venerdì 27 aprile 2012

RC AUTO, nuova affermazione delle teorie del Lombroso

Di Emiddio de Franciscis di Casanova
Responsabile Regionale Campania PdSUD




Il penoso dietrofront sull’RC auto del governo Monti (formato da un buon tasso di ministri e sottosegretari meridionali, ma residenti fuori dalla Campania) dimostra ancora una volta che l’Italia come nazione unita non esiste e non è mai esistita nel paese. Negare la parità tariffaria a tutti i cittadini italiani virtuosi che non fanno incidenti, indipendentemente dalla religione, dalla etnia, dal luogo di nascita o di residenza, è negare la Costituzione repubblicana, che sancisce l’eguaglianza di diritti e di trattamento di tutti i cittadini. Eppure governo, capo dello stato e parlamento sembrano non accorgersene. Proprio in una materia dove è lo stato (la minuscola è d’obbligo) a fare le regole che le Compagnie assicurative devono rispettare per operare sul nostro territorio. Trattandosi poi nel caso dell’RC auto del costo di un servizio “obbligatorio” per legge, e non facoltativo come nel caso del furto, è proprio lo Stato ad avallare e addirittura ad incoraggiare la discriminazione fra i cittadini !!! A istituzionalizzare insomma il paese a 2 velocità, con 2 generi di cittadini: i “quelli veri”, a nord di Roma, ed i “soli contribuenti”, figli di un dio minore a sud. D’altra parte una chiara dimostrazione che per primo il governo ed il capo dello stato si rendano conto di spingere l’italia ancora oltre sulla strada della spaccatura di diritti e doveri è dato dall’affannarsi a moltiplicare le occasioni nelle quali festeggiare, 17 marzo, 25 aprile, 2 giugno, l’unità mai entrata veramente, in 150 anni, nell’agenda del governo di turno. Avrebbe senso dare diverso trattamento tariffario in base alla frequenza degli incidenti di ciascun assicurato, magari mettendo sotto osservazione quei cittadini troppo spesso rimborsati per aver subito danni di vario genere, o coloro che fruiscono di indennizzi elevati, o quei cittadini del nord che risultano intestatari di troppe auto, non perchè evasori ma perche titolari di auto di amici e parenti meridionali (si riconoscono facilmente per le multe e da telepass che le rilevano tutti i giorni al sud). Ma nessun senso di equità e giustizia vi è nel tartassare non solo chi fa più incidenti, ma anche i loro “vicini di casa”, giustificandolo come metodo equo per recuperare le maggiori spese cui le Compagnie vanno in contro a causa della loro incapacità ad evitare truffe. Che non deve diventare un problema dei cittadini, ma rimanere un problema delle Compagnie e del governo. Se si ritiene vi sia un sistema truffaldino, questo non è certo causato solo da automobilisti imbroglioni di qualunque latitudine, ma da un complesso sistema di periti “superficiali” a basisti interni alle stesse Compagnie, che nessuno ha interesse evidentemente ad radicare. Insomma si opera da sempre, anche nel settore RC auto come per l’evasione fiscale ! Non si cerca veramente di stanare gli evasori, che pure si conoscono e si riconoscono facilmente, ma si tartassano i cittadini che già pagano. Troppo facile !!! Questo nuovo voltafaccia sulla eguaglianza tariffaria di tutti i cittadini italiani, sanzionata dalla UE, oltre ad essere un nuovo schiaffo ai cittadini onesti italiani ed in particolare ai cittadini onesti residenti a sud di Roma dimostra che il Mezzogiorno è saldamente in linea con i principi europei di eguaglianza che chiede vengano applicati, ma è da sempre fuori dall’italia, senza bisogno di guerre di secessione ! Meditate gente ! Meditate !

 Emiddio de Franciscis di Casanova
 Partito del Sud - Napoli


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Di Emiddio de Franciscis di Casanova
Responsabile Regionale Campania PdSUD




Il penoso dietrofront sull’RC auto del governo Monti (formato da un buon tasso di ministri e sottosegretari meridionali, ma residenti fuori dalla Campania) dimostra ancora una volta che l’Italia come nazione unita non esiste e non è mai esistita nel paese. Negare la parità tariffaria a tutti i cittadini italiani virtuosi che non fanno incidenti, indipendentemente dalla religione, dalla etnia, dal luogo di nascita o di residenza, è negare la Costituzione repubblicana, che sancisce l’eguaglianza di diritti e di trattamento di tutti i cittadini. Eppure governo, capo dello stato e parlamento sembrano non accorgersene. Proprio in una materia dove è lo stato (la minuscola è d’obbligo) a fare le regole che le Compagnie assicurative devono rispettare per operare sul nostro territorio. Trattandosi poi nel caso dell’RC auto del costo di un servizio “obbligatorio” per legge, e non facoltativo come nel caso del furto, è proprio lo Stato ad avallare e addirittura ad incoraggiare la discriminazione fra i cittadini !!! A istituzionalizzare insomma il paese a 2 velocità, con 2 generi di cittadini: i “quelli veri”, a nord di Roma, ed i “soli contribuenti”, figli di un dio minore a sud. D’altra parte una chiara dimostrazione che per primo il governo ed il capo dello stato si rendano conto di spingere l’italia ancora oltre sulla strada della spaccatura di diritti e doveri è dato dall’affannarsi a moltiplicare le occasioni nelle quali festeggiare, 17 marzo, 25 aprile, 2 giugno, l’unità mai entrata veramente, in 150 anni, nell’agenda del governo di turno. Avrebbe senso dare diverso trattamento tariffario in base alla frequenza degli incidenti di ciascun assicurato, magari mettendo sotto osservazione quei cittadini troppo spesso rimborsati per aver subito danni di vario genere, o coloro che fruiscono di indennizzi elevati, o quei cittadini del nord che risultano intestatari di troppe auto, non perchè evasori ma perche titolari di auto di amici e parenti meridionali (si riconoscono facilmente per le multe e da telepass che le rilevano tutti i giorni al sud). Ma nessun senso di equità e giustizia vi è nel tartassare non solo chi fa più incidenti, ma anche i loro “vicini di casa”, giustificandolo come metodo equo per recuperare le maggiori spese cui le Compagnie vanno in contro a causa della loro incapacità ad evitare truffe. Che non deve diventare un problema dei cittadini, ma rimanere un problema delle Compagnie e del governo. Se si ritiene vi sia un sistema truffaldino, questo non è certo causato solo da automobilisti imbroglioni di qualunque latitudine, ma da un complesso sistema di periti “superficiali” a basisti interni alle stesse Compagnie, che nessuno ha interesse evidentemente ad radicare. Insomma si opera da sempre, anche nel settore RC auto come per l’evasione fiscale ! Non si cerca veramente di stanare gli evasori, che pure si conoscono e si riconoscono facilmente, ma si tartassano i cittadini che già pagano. Troppo facile !!! Questo nuovo voltafaccia sulla eguaglianza tariffaria di tutti i cittadini italiani, sanzionata dalla UE, oltre ad essere un nuovo schiaffo ai cittadini onesti italiani ed in particolare ai cittadini onesti residenti a sud di Roma dimostra che il Mezzogiorno è saldamente in linea con i principi europei di eguaglianza che chiede vengano applicati, ma è da sempre fuori dall’italia, senza bisogno di guerre di secessione ! Meditate gente ! Meditate !

