giovedì 21 luglio 2011

Quando la camorra aiutò Garibaldi in nome della libertà di delinquere


La recente ristampa delle Memorie di un garibaldino russo di Lev Illic Mecnikov, a cura di Renato Risaliti (Centro interuniversitario di ricerche sul viaggio in Italia, pagg. 330, euro 29) ci offre una testimonianza meno oleografica e certo più autentica sull’impresa dei Mille.

Secondo Mecnikov, infatti, fu solo grazie all’intervento della camorra (guidata dalla «sanguinaria» Marianna De Crescenzio, detta la Sangiovannara) se, il 7 settembre 1860, Garibaldi riuscì a entrare indisturbato a Napoli dove i membri della società criminale si erano assicurati il controllo delle zone strategiche della città, sgominando gli ultimi sostenitori dei Borbone. Notizie ancora più dettagliate della conversione patriottica della camorra sono contenute nel volume del poligrafo di origine francese, Marc Monnier (La camorra o i misteri di Napoli, pubblicato a Firenze nel 1862).

Secondo Monnier, fino alla metà del XIX secolo, l’organizzazione malavitosa aveva sottoscritto un patto scellerato con la polizia, collaborando con essa nella repressione dei piccoli reati, in cambio di una larga tolleranza nei confronti delle sue attività. La camorra, infatti, formava una specie di «polizia scismatica, meglio istruita sui delitti comuni della polizia ortodossa, che si occupava solo dei delitti politici». Se un furto veniva commesso nell’abitazione di un notabile, sosteneva Monnier, «il commissario convocava il capo dei camorristi e lo incaricava di trovare il ladro». Inoltre, la camorra era utilizzata nella «sorveglianza delle prigioni, dei mercati, delle bische, delle case di tolleranza e di tutti i luoghi malfamati della città».

L’intesa cordiale tra quella che amava definirsi la «Bella Società Riformata» e il sovrano delle Due Sicilie s’interruppe però dopo il 1849, quando Ferdinando II decise di avviare una sistematica opera di repressione contro i camorristi.

Da quel momento, la camorra si trasformò in «camorra politica» che si pose al servizio del movimento liberale. Il 2 novembre 1859, il nuovo re delle Due Sicilie, Francesco II, era a tal punto intimorito dal pericolo costituito da questa «opposizione criminale» da riferire all’ambasciatore austriaco che tutti gli sforzi del suo governo erano concentrati a impedire che i suoi i capi organizzassero un’insurrezione. Non si trattava di timori infondati. Nel giugno del 1860, il plenipotenziario inglese a Napoli, Henry George Elliot, informava il Foreign Office che numerose bande camorristiche erano pronte a scendere in campo per contrastare, armi alla mano, la mobilitazione della plebe ancora fedele alla dinastia borbonica. Proprio questo accadde, nei mesi seguenti, quando i membri dell’«onorata società» inquadrati nella «guardia cittadina» dal ministro di Polizia, Liborio Romano (ormai convertitosi alla causa dei Savoia), divennero i veri padroni della città in attesa dell’arrivo di Garibaldi.

«Dopo aver reso questi servigi», scriveva Elliot, «i camorristi acquistarono una potenza e un’autorità spaventevole».
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La recente ristampa delle Memorie di un garibaldino russo di Lev Illic Mecnikov, a cura di Renato Risaliti (Centro interuniversitario di ricerche sul viaggio in Italia, pagg. 330, euro 29) ci offre una testimonianza meno oleografica e certo più autentica sull’impresa dei Mille.

Secondo Mecnikov, infatti, fu solo grazie all’intervento della camorra (guidata dalla «sanguinaria» Marianna De Crescenzio, detta la Sangiovannara) se, il 7 settembre 1860, Garibaldi riuscì a entrare indisturbato a Napoli dove i membri della società criminale si erano assicurati il controllo delle zone strategiche della città, sgominando gli ultimi sostenitori dei Borbone. Notizie ancora più dettagliate della conversione patriottica della camorra sono contenute nel volume del poligrafo di origine francese, Marc Monnier (La camorra o i misteri di Napoli, pubblicato a Firenze nel 1862).

Secondo Monnier, fino alla metà del XIX secolo, l’organizzazione malavitosa aveva sottoscritto un patto scellerato con la polizia, collaborando con essa nella repressione dei piccoli reati, in cambio di una larga tolleranza nei confronti delle sue attività. La camorra, infatti, formava una specie di «polizia scismatica, meglio istruita sui delitti comuni della polizia ortodossa, che si occupava solo dei delitti politici». Se un furto veniva commesso nell’abitazione di un notabile, sosteneva Monnier, «il commissario convocava il capo dei camorristi e lo incaricava di trovare il ladro». Inoltre, la camorra era utilizzata nella «sorveglianza delle prigioni, dei mercati, delle bische, delle case di tolleranza e di tutti i luoghi malfamati della città».

L’intesa cordiale tra quella che amava definirsi la «Bella Società Riformata» e il sovrano delle Due Sicilie s’interruppe però dopo il 1849, quando Ferdinando II decise di avviare una sistematica opera di repressione contro i camorristi.

Da quel momento, la camorra si trasformò in «camorra politica» che si pose al servizio del movimento liberale. Il 2 novembre 1859, il nuovo re delle Due Sicilie, Francesco II, era a tal punto intimorito dal pericolo costituito da questa «opposizione criminale» da riferire all’ambasciatore austriaco che tutti gli sforzi del suo governo erano concentrati a impedire che i suoi i capi organizzassero un’insurrezione. Non si trattava di timori infondati. Nel giugno del 1860, il plenipotenziario inglese a Napoli, Henry George Elliot, informava il Foreign Office che numerose bande camorristiche erano pronte a scendere in campo per contrastare, armi alla mano, la mobilitazione della plebe ancora fedele alla dinastia borbonica. Proprio questo accadde, nei mesi seguenti, quando i membri dell’«onorata società» inquadrati nella «guardia cittadina» dal ministro di Polizia, Liborio Romano (ormai convertitosi alla causa dei Savoia), divennero i veri padroni della città in attesa dell’arrivo di Garibaldi.

«Dopo aver reso questi servigi», scriveva Elliot, «i camorristi acquistarono una potenza e un’autorità spaventevole».

mercoledì 20 luglio 2011

La rabbia di Napoli: «Facciamo da soli, il decreto non serve più»

MONNEZZA Il comune avvia la raccolta differenziata. Ma in città rispuntano i roghi

NAPOLI

di Adriana Pollice

La conversione del decreto d'urgenza sui rifiuti campani, se mai arriverà, troverà la situazione già avviata a una soluzione. «Al punto in cui siamo, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, il Dl è superato nei fatti - spiega Tommaso Sodano, vicesindaco partenopeo - Quello che avevo chiesto in commissione Ambiente era eliminare il meccanismo del nullaosta preventivo della regione che riceve i rifiuti, sostituendolo con una comunicazione che permetta di tenere sotto controllo quantità e qualità dei conferimenti. Una discussione ormai accademica perché Napoli sta facendo da sola». Insomma, sarebbe servito dare la possibilità alle città metropolitane di stringere accordi con un benestare successivo, di conformità e regolarità, ma è evidente che da mesi non è più di rifiuti che si discute ma di affari per le imprese del nord, di mettere le mani sull'impiantistica da costruire, preferibilmente termovalorizzatori con pochi addetti e molti soldi dai Cip6.

