lunedì 27 febbraio 2012

In Italia gli stipendi più bassi d'Europa




L'ultima rilevazione di Eurostat conferma la tendenza in atto ormai da qualche anno: il nostro paese si piazza al dodicesimo posto dietro a Grecia, Irlanda e Spagna. La retribuzione media è pari a 23mila euro. Per il ministro "occorre intervenire sulla reddittività". Al G20, affondo di Draghi: "Si proteggano lavoratori, non posto di lavoro"


di LUCA PAGNI


MILANO - I lavoratori italiani sono tra i meno pagati d'Europa. Meno degli spagnoli, ciprioti e irlandesi, che pure non se la passano meglio di noi. E la metà di tedeschi e olandesi. Una situazione che pesa sempre di più sulle famiglie. Tanto da meritare immediatamente la reazione del ministro del Walfare, Elsa Fornero: "In Italia abbiamo salari bassi e un costo del lavoro comparativamente elevato. Bisogna scardinare questa situazione, soprattutto aumentando la produttività". Anche per questo sostiene il ministro è urgente trovare un accordo con il sindacato e si dice "fiduciosa" sulla possibilità di un'ampia intesa sulla riforma del mercato del lavoro e sull'articolo 18, ma mette in guardia le parti sociali: "Il tema va affrontato in maniera laica, senza levate di scudi".

Lo si sapeva, tanto è vero che il tema del costo del lavoro è scomparso da tempo dai radar delle doglianze di Confindustria. I cui esponenti ormai si lamentano solo del carico fiscale, o al massimo della minor produrrività, ma non certo di quanto pesa la busta paga sui bilanci.

Ulteriore conferma è arrivata ieri da Eurostat, l'agenzia di statistica dell'Unione Europea. Secono i dati del 2009, lo stipendio medio dei lavoratori italiani è al dodicesimo posto nella calssifica dell'area euro, nonostante il nostro paese sia ancora (ma per quanto?) la terza "potenza" industriale del Vecchio Continente. Entrando nel dettaglio, cosa dicono i numeri? In Italia, il valore dello stipendio annuo (con almeno 10 dipendenti) è pari a 23.406 euro, ovvero la metà di quanto si guadagna in Lussemburgo (48.914), Olanda (44.412) o Germania (41.100). Ma meglio di noi fanno anche, paesi in cui la crisi ha colpito molto duramente come Irlanda, Spagna, Cipro e persino la bistrattata Grecia (ma con i tagli agli stipendi dell'ultimo anno scenderà molto in classifica con le prossime rilevazioni). Guardando ai cosiddetti Pigs, l'Italia riesce a superare solo il Portogallo.

Anche per quanto riguarda l'aumento delle retribuzioni, l'Italia risulta tra i paesi in cui il potere di acquisto ha retto di meno: in quattro anni (dal 2005) il rialzo è stato del 3,3%, molto distante dal +29,4% della Spagna, dal +22% del Portogallo. E anche i Paesi che partivano da livelli già alti hanno messo a segno rialzi rilevanti: Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11,0%) e Francia (+10,0%) e Germania (+6,2%).

Una buona notizia per l'Italia, invece, arriva dalle differenze di retribuzioni tra uomini e donne, quello che Eurostat chiama "unadjusted gender pay gap", l'indice utilizzato in Europa per rilevare le disuguaglianze tra le remunerazioni. Ma è solo un'illusione. La Penisola, infatti, con un gap che supera di poco il 5% (con riferimento al 2009) si colloca ampiamente sotto la media europea, pari al 17%, risultando il paese con la forbice più stretta alle spalle della sola Slovenia. Ma c'è poco da vantarci: a ridurre le differenze di stipendio in Italia contribuiscono fattori come il basso tasso di occupazione femminile e lo scarso ricorso (a confronto con il resto d'Europa) al part time. Non a caso tra i Paesi che vantano una minor divario ci sono anche Polonia, Romania, Portogallo, Bulgaria, Malta, ovvero tutti stati con una bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Il fenomeno, ovviamente, ha anche altre implicazioni. La prima, già messa in evidenza dagli studi legati all'immigrazione, ci dice che con il livello delle retribuzioni attuali, il nostro paese attira sempre meno manodopera qualificata e stranieri con un basso livello di istruzione. Il secondo fenomento è legato alla fuga delle competenze: tra i paese europei - soprattutto tra quelli con un basso indice demografico - si fa sempre più ricorso a laureati provenienti da altre nazioni. Non a caso, anche in Italia è sempre più frequente il caso di agenzie di recruiting che lavorano per conto di ditte tedesche: in Germania c'è carenza di medici e ingegneri.

E dal G20 arriva un affondo del governatore della Bce Mario Draghi: "'In alcuni paesi dell'Unione Europea" il modello sociale va rivisto "perché protegge il posto di lavoro e non i lavoratori" e questo ha provocato una massa di disoccupati.


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L'ultima rilevazione di Eurostat conferma la tendenza in atto ormai da qualche anno: il nostro paese si piazza al dodicesimo posto dietro a Grecia, Irlanda e Spagna. La retribuzione media è pari a 23mila euro. Per il ministro "occorre intervenire sulla reddittività". Al G20, affondo di Draghi: "Si proteggano lavoratori, non posto di lavoro"


di LUCA PAGNI


MILANO - I lavoratori italiani sono tra i meno pagati d'Europa. Meno degli spagnoli, ciprioti e irlandesi, che pure non se la passano meglio di noi. E la metà di tedeschi e olandesi. Una situazione che pesa sempre di più sulle famiglie. Tanto da meritare immediatamente la reazione del ministro del Walfare, Elsa Fornero: "In Italia abbiamo salari bassi e un costo del lavoro comparativamente elevato. Bisogna scardinare questa situazione, soprattutto aumentando la produttività". Anche per questo sostiene il ministro è urgente trovare un accordo con il sindacato e si dice "fiduciosa" sulla possibilità di un'ampia intesa sulla riforma del mercato del lavoro e sull'articolo 18, ma mette in guardia le parti sociali: "Il tema va affrontato in maniera laica, senza levate di scudi".

Lo si sapeva, tanto è vero che il tema del costo del lavoro è scomparso da tempo dai radar delle doglianze di Confindustria. I cui esponenti ormai si lamentano solo del carico fiscale, o al massimo della minor produrrività, ma non certo di quanto pesa la busta paga sui bilanci.