 Emiddio de Franciscis di Casanova
 Partito del Sud - Napoli


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Il concerto del 1° Maggio a Napoli

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=NdfiEVK7cB0#! Si prepara il tradizionale appuntamento in Piazza del Gesù: le parole d'ordine sono crescita, lavoro, diritti e legalità. .
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http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=NdfiEVK7cB0#! Si prepara il tradizionale appuntamento in Piazza del Gesù: le parole d'ordine sono crescita, lavoro, diritti e legalità. .
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giovedì 26 aprile 2012

A sud, bombe al Napalm e gas chimico


Di Gigi di Fiore
Fonte: Il Fatto Quotidiano del 26 aprile 2012 pag. 4

In ottobre, il bilancio delle azioni angloamericane raggiunse le 16.000 tonnellate di bombe sganciate. L’accanimento superò ogni limite, tanto che in quei raid vennero sperimentate miscele chimiche devastanti contenute in serbatoi da 110 galloni che sarebbero poi diventate protagoniste nella guerra del Vietnam vent’anni piu tardi: il famigerato Napalm. A Bari, la tragedia nella tragedia rivelò l’inquietante verità destinata a rimanere segreta. Era la notte tra il 1° e il 2 dicembre 1943, quando un raid tedesco di 105 aerei sul porto provocò l’affondamento di 17 navi alleate (cinque americane, quattro inglesi, tre norvegesi, tre italiane, due polacche), in gran parte della classe Liberty ships che trasportavano anche bombe, e un migliaio di vittime tra i civili. Molti di quei morti furono provocati dalla distruzione della nave statunitense John Harvey, che aveva attraccato quello stesso pomeriggio e trasportava un micidiale carico top secret di 91 tonnellate d’iprite, gas di solito utilizzato per la guerra chimica. Il gas era contenuto in 2000 bombe dal peso di 45,5 chili l’una e doveva servire a un’eventuale rappresaglia in caso di uso di armi chimiche da parte della Luftwaffe. La nave affondò con l’equipaggio non lontano dal porto barese, le bombe si aprirono e il gas contaminò le acque al largo della città (…)
I MARINAI che si gettavano in mare dalle altre navi colpite furono ben presto investiti e impregnati dalla micidiale sostanza. I vapori dell’iprite si sparsero in tutto il porto, bruciando la pelle e contaminando i polmoni dei sopravvissuti. Oltre ottocento militari furono ricoverati per ustioni o ferite. Tra questi, 617 risultarono intossicati dall’iprite. A Bari ne morirono 84, gli altri persero la vita in altri ospedali in Italia, in Nordafrica e negli Stati Uniti, dove erano stati trasferiti a causa della gravità delle loro condizioni. I civili morti per le stesse cause furono non meno di 250. L’ultima vittima si spense, fra atroci sofferenze, un mese dopo il bombardamento. Racconta Augusto Carbonara, un barese protagonista di quelle ore: “All’ospedale neozelandese installato nel non ancora finito Policlinico della città, cominciarono ad arrivare i primi feriti. Molti, piu che colpiti dalle esplosioni, erano provati dall’effetto del gas vescicante. Ma non si sapeva che fosse stato il gas a provocare tali effetti, perché, sul momento, nessuno lo intui. Chi non poté cambiarsi di sua iniziativa rimase con gli abiti zuppi d’iprite, che non solo agì sulla pelle, ma fu assunta attraverso le vie respiratorie. I primi inspiegabili collassi si ebbero dopo cinque o sei ore dalla contaminazione. Dopo, seguirono le prime morti, quasi improvvise, di gente che qualche minuto prima sembrava stesse per riprendersi. Tutti avevano la pelle piena di vesciche. Sulle ascelle, linguine e i genitali la pelle si staccava come per le ustioni piu gravi”. Gli angloamericani cercarono di coprire la verità, ma non potevano far finta di nulla: c’era chi sollecitava spiegazioni su quelle morti insolite. Così fu spedito a Bari un esperto per studiare una versione credibile sull’accaduto. A pochi giorni dal bombardamento, arrivò nel capoluogo pugliese il colonnello Stewart Alexander, già consulente medico per il settore della chimica di guerra nel quartier generale di Eisenhower. Presentò una prima relazione al quartier generale di Algeri il 27 dicembre 1943. Il rapporto, rigoroso pur senza approfondire le ragioni della presenza del gas sulla nave americana, fu approvato da Eisenhower che lo fece archiviare senza alcuna conseguenza.
WINSTON Churchill andò oltre nell’operazione di occultamento: pretese che dal testo venisse cancellata la parola “iprite” e che le ustioni fossero attribuite “ad azione nemica”. In ogni caso, il premier britannico si oppose sempre con decisione all’istituzione di una commissione d’inchiesta. Dopo tutte quelle pressioni politico-militari, la versione ufficiale di comodo fu infine che le ustioni sulle vittime si dovevano a semplici “dermatiti” provocate da cause “non ancora individuate”. Tutto ignoto, quindi con decessi avvenuti quasi per caso. Era la verità di comodo alleata, che metteva la sordina sulla presenza in una nave alleata di devastanti gas chimici vietati dalla Convenzione di Ginevra. (…) Di certo, tra il 1955 e il 2000 piu di duecento pescatori hanno presentato delle denunce per ustioni di varia entità attribuite al «gas mostarda». E quasi una mini Hiroshima italiana, nelle acque baresi. Un capitolo oscuro e silenzioso di cui gli Alleati ancora si vergognano. Solo nel 1993, in una pubblicazione ufficiale medica dell’esercito statunitense si ammise la presenza dell’iprite sulla John Harvey. In questo modo secco: “La nave statunitense John Harvey che trasportava munizioni di gas mostarda ancorata nel porto fu attaccata dai tedeschi e distrutta. La contaminazione dell’acqua e delle zone circostanti fece oltre 600 vittime”.
di Gigi Di Fiore, IFQ
Controstoria della Liberazione    Gigi Di Fiore    RIZZOLI    360 PAGINE    19 EURO

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 26 aprile 2012 pag. 4


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Di Gigi di Fiore
Fonte: Il Fatto Quotidiano del 26 aprile 2012 pag. 4

