giovedì 26 gennaio 2012

L’Amministrazione comunale di Gaeta è vicina ai pescatori. Raimondi: il Governo si attivi a livello europeo

Il Sindaco Antonio Raimondi si schiera al fianco dei pescatori che in questi giorni stanno protestando per le misure governative che colpiscono anche il loro settore.

“La situazione si sta facendo insostenibile. Da tempo i pescatori non riescono ad avere guadagni decenti, nonostante giornate lavorative lunghe e massacranti, a causa del prezzo del carburante e dei fermi biologici in periodi non adatti al contesto mediterraneo. Il Governo Monti deve capire che non si può aumentare la tassazione sul settore della pesca, così come per tutti gli altri comparti produttivi, senza intervenire a livello europeo per ottenere le deroghe alla normativa comunitaria che penalizza fortemente i pescatori del comparto marittimo di Gaeta – dichiara il Sindaco Raimondi - Come Amministrazione comunale, ci siamo attivati immediatamente dopo gli incontri del 15 e del 22 novembre 2011, quest’ultimo alla presenza dei rappresentanti dei pescatori, il Comandante della Capitaneria di Porto e dei comuni del comparto marittimo di Gaeta (Formia, Itri, Fondi, Sperlonga, Terracina, San Felice Circeo, Ponza, Ventotene e Minturno), chiedendo formalmente un incontro al Ministro per le Politiche Agricole Mario Catania affinché questi esercitasse il suo ruolo di mediazione nei confronti di Maria Damanaki, Commissario Europeo per la Pesca”.

“Ci siamo lasciati dopo quella riunione con l’impegno da parte dei pescatori di presentare in breve tempo un piano di gestione. Purtroppo, questa seconda fase non si è mai avviata ma comprendo la complessità di tale documento che sta richiedendo un tempo maggiore per la sua preparazione ed auspico che ci si possa incontrare presto per conoscerlo – aggiunge Raimondi - Ricordo che tutti i comuni hanno dato la loro disponibilità a sostenere l’iniziativa dei pescatori e si sono detti pronti a compiere tutte le azioni necessarie presso le sedi istituzionali nazionali e comunitarie”.

Fonte: Movimento Progressista Gaeta



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Il Sindaco Antonio Raimondi si schiera al fianco dei pescatori che in questi giorni stanno protestando per le misure governative che colpiscono anche il loro settore.

“La situazione si sta facendo insostenibile. Da tempo i pescatori non riescono ad avere guadagni decenti, nonostante giornate lavorative lunghe e massacranti, a causa del prezzo del carburante e dei fermi biologici in periodi non adatti al contesto mediterraneo. Il Governo Monti deve capire che non si può aumentare la tassazione sul settore della pesca, così come per tutti gli altri comparti produttivi, senza intervenire a livello europeo per ottenere le deroghe alla normativa comunitaria che penalizza fortemente i pescatori del comparto marittimo di Gaeta – dichiara il Sindaco Raimondi - Come Amministrazione comunale, ci siamo attivati immediatamente dopo gli incontri del 15 e del 22 novembre 2011, quest’ultimo alla presenza dei rappresentanti dei pescatori, il Comandante della Capitaneria di Porto e dei comuni del comparto marittimo di Gaeta (Formia, Itri, Fondi, Sperlonga, Terracina, San Felice Circeo, Ponza, Ventotene e Minturno), chiedendo formalmente un incontro al Ministro per le Politiche Agricole Mario Catania affinché questi esercitasse il suo ruolo di mediazione nei confronti di Maria Damanaki, Commissario Europeo per la Pesca”.

“Ci siamo lasciati dopo quella riunione con l’impegno da parte dei pescatori di presentare in breve tempo un piano di gestione. Purtroppo, questa seconda fase non si è mai avviata ma comprendo la complessità di tale documento che sta richiedendo un tempo maggiore per la sua preparazione ed auspico che ci si possa incontrare presto per conoscerlo – aggiunge Raimondi - Ricordo che tutti i comuni hanno dato la loro disponibilità a sostenere l’iniziativa dei pescatori e si sono detti pronti a compiere tutte le azioni necessarie presso le sedi istituzionali nazionali e comunitarie”.

Fonte: Movimento Progressista Gaeta



mercoledì 25 gennaio 2012

Legame tra rifiuti e tumori in Campania Ecco gli studi che Strasburgo ha ignorato


C’è un rapporto che stabilisce un nesso tra l'incremento dei casi di cancro e il disastro spazzatura nelle zone tra Napoli e Caserta: è allegato al ricorso che la Corte dei Diritti dell'Uomo ha recentemente accolto, condannando lo Stato italiano per la gestione dell’emergenza, ma senza riconoscere il danno alla salute


Ci sono un paio di rapporti conservati nei cassetti, conosciuti solo dagli addetti ai lavori. Stabilirebbero un nesso tra l’incremento dei tumori e la presenza di discariche illegali e di rifiuti per le strade in Campania. Uno in particolare, quello dell’Istituto superiore di sanità (Iss), evidenza “eccessi significativi della mortalità per tumore al polmone, fegato, stomaco, rene e vescica, e di prevalenza delle malformazioni congenite totali, degli arti, del sistema cardiovascolare e dell’apparato urogenitale”, con particolare attenzione nell’area a cavallo tra le province di Napoli e Caserta. Gli studi sono stati esibiti con il ricorso presentato e vinto davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo dall’avvocato Errico Di Lorenzo a nome di un gruppo di residenti di Somma Vesuviana (Napoli). Di Lorenzo nei giorni scorsi è riuscito a ottenere la condanna dello Stato italiano per la (mala)gestione dell’emergenza rifiuti in Campania, per aver costretto gli abitanti del vesuviano a vivere immersi nell’immondizia. Ma la sentenza si è limitata a certificare il “danno esistenziale“, ritenendo non provato il danno alla salute. Niente paura, quindi: secondo la Corte di Strasburgo non c’è una correlazione tra l’aumento dei casi di cancro e il disastro spazzatura in Campania. Peccato, invece, che a leggere le carte allegate al ricorso c’è ben poco da restare tranquilli.

Anche perché i rapporti sono abbastanza recenti. E sono firmati da medici esperti e competenti, del dipartimento di Ambiente e Prevenzione Primaria dell’Iss, del Cnr, dell’Osservatorio Epidemiologico. Lo studio Iss è del 2008 e analizza i cluster (i grappoli) di tumori sviluppati in particolari aree del territorio campano (leggi lo studio). La concentrazione maggiore si è rivelata tra Caserta e Napoli, in quel tratto maledettamente avvelenato che collega i comuni di Acerra, Aversa e Giugliano. Il ‘triangolo della morte’, dove si sono sversati e si continuano a sversare rifiuti di ogni tipo, in discariche legali ma soprattutto tra le campagne e negli invasi abusivi, ad ogni ora del giorno e della notte.

Le statistiche dello studio spiegano che il tumore al polmone affligge in maniera maggiore i Comuni nei pressi di Giugliano, tra Acerra e Pomigliano d’Arco e nei paesi vesuviani di nord-est: 255 casi solo a Giugliano, 259 a Casoria, 124 ad Acerra, 1008 totali nell’area nord. Mentre il tumore del fegato prevale nei Comuni del mariglianese: 73 casi solo a Marigliano, 665 nell’intera area. Mentre il tumore dello stomaco è la forma di cancro prevalente nell’area del basso casertano-aversano fino al giuglianese (615 casi osservati).

