia Dott.ssa Puntieri e dirigenti dell'ufficio Toponomastica del Comune di Roma, e p.c. Egregio Sindaco Alemanno,
come sezione romana del Partito del Sud, chiediamo cortesemente di modificare i nomi delle strade romane intitolate a persone che offendono la memoria del popolo meridionale, in primis il nome di Cesare Lombroso e di Enrico Cialdini.
Per quanto riguarda Cesare Lombroso, padre dell'antropologia criminale razzista e autore di teorie oggi considerate pseudo-scientifiche, è assurdo vedere ancora oggi nel XXI secolo una strada di Roma intitolata a chi considerava i meridionali come delinquenti "atavici" per i tratti fisiognomici...in particolare la sua teoria della "fossetta occipitale" che spiegava il carattere delinquenziale "atavico" dei calabresi è oggi considerata scientificamente sballata e culturalmente è un'offesa a tutti i meridionali. Non a caso ci sono state nostre proteste, insieme ad altri movimenti ed associazioni meridionaliste, contro il Museo Lombroso a Torino e c'è un Comitato No Lombroso con migliaia di sottoscrizioni sia di privati che di comuni e di associazioni di tutt'Italia (www.nolombroso.org).
Crediamo sia arrivato il momento di non celebrare più un razzista come Lombroso, un degno progenitore del Dottor Mengele!
Per quanto riguarda Enrico Cialdini invece, si tratta invece del generale del Regno d'Italia che fu il principale colpevole del massacro di centinaia di migliaia di meridionali nella cosiddetta "guerra al brigantaggio" tra il 1861 ed il 1870. Solo in un anno le cifre "ufficiali" del massacro, fornite dallo stesso esercito regio, furono:
"Enrico Cialdini, plenipotenziario a Napoli, nel 1861, del re Vittorio. In quel suo rapporto ufficiale sulla cosiddetta "guerra al brigantaggio", Cialdini dava queste cifre per i primi mesi e per il solo Napoletano: 8 968 fucilati, tra i quali 64 preti e 22 frati; 10 604 feriti; 7 112 prigionieri; 918 case bruciate; 6 paesi interamente arsi; 2 905 famiglie perquisite; 12 chiese saccheggiate; 13 629 deportati; 1 428 comuni posti in stato d'assedio." Crediamo sia arrivato il momento di non celebrare il macellaio di Gaeta, chi dette l'ordine di distruggere e bruciare Pontelandolfo e Casalduni, chi fu un vero e proprio criminale di guerra. |
Siamo a disposizione per un incontro per spiegare ancora più nel dettaglio i motivi della nostra proposta.
Enzo Riccio Segr. Org. nazionale Partito del Sud www.partitodelsud.eu http://partitodelsud-roma.
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Gentile signor Riccio inoltro la sua mail alla Dott.ssa ..... responsabile della Commissione Consultiva di Toponomastica.
Saluti.
Arch. Anna Maria Puntieri
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Da Partito del Sud - Roma:Dopo aver osservato con sgomento che anche a Roma esistono ancora una via Lombroso ed una via Cialdini, è stata mandata una mail ufficiale di protesta al competente ufficio del Comune di Roma per la rimozione di questi nomi nefasti per il popolo meridionale....ecco il testo della mail e la mail di risposta del Comune di Roma...prepariamoci ad insistere se la nostra richiesta non verrà accolta...rialziamo la testa, avanti SUD!
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Egregia Dott.ssa Puntieri e dirigenti dell'ufficio Toponomastica del Comune di Roma, e p.c. Egregio Sindaco Alemanno,
come sezione romana del Partito del Sud, chiediamo cortesemente di modificare i nomi delle strade romane intitolate a persone che offendono la memoria del popolo meridionale, in primis il nome di Cesare Lombroso e di Enrico Cialdini.
Per quanto riguarda Cesare Lombroso, padre dell'antropologia criminale razzista e autore di teorie oggi considerate pseudo-scientifiche, è assurdo vedere ancora oggi nel XXI secolo una strada di Roma intitolata a chi considerava i meridionali come delinquenti "atavici" per i tratti fisiognomici...in particolare la sua teoria della "fossetta occipitale" che spiegava il carattere delinquenziale "atavico" dei calabresi è oggi considerata scientificamente sballata e culturalmente è un'offesa a tutti i meridionali. Non a caso ci sono state nostre proteste, insieme ad altri movimenti ed associazioni meridionaliste, contro il Museo Lombroso a Torino e c'è un Comitato No Lombroso con migliaia di sottoscrizioni sia di privati che di comuni e di associazioni di tutt'Italia (www.nolombroso.org).
Crediamo sia arrivato il momento di non celebrare più un razzista come Lombroso, un degno progenitore del Dottor Mengele!
Per quanto riguarda Enrico Cialdini invece, si tratta invece del generale del Regno d'Italia che fu il principale colpevole del massacro di centinaia di migliaia di meridionali nella cosiddetta "guerra al brigantaggio" tra il 1861 ed il 1870. Solo in un anno le cifre "ufficiali" del massacro, fornite dallo stesso esercito regio, furono:
"Enrico Cialdini, plenipotenziario a Napoli, nel 1861, del re Vittorio. In quel suo rapporto ufficiale sulla cosiddetta "guerra al brigantaggio", Cialdini dava queste cifre per i primi mesi e per il solo Napoletano: 8 968 fucilati, tra i quali 64 preti e 22 frati; 10 604 feriti; 7 112 prigionieri; 918 case bruciate; 6 paesi interamente arsi; 2 905 famiglie perquisite; 12 chiese saccheggiate; 13 629 deportati; 1 428 comuni posti in stato d'assedio." Crediamo sia arrivato il momento di non celebrare il macellaio di Gaeta, chi dette l'ordine di distruggere e bruciare Pontelandolfo e Casalduni, chi fu un vero e proprio criminale di guerra. |
Siamo a disposizione per un incontro per spiegare ancora più nel dettaglio i motivi della nostra proposta.
Enzo Riccio Segr. Org. nazionale Partito del Sud www.partitodelsud.eu http://partitodelsud-roma.
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Gentile signor Riccio inoltro la sua mail alla Dott.ssa ..... responsabile della Commissione Consultiva di Toponomastica.
Saluti.
Arch. Anna Maria Puntieri
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Un digestore anaerobico a Bagnoli? Il parere del PdSUD...di I. Esposito e C. Godano
Da Partito del Sud - Roma: Ricevo e posto con condivisione quest' articolo degli amici Ivan e Cataldo della sezione di Napoli. Per anni abbiamo detto che serviva stimolare la raccolta differenziata al posto della ricetta fallimentare di discariche ed inceneritori, ovviamente servono gli impianti di compostaggio e tra questi i migliori sono i digestori anaerobici. Quindi se si farà in modo regolare e con la partecipazione ed il coinvolgimento dei cittadini della zona, non possiamo che essere favorevoli....
