lunedì 19 marzo 2012

Paolo Saggese, “Crescita zero. L’Italia del terzo millennio…”

A colloquio con Paolo Saggese
di Antonietta Gnerre

Il libro - Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud, Delta 3 edizioni, Grottaminarda, 2011 - si apre con un prologo dal titolo La colpa è tutta nostra, che consiste in una riflessione accorata sulla crisi italiana che stiamo vivendo.

“In effetti, questa mia riflessione vuole porre l’accento su un concetto, a cui tengo molto: la crisi finanziaria, che stiamo vivendo, è, a mio avviso, innanzitutto una crisi politica, etica, culturale, di cui siamo tutti direttamente o indirettamente colpevoli. La “celebrazione” dell’immoralità e il senso d’impotenza nei confronti del degrado morale e culturale della Nazione sono alla base della “crisi” attuale: questi aspetti sono molto più preoccupanti degli indicatori puramente finanziari. E di questa crisi siamo tutti colpevoli.”

Dal libro emerge un’Italia che ha smarrito l’idea del bene comune e di un progetto ideale.
“Infatti, per poter riemergere dalla crisi occorre, a mio avviso, una rigenerazione intellettuale, morale e culturale della Nazione e un ritorno alla politica intesa come civismo, come “servizio”, come realizzazione del “bene comune” in quanto il “pubblico” è la “casa comune”, che tutti dobbiamo costruire, ponendo da parte gli interessi personali e gli egoismi delle varie piccole o grandi consorterie. Intanto, la nostra civiltà - lo ha posto in rilievo con acume e forza ideale, tra gli altri, Erich Fromm - e la nostra “economia” sono state organizzate e concepite, strutturate idealmente secondo principî ben diversi, diametralmente opposti: egoismi, arrivismi, fame di potere e di denaro, “la sacra fame dell’oro” di virgiliana e dantesca memoria, hanno sempre di più, oggi più di ieri, posto il denaro e il potere come unici “valori” esistenziali da perseguire, ad ogni costo. L’Italia, più delle altre Nazioni, mi sembra contaminata da questo virus distruttivo.”
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Segue la Prefazione di Pino Aprile che ha dedicato, tra l’altro, un intero capitolo del suo ultimo libro, Giù al Sud (Piemme 2011), al Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, fondato da te e da Giuseppe Iuliano.
“Sì, siamo grati a Pino Aprile, perché ha compreso come l’esclusione della poesia del Sud dalla storia nazionale sia un effetto di questa crisi italiana, che è alimentata da una contrapposizione netta tra Nord, Sud e Centro, purtroppo gravemente “sostenuta” da una politica diseducativa, che ha cavalcato il localismo e purtroppo anche il razzismo. Tuttavia, occorre dirlo, il Centro è sostenuto da tanti intellettuali italiani quali Ugo Piscopo, Giuseppe Panella, Francesco D’Episcopo, Alessandro Di Napoli, Enzo Rega, Alfonso Nannariello, Franca Molinaro, Salvatore Salvatore, Vincenzo D’Alessio e centinaia di altri, che hanno dedicato il loro pensiero alla valorizzazione del dialogo tra le culture e al confronto libero e basato sull’accoglienza e la reciprocità, rivolti sia all’Italia e all’Europa, ma anche a tutte le culture del Mediterraneo. In tal senso e non solo, sposiamo l’idea di Fernand Braudel del Mediterraneo come “ponte” tra civiltà.”

Il libro strutturato in quattro capitoli è impreziosito anche dalla postfazione di Dario Meninno, RSU FIOM CGIL dell’Iribus - Iveco di Flumeri, che racconta la fine della battaglia degli operai in difesa del lavoro.
“In effetti, il libro, che si occupa di questa crisi da vari punti di indagine, offre uno spaccato di una vicenda che ha del paradossale. La Irisbus Iveco di Valle Ufita, con quasi settecento operai, e con un indotto, che conta altrettanti lavoratori, è stata chiusa dalla FIAT. Eppure, questo stabilimento è l’unico in Italia a costruire pullman, di cui il nostro Paese ha urgentemente bisogno, dal momento che possiede un “parco autobus” obsoleto e altamente inquinante, per il quale l’Unione Europea ha richiesto uno svecchiamento immediato. Eppure, nonostante questo stabilimento fornisca un prodotto necessario al Paese, la politica e le economie aziendali hanno preferito altro! Quando, insomma, una Nazione rinuncia anche a prodotti “utili” e indispensabili, dimostra tra l’altro di non avere una guida, un progetto, una politica industriale degni di questo nome.”
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Entriamo nel cuore del libro, il primo capitolo, Poeti cafoni e meridionali criminali, è incentrato sulla damnatio memoriae della Poesia del Sud, la cui produzione novecentesca è lasciata fuori dalle recenti Indicazioni nazionali emanate a seguito del riordino dei Licei (DPR 89/2010).
“In questo capitolo, stigmatizzo un aspetto che pare sia sfuggito a molti: infatti, nelle “Indicazioni nazionali” emanate a seguito del riordino dei Licei, relativamente ai poeti e scrittori del Novecento, su diciassette autori menzionati, nessuno è meridionale. Non compare neanche Salvatore Quasimodo, Premio Nobel della Letteratura! Forse è casuale che compaiano solo scrittori e poeti lombardi, veneti, liguri, piemontesi, toscani, e tutte le altre regioni siano poco o per nulla rappresentate? Ma, al di là della polemica, a noi è sembrato sacrosanto segnalare la questione ed invitare tutte le scuole italiane a chiedere una integrazione delle “Indicazioni” includendo autori provenienti anche dalle altre regioni. È vero, si potrà obiettare, che le “Indicazioni” sono appunto semplicemente indicative, ma l’elenco così proposto con il tempo creerà un “canone” e indurrà le case editrici ad adeguarsi a questo elenco a nostro avviso incompleto se non discriminante.”
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Il secondo capitolo - I giovani e la crisi, affronta il tema principale della crisi etica prima che economica dell’Italia - analizza il destino dei giovani meridionali condannati all’emigrazione.
“La realtà del Sud è ancora più drammatica di quella del Nord e del Centro. Si tratta effettivamente di un’intera generazione abbandonata, condannata ad una vita peggiore di quella dei propri nonni e dei propri genitori. Parlo dei giovani tra i quindici e i trentacinque anni: tranne i privilegiati, il resto dovrà ricominciare d’accapo, “accontentandosi” di un lavoro sottopagato e precario. Il problema è sempre lo stesso: il modello dell’homo oeconomicus produce sviluppo - spesso distruttivo -, ma non il progresso, tanto meno la felicità. Crea un mondo, piuttosto, sempre più ingiusto!”
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La riflessione che emerge è il sostanziale fallimento delle politiche per l’industrializzazione soprattutto successive al terremoto del 23 novembre 1980.
“Nel libro, tento di affrontare le questioni da un punto di vista locale, nazionale e internazionale. Relativamente all’Irpinia, il grande progetto dell’”industria in montagna” elaborato dopo il terremoto del 23 novembre 1980 è stato in parte un fallimento. Ci sono casi di grande successo - analizzo quello della SEVES -, ma in genere i risultati sono stati inferiori alle attese. Ripensare quel periodo deve essere un obiettivo dell’oggi, per evitare gli errori del passato. Già Manlio Rossi-Doria, del resto, nei mesi immediatamente successivi al terremoto aveva dato delle indicazioni preziose, che furono in buona parte trascurate dalla politica.”
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Uno spazio centrale del libro è dedicato all’Irisbus e alla sua chiusura, documentata attraverso alcune riflessioni, che partono dai livelli internazionali per arrivare al locale.
“Nelle riflessioni dedicate all’Irisbus, ho posto in evidenza come la FIAT abbia accentuato la sua propensione globale e continuerà sempre di più negli anni a venire a guardare all’Asia e all’America e meno all’Italia. Dunque, in tal modo si spiega anche la dismissione della Irisbus, che al contrario avrebbe potuto essere - come in realtà è - uno stabilimento particolarmente prezioso non solo per il destino dell’Irpinia, ma anche per il piano industriale dell’Italia in Europa.”
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Il terzo capitolo, Politici, è dedicato ai politici della Seconda Repubblica, così lontani da un “politico dei princìpi”, desanctisiano, che risponde al nome di Gerardo Bianco. La cui figura di uomo retto e coerente può essere un simbolo per una nuova scommessa. Per un rinnovo della politica?
“La crisi della politica è davanti agli occhi di tutti, da quando le classi dirigenti sono state selezionate non sulla base delle qualità intellettuali o etiche ma spesso sulla base di valutazioni altre, che non hanno nulla a che vedere con il vero fine della politica, da intendersi come “risoluzione dei problemi della pólis”. L’omaggio a Gerardo Bianco è stato un modo per proporre un modello ideale, di politico desanctisiano, che rappresenta paradossalmente il futuro, nel senso che i giovani dovrebbero ritornare alla politica guardando a questi modelli ideali.”
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Infine, l’ultimo capitolo, Intellettuali e cultura, con tre paragrafi dedicati ad Antonio La Penna, Giuseppe Iuliano e Franco Arminio, riespone un’idea di intellettualità militante, che supera l’elitismo dorsiano per arrivare ad una visione della questione meridionale come questione di popolo.
“Sì, per risolvere la “questione meridionale” e in generale la crisi italiana, bisognerebbe ritornare ad un civismo diffuso, in cui tutti indistintamente si sentano chiamati a dare il loro contributo per il “bene comune”. Soluzioni elitiste o elitarie sono condannate al fallimento, come anche soluzioni che possano venire dall’alto. Un civismo dal basso è la soluzione che prospetto.”
Secondo te una culturale collettiva può portare ad una nuova prospettiva per l’intero Paese?
“Certo. Gramsci pensava ad un “intellettuale collettivo”, che fosse il partito. Mutuando da Gramsci questo concetto, potremmo affermare che il Paese si salva se il popolo, non più massa, sarà in grado di divenire “intellettuale collettivo”, unione di uomini e donne, che in nome del “bene comune”, dei valori della giustizia, della solidarietà, del rispetto reciproco e della pace possano pensare e progettare un futuro insieme.”
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Il libro si chiude con una pars construens, che consiste nella proposta di una virtù civica comune, che può rappresentare una svolta possibile per l’Irpinia, il Sud e l’Italia.
“In effetti, noi abbiamo costituito - dietro suggerimento del Presidente dell’UPI, Università Popolare d’Irpinia, Michele Ciasullo, che firma anche l’Introduzione al libro - le “Sentinelle dell’Irpinia”, un’associazione, che è un modo di essere, che ognuno dovrebbe assumere per il bene delle proprie comunità. Ecco, se gli Italiani divenissero tutti “Sentinelle dell’Italia” nel senso che pongano gli interessi, le bellezze, le ricchezze, il bene comune della Nazione al primo posto, avremmo risolto la “crisi” prima di tutto etica, politica e civile, che ci “condanna”. Allora, saremmo veramente forti e potremmo affrontare con slancio, con forza, con la convinzione del vero ottimismo, le sfide che ci attendono, e dare un futuro ai nostri giovani.”