Da questo campionario degli orrori, si apprende che il tumore della vescica incide molto nell’area maranese-giuglianese e nel basso casertano (a Marano 37 casi, 206 nell’area nord); il tumore del rene prevale nell’area giuglianese (82 casi osservati in totale). Mentre per quanto riguarda le malformazioni congenite (arti, urogenitali e cardiovascolari), ecco i dati: 561 casi osservati nell’acerrano-pomiglianese, 216 in penisola sorrentina, 194 nel basso aversano, 157 a Portici-Ercolano, 9 a Liveri. Per le malformazioni cardiovascolari, ci sono 94 casi in penisola sorrentina, 134 casi nell’area nord-vesuviana. Per le malformazioni urogenitali: 22 ad Acerra, 26 nel basso aversano, 31 casi area S. Maria a Vico-Maddaloni- San Felice a Cancello-Arienzo. Infine, per le malformazioni degli arti: 160 casi nell’acerrano-pomiglianese e nell’alto vesuviano.

A conclusioni abbastanza simili arriva un rapporto sintetico commissionato qualche anno fa da Guido Bertolaso, all’epoca commissario straordinario dell’emergenza, dal titolo “Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana”. Il riassunto afferma l’esistenza di “numerose associazioni significative (cioè non imputabili al caso) tra salute e rifiuti” con “trend di rischio in aumento” e percepibili incrementi della mortalità tumorale nelle aree contaminate dalla spazzatura: più 2 per cento di mortalità generale, più 1 per cento per tutti i tumori, più 2 per cento per gli uomini per il tumore del polmone, più 4 per cento negli uomini e più 7 per cento nelle donne per il tumore al fegato, più 5 per cento negli uomini per il tumore dello stomaco.

Forse è poco per scatenare allarmismo. Forse è poco per dimostrare un nesso inequivocabile. Forse è abbastanza per chiedere che gli studi vengano approfonditi, e che i cittadini che vivono su questi luoghi vengano correttamente informati. “Ma la mancanza di informazione pubblica sugli aspetti connessi allo smaltimento dei rifiuti e sui rischi per la popolazione è una delle cose che ho denunciato nelle mie azioni legali” afferma l’avvocato Di Lorenzo, che sta preparando un ricorso in Appello a Strasburgo per quella parte della sentenza che non riconosce il danno alla salute. Secondo il legale, la catastrofe dei rifiuti in Campania avrebbe dovuto indurre il Capo dello Stato ad applicare l’articolo 126 della Costituzione, quello sullo scioglimento dei consigli regionali e sulla rimozione del Governatore. “Perché nel 2007-2008, nella fase più acuta della crisi, Bassolino e i suoi assessori non sono stati mandati a casa?”. Ormai è tardi per darsi una risposta.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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C’è un rapporto che stabilisce un nesso tra l'incremento dei casi di cancro e il disastro spazzatura nelle zone tra Napoli e Caserta: è allegato al ricorso che la Corte dei Diritti dell'Uomo ha recentemente accolto, condannando lo Stato italiano per la gestione dell’emergenza, ma senza riconoscere il danno alla salute


Ci sono un paio di rapporti conservati nei cassetti, conosciuti solo dagli addetti ai lavori. Stabilirebbero un nesso tra l’incremento dei tumori e la presenza di discariche illegali e di rifiuti per le strade in Campania. Uno in particolare, quello dell’Istituto superiore di sanità (Iss), evidenza “eccessi significativi della mortalità per tumore al polmone, fegato, stomaco, rene e vescica, e di prevalenza delle malformazioni congenite totali, degli arti, del sistema cardiovascolare e dell’apparato urogenitale”, con particolare attenzione nell’area a cavallo tra le province di Napoli e Caserta. Gli studi sono stati esibiti con il ricorso presentato e vinto davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo dall’avvocato Errico Di Lorenzo a nome di un gruppo di residenti di Somma Vesuviana (Napoli). Di Lorenzo nei giorni scorsi è riuscito a ottenere la condanna dello Stato italiano per la (mala)gestione dell’emergenza rifiuti in Campania, per aver costretto gli abitanti del vesuviano a vivere immersi nell’immondizia. Ma la sentenza si è limitata a certificare il “danno esistenziale“, ritenendo non provato il danno alla salute. Niente paura, quindi: secondo la Corte di Strasburgo non c’è una correlazione tra l’aumento dei casi di cancro e il disastro spazzatura in Campania. Peccato, invece, che a leggere le carte allegate al ricorso c’è ben poco da restare tranquilli.

Anche perché i rapporti sono abbastanza recenti. E sono firmati da medici esperti e competenti, del dipartimento di Ambiente e Prevenzione Primaria dell’Iss, del Cnr, dell’Osservatorio Epidemiologico. Lo studio Iss è del 2008 e analizza i cluster (i grappoli) di tumori sviluppati in particolari aree del territorio campano (leggi lo studio). La concentrazione maggiore si è rivelata tra Caserta e Napoli, in quel tratto maledettamente avvelenato che collega i comuni di Acerra, Aversa e Giugliano. Il ‘triangolo della morte’, dove si sono sversati e si continuano a sversare rifiuti di ogni tipo, in discariche legali ma soprattutto tra le campagne e negli invasi abusivi, ad ogni ora del giorno e della notte.

Le statistiche dello studio spiegano che il tumore al polmone affligge in maniera maggiore i Comuni nei pressi di Giugliano, tra Acerra e Pomigliano d’Arco e nei paesi vesuviani di nord-est: 255 casi solo a Giugliano, 259 a Casoria, 124 ad Acerra, 1008 totali nell’area nord. Mentre il tumore del fegato prevale nei Comuni del mariglianese: 73 casi solo a Marigliano, 665 nell’intera area. Mentre il tumore dello stomaco è la forma di cancro prevalente nell’area del basso casertano-aversano fino al giuglianese (615 casi osservati).

Da questo campionario degli orrori, si apprende che il tumore della vescica incide molto nell’area maranese-giuglianese e nel basso casertano (a Marano 37 casi, 206 nell’area nord); il tumore del rene prevale nell’area giuglianese (82 casi osservati in totale). Mentre per quanto riguarda le malformazioni congenite (arti, urogenitali e cardiovascolari), ecco i dati: 561 casi osservati nell’acerrano-pomiglianese, 216 in penisola sorrentina, 194 nel basso aversano, 157 a Portici-Ercolano, 9 a Liveri. Per le malformazioni cardiovascolari, ci sono 94 casi in penisola sorrentina, 134 casi nell’area nord-vesuviana. Per le malformazioni urogenitali: 22 ad Acerra, 26 nel basso aversano, 31 casi area S. Maria a Vico-Maddaloni- San Felice a Cancello-Arienzo. Infine, per le malformazioni degli arti: 160 casi nell’acerrano-pomiglianese e nell’alto vesuviano.