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di Cataldo Godano — Responsabile Scientifico e Ambiente
e Ivan Esposito — Vice Coordinatore Provinciale Napoli e Provincia
Progresso, trasparenza e partecipazione democratica
Un digestore anaerobico a Bagnoli. Questa è la scelta dell’Amministrazione de Magistris per contribuire a risolvere, strutturalmente, il problema dei rifiuti di Napoli.
Alcuni si oppongono all’idea ritenendola incompatibile con lo sviluppo turistico dell’area occidentale di Napoli.
Bagnoli, nella loro impostazione, sembra così passare da un sogno ad un altro, del tutto opposto. Lungo tutto il Novecento si era pensato che potesse incarnare lo sviluppo industriale della città. Oggi, che di quella realtà siderurgica e chimica rimangono solo danni ambientali e carcasse industriali dismesse, il mito è il turismo e la sua economia patinata. Se per cent’anni Bagnoli doveva somigliare alla Brianza, oggi rincorriamo la Costa Azzurra.
Un sogno, quello odierno, che richiede di tornare indietro di un secolo e di ripristinare la verginità ecologica della zona. Perciò, niente digestore. Niente colmata. Anche la Città della Scienza, a rigore, dovrebbe andar giù.
Evitiamo le ubriacature ideologiche e proviamo a ragionare su come raggiungere un equilibrio urbanistico e ambientale accettabile. Nell’area metropolitana di Napoli – che si estende ben oltre i confini della città – vivono due milioni di persone, in uno spazio piccolo e quanto mai caotico. Questo spazio invece di aspirare a trasformarsi nel paese delle meraviglie, dovrebbe raggiungere standard di qualità della vita decenti, a cominciare dalla gestione di un ciclo dei rifiuti basato sulla differenziata e non sugli inceneritori.
Bagnoli è, e resterà, un quartiere di una grande città, non assumerà i tratti di un borgo marinari più o meno oleografico. Poiché pezzo di una grande città, Bagnoli deve avere case, servizi pubblici, strutture per il tempo libero e aree produttive orientate a settori non delocalizzabili: cultura, tecnologia, ambiente. In questo quadro, il digestore – a patto che si costruisca con onestà e intelligenza – quasi del tutto mancate in Campania sul tema rifiuti – non è una struttura incompatibile. Può invece rappresentare una concreta realizzazione dopo i tanti annunci che si sono succeduti in questi vent’anni che ci separano dalla dismissione dell’Italsider.
Procediamo per ordine e cerchiamo di capire di cosa si tratta. Come funziona un digestore?
E’ preso detto, se abbiamo a disposizione del materiale organico di qualsiasi provenienza, lo mettiamo a contatto con dei microorganismi in assenza di ossigeno. In queste condizioni i microorganismi sono in grado di sviluppare i loro processi metabolici e quindi di digerire le sostanze organiche messe a loro disposizione. In termini ancor più semplici i nostri microrganismi si cibano delle sostanze organiche (nel nostro caso ‘monnezza’) per fornirci dei sottoprodotti molto interessanti: compost e metano. Le fasi sono semplici, dapprima il materiale organico è pretrattato eliminando eventuali residui di materiale non organico (metalli e plastica) e triturato fino a ottenere un’omogeneità granulometrica. Il materiale, immesso nel digestore, è poi metabolizzato dai batteri anaerobici. La maggior parte degli impianti è a flusso continuo in modo da mantenere costante il volume di materiale organico. La digestione richiede un tempo variabile dai 15 ai 30 giorni se si lavora con batteri mesofili a temperature comprese tra i 20 e i 45 °C, ma si può essere considerevolmente più veloci se si lavorasse con batteri termofili a temperature superiori ai 50 °C.
I prodotti della digestione sono essenzialmente tre: il biogas, il digestato acidogenico e quello metanogenico.
Il biogas è essenzialmente metano che può essere bruciato (tramite motore a scoppio o microturbina) per produrre energia elettrica da sfruttare per la cogenerazione (ovvero per riscaldare i digestori alla giusta temperatura) o da vendere alle compagnie di distribuzione nella rete elettrica. La combustione del biogas è assolutamente poco inquinate trattandosi di gas e non di oli combustibili.
Il digestato acidogenico è composto di lignina e cellulosa, somiglia molto al compost domestico e può essere utilizzato per produrre materiale edile.
Il digestato metanogenico può essere utilizzato come ottimo fertilizzante.
In conclusione, siamo dell’opinione che il progetto dell’amministrazione comunale debba procedere. Il digestore rappresenta un utile servizio per l’intera città. Inoltre la presenza di Città della Scienza e delle imprese ad alto contenuto tecnologico che essa ospita, compongono una sorta di distretto produttivo avanzato. In questo contesto il digestore occuperebbe un posto assolutamente coerente e favorevole ad un sviluppo industriale ecologicamente compatibile collegato al polo universitario scientifico che è localizzato nella stessa area.
D’altro canto quindici anni di gestione a dir poco discutibile della questione rifiuti nel nostro Comune ha eroso la fiducia della cittadinanza nei confronti delle istituzioni. Diventa quindi comprensibile la protesta di chi non crede più alle promesse da marinaio dei politici che si sono avvicendati alla guida della città. L’amministrazione di de Magistris deve quindi trovare gli strumenti per consentire un controllo democratico dello sviluppo del progetto. Il coinvolgimento dei cittadini è peraltro uno dei punti qualificanti di quest’amministrazione. Un semplice strumento come un’area dedicata del sito web del Comune potrebbe rendere trasparenti le fasi di realizzazione del progetto.
Aspettiamo quindi che il digestore sia realizzato con intelligenza e partecipazione democratica.
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Da Partito del Sud - Roma: Ricevo e posto con condivisione quest' articolo degli amici Ivan e Cataldo della sezione di Napoli. Per anni abbiamo detto che serviva stimolare la raccolta differenziata al posto della ricetta fallimentare di discariche ed inceneritori, ovviamente servono gli impianti di compostaggio e tra questi i migliori sono i digestori anaerobici. Quindi se si farà in modo regolare e con la partecipazione ed il coinvolgimento dei cittadini della zona, non possiamo che essere favorevoli....
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di Cataldo Godano — Responsabile Scientifico e Ambiente
e Ivan Esposito — Vice Coordinatore Provinciale Napoli e Provincia
Progresso, trasparenza e partecipazione democratica
Un digestore anaerobico a Bagnoli. Questa è la scelta dell’Amministrazione de Magistris per contribuire a risolvere, strutturalmente, il problema dei rifiuti di Napoli.
Alcuni si oppongono all’idea ritenendola incompatibile con lo sviluppo turistico dell’area occidentale di Napoli.
Bagnoli, nella loro impostazione, sembra così passare da un sogno ad un altro, del tutto opposto. Lungo tutto il Novecento si era pensato che potesse incarnare lo sviluppo industriale della città. Oggi, che di quella realtà siderurgica e chimica rimangono solo danni ambientali e carcasse industriali dismesse, il mito è il turismo e la sua economia patinata. Se per cent’anni Bagnoli doveva somigliare alla Brianza, oggi rincorriamo la Costa Azzurra.
