domenica 29 gennaio 2012

“Monti come Berlusconi”. I sindaci del Sud (con Vendola) rompono il fronte pro-tecnici

Al meeting per il "bene comune", partono critiche al governo dagli amministratori locali. De Magistris: "Io vedo solo poteri forti". Zedda: "Non c'è differenza dal precedente governo". Emiliano (Pd): "Il mio partito dice che queste liberalizzazioni sono il nuovo Risorgimento. Non sono d'accordo"

Gli amministratori del Sud fanno rete e animano l’opposizione alle politiche del governo Monti e all’unanimismo che lo sostiene. Da Napoli, in nome della difesa dei beni comuni – acqua, trasporti, scuola, territorio – dall’assalto delle privatizzazioni, il sindaco Luigi de Magistris rilancia lo spirito ‘arancione’ che è stato alla base del suo successo e debutta come aspirante leader nazionale. “Si può essere rivoluzionari governando – ha affermato de Magistris in un teatro Politeama gremito – mentre questo esecutivo è un arroccamento dei poteri forti contro le istanze di cambiamento che provengono dalla società. Le politiche di Monti sono quelle di Berlusconi, mentre da qui, dal nostro esempio di democrazia partecipativa e dal basso, devono nascere modelli economici alternativi al liberismo, anche perché i partiti hanno perso il compito di trasformare la società. Nel 2013 dobbiamo andare al governo del Paese non per difendere gli interessi dei Marchionne, ma quelli di Antonio De Luca”, l’operaio della Fiat ‘mobbizzato’ perché iscritto alla Fiom. E anche se a margine del Forum dei Comuni per i beni comuni de Magistris assicura che al momento non intende ‘uscire’ da Napoli, l’iniziativa di raggruppare quegli amministratori locali capaci di saldare politica e movimenti può essere un interessante preludio a qualcosa di più ampio. De Magistris ha promesso che tornerà su questi temi attraverso una Festa dei Beni Comuni da organizzare alla Mostra d’Oltremare, dove “nel 1976 parlò Enrico Berlinguer”.

Circa duemila persone hanno partecipato ai quattro forum tematici al Maschio Angioino e al dibattito finale al Politeama. Assenti – ma almeno ufficialmente giustificati – gli amministratori del centro-nord: Nicola Zingaretti (presidente della Provincia di Roma), Giuliano Pisapia (sindaco di Milano), Virginio Merola (sindaco di Bologna) e Giorgio Orsoni (sindaco di Venezia). Sono invece regolarmente intervenuti il governatore della Puglia Nichi Vendola e i sindaci Massimo Zedda (Cagliari) e Michele Emiliano (Bari).

“Abbiamo bisogno di politica, e non di invocare specialismi o tecnici che è un’idea di destra, autoritaria”, ha detto Vendola, lanciando “un appello da lanciare a tutti gli amministratori, bisogna scambiarsi le buone pratiche, le proprie esperienze e fatiche, ognuno alle prese con il proprio Patto di stabilità. È propagandistica l’idea che la liberalizzazioni possano trascinarci fuori dalla crisi, mentre l’Italia precipita in quel buco nero che è il -2,2% di Pil previsto dal Fondo monetario internazionale Questa giornata – ha proseguito – è un seme buono che può dare speranza per la costituzione di un processo alternativo che sia l’osmosi tra politica e movimenti. L’unità a sinistra sia tra questi due elementi, non dei vertici”.

Secondo Zedda “in questo momento c’è al governo un galantuomo che però sta facendo le cose che farebbe Berlusconi, e il solco sociale si accentua”. Ed Emiliano, ultimo dei sindaci a parlare prima di de Magistris, ha aggiunto: “Noi siamo qui e vediamo il mondo da sud. Ed ascoltare il vice segretario del mio partito (il pd Enrico Letta, ndr) che dice che le liberalizzazioni di Monti, ovvero qualche taxi in più e qualche farmacia aperta qualche ore in più, sono ‘l’inizio del risorgimento italiano’, mi fa pensare che forse siamo nella confusione delle parole. Io dico no a un sistema che vuole distruggere meccanismi che abbiamo costruito con lacrime e sangue. E credo che dobbiamo utilizzare un modello di partecipazione diverso da quello penoso dei tesseramenti”.

Dai forum, coordinati da alcuni degli assessori della giunta de Magistris, sono emersi gli indirizzi politici dei movimenti e delle associazioni che si riconoscono nel progetto di democrazia partecipativa: difendere le volontà referendarie dai tentativi di privatizzazione dei servizi idrici, trasformare le spa dei servizi pubblici essenziali in società di diritto pubblico, ripartire sul territorio con le tre “r” (riutilizzo, riciclo, riqualificazione), incrementare gli investimenti nel welfare e nel sociale e disincentivare gli interventi in sicurezza che spesso si trasforma in repressione. Un no deciso agli eccessi dei patti di stabilità, che hanno trasformato i Comuni in ostacoli allo sviluppo economico. Numerose le attestazioni di solidarietà alle tante lotte che serpeggiano sul territorio nazionale: ai No Tav, ai No dal Molin, ai comitati antidiscarica di Chiaiano, Terzigno, Taverna del Re. Ed alla Fiom ghettizzata a Pomigliano d’Arco per aver osato dire no a Marchionne. Per loro ha parlato dal palco Antonio De Luca, che quasi piangeva mentre raccontava i soprusi subiti in fabbrica da capi e capetti che mentre lo vessavano gli dicevano “hai visto che è poco salutare essere iscritti alla Fiom”? Cinque minuti di applausi in standing ovation hanno seguito queste parole. “Colpisce – ha poi detto l’operaio – il silenzio della politica di fronte a quel che sta accadendo”.


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Al meeting per il "bene comune", partono critiche al governo dagli amministratori locali. De Magistris: "Io vedo solo poteri forti". Zedda: "Non c'è differenza dal precedente governo". Emiliano (Pd): "Il mio partito dice che queste liberalizzazioni sono il nuovo Risorgimento. Non sono d'accordo"

Gli amministratori del Sud fanno rete e animano l’opposizione alle politiche del governo Monti e all’unanimismo che lo sostiene. Da Napoli, in nome della difesa dei beni comuni – acqua, trasporti, scuola, territorio – dall’assalto delle privatizzazioni, il sindaco Luigi de Magistris rilancia lo spirito ‘arancione’ che è stato alla base del suo successo e debutta come aspirante leader nazionale. “Si può essere rivoluzionari governando – ha affermato de Magistris in un teatro Politeama gremito – mentre questo esecutivo è un arroccamento dei poteri forti contro le istanze di cambiamento che provengono dalla società. Le politiche di Monti sono quelle di Berlusconi, mentre da qui, dal nostro esempio di democrazia partecipativa e dal basso, devono nascere modelli economici alternativi al liberismo, anche perché i partiti hanno perso il compito di trasformare la società. Nel 2013 dobbiamo andare al governo del Paese non per difendere gli interessi dei Marchionne, ma quelli di Antonio De Luca”, l’operaio della Fiat ‘mobbizzato’ perché iscritto alla Fiom. E anche se a margine del Forum dei Comuni per i beni comuni de Magistris assicura che al momento non intende ‘uscire’ da Napoli, l’iniziativa di raggruppare quegli amministratori locali capaci di saldare politica e movimenti può essere un interessante preludio a qualcosa di più ampio. De Magistris ha promesso che tornerà su questi temi attraverso una Festa dei Beni Comuni da organizzare alla Mostra d’Oltremare, dove “nel 1976 parlò Enrico Berlinguer”.