A conclusioni abbastanza simili arriva un rapporto sintetico commissionato qualche anno fa da Guido Bertolaso, all’epoca commissario straordinario dell’emergenza, dal titolo “Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana”. Il riassunto afferma l’esistenza di “numerose associazioni significative (cioè non imputabili al caso) tra salute e rifiuti” con “trend di rischio in aumento” e percepibili incrementi della mortalità tumorale nelle aree contaminate dalla spazzatura: più 2 per cento di mortalità generale, più 1 per cento per tutti i tumori, più 2 per cento per gli uomini per il tumore del polmone, più 4 per cento negli uomini e più 7 per cento nelle donne per il tumore al fegato, più 5 per cento negli uomini per il tumore dello stomaco.

Forse è poco per scatenare allarmismo. Forse è poco per dimostrare un nesso inequivocabile. Forse è abbastanza per chiedere che gli studi vengano approfonditi, e che i cittadini che vivono su questi luoghi vengano correttamente informati. “Ma la mancanza di informazione pubblica sugli aspetti connessi allo smaltimento dei rifiuti e sui rischi per la popolazione è una delle cose che ho denunciato nelle mie azioni legali” afferma l’avvocato Di Lorenzo, che sta preparando un ricorso in Appello a Strasburgo per quella parte della sentenza che non riconosce il danno alla salute. Secondo il legale, la catastrofe dei rifiuti in Campania avrebbe dovuto indurre il Capo dello Stato ad applicare l’articolo 126 della Costituzione, quello sullo scioglimento dei consigli regionali e sulla rimozione del Governatore. “Perché nel 2007-2008, nella fase più acuta della crisi, Bassolino e i suoi assessori non sono stati mandati a casa?”. Ormai è tardi per darsi una risposta.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Fiorella Mannoia, tutto il Sud del mondo



Il Sud dell'Italia come il Sud del mondo: "Depredato, lontano dal progresso, abbandonato a se stesso". Fiorella Mannoia racconta come è maturata l'idea del suo disco, "Sud", 12 brani con la collaborazione di grandi maestri, omaggi all'Africa e a Napoli, ai "fratelli stranieri", ad Astor Piazzolla. "Sentivo di voler fare qualcosa per contribuire a ridare al Sud un po' della dignità che le è stata tolta. Era inevitabile che lo sguardo si estendesse al Sud del mondo che condivide la stessa storia. Il pensiero è andato all'Africa, terra di saccheggio per eccellenza. Questo lavoro vuole essere solo un piccolo contributo al Sud cercando, con la musica, di rappresentarne allegria, disperazione, malinconia, nostalgia e naturalmente la migrazione dei popoli che il Sud del mondo si porta dietro".

Fonte: La Repubblica

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Il Sud dell'Italia come il Sud del mondo: "Depredato, lontano dal progresso, abbandonato a se stesso". Fiorella Mannoia racconta come è maturata l'idea del suo disco, "Sud", 12 brani con la collaborazione di grandi maestri, omaggi all'Africa e a Napoli, ai "fratelli stranieri", ad Astor Piazzolla. "Sentivo di voler fare qualcosa per contribuire a ridare al Sud un po' della dignità che le è stata tolta. Era inevitabile che lo sguardo si estendesse al Sud del mondo che condivide la stessa storia. Il pensiero è andato all'Africa, terra di saccheggio per eccellenza. Questo lavoro vuole essere solo un piccolo contributo al Sud cercando, con la musica, di rappresentarne allegria, disperazione, malinconia, nostalgia e naturalmente la migrazione dei popoli che il Sud del mondo si porta dietro".

Fonte: La Repubblica

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Appello alle forze politiche in merito alla situazione di Poste Italiane

Ricevo e posto:

COMUNICATO DEL SEGRETARIO GENERALE CISL POSTE PETITTO

Con gli ambiziosi propositi di modernizzare l’Italia con le liberalizzazioni, si torna ancora alla carica per distruggere l’ultima grande Azienda integrata di questo paese: Poste Italiane. Le proposte avanzate dall’Antitrust al Governo sull’azienda postale non contengono nulla di nuovo, ma ripropongono un’idea vecchia di scorporare il Bancoposta dalle altre attività di Poste Italiane, come se questo Paese avesse bisogno di un’altra banca.

Ci sono voluti 18 anni di riforme e di pesanti ristrutturazioni per risanare le vecchie Poste della prima repubblica e mettere al servizio della collettività un’azienda moderna, pur con i limiti e le contraddizioni interni a tutti evidenti. In questo momento tutti gli Operatori Postali del mondo sono in crisi perché è andato in crisi il tradizionale modello di comunicazione cartacea.

Tra tutti gli Operatori internazionali Poste Italiane è l’Azienda che meglio di altre ha retto l’impatto della scomposizione e della liberalizzazione dei mercati postali, riuscendo a compensare il calo di volumi e i ricavi del settore corrispondenza attraverso l’integrazione di servizi finanziari, assicurativi, di telefonia e di alto valore aggiunto.

Tutto questo ha consentito la sopravvivenza di una rete capillare in ogni angolo d’Italia, spesse volte anche con funzioni di socialità e di aggregazione dei territori anche i più isolati. Lo sforzo profuso negli anni da Manager e Sindacato e i sacrifici dei lavoratori hanno consentito di mantenere importanti livelli occupazionali per 145 mila famiglie anche se sulla via della pesante riorganizzazione si sono già perduti 70 mila posti di lavoro.

Molti Operatori Postali stranieri guardano oggi al modello integrato di Poste Italiane come unica strada per risanare le loro Aziende in crisi e allontanare il rischio di fallimento. Appare quindi assai singolare che proprio in Italia, strano Paese, si tenti di distruggere un modello vincente che altri vorrebbero copiare. Siamo convinti che dietro l’ansia delle liberalizzazioni si nasconda l’ennesimo favore al sistema bancario, concausa della crisi finanziaria mondiale, neutralizzando un possibile concorrente come Poste Italiane.

Per questo motivo facciamo appello a tutte le forza politiche presenti in Parlamento, sia di maggioranza che di opposizione, per sventare questa follia che si nasconde dietro le proposte dell’Antitrust. Noi non difendiamo né una lobby, né una corporazione ma solamente il posto di lavoro di 145 mila persone el’interesse dei cittadini italiani a non essere privati di un servizio essenziale sacrificato sull’altare della presunta modernità del Paese.


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Ricevo e posto:

COMUNICATO DEL SEGRETARIO GENERALE CISL POSTE PETITTO

Con gli ambiziosi propositi di modernizzare l’Italia con le liberalizzazioni, si torna ancora alla carica per distruggere l’ultima grande Azienda integrata di questo paese: Poste Italiane. Le proposte avanzate dall’Antitrust al Governo sull’azienda postale non contengono nulla di nuovo, ma ripropongono un’idea vecchia di scorporare il Bancoposta dalle altre attività di Poste Italiane, come se questo Paese avesse bisogno di un’altra banca.

Ci sono voluti 18 anni di riforme e di pesanti ristrutturazioni per risanare le vecchie Poste della prima repubblica e mettere al servizio della collettività un’azienda moderna, pur con i limiti e le contraddizioni interni a tutti evidenti. In questo momento tutti gli Operatori Postali del mondo sono in crisi perché è andato in crisi il tradizionale modello di comunicazione cartacea.

