martedì 22 novembre 2011

Le origini della casta - Il Risorgimento del malaffare di Elena Bianchini Braglia


Pagine: 228
Prezzo: Euro 15,00

Gli anni del Risorgimento sono un incredibile susseguirsi di scandali, ruberie, crimini, sperperi. Un nuovo paese viene costruito a forza, strangolando libertà e autonomie. Ci si appoggia alla mafia al Sud, si commissionano delitti al Nord. Poi, per sistemare tutti coloro che hanno partecipato all'impresa, si regalano incarichi, stipendi, gratifiche ad amici e conoscenti. L'Italia che ne viene fuori è un piccolo mostro. E a guidarne i primi barcollanti passi sono uomini senza scrupoli, incapaci, corrotti. I garibaldini per furti e sciupio sono paragonati ai vandali. Garibaldi definisce i parlamentari italiani "epuloni governativi", e ancora molti anni dopo Salvemini chiama Giolitti il "Ministro della malavita". Nulla è cambiato. Gli errori commessi allora ci perseguitano ancora oggi, irrisolti. La classe politica è ancora corrotta, la malavita organizzata sempre attiva, sprechi e favoritismi continuano a scandalizzarci, la fama d'inefficienza ci accompagna ovunque. negli anni del Risorgimento la morale si è congedata dalla politica. La corruttela si è fatta sistema, ha impregnato ogni fibra della nuova entità statale, è diventata normale, necessaria; è nata una vera e propria casta, incapace di gestire la cosa pubblica, immorale, avida, intrisa di benefici, e apparentemente inamovibile...

Fonte: http://www.centrostudirisorgimentali.it/scheda_casta.html


COME ACQUISTARE I LIBRI

Per acquistare i libri segnalati sul catalogo è sufficiente:

  • inviare una mail all'indirizzo bookshop@centrostudirisorgimentali.it
  • telefonare o inviare un fax allo 059 212334
  • effettuare il versamento sul conto corrente postale n° 23771512 intestato a "Terra e Identità, via Prampolini 69, 41100 Modena" specificando nella causale i titoli dei testi per i quali si è pagato


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Pagine: 228
Prezzo: Euro 15,00

Gli anni del Risorgimento sono un incredibile susseguirsi di scandali, ruberie, crimini, sperperi. Un nuovo paese viene costruito a forza, strangolando libertà e autonomie. Ci si appoggia alla mafia al Sud, si commissionano delitti al Nord. Poi, per sistemare tutti coloro che hanno partecipato all'impresa, si regalano incarichi, stipendi, gratifiche ad amici e conoscenti. L'Italia che ne viene fuori è un piccolo mostro. E a guidarne i primi barcollanti passi sono uomini senza scrupoli, incapaci, corrotti. I garibaldini per furti e sciupio sono paragonati ai vandali. Garibaldi definisce i parlamentari italiani "epuloni governativi", e ancora molti anni dopo Salvemini chiama Giolitti il "Ministro della malavita". Nulla è cambiato. Gli errori commessi allora ci perseguitano ancora oggi, irrisolti. La classe politica è ancora corrotta, la malavita organizzata sempre attiva, sprechi e favoritismi continuano a scandalizzarci, la fama d'inefficienza ci accompagna ovunque. negli anni del Risorgimento la morale si è congedata dalla politica. La corruttela si è fatta sistema, ha impregnato ogni fibra della nuova entità statale, è diventata normale, necessaria; è nata una vera e propria casta, incapace di gestire la cosa pubblica, immorale, avida, intrisa di benefici, e apparentemente inamovibile...

Fonte: http://www.centrostudirisorgimentali.it/scheda_casta.html


COME ACQUISTARE I LIBRI

Per acquistare i libri segnalati sul catalogo è sufficiente:

  • inviare una mail all'indirizzo bookshop@centrostudirisorgimentali.it
  • telefonare o inviare un fax allo 059 212334
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lunedì 21 novembre 2011

Il libro di Aprile, Terroni, in una bellissima pièce teatrale del bravissimo D'Alessandro e i "Pizzicati" di Grottaglie


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=yLeIldZMyKY

Fonte:http://tuttoilresto-noia.blogspot.com/2011/11/il-libro-di-aprile-terroni-in-una.html

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http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=yLeIldZMyKY

Fonte:http://tuttoilresto-noia.blogspot.com/2011/11/il-libro-di-aprile-terroni-in-una.html

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Miracolo italiano.

10 anni di governo Berlusconi, dovevano essere gli anni della "Rivoluzione liberale", del "Meno tasse per tutti" e del "Nuovo miracolo italiano". Sono stati 10 anni di fallimenti, sotto ogni punto di vista. Sfiga, ignoranza, incapacità, o tutte e tre le cose messe assieme, sta di fatto che il baratro si spalancava sempre con il Cavaliere al potere. E questi grafici lo dimostrano.

