mercoledì 22 dicembre 2010

Sentenza omicidio Congiusta. "Da Sud" : "Giornata storica per la Calabria"


dal delitto di Gianluca Congiusta sono trascorsi 596 lunghi giorni
... FINALMENTE GIUSTIZIA!!
Gianluca dal Cielo veglia su chi Verità e Giustizia ha voluto.


Di seguito la nota diffusa da Da Sud - Stopndrangheta

stop-ndrangheta-logo-(p).jpg

Una giornata storica per la Calabria: hanno un volto gli assassini di Gianluca Congiusta, il giovane commerciante di Siderno ucciso il 25 maggio 2005. Dopo cinque anni arrivano le condanne di primo grado: ergastolo per Tommaso Costa e 25 anni a Giuseppe Curciarello. Questa è la sentenza letta oggi dal presidente Bruno Muscolo nell’aula del Tribunale di Locri - affollata da tanti amici di Gianluca e della sua famiglia che non resteranno mai soli - che ha accolto la richiesta del pm Antonio De Bernardo.


La sentenza del tribunale di Locri di stasera è una decisione necessaria per la famiglia di Gianluca, che premia la straordinaria battaglia di civiltà condotta dal padre Mario e dai suoi familiari in cinque anni difficili, spesso in solitudine, a chiedere di non dimenticare e di non spegnere la luce. Una sentenza che restituisce forza e vigore al movimento anti-‘ndrangheta, in questo momento difficile per il territorio calabrese, per le istituzioni, per la politica, per le forze sociali, per i cittadini.
Ma la sentenza di oggi a Locri è di straordinaria importanza per tutta la Calabria. Sono davvero troppe le morti dimenticate, che non hanno avuto verità dalla storia, che non hanno avuto giustizia nelle aule dei tribunali. Una vergogna – denunciano ancora una volta daSud e Stopndrangheta.it - che pesa come un macigno insopportabile sulla Calabria e che rappresenta una responsabilità gravissima per le classi dirigenti del Paese. Una situazione indegna: troppi familiari e troppi onesti in questi anni sono stati offesi e umiliati dallo Stato che li avrebbe dovuti tutelare, persino da troppi calabresi colpevolmente distratti o peggio complici. La sentenza di condanna per l’omicidio di Gianluca Congiusta può essere quindi la scossa necessaria e la scintilla che produce un nuovo inizio. Che restituisca finalmente dignità ai calabresi onesti. La serata di oggi dell’associazione daSud e di Stopndrangheta (a Roma, nello Spazio daSud, in via Gentile da Mogliano 170) assume un nuovo significato: saranno dedicati alla memoria di Gianluca Congiusta il concerto del cantautore Carmine Torchia e la festa di Natale. Nasce la serata “Gianluca Congiusta, ragazzo”. Un piccolo gesto per ricordare Gianluca, sottolineare l’importanza della sentenza e ribadire ancora una volta – come è stato fatto oggi in aula del tribunale a Locri e qui a Roma – che la famiglia di Gianluca non resterà mai sola.

Fonte:Gianlucacongiusta.org

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dal delitto di Gianluca Congiusta sono trascorsi 596 lunghi giorni
... FINALMENTE GIUSTIZIA!!
Gianluca dal Cielo veglia su chi Verità e Giustizia ha voluto.


Di seguito la nota diffusa da Da Sud - Stopndrangheta

stop-ndrangheta-logo-(p).jpg

Una giornata storica per la Calabria: hanno un volto gli assassini di Gianluca Congiusta, il giovane commerciante di Siderno ucciso il 25 maggio 2005. Dopo cinque anni arrivano le condanne di primo grado: ergastolo per Tommaso Costa e 25 anni a Giuseppe Curciarello. Questa è la sentenza letta oggi dal presidente Bruno Muscolo nell’aula del Tribunale di Locri - affollata da tanti amici di Gianluca e della sua famiglia che non resteranno mai soli - che ha accolto la richiesta del pm Antonio De Bernardo.


La sentenza del tribunale di Locri di stasera è una decisione necessaria per la famiglia di Gianluca, che premia la straordinaria battaglia di civiltà condotta dal padre Mario e dai suoi familiari in cinque anni difficili, spesso in solitudine, a chiedere di non dimenticare e di non spegnere la luce. Una sentenza che restituisce forza e vigore al movimento anti-‘ndrangheta, in questo momento difficile per il territorio calabrese, per le istituzioni, per la politica, per le forze sociali, per i cittadini.
Ma la sentenza di oggi a Locri è di straordinaria importanza per tutta la Calabria. Sono davvero troppe le morti dimenticate, che non hanno avuto verità dalla storia, che non hanno avuto giustizia nelle aule dei tribunali. Una vergogna – denunciano ancora una volta daSud e Stopndrangheta.it - che pesa come un macigno insopportabile sulla Calabria e che rappresenta una responsabilità gravissima per le classi dirigenti del Paese. Una situazione indegna: troppi familiari e troppi onesti in questi anni sono stati offesi e umiliati dallo Stato che li avrebbe dovuti tutelare, persino da troppi calabresi colpevolmente distratti o peggio complici. La sentenza di condanna per l’omicidio di Gianluca Congiusta può essere quindi la scossa necessaria e la scintilla che produce un nuovo inizio. Che restituisca finalmente dignità ai calabresi onesti. La serata di oggi dell’associazione daSud e di Stopndrangheta (a Roma, nello Spazio daSud, in via Gentile da Mogliano 170) assume un nuovo significato: saranno dedicati alla memoria di Gianluca Congiusta il concerto del cantautore Carmine Torchia e la festa di Natale. Nasce la serata “Gianluca Congiusta, ragazzo”. Un piccolo gesto per ricordare Gianluca, sottolineare l’importanza della sentenza e ribadire ancora una volta – come è stato fatto oggi in aula del tribunale a Locri e qui a Roma – che la famiglia di Gianluca non resterà mai sola.

Fonte:Gianlucacongiusta.org

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Napoli c'è: la società civile si presenta alla cittadinanza

Napoli c'è: la società civile si presenta alla cittadinanza

EVENTO AL SANNAZZARO PER I CANDIDATI ALLE COMUNALI


NAPOLI - Mercoledì 22 dicembre il teatro Sannazaro di Napoli sarà il punto di ritrovo di diverse realtà politico-culturali da sempre operanti al di fuori della classica partitocrazia italiana.
Alle ore 18 sfileranno sul palco i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, di Insieme per la Rinascita, di Cambiamo Napoli e del Partito del Sud affiancati da testimonial d’eccezione come alti esponenti dell’imprenditoria campana e delle forze dell’ordine.
Concluderà l’evento l’ingegnere Francesco Floro Flores;leader del gruppo Trefin S.p.a, nonché fondatore dell’ass. Questione Meridionale. Il titolo scelto per l’incontro è: “Napoli c’è: per vivere i propri sogni bisogna svegliarsi”.

"L’obiettivo dell’evento – spiegano i promotori –
è di apportare alla società napoletana il proprio contributo in termini di idee, di esperienza, di tempo; offrire quindi alla città un proprio impegno civile e politico finalizzato ad incidere realmente negli equilibri della città. Nonostante lo stupro subito dalla capitale partenopea, dimostreremo che un punto di svolta è possibile; la società civile è pronta a scendere in campo per ridare dignità alla città che Stendhal definì essere la più bella dell’universo".

Fonte:Julienews

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Napoli c'è: la società civile si presenta alla cittadinanza

EVENTO AL SANNAZZARO PER I CANDIDATI ALLE COMUNALI


NAPOLI - Mercoledì 22 dicembre il teatro Sannazaro di Napoli sarà il punto di ritrovo di diverse realtà politico-culturali da sempre operanti al di fuori della classica partitocrazia italiana.
Alle ore 18 sfileranno sul palco i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, di Insieme per la Rinascita, di Cambiamo Napoli e del Partito del Sud affiancati da testimonial d’eccezione come alti esponenti dell’imprenditoria campana e delle forze dell’ordine.
Concluderà l’evento l’ingegnere Francesco Floro Flores;leader del gruppo Trefin S.p.a, nonché fondatore dell’ass. Questione Meridionale. Il titolo scelto per l’incontro è: “Napoli c’è: per vivere i propri sogni bisogna svegliarsi”.

"L’obiettivo dell’evento – spiegano i promotori –
è di apportare alla società napoletana il proprio contributo in termini di idee, di esperienza, di tempo; offrire quindi alla città un proprio impegno civile e politico finalizzato ad incidere realmente negli equilibri della città. Nonostante lo stupro subito dalla capitale partenopea, dimostreremo che un punto di svolta è possibile; la società civile è pronta a scendere in campo per ridare dignità alla città che Stendhal definì essere la più bella dell’universo".

Fonte:Julienews

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martedì 21 dicembre 2010

Giallo su un emendamento Pd. Il ddl Gelmini potrebbe tornare alla Camera

Il presidente del Senato, Renato Schifani: "Le votazioni vanno ripetute"

La Presidente di turno del Senato, Rosi Mauro, ha dichiarato in aula l’approvazione dell’emendamento 6.26 sul ddl università. Si tratta di un emendamento del Pd, primo firmatarioVincenzo Vita. L’approvazione di un emendamento costringerebbe la Camera alla quarta lettura del ddl. Ma è giallo sull’effettiva approvazione di questo emendamento, perché tutto è nato in un momento di tensione, durante il quale Rosi Mauro (Lega Nord) ha chiesto all’aula “rispetto per la Presidenza”. Dopo contatti informali con i capigruppo è intervenuto il presidente del Senato,Renato Schifani, che ha deciso di far ripetere le votazioni degli emendamenti dal 6.21 al 6.32.

Tutto nasce dalla votazione diretta da Rosi Mauro. La presidente di turno ha accelerato sulla votazione degli emendamenti ed in pochi secondi ha affermato: “6.209 chi vota a favore, chi vota contro, non e’ approvato. 6.26 (quello presentato dal Pd, ndr) chi vota a favore, chi contro, e’ approvato. 6.27 chi vota a favore, chi contro, non e’ approvato. 6.28 chi vota a favore, chi contro, non e’ approvato”. Il video con il momento della votazione e con la bagarre in aula circola su Youtube e l’approvazione, almeno nelle parole di Rosi Mauro, dell’emendamento 6.26 è inequivocabile. “Non ci può essere neppure la controprova del tabellone elettronico – spiegaFelice Belisario dell’Idv – perché le votazioni si sono svolte per alzata di mano”.

Il presidente del Senato, a conclusione di contatti informali con i capigruppo e i vicecapigruppo di maggioranza e di opposizione, ha deciso di far ripetere le votazioni sugli emendamenti dal 6.21 al 6.32 del ddl Gelmini. La decisione è stata comunicata da Schifani all’Aula, ed è motivata sulla base dell’art. 118 comma 1 del Regolamento che consente di rinnvoare le votazioni.


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Il presidente del Senato, Renato Schifani: "Le votazioni vanno ripetute"

La Presidente di turno del Senato, Rosi Mauro, ha dichiarato in aula l’approvazione dell’emendamento 6.26 sul ddl università. Si tratta di un emendamento del Pd, primo firmatarioVincenzo Vita. L’approvazione di un emendamento costringerebbe la Camera alla quarta lettura del ddl. Ma è giallo sull’effettiva approvazione di questo emendamento, perché tutto è nato in un momento di tensione, durante il quale Rosi Mauro (Lega Nord) ha chiesto all’aula “rispetto per la Presidenza”. Dopo contatti informali con i capigruppo è intervenuto il presidente del Senato,Renato Schifani, che ha deciso di far ripetere le votazioni degli emendamenti dal 6.21 al 6.32.

Tutto nasce dalla votazione diretta da Rosi Mauro. La presidente di turno ha accelerato sulla votazione degli emendamenti ed in pochi secondi ha affermato: “6.209 chi vota a favore, chi vota contro, non e’ approvato. 6.26 (quello presentato dal Pd, ndr) chi vota a favore, chi contro, e’ approvato. 6.27 chi vota a favore, chi contro, non e’ approvato. 6.28 chi vota a favore, chi contro, non e’ approvato”. Il video con il momento della votazione e con la bagarre in aula circola su Youtube e l’approvazione, almeno nelle parole di Rosi Mauro, dell’emendamento 6.26 è inequivocabile. “Non ci può essere neppure la controprova del tabellone elettronico – spiegaFelice Belisario dell’Idv – perché le votazioni si sono svolte per alzata di mano”.

Il presidente del Senato, a conclusione di contatti informali con i capigruppo e i vicecapigruppo di maggioranza e di opposizione, ha deciso di far ripetere le votazioni sugli emendamenti dal 6.21 al 6.32 del ddl Gelmini. La decisione è stata comunicata da Schifani all’Aula, ed è motivata sulla base dell’art. 118 comma 1 del Regolamento che consente di rinnvoare le votazioni.