In ottobre, il bilancio delle azioni angloamericane raggiunse le 16.000 tonnellate di bombe sganciate. L’accanimento superò ogni limite, tanto che in quei raid vennero sperimentate miscele chimiche devastanti contenute in serbatoi da 110 galloni che sarebbero poi diventate protagoniste nella guerra del Vietnam vent’anni piu tardi: il famigerato Napalm. A Bari, la tragedia nella tragedia rivelò l’inquietante verità destinata a rimanere segreta. Era la notte tra il 1° e il 2 dicembre 1943, quando un raid tedesco di 105 aerei sul porto provocò l’affondamento di 17 navi alleate (cinque americane, quattro inglesi, tre norvegesi, tre italiane, due polacche), in gran parte della classe Liberty ships che trasportavano anche bombe, e un migliaio di vittime tra i civili. Molti di quei morti furono provocati dalla distruzione della nave statunitense John Harvey, che aveva attraccato quello stesso pomeriggio e trasportava un micidiale carico top secret di 91 tonnellate d’iprite, gas di solito utilizzato per la guerra chimica. Il gas era contenuto in 2000 bombe dal peso di 45,5 chili l’una e doveva servire a un’eventuale rappresaglia in caso di uso di armi chimiche da parte della Luftwaffe. La nave affondò con l’equipaggio non lontano dal porto barese, le bombe si aprirono e il gas contaminò le acque al largo della città (…)
I MARINAI che si gettavano in mare dalle altre navi colpite furono ben presto investiti e impregnati dalla micidiale sostanza. I vapori dell’iprite si sparsero in tutto il porto, bruciando la pelle e contaminando i polmoni dei sopravvissuti. Oltre ottocento militari furono ricoverati per ustioni o ferite. Tra questi, 617 risultarono intossicati dall’iprite. A Bari ne morirono 84, gli altri persero la vita in altri ospedali in Italia, in Nordafrica e negli Stati Uniti, dove erano stati trasferiti a causa della gravità delle loro condizioni. I civili morti per le stesse cause furono non meno di 250. L’ultima vittima si spense, fra atroci sofferenze, un mese dopo il bombardamento. Racconta Augusto Carbonara, un barese protagonista di quelle ore: “All’ospedale neozelandese installato nel non ancora finito Policlinico della città, cominciarono ad arrivare i primi feriti. Molti, piu che colpiti dalle esplosioni, erano provati dall’effetto del gas vescicante. Ma non si sapeva che fosse stato il gas a provocare tali effetti, perché, sul momento, nessuno lo intui. Chi non poté cambiarsi di sua iniziativa rimase con gli abiti zuppi d’iprite, che non solo agì sulla pelle, ma fu assunta attraverso le vie respiratorie. I primi inspiegabili collassi si ebbero dopo cinque o sei ore dalla contaminazione. Dopo, seguirono le prime morti, quasi improvvise, di gente che qualche minuto prima sembrava stesse per riprendersi. Tutti avevano la pelle piena di vesciche. Sulle ascelle, linguine e i genitali la pelle si staccava come per le ustioni piu gravi”. Gli angloamericani cercarono di coprire la verità, ma non potevano far finta di nulla: c’era chi sollecitava spiegazioni su quelle morti insolite. Così fu spedito a Bari un esperto per studiare una versione credibile sull’accaduto. A pochi giorni dal bombardamento, arrivò nel capoluogo pugliese il colonnello Stewart Alexander, già consulente medico per il settore della chimica di guerra nel quartier generale di Eisenhower. Presentò una prima relazione al quartier generale di Algeri il 27 dicembre 1943. Il rapporto, rigoroso pur senza approfondire le ragioni della presenza del gas sulla nave americana, fu approvato da Eisenhower che lo fece archiviare senza alcuna conseguenza.
WINSTON Churchill andò oltre nell’operazione di occultamento: pretese che dal testo venisse cancellata la parola “iprite” e che le ustioni fossero attribuite “ad azione nemica”. In ogni caso, il premier britannico si oppose sempre con decisione all’istituzione di una commissione d’inchiesta. Dopo tutte quelle pressioni politico-militari, la versione ufficiale di comodo fu infine che le ustioni sulle vittime si dovevano a semplici “dermatiti” provocate da cause “non ancora individuate”. Tutto ignoto, quindi con decessi avvenuti quasi per caso. Era la verità di comodo alleata, che metteva la sordina sulla presenza in una nave alleata di devastanti gas chimici vietati dalla Convenzione di Ginevra. (…) Di certo, tra il 1955 e il 2000 piu di duecento pescatori hanno presentato delle denunce per ustioni di varia entità attribuite al «gas mostarda». E quasi una mini Hiroshima italiana, nelle acque baresi. Un capitolo oscuro e silenzioso di cui gli Alleati ancora si vergognano. Solo nel 1993, in una pubblicazione ufficiale medica dell’esercito statunitense si ammise la presenza dell’iprite sulla John Harvey. In questo modo secco: “La nave statunitense John Harvey che trasportava munizioni di gas mostarda ancorata nel porto fu attaccata dai tedeschi e distrutta. La contaminazione dell’acqua e delle zone circostanti fece oltre 600 vittime”.
di Gigi Di Fiore, IFQ
Controstoria della Liberazione    Gigi Di Fiore    RIZZOLI    360 PAGINE    19 EURO

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 26 aprile 2012 pag. 4


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SALTA LA TARIFFA UNICA RC AUTO, MA IL COMUNE DI NAPOLI PREPARA LA SUA POLIZZA

“Noi non ci fermiamo”. L'assessore allo Sviluppo e alla Tutela dei Consumatori Marco Esposito conferma la volontà del Comune di Napoli di lanciare la convenzione tariffaria Rca Napoli Virtuosa, la quale prevede un contenimento delle tariffe e un freno alle frodi. “Il Ministero dello Sviluppo e l'Isvap – dichiara l'assessore – hanno reinterpretato la legge sulla tariffa unica a tutto danno dei napoletani. Il governo e l'Isvap ammettono da un lato che ci sono “aumenti ingiustificati e indiscriminati in alcune aree del territorio nazionale” per poi concludere non che tali comportamenti vadano eliminati ma soltanto gradualmente, con “un obiettivo di progressiva riduzione anche delle residue e giustificate differenze tariffarie territoriali”. A loro parere, insomma la legge va applicata ma piano piano. E intanto chi paga?”. Governo e Isvap, secondo Esposito, “sembrano non aver capito che il livello abnorme delle tariffe induce a comportamenti illegali, a partire dal circolare senza copertura assicurativa. Noi non molliamo e continuiamo a lavorare alla nostra polizza per i cittadini virtuosi residenti a Napoli e in regola con le imposte locali. Saremo operativi a partire da quest'estate”.


Informazioni aggiornate su www.comune.napoli.it/rca


Fonte: Marco Esposito

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“Noi non ci fermiamo”. L'assessore allo Sviluppo e alla Tutela dei Consumatori Marco Esposito conferma la volontà del Comune di Napoli di lanciare la convenzione tariffaria Rca Napoli Virtuosa, la quale prevede un contenimento delle tariffe e un freno alle frodi. “Il Ministero dello Sviluppo e l'Isvap – dichiara l'assessore – hanno reinterpretato la legge sulla tariffa unica a tutto danno dei napoletani. Il governo e l'Isvap ammettono da un lato che ci sono “aumenti ingiustificati e indiscriminati in alcune aree del territorio nazionale” per poi concludere non che tali comportamenti vadano eliminati ma soltanto gradualmente, con “un obiettivo di progressiva riduzione anche delle residue e giustificate differenze tariffarie territoriali”. A loro parere, insomma la legge va applicata ma piano piano. E intanto chi paga?”. Governo e Isvap, secondo Esposito, “sembrano non aver capito che il livello abnorme delle tariffe induce a comportamenti illegali, a partire dal circolare senza copertura assicurativa. Noi non molliamo e continuiamo a lavorare alla nostra polizza per i cittadini virtuosi residenti a Napoli e in regola con le imposte locali. Saremo operativi a partire da quest'estate”.


Informazioni aggiornate su www.comune.napoli.it/rca


Fonte: Marco Esposito

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IL 25 aprile a Napoli...sul Lungomare liberato con gli aquiloni!



