mercoledì 22 febbraio 2012

Il Consiglio d’Europa boccia l’Italia: la politica alimenta razzismo e xenofobia


Anche il Consiglio d’Europa ammonisce l’Italia e la sua politica. Lo fa in un rapporto dell’Ecri, la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza, organismo indipendente di monitoraggio dello stesso Consiglio. Il documento, infatti, afferma che “sembra che si stia moltiplicando l’uso del discorso razzista e xenofobo in politica”. Una dichiarazione molto forte che si inserisce in un quadro politico quanto mai incerto. I toni apparivano più calmi con l’insediamento del governo dei tecnici e di Mario Monti ma l’acuirsi di faziosità in vista delle elezioni fanno riaffiorare le vecchie posizioni soprattutto estremiste.

Il documento, però, si concentra sulla situazione politica italiana dal 2006 fino al giugno dello scorso anno, dunque in concomitanza con l’introduzione del “pacchetto sicurezza” e delle altre misure adottate nei confronti degli stranieri. Riguardo a questo argomento il rapporto “invita le autorità italiane a porre fine immediatamente e in modo permanente alla politica dei respingimenti”. Inoltre vi è contenuta una forte critica anche per i mezzi d’informazione del nostro paese che secondo l’Ecri con “articoli e servizi sensazionalistici contribuiscono ad avvelenare un clima già intollerante nei confronti di Rom, immigrati e musulmani”. Questa questione era già stata trattata dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa (Cpt) e giovedì, in merito, ci sarà una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti umani.

Infine, nel rapporto viene trattata anche la questione della discriminazione per quel che riguarda i diritti dei gay: “L’attenzione delle istituzioni europee alla lotta a ogni discriminazione, anche per orientamento sessuale, e alla promozione dei diritti di tutti implica la rimozione di fatto delle limitazioni all’uguaglianza ed il perseguimento dell’obiettivo ultimo della “piena” autodeterminazione dell’individuo”. Arrivano già le prime reazioni come quella del presidente nazionale di Arcigay, Paolo Patanè che definisce il rapporto sulla situazione in Italia del Ecri “allarmante” .

Fonte: Reporternuovo

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Anche il Consiglio d’Europa ammonisce l’Italia e la sua politica. Lo fa in un rapporto dell’Ecri, la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza, organismo indipendente di monitoraggio dello stesso Consiglio. Il documento, infatti, afferma che “sembra che si stia moltiplicando l’uso del discorso razzista e xenofobo in politica”. Una dichiarazione molto forte che si inserisce in un quadro politico quanto mai incerto. I toni apparivano più calmi con l’insediamento del governo dei tecnici e di Mario Monti ma l’acuirsi di faziosità in vista delle elezioni fanno riaffiorare le vecchie posizioni soprattutto estremiste.

Il documento, però, si concentra sulla situazione politica italiana dal 2006 fino al giugno dello scorso anno, dunque in concomitanza con l’introduzione del “pacchetto sicurezza” e delle altre misure adottate nei confronti degli stranieri. Riguardo a questo argomento il rapporto “invita le autorità italiane a porre fine immediatamente e in modo permanente alla politica dei respingimenti”. Inoltre vi è contenuta una forte critica anche per i mezzi d’informazione del nostro paese che secondo l’Ecri con “articoli e servizi sensazionalistici contribuiscono ad avvelenare un clima già intollerante nei confronti di Rom, immigrati e musulmani”. Questa questione era già stata trattata dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa (Cpt) e giovedì, in merito, ci sarà una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti umani.

Infine, nel rapporto viene trattata anche la questione della discriminazione per quel che riguarda i diritti dei gay: “L’attenzione delle istituzioni europee alla lotta a ogni discriminazione, anche per orientamento sessuale, e alla promozione dei diritti di tutti implica la rimozione di fatto delle limitazioni all’uguaglianza ed il perseguimento dell’obiettivo ultimo della “piena” autodeterminazione dell’individuo”. Arrivano già le prime reazioni come quella del presidente nazionale di Arcigay, Paolo Patanè che definisce il rapporto sulla situazione in Italia del Ecri “allarmante” .

Fonte: Reporternuovo

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martedì 21 febbraio 2012

Sud Italia, questo non è un Paese per donne

Nel Meridione italiano oltre mezzo milione di donne sfugge alle statistiche della disoccupazione ufficiale, così da portare il tasso di disoccupazione corretto nel 2010 al 30,6 percento. A queste vanno aggiunte 575mila persone disponibili a lavorare ma non in cerca di lavoro. Mentre le poche assunte regolarmente (tra le giovani meno di una su quattro) hanno uno stipendio inferiore di oltre il 30 percento rispetto a un uomo del Centro-Nord.

I dati di una ricerca condotta dallo Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) rivelano in maniera preoccupante come, in due anni, in Italia, dal 2008 al 2010, oltre centomila donne hanno perso il posto di lavoro. Il Mezzogiorno è un caso unico: il tasso di occupazione femminile raggiunge appena il 30,4 percento, rispetto al 54,8 percento del Centro-Nord. Un divario dal resto d’Europa di quasi trenta punti (la media europea nel 2010 è 58,2 percento).

A fare la differenza tra il tasso di disoccupazione ufficiale del 15,4 percento e quello ‘corretto’ sono le donne che non risultano né tra gli occupati né tra i disoccupati, ma che “informalmente’ si barcamenano tra ricerche saltuarie e lavoro sommerso. In questo senso, includendo queste categorie, il tasso di disoccupazione corretto femminile al Sud nel 2010 schizzerebbe al 30,6 percento, il doppio di quello ufficiale. In cifre, i valori si triplicano: le 393 mila disoccupate ufficiali, unite alle 560 mila implicite, diventano 953mila.