- Disoccupazione e disoccupazione giovanile:


- Famiglie in difficoltà:


- Economia, fiducia dei consumatori:


- Grandi opere, infrastrutture:


- Investimenti in cultura:


- Debito Pubblico:


- Spread:


- Deficit:


- Piazza Affari, negli ultimi 17 anni:


- Costi della politica, inversamente proporzionali agli stipendi dei cittadini:


- Record storico di imposizione fiscale, più tasse per tutti:


[Clicca sulle immagini per ingrandire - Fonti grafici: La Repubblica, La Stampa, Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Libero, Il Giornale, L'Unità, Linkiesta, Quasiterzo, "Licenziare i padreterni" di Rizzo e Stella]




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10 anni di governo Berlusconi, dovevano essere gli anni della "Rivoluzione liberale", del "Meno tasse per tutti" e del "Nuovo miracolo italiano". Sono stati 10 anni di fallimenti, sotto ogni punto di vista. Sfiga, ignoranza, incapacità, o tutte e tre le cose messe assieme, sta di fatto che il baratro si spalancava sempre con il Cavaliere al potere. E questi grafici lo dimostrano.

- Disoccupazione e disoccupazione giovanile:


- Famiglie in difficoltà:


- Economia, fiducia dei consumatori:


- Grandi opere, infrastrutture:


- Investimenti in cultura:


- Debito Pubblico:


- Spread:


- Deficit:


- Piazza Affari, negli ultimi 17 anni:


- Costi della politica, inversamente proporzionali agli stipendi dei cittadini:


- Record storico di imposizione fiscale, più tasse per tutti:


[Clicca sulle immagini per ingrandire - Fonti grafici: La Repubblica, La Stampa, Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Libero, Il Giornale, L'Unità, Linkiesta, Quasiterzo, "Licenziare i padreterni" di Rizzo e Stella]




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domenica 20 novembre 2011

ORA ANCHE IL TERZO POLO! IL PARTITO DEL SUD DENUNZIA L’INCIUCIO IN ATTO CON LA LEGA!






di Andrea Balìa


Il vecchio vizio democristiano di cercare tutte le sponde possibili, perché rinasca la grande balena, non abbandona mai i politici che hanno nel loro DNA tutto ed il contrario di tutto – come da scuola che fu del più grande partito italiano che ha occupato per decenni le poltrone del governo della penisola. Solo da pochi giorni abbiamo brindato (sì, perché noi lo abbiamo fatto!) al ritorno a casa del Cavaliere, e – con gran goduria e senso di liberazione – dei suoi alleati leghisti. Ciò non ci tramuta, ovviamente, in sostenitori dei banchieri e dei loro intrallazzi a sostegno degli affari della finanza mondiale. Ne conosciamo storia, rischi e pericoli, e sorveglieremo il loro cammino passo dopo passo.
Altresì non ci impedisce d’essere soddisfatti che forze xenofobe ed antimeridionaliste come la Lega non siedano più negli scanni del governo, perpetrando la loro folle e dannosa politica razzista nei confronti del Sud.
Un primo passo, ineludibile, è stato fatto, ora il Partito del Sud deve, come sta facendo, lavorare all’alternativa che dia al paese Italia una nuova politica di diritti e doveri, che veda il Sud non più vittima ma protagonista, forse il più attrezzato a ricreare una nazione vera e solidale con tutti i suoi figli, e non a perseguire lo scempio cui abbiamo assistito e subito in oltre un secolo e mezzo. L’alternativa la costruiremo con le forze sane, le più compatibili in senso trasversale. La vicenda dell’ultima competizione elettorale per il Comune di Napoli ne è un esempio. Napoli è diventato un laboratorio politico che può trasformarsi in un soggetto nazionale che “scassi” non più solo nella capitale del Meridione, ma in tutto il territorio nazionale. Un soggetto, a forte partecipazione dal basso, molto targato Sud, che veda l’associazionismo civico, le forze sane del meridionalismo unitario e progressista (non di certo quello velleitario e né quello portaborse degli interessi del Centrodestra), le forze antagoniste d’una sinistra non appiattita sul PD, i sindaci virtuosi (vedi Napoli, Bari, Gaeta, ecc…), i magistrati sani, l’intelligenza di gente di cultura e del popolo onesta intellettualmente.
In questo progetto, come abbiamo più volte dichiarato e
formalmente approvato al nostro ultimo Congresso Nazionale di Napoli, non è previsto né spazio, né dialogo e né alcun tipo d’alleanze anche locali con soggetti come la Lega e con chi con essa è in combutta o pensa in qualche modo d’averci a che fare.
Su RAI NEWS 24 di ieri leggiamo : “ Casini apre ai moderati della Lega”, e giù la solita intervista con frasi tipo : “Dai leader piu' 'centristi', Casini e Rutelli, e' arrivata anche un'apertura di credito alla parte piu' 'moderata' della Lega Nord”. Insomma il solito refrain del raccogliticcio a tutti i costi, e al di là d’ogni decenza, di tirare dentro la Lega per qualche voto in più, ci piacerebbe poi sapere chi sarebbero i "moderati" della Lega.Quale sarebbe la parte più moderata? Forse il "mordace" ex Ministro degli Interni Maroni ? Oppure ilSindaco di Verona Flavio Tosi ? Ce lo spieghino!
Quella stessa Lega che non vuol dare la mensa scolastica ai figli degli immigrati, tanto per dirne una, o che – ricalcando concetti filonazisti –
si schiera contro i disabili.
La candida e cattolica anima dei centristi UDC cosa farebbe? Si turerebbe il naso?
Oppure ce lo spieghi l’MPA di Lombardo ( altro frutto del riciclo della vecchia DC) che pensa di difendere il Sud assieme alla Lega?
E' vero che prese soldi da questi stessi signori all'epoca ?; ma alla decenza ci sarà pure un limite?
Ebbene il Partito del Sud con questa gente, ovvero la Lega, i centristi, il Terzo Polo che ci ha messo 13 anni per capire chi era Berlusconi (Fini docet), l’MPA del Governatore della Sicilia buono per tutte le stagioni (Lega, Centrodestra, PD, Terzo Polo), non solo non ci andrà mai, ma non si siederà manco a discutere d’un bel niente. Con loro o con chi provasse a proporcelo.
Il Partito del Sud è giovane, piccolo, ma trasuda dignità : nelle competizioni elettorali cui ha partecipato ci è andato o da solo (vedi le elezioni politiche nazionali del 2008 o a Caserta o alle Provinciali di Latina…), o in alleanza con liste civiche contro tutti (vedi Gaeta, dove ha pure vinto e gestisce l’assessorato al Demanio col suo Presidente Onorario Antonio Ciano), o in alleanza a liste civiche e partiti contro Centrodestra e Centrosinistra (vedi de Magistris a Napoli o a Grosseto) dal sud al nord del paese. La nostra strada è questa, le altre le lasciamo agli “altri”!



