giovedì 22 dicembre 2011

"Compra Sud per fermare la colonizzazione!" Lucio Barone a Tema di Celentano


http://www.youtube.com/watch?v=lumDsX4GKW8&feature=share

L'indimenticabile Lucio Barone ospite della trasmissione Tema di Rosita Celentano sfida i luoghi comini antimeridionalisti, frutti del nefasto 1860. Da notare gli ottimi interventi di Domenica. Un grazie di cuore ad Andrea Barone che ci ha fatto condividere questo straordinario documento!

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http://www.youtube.com/watch?v=lumDsX4GKW8&feature=share

L'indimenticabile Lucio Barone ospite della trasmissione Tema di Rosita Celentano sfida i luoghi comini antimeridionalisti, frutti del nefasto 1860. Da notare gli ottimi interventi di Domenica. Un grazie di cuore ad Andrea Barone che ci ha fatto condividere questo straordinario documento!

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mercoledì 21 dicembre 2011

Premio Provincia di Bari per il Progresso e la Cultura 2011 al giornalista Lino Patruno

Immagine articolo - Il sito d'Italia

Il Partito del Sud si complimenta con Lino Patruno per l'importante riconoscimento ricevuto per l' impegno culturale legato ai temi della pace, dello sviluppo sostenibile e dell’affermazione dei diritti universali, sociali e civili.


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Giovedì 22 dicembre 2011 alle ore 17.00 presso la Sala Consiliare della Provincia di Bari si svolgerà la III^ edizione del Premio Provincia di Bari per il Progresso e la Cultura 2011 che, quest’anno, vede come vincitore, Lino Patruno, giornalista e saggista pugliese, già direttore de “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Alla cerimonia di premiazione interverrà il Presidente della Provincia, Francesco Schittulli.

Le due precedenti edizioni del Premio, riservato ad autori di alto profilo nazionale distintisi per un impegno culturale legato ai temi della pace, dello sviluppo sostenibile e dell’affermazione dei diritti universali, sociali e civili, sono state vinte dall’oncologo di fama internazionale, Umberto Veronesi e dal giornalista, scrittore e conduttore radiofonico, Aldo Forbice.

Per l’edizione 2011 la commissione di valutazione all’unanimità ha designato quale vincitore, Lino Patruno per il suo impegno a difesa del Mezzogiorno espresso in articoli, interventi pubblici, libri. In particolare è stato rilevato il valore divulgativo del suo ultimo lavoro editoriale “Fuoco del Sud” (Rubbettino editore).


Fonte: Il Sito di Bari


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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Il Partito del Sud si complimenta con Lino Patruno per l'importante riconoscimento ricevuto per l' impegno culturale legato ai temi della pace, dello sviluppo sostenibile e dell’affermazione dei diritti universali, sociali e civili.


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Giovedì 22 dicembre 2011 alle ore 17.00 presso la Sala Consiliare della Provincia di Bari si svolgerà la III^ edizione del Premio Provincia di Bari per il Progresso e la Cultura 2011 che, quest’anno, vede come vincitore, Lino Patruno, giornalista e saggista pugliese, già direttore de “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Alla cerimonia di premiazione interverrà il Presidente della Provincia, Francesco Schittulli.

Le due precedenti edizioni del Premio, riservato ad autori di alto profilo nazionale distintisi per un impegno culturale legato ai temi della pace, dello sviluppo sostenibile e dell’affermazione dei diritti universali, sociali e civili, sono state vinte dall’oncologo di fama internazionale, Umberto Veronesi e dal giornalista, scrittore e conduttore radiofonico, Aldo Forbice.

Per l’edizione 2011 la commissione di valutazione all’unanimità ha designato quale vincitore, Lino Patruno per il suo impegno a difesa del Mezzogiorno espresso in articoli, interventi pubblici, libri. In particolare è stato rilevato il valore divulgativo del suo ultimo lavoro editoriale “Fuoco del Sud” (Rubbettino editore).


Fonte: Il Sito di Bari


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Gaeta esulta, liberato Antonio Verrecchia Il Sindaco Raimondi: "bentornato a casa"

È stato liberato, dopo oltre 10 mesi di prigionia, l'equipaggio della petroliera Savina Caylyn sulla quale era imbarcato il cittadino gaetano Antonio Verrecchia.

"È un giorno di festa per Gaeta, finalmente Antonio ritorna a casa ad abbracciare sua moglie Tina e i due figli. Rivolgo un grande e sentito ringraziamento al Ministro Giulio Terzi, che proprio in questi giorni ha manifestato vicinanza alla nostra città, e all'Unità di Crisi della Farnesina per l'impegno profuso in questa vicenda - dichiara il Sindaco Raimondi - Ho chiamato la signora Tina Mitrano e ho condiviso con lei questi momenti di gioia dopo quasi un anno di sofferente attesa che ha sopportato con grande forza e dignità, come la vera moglie di un marittimo".

"Sono molto contento, ho cercato di fare tutto quello che il mio ruolo istituzionale mi ha consentito e finalmente ci sono stati i risultati. È il miglior regalo di Natale che Gaeta potesse ricevere in questo momento e le parole mancano in questo momento - prosegue Raimondi - La città ha dimostrato grande unità in questa vicenda e ha saputo unirsi e stringersi intorno alla famiglia che non ha mai sentito la mancanza di questo grande abbraccio collettivo. La dimostrazione è stata nella grande partecipazione alle manifestazioni promosse sia dal Comune che dalle nostre parrocchie che hanno avuto un grande seguito".

