lunedì 19 settembre 2011

Casoria come Pietrarsa: no allo stupro dell’Alenia !

Da Partito del Sud - Napoli: L'Assessore, e nostro amico, Marco Esposito ci invia la lettera che leggerà in giornata ai dipendenti dell'Alenia, e che riportiamo :

Pietrarsa, Castellammare, San Leucio, Mongiana: le eccellenze dell’industria meridionale sono state ridimensionate dai governi del Nord dopo il 1861, con l’obiettivo di accelerare l’industrializzazione di una sola parte del Paese. Adesso che la crisi mondiale morde, la Lega, partito che si presenta alle elezioni solo in una parte d’Italia, prende il controllo di un gruppo industriale pubblico – Finmeccanica – e opera per trasferire le eccellenze industriali dall’area di Napoli a Varese, con la fusione di Alenia e Aermacchi, vero stupro industriale. E’ assurdo il trasferimento della sede legale da Pomigliano d’Arco (sede principale) a Venegono (dove opera l’azienda più piccola) ed è socialmente drammatico il ratto della direzione commerciale, che porterà il potenziamento delle commesse in Lombardia a danno del polo campano, fatto di centinaia di aziende di qualità.

Cari dipendenti dell’Alenia, tutto ciò accade mentre Napoli si prepara a ospitare nell’ottobre 2012 l’Expo mondiale dell’aerospazio, arrivato nella nostra regione non per caso ma perché da novant’anni questa terra è all’avanguardia nel settore del volo, così come in passato lo è stata per le ferrovie e la cantieristica navale. Cosa ce ne faremo di una fiera tra un anno se il tessuto industriale sarà in via di smantellamento?

Sia chiaro a tutti: dietro il ridimensionamento dell’Alenia non c’è un progetto industriale ma una scelta politica. Perciò politica deve essere la risposta. Chi rappresenta nel governo, nel parlamento e nelle istituzioni tutte questo territorio faccia per una volta uno sforzo di coesione. Diciamo insieme basta alle rapine della Lega.

Napoli, 19 settembre 2011 Marco Esposito

Assessore Sviluppo Comune Napoli

Fonte : Marco Esposito


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Da Partito del Sud - Napoli: L'Assessore, e nostro amico, Marco Esposito ci invia la lettera che leggerà in giornata ai dipendenti dell'Alenia, e che riportiamo :

Pietrarsa, Castellammare, San Leucio, Mongiana: le eccellenze dell’industria meridionale sono state ridimensionate dai governi del Nord dopo il 1861, con l’obiettivo di accelerare l’industrializzazione di una sola parte del Paese. Adesso che la crisi mondiale morde, la Lega, partito che si presenta alle elezioni solo in una parte d’Italia, prende il controllo di un gruppo industriale pubblico – Finmeccanica – e opera per trasferire le eccellenze industriali dall’area di Napoli a Varese, con la fusione di Alenia e Aermacchi, vero stupro industriale. E’ assurdo il trasferimento della sede legale da Pomigliano d’Arco (sede principale) a Venegono (dove opera l’azienda più piccola) ed è socialmente drammatico il ratto della direzione commerciale, che porterà il potenziamento delle commesse in Lombardia a danno del polo campano, fatto di centinaia di aziende di qualità.

Cari dipendenti dell’Alenia, tutto ciò accade mentre Napoli si prepara a ospitare nell’ottobre 2012 l’Expo mondiale dell’aerospazio, arrivato nella nostra regione non per caso ma perché da novant’anni questa terra è all’avanguardia nel settore del volo, così come in passato lo è stata per le ferrovie e la cantieristica navale. Cosa ce ne faremo di una fiera tra un anno se il tessuto industriale sarà in via di smantellamento?

Sia chiaro a tutti: dietro il ridimensionamento dell’Alenia non c’è un progetto industriale ma una scelta politica. Perciò politica deve essere la risposta. Chi rappresenta nel governo, nel parlamento e nelle istituzioni tutte questo territorio faccia per una volta uno sforzo di coesione. Diciamo insieme basta alle rapine della Lega.

Napoli, 19 settembre 2011 Marco Esposito

Assessore Sviluppo Comune Napoli

Fonte : Marco Esposito


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Napoli bellissima per il New York Times !

Seth Kugel è un giornalista del New York Times uno tra i quotidiani americani più importanti al mondo. Ha trascorso sette giorni a Napoli e ha scritto sul suo giornale che in «In dieci secondi mi sono innamorato della città».Sulla sua rubrica “Frugal Traveler”, seguita da milioni di americani, ha così cancellato tutti i luoghi comuni e quanto di brutto si dice su Napoli nel mondo.
Il giornalista ha passato 7 giorni in citta come un qualsiasi turista senza hotel di lusso e tour organizzati. Consigliato e invitato da amici napoletani (come dovremmo fare tutti noi) ha speso meno di 500 euro in sette giorni rimanendo molto soddisfatto della città, dei posti vicini e della splendida accoglienza ricevuta come normale turista. Niente furti, aggressioni, borseggi dunque ma solo cose belle.
35 euro per il B&B, pranzo in trattorie del centro storico e visite ai posti più insoliti e belli. La Cappella Sansevero con lo splendido Cristo velato, il classico giro per i decumani, i quartieri Spagnoli, e Materdei dove va in pizzeria, Capodimonte e il Museo nazionale. E poi la provincia con Ercolano, che trova più bella e organizzata di Pompei (che comunque rimane unica), Procida, che trova bellissima, invece di Capri.