Mentre a Roma si litiga, diventa più tiepida la solidarietà della Liguria: «Il governo chiede di aiutare la Campania - la posizione del governatore Claudio Burlando - ma i suoi partiti locali dicono no. Accoglieremo una ridotta quantità, se avremo risposte positive per le due aziende liguri, ancora in credito per lavori eseguiti durante la prima emergenza, saliremo a 2-3 mila tonnellate». Tra le condizioni poste dalla Liguria anche la predisposizione di un piano campano per uno smaltimento autosufficiente e la solidarietà delle altre regioni, per adesso si sono fatte avanti solo Toscana ed Emilia Romagna. A Palazzo San Giacomo allora si lavora per chiudere entro la settimana l'accordo con il paese estero, accordo che non ha bisogno del decreto legge in discussione. «De Magistris non è capace, ci devo pensare io» dichiarò il 22 giugno Berlusconi, è passato un mese e il governo non ha smosso un sacchetto. I rifiuti campani però sono serviti a far fare vetrina all'orgoglio padano. «Alla Lega - ribatte il sindaco partenopeo - ricordo che nel sud Italia, a Caserta, a Napoli in contrada Pisani nel quartiere Pianura, sono stati sversati da imprenditori criminali del nord rifiuti tossico-nocivi. Il partito di Bossi è stato anche responsabile degli anni di commissariamento e di emergenza ambientale». Dal comune raccontano di richieste da parte di amministratori e imprenditori settentrionali per smaltire i rifiuti napoletani, richieste bloccare dai veti di sapore elettorale.

La città allora prova a fare da sé. Ieri de Magistris era nel carcere di Poggioreale, dove sono stipati quasi 2.800 persone, il doppio del previsto. Si è discusso del reinserimento dei detenuti che possono usufruire di premialità nella manutenzione di parchi e giardini, ma anche di un protocollo per la differenziata nelle strutture detentive cittadine e persino di un sito di compostaggio. Perché per fare a meno del decreto c'è bisogno di liberare le strade con l'invio fuori dei sacchetti ma, soprattutto, di avviare la differenziata spinta. Per questo nell'incontro previsto per domani con il premier si discuterà dello sblocco dei fondi Fas destinati alla Campania. Si vede l'uscita ma il percorso non è agevole. Tre giorni di sciopero degli addetti della Lavajet (la società che lavora alla raccolta in subappalto per Asìa), rimasti senza quattordicesima, hanno rimesso in ginocchio il centro storico. Lunedì notte 22 roghi e, soprattutto, colline di rifiuti maleodoranti a corso Garibaldi, nelle vicinanze c'è un mercato del pesce, e alla Pignasecca. Ieri, a ridosso dell'ospedale Pellegrini, la strada era occupata da una montagna di immondizia che bloccava il traffico. L'intervento dell'Asìa ha permesso di liberare le vie in tarda mattinata ma il clima resta teso. «Ogni volta che la città affonda - il commento del presidente di Asìa, Raphael Rossi - i dipendenti di Lavajet non aiutano». Duro anche il sindaco: «O tutti scendono per strada a lavorare, anche in condizioni difficili perché non sappiamo dove andare a sversare, o prenderemo decisioni drastiche, anche in quella direzione».


Fonte: Il Manifesto


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MONNEZZA Il comune avvia la raccolta differenziata. Ma in città rispuntano i roghi

NAPOLI

di Adriana Pollice

La conversione del decreto d'urgenza sui rifiuti campani, se mai arriverà, troverà la situazione già avviata a una soluzione. «Al punto in cui siamo, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, il Dl è superato nei fatti - spiega Tommaso Sodano, vicesindaco partenopeo - Quello che avevo chiesto in commissione Ambiente era eliminare il meccanismo del nullaosta preventivo della regione che riceve i rifiuti, sostituendolo con una comunicazione che permetta di tenere sotto controllo quantità e qualità dei conferimenti. Una discussione ormai accademica perché Napoli sta facendo da sola». Insomma, sarebbe servito dare la possibilità alle città metropolitane di stringere accordi con un benestare successivo, di conformità e regolarità, ma è evidente che da mesi non è più di rifiuti che si discute ma di affari per le imprese del nord, di mettere le mani sull'impiantistica da costruire, preferibilmente termovalorizzatori con pochi addetti e molti soldi dai Cip6.

Mentre a Roma si litiga, diventa più tiepida la solidarietà della Liguria: «Il governo chiede di aiutare la Campania - la posizione del governatore Claudio Burlando - ma i suoi partiti locali dicono no. Accoglieremo una ridotta quantità, se avremo risposte positive per le due aziende liguri, ancora in credito per lavori eseguiti durante la prima emergenza, saliremo a 2-3 mila tonnellate». Tra le condizioni poste dalla Liguria anche la predisposizione di un piano campano per uno smaltimento autosufficiente e la solidarietà delle altre regioni, per adesso si sono fatte avanti solo Toscana ed Emilia Romagna. A Palazzo San Giacomo allora si lavora per chiudere entro la settimana l'accordo con il paese estero, accordo che non ha bisogno del decreto legge in discussione. «De Magistris non è capace, ci devo pensare io» dichiarò il 22 giugno Berlusconi, è passato un mese e il governo non ha smosso un sacchetto. I rifiuti campani però sono serviti a far fare vetrina all'orgoglio padano. «Alla Lega - ribatte il sindaco partenopeo - ricordo che nel sud Italia, a Caserta, a Napoli in contrada Pisani nel quartiere Pianura, sono stati sversati da imprenditori criminali del nord rifiuti tossico-nocivi. Il partito di Bossi è stato anche responsabile degli anni di commissariamento e di emergenza ambientale». Dal comune raccontano di richieste da parte di amministratori e imprenditori settentrionali per smaltire i rifiuti napoletani, richieste bloccare dai veti di sapore elettorale.

