giovedì 26 maggio 2011

Tremonti disse: alzi la mano chi è povero


di Bianca Di Giovanni


Non sappiamo se ieri, nella sala Zuccari del Senato, il ministro Giulio Tremonti fosse già a conoscenza degli ultimi dati Inps presentati oggi. Ricordiamo quelli più incredibili per una democrazia del primo mondo: la metà dei pensionati italiani prende fino a 500 euro al mese, tre su quattro arrivano a mille euro.

Speriamo davvero che il ministro non lo sapesse quando, alzando il ditino, roteando le pupille come fa quando sa di star per dire qualcosa di urticante, ha esclamato alla platea: alzi la mano chi è povero.

Nella sala coperta da arazzi, con il tetto a botte affrescato a grottesco, piena di parlamentari e alti magistrati, nessuno ha alzato la mano. E lui, tutto soddisfatto, ha creduto così di cancellare l’emergenza sociale italiana certificata dall’Istat il giorno prima.

Certo, anche se il ministro avesse saputo quei numeri, e avesse fatto un cenno alla previdenza, nessuno nella sala avrebbe alzato la mano. Per loro le pensioni sono sempre d’oro.

25 maggio 2011


Fonte: http://www.unita.it/economia/e-tremonti-disse-alzi-la-mano-chi-e-povero-i-di-bianca-di-giovanni-i-1.296941

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di Bianca Di Giovanni


Non sappiamo se ieri, nella sala Zuccari del Senato, il ministro Giulio Tremonti fosse già a conoscenza degli ultimi dati Inps presentati oggi. Ricordiamo quelli più incredibili per una democrazia del primo mondo: la metà dei pensionati italiani prende fino a 500 euro al mese, tre su quattro arrivano a mille euro.

Speriamo davvero che il ministro non lo sapesse quando, alzando il ditino, roteando le pupille come fa quando sa di star per dire qualcosa di urticante, ha esclamato alla platea: alzi la mano chi è povero.

Nella sala coperta da arazzi, con il tetto a botte affrescato a grottesco, piena di parlamentari e alti magistrati, nessuno ha alzato la mano. E lui, tutto soddisfatto, ha creduto così di cancellare l’emergenza sociale italiana certificata dall’Istat il giorno prima.

Certo, anche se il ministro avesse saputo quei numeri, e avesse fatto un cenno alla previdenza, nessuno nella sala avrebbe alzato la mano. Per loro le pensioni sono sempre d’oro.

25 maggio 2011


Fonte: http://www.unita.it/economia/e-tremonti-disse-alzi-la-mano-chi-e-povero-i-di-bianca-di-giovanni-i-1.296941

Fare politica per il Sud


AMARE CONSIDERAZIONI DI UNA CANDIDATA MERIDIONALISTA NAPOLETANA


Fare politica per il Sud


UTOPIA E REALTÀ DEL MERIDIONALISMO CONTEMPORANEO
Riceviamo una nota di Annamaria Pisapia, candidata per il Partito del Sud a Napoli nelle elezioni Comunali 2011, nella quale vengono fatte considerazioni amare sullo stato attuale del meridionalismo (e dei meridionalisti), condividere un ideale e lavorare e lottare per esso non è sempre sinonimo di cooperazione o almeno di sostegno, fosse anche solo morale, purtroppo.
Quando al condiviso (si spera) desiderio di progresso e riscatto della nostra patria meridionale si aggiungono inutili orpelli (confessionali, dinastici, ideologici) si creano deleterie divisioni tra quelli che si sono autodefiniti "puri" e quelli che invece diventano cosí automaticamente "impuri", e bisogna fare molta attenzione qui, non sulla base dell’impegno meridionalista, della volontà di operare per il progresso del Sud, ma piuttosto in riferimento a vere e proprie "palle al piede" ideologiche a volte addirittura palesemente e antistoricamente clericali (e che poco hanno a che vedere con il Sud).
Non è quindi una divisione tra coloro che amano il Sud e coloro che non lo amano, ma tra visioni diverse della società meridionale, una legata al passato cristallizzato sia esso pre-unitario o peggio fascista (da non confondere con l’attività di revisione storica del periodo pre-unitario che è di grandissima utilità in prospettiva identitaria) ed una, quella del Partito del Sud, che guarda al futuro con proposte concrete per il progresso del sud. Come sempre, l’imposizione di palle al piede ideologiche e clericali (che si sa, sono lí proprio per creare inutili divisioni) sono sempre state utili ai colonizzatori,divide et impera).

Elezioni o... cosa?