Discorso a parte, poi, per le ‘scoraggiate’, disponibili a lavorare ma non in cerca di lavoro, in base alla definizione Istat. Delle 893 mila donne italiane che si trovano in questa condizione, per la ricerca Svimez 575 mila sono al Sud.

Su una popolazione di donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni al Sud solo meno di una su tre, pari al 30,5 percento, lavora regolarmente. “Situazione ancora più critica se si considerano le donne under 34: qui il tasso di occupazione crolla al 23,3 percento, pari a meno di una su quattro”, si legge nel comunicato dell’istituto di ricerca.

A complicare ulteriormente il quadro, la differenza di stipendio. In base all’analisi Svimez, a parità di qualifica, il margine tra donna del Sud e uomo del Centro-Nord supererebbe il 30 percento. In valori assoluti, a fronte di uno stipendio di un maschio del Centro-Nord di 19.149 euro, una donna del Sud porterebbe a casa solo 13.361 euro al mese.

Dallo studio dello Svimez emerge poi un altro dato preoccupante: studiare serve a poco. Nonostante sul totale della popolazione le ragazze del Sud diplomate siano passate dall’85,1 percento del 2000 al 94 percento del 2009 (circa un punto percentuale in più rispetto al Centro-Nord), e le laureate siano il 18,9 percento sul totale della popolazione tra 30 i 34 anni, quasi 7 punti in più dei maschi (12,3 percento), pur se distante dalla performance del Centro-Nord (27,1 percento), studiare non basta: tra le dipendenti sono troppo poche le dirigenti (appena il 26 percento rispetto a una quota di occupazione femminile totale del 35 percento; tra le lavoratrici autonome, sono troppo bassi i livelli di libere professioniste e lavoratrici in proprio, di associate in cooperativa, mentre spicca il livello abnorme di lavoratrici co.co.co (il 65 percento del totale è donna, contro il 55,6 nel Centro-Nord)..

Infine, il rapporto sottolinea che il sistema di welfare familiare e informale che ancora in molti casi è dominante nel Mezzogiorno si regge sulla donna, non lavoratrice, costretta ad un ruolo casalingo secondo un modello sociale tradizionale: allevare i bambini e accudire gli anziani.

Nel 2009, la percentuale di bambini da 0 a 3 anni che hanno usufruito dei servizi per l’infanzia (essenzialmente asili nido) è stata pari al 5 percento al Sud, contro il 17,9 percento del Centro-Nord.

Nel 2008, in base a elaborazioni Svimez, la spesa comunale per interventi e servizi sociali è stata al Nord Est di 155 euro pro capite, al Sud di 52 euro, tre volte di meno. Spicca su tutti il caso dell’assistenza ai disabili, che vede il Nord Est con oltre 5 mila euro a testa a fronte dei 657 del Sud.

Se vogliono trovare maggiori possibilità di impiego, le donne sono costrette ad emigrare. Nel 2010, 55.500 donne hanno lasciato il Sud trasferendo la residenza al Centro-Nord, pari al 48 percento del totale emigrante.

A cura di: Luca Galassi
Fonte: eilmensile.it
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Nel Meridione italiano oltre mezzo milione di donne sfugge alle statistiche della disoccupazione ufficiale, così da portare il tasso di disoccupazione corretto nel 2010 al 30,6 percento. A queste vanno aggiunte 575mila persone disponibili a lavorare ma non in cerca di lavoro. Mentre le poche assunte regolarmente (tra le giovani meno di una su quattro) hanno uno stipendio inferiore di oltre il 30 percento rispetto a un uomo del Centro-Nord.

I dati di una ricerca condotta dallo Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) rivelano in maniera preoccupante come, in due anni, in Italia, dal 2008 al 2010, oltre centomila donne hanno perso il posto di lavoro. Il Mezzogiorno è un caso unico: il tasso di occupazione femminile raggiunge appena il 30,4 percento, rispetto al 54,8 percento del Centro-Nord. Un divario dal resto d’Europa di quasi trenta punti (la media europea nel 2010 è 58,2 percento).

A fare la differenza tra il tasso di disoccupazione ufficiale del 15,4 percento e quello ‘corretto’ sono le donne che non risultano né tra gli occupati né tra i disoccupati, ma che “informalmente’ si barcamenano tra ricerche saltuarie e lavoro sommerso. In questo senso, includendo queste categorie, il tasso di disoccupazione corretto femminile al Sud nel 2010 schizzerebbe al 30,6 percento, il doppio di quello ufficiale. In cifre, i valori si triplicano: le 393 mila disoccupate ufficiali, unite alle 560 mila implicite, diventano 953mila.

Discorso a parte, poi, per le ‘scoraggiate’, disponibili a lavorare ma non in cerca di lavoro, in base alla definizione Istat. Delle 893 mila donne italiane che si trovano in questa condizione, per la ricerca Svimez 575 mila sono al Sud.

Su una popolazione di donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni al Sud solo meno di una su tre, pari al 30,5 percento, lavora regolarmente. “Situazione ancora più critica se si considerano le donne under 34: qui il tasso di occupazione crolla al 23,3 percento, pari a meno di una su quattro”, si legge nel comunicato dell’istituto di ricerca.

A complicare ulteriormente il quadro, la differenza di stipendio. In base all’analisi Svimez, a parità di qualifica, il margine tra donna del Sud e uomo del Centro-Nord supererebbe il 30 percento. In valori assoluti, a fronte di uno stipendio di un maschio del Centro-Nord di 19.149 euro, una donna del Sud porterebbe a casa solo 13.361 euro al mese.

