sabato 27 agosto 2011

De Magistris, i primi 100 giorni "Rifiuti, la mia prima vittoria"



Il sindaco fa un primo bilancio: "Qui meno omicidi di Roma e sulla differenziata vedrete che raggiungeremo gli obiettivi prefissati


di Dario Del Porto


«La rivoluzione è iniziata quando la gente ha cominciato a stringersi intorno al mio progetto di cambiamento. Da allora non si è più fermata. I napoletani ci credono». Palazzo San Giacomo, l’una del pomeriggio. La scrivania del sindaco de Magistris è piena di appunti e documenti. Il 9 settembre, la giunta taglierà il traguardo dei 100 giorni. Dunque è già tempo di primi bilanci. L’agenda è proiettata sulle prossime scadenze: il piano per la raccolta differenziata, la riforma della macchina comunale. Ma anche il rilancio della cultura e il varo di un’intesa ad ampio respiro con il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. Sindaco de Magistris, qual è l’immagine più forte di questi primi tre mesi di governo?«Le strade liberate dai rifiuti. Ci siamo subito scontrati con l’emergenza e in tempi record siamo riusciti a risolverla definitivamente. È un risultato che forse è stato un po’ sottovalutato. Ma non era affatto scontato».Non è presto però per parlare di soluzione definitiva?«Abbiamo ereditato Napoli con 2500 tonnellate di rifiuti a terra. Se alla vigilia mi avessero detto che in meno di due mesi avremmo stipulato contratti con due città straniere e avviato rapporti stabili e fattivi con il governo nazionale in materia di ambiente forse non ci avrei creduto. Adesso si parte a settembre con il piano per la raccolta differenziata e con le navi dirette all'estero".

In campagna elettorale aveva parlato di differenziata al 70 per cento. Alla prova dei fatti questo traguardo non va rivisto?

«Sono certo che raggiungeremo tutti gli obiettivi prefissati. Naturalmente i tempi sono condizionati anche dalle risorse a disposizione. La giunta Iervolino ci ha lasciati senza un centesimo in cassa. Ma mi sento di confermare il cronoprogramma che abbiamo indicato».

I rifiuti sono spariti, ma Napoli è ancora degradata persino in alcuni luoghi simbolici come la Villa Comunale e la basilica di Santa Chiara.

«Ho trascorso in città tutto il mese di agosto e devo dire che a me è sembrata bellissima. Ma non mi nascondo, ogni indicazione critica è ben accetta. Affronteremo tutti i problemi, i giardini, le aiuole, le strade. Speriamo solo che il lavoro svolto venga messo in evidenza, senza dimenticare che siamo senza soldi e che alcune questioni dipendono anche da altre istituzioni».

Ad esempio quali?

«Penso alla sicurezza. Come sindaco sono pronto ad assumere le mie responsabilità, la polizia municipale sarà sempre più visibile e presente nelle strade. Però non è certo il sindaco il responsabile della sicurezza pubblica. Noi facciamo la nostra parte, mi aspetto il massimo di attenzione da parte di tutti».

Secondo lei Napoli è una città sicura?

«Ha i problemi di tutte le grandi capitali, basta vedere cosa sta accadendo a Roma dove il numero degli omicidi consumati dall’inizio dell’anno supera quello di Napoli».

La riforma delle società partecipate è il settore dove sta incontrando le maggiori resistenze?

«Ogni giorno e su tutto incontriamo resistenze, a cominciare dai rifiuti. Non c’è dubbio che la riforma della macchina comunale e delle partecipate vada a sconvolgere assetti consolidati addirittura prima dei due mandati della giunta Iervolino. Parliamo di situazioni che durano da quasi vent’anni».

Qualche testa però sarà tagliata.

«Ma non ci stiamo muovendo con lo spirito dello spoil system né con la cesoia Abbiamo due obiettivi: rendere efficienti i servizi e risparmiare. È evidente che alcune aziende non hanno fornito un servizio all’altezza delle aspettative ed è altrettanto evidente che si sono registrati troppi sprechi. Detto questo, chi ha ben operato ed è in sintonia con la linea del sindaco e della giunta sarà confermato».

Lei ha più volte insistito sul tasto dei soldi che mancano. Già batte cassa?

«Il problema delle risorse è reale. Ma se è vero che siamo senza soldi, è vero pure che il Comune di Napoli può disporre di un tesoretto: i suoi ventimila dipendenti. Dobbiamo valorizzare al massimo il personale che abbiamo avviando una nuova stagione di relazioni sindacali».

Su quali basi?

"La stagione degli incentivi a pioggia si deve chiudere. Preferisco il criterio della premialità attraverso accordi che prevedano incentivi collegati ai risultati: il quartiere più pulito, il parco più funzionale e così via. In Aspromonte il presidente del parco era allarmato per i roghi: appena lanciò un piano che prevedeva più soldi dove c’erano meno incendi le fiamme non si videro più. Ecco, il modello a cui ci ispiriamo è questo».

Napoli tornerà ad investire sulla cultura?

«Voglio rilanciare il ruolo internazionale della città. Una delle strade sono i grandi eventi come il Forum delle culture e gli altri appuntamenti già in cantiere. Dal primo gennaio sarò presidente del teatro San Carlo e la mia non sarà una presidenza notarile perché il Massimo è la perla di Napoli e dovrà essere valorizzata. Ho incontrato poche ore fa il maestro Roberto De Simone, stiamo lavorando sul Mercadante, il San Ferdinando e sul Pan. Inoltre, voglio che la città sia festosamente invasa dagli artisti di strada e stiamo preparando un’ordinanza ad hoc su questo».

I rapporti con il calcio Napoli e Aurelio De Laurentiis come sono?

«Sul piano personale molto buoni. Forse ci vedremo domenica per mettere insieme in cantiere una strategia complessiva per aiutare la città a decollare attraverso i suoi simboli, come possono essere il sindaco e la squadra del cuore. Detto questo, con gli uffici competenti e l’assessore ci sono colloqui su una serie di questioni come lo stadio».

Quali errori pensa di aver commesso in questi primi 100 giorni?

«Da quando sono stato eletto lavoro sedici ore al giorno. Ho preso tantissime decisioni, molte in fretta. E certamente avrò sbagliato qualche volta. Ma sono tutti errori figli del grande lavoro quotidiano».

Il successo elettorale resta per lei l’emozione più forte di questi tre mesi?

«Se parliamo di sensazioni, allora la più coinvolgente è quella di essere il sindaco della mia città. Questa è la linfa che mi scorre ogni mattina nelle vene».



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Il sindaco fa un primo bilancio: "Qui meno omicidi di Roma e sulla differenziata vedrete che raggiungeremo gli obiettivi prefissati


di Dario Del Porto


«La rivoluzione è iniziata quando la gente ha cominciato a stringersi intorno al mio progetto di cambiamento. Da allora non si è più fermata. I napoletani ci credono». Palazzo San Giacomo, l’una del pomeriggio. La scrivania del sindaco de Magistris è piena di appunti e documenti. Il 9 settembre, la giunta taglierà il traguardo dei 100 giorni. Dunque è già tempo di primi bilanci. L’agenda è proiettata sulle prossime scadenze: il piano per la raccolta differenziata, la riforma della macchina comunale. Ma anche il rilancio della cultura e il varo di un’intesa ad ampio respiro con il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. Sindaco de Magistris, qual è l’immagine più forte di questi primi tre mesi di governo?«Le strade liberate dai rifiuti. Ci siamo subito scontrati con l’emergenza e in tempi record siamo riusciti a risolverla definitivamente. È un risultato che forse è stato un po’ sottovalutato. Ma non era affatto scontato».Non è presto però per parlare di soluzione definitiva?«Abbiamo ereditato Napoli con 2500 tonnellate di rifiuti a terra. Se alla vigilia mi avessero detto che in meno di due mesi avremmo stipulato contratti con due città straniere e avviato rapporti stabili e fattivi con il governo nazionale in materia di ambiente forse non ci avrei creduto. Adesso si parte a settembre con il piano per la raccolta differenziata e con le navi dirette all'estero".

