venerdì 21 gennaio 2011

Raimondi: Abbiamo salvato il Comune dal dissesto finanziario. "E tutto il resto è noia".


«Si chiama capacità amministrativa ed è quella che stiamo dimostrando di avere noi come amministrazione comunale, tutto il resto è noia!». Lo ha dichiarato ieri mattina il sindaco Antonio Raimondi nel corso di una conferenza stampa nella quale ha tracciato un bilancio molto positivo dei suoi 4 anni di mandato amministrativo, bacchettando a destra e a manca partiti e consiglieri comunali di opposizione: in pole position la democratica antiraimondina Pina Rosato per la sua battaglia in favore degli ausiliari del traffico e Giuseppe Matarazzo (Udc).


«Mi puzza -ha detto infatti Raimondi riferendosi in particolare alla capogruppo del Pd - una difesa a spada tratta di una sola categoria di lavoratori. Dov'era la Rosato quando l'Italcraft metteva in cassa integrazione 47 dipendenti, la Panapesca e la Ginori minacciavano la chiusura e il Mirasole chiudeva?». Per il resto, Raimondi ha annunciato che dopo 7 anni di bilanci praticamente in rosso la sua amministrazione nel 2010 ha riportato il comune a più 35.000 euro e da ieri addirittura a più 1.200.000.

«Grazie alla nostra capacità di amministrare, senza aumentare le tasse, facendo pagare chi non lo aveva mai fatto, stanno entrando soldi in cassa dall'Ici, da altre fonti e dalle multe incassate -ha spiegato il sindaco-. Ma a contraddistingurci dalle precedenti amministrazioni c'è soprattutto il fatto che spendiamo solo ciò che realmente abbiamo».

Secondo Raimondi la sua amministrazione sarà premiata per questo alle prossime amministrative. «Siamo già in pole position rispetto agli sconquassati partiti tradizionali», ha detto infatti. Il sindaco ha rivendicato inoltre il merito di avere impedito la chiusura delle fabbriche a Gaeta, e che l'incontro di ieri in regione per decidere il futuro dei 47 lavoratori dell'Italcraf sarebbe stato positivo proprio per l'interessamento del comune. Sabato intanto incontrerà gli altri sindaci del Golfo per parlare di ospedale comprensoriale, mentre lunedì al commissario dell'Autorità portuale Fedele Nitrella chiederà un impegno su porto e crocieristica.

Fonte: Il Tempo del 20/01/20111


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«Si chiama capacità amministrativa ed è quella che stiamo dimostrando di avere noi come amministrazione comunale, tutto il resto è noia!». Lo ha dichiarato ieri mattina il sindaco Antonio Raimondi nel corso di una conferenza stampa nella quale ha tracciato un bilancio molto positivo dei suoi 4 anni di mandato amministrativo, bacchettando a destra e a manca partiti e consiglieri comunali di opposizione: in pole position la democratica antiraimondina Pina Rosato per la sua battaglia in favore degli ausiliari del traffico e Giuseppe Matarazzo (Udc).


«Mi puzza -ha detto infatti Raimondi riferendosi in particolare alla capogruppo del Pd - una difesa a spada tratta di una sola categoria di lavoratori. Dov'era la Rosato quando l'Italcraft metteva in cassa integrazione 47 dipendenti, la Panapesca e la Ginori minacciavano la chiusura e il Mirasole chiudeva?». Per il resto, Raimondi ha annunciato che dopo 7 anni di bilanci praticamente in rosso la sua amministrazione nel 2010 ha riportato il comune a più 35.000 euro e da ieri addirittura a più 1.200.000.

«Grazie alla nostra capacità di amministrare, senza aumentare le tasse, facendo pagare chi non lo aveva mai fatto, stanno entrando soldi in cassa dall'Ici, da altre fonti e dalle multe incassate -ha spiegato il sindaco-. Ma a contraddistingurci dalle precedenti amministrazioni c'è soprattutto il fatto che spendiamo solo ciò che realmente abbiamo».

Secondo Raimondi la sua amministrazione sarà premiata per questo alle prossime amministrative. «Siamo già in pole position rispetto agli sconquassati partiti tradizionali», ha detto infatti. Il sindaco ha rivendicato inoltre il merito di avere impedito la chiusura delle fabbriche a Gaeta, e che l'incontro di ieri in regione per decidere il futuro dei 47 lavoratori dell'Italcraf sarebbe stato positivo proprio per l'interessamento del comune. Sabato intanto incontrerà gli altri sindaci del Golfo per parlare di ospedale comprensoriale, mentre lunedì al commissario dell'Autorità portuale Fedele Nitrella chiederà un impegno su porto e crocieristica.

Fonte: Il Tempo del 20/01/20111


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La buona amministrazione della giunta meridionalista di Gaeta - Raimondi: il Bilancio del Comune è attivo di 1.250.000 euro

Dal 2003 il bilancio del comune di Gaeta era in rosso.
La buona amministrazione territoriale dà sempre frutti eccellenti.
Quando si amministra senza tener conto delle clientele partitiche si ottengono risultati positivi.
Ascoltiamo il Sindaco Raimondi:


http://www.youtube.com/watch?v=3MyGMlGdHj0

Conferenza stampa del 19 gennaio 2011
Raimondi:"Queste non sono chiacchiere...sono fatti!!"


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Dal 2003 il bilancio del comune di Gaeta era in rosso.
La buona amministrazione territoriale dà sempre frutti eccellenti.
Quando si amministra senza tener conto delle clientele partitiche si ottengono risultati positivi.
Ascoltiamo il Sindaco Raimondi:


http://www.youtube.com/watch?v=3MyGMlGdHj0

Conferenza stampa del 19 gennaio 2011
Raimondi:"Queste non sono chiacchiere...sono fatti!!"


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Gaeta - Raimondi : "Così ho evitato il dissesto".


Di Sandra Cervone

Con i dati alla mano Antonio Raimondi, sindaco di Gaeta, ha spiegato ieri in conferenza stampa come la sua amministrazione sia riuscita ad «evitare il dissesto finanziario» cui il Comune, nel 2008, sembrava ormai condannato. «Abbiamo invertito la tendenza - annuncia con soddisfazione- e se al 31 dicembre 2010 eravamo a più 35mila euro, oggi possiamo notare già un incremento pari a un milione e duecentomila euro».

«Con noi c'è capacità di amministrare: non spendiamo se non quello che incassiamo, evitiamo passi più lunghi della gamba, riusciamo a rispettare sempre il patto di stabilità, facciamo pagare le tasse anche a chi, in passato, non le pagava (vedi Ici sulle aree edificabili). Resta il debito con la De Vizia, ma grazie alla transazione in atto, lo pagheremo in tre anni senza interessi».

«Cos'è questa - chiede - se non capacità amministrativa? Le chiacchiere del centrodestra stanno a zero: io vi porto i numeri, i dati. Senza aumentare le tasse in un periodo di crisi mondiale - aggiunge - abbiamo aumentato le entrate certe». Esprime solidarietà ai lavoratori dell'Italcraft e al personale licenziato dall'hotel Mirasole. Al Pd chiede di "dimostrare lealtà" e di «scegliere fra l'Udc e Raimondi». Annuncia, infine, due importanti appuntamenti: quello comprensoriale di sabato sulla sanità e quello di lunedì, a Civitavecchia, con il neo commissario dell'Autorità Portuale Nitrella.


Fonte: Il Messaggero del 20 gennaio 2011


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Di Sandra Cervone

Con i dati alla mano Antonio Raimondi, sindaco di Gaeta, ha spiegato ieri in conferenza stampa come la sua amministrazione sia riuscita ad «evitare il dissesto finanziario» cui il Comune, nel 2008, sembrava ormai condannato. «Abbiamo invertito la tendenza - annuncia con soddisfazione- e se al 31 dicembre 2010 eravamo a più 35mila euro, oggi possiamo notare già un incremento pari a un milione e duecentomila euro».

«Con noi c'è capacità di amministrare: non spendiamo se non quello che incassiamo, evitiamo passi più lunghi della gamba, riusciamo a rispettare sempre il patto di stabilità, facciamo pagare le tasse anche a chi, in passato, non le pagava (vedi Ici sulle aree edificabili). Resta il debito con la De Vizia, ma grazie alla transazione in atto, lo pagheremo in tre anni senza interessi».

«Cos'è questa - chiede - se non capacità amministrativa? Le chiacchiere del centrodestra stanno a zero: io vi porto i numeri, i dati. Senza aumentare le tasse in un periodo di crisi mondiale - aggiunge - abbiamo aumentato le entrate certe». Esprime solidarietà ai lavoratori dell'Italcraft e al personale licenziato dall'hotel Mirasole. Al Pd chiede di "dimostrare lealtà" e di «scegliere fra l'Udc e Raimondi». Annuncia, infine, due importanti appuntamenti: quello comprensoriale di sabato sulla sanità e quello di lunedì, a Civitavecchia, con il neo commissario dell'Autorità Portuale Nitrella.