Ulteriore conferma è arrivata ieri da Eurostat, l'agenzia di statistica dell'Unione Europea. Secono i dati del 2009, lo stipendio medio dei lavoratori italiani è al dodicesimo posto nella calssifica dell'area euro, nonostante il nostro paese sia ancora (ma per quanto?) la terza "potenza" industriale del Vecchio Continente. Entrando nel dettaglio, cosa dicono i numeri? In Italia, il valore dello stipendio annuo (con almeno 10 dipendenti) è pari a 23.406 euro, ovvero la metà di quanto si guadagna in Lussemburgo (48.914), Olanda (44.412) o Germania (41.100). Ma meglio di noi fanno anche, paesi in cui la crisi ha colpito molto duramente come Irlanda, Spagna, Cipro e persino la bistrattata Grecia (ma con i tagli agli stipendi dell'ultimo anno scenderà molto in classifica con le prossime rilevazioni). Guardando ai cosiddetti Pigs, l'Italia riesce a superare solo il Portogallo.

Anche per quanto riguarda l'aumento delle retribuzioni, l'Italia risulta tra i paesi in cui il potere di acquisto ha retto di meno: in quattro anni (dal 2005) il rialzo è stato del 3,3%, molto distante dal +29,4% della Spagna, dal +22% del Portogallo. E anche i Paesi che partivano da livelli già alti hanno messo a segno rialzi rilevanti: Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11,0%) e Francia (+10,0%) e Germania (+6,2%).

Una buona notizia per l'Italia, invece, arriva dalle differenze di retribuzioni tra uomini e donne, quello che Eurostat chiama "unadjusted gender pay gap", l'indice utilizzato in Europa per rilevare le disuguaglianze tra le remunerazioni. Ma è solo un'illusione. La Penisola, infatti, con un gap che supera di poco il 5% (con riferimento al 2009) si colloca ampiamente sotto la media europea, pari al 17%, risultando il paese con la forbice più stretta alle spalle della sola Slovenia. Ma c'è poco da vantarci: a ridurre le differenze di stipendio in Italia contribuiscono fattori come il basso tasso di occupazione femminile e lo scarso ricorso (a confronto con il resto d'Europa) al part time. Non a caso tra i Paesi che vantano una minor divario ci sono anche Polonia, Romania, Portogallo, Bulgaria, Malta, ovvero tutti stati con una bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Il fenomeno, ovviamente, ha anche altre implicazioni. La prima, già messa in evidenza dagli studi legati all'immigrazione, ci dice che con il livello delle retribuzioni attuali, il nostro paese attira sempre meno manodopera qualificata e stranieri con un basso livello di istruzione. Il secondo fenomento è legato alla fuga delle competenze: tra i paese europei - soprattutto tra quelli con un basso indice demografico - si fa sempre più ricorso a laureati provenienti da altre nazioni. Non a caso, anche in Italia è sempre più frequente il caso di agenzie di recruiting che lavorano per conto di ditte tedesche: in Germania c'è carenza di medici e ingegneri.

E dal G20 arriva un affondo del governatore della Bce Mario Draghi: "'In alcuni paesi dell'Unione Europea" il modello sociale va rivisto "perché protegge il posto di lavoro e non i lavoratori" e questo ha provocato una massa di disoccupati.


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Presentazione DVD "Cento Passi per la Libertà"

Partito del Sud
sez. Guido Dorso e sez. Flegrea (Na)
presentano

2 marzo 2012 dalle ore 18.30

Proiezione del documentario
CENTO PASSI PER LA LIBERTA'
realizzato da Marco Rossano

sulla campagna elettorale di Luigi de Magistris a Sindaco di Napoli, con immagini riguardanti anche il Partito del Sud

Seguirà dibattito con il regista e i dirigenti del Partito del Sud

Via di Pozzuoli (già Via Napoli), 86 - Napoli
Sez. Guido Dorso - Sede Partito del Sud


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Partito del Sud
sez. Guido Dorso e sez. Flegrea (Na)
presentano

2 marzo 2012 dalle ore 18.30

Proiezione del documentario
CENTO PASSI PER LA LIBERTA'
realizzato da Marco Rossano

sulla campagna elettorale di Luigi de Magistris a Sindaco di Napoli, con immagini riguardanti anche il Partito del Sud

Seguirà dibattito con il regista e i dirigenti del Partito del Sud

Via di Pozzuoli (già Via Napoli), 86 - Napoli
Sez. Guido Dorso - Sede Partito del Sud


domenica 26 febbraio 2012

POZZUOLI/ Il Partito del Sud incontra i cittadini, le associazioni, i movimenti e i partiti politici

A Pozzuoli (Na), il Partito del Sud continua nel paziente lavoro di aggregazione . . .

POZZUOLI - «Il Partito del Sud ha iniziato la sua attività a Pozzuoli attraverso una fitta serie d’incontri con cittadini, associazioni, rappresentanti sindacali ed esponenti di altri partiti, per verificare se esistano le condizioni per creare una forte aggregazione sociale e politica per andare o...continua su : http://www.cronacaflegrea.it


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=UOsmArrUkU0
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A Pozzuoli (Na), il Partito del Sud continua nel paziente lavoro di aggregazione . . .

POZZUOLI - «Il Partito del Sud ha iniziato la sua attività a Pozzuoli attraverso una fitta serie d’incontri con cittadini, associazioni, rappresentanti sindacali ed esponenti di altri partiti, per verificare se esistano le condizioni per creare una forte aggregazione sociale e politica per andare o...continua su : http://www.cronacaflegrea.it


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=UOsmArrUkU0
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sabato 25 febbraio 2012

Il Partito del Sud incontra Michele Emiliano

Una delegazione del Partito del Sud è stata ricevuta, ieri Venerdi 24/02/2012, alle ore 16, per un incontro programmato e concordato fra le parti, c/o il Comune di Bari dal Sindaco MICHELE EMILIANO.

Andrea Balìa, in qualità di co Presidente Nazionale, Emiddio de Franciscis di Casanova come Responsabile Regionale Campania e Rapporti con le Istituzioni, e Francesco Menna come Coordinatore della Segreteria, hanno illustrato la storia, l'organizzazione, i percorsi politici e gli obiettivi del Partito del Sud. Il sindaco ha acoltato, apprezzato e condiviso anche il recente riassetto della presidenza. E' stato affrontato lo scenario dei possibili, futuri sviluppi della politica nazionale ed Emiliano ha proposto la costituzione di tavoli di lavoro comuni. Il sindaco ha inoltre dato la sua disponibilità e collaborazione per sviluppare l'organizzazione ed il radicamento del partito in Puglia e dove possibile. Ha tra l'altro offerto, in occasione delle prossime elezioni regionali in Puglia che lo vedranno candidato per la presidenza, la possibilità al Partito del Sud di selezionare suoi candidati da inserire nella sua lista e/o accettare l'alleanza con un'eventuale lista Partito del Sud.