"Ho scritto al Ministro Terzi che il mio più grande desiderio era togliere lo striscione con il volto di Antonio Verrecchia sulla facciata del Comune che chiede la sua liberazione - conclude il Sindaco - Ora so che non sarò da solo, ma che le mie mani saranno aiutate da quelle di Antonio che finalmente è tornato nella sua città che lo aspetta per festeggiare un Natale sicuramente più sereno e tranquillo".


Fonte: Movimento Progressista Gaeta


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È stato liberato, dopo oltre 10 mesi di prigionia, l'equipaggio della petroliera Savina Caylyn sulla quale era imbarcato il cittadino gaetano Antonio Verrecchia.

"È un giorno di festa per Gaeta, finalmente Antonio ritorna a casa ad abbracciare sua moglie Tina e i due figli. Rivolgo un grande e sentito ringraziamento al Ministro Giulio Terzi, che proprio in questi giorni ha manifestato vicinanza alla nostra città, e all'Unità di Crisi della Farnesina per l'impegno profuso in questa vicenda - dichiara il Sindaco Raimondi - Ho chiamato la signora Tina Mitrano e ho condiviso con lei questi momenti di gioia dopo quasi un anno di sofferente attesa che ha sopportato con grande forza e dignità, come la vera moglie di un marittimo".

"Sono molto contento, ho cercato di fare tutto quello che il mio ruolo istituzionale mi ha consentito e finalmente ci sono stati i risultati. È il miglior regalo di Natale che Gaeta potesse ricevere in questo momento e le parole mancano in questo momento - prosegue Raimondi - La città ha dimostrato grande unità in questa vicenda e ha saputo unirsi e stringersi intorno alla famiglia che non ha mai sentito la mancanza di questo grande abbraccio collettivo. La dimostrazione è stata nella grande partecipazione alle manifestazioni promosse sia dal Comune che dalle nostre parrocchie che hanno avuto un grande seguito".

"Ho scritto al Ministro Terzi che il mio più grande desiderio era togliere lo striscione con il volto di Antonio Verrecchia sulla facciata del Comune che chiede la sua liberazione - conclude il Sindaco - Ora so che non sarò da solo, ma che le mie mani saranno aiutate da quelle di Antonio che finalmente è tornato nella sua città che lo aspetta per festeggiare un Natale sicuramente più sereno e tranquillo".


Fonte: Movimento Progressista Gaeta


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Intervista a Raphael Rossi


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=fnZrBarR73c#!


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http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=fnZrBarR73c#!


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martedì 20 dicembre 2011

La Commissione Internet guidata da Rosanna Gadaleta presenta la nuova pagina del Partito su Google+ e l'applicazione scaricabile mediante codice QR


Grazie al lavoro encomiabile della Commissione Internet & Comunicazione guidata
dall'instancabile Presidente Rosanna Gadaleta è nata ufficialmente la pagina del Partito del Sud su Google+

Seguiteci anche su questa piattaforma:



Inoltre sempre ad opera della stessa commissione è stata creata l'applicazione per Smartphone e tablet scaricabile tramite codice QR, che consente di avere direttamente sul proprio dispositivo, tutte le news provenienti dal blog e dal profilo twitter del Partito del Sud, per una diffusione sempre maggiore e più mirata delle tesi del Partito anche attraverso le nuove tecnologie.

Ricordiamo che sarà possibile riportare il codice QR su manifesti, volantini e su tutti gli stampati diffusi dal Partito del Sud .


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Grazie al lavoro encomiabile della Commissione Internet & Comunicazione guidata
dall'instancabile Presidente Rosanna Gadaleta è nata ufficialmente la pagina del Partito del Sud su Google+

Seguiteci anche su questa piattaforma:



Inoltre sempre ad opera della stessa commissione è stata creata l'applicazione per Smartphone e tablet scaricabile tramite codice QR, che consente di avere direttamente sul proprio dispositivo, tutte le news provenienti dal blog e dal profilo twitter del Partito del Sud, per una diffusione sempre maggiore e più mirata delle tesi del Partito anche attraverso le nuove tecnologie.

Ricordiamo che sarà possibile riportare il codice QR su manifesti, volantini e su tutti gli stampati diffusi dal Partito del Sud .


L’ultimo treno che viene dal Sud

di Angelo d’Orsi

Cinque notti fa è partito l’ultimo convoglio Torino-Palermo. Dopo mezzo secolo di onorato servizio, è stato soppresso, come tutti i convogli dell’asse Nord/Sud. Un gesto assurdo, persino volgare, che in nome della riduzione dei costi non solo ha tolto un servizio essenziale all’utenza, ma ha dato uno schiaffo alla “coesione sociale”, a vegliare sulla quale ora addirittura abbiamo un ministero.