Fonte: Il Messaggero del 20 gennaio 2011


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Interrogazione parlamentare bombe mare Adriatico (su inchiesta di Gianni Lannes)

CAMERA DEI DEPUTATI Interrogazione parlamentare bombe mare Adriatico (su inchiesta di Gianni Lannes)

Resoconti dell’Assemblea

Allegato B
Seduta n. 402 del 25/11/2010

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE



Interrogazioni a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere – premesso che:
secondo dati aggiornati e forniti dall’Adoc Basilicata, Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, in Basilicata 14 comuni sono privi di un servizio di depurazione e 38 comuni sono serviti solo parzialmente da Acquedotto Lucano: questo significa che 28.186 abitanti non sono serviti, mentre 309.665 sono serviti solo parzialmente;
i comuni parzialmente serviti sono: Accettura, Aliano, Calciano, Ferrandina, Garaguso, Irsina, Matera, Montalbano Jonico, Montescaglioso, Pisticci, Salandra, Tursi, Acerenza, Atella, Avigliano, Castelgrande, Castronuovo di Sant’Andrea, Episcopia, Filiano, Genzano di Lucania, Latronico, Maratea, Marsico Nuovo, Muro Lucano, Nemoli, Palazzo San Gervaso, Picerno, Potenza, Rivello, Roccanova, San Fele,

San Severino Lucano, Sarconi, Savoia di Lucania, Tito, Trecchina, Vietri di Potenza, Viggianello;
i comuni totalmente sprovvisti di depurazione sono: Tricarico, Albano di Lucania, Barile, Calvera, Carbone, Cersosimo, Chiaromonte, Fardella, Pietragalla, San Chirico Nuovo, San Chirico Raparo, San Costantino Albanese, Sasso di Castalda, Teana;
la sentenza della Corte costituzionale n. 335/2008 ha introdotto il principio secondo il quale gli utenti residenti in comuni che fossero sprovvisti di impianti centralizzati di depurazione, o dove questi fossero temporaneamente inattivi, non sono tenuti al pagamento della relativa tariffa;
moltissimi utenti di Acquedotto Lucano hanno provveduto ad inoltrare domanda per chiedere la sospensione e la restituzione del pagamento della tassa. Nel frattempo gli utenti che hanno presentato domanda e che sono effettivamente scollegati dagli impianti di depurazione, in attesa di definire i criteri per la restituzione del canone, si sono visti sospendere il pagamento della tassa;
l’Unione europea ha da tempo aperto una procedura di infrazione per il mancato trattamento delle acque reflue in ben 525 comuni italiani con oltre 15mila abitanti -:
di quali elementi disponga il Ministro interrogato in relazione a quanto espresso in premessa e se non ritenga opportuno, per quanto di competenza, assumere iniziative al riguardo, considerate le gravi conseguenze ambientali di tale carenza, e la necessità di rispettare gli obblighi assunti nell’ambito dell’Unione europea.
(4-09709)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro della difesa, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. – Per sapere – premesso che:
secondo quanto risulta da archivi militari britannici (National Archives: dossier WO 188/685) e fonti bibliografiche attendibili (Infield, Glenn B., Disaster at Bari, The Macmillan, New York, 1971; Atkinson Rick, The Day of the Battle: The War in Sicily and Italy, 1943-1944, Henry Holt and Company, New York) sarebbero state inabissate davanti alla costa pugliese a partire dal dicembre 1943 fino a tutto il 1946 centinaia di migliaia di tonnellate, di ordigni bellici a caricamento convenzionale ed a caricamento speciale, i quali ultimi contenenti yprite, adamsite, lewisite, fosforo bianco, arsenico, acido solforico, cianuro, cloruro di pricrina, cloruro di cianogeno, e altro, in tutto 26 tipi di veleni diversi;
secondo documenti tratti dai predetti archivi militari e dell’Archivio di Stato di Bari, come anche dall’articolo di Gianni Lannes «Un mare pieno di bombe» pubblicato sul n. 49 di Diario 7 dicembre 2001 pagine 22-23, tali inabissamenti hanno interessato anche la costa di Manfredonia, Vieste, Ortona, Pescara, Teramo, Pesaro, Rimini, Ischia, Aviano, il lago di Garda, ed altri siti ancora;
già a partire dal 1970 i primi ordigni e fusti contenti tali sostanze, hanno rilasciato lentamente il loro contenuto mortale, nei fondali e nelle acque antistati la costa del medio e basso Adriatico, come in altri siti secondo campioni sottoposti ad analisi tossicologiche (Nave Calypso); nel 1999 lo studio Achab dell’Icram aveva evidenziato tali anomalie;
in particolare, a partire da 1998, progressivamente è scomparso il pesce stanziale dei litorali pugliesi ed è rimasto imbrigliato nelle reti dei pescatori solo pesce migratore, anch’esso in quantità molto ridotte;
sui fondali le alghe e la posidonia oceanica dell’area antistante la costa molfettese che fa parte integrante del «Parco

nazionale della Posidonia Oceanica San Vito di Barletta» sono assenti del tutto;
secondo una documentata inchiesta giornalistica di Gianni Lannes, pubblicata dal settimanale Left (Avvenimenti) il 16 marzo 2007 (numero 11, pagine 14-26) dal 1946 a tutt’oggi numerosi pescatori sono risultati vittime di incidenti in mare a causa di predetti ordigni; altri più recentemente hanno cominciato ad avvertire forti bruciori agli occhi durante le battute di pesca, con occhi gonfi che lacrimano, offuscamento della vista, mani e zone esposte all’acqua che si spaccano e si riempiono di bolle piene di siero, che diventano, nei giorni successivi, dolorosissime. Inoltre avvertono problemi respiratori. Dopo una giornata di pesca i marinai di Molfetta sono costretti a rimanere a letto molti giorni, circa venti, perché non hanno forze e perché non si reggono in piedi. A bordo, quando le reti sono sul ponte ad asciugare con la barca attraccata, essi non possono fermarsi nemmeno dieci minuti, perché gli occhi cominciano a lacrimare e bruciano. Inoltre, compaiono difficoltà respiratoria con dispnea e cianosi. I pescatori devono fare dieci minuti a bordo e venti a terra, per riprendersi dalle esalazioni che le reti da pesca emanano;
alcune volte, le reti, una volta salpate a bordo, prendono fuoco spontaneamente e incomprensibilmente. Inoltre, molti pescatori quando salpano le reti a bordo, perdono conoscenza inaspettatamente e misteriosamente;
è stata segnalata inoltre la presenza inaspettata della Ostreopsis ovata, la cosiddetta alga killer, in tutti i siti in cui furono inabissati questi veleni; è la caratteristica costante dei mari e delle acque, tipica espressione del grave dissesto e della grave perdita di diversità biologica e della vita di tali siti;
in concomitanza alla bonifica del porto iniziata nel 2008, si è verificato un aggravamento dei problemi agli occhi ed alle mani dei pescatori, nonché dei problemi respiratori ed è stato segnalato un calo dell’80 per cento del pescato;
a Molfetta la bonifica è effettuata da parte dei sommozzatori del gruppo SDAI (servizio difesa antimezzi insidiosi) della marina militare comandati dal comandante di fregata Giambattista Acquatico, e dalla ditta Lucatelli incaricata dei lavori di bonifica;
la superficie oggetto della bonifica, che viene chiamata zona rossa, si trova all’imboccatura del porto e nell’area antistante il porto, dove sarà costruito il nuovo porto commerciale e dove vi sarebbe un’enorme quantità di ordigni;
a giudizio degli interroganti, questa bonifica, dove sono state concentrate tutte le risorse, è irrisoria ed insufficiente, trattandosi di una area limitatissima rispetto a quella che fu interessata all’inabissamento (ad esempio Torre Gavetone);
notizie attestate dal giornalista Gianni Lannes «Un mare pieno di bombe». Diario,numero 49, 7 dicembre 2001, pagine 22 23 riferiscono di una «bonifica» che avviene recuperando gli ordigni facendoli esplodere tutti, convenzionali e non convenzionali, al largo delle coste;
va rilevato che, dopo più di 67 anni dall’affondamento dei primi ordigni a caricamento speciale e la semina di tali bombe davanti all’ingresso del porto molfettese, nella cosiddetta zona rossa, per opera dei pescatori che facevano parte degli equipaggi di quei pescherecci che trovavano tali ordigni impigliati nelle reti e li ributtavano a mare proprio davanti all’ingresso del porto prima di attraccare ai moli, il riconoscimento di quelli a caricamento speciale non è più possibile per naturali fenomeni di corrosione da parte dell’acqua marina;
l’Arpa Puglia e l’università Federico II di Napoli, hanno condotto le indagini e le analisi sulle acque su segnalazione della capitaneria di porto nel 1998;
mentre l’arpa Puglia dice che c’è solo la presenza di alga killer, l’università di

