giovedì 22 marzo 2012

De Magistris alla città delle donne parla anche del caso Emiliano



http://www.youtube.com/watch?v=lbIJVm9CsEE


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http://www.youtube.com/watch?v=lbIJVm9CsEE


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L’Italia è ancora una Repubblica fondata sul lavoro?


di Domenico Gallo
Fonte: MicroMega

Lo sciopero indetto dalla FIOM lo scorso 9 marzo si fondava sull'ammonimento che il lavoro è un bene comune, da rivendicare con intransigenza, perchè particolarmente maltrattato in questa contingenza storica. Non si può non essere d'accordo, il lavoro è un bene comune, ma non è un bene esistente in natura, come l'acqua, è un bene comune in quanto istituito dalla Costituzione come supremo bene pubblico repubblicano.

Il principio lavorista, generato dall'art. 1 della Costituzione (l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro) costituisce uno dei cinque principi fondamentali che reggono l'edificio delle Costituzione (gli altri – secondo la nota definizione di Costantino Mortati - sono il principio democratico (art. 1), il principio personalista (art. 2 e 3), il principio pluralista (art.2), il principio internazionalista o supernazionale (artt. 10 e 11).

Il lavoro è posto a fondamento della Repubblica. Non si tratta di una espressione lieve o banale. Basti pensare quanto essa appare polemica, oggi, rispetto ad un modello economico-sociale in cui tutti gli indici di riferimento sono fondati sul mercato e sulla proprietà privata. Né si tratta di una scelta di classe a favore dei lavoratori dipendenti, quale avrebbe potuto essere adombrata nell’espressione “Repubblica democratica di lavoratori” proposta dai partiti di sinistra nell’Assemblea costituente. In realtà la dignità del lavoro è strettamente collegata ai diritti della persona. Di qui l’affermazione del diritto-dovere al lavoro, riconosciuto a tutti i cittadini, e del dovere della Repubblica di renderne effettivo l’esercizio (art. 4). Di qui il principio, contenuto nell’art. 35, secondo cui “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme.”

Il bene comune lavoro richiede che le persone siano occupate in modo qualitativamente accettabile e coerente con il pieno rispetto dei diritti costituzionali. Il lavoro come bene comune comporta la tutela di questo bene sia nei confronti del capitale privato (proprietà), sia nei confronti del sistema politico (governo) che del capitale privato sempre più frequentemente è succube. E' stato osservato, che: “il fine precipuo della difesa del lavoro come bene comune è quello di consentire ai lavoratori l'accesso ad una esistenza libera e dignitosa nell'ambito di una produzione ecologicamente sostenibile” (Mattei, 2011).

Non v'è dubbio che da lungo tempo il bene comune lavoro è sottoposto ad un attacco durissimo da una politica assoggettata ai dictat del potere privato che vuole smantellare i presidi che la legge ha posto a tutela della dignità del lavoro. L' aggressione al bene della dignità del lavoro è avvenuta attraverso la precarizzazione crescente dei rapporti di lavoro e la demolizione delle garanzie e delle tutele giurisdizionali, fino ad arrivare all'art.8 del decreto legge della manovra dell’ agosto 2011 (D.L. 13/8/2011 n. 138 conv. convertito con la L. 14/9/2011 n. 148), con il quale la tutela della dignità del lavoro e dei lavoratori è stata sottratta all'impero della legge e consegnata alla dinamica dei rapporti di forza, consentendo a soggetti privati la facoltà di dettare regole, in deroga a quelle leggi dello Stato, attraverso le quali si è incarnato il principio lavorista.

Adesso con la riforma Monti-Fornero l'aggressione al bene della dignità del lavoro fa un ulteriore passo avanti e raggiunge quegli obiettivi che il Governo Berlusconi aveva perseguito invano, trovando uno sbarramento insuperabile nello sciopero generale indetto dalla CGIL il 23 marzo 2002. La sostanziale abrogazione dell'art. 18, annunziata nel piano del governo sul lavoro, al di là delle chiacchiere sulla tutela dei lavoratori da comportamenti discriminatori, si risolve nello smantellamento, puro e semplice della tutela pubblica contro il licenziamento illegittimo, in violazione della costituzione e della stessa Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, che esige (art. 30) la tutela dei lavoratori contro ogni licenziamento ingiustificato.