Un sogno, quello odierno, che richiede di tornare indietro di un secolo e di ripristinare la verginità ecologica della zona. Perciò, niente digestore. Niente colmata. Anche la Città della Scienza, a rigore, dovrebbe andar giù.
Evitiamo le ubriacature ideologiche e proviamo a ragionare su come raggiungere un equilibrio urbanistico e ambientale accettabile. Nell’area metropolitana di Napoli – che si estende ben oltre i confini della città – vivono due milioni di persone, in uno spazio piccolo e quanto mai caotico. Questo spazio invece di aspirare a trasformarsi nel paese delle meraviglie, dovrebbe raggiungere standard di qualità della vita decenti, a cominciare dalla gestione di un ciclo dei rifiuti basato sulla differenziata e non sugli inceneritori.
Bagnoli è, e resterà, un quartiere di una grande città, non assumerà i tratti di un borgo marinari più o meno oleografico. Poiché pezzo di una grande città, Bagnoli deve avere case, servizi pubblici, strutture per il tempo libero e aree produttive orientate a settori non delocalizzabili: cultura, tecnologia, ambiente. In questo quadro, il digestore – a patto che si costruisca con onestà e intelligenza – quasi del tutto mancate in Campania sul tema rifiuti – non è una struttura incompatibile. Può invece rappresentare una concreta realizzazione dopo i tanti annunci che si sono succeduti in questi vent’anni che ci separano dalla dismissione dell’Italsider.
Procediamo per ordine e cerchiamo di capire di cosa si tratta. Come funziona un digestore?
E’ preso detto, se abbiamo a disposizione del materiale organico di qualsiasi provenienza, lo mettiamo a contatto con dei microorganismi in assenza di ossigeno. In queste condizioni i microorganismi sono in grado di sviluppare i loro processi metabolici e quindi di digerire le sostanze organiche messe a loro disposizione. In termini ancor più semplici i nostri microrganismi si cibano delle sostanze organiche (nel nostro caso ‘monnezza’) per fornirci dei sottoprodotti molto interessanti: compost e metano. Le fasi sono semplici, dapprima il materiale organico è pretrattato eliminando eventuali residui di materiale non organico (metalli e plastica) e triturato fino a ottenere un’omogeneità granulometrica. Il materiale, immesso nel digestore, è poi metabolizzato dai batteri anaerobici. La maggior parte degli impianti è a flusso continuo in modo da mantenere costante il volume di materiale organico. La digestione richiede un tempo variabile dai 15 ai 30 giorni se si lavora con batteri mesofili a temperature comprese tra i 20 e i 45 °C, ma si può essere considerevolmente più veloci se si lavorasse con batteri termofili a temperature superiori ai 50 °C.
I prodotti della digestione sono essenzialmente tre: il biogas, il digestato acidogenico e quello metanogenico.
Il biogas è essenzialmente metano che può essere bruciato (tramite motore a scoppio o microturbina) per produrre energia elettrica da sfruttare per la cogenerazione (ovvero per riscaldare i digestori alla giusta temperatura) o da vendere alle compagnie di distribuzione nella rete elettrica. La combustione del biogas è assolutamente poco inquinate trattandosi di gas e non di oli combustibili.
Il digestato acidogenico è composto di lignina e cellulosa, somiglia molto al compost domestico e può essere utilizzato per produrre materiale edile.
Il digestato metanogenico può essere utilizzato come ottimo fertilizzante.
In conclusione, siamo dell’opinione che il progetto dell’amministrazione comunale debba procedere. Il digestore rappresenta un utile servizio per l’intera città. Inoltre la presenza di Città della Scienza e delle imprese ad alto contenuto tecnologico che essa ospita, compongono una sorta di distretto produttivo avanzato. In questo contesto il digestore occuperebbe un posto assolutamente coerente e favorevole ad un sviluppo industriale ecologicamente compatibile collegato al polo universitario scientifico che è localizzato nella stessa area.
D’altro canto quindici anni di gestione a dir poco discutibile della questione rifiuti nel nostro Comune ha eroso la fiducia della cittadinanza nei confronti delle istituzioni. Diventa quindi comprensibile la protesta di chi non crede più alle promesse da marinaio dei politici che si sono avvicendati alla guida della città. L’amministrazione di de Magistris deve quindi trovare gli strumenti per consentire un controllo democratico dello sviluppo del progetto. Il coinvolgimento dei cittadini è peraltro uno dei punti qualificanti di quest’amministrazione. Un semplice strumento come un’area dedicata del sito web del Comune potrebbe rendere trasparenti le fasi di realizzazione del progetto.
Aspettiamo quindi che il digestore sia realizzato con intelligenza e partecipazione democratica.
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mercoledì 13 giugno 2012
martedì 12 giugno 2012
Istat, dati export: sorpasso del Sud
Nel primo trimestre 2012 si rileva una crescita congiunturale delle esportazioni significativa per le regioni meridionali ed insulari (+6,1%) , questa, di contro, risulta più contenuta per quelle nord-occidentali (+0,8%), mentre sono in caduta le esportazioni delle regioni nord-orientali(-3,0%) e del Centro (-1,8%).
Le regioni insulari (+20,4%) e quelle del Centro (+9,1%) presentano una crescita superiore a quella media nazionale (pari al 5,5%), mentre l'aumento tendenziale è' particolarmente contenuto per l'Italia meridionale (+1,4%).
Ancora una volta il processo di internazionalizzazione intrapreso da molte aziende, e non solo da quelle di grandi dimensioni, si conferma una delle vie virtuose che possono fare uscire l’Italia dalla crisi.
Sarebbe auspicabile, date le performance sempre positive delle nostre imprese, un maggior sostegno e maggiori incentivi da parte delle istituzioni centrali che sembrano poco impegnate ad investire in questo fronte.
Gaia Gerbino
Fonte:Corriereinformazione.it
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Nel primo trimestre 2012 si rileva una crescita congiunturale delle esportazioni significativa per le regioni meridionali ed insulari (+6,1%) , questa, di contro, risulta più contenuta per quelle nord-occidentali (+0,8%), mentre sono in caduta le esportazioni delle regioni nord-orientali(-3,0%) e del Centro (-1,8%).
Le regioni insulari (+20,4%) e quelle del Centro (+9,1%) presentano una crescita superiore a quella media nazionale (pari al 5,5%), mentre l'aumento tendenziale è' particolarmente contenuto per l'Italia meridionale (+1,4%).
Ancora una volta il processo di internazionalizzazione intrapreso da molte aziende, e non solo da quelle di grandi dimensioni, si conferma una delle vie virtuose che possono fare uscire l’Italia dalla crisi.
Sarebbe auspicabile, date le performance sempre positive delle nostre imprese, un maggior sostegno e maggiori incentivi da parte delle istituzioni centrali che sembrano poco impegnate ad investire in questo fronte.