Napoli riferisce che c’è arsenico, la lewisite, ed altro ancora, oltre alla presenza della citata alga -:
se quanto riferito in premessa sia vero;
se e quali iniziative si intendano assumere per finanziare la bonifica di tutti i siti del nostro mare interessati dalla presenza di tali ordigni, estendendo, per quanto riguarda Molfetta, l’area della bonifica ben oltre l’attuale sito del porto di Molfetta interessato dalla costruzione del nuova porto commerciale;
se e con quali risorse si intenda sostenere il ripristino dell’habitat naturale, ossia del «Parco nazionale della posidonia oceanica San Vito di Barletta» e della flora a fauna marina, con campagne di semina delle così dette «olive» della posidonia oceanica e delle alghe, e quindi ottenere il ripopolamento, al fine di permettere la ricomparsa e la successiva conservazione delle specie marine e ripristinare la pescosità dei nostri mari, per consentire la sopravvivenza alimentare delle generazioni future.
(4-09713)

OCCHIUTO. - Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. – Per sapere – premesso che:
si apprende da organi di stampa che la conclusione delle indagini ambientali sul fiume Oliva in particolare nei comuni di Amantea, San Pietro in Amantea e Serra D’Aiello, ordinati dalla procura di Paola, che sta indagando sulle possibili cause dell’aumento delle malattie tumorali nella zona, hanno evidenziato la presenza indebita di numerose migliaia di metri cubi di fanghi industriali altamente inquinanti e pericolosi per la salute dei cittadini residenti nell’area;
la zona è quella circostante il letto del fiume Oliva dove, dalla relazione allegata alla perizia, risultano essere stati ritrovati elementi quali il cesio 137, berillio, cobalto, rame, stagno, mercurio, zinco, antimonio, cadmio e altri radionuclidi di uso medicinale e industriale, fortemente nocivi per la salute di chi è esposto al contatto;
tra la popolazione residente nei comuni adiacenti al corso d’acqua, infatti, negli ultimi anni si è registrata una fortissima incidenza di patologie maligne che certificano un eccesso statisticamente significativo di mortalità rispetto al restante territorio della provincia di Cosenza e della regione Calabria in generale, che vanno ricondotte, sempre da quanto sottolineato dalla perizia sopra menzionata, alla presenza dei contaminanti radioattivi presenti di cui si sospetta l’origine esogena;
la salute e la vita stessa dei cittadini che abitano in queste zone sotto il pericolo continuo di ammalarsi necessitano di un intervento forte e risolutivo da parte del Governo e delle autorità competenti per attivare in tempi ristrettissimi le opere di bonifica delle aree in questione e con l’impiego di tutti gli strumenti consentiti dalle tecnologie più avanzate per rimuovere tutto ciò che di nocivo sia possibile rinvenire, facendo prevalere la salute pubblica su ogni altra esigenza;
quanto sopra esposto costituisce l’ultimo di una serie di episodi di saccheggio e utilizzo «criminale» del territorio dell’intera regione Calabria come evidenziano gli episodi recentemente venuti alla luce a Crotone o a Reggio Calabria nel Comune di Motta S. Giovanni dove è stato scoperto un pericoloso traffico di rifiuti, per finire con le nota vicenda delle navi dei veleni cariche di rifiuti radioattivi affondate dalla criminalità a largo delle coste tirreniche calabresi;
la Calabria, dagli ultimi indicatori di analisi effettuate dagli istituti di studio sul settore, viene indicata tra le prime regioni nella classifica delle illegalità ambientali del 2009 con ben più di duemila infrazioni commesse e un giro di affari vastissimo legato alla attività criminali che testimonia ancora di più come sia necessario un intervento chiaro e risolutore che preveda

la bonifica di tutte le aree interessate al dissesto ambientale e il controllo ancora più capillare del territorio -:
quali urgenti iniziative in suo potere intenda adottare per verificare l’effettivo stato della situazione e della problematica in questione, monitorando la bonifica dell’area interessata e scongiurando così il pericolo per la salute dei cittadini residenti.
(4-09714)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:
in un servizio del Tgr Basilicata del 18 novembre 2010 emerge il sospetto che i terreni nelle vicinanze del pozzo petrolifero Tempa Rossa 2 nelle campagne di Corleto Perticara, provincia di Potenza, possano ospitare una vera e propria discarica per lo smaltimento di fanghi e detriti derivanti dalle perforazioni petrolifere;
fino al mese di giugno 2010 le campagne dell’area erano coltivate e i prodotti di queste terre finivano sulle nostre tavole. Eppure, c’è il timore che ormai da decenni sotto questi terreni giacciano fanghi derivanti dalle perforazioni;
da quest’estate i carabinieri del Nucleo Operativo sequestro e il 18 novembre 2010, hanno terminato una 3 giorni di campionamenti finalizzati alle analisi;
si tratta dell’agro di Corleto Perticara, 6.000 metri quadrati a valle del pozzo Tempa Rossa 2, in località Tempa Rossa, e due ettari a monte in località Serra d’Eboli: aree agricole affittate negli anni Novanta dalla Total Mineraria spa, nelle quali c’è il sospetto possano essere stati sversati fanghi e detriti provenienti dalle perforazioni petrolifere;
nel 1992 la giunta regionale allora presieduta da Antonio Boccia autorizzò il progetto presentato dalla multinazionale per la realizzazione di una discarica: due vasche in terra, proprio in quella zona di Corleto, che avrebbero dovuto accogliere 2.000 metri quadri di rifiuti e che all’epoca non erano soggette neppure alla procedura di valutazione di impatto ambientale; l’ente deputato a vigilare la provincia di Potenza;
è stata, pertanto, messa in funzione una discarica utilizzata durante tutti gli anni Novanta. In seguito, i terreni su cui è sorta sono stati restituiti al legittimo proprietario senza preoccuparsi della messa in sicurezza dell’area. Di conseguenza, su quei terreni si è ripreso a coltivare almeno fino all’intervento dei Noe. Al momento sono in corso da parte della procura di Potenza -:
quali elementi dispongano i Ministri interrogati in relazione ai fatti di cui in premessa e quali iniziative di competenza intendano assumere al riguardo.
(4-09717)

Fonte:http://www.camera.it/417?idSeduta=402&resoconto=bt58&param=bt58

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CAMERA DEI DEPUTATI Interrogazione parlamentare bombe mare Adriatico (su inchiesta di Gianni Lannes)

Resoconti dell’Assemblea

Allegato B
Seduta n. 402 del 25/11/2010

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE



Interrogazioni a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere – premesso che:
secondo dati aggiornati e forniti dall’Adoc Basilicata, Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, in Basilicata 14 comuni sono privi di un servizio di depurazione e 38 comuni sono serviti solo parzialmente da Acquedotto Lucano: questo significa che 28.186 abitanti non sono serviti, mentre 309.665 sono serviti solo parzialmente;
i comuni parzialmente serviti sono: Accettura, Aliano, Calciano, Ferrandina, Garaguso, Irsina, Matera, Montalbano Jonico, Montescaglioso, Pisticci, Salandra, Tursi, Acerenza, Atella, Avigliano, Castelgrande, Castronuovo di Sant’Andrea, Episcopia, Filiano, Genzano di Lucania, Latronico, Maratea, Marsico Nuovo, Muro Lucano, Nemoli, Palazzo San Gervaso, Picerno, Potenza, Rivello, Roccanova, San Fele,

San Severino Lucano, Sarconi, Savoia di Lucania, Tito, Trecchina, Vietri di Potenza, Viggianello;
i comuni totalmente sprovvisti di depurazione sono: Tricarico, Albano di Lucania, Barile, Calvera, Carbone, Cersosimo, Chiaromonte, Fardella, Pietragalla, San Chirico Nuovo, San Chirico Raparo, San Costantino Albanese, Sasso di Castalda, Teana;
la sentenza della Corte costituzionale n. 335/2008 ha introdotto il principio secondo il quale gli utenti residenti in comuni che fossero sprovvisti di impianti centralizzati di depurazione, o dove questi fossero temporaneamente inattivi, non sono tenuti al pagamento della relativa tariffa;
moltissimi utenti di Acquedotto Lucano hanno provveduto ad inoltrare domanda per chiedere la sospensione e la restituzione del pagamento della tassa. Nel frattempo gli utenti che hanno presentato domanda e che sono effettivamente scollegati dagli impianti di depurazione, in attesa di definire i criteri per la restituzione del canone, si sono visti sospendere il pagamento della tassa;
l’Unione europea ha da tempo aperto una procedura di infrazione per il mancato trattamento delle acque reflue in ben 525 comuni italiani con oltre 15mila abitanti -:
di quali elementi disponga il Ministro interrogato in relazione a quanto espresso in premessa e se non ritenga opportuno, per quanto di competenza, assumere iniziative al riguardo, considerate le gravi conseguenze ambientali di tale carenza, e la necessità di rispettare gli obblighi assunti nell’ambito dell’Unione europea.
(4-09709)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro della difesa, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. – Per sapere – premesso che:
secondo quanto risulta da archivi militari britannici (National Archives: dossier WO 188/685) e fonti bibliografiche attendibili (Infield, Glenn B., Disaster at Bari, The Macmillan, New York, 1971; Atkinson Rick, The Day of the Battle: The War in Sicily and Italy, 1943-1944, Henry Holt and Company, New York) sarebbero state inabissate davanti alla costa pugliese a partire dal dicembre 1943 fino a tutto il 1946 centinaia di migliaia di tonnellate, di ordigni bellici a caricamento convenzionale ed a caricamento speciale, i quali ultimi contenenti yprite, adamsite, lewisite, fosforo bianco, arsenico, acido solforico, cianuro, cloruro di pricrina, cloruro di cianogeno, e altro, in tutto 26 tipi di veleni diversi;
secondo documenti tratti dai predetti archivi militari e dell’Archivio di Stato di Bari, come anche dall’articolo di Gianni Lannes «Un mare pieno di bombe» pubblicato sul n. 49 di Diario 7 dicembre 2001 pagine 22-23, tali inabissamenti hanno interessato anche la costa di Manfredonia, Vieste, Ortona, Pescara, Teramo, Pesaro, Rimini, Ischia, Aviano, il lago di Garda, ed altri siti ancora;
già a partire dal 1970 i primi ordigni e fusti contenti tali sostanze, hanno rilasciato lentamente il loro contenuto mortale, nei fondali e nelle acque antistati la costa del medio e basso Adriatico, come in altri siti secondo campioni sottoposti ad analisi tossicologiche (Nave Calypso); nel 1999 lo studio Achab dell’Icram aveva evidenziato tali anomalie;
in particolare, a partire da 1998, progressivamente è scomparso il pesce stanziale dei litorali pugliesi ed è rimasto imbrigliato nelle reti dei pescatori solo pesce migratore, anch’esso in quantità molto ridotte;
sui fondali le alghe e la posidonia oceanica dell’area antistante la costa molfettese che fa parte integrante del «Parco

