domenica 27 novembre 2011

“Piano dell’Fmi per salvare l’Italia” Ma a rischio è la sopravvivenza dell’euro

Il Fondo monetario internazionale sarebbe pronto a prestare 400-600 miliardi al nostro paese a tassi inferiori a quelli di mercato. Così Monti avrebbe "12-18 mesi" per varare le riforme. Ma un altro progetto segreto di Francia e Germania punterebbe a creare un'eurozona "di serie A" riservata ai paesi più solidi, nel tentativo di salvare la moneta unica

Il direttore dell'Fmi Christine Lagarde

Un piano segreto dell’Fondo monetario internazionale per salvare l’Italia, con uno stanziamento di circa 600 miliardi di euro da prestare al nostro paese a un tasso inferiore a quello che lo Stato è ormai costretto a pagare per Bot e Cct, in tempi di spread e tassi d’interesse impazziti che mettono a rischio la sopravvivenza stessa dell’euro, una prospettiva già all’esame delle grandi banche internazionali, come ha scritto il New York Times. Lo svela La Stampa di oggi, in un articolo di Maurizio Molinari. Secondo La Stampa, l’Fmi non ha ancora cominciato le ispezioni in Italia, annunciate al G20 di Cannes, perché il direttore Christine Lagarde “vuole dare tempo a sufficienza a Mario Monti per varare le riforme, riservandosi la possibilità di aiutarlo con un programma di aiuti finanziari che potrebbe arrivare a valere fino a 600 miliardi di euro”. Italia come Islanda, Portogallo e Grecia, paesi che hanno già beneficiato dell’intervento economico dell’organizzazione.

L’Fmi offrirebbe all’Italia denaro a condizioni migliori rispetto ai tassi del 7-8 per cento registrati negli ultimi giorni nel mercato dei titoli di Stato, in modo che Monti, sollevato dalla pressione quotidiana sul debito, abbia “12-18 mesi di tempo per varare le necessarie riforme”. L’Fmi presterebbe all’Italia una cifra compresa tra i 400 e i 600 miliardi di euro a un tasso “fra il 4 e 5 per cento”, scrive ancora La Stampa. Gli aiuti dell’Fmi furono respinti da Silvio Berlusconi al vertice di Cannes, poco prima delle sue dimissioni da premier, ma da allora la situazione è peggiorata. Ora la Germania, con un premier più credibile in Italia e la garanzia del Fondo monetario alle spalle, sarebbe più disponibile a un maggiore impegno della Banca centrale europea in soccorso dell’Italia.

Ma neppure con l’aiuti dell’Fmi Mario Monti è in condizioni di prendersela (relativamente) comoda. Perché a rischio non c’è soltanto l’Italia, ma l’esistenza stessa della moneta unica. L’8 dicembre è in programma una riunione del Consiglio europeo in vista del quale, secondo indiscrezioni del giornale tedesco Bild, Francia e Germania avrebbero messo a punto un piano segreto per formalizzare un’eurozona ristretta ai paesi più solidi, che si reggerebbe su vincoli di bilancio più stretti di quelli attuali. Per quella data, i partner europei pretendono di vedere già qualche provvedimento concreto del governo italiano, messo nero su bianco. In caso contrario l’Italia scenderebbe nella “fascia b”, perdendo contatto con l’asse franco-tedesco. Una prospettiva che Monti vuole assolutamente evitare.

Fare in fretta è ormai la parola d’ordine. Condivisa da Giuliano Amato, che su Il Sole 24 Oreracconta di “studi legali che già predispongono la conversione in valute nazionali dei contratti in euro”. Questo per dire che sono ormai in tanti a prendere in considerazione la prossima “disintegrazione” della valuta europea. E, scrive Amato citando l’Economist, “per molti la domanda non è più se accadrà, ma come accadrà. Se per il fallimento di una banca o invece per il fiasco di un’asta di titoli pubblici”. Quale che sia l’occasione, osserva l’ex presidente del consiglio, “è destinata a scaturire dal progressivo esaurimento della liquidità sui mercati europei”.

La responsabiltà del precipitare della situazione, però, è anche di Angela Merkel, scrive Guido Rossi sempre su Il Sole 24 Ore. Che “al vertice europeo di Strasburgo ha bloccato qualunque soluzione ipotizzata per risolvere la crisi, impedendo ulteriori interventi mirati della Bce sui titoli degli Stati membri e negando ogni possibile emissione di eurobond”. Un comportamento che rischia di “tradire” l’Europa così fortemente voluta dal suo predecessore Helmut Kohl.


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Il Fondo monetario internazionale sarebbe pronto a prestare 400-600 miliardi al nostro paese a tassi inferiori a quelli di mercato. Così Monti avrebbe "12-18 mesi" per varare le riforme. Ma un altro progetto segreto di Francia e Germania punterebbe a creare un'eurozona "di serie A" riservata ai paesi più solidi, nel tentativo di salvare la moneta unica

Il direttore dell'Fmi Christine Lagarde

Un piano segreto dell’Fondo monetario internazionale per salvare l’Italia, con uno stanziamento di circa 600 miliardi di euro da prestare al nostro paese a un tasso inferiore a quello che lo Stato è ormai costretto a pagare per Bot e Cct, in tempi di spread e tassi d’interesse impazziti che mettono a rischio la sopravvivenza stessa dell’euro, una prospettiva già all’esame delle grandi banche internazionali, come ha scritto il New York Times. Lo svela La Stampa di oggi, in un articolo di Maurizio Molinari. Secondo La Stampa, l’Fmi non ha ancora cominciato le ispezioni in Italia, annunciate al G20 di Cannes, perché il direttore Christine Lagarde “vuole dare tempo a sufficienza a Mario Monti per varare le riforme, riservandosi la possibilità di aiutarlo con un programma di aiuti finanziari che potrebbe arrivare a valere fino a 600 miliardi di euro”. Italia come Islanda, Portogallo e Grecia, paesi che hanno già beneficiato dell’intervento economico dell’organizzazione.