Gaia Gerbino
Fonte:Corriereinformazione.it
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Svimez: al sud si pagano piu' tasse che al nord
(AGI) - Roma, 12 giu. - I cittadini del Sud "continuano a pagare piu' tasse sia di quelli del Nord che di quelli del Centro, non in cifra fissa ma in termini di peso sul pil". E' quanto emerge dal rapporto Svimez2011 sulla finanza dei comuni.
Le entrate correnti, spiega l'indagine, negli ultimi venti anni nei comuni del centro-nord sono passate da 1.075 euro pro capite del 1991a 987 del 2010 con una riduzione dell'8,2%. al sud nello stesso periodo le entrate correnti sono invece salite da 774 euro del 91 a 790 euro del 2010. Le entrate tributarie sono schizzate in venti anni del 151% al sud e dell'82% al centro-nord: cio' spiega l'aumento delle entrate correnti nel Mezzogiorno. In termini pro capite negli ultimi 20 anni le entrate tributarie sono raddoppiate nei comuni del centro-nord passando da 224 euro nel 1991 a 408 nel 2010 ma nel sud sono addirittura triplicate: i 121 euro del 91 sono lievitati fino a 303 euro del 2010. La quasi totalita' delle entrate tributarie circa l'81% nel 2010 nella media nazionale deriva da addizionale Irpef, Ici, Tarsu. In particolare queste imposte hanno pesato al centro-nord nel 2010 per l'80%, al sud per l'86%.
(AGI) .
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Le entrate correnti, spiega l'indagine, negli ultimi venti anni nei comuni del centro-nord sono passate da 1.075 euro pro capite del 1991a 987 del 2010 con una riduzione dell'8,2%. al sud nello stesso periodo le entrate correnti sono invece salite da 774 euro del 91 a 790 euro del 2010. Le entrate tributarie sono schizzate in venti anni del 151% al sud e dell'82% al centro-nord: cio' spiega l'aumento delle entrate correnti nel Mezzogiorno. In termini pro capite negli ultimi 20 anni le entrate tributarie sono raddoppiate nei comuni del centro-nord passando da 224 euro nel 1991 a 408 nel 2010 ma nel sud sono addirittura triplicate: i 121 euro del 91 sono lievitati fino a 303 euro del 2010. La quasi totalita' delle entrate tributarie circa l'81% nel 2010 nella media nazionale deriva da addizionale Irpef, Ici, Tarsu. In particolare queste imposte hanno pesato al centro-nord nel 2010 per l'80%, al sud per l'86%.
(AGI) .
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(AGI) - Roma, 12 giu. - I cittadini del Sud "continuano a pagare piu' tasse sia di quelli del Nord che di quelli del Centro, non in cifra fissa ma in termini di peso sul pil". E' quanto emerge dal rapporto Svimez2011 sulla finanza dei comuni.
Le entrate correnti, spiega l'indagine, negli ultimi venti anni nei comuni del centro-nord sono passate da 1.075 euro pro capite del 1991a 987 del 2010 con una riduzione dell'8,2%. al sud nello stesso periodo le entrate correnti sono invece salite da 774 euro del 91 a 790 euro del 2010. Le entrate tributarie sono schizzate in venti anni del 151% al sud e dell'82% al centro-nord: cio' spiega l'aumento delle entrate correnti nel Mezzogiorno. In termini pro capite negli ultimi 20 anni le entrate tributarie sono raddoppiate nei comuni del centro-nord passando da 224 euro nel 1991 a 408 nel 2010 ma nel sud sono addirittura triplicate: i 121 euro del 91 sono lievitati fino a 303 euro del 2010. La quasi totalita' delle entrate tributarie circa l'81% nel 2010 nella media nazionale deriva da addizionale Irpef, Ici, Tarsu. In particolare queste imposte hanno pesato al centro-nord nel 2010 per l'80%, al sud per l'86%.
(AGI) .
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Le entrate correnti, spiega l'indagine, negli ultimi venti anni nei comuni del centro-nord sono passate da 1.075 euro pro capite del 1991a 987 del 2010 con una riduzione dell'8,2%. al sud nello stesso periodo le entrate correnti sono invece salite da 774 euro del 91 a 790 euro del 2010. Le entrate tributarie sono schizzate in venti anni del 151% al sud e dell'82% al centro-nord: cio' spiega l'aumento delle entrate correnti nel Mezzogiorno. In termini pro capite negli ultimi 20 anni le entrate tributarie sono raddoppiate nei comuni del centro-nord passando da 224 euro nel 1991 a 408 nel 2010 ma nel sud sono addirittura triplicate: i 121 euro del 91 sono lievitati fino a 303 euro del 2010. La quasi totalita' delle entrate tributarie circa l'81% nel 2010 nella media nazionale deriva da addizionale Irpef, Ici, Tarsu. In particolare queste imposte hanno pesato al centro-nord nel 2010 per l'80%, al sud per l'86%.
(AGI) .
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Vittoria della Nazionale delle Due Sicilie nel 4° Trofeo del Mediterraneo
Ricevo e posto dagli amici Carmine e Guglielmo il resoconto della vittoria della nazionale delle Due Sicilie, l'unica riconosciuta dalla NF Board, sabato scorso a Carrara contro la Sardegna per il 4° trofeo del Mediterraneo...complimenti ragazzi!
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La Nazionale delle Due Sicilie ha vinto il 4° Trofeo del Mediterraneo a Carrara (MS) battendo per 3 a 2 la forte compagine della Sardegna in una serata caratterizzata da pioggia battente. La Nazionale sarda ha incominciato bene la partita passando in vantaggio con un gol di testa di Segni al 10’ del 1° tempo e mettendo in difficoltà la nostra Nazionale nella prima parte del match. La Nazionale delle Due Sicilie ha risposto però con orgoglio riorganizzandosi e riuscendo a pareggiare su azione seguita a calcio d’angolo con Barone al 35’ (sempre nel primo tempo, vedi video).Nel secondo tempo la Nazionale delle Due Sicilie è passata subito in vantaggio al 4° su rigore, raggiunta però dalla Sardegna, sempre su rigore (tirato da Toretti) al 15’. La nazionale gigliata ha però continuato l’assalto concretizzando un evidente vantaggio territoriale passando in vantaggio al 20’ con Puzziello e colpendo una traversa con M. Russo al 35’- Nel finale la forte squadra della Sardegna ha cercato il pareggio ben controllata però dai giocatori duosiciliani. Complessivamente una bella partita, molto avvincente che entrambe le squadre avrebbero potuto vincere e il cui esito finale è stato in forse fino al fischio finale. Complimenti alle due squadre ad ai rispettivi allenatori (Gianfranco Napolitano per le Due Sicilie, e Andrea Danesi per la Sardegna).