E poi elogi a pizze di tutti i tipi, a mozzarella di bufala, a dolci buonissimi e tanto ottimo caffè. Insomma tutto bello nonostante qualche cumulo di rifiuti ogni tanto. In definitiva una città bellissima, da vedere e di cui innamorarsi subito. Come noi napoletani sappiamo bene.



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Seth Kugel è un giornalista del New York Times uno tra i quotidiani americani più importanti al mondo. Ha trascorso sette giorni a Napoli e ha scritto sul suo giornale che in «In dieci secondi mi sono innamorato della città».Sulla sua rubrica “Frugal Traveler”, seguita da milioni di americani, ha così cancellato tutti i luoghi comuni e quanto di brutto si dice su Napoli nel mondo.
Il giornalista ha passato 7 giorni in citta come un qualsiasi turista senza hotel di lusso e tour organizzati. Consigliato e invitato da amici napoletani (come dovremmo fare tutti noi) ha speso meno di 500 euro in sette giorni rimanendo molto soddisfatto della città, dei posti vicini e della splendida accoglienza ricevuta come normale turista. Niente furti, aggressioni, borseggi dunque ma solo cose belle.
35 euro per il B&B, pranzo in trattorie del centro storico e visite ai posti più insoliti e belli. La Cappella Sansevero con lo splendido Cristo velato, il classico giro per i decumani, i quartieri Spagnoli, e Materdei dove va in pizzeria, Capodimonte e il Museo nazionale. E poi la provincia con Ercolano, che trova più bella e organizzata di Pompei (che comunque rimane unica), Procida, che trova bellissima, invece di Capri.

E poi elogi a pizze di tutti i tipi, a mozzarella di bufala, a dolci buonissimi e tanto ottimo caffè. Insomma tutto bello nonostante qualche cumulo di rifiuti ogni tanto. In definitiva una città bellissima, da vedere e di cui innamorarsi subito. Come noi napoletani sappiamo bene.



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domenica 18 settembre 2011

"Nessun tentativo di liberazione? Ce lo hanno chiesto le famiglie"

Risposta del governo dopo gli accorati appelli per gli italiani nelle mani dei pirati somali: "Intervento militare escluso su specifica richiesta". E Palazzo Chigi nega la possibilità di riscatto: "Nessuna azione di favoreggiamento alla pirateria"

ROMA - Il Governo italiano non è intervenuto militarmente per liberare gli italiani in ostaggio sulla nave Savina Caylyn su specifica richiesta delle famiglie. E' la risposta di Palazzo Chigi all'appello per la liberazione dei rapiti lanciato dopo la drammatica telefonata 1 dell'ufficiale Eugenio Bon a suo padre.

"Su specifica richiesta delle famiglie non si e' finora percorsa la strada dell'intervento militare per la liberazione degli ostaggi", si legge in una nota di Palazzo Chigi diramata in seguito a un incontro tra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e i familiari dei sequestrati. "Il Governo - si specifica - non può d'altra parte sostenere alcuna azione che si traduca in favoreggiamento del fenomeno della pirateria". In altri termini, l'esecutivo esclude la possibilità di pagare un riscatto per ottenere la liberazione. "Le famiglie dei connazionali sequestrati - prosegue il comunicato - hanno incontrato i massimi vertici istituzionali che hanno loro assicurato il massimo impegno del Governo".

La comunicazione ufficiale arriva due giorni dopo un altro incontro, alla Farnesina 2, al termine del quale
Nicola Verricchia, figlio del direttore di macchine della Savina Caylyn, Antonio Verrecchia, aveva fatto sapere che la situazione era "in stallo". "Abbiamo chiesto se lo Stato italiano potesse garantire sull'incolumità dei cinque italiani sequestrati a bordo della nave - aveva precisato Verrecchia - Ci hanno risposto con supposizioni derivanti da un monitoraggio che si basa solo sulle imbarcazioni che si avvicinano alla petroliera, e null'altro. Sulla trattativa ci hanno detto ancora una volta che è in corso e che hanno incontrato l'armatore della nave".

Sempre due giorni fa, in una drammatica telefonata alla moglie, il comandante della nave, Giuseppe Lubrano Lavadera aveva detto: "Stiamo male, aiutateci ad uscire da questa nave perchè se non andremo via subito qualcuno non tornerà a casa".

La Savina Caylyn è stata sequestrata l'8 febbraio al largo delle coste della Somalia da un gruppo di pirati somali. Ventidue gli uomini dell'equipaggio, tra cui 5 italiani: il comandante Giuseppe Lubrano Lavadera, 47 anni, originario di Procida, il direttore di macchina Antonio Verrecchia, 62 anni, di Gaeta, l’allievo di coperta Gianmaria Cesaro, sorrentino, classe 1985, il triestino Eugenio Bon, 30 anni, primo ufficiale di coperta e il terzo ufficiale di coperta, Crescenzo Guardascione, 40 anni, anche lui procidano.

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Risposta del governo dopo gli accorati appelli per gli italiani nelle mani dei pirati somali: "Intervento militare escluso su specifica richiesta". E Palazzo Chigi nega la possibilità di riscatto: "Nessuna azione di favoreggiamento alla pirateria"

ROMA - Il Governo italiano non è intervenuto militarmente per liberare gli italiani in ostaggio sulla nave Savina Caylyn su specifica richiesta delle famiglie. E' la risposta di Palazzo Chigi all'appello per la liberazione dei rapiti lanciato dopo la drammatica telefonata 1 dell'ufficiale Eugenio Bon a suo padre.