Paolo Saggese (Torella dei Lombardi, Av, 1967), laureato in Lettere classiche presso l’Università degli Studi di Firenze, Dottore di ricerca in filologia greca e latina presso lo stesso Ateneo, già docente di Letteratura latina presso le SICSI dell’Università di Salerno, insegna da più di quindici anni latino e greco presso i Licei della provincia di Avellino. Autore o curatore di una trentina di volumi dedicati alla poesia latina ed italiana, alla storia del Novecento e alla politica, fondatore con Giuseppe Iuliano del Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud e condirettore artistico con lo stesso del “Festival della Poesia dei Paesi del Mediterraneo”, si è occupato di recente di Giuseppe Marotta, valorizzando le origini irpine dello scrittore de L’oro di Napoli. Ha, inoltre, pubblicato le poesie dedicate al terremoto dell’Irpinia (La polvere e la luna. I poeti del 23 novembre, Delta 3 edizioni, 2010), ha curato il poemetto La prigione di Francesco De Sanctis, ed ha appena concluso il saggio meridionalista Dorso, Gramsci, Sturzo: un dialogo “spezzato” (e altri saggi dorsiani), volume di prossima pubblicazione per i tipi della Delta 3 edizioni.

Fonte: Rainews24


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A colloquio con Paolo Saggese
di Antonietta Gnerre

Il libro - Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud, Delta 3 edizioni, Grottaminarda, 2011 - si apre con un prologo dal titolo La colpa è tutta nostra, che consiste in una riflessione accorata sulla crisi italiana che stiamo vivendo.

“In effetti, questa mia riflessione vuole porre l’accento su un concetto, a cui tengo molto: la crisi finanziaria, che stiamo vivendo, è, a mio avviso, innanzitutto una crisi politica, etica, culturale, di cui siamo tutti direttamente o indirettamente colpevoli. La “celebrazione” dell’immoralità e il senso d’impotenza nei confronti del degrado morale e culturale della Nazione sono alla base della “crisi” attuale: questi aspetti sono molto più preoccupanti degli indicatori puramente finanziari. E di questa crisi siamo tutti colpevoli.”

Dal libro emerge un’Italia che ha smarrito l’idea del bene comune e di un progetto ideale.
“Infatti, per poter riemergere dalla crisi occorre, a mio avviso, una rigenerazione intellettuale, morale e culturale della Nazione e un ritorno alla politica intesa come civismo, come “servizio”, come realizzazione del “bene comune” in quanto il “pubblico” è la “casa comune”, che tutti dobbiamo costruire, ponendo da parte gli interessi personali e gli egoismi delle varie piccole o grandi consorterie. Intanto, la nostra civiltà - lo ha posto in rilievo con acume e forza ideale, tra gli altri, Erich Fromm - e la nostra “economia” sono state organizzate e concepite, strutturate idealmente secondo principî ben diversi, diametralmente opposti: egoismi, arrivismi, fame di potere e di denaro, “la sacra fame dell’oro” di virgiliana e dantesca memoria, hanno sempre di più, oggi più di ieri, posto il denaro e il potere come unici “valori” esistenziali da perseguire, ad ogni costo. L’Italia, più delle altre Nazioni, mi sembra contaminata da questo virus distruttivo.”
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Segue la Prefazione di Pino Aprile che ha dedicato, tra l’altro, un intero capitolo del suo ultimo libro, Giù al Sud (Piemme 2011), al Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, fondato da te e da Giuseppe Iuliano.
“Sì, siamo grati a Pino Aprile, perché ha compreso come l’esclusione della poesia del Sud dalla storia nazionale sia un effetto di questa crisi italiana, che è alimentata da una contrapposizione netta tra Nord, Sud e Centro, purtroppo gravemente “sostenuta” da una politica diseducativa, che ha cavalcato il localismo e purtroppo anche il razzismo. Tuttavia, occorre dirlo, il Centro è sostenuto da tanti intellettuali italiani quali Ugo Piscopo, Giuseppe Panella, Francesco D’Episcopo, Alessandro Di Napoli, Enzo Rega, Alfonso Nannariello, Franca Molinaro, Salvatore Salvatore, Vincenzo D’Alessio e centinaia di altri, che hanno dedicato il loro pensiero alla valorizzazione del dialogo tra le culture e al confronto libero e basato sull’accoglienza e la reciprocità, rivolti sia all’Italia e all’Europa, ma anche a tutte le culture del Mediterraneo. In tal senso e non solo, sposiamo l’idea di Fernand Braudel del Mediterraneo come “ponte” tra civiltà.”

Il libro strutturato in quattro capitoli è impreziosito anche dalla postfazione di Dario Meninno, RSU FIOM CGIL dell’Iribus - Iveco di Flumeri, che racconta la fine della battaglia degli operai in difesa del lavoro.
“In effetti, il libro, che si occupa di questa crisi da vari punti di indagine, offre uno spaccato di una vicenda che ha del paradossale. La Irisbus Iveco di Valle Ufita, con quasi settecento operai, e con un indotto, che conta altrettanti lavoratori, è stata chiusa dalla FIAT. Eppure, questo stabilimento è l’unico in Italia a costruire pullman, di cui il nostro Paese ha urgentemente bisogno, dal momento che possiede un “parco autobus” obsoleto e altamente inquinante, per il quale l’Unione Europea ha richiesto uno svecchiamento immediato. Eppure, nonostante questo stabilimento fornisca un prodotto necessario al Paese, la politica e le economie aziendali hanno preferito altro! Quando, insomma, una Nazione rinuncia anche a prodotti “utili” e indispensabili, dimostra tra l’altro di non avere una guida, un progetto, una politica industriale degni di questo nome.”
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Entriamo nel cuore del libro, il primo capitolo, Poeti cafoni e meridionali criminali, è incentrato sulla damnatio memoriae della Poesia del Sud, la cui produzione novecentesca è lasciata fuori dalle recenti Indicazioni nazionali emanate a seguito del riordino dei Licei (DPR 89/2010).
“In questo capitolo, stigmatizzo un aspetto che pare sia sfuggito a molti: infatti, nelle “Indicazioni nazionali” emanate a seguito del riordino dei Licei, relativamente ai poeti e scrittori del Novecento, su diciassette autori menzionati, nessuno è meridionale. Non compare neanche Salvatore Quasimodo, Premio Nobel della Letteratura! Forse è casuale che compaiano solo scrittori e poeti lombardi, veneti, liguri, piemontesi, toscani, e tutte le altre regioni siano poco o per nulla rappresentate? Ma, al di là della polemica, a noi è sembrato sacrosanto segnalare la questione ed invitare tutte le scuole italiane a chiedere una integrazione delle “Indicazioni” includendo autori provenienti anche dalle altre regioni. È vero, si potrà obiettare, che le “Indicazioni” sono appunto semplicemente indicative, ma l’elenco così proposto con il tempo creerà un “canone” e indurrà le case editrici ad adeguarsi a questo elenco a nostro avviso incompleto se non discriminante.”
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Il secondo capitolo - I giovani e la crisi, affronta il tema principale della crisi etica prima che economica dell’Italia - analizza il destino dei giovani meridionali condannati all’emigrazione.
“La realtà del Sud è ancora più drammatica di quella del Nord e del Centro. Si tratta effettivamente di un’intera generazione abbandonata, condannata ad una vita peggiore di quella dei propri nonni e dei propri genitori. Parlo dei giovani tra i quindici e i trentacinque anni: tranne i privilegiati, il resto dovrà ricominciare d’accapo, “accontentandosi” di un lavoro sottopagato e precario. Il problema è sempre lo stesso: il modello dell’homo oeconomicus produce sviluppo - spesso distruttivo -, ma non il progresso, tanto meno la felicità. Crea un mondo, piuttosto, sempre più ingiusto!”
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La riflessione che emerge è il sostanziale fallimento delle politiche per l’industrializzazione soprattutto successive al terremoto del 23 novembre 1980.
“Nel libro, tento di affrontare le questioni da un punto di vista locale, nazionale e internazionale. Relativamente all’Irpinia, il grande progetto dell’”industria in montagna” elaborato dopo il terremoto del 23 novembre 1980 è stato in parte un fallimento. Ci sono casi di grande successo - analizzo quello della SEVES -, ma in genere i risultati sono stati inferiori alle attese. Ripensare quel periodo deve essere un obiettivo dell’oggi, per evitare gli errori del passato. Già Manlio Rossi-Doria, del resto, nei mesi immediatamente successivi al terremoto aveva dato delle indicazioni preziose, che furono in buona parte trascurate dalla politica.”
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Uno spazio centrale del libro è dedicato all’Irisbus e alla sua chiusura, documentata attraverso alcune riflessioni, che partono dai livelli internazionali per arrivare al locale.
“Nelle riflessioni dedicate all’Irisbus, ho posto in evidenza come la FIAT abbia accentuato la sua propensione globale e continuerà sempre di più negli anni a venire a guardare all’Asia e all’America e meno all’Italia. Dunque, in tal modo si spiega anche la dismissione della Irisbus, che al contrario avrebbe potuto essere - come in realtà è - uno stabilimento particolarmente prezioso non solo per il destino dell’Irpinia, ma anche per il piano industriale dell’Italia in Europa.”
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Il terzo capitolo, Politici, è dedicato ai politici della Seconda Repubblica, così lontani da un “politico dei princìpi”, desanctisiano, che risponde al nome di Gerardo Bianco. La cui figura di uomo retto e coerente può essere un simbolo per una nuova scommessa. Per un rinnovo della politica?
“La crisi della politica è davanti agli occhi di tutti, da quando le classi dirigenti sono state selezionate non sulla base delle qualità intellettuali o etiche ma spesso sulla base di valutazioni altre, che non hanno nulla a che vedere con il vero fine della politica, da intendersi come “risoluzione dei problemi della pólis”. L’omaggio a Gerardo Bianco è stato un modo per proporre un modello ideale, di politico desanctisiano, che rappresenta paradossalmente il futuro, nel senso che i giovani dovrebbero ritornare alla politica guardando a questi modelli ideali.”
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Infine, l’ultimo capitolo, Intellettuali e cultura, con tre paragrafi dedicati ad Antonio La Penna, Giuseppe Iuliano e Franco Arminio, riespone un’idea di intellettualità militante, che supera l’elitismo dorsiano per arrivare ad una visione della questione meridionale come questione di popolo.
“Sì, per risolvere la “questione meridionale” e in generale la crisi italiana, bisognerebbe ritornare ad un civismo diffuso, in cui tutti indistintamente si sentano chiamati a dare il loro contributo per il “bene comune”. Soluzioni elitiste o elitarie sono condannate al fallimento, come anche soluzioni che possano venire dall’alto. Un civismo dal basso è la soluzione che prospetto.”
Secondo te una culturale collettiva può portare ad una nuova prospettiva per l’intero Paese?
“Certo. Gramsci pensava ad un “intellettuale collettivo”, che fosse il partito. Mutuando da Gramsci questo concetto, potremmo affermare che il Paese si salva se il popolo, non più massa, sarà in grado di divenire “intellettuale collettivo”, unione di uomini e donne, che in nome del “bene comune”, dei valori della giustizia, della solidarietà, del rispetto reciproco e della pace possano pensare e progettare un futuro insieme.”
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Il libro si chiude con una pars construens, che consiste nella proposta di una virtù civica comune, che può rappresentare una svolta possibile per l’Irpinia, il Sud e l’Italia.
“In effetti, noi abbiamo costituito - dietro suggerimento del Presidente dell’UPI, Università Popolare d’Irpinia, Michele Ciasullo, che firma anche l’Introduzione al libro - le “Sentinelle dell’Irpinia”, un’associazione, che è un modo di essere, che ognuno dovrebbe assumere per il bene delle proprie comunità. Ecco, se gli Italiani divenissero tutti “Sentinelle dell’Italia” nel senso che pongano gli interessi, le bellezze, le ricchezze, il bene comune della Nazione al primo posto, avremmo risolto la “crisi” prima di tutto etica, politica e civile, che ci “condanna”. Allora, saremmo veramente forti e potremmo affrontare con slancio, con forza, con la convinzione del vero ottimismo, le sfide che ci attendono, e dare un futuro ai nostri giovani.”