nazionale della Posidonia Oceanica San Vito di Barletta» sono assenti del tutto;
secondo una documentata inchiesta giornalistica di Gianni Lannes, pubblicata dal settimanale Left (Avvenimenti) il 16 marzo 2007 (numero 11, pagine 14-26) dal 1946 a tutt’oggi numerosi pescatori sono risultati vittime di incidenti in mare a causa di predetti ordigni; altri più recentemente hanno cominciato ad avvertire forti bruciori agli occhi durante le battute di pesca, con occhi gonfi che lacrimano, offuscamento della vista, mani e zone esposte all’acqua che si spaccano e si riempiono di bolle piene di siero, che diventano, nei giorni successivi, dolorosissime. Inoltre avvertono problemi respiratori. Dopo una giornata di pesca i marinai di Molfetta sono costretti a rimanere a letto molti giorni, circa venti, perché non hanno forze e perché non si reggono in piedi. A bordo, quando le reti sono sul ponte ad asciugare con la barca attraccata, essi non possono fermarsi nemmeno dieci minuti, perché gli occhi cominciano a lacrimare e bruciano. Inoltre, compaiono difficoltà respiratoria con dispnea e cianosi. I pescatori devono fare dieci minuti a bordo e venti a terra, per riprendersi dalle esalazioni che le reti da pesca emanano;
alcune volte, le reti, una volta salpate a bordo, prendono fuoco spontaneamente e incomprensibilmente. Inoltre, molti pescatori quando salpano le reti a bordo, perdono conoscenza inaspettatamente e misteriosamente;
è stata segnalata inoltre la presenza inaspettata della Ostreopsis ovata, la cosiddetta alga killer, in tutti i siti in cui furono inabissati questi veleni; è la caratteristica costante dei mari e delle acque, tipica espressione del grave dissesto e della grave perdita di diversità biologica e della vita di tali siti;
in concomitanza alla bonifica del porto iniziata nel 2008, si è verificato un aggravamento dei problemi agli occhi ed alle mani dei pescatori, nonché dei problemi respiratori ed è stato segnalato un calo dell’80 per cento del pescato;
a Molfetta la bonifica è effettuata da parte dei sommozzatori del gruppo SDAI (servizio difesa antimezzi insidiosi) della marina militare comandati dal comandante di fregata Giambattista Acquatico, e dalla ditta Lucatelli incaricata dei lavori di bonifica;
la superficie oggetto della bonifica, che viene chiamata zona rossa, si trova all’imboccatura del porto e nell’area antistante il porto, dove sarà costruito il nuovo porto commerciale e dove vi sarebbe un’enorme quantità di ordigni;
a giudizio degli interroganti, questa bonifica, dove sono state concentrate tutte le risorse, è irrisoria ed insufficiente, trattandosi di una area limitatissima rispetto a quella che fu interessata all’inabissamento (ad esempio Torre Gavetone);
notizie attestate dal giornalista Gianni Lannes «Un mare pieno di bombe». Diario,numero 49, 7 dicembre 2001, pagine 22 23 riferiscono di una «bonifica» che avviene recuperando gli ordigni facendoli esplodere tutti, convenzionali e non convenzionali, al largo delle coste;
va rilevato che, dopo più di 67 anni dall’affondamento dei primi ordigni a caricamento speciale e la semina di tali bombe davanti all’ingresso del porto molfettese, nella cosiddetta zona rossa, per opera dei pescatori che facevano parte degli equipaggi di quei pescherecci che trovavano tali ordigni impigliati nelle reti e li ributtavano a mare proprio davanti all’ingresso del porto prima di attraccare ai moli, il riconoscimento di quelli a caricamento speciale non è più possibile per naturali fenomeni di corrosione da parte dell’acqua marina;
l’Arpa Puglia e l’università Federico II di Napoli, hanno condotto le indagini e le analisi sulle acque su segnalazione della capitaneria di porto nel 1998;
mentre l’arpa Puglia dice che c’è solo la presenza di alga killer, l’università di

Napoli riferisce che c’è arsenico, la lewisite, ed altro ancora, oltre alla presenza della citata alga -:
se quanto riferito in premessa sia vero;
se e quali iniziative si intendano assumere per finanziare la bonifica di tutti i siti del nostro mare interessati dalla presenza di tali ordigni, estendendo, per quanto riguarda Molfetta, l’area della bonifica ben oltre l’attuale sito del porto di Molfetta interessato dalla costruzione del nuova porto commerciale;
se e con quali risorse si intenda sostenere il ripristino dell’habitat naturale, ossia del «Parco nazionale della posidonia oceanica San Vito di Barletta» e della flora a fauna marina, con campagne di semina delle così dette «olive» della posidonia oceanica e delle alghe, e quindi ottenere il ripopolamento, al fine di permettere la ricomparsa e la successiva conservazione delle specie marine e ripristinare la pescosità dei nostri mari, per consentire la sopravvivenza alimentare delle generazioni future.
(4-09713)

OCCHIUTO. - Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. – Per sapere – premesso che:
si apprende da organi di stampa che la conclusione delle indagini ambientali sul fiume Oliva in particolare nei comuni di Amantea, San Pietro in Amantea e Serra D’Aiello, ordinati dalla procura di Paola, che sta indagando sulle possibili cause dell’aumento delle malattie tumorali nella zona, hanno evidenziato la presenza indebita di numerose migliaia di metri cubi di fanghi industriali altamente inquinanti e pericolosi per la salute dei cittadini residenti nell’area;
la zona è quella circostante il letto del fiume Oliva dove, dalla relazione allegata alla perizia, risultano essere stati ritrovati elementi quali il cesio 137, berillio, cobalto, rame, stagno, mercurio, zinco, antimonio, cadmio e altri radionuclidi di uso medicinale e industriale, fortemente nocivi per la salute di chi è esposto al contatto;
tra la popolazione residente nei comuni adiacenti al corso d’acqua, infatti, negli ultimi anni si è registrata una fortissima incidenza di patologie maligne che certificano un eccesso statisticamente significativo di mortalità rispetto al restante territorio della provincia di Cosenza e della regione Calabria in generale, che vanno ricondotte, sempre da quanto sottolineato dalla perizia sopra menzionata, alla presenza dei contaminanti radioattivi presenti di cui si sospetta l’origine esogena;
la salute e la vita stessa dei cittadini che abitano in queste zone sotto il pericolo continuo di ammalarsi necessitano di un intervento forte e risolutivo da parte del Governo e delle autorità competenti per attivare in tempi ristrettissimi le opere di bonifica delle aree in questione e con l’impiego di tutti gli strumenti consentiti dalle tecnologie più avanzate per rimuovere tutto ciò che di nocivo sia possibile rinvenire, facendo prevalere la salute pubblica su ogni altra esigenza;
quanto sopra esposto costituisce l’ultimo di una serie di episodi di saccheggio e utilizzo «criminale» del territorio dell’intera regione Calabria come evidenziano gli episodi recentemente venuti alla luce a Crotone o a Reggio Calabria nel Comune di Motta S. Giovanni dove è stato scoperto un pericoloso traffico di rifiuti, per finire con le nota vicenda delle navi dei veleni cariche di rifiuti radioattivi affondate dalla criminalità a largo delle coste tirreniche calabresi;
la Calabria, dagli ultimi indicatori di analisi effettuate dagli istituti di studio sul settore, viene indicata tra le prime regioni nella classifica delle illegalità ambientali del 2009 con ben più di duemila infrazioni commesse e un giro di affari vastissimo legato alla attività criminali che testimonia ancora di più come sia necessario un intervento chiaro e risolutore che preveda