Tra tutti gli Operatori internazionali Poste Italiane è l’Azienda che meglio di altre ha retto l’impatto della scomposizione e della liberalizzazione dei mercati postali, riuscendo a compensare il calo di volumi e i ricavi del settore corrispondenza attraverso l’integrazione di servizi finanziari, assicurativi, di telefonia e di alto valore aggiunto.

Tutto questo ha consentito la sopravvivenza di una rete capillare in ogni angolo d’Italia, spesse volte anche con funzioni di socialità e di aggregazione dei territori anche i più isolati. Lo sforzo profuso negli anni da Manager e Sindacato e i sacrifici dei lavoratori hanno consentito di mantenere importanti livelli occupazionali per 145 mila famiglie anche se sulla via della pesante riorganizzazione si sono già perduti 70 mila posti di lavoro.

Molti Operatori Postali stranieri guardano oggi al modello integrato di Poste Italiane come unica strada per risanare le loro Aziende in crisi e allontanare il rischio di fallimento. Appare quindi assai singolare che proprio in Italia, strano Paese, si tenti di distruggere un modello vincente che altri vorrebbero copiare. Siamo convinti che dietro l’ansia delle liberalizzazioni si nasconda l’ennesimo favore al sistema bancario, concausa della crisi finanziaria mondiale, neutralizzando un possibile concorrente come Poste Italiane.

Per questo motivo facciamo appello a tutte le forza politiche presenti in Parlamento, sia di maggioranza che di opposizione, per sventare questa follia che si nasconde dietro le proposte dell’Antitrust. Noi non difendiamo né una lobby, né una corporazione ma solamente il posto di lavoro di 145 mila persone el’interesse dei cittadini italiani a non essere privati di un servizio essenziale sacrificato sull’altare della presunta modernità del Paese.


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Pino Aprile: ''E' gente di grande valore, non si fermeranno'. Lo Stato ha svenduto l'agricoltura del Sud per favorire le imprese del Nord''


di Stefano Perri
Fonte: Strill

Le proteste degli agricoltori siciliani avanzano dritte verso la Capitale. Sul Movimento si è detto e scritto di tutto, e anche il contrario. Abbiamo provato a mettere qualche punto fermo su questa vicenda intervistando chi i Forconi li conosce bene. Pino Aprile, studioso dei movimenti meridionali e autore di Terroni, ci aiuta a capirci qualcosa.

Lei ha avuto modo di incontrare gli agricoltori siciliani già molto tempo fa. Che idea si è fatto?

Ho conosciuto il movimento dei Forconi in tempi non sospetti quando ancora nessuno ne parlava. I contadini tentavano di farsi ascoltare in tutti i modi ma nessuno dava loro retta. In quei giorni ho sentito delle storie allucinanti di centinaia di grandi aziende che prosperavano da generazioni, fallite a causa dei debiti contratti per ammodernarsi. Delle storie tragiche che provocavano rabbia nei confronti delle istituzioni che lasciavano i piccoli imprenditori da soli sul mercato.

Dunque il problema è il mercato? Ci spieghi..

In Italia esistono ovviamente una serie di vincoli sui prodotti che mirano alla qualità del ciclo di produzione sia dal punto di vista sanitario che sindacale. Questi vincoli garantiscono un determinato valore al prodotto che però poi una volta arrivato sul mercato non viene tutelato. Capita spesso di trovare sui banchi dei mercati il pomodoro ciliegino a prezzi molto bassi. In pochi sanno che quei pomodori proviengono dall’Egitto dove una giornata di lavoro per un bracciante costa 2 euro. Magari il pomodoro egiziano è buono come quello italiano ma nessuno può darci questa garanzia.

Il confronto obiettivamente non tiene. I prodotti agricoli di casa nostra non reggono sul mercato..

Assolutamente. Le aziende falliscono e l’Inps non riesce a riscuotere i crediti arrivando a chiedere ai singoli piccoli imprenditori addirittura il 100% del fatturato. E’ chiaro che non riescono a pagare. Allora è accaduto che l’Inps ha svenduto i suoi crediti alla Serit al 10-15%. La Serit a sua volta adesso propone degli accordi agli agricoltori per i pagamenti. Ma è chiaro che la situazione è insostenibile. Facendo qualche calcolo si è scoperto che 50 mila delle 200 mila aziende agricole siciliane è fallita per questo motivo. La verità è che questo Paese ha svenduto l’agricoltura meridionale (e non solo quella) per salvaguardare le industrie del Nord.

Nasce da qui quella che chiamano rivoluzione dei Forconi. Ma a quanto pare c’è qualcuno che vorrebbe appropriarsene..

I tentativi di strumentalizzazione accadono sempre. Potremmo dire che sono risvolti fisiologici quando un movimento sta iniziando ad ottenere qualcosa. Le organizzazioni opportuniste (non necessariamente in senso negativo) cercano di inserirsi nel movimento. Succede per la politica, ma succede anche per la mafia che è anch’essa un organizzazione opportunista. Ma d’altronde la mafia tenta di immettersi un po’ dappertutto. Non avviene la stessa cosa nel Consiglio Regionale della Lombardia? Per carità, siamo garantisti, ma dalle inchieste risulta che il braccio destro di Formigoni avrebbe degli appoggi dalla ndrangheta. Nulla di dimostrato ancora, ma il dubbio c’è. Se poi pensiamo al Parlamento che ha votato contro l’arresto di un presunto affiliato della camorra, l’unico ancora non in carcere di tutto il clan.

In effetti la rabbia è comprensibile..

In Sicilia c’è gente che ha perso tutto. Che ha perso l’azienda ed il lavoro, che ha perso i suoi risparmi ed il suo futuro. Di fronte a tutto questo io posso metterci la mano sul fuoco. Ho conosciuto alcuni di questi agricoltori e nonostante sia gente semplice sono persone incredibilmente sagge ed equilibrate. Sono rimasto ammirato nel sentirli parlare. Hanno le idee molto chiare e riescono ad esprimerle con molto equilibrio. Non ce li vedo proprio in giri loschi o in affari poco chiari.

Ma secondo lei che possibilità hanno di riuscire nell’impresa?

Questo non lo so. Però so che mentre le organizzazioni opportuniste quando vedono che il movimento non ha possibilità di riuscita si allontanano subito, sono certo che loro non si fermeranno. Non torneranno indietro perché non hanno più nulla da perdere. Io spero che questo Paese lo capisca. Queste sono persone di enorme valore. Io non avrei mai avuto il coraggio di fare quello che hanno fatto loro. Ogni volta traditi dallo Stato e abbandonati a se stessi eppure ancora li a lottare per i loro diritti.

Però in questo modo c’è il rischio che la situazione degeneri?

Si, c’è il rischio che possa andare a finire male. Sento già che cominciano a circolare all’interno del movimento idee di separatismo e di indipendenza. Il punto è che se lo Stato lo devi avere contro a questo punto tanto vale non averlo. Il problema è che la rabbia rende fertili i tentativi di strumentalizzazione e arrivati a un certo punto non è neanche molto facile dare torto a chi non riconosce più lo Stato.

