giovedì 21 aprile 2011

PARTITO DEL SUD CASERTA: PUNTI PRINCIPALI DEL PROGRAMMA COMUNALI 2011

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Cavour ultimo atto l'inferno può attendere


Dagli Archivi segreti vaticani, la testimonianza del frate che confessò lo statista sul letto di morte

ANDREA TORNELLI

Camillo Benso conte di Cavour, che nel letto di morte volle chiamare accanto a sé un sacerdote per ricevere i sacramenti, si limitò a confessarsi oppure ritrattò quelle posizioni che avevano provocato la scomunica di Pio IX contro di lui e contro tutto il Subalpinum Gubernium? Pochi giorni dopo la morte dello statista, avvenuta alle 9 di mattina del 6 giugno 1861, era stato il fratello, Gustavo Cavour, a spiegare pubblicamente dalle pagine dell’Opinione che non c’era stata alcuna ritrattazione e che il conte era morto senza ammettere errori riguardanti la sua politica di annessione dello Stato pontificio. Ora negli archivi vaticani è stato ritrovato un documento rimasto fino a oggi inedito, che contribuisce a consolidare il quadro degli eventi di quei giorni. Lo ha messo in pagina sull’Osservatore Romano - il quotidiano della Santa Sede diretto da Giovanni Maria Vian - il Prefetto dell’Archivio segreto vaticano, Sergio Pagano. Si tratta della lettera autografa che il francescano fra’ Giacomo da Poirino consegnò a Pio IX dopo la burrascosa udienza durante la quale il Pontefice lo aveva rimproverato per aver confessato Cavour senza prima chiedergli di ritrattare. Un documento finito in una busta di atti diversi, riguardanti vari Pontefici, raccolti non si sa da chi, e rimasti fuori posto.

Fra’ Giacomo era il curato della parrocchia di Santa Maria degli Angeli a Torino, nel cui territorio risiedeva il conte. «A tenore di diritto canonico – spiega il Prefetto dell’Archivio segreto vaticano nell’articolo – Cavour non avrebbe potuto compiere la sua confessione sacramentale prima di aver rilasciato una pubblica ritrattazione dei gravi atti da lui ispirati contro lo Stato della Chiesa». La bolla di scomunica Cum Catholica Ecclesia prevedeva infatti che la confessione sarebbe stata invalida, e l’assoluzione inefficace, senza quella previa e pubblica ammissione.

Ma fra’ Giacomo – un uomo, annota Pagano sull’Osservatore, «tutt’altro che ingenuo e certamente integro» – in quella occasione fece prevalere il suo «scopo primario, pur se mischiato a una certa ingenuità», cioè quello di «salvare l’anima del moribondo, non quello di curarsi delle gravi censure ecclesiastiche in vigore». E, soprattutto, dopo la morte dello statista piemontese, tenne un atteggiamento «che poteva sembrare, e di fatto sembrò, ambiguo, sfuggente alla Santa Sede e allo stesso Pio IX». Anche Giacomo da Poirino, come il suo illustre penitente, non volle ammettere di aver sbagliato alcunché, e per questo il Papa gli proibì di confessare, gli tolse l’amministrazione della parrocchia e infine lo sospese a divinis. Solo in età avanzata cambierà idea: piangendo il «fallo commesso» chiederà a Leone XIII di essere reintegrato. Papa Pecci acconsentirà, e il frate nel 1884, un anno prima di morire, potrà riavere tutte le facoltà sacerdotali.

Nella lettera appena ritrovata, il francescano racconta al Papa in dettaglio le circostanze di quella confessione, ricordando come Cavour avesse detto chiaramente e davanti a testimoni che «intendeva di morire da vero e sincero cattolico». Parole che il suo confessore aveva voluto interpretare come una ritrattazione implicita. Di fronte a questa dichiarazione del conte «incalzato dalla gravità del male che a gran passi il portava a morte», il religioso si affrettò dunque ad amministrare il sacramento la mattina del 5 giugno, e il viatico la sera di quello stesso giorno. Il frate sottolinea nella missiva che «nel corso della sua gravissima malattia», Cavour «era ad intervalli soggetto ad alienazione di mente». Nel finale della lettera di scuse a Pio IX, fra’ Giacomo ribadisce di «aver fatto, quanto era in sé, il suo officio».

«Il buon frate (che malgrado l’increscioso episodio aveva al suo attivo una vita di impegno religioso zelante) – conclude il Prefetto dell’Archivio segreto vaticano -, pronto naturalmente all’obbedienza, passò il resto della sua esistenza nell’umile osservanza, anche se per lungo tempo dovette restar convinto di aver agito secondo coscienza cercando di salvare un’anima, pur nella trasgressione materiale di un precetto positivo pontificio».


Fonte:La Stampa


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Dagli Archivi segreti vaticani, la testimonianza del frate che confessò lo statista sul letto di morte

ANDREA TORNELLI

Camillo Benso conte di Cavour, che nel letto di morte volle chiamare accanto a sé un sacerdote per ricevere i sacramenti, si limitò a confessarsi oppure ritrattò quelle posizioni che avevano provocato la scomunica di Pio IX contro di lui e contro tutto il Subalpinum Gubernium? Pochi giorni dopo la morte dello statista, avvenuta alle 9 di mattina del 6 giugno 1861, era stato il fratello, Gustavo Cavour, a spiegare pubblicamente dalle pagine dell’Opinione che non c’era stata alcuna ritrattazione e che il conte era morto senza ammettere errori riguardanti la sua politica di annessione dello Stato pontificio. Ora negli archivi vaticani è stato ritrovato un documento rimasto fino a oggi inedito, che contribuisce a consolidare il quadro degli eventi di quei giorni. Lo ha messo in pagina sull’Osservatore Romano - il quotidiano della Santa Sede diretto da Giovanni Maria Vian - il Prefetto dell’Archivio segreto vaticano, Sergio Pagano. Si tratta della lettera autografa che il francescano fra’ Giacomo da Poirino consegnò a Pio IX dopo la burrascosa udienza durante la quale il Pontefice lo aveva rimproverato per aver confessato Cavour senza prima chiedergli di ritrattare. Un documento finito in una busta di atti diversi, riguardanti vari Pontefici, raccolti non si sa da chi, e rimasti fuori posto.

Fra’ Giacomo era il curato della parrocchia di Santa Maria degli Angeli a Torino, nel cui territorio risiedeva il conte. «A tenore di diritto canonico – spiega il Prefetto dell’Archivio segreto vaticano nell’articolo – Cavour non avrebbe potuto compiere la sua confessione sacramentale prima di aver rilasciato una pubblica ritrattazione dei gravi atti da lui ispirati contro lo Stato della Chiesa». La bolla di scomunica Cum Catholica Ecclesia prevedeva infatti che la confessione sarebbe stata invalida, e l’assoluzione inefficace, senza quella previa e pubblica ammissione.