Forse sono troppo ingenua, o forse la mia idea di fare politica è distante anni luce da come realmente essa va fatta, piena di sgomitate, pugni sui denti, denigrazioni, colpi bassi, accuse gratuite, per poi dichiarare, con candida ipocrisia, che tutto quanto affermato, in totale dispregio e della mia persona che in quella di mio marito, non corrispondeva a verità. Ripeto forse è cosí che va fatta la politica mentre per me, che sono poco piú di una principiante, era stata affrontata come don Chisciotte contro i mulini a vento, credendo che il mio amore smisurato per Napoli e per il Sud bastasse e mai avrei immaginato simili sconcezze.
Il nemico per me era altro, era tutto quanto era stato perpetrato al Sud e che ancora continua, grazie anche all’aiuto che viene proprio, paradossalmente, da quanti si dichiarano pronti a dare la vita pur di vederne il riscatto, ma che nei fatti dimostrano quanto essi siano distanti da tale idea e che in realtà loro perseguono solo quello che negli animali viene definita come "marcatura del territorio" fosse anche solo per l’idea che l’essere definito capo, magari di una decina di anonimi e inoffensivi adepti, sia per loro sinonimo di conquista.
È strano, ma avevo sempre pensato che chiunque si battesse per i miei stessi ideali non potesse rappresentare il nemico, che riconosco in tutti coloro i quali continuano il saccheggio del Sud, ma evidentemente o avevo sopravvalutato loro o avevo sopravvalutato me, peccando di presunzione, ritenendoli capaci di superare ogni piú basso istinto animale, elevandoli ad un gradino sui quali si collocano molti condottieri che hanno fatto dell’umiltà il loro punto di forza, vedi Gandhi, il Dalai Lama, etc. etc., ma forse mi sono spinta troppo in alto.
Altresí intravvedevo nella mia idea utopistica anche il ringraziamento reciproco per gli sforzi comuni, chi nei Movimenti, chi nei Partiti (piccoli o grandi che siano poco importa), chi in 20 anni di lavoro divulgativo, con conseguenti sbeffeggiamenti e discussioni animate, insomma in una parola credevo davvero che ci sentissimo tutti, "fratelli del Sud", e non "fratelli d’italia" e laddove ce ne fosse stato bisogno, l’uno sarebbe intervenuto a dare man forte all’altro, per il Sud e con il Sud, trovandoci collaborativi e non competitivi.
Comunque per mantenermi piú bassa, fino a quando ci sarà solo sete di protagonismo, fine a sé stesso, la lega nord potrà dormire sonni tranquilli.

Annamaria Pisapia


Fonte: DueSicilie.org


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AMARE CONSIDERAZIONI DI UNA CANDIDATA MERIDIONALISTA NAPOLETANA


Fare politica per il Sud


UTOPIA E REALTÀ DEL MERIDIONALISMO CONTEMPORANEO
Riceviamo una nota di Annamaria Pisapia, candidata per il Partito del Sud a Napoli nelle elezioni Comunali 2011, nella quale vengono fatte considerazioni amare sullo stato attuale del meridionalismo (e dei meridionalisti), condividere un ideale e lavorare e lottare per esso non è sempre sinonimo di cooperazione o almeno di sostegno, fosse anche solo morale, purtroppo.
Quando al condiviso (si spera) desiderio di progresso e riscatto della nostra patria meridionale si aggiungono inutili orpelli (confessionali, dinastici, ideologici) si creano deleterie divisioni tra quelli che si sono autodefiniti "puri" e quelli che invece diventano cosí automaticamente "impuri", e bisogna fare molta attenzione qui, non sulla base dell’impegno meridionalista, della volontà di operare per il progresso del Sud, ma piuttosto in riferimento a vere e proprie "palle al piede" ideologiche a volte addirittura palesemente e antistoricamente clericali (e che poco hanno a che vedere con il Sud).
Non è quindi una divisione tra coloro che amano il Sud e coloro che non lo amano, ma tra visioni diverse della società meridionale, una legata al passato cristallizzato sia esso pre-unitario o peggio fascista (da non confondere con l’attività di revisione storica del periodo pre-unitario che è di grandissima utilità in prospettiva identitaria) ed una, quella del Partito del Sud, che guarda al futuro con proposte concrete per il progresso del sud. Come sempre, l’imposizione di palle al piede ideologiche e clericali (che si sa, sono lí proprio per creare inutili divisioni) sono sempre state utili ai colonizzatori,divide et impera).

Elezioni o... cosa?

Forse sono troppo ingenua, o forse la mia idea di fare politica è distante anni luce da come realmente essa va fatta, piena di sgomitate, pugni sui denti, denigrazioni, colpi bassi, accuse gratuite, per poi dichiarare, con candida ipocrisia, che tutto quanto affermato, in totale dispregio e della mia persona che in quella di mio marito, non corrispondeva a verità. Ripeto forse è cosí che va fatta la politica mentre per me, che sono poco piú di una principiante, era stata affrontata come don Chisciotte contro i mulini a vento, credendo che il mio amore smisurato per Napoli e per il Sud bastasse e mai avrei immaginato simili sconcezze.
Il nemico per me era altro, era tutto quanto era stato perpetrato al Sud e che ancora continua, grazie anche all’aiuto che viene proprio, paradossalmente, da quanti si dichiarano pronti a dare la vita pur di vederne il riscatto, ma che nei fatti dimostrano quanto essi siano distanti da tale idea e che in realtà loro perseguono solo quello che negli animali viene definita come "marcatura del territorio" fosse anche solo per l’idea che l’essere definito capo, magari di una decina di anonimi e inoffensivi adepti, sia per loro sinonimo di conquista.
È strano, ma avevo sempre pensato che chiunque si battesse per i miei stessi ideali non potesse rappresentare il nemico, che riconosco in tutti coloro i quali continuano il saccheggio del Sud, ma evidentemente o avevo sopravvalutato loro o avevo sopravvalutato me, peccando di presunzione, ritenendoli capaci di superare ogni piú basso istinto animale, elevandoli ad un gradino sui quali si collocano molti condottieri che hanno fatto dell’umiltà il loro punto di forza, vedi Gandhi, il Dalai Lama, etc. etc., ma forse mi sono spinta troppo in alto.
Altresí intravvedevo nella mia idea utopistica anche il ringraziamento reciproco per gli sforzi comuni, chi nei Movimenti, chi nei Partiti (piccoli o grandi che siano poco importa), chi in 20 anni di lavoro divulgativo, con conseguenti sbeffeggiamenti e discussioni animate, insomma in una parola credevo davvero che ci sentissimo tutti, "fratelli del Sud", e non "fratelli d’italia" e laddove ce ne fosse stato bisogno, l’uno sarebbe intervenuto a dare man forte all’altro, per il Sud e con il Sud, trovandoci collaborativi e non competitivi.
Comunque per mantenermi piú bassa, fino a quando ci sarà solo sete di protagonismo, fine a sé stesso, la lega nord potrà dormire sonni tranquilli.

