giovedì 23 giugno 2011

Il Partito del Sud su Wikipedia


E finalmente siamo anche su Wikipedia...ecco la voce Partito del Sud :

http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_del_Sud


it.wikipedia.org
Il Partito del Sud - Alleanza Meridionale è un partito politico fondato nel 2007 a Gaeta (LT) ad opera di Antonio Ciano. Il movimento si propone come difensore degli interessi del sud slegato dai partiti politici tradizionali.
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Il Partito del Sud - Alleanza Meridionale è un partito politico fondato nel 2007 a Gaeta (LT) ad opera di Antonio Ciano. Il movimento si propone come difensore degli interessi del sud slegato dai partiti politici tradizionali.

I° meeting provinciale del Partito del Sud Caserta - Giovedì 23 Giugno 2011 ore 20.00

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Intervista ad Eugenio Bennato, un grande artista ed un grande amico del Partito del Sud

Grazie Eugenio per aver permesso quest'intervista molto interessante, a noi del PdSUD che abbiamo fatto da tramite e grazie a Valerio Rizzo del Gruppo Facebook Briganti per averla realizzata!


http://www.youtube.com/watch?v=od7qdsIJuz8&feature=player_embedded

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Grazie Eugenio per aver permesso quest'intervista molto interessante, a noi del PdSUD che abbiamo fatto da tramite e grazie a Valerio Rizzo del Gruppo Facebook Briganti per averla realizzata!


http://www.youtube.com/watch?v=od7qdsIJuz8&feature=player_embedded

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Luigi de Magistris: Nonostante Berlusconi, lavoriamo per liberare Napoli


https://www.youtube.com/watch?v=SFYDEbFYkKs&feature=player_embedded

In materia di rifiuti ci siamo già assunti, come amministrazione, responsabilità che altri, in vent'anni, non si sono mai assunti. La prima delibera approvata dalla Giunta è una delibera rivoluzionaria che prevede un'accelerazione della raccolta differenziata porta a porta e il massimo protagonismo dei cittadini. Adesso la priorità, però, è togliere dalle strade la spazzatura. Il Comune ha la responsabilità della raccolta dei rifiuti e, per quanto ci riguarda, siamo pronti e siamo attivi. Abbiamo anche trovato risorse economiche importanti in questo senso. Non può sfuggire a nessuno, però, che abbiamo ricevuto pesanti sabotaggi nell'attuazione del nostro piano, tanto che questi stessi sabotaggi sono stati segnalati nelle sedi istituzionali preposte. Non c'è comunque da stupirsi: i sabotaggi sono il segnale che stiamo toccando "equilibri" consolidati, anche frutto dell'azione di forze oscure che si stanno mettendo di traverso. Devo però chiarire due aspetti centrali: non per discolparmi -visto che la nostra amministrazione sta compiendo uno sforzo mastodontico per provvedere alla crisi in atto- ma per amore di verità. Primo aspetto: l'indicazione del luogo in cui smaltire i rifiuti dipende da altri enti e non certo dal Comune. Secondo aspetto: il Governo si è girato dall'altra parte a causa dei veti della Lega Nord, non varando il decreto che, invece, sarebbe suo dovere varare. Per ragioni prima morali e poi politiche. Dunque fa sorridere quanto dichiarato oggi dal presidente del Consiglio che, più di tutti, porta il peso di una colpa antica: quella di aver abbandonato Napoli a se stessa, imponendo solo stagioni emergenziali che non hanno prodotto alcun miglioramento sul fronte rifiuti, escluso quello del forziere economico delle cricche dell'incenerimento e dello smaltimento illecito. Stiamo cercando di ottenere il massimo del risultato per mezzo della collaborazione politica-istituzionale con la Regione e la Provincia, evitando rotture nel solo interesse dei cittadini. Nei giorni scorsi avevamo raggiunto, da questo punto di vista, risultati importanti che avrebbero consentito di pulire Napoli in cinque giorni. Ma il sito individuato per la trasferenza dei rifiuti, quello di Caivano, è stato chiuso per un'ordinanza del primo cittadino, rendendo impossibile la realizzazione del nostro piano. Accogliamo quindi con favore la decisione del Tar della Campania che ha concesso la sospensiva del provvedimento emesso dal sindaco di Caivano. In questa situazione drammatica, nonostante le difficoltà che stiamo incontrando, credo che attraverso la solidarietà all'interno della Regione si possa far fronte all'emergenza vissuta. Togliere la spazzatura dalle strade è indispensabile anche in vista del futuro, perchè significa partire subito con la raccolta differenziata e il compostaggio, cioè con un ciclo dei rifiuti ecocompatibile. Sono fiducioso che le altre istituzioni collaboreranno, ma se così non fosse, sindaco e vicesindaco proporranno un piano alternativo perchè a quel punto, una volta abbandonati da tutti, è nostro dovere trovare una soluzione in totale autonomia.