la bonifica di tutte le aree interessate al dissesto ambientale e il controllo ancora più capillare del territorio -:
quali urgenti iniziative in suo potere intenda adottare per verificare l’effettivo stato della situazione e della problematica in questione, monitorando la bonifica dell’area interessata e scongiurando così il pericolo per la salute dei cittadini residenti.
(4-09714)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:
in un servizio del Tgr Basilicata del 18 novembre 2010 emerge il sospetto che i terreni nelle vicinanze del pozzo petrolifero Tempa Rossa 2 nelle campagne di Corleto Perticara, provincia di Potenza, possano ospitare una vera e propria discarica per lo smaltimento di fanghi e detriti derivanti dalle perforazioni petrolifere;
fino al mese di giugno 2010 le campagne dell’area erano coltivate e i prodotti di queste terre finivano sulle nostre tavole. Eppure, c’è il timore che ormai da decenni sotto questi terreni giacciano fanghi derivanti dalle perforazioni;
da quest’estate i carabinieri del Nucleo Operativo sequestro e il 18 novembre 2010, hanno terminato una 3 giorni di campionamenti finalizzati alle analisi;
si tratta dell’agro di Corleto Perticara, 6.000 metri quadrati a valle del pozzo Tempa Rossa 2, in località Tempa Rossa, e due ettari a monte in località Serra d’Eboli: aree agricole affittate negli anni Novanta dalla Total Mineraria spa, nelle quali c’è il sospetto possano essere stati sversati fanghi e detriti provenienti dalle perforazioni petrolifere;
nel 1992 la giunta regionale allora presieduta da Antonio Boccia autorizzò il progetto presentato dalla multinazionale per la realizzazione di una discarica: due vasche in terra, proprio in quella zona di Corleto, che avrebbero dovuto accogliere 2.000 metri quadri di rifiuti e che all’epoca non erano soggette neppure alla procedura di valutazione di impatto ambientale; l’ente deputato a vigilare la provincia di Potenza;
è stata, pertanto, messa in funzione una discarica utilizzata durante tutti gli anni Novanta. In seguito, i terreni su cui è sorta sono stati restituiti al legittimo proprietario senza preoccuparsi della messa in sicurezza dell’area. Di conseguenza, su quei terreni si è ripreso a coltivare almeno fino all’intervento dei Noe. Al momento sono in corso da parte della procura di Potenza -:
quali elementi dispongano i Ministri interrogati in relazione ai fatti di cui in premessa e quali iniziative di competenza intendano assumere al riguardo.
(4-09717)

Fonte:http://www.camera.it/417?idSeduta=402&resoconto=bt58&param=bt58

TUTTI A GAETA !


http://www.youtube.com/watch?v=y42tbY9kpno
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giovedì 20 gennaio 2011

La capacità d’indignarsi

di Andrea Balìa

L’approccio al meridionalismo, di solito, avviene in età non proprio giovanile, quando spesso s’è maturato l’attraversamento in qualche esperienza politica che ha lasciato l’amaro in bocca ed il senso del nulla, del vuoto intorno. E’ pur vero che, ultimamente e vivaddio, anche diversi giovani s’avvicinano prendendo coscienza dopo una conoscenza avvenuta o per passaparola o per qualche testo capitato fra le mani. Poi diventa un pozzo senza fondo, dove scavi e non smetti di cercare mentre la tua incavolatura cresce giorno dopo giorno.
C’è anche un senso d’amara esaltazione perché riscopri qualcosa che in te s’era sopito, avevano addormentato nello scorrere del tran tran della vita quotidiana. Ed è qualcosa che per l’appunto t’esalta, ti ridà le forze spente, tutto sommato ti ringiovanisce. Cos’è?

La capacità d’indignarsi come quando eri preso dai sacri furori degli ideali che avevi conosciuto in gioventù, e comprendi che è ancora possibile praticare la sana pratica di farsi prendere dall’indignazione per qualcosa che è giusto gridare, reclamare, rivendicare, perché si sappia, perché le cose tornino al posto giusto. Allora riscopri che è un sentimento sano, vero che è possibile vivere, che esiste per davvero ed è un diritto dell’uomo.

Ma se esiste non può esser praticato solo per il pur primario obiettivo che accompagna chi diventa meridionalista.

E allora indigniamoci un po’ più spesso, senza paura di dover essere etichettati nei ranghi di qualche presunta appartenenza a storiche ideologie politiche.
Ovvero denunciare qualcosa che riteniamo offensivo, dannoso, ingiusto senza che il farlo possa farci apparire troppo di destra o troppo di sinistra.

Come non indignarsi per l’arroganza di un Marchionne che non contratta, non discute, ma impone : prendere o lasciare. Che non dice di non riconoscere la rappresentanza sindacale, il che sarebbe ingiusto ma avrebbe almeno un senso; no, egli riconosce solo chi prende, chi accetta e non riconosce rappresentabile nella sua azienda chi non prende, non accetta.

Il dirlo sarà di sinistra?
Non lo so e non dovrebbe interessarci : è semplicemente non giusto e deve indignarci.

Il nostro Presidente del Consiglio è la quintessenza del gaffeur, del cialtronismo, della truffaldineria, della volgarità gratuita, del diseducativo propinato giorno dopo giorno, e noi cosa facciamo?
Diciamo, per non apparire schierati che in fondo tutti i politici fanno male.

Vero, verissimo, ma esisterà pure un limite per cui qualcosa ci indigna a tal punto da apparire ciò il peggio del peggio del peggio?

D’Alema (e qui stiamo di più nel terreno che ci appartiene) parlando dei festeggiamenti dei 150 anni per l’unità d’Italia, si lamenta in tv, propinandoci il suo eterno sorriso beffardo di chi tutto sa, di nostalgie borboniche nell’aria. E noi protestiamo poco o nulla, per timore di farci leggere troppo di destra?

Brunetta martella tutti i dipendenti pubblici ed interviene su malattie, orari di lavoro, licenziabilità. E poi quasi nessuno dice pubblicamente che proprio lui ha raggiunto il 75% di assenteismo in Parlamento Europeo.
L’esempio varrà pure qualcosa in questa vita?

Oppure Marchionne può percepire il secondo stipendio del settore auto al mondo con circa 4.700.000 euro l’anno più quote, azioni, ecc… e può tranquillamente chiedere di ridurre le pause agli operai (di cui molti d’origine e provenienza meridionali) dicendo che darà 3.000 euro lorde l’anno in più se accetteranno tutto. Ma nessuno evidenzia e s’indigna che ciò significa al netto qualcosa come 3 euro al giorno (circa l’equivalente di 12/13 sigarette)!

E l’indignazione dove sta? Non la vediamo, siamo un paese incartato, rassegnato, assonnato, intorpidito.
Parlamentari del IDV passano dall’altra parte.

Un errore? Può succedere? E chi dice e s’indigna che nel IDV siamo quasi a 30 che lo hanno fatto in questi anni? Perché scendano i sondaggi di gradimento sul nostro premier cos’altro deve accadere? Deve violentarci la nonna?

Insomma, impariamo ad alzare la nostra voce; se l’alzeremo sarà difficile ci ascoltino, immaginate se non lo facciamo!

Innanzitutto per il nostro Sud, ma comunque sempre e con l’onestà intellettuale che non deve farci accettare vessazioni e iniquità in ogni caso, e da qualsiasi parte provengano.

Andrea Balìa Partito del Sud - Napoli

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di Andrea Balìa

L’approccio al meridionalismo, di solito, avviene in età non proprio giovanile, quando spesso s’è maturato l’attraversamento in qualche esperienza politica che ha lasciato l’amaro in bocca ed il senso del nulla, del vuoto intorno. E’ pur vero che, ultimamente e vivaddio, anche diversi giovani s’avvicinano prendendo coscienza dopo una conoscenza avvenuta o per passaparola o per qualche testo capitato fra le mani. Poi diventa un pozzo senza fondo, dove scavi e non smetti di cercare mentre la tua incavolatura cresce giorno dopo giorno.
C’è anche un senso d’amara esaltazione perché riscopri qualcosa che in te s’era sopito, avevano addormentato nello scorrere del tran tran della vita quotidiana. Ed è qualcosa che per l’appunto t’esalta, ti ridà le forze spente, tutto sommato ti ringiovanisce. Cos’è?

La capacità d’indignarsi come quando eri preso dai sacri furori degli ideali che avevi conosciuto in gioventù, e comprendi che è ancora possibile praticare la sana pratica di farsi prendere dall’indignazione per qualcosa che è giusto gridare, reclamare, rivendicare, perché si sappia, perché le cose tornino al posto giusto. Allora riscopri che è un sentimento sano, vero che è possibile vivere, che esiste per davvero ed è un diritto dell’uomo.