Annamaria Pisapia


Fonte: DueSicilie.org


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mercoledì 25 maggio 2011

Cronaca di un caldo pomeriggio di primavera a Fidenza


http://www.youtube.com/watch?v=Qi3TKLAHRcc

Nel video alcuni spezzoni delll'apertura dei lavori di Natale Cuccurese, Coord. nord Italia PdSUD, alcuni passi della relazione di Beppe De Santis, Segretario nazionale PdSUD , momenti dell'intervento di Fabrizio Bensai, candidato indipendente PdSUD alle ultime comunali di Bologna e alcuni spezzoni dell'intervento di Francesco Massimino, candidato indipendente PdSUD alle ultime provinciali di Mantova.

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Appunti sulla riunione degli iscritti e simpatizzanti del PdSud Nord Italia ,che si è tenuta a Fidenza (Parma ) il 21 maggio.

Un folto gruppo di persone si sono incontrate a Fidenza, alcune dopo aver percorso anche centinaia di chilometri, in un caldo sabato di primavera che indurrebbe più alle scampagnate, solo per parlarsi e guardare negli occhi degli altri convenuti la passione civile e la determinazione che li anima … Beh, non è cosa di tutti i giorni ! Sono arrivate da Vicenza,Verona, Bologna , Parma , Mantova , Piacenza, Reggio Emilia , Milano , Alessandria, Cuneo, Como.

Ed anche ascoltare il nostro … grande capo , il segretario Beppe De Santis che è arrivato in aereo a Milano da Palermo alle 13 ed è ripartito alle 19 ,anche questa non è cosa di tutti i giorni.

Non era una ricorrenza particolare questo 21 maggio ma una riunione quasi di routine , prefissata da tempo, con Beppe De Santis che in una concisa relazione politica ha ribadito le ragioni, la storia e i capisaldi dell’azione del PdSud , partito meridionalista identitario , popolare ,di massa ,dotato di un grande progetto ,animato da un forte ideale . Negli ultimi due anni la situazione nazionale e del sud in particolare è stata interessata da due circostanze che hanno dato una forte accelerazione all’esigenza di prendere atto e smuovere lo” stagno” del mezzogiorno .

Infatti mentre il Partito si impegnava in uno sforzo incredibile e appassionato per darsi una leadership capace di lavorare al progetto ambizioso di radicarsi in tutto il territorio nazionale, la diffusione delle tematiche meridionaliste è stata accelerata dallo straordinario e inaspettato successo di un libro ormai leggendario ,”Terroni “ di Pino Aprile ,che i media più asserviti al potere padano fingono di non conoscere o attaccano come libercolo privo di fondamenti storici obiettivi. Mentre un’altra circostanza ,stavolta sfavorevole, è stato il via della legge inerente al federalismo fiscale,sicuramente luttuosa per il Sud . In questi due anni così magmatici e sempre più problematici per il Sud il Partito ha perseguito l’obiettivo di darsi un ‘organizzazione diffusa ,capillare su tutto il territorio nazionale .

La presenza di un Partito ,vero ,non un’ accozzaglia di esaltati è messa alla prova in alcune precise circostanze come le elezioni . Natale Cuccurese , il responsabile del Partito per il Nord Italia ha analizzato i risultati elettorali dei nostri candidati al Nord . Appare evidente ,che apparentarsi con un ‘altra lista già presente e affermata che risponda alla condizione irrinunciabile di essere in opposizione alla Lega Nord e ai suoi alleati, risulta attualmente la strategia più produttiva . Se si considerano i risultati di Bologna , la percentuale dei voti della lista “Laici Socialisti Riformisti “ dello 0,59 % con presenza di un candidato indipendente PdSud si è rivelata fondamentale per eleggere Merola sindaco di Bologna direttamente al primo turno con il 50,47%. E sempre a proposito del sindaco Merola forse è utile ricordare le parole di Tremonti a Bologna in comizio con Bossi cosa ha detto di Merola e del suo nome tutto napoletano ..Non si sa mai se qualche meridionale si illudesse sulle vere motivazioni della lega ,sarà bene che rifletta e mediti su quelle parole … Anche a Mantova un nostro candidato indipendente nelle liste del Partito Socialista ha totalizzato un interessante 1,03 . Si aspetta il ballottaggio per tirare le somme .

Il PdSud è un vero partito : il lavoro serio e coerente che è stato condotto lo ha accreditato come un alleato affidabile e la sua presenza negli apparentamenti dimostra che ottiene fiducia .Queste sono le vere battaglie ,il reale contributo sul territorio ,non sicuramente le sterili polemiche su Internet di meridionalisti e rivoluzionari da passeggio ,generali senza esercito o avventurieri pronti a vendersi per pochi spiccioli .

Come la battaglia per i referendum per l’acqua e il nucleare che il PdSud Nord si avvia a condurre con gazebo e volantinaggio ,chiedendo agli elettori ,confusi e frastornati dal “si vota ,non si vota “di esprimere 4 SI’ contro l’inquinamento del territorio e le politiche degli interessi egoistici contro la comunità .

Vivaci e appassionanti gli interventi ; poi De Santis è stato salutato con calore mentre gli intervenuti hanno ripreso le loro macchine per i pochi o tanti kilometri …

Costanza Castellano


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http://www.youtube.com/watch?v=Qi3TKLAHRcc

Nel video alcuni spezzoni delll'apertura dei lavori di Natale Cuccurese, Coord. nord Italia PdSUD, alcuni passi della relazione di Beppe De Santis, Segretario nazionale PdSUD , momenti dell'intervento di Fabrizio Bensai, candidato indipendente PdSUD alle ultime comunali di Bologna e alcuni spezzoni dell'intervento di Francesco Massimino, candidato indipendente PdSUD alle ultime provinciali di Mantova.