Paolo Saggese (Torella dei Lombardi, Av, 1967), laureato in Lettere classiche presso l’Università degli Studi di Firenze, Dottore di ricerca in filologia greca e latina presso lo stesso Ateneo, già docente di Letteratura latina presso le SICSI dell’Università di Salerno, insegna da più di quindici anni latino e greco presso i Licei della provincia di Avellino. Autore o curatore di una trentina di volumi dedicati alla poesia latina ed italiana, alla storia del Novecento e alla politica, fondatore con Giuseppe Iuliano del Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud e condirettore artistico con lo stesso del “Festival della Poesia dei Paesi del Mediterraneo”, si è occupato di recente di Giuseppe Marotta, valorizzando le origini irpine dello scrittore de L’oro di Napoli. Ha, inoltre, pubblicato le poesie dedicate al terremoto dell’Irpinia (La polvere e la luna. I poeti del 23 novembre, Delta 3 edizioni, 2010), ha curato il poemetto La prigione di Francesco De Sanctis, ed ha appena concluso il saggio meridionalista Dorso, Gramsci, Sturzo: un dialogo “spezzato” (e altri saggi dorsiani), volume di prossima pubblicazione per i tipi della Delta 3 edizioni.

Fonte: Rainews24


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domenica 18 marzo 2012

GARIBALDI, CAVOUR, VITTORIO EMANUELE E FRANCESCHIELLO

di Biagio Corbelli


È proprio vero che il risorgimento è uno dei periodi storici meno conosciuti dalla stragrande maggioranza degli italiani.
Altrimenti non si spiega come ancora oggi ci ostiniamo a chiamare padri della patria:

Giuseppe Garibaldi, ex marinaio poi mercenario e massone spacciato per eroe al soldo "anche del diavolo purché paghi"; fu definito sfondatore di porte aperte dai suoi contemporanei.

Camillo Benso Conte di Cavour, massone - proprietario di mulini- agli ordini di Mister Albert Pike capo della massoneria inglese e primo ministro di sua maestà britannica; il conte inoltre era famoso all'epoca perché speculatore senza scrupolo; non era mai stato più a sud di Firenze.

Vittorio Emanuele Il di Savoia, un re detto galantuomo il quale, appena quattro mesi prima della partenza di Garibaldi da Quarto scrisse a Francesco Il di Borbone: "La casa Savoia non è mossa da fini ambiziosi o da brama di signoreggiare l'Italia ... lungi dal volere e dal desiderare che sia turbato alla reale casa di Napoli il pacifico possesso degli Stati che le appartengono ... non sarebbe migliore salvaguardia dell'indipendenza d'Italia che il buon accordo fra i due maggiori potentati di essa".

Bugiardo e violatore del diritto internazionale in quanto invasore senza dichiarazione di guerra.

Tale padre della patria galantuomo, per ribadire l'annessione degli altri stati pre unitari al regno Sabaudo con il nome di regno d'Italia, è voluto rimanere con l'ordine dinastico Il, e per confondere gli ingenui in merito disse: " ... parevagli, qualora avesse assunto questo secondo titolo, (cioè Vittorio Emanuele I Re d'Italia ) commettere ingratitudine verso i gloriosi avi suoi, i quali certamente avevano col senno e con la spada apparecchiata a lui di lunga mano la corona che oggi gli cingeva il capo."

Ebbene tali padri della patria, ci dicono i libri scritti dai vinti, tutto avevano a cuore tranne il sentimento di unire un popolo - che in comune aveva solo la lingua scritta - sotto un unico stato. Il disegno politico e quello economico erano ben altri.
L'obbiettivo politico di Inghilterra e Francia, e non del popolo che abitava la penisola, era quello di contrastare e annientare le monarchie cattoliche, per sostituirle con uno stato laico.
Il Regno delle Due Sicilie, cattolicissimo, non era avviato al liberismo e quindi era nemico. Di conseguenza isolato. Rappresentava un cattivo esempio per i massoni liberali; era una nazione di 9.000.000 di abitanti ricca, con industria, economia e agricoltura fiorenti ed avviati e con un'emigrazione pari a zero. Vero è che i Borbone tarpavano le ali alla borghesia di pensiero liberale che voleva crescere economicamente con ogni mezzo, così come poi fece.

Attraverso l'azione di Ferdinando Il, che sapeva accogliere e tradurre in pratica le buone idee che provenivano da tutti i movimenti di pensiero di allora, tale Regno non sarebbe mai diventato libero mercato per speculatori o per l'Inghilterra. Quest'ultima importava gratis materie prime dalle sue colonie, le trasformava attraverso il suo sistema industriale già avviato e le rivendeva nei mercati di tutto il mondo. I prezzi praticati erano, di conseguenza, più competitivi di quelli degli artigiani locali. Tutto ciò successe poi anche nel neonato regno d'Italia. Il Regno delle Due Sicilie, vantava un sistema bancario efficiente, all'avanguardia e capace di comandare lavoro, ed era una nazione economicamente autonoma.

I suoi primati in tutti i settori sono noti oramai a tutti. Basta ricordare soltanto che prima dell'invasione piemontese il suo prodotto interno lordo era superiore a quello degli altri stati pre unitari.

Il che ne faceva un formidabile concorrente economico a livello europeo. In merito al disegno economico, il regno sabaudo era stato in quegli anni più volte vicino al fallimento e nel 1859 era piegato dai debiti. Il grande statista aveva contratto debiti con i banchieri Rothschild per finanziare la cacciata dal lombardo veneto degli Austro-ungarici.
Doveva in tutti i modi allargare la base dei contribuenti per pagare i debiti. Inoltre i futuri aspiranti capitalisti vicini al Conte di Cavour, avevano bisogno della materia prima per finanziare la crescita dell'allora modesto apparato industriale del triangolo Torino-Genova- Milano. Nel Regno delle Due Sicilie c'era tutto ciò di cui egli aveva bisogno. Bisognava solamente strapparlo con la forza ai legittimi proprietari con una scusa credibile e con avventurieri disposti a correre il rischio per lui. Il conte non voleva apparire agli occhi dell'Europa come un invasore. Pensate che mentre Garibaldi era in viaggio verso la Sicilia, a scanso di equivoci si dissociò dall'azione del Nizzardo, rispondendo così alle proteste dei diplomatici che chiedevano conto della partita da Quarto dei 1089. "Uomo abbieftissimo"lo ha definito Giacinto de Sivo nella sua "Storia delle Due Sicilie da/1847 a/1863".

Ma i tempi erano maturi per i massoni liberali. L'opera di discredito verso i Borbone, iniziata alcuni decenni prima, era al culmine. Ferdinando Il è morto da un anno, gli è successo un ragazzo di 23 anni. Questi è circondato da traditori della patria del calibro di Liborio Romano, suo ministro dell'interno, primo e insuperabile esempio di come trasformare la camorra in una istituzione del regno d'Italia; da generali come Acton, Landi e Lanza autori - con il loro immobilismo pagato dal cassiere di Garibaldi Ippolito Nievo poi misteriosamente scomparso - del buon fine delle gesta del planetario eroe. Tali generali, con il loro comportamento da traditori, hanno fatto sì che fosse addossato il dispregiativo di "esercito di Franceschiello " ad un esercito che non vedeva l'ora di prendere Garibaldi ed i 1088 per fargli la festa in quanto invasori della loro patria. E ci sarebbe facilmente riuscito se, i sopra citati generali, non lo avesse prima tradito e poi trattenuto. Il De Sivo in merito offre delle pagine esilaranti sulle disavventure dei mille al loro sbarco in Sicilia.
Orbene, dopo che la borghesia delle Due Sicilie fu liberata dal giogo dei Borbone, che ne è stato del Bel Reame? Francesco Il visto l'orda barbarica che arrivava, non volendo lasciare morte e distruzione nella splendida Napoli allora capitale di livello europeo, e dopo 150 anni di governo dei fratelli d'Italia diventata invece capitale mondiale della spazzatura su strada, decise di difendere il suo regno nella fortezza di Gaeta. Ma non prima di aver detto al traditore Liborio Romano di far attenzione al suo collo ed una frase profetica ed attualissima: "I piemontesi non vi lasceranno neanche gli occhi per piangere".

Questo ragazzo di 25 anni insieme a sua moglie ed al suo esercito, inviso e deriso dalla storia scritta dai vincitori, apostrofato con tanti soprannomi, resiste tre mesi a Gaeta sotto le bombe dei piemontesi comandate da un criminale di guerra chiamato Cialdini, il quale continua a bombardare la fortezza nonostante siano in corso le trattative per la resa.

Resa decisa a causa di una epidemia di tifo e dalla impossibilità di curare i feriti ed i malati.
Il poeta Russo raccogliendo la testimonianza di un sopravvissuto di Gaeta e raccontata nel 'O surdato e Gaeta', mostra la vera personalità di Francesco Il, vero eroe insieme a sua moglie Maria Sofia. Per Vittorio Emanuele III di Savoia, che nel 1943 lascia il paese allo sbando e se la fila alla chetichella, a confronto non c'è dispregiativo che gli si addica.
A questo punto i padri della patria avevano: il bottino di guerra, nove milioni di contribuenti in più e tantissimo oro da drenare dal Regno delle Due Sicilie.

Su 640.700.000 di lire-oro che costitui il capitale del neonato regno d'Italia, 445.200.000 furono razziati dal Regno delle Due Sicilie. Ma questo fu il meno.

Carlo Bombrini genovese governatore della Banca Nazionale, poi diventata Banca d'Italia, aveva un ben preciso disegno in testa owiamente in accordo con il conte. Disse, con riferimento agli imprenditori del Regno delle Due Sicilie: "Non dovranno mai più essere in grado di intraprendere".
Così fu e così continua ad essere tutt'ora.
Apparato industriale dismesso, tanto per fare un esempio le commeSSE;l non erano date più all'opificio di Pietrarsa con 2000 addetti, ma bensì all'Ansaldo di Genova con 500 addetti. Alle prime manifestazioni di protesta degli operai napoletani, i patriottici bersaglieri di Vittorio Emanuele II spararono sui dimostranti facendo morti e feriti. Il Banco delle due Sicilie, privato del potere di emissione di denaro, insieme al drenaggio dell'oro circolante attraverso il corso forzoso dei biglietti di carta della Banca Nazionale, fu privato del ruolo di protagonista e promotore del commercio del regno delle Due Sicilie e quindi del potere di comandare lavoro. Resistette finché poté, ma l'economia locale andava distrutta.

Infatti, per esempio, Carlo Bombrini figura tra gli esportatori genovesi che si impadronirono del mercato oleario meridionale, fonte generosa di valuta estera.
L'invasione di piemontesi nei posti chiave della nuova amministrazione nell'area duosiciliana, l'aumento ed istituzione di nuove tasse, dazi sulle merci a protezione di quelle prodotte nel nord Italia, e i bersaglieri comandati da barbari assassini fanno il resto.
Da una nazione che non conosceva disoccupazione, che sapeva guardare al futuro proteggendo tutte le classi sociali, il Regno delle Due Sicilie è trasformato dai padri della patria in una colonia. Dal 1861 ad oggi sono 25.000.000 le persone nate nell'ex Regno delle Due Sicilie ed emigrate in tutto il mondo per lavoro.
Questa forza lavoro ha contribuito alla crescita economica di stati europei, delle americhe e del continente Australiano insieme a tanti altri emigrati di altri paesi del mondo.
Ma quello che sfugge a tanti è che una parte di essa ha contribuito da sola alla crescita economica dell'Italia del nord. Penso a chi, ancora oggi, beneficia degli effetti dello scempio realizzato più di 150 anni fa a danno dell'ex Regno delle Due Sicilie, che magari legge libri, articoli e pubblicazioni inneggianti ai cosiddetti padri della patria, e se la ride pensando agli ingenui che credono alle favole del patriottismo e dell'Italia una ed indivisibile.
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di Biagio Corbelli


È proprio vero che il risorgimento è uno dei periodi storici meno conosciuti dalla stragrande maggioranza degli italiani.
Altrimenti non si spiega come ancora oggi ci ostiniamo a chiamare padri della patria:

Giuseppe Garibaldi, ex marinaio poi mercenario e massone spacciato per eroe al soldo "anche del diavolo purché paghi"; fu definito sfondatore di porte aperte dai suoi contemporanei.