La città allora prova a fare da sé. Ieri de Magistris era nel carcere di Poggioreale, dove sono stipati quasi 2.800 persone, il doppio del previsto. Si è discusso del reinserimento dei detenuti che possono usufruire di premialità nella manutenzione di parchi e giardini, ma anche di un protocollo per la differenziata nelle strutture detentive cittadine e persino di un sito di compostaggio. Perché per fare a meno del decreto c'è bisogno di liberare le strade con l'invio fuori dei sacchetti ma, soprattutto, di avviare la differenziata spinta. Per questo nell'incontro previsto per domani con il premier si discuterà dello sblocco dei fondi Fas destinati alla Campania. Si vede l'uscita ma il percorso non è agevole. Tre giorni di sciopero degli addetti della Lavajet (la società che lavora alla raccolta in subappalto per Asìa), rimasti senza quattordicesima, hanno rimesso in ginocchio il centro storico. Lunedì notte 22 roghi e, soprattutto, colline di rifiuti maleodoranti a corso Garibaldi, nelle vicinanze c'è un mercato del pesce, e alla Pignasecca. Ieri, a ridosso dell'ospedale Pellegrini, la strada era occupata da una montagna di immondizia che bloccava il traffico. L'intervento dell'Asìa ha permesso di liberare le vie in tarda mattinata ma il clima resta teso. «Ogni volta che la città affonda - il commento del presidente di Asìa, Raphael Rossi - i dipendenti di Lavajet non aiutano». Duro anche il sindaco: «O tutti scendono per strada a lavorare, anche in condizioni difficili perché non sappiamo dove andare a sversare, o prenderemo decisioni drastiche, anche in quella direzione».


Fonte: Il Manifesto


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Napoli ancora invasa dai rifiuti. E i giochi di palazzo tra Lega e Pdl rallentano l’iter

Napoli, spazzatura nelle strade

Si cammina sul filo, un sottile equilibrio per evitare il baratro. Napoli è ancora invasa dai rifiuti, nonostante gli sforzi dell’Asia, con i camion impegnati 24 ore su 24, e la risposta civile dei quartieri spagnoli dove i cittadini si sono auto-organizzati iniziando una raccolta differenziata fai-da te in attesa di quella ufficiale.

Un equilibrio precario che i giochetti di palazzo di Pdl e Lega potrebbero definitamente spezzare. Il decreto rifiuti doveva tornare nuovamente in commissione, ipotesi bocciata per 6 voti. Ora, poi, l’iniziale astensione della Lega Nord si è trasformata in un no secco che peggiora la situazione. La decisione del consiglio di Stato di ieri ha reso quasi inutile il decreto: i magistrati di Palazzo Spada hanno detto sì agli accordi per portare fuori regione la spazzatura ritenendoli validi e capovolgendo il giudizio negativo del Tar.

Così il decreto del governo, introducendo nuovi sistemi autorizzativi e accordi tra le regioni, potrebbe paradossalmente rendere più complesso portare i rifiuti in uscita dagli Stir fuori dal territorio campano. Ieri il sindaco di Napoli Luigi De Magistris aveva parlato, in conferenza stampa, del rischio sabotaggio. Gli stop e i veti incrociati di certo non aiutano. Per evitare nuovi ostacoli, l’ex pm aveva preferito tenere segreto il paese straniero dove, via nave, saranno portati i rifiuti. Un’idea che ricorda la proposta iniziale di Gianni Lettieri, il candidato al comune per il Pdl, anche se – in quel caso – finalizzata all’incenerimento e non alla differenziata spinta. Un trasferimento fuori nazione che costerà addirittura meno di quello che costa conferire i rifiuti negli impianti provinciali. “Abbiamo ereditato – ha ricordato De Magistris – uno sfascio, non abbiamo un solo impianto e sarebbe preferibile avere un solo Stir da utilizzare per la città”.

L’Asia, la società del comune di Napoli, ha ufficializzato l’apertura (è in corso l’iter autorizzativo) di un sito di stoccaggio provvisorio in città nella zona di via Brin, ma la situazione nelle strade è tragica. A terra ci sono 2520 tonnellate di rifiuti e la raccolta ha subito nuovi stop. Questa notte si è scaricato negli impianti Stir, una parte è stata allocata nell’altro impianto di stoccaggio (nell’ex impianto Icm in zona Napoli Est), ma sono rimaste 300 tonnellate della produzione quotidiana.

Oltre alla vicenda decreto e ai no incrociati di Lega e Pdl, resta difficile anche il rapporto con una ditta che si occupa di raccogliere il pattume nella zona del centro storico: la Lavajet. Da tre giorni la raccolta prosegue a rilento e i rifiuti sono passati da 15 tonnellate, in quell’area, a oltre 190. I lavoratori lamentano il mancato pagamento degli arretrati, una situazione che chiama in causa la precedente gestione Enerambiente, finita sotto la lente di ingrandimento degli investigatori per assunzioni pilotate e possibili giri di mazzette. In queste ore è previsto un vertice tra il vicesindacoTommaso Sodano, il presidente di Asia Raphael Rossi e i vertici dell’azienda per provare a sbloccare la situazione definitivamente, visto che non è la prima volta che i lavoratori incrociano le braccia. Contratto che scade a dicembre quando questi lavoratori dovranno passare da una gestione privata ad una pubblica.

Intanto, a ritmo frenetico si lavora per creare un ciclo di gestione efficiente ed autonomo, a settembre partirà la differenziata porta a porta in altri quartieri della città per raggiungere e superare i 300 mila cittadini coinvolti. Anche quelli dei quartieri spagnoli, dove su iniziativa dei commercianti, è già partita una raccolta auto-gestita. Segnali di luce nella piramide di spazzatura che sommerge ancora la città.


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Napoli, spazzatura nelle strade

Si cammina sul filo, un sottile equilibrio per evitare il baratro. Napoli è ancora invasa dai rifiuti, nonostante gli sforzi dell’Asia, con i camion impegnati 24 ore su 24, e la risposta civile dei quartieri spagnoli dove i cittadini si sono auto-organizzati iniziando una raccolta differenziata fai-da te in attesa di quella ufficiale.

Un equilibrio precario che i giochetti di palazzo di Pdl e Lega potrebbero definitamente spezzare. Il decreto rifiuti doveva tornare nuovamente in commissione, ipotesi bocciata per 6 voti. Ora, poi, l’iniziale astensione della Lega Nord si è trasformata in un no secco che peggiora la situazione. La decisione del consiglio di Stato di ieri ha reso quasi inutile il decreto: i magistrati di Palazzo Spada hanno detto sì agli accordi per portare fuori regione la spazzatura ritenendoli validi e capovolgendo il giudizio negativo del Tar.

Così il decreto del governo, introducendo nuovi sistemi autorizzativi e accordi tra le regioni, potrebbe paradossalmente rendere più complesso portare i rifiuti in uscita dagli Stir fuori dal territorio campano. Ieri il sindaco di Napoli Luigi De Magistris aveva parlato, in conferenza stampa, del rischio sabotaggio. Gli stop e i veti incrociati di certo non aiutano. Per evitare nuovi ostacoli, l’ex pm aveva preferito tenere segreto il paese straniero dove, via nave, saranno portati i rifiuti. Un’idea che ricorda la proposta iniziale di Gianni Lettieri, il candidato al comune per il Pdl, anche se – in quel caso – finalizzata all’incenerimento e non alla differenziata spinta. Un trasferimento fuori nazione che costerà addirittura meno di quello che costa conferire i rifiuti negli impianti provinciali. “Abbiamo ereditato – ha ricordato De Magistris – uno sfascio, non abbiamo un solo impianto e sarebbe preferibile avere un solo Stir da utilizzare per la città”.