E’ vero che la protesta nasce molto tempo fa ma l’ondata di questi giorni è venuta dalla pancia, c’è tanta rabbia e disperazione. Il movimento, evidentemente, ha bisogno di un leader che sappia strutturare analisi e proposte in termini efficaci. Tempo fa gli agricoltori le avevano anche chiesto di unirsi a loro. Oggi cosa si sente di dire a questa gente?

Li osservo con molta attenzione. Voglio fare loro i complimenti perché stanno riuscendo a rifuggire da ogni tentativo di strumentalizzazione. Sono persone di enorme valore. Di me non hanno bisogno.

Fonte: Strill

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di Stefano Perri
Fonte: Strill

Le proteste degli agricoltori siciliani avanzano dritte verso la Capitale. Sul Movimento si è detto e scritto di tutto, e anche il contrario. Abbiamo provato a mettere qualche punto fermo su questa vicenda intervistando chi i Forconi li conosce bene. Pino Aprile, studioso dei movimenti meridionali e autore di Terroni, ci aiuta a capirci qualcosa.

Lei ha avuto modo di incontrare gli agricoltori siciliani già molto tempo fa. Che idea si è fatto?

Ho conosciuto il movimento dei Forconi in tempi non sospetti quando ancora nessuno ne parlava. I contadini tentavano di farsi ascoltare in tutti i modi ma nessuno dava loro retta. In quei giorni ho sentito delle storie allucinanti di centinaia di grandi aziende che prosperavano da generazioni, fallite a causa dei debiti contratti per ammodernarsi. Delle storie tragiche che provocavano rabbia nei confronti delle istituzioni che lasciavano i piccoli imprenditori da soli sul mercato.

Dunque il problema è il mercato? Ci spieghi..

In Italia esistono ovviamente una serie di vincoli sui prodotti che mirano alla qualità del ciclo di produzione sia dal punto di vista sanitario che sindacale. Questi vincoli garantiscono un determinato valore al prodotto che però poi una volta arrivato sul mercato non viene tutelato. Capita spesso di trovare sui banchi dei mercati il pomodoro ciliegino a prezzi molto bassi. In pochi sanno che quei pomodori proviengono dall’Egitto dove una giornata di lavoro per un bracciante costa 2 euro. Magari il pomodoro egiziano è buono come quello italiano ma nessuno può darci questa garanzia.

Il confronto obiettivamente non tiene. I prodotti agricoli di casa nostra non reggono sul mercato..

Assolutamente. Le aziende falliscono e l’Inps non riesce a riscuotere i crediti arrivando a chiedere ai singoli piccoli imprenditori addirittura il 100% del fatturato. E’ chiaro che non riescono a pagare. Allora è accaduto che l’Inps ha svenduto i suoi crediti alla Serit al 10-15%. La Serit a sua volta adesso propone degli accordi agli agricoltori per i pagamenti. Ma è chiaro che la situazione è insostenibile. Facendo qualche calcolo si è scoperto che 50 mila delle 200 mila aziende agricole siciliane è fallita per questo motivo. La verità è che questo Paese ha svenduto l’agricoltura meridionale (e non solo quella) per salvaguardare le industrie del Nord.

Nasce da qui quella che chiamano rivoluzione dei Forconi. Ma a quanto pare c’è qualcuno che vorrebbe appropriarsene..

I tentativi di strumentalizzazione accadono sempre. Potremmo dire che sono risvolti fisiologici quando un movimento sta iniziando ad ottenere qualcosa. Le organizzazioni opportuniste (non necessariamente in senso negativo) cercano di inserirsi nel movimento. Succede per la politica, ma succede anche per la mafia che è anch’essa un organizzazione opportunista. Ma d’altronde la mafia tenta di immettersi un po’ dappertutto. Non avviene la stessa cosa nel Consiglio Regionale della Lombardia? Per carità, siamo garantisti, ma dalle inchieste risulta che il braccio destro di Formigoni avrebbe degli appoggi dalla ndrangheta. Nulla di dimostrato ancora, ma il dubbio c’è. Se poi pensiamo al Parlamento che ha votato contro l’arresto di un presunto affiliato della camorra, l’unico ancora non in carcere di tutto il clan.

In effetti la rabbia è comprensibile..

In Sicilia c’è gente che ha perso tutto. Che ha perso l’azienda ed il lavoro, che ha perso i suoi risparmi ed il suo futuro. Di fronte a tutto questo io posso metterci la mano sul fuoco. Ho conosciuto alcuni di questi agricoltori e nonostante sia gente semplice sono persone incredibilmente sagge ed equilibrate. Sono rimasto ammirato nel sentirli parlare. Hanno le idee molto chiare e riescono ad esprimerle con molto equilibrio. Non ce li vedo proprio in giri loschi o in affari poco chiari.

Ma secondo lei che possibilità hanno di riuscire nell’impresa?

Questo non lo so. Però so che mentre le organizzazioni opportuniste quando vedono che il movimento non ha possibilità di riuscita si allontanano subito, sono certo che loro non si fermeranno. Non torneranno indietro perché non hanno più nulla da perdere. Io spero che questo Paese lo capisca. Queste sono persone di enorme valore. Io non avrei mai avuto il coraggio di fare quello che hanno fatto loro. Ogni volta traditi dallo Stato e abbandonati a se stessi eppure ancora li a lottare per i loro diritti.

Però in questo modo c’è il rischio che la situazione degeneri?

Si, c’è il rischio che possa andare a finire male. Sento già che cominciano a circolare all’interno del movimento idee di separatismo e di indipendenza. Il punto è che se lo Stato lo devi avere contro a questo punto tanto vale non averlo. Il problema è che la rabbia rende fertili i tentativi di strumentalizzazione e arrivati a un certo punto non è neanche molto facile dare torto a chi non riconosce più lo Stato.

E’ vero che la protesta nasce molto tempo fa ma l’ondata di questi giorni è venuta dalla pancia, c’è tanta rabbia e disperazione. Il movimento, evidentemente, ha bisogno di un leader che sappia strutturare analisi e proposte in termini efficaci. Tempo fa gli agricoltori le avevano anche chiesto di unirsi a loro. Oggi cosa si sente di dire a questa gente?

Li osservo con molta attenzione. Voglio fare loro i complimenti perché stanno riuscendo a rifuggire da ogni tentativo di strumentalizzazione. Sono persone di enorme valore. Di me non hanno bisogno.

Fonte: Strill

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Intervista a padre Alex Zanotelli


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=DW6n6g5QH-g

Il Forum Italiano dei movimenti per l'acqua si è mobilitato temendo che nel decreto sulle liberalizzazione, approvato dal governo Monti, venissero inserite norme riguardanti l'acqua. Di questo e delle proteste che si estendono dal nord al sud del nostro paese Elena Scotoni ne ha parlato con padre Alex Zanotelli, tra i più attivi nella battaglia sul referendum per l'acqua pubblica.


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http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=DW6n6g5QH-g

Il Forum Italiano dei movimenti per l'acqua si è mobilitato temendo che nel decreto sulle liberalizzazione, approvato dal governo Monti, venissero inserite norme riguardanti l'acqua. Di questo e delle proteste che si estendono dal nord al sud del nostro paese Elena Scotoni ne ha parlato con padre Alex Zanotelli, tra i più attivi nella battaglia sul referendum per l'acqua pubblica.