Dallo studio dello Svimez emerge poi un altro dato preoccupante: studiare serve a poco. Nonostante sul totale della popolazione le ragazze del Sud diplomate siano passate dall’85,1 percento del 2000 al 94 percento del 2009 (circa un punto percentuale in più rispetto al Centro-Nord), e le laureate siano il 18,9 percento sul totale della popolazione tra 30 i 34 anni, quasi 7 punti in più dei maschi (12,3 percento), pur se distante dalla performance del Centro-Nord (27,1 percento), studiare non basta: tra le dipendenti sono troppo poche le dirigenti (appena il 26 percento rispetto a una quota di occupazione femminile totale del 35 percento; tra le lavoratrici autonome, sono troppo bassi i livelli di libere professioniste e lavoratrici in proprio, di associate in cooperativa, mentre spicca il livello abnorme di lavoratrici co.co.co (il 65 percento del totale è donna, contro il 55,6 nel Centro-Nord)..

Infine, il rapporto sottolinea che il sistema di welfare familiare e informale che ancora in molti casi è dominante nel Mezzogiorno si regge sulla donna, non lavoratrice, costretta ad un ruolo casalingo secondo un modello sociale tradizionale: allevare i bambini e accudire gli anziani.

Nel 2009, la percentuale di bambini da 0 a 3 anni che hanno usufruito dei servizi per l’infanzia (essenzialmente asili nido) è stata pari al 5 percento al Sud, contro il 17,9 percento del Centro-Nord.

Nel 2008, in base a elaborazioni Svimez, la spesa comunale per interventi e servizi sociali è stata al Nord Est di 155 euro pro capite, al Sud di 52 euro, tre volte di meno. Spicca su tutti il caso dell’assistenza ai disabili, che vede il Nord Est con oltre 5 mila euro a testa a fronte dei 657 del Sud.

Se vogliono trovare maggiori possibilità di impiego, le donne sono costrette ad emigrare. Nel 2010, 55.500 donne hanno lasciato il Sud trasferendo la residenza al Centro-Nord, pari al 48 percento del totale emigrante.

A cura di: Luca Galassi
Fonte: eilmensile.it

lunedì 20 febbraio 2012

PDSUD MIGLIO D'ORO - SECONDA RIUNIONE BRIGANTI SAN GIORGIO A CREMANO


Venerdì 24 Febbraio 2012
ore 20,30

PRESSO LA CAFFETTERIA "LE BLANC" DI VIA TUFARELLI - SAN GIORGIO A CREMANO VENERDI' 24 FEBBRAIO ALLE ORE 20,30 SI TERRA' IL SECONDO INCONTRO DEI BRIGANTI DI SAN GIORGIO A CREMANO
SI PROIETTERA' UN FILMATO, SI APRIRA' UN DIBATTITO FRA STORIA, PROBLEMATICHE ATTUALI E LA POLITICA A SAN GIORGIO, OSPITI ILLUSTRI E UNA SORPRESA COMICA DIVERTENTE




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Venerdì 24 Febbraio 2012
ore 20,30

PRESSO LA CAFFETTERIA "LE BLANC" DI VIA TUFARELLI - SAN GIORGIO A CREMANO VENERDI' 24 FEBBRAIO ALLE ORE 20,30 SI TERRA' IL SECONDO INCONTRO DEI BRIGANTI DI SAN GIORGIO A CREMANO
SI PROIETTERA' UN FILMATO, SI APRIRA' UN DIBATTITO FRA STORIA, PROBLEMATICHE ATTUALI E LA POLITICA A SAN GIORGIO, OSPITI ILLUSTRI E UNA SORPRESA COMICA DIVERTENTE




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Incontro con de Magistris a Barcellona


Fonte:Cento passi per la libertà

Sabato 18 febbraio si è svolto a Barcellona presso l'Istituto Europeo di Design l'incontro tra Luigi de Magistris e gli italiani residenti nella città catalana. L'evento è stato organizzato da Augusto Casciani dell'agenzia di eventi Italia.Es ed era prevista la proiezione di alcuni frammenti del documentario "Cento passi per la libertà". La presentazione di de Magistris è nata ed è stata organizzata negli ultimi dieci giorni. Il sindaco aveva in programma riunioni con il presidente del Forum delle Culture e con il sindaco Trias di Barcellona per parlare di progetti e rapporti tra le due città e Augusto è stato bravo a trovare il tempo e lo spazio per organizzare l'incontro.
Io, non potendo proiettare tutto il documentario per motivi di tempo e soprattutto per lasciare spazio, giustamente, all'intervento di de Magistris e alle domande del pubblico, avevo preparato il trailer e alcuni spezzoni significativisperando di riuscire ad avere qualche minuto. Sono arrivato alle 11.00 del mattino per le ultime prove tecniche e per sistemare lavideocamera che Matteo, che ringrazio per le riprese, avrebbe usato. L'acustica delll'aula magna era pessima e i microfoni non funzionavano nemmeno tanto bene, ma per i tecnici dello IED non c'erano problemi. Alle 11.30 sono arrivate le prime persone che piano piano hanno occupato i posti a sedere. Poco dopo le 12.00 è arrivato de Magistris insieme ad Augusto accolti da Alessandro Manetti il direttore dello IED. Dopo una veloce visita degli spazi della struttura recentemente inaugurata è iniziato l'incontro. Al tavolo eravamo seduti io vicino al computer pronto a far partire i video alla fine dell'intervento, Luigi accanto a me e poi Alessandro, il direttore dello IED, e Augusto che introduceva e moderava la discussione. Le persone presenti saranno state un centinaio circa.
Luigi ha parlato per una ventina di minuti e ha raccontato Napoli: quello che si sta facendo, le speranze, la voglia di partecipazione dei cittadini e il tentativo da parte dell'amministrazione di stare vicino alla gente. In sala il pubblico era attentissimo e molto interessato. Dalle parole di de Magistris traspariva l'amore e l'impegno che sta mettendo per Napoli. Io ascoltavo e osservavo. Quando sono iniziate le prime domande da parte del pubblico Luigi scriveva tutto e rispondeva a tutti in modo accurato, motivando e coinvolgendo cercando davvero ditrasmettere qualcosa. Particolarmente interessanti i passaggi sulla Palestina e sul ruolo internazionale che deve tornare ad avere Napoli come quando era capitale del Regno delle Due Sicilie. Alcune persone sia ieri che oggi mi hanno detto che ascoltandolo gli è venuta voglia di tornare a vivere e a lottare a Napoli e per Napoli. Ed è una frase che durante le proiezioni del documentario ho già sentito. "Ma allora c'è speranza?" mi hanno chiesto. Secondo me la speranza deve essere accompagnata da cambiamenti concreti. Una ragazza dal pubblico ha detto che forse per noi il treno è già passato. Forse è così, ma credo che a Napoli ci sia un gruppo di persone, che in costante aumento, con voglia davvero di cambiare le cose. E Luigi è un punto di riferimento forte e carismatico intorno al quale si può costruire un cambiamento.