Circa duemila persone hanno partecipato ai quattro forum tematici al Maschio Angioino e al dibattito finale al Politeama. Assenti – ma almeno ufficialmente giustificati – gli amministratori del centro-nord: Nicola Zingaretti (presidente della Provincia di Roma), Giuliano Pisapia (sindaco di Milano), Virginio Merola (sindaco di Bologna) e Giorgio Orsoni (sindaco di Venezia). Sono invece regolarmente intervenuti il governatore della Puglia Nichi Vendola e i sindaci Massimo Zedda (Cagliari) e Michele Emiliano (Bari).

“Abbiamo bisogno di politica, e non di invocare specialismi o tecnici che è un’idea di destra, autoritaria”, ha detto Vendola, lanciando “un appello da lanciare a tutti gli amministratori, bisogna scambiarsi le buone pratiche, le proprie esperienze e fatiche, ognuno alle prese con il proprio Patto di stabilità. È propagandistica l’idea che la liberalizzazioni possano trascinarci fuori dalla crisi, mentre l’Italia precipita in quel buco nero che è il -2,2% di Pil previsto dal Fondo monetario internazionale Questa giornata – ha proseguito – è un seme buono che può dare speranza per la costituzione di un processo alternativo che sia l’osmosi tra politica e movimenti. L’unità a sinistra sia tra questi due elementi, non dei vertici”.

Secondo Zedda “in questo momento c’è al governo un galantuomo che però sta facendo le cose che farebbe Berlusconi, e il solco sociale si accentua”. Ed Emiliano, ultimo dei sindaci a parlare prima di de Magistris, ha aggiunto: “Noi siamo qui e vediamo il mondo da sud. Ed ascoltare il vice segretario del mio partito (il pd Enrico Letta, ndr) che dice che le liberalizzazioni di Monti, ovvero qualche taxi in più e qualche farmacia aperta qualche ore in più, sono ‘l’inizio del risorgimento italiano’, mi fa pensare che forse siamo nella confusione delle parole. Io dico no a un sistema che vuole distruggere meccanismi che abbiamo costruito con lacrime e sangue. E credo che dobbiamo utilizzare un modello di partecipazione diverso da quello penoso dei tesseramenti”.

Dai forum, coordinati da alcuni degli assessori della giunta de Magistris, sono emersi gli indirizzi politici dei movimenti e delle associazioni che si riconoscono nel progetto di democrazia partecipativa: difendere le volontà referendarie dai tentativi di privatizzazione dei servizi idrici, trasformare le spa dei servizi pubblici essenziali in società di diritto pubblico, ripartire sul territorio con le tre “r” (riutilizzo, riciclo, riqualificazione), incrementare gli investimenti nel welfare e nel sociale e disincentivare gli interventi in sicurezza che spesso si trasforma in repressione. Un no deciso agli eccessi dei patti di stabilità, che hanno trasformato i Comuni in ostacoli allo sviluppo economico. Numerose le attestazioni di solidarietà alle tante lotte che serpeggiano sul territorio nazionale: ai No Tav, ai No dal Molin, ai comitati antidiscarica di Chiaiano, Terzigno, Taverna del Re. Ed alla Fiom ghettizzata a Pomigliano d’Arco per aver osato dire no a Marchionne. Per loro ha parlato dal palco Antonio De Luca, che quasi piangeva mentre raccontava i soprusi subiti in fabbrica da capi e capetti che mentre lo vessavano gli dicevano “hai visto che è poco salutare essere iscritti alla Fiom”? Cinque minuti di applausi in standing ovation hanno seguito queste parole. “Colpisce – ha poi detto l’operaio – il silenzio della politica di fronte a quel che sta accadendo”.


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Movimento dei forconi: su Panorama l’identikit dei ribelli

La copertina del numero 6 di Panorama

La copertina del numero 6 di Panorama

Agricoltori, imprenditori, camionisti, allevatori. Perfino un sacerdote: sono i leader del movimento che ha incendiato prima la Sicilia e poi l’Italia. Genuini, contraddittori e molto, molto arrabbiati. Panorama li racconta sul numero in edicola da domaniIl direttore Giorgio Mulè che presenta il numero di Panorama in edicola

Fonte: Panorama


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La copertina del numero 6 di Panorama

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Agricoltori, imprenditori, camionisti, allevatori. Perfino un sacerdote: sono i leader del movimento che ha incendiato prima la Sicilia e poi l’Italia. Genuini, contraddittori e molto, molto arrabbiati. Panorama li racconta sul numero in edicola da domaniIl direttore Giorgio Mulè che presenta il numero di Panorama in edicola

Fonte: Panorama


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Il Giorno della Dimenticanza

Ricevo e posto:


Ieri, il giorno della Memoria; Ieri il giorno dell’anno, di ogni anno, per ricordare le vittime dell’olocausto, o meglio della Shoah, lo sterminio di sei milioni di ebrei, rastrellati, dovunque ne esistesse uno, dal Terzo Reich e deportati nei campi di Auschwitz, Varsavia, Treblinka, Sobibòr, Majdanek, Chelmo, Belzec in Polonia Jasernovac in Croazia, Lawòw in Ucraina e Maly Trostenets in Bielorussia, ossia quelli al solo uso dello eccidio, quelli dove i milioni di ebrei videro, per pochi decine di minuti, lo stanzone della morte. Non è un caso che i luoghi del genocidio, fossero lontani dagli occhi del mondo. La Polonia era letteralmente isolata da tutto e il resto degli altri campi nella sterminata Unione Sovietica.

Credevano di tenere, …e per un lungo periodo così avvenne, nascosti i massacri ma non per la “Logica del Carnefice” che s’incappuccia per rendersi metafisicamente invisibile, impersonale ma, per lasciare al mondo conquistato, il senso della proba, limpida ed eroica vittoria di valori alti e intangibili che avrebbe portato all’approvazione unanime mondiale.