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EDUARDO GALEANO: "L'Ordine Criminale Del Mondo"

1

2

http://www.youtube.com/watch?v=R_r8oMpCQWA&feature=related

http://www.vocidallastrada.com/ Traduzione di Vanesa
Ascoltare Eduardo Galeano in questa intervista, significa capire veramente come e dove va il mondo...


Trascrizione del Primo video

Edoardo Galeano è uno degli intellettuali più rispettati della sinistra latino-americana; un valoroso esercizio giornalistico, di chiara opposizione alle barbarie militari nel cono Sud, lo ha costretto all’esilio.
Il suo incorruttibile compromesso etico, che si manifesta in tutta la sua opera attraverso una squisita ironia poetica, gli è valso il riconoscimento internazionale della sua figura letteraria.

“Il diritto all’indipendenza, il diritto alla sovranità è oggi un lusso dei paesi potenti, paesi ricchi; quando i paesi poveri esercitano il patriottismo, quel patriottismo si trasforma in “populismo”, o peggio ancora in “terrorismo”, e costituisce una minaccia per il mondo. Noi non abbiamo il diritto di difenderci. Abbiamo solo il diritto di accettare quello che altri decidono per noi, e quegli altri sono coloro che esercitano il Governo Mondiale.
Ma chi è questo killer seriale che uccide tutto ciò che tocca?
Bisognerebbe metterlo in prigione, mi viene da pensare, ma succede che non si può mettere in prigione questo killer seriale, perché lui ha le chiavi di tutte le prigioni, e perché è un sistema, un sistema universale di potere che ha trasformato il mondo in un manicomio e in un macello.
Il Fondo Monetario Internazionale lo controllano cinque paesi, soprattutto uno, che è quello che ha diritto di veto, ma diciamo cinque.
La Banca Mondiale è un po’ più democratica, è controllata da otto paesi.
L’Organizzazione Mondiale del Commercio (che è quella che ci condanna a guadagnare sempre meno e pagare sempre di più) , il suo statuto stabilisce il diritto di voto, ma mai si è votato. MAI!

UN CAPITALISMO ASSASSINO
Fino a trenta-quaranta anni fa a nessuno veniva in mente di diffidare della giustizia come un valore universale e quindi tutti, bene o male, persino la destra più recalcitrante, condividevano fondamentalmente, non dico l’indignazione o la denuncia, ma almeno l’accettazione che l’ingiustizia esisteva nel mondo. E adesso che siamo governati da questa dittatura invisibile dei grandi signori della finanza e della guerra, i guerrafondai e banchieri, che comandano nel mondo e che usurpano una parola bellissima, come la “Comunità Internazionale”, una bellissima espressione. La comunità internazionale che adesso nomina i banchieri e i guerrafondai. “Comunità Internazionale” è il potere che esercitano i banchieri guerrafondai.
Bene, in altri tempi si ammetteva che un mondo che crea povertà è un mondo ingiusto, cioè che la povertà è figlia dell’ingiustizia. Oggi è sempre più raro ascoltarlo, perché risulta che l’ingiustizia ha smesso di esistere.
La povertà è il giusto castigo che l’inefficienza merita.
Non so se in altre civiltà, in altri periodi della storia umana, la gente è stata così presa dalla paura come viviamo noi adesso. Abbiamo paura di tutto, tutto il tempo; non si può far niente, è un gas paralizzante: la paura.
Le paure credo predominanti, che si sentono di più nella vita quotidiana sono: la paura di perdere il lavoro, che è un tipo panico del nostro tempo: l’insicurezza lavorativa. La paura di non avere domani il tuo posto di lavoro in fabbrica, in ufficio, che fa sì che una serie di diritti sindacali, che si erano ottenuti in due secoli di lotta, stanno correndo adesso un grave pericolo di morte, perché nessuno osa niente per paura, per panico di perdere il lavoro che si ha. Chi non ha paura di perdere il lavoro, ha paura di non trovarlo, che è una paura molto simile.
E ci sono molte altre paure …
La paura di vivere, la paura di essere, la paura di cambiare, la paura dei demoni che inventano per spaventarci.
Il lavoro, oggi come oggi, vale meno della spazzatura. Impunemente, impunemente, gli impresari decidono chi lavora, chi non lavora e quanto si lavora, si lavora sempre di più in cambio di meno, sempre più ore in cambio di uno stipendio minore.
Alcuni diritti conquistati in molte battaglie difficili negli anni, come il diritto alla sindacalizzazione, si violano oggi con scandalosa impunità.
Quello è un diritto annichilito dalla macchina della morte del mondo di oggi. E’ una macchina di sterminio dei diritti, che ha trasformato il lavoratore in un mendicante, un mendicante di lavoro, un mendicante di stipendio.
Libera circolazione delle persone: che scherzo di cattivo gusto! In un mondo dove ci sono milioni e milioni di immigrati, di espulsi per la siccit
à, da quelle catastrofi chiamate “naturali”, che di naturale non hanno niente, o dalle dittature, o dalle guerre, che vagano cercando casa e si ritrovano con le porte chiuse in faccia; quest’invasione degli “invasi”, gente che dal sud marcia verso il nord. Il nord che tante volte ha invaso il sud, nelle guerre coloniali e nelle guerre che erano coloniali, ma che non lo dicevano che lo erano. Questa invasione degli invasi forse è il dramma più importante del mondo d’oggi, del mondo dei nostri giorni.
Queste folle che vagano cercando quella peregrinazione inutile. Questo esodo tragico di gente che aspira ad essere trattata come si tratta il denaro. Per il denaro non esistono frontiere, non c’è nessun problema, e per gli immigrati, i migranti, per l’esodo degli abbandonati, per le braccia che cercano lavoro e destino, ci sono muri, tremendi muri.
Affinché i privilegiati possano continuare ad essere la minoranza che comanda e il resto si rassegni ad essere la maggioranza che ubbidisce.
Mi trovo, quasi senza volerlo in discussioni, assurde dove difendo ardentemente i giovani, questi screditati giovani dei giorni nostri che supponiamo siano ragazzi vuoti, dal punto di vista delle generazioni precedenti.
Si dice: “a questi della politica non interessa nulla, se ne fregano di tutto, sono degli egoisti, questi rocchettari di oggi”.
Ed io li difendo perché credo che hanno tutte le ragioni per non credere. C’è un sistema universale di potere che li invita a non credere.

Secondo video

Offre loro la fede e poi li tradisce. E loro assistono alla politica come se fosse un circo, dove quelli che hanno più successo sono quelli capaci di fare la piroetta più prodigiosa, per fare al governo il contrario di quanto hanno promesso in partenza.
Adesso la tortura sia chiama “sollecitazione illegale”, il tradimento si chiama “realismo”, e l’opportunismo si chiama “pragmatismo”, e l’imperialismo si chiama “globalizzazione”, e le vittime dell’imperialismo si chiamano “paesi in via di sviluppo”, confondendo i bambini con i nani, e il sistema, che nella mia infanzia e gioventù chiamavamo capitalismo, viene chiamato oggi “Economia di Mercato”.
Anche il dizionario è stato assassinato dall’Organizzazione Criminale del Mondo. Oramai le parole non dicono più quello che dicono o non sanno quello che dicono.
E Bin Laden è il demonio professionista più di successo, è quello che meglio compie le sue funzioni, ma non è l’unico, c’è sempre qualche Satana a portata di mano per dirci che l’umanità è in pericolo, questo è l’ultimo giorno del mondo.
E molta gente si fa eco di quelle voci della paura che impone una Dittatura Invisibile e paralizzante, che è nemica della dignità umana, perché quelli che siamo, perché tutti siamo ingabbiati dalla paura. Non siamo più liberi, e noi che non siamo più liberi, non possiamo avere dignità.
(video 11 settembre delle Twin Towers)
Come è possibile che si sia arrivati a tanto.
OK perché quello è imprescindibile affinché tutti, tutte le persone che formiamo questa cosa che chiamiamo umanità, impariamo una buona volta che può succedere anche a noi. E che a chiunque può succedere di finire rasato con un’uniforme a righe umiliato quotidianamente, perseguitato dalla sfiga in un posto come Guantanamo. A chiunque può succedere di essere torturato. Se la tortura torturasse soltanto i colpevoli non sarebbe efficace. Se a Guantanamo fossero detenuti soltanto i colpevoli di atti terroristici, Guantanamo non servirebbe a niente.
Servono questi esempi, questi simboli del potere; funzionano perché mettono paura e mettono paura nella misura in cui può succedere a chiunque. E’ una questione di fato.
E’ da molto tempo che la tortura si praticava, ma non si predicava. Ma adesso si proclama ai quattro venti che la tortura è una meraviglia, inoltre viene detto partendo dal falso presupposto che il torturato dice la verità. Non è vero che il torturato dice la verità. Il torturato canta meglio di Gardel, dice qualsiasi cosa.
Ogni torturato si trasforma in uno scrittore al momento, ed è un grande scrittore.
Non si tortura per ottenere informazioni, questo è falso, si tortura per seminare la paura. In questo sì, bisogna riconoscere che la tortura è efficace!
E’ per questo che adesso la tortura è oggetto di una pubblicità incessante, perché la macchina della paura, la macchina per seminare paura, usa la tortura per prevenire il delitto della dignità.
Non è un fenomeno nuovo, ma adesso si dà con una particolare intensità. Questa perversa eredità coloniale che ci convince che la realtà è intoccabile.
La paura del cambiamento. Non si può, l’intenzione è buona, ma non si può, bisogna essere realisti.
Oggi come oggi, quando i ministri dell’economia sono quelli che veramente governano i nostri paesi, ma quei ministri dell’economia sono a loro volta governati dal governo che li governa, che è quello dei grandi organismi finanziari internazionali, o presumibilmente internazionali, o imperiali, per dirlo con parole più chiare.
Oggi come oggi regna questa sorta di ideologia dell’impotenza nata dalla paura. Non si può!
Ed io penso che quella paura del cambiamento è una paura molto, molto dannosa e che è una delle paure più potenti, più importanti in questa sorta di Macchina Mondiale del Crimine., perché è una paura che uccide la speranza, cioè agisce contro la volontà democratica del cambiamento.
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http://www.youtube.com/watch?v=R_r8oMpCQWA&feature=related

http://www.vocidallastrada.com/ Traduzione di Vanesa
Ascoltare Eduardo Galeano in questa intervista, significa capire veramente come e dove va il mondo...


Trascrizione del Primo video

Edoardo Galeano è uno degli intellettuali più rispettati della sinistra latino-americana; un valoroso esercizio giornalistico, di chiara opposizione alle barbarie militari nel cono Sud, lo ha costretto all’esilio.
Il suo incorruttibile compromesso etico, che si manifesta in tutta la sua opera attraverso una squisita ironia poetica, gli è valso il riconoscimento internazionale della sua figura letteraria.

“Il diritto all’indipendenza, il diritto alla sovranità è oggi un lusso dei paesi potenti, paesi ricchi; quando i paesi poveri esercitano il patriottismo, quel patriottismo si trasforma in “populismo”, o peggio ancora in “terrorismo”, e costituisce una minaccia per il mondo. Noi non abbiamo il diritto di difenderci. Abbiamo solo il diritto di accettare quello che altri decidono per noi, e quegli altri sono coloro che esercitano il Governo Mondiale.
Ma chi è questo killer seriale che uccide tutto ciò che tocca?
Bisognerebbe metterlo in prigione, mi viene da pensare, ma succede che non si può mettere in prigione questo killer seriale, perché lui ha le chiavi di tutte le prigioni, e perché è un sistema, un sistema universale di potere che ha trasformato il mondo in un manicomio e in un macello.
Il Fondo Monetario Internazionale lo controllano cinque paesi, soprattutto uno, che è quello che ha diritto di veto, ma diciamo cinque.
La Banca Mondiale è un po’ più democratica, è controllata da otto paesi.
L’Organizzazione Mondiale del Commercio (che è quella che ci condanna a guadagnare sempre meno e pagare sempre di più) , il suo statuto stabilisce il diritto di voto, ma mai si è votato. MAI!