"Su specifica richiesta delle famiglie non si e' finora percorsa la strada dell'intervento militare per la liberazione degli ostaggi", si legge in una nota di Palazzo Chigi diramata in seguito a un incontro tra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e i familiari dei sequestrati. "Il Governo - si specifica - non può d'altra parte sostenere alcuna azione che si traduca in favoreggiamento del fenomeno della pirateria". In altri termini, l'esecutivo esclude la possibilità di pagare un riscatto per ottenere la liberazione. "Le famiglie dei connazionali sequestrati - prosegue il comunicato - hanno incontrato i massimi vertici istituzionali che hanno loro assicurato il massimo impegno del Governo".

La comunicazione ufficiale arriva due giorni dopo un altro incontro, alla Farnesina 2, al termine del quale
Nicola Verricchia, figlio del direttore di macchine della Savina Caylyn, Antonio Verrecchia, aveva fatto sapere che la situazione era "in stallo". "Abbiamo chiesto se lo Stato italiano potesse garantire sull'incolumità dei cinque italiani sequestrati a bordo della nave - aveva precisato Verrecchia - Ci hanno risposto con supposizioni derivanti da un monitoraggio che si basa solo sulle imbarcazioni che si avvicinano alla petroliera, e null'altro. Sulla trattativa ci hanno detto ancora una volta che è in corso e che hanno incontrato l'armatore della nave".

Sempre due giorni fa, in una drammatica telefonata alla moglie, il comandante della nave, Giuseppe Lubrano Lavadera aveva detto: "Stiamo male, aiutateci ad uscire da questa nave perchè se non andremo via subito qualcuno non tornerà a casa".

La Savina Caylyn è stata sequestrata l'8 febbraio al largo delle coste della Somalia da un gruppo di pirati somali. Ventidue gli uomini dell'equipaggio, tra cui 5 italiani: il comandante Giuseppe Lubrano Lavadera, 47 anni, originario di Procida, il direttore di macchina Antonio Verrecchia, 62 anni, di Gaeta, l’allievo di coperta Gianmaria Cesaro, sorrentino, classe 1985, il triestino Eugenio Bon, 30 anni, primo ufficiale di coperta e il terzo ufficiale di coperta, Crescenzo Guardascione, 40 anni, anche lui procidano.

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Mantova 10 settembre 2011: PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI ANTONIO CIANO "I SAVOIA E IL MASSACRO DEL SUD"

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http://www.youtube.com/watch?v=zHgZ7Owip3E&feature=player_embedded#!
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http://www.youtube.com/watch?v=82HukTTJ5O4&feature=related
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http://www.youtube.com/watch?v=Oa_Jt2r4WJo&feature=related


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http://www.youtube.com/watch?v=zHgZ7Owip3E&feature=player_embedded#!
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http://www.youtube.com/watch?v=Oa_Jt2r4WJo&feature=related


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sabato 17 settembre 2011

Continua lo scippo nordista! Attrezziamoci!

La denuncia di Marco Esposito

"Finmeccanica è un'azienda pubblica, quindi di tutti. Il suo amministratore delegato è Giuseppe Orsi, uomo della Lega Nord, un partito che in mezza Italia non si presenta neppure al voto. Orsi decide di spostare Alenia da Napoli a Varese con il solo obiettivo di trasferire ricchezza dal Sud al Nord. Cosa serve ancora perché scatti una reazione adeguata?"

Marco Esposito

Caro Marco, le tue parole da un lato confermano la tua "sensibilità" meridionalista, dall'altro sono per noi del Partito del Sud come venire a parlare di "corda in casa dell'impiccato".

Anche mettendo a frutto certe riflessioni fatte insieme, istituiremo una Commissione Culturale/Consultiva Permanente con personaggi di spessore interni e non al partito (come te, e se vorrai) per attuare strategie sempre più concrete ed operative che ci aiutino per l'appunto a far scattare, come tu dici, reazioni adeguate!

Fonte: Partito del Sud - Napoli

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La denuncia di Marco Esposito

"Finmeccanica è un'azienda pubblica, quindi di tutti. Il suo amministratore delegato è Giuseppe Orsi, uomo della Lega Nord, un partito che in mezza Italia non si presenta neppure al voto. Orsi decide di spostare Alenia da Napoli a Varese con il solo obiettivo di trasferire ricchezza dal Sud al Nord. Cosa serve ancora perché scatti una reazione adeguata?"

Marco Esposito

Caro Marco, le tue parole da un lato confermano la tua "sensibilità" meridionalista, dall'altro sono per noi del Partito del Sud come venire a parlare di "corda in casa dell'impiccato".

Anche mettendo a frutto certe riflessioni fatte insieme, istituiremo una Commissione Culturale/Consultiva Permanente con personaggi di spessore interni e non al partito (come te, e se vorrai) per attuare strategie sempre più concrete ed operative che ci aiutino per l'appunto a far scattare, come tu dici, reazioni adeguate!