Ieri qualcuno si stupiva delle polemiche sorte per una certa la spettacolarizzazione della Shoà negli anni, di un business dell’Olocausto e anche lo stesso deportato premio Nobel Imre Kertèsz, parlava di testimoni (quelli ancora in vita che narrano dei luoghi e delle atroci torture subite dai Nazi, nelle scuole e nei convegni) come vittime, ancora vittime però di un consumismo dell’orrore “…che estrania una volta per tutte l’Olocausto dalla natura umana e si impegna a escluderlo dalla cerchia delle esperienze umane” contro cert’altri che disquisivano sulla necessità di ritenere, invece, utili tutti i reportage documentali, film sull’argomento, interviste, convegni et cetera, insomma pressoché litigando. Insomma per dirla papale, papale, troppa propaganda che rischia di annichilire il fruitore delle immagini, delle parole e delle indicibili sofferenze.
Ieri, nel volerne parlare, mi sentivo irriguardoso, fuori luogo davanti alla grande significazione della Giornata.

Vorrei dire, invece oggi, che sarebbe ancora più irrispettoso dare cifre ma, tuttavia, senza andare a cercare numeri, essendo dal 1860 al 1945 cresciuta la popolazione europea di oltre e ben tre volte, come quella mondiale, ebbene, si può affermare che il Regno delle Due Sicilie, dal 1860 al ‘45, il Meridione ha subito lo stesso sterminio se non maggiore degli ebrei.

Vi supplico non travisate le mie parole. Non è affatto un tentativo di sovrastare stupidamente sull’immane disgrazia accaduta ad un popolo che ha rappresentato un dolore indelebile per tutta l’umanità e mai comparabile a quello che , ancora oggi, uno solo di esso, riuscirebbe ad esprimere ma è per sostenere tutt’altra storia. Ci sono eventi che devono essere nascosti e non svelati al mondo (come per gli ebrei tutti divennero sordi e ciechi) purché si raggiunga uno scopo spessissimo vergognoso e turpe, indegno dell’essere umano, infame per gli autori e attori.

Due e più milioni di meridionali furono massacrati. Una carneficina che non potrebbe essere descritta quando le baionette dei bersaglieri e di garibaldini infilzavano bambini drizzandoli in alto come trofei e lasciando grondare il sangue sul volto delle donne già sfinite dallo stupro e trafitte nelle vagine o, quando le teste mozze e corpi mutilati, gettati nelle fosse, venivano ricoperti dai loro forconi; quando la notte di un villaggio, rivedeva il giorno senza più le ombre degli uomini. ore prima nei campi. L’atto del trafiggere è il sibilo della spada che affonda la sua lama nel petto. È diretto e spregevole. È più vile che il ruotare una maniglietta e non vedere la morte. Quella spada vedeva il volto, gli occhi della sua vittima. Volevano bene solo il proprio re. Alcun pretesto, dunque, religioso o etnico o ideo-culturale da meritare la morte ma, unicamente economico e poi, molto distante, quello geo-politico. Quale peggior schifo, quale inesplicabile follia, … diomio.
CHIEDO
a tutti coloro che hanno subito l’infamia della deportazione e della perdita della terra, della dignità e della identità, al mio Partito,
CHE VENGA ISTITUITO
il giorno dopo quello della Giornata della Memoria, quella nostra, ovvero della DIMENTICANZA.

Che giungano tutti i meridionalisti, tutti i gruppi, associazioni, movimenti e singoli con le loro bandiere, in fila di quattro, a percorrere le strade di Napoli o di Gaeta o di Bronte o di altre città o cittadine o stalle dove venne consumato il delitto, celato al mondo come per gli ebrei in Bielorussia ma, oggi, vivido rubineo sangue versato.

di Bruno Pappalardo, SUDVOX

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Ricevo e posto:


Ieri, il giorno della Memoria; Ieri il giorno dell’anno, di ogni anno, per ricordare le vittime dell’olocausto, o meglio della Shoah, lo sterminio di sei milioni di ebrei, rastrellati, dovunque ne esistesse uno, dal Terzo Reich e deportati nei campi di Auschwitz, Varsavia, Treblinka, Sobibòr, Majdanek, Chelmo, Belzec in Polonia Jasernovac in Croazia, Lawòw in Ucraina e Maly Trostenets in Bielorussia, ossia quelli al solo uso dello eccidio, quelli dove i milioni di ebrei videro, per pochi decine di minuti, lo stanzone della morte. Non è un caso che i luoghi del genocidio, fossero lontani dagli occhi del mondo. La Polonia era letteralmente isolata da tutto e il resto degli altri campi nella sterminata Unione Sovietica.

Credevano di tenere, …e per un lungo periodo così avvenne, nascosti i massacri ma non per la “Logica del Carnefice” che s’incappuccia per rendersi metafisicamente invisibile, impersonale ma, per lasciare al mondo conquistato, il senso della proba, limpida ed eroica vittoria di valori alti e intangibili che avrebbe portato all’approvazione unanime mondiale.

Ieri qualcuno si stupiva delle polemiche sorte per una certa la spettacolarizzazione della Shoà negli anni, di un business dell’Olocausto e anche lo stesso deportato premio Nobel Imre Kertèsz, parlava di testimoni (quelli ancora in vita che narrano dei luoghi e delle atroci torture subite dai Nazi, nelle scuole e nei convegni) come vittime, ancora vittime però di un consumismo dell’orrore “…che estrania una volta per tutte l’Olocausto dalla natura umana e si impegna a escluderlo dalla cerchia delle esperienze umane” contro cert’altri che disquisivano sulla necessità di ritenere, invece, utili tutti i reportage documentali, film sull’argomento, interviste, convegni et cetera, insomma pressoché litigando. Insomma per dirla papale, papale, troppa propaganda che rischia di annichilire il fruitore delle immagini, delle parole e delle indicibili sofferenze.
Ieri, nel volerne parlare, mi sentivo irriguardoso, fuori luogo davanti alla grande significazione della Giornata.

Vorrei dire, invece oggi, che sarebbe ancora più irrispettoso dare cifre ma, tuttavia, senza andare a cercare numeri, essendo dal 1860 al 1945 cresciuta la popolazione europea di oltre e ben tre volte, come quella mondiale, ebbene, si può affermare che il Regno delle Due Sicilie, dal 1860 al ‘45, il Meridione ha subito lo stesso sterminio se non maggiore degli ebrei.

Vi supplico non travisate le mie parole. Non è affatto un tentativo di sovrastare stupidamente sull’immane disgrazia accaduta ad un popolo che ha rappresentato un dolore indelebile per tutta l’umanità e mai comparabile a quello che , ancora oggi, uno solo di esso, riuscirebbe ad esprimere ma è per sostenere tutt’altra storia. Ci sono eventi che devono essere nascosti e non svelati al mondo (come per gli ebrei tutti divennero sordi e ciechi) purché si raggiunga uno scopo spessissimo vergognoso e turpe, indegno dell’essere umano, infame per gli autori e attori.