UN CAPITALISMO ASSASSINO
Fino a trenta-quaranta anni fa a nessuno veniva in mente di diffidare della giustizia come un valore universale e quindi tutti, bene o male, persino la destra più recalcitrante, condividevano fondamentalmente, non dico l’indignazione o la denuncia, ma almeno l’accettazione che l’ingiustizia esisteva nel mondo. E adesso che siamo governati da questa dittatura invisibile dei grandi signori della finanza e della guerra, i guerrafondai e banchieri, che comandano nel mondo e che usurpano una parola bellissima, come la “Comunità Internazionale”, una bellissima espressione. La comunità internazionale che adesso nomina i banchieri e i guerrafondai. “Comunità Internazionale” è il potere che esercitano i banchieri guerrafondai.
Bene, in altri tempi si ammetteva che un mondo che crea povertà è un mondo ingiusto, cioè che la povertà è figlia dell’ingiustizia. Oggi è sempre più raro ascoltarlo, perché risulta che l’ingiustizia ha smesso di esistere.
La povertà è il giusto castigo che l’inefficienza merita.
Non so se in altre civiltà, in altri periodi della storia umana, la gente è stata così presa dalla paura come viviamo noi adesso. Abbiamo paura di tutto, tutto il tempo; non si può far niente, è un gas paralizzante: la paura.
Le paure credo predominanti, che si sentono di più nella vita quotidiana sono: la paura di perdere il lavoro, che è un tipo panico del nostro tempo: l’insicurezza lavorativa. La paura di non avere domani il tuo posto di lavoro in fabbrica, in ufficio, che fa sì che una serie di diritti sindacali, che si erano ottenuti in due secoli di lotta, stanno correndo adesso un grave pericolo di morte, perché nessuno osa niente per paura, per panico di perdere il lavoro che si ha. Chi non ha paura di perdere il lavoro, ha paura di non trovarlo, che è una paura molto simile.
E ci sono molte altre paure …
La paura di vivere, la paura di essere, la paura di cambiare, la paura dei demoni che inventano per spaventarci.
Il lavoro, oggi come oggi, vale meno della spazzatura. Impunemente, impunemente, gli impresari decidono chi lavora, chi non lavora e quanto si lavora, si lavora sempre di più in cambio di meno, sempre più ore in cambio di uno stipendio minore.
Alcuni diritti conquistati in molte battaglie difficili negli anni, come il diritto alla sindacalizzazione, si violano oggi con scandalosa impunità.
Quello è un diritto annichilito dalla macchina della morte del mondo di oggi. E’ una macchina di sterminio dei diritti, che ha trasformato il lavoratore in un mendicante, un mendicante di lavoro, un mendicante di stipendio.
Libera circolazione delle persone: che scherzo di cattivo gusto! In un mondo dove ci sono milioni e milioni di immigrati, di espulsi per la siccit
à, da quelle catastrofi chiamate “naturali”, che di naturale non hanno niente, o dalle dittature, o dalle guerre, che vagano cercando casa e si ritrovano con le porte chiuse in faccia; quest’invasione degli “invasi”, gente che dal sud marcia verso il nord. Il nord che tante volte ha invaso il sud, nelle guerre coloniali e nelle guerre che erano coloniali, ma che non lo dicevano che lo erano. Questa invasione degli invasi forse è il dramma più importante del mondo d’oggi, del mondo dei nostri giorni.
Queste folle che vagano cercando quella peregrinazione inutile. Questo esodo tragico di gente che aspira ad essere trattata come si tratta il denaro. Per il denaro non esistono frontiere, non c’è nessun problema, e per gli immigrati, i migranti, per l’esodo degli abbandonati, per le braccia che cercano lavoro e destino, ci sono muri, tremendi muri.
Affinché i privilegiati possano continuare ad essere la minoranza che comanda e il resto si rassegni ad essere la maggioranza che ubbidisce.
Mi trovo, quasi senza volerlo in discussioni, assurde dove difendo ardentemente i giovani, questi screditati giovani dei giorni nostri che supponiamo siano ragazzi vuoti, dal punto di vista delle generazioni precedenti.
Si dice: “a questi della politica non interessa nulla, se ne fregano di tutto, sono degli egoisti, questi rocchettari di oggi”.
Ed io li difendo perché credo che hanno tutte le ragioni per non credere. C’è un sistema universale di potere che li invita a non credere.

Secondo video

Offre loro la fede e poi li tradisce. E loro assistono alla politica come se fosse un circo, dove quelli che hanno più successo sono quelli capaci di fare la piroetta più prodigiosa, per fare al governo il contrario di quanto hanno promesso in partenza.
Adesso la tortura sia chiama “sollecitazione illegale”, il tradimento si chiama “realismo”, e l’opportunismo si chiama “pragmatismo”, e l’imperialismo si chiama “globalizzazione”, e le vittime dell’imperialismo si chiamano “paesi in via di sviluppo”, confondendo i bambini con i nani, e il sistema, che nella mia infanzia e gioventù chiamavamo capitalismo, viene chiamato oggi “Economia di Mercato”.
Anche il dizionario è stato assassinato dall’Organizzazione Criminale del Mondo. Oramai le parole non dicono più quello che dicono o non sanno quello che dicono.
E Bin Laden è il demonio professionista più di successo, è quello che meglio compie le sue funzioni, ma non è l’unico, c’è sempre qualche Satana a portata di mano per dirci che l’umanità è in pericolo, questo è l’ultimo giorno del mondo.
E molta gente si fa eco di quelle voci della paura che impone una Dittatura Invisibile e paralizzante, che è nemica della dignità umana, perché quelli che siamo, perché tutti siamo ingabbiati dalla paura. Non siamo più liberi, e noi che non siamo più liberi, non possiamo avere dignità.
(video 11 settembre delle Twin Towers)
Come è possibile che si sia arrivati a tanto.
OK perché quello è imprescindibile affinché tutti, tutte le persone che formiamo questa cosa che chiamiamo umanità, impariamo una buona volta che può succedere anche a noi. E che a chiunque può succedere di finire rasato con un’uniforme a righe umiliato quotidianamente, perseguitato dalla sfiga in un posto come Guantanamo. A chiunque può succedere di essere torturato. Se la tortura torturasse soltanto i colpevoli non sarebbe efficace. Se a Guantanamo fossero detenuti soltanto i colpevoli di atti terroristici, Guantanamo non servirebbe a niente.
Servono questi esempi, questi simboli del potere; funzionano perché mettono paura e mettono paura nella misura in cui può succedere a chiunque. E’ una questione di fato.
E’ da molto tempo che la tortura si praticava, ma non si predicava. Ma adesso si proclama ai quattro venti che la tortura è una meraviglia, inoltre viene detto partendo dal falso presupposto che il torturato dice la verità. Non è vero che il torturato dice la verità. Il torturato canta meglio di Gardel, dice qualsiasi cosa.
Ogni torturato si trasforma in uno scrittore al momento, ed è un grande scrittore.
Non si tortura per ottenere informazioni, questo è falso, si tortura per seminare la paura. In questo sì, bisogna riconoscere che la tortura è efficace!
E’ per questo che adesso la tortura è oggetto di una pubblicità incessante, perché la macchina della paura, la macchina per seminare paura, usa la tortura per prevenire il delitto della dignità.
Non è un fenomeno nuovo, ma adesso si dà con una particolare intensità. Questa perversa eredità coloniale che ci convince che la realtà è intoccabile.
La paura del cambiamento. Non si può, l’intenzione è buona, ma non si può, bisogna essere realisti.
Oggi come oggi, quando i ministri dell’economia sono quelli che veramente governano i nostri paesi, ma quei ministri dell’economia sono a loro volta governati dal governo che li governa, che è quello dei grandi organismi finanziari internazionali, o presumibilmente internazionali, o imperiali, per dirlo con parole più chiare.
Oggi come oggi regna questa sorta di ideologia dell’impotenza nata dalla paura. Non si può!
Ed io penso che quella paura del cambiamento è una paura molto, molto dannosa e che è una delle paure più potenti, più importanti in questa sorta di Macchina Mondiale del Crimine., perché è una paura che uccide la speranza, cioè agisce contro la volontà democratica del cambiamento.
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22 Dicembre 2010: Napoli c’è – Invito alla cittadinanza Napoletana

La cittadinanza napoletana è invitata Mercoledì 22 dicembre dalle ore 18.00 alle 21.00 presso il Teatro Sannazaro per la presentazione del progetto Napoli c’è

Le associazioni:
Cambiamo Napoli | Movimento 5 stelle | Insieme per la Rinascita | Partito del Sud

presentano

NAPOLI C’È

Con gli interventi programmati:

-“Ripristino della legalità e della sicurezza dei cittadini:
controllo del territorio e strategie di contrasto alla criminalità. ”
di Francesco Forzati – Cambiamo Napoli

-“Idee e progetti per lo sviluppo del turismo e la valorizzazione
dei beni culturali”
di Alessandro Amitrano – Insieme per la rinascita

-“Dall’attuale disastro ad un ‘ambiente ideale!”
di Marco Savarese – Movimento 5 Stelle

-“La Questione Meridionale : “eredi di una grande storia,
ma anche d’una grande vessazione irrisolta che dura da 150 anni.”
di Andrea Balia – Partito del Sud

-“Lavoro e cultura del lavoro, per guarire i mali di Napoli”
di Francesco Floro Flores

(ex progetto Napoli)
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La cittadinanza napoletana è invitata Mercoledì 22 dicembre dalle ore 18.00 alle 21.00 presso il Teatro Sannazaro per la presentazione del progetto Napoli c’è

Le associazioni:
Cambiamo Napoli | Movimento 5 stelle | Insieme per la Rinascita | Partito del Sud

presentano

NAPOLI C’È

Con gli interventi programmati:

-“Ripristino della legalità e della sicurezza dei cittadini:
controllo del territorio e strategie di contrasto alla criminalità. ”
di Francesco Forzati – Cambiamo Napoli

-“Idee e progetti per lo sviluppo del turismo e la valorizzazione
dei beni culturali”
di Alessandro Amitrano – Insieme per la rinascita

-“Dall’attuale disastro ad un ‘ambiente ideale!”
di Marco Savarese – Movimento 5 Stelle

-“La Questione Meridionale : “eredi di una grande storia,
ma anche d’una grande vessazione irrisolta che dura da 150 anni.”
di Andrea Balia – Partito del Sud

-“Lavoro e cultura del lavoro, per guarire i mali di Napoli”
di Francesco Floro Flores

(ex progetto Napoli)
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L'analisi di Bankitalia: il 45% della ricchezza al 10% delle famiglie


Il rapporto della Banca d'Italia evidenzia che, al confronto con gli altri Paesi, le nostre famiglie risultano meno indebitate, ma c'è una distribuzione delle ricchezze disomogenea. Il 41% dei debiti delle famiglie nei mutui per l’acquisto della casa


Roma -
Il 10% delle famiglie italiane possiede il 45% della ricchezza complessiva alla fine del 2008, mentre nel primo semestre 2010 la ricchezza netta delle famiglie sarebbe diminuita dello 0,3 per cento. Il tutto dovuto a una diminuzione delle attività finanziarie e a un aumento delle passività. Sono solo alcuni dei dati contenuti nel rapporto su "La Ricchezza delle famiglie italiane" elaborato dalla Banca d’Italia. Nel confronto internazionale le famiglie italiane risultano poco indebitate; alla fine del 2008 l’ammontare dei debiti era stato pari al 78% del reddito disponibile lordo: in Germania e in Francia esso risultava pari a circa del 100%, negli Stati Uniti e in Giappone al 130%.

Mutui Debiti rappresentati per il 41% dai mutui per l’acquisto della casa. Nel primo semestre 2010 la ricchezza netta delle famiglie sarebbe diminuita dello 0,3 per cento in termini nominali. La ricchezza lorda delle famiglie italiane alla fine del 2009 è stimabile in quasi 9.500 miliardi di euro, quella netta in 8.600 miliardi, corrispondenti a circa 350 mila euro in media per famiglia.

Ricchezza La ricchezza netta complessiva è aumentata tra la fine del 2008 e la fine del 2009 di circa l’1,1%, per effetto di un aumento del valore delle attività finanziarie (2,4%) superiore a quello delle passività (1,6%); le attività reali hanno registrato un rialzo più lieve (0,4%). A prezzi costanti, usando come deflatore quello dei consumi, l’aumento della ricchezza complessiva è stato dell’1,3%.

Famiglie più povere Le famiglie italiane sono più povere: tra il 2007 e il 2008 la loro ricchezza è calata del 3,5% a prezzi correnti, e del 6,5% a prezzi costanti tornando ai valori di inizio decennio. Bankitalia segnala comunque che la ricchezza non è distribuita omogeneamente ma caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: "Molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza mentre all’opposto poche dispongono di una ricchezza elevata".


Fonte:Il Giornale

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Il rapporto della Banca d'Italia evidenzia che, al confronto con gli altri Paesi, le nostre famiglie risultano meno indebitate, ma c'è una distribuzione delle ricchezze disomogenea. Il 41% dei debiti delle famiglie nei mutui per l’acquisto della casa


Roma -
Il 10% delle famiglie italiane possiede il 45% della ricchezza complessiva alla fine del 2008, mentre nel primo semestre 2010 la ricchezza netta delle famiglie sarebbe diminuita dello 0,3 per cento. Il tutto dovuto a una diminuzione delle attività finanziarie e a un aumento delle passività. Sono solo alcuni dei dati contenuti nel rapporto su "La Ricchezza delle famiglie italiane" elaborato dalla Banca d’Italia. Nel confronto internazionale le famiglie italiane risultano poco indebitate; alla fine del 2008 l’ammontare dei debiti era stato pari al 78% del reddito disponibile lordo: in Germania e in Francia esso risultava pari a circa del 100%, negli Stati Uniti e in Giappone al 130%.