L’Fmi offrirebbe all’Italia denaro a condizioni migliori rispetto ai tassi del 7-8 per cento registrati negli ultimi giorni nel mercato dei titoli di Stato, in modo che Monti, sollevato dalla pressione quotidiana sul debito, abbia “12-18 mesi di tempo per varare le necessarie riforme”. L’Fmi presterebbe all’Italia una cifra compresa tra i 400 e i 600 miliardi di euro a un tasso “fra il 4 e 5 per cento”, scrive ancora La Stampa. Gli aiuti dell’Fmi furono respinti da Silvio Berlusconi al vertice di Cannes, poco prima delle sue dimissioni da premier, ma da allora la situazione è peggiorata. Ora la Germania, con un premier più credibile in Italia e la garanzia del Fondo monetario alle spalle, sarebbe più disponibile a un maggiore impegno della Banca centrale europea in soccorso dell’Italia.

Ma neppure con l’aiuti dell’Fmi Mario Monti è in condizioni di prendersela (relativamente) comoda. Perché a rischio non c’è soltanto l’Italia, ma l’esistenza stessa della moneta unica. L’8 dicembre è in programma una riunione del Consiglio europeo in vista del quale, secondo indiscrezioni del giornale tedesco Bild, Francia e Germania avrebbero messo a punto un piano segreto per formalizzare un’eurozona ristretta ai paesi più solidi, che si reggerebbe su vincoli di bilancio più stretti di quelli attuali. Per quella data, i partner europei pretendono di vedere già qualche provvedimento concreto del governo italiano, messo nero su bianco. In caso contrario l’Italia scenderebbe nella “fascia b”, perdendo contatto con l’asse franco-tedesco. Una prospettiva che Monti vuole assolutamente evitare.

Fare in fretta è ormai la parola d’ordine. Condivisa da Giuliano Amato, che su Il Sole 24 Oreracconta di “studi legali che già predispongono la conversione in valute nazionali dei contratti in euro”. Questo per dire che sono ormai in tanti a prendere in considerazione la prossima “disintegrazione” della valuta europea. E, scrive Amato citando l’Economist, “per molti la domanda non è più se accadrà, ma come accadrà. Se per il fallimento di una banca o invece per il fiasco di un’asta di titoli pubblici”. Quale che sia l’occasione, osserva l’ex presidente del consiglio, “è destinata a scaturire dal progressivo esaurimento della liquidità sui mercati europei”.

La responsabiltà del precipitare della situazione, però, è anche di Angela Merkel, scrive Guido Rossi sempre su Il Sole 24 Ore. Che “al vertice europeo di Strasburgo ha bloccato qualunque soluzione ipotizzata per risolvere la crisi, impedendo ulteriori interventi mirati della Bce sui titoli degli Stati membri e negando ogni possibile emissione di eurobond”. Un comportamento che rischia di “tradire” l’Europa così fortemente voluta dal suo predecessore Helmut Kohl.


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Vittime di mafia dimenticate da tutti Sono rimaste anche senza i finanziamenti

L'appello lanciato da Politicamente scorretto firmato tra gli altri da Carlo Lucarelli, don Luigi Ciotti e Gian Carlo Caselli perché il nuovo governo ripristini i fondi tagliati dalla legge di stabilità

Quasi all’asciutto le vittime di mafia e i loro famigliari che, con la legge di stabilità per il 2012, si sono visti tagliare 10 milioni di euro sui 12fino a quel momento destinati al fondo destinato a chi ha subito reati di tipo mafioso, compresi racket e usura. La notizia viene diffusa nel corso di Politicamente Scorretto, manifestazione giunta alla sua settima edizione. Il suo patron, lo scrittore e autore televisivo Carlo Lucarelli, lo annuncia a Casalecchio di Reno, il comune alle porte di Bologna in cui ogni anni si tiene la manifestazione culturale.

E rilancia con un appello condiviso da don Luigi Ciotti, il sacerdote antimafia fondatore del Gruppo Abele e di Libera. Con lui e Lucarelli anche Paola Parenti, presidente di Casalecchio delle Culture, istituzione promotrice della manifestazione, che sta trattando con la Regione Emilia Romagna perché la manifestazione che parla di criminalità organizzata (anche al nord), società civile, cronaca e letteratura, possa continuare ad avere un minimo di fiato economico per le prossime edizioni.

“La lotta alle mafie”, ricordano i promotori della rassegna emiliana, “dovrebbe essere considerata una priorità dell’azione di qualunque governo in questo Paese. Il prezzo che l’Italia paga alla criminalità organizzata in termini civili, morali, politici ed economici è tale da rappresentare uno degli ostacoli principali del nostro sviluppo”.

In un periodo di difficoltà critiche e ricostruzione, questo sforzo economico deve essere considerato “un investimento, non un costo”, si legge nell’appello che da Casalecchio viene lanciato. E ha aggiunto lo stesso Lucarelli: “Dai tagli alle risorse non può nascere mai niente di buono, a meno che non si tratti di quelli agli sprechi. Questi invece sono taglia alla legalità ancor prima che alla cultura”.

Più nel dettaglio, a venire meno saranno “Per esempio il risarcimento per le spese processuali”, dice ancora lo scrittore. “Per essere vittima in maniera civile, ci vogliono delle armi, che sono le battaglie legali. E queste armi hanno un costo, come insegna la storia delle stragi, che è la storia delle vittime che si sono date da fare per avere una verità”.

Ma il problema, è a monte, secondo Lucarelli, perché “vittime si diventa, quando lo stato è assente”. E allora, per spiegare le ragioni di questi tagli, occorre innanzitutto capire se “esiste una volontà politica di combattere la lotta alla mafia. Se la mafia fa politica, la fa proprio in questo modo, asciugando le risorse. Ma in questo caso non credo ci sia stata un’intenzione mirata quanto piuttosto l’ignoranza nel pensare che queste siano questioni secondarie per il nostro Paese e forse anche l’antipatia che certa politica ha nel trattare questi argomenti”.

Ecco che nasce dunque l’appello congiunto che già annovera tra le altre le firme di Pina Maisano Grassi (vedova di Libero Grassi), del magistrato Gian Carlo Caselli, di Nando dalla Chiesa, del giornalista Lirio Abbate, dello storico Enzo Ciconte, dell’attore Giulio Cavalli (finito sotto scorta per i suoi spettacoli teatrali sulla ‘ndrangheta al nord) e di Dario Vassallo, fratello di Angelo, il sindaco di Pollica ucciso nel settembre 2010.

“Il fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura”, si legge, “rappresenta non solo il doveroso intervento dello Stato a fianco di cittadini che già hanno sofferto e spesso contrastato la criminalità organizzata, ma anche uno degli strumenti più efficaci per combatterla. Al nuovo governo chiediamo che venga rivista tale decisione e che il Fondo venga ripristinato”.