In campagna elettorale aveva parlato di differenziata al 70 per cento. Alla prova dei fatti questo traguardo non va rivisto?

«Sono certo che raggiungeremo tutti gli obiettivi prefissati. Naturalmente i tempi sono condizionati anche dalle risorse a disposizione. La giunta Iervolino ci ha lasciati senza un centesimo in cassa. Ma mi sento di confermare il cronoprogramma che abbiamo indicato».

I rifiuti sono spariti, ma Napoli è ancora degradata persino in alcuni luoghi simbolici come la Villa Comunale e la basilica di Santa Chiara.

«Ho trascorso in città tutto il mese di agosto e devo dire che a me è sembrata bellissima. Ma non mi nascondo, ogni indicazione critica è ben accetta. Affronteremo tutti i problemi, i giardini, le aiuole, le strade. Speriamo solo che il lavoro svolto venga messo in evidenza, senza dimenticare che siamo senza soldi e che alcune questioni dipendono anche da altre istituzioni».

Ad esempio quali?

«Penso alla sicurezza. Come sindaco sono pronto ad assumere le mie responsabilità, la polizia municipale sarà sempre più visibile e presente nelle strade. Però non è certo il sindaco il responsabile della sicurezza pubblica. Noi facciamo la nostra parte, mi aspetto il massimo di attenzione da parte di tutti».

Secondo lei Napoli è una città sicura?

«Ha i problemi di tutte le grandi capitali, basta vedere cosa sta accadendo a Roma dove il numero degli omicidi consumati dall’inizio dell’anno supera quello di Napoli».

La riforma delle società partecipate è il settore dove sta incontrando le maggiori resistenze?

«Ogni giorno e su tutto incontriamo resistenze, a cominciare dai rifiuti. Non c’è dubbio che la riforma della macchina comunale e delle partecipate vada a sconvolgere assetti consolidati addirittura prima dei due mandati della giunta Iervolino. Parliamo di situazioni che durano da quasi vent’anni».

Qualche testa però sarà tagliata.

«Ma non ci stiamo muovendo con lo spirito dello spoil system né con la cesoia Abbiamo due obiettivi: rendere efficienti i servizi e risparmiare. È evidente che alcune aziende non hanno fornito un servizio all’altezza delle aspettative ed è altrettanto evidente che si sono registrati troppi sprechi. Detto questo, chi ha ben operato ed è in sintonia con la linea del sindaco e della giunta sarà confermato».

Lei ha più volte insistito sul tasto dei soldi che mancano. Già batte cassa?

«Il problema delle risorse è reale. Ma se è vero che siamo senza soldi, è vero pure che il Comune di Napoli può disporre di un tesoretto: i suoi ventimila dipendenti. Dobbiamo valorizzare al massimo il personale che abbiamo avviando una nuova stagione di relazioni sindacali».

Su quali basi?

"La stagione degli incentivi a pioggia si deve chiudere. Preferisco il criterio della premialità attraverso accordi che prevedano incentivi collegati ai risultati: il quartiere più pulito, il parco più funzionale e così via. In Aspromonte il presidente del parco era allarmato per i roghi: appena lanciò un piano che prevedeva più soldi dove c’erano meno incendi le fiamme non si videro più. Ecco, il modello a cui ci ispiriamo è questo».

Napoli tornerà ad investire sulla cultura?

«Voglio rilanciare il ruolo internazionale della città. Una delle strade sono i grandi eventi come il Forum delle culture e gli altri appuntamenti già in cantiere. Dal primo gennaio sarò presidente del teatro San Carlo e la mia non sarà una presidenza notarile perché il Massimo è la perla di Napoli e dovrà essere valorizzata. Ho incontrato poche ore fa il maestro Roberto De Simone, stiamo lavorando sul Mercadante, il San Ferdinando e sul Pan. Inoltre, voglio che la città sia festosamente invasa dagli artisti di strada e stiamo preparando un’ordinanza ad hoc su questo».

I rapporti con il calcio Napoli e Aurelio De Laurentiis come sono?

«Sul piano personale molto buoni. Forse ci vedremo domenica per mettere insieme in cantiere una strategia complessiva per aiutare la città a decollare attraverso i suoi simboli, come possono essere il sindaco e la squadra del cuore. Detto questo, con gli uffici competenti e l’assessore ci sono colloqui su una serie di questioni come lo stadio».

Quali errori pensa di aver commesso in questi primi 100 giorni?

«Da quando sono stato eletto lavoro sedici ore al giorno. Ho preso tantissime decisioni, molte in fretta. E certamente avrò sbagliato qualche volta. Ma sono tutti errori figli del grande lavoro quotidiano».

Il successo elettorale resta per lei l’emozione più forte di questi tre mesi?

«Se parliamo di sensazioni, allora la più coinvolgente è quella di essere il sindaco della mia città. Questa è la linfa che mi scorre ogni mattina nelle vene».



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Italia, Lega propone tagli a pensioni per vedove e disabili

La Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap: ''Ipotesi sciagurate''

Pur di non cedere sulle pensioni, sulla lotta all'evasione fiscale e sulla tassazione sui grandi patrimoni, la Lega Nord propone di battere cassa tagliando sulle indennità di accompagnamento e le pensioni di reversibilità, colpendo così le vedove e le persone con grave disabilità. Lo ha proposto il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli, incaricato dal suo partito di condurre le serrate trattative di rielaborazione della manovra-bis.

La pensione di reversibilità è una prestazione previdenziale, riconosciuta ai superstiti dei lavoratori a determinate situazioni, già restrittive. Fra i beneficiari ci sono anche i figli inabili non in grado di lavorare e mantenersi da soli dopo la morte dei genitori.

"Ma il bersaglio grosso - denuncia la Fish, Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap, è sicuramente l'indennità di accompagnamento": per l'ennesima volta si propone infatti di legarne l'erogazione al reddito, dimenticando che si tratta dell'unica prestazione (450 euro al mese) riconosciuta alle persone con gravissima disabilità. Limitarla, avverte la Fish, significa colpire direttamente le persone e le loro famiglie a cui lo Stato non riconosce altri supporti economici e materiali.

"Contro queste sciagurate ipotesi, che ci auguriamo non trovino sponda in altri - ha dichiarato il presidente della Fish Pietro Barbieri - ci batteremo con ogni mezzo, strumento e assieme a tutti i soggetti dell'impegno civile. Abbiamo una nostra convinzione sulle politiche sociali in questo Paese che è diametralmente opposta a chi pensa alle persone disabili, anziane e povere solo come un peso per la competizione e per certo efficientismo".

Fonte: PeaceReport

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La Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap: ''Ipotesi sciagurate''

Pur di non cedere sulle pensioni, sulla lotta all'evasione fiscale e sulla tassazione sui grandi patrimoni, la Lega Nord propone di battere cassa tagliando sulle indennità di accompagnamento e le pensioni di reversibilità, colpendo così le vedove e le persone con grave disabilità. Lo ha proposto il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli, incaricato dal suo partito di condurre le serrate trattative di rielaborazione della manovra-bis.

La pensione di reversibilità è una prestazione previdenziale, riconosciuta ai superstiti dei lavoratori a determinate situazioni, già restrittive. Fra i beneficiari ci sono anche i figli inabili non in grado di lavorare e mantenersi da soli dopo la morte dei genitori.

"Ma il bersaglio grosso - denuncia la Fish, Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap, è sicuramente l'indennità di accompagnamento": per l'ennesima volta si propone infatti di legarne l'erogazione al reddito, dimenticando che si tratta dell'unica prestazione (450 euro al mese) riconosciuta alle persone con gravissima disabilità. Limitarla, avverte la Fish, significa colpire direttamente le persone e le loro famiglie a cui lo Stato non riconosce altri supporti economici e materiali.