Incontro costruttivo e con ottime prospettive, di cui ringraziamo Michele Emiliano per l'accoglienza, i toni estremamente cordiali e la disponibilità dimostrata.


Partito del Sud

Fonte: Partito del Sud - Napoli

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Una delegazione del Partito del Sud è stata ricevuta, ieri Venerdi 24/02/2012, alle ore 16, per un incontro programmato e concordato fra le parti, c/o il Comune di Bari dal Sindaco MICHELE EMILIANO.

Andrea Balìa, in qualità di co Presidente Nazionale, Emiddio de Franciscis di Casanova come Responsabile Regionale Campania e Rapporti con le Istituzioni, e Francesco Menna come Coordinatore della Segreteria, hanno illustrato la storia, l'organizzazione, i percorsi politici e gli obiettivi del Partito del Sud. Il sindaco ha acoltato, apprezzato e condiviso anche il recente riassetto della presidenza. E' stato affrontato lo scenario dei possibili, futuri sviluppi della politica nazionale ed Emiliano ha proposto la costituzione di tavoli di lavoro comuni. Il sindaco ha inoltre dato la sua disponibilità e collaborazione per sviluppare l'organizzazione ed il radicamento del partito in Puglia e dove possibile. Ha tra l'altro offerto, in occasione delle prossime elezioni regionali in Puglia che lo vedranno candidato per la presidenza, la possibilità al Partito del Sud di selezionare suoi candidati da inserire nella sua lista e/o accettare l'alleanza con un'eventuale lista Partito del Sud.

Incontro costruttivo e con ottime prospettive, di cui ringraziamo Michele Emiliano per l'accoglienza, i toni estremamente cordiali e la disponibilità dimostrata.


Partito del Sud

Fonte: Partito del Sud - Napoli

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Pozzuoli, il Partito del Sud si presenta

Pozzuoli: conferenza del Partito del Sud

Le elezioni amministrative si avvicinano e i partiti politici si organizzano. Oggi, nella sala conferenza dell'Hotel Terme Puteolane, alle ore 17.00 sarà presentato il Partito Del Sud, che per la prima volta a Pozzuoli si presenta alla cittadinanza con un evento pubblico.
Sarà presente il Segretario Provinciale del Partito del Sud, Alessandro Citarella che descriverà gli obiettivi del Partito del Sud nei Campi Flegrei e a Pozzuoli in particolare. Il Partito del Sud è stato fondato nel 2007 a Gaeta da Antonio Ciano, assessore al demanio del governo cittadino di Gaeta. Oggi il Partito è presente in tutto il sud dell'Italia, con sezioni anche in diverse città del centro e del nord dell'Italia e all'estero. Il Partito ha sostenuto Luigi De Magistris nelle scorse elezioni comunali napoletano e collabora fattivamente con la sua giunta.


Fonte: Napolitoday

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Pozzuoli: conferenza del Partito del Sud

Le elezioni amministrative si avvicinano e i partiti politici si organizzano. Oggi, nella sala conferenza dell'Hotel Terme Puteolane, alle ore 17.00 sarà presentato il Partito Del Sud, che per la prima volta a Pozzuoli si presenta alla cittadinanza con un evento pubblico.
Sarà presente il Segretario Provinciale del Partito del Sud, Alessandro Citarella che descriverà gli obiettivi del Partito del Sud nei Campi Flegrei e a Pozzuoli in particolare. Il Partito del Sud è stato fondato nel 2007 a Gaeta da Antonio Ciano, assessore al demanio del governo cittadino di Gaeta. Oggi il Partito è presente in tutto il sud dell'Italia, con sezioni anche in diverse città del centro e del nord dell'Italia e all'estero. Il Partito ha sostenuto Luigi De Magistris nelle scorse elezioni comunali napoletano e collabora fattivamente con la sua giunta.


Fonte: Napolitoday

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Le priorità del meridionalismo del XXI secolo non sono le definizioni!

Dopo più di 150 anni di colonizzazione, finalmente assistiamo ad una rinascita del sentimento identitario del meridione ed alla fioritura di movimenti ed associazioni che, spesso confusamente, provano a farsi conoscere. Come Partito del Sud di strada ne abbiamo fatto tanta dalla nascita a Gaeta nel dicembre 2007, e pur tra cambiamenti e divisioni come in tutti i movimenti, siamo cresciuti nettamente in termini numerici e di visibilità ed abbiamo intrapreso la strada del meridionalismo identitario e federalista per una rivoluzione meridionale da attuare con metodi pacifici e democratici.


















A proposito di democrazia, fui abbastanza sorpreso quando qualcuno mi disse tempo fa che "il tesseramento e' da giacobini"...questa stupidità, abbastanza evidente visto che se non c'e' una misura degli aderenti ad un movimento non si capisce come si fa a misurare la crescita del movimento stesso e come si fa a prendere decisioni a maggioranza, è però un simbolo di un certo modo retrogrado e stupidamente personalistico di vedere la politica o l'associazionismo, un pensiero ed un metodo che e' stato una vera zavorra per la crescita del meridionalismo fino ad oggi.

Altra stupidaggine è quella che spesso si sente che la politica ed i partiti politici sono oramai superati e che la "gente" non ne vuole sentir più parlare, è vero che c'e' una disaffezione generale alla politica per la degenerazione partitocratica ma non si capisce qual'e' l'alternativa per cambiare le cose...tranne le generiche chiamate alle armi ed alla "rivoluzione", chiamate fatte spesso da una tastiera e dietro il monitor di un PC.

Altri ancora che parlano di identità come noi, però fanno spesso troppa confusione tra passato e presente, proponendo modelli ultracattolici e reazionari, quasi vandeani...cose che oggi sono davvero fuori non solo dalle nostre personali convinzioni ma anche da ogni possibilità reale e concreta di riuscita, visto che anche il nostro popolo del Sud non è più quello del 1861.

Poi ci sono gli indipendentisti "duri e puri", alcuni di loro vanno poi a comparire nelle liste di uno dei partiti più centralisti e risorgimentali, col tricolore nel simbolo, come FLI ma che importa...loro sono i depositari della verità, della sacra "causa"...la loro coerenza è davvero cristallina!