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https://www.youtube.com/watch?v=SFYDEbFYkKs&feature=player_embedded

In materia di rifiuti ci siamo già assunti, come amministrazione, responsabilità che altri, in vent'anni, non si sono mai assunti. La prima delibera approvata dalla Giunta è una delibera rivoluzionaria che prevede un'accelerazione della raccolta differenziata porta a porta e il massimo protagonismo dei cittadini. Adesso la priorità, però, è togliere dalle strade la spazzatura. Il Comune ha la responsabilità della raccolta dei rifiuti e, per quanto ci riguarda, siamo pronti e siamo attivi. Abbiamo anche trovato risorse economiche importanti in questo senso. Non può sfuggire a nessuno, però, che abbiamo ricevuto pesanti sabotaggi nell'attuazione del nostro piano, tanto che questi stessi sabotaggi sono stati segnalati nelle sedi istituzionali preposte. Non c'è comunque da stupirsi: i sabotaggi sono il segnale che stiamo toccando "equilibri" consolidati, anche frutto dell'azione di forze oscure che si stanno mettendo di traverso. Devo però chiarire due aspetti centrali: non per discolparmi -visto che la nostra amministrazione sta compiendo uno sforzo mastodontico per provvedere alla crisi in atto- ma per amore di verità. Primo aspetto: l'indicazione del luogo in cui smaltire i rifiuti dipende da altri enti e non certo dal Comune. Secondo aspetto: il Governo si è girato dall'altra parte a causa dei veti della Lega Nord, non varando il decreto che, invece, sarebbe suo dovere varare. Per ragioni prima morali e poi politiche. Dunque fa sorridere quanto dichiarato oggi dal presidente del Consiglio che, più di tutti, porta il peso di una colpa antica: quella di aver abbandonato Napoli a se stessa, imponendo solo stagioni emergenziali che non hanno prodotto alcun miglioramento sul fronte rifiuti, escluso quello del forziere economico delle cricche dell'incenerimento e dello smaltimento illecito. Stiamo cercando di ottenere il massimo del risultato per mezzo della collaborazione politica-istituzionale con la Regione e la Provincia, evitando rotture nel solo interesse dei cittadini. Nei giorni scorsi avevamo raggiunto, da questo punto di vista, risultati importanti che avrebbero consentito di pulire Napoli in cinque giorni. Ma il sito individuato per la trasferenza dei rifiuti, quello di Caivano, è stato chiuso per un'ordinanza del primo cittadino, rendendo impossibile la realizzazione del nostro piano. Accogliamo quindi con favore la decisione del Tar della Campania che ha concesso la sospensiva del provvedimento emesso dal sindaco di Caivano. In questa situazione drammatica, nonostante le difficoltà che stiamo incontrando, credo che attraverso la solidarietà all'interno della Regione si possa far fronte all'emergenza vissuta. Togliere la spazzatura dalle strade è indispensabile anche in vista del futuro, perchè significa partire subito con la raccolta differenziata e il compostaggio, cioè con un ciclo dei rifiuti ecocompatibile. Sono fiducioso che le altre istituzioni collaboreranno, ma se così non fosse, sindaco e vicesindaco proporranno un piano alternativo perchè a quel punto, una volta abbandonati da tutti, è nostro dovere trovare una soluzione in totale autonomia.

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Le risorse del Sud


B R I G A N T A G G I O Politico e Sociale

Rivista trimestrale storico culturale

Anno I - Marzo 2011 - n. 1



di Pino Aprile


C’è un Sud che fermenta sottotraccia; e nessuno se ne accorge, perché il Sud non fa notizia e non ha voce, quindi non sa di se stesso. E allora, come lo so? Perché godo della doppia (pur se faticosa) condizione di essere meridionale che si occupa del Sud e lo percorre, ma vivendo altrove. Così, il confronto è continuo e le variazioni, le sensazioni si colgono più facilmente.

Ma non l’ho fatto apposta! Diciamo che il “cosa” non mi sfuggiva; ma il “quanto”, la sua dimensione, sì; e per certi versi, pure il “come”, perché non avevo afferrato la vastità di espressioni del risorgente interesse dei meridionali per la propria terra e la propria storia.

E' successo che ho sbagliato i conti: avevo deciso, finito Terroni, di fare una quindicina di presentazioni, nei primi mesi dall’uscita del libro; e di premiarmi con una lunga estate di vela e di mare: in fondo, non facevo vacanze da qualche anno e non vedevo la mia barca da cinque! Invece, il libro mi ha messo il guinzaglio e portato in giro ovunque, in Italia e all’estero.

Ho tentato di difendere il mio diritto alla proprietà della mia vita, ho rifiutato, con educazione, tutto quello che potevo rifiutare, ma alla fine mi sono ritrovato con quasi duecento presentazioni in sette mesi, che sarebbero circa una al giorno; per evitare una denuncia per abbandono del tetto coniugale e ottimizzare i tempi, ne ho infilate sino a quattro al giorno. Ma per Stoccolma, Londra, Manchester, Zurigo (e poi Bruxelles, New York...), fra andata, dibattito, rientro, un paio di giorni se ne vanno; e così per il Salone del libro di Torino, gli incontri nelle università... Non era mai successo nella storia della casa editrice, e sì che non è delle più giovani, né delle più piccole. E non so cosa fare per gli altri scarsi cinquecento inviti ancora inevasi.

Questa strapazzata, se avessi dovuto preventivarla, non l’avrei mai fatta: perché andare in paesini di cui ignoravi pure l’esistenza, sino a che non ci hai messo piede? Cosa credi di trovare in borghi persi nelle montagne lontane dall’autostrada, dove ci va solo chi deve andare proprio là? Beh, spesso, era giusto lì quello che c’era da sapere. C’è un Sud che sta perdendo la sua subalternità e lo si deve: 1) alla tenacia con cui una sparuta generazione di padri (oggi anziani) ha inseguito la sua storia denigrata e nascosta, incurante dell’idea di inutilità (e persino derisione) che la circondava; 2) alla modernità e alla naturalezza, con cui la successiva generazione di cosmopoliti figli vede o vuol vedere una possibilità di futuro a casa sua, riscoprendone valori sottovalutati; e, con quelli, un passato negletto.