Camillo Benso Conte di Cavour, massone - proprietario di mulini- agli ordini di Mister Albert Pike capo della massoneria inglese e primo ministro di sua maestà britannica; il conte inoltre era famoso all'epoca perché speculatore senza scrupolo; non era mai stato più a sud di Firenze.

Vittorio Emanuele Il di Savoia, un re detto galantuomo il quale, appena quattro mesi prima della partenza di Garibaldi da Quarto scrisse a Francesco Il di Borbone: "La casa Savoia non è mossa da fini ambiziosi o da brama di signoreggiare l'Italia ... lungi dal volere e dal desiderare che sia turbato alla reale casa di Napoli il pacifico possesso degli Stati che le appartengono ... non sarebbe migliore salvaguardia dell'indipendenza d'Italia che il buon accordo fra i due maggiori potentati di essa".

Bugiardo e violatore del diritto internazionale in quanto invasore senza dichiarazione di guerra.

Tale padre della patria galantuomo, per ribadire l'annessione degli altri stati pre unitari al regno Sabaudo con il nome di regno d'Italia, è voluto rimanere con l'ordine dinastico Il, e per confondere gli ingenui in merito disse: " ... parevagli, qualora avesse assunto questo secondo titolo, (cioè Vittorio Emanuele I Re d'Italia ) commettere ingratitudine verso i gloriosi avi suoi, i quali certamente avevano col senno e con la spada apparecchiata a lui di lunga mano la corona che oggi gli cingeva il capo."

Ebbene tali padri della patria, ci dicono i libri scritti dai vinti, tutto avevano a cuore tranne il sentimento di unire un popolo - che in comune aveva solo la lingua scritta - sotto un unico stato. Il disegno politico e quello economico erano ben altri.
L'obbiettivo politico di Inghilterra e Francia, e non del popolo che abitava la penisola, era quello di contrastare e annientare le monarchie cattoliche, per sostituirle con uno stato laico.
Il Regno delle Due Sicilie, cattolicissimo, non era avviato al liberismo e quindi era nemico. Di conseguenza isolato. Rappresentava un cattivo esempio per i massoni liberali; era una nazione di 9.000.000 di abitanti ricca, con industria, economia e agricoltura fiorenti ed avviati e con un'emigrazione pari a zero. Vero è che i Borbone tarpavano le ali alla borghesia di pensiero liberale che voleva crescere economicamente con ogni mezzo, così come poi fece.

Attraverso l'azione di Ferdinando Il, che sapeva accogliere e tradurre in pratica le buone idee che provenivano da tutti i movimenti di pensiero di allora, tale Regno non sarebbe mai diventato libero mercato per speculatori o per l'Inghilterra. Quest'ultima importava gratis materie prime dalle sue colonie, le trasformava attraverso il suo sistema industriale già avviato e le rivendeva nei mercati di tutto il mondo. I prezzi praticati erano, di conseguenza, più competitivi di quelli degli artigiani locali. Tutto ciò successe poi anche nel neonato regno d'Italia. Il Regno delle Due Sicilie, vantava un sistema bancario efficiente, all'avanguardia e capace di comandare lavoro, ed era una nazione economicamente autonoma.

I suoi primati in tutti i settori sono noti oramai a tutti. Basta ricordare soltanto che prima dell'invasione piemontese il suo prodotto interno lordo era superiore a quello degli altri stati pre unitari.

Il che ne faceva un formidabile concorrente economico a livello europeo. In merito al disegno economico, il regno sabaudo era stato in quegli anni più volte vicino al fallimento e nel 1859 era piegato dai debiti. Il grande statista aveva contratto debiti con i banchieri Rothschild per finanziare la cacciata dal lombardo veneto degli Austro-ungarici.
Doveva in tutti i modi allargare la base dei contribuenti per pagare i debiti. Inoltre i futuri aspiranti capitalisti vicini al Conte di Cavour, avevano bisogno della materia prima per finanziare la crescita dell'allora modesto apparato industriale del triangolo Torino-Genova- Milano. Nel Regno delle Due Sicilie c'era tutto ciò di cui egli aveva bisogno. Bisognava solamente strapparlo con la forza ai legittimi proprietari con una scusa credibile e con avventurieri disposti a correre il rischio per lui. Il conte non voleva apparire agli occhi dell'Europa come un invasore. Pensate che mentre Garibaldi era in viaggio verso la Sicilia, a scanso di equivoci si dissociò dall'azione del Nizzardo, rispondendo così alle proteste dei diplomatici che chiedevano conto della partita da Quarto dei 1089. "Uomo abbieftissimo"lo ha definito Giacinto de Sivo nella sua "Storia delle Due Sicilie da/1847 a/1863".

Ma i tempi erano maturi per i massoni liberali. L'opera di discredito verso i Borbone, iniziata alcuni decenni prima, era al culmine. Ferdinando Il è morto da un anno, gli è successo un ragazzo di 23 anni. Questi è circondato da traditori della patria del calibro di Liborio Romano, suo ministro dell'interno, primo e insuperabile esempio di come trasformare la camorra in una istituzione del regno d'Italia; da generali come Acton, Landi e Lanza autori - con il loro immobilismo pagato dal cassiere di Garibaldi Ippolito Nievo poi misteriosamente scomparso - del buon fine delle gesta del planetario eroe. Tali generali, con il loro comportamento da traditori, hanno fatto sì che fosse addossato il dispregiativo di "esercito di Franceschiello " ad un esercito che non vedeva l'ora di prendere Garibaldi ed i 1088 per fargli la festa in quanto invasori della loro patria. E ci sarebbe facilmente riuscito se, i sopra citati generali, non lo avesse prima tradito e poi trattenuto. Il De Sivo in merito offre delle pagine esilaranti sulle disavventure dei mille al loro sbarco in Sicilia.
Orbene, dopo che la borghesia delle Due Sicilie fu liberata dal giogo dei Borbone, che ne è stato del Bel Reame? Francesco Il visto l'orda barbarica che arrivava, non volendo lasciare morte e distruzione nella splendida Napoli allora capitale di livello europeo, e dopo 150 anni di governo dei fratelli d'Italia diventata invece capitale mondiale della spazzatura su strada, decise di difendere il suo regno nella fortezza di Gaeta. Ma non prima di aver detto al traditore Liborio Romano di far attenzione al suo collo ed una frase profetica ed attualissima: "I piemontesi non vi lasceranno neanche gli occhi per piangere".

Questo ragazzo di 25 anni insieme a sua moglie ed al suo esercito, inviso e deriso dalla storia scritta dai vincitori, apostrofato con tanti soprannomi, resiste tre mesi a Gaeta sotto le bombe dei piemontesi comandate da un criminale di guerra chiamato Cialdini, il quale continua a bombardare la fortezza nonostante siano in corso le trattative per la resa.

Resa decisa a causa di una epidemia di tifo e dalla impossibilità di curare i feriti ed i malati.
Il poeta Russo raccogliendo la testimonianza di un sopravvissuto di Gaeta e raccontata nel 'O surdato e Gaeta', mostra la vera personalità di Francesco Il, vero eroe insieme a sua moglie Maria Sofia. Per Vittorio Emanuele III di Savoia, che nel 1943 lascia il paese allo sbando e se la fila alla chetichella, a confronto non c'è dispregiativo che gli si addica.
A questo punto i padri della patria avevano: il bottino di guerra, nove milioni di contribuenti in più e tantissimo oro da drenare dal Regno delle Due Sicilie.

Su 640.700.000 di lire-oro che costitui il capitale del neonato regno d'Italia, 445.200.000 furono razziati dal Regno delle Due Sicilie. Ma questo fu il meno.

Carlo Bombrini genovese governatore della Banca Nazionale, poi diventata Banca d'Italia, aveva un ben preciso disegno in testa owiamente in accordo con il conte. Disse, con riferimento agli imprenditori del Regno delle Due Sicilie: "Non dovranno mai più essere in grado di intraprendere".
Così fu e così continua ad essere tutt'ora.
Apparato industriale dismesso, tanto per fare un esempio le commeSSE;l non erano date più all'opificio di Pietrarsa con 2000 addetti, ma bensì all'Ansaldo di Genova con 500 addetti. Alle prime manifestazioni di protesta degli operai napoletani, i patriottici bersaglieri di Vittorio Emanuele II spararono sui dimostranti facendo morti e feriti. Il Banco delle due Sicilie, privato del potere di emissione di denaro, insieme al drenaggio dell'oro circolante attraverso il corso forzoso dei biglietti di carta della Banca Nazionale, fu privato del ruolo di protagonista e promotore del commercio del regno delle Due Sicilie e quindi del potere di comandare lavoro. Resistette finché poté, ma l'economia locale andava distrutta.

Infatti, per esempio, Carlo Bombrini figura tra gli esportatori genovesi che si impadronirono del mercato oleario meridionale, fonte generosa di valuta estera.
L'invasione di piemontesi nei posti chiave della nuova amministrazione nell'area duosiciliana, l'aumento ed istituzione di nuove tasse, dazi sulle merci a protezione di quelle prodotte nel nord Italia, e i bersaglieri comandati da barbari assassini fanno il resto.
Da una nazione che non conosceva disoccupazione, che sapeva guardare al futuro proteggendo tutte le classi sociali, il Regno delle Due Sicilie è trasformato dai padri della patria in una colonia. Dal 1861 ad oggi sono 25.000.000 le persone nate nell'ex Regno delle Due Sicilie ed emigrate in tutto il mondo per lavoro.
Questa forza lavoro ha contribuito alla crescita economica di stati europei, delle americhe e del continente Australiano insieme a tanti altri emigrati di altri paesi del mondo.
Ma quello che sfugge a tanti è che una parte di essa ha contribuito da sola alla crescita economica dell'Italia del nord. Penso a chi, ancora oggi, beneficia degli effetti dello scempio realizzato più di 150 anni fa a danno dell'ex Regno delle Due Sicilie, che magari legge libri, articoli e pubblicazioni inneggianti ai cosiddetti padri della patria, e se la ride pensando agli ingenui che credono alle favole del patriottismo e dell'Italia una ed indivisibile.

sabato 17 marzo 2012

Gaeta è punto di eccellenza della Regione Lazio per quanto riguarda i beni demaniali.

"La Questione demaniale è stata posta in primis dalla giunta Raimondi, la quale ha avuto ieri un incontro bilaterale con il Mibac (Ministero dei Beni Culturali). Antonio Ciano, tramite il Partito del Sud ne ha fatto il suo campo di battaglia, la sua bandiera. Possiamo dire che l'operazione Demanio, in Italia, è stata posta da Ciano. La giunta Raimondi ha già portato a casa la Caserma Sant'Angelo, la casina rossa, la chiesa di San Michele Aacangelo, l'orto botanico borbonico e la palazzina degli ufficiali. il 19 gennaio abbiamo richiesto la Gran Guardia Borbonica, i Bastioni Carlo V, e il Mausolea Lucio Munazio Planco, che è un bene nazionale archeologico e non può essere ceduto ( come il Colosseo); ieri abbiamo richiesto tutti i bastioni del fronte di terra, escliusi quelli della Trinità superiore ed inferiore e quelli miltari e la Polveriera Forte Emilio Savio. La Regione Lazio non ha partecipato all'incontro. Alla Polverini non interessa che Gaeta sia così avanti nella riacquisizione dei beni demaniali, come non interessa la salute della gente e la ferrovia Formia Gaeta alla quale ha sottratto 19 milioni di euro per il completamento della stessa."