"Contro queste sciagurate ipotesi, che ci auguriamo non trovino sponda in altri - ha dichiarato il presidente della Fish Pietro Barbieri - ci batteremo con ogni mezzo, strumento e assieme a tutti i soggetti dell'impegno civile. Abbiamo una nostra convinzione sulle politiche sociali in questo Paese che è diametralmente opposta a chi pensa alle persone disabili, anziane e povere solo come un peso per la competizione e per certo efficientismo".

Fonte: PeaceReport

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"L'euro è sull'orlo del precipizio ma tutti fanno finta di niente"


"L`euro è sull`orlo del precipizio ma tutti fanno finta di niente"

Delors: con le obbligazioni Ue la Germania ci guadagnerà

DAL NOSTRO INVIATO ANAIS GINORI

PARIGI - «L`ideologia finanziaria continua a dominare, e a farci paura.

Bisogna ritrovare un equilibrio tra la politica, l`economia e le esigenze sociali, come fu agli albori della costruzione europea». Nell`ufficio del nono arrondissement, Jacques Delors sta studiando gli ultimi dettagli del suo imminente viaggio in Germania. «Voglio spiegare agli amici tedeschi che avranno molto più da perdere che da guadagnare se continueranno a rifiutare le obbligazioni europee», racconta Delors, 86 anni, seduto nell`appartamento dell`associazione Toute l`Europe, tra cartelle e pile di libri. Padre dell`Europa e «vecchio social-democratico», ama definirsi.

E` sotto la sua guida che la Commissione europea, tra il 1985 e il 1994, ha lanciato il mercato unico.

«Purtroppo, ha prevalso l`aspetto monetario su quello economico contrariamente allo spirito del rapporto Delors del 1989, l`unione ha camminato azzoppata con le conseguenze che vediamo oggi». Sono giorni di frenetica attività per Delors, che rifiutò di candidarsi all`Eliseo e ora sostiene la figlia Martine Aubry, possibile sfidante di Nicolas Sarkozy tra qualche mese. «Dalla Francia - dice - può partire un risveglio della sinistra per tutto il continente».

Chi lo conosce sa che non ama i riflettori.

«Ma ho deciso che era il momento di lanciare l`allarme:

l`euro è sull`orlo del precipizio e tutti fanno finta di niente».

Panico e mancanza fiducia, sono le due parole che si ripetono in questi giorni. Dove nasce la paura? «Lo spirito dei tempi non è buono.

Da una parte, ci sono i timori della globalizzazione che alimentano il populismo e il nazionalismo.

D`altra parte, è cresciuto a dismisura l`individualismo, manca lo slancio verso un impegno collettivo e solidale. Infine, c`è un`insufficienza di leadership. Oggi non ci sono più in Europa quattro o cinque dirigenti politici capaci di avere una visione che superi il brevissimo periodo. I sondaggi d`opinione dettano legge.

Ricordo invece che quando Helmut Kohl ha fatto entrare la Germania nell`euro aveva il 60% dei tedeschi contrari all`abbandono del deutschmark.

Anche Helmut Schmidt e ValeryGiscard d`Estaing, creando il sistema monetario europeo, sono riusciti a sormontare ostacoli difficili.

C`è, insomma, un deficit di politica e dunque di coraggio».

Il potere di nuovi soggetti finanziari, come i mercati e le agenzie di rating, è una minaccia per le istituzioni democratiche? «E` troppo facile fare discorsi contro il denaro. Preferisco avere un approccio pragmatico. I mercati finanziari vanno presi sul serio, senza dar credito a tutte le voci che li alimentano.

Il problema è la mancanza di regolamentazione. E` come giocare una partita di calcio senza arbitro, nella quale i giocatori fanno ciò che vogliono. Da quando è cominciata la crisi, il G20 non ha saputo imporre un minimo di regole. Ad esempio, obbligare le banche a separare iservizi alla clientela dalle attività sui mercati, sempre speculative. Per questo sono favorevole alla TobinTax. Non credo alla fuga di capitali all`estero o nei paradisi fiscali, che tra l`altro esiste già. E` un rischio? Vale la pena di correrlo».

Come siamo arrivati a questo punto? «I primi dieci anni dell`euro sono stati un formidabile successo. Abbiamo avuto una crescita economica del 2,1 % annuale, l`inflazione è rimasta stabile, sono stati creati oltre 16 milioni di posti di lavoro. Ma c`era già, alla base, un difetto di costruzione nell`unione perché l`aspetto monetario ha prevalso su quello economico. Ho sempre detto che l`euro non stimola ma protegge. Ci ha protetto anche dai nostri errori come si è visto negli ultimi anni».

Dalla Grecia in poi nessuno è riuscito a fermare la crisi dei debiti pubblici. Chi ha sbagliato? «I tedeschi denunciano gli inganni dei precedenti governi della Grecia, le condizioni che hanno favorito l`eccessivo indebitamento in Spagna, la negligenza degli irlandesi sul sistema bancario. Ma io chiedo:

dov`erano in questi anni i membri dell`Eurogruppo? Nessuno ha visto o voluto vedere. Esiste oggi una responsabilità collettiva dei membri dell`Eurogruppo per la situazione in cui siamo precipitati. E` quello che dico anche agli amici tedeschi».

Nicolas Sarkozy e Angela Merkel sono all`altezza della sfida? «Hanno deluso molti, non soltanto me. Quando c`è un incendio bisogna chiamare i pompieri. Solo dopo si può pensare a degli architetti per costruire un nuovo sistema.

La Banca centrale europea sta facendo un buon lavoro, ma non può essere sola. Il Fondo di Stabilità deve intervenire alpiù presto. Intanto, bisogna procedere verso la mutualità parziale e progressiva dei debiti dei paesi dell`euro, per esempio con l`emissione di eurobond fino al 60% dei Pil com`è previsto nei trattati.

L`Ue dovrebbe anche lanciare un prestito di 20 miliardi di euro per investimenti di ricerca, infrastrutture, sviluppo sostenibile. Gli Stati devono praticareilrigore, l`Unione europea il rilancio. Lo slogan non è mio, ma di Tommaso Padoa-Schioppa».

L`Italia è diventata l`anello debole dell`Eurozona? «La situazione dell`economia italiana è sempre la stessa, con uguali forze e debolezze. Il problema dell`Italia è il malgoverno. Mala preoccupazione di far avanzare l`Europa deve essere messa davanti a quella di parte. L`Europa deve dunque aiutare l`Italia, aprescindere da chi siede al governo».

I piani di rigore imposti da Bruxelles non rischiano di rendere ancora più impopolare l`Europa? «Dall`inizio della crisi della Grecia, ci sono degli economisti che sostengono che bisogna fare uscire il paese dall`euro e ristrutturare il debito.

Io invece sono convinto che una svalutazione renderebbe i greci più poveri di quanto non potranno essere se continueranno il loro piano di risanamento».

La crisi economica penalizza la sinistra e la corsa socialista verso l`Eliseo? «Non c`è nulla di automatico. E` vero che attualmente i socialisti in Europa attraversano difficoltà, e quasi ovunque sono all`opposizione.

Ma sono convinto che andiamo verso un risvegli o se la sinistra saprà incarnare la speranza di una società migliore e più giusta. Il partito socialista francese lo sta già facendo.

Per la prima volta da tempo, ha presentato un programma unitario, ragionevole e coerente. Ripongo la mia fiducia nella prossima scadenza elettorale».

Bisogna ritrovare un equilibrio tra la politica, l`economia e le esigenze sociali, come fu agli albori dell`Europa Si alla Tobin Tax. Non credo alla fuga di capitali all`estero o nei paradisi fiscali, che tra l`altro esiste già La Merkel e Sarkozy hanno deluso. Ora è necessario un piano di investimenti per il rilancio [.]