Hanno cancellato, soprattutto per i ceti meno abbienti, la possibilità, per di più nell’imminenza delle festività di fine anno (una vera crudeltà) di “tornare al paese”, di andare a fare scorta di caciocavalli e salumi, della tanica d’olio (di quei pochi ulivi sopravvissuti al forzato abbandono della terra), di vino “genuino” della vigna, di pane fatto in casa, dei giocattoli ricevuti in dono per il Natale dai bambini. Certo, ci dicono gli orari ferroviari, sarà sempre possibile raggiungere Bari da Milano: cambiando a Bologna, e Palermo o Napoli da Torino, cambiando a Roma. Con i pacchi,le valigie, gi indumenti invernali…; me le vedo quelle famiglie stremate, che corrono da un binario all’altro, per acciuffare il loro treno, pregando la Madonna di non mancarlo. Ma questo è un crimine. Ce ne rendiamo conto? E ci hanno anche detto che tutto ciò era necessario per abbattere i costi. Menzogna.

Dai sindacati apprendiamo che i treni notte trasportavano in un anno circa un milione e mezzo di passeggeri. Il fatto è, a quanto capisco, che i fondi pubblici riversati su Trenitalia, ora sono dirottati sull’“alta velocità”, i cui prezzi praticati alla clientela continuano a lievitare: ma tanto, si ragiona negli uffici commerciali dell’azienda, quello è un pubblico in grado di pagare, o perché abbiente, o perché gran parte di esso viaggia a spese di ditte, imprese, istituti. Per gli altri sono rimasti i treni regionali: mettendone una dozzina una dopo l’altro, si può continuare a percorrere la Penisola da cima a fondo, in definitiva. Perché allarmarsi? Perché protestare? In effetti il pubblico, nella sua grande maggioranza, tace, inebetito o assorto nei suoi privati gravi problemi, quelli della sopravvivenza, detto in una sola parola. E la scomparsa dei collegamenti ferroviari Nord/Sud non sembra cosa grave. E, rimaniamo in silenzio, o ci accontentiamo di esercitare il diritto al mugugno, più che mai sotto ricatto per via della “Crisi”, il grande Moloch che richiede ogni giorno veri e propri sacrifici umani.

Se la battaglia contro il treno “ad alta voracità”, che dovrebbe devastare la Val di Susa, recando benefici solo a un pugno di capitalisti, e addossando ai contribuenti la maggior parte dei costi, è in corso, e non credo finirà, lo si deve, anche, forse, al fatto, che è più facile, per così dire, combattere per impedire la creazione di qualcosa (di negativo), piuttosto che per evitare l’eliminazione di qualcosa (di positivo). Le circostanze sono favorevoli nel caso negativo, più difficili nel caso positivo; ossia lottare contro è più semplice, come messaggio politico, che lottare per. Inoltre, là la lotta è concentrata in uno spazio delimitato, nel quale le popolazioni, le vittime designate dello scempio-Tav, si riconoscono, si possono mobilitare, si possono facilmente organizzare contro le truppe di occupazione.

Quanto all’altra faccenda, l’abolizione dei treni notte, dei collegamenti diretti Nord/Sud, diciamolo, a chi interessa? Eppure, questa battaglia in realtà, come quella contro il Tav, è una battaglia di democrazia: perché va nell’interesse di tutti, o della stragrande maggioranza della popolazione. Ed è una battaglia da farsi in nome della difesa dei beni pubblici, per riaffermare anche innanzi tutto che i trasporti, come la sanità, l’istruzione, e le comunicazioni (dalle poste ai telefoni, che non a caso erano di proprietà pubblica, prima) costituiscono servizi per la cittadinanza, e non possono essere considerati nei termini di costi e profitti.

E vogliamo parlare di quel migliaio di lavoratori che verranno licenziati? O, in parte, “ricollocati” in altre aziende del Gruppo (a fare che?): ma questa possibilità vale solo per i dipendenti delle Ferrovie dello Stato (perché il Gruppo debba ancora chiamarsi così, poi…), e tutti coloro che lavoravano per le società addette ai servizi? Per loro nessuna pietà. A casa. Non importa l’età, la condizione, lo stato di famiglia. Tutti a casa. E il ministro della coesione? E la ministra del welfare? E il ministro delle infrastrutture e trasporti? Beh, loro sono occupati a dire che bisogna fare l’alta velocità, che i sacrifici sono per tutti, che i servizi devono essere in pareggio. Ma dimenticano gli stipendi dei supermanager: a cominciare dall’ultralodato Moretti. Vogliamo dirla tutta? Questa è l’ennesima sua infamia. Un’infamia che assume un peculiare sapore in questa congiuntura storica e politica. Spezzare l’unità nell’anno delle celebrazioni dell’Unità: ecco come leggo io questa scelta dissennata. E dividere orizzontalmente, oltre che verticalmente, il Paese, aumentando le distanze tra ceti agiati e ceti disagiati. Divisione geografica, divisione sociale.