E' un fenomeno figlio di necessità (tira brutt’aria un po’ ovunque, andarsene non è più una soluzione certa, come prima) e di cultura più ampia (sono ragazzi cresciuti in una Europa senza frontiere, con una sola moneta, il viaggio facile ed economico: hanno visto come i localismi possano produrre lavoro, ricchezza, anche con molto meno di quello che una regione antica come il Mezzogiorno possiede e spesso non sa di avere. Insomma: guardano alla propria terra, con lo stesso sguardo di uno straniero, apprezzandone quello a cui non fa caso chi è qui da sempre, perché ce l’ha sotto gli occhi. Sono gente pratica, questi ragazzi, con buoni, spesso ottimi studi, i 110 e qualche lode, le Bocconi e i Politecnici, i master wow!, e come il giovanotto che stava all’università di Bari, poi «ho preso un Ryan air», London School of Economics, e conquistato il titolo, rifiuta le offerte made in England, torna al suo paese murgiano e si inventa un lavoro...

Non sono idealisti come i padri, non si fanno illusioni, hanno poca stima nelle possibilità, negli spazi, nell’attenzione al merito che questo Paese offre loro (la Gelmini è ministro della Pubblica istruzione, che gli racconti?); ma hanno più fiducia in se stessi, creano un festival del cinema; una cooperativa fra produttori di formaggio; per volontariato, dotano il paesello di pescatori di una stagione letteraria nazionale; con in tasca una laurea al Dams e l’amico bocconiano, avviano, nel Vallo di Diano, un allevamento di maiali per la produzione di salumi tradizionali; o, con laurea in antropologia, recuperano canti e detti del paese, e ne fanno uno spettacolo itinerante, con uso di strumenti musicali antichi; o si riuniscono per tutelare la sorgente che dà nome anche alla cittadina e farne una miniera culturale; o si ritrovano ogni fine settimana nel paese da cui si è partiti, per far nascere iniziative che gli ridiano vita, riportino a casa gli emigrati...

Ma sempre, in tutti questi casi, e molti altri ancora, domina la fame di storia, di ricostruzione dell’identità meridionale, avvertita come risorsa economica e rinascita personale. Una tale quantità di convegni, dibattiti, mostre sul tema credo non si sia vista mai! E lì, le generazioni si incontrano, ma la differenza si vede: i padri si dividono sulle idee (sono cresciuti in un mondo ideologizzato); i figli si uniscono sui progetti. I padri hanno dovuto scrollarsi il peso del pregiudizio; i figli ne sono privi. La parola e la figura del brigante, per dire: erano vergogna celata nel passato delle famiglie meridionali; oggi sono motivo di fierezza e rivendicazione identitaria. “Brigante”, al Sud, suona un complimento, adesso; come una volta, quando le mamme vezzeggiavano i loro figli, chiamandoli “brigantiello mio”.

Fonte : Brigantaggio.eu


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B R I G A N T A G G I O Politico e Sociale

Rivista trimestrale storico culturale

Anno I - Marzo 2011 - n. 1



di Pino Aprile


C’è un Sud che fermenta sottotraccia; e nessuno se ne accorge, perché il Sud non fa notizia e non ha voce, quindi non sa di se stesso. E allora, come lo so? Perché godo della doppia (pur se faticosa) condizione di essere meridionale che si occupa del Sud e lo percorre, ma vivendo altrove. Così, il confronto è continuo e le variazioni, le sensazioni si colgono più facilmente.

Ma non l’ho fatto apposta! Diciamo che il “cosa” non mi sfuggiva; ma il “quanto”, la sua dimensione, sì; e per certi versi, pure il “come”, perché non avevo afferrato la vastità di espressioni del risorgente interesse dei meridionali per la propria terra e la propria storia.

E' successo che ho sbagliato i conti: avevo deciso, finito Terroni, di fare una quindicina di presentazioni, nei primi mesi dall’uscita del libro; e di premiarmi con una lunga estate di vela e di mare: in fondo, non facevo vacanze da qualche anno e non vedevo la mia barca da cinque! Invece, il libro mi ha messo il guinzaglio e portato in giro ovunque, in Italia e all’estero.

Ho tentato di difendere il mio diritto alla proprietà della mia vita, ho rifiutato, con educazione, tutto quello che potevo rifiutare, ma alla fine mi sono ritrovato con quasi duecento presentazioni in sette mesi, che sarebbero circa una al giorno; per evitare una denuncia per abbandono del tetto coniugale e ottimizzare i tempi, ne ho infilate sino a quattro al giorno. Ma per Stoccolma, Londra, Manchester, Zurigo (e poi Bruxelles, New York...), fra andata, dibattito, rientro, un paio di giorni se ne vanno; e così per il Salone del libro di Torino, gli incontri nelle università... Non era mai successo nella storia della casa editrice, e sì che non è delle più giovani, né delle più piccole. E non so cosa fare per gli altri scarsi cinquecento inviti ancora inevasi.

Questa strapazzata, se avessi dovuto preventivarla, non l’avrei mai fatta: perché andare in paesini di cui ignoravi pure l’esistenza, sino a che non ci hai messo piede? Cosa credi di trovare in borghi persi nelle montagne lontane dall’autostrada, dove ci va solo chi deve andare proprio là? Beh, spesso, era giusto lì quello che c’era da sapere. C’è un Sud che sta perdendo la sua subalternità e lo si deve: 1) alla tenacia con cui una sparuta generazione di padri (oggi anziani) ha inseguito la sua storia denigrata e nascosta, incurante dell’idea di inutilità (e persino derisione) che la circondava; 2) alla modernità e alla naturalezza, con cui la successiva generazione di cosmopoliti figli vede o vuol vedere una possibilità di futuro a casa sua, riscoprendone valori sottovalutati; e, con quelli, un passato negletto.