Antonio Ciano

Presidente Onorario del Partito del Sud

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"La Questione demaniale è stata posta in primis dalla giunta Raimondi, la quale ha avuto ieri un incontro bilaterale con il Mibac (Ministero dei Beni Culturali). Antonio Ciano, tramite il Partito del Sud ne ha fatto il suo campo di battaglia, la sua bandiera. Possiamo dire che l'operazione Demanio, in Italia, è stata posta da Ciano. La giunta Raimondi ha già portato a casa la Caserma Sant'Angelo, la casina rossa, la chiesa di San Michele Aacangelo, l'orto botanico borbonico e la palazzina degli ufficiali. il 19 gennaio abbiamo richiesto la Gran Guardia Borbonica, i Bastioni Carlo V, e il Mausolea Lucio Munazio Planco, che è un bene nazionale archeologico e non può essere ceduto ( come il Colosseo); ieri abbiamo richiesto tutti i bastioni del fronte di terra, escliusi quelli della Trinità superiore ed inferiore e quelli miltari e la Polveriera Forte Emilio Savio. La Regione Lazio non ha partecipato all'incontro. Alla Polverini non interessa che Gaeta sia così avanti nella riacquisizione dei beni demaniali, come non interessa la salute della gente e la ferrovia Formia Gaeta alla quale ha sottratto 19 milioni di euro per il completamento della stessa."


Antonio Ciano

Presidente Onorario del Partito del Sud

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Conferenza Stampa Michele Emiliano



Esaustiva e condivisibile conferenza di Michele Emiliano :






il nostro appoggio a Michele Emiliano, di cui il Partito del Sud s'onora d'essere amico e sostenitore dei suoi valori di sincero democratico e difensore degli interessi del Sud

Partito del Sud

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Esaustiva e condivisibile conferenza di Michele Emiliano :






il nostro appoggio a Michele Emiliano, di cui il Partito del Sud s'onora d'essere amico e sostenitore dei suoi valori di sincero democratico e difensore degli interessi del Sud

Partito del Sud

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Io non festeggio - 17 marzo 2012

Io non festeggio una data che ricorda un'invasione militare e l'inizio di una colonizzazione per una parte del paese, condizione che continua ancora oggi, con altri mezzi e metodi.
Io non festeggio una falsa "Unità", fino a quando le possibilità di trovare un lavoro dignitoso saranno molto più scarse al Sud, fino a quando si spenderà di meno al Sud per infrastrutture e tutto il resto, fino a quando le banche e le assicurazioni faranno pagare di più il Sud rispetto al più ricco centro-Nord, non ci sarà vera unità.
Io non festeggio una dinastia nefasta come i Savoia ed un Regno sabaudo che ha trattato i meridionali come "briganti", e ne ha ucciso centinaia di migliaia, ha deportato ed ha imprigionato altre decine di migliaia, ha distrutto ed incendiato decine di paesi, ha massacrato la nostra economia e la nostra agricoltura meridionale per favorire la nascita dell'industria al Nord e ci ha trascinato nelle disastrose guerre coloniali, e poi verso le tragedie del XX secolo come le due guerre mondiali ed il fascismo.
Io non festeggio le bugie ma amo la verità e la giustizia, continuerò con tutte le mie forze a combattere per cambiare le cose, in modo democratico e pacifico, senza offendere nessuno e senza avere la presunzione che la mia cultura e la mia storia sia migliore di altre, ma di sicuro con la dignità, l'onestà e la forza di pretendere che non sia considerata inferiore e che nessun Borghezio o Calderoli o Buonanno si permetta più di offenderci.
E non continuerò solo con i proclami, come questo che sto scrivendo, mi organizzerò con altre persone che non vogliono alzare steccati o ridisegnare confini, o peggio ancora continuano a fare guerre e rivoluzioni solo su Facebook, ma con chi vuole costruire qualcosa di concreto nella vita reale e che sia proponibile per il XXI secolo, che si possa vederne passo dopo passo la crescita...allora il nostro sogno potrà diventare realtà..."mai è durato lungamente l'opera dell'iniquità, né sono eterne le usurpazioni"*.


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


Immagine da gruppo Facebook Briganti

*Dal proclama di Francesco II a Gaeta, 8 dicembre 1860

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Io non festeggio una data che ricorda un'invasione militare e l'inizio di una colonizzazione per una parte del paese, condizione che continua ancora oggi, con altri mezzi e metodi.
Io non festeggio una falsa "Unità", fino a quando le possibilità di trovare un lavoro dignitoso saranno molto più scarse al Sud, fino a quando si spenderà di meno al Sud per infrastrutture e tutto il resto, fino a quando le banche e le assicurazioni faranno pagare di più il Sud rispetto al più ricco centro-Nord, non ci sarà vera unità.
Io non festeggio una dinastia nefasta come i Savoia ed un Regno sabaudo che ha trattato i meridionali come "briganti", e ne ha ucciso centinaia di migliaia, ha deportato ed ha imprigionato altre decine di migliaia, ha distrutto ed incendiato decine di paesi, ha massacrato la nostra economia e la nostra agricoltura meridionale per favorire la nascita dell'industria al Nord e ci ha trascinato nelle disastrose guerre coloniali, e poi verso le tragedie del XX secolo come le due guerre mondiali ed il fascismo.
Io non festeggio le bugie ma amo la verità e la giustizia, continuerò con tutte le mie forze a combattere per cambiare le cose, in modo democratico e pacifico, senza offendere nessuno e senza avere la presunzione che la mia cultura e la mia storia sia migliore di altre, ma di sicuro con la dignità, l'onestà e la forza di pretendere che non sia considerata inferiore e che nessun Borghezio o Calderoli o Buonanno si permetta più di offenderci.
E non continuerò solo con i proclami, come questo che sto scrivendo, mi organizzerò con altre persone che non vogliono alzare steccati o ridisegnare confini, o peggio ancora continuano a fare guerre e rivoluzioni solo su Facebook, ma con chi vuole costruire qualcosa di concreto nella vita reale e che sia proponibile per il XXI secolo, che si possa vederne passo dopo passo la crescita...allora il nostro sogno potrà diventare realtà..."mai è durato lungamente l'opera dell'iniquità, né sono eterne le usurpazioni"*.


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


Immagine da gruppo Facebook Briganti

*Dal proclama di Francesco II a Gaeta, 8 dicembre 1860

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Emiliano : "Non me ne andrò per un pò di pesce..."




Emiliano,… quattro spigole, noci bianche e... cozze pelose


di Bruno Pappalardo

E’ tutto qui! Altro non pare sia sostanzialmente rilevante per Emiliano a Bari.
Lui stesso, son certo, davanti alle accuse, affronterà ogni imputazione, che gli giungerà dalla Giustizia, a viso aperto, impavido e “baldanzoso” davanti allo spauracchio che stanno sventolandogli davanti al muso.
Insomma nulla che possa essere paragonato a quanto, (stamani se ne aggiunto un altro alla lunga lista di assessori e consiglieri corrotti) succede al Pirellone;
Mi viene quasi naturale chiedermi,... ma, la corruzione non era una cosa del meridione? Pare, invece, che in Lombardia non ci sia altra attività che quella, …boh?!!
Si è parlato di un pranzo regalato offerto o di regali di genere alimentare. Insomma che Emiliano dovesse pure denunciare un certo piacere per la tavola, orbene, bastava guardarlo e risparmiarsi le intercettazioni.
Tuttavia se si accetta il principio dell’utilità di quest’ultime e anche che tutti gli uomini della politica, ossia i responsabili della cosa pubblica, debbano essere più attentamente sorvegliati di qualsiasi altro comune cittadino, le indagini valgono anche per Emiliano a Bari come per Formigoni.
Torniamo un attimo a Bari. Il sindaco Emiliano, nel 2004 viene eletto primo cittadino. Tutto fila dritto ma, nel 2007, il sindaco si trova a dover decidere su chi scegliere alla dirigenza dell’Ufficio Tecnico del Comune. L’ex vice sindaco Emanuele Martinelli, pare suggerisca al sindaco, l’ing. Vito Nitti al posto di una proba signora Annarosa Marzia, attenta e scrupolosa sugli appalti. Sceglie il Nitti anche perché Marzia era distaccata a Taranto e non poteva legittimamente essere nominata a Bari.
Parentesi: è bene sottolineare, per tutti gli amministratori che è sempre opportuno preoccuparsi, per un qualsiasi incarico, di prevedere la defezione anche della propria ombra. (vorrei intendere per ingenuità sia verso il Martinelli che del Nitti). La storia del pranzo con bottigliate di champagne e formaggi è tutta un’altra storia che colora solo il nero opaco della vicenda.
E’ pur vero, tuttavia che quella “ingenuità” oggi, gli costa rispondere soprattutto per aver favorito talune imprese ed in particolare la società di Costruzione Dec, di Daniele e Gerardo De Gennaro oggi agli arresti domiciliari con altri cinque dirigenti, per l’accertamento dei reati.
I giornali non dicono, ad esempio, che la politica di Emiliano, come quella della governatorato della Regione Puglia ha espressamente puntato sulle risorse imprenditoriali del territorio come vanto e fiore all’occhiello d’esso, per le eccellenze che quel settore aveva e ancora dimostra di avere. Tante imprese significa modernizzazione e soprattutto lavoro. Tante imprese significa vedere lontano, aprirsi prima di altri, solchi sicuri verso nuovi mercati ma che dal 2009, sono in parte rimasti ingessati dalla crisi. Un impianto produttivo fortemente flessibile e adeguato alla concorrenza di quelli altri del Nord ed esteri e, avviare quel maledetto treno delle infrastrutture che tarda da anni, a partire. Il tessuto della produttività pugliese è tra quelle d’altre regioni del meridione, il più esteso ma che, negli anni di Emiliano sindaco, aveva mostrato le migliori doti di adeguamento ai tempi e alle istanze estere e dell’intero paese.
Il consiglio, in quegli anni, dell’ex vice sindaco Martinelli offerto al nuovo primo cittadino, di scegliere il Nitti, deve essere collocata in questa logica. Il Nitti conoscitore della stragrande maggioranza degli imprenditori della regione, poteva rappresentare l’anello, il filo rosso, l’intercessore più veloce per una operazione connettivale ad una piattaforma di sviluppo allargato e potenziante.
La faccenda Emiliano dovrà essere risolta, dunque, da quella giustizia che lo stesso sindaco ne ha fatto per sé, la sua bandiera.
Entrare nel merito specifico dei fatti, tuttavia, sarebbe un errore da parte dello scrivente. Anzi tengo a dire che il Emiliano l’ho visto da vicino, a pochi passi. Ho visto il suo faccione rotondo, naturale propensione alla schiettezza. Lo so che non significa NULLA! E’ evidente!!
Sarà che sono solo uno sciagurato, uno sconsiderato … ma ho conosciuto tanta gente, soprattutto agiata e mi pare d’aver acquisito un certo occhio;… anche per l’alunno 18/ventenne nell’ultima fila dell’aula nascosta dietro una pila di libri neppure suoi.
Ho visto anche quella di Jacoviello e Grassi che non si possono dire propriamente belle grosse e tornite.