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Appunti sulla riunione degli iscritti e simpatizzanti del PdSud Nord Italia ,che si è tenuta a Fidenza (Parma ) il 21 maggio.

Un folto gruppo di persone si sono incontrate a Fidenza, alcune dopo aver percorso anche centinaia di chilometri, in un caldo sabato di primavera che indurrebbe più alle scampagnate, solo per parlarsi e guardare negli occhi degli altri convenuti la passione civile e la determinazione che li anima … Beh, non è cosa di tutti i giorni ! Sono arrivate da Vicenza,Verona, Bologna , Parma , Mantova , Piacenza, Reggio Emilia , Milano , Alessandria, Cuneo, Como.

Ed anche ascoltare il nostro … grande capo , il segretario Beppe De Santis che è arrivato in aereo a Milano da Palermo alle 13 ed è ripartito alle 19 ,anche questa non è cosa di tutti i giorni.

Non era una ricorrenza particolare questo 21 maggio ma una riunione quasi di routine , prefissata da tempo, con Beppe De Santis che in una concisa relazione politica ha ribadito le ragioni, la storia e i capisaldi dell’azione del PdSud , partito meridionalista identitario , popolare ,di massa ,dotato di un grande progetto ,animato da un forte ideale . Negli ultimi due anni la situazione nazionale e del sud in particolare è stata interessata da due circostanze che hanno dato una forte accelerazione all’esigenza di prendere atto e smuovere lo” stagno” del mezzogiorno .

Infatti mentre il Partito si impegnava in uno sforzo incredibile e appassionato per darsi una leadership capace di lavorare al progetto ambizioso di radicarsi in tutto il territorio nazionale, la diffusione delle tematiche meridionaliste è stata accelerata dallo straordinario e inaspettato successo di un libro ormai leggendario ,”Terroni “ di Pino Aprile ,che i media più asserviti al potere padano fingono di non conoscere o attaccano come libercolo privo di fondamenti storici obiettivi. Mentre un’altra circostanza ,stavolta sfavorevole, è stato il via della legge inerente al federalismo fiscale,sicuramente luttuosa per il Sud . In questi due anni così magmatici e sempre più problematici per il Sud il Partito ha perseguito l’obiettivo di darsi un ‘organizzazione diffusa ,capillare su tutto il territorio nazionale .

La presenza di un Partito ,vero ,non un’ accozzaglia di esaltati è messa alla prova in alcune precise circostanze come le elezioni . Natale Cuccurese , il responsabile del Partito per il Nord Italia ha analizzato i risultati elettorali dei nostri candidati al Nord . Appare evidente ,che apparentarsi con un ‘altra lista già presente e affermata che risponda alla condizione irrinunciabile di essere in opposizione alla Lega Nord e ai suoi alleati, risulta attualmente la strategia più produttiva . Se si considerano i risultati di Bologna , la percentuale dei voti della lista “Laici Socialisti Riformisti “ dello 0,59 % con presenza di un candidato indipendente PdSud si è rivelata fondamentale per eleggere Merola sindaco di Bologna direttamente al primo turno con il 50,47%. E sempre a proposito del sindaco Merola forse è utile ricordare le parole di Tremonti a Bologna in comizio con Bossi cosa ha detto di Merola e del suo nome tutto napoletano ..Non si sa mai se qualche meridionale si illudesse sulle vere motivazioni della lega ,sarà bene che rifletta e mediti su quelle parole … Anche a Mantova un nostro candidato indipendente nelle liste del Partito Socialista ha totalizzato un interessante 1,03 . Si aspetta il ballottaggio per tirare le somme .

Il PdSud è un vero partito : il lavoro serio e coerente che è stato condotto lo ha accreditato come un alleato affidabile e la sua presenza negli apparentamenti dimostra che ottiene fiducia .Queste sono le vere battaglie ,il reale contributo sul territorio ,non sicuramente le sterili polemiche su Internet di meridionalisti e rivoluzionari da passeggio ,generali senza esercito o avventurieri pronti a vendersi per pochi spiccioli .

Come la battaglia per i referendum per l’acqua e il nucleare che il PdSud Nord si avvia a condurre con gazebo e volantinaggio ,chiedendo agli elettori ,confusi e frastornati dal “si vota ,non si vota “di esprimere 4 SI’ contro l’inquinamento del territorio e le politiche degli interessi egoistici contro la comunità .

Vivaci e appassionanti gli interventi ; poi De Santis è stato salutato con calore mentre gli intervenuti hanno ripreso le loro macchine per i pochi o tanti kilometri …

Costanza Castellano


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Fincantieri, rabbia operaia distrutte due statue di "valore" - LA CONSAPEVOLEZZA SI FA STRADA TRA GLI OPERAI DEL SUD ..

Nostro commento: Alla fine la cosa è cosí evidente che gli operai della Fincantieri di Castellammare di Stabia (NA), una città con un’illustre passato cantieristico distrutto dall’Unità italiana, passano ai fatti e distruggono le statue di Vittorio Emanuele e Garibaldi (la testa di quest’ultimo finisce nel cesso, vedi foto). Non è solo colpa dell’occupazione piemontese e della "malaunità", certo, i governi fascisti e repubblicani hanno fatto la loro parte, però certamente le cose sono incominciate da lí e nell’anno della retorica centocinquantenaria un po’ di realismo operaio fa senz’altro bene...