E, così, impietosamente, gettare fra i detriti un pezzo di storia importante, come il Treno del Sole. Solo chi non ha mai fatto quel tragitto notturno, sia nell’andata sia nel ritorno, non può capire il significato e il valore di quella nostra Transiberiana. Solo chi non ha visto gli assalti di una marea umana, che lanciava i ragazzi dai finestrini per far occupare i posti migliori (le prenotazioni erano cose rare e da ricchi), quegli enormi scatoloni di cartone, le valige chiuse con lo spago, i fiaschi e le taniche…; solo chi ha visto da testimone partecipe quel film, può capire di cosa sta parlando. Viaggi lunghissimi, defatiganti, nella calura di fine luglio, o nel gelo di Natale; negli scomparti a otto posti, di seconda classe, si creava una coesione umana strepitosa. Racconti di campagna e di officina, offerte di mandarini e arance, panettoni condivisi (ricordo un 31 dicembre tornando dal Sud, in cui tutti i miei compagni di viaggio, occasionali – ero solo, ragazzo – avevano lo spumante e il panettone, e mi costrinsero ad assaggiarne da ogni bottiglia, ma in modo protettivo e affettuoso), salami affettati sul momento e offerti, quasi cacciati a forza tra le dita, che si ungevano irrimediabilmente, ma si potevano pulire sul pane “casereccio”, anche quello prodotto di un Sud che tornava al lavoro nelle officine e negli uffici della Fiat e dintorni.

Romanticherie fuori tempo massimo? Forse. Ma quel treno era l’Italia unita, che finalmente usciva dalle ristrettezze del primo dopoguerra, e si avviava sulle strade del “miracolo”, che non fu solo economico, fu sociale, culturale, antropologico. “Quel treno che viene dal Sud”, cantò in una bellissima canzone gonfia di sentimenti e di retorica Sergio Endrigo, cogliendo bene il significato di una vera e propria istituzione che è stata un simbolo e uno strumento di una identità in costruzione dell’Italia. E ora, per chiudere armoniosamente il Centocinquantenario, l’abbiamo messa a morte. Disfatta l’Italia, ora possiamo provvedere a disfare gli italiani. Questo è un piccolo, ma importante passo.


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di Angelo d’Orsi

Cinque notti fa è partito l’ultimo convoglio Torino-Palermo. Dopo mezzo secolo di onorato servizio, è stato soppresso, come tutti i convogli dell’asse Nord/Sud. Un gesto assurdo, persino volgare, che in nome della riduzione dei costi non solo ha tolto un servizio essenziale all’utenza, ma ha dato uno schiaffo alla “coesione sociale”, a vegliare sulla quale ora addirittura abbiamo un ministero.

Hanno cancellato, soprattutto per i ceti meno abbienti, la possibilità, per di più nell’imminenza delle festività di fine anno (una vera crudeltà) di “tornare al paese”, di andare a fare scorta di caciocavalli e salumi, della tanica d’olio (di quei pochi ulivi sopravvissuti al forzato abbandono della terra), di vino “genuino” della vigna, di pane fatto in casa, dei giocattoli ricevuti in dono per il Natale dai bambini. Certo, ci dicono gli orari ferroviari, sarà sempre possibile raggiungere Bari da Milano: cambiando a Bologna, e Palermo o Napoli da Torino, cambiando a Roma. Con i pacchi,le valigie, gi indumenti invernali…; me le vedo quelle famiglie stremate, che corrono da un binario all’altro, per acciuffare il loro treno, pregando la Madonna di non mancarlo. Ma questo è un crimine. Ce ne rendiamo conto? E ci hanno anche detto che tutto ciò era necessario per abbattere i costi. Menzogna.

Dai sindacati apprendiamo che i treni notte trasportavano in un anno circa un milione e mezzo di passeggeri. Il fatto è, a quanto capisco, che i fondi pubblici riversati su Trenitalia, ora sono dirottati sull’“alta velocità”, i cui prezzi praticati alla clientela continuano a lievitare: ma tanto, si ragiona negli uffici commerciali dell’azienda, quello è un pubblico in grado di pagare, o perché abbiente, o perché gran parte di esso viaggia a spese di ditte, imprese, istituti. Per gli altri sono rimasti i treni regionali: mettendone una dozzina una dopo l’altro, si può continuare a percorrere la Penisola da cima a fondo, in definitiva. Perché allarmarsi? Perché protestare? In effetti il pubblico, nella sua grande maggioranza, tace, inebetito o assorto nei suoi privati gravi problemi, quelli della sopravvivenza, detto in una sola parola. E la scomparsa dei collegamenti ferroviari Nord/Sud non sembra cosa grave. E, rimaniamo in silenzio, o ci accontentiamo di esercitare il diritto al mugugno, più che mai sotto ricatto per via della “Crisi”, il grande Moloch che richiede ogni giorno veri e propri sacrifici umani.

Se la battaglia contro il treno “ad alta voracità”, che dovrebbe devastare la Val di Susa, recando benefici solo a un pugno di capitalisti, e addossando ai contribuenti la maggior parte dei costi, è in corso, e non credo finirà, lo si deve, anche, forse, al fatto, che è più facile, per così dire, combattere per impedire la creazione di qualcosa (di negativo), piuttosto che per evitare l’eliminazione di qualcosa (di positivo). Le circostanze sono favorevoli nel caso negativo, più difficili nel caso positivo; ossia lottare contro è più semplice, come messaggio politico, che lottare per. Inoltre, là la lotta è concentrata in uno spazio delimitato, nel quale le popolazioni, le vittime designate dello scempio-Tav, si riconoscono, si possono mobilitare, si possono facilmente organizzare contro le truppe di occupazione.