Infine davvero insopportabile e' la pretesa di alcuni "professori" che pretendono sempre di precisare i termini e continuano sterili ed inutili discussioni su come dobbiamo chiamarci, come se chiamarci "napolitani" o "duosiciliani" fosse la cosa fondamentale per avviare un cammino di liberazione del Sud o pardon della Napolitania o pardon delle Due Sicilie. Quindi spesso questi personaggi intervengono a vanvera in rete avvisandoci che non dobbiamo chiamarci "meridionali" o, per loro peggio ancora, "terroni", perché così si da ragione ai nostri "colonizzatori". Peccato che poi non hanno la stessa sensibilità per tutto quello che i colonizzatori ci hanno fatto negli ultimi anni impoverendoci sempre di più, toccando l'apice con il governo Berlusconi-Tremonti e non sembra che la situazione migliori con il governo Monti....sempre in assenza di una seria e reale rappresentanza politica meridionalista. Peccato inoltre che non capiscono che organizzare un "terrone day", come l'evento che la nostra sezione di Mantova sta organizzando ad aprile è una provocazione, così come provocatorio è stato il titolo omonimo dello splendido libro di Pino Aprile che ha venduto più di 500.000 copie e quindi ha avuto una diffusione molto maggiore di tutti gli altri che parlano di verità storica (e ce ne erano stati di libri revisionisti e ben scritti da Alianello a Zitara, da Manna a Ciano....).

Suggerisco a tutti quindi di orientare le azioni, i programmi ed i linguaggi più ai risultati pratici in termine di crescita numerica, economica e di visibilità piuttosto che alla ricerca del nome o del simbolo come se fosse il sacro Graal.....per me, fermo restando il concetto di identità e di verità storica sull'invasione del Regno delle Due Sicilie e sull'origine della "questione meridionale", possiamo chiamarci meridionali o duosiciliani o anche megaloellenici o neo-bizantini come qualcuno disse in passato, basta che si propongano cose concrete che possano farci crescere in termini di consenso ed uscire finalmente dal ghetto dei "nostalgici" o dei "piccoli movimenti", proprio quello che stiamo provando a fare come Partito del Sud


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud

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Dopo più di 150 anni di colonizzazione, finalmente assistiamo ad una rinascita del sentimento identitario del meridione ed alla fioritura di movimenti ed associazioni che, spesso confusamente, provano a farsi conoscere. Come Partito del Sud di strada ne abbiamo fatto tanta dalla nascita a Gaeta nel dicembre 2007, e pur tra cambiamenti e divisioni come in tutti i movimenti, siamo cresciuti nettamente in termini numerici e di visibilità ed abbiamo intrapreso la strada del meridionalismo identitario e federalista per una rivoluzione meridionale da attuare con metodi pacifici e democratici.


















A proposito di democrazia, fui abbastanza sorpreso quando qualcuno mi disse tempo fa che "il tesseramento e' da giacobini"...questa stupidità, abbastanza evidente visto che se non c'e' una misura degli aderenti ad un movimento non si capisce come si fa a misurare la crescita del movimento stesso e come si fa a prendere decisioni a maggioranza, è però un simbolo di un certo modo retrogrado e stupidamente personalistico di vedere la politica o l'associazionismo, un pensiero ed un metodo che e' stato una vera zavorra per la crescita del meridionalismo fino ad oggi.

Altra stupidaggine è quella che spesso si sente che la politica ed i partiti politici sono oramai superati e che la "gente" non ne vuole sentir più parlare, è vero che c'e' una disaffezione generale alla politica per la degenerazione partitocratica ma non si capisce qual'e' l'alternativa per cambiare le cose...tranne le generiche chiamate alle armi ed alla "rivoluzione", chiamate fatte spesso da una tastiera e dietro il monitor di un PC.

Altri ancora che parlano di identità come noi, però fanno spesso troppa confusione tra passato e presente, proponendo modelli ultracattolici e reazionari, quasi vandeani...cose che oggi sono davvero fuori non solo dalle nostre personali convinzioni ma anche da ogni possibilità reale e concreta di riuscita, visto che anche il nostro popolo del Sud non è più quello del 1861.

Poi ci sono gli indipendentisti "duri e puri", alcuni di loro vanno poi a comparire nelle liste di uno dei partiti più centralisti e risorgimentali, col tricolore nel simbolo, come FLI ma che importa...loro sono i depositari della verità, della sacra "causa"...la loro coerenza è davvero cristallina!

Infine davvero insopportabile e' la pretesa di alcuni "professori" che pretendono sempre di precisare i termini e continuano sterili ed inutili discussioni su come dobbiamo chiamarci, come se chiamarci "napolitani" o "duosiciliani" fosse la cosa fondamentale per avviare un cammino di liberazione del Sud o pardon della Napolitania o pardon delle Due Sicilie. Quindi spesso questi personaggi intervengono a vanvera in rete avvisandoci che non dobbiamo chiamarci "meridionali" o, per loro peggio ancora, "terroni", perché così si da ragione ai nostri "colonizzatori". Peccato che poi non hanno la stessa sensibilità per tutto quello che i colonizzatori ci hanno fatto negli ultimi anni impoverendoci sempre di più, toccando l'apice con il governo Berlusconi-Tremonti e non sembra che la situazione migliori con il governo Monti....sempre in assenza di una seria e reale rappresentanza politica meridionalista. Peccato inoltre che non capiscono che organizzare un "terrone day", come l'evento che la nostra sezione di Mantova sta organizzando ad aprile è una provocazione, così come provocatorio è stato il titolo omonimo dello splendido libro di Pino Aprile che ha venduto più di 500.000 copie e quindi ha avuto una diffusione molto maggiore di tutti gli altri che parlano di verità storica (e ce ne erano stati di libri revisionisti e ben scritti da Alianello a Zitara, da Manna a Ciano....).