Due e più milioni di meridionali furono massacrati. Una carneficina che non potrebbe essere descritta quando le baionette dei bersaglieri e di garibaldini infilzavano bambini drizzandoli in alto come trofei e lasciando grondare il sangue sul volto delle donne già sfinite dallo stupro e trafitte nelle vagine o, quando le teste mozze e corpi mutilati, gettati nelle fosse, venivano ricoperti dai loro forconi; quando la notte di un villaggio, rivedeva il giorno senza più le ombre degli uomini. ore prima nei campi. L’atto del trafiggere è il sibilo della spada che affonda la sua lama nel petto. È diretto e spregevole. È più vile che il ruotare una maniglietta e non vedere la morte. Quella spada vedeva il volto, gli occhi della sua vittima. Volevano bene solo il proprio re. Alcun pretesto, dunque, religioso o etnico o ideo-culturale da meritare la morte ma, unicamente economico e poi, molto distante, quello geo-politico. Quale peggior schifo, quale inesplicabile follia, … diomio.
CHIEDO
a tutti coloro che hanno subito l’infamia della deportazione e della perdita della terra, della dignità e della identità, al mio Partito,
CHE VENGA ISTITUITO
il giorno dopo quello della Giornata della Memoria, quella nostra, ovvero della DIMENTICANZA.

Che giungano tutti i meridionalisti, tutti i gruppi, associazioni, movimenti e singoli con le loro bandiere, in fila di quattro, a percorrere le strade di Napoli o di Gaeta o di Bronte o di altre città o cittadine o stalle dove venne consumato il delitto, celato al mondo come per gli ebrei in Bielorussia ma, oggi, vivido rubineo sangue versato.

di Bruno Pappalardo, SUDVOX

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sabato 28 gennaio 2012

Napoli - Il Forum dei Comuni per i Beni Comuni


http://www.youtube.com/watch?v=pdDqz7SS8CM

http://www.pupia.tv - http://www.pupia.tv - Napoli - Il Forum dei Comuni per i Beni Comuni. 13 mila i contatti alla pagina web del comune di Napoli dedicata, 1500 gli iscritti ai tavoli, 1000 provenienti da istituzioni/enti e 500 cittadini. Sono i numeri del Forum dei Comuni per i Beni Comuni, giornata di incontri e dibattiti organizzata dal sindaco de Magistris per affrontare il tema della crisi economico politica che attanaglia l'Italia. Protagonisti gli amministratori, i movimenti, le associazioni, le cittadine ed i cittadini che hanno risposto all'appello del primo cittadino partenopeo che ha come obiettivo quello di lanciare un'alternativa di politica attiva a difesa dei beni comuni: acqua, internet, saperi, ambiente. Due le location scelte per l'evento il teatro Politeama e il Catel dell'ovo è stato qui che i sindaci, gli amministratori locali e i cittadini hanno discusso del futuro del paese parlando di economia del territorio e degli Enti Locali, partecipazione e servizi pubblici, Politiche del welfare, diritti, politiche dei migranti e del lavoro, Ambiente e nuovi modelli urbani. (28.01.12)


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http://www.youtube.com/watch?v=pdDqz7SS8CM

http://www.pupia.tv - http://www.pupia.tv - Napoli - Il Forum dei Comuni per i Beni Comuni. 13 mila i contatti alla pagina web del comune di Napoli dedicata, 1500 gli iscritti ai tavoli, 1000 provenienti da istituzioni/enti e 500 cittadini. Sono i numeri del Forum dei Comuni per i Beni Comuni, giornata di incontri e dibattiti organizzata dal sindaco de Magistris per affrontare il tema della crisi economico politica che attanaglia l'Italia. Protagonisti gli amministratori, i movimenti, le associazioni, le cittadine ed i cittadini che hanno risposto all'appello del primo cittadino partenopeo che ha come obiettivo quello di lanciare un'alternativa di politica attiva a difesa dei beni comuni: acqua, internet, saperi, ambiente. Due le location scelte per l'evento il teatro Politeama e il Catel dell'ovo è stato qui che i sindaci, gli amministratori locali e i cittadini hanno discusso del futuro del paese parlando di economia del territorio e degli Enti Locali, partecipazione e servizi pubblici, Politiche del welfare, diritti, politiche dei migranti e del lavoro, Ambiente e nuovi modelli urbani. (28.01.12)


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Saldi Palladiani e non solo: da Venezia a Firenze in vendita i gioielli dell’arte

A Miuccia Prada un pezzo del Canal Grande, nel capoluogo toscano l'ospedale della famiglia Vespucci (quella di Amerigo) è stato venduto ai privati dopo 600 anni di servizio. I ricavi di queste alienazioni spesso vanno a ripianare buchi di bilancio e non producono alcun investimento

C’è un modo radicale di risolvere l’annosa disputa (tornata d’attualità col pasticcio del Colosseo) sul ruolo dei privati nella gestione del patrimonio storico e artistico pubblico: alienarglielo direttamente. Voleva farlo il governoBerlusconi, ora lo stanno facendo, alla spicciolata e lungo tutta la Penisola, enti di ogni tipo e di ogni colore politico. A Venezia il Comune vende a Miuccia Prada un pezzo pregiato del Canal Grande: Ca ’ Corner della Regina. Una sorta di versione radicale della privatizzazione della Punta della Dogana, ceduta (temporaneamente) al bilionario Pinault. Si potrà discutere all’infinito su chi possa garantire la miglior tutela e il miglior godimento del palazzo (se, cioè, il ricchissimo privato o il comune sempre in bolletta): ma bisogna sottolineare che il Comune ha usato i 40 milioni di Prada per risanare il bilancio ordinario, non per realizzare qualcosa di durevole (un asilo o un ospedale, per esempio). In altri termini, la generazione presente decide di sottrarre a quelle future un bene comune per ricavarne un fuggevole beneficio una tantum.

A Parma l’Ospedale Vecchio, fondato nel 1476 e di proprietà del Comune, è stato affidato a un’impresa locale attraverso lo strumento del project financing, che prevede l’affidamento al privato del 44% della struttura per ventinove anni. Il risultato è che si pensa di realizzarci un albergo e un centro commerciale, mentre l’Archivio di Stato di Parma, ospitato dall’ultimo dopoguerra nell’Ospedale, è stato trasferito in periferia e la Biblioteca Civica giace pressoché abbandonata. A Firenze, lo strombazzatissimo Anno Vespucciano (cioè le celebrazioni per il quinto centenario della morte di Amerigo Vespucci) si apre in modo tragicomico con la notizia che l’Ospedale di San Giovanni di Dio, cioè la viva eredità della famiglia Vespucci a Firenze, è stato venduto (con tutte le opere d’arte e le testimonianze storiche che contiene) dalla Asl ad una società privata.