L’Asia, la società del comune di Napoli, ha ufficializzato l’apertura (è in corso l’iter autorizzativo) di un sito di stoccaggio provvisorio in città nella zona di via Brin, ma la situazione nelle strade è tragica. A terra ci sono 2520 tonnellate di rifiuti e la raccolta ha subito nuovi stop. Questa notte si è scaricato negli impianti Stir, una parte è stata allocata nell’altro impianto di stoccaggio (nell’ex impianto Icm in zona Napoli Est), ma sono rimaste 300 tonnellate della produzione quotidiana.

Oltre alla vicenda decreto e ai no incrociati di Lega e Pdl, resta difficile anche il rapporto con una ditta che si occupa di raccogliere il pattume nella zona del centro storico: la Lavajet. Da tre giorni la raccolta prosegue a rilento e i rifiuti sono passati da 15 tonnellate, in quell’area, a oltre 190. I lavoratori lamentano il mancato pagamento degli arretrati, una situazione che chiama in causa la precedente gestione Enerambiente, finita sotto la lente di ingrandimento degli investigatori per assunzioni pilotate e possibili giri di mazzette. In queste ore è previsto un vertice tra il vicesindacoTommaso Sodano, il presidente di Asia Raphael Rossi e i vertici dell’azienda per provare a sbloccare la situazione definitivamente, visto che non è la prima volta che i lavoratori incrociano le braccia. Contratto che scade a dicembre quando questi lavoratori dovranno passare da una gestione privata ad una pubblica.

Intanto, a ritmo frenetico si lavora per creare un ciclo di gestione efficiente ed autonomo, a settembre partirà la differenziata porta a porta in altri quartieri della città per raggiungere e superare i 300 mila cittadini coinvolti. Anche quelli dei quartieri spagnoli, dove su iniziativa dei commercianti, è già partita una raccolta auto-gestita. Segnali di luce nella piramide di spazzatura che sommerge ancora la città.


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Pino Aprile presenta "I Savoia e il massacro del Sud" a Gaeta


http://www.youtube.com/watch?v=s7qth1rtG-w&feature=feedu

Il 16 luglio del 2011 all'Arena Miramare è stato presentato il best seller di Antonio Ciano " I Savoia e il massacro del sud" Relatore è stato PIno Aprile,autore del libro più venduto tra il 2010 e il 2011 per la saggistica storica. Entrambi gli autori seguono lo stesso filone antirisorgimentale. Entrambi unitari, entrambi repubblicani. Ciano è stato tra i primi scrittori a ribellarsi alla dittatura storica che ha affabulato tanti ragazzi al poter4e costituito 150 anni fa. Non si trattò di Unione ma di conquista militare, con eccidi e masasacri inauditi. Per la prima volta ,Ciano ha messo ordine all'eccidio di Ponteloandolfo e Casalduni avvenuto il 14 di agosto del 1861, scavando documenti negli archivi di stato.
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http://www.youtube.com/watch?v=s7qth1rtG-w&feature=feedu

Il 16 luglio del 2011 all'Arena Miramare è stato presentato il best seller di Antonio Ciano " I Savoia e il massacro del sud" Relatore è stato PIno Aprile,autore del libro più venduto tra il 2010 e il 2011 per la saggistica storica. Entrambi gli autori seguono lo stesso filone antirisorgimentale. Entrambi unitari, entrambi repubblicani. Ciano è stato tra i primi scrittori a ribellarsi alla dittatura storica che ha affabulato tanti ragazzi al poter4e costituito 150 anni fa. Non si trattò di Unione ma di conquista militare, con eccidi e masasacri inauditi. Per la prima volta ,Ciano ha messo ordine all'eccidio di Ponteloandolfo e Casalduni avvenuto il 14 di agosto del 1861, scavando documenti negli archivi di stato.

IN MEMORIA DEGLI OPERAI MARTIRI DI PIETRARSA

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Rifiuti, dopo lo strappo della Lega il governo verso il ritiro del decreto

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato manca l'accordo nella maggioranza su come modificare il testo del provvedimento. Ipotesi di voto contrario del Carroccio, poi rinvio a domani in Aula

ROMA - E' di nuovo bufera nella maggioranza sul decreto rifiuti per la Campania all'esame dell'aula della Camera, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha sospeso l'ordinanza del Tar del Lazio per lo stop al trasferimento automatico dei rifiuti nelle altre regioni. Da ieri sera, il ministro Stefania Prestigiacomo è impegnata nel tentativo, finora senza successo, di trovare l'accordo fra Lega, Responsabili e parlamentari campani del Pdl su come modificare il testo del provvedimento.

Il Carroccio è contrario ad ogni modifica che faccia venire meno il nulla osta delle altre regioni richieste di ospitare i rifiuti campani mentre a favore, come le opposizioni, sono Responsabili e molti dei parlamentari campani del Pdl che non intendono cedere ancora una volta alla Lega.

Nel tentativo di prendere tempo, il relatore Pdl Agostino Ghiglia ha chiesto il rinvio del provvedimento dall'aula alla commissione, nel timore di una convergenza anti-Lega fra opposizioni, Responsabili e Pdl campano al momento del voto degli emendamenti che, forti della decisione del Consiglio di stato, prevedono la soppressione del 'nulla osta' difeso a spada tratta dal Carroccio. Intanto a Napoli monta la protesta 1per la presenza di rifiuti in tutta la città

Gaffe in aula
-La Lega vota contro il decreto rifiuti? a questo faceva pensare l'intervento in aula alla
Camera del deputato leghista, RenatoTogni, mentre il governo e la maggioranza sono alle prese con il vertice per sbrogliare la matassa. Dal racconto dei suoi colleghi di gruppo emerge invece che quella del deputato è stata solo una gaffe."Vai Togni parla, prendi tempo, c'è una riunione in corso (tra il ministro e i capigruppo Pdl e Lega, ndr)...", Gli dicono. E il deputato leghista non ci pensa due volte. Prende un malloppo di carte che ha lì vicino e comincia a leggere. Si tratta, spiega un deputato del Carroccio, del materiale messo a punto dai funzionari della Camera per i deputati, ad uso internoL ega, dove si spiega la materia che si deve votare e si racconta anche quanto successo durante l'iter partendo dal varo in consiglio dei ministri. Togni legge e... Soltanto alla fine, e in ritardo, si accorge di star leggendo un passaggio dei funzionari che, ricordando l'astensione dei ministri leghisti, presumevano che lo stesso atteggiamento sarebbe stato confermato in aula. Ma la logica della politica segue altre strade e, alla fine, Togni si ritrova al centro di un caso per il 'no' della lega al decreto rifiuti.

La proposta di rinvio in commissione è stata messa ai voti ma, per sei voti, è stata respinta. Ed ora i lavori in Aula proseguono con continui interventi del centrodestra per tentare di non arrivare al voto che potrebbe sancire la spaccatura definitiva della maggioranza sul decreto. Fuori dall'aula, il ministro Prestigiacomo e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio hanno riunito un vertice con i capigruppo di Pdl e Lega Fabrizio Cicchitto e Marco Reguzzoni nel tentativo di sbloccare l'impasse.