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L’importanza della memoria


Ricevo e posto:


RIFLESSIONI SU "TERRONI" DI PINO APRILE
VITTIME E CARNEFICI

Di Guglielmo Di Grezia

Non volevo piú scrivere per non dar di nuovo vita a personaggi praticamente finiti. Ma sarà la serata o il fatto che Fiorella Mannoia ha detto pubblicamente che ha dedicato il suo ultimo album al Sud dopo aver letto il libro di Pino Aprile “Terroni” (nel corso della trasmissione “che tempo che fa” di Fabio Fazio), o forse semplice pensiero da condividere con il mio prossimo, debbo dire quello che penso.
Penso che la forza del ricordo è una forza benefica e allo stesso momento disperata. Una forza che nell’universo di dolore che sono stati i crimini dell’intera umanità, appare come un’oasi di salvezza per la propria identità umiliata, torturata e negata.

Ho l’immagine nitida di un uomo che racconta con precisione e fermezza l’inferno che ha visto e toccato e che cosí facendo lo restituisce a noi, noi che possiamo solo immaginare l’orrore di cosa ha voluto dire l’essere considerato meno di un animale, l’essere sopravvissuto solo accettando l’umiliazione ed il compromesso con la propria umanità.
L’immagine che porto di costoro nella mia mente si mescola ad un sentimento di affetto e di commozione, di timore e di ammirazione per le loro vicende, per il loro vissuto, perché quello che hanno affrontato è inimmaginabile.

Si ha la prova di quanto bassa e orribile può essere la crudeltà dell’uomo sull’uomo e si viene assaliti da un senso di timore. Primo Levi scriveva: “è avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire. Può accadere dappertutto… occorre quindi affinare i nostri sensi, diffidare dagli incantatori, da quelli che dicono belle parole non sostenute da buone ragioni”.

Appena si prova una gioia per i risultati che si sono ottenuti, qualcosa ti blocca dentro, qualcuno l’ha chiamata la malattia dei sopravvissuti. Questo, oltre che nelle testimonianze dei vari reduci dei “lager” di qualsiasi tempo ed epoca, l’ho letto nel libro sopra menzionato “Terroni”. Questo è stato Terroni checché ne dicano i vari denigratori in buona e mala fede.

Se per tale motivo (per l’unità nazionale, per il bene comune etc. etc.) un qualsiasi Cazzullo, o un De Marco - e non solo, visto che anche tra le file dei cosiddetti meridionalisti ce ne sono a iosa - non fa altro che tentare di far perdere quel senso di innocenza che distingue la vittima dal carnefice.

Chiunque abbia visto e vissuto l’orrore, qualunque cosa faccia o qualunque cosa veda, viene riportato a quel momento. Se Cazzullo, De Marco e compagnia, non riescono ad accorgersi di questo, vuol dire che non sono migliori dei negazionisti dell’Olocausto. Ognuno di noi ha il diritto dovere di sapere quello che siamo stati e quello che siamo. Affermando con tenacia il proprio essere, il proprio nome, la propria cultura, il proprio credo. Tutto quanto egli era ed oggi è.Tutto quanto è resistito e deve resistere affinché la speranza di tutti noi possa continuare ad essere viva.

Ecco cosa penso di “Terroni”


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Ricevo e posto:


RIFLESSIONI SU "TERRONI" DI PINO APRILE
VITTIME E CARNEFICI

Di Guglielmo Di Grezia

Non volevo piú scrivere per non dar di nuovo vita a personaggi praticamente finiti. Ma sarà la serata o il fatto che Fiorella Mannoia ha detto pubblicamente che ha dedicato il suo ultimo album al Sud dopo aver letto il libro di Pino Aprile “Terroni” (nel corso della trasmissione “che tempo che fa” di Fabio Fazio), o forse semplice pensiero da condividere con il mio prossimo, debbo dire quello che penso.
Penso che la forza del ricordo è una forza benefica e allo stesso momento disperata. Una forza che nell’universo di dolore che sono stati i crimini dell’intera umanità, appare come un’oasi di salvezza per la propria identità umiliata, torturata e negata.

Ho l’immagine nitida di un uomo che racconta con precisione e fermezza l’inferno che ha visto e toccato e che cosí facendo lo restituisce a noi, noi che possiamo solo immaginare l’orrore di cosa ha voluto dire l’essere considerato meno di un animale, l’essere sopravvissuto solo accettando l’umiliazione ed il compromesso con la propria umanità.
L’immagine che porto di costoro nella mia mente si mescola ad un sentimento di affetto e di commozione, di timore e di ammirazione per le loro vicende, per il loro vissuto, perché quello che hanno affrontato è inimmaginabile.

Si ha la prova di quanto bassa e orribile può essere la crudeltà dell’uomo sull’uomo e si viene assaliti da un senso di timore. Primo Levi scriveva: “è avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire. Può accadere dappertutto… occorre quindi affinare i nostri sensi, diffidare dagli incantatori, da quelli che dicono belle parole non sostenute da buone ragioni”.

Appena si prova una gioia per i risultati che si sono ottenuti, qualcosa ti blocca dentro, qualcuno l’ha chiamata la malattia dei sopravvissuti. Questo, oltre che nelle testimonianze dei vari reduci dei “lager” di qualsiasi tempo ed epoca, l’ho letto nel libro sopra menzionato “Terroni”. Questo è stato Terroni checché ne dicano i vari denigratori in buona e mala fede.

Se per tale motivo (per l’unità nazionale, per il bene comune etc. etc.) un qualsiasi Cazzullo, o un De Marco - e non solo, visto che anche tra le file dei cosiddetti meridionalisti ce ne sono a iosa - non fa altro che tentare di far perdere quel senso di innocenza che distingue la vittima dal carnefice.

Chiunque abbia visto e vissuto l’orrore, qualunque cosa faccia o qualunque cosa veda, viene riportato a quel momento. Se Cazzullo, De Marco e compagnia, non riescono ad accorgersi di questo, vuol dire che non sono migliori dei negazionisti dell’Olocausto. Ognuno di noi ha il diritto dovere di sapere quello che siamo stati e quello che siamo. Affermando con tenacia il proprio essere, il proprio nome, la propria cultura, il proprio credo. Tutto quanto egli era ed oggi è.Tutto quanto è resistito e deve resistere affinché la speranza di tutti noi possa continuare ad essere viva.

Ecco cosa penso di “Terroni”


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martedì 24 gennaio 2012

SCORIE NUCLEARI: IL GOVERNO MONTI LE LIBERALIZZA - LA MAPPA

L'articolo 25 del Dl Liberalizzazioni consentirebbe di realizzare tutte le opere connesse allo smantellamento di tutti i siti in deroga alle procedure ordinarie

Fonte: Cadoinpiedi

L'articolo 25 del Dl Liberalizzazioni consentirebbe di realizzare tutte le opere connesse allo smantellamento di tutti i siti in deroga alle procedure ordinarie
Il decreto liberalizzazioni del governo Monti, rispettando la tradizione, non risparmia sorprese, è una vera e propria miniera di iniziative che con le liberalizzazioni a volte c'entrano molto poco, Sembrerebbe il caso dell'articolo 25 che consentirebbe di realizzare le opere riguardanti lo smantellamento di tutti i vecchi siti nucleari italiani, partendo da Trino Vercellese e Saluggia, in deroga alle procedure ordinarie.