Preso d'assalto il Lungomare partenopeo per questo 25 aprile 2012. In tantissimi hanno risposto all'invito di recarsi in via Caracciolo muniti di aquiloni per colorare il cielo e la giornata di allegria. Una strana connotazione per la festa della Liberazione, che però è piaciuta molto alle famiglie napoletane e anche a tanti turisti, che si sono riversati sul Lungomare riscoprendo il gusto infantile del gioco, che fa tanto bene all'anima e ai rapporti sociali e familiari. Niente tecnologia, videogames e giochi ultramoderni, ma i cari e vecchi aquiloni, che appassionano da sempre grandi e piccini.

Un momento di riscoperta dello stare insieme, tutti con il naso all'insù a guardare il cielo riempirsi di colori............





Fonte articolo: Napolitoday

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Preso d'assalto il Lungomare partenopeo per questo 25 aprile 2012. In tantissimi hanno risposto all'invito di recarsi in via Caracciolo muniti di aquiloni per colorare il cielo e la giornata di allegria. Una strana connotazione per la festa della Liberazione, che però è piaciuta molto alle famiglie napoletane e anche a tanti turisti, che si sono riversati sul Lungomare riscoprendo il gusto infantile del gioco, che fa tanto bene all'anima e ai rapporti sociali e familiari. Niente tecnologia, videogames e giochi ultramoderni, ma i cari e vecchi aquiloni, che appassionano da sempre grandi e piccini.

Un momento di riscoperta dello stare insieme, tutti con il naso all'insù a guardare il cielo riempirsi di colori............





Fonte articolo: Napolitoday

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mercoledì 25 aprile 2012

Mimmo Cavallo ci parla del Terrone Day del 28 aprile



http://www.youtube.com/watch?v=c8-MiOuA5oU&feature=youtu.be

 Mimmo Cavallo ci parla dell'iniziativa del Terrone Day del 28 aprile in provincia di Mantova. Ecco cosa ne pensa e perché ci va. 



TERRONE DAY sabato 10.00 fino a 19.00 Castelbelforte (Mantova)

Programma definitivo

Castelbeforte 10:30-12:30 Volantinaggio di Solidarietà via Roma 33

13:00 Rinfresco a base di prodotti tipici c/o Bar la Picca via Bigarello 15

S. Giorgio di Mantova Auditorium centro culturale via Frida Kalho

 14:45 Presentazione evento Francesco Massimino coord prov Partito del Sud
 15:00 Convegno "Terroni e Fuoco del Sud" con gli scrittori Pino Aprile e Lino Patruno al termine, domande del pubblico
 17.00 Mimmo Cavallo Canzoni dall'album "Quando saremo fratelli uniti"
 18:00 monologo tratto dallo spettacolo teatrale Terroni a cura di Roberto D'Alessandro
 18:30 Proiezione del documentario "Cento passi per la libertà" di Marco Rossano al termine, domande del pubblico
21.00 CENA c/o Trattoria Al pesce d oro - la legge del mare pesce fresco di mare cucina mediterranea via sfermo 14 Gazoldo degli Ippoliti

Indicazioni stradali per raggiungere Castelforte per il volantinaggio del mattino:
 1. Uscita Autostrada del Brennero - Mantova Nord
 2. Alla prima rotonda prendere la prima uscita verso Nogara/Padova/Brescia/Mantova Centro 450 m
3. Alla seconda rotonda prendi la 2a uscita e imbocca Via Legnaghese/SS10 in direzione Padova/Legnago/Cerea/Nogara/Castel d' Ario Continua a seguire la SS10 3,8 km
4. Svolta a sinistra e imbocca Via Castelbelforte/SP71 900 m
5. Svolta a sinistra e imbocca SP71 2,8 km
6. Svolta leggermente a destra per rimanere su SP71 27 m
7. Svolta a destra e imbocca Via Tomba/SP25 Continua a seguire la SP25 Attraversa 1 rotonda 600 m
8. Mantieni la sinistra al bivio Continua a seguire la SP25
 La tua destinazione è sulla destra 600 m Via Roma, 33 46032 Castelbelforte MN

 Indicazioni stradali per raggiungere San Giorgio di Mantova per l'evento del pomeriggio:
 1. Uscita Autostrada del Brennero - Mantova Nord
 2. Alla prima rotonda la prima uscita a destra 300 m.
3. Alla seconda rotonda la 3a uscita e imboccare Via Legnaghese/SS10 in direzione S. Giorgio Centro/Mantova/Brescia 400 m
 4. Alla terza rotonda la 1a uscita e imboccare Via 25 Aprile 450 m
5. Proseguire dritto su Via Roma 62 m
6. Continuare su Via Torino 130 m
7. Continuare su Via Andrea Mantegna 110 m
8. Svoltare a destra per rimanere su Via Andrea Mantegna 30 m
9. Prendere la prima a sinistra in corrispondenza di Via Frida Kahlo 350 m
 Auditorium Centro Culturale - Via Frida Kahlo 46030 San Giorgio di Mantova MN
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http://www.youtube.com/watch?v=c8-MiOuA5oU&feature=youtu.be

 Mimmo Cavallo ci parla dell'iniziativa del Terrone Day del 28 aprile in provincia di Mantova. Ecco cosa ne pensa e perché ci va. 



TERRONE DAY sabato 10.00 fino a 19.00 Castelbelforte (Mantova)

Programma definitivo

Castelbeforte 10:30-12:30 Volantinaggio di Solidarietà via Roma 33

13:00 Rinfresco a base di prodotti tipici c/o Bar la Picca via Bigarello 15

S. Giorgio di Mantova Auditorium centro culturale via Frida Kalho

 14:45 Presentazione evento Francesco Massimino coord prov Partito del Sud
 15:00 Convegno "Terroni e Fuoco del Sud" con gli scrittori Pino Aprile e Lino Patruno al termine, domande del pubblico
 17.00 Mimmo Cavallo Canzoni dall'album "Quando saremo fratelli uniti"
 18:00 monologo tratto dallo spettacolo teatrale Terroni a cura di Roberto D'Alessandro
 18:30 Proiezione del documentario "Cento passi per la libertà" di Marco Rossano al termine, domande del pubblico
21.00 CENA c/o Trattoria Al pesce d oro - la legge del mare pesce fresco di mare cucina mediterranea via sfermo 14 Gazoldo degli Ippoliti

Indicazioni stradali per raggiungere Castelforte per il volantinaggio del mattino:
 1. Uscita Autostrada del Brennero - Mantova Nord
 2. Alla prima rotonda prendere la prima uscita verso Nogara/Padova/Brescia/Mantova Centro 450 m
3. Alla seconda rotonda prendi la 2a uscita e imbocca Via Legnaghese/SS10 in direzione Padova/Legnago/Cerea/Nogara/Castel d' Ario Continua a seguire la SS10 3,8 km
4. Svolta a sinistra e imbocca Via Castelbelforte/SP71 900 m
5. Svolta a sinistra e imbocca SP71 2,8 km
6. Svolta leggermente a destra per rimanere su SP71 27 m
7. Svolta a destra e imbocca Via Tomba/SP25 Continua a seguire la SP25 Attraversa 1 rotonda 600 m
8. Mantieni la sinistra al bivio Continua a seguire la SP25
 La tua destinazione è sulla destra 600 m Via Roma, 33 46032 Castelbelforte MN

 Indicazioni stradali per raggiungere San Giorgio di Mantova per l'evento del pomeriggio:
 1. Uscita Autostrada del Brennero - Mantova Nord
 2. Alla prima rotonda la prima uscita a destra 300 m.
3. Alla seconda rotonda la 3a uscita e imboccare Via Legnaghese/SS10 in direzione S. Giorgio Centro/Mantova/Brescia 400 m
 4. Alla terza rotonda la 1a uscita e imboccare Via 25 Aprile 450 m
5. Proseguire dritto su Via Roma 62 m
6. Continuare su Via Torino 130 m
7. Continuare su Via Andrea Mantegna 110 m
8. Svoltare a destra per rimanere su Via Andrea Mantegna 30 m
9. Prendere la prima a sinistra in corrispondenza di Via Frida Kahlo 350 m
 Auditorium Centro Culturale - Via Frida Kahlo 46030 San Giorgio di Mantova MN
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Il 25 aprile di Salvemini: “Gli italiani non sono tutti uguali”


Gaetano Salvemini
“Gli italiani? Sono fatti così”. Gaetano Salvemini, intellettuale progressista e antifascista, smonta la retorica del “siamo tutti uguali” in una pagina vibrante di passione civile e di orgoglio nazionale. Una pagina scritta nel 1947, pensando al fascismo ma che vale la pena di rileggere, tanti anni dopo.