Quanto all’altra faccenda, l’abolizione dei treni notte, dei collegamenti diretti Nord/Sud, diciamolo, a chi interessa? Eppure, questa battaglia in realtà, come quella contro il Tav, è una battaglia di democrazia: perché va nell’interesse di tutti, o della stragrande maggioranza della popolazione. Ed è una battaglia da farsi in nome della difesa dei beni pubblici, per riaffermare anche innanzi tutto che i trasporti, come la sanità, l’istruzione, e le comunicazioni (dalle poste ai telefoni, che non a caso erano di proprietà pubblica, prima) costituiscono servizi per la cittadinanza, e non possono essere considerati nei termini di costi e profitti.

E vogliamo parlare di quel migliaio di lavoratori che verranno licenziati? O, in parte, “ricollocati” in altre aziende del Gruppo (a fare che?): ma questa possibilità vale solo per i dipendenti delle Ferrovie dello Stato (perché il Gruppo debba ancora chiamarsi così, poi…), e tutti coloro che lavoravano per le società addette ai servizi? Per loro nessuna pietà. A casa. Non importa l’età, la condizione, lo stato di famiglia. Tutti a casa. E il ministro della coesione? E la ministra del welfare? E il ministro delle infrastrutture e trasporti? Beh, loro sono occupati a dire che bisogna fare l’alta velocità, che i sacrifici sono per tutti, che i servizi devono essere in pareggio. Ma dimenticano gli stipendi dei supermanager: a cominciare dall’ultralodato Moretti. Vogliamo dirla tutta? Questa è l’ennesima sua infamia. Un’infamia che assume un peculiare sapore in questa congiuntura storica e politica. Spezzare l’unità nell’anno delle celebrazioni dell’Unità: ecco come leggo io questa scelta dissennata. E dividere orizzontalmente, oltre che verticalmente, il Paese, aumentando le distanze tra ceti agiati e ceti disagiati. Divisione geografica, divisione sociale.

E, così, impietosamente, gettare fra i detriti un pezzo di storia importante, come il Treno del Sole. Solo chi non ha mai fatto quel tragitto notturno, sia nell’andata sia nel ritorno, non può capire il significato e il valore di quella nostra Transiberiana. Solo chi non ha visto gli assalti di una marea umana, che lanciava i ragazzi dai finestrini per far occupare i posti migliori (le prenotazioni erano cose rare e da ricchi), quegli enormi scatoloni di cartone, le valige chiuse con lo spago, i fiaschi e le taniche…; solo chi ha visto da testimone partecipe quel film, può capire di cosa sta parlando. Viaggi lunghissimi, defatiganti, nella calura di fine luglio, o nel gelo di Natale; negli scomparti a otto posti, di seconda classe, si creava una coesione umana strepitosa. Racconti di campagna e di officina, offerte di mandarini e arance, panettoni condivisi (ricordo un 31 dicembre tornando dal Sud, in cui tutti i miei compagni di viaggio, occasionali – ero solo, ragazzo – avevano lo spumante e il panettone, e mi costrinsero ad assaggiarne da ogni bottiglia, ma in modo protettivo e affettuoso), salami affettati sul momento e offerti, quasi cacciati a forza tra le dita, che si ungevano irrimediabilmente, ma si potevano pulire sul pane “casereccio”, anche quello prodotto di un Sud che tornava al lavoro nelle officine e negli uffici della Fiat e dintorni.

Romanticherie fuori tempo massimo? Forse. Ma quel treno era l’Italia unita, che finalmente usciva dalle ristrettezze del primo dopoguerra, e si avviava sulle strade del “miracolo”, che non fu solo economico, fu sociale, culturale, antropologico. “Quel treno che viene dal Sud”, cantò in una bellissima canzone gonfia di sentimenti e di retorica Sergio Endrigo, cogliendo bene il significato di una vera e propria istituzione che è stata un simbolo e uno strumento di una identità in costruzione dell’Italia. E ora, per chiudere armoniosamente il Centocinquantenario, l’abbiamo messa a morte. Disfatta l’Italia, ora possiamo provvedere a disfare gli italiani. Questo è un piccolo, ma importante passo.


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Antonio Ciano a Soverato,ricevuto con manifesti e targa di riconoscimento.


http://www.youtube.com/watch?v=-Ej0PDnFSFw&feature=share


L'Istituto per Geometri "Malafarina" di Soverato in Calabria ha organizzato una giornata della memoria mandando in onda uno spettacolo sul brigantaggio il voluto dal prof. Vincenzo Fumìa,la cui sceneggiatura è stata curata dal prof. Silvio Todaro. Per l'occasione è stato invitato Antonio Ciano,autore del best seller "I SAVOIA E IL MASSACRO DEL SUD " al quale è stata consegnata una targa per il suo impegno.

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http://www.youtube.com/watch?v=-Ej0PDnFSFw&feature=share


L'Istituto per Geometri "Malafarina" di Soverato in Calabria ha organizzato una giornata della memoria mandando in onda uno spettacolo sul brigantaggio il voluto dal prof. Vincenzo Fumìa,la cui sceneggiatura è stata curata dal prof. Silvio Todaro. Per l'occasione è stato invitato Antonio Ciano,autore del best seller "I SAVOIA E IL MASSACRO DEL SUD " al quale è stata consegnata una targa per il suo impegno.

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lunedì 19 dicembre 2011

Report Congresso Provinciale dei Verdi, del 18/12/2011 a Napoli

Congresso Provinciale dei VERDI - l'intervento dei Segretari



Domenica 18/12/2011 s'è tenuto il Congresso Provinciale dei VERDI a Napoli nella nuova sede di via S. Teresa degli Scalzi, 22.