Ma se esiste non può esser praticato solo per il pur primario obiettivo che accompagna chi diventa meridionalista.

E allora indigniamoci un po’ più spesso, senza paura di dover essere etichettati nei ranghi di qualche presunta appartenenza a storiche ideologie politiche.
Ovvero denunciare qualcosa che riteniamo offensivo, dannoso, ingiusto senza che il farlo possa farci apparire troppo di destra o troppo di sinistra.

Come non indignarsi per l’arroganza di un Marchionne che non contratta, non discute, ma impone : prendere o lasciare. Che non dice di non riconoscere la rappresentanza sindacale, il che sarebbe ingiusto ma avrebbe almeno un senso; no, egli riconosce solo chi prende, chi accetta e non riconosce rappresentabile nella sua azienda chi non prende, non accetta.

Il dirlo sarà di sinistra?
Non lo so e non dovrebbe interessarci : è semplicemente non giusto e deve indignarci.

Il nostro Presidente del Consiglio è la quintessenza del gaffeur, del cialtronismo, della truffaldineria, della volgarità gratuita, del diseducativo propinato giorno dopo giorno, e noi cosa facciamo?
Diciamo, per non apparire schierati che in fondo tutti i politici fanno male.

Vero, verissimo, ma esisterà pure un limite per cui qualcosa ci indigna a tal punto da apparire ciò il peggio del peggio del peggio?

D’Alema (e qui stiamo di più nel terreno che ci appartiene) parlando dei festeggiamenti dei 150 anni per l’unità d’Italia, si lamenta in tv, propinandoci il suo eterno sorriso beffardo di chi tutto sa, di nostalgie borboniche nell’aria. E noi protestiamo poco o nulla, per timore di farci leggere troppo di destra?

Brunetta martella tutti i dipendenti pubblici ed interviene su malattie, orari di lavoro, licenziabilità. E poi quasi nessuno dice pubblicamente che proprio lui ha raggiunto il 75% di assenteismo in Parlamento Europeo.
L’esempio varrà pure qualcosa in questa vita?

Oppure Marchionne può percepire il secondo stipendio del settore auto al mondo con circa 4.700.000 euro l’anno più quote, azioni, ecc… e può tranquillamente chiedere di ridurre le pause agli operai (di cui molti d’origine e provenienza meridionali) dicendo che darà 3.000 euro lorde l’anno in più se accetteranno tutto. Ma nessuno evidenzia e s’indigna che ciò significa al netto qualcosa come 3 euro al giorno (circa l’equivalente di 12/13 sigarette)!

E l’indignazione dove sta? Non la vediamo, siamo un paese incartato, rassegnato, assonnato, intorpidito.
Parlamentari del IDV passano dall’altra parte.

Un errore? Può succedere? E chi dice e s’indigna che nel IDV siamo quasi a 30 che lo hanno fatto in questi anni? Perché scendano i sondaggi di gradimento sul nostro premier cos’altro deve accadere? Deve violentarci la nonna?

Insomma, impariamo ad alzare la nostra voce; se l’alzeremo sarà difficile ci ascoltino, immaginate se non lo facciamo!

Innanzitutto per il nostro Sud, ma comunque sempre e con l’onestà intellettuale che non deve farci accettare vessazioni e iniquità in ogni caso, e da qualsiasi parte provengano.

Andrea Balìa Partito del Sud - Napoli

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Benvenuto uranio..


http://video.libero.it/app/play?id=b8e8831d8ba23dbb674004a1055d0740

Il nuovo spot di Greenpeace contro il nucleare fa il verso alle pubblicità delle grandi compagnie energetiche, mostrando - con grande chiarezza, toni di voce rassicuranti e ironia - tutte le agghiaccianti verità sull'atomo: le scorie impossibili da smaltire, gli enormi costi, il falso mito dell'indipendenza energetica, i problemi di sicurezza.

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http://video.libero.it/app/play?id=b8e8831d8ba23dbb674004a1055d0740

Il nuovo spot di Greenpeace contro il nucleare fa il verso alle pubblicità delle grandi compagnie energetiche, mostrando - con grande chiarezza, toni di voce rassicuranti e ironia - tutte le agghiaccianti verità sull'atomo: le scorie impossibili da smaltire, gli enormi costi, il falso mito dell'indipendenza energetica, i problemi di sicurezza.

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IL FUTURO SOTTOTRACCIA


Anticipo un brano di qualcosa che sto scrivendo. E su cui credo di dover raccogliere altri dati e riflettere, ma…

Cosa succede dove sembra che non stia succedendo nulla? Nelle regioni più dimenticate, per dire? Come in Calabria, che sembra esistere solo per il male, la ‘ndrangheta? Forse, sottotraccia, sotto il pelo libero delle notizie, dove non arriva l’occhio dei giornali (indifferenti al Sud, se non per sangue e monnezza), si prepara il futuro.

Non so dire come sarà, e nemmeno se ce la farà ad essere, ma qualcosa sta accadendo. Ed è qualcosa di nuovo. Forse di decisivo. Non so nemmeno se i protagonisti se ne rendano conto: si muovono quasi ognuno per conto proprio, ma nella stessa direzione. Se non si disperderanno prima, sono destinati a incontrarsi e divenire un popolo in marcia. Ne incontro molti di questi ragazzi, studenti, giovani professionisti, nei miei giri terronici in Meridione. Sarà per la ragione dei miei viaggi, che forse seleziona le persone; o perché sono fortunato negli incontri; o magari per altro che falsa la statistica… insomma, può essere per molte ragioni, ma non si può escludere la possibilità che le cose siano proprio come appaiono: c’è una generazione di meridionali che non vuole più andarsene e, dopo aver conosciuto mondo, vuol saperne di più del Sud e viverci.

Non hanno l’aria dei sognatori, dei missionari, degl’idealisti… Sono gente pratica: ci arrivano per ragionamento, somma di convenienze e la delusione di un Nord non più dorato, che ha perso la vergogna dei suoi umori più impresentabili, della sua avidità. E c’è anche l’ostinazione di credere che persino a Sud, chi vuole e insiste, qualcosa possa conquistare.

Con tante limitazioni, e mentre molti se ne vanno, loro restano; e ci provano; ci credono o si sforzano di farlo. Li vedi darsi da fare, per volontariato, agendo con la padronanza e l’efficienza di manager d’esperienza (forse il risultato di studi specifici); li scopri nell’organizzazione di un premio importante, complesso, come il Rhegium Julii, a Reggio Calabria, che comporta una serie di iniziative con istituzioni, scuole, nel territorio della provincia, e si regge quasi solo sulla buona volontà e le capacità di studenti, studentesse, o di fresca laurea (e lauree importanti). Ti guidano con educazione e polso fermo (è toccato pure a me, visto che mi hanno dato il Rhegium Julii); sanno prendere le misure agl’imprevisti e risolverli con scioltezza; lo fanno senza soggezione, a volte con ironia (complici, fra loro), per certe ritualità estranee ai loro vent’anni. Ma “vendono” il loro prodotto al meglio.

I Bronzi di Riace li hai già visti, glielo dici. Li hai visti al Quirinale, poi al museo di Reggio Calabria. Sì, ma adesso sono in restauro (e si restaura pure la sede del Museo, dove torneranno), senza lasciare la città; e sono sdraiati, non in piedi. Li hai mai visti sdraiati? Sdraiati no, e fors’è meglio: un guerriero a terra è un guerriero sconfitto; il contrario dell’orgogliosa potenza o prepotenza dei Bronzi. Un’umiliazione, no? No: anche gli eroi riposano…

Ok, ho capito, andiamo: i guerrieri stanno nella sede del Consiglio regionale, un pezzo del risarcimento dato a Reggio, per lo “scippo” del titolo di capoluogo della Regione. La guida che ci accoglie ha esperienze all’estero, impeccabile nella divisa, ferratissima, diresti fiera di quel che sa sulla propria terra, di cui mostra i tesori recuperati.

Quando ho visto i Bronzi l’ultima volta, poco più di un anno fa, erano nel Museo, ridotto male: degradato l’ambiente, e degradato l’umore di chi vi lavorava. Ora, in uno spazio lindo, persino presuntuoso, prevale fortissima l’idea di efficienza, di motivato orgoglio, mentre ti dicono quali sofisticate tecnologie garantiscano temperatura e umidità ideali per gli dei di bronzo; come il restauro avvenga dinanzi agli occhi di tutti, di là dal vetro; da quali centri della regione provengano gli altri reperti. È una vera e propria dichiarazione di appartenenza.

E non mi sembra un caso, per dire, che dei tanti movimenti culturali e politici sorti sull’onda del rinato meridionalismo, “Io resto in Calabria” (sostenuto dall’imprenditore Pippo Callipo) sia unico, indicando un progetto territoriale, identitario, affidato ai giovani e con tecniche moderne, manageriali, modellate sul futuro, con la creazione di una scuola di politica per educare una nuova classe dirigente.