Gaetano Salvemini
Una retorica antica: “Gli italiani sono fatti così”. Un grande intellettuale e politico, Gaetano Salvemini, spiegava perchè non era giusto, nè vero, attribuire colpe e responsabilità a quell’indistinto che risponde al nome di “italiani”.
“Molte volte per spiegare, o peggio ancora per giustificare, gli spropositi e le porcherie fatti ieri e oggi dai politicanti italiani di ogni denominazione, si ripete che “gli italiani son fatti così” e la botte non può dare che il vino che ha.
Giolitti ai suoi tempi diceva che il popolo italiano era gobbo e – lui – non poteva fare a un gobbo altro che un abito da gobbo. E certo il popolo italiano era gobbo. Ma Giolitti invece di tentare quanto sarebbe stato possibile per farlo, non dico dritto come un fuso, ma un gobbo meno gobbo di quanto egli aveva trovato, lo rese più gobbo di quanto fosse prima. Poi venne Mussolini e disse che il popolo italiano era buono a nulla. Poi sono venuti molti – troppi – antifascisti e anch’essi dicono che il popolo italiano è fatto così. Dove tutti sono responsabili, nessuno è responsabile…
La verità è che dove tutti sono responsabili, ciascuno è responsabile per la parte che gli spetta, in proporzione della sua capacità a fare il bene o fare il male, e in proporzione del male che ha realmente fatto e non ha cercato di impedire. Un contadino sardo è anche lui responsabile per la sua quarantacinquemilionesima parte di quanto avviene oggi in Italia. Ma un Ministro che sta a Roma è infinitamente più responsabile che un contadino sardo, per quel che avviene col suo consenso , o per suo ordine, o con la sua complice passività…
Gli italiani furono responsabili per non aver mandato al diavolo il re col suo duce, sebbene, a dire il vero, sia difficile spiegare che cosa gli italiani avrebbero potuto fare, ridotti come erano a polvere incoerente e passiva da una organizzazione di pretoriani armati e da una polizia onnipotente. Ma lui il re, che non correva nessun pericolo di essere bastonato o mandato al domicilio coatto e in galera, lui, il re che aveva ai suoi ordini un esercito, non ebbe dunque nessuna responsabilità nelle vigliaccherie e nelle perfidie per cui rimarrà immortale nella storia?…
Sissignori, gli italiani presi uno per uno sono quello che sono. Ma grazie al cielo, non tutti sono allo stesso modo. Ve ne sono alcuni che…sono fatti diversamente.
Quanti siano stati partigiani in Italia fra il settembre 1943 e l’aprile 1945 nessuno saprà mai. Il comandante delle truppe angloamericane ammise che nei primi mesi del 1945 essi distrassero dal fronte di combattimento sei divisioni nazifasciste. Sei divisioni, anche calcolando diecimila uomini per divisione, fanno 60.000 uomini. Per tenere a bada 60.000 uomini bene armati, organizzati alla tedesca sotto una direzione centrale, quei partigiani scalcagnati, divisi in gruppi scombinati, senza rapide comunicazioni, e con un direzione centrale che funzionava come Dio voleva, devono essere stai almeno tre volte più numerosi delle divisioni nazifasciste. Dunque non corriamo pericolo di esagerare se mettiamo che nei primi mesi del 1945 vi erano nell’Italia del Nord non meno di 180.000 partigiani. Ma mettiamo fossero non più di 100.000. Dietro a quei 100.000 uomini di prima linea, c’erano le seconde e le terze linee, senza il cui favore la prima linea non avrebbe potuto tenere duro per mesi. Se calcoliamo tre persone (uomini e donne) di seconda e terza linea per ogni uomo di prima linea, siamo certi di non esagerare. Abbiamo dunque un totale di 100.000 più 300.000 uomini e donne: cifra tonda 400.000 italiani.
Non tutti sono stinchi di santo. D’accordo. Molti erano anche essi fatti così. D’accordo. Facciamo una tara della metà. Facciamo una tara dei due terzi. Facciamo una tara dei tre quarti. Si potrebbe essere più pessimisti di così? Restano sempre 100.000 uomini e donne, in tutti i partiti e fuori di tutti i partiti, che erano fatti diversamente.
E quand’anche gli italiani che sono fatti diversamente, fossero non centomila, ma appena mille, cento, dieci, uno solo, quell’uomo solo – degno di rispetto e non carogna – dovrebbe tener duro e non mollare. E sarebbe dovere approvarlo, incoraggiarlo, sostenerlo e non dirgli: “Pensa alla salute, tira a campare, chi te lo fa fare, bada ai fatti tuoi, lascia correre: gli italiani son fatti così”. Un uomo degno di rispetto è una ricchezza che non si deve buttare via. Chi sa? Quell’uomo solo potrebbe diventare, quando meno lui stesso se lo aspetta, centro d’attrazione e di cristallizzazione per molti altri.
Gaetano Salvemini scrisse queste parole nel 1947. Il brano è tratto da: Antologia della Resistenza, a cura di Luisa Sturani Monti, Edizioni Gruppo Abele, aprile 2012, pp. 43-47.

Fonte:: http://www.linkiesta.it/gaetano-salvemini-antifascismo#ixzz1t2yRFv5y


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Gaetano Salvemini
“Gli italiani? Sono fatti così”. Gaetano Salvemini, intellettuale progressista e antifascista, smonta la retorica del “siamo tutti uguali” in una pagina vibrante di passione civile e di orgoglio nazionale. Una pagina scritta nel 1947, pensando al fascismo ma che vale la pena di rileggere, tanti anni dopo.