E' un fenomeno figlio di necessità (tira brutt’aria un po’ ovunque, andarsene non è più una soluzione certa, come prima) e di cultura più ampia (sono ragazzi cresciuti in una Europa senza frontiere, con una sola moneta, il viaggio facile ed economico: hanno visto come i localismi possano produrre lavoro, ricchezza, anche con molto meno di quello che una regione antica come il Mezzogiorno possiede e spesso non sa di avere. Insomma: guardano alla propria terra, con lo stesso sguardo di uno straniero, apprezzandone quello a cui non fa caso chi è qui da sempre, perché ce l’ha sotto gli occhi. Sono gente pratica, questi ragazzi, con buoni, spesso ottimi studi, i 110 e qualche lode, le Bocconi e i Politecnici, i master wow!, e come il giovanotto che stava all’università di Bari, poi «ho preso un Ryan air», London School of Economics, e conquistato il titolo, rifiuta le offerte made in England, torna al suo paese murgiano e si inventa un lavoro...

Non sono idealisti come i padri, non si fanno illusioni, hanno poca stima nelle possibilità, negli spazi, nell’attenzione al merito che questo Paese offre loro (la Gelmini è ministro della Pubblica istruzione, che gli racconti?); ma hanno più fiducia in se stessi, creano un festival del cinema; una cooperativa fra produttori di formaggio; per volontariato, dotano il paesello di pescatori di una stagione letteraria nazionale; con in tasca una laurea al Dams e l’amico bocconiano, avviano, nel Vallo di Diano, un allevamento di maiali per la produzione di salumi tradizionali; o, con laurea in antropologia, recuperano canti e detti del paese, e ne fanno uno spettacolo itinerante, con uso di strumenti musicali antichi; o si riuniscono per tutelare la sorgente che dà nome anche alla cittadina e farne una miniera culturale; o si ritrovano ogni fine settimana nel paese da cui si è partiti, per far nascere iniziative che gli ridiano vita, riportino a casa gli emigrati...

Ma sempre, in tutti questi casi, e molti altri ancora, domina la fame di storia, di ricostruzione dell’identità meridionale, avvertita come risorsa economica e rinascita personale. Una tale quantità di convegni, dibattiti, mostre sul tema credo non si sia vista mai! E lì, le generazioni si incontrano, ma la differenza si vede: i padri si dividono sulle idee (sono cresciuti in un mondo ideologizzato); i figli si uniscono sui progetti. I padri hanno dovuto scrollarsi il peso del pregiudizio; i figli ne sono privi. La parola e la figura del brigante, per dire: erano vergogna celata nel passato delle famiglie meridionali; oggi sono motivo di fierezza e rivendicazione identitaria. “Brigante”, al Sud, suona un complimento, adesso; come una volta, quando le mamme vezzeggiavano i loro figli, chiamandoli “brigantiello mio”.

Fonte : Brigantaggio.eu


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mercoledì 22 giugno 2011

Il governo alza la soglia dei tassi usurai “Banche favorite a scapito dei cittadini”

L'associazione dei consumatori Adusbef denuncia la norma contenuta nel decreto sviluppo approvato alla Camera, che modifica il livello a cui un prestito si considera da usura. "Aumenti sugli interessi dei mutui anche dell'80%"

Il decreto sviluppo, approvato alla Camera, alza il tasso di soglia oltre il quale un prestito diventa usuraio. Per le associazioni dei consumatori e anti-usura è un altro regalo al sistema bancario. La legge che viene modificata è la numero 108 del 1996, fortemente voluta dalle associazioni che si battono da sempre contro lo strozzinaggio, che prevedeva una soglia anche per gli istituti di credito nell’erogazione di prestiti a imprese e famiglie.

Il calcolo del limite, oltre il quale si configurava un tasso usuraio, era fissato da un meccanismo molto semplice. Oggi il meccanismo di determinazione viene modificato. Prima si prendeva in considerazione il tasso medio rilevato dalla Banca d’Italia, ogni trimestre, aumentato della metà. Un tasso di interesse che superava tale soglia veniva definito ‘usuraio’. Il decreto sviluppo stabilisce che il calcolo sia fatto in modo più vantaggioso per le banche: si aumenta il tasso medio del 25% e al risultato si aggiunge una maggiorazione di 4 punti con la previsione che “la differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali”.

Nei fatti la soglia aumenta soprattutto per i mutui che potranno essere erogati a tassi di interesse più alti. Pagano i cittadini, guadagnano le banche. “Ora Tremonti, da maggiordomo dei banchieri – denuncia Elio Lannutti, presidente Adusbef e senatore Idv – dopo aver messo una pietra tombale sui rimborsi per anatocismo (rendendo vana la sentenza della Cassazione che dichiarava illegali gli interessi sugli interessi), ha aumentato i tassi soglia fino all’80%”. L’Adusbef ha realizzato una tabella comparativa. Un esempio su tutti: “ Per il trimestre in corso, la rilevazione Bankitalia del tasso medio applicato ai mutui variabili è pari al 2,79 %. La soglia d’usura attuale è del 4,185 %. La nuova soglia salirebbe al 7,4875 per cento, con un aumento del 78,9 percento rispetto all’attuale”. Discorso analogo anche per i mutui a tasso fisso con un aumento del 40%.