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L'appello lanciato da Politicamente scorretto firmato tra gli altri da Carlo Lucarelli, don Luigi Ciotti e Gian Carlo Caselli perché il nuovo governo ripristini i fondi tagliati dalla legge di stabilità

Quasi all’asciutto le vittime di mafia e i loro famigliari che, con la legge di stabilità per il 2012, si sono visti tagliare 10 milioni di euro sui 12fino a quel momento destinati al fondo destinato a chi ha subito reati di tipo mafioso, compresi racket e usura. La notizia viene diffusa nel corso di Politicamente Scorretto, manifestazione giunta alla sua settima edizione. Il suo patron, lo scrittore e autore televisivo Carlo Lucarelli, lo annuncia a Casalecchio di Reno, il comune alle porte di Bologna in cui ogni anni si tiene la manifestazione culturale.

E rilancia con un appello condiviso da don Luigi Ciotti, il sacerdote antimafia fondatore del Gruppo Abele e di Libera. Con lui e Lucarelli anche Paola Parenti, presidente di Casalecchio delle Culture, istituzione promotrice della manifestazione, che sta trattando con la Regione Emilia Romagna perché la manifestazione che parla di criminalità organizzata (anche al nord), società civile, cronaca e letteratura, possa continuare ad avere un minimo di fiato economico per le prossime edizioni.

“La lotta alle mafie”, ricordano i promotori della rassegna emiliana, “dovrebbe essere considerata una priorità dell’azione di qualunque governo in questo Paese. Il prezzo che l’Italia paga alla criminalità organizzata in termini civili, morali, politici ed economici è tale da rappresentare uno degli ostacoli principali del nostro sviluppo”.

In un periodo di difficoltà critiche e ricostruzione, questo sforzo economico deve essere considerato “un investimento, non un costo”, si legge nell’appello che da Casalecchio viene lanciato. E ha aggiunto lo stesso Lucarelli: “Dai tagli alle risorse non può nascere mai niente di buono, a meno che non si tratti di quelli agli sprechi. Questi invece sono taglia alla legalità ancor prima che alla cultura”.

Più nel dettaglio, a venire meno saranno “Per esempio il risarcimento per le spese processuali”, dice ancora lo scrittore. “Per essere vittima in maniera civile, ci vogliono delle armi, che sono le battaglie legali. E queste armi hanno un costo, come insegna la storia delle stragi, che è la storia delle vittime che si sono date da fare per avere una verità”.

Ma il problema, è a monte, secondo Lucarelli, perché “vittime si diventa, quando lo stato è assente”. E allora, per spiegare le ragioni di questi tagli, occorre innanzitutto capire se “esiste una volontà politica di combattere la lotta alla mafia. Se la mafia fa politica, la fa proprio in questo modo, asciugando le risorse. Ma in questo caso non credo ci sia stata un’intenzione mirata quanto piuttosto l’ignoranza nel pensare che queste siano questioni secondarie per il nostro Paese e forse anche l’antipatia che certa politica ha nel trattare questi argomenti”.

Ecco che nasce dunque l’appello congiunto che già annovera tra le altre le firme di Pina Maisano Grassi (vedova di Libero Grassi), del magistrato Gian Carlo Caselli, di Nando dalla Chiesa, del giornalista Lirio Abbate, dello storico Enzo Ciconte, dell’attore Giulio Cavalli (finito sotto scorta per i suoi spettacoli teatrali sulla ‘ndrangheta al nord) e di Dario Vassallo, fratello di Angelo, il sindaco di Pollica ucciso nel settembre 2010.

“Il fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura”, si legge, “rappresenta non solo il doveroso intervento dello Stato a fianco di cittadini che già hanno sofferto e spesso contrastato la criminalità organizzata, ma anche uno degli strumenti più efficaci per combatterla. Al nuovo governo chiediamo che venga rivista tale decisione e che il Fondo venga ripristinato”.


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Allarme del New York Times: Ue a rischio fallimento

Le banche americane e asiatiche preparano un piano B. Intesa Parigi-Berlino: nuovo patto di stabilità entro il 2012



di Rodolfo Parietti - 27 novembre
Fonte: Il Giornale

Maestri insuperati del genere catastrofico, gli americani adesso ci provano con la fantascienza: «2012, la fine dell’euro». L’editoriale uscito ieri dalle colonne del New York Times suona più o meno così, con quel raccontare di banche, in particolare quelle statunitensi, impegnate nella messa a punto di piani di emergenza per non farsi cogliere impreparate dall’implosione della moneta unica.


Magari quelle stesse banche che hanno avvelenato il mondo intero con le tossine dei mutui subprime, adesso sono pronte alla fuga sotto la spinta delle autorità Usa. Il cui suggerimento sembra uno solo: ridurre l’esposizione verso l’eurozona. Forse perché ancora non a conoscenza del patto segreto che, secondo la Bild, Parigi e Berlino avrebbero stipulato per apportare modifiche lampo al patto di stabilità da presentare al vertice dell’8 gennaio.
Quanto all’allarme tra le banche, non sarebbe circoscritto al mondo del credito a stelle e strisce. In Asia, le authority di Hong Kong hanno intensificato il monitoraggio dell’esposizione delle banche straniere e nazionali alla luce della crisi europea. E i principali istituti finanziari britannici, come Royal Bank of Scotland, stanno cercando soluzioni per evitare di restare col cerino acceso in mano.
Nell’ultima settimana il livello di allerta sembra essere salito un po’ ovunque. Istituti come Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura hanno diffuso rapporti a cascata che esaminano l’eventualità di un crollo dell’eurozona. «La crisi finanziaria dell’eurozona è entrata in una fase ben più pericolosa», spiegano gli analisti di Nomura. «A meno che la Banca centrale europea intervenga per aiutare dove i politici hanno fallito, un collasso dell’euro al momento sembra più probabile che possibile».
Meno impaurite appaiono invece proprio le banche che dovrebbero avere più motivi per essere preoccupate, cioè quelle europee. «Banche in Francia e Italia in particolare - si legge ancora nell’editoriale - non starebbero creando piani di back up, affermano i banchieri, per la semplice ragione che essi hanno concluso che è impossibile che l’euro possa crollare». Anche se, ricorda il Nyt, Bnp Paribas, Société Générale, UniCredit e altre hanno recentemente scaricato decine di miliardi di euro di debito sovrano europeo «il pensiero è che ci sono pochi motivi per fare di più». L’articolo si sofferma in particolare su Intesa Sanpaolo, citando alcune dichiarazioni di Andrea Beltratti, presidente del consiglio di amministrazione dell’istituto. «Quando Intesa Sanpaolo - spiega Beltratti - ha valutato diverse situazioni in preparazione per il suo piano strategico 2011-13 a marzo scorso, nessuna si basava sul possibile crollo dell’euro, e anche se la situazione si è evoluta, non abbiamo rivisto il nostro scenario per tenere conto di questo. Sicuramente mi sentivo più fiducioso qualche mese fa, ma resto ottimista tuttora».
Altre banche non sono invece più così sicure della tenuta dell’euro, sottolinea il New York Times, in particolare perché la crisi del debito sovrano ha minacciato di colpire la stessa Germania questa settimana, quando gli investitori hanno iniziato a mettere in dubbio il rango di principale pilastro della stabilità europea del Paese. E ancora: venerdì Standard&Poor’s ha ridimensionato il rating del Belgio da AA+ ad AA, evidenziandone l'impossibilità di ridurre in tempi rapidi il fardello del debito. Le agenzie di rating hanno inoltre avvertito che la Francia potrebbe perdere la tripla A se le proporzioni della crisi aumentassero. E giovedì erano stati abbassati i rating di Portogallo e Ungheria, accostati a spazzatura
Insomma: troppi segnali negativi. I leader europei, continua l’editoriale, sostengono che non ci sia ancora bisogno di approntare un piano B, ma è proprio ciò che stanno predisponendo alcune delle principali banche mondiali, insieme con i loro supervisori.