Ma fra’ Giacomo – un uomo, annota Pagano sull’Osservatore, «tutt’altro che ingenuo e certamente integro» – in quella occasione fece prevalere il suo «scopo primario, pur se mischiato a una certa ingenuità», cioè quello di «salvare l’anima del moribondo, non quello di curarsi delle gravi censure ecclesiastiche in vigore». E, soprattutto, dopo la morte dello statista piemontese, tenne un atteggiamento «che poteva sembrare, e di fatto sembrò, ambiguo, sfuggente alla Santa Sede e allo stesso Pio IX». Anche Giacomo da Poirino, come il suo illustre penitente, non volle ammettere di aver sbagliato alcunché, e per questo il Papa gli proibì di confessare, gli tolse l’amministrazione della parrocchia e infine lo sospese a divinis. Solo in età avanzata cambierà idea: piangendo il «fallo commesso» chiederà a Leone XIII di essere reintegrato. Papa Pecci acconsentirà, e il frate nel 1884, un anno prima di morire, potrà riavere tutte le facoltà sacerdotali.

Nella lettera appena ritrovata, il francescano racconta al Papa in dettaglio le circostanze di quella confessione, ricordando come Cavour avesse detto chiaramente e davanti a testimoni che «intendeva di morire da vero e sincero cattolico». Parole che il suo confessore aveva voluto interpretare come una ritrattazione implicita. Di fronte a questa dichiarazione del conte «incalzato dalla gravità del male che a gran passi il portava a morte», il religioso si affrettò dunque ad amministrare il sacramento la mattina del 5 giugno, e il viatico la sera di quello stesso giorno. Il frate sottolinea nella missiva che «nel corso della sua gravissima malattia», Cavour «era ad intervalli soggetto ad alienazione di mente». Nel finale della lettera di scuse a Pio IX, fra’ Giacomo ribadisce di «aver fatto, quanto era in sé, il suo officio».

«Il buon frate (che malgrado l’increscioso episodio aveva al suo attivo una vita di impegno religioso zelante) – conclude il Prefetto dell’Archivio segreto vaticano -, pronto naturalmente all’obbedienza, passò il resto della sua esistenza nell’umile osservanza, anche se per lungo tempo dovette restar convinto di aver agito secondo coscienza cercando di salvare un’anima, pur nella trasgressione materiale di un precetto positivo pontificio».


Fonte:La Stampa


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In God We Trust

di Mauro Miccolis

La fiducia non si acquista per mezzo della forza. Neppure si ottiene con le sole dichiarazioni. La fiducia bisogna meritarla con gesti e fatti concreti. (Papa Giovanni Paolo II)

Migliora rispetto ai mesi scorsi la fiducia nelle prospettive dell’economia internazionale, e in particolar modo in quella dei paesi in via di sviluppo.

Lo annuncia il Governatore di Bankitalia Mario Draghi, aggiungendo subito dopo, che le lezioni del passato suggeriscono comunque di essere cauti; una dichiarazione un poco contraddittoria, o titubante, che riflette da subito il cauto e flebile ottimismo, si perché dell’ottimismo a dosi massicce, alla Berlusconi, l’italiano è intossicato, non lo metabolizza più, quindi meglio essere cauti.

Con questo post, non voglio entrare nel merito delle dichiarazioni del Governatore, anche perché sono poco preparato sulla fiducia che nutrono i paesi in via di sviluppo, ho poche informazioni; voglio solo dire che non mi fido di quello che dice l’establishment economico, e parlare proprio del rapporto tra l’economia e la fiducia.

Questa classe dirigente, espressione parossistica di un capitalismo rapace e di rapina, ha dilapidato oltre le risorse monetarie e del territorio, anche quelle che una volta non erano monetizzabili, perché di valore incommensurabile: Onestà, Lealtà, Fedeltà, Rispetto, Educazione,Buon gusto, Cultura,Fiducia,etc.. Alcune di queste svendute, altre perse di conseguenza, come la Fiducia, dimenticando che la Fiducia è la pietra angolare su cui si regge l’intera cattedrale della società moderna, e quindi anche dell’economia; lo sanno molto bene quelli delle Banche Centrali, che potrebbero stampare tonnellate di denaro ed invece stampano la quantità giusta per non perdere la fiducia della gente. Sul dollaro, compaiono scritte come “In God We Trust” proprio per aumentare la fiducia negli utenti, lo si faceva già in antichità stampando sulle monete il volto di re e imperatori o divinità.

Sino a quando la gente, ha fiducia nello stato, nelle istituzioni, allora tutto va bene, anche l’economia:

Voi potete comprare il lavoro di un uomo, la sua presenza fisica in un determinato luogo, potete comprare anche un determinato numero di movimenti muscolari, per un’ora o per un giorno.
Ma non potete comprare l’entusiasmo, la lealtà,le devozione del cuore.
Queste cose ve le dovete meritare. (Clarence Francis)

La fiducia è quel comburente che manca in Italia, perché le persone che la guidano, hanno dato ampia prova di non esserne degne.

La Fiducia è l’obiettivo di chi vuol governare le masse, perché in virtù di questo valore impalpabile, si riesce a far rinunciare alle persone il soddisfacimento dei bisogni istantanei a suffragio di un futuro migliore; lo sa molto bene anche la chiesa che attraverso la fede riesce a far compiere grandi rinunce ai suoi fedeli.

La Fiducia estorta con l’inganno, non dura molto; e di solito ha lo svantaggio di innalzare il costo della stessa per riacquistarla; qui in Italia ha un valore altissimo monetizzabile con la quantità di debito pubblico che abbiamo raggiunto con una gestione scellerata dello stato e dei beni pubblici.

La Fiducia necessità di atti concreti, di sacrifici. L’Italia attende.


Fonte:Bacheca FacebooK

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di Mauro Miccolis

La fiducia non si acquista per mezzo della forza. Neppure si ottiene con le sole dichiarazioni. La fiducia bisogna meritarla con gesti e fatti concreti. (Papa Giovanni Paolo II)

Migliora rispetto ai mesi scorsi la fiducia nelle prospettive dell’economia internazionale, e in particolar modo in quella dei paesi in via di sviluppo.

Lo annuncia il Governatore di Bankitalia Mario Draghi, aggiungendo subito dopo, che le lezioni del passato suggeriscono comunque di essere cauti; una dichiarazione un poco contraddittoria, o titubante, che riflette da subito il cauto e flebile ottimismo, si perché dell’ottimismo a dosi massicce, alla Berlusconi, l’italiano è intossicato, non lo metabolizza più, quindi meglio essere cauti.