Nell’anno 1400 Simone Vespucci, il prozio di Amerigo, dispose in testamento che tutte le sue case di Borgo Ognissanti fossero trasformate in un ospedale, a beneficio della popolazione. La filantropia di Simone si irradia fino al 2012: ma non andrà oltre, perché – in nome di un presente onnivoro – decidiamo di tagliare questo prezioso filo di senso civico che lega il passato al futuro. E anche in questo caso, la Asl non investirà il ricavato in qualche progetto duraturo (magari nel restauro della Villa di Careggi di Lorenzo il Magnifico, che le appartiene e che va in rovina), ma lo userà per ripianare il bilancio ordinario, sommando danno a danno.

Sempre a Firenze, la Facoltà di Architettura sta vendendo a privati il Palazzo San Clemente “il quale – scriveva Giorgio Vasari nel 1568 – per ricchezza di diverse varie fontane … non ha pari in Fiorenza, né forse in Italia”. Risulta che la destinazione d’uso potrebbe cambiare radicalmente: da sede dei Dipartimenti di Costruzioni e Restauro, e di Urbanistica e Pianificazione del Territorio (nonché di buona parte della biblioteca e di alcuni importanti archivi storici), a sede di un albergo di lusso. E cioè: da luogo dove si impara a tutelare e conservare l’architettura del passato, ad architettura essa stessa stravolta e violata per essere suddivisa in camere. E ancora: da luogo dove si studia la più virtuosa distribuzione dei nostri preziosi spazi storici, a spazio esso stesso privatizzato; da luogo votato al reddito culturale collettivo, a luogo deputato a produrre reddito monetario privato.

A Pisa è l’Ospedale dei Trovatelli, praticamente in Campo dei Miracoli, a essere venduto con tutti i suoi beni. Il 16 dicembre scorso l’asta (24 milioni di base) è andata deserta, e alla prossima il complesso (che appartiene alla Asl) verrà battuto con un ribasso del 10 %, per poi passare alla trattativa privata. La probabile trasformazione in albergo potrebbe mettere a rischio lo splendido edificio e le opere che contiene, tra cui la ruota cinquecentesca su cui venivano esposti i bambini, ricollocata all’interno.

Continuiamo a scendere: in Lazio il Comune di Priverno (amministrazione Pd) ha appena messo in vendita l’edificio nel quale è ospitato il Museo Medievale di Fossanova, che è l’antica foresteria della gloriosa Abbazia in cui è morto san Tommaso d’Aquino. Il destino del museo è probabilmente quello di tramutarsi in un ristorante, e per ottenere una deroga al vincolo della legge regionale attraverso cui è stata finanziata la realizzazione del museo si dovranno esporre altrove le opere: dove, ancora non è dato saperlo.

Concludiamo, in gloria, nella Campania in cui tutto è possibile. Va in vendita il Casino reale diCarditello, una delle residenze extraurbane preferite da Carlo di Borbone e Ferdinando IV, decorata da artisti come Philipp Hackert e Fedele Fischetti e già centro di una complessa azienda agricola, ma oggi teatro di spettacolari discariche di monnezza. Carditello appartiene al Consorzio di bonifica del Volturno, che è indebitatissimo nei confronti del Banco di Napoli, cioè di Banca Intesa: nel prossimo marzo il complesso sarà battuto all’asta, se la Regione Campania non troverà 9 milioni di euro. Si potrebbe continuare a lungo, fino a disegnare una mappa della inarrestabile trasformazione che, convertendo la ricchezza del popolo italiano in ricchezza privata, inverte un secolare processo di civilizzazione. E il messaggio di quella mappa è chiarissimo: la recessione economica sta diventando regressione culturale.


Fonte: Il Fatto Quotidiano
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A Miuccia Prada un pezzo del Canal Grande, nel capoluogo toscano l'ospedale della famiglia Vespucci (quella di Amerigo) è stato venduto ai privati dopo 600 anni di servizio. I ricavi di queste alienazioni spesso vanno a ripianare buchi di bilancio e non producono alcun investimento

C’è un modo radicale di risolvere l’annosa disputa (tornata d’attualità col pasticcio del Colosseo) sul ruolo dei privati nella gestione del patrimonio storico e artistico pubblico: alienarglielo direttamente. Voleva farlo il governoBerlusconi, ora lo stanno facendo, alla spicciolata e lungo tutta la Penisola, enti di ogni tipo e di ogni colore politico. A Venezia il Comune vende a Miuccia Prada un pezzo pregiato del Canal Grande: Ca ’ Corner della Regina. Una sorta di versione radicale della privatizzazione della Punta della Dogana, ceduta (temporaneamente) al bilionario Pinault. Si potrà discutere all’infinito su chi possa garantire la miglior tutela e il miglior godimento del palazzo (se, cioè, il ricchissimo privato o il comune sempre in bolletta): ma bisogna sottolineare che il Comune ha usato i 40 milioni di Prada per risanare il bilancio ordinario, non per realizzare qualcosa di durevole (un asilo o un ospedale, per esempio). In altri termini, la generazione presente decide di sottrarre a quelle future un bene comune per ricavarne un fuggevole beneficio una tantum.

A Parma l’Ospedale Vecchio, fondato nel 1476 e di proprietà del Comune, è stato affidato a un’impresa locale attraverso lo strumento del project financing, che prevede l’affidamento al privato del 44% della struttura per ventinove anni. Il risultato è che si pensa di realizzarci un albergo e un centro commerciale, mentre l’Archivio di Stato di Parma, ospitato dall’ultimo dopoguerra nell’Ospedale, è stato trasferito in periferia e la Biblioteca Civica giace pressoché abbandonata. A Firenze, lo strombazzatissimo Anno Vespucciano (cioè le celebrazioni per il quinto centenario della morte di Amerigo Vespucci) si apre in modo tragicomico con la notizia che l’Ospedale di San Giovanni di Dio, cioè la viva eredità della famiglia Vespucci a Firenze, è stato venduto (con tutte le opere d’arte e le testimonianze storiche che contiene) dalla Asl ad una società privata.

Nell’anno 1400 Simone Vespucci, il prozio di Amerigo, dispose in testamento che tutte le sue case di Borgo Ognissanti fossero trasformate in un ospedale, a beneficio della popolazione. La filantropia di Simone si irradia fino al 2012: ma non andrà oltre, perché – in nome di un presente onnivoro – decidiamo di tagliare questo prezioso filo di senso civico che lega il passato al futuro. E anche in questo caso, la Asl non investirà il ricavato in qualche progetto duraturo (magari nel restauro della Villa di Careggi di Lorenzo il Magnifico, che le appartiene e che va in rovina), ma lo userà per ripianare il bilancio ordinario, sommando danno a danno.