Ma il punto di forza è avvertire, in tanti di questi giovani, l’assenza della condizione di minorità che frena il Sud da un secolo e mezzo: girano il mondo in aereo, voli low cost, con in tasca una moneta europea e forte, conoscendo, come fosse quella del proprio quartiere, la vita (non così diversa dalla propria) dei coetani di Paesi che erano esotici, mondi altri, per i loro padri, noi. Ogni luogo raggiungibile del pianeta, per questa generazione, è un’estensione del loro posto, di casa; e, con gente non importa quanto lontana (per l’uso degli stessi strumenti informatici, la condivisione di mode, dagli abiti alla musica), si incontrano per quel che hanno in comune e si apprezzano per quel che li distingue (noi, i padri, se andavi in Francia, eri stato all’estero). Così, si impara il valore (valore di scambio) delle proprie specificità. E quel che era vissuto come minoritario non è più tale.

Ho chiesto a un paio di ragazze volontarie al premio Rhegium Julii, perché lo facessero: «Qui, c’è poco. E quel poco è a rischio. Vogliamo tenercelo».

Fonte:Pino Aprile blog

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Anticipo un brano di qualcosa che sto scrivendo. E su cui credo di dover raccogliere altri dati e riflettere, ma…

Cosa succede dove sembra che non stia succedendo nulla? Nelle regioni più dimenticate, per dire? Come in Calabria, che sembra esistere solo per il male, la ‘ndrangheta? Forse, sottotraccia, sotto il pelo libero delle notizie, dove non arriva l’occhio dei giornali (indifferenti al Sud, se non per sangue e monnezza), si prepara il futuro.

Non so dire come sarà, e nemmeno se ce la farà ad essere, ma qualcosa sta accadendo. Ed è qualcosa di nuovo. Forse di decisivo. Non so nemmeno se i protagonisti se ne rendano conto: si muovono quasi ognuno per conto proprio, ma nella stessa direzione. Se non si disperderanno prima, sono destinati a incontrarsi e divenire un popolo in marcia. Ne incontro molti di questi ragazzi, studenti, giovani professionisti, nei miei giri terronici in Meridione. Sarà per la ragione dei miei viaggi, che forse seleziona le persone; o perché sono fortunato negli incontri; o magari per altro che falsa la statistica… insomma, può essere per molte ragioni, ma non si può escludere la possibilità che le cose siano proprio come appaiono: c’è una generazione di meridionali che non vuole più andarsene e, dopo aver conosciuto mondo, vuol saperne di più del Sud e viverci.

Non hanno l’aria dei sognatori, dei missionari, degl’idealisti… Sono gente pratica: ci arrivano per ragionamento, somma di convenienze e la delusione di un Nord non più dorato, che ha perso la vergogna dei suoi umori più impresentabili, della sua avidità. E c’è anche l’ostinazione di credere che persino a Sud, chi vuole e insiste, qualcosa possa conquistare.

Con tante limitazioni, e mentre molti se ne vanno, loro restano; e ci provano; ci credono o si sforzano di farlo. Li vedi darsi da fare, per volontariato, agendo con la padronanza e l’efficienza di manager d’esperienza (forse il risultato di studi specifici); li scopri nell’organizzazione di un premio importante, complesso, come il Rhegium Julii, a Reggio Calabria, che comporta una serie di iniziative con istituzioni, scuole, nel territorio della provincia, e si regge quasi solo sulla buona volontà e le capacità di studenti, studentesse, o di fresca laurea (e lauree importanti). Ti guidano con educazione e polso fermo (è toccato pure a me, visto che mi hanno dato il Rhegium Julii); sanno prendere le misure agl’imprevisti e risolverli con scioltezza; lo fanno senza soggezione, a volte con ironia (complici, fra loro), per certe ritualità estranee ai loro vent’anni. Ma “vendono” il loro prodotto al meglio.

I Bronzi di Riace li hai già visti, glielo dici. Li hai visti al Quirinale, poi al museo di Reggio Calabria. Sì, ma adesso sono in restauro (e si restaura pure la sede del Museo, dove torneranno), senza lasciare la città; e sono sdraiati, non in piedi. Li hai mai visti sdraiati? Sdraiati no, e fors’è meglio: un guerriero a terra è un guerriero sconfitto; il contrario dell’orgogliosa potenza o prepotenza dei Bronzi. Un’umiliazione, no? No: anche gli eroi riposano…

Ok, ho capito, andiamo: i guerrieri stanno nella sede del Consiglio regionale, un pezzo del risarcimento dato a Reggio, per lo “scippo” del titolo di capoluogo della Regione. La guida che ci accoglie ha esperienze all’estero, impeccabile nella divisa, ferratissima, diresti fiera di quel che sa sulla propria terra, di cui mostra i tesori recuperati.

Quando ho visto i Bronzi l’ultima volta, poco più di un anno fa, erano nel Museo, ridotto male: degradato l’ambiente, e degradato l’umore di chi vi lavorava. Ora, in uno spazio lindo, persino presuntuoso, prevale fortissima l’idea di efficienza, di motivato orgoglio, mentre ti dicono quali sofisticate tecnologie garantiscano temperatura e umidità ideali per gli dei di bronzo; come il restauro avvenga dinanzi agli occhi di tutti, di là dal vetro; da quali centri della regione provengano gli altri reperti. È una vera e propria dichiarazione di appartenenza.

E non mi sembra un caso, per dire, che dei tanti movimenti culturali e politici sorti sull’onda del rinato meridionalismo, “Io resto in Calabria” (sostenuto dall’imprenditore Pippo Callipo) sia unico, indicando un progetto territoriale, identitario, affidato ai giovani e con tecniche moderne, manageriali, modellate sul futuro, con la creazione di una scuola di politica per educare una nuova classe dirigente.

Ma il punto di forza è avvertire, in tanti di questi giovani, l’assenza della condizione di minorità che frena il Sud da un secolo e mezzo: girano il mondo in aereo, voli low cost, con in tasca una moneta europea e forte, conoscendo, come fosse quella del proprio quartiere, la vita (non così diversa dalla propria) dei coetani di Paesi che erano esotici, mondi altri, per i loro padri, noi. Ogni luogo raggiungibile del pianeta, per questa generazione, è un’estensione del loro posto, di casa; e, con gente non importa quanto lontana (per l’uso degli stessi strumenti informatici, la condivisione di mode, dagli abiti alla musica), si incontrano per quel che hanno in comune e si apprezzano per quel che li distingue (noi, i padri, se andavi in Francia, eri stato all’estero). Così, si impara il valore (valore di scambio) delle proprie specificità. E quel che era vissuto come minoritario non è più tale.

Ho chiesto a un paio di ragazze volontarie al premio Rhegium Julii, perché lo facessero: «Qui, c’è poco. E quel poco è a rischio. Vogliamo tenercelo».

Fonte:Pino Aprile blog

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mercoledì 19 gennaio 2011

La Cina alla conquista del mondo con infrastrutture e banche. Ecco dove e come investe Pechino


Di Rita Fatiguso

Il metodo con il quale la Cina si riprende il mondo è identico a quello sperimentato, con successo, in Africa: investimenti in infrastrutture utili a facilitare la penetrazione di merci, aziende, risorse umane, istituzioni finanziarie. Il copione si ripete nei paesi dell'Est Europa, ma anche del Nord Africa e in America latina: si comprano porti, si partecipa agli appalti per autostrade, si aprono filiali di banche cinesi a sostegno delle stesse aziende cinesi presenti all'estero. Icbc, la più grande banca al mondo per capitalizzazione di borsa, in questi giorni sbarca in Europa con un tour tra Amsterdam, Bruxelles, Parigi, Madrid, Milano.

Boom di investimenti esteri nel 2010 e nei prestiti Pechino supera la Banca mondiale

«L'Asia resta la principale area di influenza della Cina»
«L'Asia rimane destinazione primaria della Cina, con un'inversione di tendenza rispetto al passato: è un continente più dinamico, l'area che la Cina considera di sua influenza. In particolare, la scelta di Icbc conferma Milano come piazza finanziaria in un momento di cautela del sistema bancario italiano», dice Thomas Rosenthal responsabile dell'area studi della Fondazione Italia Cina. «L'Italia è la 44° destinazione cinese, con lo 0,008% dei flussi, e un probabile raddoppio della presenza di aziende cinesi».

Gli investimenti esteri cinesi
Secondo i dati del ministero del commercio estero cinese nel 2009 sul 2008 le aree del Nord America e dell'Europa sono cresciute, rispettivamente, del 318% e del 283% a scapito dell'Africa (-74%) e dell'Asia (-7%). Due mesi fa Zhang Xiaoqiang, vice presidente della Commissione nazionale per le Riforme e lo Sviluppo, all'inaugurazione della seconda edizione della Fiera per gli investimenti cinesi all'estero ha confermato che il Go Global continuerà almeno per un quinquennio ancora.