Mutui Debiti rappresentati per il 41% dai mutui per l’acquisto della casa. Nel primo semestre 2010 la ricchezza netta delle famiglie sarebbe diminuita dello 0,3 per cento in termini nominali. La ricchezza lorda delle famiglie italiane alla fine del 2009 è stimabile in quasi 9.500 miliardi di euro, quella netta in 8.600 miliardi, corrispondenti a circa 350 mila euro in media per famiglia.

Ricchezza La ricchezza netta complessiva è aumentata tra la fine del 2008 e la fine del 2009 di circa l’1,1%, per effetto di un aumento del valore delle attività finanziarie (2,4%) superiore a quello delle passività (1,6%); le attività reali hanno registrato un rialzo più lieve (0,4%). A prezzi costanti, usando come deflatore quello dei consumi, l’aumento della ricchezza complessiva è stato dell’1,3%.

Famiglie più povere Le famiglie italiane sono più povere: tra il 2007 e il 2008 la loro ricchezza è calata del 3,5% a prezzi correnti, e del 6,5% a prezzi costanti tornando ai valori di inizio decennio. Bankitalia segnala comunque che la ricchezza non è distribuita omogeneamente ma caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: "Molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza mentre all’opposto poche dispongono di una ricchezza elevata".


Fonte:Il Giornale

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lunedì 20 dicembre 2010

I silenzi della storia che Cazzullo non conosce

Di Antonio Ciano

Non sappiamo come il "Corriere della Sera" dia lavoro ad uno pseudo giornalista come Aldo Cazzullo. Significa che l'editore di riferimento è arrivato alla frutta. Il regime monarchico massonico è finito l'otto settembre del 1943, ma, siccome gli azionisti del giornale sono quasi tutti massoni, devono dar conto a qualche Loggia sparsa per lo stivale. Il regime funziona così dal'11 maggio del 1860, quando il massone e negriero Peppino Garibaldi invase, per conto della massoneria, mano armata, da terrorista della setta mondialista, la bella Sicilia. Mise subito a ferro e fuoco Bronte, Niscemi, Regalbuto, Cesarò, Biancavilla, Adrano fecendo polpette dei contadini che osavano accaparrarsi le terre dei latifondisti. Durante la sua vita, Nino Bixio diede luogo a 700 fucilazioni ( settecento) di contadini ed operai con l’assenso dei Savoia. In Italia vi furono eccidi tremendi, stragi disumane, incivili, truculenti.

http://www.francobampi.it/liguria/sacco/figure/targa.jpg

I nazisti, caro dott. Cazzullo, erano veramente dei dilettanti rispetto alle centinaia di stragi commesse dai barbari che parlavano e scrivevano in francese (I savoia). Le stragi non le fecero solo al Sud. Cominciarono a Genova nel 1849, quando i genovesi, stanchi di vivere da oppressi sotto la dinastia savoia, memori delle grande repubblica genovese, si ribellarono. Genova fu messa a ferro e fuoco dai bersaglieri del gen. La Marmora, uccidendo 700 repubblicani, violentando donne e bambini e saccheggiando la città. Il re savoia, il Vittorione tanto amato da Cazzullo, chiamò i genovesi " Vil razza di canaglie". Facciamo un invito al MIL (Movimento per l'Indipendenza ligure ) di andare a Torino il 23 di dicembre al Teatro Carignano dove il novello ducetto Cazzullo vorrebbe vendere qualche copia del suo libro ( copia e incolla) scritto per i suoi sodali massoni e liberali che gli fanno guadagnare la pagnotta. Chiedo alle associazioni di partigiani dell'Anpi residenti in Piemonte di fare la stessa cosa. Possono parteciparvi le associazioni partigiane dell'Alta Italia, quelle delle repubbliche dell'Ossola, Alto Piemonte,Val Maira, Val Varaita,Val Sesia...per costituire le quali e per difenderle sono morti migliaia di patrioti repubblicani. Il Sig Cazzullo vuole difendere la monarchia sabauda, dobbiamo ribellarci a questa nefandezza. L'Italia dal 1943 al 25 aprile del 1945 era divisa territorialmente in tre parti. L'Italia nord-orientale era amministrata dal 10 settembre del 1943 dal terzo Reich; l'Italia nord occidentale era amministrata dalla RSI e il Meridione dagli Alleati che stavano risalendo la penisola. Con la liberazione del Nord dal parte dei partigiani e degli Alleati si riunì il territorio nazionale, e non vediamo eprchè i soloni del Pompiere della Sera si affannino tanto per ricordare come data dell'Unità il 17 marzo del 1861, giorno in cui nacque il Regno d'Italia che a noi non interessa. Caro Cazzulllo, noi festeggiamo l'unità della nazione il 2 giugno di ogni anno, perchè vi fu un Referendum tra monarchia infame e Repubblica, Vinse questa repubblica e sappiamo che a gente come Lei, Panebianco, Perfetti, Ernesto Galli della Loggia, dispiace. La invitiamo a leggere quelli che sono i Silenzi della storia, ma abbiamo a diposizione tanta documentazione da sottoporLe. Non è cambiato nulla, il potere risorgimentale ha ereditato i Berlusconi, i Bossi ...Cavour era uno tipo a cui piacevano le ragazzine, come pure al massone Berlusconi.
Il primo era proprietario del 90% dei mulini del Piemonte, il secodo è proprietario dell'Etere italiano. Entrambi corruttori. In Francia festeggiano la repubblica il 14 di luglo, perchè in quel giorno abbatterono la Monarchia, tagliarono tante teste e nessun giornalista si permette di difendere LuigiXVI° e Maria Antonietta. L'Unità della Francia la fecero i Re. Abbiamo ancora strade e piazze intitolate ai bombaroli e nazisti del 1800, saranno cancellate dal popolo e le salme dei savoia saranno mandate sulle Alpi, il Pantheon è stato costruito dai romani, per i grandi uomini, non per gli assassini.

Dott. Cazzullo, gli ebrei furono massacrati dai nazisti, ma nessuno di loro festeggia i propri aguzzini. Nessuna strada è intitolata a Hitler, a Reder, a Kapler. Gli ebrei stanno ancora oggi dando la caccia a quei criminali. L'Italia repubblicana deve fare i conti del passato, ha anche permesso il rientro in Italia del Principe dei Cetrioli, permette al figlio di quel padre di prendere soldi pubblici facendolo apparire sulle emittenti di Stato. Gli ultimi Savoia hanno chiesto alla nostra repubblica 260.000.000 di euro per l'esilio dorato a cui furono costretti. In Francia o in Russia gli avrebbero tagliato le teste. Anche perchè, nel Sud, i soldati piemontesi erano adusi a farlo. Il cazzullo, in un suo scritto, ha disprezzato le donne meridionali, perchè ad Isernia, le donne del luogo, avendo tra le mani tre soldati savoiardi che qualche giorno prima le avevano violentate, gli strapparono i coglioni e glieli ficcarono in bocca. Cazzullo dimentica che proprio a Isernia,furono esposte in gabbie di vetro, tre teste mozzate dei nostri contadini partigiani, chiamati briganti. Difendevano solo le loro donne, i loro averi e la loro terra attaccata a tradimento dai piemontesi, senza dichiarazione di guerra.Noi del Sud non avevamo invitato i 150 mila soldati mandati giù dai savoia per reprimere la nostra civiltà. I morti ammontarono ad un milione, dopo di chè si doveva scegliere: Briganti o emigranti. Dopo aver perso, i meridionali dovettero emigrare, la fame era tanta, la disoccupazione che sotto i Borbone non conoscevamo, divenne endemica, arricchendo le casse del Nord con le rimesse. Le città eccidiate furono più di un centinaio. I nazisti sono stati delle bestie, ma nons apevamo che i piemontesi savoiardi ( momarchci) fossero delle bestie assatanate di sangue fraterno. I nazisti erano tedeschi occupanti, chiamati dai fascisti, quindi legittimati a fare rappresaglie. I piemontesi non furono chiamati da nessuno, e nessuno li capiva al Sud, parlavano francese e rubavano le nostre sostanze da vere locuste padane, come oggi.

Dott. Cazzullo, se Pino Aprile vende centinaia di migliaia di copie del libro "TERRONI", una ragione c'è; si è documentato, ha girato il Sud paese paese, campagna campagna, siti industriali dismessi,Mongiana, Pietrarsa dove vi fu la prima strage di Stato. Pino Aprile era direttore di "Gente", dimessosi per dignità, considerato "giornalista farabutto" dal regime liberal- massonico. La mia città, Gaeta, fu massacrata da 160 mila bombe, i morti civili, furono più di 3000, i soldati borbonici morti ammontarono a più di mille e la fortezza non fu mai espugnata. Francesco II si arrese per il tifo che imperava nella fortezza. Combattè fino alla morte con la sua regina, Maria Sofia, che da noi è un mito. Fu incensata da poeti e scittori, mentre i servizi segreti piemontesi,la fecero immortalare con foto nude e peccatrici. Non era lei, naturalmente, sua era solo la testa, il corpo apparteneva alla moglie del fotografo, che la prostituì dietro compenso regale.

L'Italia fu unita dal movimentio partigiano, da una lotta di liberazione cruenta. I "banditi" morti per darci la libertà di cui godiamo oggi, i "partigiani, a volte chiamati briganti dal Regime fascista, furono 87.000. Il Presidente della Repubblica , mal consigliato, si reca a Quarto da dove partì il terrorista mercenario Garibaldi e a Marsala dove arrivò per ubriacare gente come Lei. Un presidente della Repubblica proveniente dalle file comuniste deve sapere che sta dando spago agli assertori di quella barbarie terroristica che è stata casa Savoia e non può difendere il terrorismo, perchè, se condanniamo I Serenissimi, armati di fucili giocattolo di carri armati carnevaleschi solo per apporre la bandiera delle Serenissima repubblica veneta, significa che siamo ancora Monarchici nella testa. Un Presidente della Repubblica avrebbe dovuto recarsi a Genova e ricordare l'eccidio del 1849, avrebbe dovuto recarsi a Castellammere del Golfo in provincia di Trapani a ricordare le lotte dei contadini repubblicani repressi dal generale Quintini nel 1862; avrebbe dovuto recarsi a Palermo, dove nel 1866 i Savoia repressero nel sangue la rivolta del sette e mezzo, mietendo oltre cinquemila morti; Il presidente della repubblica avrebbe dovuto recarsi a Recalmuto e in altre città siciliane schiacciate da uno stato d'assedio da parte di Francesco Crispi, utilizzato dalla borghesia del Nord per la causa liberale. Morirono centinaia di contadini, con tra le mani la bandiera rossa repubblicana. Avremnmo preferito che il presidente della repubblica si fosse recato a Pontelandoflo, a Casalduni, a San Vittorino, a Leofaro, a Mozzano, a Gioia del Colle, a Vieste, a Battipaglia, ad Avola, a Bologna, alla Banca dell'Agricoltura, a Brescia, a San Benedetto del Tronto, dove il regime liberal massonico ha determinato stragi, che sono continuate, senza soluzione di continuità dal 1860. I piemontesi sabaudi erano Assassini e criminali di guerra, e Lei, anzichè processarli con la sua "penna" li difende. Affari suoi, il regime sta crollando e Lei non se accorge, ci sarà un Partito del Sud che metterà a posto l'Italia.La storia non sarà più negata. Ridaremo alle città il demanio derubato, alla chiesa i conventi requisiti dai savoia ( ne requisirono 400 in 4 anni) ci riprenderemo le terre che regalarono ai latifondisti, ci riprenderemo i 443 milioni di lire che formarono il tesoro italiano nel 1861, contratteremo Nizza e Savoia con la Francia, la Corsica sarà indipendente, il canton Ticino svenduto alla Svizzera da Ludovico il Moro faranno un referendum e l'Istria e la Dalmazia perse dal fascismo? decideranno loro se stare cion noi in Europa, l'inno nazionale è un inno contro l'Austria, cambiaremo le parole, e da un inno di guerra lo faremo diventare un inno di pace, ma se adottassimo quello di Paisiello, non ci dispiacerebbe.

Scommettiamo che lei ha sempre condannato Bin Laden o i terroristi musulmani, Garibaldi era ateo, era un negriero ( traspostava coolies cinesi da Canton a Callao in Perù) con la nave Carmen, é tutto scritto sui registri di quella nave, stanno aTorino, deve solo consultarli.