Suggerisco a tutti quindi di orientare le azioni, i programmi ed i linguaggi più ai risultati pratici in termine di crescita numerica, economica e di visibilità piuttosto che alla ricerca del nome o del simbolo come se fosse il sacro Graal.....per me, fermo restando il concetto di identità e di verità storica sull'invasione del Regno delle Due Sicilie e sull'origine della "questione meridionale", possiamo chiamarci meridionali o duosiciliani o anche megaloellenici o neo-bizantini come qualcuno disse in passato, basta che si propongano cose concrete che possano farci crescere in termini di consenso ed uscire finalmente dal ghetto dei "nostalgici" o dei "piccoli movimenti", proprio quello che stiamo provando a fare come Partito del Sud


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud

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POZZUOLI 1 MARZO 2012 ore 17,30 - Convegno-dibattito: RIONE TERRA - 42 anni dalla sua forzata evacuazione

Il Partito del Sud si presenta alla città di Pozzuoli invitando la cittadinanza ad un dibattito sul Rione Terra a 42 anni dalla sua forzata evacuazione

Con una relazione del Prof. Raffaele Giamminelli

Hotel Terme Puteolane ore 17,30


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Il Partito del Sud si presenta alla città di Pozzuoli invitando la cittadinanza ad un dibattito sul Rione Terra a 42 anni dalla sua forzata evacuazione

Con una relazione del Prof. Raffaele Giamminelli

Hotel Terme Puteolane ore 17,30


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venerdì 24 febbraio 2012

Il Partito del Sud Basilicata aderisce alla manifestazione Mo Basta!

PER PROTESTARE CONTRO LO SCEMPIO DEL TERRITORIO LUCANO IL 25 FEBBRAIO A POTENZA


COMUNICATO STAMPA

PARTITO DEL SUD - BASILICATA

Il Partito del Sud - Basilicata aderisce alla manifestazione Mo Basta! che si svolgerà a Potenza il 25 Febbraio 2012 contro lo scempio del territorio lucano.

BASTA alle estrazioni petrolifere in Val d’Agri!.
BASTA al potere illimitato delle multinazionali del petrolio che continuano ad inquinare tutto il territorio lucano!
NO al deposito di scorie nucleari e NO al trattamento con cementazione delle scorie e dei liquidi nucleari,obsoleto e in disuso da 23 anni, fatalmente nocivo per la salute umana!

il 25 febbraio 2012 Concentramento Piazza Bologna ore 9,00 - corteo ore 9,30 - Manifestazione Piazza Don Bosco Ore 10,00.

In 15 anni il petrolio ci ha portato solo inquinamento, povertà ed emigrazione. Basta all’importazione a scopo di lucro di veleni provenienti da Nord e resto d’Europa, Restituzione delle Barre del Centro Itrec ai legittimi proprietari Elk River negli USA, cancellazione del VIA sul deposito di terra ferma delle scorie nucleari e STOP al progetto di cementificazione delle scorie e dei liquidi nucleari. Un procedimento obsoleto da oltre 20 anni.

Il Responsabile per la Basilicata

Carmine Colacino
Potenza



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PER PROTESTARE CONTRO LO SCEMPIO DEL TERRITORIO LUCANO IL 25 FEBBRAIO A POTENZA


COMUNICATO STAMPA

PARTITO DEL SUD - BASILICATA

Il Partito del Sud - Basilicata aderisce alla manifestazione Mo Basta! che si svolgerà a Potenza il 25 Febbraio 2012 contro lo scempio del territorio lucano.

BASTA alle estrazioni petrolifere in Val d’Agri!.
BASTA al potere illimitato delle multinazionali del petrolio che continuano ad inquinare tutto il territorio lucano!
NO al deposito di scorie nucleari e NO al trattamento con cementazione delle scorie e dei liquidi nucleari,obsoleto e in disuso da 23 anni, fatalmente nocivo per la salute umana!

il 25 febbraio 2012 Concentramento Piazza Bologna ore 9,00 - corteo ore 9,30 - Manifestazione Piazza Don Bosco Ore 10,00.

In 15 anni il petrolio ci ha portato solo inquinamento, povertà ed emigrazione. Basta all’importazione a scopo di lucro di veleni provenienti da Nord e resto d’Europa, Restituzione delle Barre del Centro Itrec ai legittimi proprietari Elk River negli USA, cancellazione del VIA sul deposito di terra ferma delle scorie nucleari e STOP al progetto di cementificazione delle scorie e dei liquidi nucleari. Un procedimento obsoleto da oltre 20 anni.

Il Responsabile per la Basilicata

Carmine Colacino
Potenza



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Lo sviluppo del Sud non è roba da scimmie


di Lino Patruno

Il ministro del Sud, Barca, è venuto in Puglia e ha detto che occorre raddoppiare il numero delle industrie. Già è una notizia. C’è chi continua a sognare un Sud tutto sole e mare, più un buon piatto e un buon vino: fate turismo perché è la vostra vocazione. Non si è mai vista al mondo una economia che si sia sviluppata saltando l’anello dell’industria. Sarebbe come noi umani che, senza l’ultimo anello dell’evoluzione, saremmo ancòra scimmie. E c’è chi continua a farneticare di una Taranto senza l’Ilva, 26 mila famiglie che aprono B&B, un letto e una prima colazione.

Il ministro ha anche detto che per creare industrie è sbagliato invocare, come in passato, incentivi alle imprese. Si danno e poi non si sa che fine facciano. Ha ragione. Meglio migliorare le condizioni di accesso, cioè creare l’ambiente adatto.

Il che vuol dire infrastrutture: materiali (esempio strade), immateriali (esempio banche), sociali (esempio scuole). Barca è venuto in Puglia in aereo. Avesse scelto il treno, lo avremmo trovato imbufalito.

Come si fa ad avere condizioni di accesso se al Sud tagliano appunto i treni? E’ possibile che le Ferrovie non rispondano a nessuno e che continuino a pensare ai profitti infischiandosene della funzione sociale che svolgono? E’ possibile che Bari e Napoli siano lontane come la Luna fra loro, così come 150 anni fa? Allora si decise di lasciarle appunto lontane, nel caso si fossero messe in testa di creare un Sud unito e capace di difendersi dall’abbandono.

Ma condizioni di accesso significa anche altro, come il ministro per primo sa. Significa, ad esempio, giustizia civile meno lenta. Il primo motivo che tiene lontani gli investimenti stranieri dal Sud è proprio il tempo che ci si metterebbe a farsi pagare una cambiale in protesto o a risolvere una vertenza di lavoro: non si può stare cinque anni. E però questo è il Paese in cui, per stessa ammissione di Barca, una delibera Cipe (che riguarda, mettiamo, un’opera pubblica) ci mette otto mesi e 14 passaggi burocratici prima di cominciare a funzionare.

Ma è solo l’inizio della Via Crucis. Poi ci sono i tempi degli appalti e dei maledetti e puntuali ricorsi al Tar. Poi il progetto: preliminare, definitivo, esecutivo (quando non è necessario uno studio di fattibilità prima). Poi il cantiere, che cinque volte su dieci si ferma perché l’impresa non ce la fa (dopo aver fatto la furbata di assicurare un ribasso del 40 per cento sul costo base). Per una media opera, ci vogliono dieci anni. Con i cantieri aperti e mai chiusi, anzi dopo un po’ arrugginiti. Del resto, per aprire una pizzeria ci vogliono una trentina di autorizzazioni.