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Le banche americane e asiatiche preparano un piano B. Intesa Parigi-Berlino: nuovo patto di stabilità entro il 2012



di Rodolfo Parietti - 27 novembre
Fonte: Il Giornale

Maestri insuperati del genere catastrofico, gli americani adesso ci provano con la fantascienza: «2012, la fine dell’euro». L’editoriale uscito ieri dalle colonne del New York Times suona più o meno così, con quel raccontare di banche, in particolare quelle statunitensi, impegnate nella messa a punto di piani di emergenza per non farsi cogliere impreparate dall’implosione della moneta unica.


Magari quelle stesse banche che hanno avvelenato il mondo intero con le tossine dei mutui subprime, adesso sono pronte alla fuga sotto la spinta delle autorità Usa. Il cui suggerimento sembra uno solo: ridurre l’esposizione verso l’eurozona. Forse perché ancora non a conoscenza del patto segreto che, secondo la Bild, Parigi e Berlino avrebbero stipulato per apportare modifiche lampo al patto di stabilità da presentare al vertice dell’8 gennaio.
Quanto all’allarme tra le banche, non sarebbe circoscritto al mondo del credito a stelle e strisce. In Asia, le authority di Hong Kong hanno intensificato il monitoraggio dell’esposizione delle banche straniere e nazionali alla luce della crisi europea. E i principali istituti finanziari britannici, come Royal Bank of Scotland, stanno cercando soluzioni per evitare di restare col cerino acceso in mano.
Nell’ultima settimana il livello di allerta sembra essere salito un po’ ovunque. Istituti come Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura hanno diffuso rapporti a cascata che esaminano l’eventualità di un crollo dell’eurozona. «La crisi finanziaria dell’eurozona è entrata in una fase ben più pericolosa», spiegano gli analisti di Nomura. «A meno che la Banca centrale europea intervenga per aiutare dove i politici hanno fallito, un collasso dell’euro al momento sembra più probabile che possibile».
Meno impaurite appaiono invece proprio le banche che dovrebbero avere più motivi per essere preoccupate, cioè quelle europee. «Banche in Francia e Italia in particolare - si legge ancora nell’editoriale - non starebbero creando piani di back up, affermano i banchieri, per la semplice ragione che essi hanno concluso che è impossibile che l’euro possa crollare». Anche se, ricorda il Nyt, Bnp Paribas, Société Générale, UniCredit e altre hanno recentemente scaricato decine di miliardi di euro di debito sovrano europeo «il pensiero è che ci sono pochi motivi per fare di più». L’articolo si sofferma in particolare su Intesa Sanpaolo, citando alcune dichiarazioni di Andrea Beltratti, presidente del consiglio di amministrazione dell’istituto. «Quando Intesa Sanpaolo - spiega Beltratti - ha valutato diverse situazioni in preparazione per il suo piano strategico 2011-13 a marzo scorso, nessuna si basava sul possibile crollo dell’euro, e anche se la situazione si è evoluta, non abbiamo rivisto il nostro scenario per tenere conto di questo. Sicuramente mi sentivo più fiducioso qualche mese fa, ma resto ottimista tuttora».
Altre banche non sono invece più così sicure della tenuta dell’euro, sottolinea il New York Times, in particolare perché la crisi del debito sovrano ha minacciato di colpire la stessa Germania questa settimana, quando gli investitori hanno iniziato a mettere in dubbio il rango di principale pilastro della stabilità europea del Paese. E ancora: venerdì Standard&Poor’s ha ridimensionato il rating del Belgio da AA+ ad AA, evidenziandone l'impossibilità di ridurre in tempi rapidi il fardello del debito. Le agenzie di rating hanno inoltre avvertito che la Francia potrebbe perdere la tripla A se le proporzioni della crisi aumentassero. E giovedì erano stati abbassati i rating di Portogallo e Ungheria, accostati a spazzatura
Insomma: troppi segnali negativi. I leader europei, continua l’editoriale, sostengono che non ci sia ancora bisogno di approntare un piano B, ma è proprio ciò che stanno predisponendo alcune delle principali banche mondiali, insieme con i loro supervisori.


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sabato 26 novembre 2011

ASSESSORE AL BILANCIO DEL COMUNE DI GAMBELLARA (VI) ADERISCE AL PARTITO DEL SUD.

I nostri più sentiti complimenti a Filippo Romeo ed agli amici del Coordinamento di Vicenza, un sincero benvenuto a nome di tutto il PARTITO DEL SUD alla Dott.ssa Francesca Maria Rossi!