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"L`euro è sull`orlo del precipizio ma tutti fanno finta di niente"

Delors: con le obbligazioni Ue la Germania ci guadagnerà

DAL NOSTRO INVIATO ANAIS GINORI

PARIGI - «L`ideologia finanziaria continua a dominare, e a farci paura.

Bisogna ritrovare un equilibrio tra la politica, l`economia e le esigenze sociali, come fu agli albori della costruzione europea». Nell`ufficio del nono arrondissement, Jacques Delors sta studiando gli ultimi dettagli del suo imminente viaggio in Germania. «Voglio spiegare agli amici tedeschi che avranno molto più da perdere che da guadagnare se continueranno a rifiutare le obbligazioni europee», racconta Delors, 86 anni, seduto nell`appartamento dell`associazione Toute l`Europe, tra cartelle e pile di libri. Padre dell`Europa e «vecchio social-democratico», ama definirsi.

E` sotto la sua guida che la Commissione europea, tra il 1985 e il 1994, ha lanciato il mercato unico.

«Purtroppo, ha prevalso l`aspetto monetario su quello economico contrariamente allo spirito del rapporto Delors del 1989, l`unione ha camminato azzoppata con le conseguenze che vediamo oggi». Sono giorni di frenetica attività per Delors, che rifiutò di candidarsi all`Eliseo e ora sostiene la figlia Martine Aubry, possibile sfidante di Nicolas Sarkozy tra qualche mese. «Dalla Francia - dice - può partire un risveglio della sinistra per tutto il continente».

Chi lo conosce sa che non ama i riflettori.

«Ma ho deciso che era il momento di lanciare l`allarme:

l`euro è sull`orlo del precipizio e tutti fanno finta di niente».

Panico e mancanza fiducia, sono le due parole che si ripetono in questi giorni. Dove nasce la paura? «Lo spirito dei tempi non è buono.

Da una parte, ci sono i timori della globalizzazione che alimentano il populismo e il nazionalismo.

D`altra parte, è cresciuto a dismisura l`individualismo, manca lo slancio verso un impegno collettivo e solidale. Infine, c`è un`insufficienza di leadership. Oggi non ci sono più in Europa quattro o cinque dirigenti politici capaci di avere una visione che superi il brevissimo periodo. I sondaggi d`opinione dettano legge.

Ricordo invece che quando Helmut Kohl ha fatto entrare la Germania nell`euro aveva il 60% dei tedeschi contrari all`abbandono del deutschmark.

Anche Helmut Schmidt e ValeryGiscard d`Estaing, creando il sistema monetario europeo, sono riusciti a sormontare ostacoli difficili.

C`è, insomma, un deficit di politica e dunque di coraggio».

Il potere di nuovi soggetti finanziari, come i mercati e le agenzie di rating, è una minaccia per le istituzioni democratiche? «E` troppo facile fare discorsi contro il denaro. Preferisco avere un approccio pragmatico. I mercati finanziari vanno presi sul serio, senza dar credito a tutte le voci che li alimentano.

Il problema è la mancanza di regolamentazione. E` come giocare una partita di calcio senza arbitro, nella quale i giocatori fanno ciò che vogliono. Da quando è cominciata la crisi, il G20 non ha saputo imporre un minimo di regole. Ad esempio, obbligare le banche a separare iservizi alla clientela dalle attività sui mercati, sempre speculative. Per questo sono favorevole alla TobinTax. Non credo alla fuga di capitali all`estero o nei paradisi fiscali, che tra l`altro esiste già. E` un rischio? Vale la pena di correrlo».

Come siamo arrivati a questo punto? «I primi dieci anni dell`euro sono stati un formidabile successo. Abbiamo avuto una crescita economica del 2,1 % annuale, l`inflazione è rimasta stabile, sono stati creati oltre 16 milioni di posti di lavoro. Ma c`era già, alla base, un difetto di costruzione nell`unione perché l`aspetto monetario ha prevalso su quello economico. Ho sempre detto che l`euro non stimola ma protegge. Ci ha protetto anche dai nostri errori come si è visto negli ultimi anni».

Dalla Grecia in poi nessuno è riuscito a fermare la crisi dei debiti pubblici. Chi ha sbagliato? «I tedeschi denunciano gli inganni dei precedenti governi della Grecia, le condizioni che hanno favorito l`eccessivo indebitamento in Spagna, la negligenza degli irlandesi sul sistema bancario. Ma io chiedo:

dov`erano in questi anni i membri dell`Eurogruppo? Nessuno ha visto o voluto vedere. Esiste oggi una responsabilità collettiva dei membri dell`Eurogruppo per la situazione in cui siamo precipitati. E` quello che dico anche agli amici tedeschi».

Nicolas Sarkozy e Angela Merkel sono all`altezza della sfida? «Hanno deluso molti, non soltanto me. Quando c`è un incendio bisogna chiamare i pompieri. Solo dopo si può pensare a degli architetti per costruire un nuovo sistema.

La Banca centrale europea sta facendo un buon lavoro, ma non può essere sola. Il Fondo di Stabilità deve intervenire alpiù presto. Intanto, bisogna procedere verso la mutualità parziale e progressiva dei debiti dei paesi dell`euro, per esempio con l`emissione di eurobond fino al 60% dei Pil com`è previsto nei trattati.

L`Ue dovrebbe anche lanciare un prestito di 20 miliardi di euro per investimenti di ricerca, infrastrutture, sviluppo sostenibile. Gli Stati devono praticareilrigore, l`Unione europea il rilancio. Lo slogan non è mio, ma di Tommaso Padoa-Schioppa».

L`Italia è diventata l`anello debole dell`Eurozona? «La situazione dell`economia italiana è sempre la stessa, con uguali forze e debolezze. Il problema dell`Italia è il malgoverno. Mala preoccupazione di far avanzare l`Europa deve essere messa davanti a quella di parte. L`Europa deve dunque aiutare l`Italia, aprescindere da chi siede al governo».

I piani di rigore imposti da Bruxelles non rischiano di rendere ancora più impopolare l`Europa? «Dall`inizio della crisi della Grecia, ci sono degli economisti che sostengono che bisogna fare uscire il paese dall`euro e ristrutturare il debito.

Io invece sono convinto che una svalutazione renderebbe i greci più poveri di quanto non potranno essere se continueranno il loro piano di risanamento».

La crisi economica penalizza la sinistra e la corsa socialista verso l`Eliseo? «Non c`è nulla di automatico. E` vero che attualmente i socialisti in Europa attraversano difficoltà, e quasi ovunque sono all`opposizione.

Ma sono convinto che andiamo verso un risvegli o se la sinistra saprà incarnare la speranza di una società migliore e più giusta. Il partito socialista francese lo sta già facendo.

Per la prima volta da tempo, ha presentato un programma unitario, ragionevole e coerente. Ripongo la mia fiducia nella prossima scadenza elettorale».

Bisogna ritrovare un equilibrio tra la politica, l`economia e le esigenze sociali, come fu agli albori dell`Europa Si alla Tobin Tax. Non credo alla fuga di capitali all`estero o nei paradisi fiscali, che tra l`altro esiste già La Merkel e Sarkozy hanno deluso. Ora è necessario un piano di investimenti per il rilancio [.]


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venerdì 26 agosto 2011

Italia, rivoluzione in arrivo?