Sempre a Firenze, la Facoltà di Architettura sta vendendo a privati il Palazzo San Clemente “il quale – scriveva Giorgio Vasari nel 1568 – per ricchezza di diverse varie fontane … non ha pari in Fiorenza, né forse in Italia”. Risulta che la destinazione d’uso potrebbe cambiare radicalmente: da sede dei Dipartimenti di Costruzioni e Restauro, e di Urbanistica e Pianificazione del Territorio (nonché di buona parte della biblioteca e di alcuni importanti archivi storici), a sede di un albergo di lusso. E cioè: da luogo dove si impara a tutelare e conservare l’architettura del passato, ad architettura essa stessa stravolta e violata per essere suddivisa in camere. E ancora: da luogo dove si studia la più virtuosa distribuzione dei nostri preziosi spazi storici, a spazio esso stesso privatizzato; da luogo votato al reddito culturale collettivo, a luogo deputato a produrre reddito monetario privato.

A Pisa è l’Ospedale dei Trovatelli, praticamente in Campo dei Miracoli, a essere venduto con tutti i suoi beni. Il 16 dicembre scorso l’asta (24 milioni di base) è andata deserta, e alla prossima il complesso (che appartiene alla Asl) verrà battuto con un ribasso del 10 %, per poi passare alla trattativa privata. La probabile trasformazione in albergo potrebbe mettere a rischio lo splendido edificio e le opere che contiene, tra cui la ruota cinquecentesca su cui venivano esposti i bambini, ricollocata all’interno.

Continuiamo a scendere: in Lazio il Comune di Priverno (amministrazione Pd) ha appena messo in vendita l’edificio nel quale è ospitato il Museo Medievale di Fossanova, che è l’antica foresteria della gloriosa Abbazia in cui è morto san Tommaso d’Aquino. Il destino del museo è probabilmente quello di tramutarsi in un ristorante, e per ottenere una deroga al vincolo della legge regionale attraverso cui è stata finanziata la realizzazione del museo si dovranno esporre altrove le opere: dove, ancora non è dato saperlo.

Concludiamo, in gloria, nella Campania in cui tutto è possibile. Va in vendita il Casino reale diCarditello, una delle residenze extraurbane preferite da Carlo di Borbone e Ferdinando IV, decorata da artisti come Philipp Hackert e Fedele Fischetti e già centro di una complessa azienda agricola, ma oggi teatro di spettacolari discariche di monnezza. Carditello appartiene al Consorzio di bonifica del Volturno, che è indebitatissimo nei confronti del Banco di Napoli, cioè di Banca Intesa: nel prossimo marzo il complesso sarà battuto all’asta, se la Regione Campania non troverà 9 milioni di euro. Si potrebbe continuare a lungo, fino a disegnare una mappa della inarrestabile trasformazione che, convertendo la ricchezza del popolo italiano in ricchezza privata, inverte un secolare processo di civilizzazione. E il messaggio di quella mappa è chiarissimo: la recessione economica sta diventando regressione culturale.


Fonte: Il Fatto Quotidiano
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Riunione degli iscritti e simpatizzanti del PdSUD residenti in Emilia Romagna



Convocata a Reggio Emilia la riunione degli iscritti e simpatizzanti del PdSUD residenti in Emilia Romagna per sabato 28 gennaio 2012 alle ore 14,45 c/o Remilia Hotel - Sala Rossena - a Reggio Emilia, Via Danubio 7, vicinanze uscita Casello Autostrada Reggio Emilia

Avremo a disposizione per la riunione una saletta riservata fino alle ore 17,00, termine della riunione.


Ordine Del Giorno


  • Tesseramento 2012
  • Relazione situazione politica nazionale e locale
  • Iniziative politiche in Emilia Romagna in vista della prossime scadenza amministrative
  • Organizzazione territoriale
  • Varie ed eventuali
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Convocata a Reggio Emilia la riunione degli iscritti e simpatizzanti del PdSUD residenti in Emilia Romagna per sabato 28 gennaio 2012 alle ore 14,45 c/o Remilia Hotel - Sala Rossena - a Reggio Emilia, Via Danubio 7, vicinanze uscita Casello Autostrada Reggio Emilia

Avremo a disposizione per la riunione una saletta riservata fino alle ore 17,00, termine della riunione.


Ordine Del Giorno


  • Tesseramento 2012
  • Relazione situazione politica nazionale e locale
  • Iniziative politiche in Emilia Romagna in vista della prossime scadenza amministrative
  • Organizzazione territoriale
  • Varie ed eventuali

venerdì 27 gennaio 2012

l giorno della memoria ?...Io sono Calabrese mi ricordo tutto .....e aspetto .


  • Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni. (Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il Federalismo)
  • Quegli islamici di merda e le loro palandrane del cazzo! Li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel culo! (Mario Borghezio, europarlamentare)
  • Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù. (Erminio Boso, europarlamentare)
  • La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Gli omosessuali devono smetterla di vedere discriminazioni dappertutto. Dicano quello che vogliono, la loro non è una condizione di normalità. (Flavio Tosi, sindaco di Verona)
  • Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga. (Renzo Bossi, consigliere regionale della Lombardia)
  • Gli omosessuali? La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati… anche nelle foibe. (Giancarlo Valmori, assessore all’ambiente di Albizzate)
  • A Gorgo hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e didietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella e a sua madre. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Carrozze metro solo per milanesi. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. (Giacomo Rolletti, assessore all’ambiente di Varazze)
  • Gli sciacalli vanno fucilati. Bisogna dare alle forze dell’ordine l’autorità di provvedere all’esecuzione sul posto. Ci vuole la legge marziale. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati. (Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)
  • Siamo in un Paese libero, o no? E poi la cosa che mi fece più arrabbiare non furono le botte, ma gli insulti. Ebreo. A me. Capito? (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Viva la famiglia e abbasso i culattoni! (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Finché ci saremo noi, i musulmani non potranno pregare in comunità. (Marco Colombo, sindaco di Sesto Calende)
  • Vergognati, extracomunitario! (Loris Marini, vicepresidente della sesta circoscrizione di Verona)
  • Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Parcheggi gratis per le famiglie, esclusi stranieri e coppie di fatto. (Roberto Anelli, sindaco di Alzano)
  • Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari: io ne ho distrutti due a Treviso. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere la secessione. (Roberto Castelli, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti)
  • Noi ci lasciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda. (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • Le nozze miste, in linea di massima, durano poco e producono più danni che fortune. (Marco Rondini, deputato)
  • L’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso. Cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto. (Piergiorgio Stiffoni, senatore)
  • Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. (Edouard Ballaman, presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia)
  • Fermiamo per un anno le vendite di case e di attività commerciali a tutti gli extracomunitari. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • E’ inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano veri e propri assembramenti di cittadini stranieri che sostano nei giardini pubblici. (Davide Boni, capodelegazione nella giunta regionale della Lombardia)
  • I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
Giuseppe Lipari 27.1.12