Il problema non è che possono aumentare i licenziamenti, come paventano alcuni, in una situazione già difficile per l'occupazione, il problema è che cambia la natura del rapporto di lavoro. L'art. 18 è una norma di chiusura, rappresenta la sanzione che tiene in piedi l'intero edificio dei diritti dei lavoratori. Se si toglie la sanzione, l'edificio crolla e lo Statuto dei lavoratori che definisce i diritti dei lavoratori ed i limiti del potere privato diviene un pezzo di carta. Quando fu varato lo Statuto dei lavoratori, il commento unanime fu che finalmente la Costituzione entrava in fabbrica. Che finalmente anche i lavoratori acquistavano la libertà di esprimere le proprie opinioni, di iscriversi al sindacato da loro scelto, di non essere sottoposti alle vessazioni di polizie private, di non essere controllati nelle loro opinioni politiche, etc.

Tutto questo è destinato a sparire, la dignità del lavoratore ed il rispetto dei suoi diritti costituzionali, diventeranno merce di scambio da inserire nella contabilità dei costi e ricavi. La cancellazione dell'art. 18 (cioè della sanzione contro i comportamenti illegittimi del potere privato) espelle la Costituzione dai territori che sono dominio del potere privato e trasforma il lavoratore in un non-cittadino, realizzando la profezia nera di Marchionne, che aveva annunziato l'avvento di una nuova era.
Siamo proprio sicuri che è di questo che l'Italia ha bisogno?

Fonte: MicroMega

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di Domenico Gallo
Fonte: MicroMega

Lo sciopero indetto dalla FIOM lo scorso 9 marzo si fondava sull'ammonimento che il lavoro è un bene comune, da rivendicare con intransigenza, perchè particolarmente maltrattato in questa contingenza storica. Non si può non essere d'accordo, il lavoro è un bene comune, ma non è un bene esistente in natura, come l'acqua, è un bene comune in quanto istituito dalla Costituzione come supremo bene pubblico repubblicano.

Il principio lavorista, generato dall'art. 1 della Costituzione (l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro) costituisce uno dei cinque principi fondamentali che reggono l'edificio delle Costituzione (gli altri – secondo la nota definizione di Costantino Mortati - sono il principio democratico (art. 1), il principio personalista (art. 2 e 3), il principio pluralista (art.2), il principio internazionalista o supernazionale (artt. 10 e 11).

Il lavoro è posto a fondamento della Repubblica. Non si tratta di una espressione lieve o banale. Basti pensare quanto essa appare polemica, oggi, rispetto ad un modello economico-sociale in cui tutti gli indici di riferimento sono fondati sul mercato e sulla proprietà privata. Né si tratta di una scelta di classe a favore dei lavoratori dipendenti, quale avrebbe potuto essere adombrata nell’espressione “Repubblica democratica di lavoratori” proposta dai partiti di sinistra nell’Assemblea costituente. In realtà la dignità del lavoro è strettamente collegata ai diritti della persona. Di qui l’affermazione del diritto-dovere al lavoro, riconosciuto a tutti i cittadini, e del dovere della Repubblica di renderne effettivo l’esercizio (art. 4). Di qui il principio, contenuto nell’art. 35, secondo cui “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme.”

Il bene comune lavoro richiede che le persone siano occupate in modo qualitativamente accettabile e coerente con il pieno rispetto dei diritti costituzionali. Il lavoro come bene comune comporta la tutela di questo bene sia nei confronti del capitale privato (proprietà), sia nei confronti del sistema politico (governo) che del capitale privato sempre più frequentemente è succube. E' stato osservato, che: “il fine precipuo della difesa del lavoro come bene comune è quello di consentire ai lavoratori l'accesso ad una esistenza libera e dignitosa nell'ambito di una produzione ecologicamente sostenibile” (Mattei, 2011).