da Bruno Pappalardo ( se si vuole: un consigliere napoletano del PdSUD)


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Emiliano,… quattro spigole, noci bianche e... cozze pelose


di Bruno Pappalardo

E’ tutto qui! Altro non pare sia sostanzialmente rilevante per Emiliano a Bari.
Lui stesso, son certo, davanti alle accuse, affronterà ogni imputazione, che gli giungerà dalla Giustizia, a viso aperto, impavido e “baldanzoso” davanti allo spauracchio che stanno sventolandogli davanti al muso.
Insomma nulla che possa essere paragonato a quanto, (stamani se ne aggiunto un altro alla lunga lista di assessori e consiglieri corrotti) succede al Pirellone;
Mi viene quasi naturale chiedermi,... ma, la corruzione non era una cosa del meridione? Pare, invece, che in Lombardia non ci sia altra attività che quella, …boh?!!
Si è parlato di un pranzo regalato offerto o di regali di genere alimentare. Insomma che Emiliano dovesse pure denunciare un certo piacere per la tavola, orbene, bastava guardarlo e risparmiarsi le intercettazioni.
Tuttavia se si accetta il principio dell’utilità di quest’ultime e anche che tutti gli uomini della politica, ossia i responsabili della cosa pubblica, debbano essere più attentamente sorvegliati di qualsiasi altro comune cittadino, le indagini valgono anche per Emiliano a Bari come per Formigoni.
Torniamo un attimo a Bari. Il sindaco Emiliano, nel 2004 viene eletto primo cittadino. Tutto fila dritto ma, nel 2007, il sindaco si trova a dover decidere su chi scegliere alla dirigenza dell’Ufficio Tecnico del Comune. L’ex vice sindaco Emanuele Martinelli, pare suggerisca al sindaco, l’ing. Vito Nitti al posto di una proba signora Annarosa Marzia, attenta e scrupolosa sugli appalti. Sceglie il Nitti anche perché Marzia era distaccata a Taranto e non poteva legittimamente essere nominata a Bari.
Parentesi: è bene sottolineare, per tutti gli amministratori che è sempre opportuno preoccuparsi, per un qualsiasi incarico, di prevedere la defezione anche della propria ombra. (vorrei intendere per ingenuità sia verso il Martinelli che del Nitti). La storia del pranzo con bottigliate di champagne e formaggi è tutta un’altra storia che colora solo il nero opaco della vicenda.
E’ pur vero, tuttavia che quella “ingenuità” oggi, gli costa rispondere soprattutto per aver favorito talune imprese ed in particolare la società di Costruzione Dec, di Daniele e Gerardo De Gennaro oggi agli arresti domiciliari con altri cinque dirigenti, per l’accertamento dei reati.
I giornali non dicono, ad esempio, che la politica di Emiliano, come quella della governatorato della Regione Puglia ha espressamente puntato sulle risorse imprenditoriali del territorio come vanto e fiore all’occhiello d’esso, per le eccellenze che quel settore aveva e ancora dimostra di avere. Tante imprese significa modernizzazione e soprattutto lavoro. Tante imprese significa vedere lontano, aprirsi prima di altri, solchi sicuri verso nuovi mercati ma che dal 2009, sono in parte rimasti ingessati dalla crisi. Un impianto produttivo fortemente flessibile e adeguato alla concorrenza di quelli altri del Nord ed esteri e, avviare quel maledetto treno delle infrastrutture che tarda da anni, a partire. Il tessuto della produttività pugliese è tra quelle d’altre regioni del meridione, il più esteso ma che, negli anni di Emiliano sindaco, aveva mostrato le migliori doti di adeguamento ai tempi e alle istanze estere e dell’intero paese.
Il consiglio, in quegli anni, dell’ex vice sindaco Martinelli offerto al nuovo primo cittadino, di scegliere il Nitti, deve essere collocata in questa logica. Il Nitti conoscitore della stragrande maggioranza degli imprenditori della regione, poteva rappresentare l’anello, il filo rosso, l’intercessore più veloce per una operazione connettivale ad una piattaforma di sviluppo allargato e potenziante.
La faccenda Emiliano dovrà essere risolta, dunque, da quella giustizia che lo stesso sindaco ne ha fatto per sé, la sua bandiera.
Entrare nel merito specifico dei fatti, tuttavia, sarebbe un errore da parte dello scrivente. Anzi tengo a dire che il Emiliano l’ho visto da vicino, a pochi passi. Ho visto il suo faccione rotondo, naturale propensione alla schiettezza. Lo so che non significa NULLA! E’ evidente!!
Sarà che sono solo uno sciagurato, uno sconsiderato … ma ho conosciuto tanta gente, soprattutto agiata e mi pare d’aver acquisito un certo occhio;… anche per l’alunno 18/ventenne nell’ultima fila dell’aula nascosta dietro una pila di libri neppure suoi.
Ho visto anche quella di Jacoviello e Grassi che non si possono dire propriamente belle grosse e tornite.

da Bruno Pappalardo ( se si vuole: un consigliere napoletano del PdSUD)


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venerdì 16 marzo 2012

Il Muro che non fa passare il Sud


di LINO PATRUNO
L’inviato del giornale del Nord scrive per il suo pubblico: e il suo pubblico forse non vuol sentire nulla di buono sul Sud. Magari neanche per specularci, anzitutto per non essere disturbato nelle sue convinzioni. Detto e fatto: l’inviato scende nelle tre principali città del Sud e la missione è compiuta. Napoli, Palermo e Bari come le descriviamo? Con lo stesso meccanismo col quale si dice, per esempio, che il freddo al Nord è secco e al Sud è umido, che quaggiù la “o” è chiusa e lassù aperta, che i sudisti sanno divertirsi e loro no (perché, ovvio, hanno da lavorare). Certezze, ci vogliono.

Allora Napoli. La città dell’impiego pubblico ha più dipendenti dell’Unione Europea.

Vero, ma serve a poco senza aggiungere le responsabilità degli sciagurati politici locali ma anche di una politica nazionale che ha voluto creare, in cambio di voti, più posti pubblici che posti per farci le fabbriche. Al Cardarelli c’è un reparto di barelle: vero, ma serve a poco senza dire che i Pronto soccorso sono più o meno una sciagura ovunque (vedi Roma) e che a Milano ci sono stati un paio di cosine come il San Raffaele e la clinica dove amputavano i sani. L’assistenza sociale è data in appalto alla malavita: vero, ma serve a nulla senza dire che altrove (guarda guarda, Lombardia) c’è una malavita dei colletti bianchi che ci fa un Paese fra i più corrotti del mondo. E poi, di notte sulla “volante” della polizia, l’ora in cui, come si diceva un tempo, lavorano solo prostitute e giornalisti: più facile che ci trovi malavita organizzata che buonavita organizzata.

Così Palermo. I siciliani stessi lamentano che in parte è ciò che il Sud non dovrebbe mai essere: ed è bene che l’inviato lo dica. Forse dovrebbe dire anche che le regioni a statuto speciale un po’ si somigliano in tutt’Italia. E’ bene che l’inviato ricordi la mafia, anche perché scrive giustamente che i turisti per primi vanno per viverne il brivido strisciando lungo i muri. Ed è bene che la città sia descritta di commovente bellezza, senza citare però alcun barbaglio di commovente futuro tranne i “forconi” che paiono purtroppo commovente passato.

Infine Bari. Ci vuole fortuna nella vita, perché dopo la discesa dell’inviato è esploso l’affaraccio del Petruzzelli, come dire la bandiera non solo locale. Una indegnità. (Poi è esplosa anche una storia di tangenti, ma qui Milano è appunto maestra). Continuare però a ripetere “Bari degli scandali”, della “cocaina”, delle “notti brave” in discoteca non sembra un approfondimento (come l’articolo si presenta) su una città che in materia ha già ampiamente dato alla patria. Schifo, non ci sono dubbi. Senza dire della lentezza esasperante della giustizia e dei caporioni difesi dal sistema. Come uno schifo che la squadra della città abbia avuto nel seno tipini tanto schiappe e super pagati quanto propensi a vendersi le partite come respiravano. E anche qui, giro finale sulla “volante” nelle tenebre: qualche malamente è inevitabile che lo trovi.

Ora, parliamoci chiaro, l’inviato potrebbe obiettare: ecco il solito “benaltrismo”, non parlate di noi perché c’è “ben altro”. D’accordo. E poi si sa che i giornalisti lavorano sulle eccezioni, quindi è ovvio che ci sia la tradizionale “parte sana” del Sud che è la grande maggioranza e non appare eccetera eccetera. E la verità è anche che non si dovrebbe lasciare in appalto ad altri i propri mali, benché la stampa del Sud non si faccia certo pregare a spiattellare il florilegio quotidiano dei panni sporchi domestici. Né infine discutere con chi esprime altre opinioni sul Sud dovrebbe significare essere automaticamente intruppati in qualche fantomatica Lega Sud, che non esiste per la semplice ragione che anche a fare una Lega è più bravo (per sfortuna loro) il Nord.

Conclusione. E’ una vita che, di fronte a ciò che scrivono al Nord, il Sud si divide. Chi plaude, meno male che le cose le vengono a dire loro. Chi si ribella, vengono a descriverci sempre come munnezza, ladri, sprechi. Però sarebbe ora che anzitutto il Sud se ne rendesse conto: al di là della sua voglia delegata di sfogarsi, c’è un Muro peggio di quello di Berlino che gli impedisce di passare al di là con una immagine diversa da quella che fa comodo. Legata al peggio. E immagine negativa legata purtroppo anche alle intenzioni nascoste di una politica nazionale che verso il Sud è indifferente e ostile quanto la politica locale è troppo spesso incapace e impresentabile.

Poi, l’unica cosa chiara è che senza il Sud, ovviamente quello che meno che mai appare sui giornali del Nord, l’Italia non starebbe fra i dieci Paesi più ricchi del mondo. Come è chiaro che, se un Dio (forse terrone) deve dare una mano al Sud, l’altra mano il Sud se la deve dare inesorabilmente da solo.

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

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di LINO PATRUNO
L’inviato del giornale del Nord scrive per il suo pubblico: e il suo pubblico forse non vuol sentire nulla di buono sul Sud. Magari neanche per specularci, anzitutto per non essere disturbato nelle sue convinzioni. Detto e fatto: l’inviato scende nelle tre principali città del Sud e la missione è compiuta. Napoli, Palermo e Bari come le descriviamo? Con lo stesso meccanismo col quale si dice, per esempio, che il freddo al Nord è secco e al Sud è umido, che quaggiù la “o” è chiusa e lassù aperta, che i sudisti sanno divertirsi e loro no (perché, ovvio, hanno da lavorare). Certezze, ci vogliono.

Allora Napoli. La città dell’impiego pubblico ha più dipendenti dell’Unione Europea.

Vero, ma serve a poco senza aggiungere le responsabilità degli sciagurati politici locali ma anche di una politica nazionale che ha voluto creare, in cambio di voti, più posti pubblici che posti per farci le fabbriche. Al Cardarelli c’è un reparto di barelle: vero, ma serve a poco senza dire che i Pronto soccorso sono più o meno una sciagura ovunque (vedi Roma) e che a Milano ci sono stati un paio di cosine come il San Raffaele e la clinica dove amputavano i sani. L’assistenza sociale è data in appalto alla malavita: vero, ma serve a nulla senza dire che altrove (guarda guarda, Lombardia) c’è una malavita dei colletti bianchi che ci fa un Paese fra i più corrotti del mondo. E poi, di notte sulla “volante” della polizia, l’ora in cui, come si diceva un tempo, lavorano solo prostitute e giornalisti: più facile che ci trovi malavita organizzata che buonavita organizzata.