A lanciare l'allarme è il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, «Questa norma appare assurdamente pericolosa perché cancellerebbe l'obbligo di ottenere leautorizzazioni ambientali, urbanistiche e di sicurezza previste per tutte le nuove infrastrutture e sarebbe fortemente antidemocratica perché toglierebbe il diritto di intervento al riguardo ai cittadini e agli Enti locali coinvolti».

«Tutto questo è inaccettabile - conclude Cogliati Dezza - e noi saremo al fianco dei cittadini di Saluggia e di tutte le aree potenzialmente interessate dalla realizzazione dei siti per le scorie, affinché il tema della messa in sicurezza delle scorie venga trattato in maniera adeguata e responsabile nel totale rispetto delle norme».

Fonte: Greenreport

Ecco la mappa dei depositi nucleari e centrali dismesse in Italia.

mappa-depositi-nucleari-ita.jpg

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L'articolo 25 del Dl Liberalizzazioni consentirebbe di realizzare tutte le opere connesse allo smantellamento di tutti i siti in deroga alle procedure ordinarie

Fonte: Cadoinpiedi

L'articolo 25 del Dl Liberalizzazioni consentirebbe di realizzare tutte le opere connesse allo smantellamento di tutti i siti in deroga alle procedure ordinarie
Il decreto liberalizzazioni del governo Monti, rispettando la tradizione, non risparmia sorprese, è una vera e propria miniera di iniziative che con le liberalizzazioni a volte c'entrano molto poco, Sembrerebbe il caso dell'articolo 25 che consentirebbe di realizzare le opere riguardanti lo smantellamento di tutti i vecchi siti nucleari italiani, partendo da Trino Vercellese e Saluggia, in deroga alle procedure ordinarie.

A lanciare l'allarme è il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, «Questa norma appare assurdamente pericolosa perché cancellerebbe l'obbligo di ottenere leautorizzazioni ambientali, urbanistiche e di sicurezza previste per tutte le nuove infrastrutture e sarebbe fortemente antidemocratica perché toglierebbe il diritto di intervento al riguardo ai cittadini e agli Enti locali coinvolti».

«Tutto questo è inaccettabile - conclude Cogliati Dezza - e noi saremo al fianco dei cittadini di Saluggia e di tutte le aree potenzialmente interessate dalla realizzazione dei siti per le scorie, affinché il tema della messa in sicurezza delle scorie venga trattato in maniera adeguata e responsabile nel totale rispetto delle norme».

Fonte: Greenreport

Ecco la mappa dei depositi nucleari e centrali dismesse in Italia.

mappa-depositi-nucleari-ita.jpg

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La crisi tra i "forconi" e la politica: intervista a Pino Aprile


http://www.youtube.com/watch?v=neG2rxQb4iw&feature=player_embedded

Intervista a Pino Aprile 21/1/2012 - Ponte(Bn) a margine della presentazione del libro Giù al Sud.
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http://www.youtube.com/watch?v=neG2rxQb4iw&feature=player_embedded

Intervista a Pino Aprile 21/1/2012 - Ponte(Bn) a margine della presentazione del libro Giù al Sud.

AL SUD DI DOVE


di Giovanni Cutolo

Intendo sviluppare una riflessione senza pretese scientifiche, fondata su dati geografici e statistici noti e alla portata di tutti e su nozioni empiriche e di buon senso, per cercare di definire una condivisibile nozione di Sud. Riflessione lecita e forse doverosa per chiunque militi all’ombra degli ideali del Partito del Sud.
Tutti noi sappiamo che al Sud c’è molto sole e quindi, istintivamente, ho scritto che i nostri ideali sono protetti dalla tranquillizzante ombra di un partito politico nel quale ci riconosciamo. Un partito che fonda le sue ragioni, le sue rivendicazioni e i suoi programmi in quel nostro magnifico Sud così spesso inondato e scaldato da quel sole che sta alimentando e facendo crescere quel Fuoco del Sud raccontato da Lino Patruno.
In Italia siamo poco più di 60 milioni di persone, delle quali quasi 28 vivono al Nord mentre le altre quasi 33 vivono nel Centro-Sud. Nel Centro-Sud vivono anche alcune centinaia di migliaia – forse addirittura un milione – di persone proveniente dal Nord. Mentre invece nel Nord abitano e lavorano oltre 12 milioni di nativi del Sud che si sono trasferiti negli ultimi sessant’anni in cerca di lavoro. E con loro spesso vivono i loro figli e oramai, dopo tanti anni, anche i loro nipoti.
Orbene, se stimassimo, in maniera certamente approssimata per difetto, che solo 12 dei 28 milioni di italiani che abitano al Nord siano napoletani, abruzzesi, molisani, calabresi, pugliesi, lucani e siciliani, ne deriverebbe che il Nord è abitato da 16 milioni di persone native di quelle regioni.

Se così stanno le cose, ne risulta che l'Italia è abitata da 45 milioni di persone (quasi il 75%) che sono originarie del Sud, anche se il 30% circa non ci vive più per essersi trasferito al Nord in cerca di lavoro; e da 16 milioni (poco più' del 25%) che sono originarie del Nord, dove abitano e vivono. Insomma, gli abitanti del paese chiamato Italia sono per tre quarti gente del Sud. Il che conferma quello che ho sempre pensato e che, viaggiando per quasi cinquant’anni per il mondo, ho scoperto essere esattamente quello che gli stranieri, europei e non, pensano di noi. E cioè che l’Italia è Sud. L’Italia è un paese percepito come appartenente fondamentalmente al Sud.

D’altro canto l’Italia fa evidentemente parte del Sud dell’Europa, come la Catalogna, che pure è il Nord della Spagna, e come la Spagna tutta e il Portogallo e la Grecia; ma anche come la Catalogna francese e tutto il restante Sud della Francia. La verità è che senza il suo Sud non ci sarebbe Italia, ci sarebbe un moncone d'Italia e andrebbe a farsi benedire la comprensibile coincidenza fra l'Italia geografica e quella politica. E se pure trionfasse il più becero separatismo leghista e nascesse dal nulla una nuova nazione priva di storia chiamata Padania ubicata nel Nord del paese, ebbene nascerebbe con essa un nuovo paese, ma sarebbe comunque un paese del Sud! Innanzitutto perché pieno di gente del Sud con i loro figli e nipoti e poi perché condannato comunque a godere del privilegio geografico e geopolitico di appartenere al Sud. Pur non meritandoselo.

Ma alla fin fine al Sud di cosa? Dove comincia il Sud e dove finisce? Comincia forse dove stentano le betulle, lì dove cominciano a crescere gli olivi, come poeticamente suggerisce Fernand Braudel raccontando il Mediterraneo? No, io non credo che il Sud al quale pensiamo e del quale sto parlando sia una nozione geografica. Io credo che il Sud, nel cosiddetto immaginario collettivo così come nel mio personale, sia uno spazio culturale scaldato dal sole e dalla conoscenza al quale da sempre tendono, se già non hanno la fortuna di appartenervi, tutti gli uomini.