Non v'è dubbio che da lungo tempo il bene comune lavoro è sottoposto ad un attacco durissimo da una politica assoggettata ai dictat del potere privato che vuole smantellare i presidi che la legge ha posto a tutela della dignità del lavoro. L' aggressione al bene della dignità del lavoro è avvenuta attraverso la precarizzazione crescente dei rapporti di lavoro e la demolizione delle garanzie e delle tutele giurisdizionali, fino ad arrivare all'art.8 del decreto legge della manovra dell’ agosto 2011 (D.L. 13/8/2011 n. 138 conv. convertito con la L. 14/9/2011 n. 148), con il quale la tutela della dignità del lavoro e dei lavoratori è stata sottratta all'impero della legge e consegnata alla dinamica dei rapporti di forza, consentendo a soggetti privati la facoltà di dettare regole, in deroga a quelle leggi dello Stato, attraverso le quali si è incarnato il principio lavorista.

Adesso con la riforma Monti-Fornero l'aggressione al bene della dignità del lavoro fa un ulteriore passo avanti e raggiunge quegli obiettivi che il Governo Berlusconi aveva perseguito invano, trovando uno sbarramento insuperabile nello sciopero generale indetto dalla CGIL il 23 marzo 2002. La sostanziale abrogazione dell'art. 18, annunziata nel piano del governo sul lavoro, al di là delle chiacchiere sulla tutela dei lavoratori da comportamenti discriminatori, si risolve nello smantellamento, puro e semplice della tutela pubblica contro il licenziamento illegittimo, in violazione della costituzione e della stessa Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, che esige (art. 30) la tutela dei lavoratori contro ogni licenziamento ingiustificato.

Il problema non è che possono aumentare i licenziamenti, come paventano alcuni, in una situazione già difficile per l'occupazione, il problema è che cambia la natura del rapporto di lavoro. L'art. 18 è una norma di chiusura, rappresenta la sanzione che tiene in piedi l'intero edificio dei diritti dei lavoratori. Se si toglie la sanzione, l'edificio crolla e lo Statuto dei lavoratori che definisce i diritti dei lavoratori ed i limiti del potere privato diviene un pezzo di carta. Quando fu varato lo Statuto dei lavoratori, il commento unanime fu che finalmente la Costituzione entrava in fabbrica. Che finalmente anche i lavoratori acquistavano la libertà di esprimere le proprie opinioni, di iscriversi al sindacato da loro scelto, di non essere sottoposti alle vessazioni di polizie private, di non essere controllati nelle loro opinioni politiche, etc.

Tutto questo è destinato a sparire, la dignità del lavoratore ed il rispetto dei suoi diritti costituzionali, diventeranno merce di scambio da inserire nella contabilità dei costi e ricavi. La cancellazione dell'art. 18 (cioè della sanzione contro i comportamenti illegittimi del potere privato) espelle la Costituzione dai territori che sono dominio del potere privato e trasforma il lavoratore in un non-cittadino, realizzando la profezia nera di Marchionne, che aveva annunziato l'avvento di una nuova era.
Siamo proprio sicuri che è di questo che l'Italia ha bisogno?

Fonte: MicroMega

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San Giorgio a Cremano Venerdì 23 marzo 2012: INCONTRO PUBBLICO CON IL CANDIDATO SINDACO ALDO VELLA



Venerdì 23 marzo 2012
Club 1946 | via cavalli di bronzo, 33/35 | san giorgio a cremano
INCONTRO PUBBLICO CON IL CANDIDATO SINDACO ALDO VELLA
sul tema
San Giorgio a Cremano | La città del teatro, della cultura e della tradizione

interverranno: Alessandra Borgia, Renato Carpentieri, Sandra Coccia, Rosaria De Cicco, modera Amedeo Messina

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Venerdì 23 marzo 2012
Club 1946 | via cavalli di bronzo, 33/35 | san giorgio a cremano
INCONTRO PUBBLICO CON IL CANDIDATO SINDACO ALDO VELLA
sul tema
San Giorgio a Cremano | La città del teatro, della cultura e della tradizione

interverranno: Alessandra Borgia, Renato Carpentieri, Sandra Coccia, Rosaria De Cicco, modera Amedeo Messina

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mercoledì 21 marzo 2012

IL PARTITO DEL SUD ALLE COMUNALI DI CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (MN)

Per chiarezza visto che, per come è redatto, l'articolo può ingenerare qualche confusione, specifichiamo che il Partito del Sud è nella coalizione alternativa al PDL e alla Lega
( ovviamente e come sempre..) con il proprio candidato indipendente Francesco Massimino.