DA LA REPUBBLICA - NAPOLI 24 MAGGIO 2011

Fincantieri, rabbia operaia distrutte due statue di valore



Una testa di Garibaldi dello scultore Giuseppe Spertini mozzata e messa nel bagno, la statua di Vittorio Emanuele su un piedistallo fatta cadere sulla prima rampa: una notte di occupazione del Comune

All’esterno di Palazza Farnese, del Comune di Castellammare, una montagna di carte: sono delibere, determine, atti amministrativi messi lí e accantonati dalla rabbia degli operai Fincatieri. Arrivano fino a vico Sant’Anna. Salendo la prima rampa la statua di Vittorio Emanuele III che stava su un piedistallo fatta rotolare, al primo piano la porta sfondata, i vetri rotti: alla statua di Garibaldi dello scultore Giovanni Spertini, acquistata, dopo l’Unità d’Italia, gli è stata mozzata la testa, e poi è stata portata in un bagno e infilata nel water. Sono solo alcune delle immagini dopo la notte di occupazione del Comune degli operai Fincantieri. Rabbia, disperazione, segni della rivolta di chi non vuole perdere un posto di lavoro. Nell’aula consiliare le sedie rotte, suppellettili buttate giú dalle finestre, bacheche dell’albo pretorio in frantumi.



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Nostro commento: Alla fine la cosa è cosí evidente che gli operai della Fincantieri di Castellammare di Stabia (NA), una città con un’illustre passato cantieristico distrutto dall’Unità italiana, passano ai fatti e distruggono le statue di Vittorio Emanuele e Garibaldi (la testa di quest’ultimo finisce nel cesso, vedi foto). Non è solo colpa dell’occupazione piemontese e della "malaunità", certo, i governi fascisti e repubblicani hanno fatto la loro parte, però certamente le cose sono incominciate da lí e nell’anno della retorica centocinquantenaria un po’ di realismo operaio fa senz’altro bene...

DA LA REPUBBLICA - NAPOLI 24 MAGGIO 2011

Fincantieri, rabbia operaia distrutte due statue di valore



Una testa di Garibaldi dello scultore Giuseppe Spertini mozzata e messa nel bagno, la statua di Vittorio Emanuele su un piedistallo fatta cadere sulla prima rampa: una notte di occupazione del Comune

All’esterno di Palazza Farnese, del Comune di Castellammare, una montagna di carte: sono delibere, determine, atti amministrativi messi lí e accantonati dalla rabbia degli operai Fincatieri. Arrivano fino a vico Sant’Anna. Salendo la prima rampa la statua di Vittorio Emanuele III che stava su un piedistallo fatta rotolare, al primo piano la porta sfondata, i vetri rotti: alla statua di Garibaldi dello scultore Giovanni Spertini, acquistata, dopo l’Unità d’Italia, gli è stata mozzata la testa, e poi è stata portata in un bagno e infilata nel water. Sono solo alcune delle immagini dopo la notte di occupazione del Comune degli operai Fincantieri. Rabbia, disperazione, segni della rivolta di chi non vuole perdere un posto di lavoro. Nell’aula consiliare le sedie rotte, suppellettili buttate giú dalle finestre, bacheche dell’albo pretorio in frantumi.



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Gli amici di Lettieri: Dopo Cosentino, Cota e Borghezio....ecco Bertolaso....


http://www.youtube.com/watch?v=aMnzPaGnqjg&feature=channel_video_title

Dimmi con chi vai e ..ti dirò chi sei...

Immagini tratte dalla trasmissione di Lucia Annunziata, su Rai 3, De Magistris-Lettieri sfida televisiva «In mezz'ora 22 05 2011» e dal canale You tube CGIL Funzione Pubblica filmato "Guido Bertolaso e l'eruzione del Vesuvio: "non sarebbe quella grande disgrazia"


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http://www.youtube.com/watch?v=aMnzPaGnqjg&feature=channel_video_title

Dimmi con chi vai e ..ti dirò chi sei...

Immagini tratte dalla trasmissione di Lucia Annunziata, su Rai 3, De Magistris-Lettieri sfida televisiva «In mezz'ora 22 05 2011» e dal canale You tube CGIL Funzione Pubblica filmato "Guido Bertolaso e l'eruzione del Vesuvio: "non sarebbe quella grande disgrazia"


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Ecco come votare!! Non barrare il simbolo del Partito, ma mettere una X sul nome di Luigi de Magistris!!

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Assemblea Movimenti Agropastorali del Sud - Franco Calderone (PdSUD) -Avola 20 Maggio 2011

L'intervento di Franco Calderone (PdSUD), alla presenza del Ministro delle politiche agricole Saverio Romano, inizia al minuto 4,40.

1

http://www.youtube.com/watch?v=b0-Hm4rd_ms&feature=channel_video_title
2

http://www.youtube.com/watch?v=gTk1xcmQi_Y&feature=channel_video_title


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L'intervento di Franco Calderone (PdSUD), alla presenza del Ministro delle politiche agricole Saverio Romano, inizia al minuto 4,40.

1

http://www.youtube.com/watch?v=b0-Hm4rd_ms&feature=channel_video_title
2

http://www.youtube.com/watch?v=gTk1xcmQi_Y&feature=channel_video_title


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martedì 24 maggio 2011

Pil, Istat: “Italia fanalino di coda dell’Ue”. Crescita peggiore di tutti nell’ultimo decennio

L'istituto ha presentato i suoi dati sulla situazione del paese nel 2010. Un italiano su quattro ha sperimentato il rischio di povertà. In due anni 500 mila giovani hanno perso il lavoro. L’8,7 per cento delle lavoratrici racconta di essere stata allontanata perché incinta e i lavoratori stranieri vengono pagati il 24 per cento in meno degli italiani

Nel 2009, un attivista della 'coalizione italiana contro la povertà' manifesta contro il G8 con una maschera di Silvio Berlusconi