Fonte: Partito del Sud - Napoli

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venerdì 16 settembre 2011

De Magistris: «La Manovra è devastante per i napoletani. Stop a spese militari»

Il sindaco visita il centro di produzione della Rai: «Napoli
deve avere il canale digitale, come è stato dato a Milano»

NAPOLI - «È una manovra scellerata che colpisce il Comune di Napoli con una riduzione delle entrate di 220 milioni di euro e per colpa del Governo ci saranno forti ricadute sui cittadini». Così il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, intervenendo al Consiglio comunale straordinario.

L'assemblea è stata convocata dopo che l'Anci ha indetto una giornata di protesta. Nella sala dei Baroni, al Maschio Angioino, storica sede del Consiglio comunale, il sindaco ha sottolineato come sia «assurda» la «sordità del Governo alle critiche alla manovra, espressa da più parti».

De Magistris ha anche suggerito che sarebbe bastato ridurre le spese militari. «Ogni aereo Nato che parte dalle basi italiane diretto in Libia, per la guerra del petrolio, costa centomila euro», ha detto il sindaco di Napoli che ha fatto riferimento ance «alla lobby della guerra in Afghanistan o a chi ha mandato i soldi all'estero e che il Governo ha deciso di tutelare». De Magistris ha invitato ad una mobilitazione popolare al fine di far cambiare subito la manovra economica che a suo dire «avrà effetti devastanti sulla città di Napoli e sui napoletani».

Napoli deve avere il suo canale digitale. «Napoli deve avere il suo canale digitale, come è stato dato a Milano. Ne ho già parlato alla direzione generale della Rai nei giorni scorsi ed ho trovato molta attenzione. Ora sta al sindaco premere perchè questo avvenga». Lo ha detto il sindaco Luigi de Magistris nel corso della sua prima visita al centro di produzione della Rai in viale Marconi, dove ha visitato gli studi accompagnato dal direttore della sede Francesco Pinto. «Il canale digitale è dovuto a questa città, come una frequenza radio, questo a prescindere dai grandi eventi, dalle regate e dal Forum delle culture. È un discorso che si ricollega a Bagnoli, dove tra l'altro c'è il progetto degli Studios, già finanziato» ha insistito de Magistris al quale molti dipendenti hanno fatto i complimenti per la missione-Coppa America ma sopratutto per il suo ruolo di 'portafortunà della squadra del Napoli, che ha seguito ieri sera nel debutto in Champions league contro il Manchester City rientrando a Napoli quasi all'alba.

«Ora dovrà seguirlo sempre, sarà come Pertini per l'Italia» gli augurano. «Cercherò di esserci quando mi sarà possibile, domenica al San Paolo sicuramente» assicura in vista della sfida al Milan. Il sindaco si è recato in visita alla redazione giornalistica del Tg Campania, guidata da Massimo Milone: «Buon lavoro - ha detto Magistris dopo aver stretto le mani ai redattori - e non fate come al Tg1» ha aggiunto ironicamente. Il riferimento è a un servizio, evidentemente poco gradito al sindaco, trasmesso ieri sera alle 20.30 («Me l'hanno raccontato, lo vedro») sulla sua trasferta in Inghilterra.

Fonte: Il Mattino

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Il sindaco visita il centro di produzione della Rai: «Napoli
deve avere il canale digitale, come è stato dato a Milano»

NAPOLI - «È una manovra scellerata che colpisce il Comune di Napoli con una riduzione delle entrate di 220 milioni di euro e per colpa del Governo ci saranno forti ricadute sui cittadini». Così il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, intervenendo al Consiglio comunale straordinario.

L'assemblea è stata convocata dopo che l'Anci ha indetto una giornata di protesta. Nella sala dei Baroni, al Maschio Angioino, storica sede del Consiglio comunale, il sindaco ha sottolineato come sia «assurda» la «sordità del Governo alle critiche alla manovra, espressa da più parti».

De Magistris ha anche suggerito che sarebbe bastato ridurre le spese militari. «Ogni aereo Nato che parte dalle basi italiane diretto in Libia, per la guerra del petrolio, costa centomila euro», ha detto il sindaco di Napoli che ha fatto riferimento ance «alla lobby della guerra in Afghanistan o a chi ha mandato i soldi all'estero e che il Governo ha deciso di tutelare». De Magistris ha invitato ad una mobilitazione popolare al fine di far cambiare subito la manovra economica che a suo dire «avrà effetti devastanti sulla città di Napoli e sui napoletani».

Napoli deve avere il suo canale digitale. «Napoli deve avere il suo canale digitale, come è stato dato a Milano. Ne ho già parlato alla direzione generale della Rai nei giorni scorsi ed ho trovato molta attenzione. Ora sta al sindaco premere perchè questo avvenga». Lo ha detto il sindaco Luigi de Magistris nel corso della sua prima visita al centro di produzione della Rai in viale Marconi, dove ha visitato gli studi accompagnato dal direttore della sede Francesco Pinto. «Il canale digitale è dovuto a questa città, come una frequenza radio, questo a prescindere dai grandi eventi, dalle regate e dal Forum delle culture. È un discorso che si ricollega a Bagnoli, dove tra l'altro c'è il progetto degli Studios, già finanziato» ha insistito de Magistris al quale molti dipendenti hanno fatto i complimenti per la missione-Coppa America ma sopratutto per il suo ruolo di 'portafortunà della squadra del Napoli, che ha seguito ieri sera nel debutto in Champions league contro il Manchester City rientrando a Napoli quasi all'alba.