Erano Presenti il Presidente Nazionale Angelo Bonelli, il Coordinatore Regionale Francesco Emilio Borrelli, il Responsabile Provinciale del PD Enzo Amendola, il Responsabile Regionale di S & L Peppe De Cristofaro, il Rappresentante IDV Ruggiero, il Responsabile Provinciale del UDC Alfano, Andrea Balìa co/Segretario Nazionale del Partito del Sud, il medico oncologo/ambientalista Antonio Marfella ed un vasto uditorio.

Saluto agli amici Verdi da parte di tutti, compreso Andrea Balìa del PdSud, che ha illustrato obiettivi e linea politica del partito con riferimento all'esperienza elettorale e post elettorale con il Sindaco de Magistris e la sua giunta e dichiarando la disponibilità a confrontarsi e condividere progetti e battaglie su temi di difesa territoriale dell'ambiente, della legalità e eventualmente elettorali.


Rinnoviamo i ringraziamenti agli amici VERDI e a Francesco Borrelli per l'invito.




BONELLI ( VERDI)....................................BORRELLI (VERDI).....................DE CRISTOFARO ( S & L)


AMENDOLA (PD)......................................... ALFANO (UDC)..................................... BALIA (PdSUD)


Fonte: Partito del Sud - Napoli


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Congresso Provinciale dei VERDI - l'intervento dei Segretari



Domenica 18/12/2011 s'è tenuto il Congresso Provinciale dei VERDI a Napoli nella nuova sede di via S. Teresa degli Scalzi, 22.

Erano Presenti il Presidente Nazionale Angelo Bonelli, il Coordinatore Regionale Francesco Emilio Borrelli, il Responsabile Provinciale del PD Enzo Amendola, il Responsabile Regionale di S & L Peppe De Cristofaro, il Rappresentante IDV Ruggiero, il Responsabile Provinciale del UDC Alfano, Andrea Balìa co/Segretario Nazionale del Partito del Sud, il medico oncologo/ambientalista Antonio Marfella ed un vasto uditorio.

Saluto agli amici Verdi da parte di tutti, compreso Andrea Balìa del PdSud, che ha illustrato obiettivi e linea politica del partito con riferimento all'esperienza elettorale e post elettorale con il Sindaco de Magistris e la sua giunta e dichiarando la disponibilità a confrontarsi e condividere progetti e battaglie su temi di difesa territoriale dell'ambiente, della legalità e eventualmente elettorali.


Rinnoviamo i ringraziamenti agli amici VERDI e a Francesco Borrelli per l'invito.




BONELLI ( VERDI)....................................BORRELLI (VERDI).....................DE CRISTOFARO ( S & L)


AMENDOLA (PD)......................................... ALFANO (UDC)..................................... BALIA (PdSUD)


Fonte: Partito del Sud - Napoli


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La grande fuga dei capitali dall’euro-sud