Insomma, tutto c’è tranne il disco verde o la corsia preferenziale. Ora si assicura un giorno per aprire un cantiere: visti i precedenti, non esageriamo. Perché è vero che, se Steve Job fosse stato da queste parti, al massimo avrebbe fatto l’elettricista. Incredibile Steve: nasce nella contea di Santa Clara, California. Per finanziare, insieme a un amico, l’idea della Apple Computer, lui vende un suo pulmino, l’amico una calcolatrice. La prima sede è un garage dei genitori. Vendono i primi computer sulla carta, solo in base all’idea. L’idea finisce a un industriale il quale, annusata aria di genio, gli dà subito 250 mila dollari. In poco tempo le prime vendite toccano il milione di dollari. In Italia li avrebbero sfrattati dal garage per violazione della licenza edilizia.

Per non parlare, scusate, del mitico articolo 18, quello che impedisce alle imprese con più di quindici dipendenti di licenziare se non c’è giusta causa. E sul quale il Belpaese si sta aggrovigliando da settimane. Senza che nessuno dica che riguarda solo il cinque per cento delle imprese. Senza che nessuno dica che si possono contare le imprese per le quali quell’articolo è un problema. Senza che nessuno dica che se un’impresa vuol crescere, si divide in due (evitando di superare i quindici dipendenti) e il problema è risolto all’italiana. Senza che nessuno dica che in rarissimi casi il licenziato è riassunto anche dopo la sentenza del giudice, perché passa tanto di quel tempo che il licenziato fa altro e l’impresa lo risarcisce. Senza che nessuno dica che l’art. 18 sarebbe il primo caso al mondo in cui per creare lavoro (come si sostiene) si licenzia.

Ma tant’è. La cosa più esaltante è che Barca è venuto in Puglia (diciamo in generale al Sud) e, nonostante tutto, è stato in tre aziende che gli avranno aperto il cuore. Una esporta nel mondo le sue scarpe da lavoro. La seconda disegna per tutto il mondo le mappe ricavate dai satelliti. La terza è di due trentenni che hanno inventato l’aereo superleggero più veloce del mondo: in fibra di carbonio (prima dell’aereo, avevano pensato di usarla per farne palazzi. Come, palazzi in fibra di carbonio? Sì, non lo sapevate?).

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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di Lino Patruno

Il ministro del Sud, Barca, è venuto in Puglia e ha detto che occorre raddoppiare il numero delle industrie. Già è una notizia. C’è chi continua a sognare un Sud tutto sole e mare, più un buon piatto e un buon vino: fate turismo perché è la vostra vocazione. Non si è mai vista al mondo una economia che si sia sviluppata saltando l’anello dell’industria. Sarebbe come noi umani che, senza l’ultimo anello dell’evoluzione, saremmo ancòra scimmie. E c’è chi continua a farneticare di una Taranto senza l’Ilva, 26 mila famiglie che aprono B&B, un letto e una prima colazione.

Il ministro ha anche detto che per creare industrie è sbagliato invocare, come in passato, incentivi alle imprese. Si danno e poi non si sa che fine facciano. Ha ragione. Meglio migliorare le condizioni di accesso, cioè creare l’ambiente adatto.

Il che vuol dire infrastrutture: materiali (esempio strade), immateriali (esempio banche), sociali (esempio scuole). Barca è venuto in Puglia in aereo. Avesse scelto il treno, lo avremmo trovato imbufalito.

Come si fa ad avere condizioni di accesso se al Sud tagliano appunto i treni? E’ possibile che le Ferrovie non rispondano a nessuno e che continuino a pensare ai profitti infischiandosene della funzione sociale che svolgono? E’ possibile che Bari e Napoli siano lontane come la Luna fra loro, così come 150 anni fa? Allora si decise di lasciarle appunto lontane, nel caso si fossero messe in testa di creare un Sud unito e capace di difendersi dall’abbandono.

Ma condizioni di accesso significa anche altro, come il ministro per primo sa. Significa, ad esempio, giustizia civile meno lenta. Il primo motivo che tiene lontani gli investimenti stranieri dal Sud è proprio il tempo che ci si metterebbe a farsi pagare una cambiale in protesto o a risolvere una vertenza di lavoro: non si può stare cinque anni. E però questo è il Paese in cui, per stessa ammissione di Barca, una delibera Cipe (che riguarda, mettiamo, un’opera pubblica) ci mette otto mesi e 14 passaggi burocratici prima di cominciare a funzionare.

Ma è solo l’inizio della Via Crucis. Poi ci sono i tempi degli appalti e dei maledetti e puntuali ricorsi al Tar. Poi il progetto: preliminare, definitivo, esecutivo (quando non è necessario uno studio di fattibilità prima). Poi il cantiere, che cinque volte su dieci si ferma perché l’impresa non ce la fa (dopo aver fatto la furbata di assicurare un ribasso del 40 per cento sul costo base). Per una media opera, ci vogliono dieci anni. Con i cantieri aperti e mai chiusi, anzi dopo un po’ arrugginiti. Del resto, per aprire una pizzeria ci vogliono una trentina di autorizzazioni.

Insomma, tutto c’è tranne il disco verde o la corsia preferenziale. Ora si assicura un giorno per aprire un cantiere: visti i precedenti, non esageriamo. Perché è vero che, se Steve Job fosse stato da queste parti, al massimo avrebbe fatto l’elettricista. Incredibile Steve: nasce nella contea di Santa Clara, California. Per finanziare, insieme a un amico, l’idea della Apple Computer, lui vende un suo pulmino, l’amico una calcolatrice. La prima sede è un garage dei genitori. Vendono i primi computer sulla carta, solo in base all’idea. L’idea finisce a un industriale il quale, annusata aria di genio, gli dà subito 250 mila dollari. In poco tempo le prime vendite toccano il milione di dollari. In Italia li avrebbero sfrattati dal garage per violazione della licenza edilizia.