«Ora dovrà seguirlo sempre, sarà come Pertini per l'Italia» gli augurano. «Cercherò di esserci quando mi sarà possibile, domenica al San Paolo sicuramente» assicura in vista della sfida al Milan. Il sindaco si è recato in visita alla redazione giornalistica del Tg Campania, guidata da Massimo Milone: «Buon lavoro - ha detto Magistris dopo aver stretto le mani ai redattori - e non fate come al Tg1» ha aggiunto ironicamente. Il riferimento è a un servizio, evidentemente poco gradito al sindaco, trasmesso ieri sera alle 20.30 («Me l'hanno raccontato, lo vedro») sulla sua trasferta in Inghilterra.

Fonte: Il Mattino

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Su " Latina Oggi": Intervista con Antonio Ciano sulla questione dello spostamento pontile petroli.

Per ingrandire fare click sull'immagine

Fonte: Latina Oggi del 15 settembre 2011 pag. 33

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Fonte: Latina Oggi del 15 settembre 2011 pag. 33

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giovedì 15 settembre 2011

Lettera del Sindaco ai cittadini contro manovra


Partito del Sud - Napoli: Riceviamo dall'ufficio comunicazione di de Magistris e postiamo :


Il Comune di Napoli ha aderito alla giornata di mobilitazione contro la manovra finanziaria del Governo indetta a livello nazionale dall'Anci, dedicando la seduta del Consiglio comunale alla discussione della manovra e scegliendo, nella persona del sindaco, di procedere alla chiusura temporanea e simbolica, per il giorno ordierno, dell’Ufficio Anagrafe e Stato civile, ovviamente senza causare disagi ai cittadini ma con l'intento di inviare un messaggio politico all'esecutivo. Di seguito la lettera del sindaco Luigi de Magistris ai cittadini in cui vengono spiegati il senso e lo scopo della mobilitazione di protesta attuata oggi.


Lettera aperta ai cittadini a firma del sindaco


I TAGLI AI COMUNI SONO TAGLI AI TUOI DIRITTI


Carissimi cittadini,
oggi insieme a tutti i sindaci d'Italia farò presente al Prefetto e al Ministro dell’Interno che il Comune di Napoli non è in grado di garantire i servizi ai cittadini perchè la manovra finanziaria impone un drastico taglio agli enti locali. Come proposto dal Comitato Direttivo dell'Anci, per il giorno odierno 15 settembre, procederò alla chiusura temporanea e simbolica dell’Ufficio Anagrafe e Stato civile, di mia competenza in qualità di ufficiale di Governo. Una iniziativa, come detto, simbolica e temporanea, concepita per non causare disagi alla popolazione e men che meno l'interruzione dei servizi in questione.
Si tratta, comunque, di una forma di protesta che impegna i sindaci dei Comuni italiani, necessaria di fronte ad una manovra economica ingiusta e sbagliata per quanto concerne le istituzioni territoriali.
Come sindaci vogliamo migliorare la qualità di vita dei nostri cittadini, garantendo loro servizi e prestazioni a cui hanno diritto. Questo dal 2012 non sarà possibile, perché il Governo preferisce sottrarre risorse ai Comuni piuttosto che a quelle realtà, anche politiche, in cui le risorse si sprecano realmente; piuttosto che insistere sulle grandi ricchezze e i grandi patrimoni, magari rientrati con lo scudo fiscale; piuttosto che diminuire la copiosa spesa militare.
Ogni anno i Comuni hanno portato soldi alle casse dello Stato per un totale di oltre 3 miliardi di euro. Lo Stato continua ad attuare politiche di spreco, costringendoci ad aumentare le tasse locali o a tagliare i servizi. La stangata di questa manovra finanziaria sarà pesante in tutta Italia, con una stima di contrazione dei servizi alle persone e alle famiglie del 10% nel 2012.
E lo sarà particolarmente per il Sud e quindi anche per la città di Napoli, dove i tagli arriveranno a sfiorare il 50%, con una riduzione di 220 milioni sui 450 milioni di spesa disponibile per i servizi a cittadini. Una stangata di queste proporzioni vanifica i risultati sui risparmi di spesa che abbiamo messo a segno in questi primi mesi del nostro mandato, durante i quali abbiamo imposto una drastica diminuzione dei costi della politica e dell'amministrazione (a partire dagli stipendi di sindaco e assessori per finire alla sospensione del servizio di auto blu, passando per l'accorpamento delle società partecipate con una riduzione del numero dei membri dei Cda e dei loro emolumenti). Una politica difficile da attuare vista la condizione di partenza del Comune, le cui casse ci sono state consegnate letteralmente vuote, ma che comunque non ha mai significato il taglio alle politiche sociali a cui tanto teniamo. Così come teniamo alla certezza che i diritti dei cittadini siano rispettatati (dall'istruzione alla sicurezza, dall'igiene ambientale alla fruizione della cultura, dalla vivibilità alla mobilità).
Ho deciso dunque scrivervi per spiegarvi quanto sia critica la nostra condizione, per responsabilità del Governo, e quanto sia importante la protesta che i Comuni e l’Anci – l'Associazione nazionale degli 8.094 Comuni italiani - stanno portando avanti per garantire i propri cittadini, i loro diritti, quindi il loro presente e il loro futuro. Ho deciso di scrivervi perchè credo nel rapporto costante e limpido fra amministrazione e cittadinanza, reputando la vostra partecipazione importante per realizzare una democrazia partecipativa in cui siate voi i primi e veri protagonisti.