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  • Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni. (Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il Federalismo)
  • Quegli islamici di merda e le loro palandrane del cazzo! Li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel culo! (Mario Borghezio, europarlamentare)
  • Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù. (Erminio Boso, europarlamentare)
  • La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Gli omosessuali devono smetterla di vedere discriminazioni dappertutto. Dicano quello che vogliono, la loro non è una condizione di normalità. (Flavio Tosi, sindaco di Verona)
  • Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga. (Renzo Bossi, consigliere regionale della Lombardia)
  • Gli omosessuali? La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati… anche nelle foibe. (Giancarlo Valmori, assessore all’ambiente di Albizzate)
  • A Gorgo hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e didietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella e a sua madre. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Carrozze metro solo per milanesi. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. (Giacomo Rolletti, assessore all’ambiente di Varazze)
  • Gli sciacalli vanno fucilati. Bisogna dare alle forze dell’ordine l’autorità di provvedere all’esecuzione sul posto. Ci vuole la legge marziale. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati. (Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)
  • Siamo in un Paese libero, o no? E poi la cosa che mi fece più arrabbiare non furono le botte, ma gli insulti. Ebreo. A me. Capito? (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Viva la famiglia e abbasso i culattoni! (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Finché ci saremo noi, i musulmani non potranno pregare in comunità. (Marco Colombo, sindaco di Sesto Calende)
  • Vergognati, extracomunitario! (Loris Marini, vicepresidente della sesta circoscrizione di Verona)
  • Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Parcheggi gratis per le famiglie, esclusi stranieri e coppie di fatto. (Roberto Anelli, sindaco di Alzano)
  • Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari: io ne ho distrutti due a Treviso. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere la secessione. (Roberto Castelli, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti)
  • Noi ci lasciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda. (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • Le nozze miste, in linea di massima, durano poco e producono più danni che fortune. (Marco Rondini, deputato)
  • L’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso. Cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto. (Piergiorgio Stiffoni, senatore)
  • Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. (Edouard Ballaman, presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia)
  • Fermiamo per un anno le vendite di case e di attività commerciali a tutti gli extracomunitari. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • E’ inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano veri e propri assembramenti di cittadini stranieri che sostano nei giardini pubblici. (Davide Boni, capodelegazione nella giunta regionale della Lombardia)
  • I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
Giuseppe Lipari 27.1.12


Wrong con Pino Aprile ( colonialismo dei rifiuti , movimento forconi e concetto di Italia)


http://www.youtube.com/watch?v=m53lWYN9hMg

Wrong incontra Pino Aprile alla presentazione del suo libro "Giù al Sud" organizzato dall'Associazione culturale Ibris di Giugliano.
Wrong è su facebook https://www.facebook.com/pages/Wrong-trasmissione-Web-Radio/126362477416081

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http://www.youtube.com/watch?v=m53lWYN9hMg

Wrong incontra Pino Aprile alla presentazione del suo libro "Giù al Sud" organizzato dall'Associazione culturale Ibris di Giugliano.
Wrong è su facebook https://www.facebook.com/pages/Wrong-trasmissione-Web-Radio/126362477416081

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Mezzogiorno di fuoco tra forconi e furboni

di Lino Patruno

Eh sì, secca un po’ che il Sud si svegli così. E’ vero che è sempre meglio essere un popolo col forcone che un popolo caprone. Ma sarebbe stato meglio se il risveglio fosse avvenuto con un computer che parlasse di futuro più che con una rivolta di piazza che parla di passato. E con camion fermi che hanno fatto salire il prezzo della zucchina a 6 euro al chilo. Aggiungendoci il rischio che una giusta rabbia terrona finisca in una marmellata in cui si sono buttati tutti: il Sud si trova inopinatamente alleati, chessò, farmacisti e notai, che finora non se lo sono mai filato.

Momento e modo sbagliato per una causa niente affatto sbagliata. Come se fossero le liberalizzazioni di Monti ad aver messo in ginocchio la Sicilia e il Mezzogiorno.

Èvero che gli intoccabili petrolieri sono stati ancòra una volta solo sfiorati e che gasolio e benzina hanno ormai prezzi da gioielleria, anzi più diminuisce il prezzo del petrolio più aumentano gasolio e benzina. E’ vero che se un Tir deve pagare 150 euro per attraversare lo Stretto ci ha perso rispetto alla concorrenza già prima di partire. Ed è vero che la Sicilia delle raffinerie fornisce il 40 per cento delle pompe nazionali senza che nessuno si sia mai sognato di lasciarle di tanto in tanto un litro in omaggio. Del resto, chiudiamo il discorso se pensiamo alla Basilicata che produce tutto l’oro nero nazionale ed è ricompensata con una mancia buona solo a riparare qualche marciapiede.

Ma è anche vero che la sciagurata scelta di fare dell’Italia un Paese di autostrade e non di treni non c’entra nulla con i professori al governo. Anzi, non tutta l’Italia, non potendosi definire autostrada la Salerno-Reggio Calabria in costruzione (o distruzione) da 50 anni: unico esempio di autostrada al mondo a una corsia e senza l’emergenza, unico esempio di autostrada al mondo che invece di avvicinare un territorio lo allontana. E non c’entrano nulla coi professori treni che ci mettono (più o meno) cinque ore da Catania a Palermo e altrettante (più o meno) da Napoli a Bari. Anzi, no, i professori c’entrano: mandino in vacanza premio l’amministratore delegato delle Ferrovie, Moretti, quello che bilancia l’alta velocità al Nord con la bassa velocità al Sud. E ogni nuova linea al Nord con l’abolizione di una linea al Sud. Insomma attento alle pari opportunità.

Discutibile anche chiedere, come ha fatto qualche leader degli spaccatissimi Forconi, che l’Unione Europea chiuda un occhio e faccia arrivare in Sicilia soldi sulla fiducia. Non è vero che al Sud siano arrivati finora troppi soldi: per quanti ne arrivavano da Bruxelles, tanti ne sottraeva Roma. Ma è vero che con quei soldi troppo spesso si è preferita la gallina delle assunzioni oggi all’uovo delle opere pubbliche domani. E che troppi politici hanno provveduto più a distribuirli pensando alle prossime elezioni che a utilizzarli pensando alle prossime generazioni. Tuttavia se nelle stanze del potere meridionale spesso ci sono stati nani, non è che altrove si siano viste troppe aquile. Altrimenti l’Italia sta come sta per demerito dello Spirito santo.

Ma disegnato questo ennesimo stato dell’arte del Sud, e battuto il petto, stiano alla larga tutti quelli che si sono riparati sotto l’ombrello dei Forconi terroni. Tipo sedicente Padania e dintorni, che applaudono e sobillano. Perché allora, come si dice, delle due l’una: o i problemi del Sud e del Nord sono in fondo uguali, e quindi non si capisce perché il Sud sia sempre trattato da parassita sprecone delinquente. Ma se così non è, anche se un po’ lo è, allora alla larga dai Forconi. I quali da vagamente impresentabili presentano il conto di un Sud fin troppo paziente.