Per non parlare, scusate, del mitico articolo 18, quello che impedisce alle imprese con più di quindici dipendenti di licenziare se non c’è giusta causa. E sul quale il Belpaese si sta aggrovigliando da settimane. Senza che nessuno dica che riguarda solo il cinque per cento delle imprese. Senza che nessuno dica che si possono contare le imprese per le quali quell’articolo è un problema. Senza che nessuno dica che se un’impresa vuol crescere, si divide in due (evitando di superare i quindici dipendenti) e il problema è risolto all’italiana. Senza che nessuno dica che in rarissimi casi il licenziato è riassunto anche dopo la sentenza del giudice, perché passa tanto di quel tempo che il licenziato fa altro e l’impresa lo risarcisce. Senza che nessuno dica che l’art. 18 sarebbe il primo caso al mondo in cui per creare lavoro (come si sostiene) si licenzia.

Ma tant’è. La cosa più esaltante è che Barca è venuto in Puglia (diciamo in generale al Sud) e, nonostante tutto, è stato in tre aziende che gli avranno aperto il cuore. Una esporta nel mondo le sue scarpe da lavoro. La seconda disegna per tutto il mondo le mappe ricavate dai satelliti. La terza è di due trentenni che hanno inventato l’aereo superleggero più veloce del mondo: in fibra di carbonio (prima dell’aereo, avevano pensato di usarla per farne palazzi. Come, palazzi in fibra di carbonio? Sì, non lo sapevate?).

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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De Magistris: lista di indignati e liberali


(di Massimiliano Amato da l’Unità) «C’è voglia di una proposta politica forte, profondamente innovativa. Se riusciremo a metterla in campo, aiuteremo il centrosinistra a imboccare la strada del vero cambiamento, sia rispetto al berlusconismo che all’attuale governo tecnico». Senti parlare Luigi de Magistris ed è come se la campagna elettorale che lo ha incoronato primo cittadino di Napoli meno di un anno fa non fosse mai finita. I toni, le parole e gli argomenti che seleziona per parlare della Lista civica nazionale sono gli stessi che gli hanno permesso di rovesciare il tavolo nella città più problematica d’Europa. E pazienza se la fase politica apertasi con l’uscita di scena del Cavaliere è tutt’altra. Un mese fa il “sindaco arancione” ha convocato i primi stati generali del nuovo soggetto. Il pretesto è stato il primo Forum nazionale dei beni comuni: «Perché da lì si parte, dalla riscoperta di valori che liberismo e globalizzazione selvaggi hanno massacrato. Il concetto di bene comune sarà la carta d’identità, il filo rosso, il dna di quest’esperienza». Il partito del futuro «Lo immagino leggero, un movimento di persone credibili che si candidano alla guida del centrosinistra e al governo del Paese»

Non è che, per caso, si sta aprendo la strada a nuovi personalismi?
«Premesso che le idee camminano sulle gambe degli uomini, la tesi è politicamente infondata. Per due motivi. Il primo: tutti i sindaci che si stanno impegnando in questo progetto, nel 2013 non saranno candidati al Parlamento. Ciascuno di noi continuerà a occuparsi della città che amministra. Il secondo: questo è un tentativo molto serio di selezionare una nuova classe dirigente da mettere a disposizione dei partiti del centrosinistra, a cui non ci contrapponiamo. È una sfida alle degenerazioni della partitocrazia: se la politica si sente minacciata, ha l’onere della prova. Dimostri che stiamo sbagliando noi. Dubito che possa farlo, in questo momento».
Perché è cosi sicuro?
«Fermiamoci al centrosinistra. La mera unione dei partiti che lo compongono non dà sufficienti garanzie per il cambiamento. E poi: lei ritiene che in questo momento si possa parlare di unità? La celebre foto di Vasto non è più tanto veritiera. Sulle politiche del governo Monti si sono già aperte crepe tra il Pd e i suoi alleati. Se andassimo al voto domani sarebbe concepibile solo un’alleanza tra Idv, SeL e Federazione della Sinistra. E allora il Pd non può più eludere il confronto. Il mio auspicio è che il maggiore partito del centrosinistra eviti le trappole che l’attuale fase presenta. Ma non do affatto per scontato che ci riesca».
Insomma, diciamola tutta lei auspica che anche il Pd si apra a una robusta iniezione di radicalità. Giusto?
«Mi piace molto questa parola: chi la demonizza dimostra di aver capito poco di quello che è accaduto negli ultimi due anni. Non voglio enfatizzare il mio successo a Napoli, però è un fatto che, al ballottaggio, e in misura minore perfino al primo turno, sono riuscito a pescare anche nella cosiddetta area moderata. Segno che una proposta alternativa può smuovere coscienze a ogni latitudine politica. La radicalità dei valori è un sasso lanciato nello stagno, oggi la gente chiede chiarezza e credibilità. Se non le trova da nessuna parte, si rifugia nell’astensione».
I sondaggi dicono che questo segmento rappresenta circa II 40% dell’elettorato.
«Appunto. Che facciamo? Lo lasciamo senza rappresentanza? La Lista civica nazionale, se ci sarà, non avrà barriere ideologiche. C’è un’area liberale che non crede al liberalismo alle vongole di Berlusconi e non si accontenta dell’attuale quadro politico. Ma, soprattutto, ci sono i movimenti nati sull’onda di un generale moto d’indignazione, nella fase declinante del berlusconismo: il movimento delle donne, gli indignati, il popolo dei referendum di giugno. Gente che diffida dell’estabilishment partitocratrico».
Sarete capaci di mettere insieme liberali e indignados?
«Noi pensiamo a personalità di aree e tradizioni diverse in grado di fare sintesi e di rovesciare la logica dominante della nomina a parlamentare indotta dall’attuale legge elettorale. Allo stato non sappiamo con quali regole andremo a votare, ma chi ci garantisce che, anche con una riforma, il peso degli apparati di partito diminuirà? Sui contenuti, ne indico uno in particolare: la riattualizzazione della questione morale berlingueriana. Usciamo dall’ottica del legalitarismo burocratico, Mani pulite è stata importante ma bisogna guardare oltre: ai concetti di interesse pubblico ed etica pubblica, completamente smarriti. Ribaltiamo il senso della parola appartenenza, finora connotata negativamente: l’unica appartenenza da promuovere è quella a una comunità di uomini e donne liberi. Concetti semplici, che vedono schierate dalla stessa parte persone dagli orientamenti politici più disparati».
Non è che sta tracciando iI perimetro dl una nuova forza politica?
«Andiamoci piano. Intanto, continuiamo a lavorare all’ipotesi della lista di appoggio alle altre forze del centrosinistra. Siamo in un momento di rottura, perciò ogni cosa va costruita con organizzazione e metodo. Sono d’accordo con Emiliano: la Lista civica nazionale potrebbe portare una bella dote al centrosinistra. E collocabile tra il 10 e il 20%».
Però non ha risposto alla domanda.
«La Lista civica rappresenta un passaggio. È ovvio che se l’operazione andasse in porto e i risultati dovessero darci ragione, un minuto dopo le elezioni si porrebbe la questione di costruire un nuovo soggetto. Lo immagino leggero, un movimento di persone credibili che si candidano alla leadership del centrosinistra e al governo del Paese. E a quel punto si tratterebbe anche di un’aspettativa abbastanza legittima, non trova?».