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di Andrea Balìa


Il vecchio vizio democristiano di cercare tutte le sponde possibili, perché rinasca la grande balena, non abbandona mai i politici che hanno nel loro DNA tutto ed il contrario di tutto – come da scuola che fu del più grande partito italiano che ha occupato per decenni le poltrone del governo della penisola. Solo da pochi giorni abbiamo brindato (sì, perché noi lo abbiamo fatto!) al ritorno a casa del Cavaliere, e – con gran goduria e senso di liberazione – dei suoi alleati leghisti. Ciò non ci tramuta, ovviamente, in sostenitori dei banchieri e dei loro intrallazzi a sostegno degli affari della finanza mondiale. Ne conosciamo storia, rischi e pericoli, e sorveglieremo il loro cammino passo dopo passo.
Altresì non ci impedisce d’essere soddisfatti che forze xenofobe ed antimeridionaliste come la Lega non siedano più negli scanni del governo, perpetrando la loro folle e dannosa politica razzista nei confronti del Sud.
Un primo passo, ineludibile, è stato fatto, ora il Partito del Sud deve, come sta facendo, lavorare all’alternativa che dia al paese Italia una nuova politica di diritti e doveri, che veda il Sud non più vittima ma protagonista, forse il più attrezzato a ricreare una nazione vera e solidale con tutti i suoi figli, e non a perseguire lo scempio cui abbiamo assistito e subito in oltre un secolo e mezzo. L’alternativa la costruiremo con le forze sane, le più compatibili in senso trasversale. La vicenda dell’ultima competizione elettorale per il Comune di Napoli ne è un esempio. Napoli è diventato un laboratorio politico che può trasformarsi in un soggetto nazionale che “scassi” non più solo nella capitale del Meridione, ma in tutto il territorio nazionale. Un soggetto, a forte partecipazione dal basso, molto targato Sud, che veda l’associazionismo civico, le forze sane del meridionalismo unitario e progressista (non di certo quello velleitario e né quello portaborse degli interessi del Centrodestra), le forze antagoniste d’una sinistra non appiattita sul PD, i sindaci virtuosi (vedi Napoli, Bari, Gaeta, ecc…), i magistrati sani, l’intelligenza di gente di cultura e del popolo onesta intellettualmente.
In questo progetto, come abbiamo più volte dichiarato e
formalmente approvato al nostro ultimo Congresso Nazionale di Napoli, non è previsto né spazio, né dialogo e né alcun tipo d’alleanze anche locali con soggetti come la Lega e con chi con essa è in combutta o pensa in qualche modo d’averci a che fare.
Su RAI NEWS 24 di ieri leggiamo : “ Casini apre ai moderati della Lega”, e giù la solita intervista con frasi tipo : “Dai leader piu' 'centristi', Casini e Rutelli, e' arrivata anche un'apertura di credito alla parte piu' 'moderata' della Lega Nord”. Insomma il solito refrain del raccogliticcio a tutti i costi, e al di là d’ogni decenza, di tirare dentro la Lega per qualche voto in più, ci piacerebbe poi sapere chi sarebbero i "moderati" della Lega.Quale sarebbe la parte più moderata? Forse il "mordace" ex Ministro degli Interni Maroni ? Oppure ilSindaco di Verona Flavio Tosi ? Ce lo spieghino!
Quella stessa Lega che non vuol dare la mensa scolastica ai figli degli immigrati, tanto per dirne una, o che – ricalcando concetti filonazisti –
si schiera contro i disabili.
La candida e cattolica anima dei centristi UDC cosa farebbe? Si turerebbe il naso?
Oppure ce lo spieghi l’MPA di Lombardo ( altro frutto del riciclo della vecchia DC) che pensa di difendere il Sud assieme alla Lega?
E' vero che prese soldi da questi stessi signori all'epoca ?; ma alla decenza ci sarà pure un limite?
Ebbene il Partito del Sud con questa gente, ovvero la Lega, i centristi, il Terzo Polo che ci ha messo 13 anni per capire chi era Berlusconi (Fini docet), l’MPA del Governatore della Sicilia buono per tutte le stagioni (Lega, Centrodestra, PD, Terzo Polo), non solo non ci andrà mai, ma non si siederà manco a discutere d’un bel niente. Con loro o con chi provasse a proporcelo.
Il Partito del Sud è giovane, piccolo, ma trasuda dignità : nelle competizioni elettorali cui ha partecipato ci è andato o da solo (vedi le elezioni politiche nazionali del 2008 o a Caserta o alle Provinciali di Latina…), o in alleanza con liste civiche contro tutti (vedi Gaeta, dove ha pure vinto e gestisce l’assessorato al Demanio col suo Presidente Onorario Antonio Ciano), o in alleanza a liste civiche e partiti contro Centrodestra e Centrosinistra (vedi de Magistris a Napoli o a Grosseto) dal sud al nord del paese. La nostra strada è questa, le altre le lasciamo agli “altri”!



