mercoledì 15 dicembre 2010

ABBATTERE I CIRCUITI DELLA SCHIAVITU’ - Proposta di legge bipartisan


Di Alessandro Pagano


Dai campi di concentramento in Cina alle fabbriche di lavoro forzato in Italia una vergogna da cancellare.
La domanda politica più interessante me l’ha fatta Alessio Falcone di Radio Radicale: “come mai 170 deputati di tutti i partiti, nel momento in cui si dibatte sulla sfiducia al Governo Berlusconi, anziché restare sul tema del giorno decidono di presentare una proposta di legge su un argomento apparentemente lontano dall’attualità politica ? ”

L’argomento oggetto della domanda del giornalista di Radio Radicale è una proposta di legge che vieta la produzione, l’importazione e il commercio di merci prodotte in schiavitù, presentata nei giorni scorsi, primi firmatari gli on. Pagano, Sposetti, Moffa, Cimadoro, Poliedri, Volontè, Calgaro.

Si ! Perché anche se a qualcuno potrebbe sembrare strano, l’argomento strano non è. Anche in Italia, per fare qualche esempio, si rammenta che nel distretto tessile di Prato, ma ciò accade anche in molte altre parti d’Italia, laboratori clandestini, gestiti quasi tutti da cinesi, producono milioni di prodotti di qualità scadente e a prezzi stracciatissimi. Come può accadere tutto questo in pieno terzo millennio ?

Silvia Pieraccini, nel suo libro inchiesta “ L’assedio cinese “, Edizione Sole 24 Ore, ci mostra cifre da capogiro: solo a Prato insistono 30 mila clandestini che producono 2 miliardi di giro di affari (almeno la metà in nero), che però denunciano appena tre casi di infortuni all’INAIL e che hanno una vita media aziendale di tre anni e mezzo al fine di sfuggire ai controlli. La materia prima che si lavora in questo distretto produttivo arriva quasi sempre dai campi di concentramento cinesi, i famigerati lao-gai. In questi posti terribili i dissidenti politici assieme ai condannati per reati comuni vengono schiavizzati lavorando 18 ore al giorno, fino a quando non schiantano dalla fatica. Molte volte a coloro che muoiono vengono espiantati i loro organi vitali (cuore, reni, fegato).

Alla conferenza stampa di presentazione della proposta di legge che ha visto la partecipazione di tutti i network nazionali, ha partecipato anche un ospite d’onore, il dissidente cinese Harry Wu, che dopo 19 anni di campi di concentramento è riuscito ad espatriare in USA e lì ha fondato la Laogai Reserch Foundation, che si batte per la tutela dei diritti umani in Cina. Diritti umani che però, come è stato dimostrato dalle statistiche, vengono violati anche in Italia.

Harry Wu è fuggito negli USA nel 1992 dopo 19 anni di Laogai, ma oggi le cose continuano ad essere come allora, come è stato denunciato da Liu Xiaobo, recentemente insignito del premio Nobel per la Pace.

L’Occidente e l’Italia in particolare continuano a fare finta che nulla stia accadendo e continuano ad intrattenere lucrosi (per loro) rapporti economici con la Cina e tollerano la concorrenza sleale delle fabbriche lager e truffaldine dei nostri distretti produttivi. Il responsabile in Italia dei Laogai, Toni Brandi, ha prodotto prove inconfutabili su come imprese italiane importino merci prodotte in schiavitù anche nel settore agro-alimentare. La Coldiretti a metà gennaio ha annunciato che presenterà un rapporto-denuncia proprio su questo tema. Come si vede questa non è solo una problematica di tipo economico ma soprattutto di tipo morale e sociale, visto che si intacca anche la salute delle nostre popolazioni. Questa proposta di legge è autenticamente bipartisan in quanto il bisogno è avvertito da tutti, destra e sinistra. E ciò conferma che la domanda che Radio Radicale mi ha posto all’inizio, non poteva che trovare una risposta semplice e cioè: “c’è una maggioranza del Paese e quindi del nostro Parlamento, che è stanca di chiacchiere inutili, di gossip, di odi e rancori, di ragionamenti tesi solo a destabilizzare il quadro politico, e di tentativi di “ribaltare” la volontà popolare. C’è una maggioranza del Paese e del Parlamento che in maniera bipartisan vuole invece risolvere i veri problemi che attanagliano la nostra Italia e la nostra comunità internazionale”.