Con questo post, non voglio entrare nel merito delle dichiarazioni del Governatore, anche perché sono poco preparato sulla fiducia che nutrono i paesi in via di sviluppo, ho poche informazioni; voglio solo dire che non mi fido di quello che dice l’establishment economico, e parlare proprio del rapporto tra l’economia e la fiducia.

Questa classe dirigente, espressione parossistica di un capitalismo rapace e di rapina, ha dilapidato oltre le risorse monetarie e del territorio, anche quelle che una volta non erano monetizzabili, perché di valore incommensurabile: Onestà, Lealtà, Fedeltà, Rispetto, Educazione,Buon gusto, Cultura,Fiducia,etc.. Alcune di queste svendute, altre perse di conseguenza, come la Fiducia, dimenticando che la Fiducia è la pietra angolare su cui si regge l’intera cattedrale della società moderna, e quindi anche dell’economia; lo sanno molto bene quelli delle Banche Centrali, che potrebbero stampare tonnellate di denaro ed invece stampano la quantità giusta per non perdere la fiducia della gente. Sul dollaro, compaiono scritte come “In God We Trust” proprio per aumentare la fiducia negli utenti, lo si faceva già in antichità stampando sulle monete il volto di re e imperatori o divinità.

Sino a quando la gente, ha fiducia nello stato, nelle istituzioni, allora tutto va bene, anche l’economia:

Voi potete comprare il lavoro di un uomo, la sua presenza fisica in un determinato luogo, potete comprare anche un determinato numero di movimenti muscolari, per un’ora o per un giorno.
Ma non potete comprare l’entusiasmo, la lealtà,le devozione del cuore.
Queste cose ve le dovete meritare. (Clarence Francis)

La fiducia è quel comburente che manca in Italia, perché le persone che la guidano, hanno dato ampia prova di non esserne degne.

La Fiducia è l’obiettivo di chi vuol governare le masse, perché in virtù di questo valore impalpabile, si riesce a far rinunciare alle persone il soddisfacimento dei bisogni istantanei a suffragio di un futuro migliore; lo sa molto bene anche la chiesa che attraverso la fede riesce a far compiere grandi rinunce ai suoi fedeli.

La Fiducia estorta con l’inganno, non dura molto; e di solito ha lo svantaggio di innalzare il costo della stessa per riacquistarla; qui in Italia ha un valore altissimo monetizzabile con la quantità di debito pubblico che abbiamo raggiunto con una gestione scellerata dello stato e dei beni pubblici.

La Fiducia necessità di atti concreti, di sacrifici. L’Italia attende.


Fonte:Bacheca FacebooK

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mercoledì 20 aprile 2011

Cosa c’è dietro lo stop al nucleare. Acqua pubblica ai francesi e legittimo impedimento

Cosa c'è dietro lo stop al nucleare. Acqua pubblica ai francesi e legittimo impedimento

Di Giovanni Mistero

La notizia è giunta in redazione ieri: il Governo aveva deciso di dismettere il programma nucleare. Fonti interne ci hanno chiarito lo scenario e le ragioni di questa scelta che vedono un accordo Parigi Roma che da una parte toglie la costruzione delle centrali ad AREVA e dall'altra affida la gestione dell'acqua pubblica a VEOLIA.

Nucleare in Italia: il Governo decide disoprassedere sul programma nucleare, lo fa inserendo una moratoria nel decreto legge omnibus, all'esame dell'aula del Senato, che prevede l'abrogazione di tutto l'impianto normativo che attiene la realizzazione di impianti nucleari nel Paese.

L'emendamente recita: "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare".

Ad abbracciare la linea Berlusconi in persona, da sempre scettico nei confronti del programma atomico ma schiacciato dalla lobby nucleare. Sebbene alcune voci leghino questa scelta ad un sondaggio realizzato la scorsa settimana che avrebbe dato al 54% la percentuale di italiani intenzionati a recarsi alle urne il 12 e 13 giugno (quindi oltre il quorum) le ragioni sono più ampie.

Prima di prendere questa decisione il Governo ha intavolato accordi con la Francia per dare una "contropartita" alla perdita economica che ne sarebbe derivata. Raggiunta l'intesa, stamane,AREVA - il colosso mondiale francese del nucleare che si sarebbe dovuto occupare della costruzione delle nostri centrali - ha iniziato la dismissione dei suoi uffici romani.

Il Governo era ben cosciente che il raggiungimento del quorum avrebbe comportato la bocciatura non solo della legge sul Nucleare ma anche quelle sul Legittimo Impedimento e sulla Privatizzazione dell'acqua.

E' stato proprio su quest'ultimo punto che è nata la contropartita da offrire oltralpe, attraverso un patto che sposta gli interessi economici dal nucleare all'acqua e dovrebbe garantire a VEOLIA una consistente presenza nel suo processo di privatizzazione (l'azienda francese è uno dei leader mondiali nel settore della gestione urbana degli acquedotti, dei rifiuti e dei trasporti). I mediatori italiani hanno dovuto fare una vera e propria corsa contro il tempo per cercare di giungere ad un accordo che soddisfacesse Parigi e che potesse essere ratificato già il 23 Aprile, giorno dell'incontro tra Berlusconi e Sarkozy.

Il Governo ha, così, trovato il modo di liberarsi di un referendum chiave che rappresentava, dopo Fukushima, il vero motore della votazione e l'elemento che avrebbe portato i cittadini alle urne.

In un colpo solo si è disinnescata una possibile bomba elettorale in mano alle opposizioni (il pericolo nucleare), si è portato a casa il Legittimo impedimento e si è continuato il processo di privatizzazione dell'acqua pubblica.

La controversia, poi, lascia ancora margini di manovra a futuri colpi di mano "nucleari" poiché l'emendamento di oggi in Senato elimina l'obbligo della stesura dei decreti legislativi di applicazione sul nucleare. Ma i decreti approvati finora non decadono, così come la legge numero 133/08 che dà il via alle centrali. E' uno stop, non una abrogazione mentre il referendum avrebbe abrogato la legge.

Fonte:Agoravox


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Cosa c'è dietro lo stop al nucleare. Acqua pubblica ai francesi e legittimo impedimento

Di Giovanni Mistero

La notizia è giunta in redazione ieri: il Governo aveva deciso di dismettere il programma nucleare. Fonti interne ci hanno chiarito lo scenario e le ragioni di questa scelta che vedono un accordo Parigi Roma che da una parte toglie la costruzione delle centrali ad AREVA e dall'altra affida la gestione dell'acqua pubblica a VEOLIA.

Nucleare in Italia: il Governo decide disoprassedere sul programma nucleare, lo fa inserendo una moratoria nel decreto legge omnibus, all'esame dell'aula del Senato, che prevede l'abrogazione di tutto l'impianto normativo che attiene la realizzazione di impianti nucleari nel Paese.

L'emendamente recita: "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare".