Ufficializzato il rinvio
Il relatore del decreto rifiuti alla Camera, Agostino Ghiglia (pdl), chiede il rinvio "ad altra seduta" dell'esame del decreto rifiuti in Campania. L'esponente di maggioranza spiega che "siccome alle 19 è già previsto che si voti sulle dimissioni di un collega" (si tratta del sindaco di Torino Piero Fassino) tanto vale rinviare il provvedimento. Il Pd si è opposto ma alla fine del decreto si discuterà mercoledì mattina.


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Dopo la sentenza del Consiglio di Stato manca l'accordo nella maggioranza su come modificare il testo del provvedimento. Ipotesi di voto contrario del Carroccio, poi rinvio a domani in Aula

ROMA - E' di nuovo bufera nella maggioranza sul decreto rifiuti per la Campania all'esame dell'aula della Camera, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha sospeso l'ordinanza del Tar del Lazio per lo stop al trasferimento automatico dei rifiuti nelle altre regioni. Da ieri sera, il ministro Stefania Prestigiacomo è impegnata nel tentativo, finora senza successo, di trovare l'accordo fra Lega, Responsabili e parlamentari campani del Pdl su come modificare il testo del provvedimento.

Il Carroccio è contrario ad ogni modifica che faccia venire meno il nulla osta delle altre regioni richieste di ospitare i rifiuti campani mentre a favore, come le opposizioni, sono Responsabili e molti dei parlamentari campani del Pdl che non intendono cedere ancora una volta alla Lega.

Nel tentativo di prendere tempo, il relatore Pdl Agostino Ghiglia ha chiesto il rinvio del provvedimento dall'aula alla commissione, nel timore di una convergenza anti-Lega fra opposizioni, Responsabili e Pdl campano al momento del voto degli emendamenti che, forti della decisione del Consiglio di stato, prevedono la soppressione del 'nulla osta' difeso a spada tratta dal Carroccio. Intanto a Napoli monta la protesta 1per la presenza di rifiuti in tutta la città

Gaffe in aula
-La Lega vota contro il decreto rifiuti? a questo faceva pensare l'intervento in aula alla
Camera del deputato leghista, RenatoTogni, mentre il governo e la maggioranza sono alle prese con il vertice per sbrogliare la matassa. Dal racconto dei suoi colleghi di gruppo emerge invece che quella del deputato è stata solo una gaffe."Vai Togni parla, prendi tempo, c'è una riunione in corso (tra il ministro e i capigruppo Pdl e Lega, ndr)...", Gli dicono. E il deputato leghista non ci pensa due volte. Prende un malloppo di carte che ha lì vicino e comincia a leggere. Si tratta, spiega un deputato del Carroccio, del materiale messo a punto dai funzionari della Camera per i deputati, ad uso internoL ega, dove si spiega la materia che si deve votare e si racconta anche quanto successo durante l'iter partendo dal varo in consiglio dei ministri. Togni legge e... Soltanto alla fine, e in ritardo, si accorge di star leggendo un passaggio dei funzionari che, ricordando l'astensione dei ministri leghisti, presumevano che lo stesso atteggiamento sarebbe stato confermato in aula. Ma la logica della politica segue altre strade e, alla fine, Togni si ritrova al centro di un caso per il 'no' della lega al decreto rifiuti.

La proposta di rinvio in commissione è stata messa ai voti ma, per sei voti, è stata respinta. Ed ora i lavori in Aula proseguono con continui interventi del centrodestra per tentare di non arrivare al voto che potrebbe sancire la spaccatura definitiva della maggioranza sul decreto. Fuori dall'aula, il ministro Prestigiacomo e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio hanno riunito un vertice con i capigruppo di Pdl e Lega Fabrizio Cicchitto e Marco Reguzzoni nel tentativo di sbloccare l'impasse.

Ufficializzato il rinvio
Il relatore del decreto rifiuti alla Camera, Agostino Ghiglia (pdl), chiede il rinvio "ad altra seduta" dell'esame del decreto rifiuti in Campania. L'esponente di maggioranza spiega che "siccome alle 19 è già previsto che si voti sulle dimissioni di un collega" (si tratta del sindaco di Torino Piero Fassino) tanto vale rinviare il provvedimento. Il Pd si è opposto ma alla fine del decreto si discuterà mercoledì mattina.


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Asili nido, Italia a due velocità. E' il Sud il fanalino di coda, il Nord Est batte tutti

Roma - (Labitalia) - La percentuale dei Comuni, che offrono il servizio, varia dal21,2% del Meridione al 77,3% dell'area a est del Settentrione. L'Emilia Romagna conserva il primato per la diffusione degli asili nido.

Roma, 18 lug. (Labitalia) - Italia a due velocità sul fronte asili nido, con il Meridione che arranca. Nel nostro Paese, infatti, rimangono molto ampie le differenze territoriali: i bambini che usufruiscono di asili nido comunali o finanziati dai Comuni variano dal 3,4% al Sud, fanalino di coda, al 16,4% al Nord-Est, mentre la percentuale di Comuni, che offrono il servizio, varia dal 21,2% al Sud al 77,3% al Nord-Est. A scattare la fotografia è il Rapporto Istat sui servizi socio-educativi per la prima infanzia. Il quadro dell'offerta pubblica di asili nido in Italia, sottolinea dunque l'Istat, è la risultante di situazioni regionali molto diverse fra loro. Il Nord-Est mantiene livelli superiori rispetto al resto d'Italia, con un incremento continuo dell'offerta comunale in tutte le Regioni, che porta l'indicatore di presa in carico al 16,4% nel 2009/2010. L'Emilia Romagna, in particolare, conserva il primato per la diffusione degli asili nido in termini di numerosità degli utenti (pari al 25,2% dei bambini tra zero e due anni), mentre assieme al Friuli Venezia Giulia risulta essere la regione in cui è maggiormente presente il servizio in termini di percentuale di Comuni coperti (86,8% e 86,2% dei Comuni, in cui risiede il 98,2% e il 95,7% della popolazione target rispettivamente per l'Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia). Anche al Centro si è registrato un aumento considerevole dell'offerta, dovuto prevalentemente all'Umbria e al Lazio. Nel primo caso la crescita è significativamente elevata a partire dal 2008 in conseguenza del potenziamento dei contributi erogati dai Comuni per l'abbattimento delle rette, consentendo alla Regione di conseguire uno dei piu' alti indicatori di presa in carico (21,3%).