I silenzi della storia

“Chi sono costoro che parlano a nome della patria? Si era domandato Soardi convinto di completare per se stesso un discorso riferito al colloquio avuto poco prima con J.M.

Maria lo aveva invitato a sedere con voce dolce, ma determinata:<<>>, aggiungendo subito che non avrebbe mai ripetuto, neppure di fronte alle torture, quanto stava per confessargli.

"Non avevo vent’anni (allora a venti anni si era minorenni), e sono stata rapita dall’uomo che state per arrestare".

"Chi?", aveva chiesto Soardi con voce dettata dall’impulso.

"
l delegato Curletti, l’eroe delle imprese di Modena, di Firenze, di Parma...di Napoli, l’uomo di fiducia dei nostri ministri. Sì, Curletti mi ha personalmente rapita, ancora vergine, e portata a Moncalieri dove fui chiusa in una stanza. In quel palazzo, da quella stanza...dalla finestra di quella stanza dove mi ero arrampicata, ho visto con questi occhi, Curletti che riceveva i complimenti di una grande personalità politica per quella sua impresa".

Il racconto della giovane donna si era poi soffermato nei particolari del suo dramma.

"
Ancora non ero riuscita a rendermi conto di quello che mi stava accadendo, quando la porta di quella stanza si aprì e due piccole robuste mani, mi afferrarono...".

-Soardi non riusciva a trattenere lo stupore e l’indignazione incalzandola di domande. Era noto che il re Vittorio Emanuele II aveva le mani molto piccole, sproporzionate al suo corpo.

"
Avete riconosciuto quell’eccellenza che stava a complimentarsi col Curletti?".

La donna dapprima non rispose poi, con molta fatica disse:<<>>.

"
E’ forse Cavour?", quasi gridò Soardi.

"
Vi prego non fatemi dire di più - gli rispose Maria - e vi ripeto, mi rifiuterò di testimoniare in qualsiasi tribunale...".

"
Perchè?", continuò il magistrato.

"
Perché quella violenza sul mio corpo venne risarcita con la nomina di mio fratello a direttore di un ufficio dello Stato e con la carica di cancelliere del tribunale all’uomo che accettò, compiacente, di sposarmi e di dare un nome al bambino che avevo in grembo...mio figlio. Non turberò mai l’onorabilità dei miei congiunti svelando il mio disonore...".

Abbiamo tratto questo episodio da pagina 175 del libro di Diego Novelli “ Amor di Patria”(1) ed una domanda ci è d’obbligo: di chi erano le mani luride ed appiccicose che profanarono la verginità di madamigella Maria? Chi era quel porco di Stato? Chi aveva fatto rapire la minorenne torinese? Chi aveva sistemato il fratello di madamigella Maria per riparare all’infame atto compiuto? Ce lo dice Filippo Curletti a pag. 5 del suo memoriale:"
l giorno stesso che giunsi a Torino mi recai subito presso l’ufficio privato del Conte di Cavour. L’anticamera del Ministro era affollatissima, almeno cinquanta persone erano in attesa. Approfittai del momento in cui si affacciò alla porta per congedare una persona, per consegnargli le lettere di presentazione. Egli aprì le buste e dopo averle rapidamente lette mi disse:” Ho bisogno di un giovane ardito e prudente; bene, venite da me questa sera al Ministero”.

Alle ore 8 di sera mi vi portai; un portiere senza livrea m’introdusse in una piccola sala semplicemente adorna. Nel punto in cui entrai, il conte di Cavour parlava con un personaggio a me ignoto. Il conte si volse verso di me, e avendomi riconosciuto disse al suo interlocutore:<<>>. Egli diede a queste ultime parole una particolare significanza e sorrise.

Poco appresso mi feci capace di cosiffatto sorriso quando cioè il generale Sanfront (imparai più tardi il suo nome) dopo avermi fatto molte interrogazioni circa la mia famiglia, età, ecc.ecc., mi chiese improvvisamente:<<>>.

In sulle prime rimasi sbalordito alla singolare domanda; poi risposi di sì. Ebbene, riprese il generale, vieni meco ch’io te la faccio conoscere; e sì dicendo lasciammo il ministero.

Non è mia intenzione far parola dei particolari di codesta avventura, colla quale principiai molto miseramente i miei servigi per la causa italiana. Cotale avventura levò gran rumore a Torino, ove da nessuno si ignora la storia di Madamigella Maria D...il cui fratello, poco dopo il fatto, fu nominato capo dell’ufficio delle Poste.

Questa impresa non è la sola del medesimo genere, onde mi sia quind’innanzi occupato; nullameno delle altre farò motto, perocchè, riferendosi alla vita privata, non possono avere alcun interesse per il grave lettore.(2)

Invece a noi interessano questi particolari, Curletti ci ha fatto intendere che chi profanò la verginità di madamigella Maria fu proprio il Cavour quando scrive che il Primo Ministro piemontese”...diede a queste ultime parole una particolare significanza e sorrise...”

Chi non sorrise fu proprio la madamigella di Torino e chissà quante altre verginelle. Fatti gravissimi da condannare penalmente e moralmente; noi ci atteniamo solo ai fatti raccontati dal Curletti per il quale il suo padrone risultava essere un pedofilo, questo si deduce dal racconto testè descritto. Da notare che codesti fatti vennero a galla solo dopo la morte del primo ministro piemontese, quando in quel di Torino vennero alla luce fatti e misfatti che coinvolgevano la polizia durante il processo cosiddetto Cibolla.

Il corso principale della mia città è intitolato al Cavour; chiediamo umilmente al nostro sindaco di asportare quella lapide. Quel barbaro signore, quando Cialdini e Persano stavano bombardando Gaeta, intimò loro di raderla al suolo perché i gaetani ed i borbonici ritardavano i suoi piani di conquista.

1853, morte a Torino (40 milioni raspati)

La notte del 18 ottobre del 1853(3) (1) una moltitudine di popolo si affollò sotto la casa del Conte Camillo Benso di Cavour. Quei cittadini non volevano inneggiare al loro primo ministro, volevano solo dimostrare la loro rabbia nei confronti di uno speculatore. Cosa era successo? In quell’anno i raccolti di grano erano stati scarsissimi in tutta Italia, persino nel Regno delle Due Sicilie, di solito superproduttore di tale primaria fonte di nutrimento. Ma, mentre Ferdinando II di Borbone, per calmierare i prezzi ed evitare rivolte e speculazioni, ne faceva acquistare subito grandi quantità all’estero, in Piemonte, governato dal primo ministro massone, le cose andarono diversamente. Il liberalissimo ed osannato ministro piemontese approfittò subito della carestia, fece incetta di grano a fini speculativi, riempì i granai personali anziché far sfamare i poveri. La folla inferocita, fra grida e vituperi, mandò in frantumi i vetri delle finestre della villa superprotetta del ministro speculatore che diede ordine alla forza pubblica di sparare sulla folla. Molti popolani morirono, altri furono incarcerati. Quella notte Cavour, oltre che speculatore, divenne anche assassino. Il giornale l’Indipendente ammonì il primo ministro ad aprire i suoi granai per far sfamare i poveri torinesi che lo accusavano di incetta immorale e contro legge. Il giornale fu denunciato per diffamazione e difeso dall’avvocato liberale Brofferio della Bigongia. Questi confutò davanti alla Corte le accuse dimostrando che il Cavour aveva ammassato grani, in violazione della legge. Dalla difesa fu esibito anche un atto notarile attestante la partecipazione del primo ministro al 90% delle azioni della Società Mulini di Collegno, il cui presidente, fu dimostrato, era il Cavour stesso. La magistratura era a quel tempo completamente asservita al potere politico in Piemonte e nonostante ciò gli imputati furono assolti. Angelo Brofferio così commenta la sentenza su “La Voce” del 24 novembre del 1853:<<... il conte di Cavour è magazziniere di grano e farina, contro il precetto della moralità e della legge- e che- sotto il governo del conte di Cavour ingrassano illecitamente i monopolisti, i magazzinieri, i borsaiuoli, i telegrafisti, e gli speculatori sulla pubblica sostanza, mentre geme, soffre e piange l’università dei cittadini sotto il peso delle tasse e delle imposte- e che- il sangue innocente sparso dal conte di Cavour nella capitale dello Stato senza aggressione, senza resistenza, per una semplice dimostrazione che potevasi prevenire, fu atto barbaro e criminoso...” L’Indipendente fu assolto ma i morti rimasero sul selciato. Alla sua morte, ci fa sapere il De Sivo, l’onesto Cavour “...con la sua morale si fece quattordici milioni, raspati in pochi anni; e fu chi stampò quaranta...” (Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Vol. II, pag. 420). Sia Cavour che Garibaldi, nella storiografia italiana, si dividono, forse, in egual misura la popolarità d’essere considerati tra i grandi padri della Patria. Così ha decretato l’intelighentia massonica. (1) Diego Novelli, Amor di Patria, Daniela Piazza Editore, Torino, 1998. (2) LA VERITA’ SOPRA GLI UOMINI E LE COSE DEL REGNO D’ITALIA, RIVELAZIONI DI J.A, già agente segreto di Cavour (3) Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Trieste, 1868, rist. Edizioni Brenner, Cosenza, Vol. I, pag 396. Capitolo tratto dal libri di Antonio Ciano "Le stragi e gli eccidi dei Savoia" .
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Di Antonio Ciano

Non sappiamo come il "Corriere della Sera" dia lavoro ad uno pseudo giornalista come Aldo Cazzullo. Significa che l'editore di riferimento è arrivato alla frutta. Il regime monarchico massonico è finito l'otto settembre del 1943, ma, siccome gli azionisti del giornale sono quasi tutti massoni, devono dar conto a qualche Loggia sparsa per lo stivale. Il regime funziona così dal'11 maggio del 1860, quando il massone e negriero Peppino Garibaldi invase, per conto della massoneria, mano armata, da terrorista della setta mondialista, la bella Sicilia. Mise subito a ferro e fuoco Bronte, Niscemi, Regalbuto, Cesarò, Biancavilla, Adrano fecendo polpette dei contadini che osavano accaparrarsi le terre dei latifondisti. Durante la sua vita, Nino Bixio diede luogo a 700 fucilazioni ( settecento) di contadini ed operai con l’assenso dei Savoia. In Italia vi furono eccidi tremendi, stragi disumane, incivili, truculenti.

http://www.francobampi.it/liguria/sacco/figure/targa.jpg

I nazisti, caro dott. Cazzullo, erano veramente dei dilettanti rispetto alle centinaia di stragi commesse dai barbari che parlavano e scrivevano in francese (I savoia). Le stragi non le fecero solo al Sud. Cominciarono a Genova nel 1849, quando i genovesi, stanchi di vivere da oppressi sotto la dinastia savoia, memori delle grande repubblica genovese, si ribellarono. Genova fu messa a ferro e fuoco dai bersaglieri del gen. La Marmora, uccidendo 700 repubblicani, violentando donne e bambini e saccheggiando la città. Il re savoia, il Vittorione tanto amato da Cazzullo, chiamò i genovesi " Vil razza di canaglie". Facciamo un invito al MIL (Movimento per l'Indipendenza ligure ) di andare a Torino il 23 di dicembre al Teatro Carignano dove il novello ducetto Cazzullo vorrebbe vendere qualche copia del suo libro ( copia e incolla) scritto per i suoi sodali massoni e liberali che gli fanno guadagnare la pagnotta. Chiedo alle associazioni di partigiani dell'Anpi residenti in Piemonte di fare la stessa cosa. Possono parteciparvi le associazioni partigiane dell'Alta Italia, quelle delle repubbliche dell'Ossola, Alto Piemonte,Val Maira, Val Varaita,Val Sesia...per costituire le quali e per difenderle sono morti migliaia di patrioti repubblicani. Il Sig Cazzullo vuole difendere la monarchia sabauda, dobbiamo ribellarci a questa nefandezza. L'Italia dal 1943 al 25 aprile del 1945 era divisa territorialmente in tre parti. L'Italia nord-orientale era amministrata dal 10 settembre del 1943 dal terzo Reich; l'Italia nord occidentale era amministrata dalla RSI e il Meridione dagli Alleati che stavano risalendo la penisola. Con la liberazione del Nord dal parte dei partigiani e degli Alleati si riunì il territorio nazionale, e non vediamo eprchè i soloni del Pompiere della Sera si affannino tanto per ricordare come data dell'Unità il 17 marzo del 1861, giorno in cui nacque il Regno d'Italia che a noi non interessa. Caro Cazzulllo, noi festeggiamo l'unità della nazione il 2 giugno di ogni anno, perchè vi fu un Referendum tra monarchia infame e Repubblica, Vinse questa repubblica e sappiamo che a gente come Lei, Panebianco, Perfetti, Ernesto Galli della Loggia, dispiace. La invitiamo a leggere quelli che sono i Silenzi della storia, ma abbiamo a diposizione tanta documentazione da sottoporLe. Non è cambiato nulla, il potere risorgimentale ha ereditato i Berlusconi, i Bossi ...Cavour era uno tipo a cui piacevano le ragazzine, come pure al massone Berlusconi.
Il primo era proprietario del 90% dei mulini del Piemonte, il secodo è proprietario dell'Etere italiano. Entrambi corruttori. In Francia festeggiano la repubblica il 14 di luglo, perchè in quel giorno abbatterono la Monarchia, tagliarono tante teste e nessun giornalista si permette di difendere LuigiXVI° e Maria Antonietta. L'Unità della Francia la fecero i Re. Abbiamo ancora strade e piazze intitolate ai bombaroli e nazisti del 1800, saranno cancellate dal popolo e le salme dei savoia saranno mandate sulle Alpi, il Pantheon è stato costruito dai romani, per i grandi uomini, non per gli assassini.