Il balzo della Cina tra le potenze economiche mondiali
Le economie sviluppate sono diminuite del 48%, favorendo l'ascesa dei paesi emergenti, che toccano un quarto del valore dei flussi globali. La Cina è seconda tra le economie emergenti e sesta a livello mondiale, ma basta sommare nel 2009 i suoi investimenti a quelli di Hong Kong, perché si passi alla terza posizione, dopo Usa e Francia. Prima c'erano i paradisi fiscali, ora gli investimenti cinesi dovrebbero premiare il settore primario (+24% nel 2009) visto che la Cina nel 2010 è diventata il maggiore consumatore di energia. Ma tra i settori più promettenti ci sono le energie alternative, molto ambite dai cinesi, l'agroalimentare e le biotecnologie, l'information technology,la microelettronica, i servizi finanziari assicurativi, bancari e di leasing, a sostegno dell'arrivo delle imprese cinesi. In Canada, i flussi di investimento da 7,03 ml di dollari nel 2008, sono diventati 613,13 nel 2009. Bolivia e Cile in America Latina; la Gran Bretagna, Svizzera, Spagna, Norvegia, Lussemburgo per l'Europa; Ghana, Etiopia, Egitto, Congo, Chad, Algeria per l'Africa: Turchia, Nepal, Kirghistan e Iran per l'Asia.

Fonte:Il Sole 24 ore

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Di Rita Fatiguso

Il metodo con il quale la Cina si riprende il mondo è identico a quello sperimentato, con successo, in Africa: investimenti in infrastrutture utili a facilitare la penetrazione di merci, aziende, risorse umane, istituzioni finanziarie. Il copione si ripete nei paesi dell'Est Europa, ma anche del Nord Africa e in America latina: si comprano porti, si partecipa agli appalti per autostrade, si aprono filiali di banche cinesi a sostegno delle stesse aziende cinesi presenti all'estero. Icbc, la più grande banca al mondo per capitalizzazione di borsa, in questi giorni sbarca in Europa con un tour tra Amsterdam, Bruxelles, Parigi, Madrid, Milano.

Boom di investimenti esteri nel 2010 e nei prestiti Pechino supera la Banca mondiale

«L'Asia resta la principale area di influenza della Cina»
«L'Asia rimane destinazione primaria della Cina, con un'inversione di tendenza rispetto al passato: è un continente più dinamico, l'area che la Cina considera di sua influenza. In particolare, la scelta di Icbc conferma Milano come piazza finanziaria in un momento di cautela del sistema bancario italiano», dice Thomas Rosenthal responsabile dell'area studi della Fondazione Italia Cina. «L'Italia è la 44° destinazione cinese, con lo 0,008% dei flussi, e un probabile raddoppio della presenza di aziende cinesi».

Gli investimenti esteri cinesi
Secondo i dati del ministero del commercio estero cinese nel 2009 sul 2008 le aree del Nord America e dell'Europa sono cresciute, rispettivamente, del 318% e del 283% a scapito dell'Africa (-74%) e dell'Asia (-7%). Due mesi fa Zhang Xiaoqiang, vice presidente della Commissione nazionale per le Riforme e lo Sviluppo, all'inaugurazione della seconda edizione della Fiera per gli investimenti cinesi all'estero ha confermato che il Go Global continuerà almeno per un quinquennio ancora.

Il balzo della Cina tra le potenze economiche mondiali
Le economie sviluppate sono diminuite del 48%, favorendo l'ascesa dei paesi emergenti, che toccano un quarto del valore dei flussi globali. La Cina è seconda tra le economie emergenti e sesta a livello mondiale, ma basta sommare nel 2009 i suoi investimenti a quelli di Hong Kong, perché si passi alla terza posizione, dopo Usa e Francia. Prima c'erano i paradisi fiscali, ora gli investimenti cinesi dovrebbero premiare il settore primario (+24% nel 2009) visto che la Cina nel 2010 è diventata il maggiore consumatore di energia. Ma tra i settori più promettenti ci sono le energie alternative, molto ambite dai cinesi, l'agroalimentare e le biotecnologie, l'information technology,la microelettronica, i servizi finanziari assicurativi, bancari e di leasing, a sostegno dell'arrivo delle imprese cinesi. In Canada, i flussi di investimento da 7,03 ml di dollari nel 2008, sono diventati 613,13 nel 2009. Bolivia e Cile in America Latina; la Gran Bretagna, Svizzera, Spagna, Norvegia, Lussemburgo per l'Europa; Ghana, Etiopia, Egitto, Congo, Chad, Algeria per l'Africa: Turchia, Nepal, Kirghistan e Iran per l'Asia.

Fonte:Il Sole 24 ore

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Tremonti sulla crisi:"Responsabilità di banche e finanza privata"


Tremonti sulla crisi:"Responsabilità di banche e finanza privata"

Il ministro: basta con demonizzazione del debito pubblico

Tremonti sulla crisi:'Responsabilità di banche e finanza privata'


Considerando i precedenti e la posizione ufficiale della BCE, le dichiarazioni di Giulio Tremontiriguardo le reali e più profonde ragioni della crisi, possono essere definite senza troppe remore come quasi rivoluzionarie.
Il ministro dell'economia italiano, infatti, per la prima volta parla chiaramente delle responsabilità considerevoli che le banche e la finanza privata hanno avuto nella nascita e nello sviluppo endemico della crisi globale. Non più solo la "demonizzazione del debito pubblico", dunque, caratterizza il dibattito sugli squilibri sempre più evidenti e sempre meno negabili del sistema capitalista.
"L’attuale crisi - sottolinea infatti il ministro al termine della riunione dell’Ecofin - non è solo una crisi dei debiti pubblici ma anche della finanza privata, delle banche. Pensare che sia solo una questione di debiti pubblici sarebbe un errore. Per l'Italia la disciplina fiscale è fondamentale -osserva - ma vogliamo anche più controlli sulla solidità della finanza privata e delle banche. Questo è l'approccio giusto, la via maestra".
Per il ministro, quindi, la sofferenza economico-finanziaria mondiale "ha una doppia natura, pubblica e privata"e, per tale non trascurabile ragione, "negare che la crisi derivi anche dalla finanza privata è negare un pezzo della realtà. E proprio non considerare questo lato oscuro ci ha portato alla situazione che stiamo vivendo".
Subito dopo, inoltre, arriva il riferimento preciso al tracollo dell'Irlanda ed alle pesanti ed inconfutabili responsabilità delle speculazioni messe in atto dalla finanza privata. Non c'è alcuna citazione diretta del signoraggio bancario, certo, ma che un ministro dell'Economia si dica stanco di veder addossata "tutta la colpa ai governi" ed ammetta pubblicamente la necessità di regolamentare in maniera più stringente il mercato finanziario privato, è un passo avanti importante che lascia un barlume di speranza riguardo la modifica di alcune leggi di mercato che regalano decisamente troppo spazio a speculatori senza scrupoli ed usurali legalizzati.



Fonte:Julinews
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Tremonti sulla crisi:"Responsabilità di banche e finanza privata"

Il ministro: basta con demonizzazione del debito pubblico

Tremonti sulla crisi:'Responsabilità di banche e finanza privata'


Considerando i precedenti e la posizione ufficiale della BCE, le dichiarazioni di Giulio Tremontiriguardo le reali e più profonde ragioni della crisi, possono essere definite senza troppe remore come quasi rivoluzionarie.
Il ministro dell'economia italiano, infatti, per la prima volta parla chiaramente delle responsabilità considerevoli che le banche e la finanza privata hanno avuto nella nascita e nello sviluppo endemico della crisi globale. Non più solo la "demonizzazione del debito pubblico", dunque, caratterizza il dibattito sugli squilibri sempre più evidenti e sempre meno negabili del sistema capitalista.
"L’attuale crisi - sottolinea infatti il ministro al termine della riunione dell’Ecofin - non è solo una crisi dei debiti pubblici ma anche della finanza privata, delle banche. Pensare che sia solo una questione di debiti pubblici sarebbe un errore. Per l'Italia la disciplina fiscale è fondamentale -osserva - ma vogliamo anche più controlli sulla solidità della finanza privata e delle banche. Questo è l'approccio giusto, la via maestra".
Per il ministro, quindi, la sofferenza economico-finanziaria mondiale "ha una doppia natura, pubblica e privata"e, per tale non trascurabile ragione, "negare che la crisi derivi anche dalla finanza privata è negare un pezzo della realtà. E proprio non considerare questo lato oscuro ci ha portato alla situazione che stiamo vivendo".
Subito dopo, inoltre, arriva il riferimento preciso al tracollo dell'Irlanda ed alle pesanti ed inconfutabili responsabilità delle speculazioni messe in atto dalla finanza privata. Non c'è alcuna citazione diretta del signoraggio bancario, certo, ma che un ministro dell'Economia si dica stanco di veder addossata "tutta la colpa ai governi" ed ammetta pubblicamente la necessità di regolamentare in maniera più stringente il mercato finanziario privato, è un passo avanti importante che lascia un barlume di speranza riguardo la modifica di alcune leggi di mercato che regalano decisamente troppo spazio a speculatori senza scrupoli ed usurali legalizzati.



Fonte:Julinews
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