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Il Governo Monti e il meridionalismo che non c'è



Di Ivan Esposito

Il Governo Monti è partito, ed in attesa che attui il suo programma, ha già operato un grande passaggio simbolico e concreto insieme. La sovranità degli Stati nazionali, o almeno la loro agenda politica, è eterodeterminata da flussi finanziari e relative emergenze, probabilmente create ad arte.
Che i soggetti finanziari avessero più potere dei singoli cittadini, e delle loro organizzazioni politiche e sociali, non è una novità. Tuttavia, mai come ora questo scarto era stato così sfacciatamente palesato.
Di fronte a questo mutamento, che chiude definitivamente Otto e Novecento, come reagisce il meridionalismo? Chiedendo un maggiore intervento della buon'anima dello Stato nazionale, oppure vaneggiando intorno a mitizzazioni premoderne sulle coste mediterranee.
Questi ultimi vadano a cercare la loro dimensione tra gli hobbit, ché il Tavoliere, la Sila o il Cilento non sono Pufflandia, né lo sono stati prima del 1860.
I primi invece dovrebbero spiegare a quale Stato fanno appello e a quale Mezzogiorno fanno riferimento: possibile che dopo un secolo si invochino politiche nittiane? possibile che le rapine leghiste di questi ultimi anni - dalla scalata alle Fondazioni bancarie alle mire su Finmeccanica - non abbiano insegnato nulla?
Pare che Monti abbia incontrato, durante le consultazioni, quattro o cinque sigle con Sud nel nome. Non so cosa abbiano chiesto, ma non credo abbiano provato a sfruttare questo momento di svolta per fare del Mezzogiorno un esempio di differente modello di sviluppo. Né credo che, al loro posto, lo avrebbe fatto la sinistra. Il meridionalismo che ritiene destra e sinistra solo indicazioni stradali potrebbe sostenere un programma di liberalizzazioni che sostenga il tessuto produttivo e intellettuale del Mezzogiorno.

Vediamo qualche esempio:
- forfait fiscali per nuove attività, con adempimenti semplificati;
- detassazione di investimenti obbligazionari e di rischio affidati a circuiti aziendali o consortili, privi della debordante intermediazione bancaria;
- parziale riduzione dell'Irap a fronte di un pari gettito verso fondazioni di comunità od onlus territorialmente radicate;
- dimezzamento dell'Iva per i prodotti a km zero;
- liberalizzazione dei circuiti distributivi alternativi come i gruppi d'acquisto;
- sostegno all'abolizione delle pensioni di anzianità - peraltro già cancellate dal fatto che nessun giovane, e giovani sono soprattutto i meridionali, agguanta un posto fisso a contribuzione piena prima dei 25 anni - condizionato al recupero dei trasferimenti agli enti locali e alle Regioni;
- redistribuzione della proprietà delle imprese pubbliche tra Regioni e stato, con assegnazione di pacchetti azionari calibrati sulla provenienza delle materie prime e sul consumo dei servizi.

Se domani queste proposte diventassero legge dello Stato, a trarne i maggiori benefici sarebbe probabilmente il Nord. E questo non perché si tratti di proposte antimeridionali - anzi! - ma perché qui abbiamo investito e invesitiamo pochissimo nella crescita della fiducia e della consapevolezza delle nostre comunità: poco Terzo Settore indipendente dalla - sempre più esigua - spesa pubblica politicamente diretta; Pubblica Opinione debole; scimmiottamento di conflitti sociali e di posizioni politiche che poco hanno a che fare con la nostra struttura sociale.

Che facciamo, ne riparliamo tra 150 anni?