Ad abbracciare la linea Berlusconi in persona, da sempre scettico nei confronti del programma atomico ma schiacciato dalla lobby nucleare. Sebbene alcune voci leghino questa scelta ad un sondaggio realizzato la scorsa settimana che avrebbe dato al 54% la percentuale di italiani intenzionati a recarsi alle urne il 12 e 13 giugno (quindi oltre il quorum) le ragioni sono più ampie.

Prima di prendere questa decisione il Governo ha intavolato accordi con la Francia per dare una "contropartita" alla perdita economica che ne sarebbe derivata. Raggiunta l'intesa, stamane,AREVA - il colosso mondiale francese del nucleare che si sarebbe dovuto occupare della costruzione delle nostri centrali - ha iniziato la dismissione dei suoi uffici romani.

Il Governo era ben cosciente che il raggiungimento del quorum avrebbe comportato la bocciatura non solo della legge sul Nucleare ma anche quelle sul Legittimo Impedimento e sulla Privatizzazione dell'acqua.

E' stato proprio su quest'ultimo punto che è nata la contropartita da offrire oltralpe, attraverso un patto che sposta gli interessi economici dal nucleare all'acqua e dovrebbe garantire a VEOLIA una consistente presenza nel suo processo di privatizzazione (l'azienda francese è uno dei leader mondiali nel settore della gestione urbana degli acquedotti, dei rifiuti e dei trasporti). I mediatori italiani hanno dovuto fare una vera e propria corsa contro il tempo per cercare di giungere ad un accordo che soddisfacesse Parigi e che potesse essere ratificato già il 23 Aprile, giorno dell'incontro tra Berlusconi e Sarkozy.

Il Governo ha, così, trovato il modo di liberarsi di un referendum chiave che rappresentava, dopo Fukushima, il vero motore della votazione e l'elemento che avrebbe portato i cittadini alle urne.

In un colpo solo si è disinnescata una possibile bomba elettorale in mano alle opposizioni (il pericolo nucleare), si è portato a casa il Legittimo impedimento e si è continuato il processo di privatizzazione dell'acqua pubblica.

La controversia, poi, lascia ancora margini di manovra a futuri colpi di mano "nucleari" poiché l'emendamento di oggi in Senato elimina l'obbligo della stesura dei decreti legislativi di applicazione sul nucleare. Ma i decreti approvati finora non decadono, così come la legge numero 133/08 che dà il via alle centrali. E' uno stop, non una abrogazione mentre il referendum avrebbe abrogato la legge.

Fonte:Agoravox


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Cerco lavoro



Oggi il Buongiorno (si fa per dire) ce lo dà Gloria V., mamma.

«Le scrivo come si telefonerebbe a un amico per sfogo: secondo il ministro Tremonti “la disoccupazione esiste solo per chi non sa cercarsi un lavoro”. Da mesi mio figlio batte tutte le porte per cercare un mestiere più decente di quello che sta facendo: contratto a chiamata come ragazzo jolly in un agriturismo quasi stagionale, con domeniche da 13 ore continuative e periodo invernale a 300 euro al mese. Bene, con un curriculum interessante per le tante esperienze fatte all’estero e un’ottima conoscenza delle lingue inglese e francese, queste le poche e misere proposte di lavoro: 1. montaggio palchi per concerti e grandi eventi. Proposta di contratto a chiamata di cui: prime 4 ore non pagate per l’acquisto dell’elmetto e dei guanti da lavoro, le altre ore pagate con voucher del valore nominale di 5 euro, che all’incasso valgono anche di meno; 2. autotrasportatore per una nota azienda che si serve di agenzie satellite. Tipo di contratto? A chiamata (ma come a chiamata, se si lavora tutti i giorni!). Possono deliberatamente decidere di assegnarti la mezza giornata lavorativa, ma il carico è sempre lo stesso e ti fai le otto ore sapendo di essere pagato per la metà. Potrei continuare, ma penso bastino questi due esempi per chiederci: in che Paese vive Tremonti? Se ha figli, dove li ha fatti studiare e dove li ha sistemati? Non conosce il Paese reale chi ha fatto del privilegio la sua ragione di vita. Ieri mio figlio mi ha detto: “Mamma, ci stanno annientando!”».

Fonte:La Stampa

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Oggi il Buongiorno (si fa per dire) ce lo dà Gloria V., mamma.

«Le scrivo come si telefonerebbe a un amico per sfogo: secondo il ministro Tremonti “la disoccupazione esiste solo per chi non sa cercarsi un lavoro”. Da mesi mio figlio batte tutte le porte per cercare un mestiere più decente di quello che sta facendo: contratto a chiamata come ragazzo jolly in un agriturismo quasi stagionale, con domeniche da 13 ore continuative e periodo invernale a 300 euro al mese. Bene, con un curriculum interessante per le tante esperienze fatte all’estero e un’ottima conoscenza delle lingue inglese e francese, queste le poche e misere proposte di lavoro: 1. montaggio palchi per concerti e grandi eventi. Proposta di contratto a chiamata di cui: prime 4 ore non pagate per l’acquisto dell’elmetto e dei guanti da lavoro, le altre ore pagate con voucher del valore nominale di 5 euro, che all’incasso valgono anche di meno; 2. autotrasportatore per una nota azienda che si serve di agenzie satellite. Tipo di contratto? A chiamata (ma come a chiamata, se si lavora tutti i giorni!). Possono deliberatamente decidere di assegnarti la mezza giornata lavorativa, ma il carico è sempre lo stesso e ti fai le otto ore sapendo di essere pagato per la metà. Potrei continuare, ma penso bastino questi due esempi per chiederci: in che Paese vive Tremonti? Se ha figli, dove li ha fatti studiare e dove li ha sistemati? Non conosce il Paese reale chi ha fatto del privilegio la sua ragione di vita. Ieri mio figlio mi ha detto: “Mamma, ci stanno annientando!”».

Fonte:La Stampa

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martedì 19 aprile 2011

IL PARTITO DEL SUD ALLE COMUNALI DI GROSSETO

I nostri vivi complimenti al Coord. Toscana del Partito del Sud Angelo Modaffari che è riuscito, con un'eccellente organizzazione, a presentare la lista del Partito del Sud a Grosseto.