(nel 2° video la domanda del Prof. Giovanni Cutolo, Membro del Consiglio Direttivo e Presidente della Commissione Cultura del Partito del Sud, e la domanda di Valentina Lamanna sull'impegno del Partito del Sud sul verde e l'urbano (come da progetto definito con l'Assessore all'Urbanistica arch. Luigi De Falco del Comune di Napoli)....

Nel video postato c'è la sintesi dell'intervento di de Magistris e poi negli altri due ho voluto lasciare quasi interamente le domande e le risposte che hanno vivacizzato l'incontro. Alla fine personalmete non ho avuto molto spazio e ho dovuto velocemente far partire il trailer che si sentiva malissimo, ma prima ho voluto spiegare perchè ho realizzato il documentario: la spinta a farlo mi è venuta dall'indignazione e dalla rabbia di vedere sempre e solo un'immagine negativa di Napoli. Ero stufo di sentir parlare solo di monnezza, camorra, droga, etc. Napoli era ed è molto di più e spero attraverso il documentario di aver mostrato un'altra immagine della città e dei napoletani.

Concludo citando il concetto a proposito dei sogni di cui de Magistris ha parlato durante l'intervento e che mi ha colpito particolarmente: "mai smettere di sognare...molti sogni si possono realizzare...e in realtà sognare è un atto di realismo, è la determinazione". Sono d'accordissimo con questa definizione e credo che i sogni aiutino, per citare Vittorio Arrigoni, a restare umani.


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Fonte:Cento passi per la libertà

Sabato 18 febbraio si è svolto a Barcellona presso l'Istituto Europeo di Design l'incontro tra Luigi de Magistris e gli italiani residenti nella città catalana. L'evento è stato organizzato da Augusto Casciani dell'agenzia di eventi Italia.Es ed era prevista la proiezione di alcuni frammenti del documentario "Cento passi per la libertà". La presentazione di de Magistris è nata ed è stata organizzata negli ultimi dieci giorni. Il sindaco aveva in programma riunioni con il presidente del Forum delle Culture e con il sindaco Trias di Barcellona per parlare di progetti e rapporti tra le due città e Augusto è stato bravo a trovare il tempo e lo spazio per organizzare l'incontro.
Io, non potendo proiettare tutto il documentario per motivi di tempo e soprattutto per lasciare spazio, giustamente, all'intervento di de Magistris e alle domande del pubblico, avevo preparato il trailer e alcuni spezzoni significativisperando di riuscire ad avere qualche minuto. Sono arrivato alle 11.00 del mattino per le ultime prove tecniche e per sistemare lavideocamera che Matteo, che ringrazio per le riprese, avrebbe usato. L'acustica delll'aula magna era pessima e i microfoni non funzionavano nemmeno tanto bene, ma per i tecnici dello IED non c'erano problemi. Alle 11.30 sono arrivate le prime persone che piano piano hanno occupato i posti a sedere. Poco dopo le 12.00 è arrivato de Magistris insieme ad Augusto accolti da Alessandro Manetti il direttore dello IED. Dopo una veloce visita degli spazi della struttura recentemente inaugurata è iniziato l'incontro. Al tavolo eravamo seduti io vicino al computer pronto a far partire i video alla fine dell'intervento, Luigi accanto a me e poi Alessandro, il direttore dello IED, e Augusto che introduceva e moderava la discussione. Le persone presenti saranno state un centinaio circa.
Luigi ha parlato per una ventina di minuti e ha raccontato Napoli: quello che si sta facendo, le speranze, la voglia di partecipazione dei cittadini e il tentativo da parte dell'amministrazione di stare vicino alla gente. In sala il pubblico era attentissimo e molto interessato. Dalle parole di de Magistris traspariva l'amore e l'impegno che sta mettendo per Napoli. Io ascoltavo e osservavo. Quando sono iniziate le prime domande da parte del pubblico Luigi scriveva tutto e rispondeva a tutti in modo accurato, motivando e coinvolgendo cercando davvero ditrasmettere qualcosa. Particolarmente interessanti i passaggi sulla Palestina e sul ruolo internazionale che deve tornare ad avere Napoli come quando era capitale del Regno delle Due Sicilie. Alcune persone sia ieri che oggi mi hanno detto che ascoltandolo gli è venuta voglia di tornare a vivere e a lottare a Napoli e per Napoli. Ed è una frase che durante le proiezioni del documentario ho già sentito. "Ma allora c'è speranza?" mi hanno chiesto. Secondo me la speranza deve essere accompagnata da cambiamenti concreti. Una ragazza dal pubblico ha detto che forse per noi il treno è già passato. Forse è così, ma credo che a Napoli ci sia un gruppo di persone, che in costante aumento, con voglia davvero di cambiare le cose. E Luigi è un punto di riferimento forte e carismatico intorno al quale si può costruire un cambiamento.