Il sindaco


LUIGI DE MAGISTRIS


Fonte : comunicazione.demagistris.it

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Partito del Sud - Napoli: Riceviamo dall'ufficio comunicazione di de Magistris e postiamo :


Il Comune di Napoli ha aderito alla giornata di mobilitazione contro la manovra finanziaria del Governo indetta a livello nazionale dall'Anci, dedicando la seduta del Consiglio comunale alla discussione della manovra e scegliendo, nella persona del sindaco, di procedere alla chiusura temporanea e simbolica, per il giorno ordierno, dell’Ufficio Anagrafe e Stato civile, ovviamente senza causare disagi ai cittadini ma con l'intento di inviare un messaggio politico all'esecutivo. Di seguito la lettera del sindaco Luigi de Magistris ai cittadini in cui vengono spiegati il senso e lo scopo della mobilitazione di protesta attuata oggi.


Lettera aperta ai cittadini a firma del sindaco


I TAGLI AI COMUNI SONO TAGLI AI TUOI DIRITTI


Carissimi cittadini,
oggi insieme a tutti i sindaci d'Italia farò presente al Prefetto e al Ministro dell’Interno che il Comune di Napoli non è in grado di garantire i servizi ai cittadini perchè la manovra finanziaria impone un drastico taglio agli enti locali. Come proposto dal Comitato Direttivo dell'Anci, per il giorno odierno 15 settembre, procederò alla chiusura temporanea e simbolica dell’Ufficio Anagrafe e Stato civile, di mia competenza in qualità di ufficiale di Governo. Una iniziativa, come detto, simbolica e temporanea, concepita per non causare disagi alla popolazione e men che meno l'interruzione dei servizi in questione.
Si tratta, comunque, di una forma di protesta che impegna i sindaci dei Comuni italiani, necessaria di fronte ad una manovra economica ingiusta e sbagliata per quanto concerne le istituzioni territoriali.
Come sindaci vogliamo migliorare la qualità di vita dei nostri cittadini, garantendo loro servizi e prestazioni a cui hanno diritto. Questo dal 2012 non sarà possibile, perché il Governo preferisce sottrarre risorse ai Comuni piuttosto che a quelle realtà, anche politiche, in cui le risorse si sprecano realmente; piuttosto che insistere sulle grandi ricchezze e i grandi patrimoni, magari rientrati con lo scudo fiscale; piuttosto che diminuire la copiosa spesa militare.
Ogni anno i Comuni hanno portato soldi alle casse dello Stato per un totale di oltre 3 miliardi di euro. Lo Stato continua ad attuare politiche di spreco, costringendoci ad aumentare le tasse locali o a tagliare i servizi. La stangata di questa manovra finanziaria sarà pesante in tutta Italia, con una stima di contrazione dei servizi alle persone e alle famiglie del 10% nel 2012.
E lo sarà particolarmente per il Sud e quindi anche per la città di Napoli, dove i tagli arriveranno a sfiorare il 50%, con una riduzione di 220 milioni sui 450 milioni di spesa disponibile per i servizi a cittadini. Una stangata di queste proporzioni vanifica i risultati sui risparmi di spesa che abbiamo messo a segno in questi primi mesi del nostro mandato, durante i quali abbiamo imposto una drastica diminuzione dei costi della politica e dell'amministrazione (a partire dagli stipendi di sindaco e assessori per finire alla sospensione del servizio di auto blu, passando per l'accorpamento delle società partecipate con una riduzione del numero dei membri dei Cda e dei loro emolumenti). Una politica difficile da attuare vista la condizione di partenza del Comune, le cui casse ci sono state consegnate letteralmente vuote, ma che comunque non ha mai significato il taglio alle politiche sociali a cui tanto teniamo. Così come teniamo alla certezza che i diritti dei cittadini siano rispettatati (dall'istruzione alla sicurezza, dall'igiene ambientale alla fruizione della cultura, dalla vivibilità alla mobilità).
Ho deciso dunque scrivervi per spiegarvi quanto sia critica la nostra condizione, per responsabilità del Governo, e quanto sia importante la protesta che i Comuni e l’Anci – l'Associazione nazionale degli 8.094 Comuni italiani - stanno portando avanti per garantire i propri cittadini, i loro diritti, quindi il loro presente e il loro futuro. Ho deciso di scrivervi perchè credo nel rapporto costante e limpido fra amministrazione e cittadinanza, reputando la vostra partecipazione importante per realizzare una democrazia partecipativa in cui siate voi i primi e veri protagonisti.


Il sindaco


LUIGI DE MAGISTRIS


Fonte : comunicazione.demagistris.it

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Diversamente abili in piazza: "Il governo ci ha abbandonato"


http://www.youtube.com/watch?v=0l-gP-78iJI&feature=feedu

http://www.ilfattoquotidiano.it | A Montecitorio, davanti il Palazzo, i diversamente abili urlano tutto il sdegno. Falcidiati da 40 miliardi di tagli della cosiddetta riforma assistenziale, chiedono risorse per tirare avanti. "Mio figlio soffre della sindrome di down con tratti autistici - protesta un signora - ha iniziato l'anno scolastico senza nemmeno un insegnante di sostegno". "Siamo abbandonati a noi stessi", rincara un'altra mamma di un ragazzo disabile. "Senza un sostegno per i nostri i figli, la scuola diventa solo un parcheggio".
Servizio di Paolo Dimalio