Fonte: La Gazzetta di Mantova del 21 Marzo 2011

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Per chiarezza visto che, per come è redatto, l'articolo può ingenerare qualche confusione, specifichiamo che il Partito del Sud è nella coalizione alternativa al PDL e alla Lega
( ovviamente e come sempre..) con il proprio candidato indipendente Francesco Massimino.



Fonte: La Gazzetta di Mantova del 21 Marzo 2011

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Su "Il Mattino" : "Chi comanda al Sud ha il volto straniero" articolo di Gigi di Fiore


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Fonte: Il Mattino del 21 Marzo 2012

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Fonte: Il Mattino del 21 Marzo 2012

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I CANDIDATI DEL PARTITO DEL SUD IN LISTA CON FERRANDELLI A PALERMO

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Elezioni amministrative San Giorgio a Cremano, conferenza stampa del candidato sindaco Aldo Vella



Giovedi 22 e non venerdi 23 cm alle 17,30 presso il “Club46”in via Cavalli di Bronzo, Aldo Vella candidato sindaco alle prossime amministrative terrà una conferenza stampa nella quale spiegherà le ragioni del suo impegno diretto per il “rinascimento della città” ed illustrerà i “7 punti capitali” del suo programma elettorale: cultura, trasparenza, vivibilità, sviluppo, servizi sociali, macchina comunale, città vesuviana.
Ma è soprattutto sulla cultura che egli intende lavorare perché la ritiene il volano di ogni buon governo.
Aldo Vella, architetto, già consigliere comunale a Portici, assessore a Somma Vesuviana, sindaco a San Giorgio a Cremano, è il fondatore della rivista “Quaderni Vesuviani” e l’ideatore della Libera Università Vesuviana. Recentemente ha preso la direzione della storica rivista “Cronache Meridionali” che annovera nel Comitato di Studio figure come Abdon Alinovi, Luigi De Magistris, Isaia Sales, Gilberto Marselli.
Aldo Vella è sostenuto dalla lista “ricomincio da Vella”, dal Partito del Sud e da forze provenienti da formazioni politiche di sinistra, e si caratterizza nel panorama sangiorgese come l’unico candidato che non si richiama a partiti politici tradizionali.



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Giovedi 22 e non venerdi 23 cm alle 17,30 presso il “Club46”in via Cavalli di Bronzo, Aldo Vella candidato sindaco alle prossime amministrative terrà una conferenza stampa nella quale spiegherà le ragioni del suo impegno diretto per il “rinascimento della città” ed illustrerà i “7 punti capitali” del suo programma elettorale: cultura, trasparenza, vivibilità, sviluppo, servizi sociali, macchina comunale, città vesuviana.
Ma è soprattutto sulla cultura che egli intende lavorare perché la ritiene il volano di ogni buon governo.
Aldo Vella, architetto, già consigliere comunale a Portici, assessore a Somma Vesuviana, sindaco a San Giorgio a Cremano, è il fondatore della rivista “Quaderni Vesuviani” e l’ideatore della Libera Università Vesuviana. Recentemente ha preso la direzione della storica rivista “Cronache Meridionali” che annovera nel Comitato di Studio figure come Abdon Alinovi, Luigi De Magistris, Isaia Sales, Gilberto Marselli.
Aldo Vella è sostenuto dalla lista “ricomincio da Vella”, dal Partito del Sud e da forze provenienti da formazioni politiche di sinistra, e si caratterizza nel panorama sangiorgese come l’unico candidato che non si richiama a partiti politici tradizionali.



martedì 20 marzo 2012

SEDICESIMA EDIZIONE MONITOR CITTÀ: SUL PODIO DE MAGISTRIS (NAPOLI), TOSI (VERONA), FASSINO (TORINO)


Ottimo risultato per de Magistris, che relega al secondo posto, fra i Sindaci più apprezzati d'Italia, il leghista Tosi..siamo certi che c'è chi non gradirà..ma a noi del PdSUD questa classifica fa molto piacere anche perchè, grazie a LDM, in questa particolare classifica il sud vince il confronto con il nord..inoltre da notare che de Magistris è l'unico Sindaco sul podio in aumento di gradimenti.