Un grazie ai presidenti Guglielmo Di Grezia (Due Sicilie) e Giampiero Sogus (Sardegna) che hanno organizzato la manifestazione. Pubblico non numeroso, probabilmente a causa della forte pioggia, sono stati raccolti comunque fondi per le popolazioni terremotate dell’Emilie affidati ad organizzazioni umanitarie locali.
Formazioni (tra parentesi i club di appartenenza)
All. Gianfranco Napolitano.
Pres. Guglielmo Di Grezia.
All. Andrea Danesi.
Pres. Giampiero Sogus
Marcatori: 1° t.: Segni 10’ (S); Barone 35’ (DS) — 2° t.: Tufano (r.) 4’ (DS); Toretti (r.) 15’ (S); Puzziello 20’ (DS).
Un grazie ai presidenti Guglielmo Di Grezia (Due Sicilie) e Giampiero Sogus (Sardegna) che hanno organizzato la manifestazione. Pubblico non numeroso, probabilmente a causa della forte pioggia, sono stati raccolti comunque fondi per le popolazioni terremotate dell’Emilie affidati ad organizzazioni umanitarie locali.
Formazioni (tra parentesi i club di appartenenza)
DUE SICILIE
1. Raffaele Gragnaniello cap.,1° tempo (Aversana Normanna); 2. Carlo Fiore (Rossanese); 3. Antonio Monticelli (Neapolis); 4. Giuseppe Perrino (Ebolitana); 5. Ferdinando Castaldo (Aversa Normanna); 6. Massimo Russo (Sibilla Bacoli); 7. Raffaele Russo (Sibilla Bacoli); 8. Mario Barone (Neapolis); 9. Salvatore Matrecano (Real Rovigliano); 10. Marco Tufano cap. 2° tempo (Sibilla Bacoli). 11. Raffaele Poziello (Sibilla Bacoli); 13. Francesco Napolitano (Bayern Caserta); 17. Davide Napoli (Neapolis).All. Gianfranco Napolitano.
Pres. Guglielmo Di Grezia.
SARDEGNA
1. Tonarelli (Forte dei Marmi); 2. Buglioni (Pisa); 3. Lunardini (Pietrasanta); 4. Segni (Camaiore); 5. Mancini (Viareggio); 6. Pantera (Fermana); 7. Tedeschi (Portuale Marina Carrara); 8. Toppi (Portuale Marina Carrara); 9. Petracci (Pietrasanta); 10. Lazzarini cap.(Querceta); 11. Francesconi (Pietrasanta); 13. Doretti (Camaiore); 14. Manirini (Portuale Marina Carrara); 15. Pelli (Ghivizzano).All. Andrea Danesi.
Pres. Giampiero Sogus
Marcatori: 1° t.: Segni 10’ (S); Barone 35’ (DS) — 2° t.: Tufano (r.) 4’ (DS); Toretti (r.) 15’ (S); Puzziello 20’ (DS).
Fonte: Carmine Colacino - www.duesicilie.org
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Ricevo e posto dagli amici Carmine e Guglielmo il resoconto della vittoria della nazionale delle Due Sicilie, l'unica riconosciuta dalla NF Board, sabato scorso a Carrara contro la Sardegna per il 4° trofeo del Mediterraneo...complimenti ragazzi!
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La Nazionale delle Due Sicilie ha vinto il 4° Trofeo del Mediterraneo a Carrara (MS) battendo per 3 a 2 la forte compagine della Sardegna in una serata caratterizzata da pioggia battente. La Nazionale sarda ha incominciato bene la partita passando in vantaggio con un gol di testa di Segni al 10’ del 1° tempo e mettendo in difficoltà la nostra Nazionale nella prima parte del match. La Nazionale delle Due Sicilie ha risposto però con orgoglio riorganizzandosi e riuscendo a pareggiare su azione seguita a calcio d’angolo con Barone al 35’ (sempre nel primo tempo, vedi video).Nel secondo tempo la Nazionale delle Due Sicilie è passata subito in vantaggio al 4° su rigore, raggiunta però dalla Sardegna, sempre su rigore (tirato da Toretti) al 15’. La nazionale gigliata ha però continuato l’assalto concretizzando un evidente vantaggio territoriale passando in vantaggio al 20’ con Puzziello e colpendo una traversa con M. Russo al 35’- Nel finale la forte squadra della Sardegna ha cercato il pareggio ben controllata però dai giocatori duosiciliani. Complessivamente una bella partita, molto avvincente che entrambe le squadre avrebbero potuto vincere e il cui esito finale è stato in forse fino al fischio finale. Complimenti alle due squadre ad ai rispettivi allenatori (Gianfranco Napolitano per le Due Sicilie, e Andrea Danesi per la Sardegna).
Un grazie ai presidenti Guglielmo Di Grezia (Due Sicilie) e Giampiero Sogus (Sardegna) che hanno organizzato la manifestazione. Pubblico non numeroso, probabilmente a causa della forte pioggia, sono stati raccolti comunque fondi per le popolazioni terremotate dell’Emilie affidati ad organizzazioni umanitarie locali.
Formazioni (tra parentesi i club di appartenenza)
All. Gianfranco Napolitano.
Pres. Guglielmo Di Grezia.
All. Andrea Danesi.
Pres. Giampiero Sogus
Marcatori: 1° t.: Segni 10’ (S); Barone 35’ (DS) — 2° t.: Tufano (r.) 4’ (DS); Toretti (r.) 15’ (S); Puzziello 20’ (DS).
Un grazie ai presidenti Guglielmo Di Grezia (Due Sicilie) e Giampiero Sogus (Sardegna) che hanno organizzato la manifestazione. Pubblico non numeroso, probabilmente a causa della forte pioggia, sono stati raccolti comunque fondi per le popolazioni terremotate dell’Emilie affidati ad organizzazioni umanitarie locali.
Formazioni (tra parentesi i club di appartenenza)
DUE SICILIE
1. Raffaele Gragnaniello cap.,1° tempo (Aversana Normanna); 2. Carlo Fiore (Rossanese); 3. Antonio Monticelli (Neapolis); 4. Giuseppe Perrino (Ebolitana); 5. Ferdinando Castaldo (Aversa Normanna); 6. Massimo Russo (Sibilla Bacoli); 7. Raffaele Russo (Sibilla Bacoli); 8. Mario Barone (Neapolis); 9. Salvatore Matrecano (Real Rovigliano); 10. Marco Tufano cap. 2° tempo (Sibilla Bacoli). 11. Raffaele Poziello (Sibilla Bacoli); 13. Francesco Napolitano (Bayern Caserta); 17. Davide Napoli (Neapolis).All. Gianfranco Napolitano.
Pres. Guglielmo Di Grezia.
SARDEGNA
1. Tonarelli (Forte dei Marmi); 2. Buglioni (Pisa); 3. Lunardini (Pietrasanta); 4. Segni (Camaiore); 5. Mancini (Viareggio); 6. Pantera (Fermana); 7. Tedeschi (Portuale Marina Carrara); 8. Toppi (Portuale Marina Carrara); 9. Petracci (Pietrasanta); 10. Lazzarini cap.(Querceta); 11. Francesconi (Pietrasanta); 13. Doretti (Camaiore); 14. Manirini (Portuale Marina Carrara); 15. Pelli (Ghivizzano).All. Andrea Danesi.