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Mainetti e Faenzi fuori dalle elezioni

Errore nella raccolta delle firme: moduli senza i nomi dei candidati


di Guido Fiorini GROSSETO. Sandra Mainetti, Monica Faenzi e tutta la lista di Centrodestra a Castiglione sono state escluse dalle elezioni: lo ha deciso, ieri in tarda serata, la commissione elettorale, presieduta dal viceprefetto Vincenza Filippi. Al tempo stesso la commissione ha escluso la lista dei Socialdemocratici a Grosseto e il segretario del Pd di Roccalbegna, Silvio Nasini, per cui la lista correrà a 11, un po' come una squadra di calcio. La clamorosa esclusione della lista di Centrodestra alle elezioni è dovuta - hanno spiegato i cinque membri della commissione - per un errore tanto grosso quanto ingenuo. In sostanza è stato violato il 4º comma dell'articolo 32 della legge che disciplina e firme di sottoscrizione della lista stessa e che recita "I sottoscrittori debbono essere elettori iscritti nelle liste del comune e la loro firma deve essere apposta su appositi moduli recanti il contrassegno della lista, il nome, cognome, data e luogo di nascita di tutti i candidati, nonché il nome, cognome, data e luogo di nascita dei sottoscrittori stessi". Le firme per la lista, presentata da Claudio Miserocchi, invece, erano su sette fogli di cui solo uno, il primo, aveva i nomi dei candidati, le altre sono state messe su moduli "in bianco". Oggi il Pdl deciderà se fare ricorso, ma i margini per un successo sono minimi. La lista dei Socialdemocratici a Grosseto, in sostegno a Lolini, è stata invece esclusa per un'ora e mezzo di ritardo nella presentazione: «Colpa dei terminali del Comune - hanno detto Luciano e Mario Calì - noi faremo ricorso e contiamo di vincerlo. Abbiamo avuto un ritardo nell'ottenimento dei certificati non dovuto alla nostra volontà». Diverso il caso di Silvio Nasini, segretario del Partito Democratico di Roccalbegna, che è stato escluso dalla lista perché, essendo consigliere, si è autenticato da solo la propria firma, caso escluso dalla legge. Per cui la lista di Lucia Tosini avrà un nome in meno. Il sorteggio delle liste, invece, ha premiato Emilio Bonifazi, che sarà il primo nella scheda, seguito da Cristina Citerni, Mario Lolini, Massimo Felicioni, Alessandro Bragaglia e Giacomo Gori. Le singole liste sono state estratte in questo ordine: Destra, Pd, Lega, Partito del Sud, Idv, Mat, Nuovo Polo per Lolini, 5 stelle, Psi, Sel, Udc-Api, Pdl, Federazione della Sinistra, Grosseto Insieme e Grosseto oggi. A Castiglione, invece, la prima lista sulla scheda sarà quella di Centrosinistra, l'altra è la Civica di Mario Ferraro, a cui sono stati comunque scartati due candidati perché senza certificato: la sua lista sarà quindi di solo 9 persone.


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I nostri vivi complimenti al Coord. Toscana del Partito del Sud Angelo Modaffari che è riuscito, con un'eccellente organizzazione, a presentare la lista del Partito del Sud a Grosseto.

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Mainetti e Faenzi fuori dalle elezioni

Errore nella raccolta delle firme: moduli senza i nomi dei candidati


di Guido Fiorini GROSSETO. Sandra Mainetti, Monica Faenzi e tutta la lista di Centrodestra a Castiglione sono state escluse dalle elezioni: lo ha deciso, ieri in tarda serata, la commissione elettorale, presieduta dal viceprefetto Vincenza Filippi. Al tempo stesso la commissione ha escluso la lista dei Socialdemocratici a Grosseto e il segretario del Pd di Roccalbegna, Silvio Nasini, per cui la lista correrà a 11, un po' come una squadra di calcio. La clamorosa esclusione della lista di Centrodestra alle elezioni è dovuta - hanno spiegato i cinque membri della commissione - per un errore tanto grosso quanto ingenuo. In sostanza è stato violato il 4º comma dell'articolo 32 della legge che disciplina e firme di sottoscrizione della lista stessa e che recita "I sottoscrittori debbono essere elettori iscritti nelle liste del comune e la loro firma deve essere apposta su appositi moduli recanti il contrassegno della lista, il nome, cognome, data e luogo di nascita di tutti i candidati, nonché il nome, cognome, data e luogo di nascita dei sottoscrittori stessi". Le firme per la lista, presentata da Claudio Miserocchi, invece, erano su sette fogli di cui solo uno, il primo, aveva i nomi dei candidati, le altre sono state messe su moduli "in bianco". Oggi il Pdl deciderà se fare ricorso, ma i margini per un successo sono minimi. La lista dei Socialdemocratici a Grosseto, in sostegno a Lolini, è stata invece esclusa per un'ora e mezzo di ritardo nella presentazione: «Colpa dei terminali del Comune - hanno detto Luciano e Mario Calì - noi faremo ricorso e contiamo di vincerlo. Abbiamo avuto un ritardo nell'ottenimento dei certificati non dovuto alla nostra volontà». Diverso il caso di Silvio Nasini, segretario del Partito Democratico di Roccalbegna, che è stato escluso dalla lista perché, essendo consigliere, si è autenticato da solo la propria firma, caso escluso dalla legge. Per cui la lista di Lucia Tosini avrà un nome in meno. Il sorteggio delle liste, invece, ha premiato Emilio Bonifazi, che sarà il primo nella scheda, seguito da Cristina Citerni, Mario Lolini, Massimo Felicioni, Alessandro Bragaglia e Giacomo Gori. Le singole liste sono state estratte in questo ordine: Destra, Pd, Lega, Partito del Sud, Idv, Mat, Nuovo Polo per Lolini, 5 stelle, Psi, Sel, Udc-Api, Pdl, Federazione della Sinistra, Grosseto Insieme e Grosseto oggi. A Castiglione, invece, la prima lista sulla scheda sarà quella di Centrosinistra, l'altra è la Civica di Mario Ferraro, a cui sono stati comunque scartati due candidati perché senza certificato: la sua lista sarà quindi di solo 9 persone.


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Su "Il Mattino" del 19 aprile 2011: intervista con Antonio De Falco candidato Sindaco del Partito del Sud



Fonte: Il Mattino ed. Caserta
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Fonte: Il Mattino ed. Caserta
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Il prof. Cataldo Godano alla presentazione della Campagna Elettorale del Partito del Sud nella coalizione per De Magistris Sindaco di Napoli


di Bruno Pappalardo


Napoli, 16.04.2011, h 10,25


Era giunto nella piazza, come mia “buona “(?) abitudine , in forte anticipo. Pensavo che sarei stato furbo se avessi trovato un posticino alla mia utilitaria. Il largo della piazza del Gesù Nuovo era praticamente vuoto. La Guglia dell’Immacolata era avvolta ( chiusa in da un alto andito velato da teli azzurrognolo chiaro ) come giusto era scegliere, proprio da quel colore. Strano che la domenica prima non c’era e si scegliava di intervenire in queste settimane. Ogni domenica scendo al Centro Storico, prendo un caffè, cazzeggio un po e riparto rientrando.