(nel 2° video la domanda del Prof. Giovanni Cutolo, Membro del Consiglio Direttivo e Presidente della Commissione Cultura del Partito del Sud, e la domanda di Valentina Lamanna sull'impegno del Partito del Sud sul verde e l'urbano (come da progetto definito con l'Assessore all'Urbanistica arch. Luigi De Falco del Comune di Napoli)....

Nel video postato c'è la sintesi dell'intervento di de Magistris e poi negli altri due ho voluto lasciare quasi interamente le domande e le risposte che hanno vivacizzato l'incontro. Alla fine personalmete non ho avuto molto spazio e ho dovuto velocemente far partire il trailer che si sentiva malissimo, ma prima ho voluto spiegare perchè ho realizzato il documentario: la spinta a farlo mi è venuta dall'indignazione e dalla rabbia di vedere sempre e solo un'immagine negativa di Napoli. Ero stufo di sentir parlare solo di monnezza, camorra, droga, etc. Napoli era ed è molto di più e spero attraverso il documentario di aver mostrato un'altra immagine della città e dei napoletani.

Concludo citando il concetto a proposito dei sogni di cui de Magistris ha parlato durante l'intervento e che mi ha colpito particolarmente: "mai smettere di sognare...molti sogni si possono realizzare...e in realtà sognare è un atto di realismo, è la determinazione". Sono d'accordissimo con questa definizione e credo che i sogni aiutino, per citare Vittorio Arrigoni, a restare umani.


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domenica 19 febbraio 2012

Gaeta,17 febbraio, Raimondi ricorda a Fini l'assedio di Gaeta. Svelare il passato per costruire il futuro.



http://www.youtube.com/watch?v=QFSi2AUecPE&feature=youtu.be

Davanti a una folla strabocchevole, al Presidente della Camera dei Deputati On. Gianfranco Fini e al Presidente della Provincia Dott. Armando Cusani il Sindaco di Gaeta, Dott. Antonio Raimondi,ha elevato all'Italia tutta una lectio magistralis...ascoltiamolo.

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http://www.youtube.com/watch?v=QFSi2AUecPE&feature=youtu.be

Davanti a una folla strabocchevole, al Presidente della Camera dei Deputati On. Gianfranco Fini e al Presidente della Provincia Dott. Armando Cusani il Sindaco di Gaeta, Dott. Antonio Raimondi,ha elevato all'Italia tutta una lectio magistralis...ascoltiamolo.

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"La rete di giovani che farà il nuovo Sud" di Lino Patruno


Tutti a ridacchiare col film “Benvenuti al Nord”, dopo aver ridacchiato col precedente “Benvenuti al Sud”. Storie di pregiudizi fra terroni e polentoni in verità molto più vicini fra loro, a cominciare dai difetti. Ma pochi a conoscere il “Bentornati al Sud”, gruppo costituitosi in Internet e partendo da Lecce. Sono giovani meridionali andati via come altri per studiare fuori o a caccia di un lavoro, e tornati al Sud. E tornati per scelta, non nella disperazione di una sconfitta per un lavoro non trovato neanche lì. La scelta di inventarselo al Sud un lavoro, di non tradire se stessi e la loro terra, di poter dire che anche qui si può, e di dimostrarlo.

Sono finora una quarantina i componenti del gruppo, e in tutto il Mezzogiorno.

E così ecco nascere cooperative, e studi professionali, e piccolissime aziende, e partite Iva. Tutti sostenuti dal sacro fuoco della lotta e della scommessa. Magari ad arrancare e a faticare. Ma tutti con la ferma determinazione che indietro non si torna.

Ma c’è anche chi la propria terra non ha mai voluto lasciarla, e dichiarandolo, e organizzandosi insieme per riuscirci. Così ecco il “Noi restiamo in Calabria”, giovani e meno giovani che avevano tutti i motivi per abbandonare come tanti la regione più difficile d’Italia e hanno cercato di darsi altrettanti motivi per non farlo. E anche qui un fiorire spesso inaspettato di iniziative, molte legate all’antico rapporto meridionale fra l’uomo e la natura, l’ambiente come tesoro unico e irripetibile. Ma iniziative, sia chiaro, cui nessuno dà una mano, nella maledizione di burocrazie che ostacolano invece di favorire. E, purtroppo, nella maledizione dell’incendio doloso notturno, cui seguono solidarietà tanto untuose da sembrare altri incendi dolosi. Perché, per restare, si deve pagare anche un pedaggio.

Chi torna, chi resta. E chi continua ad andare. Gli ottantamila laureati o diplomati all’anno, quelli che il Sud paga col suo sangue per formare e istruire. E del cui talento, della cui cultura, del cui entusiasmo, della cui tenacia beneficia non il Sud che ne avrebbe più bisogno. Centomila euro ciascuno, è stato calcolato costare il loro famoso titolo di studio, altre risorse impiegate e perse dal Sud in un viaggio in grande maggioranza di sola andata verso altri lidi. E tutt’altro che candidati al posto fisso, che solo loro devono togliersi dalla testa nel Paese in cui è tutto fisso, dai politici ai privilegi. E un Paese in cui l’”ascensore sociale” consiste ancòra nel far diventare notaio e medico il figlio del notaio e del medico, non il figlio dell’operaio.