Pres. Giampiero Sogus
Marcatori: 1° t.: Segni 10’ (S); Barone 35’ (DS) — 2° t.: Tufano (r.) 4’ (DS); Toretti (r.) 15’ (S); Puzziello 20’ (DS).
Fonte: Carmine Colacino - www.duesicilie.org
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lunedì 11 giugno 2012
Il Partito del Sud anche a Salerno!
Il Coordinatore è Giulio Santangelo.
La sede è in Piazza San Francesco n° 5 - 84100 Salerno
I riferimenti sono:
e-mail : partitodelsudsalerno@gmail.com
Prossima la costituzione del coordinamento provinciale di Salerno con la sez. di Battipaglia.
Per la cronaca è la sezione con l'età media più bassa, sono tutti giovani.
Gli auguri del CDN e di tutti gli iscritti del Partito a questa nuova rappresentanza delle nostre idee e delle nostre battaglie nell'importante provincia campana!
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Il Coordinatore è Giulio Santangelo.
La sede è in Piazza San Francesco n° 5 - 84100 Salerno
I riferimenti sono:
e-mail : partitodelsudsalerno@gmail.com
Prossima la costituzione del coordinamento provinciale di Salerno con la sez. di Battipaglia.
Per la cronaca è la sezione con l'età media più bassa, sono tutti giovani.
Gli auguri del CDN e di tutti gli iscritti del Partito a questa nuova rappresentanza delle nostre idee e delle nostre battaglie nell'importante provincia campana!
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Intervista di Gigi Di Fiore a Mizar su Controstoria della Liberazione
http://www.youtube.com/watch?v=uFwhPv-V_XI&feature=share
Nella puntata del 9 giugno 2012, il giornalista e scrittore, parla al settimanale culturale del Tg2 del suo libro sui crimini e le stragi dimenticate degli Alleati nel sud Italia, al centro del suo ultimo linro edito da Rizzoli
http://www.youtube.com/watch?v=wgIHVUUpFRM&feature=sharehttp://www.youtube.com/watch?v=uFwhPv-V_XI&feature=share
Nella puntata del 9 giugno 2012, il giornalista e scrittore, parla al settimanale culturale del Tg2 del suo libro sui crimini e le stragi dimenticate degli Alleati nel sud Italia, al centro del suo ultimo linro edito da Rizzoli
http://www.youtube.com/watch?v=wgIHVUUpFRM&feature=share
domenica 10 giugno 2012
La regola del 45 per cento, ovvero: la spesa in conto capitale nel Mezzogiorno
A cura di: Maria Carannante
Tramite accordi stipulati in ambito europeo è stata stabilita la “regola del 45 per cento”, che indica la quota minima di spesa in conto capitale - sia ordinaria che straordinaria - da riservare al Mezzogiorno da parte del settore pubblico allargato (SPA), costituito da Pubblica Amministrazione e imprese pubbliche nazionali e locali. [1]
La verifica del mantenimento degli impegni di spesa è affidata al Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica del Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso la pubblicazione dei Conti Pubblici Territoriali. [1]
La regola del 45 per cento:
Il seguente grafico riporta la quota di spesa in conto capitale sia della Pubblica Amministrazione che del settore pubblico allargato:
Che mostra che la quota del 45 per cento di spesa in conto capitale per il periodo considerato non è mai stata raggiunta. In particolare, è la spesa delle imprese pubbliche ad essere piuttosto esigua, causando l’allontanamento dagli obiettivi prefissati. L’apporto della Pubblica Amministrazione, infatti, sebbene non raggiunga mai la quota del 45 per cento, oscilla intorno al valore del 40 per cento fino al 2001, per poi decrescere, raggiungendo il minimo nel 2008, con il 33,5 per cento di spesa.
L’andamento della serie del Settore Pubblico Allargato è piuttosto simile, anche se le quote sono decisamente più basse: si oscilla fno al 2001 intorno al 36 per cento, per poi descere fino al 2009, con il 28,7 per cento di spesa.
La spesa in conto capitale viene divisa in due sottocategorie:
La spesa per investimenti:
Il seguente grafico riporta la quota di investimenti e incentivi delle imprese pubbliche per ripartizione geografica:
Come si vede, la quota di spesa per investimenti è sempre maggiore nel Centro Nord che nel Mezzogiorno, con valori che oscillano, rispettivamente intorno al 45 e al 30 per cento del totale degli investimenti. Dal grafico si può inoltre notare una leggera divergenza a partire dal 2004, periodo in cui la quota di investimenti da parte delle imprese pubbliche cresce maggiormente nel Centro Nord rispetto al Sud.
Da ciò si può dedurre che la spesa della Pubblica Amministrazione è in percentuale maggiore nel Mezzogiorno rispetto al Centro Nord, ma a quanto ammonta la spesa per investimenti?
Per saperlo, basta calcolare la spesa media per regione della ripartizione geografica, che si ottiene semplicemente rapportando il totale della spesa con il numero di regioni che compongono la ripartizione. È opportuno sottolineare quali regioni formano le ripartizioni geografiche considerate:
Come si può vedere dal grafico, gli investimenti nel Centro Nord sono sempre maggiori, come mostrato anche nella serie delle quote sul totale degli investimenti. Gli investimenti nel Mezzogiorno, inoltre, hanno un andamento stazionario intorno alla media, di poco inferiore ai 600 milioni di euro, mentre nel Centro Nord, essi hanno un andamento crescere a partire dal 2000, passando da 908,68 a 2034,61 milioni di euro del 2009.
Il secondo grafico riguarda la spesa per investimenti nella Pubblica Amministrazione:
In questo caso entrambe le serie hanno un andamento crescente, ma l’ammontare medio della spesa per ogni regione del Centro Nord è sempre maggiore rispetto alla spesa per investimenti nel Mezzogiorno. La spesa per investimenti della Pubblica Amministrazione nel Centro Nord, infatti, varia dai 1136,83 milioni di euro del 1996 ai 1979 milioni del 2009, mentre la spesa nel Mezzogiorno varia dagli 860,36 milioni del 1996 ai 1515,22 milioni del 2009, avviando un processo di convergenza, dato dalla decrescita della spesa nel Centro Nord a partire dal 2004.
Conclusioni:
In sintesi, il Centro Nord è ancora il riferimento principale per gli investimenti dello Stato. In particolare, non è mai stata applicata la regola del 45 per cento, che prevede una spesa in conto capitale molto maggiore rispetto a quella attualmente stanziata per il Mezzogiorno e gli investimenti per questa ripartizione sono erogati in larga parte dalle Amministrazioni Pubbliche, sebbene questo non implichi che l’ammontare medio per ogni regione del Mezzogiorno sia maggiore, almeno in questo caso, rispetto all’ammontare medio di ogni regione del Centro Nord.