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Di Elena

Fonte: Datamonitor

La sedicesima edizione dell’indagine Monitorcittà, dell’istituto di ricerca Datamonitor, sull’apprezzamento dei sindaci vede al vertice della classifica Luigi De Magistris (Napoli, IDV) che con il 69, 8%, un +4,8% di gradimento, balza al primo posto. Mantiene la seconda posizione Flavio Tosi (Lega Nord), primo cittadino di Verona, con 66,1%, in calo dello 1,5%. Completa il podioPiero Fassino (Torino, PD) con il 64,8% di gradimento (-3,7%). In crescita, +3,6%, Massimo Zedda (Cagliari, SEL) con il 63,9% si piazza al quarto posto. Supera Vincenzo De Luca (Salerno, PD) che scende al quinto posto con 63,5% (in calo del 2%).

Monitorcittà è il sondaggio semestrale che enumera i sindaci dei capoluoghi di Provincia al di sopra del 55% di gradimento sull’operato, calcolato sulla base di un giudizio espresso dai cittadini. Sui 110 comuni capoluogo monitorati sono 47 i sindaci che entrano nella “top 55%” – erano 48 nella precedente edizione.

Le curiosità. Nessuna donna sindaco ha superato la soglia del 55%. I primi dieci sindaci nella “top 55%” sono del centrosinistra, a parte Flavio Tosi (Verona, LN, secondo in classifica). Nel complesso, dei 47 sindaci presenti in classifica 31 sono di centrosinistra e 16 di centrodestra. La “top 55%” è composta da 22 Sindaci del nord (erano 19 nell’ultimo rilevamento), 11 del centro (in calo di uno), e 14 del sud (erano 17). Luigi De Magistris (Napoli) è quello che ha fatto registrare la crescita di consensi più cospicua, + 4,8%, della sedicesima edizione di Monitorcittà. Michele Emiliano(Bari), Massimo Zedda (Cagliari), Federico Berruti (Savona) hanno incrementi di consenso importanti oltre il 3%.


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Ottimo risultato per de Magistris, che relega al secondo posto, fra i Sindaci più apprezzati d'Italia, il leghista Tosi..siamo certi che c'è chi non gradirà..ma a noi del PdSUD questa classifica fa molto piacere anche perchè, grazie a LDM, in questa particolare classifica il sud vince il confronto con il nord..inoltre da notare che de Magistris è l'unico Sindaco sul podio in aumento di gradimenti.

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Di Elena

Fonte: Datamonitor

La sedicesima edizione dell’indagine Monitorcittà, dell’istituto di ricerca Datamonitor, sull’apprezzamento dei sindaci vede al vertice della classifica Luigi De Magistris (Napoli, IDV) che con il 69, 8%, un +4,8% di gradimento, balza al primo posto. Mantiene la seconda posizione Flavio Tosi (Lega Nord), primo cittadino di Verona, con 66,1%, in calo dello 1,5%. Completa il podioPiero Fassino (Torino, PD) con il 64,8% di gradimento (-3,7%). In crescita, +3,6%, Massimo Zedda (Cagliari, SEL) con il 63,9% si piazza al quarto posto. Supera Vincenzo De Luca (Salerno, PD) che scende al quinto posto con 63,5% (in calo del 2%).

Monitorcittà è il sondaggio semestrale che enumera i sindaci dei capoluoghi di Provincia al di sopra del 55% di gradimento sull’operato, calcolato sulla base di un giudizio espresso dai cittadini. Sui 110 comuni capoluogo monitorati sono 47 i sindaci che entrano nella “top 55%” – erano 48 nella precedente edizione.

Le curiosità. Nessuna donna sindaco ha superato la soglia del 55%. I primi dieci sindaci nella “top 55%” sono del centrosinistra, a parte Flavio Tosi (Verona, LN, secondo in classifica). Nel complesso, dei 47 sindaci presenti in classifica 31 sono di centrosinistra e 16 di centrodestra. La “top 55%” è composta da 22 Sindaci del nord (erano 19 nell’ultimo rilevamento), 11 del centro (in calo di uno), e 14 del sud (erano 17). Luigi De Magistris (Napoli) è quello che ha fatto registrare la crescita di consensi più cospicua, + 4,8%, della sedicesima edizione di Monitorcittà. Michele Emiliano(Bari), Massimo Zedda (Cagliari), Federico Berruti (Savona) hanno incrementi di consenso importanti oltre il 3%.