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http://www.youtube.com/watch?v=0l-gP-78iJI&feature=feedu

http://www.ilfattoquotidiano.it | A Montecitorio, davanti il Palazzo, i diversamente abili urlano tutto il sdegno. Falcidiati da 40 miliardi di tagli della cosiddetta riforma assistenziale, chiedono risorse per tirare avanti. "Mio figlio soffre della sindrome di down con tratti autistici - protesta un signora - ha iniziato l'anno scolastico senza nemmeno un insegnante di sostegno". "Siamo abbandonati a noi stessi", rincara un'altra mamma di un ragazzo disabile. "Senza un sostegno per i nostri i figli, la scuola diventa solo un parcheggio".
Servizio di Paolo Dimalio

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ANCH'IO IN PIAZZA CON GLI INDIGNATI (DA IL MANIFESTO) DI LUIGI DE MAGISTRIS





















"Indignatevi!" del partigiano francese Stéphane Hessel.

Ma anche "Indignarsi non basta" del nostro Pietro Ingrao.

Contestare un modello di sviluppo ingiusto e fallimentare, come dimostra la crisi attuale, ma anche saper trasformare questa contestazione in mobilitazione civile, senza delegare a "terzi" (governi, Bce, Fmi, banche) l'impegno per la realizzazione di un modello sociale fondato sulla giustizia, l'uguaglianza e la sostenibilità ambientale. Perché l'obiettivo degli essere umani, come insegnano i greci antichi, è conseguire quella felicità che non è solo dimensione privata e individuale, ma condizione pubblica e collettiva, dunque legata alla politica e al governare.

Questo modello sociale e di sviluppo alternativi possono nascere dal tramonto del neoliberismo, responsabile dell' "infelicità" che da tempo stiamo sperimentando anche in Europa.

E' per questo che la crisi va colta come chance. Forse l'ultima. Un modello sociale e di sviluppo alternativi a quelli imposti, in Italia, dalla manovra economica approvata dal Governo, a cui ci sollecitano i cittadini e i lavoratori che hanno partecipato allo sciopero della Cgil e che, oltre i confini nazionali, trovano corrispondenza negli indignados della Spagna, per citare solo un esempio.

La crisi in atto, infatti, impone a tutta l'Europa un ripensamento del cammino economico fin qui percorso, indicando la rotta nel superamento dell'idea che alla sola finanza possa essere affidato lo scettro del governo dell'economia; che il benessere di un paese possa essere indicato esclusivamente dall'andamento del Pil; che il mercato si debba autoregolare costringendo lo Stato a compiere un passo indietro; che il welfare sia una zavorra e la privatizzazione sia l'unica ricetta; che la crescita sia un must da perseguire senza limitazioni. Sono infatti questi principi che ci conducono oggi nel vicolo cieco economico mondiale; sono questi principi che, ostinatamente, il Governo delle destre ancora ripropone. Era possibile un'altra manovra finanziaria che rispondesse ai canoni di giustizia, eguaglianza e sostenibilità ambientale.

Era possibile applicare -solo per avanzare qualche proposta- l'aliquota Iva ai capitali rientrati grazie all'ultimo scudo fiscale, consentendo di recuperare allo Stato circa 20 miliardi di gettito; introdurre una tassazione delle grandi rendite e dei grandi patrimoni, da accompagnare ad un contrasto strutturale all'evasione fiscale e ai costi della politica; attuare una diminuzione delle spese militari, soprattutto in contesti in cui non esiste una strategia diplomatica e il ruolo delle nostre forze armate appare "misterioso".

Era possibile evitare di scaricare la manovra sui redditi da lavoro (in particolare del pubblico impiego), approfittando della crisi per sferzare un colpo violento ai diritti dei lavoratori, come accade con l'art.8. Derogare alla Costituzione, al Contratto nazionale e allo Statuto, per affidare il licenziamento alla contrattazione aziendale, significa infatti distruggere l'art. 1 e il ruolo del sindacato. Era possibile evitare che a pagare fossero i cittadini e il welfare: tagliare agli enti locali vuol dire costringere comuni, province e regioni ad aumentare tasse e tariffe oppure ad azzerare i servizi. Non qualcosa di velleitario, non un lusso.

Trasporti, sanità e istruzione cadranno sotto il fuoco "amico" di una manovra antidemocratica, che colpisce due volte le donne penalizzandole nella previdenza ma anche nella gestione del rapporto lavoro/cura domestica, poiché viene meno il sistema sociale che dovrebbe aiutarle.

Era possibile rispettare la volontà dei cittadini che nel referendum hanno espresso contrarietà alla privatizzazione dell'acqua e dei servizi essenziali, cioè gli stessi che la manovra consente siano venduti a privati (mediante la messa sul mercato delle società partecipate che li gestiscono) in cambio di un incentivo economico.

Per tutte queste ragioni sottoscrivo l'appello per la manifestazione del 15 ottobre, giornata internazionale di "United for global change".

Lo sottoscrivo in quanto sindaco di Napoli, difficile capitale del Sud penalizzata da questa manovra (e dalle altre precedenti di luglio e agosto) per circa 220 milioni di tagli per il solo 2012. Lo sottoscrivo con la convinzione che si debba organizzare una mobilitazione tanto nazionale quanto locale, perché la resistenza dei territori resta preziosa e determinante.