Riferimenti:
[1] Ministero dello Sviluppo Economico, “Serie storica della quota Sud della spesa in conto capitale del Settore Pubblico Allargato.”, Conti Pubblici Territoriali. (Dati, Pagina).
Fonte: Un blog Normale
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Tramite accordi stipulati in ambito europeo è stata stabilita la “regola del 45 per cento”, che indica la quota minima di spesa in conto capitale - sia ordinaria che straordinaria - da riservare al Mezzogiorno da parte del settore pubblico allargato (SPA), costituito da Pubblica Amministrazione e imprese pubbliche nazionali e locali. [1]
La verifica del mantenimento degli impegni di spesa è affidata al Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica del Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso la pubblicazione dei Conti Pubblici Territoriali. [1]
La regola del 45 per cento:
Il seguente grafico riporta la quota di spesa in conto capitale sia della Pubblica Amministrazione che del settore pubblico allargato:
Quota di spesa in conto capitale della PA e del SPA. Anni 1996 - 2009. Elaborazione mia.
La spesa in conto capitale viene divisa in due sottocategorie:
- Investimenti e incentivi.
- Trasferimenti di capitale.
La spesa per investimenti:
Il seguente grafico riporta la quota di investimenti e incentivi delle imprese pubbliche per ripartizione geografica:
Quota di investimenti e incentivi delle imprese pubbliche per ripartizione geografica. Anni 1996 - 2009. Elaborazione mia.
Come si vede, la quota di spesa per investimenti è sempre maggiore nel Centro Nord che nel Mezzogiorno, con valori che oscillano, rispettivamente intorno al 45 e al 30 per cento del totale degli investimenti. Dal grafico si può inoltre notare una leggera divergenza a partire dal 2004, periodo in cui la quota di investimenti da parte delle imprese pubbliche cresce maggiormente nel Centro Nord rispetto al Sud.
Da ciò si può dedurre che la spesa della Pubblica Amministrazione è in percentuale maggiore nel Mezzogiorno rispetto al Centro Nord, ma a quanto ammonta la spesa per investimenti?
Per saperlo, basta calcolare la spesa media per regione della ripartizione geografica, che si ottiene semplicemente rapportando il totale della spesa con il numero di regioni che compongono la ripartizione. È opportuno sottolineare quali regioni formano le ripartizioni geografiche considerate:
- Centro Nord: Nord Ovest: Val D’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia; Nord Est: Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna; Centro: Toscana, Lazio, Umbria, Marche.
- Mezzogiorno: Sud: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia; Isole: Sicilia, Sardegna.
Spesa per investimenti delle imprese pubbliche per ripartizione geografica. Anni 1996 - 2009. Elaborazione mia.
Come si può vedere dal grafico, gli investimenti nel Centro Nord sono sempre maggiori, come mostrato anche nella serie delle quote sul totale degli investimenti. Gli investimenti nel Mezzogiorno, inoltre, hanno un andamento stazionario intorno alla media, di poco inferiore ai 600 milioni di euro, mentre nel Centro Nord, essi hanno un andamento crescere a partire dal 2000, passando da 908,68 a 2034,61 milioni di euro del 2009.
Il secondo grafico riguarda la spesa per investimenti nella Pubblica Amministrazione:
Spesa per investimenti della PA per ripartizione geografica. Anni 1996 - 2009. Elaborazione mia.
In questo caso entrambe le serie hanno un andamento crescente, ma l’ammontare medio della spesa per ogni regione del Centro Nord è sempre maggiore rispetto alla spesa per investimenti nel Mezzogiorno. La spesa per investimenti della Pubblica Amministrazione nel Centro Nord, infatti, varia dai 1136,83 milioni di euro del 1996 ai 1979 milioni del 2009, mentre la spesa nel Mezzogiorno varia dagli 860,36 milioni del 1996 ai 1515,22 milioni del 2009, avviando un processo di convergenza, dato dalla decrescita della spesa nel Centro Nord a partire dal 2004.
Conclusioni:
In sintesi, il Centro Nord è ancora il riferimento principale per gli investimenti dello Stato. In particolare, non è mai stata applicata la regola del 45 per cento, che prevede una spesa in conto capitale molto maggiore rispetto a quella attualmente stanziata per il Mezzogiorno e gli investimenti per questa ripartizione sono erogati in larga parte dalle Amministrazioni Pubbliche, sebbene questo non implichi che l’ammontare medio per ogni regione del Mezzogiorno sia maggiore, almeno in questo caso, rispetto all’ammontare medio di ogni regione del Centro Nord.
Riferimenti:
[1] Ministero dello Sviluppo Economico, “Serie storica della quota Sud della spesa in conto capitale del Settore Pubblico Allargato.”, Conti Pubblici Territoriali. (Dati, Pagina).
Fonte: Un blog Normale
A cura di: Maria Carannante
Tramite accordi stipulati in ambito europeo è stata stabilita la “regola del 45 per cento”, che indica la quota minima di spesa in conto capitale - sia ordinaria che straordinaria - da riservare al Mezzogiorno da parte del settore pubblico allargato (SPA), costituito da Pubblica Amministrazione e imprese pubbliche nazionali e locali. [1]
La verifica del mantenimento degli impegni di spesa è affidata al Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica del Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso la pubblicazione dei Conti Pubblici Territoriali. [1]
La regola del 45 per cento:
Il seguente grafico riporta la quota di spesa in conto capitale sia della Pubblica Amministrazione che del settore pubblico allargato:
Che mostra che la quota del 45 per cento di spesa in conto capitale per il periodo considerato non è mai stata raggiunta. In particolare, è la spesa delle imprese pubbliche ad essere piuttosto esigua, causando l’allontanamento dagli obiettivi prefissati. L’apporto della Pubblica Amministrazione, infatti, sebbene non raggiunga mai la quota del 45 per cento, oscilla intorno al valore del 40 per cento fino al 2001, per poi decrescere, raggiungendo il minimo nel 2008, con il 33,5 per cento di spesa.
L’andamento della serie del Settore Pubblico Allargato è piuttosto simile, anche se le quote sono decisamente più basse: si oscilla fno al 2001 intorno al 36 per cento, per poi descere fino al 2009, con il 28,7 per cento di spesa.
La spesa in conto capitale viene divisa in due sottocategorie:
La spesa per investimenti:
Il seguente grafico riporta la quota di investimenti e incentivi delle imprese pubbliche per ripartizione geografica:
Come si vede, la quota di spesa per investimenti è sempre maggiore nel Centro Nord che nel Mezzogiorno, con valori che oscillano, rispettivamente intorno al 45 e al 30 per cento del totale degli investimenti. Dal grafico si può inoltre notare una leggera divergenza a partire dal 2004, periodo in cui la quota di investimenti da parte delle imprese pubbliche cresce maggiormente nel Centro Nord rispetto al Sud.