E' nato il Blog Partito del Sud - Sicilia

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lunedì 19 marzo 2012

Poeti e scrittori meridionali del '900 cancellati dai programmi per i licei -PINO APRILE, AUTORE DI «TERRONI»: «UN MODO PER IGNORARCI»

Rivoluzione silenziosa della riforma Gelmini:
i grandi del XX secolo scompaiono dalle lezioni

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo

«Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole/ ed è subito sera». Li avete riconosciuti? Ma certo. E come si potrebbero dimenticare i versi del siciliano Salvatore Quasimodo, uno dei padri dell'ermetismo, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959? A rileggerle oggi quelle parole malinconiche ancora emozionano. Per non parlare di Uomo del mio tempo. «Sei ancora quello della pietra e della fionda uomo del mio tempo…», e così via. Capolavori in versi celebrati in tutte le antologie letterarie del Novecento, ad esempio da critici e storici della letteratura del calibro diNatalino Sapegno, tanto per limitarci a un nome soltanto. Eppure Quasimodo (e non solo lui) è scomparso definitivamente insieme a una pattuglia dei principali poeti e scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici dei licei italiani e degli istituti superiori in genere. Intellettuali del calibro di Sciascia, Vittorini o Silone diventeranno illustri sconosciuti per gli studenti della generazione 2.0 Impossibile? No, vero, verissimo.

IL DOCUMENTO - La decisione è stata presa nel silenzio generale, e messa nero su bianco, nel 2010 da una commissione di esperti nominata dal ministro dell'Istruzione di allora Maristella Gelmini. Il documento ministeriale, partorito nei giorni della riforma, (ancora disponibile sul sito del Ministero dell'Istruzione) appare a tratti ancor più ermetico dei versi di Quasimodo. Ve ne proponiamo solo il titolo per intero: «Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all'articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione all'articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento». In pratica sono le linee guida destinate ai docenti per il cosiddetto «curricolo»: serve a definire i fondamentali degli insegnamenti che il Miur (il Ministero dell'istruzione dell'Università e della ricerca scientifica) ritiene strategici per gli studenti delle scuole superiori.

I «SOLITI» CLASSICI - Nelle indicazioni «imprescindibili» per la letteratura del quinto anno gli esperti ministeriali si mantengono sul classico e nel periodo tra Ottocento e Novecento inseriscono Pascoli, D'Annunzio, Verga e Pirandello, autori giustamente definiti «non eludibili». Ma la sorpresa arriva al XX secolo. Qui chiarisce il papello ministeriale «il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un'adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva (per esempio Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, …). Il percorso della narrativa, dalla stagione neorealistica ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi e potrà essere integrato da altri autori (per esempio Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello…)». Stop. Nient'altro. E il povero Quasimodo? Dimenticato, forse. Ma, insieme al premio Nobel, l'oblio ministeriale ha mietuto - come dicevamo - altre vittime illustri: il salernitano Alfonso Gatto (A mio padre: «Se mi tornassi questa sera accanto, lungo la via dove scende l'ombra…»); oppure il materano Rocco Scotellaro («È fatto giorno, siamo entrati in giuoco anche noi, con i panni e le scarpe e le facce che avevamo»). E che dire poi in letteratura delle assenze del siciliano Leonardo Sciascia, dell'abruzzese Ignazio Silone, del potentino Leonardo Sinisgalli, del siracusano Elio Vittorini (ma anche del torinese Carlo Levi). Tutti «minori»non degni dell'attenzione ministeriale?