* * *


Nel 1983, riflettendo su Napoli e sulla unità d’Italia, Fernand Braudel scrisse: “Ma l'errore dell'Unità (d'Italia) risiede probabilmente altrove: nella volontà di costruire ad ogni costo uno Stato centralizzato su un modello francese del quale noi francesi abbiamo tanta difficoltà a disfarci oggi, voltando le spalle a ciò che faceva la sua ricchezza, quella pluralità di città abituate a dominare e guardare lontano.”
Chiaro il riferimento all’Italia degli oltre mille campanili, delle centinaia di città, delle decine di capitali; quell’Italia ricca del patrimonio milionario di differenze geografiche, storiche, economiche, sociali, linguistiche, etniche; ricca di tutte quelle differenze che, tutte insieme, rappresentano quella che potremmo considerare come la nostra identità culturale. Banalizzando, penso al fatto che venti tedeschi insieme si presentano come un gruppo di venti persone mentre venti italiani insieme appaiono piuttosto come venti gruppi, ciascuno di una sola persona. Ma, per converso, i due gruppi sono comunque facilmente identificabili. Quello tedesco per il prevalere degli elementi di omogeneità, nei tratti somatici, negli abiti, nel comportamento. Quello italiano invece e all’opposto, per la disomogeneità evidente, per essere tutti i componenti del gruppo diversamente uguali.
Ma sono sicuro che i tedeschi come gli italiani e come la maggior parte delle genti condividono lo stesso desiderio di Sud, anche se frequentemente sono costretti per conservare o per cercare lavoro a restare o ad andare al Nord.


Giovanni Cutolo Partito del Sud
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di Giovanni Cutolo

Intendo sviluppare una riflessione senza pretese scientifiche, fondata su dati geografici e statistici noti e alla portata di tutti e su nozioni empiriche e di buon senso, per cercare di definire una condivisibile nozione di Sud. Riflessione lecita e forse doverosa per chiunque militi all’ombra degli ideali del Partito del Sud.
Tutti noi sappiamo che al Sud c’è molto sole e quindi, istintivamente, ho scritto che i nostri ideali sono protetti dalla tranquillizzante ombra di un partito politico nel quale ci riconosciamo. Un partito che fonda le sue ragioni, le sue rivendicazioni e i suoi programmi in quel nostro magnifico Sud così spesso inondato e scaldato da quel sole che sta alimentando e facendo crescere quel Fuoco del Sud raccontato da Lino Patruno.
In Italia siamo poco più di 60 milioni di persone, delle quali quasi 28 vivono al Nord mentre le altre quasi 33 vivono nel Centro-Sud. Nel Centro-Sud vivono anche alcune centinaia di migliaia – forse addirittura un milione – di persone proveniente dal Nord. Mentre invece nel Nord abitano e lavorano oltre 12 milioni di nativi del Sud che si sono trasferiti negli ultimi sessant’anni in cerca di lavoro. E con loro spesso vivono i loro figli e oramai, dopo tanti anni, anche i loro nipoti.
Orbene, se stimassimo, in maniera certamente approssimata per difetto, che solo 12 dei 28 milioni di italiani che abitano al Nord siano napoletani, abruzzesi, molisani, calabresi, pugliesi, lucani e siciliani, ne deriverebbe che il Nord è abitato da 16 milioni di persone native di quelle regioni.

Se così stanno le cose, ne risulta che l'Italia è abitata da 45 milioni di persone (quasi il 75%) che sono originarie del Sud, anche se il 30% circa non ci vive più per essersi trasferito al Nord in cerca di lavoro; e da 16 milioni (poco più' del 25%) che sono originarie del Nord, dove abitano e vivono. Insomma, gli abitanti del paese chiamato Italia sono per tre quarti gente del Sud. Il che conferma quello che ho sempre pensato e che, viaggiando per quasi cinquant’anni per il mondo, ho scoperto essere esattamente quello che gli stranieri, europei e non, pensano di noi. E cioè che l’Italia è Sud. L’Italia è un paese percepito come appartenente fondamentalmente al Sud.

D’altro canto l’Italia fa evidentemente parte del Sud dell’Europa, come la Catalogna, che pure è il Nord della Spagna, e come la Spagna tutta e il Portogallo e la Grecia; ma anche come la Catalogna francese e tutto il restante Sud della Francia. La verità è che senza il suo Sud non ci sarebbe Italia, ci sarebbe un moncone d'Italia e andrebbe a farsi benedire la comprensibile coincidenza fra l'Italia geografica e quella politica. E se pure trionfasse il più becero separatismo leghista e nascesse dal nulla una nuova nazione priva di storia chiamata Padania ubicata nel Nord del paese, ebbene nascerebbe con essa un nuovo paese, ma sarebbe comunque un paese del Sud! Innanzitutto perché pieno di gente del Sud con i loro figli e nipoti e poi perché condannato comunque a godere del privilegio geografico e geopolitico di appartenere al Sud. Pur non meritandoselo.

Ma alla fin fine al Sud di cosa? Dove comincia il Sud e dove finisce? Comincia forse dove stentano le betulle, lì dove cominciano a crescere gli olivi, come poeticamente suggerisce Fernand Braudel raccontando il Mediterraneo? No, io non credo che il Sud al quale pensiamo e del quale sto parlando sia una nozione geografica. Io credo che il Sud, nel cosiddetto immaginario collettivo così come nel mio personale, sia uno spazio culturale scaldato dal sole e dalla conoscenza al quale da sempre tendono, se già non hanno la fortuna di appartenervi, tutti gli uomini.


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Nel 1983, riflettendo su Napoli e sulla unità d’Italia, Fernand Braudel scrisse: “Ma l'errore dell'Unità (d'Italia) risiede probabilmente altrove: nella volontà di costruire ad ogni costo uno Stato centralizzato su un modello francese del quale noi francesi abbiamo tanta difficoltà a disfarci oggi, voltando le spalle a ciò che faceva la sua ricchezza, quella pluralità di città abituate a dominare e guardare lontano.”
Chiaro il riferimento all’Italia degli oltre mille campanili, delle centinaia di città, delle decine di capitali; quell’Italia ricca del patrimonio milionario di differenze geografiche, storiche, economiche, sociali, linguistiche, etniche; ricca di tutte quelle differenze che, tutte insieme, rappresentano quella che potremmo considerare come la nostra identità culturale. Banalizzando, penso al fatto che venti tedeschi insieme si presentano come un gruppo di venti persone mentre venti italiani insieme appaiono piuttosto come venti gruppi, ciascuno di una sola persona. Ma, per converso, i due gruppi sono comunque facilmente identificabili. Quello tedesco per il prevalere degli elementi di omogeneità, nei tratti somatici, negli abiti, nel comportamento. Quello italiano invece e all’opposto, per la disomogeneità evidente, per essere tutti i componenti del gruppo diversamente uguali.
Ma sono sicuro che i tedeschi come gli italiani e come la maggior parte delle genti condividono lo stesso desiderio di Sud, anche se frequentemente sono costretti per conservare o per cercare lavoro a restare o ad andare al Nord.


Giovanni Cutolo Partito del Sud

 
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