Fonte: Ivan Esposito

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Di Ivan Esposito

Il Governo Monti è partito, ed in attesa che attui il suo programma, ha già operato un grande passaggio simbolico e concreto insieme. La sovranità degli Stati nazionali, o almeno la loro agenda politica, è eterodeterminata da flussi finanziari e relative emergenze, probabilmente create ad arte.
Che i soggetti finanziari avessero più potere dei singoli cittadini, e delle loro organizzazioni politiche e sociali, non è una novità. Tuttavia, mai come ora questo scarto era stato così sfacciatamente palesato.
Di fronte a questo mutamento, che chiude definitivamente Otto e Novecento, come reagisce il meridionalismo? Chiedendo un maggiore intervento della buon'anima dello Stato nazionale, oppure vaneggiando intorno a mitizzazioni premoderne sulle coste mediterranee.
Questi ultimi vadano a cercare la loro dimensione tra gli hobbit, ché il Tavoliere, la Sila o il Cilento non sono Pufflandia, né lo sono stati prima del 1860.
I primi invece dovrebbero spiegare a quale Stato fanno appello e a quale Mezzogiorno fanno riferimento: possibile che dopo un secolo si invochino politiche nittiane? possibile che le rapine leghiste di questi ultimi anni - dalla scalata alle Fondazioni bancarie alle mire su Finmeccanica - non abbiano insegnato nulla?
Pare che Monti abbia incontrato, durante le consultazioni, quattro o cinque sigle con Sud nel nome. Non so cosa abbiano chiesto, ma non credo abbiano provato a sfruttare questo momento di svolta per fare del Mezzogiorno un esempio di differente modello di sviluppo. Né credo che, al loro posto, lo avrebbe fatto la sinistra. Il meridionalismo che ritiene destra e sinistra solo indicazioni stradali potrebbe sostenere un programma di liberalizzazioni che sostenga il tessuto produttivo e intellettuale del Mezzogiorno.

Vediamo qualche esempio:
- forfait fiscali per nuove attività, con adempimenti semplificati;
- detassazione di investimenti obbligazionari e di rischio affidati a circuiti aziendali o consortili, privi della debordante intermediazione bancaria;
- parziale riduzione dell'Irap a fronte di un pari gettito verso fondazioni di comunità od onlus territorialmente radicate;
- dimezzamento dell'Iva per i prodotti a km zero;
- liberalizzazione dei circuiti distributivi alternativi come i gruppi d'acquisto;
- sostegno all'abolizione delle pensioni di anzianità - peraltro già cancellate dal fatto che nessun giovane, e giovani sono soprattutto i meridionali, agguanta un posto fisso a contribuzione piena prima dei 25 anni - condizionato al recupero dei trasferimenti agli enti locali e alle Regioni;
- redistribuzione della proprietà delle imprese pubbliche tra Regioni e stato, con assegnazione di pacchetti azionari calibrati sulla provenienza delle materie prime e sul consumo dei servizi.

Se domani queste proposte diventassero legge dello Stato, a trarne i maggiori benefici sarebbe probabilmente il Nord. E questo non perché si tratti di proposte antimeridionali - anzi! - ma perché qui abbiamo investito e invesitiamo pochissimo nella crescita della fiducia e della consapevolezza delle nostre comunità: poco Terzo Settore indipendente dalla - sempre più esigua - spesa pubblica politicamente diretta; Pubblica Opinione debole; scimmiottamento di conflitti sociali e di posizioni politiche che poco hanno a che fare con la nostra struttura sociale.

Che facciamo, ne riparliamo tra 150 anni?

Fonte: Ivan Esposito

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sabato 19 novembre 2011

Chi possiede il debito di chi? Un grafico interattivo della BBC spiega efficacemente dati e cifre sulla crisi

Districarsi nella crisi economica che sta interessando l’Europa non è sempre semplice. Ci sono decine di diverse variabili in gioco, enormi quantità di denaro e strategie politiche da prendere in considerazione per avere un quadro completo, elementi che a volte ci sfuggono e ci impediscono di farci una corretta idea di che cosa sia la crisi del debito europeo. Sul sito della BBC hanno provato a rendere visibile una parte del problema, mostrando efficacemente in un grafico quali paesi europei hanno contratto maggiori debiti o crediti all’estero.

Il cerchio mostra il debito estero, cioè quella parte del debito che ha contratto un paese da creditori – pubblici o privati – di altri paesi. Nella corona circolare sono indicati i nomi di alcuni dei principali protagonisti della crisi del debito, sia europei che nel resto del mondo. Quando si seleziona un paese compaiono alcune frecce che mostrano quanto denaro è dovuto alle banche degli altri paesi. Le frecce vanno quindi dal debitore ai creditori e sono più spesse man mano che aumentano le quantità di denaro. Sul sito della BBC si può cliccare sul nome di ogni paese e ottenere le relative informazioni.

Nel caso dell’Italia, il PIL è pari a circa 1.200 miliardi di euro, mentre il debito estero è di duemila miliardi di euro. Questo significa che il debito verso l’estero di ogni cittadino italiano è pari a circa 32.875 euro. Come mostrano le frecce, il paese più esposto nei confronti del nostro debito è la Francia, cui seguono nello schema la Germania e la Gran Bretagna.