La macchina marmorea sfidava in verticalità l’ingombro di un immenso TIR orizzontale. Dietro armeggiava un’ affoltata pattuglia di tecnici e montatori in tute nere. Ero entrato nella piazza alle 10,20 ma pensai che non ero io troppo in anticipo ma il comizio, … forse si sarebbe avviato solo verso sera. Un batter d’ali, invece, e senza che mi informasse, il Tir lasciava la piazza scivolando silenzioso, dopo aver inghiottito i suoi ominidi anonimi, giù per Santa Maria Maggiore. Adesso vedevo il vuoto assoluto riempito da una musica assordante lasciata apposta dal Tir. Mi intrigava l’andito che ripeteva , con una modellata forma, quell’istessa della guglia. Mi incuriosiva anche il canonico cartellone dei lavori. Diceva perentorio, … Inizio lavori : 16.11.2010, Ultimazione lavori 13.02.2011. Accidenti erano opere per “Somma Urgenza” e già erano finiti e senza che me ne fossi accorto, proprio come il Tir. La ditta che ha assunto l’onere delle opere già terminate è la “Giovanna Izzo Restauri s.a.s. “ Quando leggo “s.a.s.” sento puzza di “trastole” ma quel cartello puzzava anche di“opportunismo elettorale”. Vidi l’alta figura del mio amico Cataldo Godano. Lui sostiene di non essere alto. Sarà pure così perché è vero che io son basso e mi ergo solo verso il basso ma la coppola marron-glacé, che faceva il pari con il maglione sotto un giaccone di pelle camoscio, ebbene quella coppola viennese si vedeva come una “sacher” .Mi confessò una certo e più che giustificata emozione. Giunse quanche minuto dopo l’ancora più alta figura dell’onorevole Di Pietro. Un signore smilzo e pure brutto lo seguiva dovunque ma lui non evitava di smarcarlo per dispensare strette di mano e bugiarde carezzuole sulle testoline di un paio di bambini. Giunse pure Ferrero del partito di Alleanza Comunista. Pensai all’imbarazzo di una persona che deve confrontarsi con costoro, titani della politica, che si muovono pur non sapendo per dove andare ma che sanno che non sbaglieranno di giungere sicuramente lì, in quel posto che pare attenda loro. Mi decisi a fare da valletto. Mi avvicinai a Di Pietro e presentai l’eminente amico professor Godano esponente del Partito del Sud. Fu tutta un po così la mattinata che si consumò solo in un paio d’ora. Mi ficcai nel recinto e chiesi ad una gentile signorina (tal mi parve) se sapesse del programma e come e quando il Partito del Sud avrebbe dovuto salire sul palco. Mi disse: “… mi è appena giunto il nome del vostro oratore, un certo… (sbirciava su un foglietto come un fazzoletto da taschino cercando forse delle minuscole macchioline forse conchigliette verdi perché chiudeva gli occhi lasciando un sottile feritoia come i consumatori di lenti a contatto) … Castaldo Godano. Sbagliò il nome in maniera offensiva. Cataldo infatti accorse per presentarsi. La cecata credeva fossi io!! Beh, solo un miracolo mi avrebbe potuto assomigliare a lui, in tutti i sensi. Io credo ai miracoli ma non ai venusiani che non esistono. Ci disse che sarebbe stato proprio il partito del sud a salutare, solo salutare il candito sindaco De Magistris. Godano, mi aveva detto che era preparato per un intervento di dieci minuti. Gli dissi di stare sul palco il tempo che meglio riteneva giusto per enunciare i suoi (nostri) punti programmatici. La cecata ma amabile signorina, per l’appunto lo annunciò subito. Godano non voleva o non poteva dirlo lui, capivo bene. Avevo detto alla minuta e gentile cecata che era più giusto dire chi era, un professore universitario e scienziato. Chiese cosa insegnasse e Cotaldo con un’umiltà sconfinata sbiancò la donna; Geofisica alla Federico II disse e mi sembrò che la donnina monosillabasse gli estremi dell’alfabeto italiano. Parlò di Napoli come è vessata e abbandonata, dei FAS trattenuti in ostaggio da Tremonti e quando, poi, ispirando aria, quasi gridò che non era giunto neppure un euro a Napoli , gli astanti gli urlarono contro la soddisfazione di sentirselo dire come cosa ingiusta maledicendo qualcuno. Parlò di un’economia scippata e l’argomentò. Parlò degli sregolati aumenti qui insostenibili e soprattutto nei trasporti e per i rifiuti. Di questi sollevò la necessità di una raccolta differenziata “porta a porta” e infine, disse dell’ambiente che andava tutelato indicando vari punti sostanziali e della sacralità dell’acqua che dovrà restare pubblica. Lasciò la parola e l’entusiasmo misurato della gente che voleva adesso solo i Vip, i volti della telescemologia.Sceso dal palco e gli alzai il pollice verso l’alto come per dire “ …prufessò si ggrande” !!


Bruno Pappalardo Partito del Sud - Napoli

Fonte:Partito del Sud - Napoli

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di Bruno Pappalardo


Napoli, 16.04.2011, h 10,25


Era giunto nella piazza, come mia “buona “(?) abitudine , in forte anticipo. Pensavo che sarei stato furbo se avessi trovato un posticino alla mia utilitaria. Il largo della piazza del Gesù Nuovo era praticamente vuoto. La Guglia dell’Immacolata era avvolta ( chiusa in da un alto andito velato da teli azzurrognolo chiaro ) come giusto era scegliere, proprio da quel colore. Strano che la domenica prima non c’era e si scegliava di intervenire in queste settimane. Ogni domenica scendo al Centro Storico, prendo un caffè, cazzeggio un po e riparto rientrando.