“Nel decennio 2001-2010 l’Italia ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i paesi dell’Unione europea“. Questo il giudizio dell’Istatsulla situazione economica della penisola, che emerge dai dati contenuti nel rapporto annuale ‘La situazione del paese nel 2010′, presentato oggi alla Camera dei deputati. L’Italia, nella definizione dell’istituto, è il “fanalino di coda nell’Ue per la crescita”, con un tasso medio annuo di appena lo 0,2 per cento contro l’1,3 registrato dall’Ue e l’1,1 dell’Uem. ”La crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni”, si legge nel documento, e l’attuale “moderata ripresa” ne ha fatti recuperare ancora solo tredici. Anche l’inflazione continua a crescere: nella media dell’anno scorso l’aumento è stato dell’1,5 per cento, sette decimi di punto in più rispetto al 2009. Nell’anno in corso la tendenza sembra restare in rialzo. Per l’Istat, nei primi mesi del 2011, fino ad aprile, il tasso d’inflazione è aumentato al 2,6 per cento. Un terzo della risalita, secondo l’istituto, è dovuto alla sola componente energetica. Unica nota positiva contenuta nel rapporto: “A differenza di molte economie europee”, l’Italia non ha avuto bisogno durante la crisi “di interventi di salvataggio del sistema finanziario”. La situazione economica ha portato un italiano su quattro - il 24,7 per centodella popolazione, più o meno 15 milioni di persone – a “sperimentare il rischio di povertà o di esclusione sociale”. Un valore superiore alla media europea, che è del 23,1 per cento. Così una famiglia italiana su dieci è in arretrato nei pagamenti del mutuo o delle bollette, e quattro su dieci non si possono permettere una settimana di vacanza lontano da casa. Secondo l’Istat, quello concluso con il 2010, per l’Italia è stato un “decennio perduto”.

L’occupazione e istruzione. ”In Italia l’impatto della crisi sull’occupazione è stato pesante”, conferma l’Istat. Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità. Tra questi, 501 mila sono giovani tra i 15 e i 29 anni. C’è chi non lavora, chi non studia né frequenta un corso di formazione: i giovani inattivi in Italia – con un calcolo al 2010 – sono più di due milioni, 134 mila in più rispetto a un anno prima. E insieme ai disoccupati, giovani e adulti, crescono anche gli scoraggiati. Nel 2010 sono stati circa 2 milioni gli italiani che hanno rinunciato a cercare un lavoro: 500mila tra loro sono però in attesa di una risposta di passate ricerche. Anche in questo caso l’Italia registra un primato negativo, con un’incidenza più che doppia del fenomeno “rispetto all’insieme dei Paesi dell’Unione”. La caduta dell’occupazione non è però uguale in tutta la penisola. Nel Mezzogiorno la discesa della manodopera industriale è doppia rispetto al centro-nord e anche l’impego della cassa integrazione è più massiccio. Nel sud, inoltre, si registra il minor numero di rientri sul posto di lavoro: il 33,6 per cento in confronto al 64,2 del nord. Per quanto riguarda ancora i giovani, resta preoccupante il numero di abbandoni scolastici prematuri nel Paese. Nel 2010 il 18,8 per cento dei ragazzi iscritti ha lasciato gli studi senza conseguire un diploma di scuola superiore. Una soglia molto più alta del limite del 10 per centofissato come obiettivo nella Strategia Europa 2020, e comunque più di quattro punti in rialzo rispetto alla media europea.

Le questione femminile. Secondo i dati Istat, il ruolo svolto dalle donne italiane all’interno della famiglia condiziona ancora la possibilità di lavorare. E, soprattutto, di ricoprire incarichi qualificati. Nel 2009 più di un quinto delle donne con meno di 65 anni - che lavorano o hanno lavorato – ha interrotto l’attività per il matrimonio, una gravidanza o altri motivi familiari. Per il 30 per cento si tratta di madri e l’interruzione del lavoro è dovuta nella metà dei casi alla nascita di un nuovo figlio. Nella metà dei casi, secondo l’istituto, non si tratta di scelte volontarie. Circa 800 mila donne - l’8,7 per cento di quelle che lavorano o hanno lavorato – hanno dichiarato di essere state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere, nel corso della loro vita lavorativa, a causa di una gravidanza. L’abbandono femminile del posto di lavoro diminuisce man mano che dalle generazioni più anziane si guarda alle più giovani: un trend dovuto alla diminuzione delle interruzioni per matrimonio. Sottolinea ancora l’Istat, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro italiano, confrontata con il resto dell’Europa, continua a essere “molto più bassa”. Nel 2010 il tasso di occupazione femminile è stato del 46,1 per cento, 12 punti percentuali in meno di quello medio europeo. A incidere negativamente sulla performance italiana è soprattutto il dato relativo al Mezzogiorno: sono circa tre su dieci le donne occupate al sud, contro le quasi sei del nord. Un altro indicatore del “peggioramento della qualità del lavoro femminile – si legge nel rapporto – riguarda poi la crescita delle donne sovraistruite“. Tra le lavoratrici laureate il 40 per cento – contro il 31 per cento degli uomini – svolge un lavoro sottoqualificato.