E’ il Sud con i treni come tradotte e le autostrade come tratturi. Con i porti di Taranto e Gioia Tauro tanto più ignorati quanto più si parla pomposamente di Mezzogiorno “piattaforma logistica del Mediterraneo”. Con la criminalità troppo spesso affrontata più con benvenute catture-spot dei latitanti che col presidio dello Stato a fianco della gente. Con la pubblica amministrazione che ritarda tutto per contare di più e forse condizionare di più. Con la giustizia civile dai ritardi tanto incivili da tenere lontana ogni anima buona di possibile investitore. E il cui contraltare, per non far finta di niente, è stata in gran maggioranza una politica convinta che distribuire fosse meglio che costruire, che rimandare fosse meglio che affrontare, che favorire gli amici fosse più giusto che scegliere i migliori.

Tutto questo significano i Forconi. Non fa mai male un Sud che si desta. E se la coscienza chiede se è giusto, allora è giusto.


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di Lino Patruno

Eh sì, secca un po’ che il Sud si svegli così. E’ vero che è sempre meglio essere un popolo col forcone che un popolo caprone. Ma sarebbe stato meglio se il risveglio fosse avvenuto con un computer che parlasse di futuro più che con una rivolta di piazza che parla di passato. E con camion fermi che hanno fatto salire il prezzo della zucchina a 6 euro al chilo. Aggiungendoci il rischio che una giusta rabbia terrona finisca in una marmellata in cui si sono buttati tutti: il Sud si trova inopinatamente alleati, chessò, farmacisti e notai, che finora non se lo sono mai filato.

Momento e modo sbagliato per una causa niente affatto sbagliata. Come se fossero le liberalizzazioni di Monti ad aver messo in ginocchio la Sicilia e il Mezzogiorno.

Èvero che gli intoccabili petrolieri sono stati ancòra una volta solo sfiorati e che gasolio e benzina hanno ormai prezzi da gioielleria, anzi più diminuisce il prezzo del petrolio più aumentano gasolio e benzina. E’ vero che se un Tir deve pagare 150 euro per attraversare lo Stretto ci ha perso rispetto alla concorrenza già prima di partire. Ed è vero che la Sicilia delle raffinerie fornisce il 40 per cento delle pompe nazionali senza che nessuno si sia mai sognato di lasciarle di tanto in tanto un litro in omaggio. Del resto, chiudiamo il discorso se pensiamo alla Basilicata che produce tutto l’oro nero nazionale ed è ricompensata con una mancia buona solo a riparare qualche marciapiede.

Ma è anche vero che la sciagurata scelta di fare dell’Italia un Paese di autostrade e non di treni non c’entra nulla con i professori al governo. Anzi, non tutta l’Italia, non potendosi definire autostrada la Salerno-Reggio Calabria in costruzione (o distruzione) da 50 anni: unico esempio di autostrada al mondo a una corsia e senza l’emergenza, unico esempio di autostrada al mondo che invece di avvicinare un territorio lo allontana. E non c’entrano nulla coi professori treni che ci mettono (più o meno) cinque ore da Catania a Palermo e altrettante (più o meno) da Napoli a Bari. Anzi, no, i professori c’entrano: mandino in vacanza premio l’amministratore delegato delle Ferrovie, Moretti, quello che bilancia l’alta velocità al Nord con la bassa velocità al Sud. E ogni nuova linea al Nord con l’abolizione di una linea al Sud. Insomma attento alle pari opportunità.

Discutibile anche chiedere, come ha fatto qualche leader degli spaccatissimi Forconi, che l’Unione Europea chiuda un occhio e faccia arrivare in Sicilia soldi sulla fiducia. Non è vero che al Sud siano arrivati finora troppi soldi: per quanti ne arrivavano da Bruxelles, tanti ne sottraeva Roma. Ma è vero che con quei soldi troppo spesso si è preferita la gallina delle assunzioni oggi all’uovo delle opere pubbliche domani. E che troppi politici hanno provveduto più a distribuirli pensando alle prossime elezioni che a utilizzarli pensando alle prossime generazioni. Tuttavia se nelle stanze del potere meridionale spesso ci sono stati nani, non è che altrove si siano viste troppe aquile. Altrimenti l’Italia sta come sta per demerito dello Spirito santo.

Ma disegnato questo ennesimo stato dell’arte del Sud, e battuto il petto, stiano alla larga tutti quelli che si sono riparati sotto l’ombrello dei Forconi terroni. Tipo sedicente Padania e dintorni, che applaudono e sobillano. Perché allora, come si dice, delle due l’una: o i problemi del Sud e del Nord sono in fondo uguali, e quindi non si capisce perché il Sud sia sempre trattato da parassita sprecone delinquente. Ma se così non è, anche se un po’ lo è, allora alla larga dai Forconi. I quali da vagamente impresentabili presentano il conto di un Sud fin troppo paziente.

E’ il Sud con i treni come tradotte e le autostrade come tratturi. Con i porti di Taranto e Gioia Tauro tanto più ignorati quanto più si parla pomposamente di Mezzogiorno “piattaforma logistica del Mediterraneo”. Con la criminalità troppo spesso affrontata più con benvenute catture-spot dei latitanti che col presidio dello Stato a fianco della gente. Con la pubblica amministrazione che ritarda tutto per contare di più e forse condizionare di più. Con la giustizia civile dai ritardi tanto incivili da tenere lontana ogni anima buona di possibile investitore. E il cui contraltare, per non far finta di niente, è stata in gran maggioranza una politica convinta che distribuire fosse meglio che costruire, che rimandare fosse meglio che affrontare, che favorire gli amici fosse più giusto che scegliere i migliori.

Tutto questo significano i Forconi. Non fa mai male un Sud che si desta. E se la coscienza chiede se è giusto, allora è giusto.


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Chiacchierata con Mariano Ferro (Movimento dei Forconi)


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=7cbOwJYupRg#!


Ne abbiamo viste, lette e sentite tante su questo Movimento dei Forconi che abbiamo voluto incontrare Mariano Ferro per fargli qualche domanda. Scusate la qualità del video e dell'audio ma abbiamo fatto tutto in fretta per fare arrivare questo video il prima possibile. Prossimamente anche parti singole di questo video. In qualità migliore.E scusate soprattutto quel pappagallino che non dorme mai.
Tony Troya.
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http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=7cbOwJYupRg#!


Ne abbiamo viste, lette e sentite tante su questo Movimento dei Forconi che abbiamo voluto incontrare Mariano Ferro per fargli qualche domanda. Scusate la qualità del video e dell'audio ma abbiamo fatto tutto in fretta per fare arrivare questo video il prima possibile. Prossimamente anche parti singole di questo video. In qualità migliore.E scusate soprattutto quel pappagallino che non dorme mai.
Tony Troya.

 
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