La macchina marmorea sfidava in verticalità l’ingombro di un immenso TIR orizzontale. Dietro armeggiava un’ affoltata pattuglia di tecnici e montatori in tute nere. Ero entrato nella piazza alle 10,20 ma pensai che non ero io troppo in anticipo ma il comizio, … forse si sarebbe avviato solo verso sera. Un batter d’ali, invece, e senza che mi informasse, il Tir lasciava la piazza scivolando silenzioso, dopo aver inghiottito i suoi ominidi anonimi, giù per Santa Maria Maggiore. Adesso vedevo il vuoto assoluto riempito da una musica assordante lasciata apposta dal Tir. Mi intrigava l’andito che ripeteva , con una modellata forma, quell’istessa della guglia. Mi incuriosiva anche il canonico cartellone dei lavori. Diceva perentorio, … Inizio lavori : 16.11.2010, Ultimazione lavori 13.02.2011. Accidenti erano opere per “Somma Urgenza” e già erano finiti e senza che me ne fossi accorto, proprio come il Tir. La ditta che ha assunto l’onere delle opere già terminate è la “Giovanna Izzo Restauri s.a.s. “ Quando leggo “s.a.s.” sento puzza di “trastole” ma quel cartello puzzava anche di“opportunismo elettorale”. Vidi l’alta figura del mio amico Cataldo Godano. Lui sostiene di non essere alto. Sarà pure così perché è vero che io son basso e mi ergo solo verso il basso ma la coppola marron-glacé, che faceva il pari con il maglione sotto un giaccone di pelle camoscio, ebbene quella coppola viennese si vedeva come una “sacher” .Mi confessò una certo e più che giustificata emozione. Giunse quanche minuto dopo l’ancora più alta figura dell’onorevole Di Pietro. Un signore smilzo e pure brutto lo seguiva dovunque ma lui non evitava di smarcarlo per dispensare strette di mano e bugiarde carezzuole sulle testoline di un paio di bambini. Giunse pure Ferrero del partito di Alleanza Comunista. Pensai all’imbarazzo di una persona che deve confrontarsi con costoro, titani della politica, che si muovono pur non sapendo per dove andare ma che sanno che non sbaglieranno di giungere sicuramente lì, in quel posto che pare attenda loro. Mi decisi a fare da valletto. Mi avvicinai a Di Pietro e presentai l’eminente amico professor Godano esponente del Partito del Sud. Fu tutta un po così la mattinata che si consumò solo in un paio d’ora. Mi ficcai nel recinto e chiesi ad una gentile signorina (tal mi parve) se sapesse del programma e come e quando il Partito del Sud avrebbe dovuto salire sul palco. Mi disse: “… mi è appena giunto il nome del vostro oratore, un certo… (sbirciava su un foglietto come un fazzoletto da taschino cercando forse delle minuscole macchioline forse conchigliette verdi perché chiudeva gli occhi lasciando un sottile feritoia come i consumatori di lenti a contatto) … Castaldo Godano. Sbagliò il nome in maniera offensiva. Cataldo infatti accorse per presentarsi. La cecata credeva fossi io!! Beh, solo un miracolo mi avrebbe potuto assomigliare a lui, in tutti i sensi. Io credo ai miracoli ma non ai venusiani che non esistono. Ci disse che sarebbe stato proprio il partito del sud a salutare, solo salutare il candito sindaco De Magistris. Godano, mi aveva detto che era preparato per un intervento di dieci minuti. Gli dissi di stare sul palco il tempo che meglio riteneva giusto per enunciare i suoi (nostri) punti programmatici. La cecata ma amabile signorina, per l’appunto lo annunciò subito. Godano non voleva o non poteva dirlo lui, capivo bene. Avevo detto alla minuta e gentile cecata che era più giusto dire chi era, un professore universitario e scienziato. Chiese cosa insegnasse e Cotaldo con un’umiltà sconfinata sbiancò la donna; Geofisica alla Federico II disse e mi sembrò che la donnina monosillabasse gli estremi dell’alfabeto italiano. Parlò di Napoli come è vessata e abbandonata, dei FAS trattenuti in ostaggio da Tremonti e quando, poi, ispirando aria, quasi gridò che non era giunto neppure un euro a Napoli , gli astanti gli urlarono contro la soddisfazione di sentirselo dire come cosa ingiusta maledicendo qualcuno. Parlò di un’economia scippata e l’argomentò. Parlò degli sregolati aumenti qui insostenibili e soprattutto nei trasporti e per i rifiuti. Di questi sollevò la necessità di una raccolta differenziata “porta a porta” e infine, disse dell’ambiente che andava tutelato indicando vari punti sostanziali e della sacralità dell’acqua che dovrà restare pubblica. Lasciò la parola e l’entusiasmo misurato della gente che voleva adesso solo i Vip, i volti della telescemologia.Sceso dal palco e gli alzai il pollice verso l’alto come per dire “ …prufessò si ggrande” !!


Bruno Pappalardo Partito del Sud - Napoli

Fonte:Partito del Sud - Napoli

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lunedì 18 aprile 2011

IL PARTITO DEL SUD PRESENTA LE SUE LISTE ALLE COMUNALI DI NAPOLI, CASERTA E DI GROSSETO

Il Partito del Sud fondato da Antonio Ciano nel 2007 e con Presidente e segretario politico nazionale Beppe De Santis dal 2010, presenta le sue liste per i comuni di Napoli, Caserta e Grosseto per le elezioni amministrative di maggio 2011.

Il nostro movimento, coerentemente con il suo profilo di partito federalista ed anche federale nelle sue scelte, si presenta autonomo da centrodestra, centrosinistra e terzo polo a Caserta e Grosseto, questo in base alle scelte effettuate dalle rispettive sezioni locali e facciamo i nostri complimenti ad Antonio De Falco ed Angelo Modaffari, rispettivamente Coordinatori per Caserta e per Grosseto, ed alle loro squadre, per il gran lavoro svolto finora da due sezioni nate da pochissimo e che si sono messe subito al lavoro...le persone che apprezziamo di più...fatti e non chiacchiere.

A Napoli, storica capitale del Sud, dopo aver provato a costruire un'alleanza di forze meridionaliste alternativa ai poli tradizionali che e' fallita purtroppo per vari motivi che sono stati già spiegati in un recente articolo dell'amico Andrea Balia, abbiamo scelto e siamo stati scelti dal candidato sindaco migliore (secondo noi ovviamente ...) come simbolo di cambiamento, onestà e capacità di dialogo con il neo-meridionalismo moderno e costruttivo che noi intendiamo rappresentare e far crescere, Luigi De Magistris. Un meridionalismo che, anche se basato sul profilo identitario e sulla verità storica della "malaunità" del 1861, sia lontanissimo da nostalgie arcaiche, "tradizionaliste", monarchiche e ultrareazionarie, questa e' una delle prime trappole che dobbiamo evitare e nella quale ci vogliono rinchiudere (vedi un recente libro di Demarco). Un meridionalismo fatto di volti nuovi, gente onesta, per bene e pulita, una nuova classe dirigente meridionale con a cuore il riscatto del Sud e con proposte moderne e concrete che vanno al di là della sola rivendicazione storica e del vuoto di proposte concrete per oggi e domani (seconda trappola preparata per noi...) e della facile liquidazione di essere un "movimento tipo Lega Nord in salsa meridionale che vuole spaccare il paese" (terza ed ultima trappola, forse la più pericolosa). I nostri complimenti vivissimi ad Andrea Balia ed a tutta la squadra di Napoli, della quale mi onoro di far parte, per il compito più difficile nella città storicamente più importante e più emblematica del Sud.