Di Federico Rampini

Che l’euro si salvi o no, che l’uscita di qualche paese membro sia stata scongiurata o meno, un danno forse irrimediabile è già fatto. Il mercato unico dei capitali è defunto, affondato dalla sfiducia. L’Europa nordica ritira i suoi investimenti dai paesi mediterranei, con effetti di lungo periodo che ancora non si riescono a valutare. E’ un fuggi fuggi di capitali tedeschi, francesi, olandesi e scandinavi che abbandonano la fascia meridionale dell’Unione, Italia in testa. La diagnosi si conquista la prima pagina del Wall Street Journal, il titolo dell’inchiesta è “Disunione europea, i legami che tenevano insieme l’Europa si sciolgono”. I dati sono impressionanti, vengono da fonti ufficiali come l’associazione bancaria europea (Eba). Descrivono una colonna portante del mercato unico che si è sgretolata, distrutta dalla paura. Prendendo dell’Europa nordica solo quattro paesi come Germania, Francia, Austria e Olanda, le statistiche dell’associazione bancaria rivelano che ancora il 31 marzo 2010 gli investimenti dei loro istituti di credito in bond dei Piigs (Portogallo Italia Irlanda Grecia Spagna) sfioravano i 250 miliardi di euro. Un anno e mezzo dopo, cioè il 31 settembre 2011, si erano già dimezzati. E negli ultimi due mesi la fuga dei capitali nordici dall’Euro-sud si è accelerata. “E’ una vera e propria marcia indietro rispetto alla globalizzazione, una de-costruzione dell’unità europea sul fronte valutario”, dice Andrew Balls del gruppo Pimco, il più grosso gestore americano e mondiale di fondi comuni obbligazionari. Il top manager di Pimco osserva che “ciascuno sta ripiegando sul proprio mercato nazionale, ovviamente le banche devono continuare a investire in bond, ma ora vogliono detenere solo quelli del proprio paese o di nazioni omogenee”. E’ un colpo durissimo al mercato unico, è come se sul fronte degli investimenti la disintegrazione dell’euro fosse in parte già avvenuta. Lo conferma Carsten Brzeski, economista del colosso olandese Ing Bank ad Amsterdam: anche se i leader politici dovessero trovare una soluzione alla crisi attuale, “il pregiudizio nazionalista resisterà, gli investitori non dimenticano facilmente”. La disintegrazione in corso nel mercato unico è ancora più impressionante se la si osserva su un arco di tempo più lungo. Per esempio partendo dal 2007, l’ultimo anno “sereno” prima che avesse inizio la prima puntata della crisi (quella made in Usa). In quell’anno i bond dei Piigs detenuti dalle banche europee raggiunsero un record storico: 1.900 miliardi di dollari secondo le statistiche della Banca dei regolamenti internazionali di Basilea. Era il sestuplo rispetto al 2001: ecco misurato l’effetto-integrazione del mercato unico, la poderosa accelerazione degli investimenti in capitali all’interno dell’eurozona, alimentata dalla fiducia che nessun paese potesse uscire dall’euro o fare default. Rispetto a quel picco raggiunto nel 2007, nel giugno scorso c’era stato un tracollo del 44%. E dopo giugno la situazione è precipitata ulteriormente, in modo drammatico. Una spinta poderosa al “ritorno a casa” dei capitali nordici è venuta dalla decisione dell’authority bancaria europea di effettuare un secondo giro di “stress test”, gli esami speciali finalizzati a verificare lo stato di salute delle banche. Il nuovo giro di esami fu avviato il 26 ottobre scorso, e fu chiaro quale sarebbe stato l’impatto: un’operazione-verità doveva per forza svalutare i titoli di Stato italiani, spagnoli o greci detenuti nei portafogli degli istituti di credito. Quello stress test ha accelerato la pressione sulle banche tedesche, francesi e degli altri paesi nordici: occorreva liberarsi il più presto possibile dei bond “meridionali”, altrimenti avrebbero dovuto fare costose ri-capitalizzazioni per compensarne la perdita di valore. La Deutsche Bank è uno degli istituti citati per avere “ridotto in maniera sostanziale l’esposizione netta verso l’Italia”. L’intera associazione bancaria tedesca ha avvisato l’Eba che le nuove regole prudenziali comportano “un cambiamento fondamentale nella percezione del rischio sovrano”. Ovvero: per essere in regola con gli organi di vigilanza, con i propri azionisti e con i risparmiatori, un banchiere del Nordeuropa è praticamente costretto a ritirarsi dall’Euro-sud. Idem per i francesi, con Bnp Paribas che tra giugno e ottobre si è sbarazzata di oltre 8 miliardi di bond italiani. Il gruppo belga Kbc ha dimezzato il volume dei suoi investimenti nei paesi mediterranei. L’osservazione più drastica è quella del fondo pensioni del settore trasporti in Olanda, il cui gestore Patrick Groenendijk ha venduto la quasi totalità dei bond italiani, spagnoli e greci. Alla domanda su quando potrà tornare a investire in quei paesi, la sua risposta è stata: “Quando avranno le loro monete nazionali”.