Quando un establishment non riesce a dare un motivo di fiducia alle nuove generazioni, scoppia tutto. E da noi la rivolta sarà dei giovani professionisti, del ceto medio impoverito, di tutti quelli che stanno fuori dalle caste

Di Massimo Cacciari

Primavera italiana?L'espressione potrebbe davvero ricordare le drammatiche esperienze che si stanno vivendo in molti Paesi dell'altra sponda dell'antico mare nostrum? Le somiglianze non sono di ordine politico o istituzionale. Per quanto l'immagine della nostra politica sia giunta a livelli di indecenza impensabili fino a qualche anno fa, non siamo nelle mani né dei Mubarak né dei Ben Ali e ancor meno degli Assad. Alla peggio siamo stati fedeli alleati dei Gheddafi. Il parallelo può risultare istruttivo sotto altri profili. Occorre però partire da un'analisi non molto diffusa degli avvenimenti che stanno sconvolgendo gli equilibri sociali e politici dei Paesi islamici. Gli stereotipi della rivolta "islamica", così come quelli su occulti complotti ai vertici del potere, risultano del tutto inadeguati a giudicare la novità del fenomeno.

Sostanzialmente, la rivolta si diffonde del tutto al di fuori delle correnti religiose, ideologiche e politiche tradizionali. E con mezzi che non hanno più nulla a che vedere con quelli dell'appello carismatico e della direzione organizzativa "dall'alto". Chi sono i protagonisti? Giovani, operai e studenti, un ceto medio spesso anche altamente qualificato e comunque molto più qualificato della generazione precedente, con forti aspirazioni di mobilità sociale, colpiti da una crisi che si rovescia essenzialmente sulla loro condizione e sulle loro speranze.

Medici, ingegneri, architetti, giovani professionisti, generazione Erasmus bene o male anche questa, che si credevano fondatamente nuova classe dirigente nei loro Paesi e che si trovano sotto-occupati, peggio che precari quando va bene, disoccupati in massa, aspiranti solo a un posto sui barconi in fuga dall'assoluta miseria non solo economica ma umana. I regimi di quei Paesi hanno fallito per mille motivi ma il motivo scatenante della rivolta a me pare questo: nessuna classe dirigente può sopravvivere se non riesce a dare motivo di fiducia alle nuove generazioni. Anzi, direi paradossalmente, agli stessi non-nati, se non riesce a farle partecipare alla costruzione del loro destino.

Non c'entrano fondamentalismi, non c'entrano ideologie. La domanda di democrazia è concreta, materiale. Giustamente questi giovani concepiscono il valore della democrazia nella sua essenza, non per le chiacchiere che ne sommergono l'immagine. E questa è: garanzia di mobilità sociale, abbattimento delle barriere dei privilegi corporativi, intollerabilità di una fisiologica corruzione, partecipazione effettiva, e non "discutidora", alle decisioni che contano per la vita collettiva. Quando tutti questi meccanismi si inceppano, la pressione sale fino allo scoppio. E non se ne accorge soltanto chi vede la pignatta dall'esterno e non avverte il vulcano dentro.

Perché questa rivolta è risultata tanto imprevedibile ai potentati di Occidente? Come mai "esperti", quali il focoso Strauss-Kahn, allora direttore del Fondo monetario internazionale, potevano additare ad esempio di buona gestione dell'economia e delle politiche sociali il governo tunisino qualche giorno prima che lo stesso venisse cacciato? O il nostro povero Berlusconi poteva ritenere Gheddafi un invincibile alla vigilia della guerra civile? Semplicemente perché anche da noi, mutatis mutandis, la politica, nel senso più generale e proprio del termine, ha cessato di considerare ciò che si svolge e matura nel cuore di quelle energie che daranno vita comunque al Paese di domani. Ha cessato di guardare al non-ancora, a ciò che ancora non è organizzazione stabile, corporazione consolidata, lavoro garantito, e che comunque mai lo sarà nelle vecchie forme, come al problema decisivo dell'agenda politica.

Ricercatori, laureati, nuove professioni, free lance: milioni di giovani sono oggi da noi, e non solo in Italia, fuori da caste e palazzi. C'è da credere o temere che la loro pazienza sia ai limiti, come lo era quella dei loro colleghi maghrebini e egiziani. Non aspettiamoci che la "rivolta" avvenga, se avverrà, attraverso dichiarazioni di principio, pubblicazione di quei bei programmi in 5 mila pagine che elaborano i partiti prima delle elezioni. Come i loro colleghi d'oltre mare, si riconosceranno e si convocheranno attraverso le loro reti, le loro strade "immateriali". E quando finalmente si manifesterà la loro "potenza", oggi tutta ancora "potenziale", i vecchi, c'è da giurarlo, diranno: "Imprevedibile". Poiché "il vecchio" è caratterizzato appunto dall'ignorare il possibile.

Per l'organismo capace solo di sopravvivere o difendersi vale soltanto la forza delle corporazioni e degli ordini vigenti, i settori garantiti del lavoro, delle pensioni e magari della rendita. Esattamente come per quei regimi che la "primavera araba" promette di spazzare via. C'è ancora tempo da noi per una soluzione ragionata? Ogni intervento che si limiti a tamponare l'emergenza, senza prefigurare anche e soprattutto un nuovo patto tra generazioni (e generi e genti) non sarà che l'ennesima irresponsabile scelta di abbandonare agli eredi tutti i nostri misfatti.

Fonte: L'Espresso

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Quando un establishment non riesce a dare un motivo di fiducia alle nuove generazioni, scoppia tutto. E da noi la rivolta sarà dei giovani professionisti, del ceto medio impoverito, di tutti quelli che stanno fuori dalle caste

Di Massimo Cacciari

Primavera italiana?L'espressione potrebbe davvero ricordare le drammatiche esperienze che si stanno vivendo in molti Paesi dell'altra sponda dell'antico mare nostrum? Le somiglianze non sono di ordine politico o istituzionale. Per quanto l'immagine della nostra politica sia giunta a livelli di indecenza impensabili fino a qualche anno fa, non siamo nelle mani né dei Mubarak né dei Ben Ali e ancor meno degli Assad. Alla peggio siamo stati fedeli alleati dei Gheddafi. Il parallelo può risultare istruttivo sotto altri profili. Occorre però partire da un'analisi non molto diffusa degli avvenimenti che stanno sconvolgendo gli equilibri sociali e politici dei Paesi islamici. Gli stereotipi della rivolta "islamica", così come quelli su occulti complotti ai vertici del potere, risultano del tutto inadeguati a giudicare la novità del fenomeno.

Sostanzialmente, la rivolta si diffonde del tutto al di fuori delle correnti religiose, ideologiche e politiche tradizionali. E con mezzi che non hanno più nulla a che vedere con quelli dell'appello carismatico e della direzione organizzativa "dall'alto". Chi sono i protagonisti? Giovani, operai e studenti, un ceto medio spesso anche altamente qualificato e comunque molto più qualificato della generazione precedente, con forti aspirazioni di mobilità sociale, colpiti da una crisi che si rovescia essenzialmente sulla loro condizione e sulle loro speranze.

Medici, ingegneri, architetti, giovani professionisti, generazione Erasmus bene o male anche questa, che si credevano fondatamente nuova classe dirigente nei loro Paesi e che si trovano sotto-occupati, peggio che precari quando va bene, disoccupati in massa, aspiranti solo a un posto sui barconi in fuga dall'assoluta miseria non solo economica ma umana. I regimi di quei Paesi hanno fallito per mille motivi ma il motivo scatenante della rivolta a me pare questo: nessuna classe dirigente può sopravvivere se non riesce a dare motivo di fiducia alle nuove generazioni. Anzi, direi paradossalmente, agli stessi non-nati, se non riesce a farle partecipare alla costruzione del loro destino.

Non c'entrano fondamentalismi, non c'entrano ideologie. La domanda di democrazia è concreta, materiale. Giustamente questi giovani concepiscono il valore della democrazia nella sua essenza, non per le chiacchiere che ne sommergono l'immagine. E questa è: garanzia di mobilità sociale, abbattimento delle barriere dei privilegi corporativi, intollerabilità di una fisiologica corruzione, partecipazione effettiva, e non "discutidora", alle decisioni che contano per la vita collettiva. Quando tutti questi meccanismi si inceppano, la pressione sale fino allo scoppio. E non se ne accorge soltanto chi vede la pignatta dall'esterno e non avverte il vulcano dentro.