Gaetano Salvemini
Una retorica antica: “Gli italiani sono fatti così”. Un grande intellettuale e politico, Gaetano Salvemini, spiegava perchè non era giusto, nè vero, attribuire colpe e responsabilità a quell’indistinto che risponde al nome di “italiani”.
“Molte volte per spiegare, o peggio ancora per giustificare, gli spropositi e le porcherie fatti ieri e oggi dai politicanti italiani di ogni denominazione, si ripete che “gli italiani son fatti così” e la botte non può dare che il vino che ha.
Giolitti ai suoi tempi diceva che il popolo italiano era gobbo e – lui – non poteva fare a un gobbo altro che un abito da gobbo. E certo il popolo italiano era gobbo. Ma Giolitti invece di tentare quanto sarebbe stato possibile per farlo, non dico dritto come un fuso, ma un gobbo meno gobbo di quanto egli aveva trovato, lo rese più gobbo di quanto fosse prima. Poi venne Mussolini e disse che il popolo italiano era buono a nulla. Poi sono venuti molti – troppi – antifascisti e anch’essi dicono che il popolo italiano è fatto così. Dove tutti sono responsabili, nessuno è responsabile…
La verità è che dove tutti sono responsabili, ciascuno è responsabile per la parte che gli spetta, in proporzione della sua capacità a fare il bene o fare il male, e in proporzione del male che ha realmente fatto e non ha cercato di impedire. Un contadino sardo è anche lui responsabile per la sua quarantacinquemilionesima parte di quanto avviene oggi in Italia. Ma un Ministro che sta a Roma è infinitamente più responsabile che un contadino sardo, per quel che avviene col suo consenso , o per suo ordine, o con la sua complice passività…
Gli italiani furono responsabili per non aver mandato al diavolo il re col suo duce, sebbene, a dire il vero, sia difficile spiegare che cosa gli italiani avrebbero potuto fare, ridotti come erano a polvere incoerente e passiva da una organizzazione di pretoriani armati e da una polizia onnipotente. Ma lui il re, che non correva nessun pericolo di essere bastonato o mandato al domicilio coatto e in galera, lui, il re che aveva ai suoi ordini un esercito, non ebbe dunque nessuna responsabilità nelle vigliaccherie e nelle perfidie per cui rimarrà immortale nella storia?…
Sissignori, gli italiani presi uno per uno sono quello che sono. Ma grazie al cielo, non tutti sono allo stesso modo. Ve ne sono alcuni che…sono fatti diversamente.
Quanti siano stati partigiani in Italia fra il settembre 1943 e l’aprile 1945 nessuno saprà mai. Il comandante delle truppe angloamericane ammise che nei primi mesi del 1945 essi distrassero dal fronte di combattimento sei divisioni nazifasciste. Sei divisioni, anche calcolando diecimila uomini per divisione, fanno 60.000 uomini. Per tenere a bada 60.000 uomini bene armati, organizzati alla tedesca sotto una direzione centrale, quei partigiani scalcagnati, divisi in gruppi scombinati, senza rapide comunicazioni, e con un direzione centrale che funzionava come Dio voleva, devono essere stai almeno tre volte più numerosi delle divisioni nazifasciste. Dunque non corriamo pericolo di esagerare se mettiamo che nei primi mesi del 1945 vi erano nell’Italia del Nord non meno di 180.000 partigiani. Ma mettiamo fossero non più di 100.000. Dietro a quei 100.000 uomini di prima linea, c’erano le seconde e le terze linee, senza il cui favore la prima linea non avrebbe potuto tenere duro per mesi. Se calcoliamo tre persone (uomini e donne) di seconda e terza linea per ogni uomo di prima linea, siamo certi di non esagerare. Abbiamo dunque un totale di 100.000 più 300.000 uomini e donne: cifra tonda 400.000 italiani.
Non tutti sono stinchi di santo. D’accordo. Molti erano anche essi fatti così. D’accordo. Facciamo una tara della metà. Facciamo una tara dei due terzi. Facciamo una tara dei tre quarti. Si potrebbe essere più pessimisti di così? Restano sempre 100.000 uomini e donne, in tutti i partiti e fuori di tutti i partiti, che erano fatti diversamente.
E quand’anche gli italiani che sono fatti diversamente, fossero non centomila, ma appena mille, cento, dieci, uno solo, quell’uomo solo – degno di rispetto e non carogna – dovrebbe tener duro e non mollare. E sarebbe dovere approvarlo, incoraggiarlo, sostenerlo e non dirgli: “Pensa alla salute, tira a campare, chi te lo fa fare, bada ai fatti tuoi, lascia correre: gli italiani son fatti così”. Un uomo degno di rispetto è una ricchezza che non si deve buttare via. Chi sa? Quell’uomo solo potrebbe diventare, quando meno lui stesso se lo aspetta, centro d’attrazione e di cristallizzazione per molti altri.
Gaetano Salvemini scrisse queste parole nel 1947. Il brano è tratto da: Antologia della Resistenza, a cura di Luisa Sturani Monti, Edizioni Gruppo Abele, aprile 2012, pp. 43-47.

Fonte:: http://www.linkiesta.it/gaetano-salvemini-antifascismo#ixzz1t2yRFv5y


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martedì 24 aprile 2012

Articolo e foto di F.Straticò su TeleCosenza ed articolo di "La Gazzetta del Sud" sull'evento del 21/04 a Longobardi (CS) organizzato dal PdSUD

Che la storia che ci viene tramandata dai libri di scuola non sia proprio corretta, ormai è risaputo. Da più parti, e da eminenti storici e “revisionisti”, è stata portata avanti la tesi che l’unificazione d’Italia altro non sia stata che una vera annessione. A Longobardi, sabato scorso, il neonato Partito del Sud ha voluto discutere sul tema, ormai neanche più tanto controverso ma che non è affatto noto ai più. “1861: l’inizio… l’altra storia”: da qui è partita la discussione, che ha visto partecipare Giuseppe Spadafora, Coordinatore per la Calabria del Partito del Sud, Franco Gaudio, consigliere comunale di Longobardi, Giovanni Manoccio, sindaco di Acquaformosa, ed Enzo Riccio, Segretario Organizzativo Nazionale del Partito del Sud. Assente per problemi di salute Rocco Biondi, studioso di brigantaggio. Il meridionalismo è stato al centro dell’ampio dibattito, che ha visto anche la presenza di diversi sindaci del comprensorio, come quello di Falconara Albanese, Ercole Conti, e quello di San Pietro in Amantea, Gioacchino Lorelli. E citiamo il saluto del sindaco di Longobardi, Giacinto Mannarino, che ha subito ricordato che “nel 2009 i fondi per il maltempo per il Sud furono destinati a tutt’altro, finanziarono perfino i traghetti sul Lago di Garda, che area tanto sottosviluppata non è”. Ma veniamo al dibattito vero e proprio. Franco Gaudio ha ammesso di essersi “avvicinato a questi temi dopo aver visto, in libreria, il libro “Terroni” di Pino Aprile, che ha venduto centinaia di migliaia di copie”. “E mi sono chiesto come mai un libro vendesse tanto, in un momento di crisi e in cui si legge poco. Da quando mi sto occupando di questi temi, un paio d’anni, mi sento più forte e orgoglioso di essere terrone”, ha detto Gaudio. Parola al sindaco di Acquaformosa, Giovanni Manoccio, battagliero come sempre. Che ha ricordato le diverse iniziative a favore dei migranti, partite proprio dal Sud. “L’idea di ospitare i migranti è nata quando è tornato in paese un ragazzo, figlio di emigrati, in preda ad un esaurimento nervoso perchè al nord era vessato solo per essere meridionale. Da qui è nata anche l’idea del Paese Deleghistizzato”, ha sottolineato Manoccio. “Da allora ho partecipato più volte a programmi di Radio Padania e ho potuto spiegare, tra una telefonata di aggressione e un’altra, in cui ci accusavano di essere solo assistiti e tutti ‘ndranghetisti, come i fondi cosiddetti “straordinari” erano sempre meno di quelli che normalmente dovrebbero essere assegnati al Sud”, ha deto Manoccio. Tocca a Giuseppe Spadafora, che si intrattiene sull’esame del termine “borbonico”: il suo significato è di arretratezza, un termine comunque utilizzato in chiave negativa. Ma solo in Italia: se si va in Spagna o in Francia, il termine assume tutt’altro significato. E ci sta a puntino la proiezione di un filmato che evidenzia come, prima dell’unificazione (o meglio “annessione”), il Sud Italia era ai vertici della tecnologia in Europa per le industrie, a Napoli era stato approvato il primo piano regolatore mai fatto al mondo, aveva più giornali, pubblicazioni e medici che in qualunque altro luogo e la mortalità infantile più bassa d’Europa. E in Sicilia c’erano 100 stazioni telegrafiche, distrutte sistematicamente dai piemontesi. Solo per citare qualche dato. Ma è tutto ritrovabile con una breve ricerca, anche in rete. Prima dell’apertura della discussione a tutti, l’intervento di Enzo Riccio, segretario organizzativo del movimento, ingegnere. E per questo che ama i numeri. E cita un libro di Gianfranco Viesti, docente di economia all’università di Bari. Che fa le pulci ai conti dello Stato e scomunica le affermazioni dei “nordisti per forza”, che affermano che i fiumi di denaro che sono arrivati al Sud (e questo è vero…) siano superiori a quanto assegnato al Nord. I numeri non mentono: il Nord prende sempre di più. Anche in questo caso, basta cercare per trovare la documentazione. “Noi siamo nati per legittima difesa”, dice Riccio. “Facciamo una battaglia per il Sud dell’Italia e anche per il Sud del mondo. La sinistra italiana si batte di più per il Sud del mondo che per quello dell’Italia”. “Ci dicono che siamo sovversivi se raccontiamo la vera storia d’Italia. Ma non dicono ai leghisti che sono sovversivi quando affermano di volere la secessione. Noi non vogliamo secessioni, ma solo un Paese più giusto, un federalismo che parta dal Sud, perchè le regole le vogliamo scrivere anche noi”, dice Riccio. “E senza mai fare un passo indietro nella lotta alle mafie, che sono una delle ragioni della colonizzazione del Sud”. L’incontro è stato davvero l’occasione per dire che è il momento di riappropriarsi della verità storica, il momento di riscoprire un orgoglio e una volontà che il Sud aveva. Ma che l’Italia, questa di oggi, gli ha tolto.