Dott. Cazzullo, gli ebrei furono massacrati dai nazisti, ma nessuno di loro festeggia i propri aguzzini. Nessuna strada è intitolata a Hitler, a Reder, a Kapler. Gli ebrei stanno ancora oggi dando la caccia a quei criminali. L'Italia repubblicana deve fare i conti del passato, ha anche permesso il rientro in Italia del Principe dei Cetrioli, permette al figlio di quel padre di prendere soldi pubblici facendolo apparire sulle emittenti di Stato. Gli ultimi Savoia hanno chiesto alla nostra repubblica 260.000.000 di euro per l'esilio dorato a cui furono costretti. In Francia o in Russia gli avrebbero tagliato le teste. Anche perchè, nel Sud, i soldati piemontesi erano adusi a farlo. Il cazzullo, in un suo scritto, ha disprezzato le donne meridionali, perchè ad Isernia, le donne del luogo, avendo tra le mani tre soldati savoiardi che qualche giorno prima le avevano violentate, gli strapparono i coglioni e glieli ficcarono in bocca. Cazzullo dimentica che proprio a Isernia,furono esposte in gabbie di vetro, tre teste mozzate dei nostri contadini partigiani, chiamati briganti. Difendevano solo le loro donne, i loro averi e la loro terra attaccata a tradimento dai piemontesi, senza dichiarazione di guerra.Noi del Sud non avevamo invitato i 150 mila soldati mandati giù dai savoia per reprimere la nostra civiltà. I morti ammontarono ad un milione, dopo di chè si doveva scegliere: Briganti o emigranti. Dopo aver perso, i meridionali dovettero emigrare, la fame era tanta, la disoccupazione che sotto i Borbone non conoscevamo, divenne endemica, arricchendo le casse del Nord con le rimesse. Le città eccidiate furono più di un centinaio. I nazisti sono stati delle bestie, ma nons apevamo che i piemontesi savoiardi ( momarchci) fossero delle bestie assatanate di sangue fraterno. I nazisti erano tedeschi occupanti, chiamati dai fascisti, quindi legittimati a fare rappresaglie. I piemontesi non furono chiamati da nessuno, e nessuno li capiva al Sud, parlavano francese e rubavano le nostre sostanze da vere locuste padane, come oggi.

Dott. Cazzullo, se Pino Aprile vende centinaia di migliaia di copie del libro "TERRONI", una ragione c'è; si è documentato, ha girato il Sud paese paese, campagna campagna, siti industriali dismessi,Mongiana, Pietrarsa dove vi fu la prima strage di Stato. Pino Aprile era direttore di "Gente", dimessosi per dignità, considerato "giornalista farabutto" dal regime liberal- massonico. La mia città, Gaeta, fu massacrata da 160 mila bombe, i morti civili, furono più di 3000, i soldati borbonici morti ammontarono a più di mille e la fortezza non fu mai espugnata. Francesco II si arrese per il tifo che imperava nella fortezza. Combattè fino alla morte con la sua regina, Maria Sofia, che da noi è un mito. Fu incensata da poeti e scittori, mentre i servizi segreti piemontesi,la fecero immortalare con foto nude e peccatrici. Non era lei, naturalmente, sua era solo la testa, il corpo apparteneva alla moglie del fotografo, che la prostituì dietro compenso regale.

L'Italia fu unita dal movimentio partigiano, da una lotta di liberazione cruenta. I "banditi" morti per darci la libertà di cui godiamo oggi, i "partigiani, a volte chiamati briganti dal Regime fascista, furono 87.000. Il Presidente della Repubblica , mal consigliato, si reca a Quarto da dove partì il terrorista mercenario Garibaldi e a Marsala dove arrivò per ubriacare gente come Lei. Un presidente della Repubblica proveniente dalle file comuniste deve sapere che sta dando spago agli assertori di quella barbarie terroristica che è stata casa Savoia e non può difendere il terrorismo, perchè, se condanniamo I Serenissimi, armati di fucili giocattolo di carri armati carnevaleschi solo per apporre la bandiera delle Serenissima repubblica veneta, significa che siamo ancora Monarchici nella testa. Un Presidente della Repubblica avrebbe dovuto recarsi a Genova e ricordare l'eccidio del 1849, avrebbe dovuto recarsi a Castellammere del Golfo in provincia di Trapani a ricordare le lotte dei contadini repubblicani repressi dal generale Quintini nel 1862; avrebbe dovuto recarsi a Palermo, dove nel 1866 i Savoia repressero nel sangue la rivolta del sette e mezzo, mietendo oltre cinquemila morti; Il presidente della repubblica avrebbe dovuto recarsi a Recalmuto e in altre città siciliane schiacciate da uno stato d'assedio da parte di Francesco Crispi, utilizzato dalla borghesia del Nord per la causa liberale. Morirono centinaia di contadini, con tra le mani la bandiera rossa repubblicana. Avremnmo preferito che il presidente della repubblica si fosse recato a Pontelandoflo, a Casalduni, a San Vittorino, a Leofaro, a Mozzano, a Gioia del Colle, a Vieste, a Battipaglia, ad Avola, a Bologna, alla Banca dell'Agricoltura, a Brescia, a San Benedetto del Tronto, dove il regime liberal massonico ha determinato stragi, che sono continuate, senza soluzione di continuità dal 1860. I piemontesi sabaudi erano Assassini e criminali di guerra, e Lei, anzichè processarli con la sua "penna" li difende. Affari suoi, il regime sta crollando e Lei non se accorge, ci sarà un Partito del Sud che metterà a posto l'Italia.La storia non sarà più negata. Ridaremo alle città il demanio derubato, alla chiesa i conventi requisiti dai savoia ( ne requisirono 400 in 4 anni) ci riprenderemo le terre che regalarono ai latifondisti, ci riprenderemo i 443 milioni di lire che formarono il tesoro italiano nel 1861, contratteremo Nizza e Savoia con la Francia, la Corsica sarà indipendente, il canton Ticino svenduto alla Svizzera da Ludovico il Moro faranno un referendum e l'Istria e la Dalmazia perse dal fascismo? decideranno loro se stare cion noi in Europa, l'inno nazionale è un inno contro l'Austria, cambiaremo le parole, e da un inno di guerra lo faremo diventare un inno di pace, ma se adottassimo quello di Paisiello, non ci dispiacerebbe.

Scommettiamo che lei ha sempre condannato Bin Laden o i terroristi musulmani, Garibaldi era ateo, era un negriero ( traspostava coolies cinesi da Canton a Callao in Perù) con la nave Carmen, é tutto scritto sui registri di quella nave, stanno aTorino, deve solo consultarli.







I silenzi della storia

“Chi sono costoro che parlano a nome della patria? Si era domandato Soardi convinto di completare per se stesso un discorso riferito al colloquio avuto poco prima con J.M.

Maria lo aveva invitato a sedere con voce dolce, ma determinata:<<>>, aggiungendo subito che non avrebbe mai ripetuto, neppure di fronte alle torture, quanto stava per confessargli.

"Non avevo vent’anni (allora a venti anni si era minorenni), e sono stata rapita dall’uomo che state per arrestare".

"Chi?", aveva chiesto Soardi con voce dettata dall’impulso.

"
l delegato Curletti, l’eroe delle imprese di Modena, di Firenze, di Parma...di Napoli, l’uomo di fiducia dei nostri ministri. Sì, Curletti mi ha personalmente rapita, ancora vergine, e portata a Moncalieri dove fui chiusa in una stanza. In quel palazzo, da quella stanza...dalla finestra di quella stanza dove mi ero arrampicata, ho visto con questi occhi, Curletti che riceveva i complimenti di una grande personalità politica per quella sua impresa".

Il racconto della giovane donna si era poi soffermato nei particolari del suo dramma.

"
Ancora non ero riuscita a rendermi conto di quello che mi stava accadendo, quando la porta di quella stanza si aprì e due piccole robuste mani, mi afferrarono...".

-Soardi non riusciva a trattenere lo stupore e l’indignazione incalzandola di domande. Era noto che il re Vittorio Emanuele II aveva le mani molto piccole, sproporzionate al suo corpo.

"
Avete riconosciuto quell’eccellenza che stava a complimentarsi col Curletti?".

La donna dapprima non rispose poi, con molta fatica disse:<<>>.

"
E’ forse Cavour?", quasi gridò Soardi.

"
Vi prego non fatemi dire di più - gli rispose Maria - e vi ripeto, mi rifiuterò di testimoniare in qualsiasi tribunale...".

"
Perchè?", continuò il magistrato.

"
Perché quella violenza sul mio corpo venne risarcita con la nomina di mio fratello a direttore di un ufficio dello Stato e con la carica di cancelliere del tribunale all’uomo che accettò, compiacente, di sposarmi e di dare un nome al bambino che avevo in grembo...mio figlio. Non turberò mai l’onorabilità dei miei congiunti svelando il mio disonore...".

Abbiamo tratto questo episodio da pagina 175 del libro di Diego Novelli “ Amor di Patria”(1) ed una domanda ci è d’obbligo: di chi erano le mani luride ed appiccicose che profanarono la verginità di madamigella Maria? Chi era quel porco di Stato? Chi aveva fatto rapire la minorenne torinese? Chi aveva sistemato il fratello di madamigella Maria per riparare all’infame atto compiuto? Ce lo dice Filippo Curletti a pag. 5 del suo memoriale:"
l giorno stesso che giunsi a Torino mi recai subito presso l’ufficio privato del Conte di Cavour. L’anticamera del Ministro era affollatissima, almeno cinquanta persone erano in attesa. Approfittai del momento in cui si affacciò alla porta per congedare una persona, per consegnargli le lettere di presentazione. Egli aprì le buste e dopo averle rapidamente lette mi disse:” Ho bisogno di un giovane ardito e prudente; bene, venite da me questa sera al Ministero”.

Alle ore 8 di sera mi vi portai; un portiere senza livrea m’introdusse in una piccola sala semplicemente adorna. Nel punto in cui entrai, il conte di Cavour parlava con un personaggio a me ignoto. Il conte si volse verso di me, e avendomi riconosciuto disse al suo interlocutore:<<>>. Egli diede a queste ultime parole una particolare significanza e sorrise.

Poco appresso mi feci capace di cosiffatto sorriso quando cioè il generale Sanfront (imparai più tardi il suo nome) dopo avermi fatto molte interrogazioni circa la mia famiglia, età, ecc.ecc., mi chiese improvvisamente:<<>>.

In sulle prime rimasi sbalordito alla singolare domanda; poi risposi di sì. Ebbene, riprese il generale, vieni meco ch’io te la faccio conoscere; e sì dicendo lasciammo il ministero.

Non è mia intenzione far parola dei particolari di codesta avventura, colla quale principiai molto miseramente i miei servigi per la causa italiana. Cotale avventura levò gran rumore a Torino, ove da nessuno si ignora la storia di Madamigella Maria D...il cui fratello, poco dopo il fatto, fu nominato capo dell’ufficio delle Poste.

Questa impresa non è la sola del medesimo genere, onde mi sia quind’innanzi occupato; nullameno delle altre farò motto, perocchè, riferendosi alla vita privata, non possono avere alcun interesse per il grave lettore.(2)

Invece a noi interessano questi particolari, Curletti ci ha fatto intendere che chi profanò la verginità di madamigella Maria fu proprio il Cavour quando scrive che il Primo Ministro piemontese”...diede a queste ultime parole una particolare significanza e sorrise...”

Chi non sorrise fu proprio la madamigella di Torino e chissà quante altre verginelle. Fatti gravissimi da condannare penalmente e moralmente; noi ci atteniamo solo ai fatti raccontati dal Curletti per il quale il suo padrone risultava essere un pedofilo, questo si deduce dal racconto testè descritto. Da notare che codesti fatti vennero a galla solo dopo la morte del primo ministro piemontese, quando in quel di Torino vennero alla luce fatti e misfatti che coinvolgevano la polizia durante il processo cosiddetto Cibolla.