Perché questa rivolta è risultata tanto imprevedibile ai potentati di Occidente? Come mai "esperti", quali il focoso Strauss-Kahn, allora direttore del Fondo monetario internazionale, potevano additare ad esempio di buona gestione dell'economia e delle politiche sociali il governo tunisino qualche giorno prima che lo stesso venisse cacciato? O il nostro povero Berlusconi poteva ritenere Gheddafi un invincibile alla vigilia della guerra civile? Semplicemente perché anche da noi, mutatis mutandis, la politica, nel senso più generale e proprio del termine, ha cessato di considerare ciò che si svolge e matura nel cuore di quelle energie che daranno vita comunque al Paese di domani. Ha cessato di guardare al non-ancora, a ciò che ancora non è organizzazione stabile, corporazione consolidata, lavoro garantito, e che comunque mai lo sarà nelle vecchie forme, come al problema decisivo dell'agenda politica.

Ricercatori, laureati, nuove professioni, free lance: milioni di giovani sono oggi da noi, e non solo in Italia, fuori da caste e palazzi. C'è da credere o temere che la loro pazienza sia ai limiti, come lo era quella dei loro colleghi maghrebini e egiziani. Non aspettiamoci che la "rivolta" avvenga, se avverrà, attraverso dichiarazioni di principio, pubblicazione di quei bei programmi in 5 mila pagine che elaborano i partiti prima delle elezioni. Come i loro colleghi d'oltre mare, si riconosceranno e si convocheranno attraverso le loro reti, le loro strade "immateriali". E quando finalmente si manifesterà la loro "potenza", oggi tutta ancora "potenziale", i vecchi, c'è da giurarlo, diranno: "Imprevedibile". Poiché "il vecchio" è caratterizzato appunto dall'ignorare il possibile.

Per l'organismo capace solo di sopravvivere o difendersi vale soltanto la forza delle corporazioni e degli ordini vigenti, i settori garantiti del lavoro, delle pensioni e magari della rendita. Esattamente come per quei regimi che la "primavera araba" promette di spazzare via. C'è ancora tempo da noi per una soluzione ragionata? Ogni intervento che si limiti a tamponare l'emergenza, senza prefigurare anche e soprattutto un nuovo patto tra generazioni (e generi e genti) non sarà che l'ennesima irresponsabile scelta di abbandonare agli eredi tutti i nostri misfatti.

Fonte: L'Espresso

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America's Cup a Napoli, De Magistris: dopo faremo le bonifiche

Il sindaco mette a tacere le polemiche: evento irrinunciabile

L'America's Cup è per Napoli una grande opportunità di sviluppo e rilancio: non può essere messa in discussione ma in nessun caso ritarderà la riqualificazione ambientale di Bagnoli anzi, produrrà un accelerazione dei tempi per il completamento della bonifica. Parola di Luigi De Magistris; il sindaco di Napoli ha voluto mettere a tacere le polemiche relative alla candidatura di Napoli come sede della World Series 2012-2013, l'evento che precede le regate della Coppa America di vela e che, salvo imprevisti, dovrebbe tenersi nello specchio di mare antistante la cosiddetta "colmata" di Bagnoli, nella parte ovest della città, dove una volta c'era l'area industriale dell'Italsider. Alberto Lucarelli, assessore comunale ai Beni comuni, dal canto suo, ha ribadito che l'intera città sarà chiamata a definire i dettagli dell'evento sportivo e della successiva riqualificazione della zona. "Nell'accordo ufficiale che verrà firmato a San Francisco con gli organizzatori dell'America's Cup - ha precisato - verrà inserita un'apposita clausola salva-bonifica che non ammetterà deroghe". L'organizzazione dei preliminari dell'America's Cup a Napoli prevede investimenti pubblici-privati per circa 3 miliardi di euro. Una somma ingente che potrebbe garantire alla città un ritorno positivo in termini economici, occupazionali e d'immagine.

Fonte:TMNews


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Il sindaco mette a tacere le polemiche: evento irrinunciabile

L'America's Cup è per Napoli una grande opportunità di sviluppo e rilancio: non può essere messa in discussione ma in nessun caso ritarderà la riqualificazione ambientale di Bagnoli anzi, produrrà un accelerazione dei tempi per il completamento della bonifica. Parola di Luigi De Magistris; il sindaco di Napoli ha voluto mettere a tacere le polemiche relative alla candidatura di Napoli come sede della World Series 2012-2013, l'evento che precede le regate della Coppa America di vela e che, salvo imprevisti, dovrebbe tenersi nello specchio di mare antistante la cosiddetta "colmata" di Bagnoli, nella parte ovest della città, dove una volta c'era l'area industriale dell'Italsider. Alberto Lucarelli, assessore comunale ai Beni comuni, dal canto suo, ha ribadito che l'intera città sarà chiamata a definire i dettagli dell'evento sportivo e della successiva riqualificazione della zona. "Nell'accordo ufficiale che verrà firmato a San Francisco con gli organizzatori dell'America's Cup - ha precisato - verrà inserita un'apposita clausola salva-bonifica che non ammetterà deroghe". L'organizzazione dei preliminari dell'America's Cup a Napoli prevede investimenti pubblici-privati per circa 3 miliardi di euro. Una somma ingente che potrebbe garantire alla città un ritorno positivo in termini economici, occupazionali e d'immagine.

Fonte:TMNews


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giovedì 25 agosto 2011

Senza lavoro 1,2 milioni di giovani, l'Italia la peggiore dell'Ue

Roma, 24 ago. (TMNews) - Disoccupazione giovanile a livelli altissimi in Italia. Sono quasi 1,2 milioni (1.183.000), gli under 35 senza lavoro, dato che porta il Paese a registrare un record negativo in Europa. E a stare peggio sono i ragazzi fino a 24 anni: il tasso di disoccupazione in questa fascia d'età è del 29,6% rispetto al 21% della media europea. A scattare la fotografia del mercato del lavoro nel nostro Paese è l'ufficio studi di Confartigianato rilevando che tra il 2008 e il 2011, anni della grande crisi, gli occupati under 35 sono diminuiti di 926.000 unità. Ma le imprese italiane, nonostante la crisi, denunciano la difficoltà a reperire il 17,2% della manodopera necessaria.

Se a livello nazionale la disoccupazione delle persone fino a 35 anni si attesta al 15,9%, va molto peggio nel Mezzogiorno dove il tasso sale a 25,1%, pari a 538.000 giovani senza lavoro. La Sicilia è la regione con la maggior quota di disoccupati under 35, pari al 28,1%. Seguono la Campania con il 27,6%, la Basilicata con il 26,7%, la Sardegna con il 25,2%, la Calabria con il 23,4% e la Puglia con il 23%. Le condizioni migliori per il lavoro dei ragazzi si trovano invece in Trentino Alto Adige dove il tasso di disoccupazione tra 15 e 34 anni è contenuto al 5,7%. A seguire la Valle d'Aosta con il 7,8%, il Friuli Venezia Giulia con il 9,2%, la Lombardia con il 9,3% e il Veneto con il 9,9%.

Fonte: Notizie.Virgilio


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Roma, 24 ago. (TMNews) - Disoccupazione giovanile a livelli altissimi in Italia. Sono quasi 1,2 milioni (1.183.000), gli under 35 senza lavoro, dato che porta il Paese a registrare un record negativo in Europa. E a stare peggio sono i ragazzi fino a 24 anni: il tasso di disoccupazione in questa fascia d'età è del 29,6% rispetto al 21% della media europea. A scattare la fotografia del mercato del lavoro nel nostro Paese è l'ufficio studi di Confartigianato rilevando che tra il 2008 e il 2011, anni della grande crisi, gli occupati under 35 sono diminuiti di 926.000 unità. Ma le imprese italiane, nonostante la crisi, denunciano la difficoltà a reperire il 17,2% della manodopera necessaria.