Fonte: Il Post


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Districarsi nella crisi economica che sta interessando l’Europa non è sempre semplice. Ci sono decine di diverse variabili in gioco, enormi quantità di denaro e strategie politiche da prendere in considerazione per avere un quadro completo, elementi che a volte ci sfuggono e ci impediscono di farci una corretta idea di che cosa sia la crisi del debito europeo. Sul sito della BBC hanno provato a rendere visibile una parte del problema, mostrando efficacemente in un grafico quali paesi europei hanno contratto maggiori debiti o crediti all’estero.

Il cerchio mostra il debito estero, cioè quella parte del debito che ha contratto un paese da creditori – pubblici o privati – di altri paesi. Nella corona circolare sono indicati i nomi di alcuni dei principali protagonisti della crisi del debito, sia europei che nel resto del mondo. Quando si seleziona un paese compaiono alcune frecce che mostrano quanto denaro è dovuto alle banche degli altri paesi. Le frecce vanno quindi dal debitore ai creditori e sono più spesse man mano che aumentano le quantità di denaro. Sul sito della BBC si può cliccare sul nome di ogni paese e ottenere le relative informazioni.

Nel caso dell’Italia, il PIL è pari a circa 1.200 miliardi di euro, mentre il debito estero è di duemila miliardi di euro. Questo significa che il debito verso l’estero di ogni cittadino italiano è pari a circa 32.875 euro. Come mostrano le frecce, il paese più esposto nei confronti del nostro debito è la Francia, cui seguono nello schema la Germania e la Gran Bretagna.

Fonte: Il Post


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Toronto. Tavolata con Pino Aprile,Damiano, Tony Nardi,Antonino ( II )


http://www.youtube.com/watch?v=ulQZz0w5ew4&feature=channel_video_title

Al Bar Novecento,dopo il bel convegno del Columbus Center, a parlare e discutere.

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http://www.youtube.com/watch?v=ulQZz0w5ew4&feature=channel_video_title

Al Bar Novecento,dopo il bel convegno del Columbus Center, a parlare e discutere.

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venerdì 18 novembre 2011

De Magistris e Vendola: convergenze a difesa sud. Monti? Giudicheremo dai fatti per mezzogiorno


“E' necessario costruire convergenze e azioni comuni a difesa del Sud Italia per garantirne la crescita e lo sviluppo, necessari anche per favorire la crescita e lo sviluppo dell'intero Paese. Da amministratori siamo infatti profondamente allarmati dal taglio dei trasferimenti imposto agli enti locali, mentre riconosciamo la necessità che siano garantiti i fondi per il Mezzogiorno. Il governo Berlusconi si è contraddistinto per la dimenticanza del Sud Italia, dunque adesso ci attendiamo un'inversione di rotta politica da parte del nuovo esecutivo. Giudicheremo il governo Monti, a seconda dei nostri rispettivi ruoli, proprio a partire dalle misure, dagli atti e dalle inziative che sceglierà di mettere in campo per il Mezzogiorno”. Lo affermano in una nota congiunta il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che oggi si sono incontrati, per circa un'ora, presso palazzo S. Giacomo.


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“E' necessario costruire convergenze e azioni comuni a difesa del Sud Italia per garantirne la crescita e lo sviluppo, necessari anche per favorire la crescita e lo sviluppo dell'intero Paese. Da amministratori siamo infatti profondamente allarmati dal taglio dei trasferimenti imposto agli enti locali, mentre riconosciamo la necessità che siano garantiti i fondi per il Mezzogiorno. Il governo Berlusconi si è contraddistinto per la dimenticanza del Sud Italia, dunque adesso ci attendiamo un'inversione di rotta politica da parte del nuovo esecutivo. Giudicheremo il governo Monti, a seconda dei nostri rispettivi ruoli, proprio a partire dalle misure, dagli atti e dalle inziative che sceglierà di mettere in campo per il Mezzogiorno”. Lo affermano in una nota congiunta il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che oggi si sono incontrati, per circa un'ora, presso palazzo S. Giacomo.


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Fra Nord e Sud la verità sul debito

di Lino Patruno


Occorre rassicurare Monti che il Sud non ha alcuna intenzione di chiedere di più. Può bastare che gli venga dato quanto gli è attribuito. E che quanto gli è attribuito non sia ancòra un bancomat dal quale prelevare per qualsiasi necessità, dalle multe ai lattai settentrionali ai contributi ai traghettatori del Lago di Garda. E’ giusto che il presidente abbia ricordato le note dolenti della Questione meridionale: infrastrutture, disoccupazione, innovazione, rispetto della legalità. Problemi da affrontare, giusto anche questo, utilizzando meglio i soldi a disposizione. E non fa una piega il richiamo anche a una Questione Settentrionale: costo della vita, delocalizzazione, nuove povertà, bassa natalità (benché ora siano le mamme terrone a non azzardarsi più a fare figli).

È vero anche che la crescita è stata deludente a Nord come a Sud. E però nessuno quanto un economista alla Monti sa che sarà tanto più deludente quanto meno crescerà il Sud. Oggi vi lavora il 20 per cento in meno che al Nord: un giacimento di potenziale sviluppo al servizio di tutti. Dove però non si va a scavare lasciando inutilizzata una ricchezza possibile. Né ci sono le condizioni perché il Sud possa fare da solo come vuole, a cominciare appunto dalle infrastrutture. Per dire: se si fa l’alta velocità ferroviaria al Nord, la si faccia anche al Sud. Solo un piccolo esempio di ripartenza nel modo giusto.