di Francesco Straticò



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Che la storia che ci viene tramandata dai libri di scuola non sia proprio corretta, ormai è risaputo. Da più parti, e da eminenti storici e “revisionisti”, è stata portata avanti la tesi che l’unificazione d’Italia altro non sia stata che una vera annessione. A Longobardi, sabato scorso, il neonato Partito del Sud ha voluto discutere sul tema, ormai neanche più tanto controverso ma che non è affatto noto ai più. “1861: l’inizio… l’altra storia”: da qui è partita la discussione, che ha visto partecipare Giuseppe Spadafora, Coordinatore per la Calabria del Partito del Sud, Franco Gaudio, consigliere comunale di Longobardi, Giovanni Manoccio, sindaco di Acquaformosa, ed Enzo Riccio, Segretario Organizzativo Nazionale del Partito del Sud. Assente per problemi di salute Rocco Biondi, studioso di brigantaggio. Il meridionalismo è stato al centro dell’ampio dibattito, che ha visto anche la presenza di diversi sindaci del comprensorio, come quello di Falconara Albanese, Ercole Conti, e quello di San Pietro in Amantea, Gioacchino Lorelli. E citiamo il saluto del sindaco di Longobardi, Giacinto Mannarino, che ha subito ricordato che “nel 2009 i fondi per il maltempo per il Sud furono destinati a tutt’altro, finanziarono perfino i traghetti sul Lago di Garda, che area tanto sottosviluppata non è”. Ma veniamo al dibattito vero e proprio. Franco Gaudio ha ammesso di essersi “avvicinato a questi temi dopo aver visto, in libreria, il libro “Terroni” di Pino Aprile, che ha venduto centinaia di migliaia di copie”. “E mi sono chiesto come mai un libro vendesse tanto, in un momento di crisi e in cui si legge poco. Da quando mi sto occupando di questi temi, un paio d’anni, mi sento più forte e orgoglioso di essere terrone”, ha detto Gaudio. Parola al sindaco di Acquaformosa, Giovanni Manoccio, battagliero come sempre. Che ha ricordato le diverse iniziative a favore dei migranti, partite proprio dal Sud. “L’idea di ospitare i migranti è nata quando è tornato in paese un ragazzo, figlio di emigrati, in preda ad un esaurimento nervoso perchè al nord era vessato solo per essere meridionale. Da qui è nata anche l’idea del Paese Deleghistizzato”, ha sottolineato Manoccio. “Da allora ho partecipato più volte a programmi di Radio Padania e ho potuto spiegare, tra una telefonata di aggressione e un’altra, in cui ci accusavano di essere solo assistiti e tutti ‘ndranghetisti, come i fondi cosiddetti “straordinari” erano sempre meno di quelli che normalmente dovrebbero essere assegnati al Sud”, ha deto Manoccio. Tocca a Giuseppe Spadafora, che si intrattiene sull’esame del termine “borbonico”: il suo significato è di arretratezza, un termine comunque utilizzato in chiave negativa. Ma solo in Italia: se si va in Spagna o in Francia, il termine assume tutt’altro significato. E ci sta a puntino la proiezione di un filmato che evidenzia come, prima dell’unificazione (o meglio “annessione”), il Sud Italia era ai vertici della tecnologia in Europa per le industrie, a Napoli era stato approvato il primo piano regolatore mai fatto al mondo, aveva più giornali, pubblicazioni e medici che in qualunque altro luogo e la mortalità infantile più bassa d’Europa. E in Sicilia c’erano 100 stazioni telegrafiche, distrutte sistematicamente dai piemontesi. Solo per citare qualche dato. Ma è tutto ritrovabile con una breve ricerca, anche in rete. Prima dell’apertura della discussione a tutti, l’intervento di Enzo Riccio, segretario organizzativo del movimento, ingegnere. E per questo che ama i numeri. E cita un libro di Gianfranco Viesti, docente di economia all’università di Bari. Che fa le pulci ai conti dello Stato e scomunica le affermazioni dei “nordisti per forza”, che affermano che i fiumi di denaro che sono arrivati al Sud (e questo è vero…) siano superiori a quanto assegnato al Nord. I numeri non mentono: il Nord prende sempre di più. Anche in questo caso, basta cercare per trovare la documentazione. “Noi siamo nati per legittima difesa”, dice Riccio. “Facciamo una battaglia per il Sud dell’Italia e anche per il Sud del mondo. La sinistra italiana si batte di più per il Sud del mondo che per quello dell’Italia”. “Ci dicono che siamo sovversivi se raccontiamo la vera storia d’Italia. Ma non dicono ai leghisti che sono sovversivi quando affermano di volere la secessione. Noi non vogliamo secessioni, ma solo un Paese più giusto, un federalismo che parta dal Sud, perchè le regole le vogliamo scrivere anche noi”, dice Riccio. “E senza mai fare un passo indietro nella lotta alle mafie, che sono una delle ragioni della colonizzazione del Sud”. L’incontro è stato davvero l’occasione per dire che è il momento di riappropriarsi della verità storica, il momento di riscoprire un orgoglio e una volontà che il Sud aveva. Ma che l’Italia, questa di oggi, gli ha tolto.