Non c’è solo questo aspetto a preoccupare. Secondo Lino Busà, presidente di Sos Impresa, questa modifica rimette in corsa e rende legali una serie di operazioni fatte non solo da banche, ma anche da società di intermediazione finanziarie che solitamente prestano soldi a tassi elevati, intorno al 20%. “Oltre centomila società – spiega Busà – che in Italia non sono regolamentate, ma che offrono prestiti personali a singoli e imprese e che, al netto di professionisti seri, spesso nascondono dietro il paravento societario gruppi di usurai e interessi criminali”. Piuttosto che rivedere la legge del 1996 in senso migliorativo come chiedeva il mondo associativo a partire dalla consulta nazionale antiusura, per rendere efficace l’emersione del fenomeno e favorire la denuncia, il governo, per il momento, ha rivisto il tasso soglia favorendo le banche a discapito di imprese e cittadini.


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L'associazione dei consumatori Adusbef denuncia la norma contenuta nel decreto sviluppo approvato alla Camera, che modifica il livello a cui un prestito si considera da usura. "Aumenti sugli interessi dei mutui anche dell'80%"

Il decreto sviluppo, approvato alla Camera, alza il tasso di soglia oltre il quale un prestito diventa usuraio. Per le associazioni dei consumatori e anti-usura è un altro regalo al sistema bancario. La legge che viene modificata è la numero 108 del 1996, fortemente voluta dalle associazioni che si battono da sempre contro lo strozzinaggio, che prevedeva una soglia anche per gli istituti di credito nell’erogazione di prestiti a imprese e famiglie.

Il calcolo del limite, oltre il quale si configurava un tasso usuraio, era fissato da un meccanismo molto semplice. Oggi il meccanismo di determinazione viene modificato. Prima si prendeva in considerazione il tasso medio rilevato dalla Banca d’Italia, ogni trimestre, aumentato della metà. Un tasso di interesse che superava tale soglia veniva definito ‘usuraio’. Il decreto sviluppo stabilisce che il calcolo sia fatto in modo più vantaggioso per le banche: si aumenta il tasso medio del 25% e al risultato si aggiunge una maggiorazione di 4 punti con la previsione che “la differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali”.

Nei fatti la soglia aumenta soprattutto per i mutui che potranno essere erogati a tassi di interesse più alti. Pagano i cittadini, guadagnano le banche. “Ora Tremonti, da maggiordomo dei banchieri – denuncia Elio Lannutti, presidente Adusbef e senatore Idv – dopo aver messo una pietra tombale sui rimborsi per anatocismo (rendendo vana la sentenza della Cassazione che dichiarava illegali gli interessi sugli interessi), ha aumentato i tassi soglia fino all’80%”. L’Adusbef ha realizzato una tabella comparativa. Un esempio su tutti: “ Per il trimestre in corso, la rilevazione Bankitalia del tasso medio applicato ai mutui variabili è pari al 2,79 %. La soglia d’usura attuale è del 4,185 %. La nuova soglia salirebbe al 7,4875 per cento, con un aumento del 78,9 percento rispetto all’attuale”. Discorso analogo anche per i mutui a tasso fisso con un aumento del 40%.

Non c’è solo questo aspetto a preoccupare. Secondo Lino Busà, presidente di Sos Impresa, questa modifica rimette in corsa e rende legali una serie di operazioni fatte non solo da banche, ma anche da società di intermediazione finanziarie che solitamente prestano soldi a tassi elevati, intorno al 20%. “Oltre centomila società – spiega Busà – che in Italia non sono regolamentate, ma che offrono prestiti personali a singoli e imprese e che, al netto di professionisti seri, spesso nascondono dietro il paravento societario gruppi di usurai e interessi criminali”. Piuttosto che rivedere la legge del 1996 in senso migliorativo come chiedeva il mondo associativo a partire dalla consulta nazionale antiusura, per rendere efficace l’emersione del fenomeno e favorire la denuncia, il governo, per il momento, ha rivisto il tasso soglia favorendo le banche a discapito di imprese e cittadini.


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Rifiuti, Napoli: Tommaso Sodano parla del piano a l'Emigrante. 17/6/2011


http://www.youtube.com/watch?v=CZU7nUOZ458&feature=player_embedded


"Siamo lieti di confrontarci con Tommaso Sodano, vice Sindaco di Napoli, già Consigliere Provinciale, ex Senatore ed ex Presidente della Commissione d'inchiesta sulle ecomafie. Parliamo dell'empasse che si sta vivendo intorno alla questione rifiuti di Napoli e Provincia."

Fonte:
http://www.9online.it/programmi/emigrante.php

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http://www.youtube.com/watch?v=CZU7nUOZ458&feature=player_embedded


"Siamo lieti di confrontarci con Tommaso Sodano, vice Sindaco di Napoli, già Consigliere Provinciale, ex Senatore ed ex Presidente della Commissione d'inchiesta sulle ecomafie. Parliamo dell'empasse che si sta vivendo intorno alla questione rifiuti di Napoli e Provincia."

Fonte:
http://www.9online.it/programmi/emigrante.php

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Comunicato di Luigi de Magistris - SE LASCIATI SOLI, PER NAPOLI PIANO ALTERNATIVO !


riceviamo dalla portavoce Marzia Bonacci di Luigi de Magistris e riportiamo :

DE MAGISTRIS: SE LASCIATI SOLI, PER NAPOLI PIANO ALTERNATIVO !