Il Lazio, invece, mostra un incremento graduale negli anni sotto la lente di ingrandimento dell'Istat. In termini di bambini iscritti su cento residenti fra zero e due anni, i Comuni del Centro Italia oltrepassano nell'arco di cinque anni la media del Nord-Ovest (14,1%), nonostante la Valle d'Aosta sia la terza Regione italiana per bambini presi in carico dai servizi, dopo l'Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia. Permangono decisamente inferiori alla media nazionale i parametri riscontrati per le regioni del Sud e per le Isole, anche se si intravedono alcuni segnali di miglioramento: nell'ultimo anno la Sardegna è la regione in cui si registra un incremento maggiore della quota di bambini iscritti in rapporto ai residenti (da 6,5% a 10,9%), portandosi al livello più alto in termini di presa in carico degli utenti. Seguono l'Abruzzo (8,1%), la Basilicata (7,6%), la Sicilia (5,1%), il Molise (4,7), la Puglia (4,1%), la Calabria (3,1%) e la Campania (1,7%). Abruzzo, Molise e Basilicata, pur mantenendo numerosità relativamente contenute in termini di utenti, hanno incrementato di un quarto il numero di Comuni in cui è presente il servizio, mentre la Sardegna l'ha più che raddoppiato.

Fonte:Adnkronos

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Roma - (Labitalia) - La percentuale dei Comuni, che offrono il servizio, varia dal21,2% del Meridione al 77,3% dell'area a est del Settentrione. L'Emilia Romagna conserva il primato per la diffusione degli asili nido.

Roma, 18 lug. (Labitalia) - Italia a due velocità sul fronte asili nido, con il Meridione che arranca. Nel nostro Paese, infatti, rimangono molto ampie le differenze territoriali: i bambini che usufruiscono di asili nido comunali o finanziati dai Comuni variano dal 3,4% al Sud, fanalino di coda, al 16,4% al Nord-Est, mentre la percentuale di Comuni, che offrono il servizio, varia dal 21,2% al Sud al 77,3% al Nord-Est. A scattare la fotografia è il Rapporto Istat sui servizi socio-educativi per la prima infanzia. Il quadro dell'offerta pubblica di asili nido in Italia, sottolinea dunque l'Istat, è la risultante di situazioni regionali molto diverse fra loro. Il Nord-Est mantiene livelli superiori rispetto al resto d'Italia, con un incremento continuo dell'offerta comunale in tutte le Regioni, che porta l'indicatore di presa in carico al 16,4% nel 2009/2010. L'Emilia Romagna, in particolare, conserva il primato per la diffusione degli asili nido in termini di numerosità degli utenti (pari al 25,2% dei bambini tra zero e due anni), mentre assieme al Friuli Venezia Giulia risulta essere la regione in cui è maggiormente presente il servizio in termini di percentuale di Comuni coperti (86,8% e 86,2% dei Comuni, in cui risiede il 98,2% e il 95,7% della popolazione target rispettivamente per l'Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia). Anche al Centro si è registrato un aumento considerevole dell'offerta, dovuto prevalentemente all'Umbria e al Lazio. Nel primo caso la crescita è significativamente elevata a partire dal 2008 in conseguenza del potenziamento dei contributi erogati dai Comuni per l'abbattimento delle rette, consentendo alla Regione di conseguire uno dei piu' alti indicatori di presa in carico (21,3%).

Il Lazio, invece, mostra un incremento graduale negli anni sotto la lente di ingrandimento dell'Istat. In termini di bambini iscritti su cento residenti fra zero e due anni, i Comuni del Centro Italia oltrepassano nell'arco di cinque anni la media del Nord-Ovest (14,1%), nonostante la Valle d'Aosta sia la terza Regione italiana per bambini presi in carico dai servizi, dopo l'Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia. Permangono decisamente inferiori alla media nazionale i parametri riscontrati per le regioni del Sud e per le Isole, anche se si intravedono alcuni segnali di miglioramento: nell'ultimo anno la Sardegna è la regione in cui si registra un incremento maggiore della quota di bambini iscritti in rapporto ai residenti (da 6,5% a 10,9%), portandosi al livello più alto in termini di presa in carico degli utenti. Seguono l'Abruzzo (8,1%), la Basilicata (7,6%), la Sicilia (5,1%), il Molise (4,7), la Puglia (4,1%), la Calabria (3,1%) e la Campania (1,7%). Abruzzo, Molise e Basilicata, pur mantenendo numerosità relativamente contenute in termini di utenti, hanno incrementato di un quarto il numero di Comuni in cui è presente il servizio, mentre la Sardegna l'ha più che raddoppiato.

Fonte:Adnkronos

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martedì 19 luglio 2011

I Savoia e il massacro del Sud, in libreria a Gaeta


http://www.youtube.com/watch?v=knJUrd6jDSc

Il best seller è arrivato in libreria a Gaeta.
Per il 31 del mese di luglio sarà distribuito in tutta Italia.
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Sabato 16 Luglio è stato presentato presso il Lido Miramare a Gaeta la ristampa del libro "I Savoia e il massacro del Sud" di Antonio Ciano.

Il libro, al suo debutto, fu un vero e proprio caso editoriale vendendo 100.000 copie e raccontando fatti e avvenimenti fino ad allora sconosciuti. La serata è stata presentata dall' Associazione Lega di Lepanto. Sono intervenuti per l'occasione oltre che il Sindaco di Gaeta, Dott. Raimondi, il noto scrittore e giornalista Pino Aprile, autore della prefazione di questa ristampa e del fortunatissimo libro "Terroni". Il libro è in distribuzione grazie alla casa editrice MANEGES e siamo sicuri avrà di nuovo un ottimo successo.

Daniele Iadicicco

L'autore Antonio Ciano

Da sin: Pino Aprile, Antonio Ciano ed il Sindaco di Gaeta Raimondi

I Savoia e il massacro del sud, nuova edizione

Fonte: Terraurunca


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http://www.youtube.com/watch?v=knJUrd6jDSc

Il best seller è arrivato in libreria a Gaeta.
Per il 31 del mese di luglio sarà distribuito in tutta Italia.
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Sabato 16 Luglio è stato presentato presso il Lido Miramare a Gaeta la ristampa del libro "I Savoia e il massacro del Sud" di Antonio Ciano.

Il libro, al suo debutto, fu un vero e proprio caso editoriale vendendo 100.000 copie e raccontando fatti e avvenimenti fino ad allora sconosciuti. La serata è stata presentata dall' Associazione Lega di Lepanto. Sono intervenuti per l'occasione oltre che il Sindaco di Gaeta, Dott. Raimondi, il noto scrittore e giornalista Pino Aprile, autore della prefazione di questa ristampa e del fortunatissimo libro "Terroni". Il libro è in distribuzione grazie alla casa editrice MANEGES e siamo sicuri avrà di nuovo un ottimo successo.