Il corso principale della mia città è intitolato al Cavour; chiediamo umilmente al nostro sindaco di asportare quella lapide. Quel barbaro signore, quando Cialdini e Persano stavano bombardando Gaeta, intimò loro di raderla al suolo perché i gaetani ed i borbonici ritardavano i suoi piani di conquista.

1853, morte a Torino (40 milioni raspati)

La notte del 18 ottobre del 1853(3) (1) una moltitudine di popolo si affollò sotto la casa del Conte Camillo Benso di Cavour. Quei cittadini non volevano inneggiare al loro primo ministro, volevano solo dimostrare la loro rabbia nei confronti di uno speculatore. Cosa era successo? In quell’anno i raccolti di grano erano stati scarsissimi in tutta Italia, persino nel Regno delle Due Sicilie, di solito superproduttore di tale primaria fonte di nutrimento. Ma, mentre Ferdinando II di Borbone, per calmierare i prezzi ed evitare rivolte e speculazioni, ne faceva acquistare subito grandi quantità all’estero, in Piemonte, governato dal primo ministro massone, le cose andarono diversamente. Il liberalissimo ed osannato ministro piemontese approfittò subito della carestia, fece incetta di grano a fini speculativi, riempì i granai personali anziché far sfamare i poveri. La folla inferocita, fra grida e vituperi, mandò in frantumi i vetri delle finestre della villa superprotetta del ministro speculatore che diede ordine alla forza pubblica di sparare sulla folla. Molti popolani morirono, altri furono incarcerati. Quella notte Cavour, oltre che speculatore, divenne anche assassino. Il giornale l’Indipendente ammonì il primo ministro ad aprire i suoi granai per far sfamare i poveri torinesi che lo accusavano di incetta immorale e contro legge. Il giornale fu denunciato per diffamazione e difeso dall’avvocato liberale Brofferio della Bigongia. Questi confutò davanti alla Corte le accuse dimostrando che il Cavour aveva ammassato grani, in violazione della legge. Dalla difesa fu esibito anche un atto notarile attestante la partecipazione del primo ministro al 90% delle azioni della Società Mulini di Collegno, il cui presidente, fu dimostrato, era il Cavour stesso. La magistratura era a quel tempo completamente asservita al potere politico in Piemonte e nonostante ciò gli imputati furono assolti. Angelo Brofferio così commenta la sentenza su “La Voce” del 24 novembre del 1853:<<... il conte di Cavour è magazziniere di grano e farina, contro il precetto della moralità e della legge- e che- sotto il governo del conte di Cavour ingrassano illecitamente i monopolisti, i magazzinieri, i borsaiuoli, i telegrafisti, e gli speculatori sulla pubblica sostanza, mentre geme, soffre e piange l’università dei cittadini sotto il peso delle tasse e delle imposte- e che- il sangue innocente sparso dal conte di Cavour nella capitale dello Stato senza aggressione, senza resistenza, per una semplice dimostrazione che potevasi prevenire, fu atto barbaro e criminoso...” L’Indipendente fu assolto ma i morti rimasero sul selciato. Alla sua morte, ci fa sapere il De Sivo, l’onesto Cavour “...con la sua morale si fece quattordici milioni, raspati in pochi anni; e fu chi stampò quaranta...” (Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Vol. II, pag. 420). Sia Cavour che Garibaldi, nella storiografia italiana, si dividono, forse, in egual misura la popolarità d’essere considerati tra i grandi padri della Patria. Così ha decretato l’intelighentia massonica. (1) Diego Novelli, Amor di Patria, Daniela Piazza Editore, Torino, 1998. (2) LA VERITA’ SOPRA GLI UOMINI E LE COSE DEL REGNO D’ITALIA, RIVELAZIONI DI J.A, già agente segreto di Cavour (3) Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Trieste, 1868, rist. Edizioni Brenner, Cosenza, Vol. I, pag 396. Capitolo tratto dal libri di Antonio Ciano "Le stragi e gli eccidi dei Savoia" .

Giuseppe Garibaldi : Lettera a Donna Adelaide Cairoli.


Vi proponiamo un documento storico di indubbio interesse, tratto dal volume Giuseppe Garibaldi, Lettere ad Anita ed altre donne, raccolte da G. E. Curatolo, Formiggini, Roma 1926, pp. 113-116.

Lettera a Donna Adelaide Cairoli.

Caprera, 7 settembre 1868.
Madonna amabilissima, (1)
Se v'è una voce, che possa pesare sulle mie risoluzioni, dessa è veramente la vostra. E se gli oltraggi commessi dal più immorale dei Governi avessero soltanto colpito il mio povero individuo, io m'inchinerei oggi, umiliato, ai vostri piedi, impareggiabile Madre, e vi direi, pentito: «riabilita­temi nell'antica stima». Ma... vedere il sacrifizio di tanti generosi, fra cui preziosissima parte del vostro sangue, risultare a pro' di alcuni traditori e rima­nere indifferenti, è troppa debolezza non solo, ma vergogna ! E mi vergogno certamente di avere contato, per tanto tempo, nel novero di un'assem­blea di uomini destinata in apparenza a fare il bene del paese, ma in realtà condannata a sancire l'ingiu­stizia, il privilegio e la prostituzioe !
Ciò che a Voi dico, avrei potuto, motivando la mia dimissione, pubblicarlo. Ma, come dire all'Italia, ch'io mi vergogno appartenere ad un Parlamento, dove siedono uomini come Benedetto Cairoli? Quindi mi sono semplicemente dimesso da un mandato divenuto ogni giorno più umiliante.
E credete voi, che per ciò io non sia più con essi ?
Tale dubbio, tale diffidenza, da parte della donna che più onoro sulla terra, mi furono veramente dolorosi ! E benché affralito materialmente, sento nell'anima di voler seguire i campioni della libertà italiana, anche dove possa giungere una portantina. Qui, o Signora, io sento battere colla stessa vee­menza il mio cuore, come nel giorno, in cui sul monte del Pianto dei Romani, i vostri eroici figli faceanmi baluardo del loro corpo prezioso contro il piombo borbonico! E quando giunga l'ora, in cui gl'italiani vogliano lavare le loro macchie, se vivo, spero di trovarvi un posto.
troppo la stupida pazienza di chi li tollerava. E Voi, donna di alti sensi e d'intelligenza squisita, volgete per un momento il vostro pensiero alle popolazioni liberate dai vostri martiri e dai loro eroici compagni. Chiedete ai cari vostri superstiti delle benedizioni, con cui quelle infelici salutavano ed accoglievano i loro liberatori! Ebbene, esse maledicono oggi coloro, che li sottrassero dal giogo di un dispotismo, che almeno non li condannava all'inedia per rigettarli sopra un dispotismo più orrido assai, più degradante e che li spinge a morire di fame.
Ho la coscienza di non aver fatto male; nonostante, non rifarei oggi la via dell'Italia Meridionale, temendo di esservi preso a sassate da popoli che mi tengono complice della spregevole genìa che disgraziatamente regge l'Italia e che seminò l'odio e lo squallore là dove noi avevamo gettato le fondamenta di un avvenire italiano, sognato dai buoni di tutte le generazioni e miracolosamente iniziato. E se vogliamo conservare un avanzo di fiducia nella gioventù, chiamata a nuove pugne e che può avere bisogno della nostra esperienza, io consiglio ai miei amici di scuotere la polvere del carbone moderato, con cui ci siamo anneriti e non ostinarsi al consorzio dei rettili, striscianti sempre a nuovi tradimenti. E chi sa, che non si ravvedano gli epuloni governativi, lasciati soli a ravvolgersi nella loro miseria ?
Comunque, sempre pronto a gettare il mio rotto individuo nell'arena dell'Unità Nazionale, anche se dovessi ancora insudiciarmi, io non cambio oggi la mia determinazione, dolente di non poter servire.
Lunga è la storia delle nefandezze perpetrate dai servi d'una mascherata tirannide, e longanime popolazioni care al mio cuore, perchè buone, infelici, maltrattate ed oppresse; dolentissimo di contrariare l'opinione di Voi, che tanto amo ed onoro. Un caro saluto ai figli dal vostro per la vita.
G. Garibaldi.

(1) Nel settembre del 1868 Garibaldi, disgustato per la condotta del Governo, che nulla faceva per le popolazioni del Mezzogiorno, diede le dimissioni da Deputato al Parla­mento. Tali dimissioni provocarono il rammarico di tutti i patrioti e di Donna Adelaide Cairoli, alla quale Garibaldi diresse questa lettera.

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Vi proponiamo un documento storico di indubbio interesse, tratto dal volume Giuseppe Garibaldi, Lettere ad Anita ed altre donne, raccolte da G. E. Curatolo, Formiggini, Roma 1926, pp. 113-116.

Lettera a Donna Adelaide Cairoli.

Caprera, 7 settembre 1868.
Madonna amabilissima, (1)
Se v'è una voce, che possa pesare sulle mie risoluzioni, dessa è veramente la vostra. E se gli oltraggi commessi dal più immorale dei Governi avessero soltanto colpito il mio povero individuo, io m'inchinerei oggi, umiliato, ai vostri piedi, impareggiabile Madre, e vi direi, pentito: «riabilita­temi nell'antica stima». Ma... vedere il sacrifizio di tanti generosi, fra cui preziosissima parte del vostro sangue, risultare a pro' di alcuni traditori e rima­nere indifferenti, è troppa debolezza non solo, ma vergogna ! E mi vergogno certamente di avere contato, per tanto tempo, nel novero di un'assem­blea di uomini destinata in apparenza a fare il bene del paese, ma in realtà condannata a sancire l'ingiu­stizia, il privilegio e la prostituzioe !
Ciò che a Voi dico, avrei potuto, motivando la mia dimissione, pubblicarlo. Ma, come dire all'Italia, ch'io mi vergogno appartenere ad un Parlamento, dove siedono uomini come Benedetto Cairoli? Quindi mi sono semplicemente dimesso da un mandato divenuto ogni giorno più umiliante.
E credete voi, che per ciò io non sia più con essi ?
Tale dubbio, tale diffidenza, da parte della donna che più onoro sulla terra, mi furono veramente dolorosi ! E benché affralito materialmente, sento nell'anima di voler seguire i campioni della libertà italiana, anche dove possa giungere una portantina. Qui, o Signora, io sento battere colla stessa vee­menza il mio cuore, come nel giorno, in cui sul monte del Pianto dei Romani, i vostri eroici figli faceanmi baluardo del loro corpo prezioso contro il piombo borbonico! E quando giunga l'ora, in cui gl'italiani vogliano lavare le loro macchie, se vivo, spero di trovarvi un posto.
troppo la stupida pazienza di chi li tollerava. E Voi, donna di alti sensi e d'intelligenza squisita, volgete per un momento il vostro pensiero alle popolazioni liberate dai vostri martiri e dai loro eroici compagni. Chiedete ai cari vostri superstiti delle benedizioni, con cui quelle infelici salutavano ed accoglievano i loro liberatori! Ebbene, esse maledicono oggi coloro, che li sottrassero dal giogo di un dispotismo, che almeno non li condannava all'inedia per rigettarli sopra un dispotismo più orrido assai, più degradante e che li spinge a morire di fame.
Ho la coscienza di non aver fatto male; nonostante, non rifarei oggi la via dell'Italia Meridionale, temendo di esservi preso a sassate da popoli che mi tengono complice della spregevole genìa che disgraziatamente regge l'Italia e che seminò l'odio e lo squallore là dove noi avevamo gettato le fondamenta di un avvenire italiano, sognato dai buoni di tutte le generazioni e miracolosamente iniziato. E se vogliamo conservare un avanzo di fiducia nella gioventù, chiamata a nuove pugne e che può avere bisogno della nostra esperienza, io consiglio ai miei amici di scuotere la polvere del carbone moderato, con cui ci siamo anneriti e non ostinarsi al consorzio dei rettili, striscianti sempre a nuovi tradimenti. E chi sa, che non si ravvedano gli epuloni governativi, lasciati soli a ravvolgersi nella loro miseria ?
Comunque, sempre pronto a gettare il mio rotto individuo nell'arena dell'Unità Nazionale, anche se dovessi ancora insudiciarmi, io non cambio oggi la mia determinazione, dolente di non poter servire.
Lunga è la storia delle nefandezze perpetrate dai servi d'una mascherata tirannide, e longanime popolazioni care al mio cuore, perchè buone, infelici, maltrattate ed oppresse; dolentissimo di contrariare l'opinione di Voi, che tanto amo ed onoro. Un caro saluto ai figli dal vostro per la vita.
G. Garibaldi.