"Un altro mondo è possibile" ed esiste tutta la nostra determinazione per realizzarlo. Anche se forse a "qualcuno" questa determinazione non piace, solo perché teme il cambiamento. Forse a "qualcuno" non piace perché considera la felicità un privilegio intimo per pochi, mentre per noi è un diritto collettivo di tutti. Sapendo che non c'è liberazione spirituale, senza quella materiale. Come insegnava un antico maestro di Treviri.


Fonte: Luigi de Magistris blog

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"Indignatevi!" del partigiano francese Stéphane Hessel.

Ma anche "Indignarsi non basta" del nostro Pietro Ingrao.

Contestare un modello di sviluppo ingiusto e fallimentare, come dimostra la crisi attuale, ma anche saper trasformare questa contestazione in mobilitazione civile, senza delegare a "terzi" (governi, Bce, Fmi, banche) l'impegno per la realizzazione di un modello sociale fondato sulla giustizia, l'uguaglianza e la sostenibilità ambientale. Perché l'obiettivo degli essere umani, come insegnano i greci antichi, è conseguire quella felicità che non è solo dimensione privata e individuale, ma condizione pubblica e collettiva, dunque legata alla politica e al governare.

Questo modello sociale e di sviluppo alternativi possono nascere dal tramonto del neoliberismo, responsabile dell' "infelicità" che da tempo stiamo sperimentando anche in Europa.

E' per questo che la crisi va colta come chance. Forse l'ultima. Un modello sociale e di sviluppo alternativi a quelli imposti, in Italia, dalla manovra economica approvata dal Governo, a cui ci sollecitano i cittadini e i lavoratori che hanno partecipato allo sciopero della Cgil e che, oltre i confini nazionali, trovano corrispondenza negli indignados della Spagna, per citare solo un esempio.

La crisi in atto, infatti, impone a tutta l'Europa un ripensamento del cammino economico fin qui percorso, indicando la rotta nel superamento dell'idea che alla sola finanza possa essere affidato lo scettro del governo dell'economia; che il benessere di un paese possa essere indicato esclusivamente dall'andamento del Pil; che il mercato si debba autoregolare costringendo lo Stato a compiere un passo indietro; che il welfare sia una zavorra e la privatizzazione sia l'unica ricetta; che la crescita sia un must da perseguire senza limitazioni. Sono infatti questi principi che ci conducono oggi nel vicolo cieco economico mondiale; sono questi principi che, ostinatamente, il Governo delle destre ancora ripropone. Era possibile un'altra manovra finanziaria che rispondesse ai canoni di giustizia, eguaglianza e sostenibilità ambientale.

Era possibile applicare -solo per avanzare qualche proposta- l'aliquota Iva ai capitali rientrati grazie all'ultimo scudo fiscale, consentendo di recuperare allo Stato circa 20 miliardi di gettito; introdurre una tassazione delle grandi rendite e dei grandi patrimoni, da accompagnare ad un contrasto strutturale all'evasione fiscale e ai costi della politica; attuare una diminuzione delle spese militari, soprattutto in contesti in cui non esiste una strategia diplomatica e il ruolo delle nostre forze armate appare "misterioso".

Era possibile evitare di scaricare la manovra sui redditi da lavoro (in particolare del pubblico impiego), approfittando della crisi per sferzare un colpo violento ai diritti dei lavoratori, come accade con l'art.8. Derogare alla Costituzione, al Contratto nazionale e allo Statuto, per affidare il licenziamento alla contrattazione aziendale, significa infatti distruggere l'art. 1 e il ruolo del sindacato. Era possibile evitare che a pagare fossero i cittadini e il welfare: tagliare agli enti locali vuol dire costringere comuni, province e regioni ad aumentare tasse e tariffe oppure ad azzerare i servizi. Non qualcosa di velleitario, non un lusso.

Trasporti, sanità e istruzione cadranno sotto il fuoco "amico" di una manovra antidemocratica, che colpisce due volte le donne penalizzandole nella previdenza ma anche nella gestione del rapporto lavoro/cura domestica, poiché viene meno il sistema sociale che dovrebbe aiutarle.

Era possibile rispettare la volontà dei cittadini che nel referendum hanno espresso contrarietà alla privatizzazione dell'acqua e dei servizi essenziali, cioè gli stessi che la manovra consente siano venduti a privati (mediante la messa sul mercato delle società partecipate che li gestiscono) in cambio di un incentivo economico.

Per tutte queste ragioni sottoscrivo l'appello per la manifestazione del 15 ottobre, giornata internazionale di "United for global change".

Lo sottoscrivo in quanto sindaco di Napoli, difficile capitale del Sud penalizzata da questa manovra (e dalle altre precedenti di luglio e agosto) per circa 220 milioni di tagli per il solo 2012. Lo sottoscrivo con la convinzione che si debba organizzare una mobilitazione tanto nazionale quanto locale, perché la resistenza dei territori resta preziosa e determinante.

"Un altro mondo è possibile" ed esiste tutta la nostra determinazione per realizzarlo. Anche se forse a "qualcuno" questa determinazione non piace, solo perché teme il cambiamento. Forse a "qualcuno" non piace perché considera la felicità un privilegio intimo per pochi, mentre per noi è un diritto collettivo di tutti. Sapendo che non c'è liberazione spirituale, senza quella materiale. Come insegnava un antico maestro di Treviri.


Fonte: Luigi de Magistris blog

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