Daniele Iadicicco

L'autore Antonio Ciano

Da sin: Pino Aprile, Antonio Ciano ed il Sindaco di Gaeta Raimondi

I Savoia e il massacro del sud, nuova edizione

Fonte: Terraurunca


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Colore Giallo Napoli



Ieri sera, come era apparso sul sito del Partito del Sud, al Caffè Arabo di piazza Bellini a Napoli c’è stata la proiezione del documentario “Cento passi per la libertà - viaggio documentario nella campagna elettorale di Luigi de Magistris” realizzato da Marco Rossano. Erano presenti Luigi de Magistris, Andrea Balia del Partito del Sud, Omar Suleiman dell'Osservatorio Palestina, Carlo Iannello consigliere comunale e il regista Marco Rossano.
Vorrei documentare l’evento, chiaramente utile per mille motivi e per commentare e spingere a dotte riflessioni sulle cento giornate precedenti alla conquista di Napoli vinte dal nostro sindaco, inatteso vento rigenerante. Una politica non incasellabile tra quelle manifeste di altre idealità impolverate e ammuffite della vecchia politica. Non, dunque, vento veloce e fuggevole ma aria, aria nuova da respirare che si percepisce dalla un’efficienza dell’amministrazione di Luigi de Magistris che sta gradualmente ma anche rapidamente dimostrandosi in una fenomenale capacità fattuale e per Omar che ha mostrato una valenza sorprendente nel suo discorso, dimostrativo di un felice accordo tra le nostre culture più che consanguinee. Si è detto pronto, con la sua comunità, a contribuire alla restaurazione della città ma, invero, ciò che mi ha colpito è stato un colore, un certo colore.
Luigi era lì tra noi, … ci si salutava come vecchi amici.
Un affoltato gruppo che chiedeva solo un incontro tra amici, l’aria pareva pesante ma la sera avvolgente. Le roteanti sirene e luminescenze azzurre delle auto blu di vigili urbani non c’erano. Ecco il colore della sera non aveva il blu cupo delle divise. Non ce n’era nessuna. Il blu era nell’unica giacca della serata. Quella di Luigi.
Il colore era tra noi e noi dentro. Il colore era il gioco di un pennello che sagomava le forme della gente, s’intingeva nel giallo Napoli, nel bruno della terra ombra e nella forte biacca che stagliavano i corpi e i volti. Il colore docile del discorrere, del concordare, delle intese felici, delle proposizioni e non delle promesse giurate, delle tazzine bianche, del nitore delle limonate e dell’oro cilindrico dei the come grosse pietre ametista, delle spente tovaglie per via della sera che calava.
Le persone non sono solo corpi parlanti ma soprattutto pensieri.
E i pensieri, quando valgono, hanno il colore dell’oro o del chiarore, a volte tenue, tonale e docile o, talvolta, stridenti delle smanie. Stasera s’era immersi nei sorrisi luminosi di Luigi, delle tonde e lucide guance di Schettino, nel biondo delle numerose donne e della paciosa sicurezza di un dissertatore schietto e non conferenziale del nostro Andrea Balia che non si sorprendeva della brillante e iridata accoglienza della pelle nera di tanti bambini africani di Saharawi accolti stamani perché restino accolti in città per l’intero mese e da dove, pare, anche lì sia soffiato un simile vento di libertà e orgoglio come a Napoli nella equivalente lotta per una nuova umanità.

di Bruno Pappalardo (steve ‘llà)
18.07.2011, piazza Bellini, Napoli - h.22.40

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Ieri sera, come era apparso sul sito del Partito del Sud, al Caffè Arabo di piazza Bellini a Napoli c’è stata la proiezione del documentario “Cento passi per la libertà - viaggio documentario nella campagna elettorale di Luigi de Magistris” realizzato da Marco Rossano. Erano presenti Luigi de Magistris, Andrea Balia del Partito del Sud, Omar Suleiman dell'Osservatorio Palestina, Carlo Iannello consigliere comunale e il regista Marco Rossano.
Vorrei documentare l’evento, chiaramente utile per mille motivi e per commentare e spingere a dotte riflessioni sulle cento giornate precedenti alla conquista di Napoli vinte dal nostro sindaco, inatteso vento rigenerante. Una politica non incasellabile tra quelle manifeste di altre idealità impolverate e ammuffite della vecchia politica. Non, dunque, vento veloce e fuggevole ma aria, aria nuova da respirare che si percepisce dalla un’efficienza dell’amministrazione di Luigi de Magistris che sta gradualmente ma anche rapidamente dimostrandosi in una fenomenale capacità fattuale e per Omar che ha mostrato una valenza sorprendente nel suo discorso, dimostrativo di un felice accordo tra le nostre culture più che consanguinee. Si è detto pronto, con la sua comunità, a contribuire alla restaurazione della città ma, invero, ciò che mi ha colpito è stato un colore, un certo colore.
Luigi era lì tra noi, … ci si salutava come vecchi amici.
Un affoltato gruppo che chiedeva solo un incontro tra amici, l’aria pareva pesante ma la sera avvolgente. Le roteanti sirene e luminescenze azzurre delle auto blu di vigili urbani non c’erano. Ecco il colore della sera non aveva il blu cupo delle divise. Non ce n’era nessuna. Il blu era nell’unica giacca della serata. Quella di Luigi.
Il colore era tra noi e noi dentro. Il colore era il gioco di un pennello che sagomava le forme della gente, s’intingeva nel giallo Napoli, nel bruno della terra ombra e nella forte biacca che stagliavano i corpi e i volti. Il colore docile del discorrere, del concordare, delle intese felici, delle proposizioni e non delle promesse giurate, delle tazzine bianche, del nitore delle limonate e dell’oro cilindrico dei the come grosse pietre ametista, delle spente tovaglie per via della sera che calava.
Le persone non sono solo corpi parlanti ma soprattutto pensieri.
E i pensieri, quando valgono, hanno il colore dell’oro o del chiarore, a volte tenue, tonale e docile o, talvolta, stridenti delle smanie. Stasera s’era immersi nei sorrisi luminosi di Luigi, delle tonde e lucide guance di Schettino, nel biondo delle numerose donne e della paciosa sicurezza di un dissertatore schietto e non conferenziale del nostro Andrea Balia che non si sorprendeva della brillante e iridata accoglienza della pelle nera di tanti bambini africani di Saharawi accolti stamani perché restino accolti in città per l’intero mese e da dove, pare, anche lì sia soffiato un simile vento di libertà e orgoglio come a Napoli nella equivalente lotta per una nuova umanità.

di Bruno Pappalardo (steve ‘llà)
18.07.2011, piazza Bellini, Napoli - h.22.40

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Palermo - napoli. ieri ed oggi

Di Luigi de Magistris


Paolo Borsellino sosteneva che “si ama ciò che non ci piace per poterlo cambiare”. Lo sosteneva riferendosi alla sua città, Palermo. Lo sosteneva animato dalla convinzione che solo una “rivoluzione culturale”, diffusa capillarmente in tutta la società, avrebbe vinto le mafie liberando la Sicilia e il Paese da quella “puzza di compromesso morale” che funziona da fertilizzante per il crimine organizzato. Quel compromesso morale che si realizza nel punto di incontro fra pubblico e privato, che riguarda ciascun individuo e qualsiasi ruolo sociale, che si manifesta nelle grandi e piccole azioni di vita, che trova ragion d’essere nella personale mancanza di coraggio, che si giustifica con l’argomento del “tanto nulla può cambiare”.