Tutto questo nonostante i mille problemi, organizzativi, burocratici etc etc...e perfino il misero tentativo di screditarci di un ex appartenente pugliese al nostro movimento, è stato espulso nel novembre 2010, che continua a diffondere bugie e millantare che il movimento è suo, il simbolo è suo, il mondo è suo...ebbene, mentre noi raccogliamo più di 1200 firme di sottoscrittori con una squadra di eroici volontari, il "signore" va al Comitato elettorale di De Magistris a dire che noi non possiamo presentarci perchè il simbolo è suo e non del Consiglio Direttivo nazionale del movimento (quello di volta in volta in carica) come recita il nostro Statuto regolaremente registrato all'Agenzia delle Entrate di Roma nel giugno del 2010...col "signore" in questione, dopo quest'ultimo atto meschino ed infame, ma emblematico di un certo di modo di pensare e di agire, ci rivedremo solo in tribunale e non ne parleremo più pubblicamente perchè oramai lui esiste solo nei suoi attacchi verso di noi.

Uu movimento politico vero nasce, cresce e si rinnova, sceglie la sua classe dirigente e va avanti...senza essere il "giocattolo" di nessuno, il tutto con confronti e con regole chiare, trasparenti e democratiche. Questa e' una delle nostre caratteristiche dalla riorganizzazione del 2010 ed è alla base della nostra crescita in termini di adesioni, apertura nuove sezioni e presenza alle competizioni elettorali. Solo su queste basi, e lavorando seriamente e duramente sull'organizzazione, potrà esplodere quel "Fuoco del Sud" di cui parla il mio amico Lino Patruno in "Fuoco del Sud" , per non rimanere solo una "galassia in ebollizione" e un insieme di "gruppi e gruppetti" perennemente in lite tra di loro, che per lo più fanno solo dichiarazioni su Internet, e con troppi predicatori solitari che continuano sui percorsi dell'onanismo mentale e del "tafazzismo" a tutti i costi.

Avanti SUD...avanti PARTITO DEL SUD (quello vero...)!

Enzo Riccio

Segr. Org. Nazionale

PARTITO DEL SUD



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Il Partito del Sud fondato da Antonio Ciano nel 2007 e con Presidente e segretario politico nazionale Beppe De Santis dal 2010, presenta le sue liste per i comuni di Napoli, Caserta e Grosseto per le elezioni amministrative di maggio 2011.

Il nostro movimento, coerentemente con il suo profilo di partito federalista ed anche federale nelle sue scelte, si presenta autonomo da centrodestra, centrosinistra e terzo polo a Caserta e Grosseto, questo in base alle scelte effettuate dalle rispettive sezioni locali e facciamo i nostri complimenti ad Antonio De Falco ed Angelo Modaffari, rispettivamente Coordinatori per Caserta e per Grosseto, ed alle loro squadre, per il gran lavoro svolto finora da due sezioni nate da pochissimo e che si sono messe subito al lavoro...le persone che apprezziamo di più...fatti e non chiacchiere.

A Napoli, storica capitale del Sud, dopo aver provato a costruire un'alleanza di forze meridionaliste alternativa ai poli tradizionali che e' fallita purtroppo per vari motivi che sono stati già spiegati in un recente articolo dell'amico Andrea Balia, abbiamo scelto e siamo stati scelti dal candidato sindaco migliore (secondo noi ovviamente ...) come simbolo di cambiamento, onestà e capacità di dialogo con il neo-meridionalismo moderno e costruttivo che noi intendiamo rappresentare e far crescere, Luigi De Magistris. Un meridionalismo che, anche se basato sul profilo identitario e sulla verità storica della "malaunità" del 1861, sia lontanissimo da nostalgie arcaiche, "tradizionaliste", monarchiche e ultrareazionarie, questa e' una delle prime trappole che dobbiamo evitare e nella quale ci vogliono rinchiudere (vedi un recente libro di Demarco). Un meridionalismo fatto di volti nuovi, gente onesta, per bene e pulita, una nuova classe dirigente meridionale con a cuore il riscatto del Sud e con proposte moderne e concrete che vanno al di là della sola rivendicazione storica e del vuoto di proposte concrete per oggi e domani (seconda trappola preparata per noi...) e della facile liquidazione di essere un "movimento tipo Lega Nord in salsa meridionale che vuole spaccare il paese" (terza ed ultima trappola, forse la più pericolosa). I nostri complimenti vivissimi ad Andrea Balia ed a tutta la squadra di Napoli, della quale mi onoro di far parte, per il compito più difficile nella città storicamente più importante e più emblematica del Sud.

Tutto questo nonostante i mille problemi, organizzativi, burocratici etc etc...e perfino il misero tentativo di screditarci di un ex appartenente pugliese al nostro movimento, è stato espulso nel novembre 2010, che continua a diffondere bugie e millantare che il movimento è suo, il simbolo è suo, il mondo è suo...ebbene, mentre noi raccogliamo più di 1200 firme di sottoscrittori con una squadra di eroici volontari, il "signore" va al Comitato elettorale di De Magistris a dire che noi non possiamo presentarci perchè il simbolo è suo e non del Consiglio Direttivo nazionale del movimento (quello di volta in volta in carica) come recita il nostro Statuto regolaremente registrato all'Agenzia delle Entrate di Roma nel giugno del 2010...col "signore" in questione, dopo quest'ultimo atto meschino ed infame, ma emblematico di un certo di modo di pensare e di agire, ci rivedremo solo in tribunale e non ne parleremo più pubblicamente perchè oramai lui esiste solo nei suoi attacchi verso di noi.

Uu movimento politico vero nasce, cresce e si rinnova, sceglie la sua classe dirigente e va avanti...senza essere il "giocattolo" di nessuno, il tutto con confronti e con regole chiare, trasparenti e democratiche. Questa e' una delle nostre caratteristiche dalla riorganizzazione del 2010 ed è alla base della nostra crescita in termini di adesioni, apertura nuove sezioni e presenza alle competizioni elettorali. Solo su queste basi, e lavorando seriamente e duramente sull'organizzazione, potrà esplodere quel "Fuoco del Sud" di cui parla il mio amico Lino Patruno in "Fuoco del Sud" , per non rimanere solo una "galassia in ebollizione" e un insieme di "gruppi e gruppetti" perennemente in lite tra di loro, che per lo più fanno solo dichiarazioni su Internet, e con troppi predicatori solitari che continuano sui percorsi dell'onanismo mentale e del "tafazzismo" a tutti i costi.

Avanti SUD...avanti PARTITO DEL SUD (quello vero...)!

Enzo Riccio

Segr. Org. Nazionale

PARTITO DEL SUD



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Mieli: Italia ha debito storiografico con il Sud


http://www.youtube.com/watch?v=B8RtXDItMhU

Davanti alla sede del primo parlamento italiano Paolo Mieli, intervenuto alla Biennale Democrazia a Torino, parla del debito storiografico dell'Italia nei confronti del sud.
Intervista di Mariagiovanna Ferrante.


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http://www.youtube.com/watch?v=B8RtXDItMhU

Davanti alla sede del primo parlamento italiano Paolo Mieli, intervenuto alla Biennale Democrazia a Torino, parla del debito storiografico dell'Italia nei confronti del sud.
Intervista di Mariagiovanna Ferrante.


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