COMUNICATO STAMPA

Il Partito del Sud è lieto di accogliere tra le proprie file la Dott.ssa Francesca Maria Rossi Assessore al Bilancio del Comune di Gambellara (VI), carica che ricopre dopo essere stata eletta nelle elezioni comunali del maggio scorso nella Lista Civica "Vivere Gambellara". La Dott.ssa Rossi, conoscitrice delle tematiche meridionaliste, dopo attenta ed approfondita analisi delle strategie e proposte politiche del nostro Partito, ha deciso di aderire al Partito del Sud inoltrando la richiesta di tesseramento alla nostra Federazione Provinciale che con piacere ha accolto la domanda.
Rimarcando che la giunta comunale di Gambellara, sostenuta da sole liste civiche, ha avuto il merito di relegare all'opposizione, fra gli altri partiti, anche la Lega Nord, siamo certi che l'ingresso nel nostro Partito della Dott.ssa Rossi potrà portare ulteriore slancio alla nostra azione politica anche in previsioni delle prossime elezioni provinciali di Vicenza dove il nostro Partito sarà presente con la propria lista.

Partito del Sud Vicenza
Coord. Provinciale
Filippo Romeo








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I nostri più sentiti complimenti a Filippo Romeo ed agli amici del Coordinamento di Vicenza, un sincero benvenuto a nome di tutto il PARTITO DEL SUD alla Dott.ssa Francesca Maria Rossi!






COMUNICATO STAMPA

Il Partito del Sud è lieto di accogliere tra le proprie file la Dott.ssa Francesca Maria Rossi Assessore al Bilancio del Comune di Gambellara (VI), carica che ricopre dopo essere stata eletta nelle elezioni comunali del maggio scorso nella Lista Civica "Vivere Gambellara". La Dott.ssa Rossi, conoscitrice delle tematiche meridionaliste, dopo attenta ed approfondita analisi delle strategie e proposte politiche del nostro Partito, ha deciso di aderire al Partito del Sud inoltrando la richiesta di tesseramento alla nostra Federazione Provinciale che con piacere ha accolto la domanda.
Rimarcando che la giunta comunale di Gambellara, sostenuta da sole liste civiche, ha avuto il merito di relegare all'opposizione, fra gli altri partiti, anche la Lega Nord, siamo certi che l'ingresso nel nostro Partito della Dott.ssa Rossi potrà portare ulteriore slancio alla nostra azione politica anche in previsioni delle prossime elezioni provinciali di Vicenza dove il nostro Partito sarà presente con la propria lista.

Partito del Sud Vicenza
Coord. Provinciale
Filippo Romeo








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Costituito l’Ufficio di Presidenza del Coordinamento Regionale Campano del Partito del Sud

Partito del Sud

Coordinamento regionale della Campania

COMUNICATO STAMPA

Costituito l’Ufficio di Presidenza del Coordinamento regionale

Dopo la nomina a Coordinatore regionale della Campania di Emiddio de Franciscis di Casanova-socio fondatore del Partito del Sud e componente del Comitato dei Garanti- avvenuta ad inizio ottobre, nella riunione del Coordinamento svoltasi a Ponte (BN) il 21 novembre scorso, sono stati eletti i componenti dell’Ufficio di Presidenza ed assegnati gli incarichi e le deleghe.

Alla riunione hanno preso parte le Delegazioni dei Coordinamenti provinciali di Benevento, Caserta e Napoli, attualmente attive in Campania.

L’Ufficio di Presidenza risulta, pertanto, così composto:

Emiddio de Franciscis di Casanova, Coordinatore

Antonio De Falco, Vice Coordinatore – attenzione al cittadino, sostegno sociale, sindacato

Giuseppe Mazza, Vice Coordinatore – attività produttive, identità

Alessandro Citarella, Segretario Organizzativo, - sviluppo organizzativo, federalismo

Pierluigi Mauta – infrastrutture, reti di comunicazione e internet

Massimo Martucci – ambiente, bonifiche, lotta alla illegalità

Francesco Menna – economia, made in sud, rapporti con la segreteria nazionale,

Anna Marino – attività culturali e storiche, pari opportunità

Sergio Romano – attività di proposta legislativa, regolamento

La definizione organizzativa dell’Ufficio di Presidenza, resasi necessaria per la rilevante espansione del Partito in Campania, renderà possibile una più incisiva attività del Coordinamento regionale sia sul versante del radicamento territoriale, che delle iniziative di proposta legislativa, sviluppo economico e sociale, in corso e da intraprendere.

Segreteria Coordinamento Campania


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Partito del Sud

Coordinamento regionale della Campania

COMUNICATO STAMPA

Costituito l’Ufficio di Presidenza del Coordinamento regionale

Dopo la nomina a Coordinatore regionale della Campania di Emiddio de Franciscis di Casanova-socio fondatore del Partito del Sud e componente del Comitato dei Garanti- avvenuta ad inizio ottobre, nella riunione del Coordinamento svoltasi a Ponte (BN) il 21 novembre scorso, sono stati eletti i componenti dell’Ufficio di Presidenza ed assegnati gli incarichi e le deleghe.

Alla riunione hanno preso parte le Delegazioni dei Coordinamenti provinciali di Benevento, Caserta e Napoli, attualmente attive in Campania.

L’Ufficio di Presidenza risulta, pertanto, così composto:

Emiddio de Franciscis di Casanova, Coordinatore

Antonio De Falco, Vice Coordinatore – attenzione al cittadino, sostegno sociale, sindacato

Giuseppe Mazza, Vice Coordinatore – attività produttive, identità

Alessandro Citarella, Segretario Organizzativo, - sviluppo organizzativo, federalismo

Pierluigi Mauta – infrastrutture, reti di comunicazione e internet

Massimo Martucci – ambiente, bonifiche, lotta alla illegalità

Francesco Menna – economia, made in sud, rapporti con la segreteria nazionale,

Anna Marino – attività culturali e storiche, pari opportunità

Sergio Romano – attività di proposta legislativa, regolamento

La definizione organizzativa dell’Ufficio di Presidenza, resasi necessaria per la rilevante espansione del Partito in Campania, renderà possibile una più incisiva attività del Coordinamento regionale sia sul versante del radicamento territoriale, che delle iniziative di proposta legislativa, sviluppo economico e sociale, in corso e da intraprendere.