C’è chi parla di “tsunami sociale”, il Sud che non sarà più un Paese per giovani, sempre più da loro abbandonato, anzi già ora con meno figli che altrove. Ma c’è chi non considera solo un dramma i “piedi leggeri” dei giovani. Non un dramma nel tempo in cui si nasce col trolley alla mano. Nel tempo in cui con qualche decina di euro si va e viene da Milano. Nel tempo in cui il viaggio è il sistema circolatorio del pianeta. Nel tempo in cui la metà dei commerci internazionali si svolge via computer. Nel tempo in cui la rete di Internet ti fa stare al centro dell’universo pur restando a casa tua. Nel tempo dell’informazione globale che mette tutto a portata di tutti. E nel tempo in cui c’è chi va via per scelta, i “Terroni 2.0” per il quali la casa è il mondo.

E’ un tempo in cui le radici non sono solo legate al filo d’erba, ma alla conservazione del modo di essergli figli, del proprio senso della vita nel dialogo e nel confronto con altri. Apertura come arricchimento non come pericolo. Altrimenti nuovi muri si alzano. Perciò forse i “nuovi meridionali” saranno il futuro del Sud e dell’Italia. Se viaggiano, non sono solo emigrazione. Certo, la maggior parte sono perduti, dobbiamo vederli mettere tailleur o cravatta altrove e tornare nei loro paesi di vecchi solo a Natale e a Ferragosto. Ma pur nell’esodo come dolorosa emorragia, sono sempre più quelli che restano, cominciano a contare quelli che tornano, sono un possibile appuntamento di domani quelli andati via perché si va.

Hanno tutti la capacità di sofferenza di chi ha sempre dovuto superare più difficoltà di altri. E poi quelli che sono fuori, e sempre più spesso sentiamo dei loro successi: domani potrebbero mettersi tutti in rete con chi è restato e con chi è tornato, inventare una grande comunità non solo virtuale che inonda il Sud del loro talento ovunque sia. Perciò sono una buona notizia i “Bentornati al Sud”. Perciò sono una buona notizia gli “Io resto in Calabria”. Ma perciò non sono solo una cattiva notizia gli ottantamila all’anno col trolley. Perciò non sono affatto una cattiva notizia i “Terroni 2.0”. Chissà che per il Sud qualcosa non stia nascendo senza accorgesene.

FONTE: La Gazzetta del Mezzogiorno
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Tutti a ridacchiare col film “Benvenuti al Nord”, dopo aver ridacchiato col precedente “Benvenuti al Sud”. Storie di pregiudizi fra terroni e polentoni in verità molto più vicini fra loro, a cominciare dai difetti. Ma pochi a conoscere il “Bentornati al Sud”, gruppo costituitosi in Internet e partendo da Lecce. Sono giovani meridionali andati via come altri per studiare fuori o a caccia di un lavoro, e tornati al Sud. E tornati per scelta, non nella disperazione di una sconfitta per un lavoro non trovato neanche lì. La scelta di inventarselo al Sud un lavoro, di non tradire se stessi e la loro terra, di poter dire che anche qui si può, e di dimostrarlo.

Sono finora una quarantina i componenti del gruppo, e in tutto il Mezzogiorno.

E così ecco nascere cooperative, e studi professionali, e piccolissime aziende, e partite Iva. Tutti sostenuti dal sacro fuoco della lotta e della scommessa. Magari ad arrancare e a faticare. Ma tutti con la ferma determinazione che indietro non si torna.

Ma c’è anche chi la propria terra non ha mai voluto lasciarla, e dichiarandolo, e organizzandosi insieme per riuscirci. Così ecco il “Noi restiamo in Calabria”, giovani e meno giovani che avevano tutti i motivi per abbandonare come tanti la regione più difficile d’Italia e hanno cercato di darsi altrettanti motivi per non farlo. E anche qui un fiorire spesso inaspettato di iniziative, molte legate all’antico rapporto meridionale fra l’uomo e la natura, l’ambiente come tesoro unico e irripetibile. Ma iniziative, sia chiaro, cui nessuno dà una mano, nella maledizione di burocrazie che ostacolano invece di favorire. E, purtroppo, nella maledizione dell’incendio doloso notturno, cui seguono solidarietà tanto untuose da sembrare altri incendi dolosi. Perché, per restare, si deve pagare anche un pedaggio.

Chi torna, chi resta. E chi continua ad andare. Gli ottantamila laureati o diplomati all’anno, quelli che il Sud paga col suo sangue per formare e istruire. E del cui talento, della cui cultura, del cui entusiasmo, della cui tenacia beneficia non il Sud che ne avrebbe più bisogno. Centomila euro ciascuno, è stato calcolato costare il loro famoso titolo di studio, altre risorse impiegate e perse dal Sud in un viaggio in grande maggioranza di sola andata verso altri lidi. E tutt’altro che candidati al posto fisso, che solo loro devono togliersi dalla testa nel Paese in cui è tutto fisso, dai politici ai privilegi. E un Paese in cui l’”ascensore sociale” consiste ancòra nel far diventare notaio e medico il figlio del notaio e del medico, non il figlio dell’operaio.

C’è chi parla di “tsunami sociale”, il Sud che non sarà più un Paese per giovani, sempre più da loro abbandonato, anzi già ora con meno figli che altrove. Ma c’è chi non considera solo un dramma i “piedi leggeri” dei giovani. Non un dramma nel tempo in cui si nasce col trolley alla mano. Nel tempo in cui con qualche decina di euro si va e viene da Milano. Nel tempo in cui il viaggio è il sistema circolatorio del pianeta. Nel tempo in cui la metà dei commerci internazionali si svolge via computer. Nel tempo in cui la rete di Internet ti fa stare al centro dell’universo pur restando a casa tua. Nel tempo dell’informazione globale che mette tutto a portata di tutti. E nel tempo in cui c’è chi va via per scelta, i “Terroni 2.0” per il quali la casa è il mondo.