Fonte: Napolionline

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(di Massimiliano Amato da l’Unità) «C’è voglia di una proposta politica forte, profondamente innovativa. Se riusciremo a metterla in campo, aiuteremo il centrosinistra a imboccare la strada del vero cambiamento, sia rispetto al berlusconismo che all’attuale governo tecnico». Senti parlare Luigi de Magistris ed è come se la campagna elettorale che lo ha incoronato primo cittadino di Napoli meno di un anno fa non fosse mai finita. I toni, le parole e gli argomenti che seleziona per parlare della Lista civica nazionale sono gli stessi che gli hanno permesso di rovesciare il tavolo nella città più problematica d’Europa. E pazienza se la fase politica apertasi con l’uscita di scena del Cavaliere è tutt’altra. Un mese fa il “sindaco arancione” ha convocato i primi stati generali del nuovo soggetto. Il pretesto è stato il primo Forum nazionale dei beni comuni: «Perché da lì si parte, dalla riscoperta di valori che liberismo e globalizzazione selvaggi hanno massacrato. Il concetto di bene comune sarà la carta d’identità, il filo rosso, il dna di quest’esperienza». Il partito del futuro «Lo immagino leggero, un movimento di persone credibili che si candidano alla guida del centrosinistra e al governo del Paese»

Non è che, per caso, si sta aprendo la strada a nuovi personalismi?
«Premesso che le idee camminano sulle gambe degli uomini, la tesi è politicamente infondata. Per due motivi. Il primo: tutti i sindaci che si stanno impegnando in questo progetto, nel 2013 non saranno candidati al Parlamento. Ciascuno di noi continuerà a occuparsi della città che amministra. Il secondo: questo è un tentativo molto serio di selezionare una nuova classe dirigente da mettere a disposizione dei partiti del centrosinistra, a cui non ci contrapponiamo. È una sfida alle degenerazioni della partitocrazia: se la politica si sente minacciata, ha l’onere della prova. Dimostri che stiamo sbagliando noi. Dubito che possa farlo, in questo momento».
Perché è cosi sicuro?
«Fermiamoci al centrosinistra. La mera unione dei partiti che lo compongono non dà sufficienti garanzie per il cambiamento. E poi: lei ritiene che in questo momento si possa parlare di unità? La celebre foto di Vasto non è più tanto veritiera. Sulle politiche del governo Monti si sono già aperte crepe tra il Pd e i suoi alleati. Se andassimo al voto domani sarebbe concepibile solo un’alleanza tra Idv, SeL e Federazione della Sinistra. E allora il Pd non può più eludere il confronto. Il mio auspicio è che il maggiore partito del centrosinistra eviti le trappole che l’attuale fase presenta. Ma non do affatto per scontato che ci riesca».
Insomma, diciamola tutta lei auspica che anche il Pd si apra a una robusta iniezione di radicalità. Giusto?
«Mi piace molto questa parola: chi la demonizza dimostra di aver capito poco di quello che è accaduto negli ultimi due anni. Non voglio enfatizzare il mio successo a Napoli, però è un fatto che, al ballottaggio, e in misura minore perfino al primo turno, sono riuscito a pescare anche nella cosiddetta area moderata. Segno che una proposta alternativa può smuovere coscienze a ogni latitudine politica. La radicalità dei valori è un sasso lanciato nello stagno, oggi la gente chiede chiarezza e credibilità. Se non le trova da nessuna parte, si rifugia nell’astensione».
I sondaggi dicono che questo segmento rappresenta circa II 40% dell’elettorato.
«Appunto. Che facciamo? Lo lasciamo senza rappresentanza? La Lista civica nazionale, se ci sarà, non avrà barriere ideologiche. C’è un’area liberale che non crede al liberalismo alle vongole di Berlusconi e non si accontenta dell’attuale quadro politico. Ma, soprattutto, ci sono i movimenti nati sull’onda di un generale moto d’indignazione, nella fase declinante del berlusconismo: il movimento delle donne, gli indignati, il popolo dei referendum di giugno. Gente che diffida dell’estabilishment partitocratrico».
Sarete capaci di mettere insieme liberali e indignados?
«Noi pensiamo a personalità di aree e tradizioni diverse in grado di fare sintesi e di rovesciare la logica dominante della nomina a parlamentare indotta dall’attuale legge elettorale. Allo stato non sappiamo con quali regole andremo a votare, ma chi ci garantisce che, anche con una riforma, il peso degli apparati di partito diminuirà? Sui contenuti, ne indico uno in particolare: la riattualizzazione della questione morale berlingueriana. Usciamo dall’ottica del legalitarismo burocratico, Mani pulite è stata importante ma bisogna guardare oltre: ai concetti di interesse pubblico ed etica pubblica, completamente smarriti. Ribaltiamo il senso della parola appartenenza, finora connotata negativamente: l’unica appartenenza da promuovere è quella a una comunità di uomini e donne liberi. Concetti semplici, che vedono schierate dalla stessa parte persone dagli orientamenti politici più disparati».
Non è che sta tracciando iI perimetro dl una nuova forza politica?
«Andiamoci piano. Intanto, continuiamo a lavorare all’ipotesi della lista di appoggio alle altre forze del centrosinistra. Siamo in un momento di rottura, perciò ogni cosa va costruita con organizzazione e metodo. Sono d’accordo con Emiliano: la Lista civica nazionale potrebbe portare una bella dote al centrosinistra. E collocabile tra il 10 e il 20%».
Però non ha risposto alla domanda.
«La Lista civica rappresenta un passaggio. È ovvio che se l’operazione andasse in porto e i risultati dovessero darci ragione, un minuto dopo le elezioni si porrebbe la questione di costruire un nuovo soggetto. Lo immagino leggero, un movimento di persone credibili che si candidano alla leadership del centrosinistra e al governo del Paese. E a quel punto si tratterebbe anche di un’aspettativa abbastanza legittima, non trova?».

Fonte: Napolionline

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