Da ciò si può dedurre che la spesa della Pubblica Amministrazione è in percentuale maggiore nel Mezzogiorno rispetto al Centro Nord, ma a quanto ammonta la spesa per investimenti?
Per saperlo, basta calcolare la spesa media per regione della ripartizione geografica, che si ottiene semplicemente rapportando il totale della spesa con il numero di regioni che compongono la ripartizione. È opportuno sottolineare quali regioni formano le ripartizioni geografiche considerate:
Come si può vedere dal grafico, gli investimenti nel Centro Nord sono sempre maggiori, come mostrato anche nella serie delle quote sul totale degli investimenti. Gli investimenti nel Mezzogiorno, inoltre, hanno un andamento stazionario intorno alla media, di poco inferiore ai 600 milioni di euro, mentre nel Centro Nord, essi hanno un andamento crescere a partire dal 2000, passando da 908,68 a 2034,61 milioni di euro del 2009.
Il secondo grafico riguarda la spesa per investimenti nella Pubblica Amministrazione:
In questo caso entrambe le serie hanno un andamento crescente, ma l’ammontare medio della spesa per ogni regione del Centro Nord è sempre maggiore rispetto alla spesa per investimenti nel Mezzogiorno. La spesa per investimenti della Pubblica Amministrazione nel Centro Nord, infatti, varia dai 1136,83 milioni di euro del 1996 ai 1979 milioni del 2009, mentre la spesa nel Mezzogiorno varia dagli 860,36 milioni del 1996 ai 1515,22 milioni del 2009, avviando un processo di convergenza, dato dalla decrescita della spesa nel Centro Nord a partire dal 2004.
Conclusioni:
In sintesi, il Centro Nord è ancora il riferimento principale per gli investimenti dello Stato. In particolare, non è mai stata applicata la regola del 45 per cento, che prevede una spesa in conto capitale molto maggiore rispetto a quella attualmente stanziata per il Mezzogiorno e gli investimenti per questa ripartizione sono erogati in larga parte dalle Amministrazioni Pubbliche, sebbene questo non implichi che l’ammontare medio per ogni regione del Mezzogiorno sia maggiore, almeno in questo caso, rispetto all’ammontare medio di ogni regione del Centro Nord.
Riferimenti:
[1] Ministero dello Sviluppo Economico, “Serie storica della quota Sud della spesa in conto capitale del Settore Pubblico Allargato.”, Conti Pubblici Territoriali. (Dati, Pagina).
Fonte: Un blog Normale
Tramite accordi stipulati in ambito europeo è stata stabilita la “regola del 45 per cento”, che indica la quota minima di spesa in conto capitale - sia ordinaria che straordinaria - da riservare al Mezzogiorno da parte del settore pubblico allargato (SPA), costituito da Pubblica Amministrazione e imprese pubbliche nazionali e locali. [1]
La verifica del mantenimento degli impegni di spesa è affidata al Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica del Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso la pubblicazione dei Conti Pubblici Territoriali. [1]
La regola del 45 per cento:
Il seguente grafico riporta la quota di spesa in conto capitale sia della Pubblica Amministrazione che del settore pubblico allargato:
Quota di spesa in conto capitale della PA e del SPA. Anni 1996 - 2009. Elaborazione mia.
La spesa in conto capitale viene divisa in due sottocategorie:
- Investimenti e incentivi.
- Trasferimenti di capitale.
La spesa per investimenti:
Il seguente grafico riporta la quota di investimenti e incentivi delle imprese pubbliche per ripartizione geografica:
Quota di investimenti e incentivi delle imprese pubbliche per ripartizione geografica. Anni 1996 - 2009. Elaborazione mia.
Come si vede, la quota di spesa per investimenti è sempre maggiore nel Centro Nord che nel Mezzogiorno, con valori che oscillano, rispettivamente intorno al 45 e al 30 per cento del totale degli investimenti. Dal grafico si può inoltre notare una leggera divergenza a partire dal 2004, periodo in cui la quota di investimenti da parte delle imprese pubbliche cresce maggiormente nel Centro Nord rispetto al Sud.
Da ciò si può dedurre che la spesa della Pubblica Amministrazione è in percentuale maggiore nel Mezzogiorno rispetto al Centro Nord, ma a quanto ammonta la spesa per investimenti?
Per saperlo, basta calcolare la spesa media per regione della ripartizione geografica, che si ottiene semplicemente rapportando il totale della spesa con il numero di regioni che compongono la ripartizione. È opportuno sottolineare quali regioni formano le ripartizioni geografiche considerate:
- Centro Nord: Nord Ovest: Val D’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia; Nord Est: Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna; Centro: Toscana, Lazio, Umbria, Marche.
- Mezzogiorno: Sud: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia; Isole: Sicilia, Sardegna.
Spesa per investimenti delle imprese pubbliche per ripartizione geografica. Anni 1996 - 2009. Elaborazione mia.
Come si può vedere dal grafico, gli investimenti nel Centro Nord sono sempre maggiori, come mostrato anche nella serie delle quote sul totale degli investimenti. Gli investimenti nel Mezzogiorno, inoltre, hanno un andamento stazionario intorno alla media, di poco inferiore ai 600 milioni di euro, mentre nel Centro Nord, essi hanno un andamento crescere a partire dal 2000, passando da 908,68 a 2034,61 milioni di euro del 2009.
Il secondo grafico riguarda la spesa per investimenti nella Pubblica Amministrazione:
Spesa per investimenti della PA per ripartizione geografica. Anni 1996 - 2009. Elaborazione mia.
In questo caso entrambe le serie hanno un andamento crescente, ma l’ammontare medio della spesa per ogni regione del Centro Nord è sempre maggiore rispetto alla spesa per investimenti nel Mezzogiorno. La spesa per investimenti della Pubblica Amministrazione nel Centro Nord, infatti, varia dai 1136,83 milioni di euro del 1996 ai 1979 milioni del 2009, mentre la spesa nel Mezzogiorno varia dagli 860,36 milioni del 1996 ai 1515,22 milioni del 2009, avviando un processo di convergenza, dato dalla decrescita della spesa nel Centro Nord a partire dal 2004.
Conclusioni:
In sintesi, il Centro Nord è ancora il riferimento principale per gli investimenti dello Stato. In particolare, non è mai stata applicata la regola del 45 per cento, che prevede una spesa in conto capitale molto maggiore rispetto a quella attualmente stanziata per il Mezzogiorno e gli investimenti per questa ripartizione sono erogati in larga parte dalle Amministrazioni Pubbliche, sebbene questo non implichi che l’ammontare medio per ogni regione del Mezzogiorno sia maggiore, almeno in questo caso, rispetto all’ammontare medio di ogni regione del Centro Nord.
Riferimenti:
[1] Ministero dello Sviluppo Economico, “Serie storica della quota Sud della spesa in conto capitale del Settore Pubblico Allargato.”, Conti Pubblici Territoriali. (Dati, Pagina).
Fonte: Un blog Normale
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