E’ un tempo in cui le radici non sono solo legate al filo d’erba, ma alla conservazione del modo di essergli figli, del proprio senso della vita nel dialogo e nel confronto con altri. Apertura come arricchimento non come pericolo. Altrimenti nuovi muri si alzano. Perciò forse i “nuovi meridionali” saranno il futuro del Sud e dell’Italia. Se viaggiano, non sono solo emigrazione. Certo, la maggior parte sono perduti, dobbiamo vederli mettere tailleur o cravatta altrove e tornare nei loro paesi di vecchi solo a Natale e a Ferragosto. Ma pur nell’esodo come dolorosa emorragia, sono sempre più quelli che restano, cominciano a contare quelli che tornano, sono un possibile appuntamento di domani quelli andati via perché si va.

Hanno tutti la capacità di sofferenza di chi ha sempre dovuto superare più difficoltà di altri. E poi quelli che sono fuori, e sempre più spesso sentiamo dei loro successi: domani potrebbero mettersi tutti in rete con chi è restato e con chi è tornato, inventare una grande comunità non solo virtuale che inonda il Sud del loro talento ovunque sia. Perciò sono una buona notizia i “Bentornati al Sud”. Perciò sono una buona notizia gli “Io resto in Calabria”. Ma perciò non sono solo una cattiva notizia gli ottantamila all’anno col trolley. Perciò non sono affatto una cattiva notizia i “Terroni 2.0”. Chissà che per il Sud qualcosa non stia nascendo senza accorgesene.

FONTE: La Gazzetta del Mezzogiorno

sabato 18 febbraio 2012

Luigi de Magistris a Barcellona con nostri dirigenti del Partito del Sud!

Conferenza stamani 18/02/2011 a Barcellona in Spagna c/o la sede dello IED di Luigi de Magistris Sindaco di Napoli sulle città mediterranee e l'arredo urbano.

Si è discusso delle tante idee ed iniziative tra cui anche il progetto del Partito del Sud in cantiere con l'Assessorato all'Urbanistica dell'architetto Luigi De Falco.



nella foto Luigi de Magistris col nostro Membro del Direttivo Nazionale e Presidente della Commissione Cultura Prof. Giovanni Cutolo e la Responsabile per la Francia del nostro Partito Sig.ra Caroline Moreau

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Conferenza stamani 18/02/2011 a Barcellona in Spagna c/o la sede dello IED di Luigi de Magistris Sindaco di Napoli sulle città mediterranee e l'arredo urbano.

Si è discusso delle tante idee ed iniziative tra cui anche il progetto del Partito del Sud in cantiere con l'Assessorato all'Urbanistica dell'architetto Luigi De Falco.



nella foto Luigi de Magistris col nostro Membro del Direttivo Nazionale e Presidente della Commissione Cultura Prof. Giovanni Cutolo e la Responsabile per la Francia del nostro Partito Sig.ra Caroline Moreau

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Prestigioso incarico dell' Assessore all'Urbanistica De Falco del Comune di Napoli all'ADI per un progetto sulle piazze di Napoli del Partito del Sud!

Ricevo e posto questa bella notizia che mi arriva dagli amici della sezione di Napoli, a cui vanno i nostri sinceri complimenti, un altro tangibile segnale della crescita di credibilità e di progettualità del nostro movimento....

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Incarico di grande prestigio (cui seguirà Protocollo d'Intesa) da parte del Comune di Napoli, tramite l'Assessore all'Urbanistica arch.tto Luigi De Falco a nostri iscritti tramite l'ADI (Associazione Disegno Industriale) per un progetto urbano sulle piazze di Napoli del Partito del Sud:

Progetto "Metà e Metà Parte/nopeo e Parte/Napoletano"

Team Progetto Partito del Sud: arch. Salvatore Cozzolino, prof. Giovanni Cutolo, arch. Mia Serra, Andrea Balìa

Per ingrandire fare click sull'immagine

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Ricevo e posto questa bella notizia che mi arriva dagli amici della sezione di Napoli, a cui vanno i nostri sinceri complimenti, un altro tangibile segnale della crescita di credibilità e di progettualità del nostro movimento....

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Incarico di grande prestigio (cui seguirà Protocollo d'Intesa) da parte del Comune di Napoli, tramite l'Assessore all'Urbanistica arch.tto Luigi De Falco a nostri iscritti tramite l'ADI (Associazione Disegno Industriale) per un progetto urbano sulle piazze di Napoli del Partito del Sud:

Progetto "Metà e Metà Parte/nopeo e Parte/Napoletano"

Team Progetto Partito del Sud: arch. Salvatore Cozzolino, prof. Giovanni Cutolo, arch. Mia Serra, Andrea Balìa

Per ingrandire fare click sull'immagine

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venerdì 17 febbraio 2012

Tesseramento 2012 Partito del Sud...aiutaci a crescere ancora e sempre di più!


Il Partito del Sud nato a livello nazionale nel dicembre 2007 ha già fatto tanti passi avanti e, dopo le prime esperienze elettorali "pionieristiche" in Sicilia alle politiche 2008 e alle amministrative 2009 in provincia di Latina ed in alcuni comuni in provincia di Mantova, si è riorganizzato nel 2010 con uno Statuto registrato e con un nuovo gruppo dirigente.
Nel 2011 abbiamo partecipato alle Comunali di Grosseto, di Caserta, Bologna ( cand. indip.), Provinciali di Mantova ( cand. indip.) e soprattutto alle Comunali di Napoli, per la prima volta in una grande città e per di più nella capitale storica del Sud, dove abbiamo sostenuto fin dall'inizio la candidatura di De Magistris, scelta rilevatasi vincente , risultando la lista meridionalista più votata (escludendo ovviamente quelle pseudo-meridionaliste sponsorizzate dai soliti vecchi politici con ben altri mezzi...).