«COMPLOTTO» NORDISTA? - È indignato Pino Aprile, scrittore meridionalista, autore del fortunato «Terroni». Nel recente libro «Giù al Sud» ha dedicato un intero capitolo alla vicenda. Per lui non ci sono dubbi: «Su 17 poeti o scrittori del XX secolo, escludendo Verga e Pirandello assegnati all'Ottocento, non c'è un solo meridionale. C'è stato un netto rifiuto della cultura del Sud. Gli autori meridionali saranno confinati a realtà regionali, mentre la letteratura vera, quella che conta, sarà quella dell'Italia del Nord, vincente ed europea». Ma è davvero possibile credere a un complotto nordista tra i banchi di scuola, o le nuove indicazioni non sono, più banalmente, il risultato del grande dibattito che da anni divide i critici sulla letteratura del Novecento? Visto però che a pensar male qualche volta ci s'azzecca, c'è chi ha avanzato una richiesta ufficiale di «correzione», con un esposto all'attuale ministro Francesco Profumo. Ma anche al Capo dello Stato e ai presidenti di Camera e Senato. Semplicissima la richiesta: «Integrare le indicazioni didattiche con i nomi di Quasimodo, Gatto, Scotellaro e di altri intellettuali del nostro Sud e di regioni del Centro Italia poco rappresentate». L'appello arriva dal «Centro di documentazione della poesia del Sud» di Nusco, in Irpinia, dove ieri si è tenuto un convegno proprio sulla questione con la partecipazione di Aprile. Paolo Saggese, uno dei prof che (insieme con Alfonso Nannariello, Alessandro Di Napoli, Franca Molinaro, Peppino Iuliano) anima l'associazione, spiega di non voler alimentare «polemiche o battaglie di retroguardia. O, peggio ancora, una contrapposizioni Nord-Sud».

L'APPELLO - Al contrario l'appello, lanciato anche a tutte le scuole italiane, vuol essere un manifesto per l'unità culturale del Paese. «Perché — argomenta Saggese — una cultura nazionale veramente unitaria deve dare agli studenti la visione completa degli autori, includendo quelli del Sud. Invece con la Gelmini — aggiunge — è stata introdotta, non sappiamo quanto volontariamente, una visione decisamente nordista che tiene fuori almeno 15 regioni». Al ministro Profumo quindi l'ardua decisione. Ritroveremo Quasimodo tra gli autori del Novecento ritenuti «fondamentali» per gli studenti? Oppure, afflitti, dovremo condividere il suo Lamento per il Sud: «Ho dimenticato il mare, la grave conchiglia soffiata dai pastori siciliani, le cantilene dei carri lungo le strade (…) nell'aria dei verdi altipiani per le terre e i fiumi della Lombardia…Più nessuno mi porterà nel Sud….»

Roberto Russo

Fonte: Corriere del Mezzogiorno


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Rivoluzione silenziosa della riforma Gelmini:
i grandi del XX secolo scompaiono dalle lezioni

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo

«Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole/ ed è subito sera». Li avete riconosciuti? Ma certo. E come si potrebbero dimenticare i versi del siciliano Salvatore Quasimodo, uno dei padri dell'ermetismo, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959? A rileggerle oggi quelle parole malinconiche ancora emozionano. Per non parlare di Uomo del mio tempo. «Sei ancora quello della pietra e della fionda uomo del mio tempo…», e così via. Capolavori in versi celebrati in tutte le antologie letterarie del Novecento, ad esempio da critici e storici della letteratura del calibro diNatalino Sapegno, tanto per limitarci a un nome soltanto. Eppure Quasimodo (e non solo lui) è scomparso definitivamente insieme a una pattuglia dei principali poeti e scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici dei licei italiani e degli istituti superiori in genere. Intellettuali del calibro di Sciascia, Vittorini o Silone diventeranno illustri sconosciuti per gli studenti della generazione 2.0 Impossibile? No, vero, verissimo.

IL DOCUMENTO - La decisione è stata presa nel silenzio generale, e messa nero su bianco, nel 2010 da una commissione di esperti nominata dal ministro dell'Istruzione di allora Maristella Gelmini. Il documento ministeriale, partorito nei giorni della riforma, (ancora disponibile sul sito del Ministero dell'Istruzione) appare a tratti ancor più ermetico dei versi di Quasimodo. Ve ne proponiamo solo il titolo per intero: «Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all'articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione all'articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento». In pratica sono le linee guida destinate ai docenti per il cosiddetto «curricolo»: serve a definire i fondamentali degli insegnamenti che il Miur (il Ministero dell'istruzione dell'Università e della ricerca scientifica) ritiene strategici per gli studenti delle scuole superiori.