(1) Nel settembre del 1868 Garibaldi, disgustato per la condotta del Governo, che nulla faceva per le popolazioni del Mezzogiorno, diede le dimissioni da Deputato al Parla­mento. Tali dimissioni provocarono il rammarico di tutti i patrioti e di Donna Adelaide Cairoli, alla quale Garibaldi diresse questa lettera.

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domenica 19 dicembre 2010

…Mo’ vene Natale..

Ricevo e posto:


Di Costanza Castellano

Partito del Sud Piemonte


L’esercito dei rossi babbini col sacco ha scalato vittoriosamente finestre e terrazzi e con loro è stata praticamente definita la conquista del nostro Natale.

La battaglia era cominciata alcuni decenni fa con l’arrivo di truppe corazzate su slitte, le leggendarie renne; i meridionali peninsulari affinché quegli strani animali non sentissero nostalgia del lontano nord, si erano prontamente muniti di abeti, e li avevano addobbati di ghirlande e ciondoli.

I pastori dell’Appennino che scendevano in paesi e città con pifferi e zampogne capirono presto che era meglio ritirarsi e con le loro pecorelle sono ormai confinati negli stazzi di alta montagna; qualche scalatore solitario talvolta li avvista. Nelle case senza pastori e zampogne ormai non avevano più senso antiquati presepi, stelle comete, poesiole natalizie, ninne nanne. Non era più possibile lasciar scoppiettare nei camini il grosso ceppo, che come simbolo di rigenerazione spirituale veniva tenuto acceso tutte le notti fino all’Epifania. Non era più possibile dopo la cena della vigilia lasciare la tavola imbandita perché i morti della famiglia, solo per questa notte, potessero tornare a cibarsi con i loro cari .

No, non era più possibile perché Babbo Natale deve scendere dal camino e portare doni, oggetti, cose .

La conquista straniera ha raggiunto anche la canzone napoletana; possibile? Babbo Natale balla forse la tarantella facendo sobbalzare il suo sacco ? No, ma i napoletani veraci si commuovono alle canzoncine natalizie dei loro usignoli che nei video accompagnano i gorgheggi con le immagini innevate di casette in stile sassone più adatte ad una commedia di Shakespeare che ad una canzone napulitana.

Come ultima disperata opposizione alla conquista, un meridionale peninsulare un po’confuso e destabilizzato potrebbe pensare di rifugiarsi …a tavola ,ma ahimè anche qui un … minaccioso e ingombrante panettone nordista lo attende. Dove sono finiti insieme a tutti gli altri dolci, le vaporose cartellate credute da sempre le lenzuola della culla di Gesù Bambino ?

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Ricevo e posto:


Di Costanza Castellano

Partito del Sud Piemonte


L’esercito dei rossi babbini col sacco ha scalato vittoriosamente finestre e terrazzi e con loro è stata praticamente definita la conquista del nostro Natale.

La battaglia era cominciata alcuni decenni fa con l’arrivo di truppe corazzate su slitte, le leggendarie renne; i meridionali peninsulari affinché quegli strani animali non sentissero nostalgia del lontano nord, si erano prontamente muniti di abeti, e li avevano addobbati di ghirlande e ciondoli.

I pastori dell’Appennino che scendevano in paesi e città con pifferi e zampogne capirono presto che era meglio ritirarsi e con le loro pecorelle sono ormai confinati negli stazzi di alta montagna; qualche scalatore solitario talvolta li avvista. Nelle case senza pastori e zampogne ormai non avevano più senso antiquati presepi, stelle comete, poesiole natalizie, ninne nanne. Non era più possibile lasciar scoppiettare nei camini il grosso ceppo, che come simbolo di rigenerazione spirituale veniva tenuto acceso tutte le notti fino all’Epifania. Non era più possibile dopo la cena della vigilia lasciare la tavola imbandita perché i morti della famiglia, solo per questa notte, potessero tornare a cibarsi con i loro cari .

No, non era più possibile perché Babbo Natale deve scendere dal camino e portare doni, oggetti, cose .

La conquista straniera ha raggiunto anche la canzone napoletana; possibile? Babbo Natale balla forse la tarantella facendo sobbalzare il suo sacco ? No, ma i napoletani veraci si commuovono alle canzoncine natalizie dei loro usignoli che nei video accompagnano i gorgheggi con le immagini innevate di casette in stile sassone più adatte ad una commedia di Shakespeare che ad una canzone napulitana.

Come ultima disperata opposizione alla conquista, un meridionale peninsulare un po’confuso e destabilizzato potrebbe pensare di rifugiarsi …a tavola ,ma ahimè anche qui un … minaccioso e ingombrante panettone nordista lo attende. Dove sono finiti insieme a tutti gli altri dolci, le vaporose cartellate credute da sempre le lenzuola della culla di Gesù Bambino ?

sabato 18 dicembre 2010

Addio alla Lega...




Ricevo questa lettera da Gianni Gargano ,originario di Barletta ,che come molti meridionali in forza nella Marina Militare ,vive e lavora a La Spezia dal 1995. Prendiamo atto che le motivazioni che lo hanno spinto in passato ad aderire alla Lega Nord e poi ad allontanarsene ,sono comuni a molti altri figli del Sud che stanno prendendo coscienza della nostra identità negata e che , di conseguenza, stanno accorrendo nelle nostre file .

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Al Segretario regionale

Lega Nord Liguria


Quanto mi accingo a scrivere è frutto di una profonda analisi fatta dopo la lettura di alcuni libri dove ho trovato le risposte a tanti quesiti a cui non sapevo dare risposta

TERRONI

GLI ULTIMI GIORNI DI GAETA

I SAVOIA E IL MASSACRO DEL SUD

dove sono evidenziate le vere problematiche di questo nostro Paese e come alcune di esse sono ancora presenti alla data odierna e non sono state ancora risolte, determinando il mancato sviluppo del Meridione rispetto al Settentrione. Dei 668 milioni che composero il tesoro italiano ben 443 appartenevano all’ex “Regno delle due Sicilie”, ciò significa che il Mezzogiorno era 4 volte più ricco del Settentrione,era presente un apparato industriale all’avanguardia 3° in Europa e 1° in Italia. Infatti l’unità Italiana si sarebbe dovuta fare per consenso, con la dovuta calma e cautela, federando Stati, culture, economie diverse e mantenendo uguali diritti per tutti. Coniugando la storia e i costumi del Nord con quelli del Centro e del Sud e non trasferendo le realtà industriali dal Sud al Nord come le acciaierie di Mongiana (1^ in Europa per qualità e quantità del prodotto realizzato in Calabria spostate a Terni e in Brianza costringendo le popolazioni calabresi a trasferirsi al nord in quanto erano le uniche a saper svolgere quel tipo di lavoro). Invece Garibaldi – Mazzini- Cavour, le sette segrete con l’appoggio di parte della borghesia capitalista, puntarono a fare dell’Italia un’appendice del Piemonte con l’ausilio non degli italiani,ma dell’esercito di Napoleone III e dei soldi dell’Inghilterra per piegare l’unico Stato in grado di contrastare la potenza economica inglese. Quello scritto potrà sembrare retorica ma solo ripartendo in maniera corretta e portando alla ribalta la vera storia e con la giusta onestà intellettuale si potrà concorrere tutti insieme ad un paese migliore.

I settentrionali hanno considerato la parte meridionale del paese come una loro colonia e non una parte integrante del paese facendo di tutto e in tutti i modi far crescere delle generazioni abituate a vivere in maniera parassitaria (attraverso delle false industrializzazioni, assegni assistenziali e quant’altro, con la complicità di tutti). Queste problematiche sono di estrema attualità e si fa solo finta di risolverle perché lo sviluppo di determinate aeree potrebbe portare degli squilibri in altre aree, vedasi come il CIPE ha sbloccato i fondi per i cantieri delle grandi opere 21 miliardi € in totale al Sud di questa cifra andrà solo l’1%. Altresì ho potuto constatare che i meridionali sono tollerati nelle aree settentrionali dove svolgono le loro attività portando ricchezza a un territorio che non sentono loro e che con altre condizioni avrebbero assunto delle decisioni diverse e sono più delle volte etichettate, questo in barba a quanto si afferma che siamo un unico popolo appartenente ad un'unica Nazione. Solo con un Sud rinato economicamente l’Italia può competere con le altre grandi Nazioni. Occorre creare le giuste opportunità lavorative al fine di evitare l’emigrazione dei giovani dal loro territorio.

Come affermava Guido Dorso nel suo libro “La Rivoluzione meridionale” “Il Mezzogiorno non ha bisogno di carità ,ma di giustizia ,non chiede aiuto,ma libertà “

Per queste motivazioni ritengo conclusa la mia esperienza in seno al vostro movimento dove ho potuto constatare quanto affermato in precedenza.

Distinti saluti

Giovanni Gargano

Consigliere 3^ Circoscrizione

La Spezia

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Ricevo questa lettera da Gianni Gargano ,originario di Barletta ,che come molti meridionali in forza nella Marina Militare ,vive e lavora a La Spezia dal 1995. Prendiamo atto che le motivazioni che lo hanno spinto in passato ad aderire alla Lega Nord e poi ad allontanarsene ,sono comuni a molti altri figli del Sud che stanno prendendo coscienza della nostra identità negata e che , di conseguenza, stanno accorrendo nelle nostre file .

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Al Segretario regionale

Lega Nord Liguria


Quanto mi accingo a scrivere è frutto di una profonda analisi fatta dopo la lettura di alcuni libri dove ho trovato le risposte a tanti quesiti a cui non sapevo dare risposta

TERRONI

GLI ULTIMI GIORNI DI GAETA

I SAVOIA E IL MASSACRO DEL SUD

dove sono evidenziate le vere problematiche di questo nostro Paese e come alcune di esse sono ancora presenti alla data odierna e non sono state ancora risolte, determinando il mancato sviluppo del Meridione rispetto al Settentrione. Dei 668 milioni che composero il tesoro italiano ben 443 appartenevano all’ex “Regno delle due Sicilie”, ciò significa che il Mezzogiorno era 4 volte più ricco del Settentrione,era presente un apparato industriale all’avanguardia 3° in Europa e 1° in Italia. Infatti l’unità Italiana si sarebbe dovuta fare per consenso, con la dovuta calma e cautela, federando Stati, culture, economie diverse e mantenendo uguali diritti per tutti. Coniugando la storia e i costumi del Nord con quelli del Centro e del Sud e non trasferendo le realtà industriali dal Sud al Nord come le acciaierie di Mongiana (1^ in Europa per qualità e quantità del prodotto realizzato in Calabria spostate a Terni e in Brianza costringendo le popolazioni calabresi a trasferirsi al nord in quanto erano le uniche a saper svolgere quel tipo di lavoro). Invece Garibaldi – Mazzini- Cavour, le sette segrete con l’appoggio di parte della borghesia capitalista, puntarono a fare dell’Italia un’appendice del Piemonte con l’ausilio non degli italiani,ma dell’esercito di Napoleone III e dei soldi dell’Inghilterra per piegare l’unico Stato in grado di contrastare la potenza economica inglese. Quello scritto potrà sembrare retorica ma solo ripartendo in maniera corretta e portando alla ribalta la vera storia e con la giusta onestà intellettuale si potrà concorrere tutti insieme ad un paese migliore.

I settentrionali hanno considerato la parte meridionale del paese come una loro colonia e non una parte integrante del paese facendo di tutto e in tutti i modi far crescere delle generazioni abituate a vivere in maniera parassitaria (attraverso delle false industrializzazioni, assegni assistenziali e quant’altro, con la complicità di tutti). Queste problematiche sono di estrema attualità e si fa solo finta di risolverle perché lo sviluppo di determinate aeree potrebbe portare degli squilibri in altre aree, vedasi come il CIPE ha sbloccato i fondi per i cantieri delle grandi opere 21 miliardi € in totale al Sud di questa cifra andrà solo l’1%. Altresì ho potuto constatare che i meridionali sono tollerati nelle aree settentrionali dove svolgono le loro attività portando ricchezza a un territorio che non sentono loro e che con altre condizioni avrebbero assunto delle decisioni diverse e sono più delle volte etichettate, questo in barba a quanto si afferma che siamo un unico popolo appartenente ad un'unica Nazione. Solo con un Sud rinato economicamente l’Italia può competere con le altre grandi Nazioni. Occorre creare le giuste opportunità lavorative al fine di evitare l’emigrazione dei giovani dal loro territorio.

Come affermava Guido Dorso nel suo libro “La Rivoluzione meridionale” “Il Mezzogiorno non ha bisogno di carità ,ma di giustizia ,non chiede aiuto,ma libertà “

Per queste motivazioni ritengo conclusa la mia esperienza in seno al vostro movimento dove ho potuto constatare quanto affermato in precedenza.

Distinti saluti

Giovanni Gargano

Consigliere 3^ Circoscrizione

La Spezia

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