Così Palermo. I siciliani stessi lamentano che in parte è ciò che il Sud non dovrebbe mai essere: ed è bene che l’inviato lo dica. Forse dovrebbe dire anche che le regioni a statuto speciale un po’ si somigliano in tutt’Italia. E’ bene che l’inviato ricordi la mafia, anche perché scrive giustamente che i turisti per primi vanno per viverne il brivido strisciando lungo i muri. Ed è bene che la città sia descritta di commovente bellezza, senza citare però alcun barbaglio di commovente futuro tranne i “forconi” che paiono purtroppo commovente passato.

Infine Bari. Ci vuole fortuna nella vita, perché dopo la discesa dell’inviato è esploso l’affaraccio del Petruzzelli, come dire la bandiera non solo locale. Una indegnità. (Poi è esplosa anche una storia di tangenti, ma qui Milano è appunto maestra). Continuare però a ripetere “Bari degli scandali”, della “cocaina”, delle “notti brave” in discoteca non sembra un approfondimento (come l’articolo si presenta) su una città che in materia ha già ampiamente dato alla patria. Schifo, non ci sono dubbi. Senza dire della lentezza esasperante della giustizia e dei caporioni difesi dal sistema. Come uno schifo che la squadra della città abbia avuto nel seno tipini tanto schiappe e super pagati quanto propensi a vendersi le partite come respiravano. E anche qui, giro finale sulla “volante” nelle tenebre: qualche malamente è inevitabile che lo trovi.

Ora, parliamoci chiaro, l’inviato potrebbe obiettare: ecco il solito “benaltrismo”, non parlate di noi perché c’è “ben altro”. D’accordo. E poi si sa che i giornalisti lavorano sulle eccezioni, quindi è ovvio che ci sia la tradizionale “parte sana” del Sud che è la grande maggioranza e non appare eccetera eccetera. E la verità è anche che non si dovrebbe lasciare in appalto ad altri i propri mali, benché la stampa del Sud non si faccia certo pregare a spiattellare il florilegio quotidiano dei panni sporchi domestici. Né infine discutere con chi esprime altre opinioni sul Sud dovrebbe significare essere automaticamente intruppati in qualche fantomatica Lega Sud, che non esiste per la semplice ragione che anche a fare una Lega è più bravo (per sfortuna loro) il Nord.

Conclusione. E’ una vita che, di fronte a ciò che scrivono al Nord, il Sud si divide. Chi plaude, meno male che le cose le vengono a dire loro. Chi si ribella, vengono a descriverci sempre come munnezza, ladri, sprechi. Però sarebbe ora che anzitutto il Sud se ne rendesse conto: al di là della sua voglia delegata di sfogarsi, c’è un Muro peggio di quello di Berlino che gli impedisce di passare al di là con una immagine diversa da quella che fa comodo. Legata al peggio. E immagine negativa legata purtroppo anche alle intenzioni nascoste di una politica nazionale che verso il Sud è indifferente e ostile quanto la politica locale è troppo spesso incapace e impresentabile.

Poi, l’unica cosa chiara è che senza il Sud, ovviamente quello che meno che mai appare sui giornali del Nord, l’Italia non starebbe fra i dieci Paesi più ricchi del mondo. Come è chiaro che, se un Dio (forse terrone) deve dare una mano al Sud, l’altra mano il Sud se la deve dare inesorabilmente da solo.

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

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Cittadinanza onoraria a Pino Masciari! A Milano può esserci anche del buono...il vero meridionalismo e' agli antipodi del leghismo!


Dopo tante cattive notizie, esempi di corruzione dilagante in Regione Lombardia e tante dimostrazioni di stupidità leghista, finalmente arriva una buona notizia da Milano, con la
cittadinanza onoraria che verrà concessa il 16 marzo 2012 a Pino Masciari, un calabrese che da anni lotta contro la 'ndrangheta e dovrebbe avere il sostegno non solo di tutti i meridionali ma di tutto il paese.

Il meridionalismo deve continuare a combattere una battaglia senza quartiere contro tutte le mafie e distinguersi sempre di più dal leghismo, non solo per la volontà di unire davvero il paese (che unito non lo e' mai stato fin dal 1861...) invece che cercare di spezzarlo e di fomentare gli istinti peggiori, quello delle "piccole patrie" e del nazionalismo razzista che tende ad escludere gli "altri" piuttosto che costruire ponti tra le varie civiltà e aprirsi alle differenze culturali.
Un giornalista come De Marco continua a non vedere qual'e' l'essenza del meridionalismo e continua (strumentalmente?) a considerare tutto il risveglio culturale, tutta la fioritura di movimenti identitari come un pericolo ed una minaccia all'Unità (quale?), con la solita stantia difesa del "risorgimento" senza capire che se non si riconoscono le radici malate che hanno fatto nascere l'Italia non si riso. Addirittura in un suo recente articolo considera più pericoloso e meno propositivo il "sudismo" (che significa?) che il leghismo, che nasce dall'egoismo del Nord e nel suo statuto ha nel primo articolo l'indipendenza della Padania (che nessuno sa bene quali confini abbia visto che non e' mai esistita nella Storia).

Al contrario di quello che pensa e dice De Marco, la difesa del territorio, della nostra identità e delle nostre radici culturali, per noi meridionalisti del Partito del Sud va fatta in modo specularmente opposto alla strada tracciata dai leghisti. Non può essere una guerra "a prescindere" contro il Nord, contro gli extracomunitari, i cinesi etc etc...la critica al modello iper-liberista e alla globalizzazione va fatta sul piano della giustizia e dell'equità sociale per tutti, scambiando esperienze e punti di vista per arricchirsi a vicenda, e non su quello della "chiusura" a tutto ciò che è "diverso" che parte da una posizione di diffidenza e di presunta superiorità (rispetto al "meridionale" o rispetto all'extracomunitario o all'arabo non fa molta differenza).

Ringraziamo il Comune di Milano, continuiamo a sostenere Pino Masciari e continuiamo a credere che un altro modello di società, un altro modello di paese, un altro modello di difesa del territorio, dell'identità e delle tradizioni culturali, è possibile.

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


Fonte: Partito del Sud - Roma


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Dopo tante cattive notizie, esempi di corruzione dilagante in Regione Lombardia e tante dimostrazioni di stupidità leghista, finalmente arriva una buona notizia da Milano, con la
cittadinanza onoraria che verrà concessa il 16 marzo 2012 a Pino Masciari, un calabrese che da anni lotta contro la 'ndrangheta e dovrebbe avere il sostegno non solo di tutti i meridionali ma di tutto il paese.

Il meridionalismo deve continuare a combattere una battaglia senza quartiere contro tutte le mafie e distinguersi sempre di più dal leghismo, non solo per la volontà di unire davvero il paese (che unito non lo e' mai stato fin dal 1861...) invece che cercare di spezzarlo e di fomentare gli istinti peggiori, quello delle "piccole patrie" e del nazionalismo razzista che tende ad escludere gli "altri" piuttosto che costruire ponti tra le varie civiltà e aprirsi alle differenze culturali.
Un giornalista come De Marco continua a non vedere qual'e' l'essenza del meridionalismo e continua (strumentalmente?) a considerare tutto il risveglio culturale, tutta la fioritura di movimenti identitari come un pericolo ed una minaccia all'Unità (quale?), con la solita stantia difesa del "risorgimento" senza capire che se non si riconoscono le radici malate che hanno fatto nascere l'Italia non si riso. Addirittura in un suo recente articolo considera più pericoloso e meno propositivo il "sudismo" (che significa?) che il leghismo, che nasce dall'egoismo del Nord e nel suo statuto ha nel primo articolo l'indipendenza della Padania (che nessuno sa bene quali confini abbia visto che non e' mai esistita nella Storia).

Al contrario di quello che pensa e dice De Marco, la difesa del territorio, della nostra identità e delle nostre radici culturali, per noi meridionalisti del Partito del Sud va fatta in modo specularmente opposto alla strada tracciata dai leghisti. Non può essere una guerra "a prescindere" contro il Nord, contro gli extracomunitari, i cinesi etc etc...la critica al modello iper-liberista e alla globalizzazione va fatta sul piano della giustizia e dell'equità sociale per tutti, scambiando esperienze e punti di vista per arricchirsi a vicenda, e non su quello della "chiusura" a tutto ciò che è "diverso" che parte da una posizione di diffidenza e di presunta superiorità (rispetto al "meridionale" o rispetto all'extracomunitario o all'arabo non fa molta differenza).

Ringraziamo il Comune di Milano, continuiamo a sostenere Pino Masciari e continuiamo a credere che un altro modello di società, un altro modello di paese, un altro modello di difesa del territorio, dell'identità e delle tradizioni culturali, è possibile.

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


Fonte: Partito del Sud - Roma


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giovedì 15 marzo 2012

RCA NAPOLI VIRTUOSA, AL VIA LE INTESE PER RIDURRE I PREZZI. CONTE.IT E VIASAT SOTTOSCRIVONO ACCORDI SENZA ESCLUSIVA

da Partito del Sud - Napoli: Ridurre le tariffe Rc auto a Napoli entro la prossima estate. La giunta guidata dal sindaco Luigi de Magistris ha dato il via libera ai primi due protocolli finalizzati alla nascita di una convenzione tariffaria chiamata Rca Napoli Virtuosa...


a proposito del "ma poi cosa hanno fatto?" e dei tanti buoni solo a criticare....