Segreteria Coordinamento Campania


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Aiutiamo i fratelli siciliani di Barcellona Pozzo di Gotto, di Saponara e degli altri paesi della provincia messinese messa in ginocchia dal maltempo





Oltre alla donazione via SMS è possibile anche donare anche tramite bonifico bancario
conto corrente intestato a:
Comune di Barcellona Pozzo di Gotto
CAUSALE:
contributo di solidarietà per gli alluvionati di Barcellona Pozzo di Gotto.
IBAN:
IT 16 Z 01030 82071 000001 328303



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Oltre alla donazione via SMS è possibile anche donare anche tramite bonifico bancario
conto corrente intestato a:
Comune di Barcellona Pozzo di Gotto
CAUSALE:
contributo di solidarietà per gli alluvionati di Barcellona Pozzo di Gotto.
IBAN:
IT 16 Z 01030 82071 000001 328303



Lettera di Ivan Esposito al Vice direttore di "la Repubblica"

Una ponderata lettera di Ivan Esposito, del Direttivo napoletano del Partito del Sud, indirizzata al dott. Giannini (Vice Direttore di "la Repubblica") :


Egr. dott. Giannini (vice direttore La Repubblica, giornale progressista) Ho ascoltato e riascoltato la "Fotografia" di Francesco Merlo dedicata ai disastri di Genova e Messina, pubblicata dal suo giornale, per ironia della sorte, proprio nell'anniversario del terremoto dell'Irpinia. L'ho ascoltata più volte, volendo credere fino all'ultimo che il passo riportato su alcuni profili Facebook fosse un'estrapolazione fuorviante. Non era così.
Ora, è legittimo che Merlo abbia la sua opinione. E non posso certo chiederle di redarguirlo, rivolgendomi a lei come ci si poteva rivolgere ad una maestra d'altri tempi per un allievo discolo.
Le chiedo solo se il diritto di pensiero e di espressione non porti con sé alcuni corollari, come il dovere di dire la verità e il dovere di separare i fatti dalle opinioni. Nello specifico: si può affermare che tutte le persone perbene ritengono il Sud mafioso etc? A quale sondaggio credibile ed universale si sta riferendo Merlo? Oppure: si può affermare che i recenti disastri del Veneto e di Genova non siano ascrivibili al dissesto idrogeologico che accomuna l'intero Paese?Merlo si stacca dalla notizia e si avventura in una improbabile dimensione antropologica del Sud, senza nemmeno doversi impegnare a cercare fondamenti nell'oggettività della forma dei nostri cranei: in questo non si può certo dire che 150 anni siano passati invano: si possono sparare certezze assolute con frammenti digitali di verità, non occorrono più voluminosi saggi. Ma, le chiedo, queste certezze da osteria, questa plumbea superficialità di analisi in cosa vi differenziano dal berlusconismo e dal leghismo che avete tanto combattuto? Siete meno rozzi? Meno superficiali? Certo l'articolo è di Merlo, e lei non è la sua balia. Ma questo l'autorizza a crederlo il nipote di Lombroso?


Ivan Esposito : Partito del Sud - Napoli


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Una ponderata lettera di Ivan Esposito, del Direttivo napoletano del Partito del Sud, indirizzata al dott. Giannini (Vice Direttore di "la Repubblica") :


Egr. dott. Giannini (vice direttore La Repubblica, giornale progressista) Ho ascoltato e riascoltato la "Fotografia" di Francesco Merlo dedicata ai disastri di Genova e Messina, pubblicata dal suo giornale, per ironia della sorte, proprio nell'anniversario del terremoto dell'Irpinia. L'ho ascoltata più volte, volendo credere fino all'ultimo che il passo riportato su alcuni profili Facebook fosse un'estrapolazione fuorviante. Non era così.
Ora, è legittimo che Merlo abbia la sua opinione. E non posso certo chiederle di redarguirlo, rivolgendomi a lei come ci si poteva rivolgere ad una maestra d'altri tempi per un allievo discolo.
Le chiedo solo se il diritto di pensiero e di espressione non porti con sé alcuni corollari, come il dovere di dire la verità e il dovere di separare i fatti dalle opinioni. Nello specifico: si può affermare che tutte le persone perbene ritengono il Sud mafioso etc? A quale sondaggio credibile ed universale si sta riferendo Merlo? Oppure: si può affermare che i recenti disastri del Veneto e di Genova non siano ascrivibili al dissesto idrogeologico che accomuna l'intero Paese?Merlo si stacca dalla notizia e si avventura in una improbabile dimensione antropologica del Sud, senza nemmeno doversi impegnare a cercare fondamenti nell'oggettività della forma dei nostri cranei: in questo non si può certo dire che 150 anni siano passati invano: si possono sparare certezze assolute con frammenti digitali di verità, non occorrono più voluminosi saggi. Ma, le chiedo, queste certezze da osteria, questa plumbea superficialità di analisi in cosa vi differenziano dal berlusconismo e dal leghismo che avete tanto combattuto? Siete meno rozzi? Meno superficiali? Certo l'articolo è di Merlo, e lei non è la sua balia. Ma questo l'autorizza a crederlo il nipote di Lombroso?


Ivan Esposito : Partito del Sud - Napoli


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venerdì 25 novembre 2011

Messina, gli sfollati sono settecento partono le prime raccolte di fondi

Ordinanza di sgombero per 100 famiglie a Saponara, colpita dalla frana con tre morti, e di altre 25 a Rometta Marea. In tutto gli sfollati sono 700. Comuni e associazioni attivano le prime sottoscrizioni, polemica dei volontari: "Siamo stati lasciati soli"

di MANUELA MODICAMESSINA - Un'emergenza di sicuro non prevista, dal momento che il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto è persino sprovvisto del piano per le emergenze. Salvo quello in caso di terremoto, che però prevede il raduno di fronte al Municipio, proprio lì dove è esondato il torrente martedì scorso. Eppure si vive ancora col fiato sospeso perché la pioggia non cenna a smettere. E provoca nuove frane e smottamenti. Settecento, secondo la protezione civile di Messina, gli sfollati che hanno dovuto lasciare le loro case a Saponara, Barcellona Pozzo di Gotto, Rometta e Villafranca Tirrena per il rischio che le frane investano le abitazioni.

GUARDA / Il day after di Barcellona e Saponara

Altissima preoccupazione desta la frazione di Femmina morta ed è a grave pericolo crollo il ponte Itria. Intanto il sindaco Candeloro Nania ha firmato l'ordinanza di sgombero per 75 persone, in contrada Migliardo. Ed è polemica: ''Siamo stanchi e delusi - dice Pierangelo Ziliani, titolare di un negozio di abbigliamento del centro - da soli abbiamo pulito tutto, il mio negozio è distrutto, ma nessuno dal Comune si è fatto vedere''. E anche Nicola Barbera: ''Nessuno si è visto, sono due giorni che lavoriamo qui da soli, giorno e notte. Lo Stato qui siamo noi. La nostra è stata considerata un'alluvione di serie B, ma qui tutto è distrutto e il fango è ovunque''.