Una ritrovata coesione sociale e territoriale, ha prospettato il presidente. Per mettere a tacere chi al Sud continua ad aspettarsi solo soldi e assistenza. Ma anche chi continua a vaneggiare di Nord depredato e che non ne può più. Come fa la Lega passata da “Roma ladrona” a “Roma poltrona” e ora tornata a “Roma ladrona”.

Mentre il Paese dovrebbe stringersi “a coorte”, costoro convocano il Parlamento della Padania. E ricominciano a parlare di rendita di posizione al Sud senza guardare mai alle loro pensioni di invalidità. Né alle Province che non hanno voluto abolire. Né al loro Ponzellini indagato per associazione a delinquere e che volevano presidente della Banca del Mezzogiorno.

Polpetta avvelenata - Per fortuna dicono di averci sempre pensato loro al Sud: con la polpetta avvelenata del federalismo fiscale. Che parte da una grande menzogna sull’attuale debito pubblico. Correvano gli anni ‘70 quando, in un distratto Ferragosto, gli Stati Uniti annunciarono: il dollaro non è più convertibile in oro. Con la sola guerra del Vietnam ne avevano perse 90 mila tonnellate. Si passava dai cambi fissi fra le monete ai cambi variabili: dalla stabilità alla instabilità. Qualche anno dopo, il secondo conflitto Israele-Arabi portò alla guerra del petrolio: domeniche a piedi e città a luci spente. Ne fu distrutta l’industria pesante che avevano appioppato al Sud, dalla siderurgia alla chimica alla raffinazione. Fu anche la rapina delle banche del Sud dichiarate sommariamente fallite.
Occorreva però sostenere la piccola e media industria del Nord. Ecco la “svalutazione competitiva” della lira. Si teneva basso il valore della lira per far costare meno i prodotti che il Nord esportava. Grande inflazione, stampa continua di carta moneta dal valore sempre minore. Quattro le conseguenze, cui nessuno allora fece caso.

Uno: l’impoverimento ulteriore del Sud, perché valore basso della lira e inflazione significavano colpire soprattutto i consumatori meno abbienti, i meridionali (come ora con l’aumento dell’Iva).

Due: se con la lira svalutata il Nord esportava di più, l’Italia si indebitava sempre di più, anzitutto per pagare il petrolio sempre più caro.

Tre: tra caro-petrolio e inflazione, per coprire i buchi di bilancio occorreva chiedere sempre più prestiti (anche allora ai famosi “mercati”). Ecco crescere quel debito pubblico che ci ritroviamo. Con una aggravante, ah signora Merkel: per riunificarsi, la Germania Ovest non dette assistenza all’Est (come si era scelto di fare col nostro Sud), ma attirò i capitali esteri pagando interessi sempre più alti. Su quegli stessi mercati cui anche l’Italia dovette pagare questi interessi crescenti.

Quattro: il protezionismo a favore del Nord non solo inguaiò il resto del Paese (leggi Sud). Ma per anni consentì alle imprese del Nord di non pensare a quel minimo di innovazione e produttività che sarebbero stati utili quando sarebbe arrivata la concorrenza senza ombrello (la globalizzazione). Per questo oggi nelle classifiche della produttività l’Italia è sotto anche allo Zimbawe. Per questo abbiamo i salari più bassi d’Europa ma il costo industriale più alto.

Privilegio al nord - Quando il carnevale finì, e grazie al privilegio concesso al Nord tutta l’Italia dovette pagare più tasse, allora la Lega lanciò la rivolta fiscale contro “Roma ladrona”: non volevano pagare le tasse che essi stessi avevano determinato per tutti. E fu allora che inventarono il federalismo fiscale. Ciascuno si tiene i suoi soldi. Non vogliamo dare soldi al Sud. Quel Sud al quale non solo non avevano mai dato soldi, ma che avevano ancor più impoverito con l’inflazione per i loro comodi.
Anche questo il Sud deve ricordare a chi lo accusa mentre esordisce Monti. La coesione nazionale si poggia anzitutto sulla verità. Anche se potrà indispettire il signor Bossi che Monti sia uno di Milano, cioè delle sue parti.


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di Lino Patruno


Occorre rassicurare Monti che il Sud non ha alcuna intenzione di chiedere di più. Può bastare che gli venga dato quanto gli è attribuito. E che quanto gli è attribuito non sia ancòra un bancomat dal quale prelevare per qualsiasi necessità, dalle multe ai lattai settentrionali ai contributi ai traghettatori del Lago di Garda. E’ giusto che il presidente abbia ricordato le note dolenti della Questione meridionale: infrastrutture, disoccupazione, innovazione, rispetto della legalità. Problemi da affrontare, giusto anche questo, utilizzando meglio i soldi a disposizione. E non fa una piega il richiamo anche a una Questione Settentrionale: costo della vita, delocalizzazione, nuove povertà, bassa natalità (benché ora siano le mamme terrone a non azzardarsi più a fare figli).