di Francesco Straticò



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Longobardi: Partito del Sud, ecco la vera storia dell’annessione




E’ diventata una missione, quella del Partito del Sud, di voler divulgare ciò che davvero in pochi sanno: ovvero che quella del 1861 fu un’annessione e non un vero atto di unità nazionale. Ma la storia la scrivono i vincitori, e allora come rendere noto a tutti che, prima dell’unità, il Sud Italia era ricchissimo e ai vertici della tecnologia in Europa per le sue industrie? A Napoli era stato approvato il primo piano regolatore mai fatto al mondo. C’erano più giornali, pubblicazioni e medici che in qualunque altro luogo e la mortalità infantile era la più bassa d’Europa. E in Sicilia c’erano 100 stazioni telegrafiche, distrutte sistematicamente dai piemontesi. Solo per citare qualche dato. E per sfatare la leggenda che il Sud riceve più denaro del Nord, il neonato Partito del Sud ha organizzato a Longobardi un incontro proprio centrato su questi temi, presenti molti sindaci, interessati a riappropriarsi della verità storica. Una curiosità: Giuseppe Spadafora, coordinatore regionale del Partito del Sud, si è soffermato sull’esame del termine “borbonico”, utilizzato come sinonimo di arretratezza. Ma solo in Italia: se si va in Spagna o in Francia, il termine assume tutt’altro significato.


Fonte: http://www.telecosenza.it/wp/?p=7969



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E’ diventata una missione, quella del Partito del Sud, di voler divulgare ciò che davvero in pochi sanno: ovvero che quella del 1861 fu un’annessione e non un vero atto di unità nazionale. Ma la storia la scrivono i vincitori, e allora come rendere noto a tutti che, prima dell’unità, il Sud Italia era ricchissimo e ai vertici della tecnologia in Europa per le sue industrie? A Napoli era stato approvato il primo piano regolatore mai fatto al mondo. C’erano più giornali, pubblicazioni e medici che in qualunque altro luogo e la mortalità infantile era la più bassa d’Europa. E in Sicilia c’erano 100 stazioni telegrafiche, distrutte sistematicamente dai piemontesi. Solo per citare qualche dato. E per sfatare la leggenda che il Sud riceve più denaro del Nord, il neonato Partito del Sud ha organizzato a Longobardi un incontro proprio centrato su questi temi, presenti molti sindaci, interessati a riappropriarsi della verità storica. Una curiosità: Giuseppe Spadafora, coordinatore regionale del Partito del Sud, si è soffermato sull’esame del termine “borbonico”, utilizzato come sinonimo di arretratezza. Ma solo in Italia: se si va in Spagna o in Francia, il termine assume tutt’altro significato.


Fonte: http://www.telecosenza.it/wp/?p=7969



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lunedì 23 aprile 2012

150 anni dall'Unità d'Italia. Parla il Giudice Nicola Gratteri - "Finta Unità d'Italia"

Perchè ha procreato la mafia

Fonte: J' accuse...!

nicola gratteri copiaTrascriviamo alcune parti dell'Intervento del Giudice Nicola Gratteri Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. Al termine della trascrizione il video dell'intervento del Giudice Gratteri tratto da youtube

"... l'Unità d'Italia non è stata discussa, è stata imposta... Le violenze, gli omicidi, gli stupri fatti in Basilicata in Calabria, in Puglia... le fosse Ardeatine non sono nulla. Quando venivano ammazzati 10 romani per ogni tedesco ucciso nelle fosse Ardeatine, quando è stato ucciso un piemontese, erano uccisi 100 calabresi, per ogni piemontese ucciso... io ancora non ho sentito la storia dell'Unità d'Italia perchè la storia resta scritta dai vincenti... Chi ha imposto l'Unità d'Italia ha tradito quelle popolazioni che sono diventate sempre più povere e sempre più emarginate. Non sono qui a fare del vittimismo, ho letto documenti... non quelli che vanno di moda. Mi sono documentato, sono andato agli Archivi di Stato, ho letto documenti dell'epoca. L'unità d'Italia è stata imposta in cambio della modifica dei patti agrari... Lì è proliferato il bribantaggio che è cosa diversa dalla picciotteria. Attenzione non confondere. Perchè dei caproni ignoranti che non leggono e che non hanno studiato e che insegnano nelle università e vanno ai convegni antimafia non sono in grado di distinguere le origini della picciotteria col brigantaggio. Chiusa parentesi. Per quanto riguarda quello di cui ha parlato da elettore di sinistra ( il giudice si rivolge ad una persona tra il pubblico che evidentementee aveva fatto prima una domanda. ndr.) lei sa bene che oggi il parlamento, che è stato nominato da sei - sette persone non di più, noi non siamo in democrazia, non possiamo scegliere ( lunghi applausi ndr) perchè le rivoluzioni non si fanno solo con cultura, le rivoluzioni si fanno, lei ha visto nel Nord Africa, le rivoluzioni si fanno con la pace e noi non ancora non abbiamo la fame del Nord Africa per fare la rivoluzione... "


Fonte: J' accuse...!

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Perchè ha procreato la mafia

Fonte: J' accuse...!

nicola gratteri copiaTrascriviamo alcune parti dell'Intervento del Giudice Nicola Gratteri Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. Al termine della trascrizione il video dell'intervento del Giudice Gratteri tratto da youtube

"... l'Unità d'Italia non è stata discussa, è stata imposta... Le violenze, gli omicidi, gli stupri fatti in Basilicata in Calabria, in Puglia... le fosse Ardeatine non sono nulla. Quando venivano ammazzati 10 romani per ogni tedesco ucciso nelle fosse Ardeatine, quando è stato ucciso un piemontese, erano uccisi 100 calabresi, per ogni piemontese ucciso... io ancora non ho sentito la storia dell'Unità d'Italia perchè la storia resta scritta dai vincenti... Chi ha imposto l'Unità d'Italia ha tradito quelle popolazioni che sono diventate sempre più povere e sempre più emarginate. Non sono qui a fare del vittimismo, ho letto documenti... non quelli che vanno di moda. Mi sono documentato, sono andato agli Archivi di Stato, ho letto documenti dell'epoca. L'unità d'Italia è stata imposta in cambio della modifica dei patti agrari... Lì è proliferato il bribantaggio che è cosa diversa dalla picciotteria. Attenzione non confondere. Perchè dei caproni ignoranti che non leggono e che non hanno studiato e che insegnano nelle università e vanno ai convegni antimafia non sono in grado di distinguere le origini della picciotteria col brigantaggio. Chiusa parentesi. Per quanto riguarda quello di cui ha parlato da elettore di sinistra ( il giudice si rivolge ad una persona tra il pubblico che evidentementee aveva fatto prima una domanda. ndr.) lei sa bene che oggi il parlamento, che è stato nominato da sei - sette persone non di più, noi non siamo in democrazia, non possiamo scegliere ( lunghi applausi ndr) perchè le rivoluzioni non si fanno solo con cultura, le rivoluzioni si fanno, lei ha visto nel Nord Africa, le rivoluzioni si fanno con la pace e noi non ancora non abbiamo la fame del Nord Africa per fare la rivoluzione... "


Fonte: J' accuse...!

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