.
Leggi tutto »

Di Alessandro Pagano


Dai campi di concentramento in Cina alle fabbriche di lavoro forzato in Italia una vergogna da cancellare.
La domanda politica più interessante me l’ha fatta Alessio Falcone di Radio Radicale: “come mai 170 deputati di tutti i partiti, nel momento in cui si dibatte sulla sfiducia al Governo Berlusconi, anziché restare sul tema del giorno decidono di presentare una proposta di legge su un argomento apparentemente lontano dall’attualità politica ? ”

L’argomento oggetto della domanda del giornalista di Radio Radicale è una proposta di legge che vieta la produzione, l’importazione e il commercio di merci prodotte in schiavitù, presentata nei giorni scorsi, primi firmatari gli on. Pagano, Sposetti, Moffa, Cimadoro, Poliedri, Volontè, Calgaro.

Si ! Perché anche se a qualcuno potrebbe sembrare strano, l’argomento strano non è. Anche in Italia, per fare qualche esempio, si rammenta che nel distretto tessile di Prato, ma ciò accade anche in molte altre parti d’Italia, laboratori clandestini, gestiti quasi tutti da cinesi, producono milioni di prodotti di qualità scadente e a prezzi stracciatissimi. Come può accadere tutto questo in pieno terzo millennio ?

Silvia Pieraccini, nel suo libro inchiesta “ L’assedio cinese “, Edizione Sole 24 Ore, ci mostra cifre da capogiro: solo a Prato insistono 30 mila clandestini che producono 2 miliardi di giro di affari (almeno la metà in nero), che però denunciano appena tre casi di infortuni all’INAIL e che hanno una vita media aziendale di tre anni e mezzo al fine di sfuggire ai controlli. La materia prima che si lavora in questo distretto produttivo arriva quasi sempre dai campi di concentramento cinesi, i famigerati lao-gai. In questi posti terribili i dissidenti politici assieme ai condannati per reati comuni vengono schiavizzati lavorando 18 ore al giorno, fino a quando non schiantano dalla fatica. Molte volte a coloro che muoiono vengono espiantati i loro organi vitali (cuore, reni, fegato).

Alla conferenza stampa di presentazione della proposta di legge che ha visto la partecipazione di tutti i network nazionali, ha partecipato anche un ospite d’onore, il dissidente cinese Harry Wu, che dopo 19 anni di campi di concentramento è riuscito ad espatriare in USA e lì ha fondato la Laogai Reserch Foundation, che si batte per la tutela dei diritti umani in Cina. Diritti umani che però, come è stato dimostrato dalle statistiche, vengono violati anche in Italia.

Harry Wu è fuggito negli USA nel 1992 dopo 19 anni di Laogai, ma oggi le cose continuano ad essere come allora, come è stato denunciato da Liu Xiaobo, recentemente insignito del premio Nobel per la Pace.

L’Occidente e l’Italia in particolare continuano a fare finta che nulla stia accadendo e continuano ad intrattenere lucrosi (per loro) rapporti economici con la Cina e tollerano la concorrenza sleale delle fabbriche lager e truffaldine dei nostri distretti produttivi. Il responsabile in Italia dei Laogai, Toni Brandi, ha prodotto prove inconfutabili su come imprese italiane importino merci prodotte in schiavitù anche nel settore agro-alimentare. La Coldiretti a metà gennaio ha annunciato che presenterà un rapporto-denuncia proprio su questo tema. Come si vede questa non è solo una problematica di tipo economico ma soprattutto di tipo morale e sociale, visto che si intacca anche la salute delle nostre popolazioni. Questa proposta di legge è autenticamente bipartisan in quanto il bisogno è avvertito da tutti, destra e sinistra. E ciò conferma che la domanda che Radio Radicale mi ha posto all’inizio, non poteva che trovare una risposta semplice e cioè: “c’è una maggioranza del Paese e quindi del nostro Parlamento, che è stanca di chiacchiere inutili, di gossip, di odi e rancori, di ragionamenti tesi solo a destabilizzare il quadro politico, e di tentativi di “ribaltare” la volontà popolare. C’è una maggioranza del Paese e del Parlamento che in maniera bipartisan vuole invece risolvere i veri problemi che attanagliano la nostra Italia e la nostra comunità internazionale”.