Sono arrivati, invece, all'hotel all'hotel Parco degli Ulivi nella frazione di Castello, a Villafranca Tirrena, i primi sfollati di Saponara: ben 100 famiglie. Sebastiano Gangemi, agente della polizia municipale, afferma che ''è un vero disagio stare qui, purtroppo ci sono dei pericoli in diverse frazioni di Saponara. Qui ci troviamo bene, ma speriamo di tornare a casa al più presto''. Ma anche nella vicina Rometta una cinquantina di persone, 25 famiglie, si preparano a lasciare casa.

Sono partite le prime sottoscrizioni per sostenere la popolazione in difficoltà. L'Arci ha aperto il conto corrente "Raccolta fondi per alluvionati del messinese", presso Banca Etica: Iban IT 38 E 05018 04600 000000 140686. Anche il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto ha istituito un fondo di solidarietà per raccogliere fondi per gli alluvionati: "Comune di Barcellona Pozzo di Gotto", "contributo di solidarietà per gli alluvionati". Il codice Iban è IT 16 Z 01030 82071 000001 328303. Conto corrente aperto anche dal Comune di Villafranca Tirrena: L'Iban è IT 34 R 02008 82640 000101 777748.

Intanto i tecnici della Protezione civile regionale sono al lavoro per la verifica dei danni in 24 Comuni: Antillo, Barcellona Pozzo di Gotto, Castroreale, Condrò, Fondachelli Fantina, Gualtieri Sicamino', Meri', Milazzo, Monforte San Giorgio, Pace del Mela, Roccavaldina, Rodì Milici, Rometta, San Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto, Saponara, Spadafora, Terme Vigliatore, Torregrotta, Valdina, Venetico e Villafranca. Mentre l'Anas è già a lavoro per la messa in sicurezza di un tratto della strada statel 113 - l'Orientale Sicula - la circolazione è comunque garantita da deviazioni. "Ci vogliono piani regolatori saggi che salvaguardino le persone e le case da questi fenomeni. Si deve avere più rispetto per il territorio e la natura" ha detto l'arcivescovo di Messina Calogero La Piana.

LEGGI / Soldi mai spesi per la sicurezza

Il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo ha convocato una riunione straordinaria della giunta di governo. La giunta sta per deliberare la dichiarazione di stato di calamità per le zone della provincia di Messina colpite l'altro ieri dal gravissimo alluvione che ha causato tre vittime. All'ordine del giorno anche l'istituzione di un tavolo tecnico permanente per il monitoraggio e la prevenzione del rischio dissesto idrogeologico. Ma ci vorrà almeno 1 miliardo e 600 milioni per tutti gli interventi in Sicilia: questo il dato venuto fuori dalla tavola rotonda del convegno "Pai Sicilia, risultati e prospettive", tenutosi a Palermo all'Auditorium dell'Assessorato regionale al Territorio.

LEGGI / Le testimonianze dei soccorritori

La zona più a rischio il messinese. Dove gli interventi di messa in sicurezza in alcuni punti sono stati avviati, ma non sempre riescono. È il caso del torrente Badiazza che attreversa il centro-nord di Messina, peccato che l'intervento di sistemazione idraulica, realizzato dalla ditta Sidoti più o meno un anno fa, non abbia previsto che gli affluenti minori confluissero nel canale principale, provocando perdite d'acqua.


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Ordinanza di sgombero per 100 famiglie a Saponara, colpita dalla frana con tre morti, e di altre 25 a Rometta Marea. In tutto gli sfollati sono 700. Comuni e associazioni attivano le prime sottoscrizioni, polemica dei volontari: "Siamo stati lasciati soli"

di MANUELA MODICAMESSINA - Un'emergenza di sicuro non prevista, dal momento che il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto è persino sprovvisto del piano per le emergenze. Salvo quello in caso di terremoto, che però prevede il raduno di fronte al Municipio, proprio lì dove è esondato il torrente martedì scorso. Eppure si vive ancora col fiato sospeso perché la pioggia non cenna a smettere. E provoca nuove frane e smottamenti. Settecento, secondo la protezione civile di Messina, gli sfollati che hanno dovuto lasciare le loro case a Saponara, Barcellona Pozzo di Gotto, Rometta e Villafranca Tirrena per il rischio che le frane investano le abitazioni.

GUARDA / Il day after di Barcellona e Saponara

Altissima preoccupazione desta la frazione di Femmina morta ed è a grave pericolo crollo il ponte Itria. Intanto il sindaco Candeloro Nania ha firmato l'ordinanza di sgombero per 75 persone, in contrada Migliardo. Ed è polemica: ''Siamo stanchi e delusi - dice Pierangelo Ziliani, titolare di un negozio di abbigliamento del centro - da soli abbiamo pulito tutto, il mio negozio è distrutto, ma nessuno dal Comune si è fatto vedere''. E anche Nicola Barbera: ''Nessuno si è visto, sono due giorni che lavoriamo qui da soli, giorno e notte. Lo Stato qui siamo noi. La nostra è stata considerata un'alluvione di serie B, ma qui tutto è distrutto e il fango è ovunque''.


Sono arrivati, invece, all'hotel all'hotel Parco degli Ulivi nella frazione di Castello, a Villafranca Tirrena, i primi sfollati di Saponara: ben 100 famiglie. Sebastiano Gangemi, agente della polizia municipale, afferma che ''è un vero disagio stare qui, purtroppo ci sono dei pericoli in diverse frazioni di Saponara. Qui ci troviamo bene, ma speriamo di tornare a casa al più presto''. Ma anche nella vicina Rometta una cinquantina di persone, 25 famiglie, si preparano a lasciare casa.

Sono partite le prime sottoscrizioni per sostenere la popolazione in difficoltà. L'Arci ha aperto il conto corrente "Raccolta fondi per alluvionati del messinese", presso Banca Etica: Iban IT 38 E 05018 04600 000000 140686. Anche il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto ha istituito un fondo di solidarietà per raccogliere fondi per gli alluvionati: "Comune di Barcellona Pozzo di Gotto", "contributo di solidarietà per gli alluvionati". Il codice Iban è IT 16 Z 01030 82071 000001 328303. Conto corrente aperto anche dal Comune di Villafranca Tirrena: L'Iban è IT 34 R 02008 82640 000101 777748.