“Napoli sarà liberata dai rifiuti nonostante il tentativo di sabotaggio messo in atto in queste ore da “certi ambienti” refrattari ad accettare la svolta politica che stiamo attuando nella città. Quando parlo di “certi ambienti” non escludo ovviamente il crimine organizzato perchè non può sfuggire il dato che in alcune zone la raccolta dei rifiuti è stata possibile, mentre in altre no. Per questo, sono stati segnalati episodi oscuri verificatisi negli ultimi giorni ed è stato disposto un maggiore controllo a garanzia dei mezzi preposti alla raccolta dell'immondizia”. Lo afferma in una nota il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che aggiunge: “Se il Governo, la Regione e la Provincia abbandoneranno Napoli a se stessa, i cittadini e l'amministrazione agiranno di conseguenza. Il sindaco, il vice-sindaco Tommaso Sodano e tutta la Giunta stanno già lavorando ad un Piano alternativo fondato sull'autonomia della città che, senza se e senza ma, deve essere – e lo sarà- pulita dai rifiuti, anche per attuare quanto stabilito dalla prima delibera approvata in Giunta in merito all'estensione della raccolta differenziata a tutto il territorio cittadino”.

Fonte : Marzia Bonacci - portavoce Luigi de Magistris comunicazione.demagistris

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L'intento politico è chiaro: sovvertire l'esito democratico che ha portato Luigi a fare il Sindaco, e con lui una classe dirigente giovane, seria, competente, onesta.

Col solito gioco delle parti, oggi il PD chiede lo stato d'emergenza, il sindaco centrista di Caivano ci chiude la porta in faccia, la destra fa finta di niente.
Tutti contro di noi.



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riceviamo dalla portavoce Marzia Bonacci di Luigi de Magistris e riportiamo :

DE MAGISTRIS: SE LASCIATI SOLI, PER NAPOLI PIANO ALTERNATIVO !

“Napoli sarà liberata dai rifiuti nonostante il tentativo di sabotaggio messo in atto in queste ore da “certi ambienti” refrattari ad accettare la svolta politica che stiamo attuando nella città. Quando parlo di “certi ambienti” non escludo ovviamente il crimine organizzato perchè non può sfuggire il dato che in alcune zone la raccolta dei rifiuti è stata possibile, mentre in altre no. Per questo, sono stati segnalati episodi oscuri verificatisi negli ultimi giorni ed è stato disposto un maggiore controllo a garanzia dei mezzi preposti alla raccolta dell'immondizia”. Lo afferma in una nota il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che aggiunge: “Se il Governo, la Regione e la Provincia abbandoneranno Napoli a se stessa, i cittadini e l'amministrazione agiranno di conseguenza. Il sindaco, il vice-sindaco Tommaso Sodano e tutta la Giunta stanno già lavorando ad un Piano alternativo fondato sull'autonomia della città che, senza se e senza ma, deve essere – e lo sarà- pulita dai rifiuti, anche per attuare quanto stabilito dalla prima delibera approvata in Giunta in merito all'estensione della raccolta differenziata a tutto il territorio cittadino”.

Fonte : Marzia Bonacci - portavoce Luigi de Magistris comunicazione.demagistris

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L'intento politico è chiaro: sovvertire l'esito democratico che ha portato Luigi a fare il Sindaco, e con lui una classe dirigente giovane, seria, competente, onesta.

Col solito gioco delle parti, oggi il PD chiede lo stato d'emergenza, il sindaco centrista di Caivano ci chiude la porta in faccia, la destra fa finta di niente.
Tutti contro di noi.



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Diceva Salvemini...


Di Ivan Esposito

Ogni giorno che passa diventa sempre più vivo in me il dubbio, se non sia il caso di solennizzare il cinquantennio [dell'Unità] lanciando nel Mezzogiorno la formula della separazione politica. A che scopo continuare con questa unità in cui siamo destinati a funzionare da colonia d'America per le industrie del Nord, e a fornire collegi elettorali ai Chiaraviglio del Nord; e in cui non possiamo attenderci nessun aiuto serio né dai partiti conservatori, né dalla democrazia del Nord, nel nostro penoso lavoro di resurrezione, anzi tutti lavorano a deprimerci più e a render più difficile il nostro lavoro? Perché non facciamo due stati distinti? Una buona barriera doganale al Tronto e al Carigliano. Voi si consumate le vostre cotonate sul luogo. Noi vendiamo i nostri prodotti agricoli agli inglesi, e comperiamo i loro prodotti industriali a metà prezzo. In cinquant'anni, abbandonati a noi, diventiamo un altro popolo. E se non siamo capaci di governarci da noi, ci daremo in colonia agli inglesi, i quali è sperabile ci amministrino almeno come amministrano l'Egitto, e certo ci tratteranno meglio che non ci abbiano trattato nei cinquant'anni passati i partiti conservatori, che non si dispongano a trattarci nei prossimi cinquant'anni i cosiddetti democratici».

Cfr. Lettera di G. Salvemini ad A. Schiavi, Pisa 16 marzo 1911, in C. Salvemini, Carteggi, I.
1895-1911, cit., pp. 478-81.


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Di Ivan Esposito

Ogni giorno che passa diventa sempre più vivo in me il dubbio, se non sia il caso di solennizzare il cinquantennio [dell'Unità] lanciando nel Mezzogiorno la formula della separazione politica. A che scopo continuare con questa unità in cui siamo destinati a funzionare da colonia d'America per le industrie del Nord, e a fornire collegi elettorali ai Chiaraviglio del Nord; e in cui non possiamo attenderci nessun aiuto serio né dai partiti conservatori, né dalla democrazia del Nord, nel nostro penoso lavoro di resurrezione, anzi tutti lavorano a deprimerci più e a render più difficile il nostro lavoro? Perché non facciamo due stati distinti? Una buona barriera doganale al Tronto e al Carigliano. Voi si consumate le vostre cotonate sul luogo. Noi vendiamo i nostri prodotti agricoli agli inglesi, e comperiamo i loro prodotti industriali a metà prezzo. In cinquant'anni, abbandonati a noi, diventiamo un altro popolo. E se non siamo capaci di governarci da noi, ci daremo in colonia agli inglesi, i quali è sperabile ci amministrino almeno come amministrano l'Egitto, e certo ci tratteranno meglio che non ci abbiano trattato nei cinquant'anni passati i partiti conservatori, che non si dispongano a trattarci nei prossimi cinquant'anni i cosiddetti democratici».