Il lavoro straniero in Italia. Le buste paga più leggere della penisola toccano ai lavoratori stranieri. A parità di professione, la retribuzione mensile netta dei migranti è stata del 24 per cento in meno rispetto a quella degli italiani: rispettivamente 973 euro contro 1.286. La differenza aumenta ancora di più se si considera la retribuzione delle donne straniere, inferiore del 30 per cento. “Le disuguaglianze – spiega l’istituto – tendono a differenziarsi a livello territoriale passando da circa il 22 per cento nel nord a poco meno del 34 del Mezzogiorno”. In generale, il tasso di occupazione degli stranieri è sceso dal 64,5 per cento del 2009 al 63,1 del 2010, “un calo più che doppio in confronto a quello degli italiani”, riferiscono gli esperti Istat. Allo stesso tempo, il tasso di disoccupazione è passato dall’11,2 all’11,6 per cento: la crescita dell’occupazione straniera ha riguardato però, in più della metà dei casi, le professioni non qualificate. Dal manovale edile all’addetto nelle imprese di pulizie, dal collaboratore domestico al bracciante agricolo, dall’assistente familiare al portantino. Ma, sottolinea l’Istat, “sono 880 mila gli stranieri che hanno un livello d’istruzione e un profilo culturale più elevato rispetto a quello richiesto dal lavoro svolto”. Si tratta del 42,3 per cento degli occupati: una quota più che doppia di quella degli italiani con le stesse caratteristiche.


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L'istituto ha presentato i suoi dati sulla situazione del paese nel 2010. Un italiano su quattro ha sperimentato il rischio di povertà. In due anni 500 mila giovani hanno perso il lavoro. L’8,7 per cento delle lavoratrici racconta di essere stata allontanata perché incinta e i lavoratori stranieri vengono pagati il 24 per cento in meno degli italiani

Nel 2009, un attivista della 'coalizione italiana contro la povertà' manifesta contro il G8 con una maschera di Silvio Berlusconi

“Nel decennio 2001-2010 l’Italia ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i paesi dell’Unione europea“. Questo il giudizio dell’Istatsulla situazione economica della penisola, che emerge dai dati contenuti nel rapporto annuale ‘La situazione del paese nel 2010′, presentato oggi alla Camera dei deputati. L’Italia, nella definizione dell’istituto, è il “fanalino di coda nell’Ue per la crescita”, con un tasso medio annuo di appena lo 0,2 per cento contro l’1,3 registrato dall’Ue e l’1,1 dell’Uem. ”La crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni”, si legge nel documento, e l’attuale “moderata ripresa” ne ha fatti recuperare ancora solo tredici. Anche l’inflazione continua a crescere: nella media dell’anno scorso l’aumento è stato dell’1,5 per cento, sette decimi di punto in più rispetto al 2009. Nell’anno in corso la tendenza sembra restare in rialzo. Per l’Istat, nei primi mesi del 2011, fino ad aprile, il tasso d’inflazione è aumentato al 2,6 per cento. Un terzo della risalita, secondo l’istituto, è dovuto alla sola componente energetica. Unica nota positiva contenuta nel rapporto: “A differenza di molte economie europee”, l’Italia non ha avuto bisogno durante la crisi “di interventi di salvataggio del sistema finanziario”. La situazione economica ha portato un italiano su quattro - il 24,7 per centodella popolazione, più o meno 15 milioni di persone – a “sperimentare il rischio di povertà o di esclusione sociale”. Un valore superiore alla media europea, che è del 23,1 per cento. Così una famiglia italiana su dieci è in arretrato nei pagamenti del mutuo o delle bollette, e quattro su dieci non si possono permettere una settimana di vacanza lontano da casa. Secondo l’Istat, quello concluso con il 2010, per l’Italia è stato un “decennio perduto”.

L’occupazione e istruzione. ”In Italia l’impatto della crisi sull’occupazione è stato pesante”, conferma l’Istat. Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità. Tra questi, 501 mila sono giovani tra i 15 e i 29 anni. C’è chi non lavora, chi non studia né frequenta un corso di formazione: i giovani inattivi in Italia – con un calcolo al 2010 – sono più di due milioni, 134 mila in più rispetto a un anno prima. E insieme ai disoccupati, giovani e adulti, crescono anche gli scoraggiati. Nel 2010 sono stati circa 2 milioni gli italiani che hanno rinunciato a cercare un lavoro: 500mila tra loro sono però in attesa di una risposta di passate ricerche. Anche in questo caso l’Italia registra un primato negativo, con un’incidenza più che doppia del fenomeno “rispetto all’insieme dei Paesi dell’Unione”. La caduta dell’occupazione non è però uguale in tutta la penisola. Nel Mezzogiorno la discesa della manodopera industriale è doppia rispetto al centro-nord e anche l’impego della cassa integrazione è più massiccio. Nel sud, inoltre, si registra il minor numero di rientri sul posto di lavoro: il 33,6 per cento in confronto al 64,2 del nord. Per quanto riguarda ancora i giovani, resta preoccupante il numero di abbandoni scolastici prematuri nel Paese. Nel 2010 il 18,8 per cento dei ragazzi iscritti ha lasciato gli studi senza conseguire un diploma di scuola superiore. Una soglia molto più alta del limite del 10 per centofissato come obiettivo nella Strategia Europa 2020, e comunque più di quattro punti in rialzo rispetto alla media europea.

Le questione femminile. Secondo i dati Istat, il ruolo svolto dalle donne italiane all’interno della famiglia condiziona ancora la possibilità di lavorare. E, soprattutto, di ricoprire incarichi qualificati. Nel 2009 più di un quinto delle donne con meno di 65 anni - che lavorano o hanno lavorato – ha interrotto l’attività per il matrimonio, una gravidanza o altri motivi familiari. Per il 30 per cento si tratta di madri e l’interruzione del lavoro è dovuta nella metà dei casi alla nascita di un nuovo figlio. Nella metà dei casi, secondo l’istituto, non si tratta di scelte volontarie. Circa 800 mila donne - l’8,7 per cento di quelle che lavorano o hanno lavorato – hanno dichiarato di essere state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere, nel corso della loro vita lavorativa, a causa di una gravidanza. L’abbandono femminile del posto di lavoro diminuisce man mano che dalle generazioni più anziane si guarda alle più giovani: un trend dovuto alla diminuzione delle interruzioni per matrimonio. Sottolinea ancora l’Istat, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro italiano, confrontata con il resto dell’Europa, continua a essere “molto più bassa”. Nel 2010 il tasso di occupazione femminile è stato del 46,1 per cento, 12 punti percentuali in meno di quello medio europeo. A incidere negativamente sulla performance italiana è soprattutto il dato relativo al Mezzogiorno: sono circa tre su dieci le donne occupate al sud, contro le quasi sei del nord. Un altro indicatore del “peggioramento della qualità del lavoro femminile – si legge nel rapporto – riguarda poi la crescita delle donne sovraistruite“. Tra le lavoratrici laureate il 40 per cento – contro il 31 per cento degli uomini – svolge un lavoro sottoqualificato.