Intanto i tecnici della Protezione civile regionale sono al lavoro per la verifica dei danni in 24 Comuni: Antillo, Barcellona Pozzo di Gotto, Castroreale, Condrò, Fondachelli Fantina, Gualtieri Sicamino', Meri', Milazzo, Monforte San Giorgio, Pace del Mela, Roccavaldina, Rodì Milici, Rometta, San Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto, Saponara, Spadafora, Terme Vigliatore, Torregrotta, Valdina, Venetico e Villafranca. Mentre l'Anas è già a lavoro per la messa in sicurezza di un tratto della strada statel 113 - l'Orientale Sicula - la circolazione è comunque garantita da deviazioni. "Ci vogliono piani regolatori saggi che salvaguardino le persone e le case da questi fenomeni. Si deve avere più rispetto per il territorio e la natura" ha detto l'arcivescovo di Messina Calogero La Piana.

LEGGI / Soldi mai spesi per la sicurezza

Il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo ha convocato una riunione straordinaria della giunta di governo. La giunta sta per deliberare la dichiarazione di stato di calamità per le zone della provincia di Messina colpite l'altro ieri dal gravissimo alluvione che ha causato tre vittime. All'ordine del giorno anche l'istituzione di un tavolo tecnico permanente per il monitoraggio e la prevenzione del rischio dissesto idrogeologico. Ma ci vorrà almeno 1 miliardo e 600 milioni per tutti gli interventi in Sicilia: questo il dato venuto fuori dalla tavola rotonda del convegno "Pai Sicilia, risultati e prospettive", tenutosi a Palermo all'Auditorium dell'Assessorato regionale al Territorio.

LEGGI / Le testimonianze dei soccorritori

La zona più a rischio il messinese. Dove gli interventi di messa in sicurezza in alcuni punti sono stati avviati, ma non sempre riescono. È il caso del torrente Badiazza che attreversa il centro-nord di Messina, peccato che l'intervento di sistemazione idraulica, realizzato dalla ditta Sidoti più o meno un anno fa, non abbia previsto che gli affluenti minori confluissero nel canale principale, provocando perdite d'acqua.


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Roma - De Magistris con i lavoratori del comparto trasporto di Finmeccanica


http://www.youtube.com/watch?v=wIqzd6UMkt8&feature=youtu.be&a

http://www.pupia.tv - Roma - De Magistris con i lavoratori del comparto trasporto di Finmeccanica (25.11.11)

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http://www.youtube.com/watch?v=wIqzd6UMkt8&feature=youtu.be&a

http://www.pupia.tv - Roma - De Magistris con i lavoratori del comparto trasporto di Finmeccanica (25.11.11)

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«L'euro si distruggerà tra giorni» Economist: rischio anche per Italia

La moneta di un euro in fiamme che precipita in copertina. Un'analisi impietosa. E poi lo scenario: l'Occidente si spaccherebbe «tra default, banche fallite, nazionalizzazioni».


economist fine dell

«L’area del mondo finanziariamente meglio integrata si lacererebbe tra default, fallimenti delle banche, nazionalizzazioni». E' questo lo scenario che gli analisti dell'Economist, prestigiosa rivista inglese, tratteggiano per l'Europa. E non parlano di anni o mesi, ma di settimane, se non giorni. «L’eurozona si ritroverebbe spezzettata o tuttalpiù divisa in due, un blocco settentrionale più o meno compatto e uno meridionale frammentato. Molti trattati verrebbero infranti. Le differenze di valore e prestazioni tra le monete delle aree più solide e quelle delle aree periferiche porterebbero con ogni probabilità allo svuotamento del mercato unico. La stessa sopravvivenza dell’Unione Europea sarebbe messa in discussione».


Per dare ancora più forza al suo allarme, la redazione ha scelto di mettere in copertina la moneta di un euro in fiamme che precipita nel vuoto. «Non si può andare avanti così a lungo – si legge nell'editoriale - Senza drastici cambiamenti, da parte della BCE e dei leader europei, la moneta unica potrebbe distruggersi nel giro di poche settimane. L’evento scatenante può essere il fallimento di una grande banca, la caduta di un governo, un altro flop in un’asta di titoli».

Al centro dell'analisi anche il nostro paese: «L’ultima settimana di gennaio l’Italia dovrà rifinanziarsi piazzando titoli per 30 miliardi di euro. Se i mercati non risponderanno bene, e la BCE nemmeno, l’Italia si ritroverebbe a un passo dal default».

Fonte: L'Unità

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La moneta di un euro in fiamme che precipita in copertina. Un'analisi impietosa. E poi lo scenario: l'Occidente si spaccherebbe «tra default, banche fallite, nazionalizzazioni».


economist fine dell

«L’area del mondo finanziariamente meglio integrata si lacererebbe tra default, fallimenti delle banche, nazionalizzazioni». E' questo lo scenario che gli analisti dell'Economist, prestigiosa rivista inglese, tratteggiano per l'Europa. E non parlano di anni o mesi, ma di settimane, se non giorni. «L’eurozona si ritroverebbe spezzettata o tuttalpiù divisa in due, un blocco settentrionale più o meno compatto e uno meridionale frammentato. Molti trattati verrebbero infranti. Le differenze di valore e prestazioni tra le monete delle aree più solide e quelle delle aree periferiche porterebbero con ogni probabilità allo svuotamento del mercato unico. La stessa sopravvivenza dell’Unione Europea sarebbe messa in discussione».


Per dare ancora più forza al suo allarme, la redazione ha scelto di mettere in copertina la moneta di un euro in fiamme che precipita nel vuoto. «Non si può andare avanti così a lungo – si legge nell'editoriale - Senza drastici cambiamenti, da parte della BCE e dei leader europei, la moneta unica potrebbe distruggersi nel giro di poche settimane. L’evento scatenante può essere il fallimento di una grande banca, la caduta di un governo, un altro flop in un’asta di titoli».

Al centro dell'analisi anche il nostro paese: «L’ultima settimana di gennaio l’Italia dovrà rifinanziarsi piazzando titoli per 30 miliardi di euro. Se i mercati non risponderanno bene, e la BCE nemmeno, l’Italia si ritroverebbe a un passo dal default».

Fonte: L'Unità

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