Quel compromesso morale che consente alla mafia di alimentarsi e soprattutto di controllare il tessuto sociale, fino ad arrivare ad infiltrare le istituzioni e la politica, oltre la finanza e il mercato. Un potere che, più in generale, si fonda sulla manipolazione delle coscienze. Paolo Borsellino, di cui oggi ricorre l’anniversario dell’uccisione in via D’Amelio, ha avuto il merito di aver combattuto cosa nostra e di averlo fatto colpendola nel suo cuore pulsante: l’interesse economico, secondo il famoso slogan del “follow the money”, cioè “segui la pista del denaro per arrivare ai vertici del potere mafioso”. Ma soprattutto ha avuto il merito di aver contrastato l’organizzazione criminale puntando il faro dell’attenzione sul suo livello di infiltrazione e di copertura istituzionale, sulla sua capacità di condizionare le istituzioni, fino ad arrivare alla dolorosa ma ormai nota stagione della “Trattativa fra Stato e mafia”. Le indagini in corso a Palermo, Caltanissetta, Roma e Firenze -così tanto scoraggiate da una “certa” parte della politica, per anni affetta dalla sindrome della dimenticanza intermittente- stanno portando a galla proprio questa verità: l’uccisione di Borsellino ha origine in quel rapporto che lo Stato (alcuni esponenti dei servizi segreti, delle forze dell’ordine, della magistratura, del potere politico) andò costruendo, a cavallo fra la strage di Capaci e via D’Amelio (o forse ancor prima), per tentare di difendersi dalla potenza mafiosa e creando con essa un'unica entità.

Per questo il suo omicidio è stato un assassinio politico, i cui contorni e i cui protagonisti ancora oggi devono essere accertati tenendo conto -come ricordato per anni e nell’isolamento generale dagli stessi Salvatore e Rita Borsellino- che pezzi istituzionali di questo paese non hanno interesse al raggiungimento della verità giudiziaria e storica proprio a causa di quella trattativa. Non voglio entrare nel merito di indagini tutt’ora in corso e non voglio soffermarmi su ciò che recentemente è venuto alla luce, voglio invece ricordare Borsellino per la testimonianza straordinaria lasciata a questo paese. E voglio farlo dalla prospettiva che adesso mi caratterizza: quella di sindaco di una città che trova nel crimine organizzato uno dei maggiori deterrenti alla crescita, allo sviluppo, al raggiungimento della libertà.

Ecco allora che quel “si ama ciò che non ci piace per poter cambiare” suona alle mie orecchie come un monito imprescindibile: Napoli possiede troppi aspetti che non mi piacciono e che non piacciono a tantissimi suoi cittadini, ma amiamo questa città e crediamo nelle sue potenzialità, ed è proprio per questo che stiamo cercando di cambiarla. Oggi Borsellino vorrei ricordarlo così, per quel filo di speranza nel cambiamento morale ed etico che lega idealmente Palermo e Napoli, nel passato e nel presente. Ricordarlo per l’insegnamento che ci ha lasciato e che va oltre il merito giudiziario, tanto da trasformarsi in una preziosa indicazione anche per chi amministra e per chi è amministrato, per un sindaco e per la sua città, per me e per Napoli.

Fonte:Sindaco per Napoli


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Di Luigi de Magistris


Paolo Borsellino sosteneva che “si ama ciò che non ci piace per poterlo cambiare”. Lo sosteneva riferendosi alla sua città, Palermo. Lo sosteneva animato dalla convinzione che solo una “rivoluzione culturale”, diffusa capillarmente in tutta la società, avrebbe vinto le mafie liberando la Sicilia e il Paese da quella “puzza di compromesso morale” che funziona da fertilizzante per il crimine organizzato. Quel compromesso morale che si realizza nel punto di incontro fra pubblico e privato, che riguarda ciascun individuo e qualsiasi ruolo sociale, che si manifesta nelle grandi e piccole azioni di vita, che trova ragion d’essere nella personale mancanza di coraggio, che si giustifica con l’argomento del “tanto nulla può cambiare”.

Quel compromesso morale che consente alla mafia di alimentarsi e soprattutto di controllare il tessuto sociale, fino ad arrivare ad infiltrare le istituzioni e la politica, oltre la finanza e il mercato. Un potere che, più in generale, si fonda sulla manipolazione delle coscienze. Paolo Borsellino, di cui oggi ricorre l’anniversario dell’uccisione in via D’Amelio, ha avuto il merito di aver combattuto cosa nostra e di averlo fatto colpendola nel suo cuore pulsante: l’interesse economico, secondo il famoso slogan del “follow the money”, cioè “segui la pista del denaro per arrivare ai vertici del potere mafioso”. Ma soprattutto ha avuto il merito di aver contrastato l’organizzazione criminale puntando il faro dell’attenzione sul suo livello di infiltrazione e di copertura istituzionale, sulla sua capacità di condizionare le istituzioni, fino ad arrivare alla dolorosa ma ormai nota stagione della “Trattativa fra Stato e mafia”. Le indagini in corso a Palermo, Caltanissetta, Roma e Firenze -così tanto scoraggiate da una “certa” parte della politica, per anni affetta dalla sindrome della dimenticanza intermittente- stanno portando a galla proprio questa verità: l’uccisione di Borsellino ha origine in quel rapporto che lo Stato (alcuni esponenti dei servizi segreti, delle forze dell’ordine, della magistratura, del potere politico) andò costruendo, a cavallo fra la strage di Capaci e via D’Amelio (o forse ancor prima), per tentare di difendersi dalla potenza mafiosa e creando con essa un'unica entità.

Per questo il suo omicidio è stato un assassinio politico, i cui contorni e i cui protagonisti ancora oggi devono essere accertati tenendo conto -come ricordato per anni e nell’isolamento generale dagli stessi Salvatore e Rita Borsellino- che pezzi istituzionali di questo paese non hanno interesse al raggiungimento della verità giudiziaria e storica proprio a causa di quella trattativa. Non voglio entrare nel merito di indagini tutt’ora in corso e non voglio soffermarmi su ciò che recentemente è venuto alla luce, voglio invece ricordare Borsellino per la testimonianza straordinaria lasciata a questo paese. E voglio farlo dalla prospettiva che adesso mi caratterizza: quella di sindaco di una città che trova nel crimine organizzato uno dei maggiori deterrenti alla crescita, allo sviluppo, al raggiungimento della libertà.

Ecco allora che quel “si ama ciò che non ci piace per poter cambiare” suona alle mie orecchie come un monito imprescindibile: Napoli possiede troppi aspetti che non mi piacciono e che non piacciono a tantissimi suoi cittadini, ma amiamo questa città e crediamo nelle sue potenzialità, ed è proprio per questo che stiamo cercando di cambiarla. Oggi Borsellino vorrei ricordarlo così, per quel filo di speranza nel cambiamento morale ed etico che lega idealmente Palermo e Napoli, nel passato e nel presente. Ricordarlo per l’insegnamento che ci ha lasciato e che va oltre il merito giudiziario, tanto da trasformarsi in una preziosa indicazione anche per chi amministra e per chi è amministrato, per un sindaco e per la sua città, per me e per Napoli.

Fonte:Sindaco per Napoli


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