I «SOLITI» CLASSICI - Nelle indicazioni «imprescindibili» per la letteratura del quinto anno gli esperti ministeriali si mantengono sul classico e nel periodo tra Ottocento e Novecento inseriscono Pascoli, D'Annunzio, Verga e Pirandello, autori giustamente definiti «non eludibili». Ma la sorpresa arriva al XX secolo. Qui chiarisce il papello ministeriale «il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un'adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva (per esempio Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, …). Il percorso della narrativa, dalla stagione neorealistica ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi e potrà essere integrato da altri autori (per esempio Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello…)». Stop. Nient'altro. E il povero Quasimodo? Dimenticato, forse. Ma, insieme al premio Nobel, l'oblio ministeriale ha mietuto - come dicevamo - altre vittime illustri: il salernitano Alfonso Gatto (A mio padre: «Se mi tornassi questa sera accanto, lungo la via dove scende l'ombra…»); oppure il materano Rocco Scotellaro («È fatto giorno, siamo entrati in giuoco anche noi, con i panni e le scarpe e le facce che avevamo»). E che dire poi in letteratura delle assenze del siciliano Leonardo Sciascia, dell'abruzzese Ignazio Silone, del potentino Leonardo Sinisgalli, del siracusano Elio Vittorini (ma anche del torinese Carlo Levi). Tutti «minori»non degni dell'attenzione ministeriale?

«COMPLOTTO» NORDISTA? - È indignato Pino Aprile, scrittore meridionalista, autore del fortunato «Terroni». Nel recente libro «Giù al Sud» ha dedicato un intero capitolo alla vicenda. Per lui non ci sono dubbi: «Su 17 poeti o scrittori del XX secolo, escludendo Verga e Pirandello assegnati all'Ottocento, non c'è un solo meridionale. C'è stato un netto rifiuto della cultura del Sud. Gli autori meridionali saranno confinati a realtà regionali, mentre la letteratura vera, quella che conta, sarà quella dell'Italia del Nord, vincente ed europea». Ma è davvero possibile credere a un complotto nordista tra i banchi di scuola, o le nuove indicazioni non sono, più banalmente, il risultato del grande dibattito che da anni divide i critici sulla letteratura del Novecento? Visto però che a pensar male qualche volta ci s'azzecca, c'è chi ha avanzato una richiesta ufficiale di «correzione», con un esposto all'attuale ministro Francesco Profumo. Ma anche al Capo dello Stato e ai presidenti di Camera e Senato. Semplicissima la richiesta: «Integrare le indicazioni didattiche con i nomi di Quasimodo, Gatto, Scotellaro e di altri intellettuali del nostro Sud e di regioni del Centro Italia poco rappresentate». L'appello arriva dal «Centro di documentazione della poesia del Sud» di Nusco, in Irpinia, dove ieri si è tenuto un convegno proprio sulla questione con la partecipazione di Aprile. Paolo Saggese, uno dei prof che (insieme con Alfonso Nannariello, Alessandro Di Napoli, Franca Molinaro, Peppino Iuliano) anima l'associazione, spiega di non voler alimentare «polemiche o battaglie di retroguardia. O, peggio ancora, una contrapposizioni Nord-Sud».

L'APPELLO - Al contrario l'appello, lanciato anche a tutte le scuole italiane, vuol essere un manifesto per l'unità culturale del Paese. «Perché — argomenta Saggese — una cultura nazionale veramente unitaria deve dare agli studenti la visione completa degli autori, includendo quelli del Sud. Invece con la Gelmini — aggiunge — è stata introdotta, non sappiamo quanto volontariamente, una visione decisamente nordista che tiene fuori almeno 15 regioni». Al ministro Profumo quindi l'ardua decisione. Ritroveremo Quasimodo tra gli autori del Novecento ritenuti «fondamentali» per gli studenti? Oppure, afflitti, dovremo condividere il suo Lamento per il Sud: «Ho dimenticato il mare, la grave conchiglia soffiata dai pastori siciliani, le cantilene dei carri lungo le strade (…) nell'aria dei verdi altipiani per le terre e i fiumi della Lombardia…Più nessuno mi porterà nel Sud….»

Roberto Russo

Fonte: Corriere del Mezzogiorno


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