Cfr. Lettera di G. Salvemini ad A. Schiavi, Pisa 16 marzo 1911, in C. Salvemini, Carteggi, I.
1895-1911, cit., pp. 478-81.


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martedì 21 giugno 2011

“La macchina della munnezza”, De Magistris non ci sta e urla al sabotaggio

Il neo-sindaco denuncia un sabotaggio nei propri confronti per far fallire il piano anti-spazzatura previsto dalla sua prima delibera di giunta. Nel mirino dell'accusa quel sistema politico-affaristico che per anni ha lucrato sul ciclo dei rifiuti. I cinque giorni promessi per ripulire Napoli stanno scadendo e la città è sommersa da oltre 2mila tonnellate di spazzatura


Sabotaggio. Luigi De Magistris non usa mezzi termini per spiegare il perché Napoli sia sommersa dai rifiuti a quattro giorni dal suo proclama: “Ripuliremo la città in cinque giorni”, aveva annunciato illustrando il new-deal della città. Qualcuno ha remato contro: la “macchina della munnezza”, quella di chi in questi anni ha lucrato sull’emergenza perpetua e teme l’annunciato “voltar pagina”, ora gioca il tutto per tutto. E gioca sporco.

A cominciare dai dipendenti delle società che, in subappalto, gestiscono la raccolta in un lembo di città. Ex disoccupati, di quelli organizzati a fomentare la piazza e far crescere la protesta all’estremo. “Gente abituata a guadagnare fino a tremila euro al mese per non fare nulla” racconta chi li conosce bene: anche se cambiano le aziende, loro restano sempre al proprio posto. A fare e disfare. Come è successo l’altra notte, dove i soliti noti hanno impedito fisicamente la raccolta. Con le buone e con le cattive: indaga la Digos.

I nomi sono sempre gli stessi, i referenti politici pure: la filiera delle responsabilità è un monocolore azzurro, come il partito del Premier. Dal consigliere provinciale ex Forza Italia recentemente arrestato e sponsor di una delle cooperative attenzionate, al Presidente della Giunta Provinciale,Luigi Cesaro, che avrebbe dovuto da mesi individuare un buco dove stipare la munnezza di Napoli e non l’ha fatto. Da Nicola Cosentino fino al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che l’aveva giurata ai napoletani all’indomani della debacle elettorale.

Tutti sanno bene quanto il sistema sia fragile e come basti uno stuzzicadente per bloccare l’ingranaggio, tutti conoscono alla perfezione la parte assegnata in quel fetido copione. Ecco: per capire perché a ventiquattrore dalla scadenza dell’impegno preso dal Sindaco di Napoli la spazzatura in città cresce anziché diminuire, bisogna mettere insieme tutte le tessere di un puzzle già smontato e rimontato centinaia di volte. La città non è autonoma: una volta raccolti i rifiuti per strada, spetta alla Regione (a guida centrodestra, ndr) decidere dove sversarli e alla Provincia di Napoli gestire il resto. Il risultato è che gli oltre 200 mezzi di ASIA, la società del Comune che gestisce il servizio, sono colmi da giorni e non sanno dove andare a svuotare le loro pance. E la munnezza cresce per strada, dai bordi di periferia fino al centro. Il caldo fa il resto: in alcuni punti della città l’aria è irrespirabile, il cielo ammorbato da insetti di ogni specie che si moltiplicano insieme ai sacchetti.

L’ultimo bollettino parla di oltre 2.600 tonnellate sparse per le strade della città. Cifre drammatiche, destinate a crescere fino a quando il Governo non varerà il decreto che sbocca il trasferimento fuori regione dei rifiuti campani, unica soluzione con le discariche ormai intasate. La Lega, manco a dirlo, si oppone: dei rifiuti di Napoli accetta solo i lucrosi utili della gestione dell’inceneritore di Acerra. Lega di cassa e di Governo, che prende i soldi e scappa: dal caos, dalla puzza, dalle responsabilità di tre anni di immobilismo totale sul fronte rifiuti del Governo che sostiene anche in questa lenta e inesorabile agonia. Il risultato si vede e si annusa per le strade di Napoli, che oggi sono nelle stesse condizioni di tre anni fa. Pure peggiori, grazie soprattutto all’inerzia di tutti gli uomini del Presidente, che sapientemente avevano costruito a tavolino una nuova emergenza indotta da risolvere con il più classico dei miracoli salvifici berlusconiani. Qualcosa non è andato per il verso giusto, il sacchetto è esploso nelle mani di chi l’aveva preparato.

Da mesi il Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro – l’uomo che porta mozzarelle ad Arcore dopo aver portato pizzini per conto di donna Rosetta Cutolo a metà degli anni ’80 – avrebbe dovuto individuare l’area per una nuova discarica da un milione di tonnellate. Un polmone fetido, per permettere davvero alla città di diventare autonoma dopo i vuoti proclami della B2, Berlusconi e Bertolaso. Un impegno preso, nero su bianco, a inizio anno a Palazzo Chigi ma mai mantenuto. Non solo: una delle tre linee di produzione dell’inceneritore di Acerra, gestito dai Lombardi di A2A, è fermo per manutenzione programmata. Proprio ora, quando era chiaro a tutti che in assenza di spazi in discarica a Napoli sarebbe scoppiato l’inferno. Una situazione buona per tutte le stagioni: se a Napoli avesse vinto Lettieri, Berlusconi avrebbe rivendicato un altro miracolo. Ora, lascia che la città sprofondi nei mali da lui stesso congegnati.