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Di Federico Rampini

Che l’euro si salvi o no, che l’uscita di qualche paese membro sia stata scongiurata o meno, un danno forse irrimediabile è già fatto. Il mercato unico dei capitali è defunto, affondato dalla sfiducia. L’Europa nordica ritira i suoi investimenti dai paesi mediterranei, con effetti di lungo periodo che ancora non si riescono a valutare. E’ un fuggi fuggi di capitali tedeschi, francesi, olandesi e scandinavi che abbandonano la fascia meridionale dell’Unione, Italia in testa. La diagnosi si conquista la prima pagina del Wall Street Journal, il titolo dell’inchiesta è “Disunione europea, i legami che tenevano insieme l’Europa si sciolgono”. I dati sono impressionanti, vengono da fonti ufficiali come l’associazione bancaria europea (Eba). Descrivono una colonna portante del mercato unico che si è sgretolata, distrutta dalla paura. Prendendo dell’Europa nordica solo quattro paesi come Germania, Francia, Austria e Olanda, le statistiche dell’associazione bancaria rivelano che ancora il 31 marzo 2010 gli investimenti dei loro istituti di credito in bond dei Piigs (Portogallo Italia Irlanda Grecia Spagna) sfioravano i 250 miliardi di euro. Un anno e mezzo dopo, cioè il 31 settembre 2011, si erano già dimezzati. E negli ultimi due mesi la fuga dei capitali nordici dall’Euro-sud si è accelerata. “E’ una vera e propria marcia indietro rispetto alla globalizzazione, una de-costruzione dell’unità europea sul fronte valutario”, dice Andrew Balls del gruppo Pimco, il più grosso gestore americano e mondiale di fondi comuni obbligazionari. Il top manager di Pimco osserva che “ciascuno sta ripiegando sul proprio mercato nazionale, ovviamente le banche devono continuare a investire in bond, ma ora vogliono detenere solo quelli del proprio paese o di nazioni omogenee”. E’ un colpo durissimo al mercato unico, è come se sul fronte degli investimenti la disintegrazione dell’euro fosse in parte già avvenuta. Lo conferma Carsten Brzeski, economista del colosso olandese Ing Bank ad Amsterdam: anche se i leader politici dovessero trovare una soluzione alla crisi attuale, “il pregiudizio nazionalista resisterà, gli investitori non dimenticano facilmente”. La disintegrazione in corso nel mercato unico è ancora più impressionante se la si osserva su un arco di tempo più lungo. Per esempio partendo dal 2007, l’ultimo anno “sereno” prima che avesse inizio la prima puntata della crisi (quella made in Usa). In quell’anno i bond dei Piigs detenuti dalle banche europee raggiunsero un record storico: 1.900 miliardi di dollari secondo le statistiche della Banca dei regolamenti internazionali di Basilea. Era il sestuplo rispetto al 2001: ecco misurato l’effetto-integrazione del mercato unico, la poderosa accelerazione degli investimenti in capitali all’interno dell’eurozona, alimentata dalla fiducia che nessun paese potesse uscire dall’euro o fare default. Rispetto a quel picco raggiunto nel 2007, nel giugno scorso c’era stato un tracollo del 44%. E dopo giugno la situazione è precipitata ulteriormente, in modo drammatico. Una spinta poderosa al “ritorno a casa” dei capitali nordici è venuta dalla decisione dell’authority bancaria europea di effettuare un secondo giro di “stress test”, gli esami speciali finalizzati a verificare lo stato di salute delle banche. Il nuovo giro di esami fu avviato il 26 ottobre scorso, e fu chiaro quale sarebbe stato l’impatto: un’operazione-verità doveva per forza svalutare i titoli di Stato italiani, spagnoli o greci detenuti nei portafogli degli istituti di credito. Quello stress test ha accelerato la pressione sulle banche tedesche, francesi e degli altri paesi nordici: occorreva liberarsi il più presto possibile dei bond “meridionali”, altrimenti avrebbero dovuto fare costose ri-capitalizzazioni per compensarne la perdita di valore. La Deutsche Bank è uno degli istituti citati per avere “ridotto in maniera sostanziale l’esposizione netta verso l’Italia”. L’intera associazione bancaria tedesca ha avvisato l’Eba che le nuove regole prudenziali comportano “un cambiamento fondamentale nella percezione del rischio sovrano”. Ovvero: per essere in regola con gli organi di vigilanza, con i propri azionisti e con i risparmiatori, un banchiere del Nordeuropa è praticamente costretto a ritirarsi dall’Euro-sud. Idem per i francesi, con Bnp Paribas che tra giugno e ottobre si è sbarazzata di oltre 8 miliardi di bond italiani. Il gruppo belga Kbc ha dimezzato il volume dei suoi investimenti nei paesi mediterranei. L’osservazione più drastica è quella del fondo pensioni del settore trasporti in Olanda, il cui gestore Patrick Groenendijk ha venduto la quasi totalità dei bond italiani, spagnoli e greci. Alla domanda su quando potrà tornare a investire in quei paesi, la sua risposta è stata: “Quando avranno le loro monete nazionali”.


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"Controstoria dell'Unità d'Italia: Fatti e Misfatti del Risorgimento"-- Incontro con Gigi Di Fiore


http://www.youtube.com/watch?v=WTExN4VAX_Y&feature=youtu.be

Il 15 dicembre 2011 si è svolto, presso la sezione Guido Dorso, nuova sede del Partito del Sud a Napoli in via di Pozzuoli (ex via Napoli) 86, un incontro con il giornalista e scrittore meridionalista Gigi Di Fiore -- membro della Commissione Cultura del partito -- per la presentazione del suo libro "Controstoria dell'Unità d'Italia", con la partecipazione del prof. Giovanni Cutolo, membro del Direttivo Nazionale e Presidente della Commissione Cultura del Partito del Sud. L'incontro è stato moderato dal dott. Anthony M. Quattrone, Docente Universitario e Coordinatore della Commissione Cultura del Partito del Sud.

Non ha potuto partecipare, come era stato invece annunciato, il dott. Marco Esposito, Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli e membro della Commissione Cultura del Partito del Sud a causa di un'urgente convocazione della Giunta Comunale di Napoli in concomitanza con l'incontro.

E' possibile consultare la biografia di Gigi Di Fiore al seguente link su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Gigi_Di_Fiore

Il sito nazionale del Partito del Sud è al seguente link: www.partitodelsud.eu
Contatta il Partito del Sud nazionale scrivendo a: info@partitodelsud.eu

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http://www.youtube.com/watch?v=WTExN4VAX_Y&feature=youtu.be

Il 15 dicembre 2011 si è svolto, presso la sezione Guido Dorso, nuova sede del Partito del Sud a Napoli in via di Pozzuoli (ex via Napoli) 86, un incontro con il giornalista e scrittore meridionalista Gigi Di Fiore -- membro della Commissione Cultura del partito -- per la presentazione del suo libro "Controstoria dell'Unità d'Italia", con la partecipazione del prof. Giovanni Cutolo, membro del Direttivo Nazionale e Presidente della Commissione Cultura del Partito del Sud. L'incontro è stato moderato dal dott. Anthony M. Quattrone, Docente Universitario e Coordinatore della Commissione Cultura del Partito del Sud.

Non ha potuto partecipare, come era stato invece annunciato, il dott. Marco Esposito, Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli e membro della Commissione Cultura del Partito del Sud a causa di un'urgente convocazione della Giunta Comunale di Napoli in concomitanza con l'incontro.

E' possibile consultare la biografia di Gigi Di Fiore al seguente link su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Gigi_Di_Fiore

Il sito nazionale del Partito del Sud è al seguente link: www.partitodelsud.eu
Contatta il Partito del Sud nazionale scrivendo a: info@partitodelsud.eu

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