Il lavoro straniero in Italia. Le buste paga più leggere della penisola toccano ai lavoratori stranieri. A parità di professione, la retribuzione mensile netta dei migranti è stata del 24 per cento in meno rispetto a quella degli italiani: rispettivamente 973 euro contro 1.286. La differenza aumenta ancora di più se si considera la retribuzione delle donne straniere, inferiore del 30 per cento. “Le disuguaglianze – spiega l’istituto – tendono a differenziarsi a livello territoriale passando da circa il 22 per cento nel nord a poco meno del 34 del Mezzogiorno”. In generale, il tasso di occupazione degli stranieri è sceso dal 64,5 per cento del 2009 al 63,1 del 2010, “un calo più che doppio in confronto a quello degli italiani”, riferiscono gli esperti Istat. Allo stesso tempo, il tasso di disoccupazione è passato dall’11,2 all’11,6 per cento: la crescita dell’occupazione straniera ha riguardato però, in più della metà dei casi, le professioni non qualificate. Dal manovale edile all’addetto nelle imprese di pulizie, dal collaboratore domestico al bracciante agricolo, dall’assistente familiare al portantino. Ma, sottolinea l’Istat, “sono 880 mila gli stranieri che hanno un livello d’istruzione e un profilo culturale più elevato rispetto a quello richiesto dal lavoro svolto”. Si tratta del 42,3 per cento degli occupati: una quota più che doppia di quella degli italiani con le stesse caratteristiche.


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Un voto per tornare - Italiani all'estero per De Magistris


https://www.youtube.com/watch?v=PsYV1sXxya8&feature=player_embedded

Il video realizzato dalla comunità di Italiani residenti a Londra in supporto alla candidatura di Luigi De Magistris come sindaco di Napoli.



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https://www.youtube.com/watch?v=PsYV1sXxya8&feature=player_embedded

Il video realizzato dalla comunità di Italiani residenti a Londra in supporto alla candidatura di Luigi De Magistris come sindaco di Napoli.



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La vergogna di FINCANTIERI!


Non sono bastati 150 anni di vergognosa e proditoria opera di declassazione, di commesse scientificamente non concesse dall'unità d'Italia in poi, con un ruolo volutamente subalterno dato alla cantieristica meridionale per mortificare quello che era un vanto industriale per il Sud.
Non è bastato costruire un'operazione che portasse l'Ansaldo e la cantieristica del Nord a primeggiare rispetto ai gloriosi Cantieri di Castellammare.
Il tutto doveva portare ad un epilogo che decretasse la morte di qualcosa che era per puro miracolo resistesse ancora. E chi poteva attuarlo? Quando poteva succedere se non sotto l'egida del governo più antimeridionale dalla nascita della repubblica? Quel governo dove la nefasta presenza d'una forza xenofoba e razzista come la Lega Nord, porta e condiziona lo stesso governo ad accelerare in una politica sempre più nord centrica che intende con pervicace protervia ridurre sempre più il Meridione al solo ruolo di mercato di consumo interno, depauperandolo delle ultime risorse industriali.
Il tutto nello sfregio più smaccato della storia industriale d'un territorio e mettendo sul lastrico forze lavoro qualificate togliendo il sostegno a migliaia di famiglie.
Il Partito del Sud è vicino alla sua gente, s'impegna a denunciare con forza quest'ennesimo scandalo ed a sostenere la battaglia dei dipendenti d'una così gloriosa e qualificata struttura!

il Partito del Sud - Napoli

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Non sono bastati 150 anni di vergognosa e proditoria opera di declassazione, di commesse scientificamente non concesse dall'unità d'Italia in poi, con un ruolo volutamente subalterno dato alla cantieristica meridionale per mortificare quello che era un vanto industriale per il Sud.
Non è bastato costruire un'operazione che portasse l'Ansaldo e la cantieristica del Nord a primeggiare rispetto ai gloriosi Cantieri di Castellammare.
Il tutto doveva portare ad un epilogo che decretasse la morte di qualcosa che era per puro miracolo resistesse ancora. E chi poteva attuarlo? Quando poteva succedere se non sotto l'egida del governo più antimeridionale dalla nascita della repubblica? Quel governo dove la nefasta presenza d'una forza xenofoba e razzista come la Lega Nord, porta e condiziona lo stesso governo ad accelerare in una politica sempre più nord centrica che intende con pervicace protervia ridurre sempre più il Meridione al solo ruolo di mercato di consumo interno, depauperandolo delle ultime risorse industriali.
Il tutto nello sfregio più smaccato della storia industriale d'un territorio e mettendo sul lastrico forze lavoro qualificate togliendo il sostegno a migliaia di famiglie.
Il Partito del Sud è vicino alla sua gente, s'impegna a denunciare con forza quest'ennesimo scandalo ed a sostenere la battaglia dei dipendenti d'una così gloriosa e qualificata struttura!

il Partito del Sud - Napoli

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