Se a livello nazionale la disoccupazione delle persone fino a 35 anni si attesta al 15,9%, va molto peggio nel Mezzogiorno dove il tasso sale a 25,1%, pari a 538.000 giovani senza lavoro. La Sicilia è la regione con la maggior quota di disoccupati under 35, pari al 28,1%. Seguono la Campania con il 27,6%, la Basilicata con il 26,7%, la Sardegna con il 25,2%, la Calabria con il 23,4% e la Puglia con il 23%. Le condizioni migliori per il lavoro dei ragazzi si trovano invece in Trentino Alto Adige dove il tasso di disoccupazione tra 15 e 34 anni è contenuto al 5,7%. A seguire la Valle d'Aosta con il 7,8%, il Friuli Venezia Giulia con il 9,2%, la Lombardia con il 9,3% e il Veneto con il 9,9%.

Fonte: Notizie.Virgilio


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Avanti nel segno della solidarietà!

L'abbiamo già scritto, dichiarato, detto direttamente a lui, che una delle cose chi ci piace e più ci convince di de Magistris e della sua giunta è questo procedere nel segno dell'accoglienza e della solidarietà recuperando quei valori patrimonio della grande cultura napoletana.

Oggi 24/08/2011 il sindaco ha accolto altri 35 bambini africani a cui ha dato dignitosa sistemazione.

In antitesi alla xenofobia ed intolleranza instillata in questa degradata società italiana dalla Lega!

de Magistris ha dichiarato che vuole con sè chi ha la stessa visione del mondo.

Stia tranquillo sindaco, il Partito del Sud Le sarà sempre vicino su questi ed altri temi di uguale spessore etico e morale


Avanti così grande Luigi!



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L'abbiamo già scritto, dichiarato, detto direttamente a lui, che una delle cose chi ci piace e più ci convince di de Magistris e della sua giunta è questo procedere nel segno dell'accoglienza e della solidarietà recuperando quei valori patrimonio della grande cultura napoletana.

Oggi 24/08/2011 il sindaco ha accolto altri 35 bambini africani a cui ha dato dignitosa sistemazione.

In antitesi alla xenofobia ed intolleranza instillata in questa degradata società italiana dalla Lega!

de Magistris ha dichiarato che vuole con sè chi ha la stessa visione del mondo.

Stia tranquillo sindaco, il Partito del Sud Le sarà sempre vicino su questi ed altri temi di uguale spessore etico e morale


Avanti così grande Luigi!



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mercoledì 24 agosto 2011

L'Italia unita? Meglio con i Borbone!

La provocazione nell'ultimo saggio dello storico inglese David Gilmour : " Il Diritto al Sud era superiore a quello piemontese. Peccato non sia nato uno Stato Federale. Forse ora ci sarebbero meno problemi".


di Roberto Bertinetti


Da tempo l'Italia è oggetto delle indagini di David Gilmour, tra i migliori storici britannici che nel 1988 dedicò una biografia a Giuseppe Tommasi di Lampedusa. Il passato e il presente della penisola sono al centro di The Pursuit of Italy (La ricerca dell'Italia), saggio uscito a Londra per Allen Lane in cui si esaltano le differenze tra le diverse regioni. "La cultura italiana è cresciuta nel corso dei secoli grazie alla rivalità tra comuni vicini" afferma deciso. E a sostegno della sua tesi cita il caso di Siena, "dove i governanti decisero di oscurare la gloria di Firenze costruendo la più grande cattedrale della cristianità e in virtù dell'obiettivo che si erano dati crearono le condizioni per uno sviluppo altrimenti impensabile".

Quindi a suo avviso non è corretto parlare di comune identità italiana, almeno sotto il profilo culturale?

"Per fortuna non esiste niente del genere. Credo che la pluralità costituisca il punto di forza della cultura italiana. E' evidente a tutti la distanza che separa sotto il profilo architettonico le chiese e i palazzi in stile romanico di Pisa o di Lucca dalle cattedrali di Bari e di Trani. E non si tratta certo dell'unico esempio. Nel Regno Unito ha purtroppo messo le radici la tendenza opposta : una cattedrale gotica nel Nord è identica a una del Sud. E' un limite che non siamo riusciti a superare".

L'assenza di un'unità culturale ha pesato in maniera negativa sulla nascita dello Stato Italiano?

"Sono certo che gli italiani dell'Ottocento volevano un paese unito ma su basi diverse. Il miglior modello di riferimento, secondo me, era quello federale messo a punto da Carlo Cattaneo, ovvero uno Stato capace di rispettare e di esaltare l'oggetività diversa delle popolazioni e la loo storia. Penso che i napoletani si sarebbero mostrati più leali nei confronti dell'Italia dopo il 1861, se fosse stato consentito loro di mantenere il sistema di regole messo a punto dai Borbone, decisamente superiore a quello dei piemontesi".

Come giudica l'Italia di oggi?

"E' senza dubbio un paese alle prese con grossi problemi. Tuttavia non vedo rischi d'una crisi irreversibile sotto il profilo della dinamicità culturale. Mi sembra piuttosto che la classe dirigente non sia all'altezza delle sfide da affrontare, delle emergenze che frenano il vostro sviluppo: un'eccessiva corruzione, il dilagare della criminalità e il dissesto del territorio causato da una colpevole assenza d'interventi a tutela dell'ambiente. Mi domando se uno Stato su base federale sarebbe migliore. Forse, ma non è assolutamente detto".


Fonte : il Venerdì di la Repubblica del 12 Agosto 2011

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La provocazione nell'ultimo saggio dello storico inglese David Gilmour : " Il Diritto al Sud era superiore a quello piemontese. Peccato non sia nato uno Stato Federale. Forse ora ci sarebbero meno problemi".


di Roberto Bertinetti


Da tempo l'Italia è oggetto delle indagini di David Gilmour, tra i migliori storici britannici che nel 1988 dedicò una biografia a Giuseppe Tommasi di Lampedusa. Il passato e il presente della penisola sono al centro di The Pursuit of Italy (La ricerca dell'Italia), saggio uscito a Londra per Allen Lane in cui si esaltano le differenze tra le diverse regioni. "La cultura italiana è cresciuta nel corso dei secoli grazie alla rivalità tra comuni vicini" afferma deciso. E a sostegno della sua tesi cita il caso di Siena, "dove i governanti decisero di oscurare la gloria di Firenze costruendo la più grande cattedrale della cristianità e in virtù dell'obiettivo che si erano dati crearono le condizioni per uno sviluppo altrimenti impensabile".

Quindi a suo avviso non è corretto parlare di comune identità italiana, almeno sotto il profilo culturale?

"Per fortuna non esiste niente del genere. Credo che la pluralità costituisca il punto di forza della cultura italiana. E' evidente a tutti la distanza che separa sotto il profilo architettonico le chiese e i palazzi in stile romanico di Pisa o di Lucca dalle cattedrali di Bari e di Trani. E non si tratta certo dell'unico esempio. Nel Regno Unito ha purtroppo messo le radici la tendenza opposta : una cattedrale gotica nel Nord è identica a una del Sud. E' un limite che non siamo riusciti a superare".

L'assenza di un'unità culturale ha pesato in maniera negativa sulla nascita dello Stato Italiano?

"Sono certo che gli italiani dell'Ottocento volevano un paese unito ma su basi diverse. Il miglior modello di riferimento, secondo me, era quello federale messo a punto da Carlo Cattaneo, ovvero uno Stato capace di rispettare e di esaltare l'oggetività diversa delle popolazioni e la loo storia. Penso che i napoletani si sarebbero mostrati più leali nei confronti dell'Italia dopo il 1861, se fosse stato consentito loro di mantenere il sistema di regole messo a punto dai Borbone, decisamente superiore a quello dei piemontesi".