È vero anche che la crescita è stata deludente a Nord come a Sud. E però nessuno quanto un economista alla Monti sa che sarà tanto più deludente quanto meno crescerà il Sud. Oggi vi lavora il 20 per cento in meno che al Nord: un giacimento di potenziale sviluppo al servizio di tutti. Dove però non si va a scavare lasciando inutilizzata una ricchezza possibile. Né ci sono le condizioni perché il Sud possa fare da solo come vuole, a cominciare appunto dalle infrastrutture. Per dire: se si fa l’alta velocità ferroviaria al Nord, la si faccia anche al Sud. Solo un piccolo esempio di ripartenza nel modo giusto.

Una ritrovata coesione sociale e territoriale, ha prospettato il presidente. Per mettere a tacere chi al Sud continua ad aspettarsi solo soldi e assistenza. Ma anche chi continua a vaneggiare di Nord depredato e che non ne può più. Come fa la Lega passata da “Roma ladrona” a “Roma poltrona” e ora tornata a “Roma ladrona”.

Mentre il Paese dovrebbe stringersi “a coorte”, costoro convocano il Parlamento della Padania. E ricominciano a parlare di rendita di posizione al Sud senza guardare mai alle loro pensioni di invalidità. Né alle Province che non hanno voluto abolire. Né al loro Ponzellini indagato per associazione a delinquere e che volevano presidente della Banca del Mezzogiorno.

Polpetta avvelenata - Per fortuna dicono di averci sempre pensato loro al Sud: con la polpetta avvelenata del federalismo fiscale. Che parte da una grande menzogna sull’attuale debito pubblico. Correvano gli anni ‘70 quando, in un distratto Ferragosto, gli Stati Uniti annunciarono: il dollaro non è più convertibile in oro. Con la sola guerra del Vietnam ne avevano perse 90 mila tonnellate. Si passava dai cambi fissi fra le monete ai cambi variabili: dalla stabilità alla instabilità. Qualche anno dopo, il secondo conflitto Israele-Arabi portò alla guerra del petrolio: domeniche a piedi e città a luci spente. Ne fu distrutta l’industria pesante che avevano appioppato al Sud, dalla siderurgia alla chimica alla raffinazione. Fu anche la rapina delle banche del Sud dichiarate sommariamente fallite.
Occorreva però sostenere la piccola e media industria del Nord. Ecco la “svalutazione competitiva” della lira. Si teneva basso il valore della lira per far costare meno i prodotti che il Nord esportava. Grande inflazione, stampa continua di carta moneta dal valore sempre minore. Quattro le conseguenze, cui nessuno allora fece caso.

Uno: l’impoverimento ulteriore del Sud, perché valore basso della lira e inflazione significavano colpire soprattutto i consumatori meno abbienti, i meridionali (come ora con l’aumento dell’Iva).

Due: se con la lira svalutata il Nord esportava di più, l’Italia si indebitava sempre di più, anzitutto per pagare il petrolio sempre più caro.

Tre: tra caro-petrolio e inflazione, per coprire i buchi di bilancio occorreva chiedere sempre più prestiti (anche allora ai famosi “mercati”). Ecco crescere quel debito pubblico che ci ritroviamo. Con una aggravante, ah signora Merkel: per riunificarsi, la Germania Ovest non dette assistenza all’Est (come si era scelto di fare col nostro Sud), ma attirò i capitali esteri pagando interessi sempre più alti. Su quegli stessi mercati cui anche l’Italia dovette pagare questi interessi crescenti.

Quattro: il protezionismo a favore del Nord non solo inguaiò il resto del Paese (leggi Sud). Ma per anni consentì alle imprese del Nord di non pensare a quel minimo di innovazione e produttività che sarebbero stati utili quando sarebbe arrivata la concorrenza senza ombrello (la globalizzazione). Per questo oggi nelle classifiche della produttività l’Italia è sotto anche allo Zimbawe. Per questo abbiamo i salari più bassi d’Europa ma il costo industriale più alto.

Privilegio al nord - Quando il carnevale finì, e grazie al privilegio concesso al Nord tutta l’Italia dovette pagare più tasse, allora la Lega lanciò la rivolta fiscale contro “Roma ladrona”: non volevano pagare le tasse che essi stessi avevano determinato per tutti. E fu allora che inventarono il federalismo fiscale. Ciascuno si tiene i suoi soldi. Non vogliamo dare soldi al Sud. Quel Sud al quale non solo non avevano mai dato soldi, ma che avevano ancor più impoverito con l’inflazione per i loro comodi.
Anche questo il Sud deve ricordare a chi lo accusa mentre esordisce Monti. La coesione nazionale si poggia anzitutto sulla verità. Anche se potrà indispettire il signor Bossi che Monti sia uno di Milano, cioè delle sue parti.


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Toronto. Al Bar Novecento con Tony Nardi, Antonino, Damiano, Rocco e pino aprile


http://www.youtube.com/watch?v=EANLtEdEH8k&feature=channel_video_title

Dopo il convegno al Columbuis center ci siamo ritrovati al bar Novecento e abbiamo parlato del più e del meno...


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