Ridurre le tariffe Rc auto a Napoli entro la prossima estate. La giunta guidata dal sindaco Luigi de Magistris ha dato il via libera ai primi due protocolli finalizzati alla nascita di una convenzione tariffaria chiamata Rca Napoli Virtuosa. A sottoscrivere le intese sono, con due accordi separati, la compagna britannica Admiral Group, attiva in Italia con il marchio ConTe.it, e la società specializzata in controlli satellitari Viasat. Gli accordi non hanno carattere di esclusiva e anzi il Comune auspica che presto si possano sottoscrivere analoghe intese con altre società per dare agli automobilisti la massima facoltà di scelta. Le prime polizze con tariffe calmierate dovrebbero partire la prossima estate.
Il settore delle polizze Rc auto e moto a Napoli presenta, com'è noto, una notevole alterazione rispetto alla media nazionale con disagi per i cittadini napoletani che adottano comportamenti corretti e responsabili. Tra i fattori anomali sono da rilevare le disdette immotivate dei contratti anche nei confronti della clientela migliore, oppure l'elusione di fatto dell'obbligo a contrarre con un innalzamento spropositato dei premi assicurativi. A causa dell'elevato livello delle tariffe si sta altresì diffondendo il fenomeno delle false compagnie assicurative, con l'incremento dei veicoli che circolano privi di reale copertura assicurativa.
L'elevato livello dei prezzi induce comportamenti irregolari che a loro volta alimentano i costi per le compagnie e quindi il livello dei prezzi stessi. Tra i fenomeni irregolari che appaiono più frequenti spicca a Napoli l'inopportuno ricorso all'attività di consulenza legale, anche nella fase stragiudiziale, con costi sociali decisamente preoccupanti.
Alla luce di ciò, il Comune di Napoli, su proposta dell'assessore con delega alla Tutela dei Consumatori, Marco Esposito, ha lavorato per costruire una formula tariffaria e normativa che spezzi il vorticoso giro dei sinistri assicurativi e che mitighi gli effetti negativi del ricorso alla consulenza legale. I lavori hanno visto in questi mesi il coinvolgimento di Isvap, Ania, Giudici di Pace, forze dell'ordine, rappresentanti dei consumatori, dei periti assicuratori, degli intermediari di assicurazione, la Polizia locale, le associazioni dei consumatori; sono stati consultati altresì autoriparatori, avvocati, broker assicurativi, Cnr e i sindacati di categoria, al fine di trovare soluzioni vicine ai cittadini virtuosi.
Per “cittadino virtuoso” si intende il cittadino che soddisfi determinati requisiti che saranno specificati in Convenzione. In particolare, saranno considerati indicatori di virtuosità: l’essere residenti presso il comune di Napoli e appartenere a nuclei familiari in regola con il versamento delle imposte, indipendentemente dall'età; appartenere a qualsiasi classe di merito bonus malus purché non si sia stati coinvolti in un numero anomalo di sinistri negli ultimi anni, in base a parametri che saranno definiti tra le parti e inseriti nella Convenzione; la disponibilità ad installare sul veicolo, senza costi aggiuntivi, un dispositivo telematico che garantirà il servizio di assistenza remota, con l'obiettivo di accelerare i tempi per l'invio di soccorsi in caso di necessità, di accertare la dinamica dell'incidente e di avviare tempestivamente la ricerca del mezzo nei casi di furto qualora venga stipulata la relativa copertura; la disponibilità da parte dell’assicurato ad impegnarsi a non ricorrere all'assistenza legale o all'arbitrato finché non decorrono i termini indicati nella Convenzione per la proposta di indennizzo.
La Convenzione – che sarà aperta a tutte le compagnie assicurative e non conterrà quindi vincoli di esclusiva – permette di ridurre i costi oggettivi – e quindi le tariffe, in virtù delle seguenti cinque considerazioni:
1) La platea dei cittadini napoletani in regola con il versamento di imposte locali è tendenzialmente più portata verso comportamenti corretti nei confronti della propria comunità;
2) Le persone disponibili a montare su un autoveicolo la scatola nera sono tendenzialmente portate verso un comportamento corretto;
3) La scatola nera rende oggettivamente più difficile organizzare una frode e permette di smascherare in diversi casi i falsi testimoni;
4) Il montaggio della scatola nera presso officine convenzionate consente una preventiva visione del mezzo da ssicurare;
5) Il divieto di ricorrere all'assistenza di un avvocato prima che siano trascorsi i termini per la proposta d'indennizzo diretto da parte della compagnia e l'offerta di un servizio di orientamento gratuito da parte del Comune permettono di abbattere i costi dell'assistenza legale.


Dichiarazione dell'assessore Marco Esposito:


“Ridurre le tariffe per i cittadini napoletani corretti aiuterà a spezzare il meccanismo diseducativo che vede adesso penalizzati con aumenti e disdette soprattutto i comportamenti regolari e spingerà l'insieme della comunità locale verso un atteggiamento responsabile. Si dimostrerà, insomma, che la correttezza paga”.


Fonte : Marco Esposito

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da Partito del Sud - Napoli: Ridurre le tariffe Rc auto a Napoli entro la prossima estate. La giunta guidata dal sindaco Luigi de Magistris ha dato il via libera ai primi due protocolli finalizzati alla nascita di una convenzione tariffaria chiamata Rca Napoli Virtuosa...


a proposito del "ma poi cosa hanno fatto?" e dei tanti buoni solo a criticare....

Ridurre le tariffe Rc auto a Napoli entro la prossima estate. La giunta guidata dal sindaco Luigi de Magistris ha dato il via libera ai primi due protocolli finalizzati alla nascita di una convenzione tariffaria chiamata Rca Napoli Virtuosa. A sottoscrivere le intese sono, con due accordi separati, la compagna britannica Admiral Group, attiva in Italia con il marchio ConTe.it, e la società specializzata in controlli satellitari Viasat. Gli accordi non hanno carattere di esclusiva e anzi il Comune auspica che presto si possano sottoscrivere analoghe intese con altre società per dare agli automobilisti la massima facoltà di scelta. Le prime polizze con tariffe calmierate dovrebbero partire la prossima estate.
Il settore delle polizze Rc auto e moto a Napoli presenta, com'è noto, una notevole alterazione rispetto alla media nazionale con disagi per i cittadini napoletani che adottano comportamenti corretti e responsabili. Tra i fattori anomali sono da rilevare le disdette immotivate dei contratti anche nei confronti della clientela migliore, oppure l'elusione di fatto dell'obbligo a contrarre con un innalzamento spropositato dei premi assicurativi. A causa dell'elevato livello delle tariffe si sta altresì diffondendo il fenomeno delle false compagnie assicurative, con l'incremento dei veicoli che circolano privi di reale copertura assicurativa.
L'elevato livello dei prezzi induce comportamenti irregolari che a loro volta alimentano i costi per le compagnie e quindi il livello dei prezzi stessi. Tra i fenomeni irregolari che appaiono più frequenti spicca a Napoli l'inopportuno ricorso all'attività di consulenza legale, anche nella fase stragiudiziale, con costi sociali decisamente preoccupanti.
Alla luce di ciò, il Comune di Napoli, su proposta dell'assessore con delega alla Tutela dei Consumatori, Marco Esposito, ha lavorato per costruire una formula tariffaria e normativa che spezzi il vorticoso giro dei sinistri assicurativi e che mitighi gli effetti negativi del ricorso alla consulenza legale. I lavori hanno visto in questi mesi il coinvolgimento di Isvap, Ania, Giudici di Pace, forze dell'ordine, rappresentanti dei consumatori, dei periti assicuratori, degli intermediari di assicurazione, la Polizia locale, le associazioni dei consumatori; sono stati consultati altresì autoriparatori, avvocati, broker assicurativi, Cnr e i sindacati di categoria, al fine di trovare soluzioni vicine ai cittadini virtuosi.
Per “cittadino virtuoso” si intende il cittadino che soddisfi determinati requisiti che saranno specificati in Convenzione. In particolare, saranno considerati indicatori di virtuosità: l’essere residenti presso il comune di Napoli e appartenere a nuclei familiari in regola con il versamento delle imposte, indipendentemente dall'età; appartenere a qualsiasi classe di merito bonus malus purché non si sia stati coinvolti in un numero anomalo di sinistri negli ultimi anni, in base a parametri che saranno definiti tra le parti e inseriti nella Convenzione; la disponibilità ad installare sul veicolo, senza costi aggiuntivi, un dispositivo telematico che garantirà il servizio di assistenza remota, con l'obiettivo di accelerare i tempi per l'invio di soccorsi in caso di necessità, di accertare la dinamica dell'incidente e di avviare tempestivamente la ricerca del mezzo nei casi di furto qualora venga stipulata la relativa copertura; la disponibilità da parte dell’assicurato ad impegnarsi a non ricorrere all'assistenza legale o all'arbitrato finché non decorrono i termini indicati nella Convenzione per la proposta di indennizzo.
La Convenzione – che sarà aperta a tutte le compagnie assicurative e non conterrà quindi vincoli di esclusiva – permette di ridurre i costi oggettivi – e quindi le tariffe, in virtù delle seguenti cinque considerazioni:
1) La platea dei cittadini napoletani in regola con il versamento di imposte locali è tendenzialmente più portata verso comportamenti corretti nei confronti della propria comunità;
2) Le persone disponibili a montare su un autoveicolo la scatola nera sono tendenzialmente portate verso un comportamento corretto;
3) La scatola nera rende oggettivamente più difficile organizzare una frode e permette di smascherare in diversi casi i falsi testimoni;
4) Il montaggio della scatola nera presso officine convenzionate consente una preventiva visione del mezzo da ssicurare;
5) Il divieto di ricorrere all'assistenza di un avvocato prima che siano trascorsi i termini per la proposta d'indennizzo diretto da parte della compagnia e l'offerta di un servizio di orientamento gratuito da parte del Comune permettono di abbattere i costi dell'assistenza legale.


Dichiarazione dell'assessore Marco Esposito:


“Ridurre le tariffe per i cittadini napoletani corretti aiuterà a spezzare il meccanismo diseducativo che vede adesso penalizzati con aumenti e disdette soprattutto i comportamenti regolari e spingerà l'insieme della comunità locale verso un atteggiamento responsabile. Si dimostrerà, insomma, che la correttezza paga”.


Fonte : Marco Esposito

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INCONTRO CON IL PARTITO DEL SUD A MOGLIA (MN)



VIVI MOGLIA E BONDANELLO
Incontro con il partito del Sud oggi al Museo delle bonifiche
Il tavolo di lavoro del centro sinistra per le elezioni amministrative di Moglia coordinato dalla lista civica "Vivi Moglia e Bondanello" insieme al Partito del Sud-Mantova organizza un incontro

Il tavolo di lavoro del centro sinistra per le elezioni amministrative di Moglia coordinato dalla lista civica "Vivi Moglia e Bondanello" insieme al Partito del Sud-Mantova organizza un incontro per oggi, alle 19.30 al Museo delle Bonifiche con i cittadini residenti a Moglia provenienti da altre regioni e da altri stati. Nell'incontro si discuterà dei problemi dell'integrazione di tutti i "Sud" del mondo. E' notizia recente che alla lista civica "Vivi Moglia e Bondanello" oltre all'edizione già annunciata dell'Italia dei Valori, Ecologisti Civici e Rifondazione Comunista si sono aggregate nuove forze politiche tra cui la lista Pensionati e, appunto, il Partito del Sud. «Il nostro progetto sta suscitando tra partiti e movimenti, sempre più interesse perchè veramente innovativo e trasversale - ha detto Marco Mondini, capogruppo uscente - Avere l'appoggio anche del Partito del Sud e della lista Pensionati ci onora perchè in questo modo riusciamo a dare voce ad una fascia rappresentativa della popolazione mogliese». Marco Mondini, in questi giorni, sta lavorando con il tavolo di centro sinistra anche per predisporre il programma amministrativo, parte del quale verrà elaborato alla fine degli incontri dei "Venerdì civici". (m.p.)

Fonte: Gazzetta di Mantova

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VIVI MOGLIA E BONDANELLO
Incontro con il partito del Sud oggi al Museo delle bonifiche
Il tavolo di lavoro del centro sinistra per le elezioni amministrative di Moglia coordinato dalla lista civica "Vivi Moglia e Bondanello" insieme al Partito del Sud-Mantova organizza un incontro

Il tavolo di lavoro del centro sinistra per le elezioni amministrative di Moglia coordinato dalla lista civica "Vivi Moglia e Bondanello" insieme al Partito del Sud-Mantova organizza un incontro per oggi, alle 19.30 al Museo delle Bonifiche con i cittadini residenti a Moglia provenienti da altre regioni e da altri stati. Nell'incontro si discuterà dei problemi dell'integrazione di tutti i "Sud" del mondo. E' notizia recente che alla lista civica "Vivi Moglia e Bondanello" oltre all'edizione già annunciata dell'Italia dei Valori, Ecologisti Civici e Rifondazione Comunista si sono aggregate nuove forze politiche tra cui la lista Pensionati e, appunto, il Partito del Sud. «Il nostro progetto sta suscitando tra partiti e movimenti, sempre più interesse perchè veramente innovativo e trasversale - ha detto Marco Mondini, capogruppo uscente - Avere l'appoggio anche del Partito del Sud e della lista Pensionati ci onora perchè in questo modo riusciamo a dare voce ad una fascia rappresentativa della popolazione mogliese». Marco Mondini, in questi giorni, sta lavorando con il tavolo di centro sinistra anche per predisporre il programma amministrativo, parte del quale verrà elaborato alla fine degli incontri dei "Venerdì civici". (m.p.)

Fonte: Gazzetta di Mantova

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