Come giudica l'Italia di oggi?

"E' senza dubbio un paese alle prese con grossi problemi. Tuttavia non vedo rischi d'una crisi irreversibile sotto il profilo della dinamicità culturale. Mi sembra piuttosto che la classe dirigente non sia all'altezza delle sfide da affrontare, delle emergenze che frenano il vostro sviluppo: un'eccessiva corruzione, il dilagare della criminalità e il dissesto del territorio causato da una colpevole assenza d'interventi a tutela dell'ambiente. Mi domando se uno Stato su base federale sarebbe migliore. Forse, ma non è assolutamente detto".


Fonte : il Venerdì di la Repubblica del 12 Agosto 2011

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martedì 23 agosto 2011

Tg2 - KALAFRO. Resistenza Sonora Car Tour


http://www.youtube.com/watch?v=lbSZ8GLXOrU

Servizio del 20/08/2011 di Valerio Cataldi


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http://www.youtube.com/watch?v=lbSZ8GLXOrU

Servizio del 20/08/2011 di Valerio Cataldi


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lunedì 22 agosto 2011

Rossi (Asia): Napoli è di nuovo capitale europea e mondiale

Rossi (Asia): Napoli è di nuovo capitale europea e mondiale

Il presidente dell'azienda per la raccolta dei rifiuti a Napoli, ringrazia i cittadini per l'impegno profuso per ripulire la città, e ora parola alla differenziata




NAPOLI - Raphael Rossi, neo presidente di Asia Napoli, torna aull'argomento città pulita, in una nota diffusa dall'azienda. "Ho iniziato la mia presidenza due mesi fa con la convinzione che restituire decoro e pulizia a Napoli significasse innanzitutto riscoprirne la bellezza e fare in modo che i cittadini e i turisti di tutto il mondo potessero apprezzarla pienamente durante l'estate".

"In questi primi due mesi da presidente di Asia - continua la nota - ho visto molti lavoratori dell'azienda impegnarsi costantemente per liberare la città dai rifiuti. Ho incontrato moltissime persone disponibili a fare di tutto per riportare Napoli a essere una capitale europea e mondiale. Abbiamo così potuto goderci un Ferragosto 'da cartolina', ricevendo i complimenti di tanti turisti. E anche di tanti cittadini".

Nella pulizia della città, prosegue Rossi, "abbiamo potuto contare sull'imprescindibile collaborazione dei cittadini. Ho conosciuto di persona numerosi napoletani che si impegnano ogni giorno osservando le indicazioni fornite per la gestione dei rifiuti. In tanti rappresentano esempi virtuosi che facilitano il lavoro di tutti. Sono cittadini che aderiscono ai nostri valori e a principi più generali di convivenza sociale. Certo sappiamo anche che ci sono persone non così interessate al bene della città, che si comportano in modo irrispettoso del senso civico, dell'ambiente e delle norme. Stiamo mettendo in campo strumenti nuovi per informare e coinvolgere anche loro, motivandoli a cambiare abitudini".

"Esistono sanzioni pesanti per comportamenti scorretti: in questo senso con il Comune stiamo attivando opportuni strumenti di controllo e prevenzione". Adesso è necessaria "l'estensione del programma di raccolta differenziata porta a porta che coinvolgerà nei prossimi mesi un totale di 325mila napoletani, quasi 200mila in più rispetto alla situazione attuale. Un progetto che continuerà per il prossimo anno fino a coprire con il servizio porzioni sempre maggiori del territorio. Questo genererà enormi benefici per la Campania intera, perchè significa aumentare la quantità di rifiuti che anzichè essere tali, possono tornare a essere considerati materie prime per processi di riciclo. Evitando perciò di inquinare attraverso discariche e inceneritori".

"Ringrazio ancora una volta tutti i protagonisti di questo primo successo per Napoli: i cittadini, i lavoratori di Asia, il Comune e gli enti di Provincia e Regione con cui cooperiamo per l'intero ciclo di gestione dei rifiuti. Siamo in tanti ad aderire a un progetto ambizioso per la città. Ora Napoli è bella e splendente. Di fronte a tale bellezza devono crescere la passione, l'impegno civico e il senso di responsabilità di tutti i cittadini napoletani. Ognuno di noi impegnato a non tradire e sporcare Napoli per godere dell'incanto di questa città unica al mondo, come turista o come cittadino appena rientrato dalle ferie".

Fonte: Napolicentro


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Rossi (Asia): Napoli è di nuovo capitale europea e mondiale

Il presidente dell'azienda per la raccolta dei rifiuti a Napoli, ringrazia i cittadini per l'impegno profuso per ripulire la città, e ora parola alla differenziata




NAPOLI - Raphael Rossi, neo presidente di Asia Napoli, torna aull'argomento città pulita, in una nota diffusa dall'azienda. "Ho iniziato la mia presidenza due mesi fa con la convinzione che restituire decoro e pulizia a Napoli significasse innanzitutto riscoprirne la bellezza e fare in modo che i cittadini e i turisti di tutto il mondo potessero apprezzarla pienamente durante l'estate".

"In questi primi due mesi da presidente di Asia - continua la nota - ho visto molti lavoratori dell'azienda impegnarsi costantemente per liberare la città dai rifiuti. Ho incontrato moltissime persone disponibili a fare di tutto per riportare Napoli a essere una capitale europea e mondiale. Abbiamo così potuto goderci un Ferragosto 'da cartolina', ricevendo i complimenti di tanti turisti. E anche di tanti cittadini".

Nella pulizia della città, prosegue Rossi, "abbiamo potuto contare sull'imprescindibile collaborazione dei cittadini. Ho conosciuto di persona numerosi napoletani che si impegnano ogni giorno osservando le indicazioni fornite per la gestione dei rifiuti. In tanti rappresentano esempi virtuosi che facilitano il lavoro di tutti. Sono cittadini che aderiscono ai nostri valori e a principi più generali di convivenza sociale. Certo sappiamo anche che ci sono persone non così interessate al bene della città, che si comportano in modo irrispettoso del senso civico, dell'ambiente e delle norme. Stiamo mettendo in campo strumenti nuovi per informare e coinvolgere anche loro, motivandoli a cambiare abitudini".

"Esistono sanzioni pesanti per comportamenti scorretti: in questo senso con il Comune stiamo attivando opportuni strumenti di controllo e prevenzione". Adesso è necessaria "l'estensione del programma di raccolta differenziata porta a porta che coinvolgerà nei prossimi mesi un totale di 325mila napoletani, quasi 200mila in più rispetto alla situazione attuale. Un progetto che continuerà per il prossimo anno fino a coprire con il servizio porzioni sempre maggiori del territorio. Questo genererà enormi benefici per la Campania intera, perchè significa aumentare la quantità di rifiuti che anzichè essere tali, possono tornare a essere considerati materie prime per processi di riciclo. Evitando perciò di inquinare attraverso discariche e inceneritori".

"Ringrazio ancora una volta tutti i protagonisti di questo primo successo per Napoli: i cittadini, i lavoratori di Asia, il Comune e gli enti di Provincia e Regione con cui cooperiamo per l'intero ciclo di gestione dei rifiuti. Siamo in tanti ad aderire a un progetto ambizioso per la città. Ora Napoli è bella e splendente. Di fronte a tale bellezza devono crescere la passione, l'impegno civico e il senso di responsabilità di tutti i cittadini napoletani. Ognuno di noi impegnato a non tradire e sporcare Napoli per godere dell'incanto di questa città unica al mondo, come turista o come cittadino appena rientrato dalle ferie".

Fonte: Napolicentro


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