Presenti fisicamente con sezioni e referenti in 12 regioni su 20, abbiamo una presenza notevole sul web:
- il sito istituzionale dove trovare Statuto, contatti e organigramma;

- il blog nazionale più aggiornato e più frequentato del mondo meridionalista che ha superato in meno di 4 anni i 600.000 visitatori e viaggia ad una media di ca. 1000 al giorno;

- una decina di blog delle varie sezioni locali, tra queste quello di Napoli e quello di Roma hanno superato rispettivamente le 35.000 e le 30.000 visite;

- Facebook con pagina, gruppo e gruppi locali per le varie sezioni, da poco siamo anche su Twitter e già in rapida crescita...

Aiutaci a crescere ancora di più, se non l'hai ancora fatto e' il momento di aderire al Partito del Sud oppure di rinnovare la tua adesione pagando la quota di adesione 2012...è il momento giusto per costituire una nuova sezione o di proporti come referente nei territori dove non siamo ancora presenti...puoi aderire online o tramite un coordinatore locale con il tesseramento 2012!!!



Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


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Il Partito del Sud nato a livello nazionale nel dicembre 2007 ha già fatto tanti passi avanti e, dopo le prime esperienze elettorali "pionieristiche" in Sicilia alle politiche 2008 e alle amministrative 2009 in provincia di Latina ed in alcuni comuni in provincia di Mantova, si è riorganizzato nel 2010 con uno Statuto registrato e con un nuovo gruppo dirigente.
Nel 2011 abbiamo partecipato alle Comunali di Grosseto, di Caserta, Bologna ( cand. indip.), Provinciali di Mantova ( cand. indip.) e soprattutto alle Comunali di Napoli, per la prima volta in una grande città e per di più nella capitale storica del Sud, dove abbiamo sostenuto fin dall'inizio la candidatura di De Magistris, scelta rilevatasi vincente , risultando la lista meridionalista più votata (escludendo ovviamente quelle pseudo-meridionaliste sponsorizzate dai soliti vecchi politici con ben altri mezzi...).

Presenti fisicamente con sezioni e referenti in 12 regioni su 20, abbiamo una presenza notevole sul web:
- il sito istituzionale dove trovare Statuto, contatti e organigramma;

- il blog nazionale più aggiornato e più frequentato del mondo meridionalista che ha superato in meno di 4 anni i 600.000 visitatori e viaggia ad una media di ca. 1000 al giorno;

- una decina di blog delle varie sezioni locali, tra queste quello di Napoli e quello di Roma hanno superato rispettivamente le 35.000 e le 30.000 visite;

- Facebook con pagina, gruppo e gruppi locali per le varie sezioni, da poco siamo anche su Twitter e già in rapida crescita...

Aiutaci a crescere ancora di più, se non l'hai ancora fatto e' il momento di aderire al Partito del Sud oppure di rinnovare la tua adesione pagando la quota di adesione 2012...è il momento giusto per costituire una nuova sezione o di proporti come referente nei territori dove non siamo ancora presenti...puoi aderire online o tramite un coordinatore locale con il tesseramento 2012!!!



Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


Parte in tutta Italia la campagna di Obbedienza Civile per il rispetto del voto referendario.


Parte in tutta Italia la campagna di Obbedienza Civile per il rispetto del voto referendario.

Il 12 e il 13 giugno gli italiani hanno scelto di mettere l'acqua fuori dal mercato e di togliere profitti dall'acqua. I referendum sono inapplicati. I cittadini scelgono oggi di applicare il referendum dal basso.

Scopri come aderire e ricalcolare la tua bolletta SENZA profitti dei privati.

In ogni città iniziative e banchetti informativi. Il nostro voto va rispettato.

La lista dei banchetti, dei presidi, degli eventi che il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua sta organizzando in tutta Italia per il lancio della Campagna di Obbedienza Civile, maltempo permettendo (in continuo aggiornamento)

18 febbraio

Reggio Emilia, dalle ore 15 alle 17.30 in Piazza Prampolini - Primo banchetto informativo

21 febbraio

Bologna, ore 10.30 presidio alla “Agenzia territoriale per l’Emilia Romagna per i servizi idrici ed i rifiuti” Via della Fiera, 8
Bologna, ore 11.30 presidio alla RAI – Emilia-Romagna, via della Fiera, 13


Fonte: Acquabenecomune

IL VIDEO

La campagna di "Obbedienza civile" a La7






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Parte in tutta Italia la campagna di Obbedienza Civile per il rispetto del voto referendario.

Il 12 e il 13 giugno gli italiani hanno scelto di mettere l'acqua fuori dal mercato e di togliere profitti dall'acqua. I referendum sono inapplicati. I cittadini scelgono oggi di applicare il referendum dal basso.

Scopri come aderire e ricalcolare la tua bolletta SENZA profitti dei privati.

In ogni città iniziative e banchetti informativi. Il nostro voto va rispettato.

La lista dei banchetti, dei presidi, degli eventi che il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua sta organizzando in tutta Italia per il lancio della Campagna di Obbedienza Civile, maltempo permettendo (in continuo aggiornamento)

18 febbraio

Reggio Emilia, dalle ore 15 alle 17.30 in Piazza Prampolini - Primo banchetto informativo

21 febbraio

Bologna, ore 10.30 presidio alla “Agenzia territoriale per l’Emilia Romagna per i servizi idrici ed i rifiuti” Via della Fiera, 8
Bologna, ore 11.30 presidio alla RAI – Emilia-Romagna, via della Fiera, 13


Fonte: Acquabenecomune

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La campagna di "Obbedienza civile" a La7






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