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Il neo-sindaco denuncia un sabotaggio nei propri confronti per far fallire il piano anti-spazzatura previsto dalla sua prima delibera di giunta. Nel mirino dell'accusa quel sistema politico-affaristico che per anni ha lucrato sul ciclo dei rifiuti. I cinque giorni promessi per ripulire Napoli stanno scadendo e la città è sommersa da oltre 2mila tonnellate di spazzatura


Sabotaggio. Luigi De Magistris non usa mezzi termini per spiegare il perché Napoli sia sommersa dai rifiuti a quattro giorni dal suo proclama: “Ripuliremo la città in cinque giorni”, aveva annunciato illustrando il new-deal della città. Qualcuno ha remato contro: la “macchina della munnezza”, quella di chi in questi anni ha lucrato sull’emergenza perpetua e teme l’annunciato “voltar pagina”, ora gioca il tutto per tutto. E gioca sporco.

A cominciare dai dipendenti delle società che, in subappalto, gestiscono la raccolta in un lembo di città. Ex disoccupati, di quelli organizzati a fomentare la piazza e far crescere la protesta all’estremo. “Gente abituata a guadagnare fino a tremila euro al mese per non fare nulla” racconta chi li conosce bene: anche se cambiano le aziende, loro restano sempre al proprio posto. A fare e disfare. Come è successo l’altra notte, dove i soliti noti hanno impedito fisicamente la raccolta. Con le buone e con le cattive: indaga la Digos.

I nomi sono sempre gli stessi, i referenti politici pure: la filiera delle responsabilità è un monocolore azzurro, come il partito del Premier. Dal consigliere provinciale ex Forza Italia recentemente arrestato e sponsor di una delle cooperative attenzionate, al Presidente della Giunta Provinciale,Luigi Cesaro, che avrebbe dovuto da mesi individuare un buco dove stipare la munnezza di Napoli e non l’ha fatto. Da Nicola Cosentino fino al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che l’aveva giurata ai napoletani all’indomani della debacle elettorale.

Tutti sanno bene quanto il sistema sia fragile e come basti uno stuzzicadente per bloccare l’ingranaggio, tutti conoscono alla perfezione la parte assegnata in quel fetido copione. Ecco: per capire perché a ventiquattrore dalla scadenza dell’impegno preso dal Sindaco di Napoli la spazzatura in città cresce anziché diminuire, bisogna mettere insieme tutte le tessere di un puzzle già smontato e rimontato centinaia di volte. La città non è autonoma: una volta raccolti i rifiuti per strada, spetta alla Regione (a guida centrodestra, ndr) decidere dove sversarli e alla Provincia di Napoli gestire il resto. Il risultato è che gli oltre 200 mezzi di ASIA, la società del Comune che gestisce il servizio, sono colmi da giorni e non sanno dove andare a svuotare le loro pance. E la munnezza cresce per strada, dai bordi di periferia fino al centro. Il caldo fa il resto: in alcuni punti della città l’aria è irrespirabile, il cielo ammorbato da insetti di ogni specie che si moltiplicano insieme ai sacchetti.

L’ultimo bollettino parla di oltre 2.600 tonnellate sparse per le strade della città. Cifre drammatiche, destinate a crescere fino a quando il Governo non varerà il decreto che sbocca il trasferimento fuori regione dei rifiuti campani, unica soluzione con le discariche ormai intasate. La Lega, manco a dirlo, si oppone: dei rifiuti di Napoli accetta solo i lucrosi utili della gestione dell’inceneritore di Acerra. Lega di cassa e di Governo, che prende i soldi e scappa: dal caos, dalla puzza, dalle responsabilità di tre anni di immobilismo totale sul fronte rifiuti del Governo che sostiene anche in questa lenta e inesorabile agonia. Il risultato si vede e si annusa per le strade di Napoli, che oggi sono nelle stesse condizioni di tre anni fa. Pure peggiori, grazie soprattutto all’inerzia di tutti gli uomini del Presidente, che sapientemente avevano costruito a tavolino una nuova emergenza indotta da risolvere con il più classico dei miracoli salvifici berlusconiani. Qualcosa non è andato per il verso giusto, il sacchetto è esploso nelle mani di chi l’aveva preparato.

Da mesi il Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro – l’uomo che porta mozzarelle ad Arcore dopo aver portato pizzini per conto di donna Rosetta Cutolo a metà degli anni ’80 – avrebbe dovuto individuare l’area per una nuova discarica da un milione di tonnellate. Un polmone fetido, per permettere davvero alla città di diventare autonoma dopo i vuoti proclami della B2, Berlusconi e Bertolaso. Un impegno preso, nero su bianco, a inizio anno a Palazzo Chigi ma mai mantenuto. Non solo: una delle tre linee di produzione dell’inceneritore di Acerra, gestito dai Lombardi di A2A, è fermo per manutenzione programmata. Proprio ora, quando era chiaro a tutti che in assenza di spazi in discarica a Napoli sarebbe scoppiato l’inferno. Una situazione buona per tutte le stagioni: se a Napoli avesse vinto Lettieri, Berlusconi avrebbe rivendicato un altro miracolo. Ora, lascia che la città sprofondi nei mali da lui stesso congegnati.


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