.

martedì 14 dicembre 2010

Berlusconi ha vinto, Berlusconi ha perso (314 - 311)


1867,398 miliardi di euro è il nuovo record del debito pubblico. In ottobre ci siamo divorati 23 miliardi, a settembre il debito era di 1844 miliardi. Nello stesso giorno del record che ci trascina verso l'abisso economico, il 14 dicembre 2010, alla Camera dei deputati Berlusconi ha vinto per 314 a 311.
Si è svolto nella sala di velluti rossi un confronto osceno di compari che sentono l'odore della rivoluzione nelle strade e cercano di salvarsi con un doppio carpiato come Fini, rinnegando 15 anni di inciuci come Bersani e Casini. Nell'aula ridotta a un palcoscenico di mestieranti con battute da avanspettacolo e applausi improvvisi che scacciavano la paura del futuro (come quelli alla bara portata a braccia quando esce dalla chiesa) ci sarebbe voluta la follia di un Lombroso per interpretare volti, smorfie, ghigni, gesti. Per illustrare una nuova antropologia: quella della merda. In un Parlamento di venduti non è possibile parlare di voti comprati, come non è possibile trovare vergini in un lupanare. La recita dei deputati ha avuto ancora una volta la sua rappresentazione. Attori con stipendi stellari, macchine blu, finanziamenti (furti) elettorali da un miliardo di euro bocciati da un referendum, giornalisti al loro servizio pagati con una mancia di 329 milioni mentre il Paese va a picco. Guardateli, non vi fanno schifo?
La Camera dall'alto sembrava questa mattina un ritrovo di vecchi compari, Berlusconi che accarezza il collo di Casini, il Bocchino tradito, il Fini paralizzato da una votazione che lo manda in pensione dopo 40 anni di carriera politica in cui non ha visto nulla, sentito nulla, detto nulla prima di uscire dal sarcofago, la "vajassa" di Fassino. Le labbra della Mussolini e quelle della Carfagna, gli occhiali da sole di Frattini. Le donne incinte, tra cui l'avvocatessa del prescritto per mafia Andreotti in carrozzella. La corte dei miracoli aveva più dignità, un circo ha più serietà, un bordello più dignità.
Nel 2011 la crisi economica spazzerà via questa umanità ridente che si è appropriata dello Stato e dei media. Straccioni sociali che hanno avuto nella politica l'unica via per il successo, per sentirsi importanti, indispensabili, "onorevoli". Io non salvo nessuno e auguro a tutti di ritirarsi per tempo, prima che lo faccia la Storia che è, come si sa, imprevedibile e feroce.

.
Leggi tutto »

1867,398 miliardi di euro è il nuovo record del debito pubblico. In ottobre ci siamo divorati 23 miliardi, a settembre il debito era di 1844 miliardi. Nello stesso giorno del record che ci trascina verso l'abisso economico, il 14 dicembre 2010, alla Camera dei deputati Berlusconi ha vinto per 314 a 311.
Si è svolto nella sala di velluti rossi un confronto osceno di compari che sentono l'odore della rivoluzione nelle strade e cercano di salvarsi con un doppio carpiato come Fini, rinnegando 15 anni di inciuci come Bersani e Casini. Nell'aula ridotta a un palcoscenico di mestieranti con battute da avanspettacolo e applausi improvvisi che scacciavano la paura del futuro (come quelli alla bara portata a braccia quando esce dalla chiesa) ci sarebbe voluta la follia di un Lombroso per interpretare volti, smorfie, ghigni, gesti. Per illustrare una nuova antropologia: quella della merda. In un Parlamento di venduti non è possibile parlare di voti comprati, come non è possibile trovare vergini in un lupanare. La recita dei deputati ha avuto ancora una volta la sua rappresentazione. Attori con stipendi stellari, macchine blu, finanziamenti (furti) elettorali da un miliardo di euro bocciati da un referendum, giornalisti al loro servizio pagati con una mancia di 329 milioni mentre il Paese va a picco. Guardateli, non vi fanno schifo?
La Camera dall'alto sembrava questa mattina un ritrovo di vecchi compari, Berlusconi che accarezza il collo di Casini, il Bocchino tradito, il Fini paralizzato da una votazione che lo manda in pensione dopo 40 anni di carriera politica in cui non ha visto nulla, sentito nulla, detto nulla prima di uscire dal sarcofago, la "vajassa" di Fassino. Le labbra della Mussolini e quelle della Carfagna, gli occhiali da sole di Frattini. Le donne incinte, tra cui l'avvocatessa del prescritto per mafia Andreotti in carrozzella. La corte dei miracoli aveva più dignità, un circo ha più serietà, un bordello più dignità.
Nel 2011 la crisi economica spazzerà via questa umanità ridente che si è appropriata dello Stato e dei media. Straccioni sociali che hanno avuto nella politica l'unica via per il successo, per sentirsi importanti, indispensabili, "onorevoli". Io non salvo nessuno e auguro a tutti di ritirarsi per tempo, prima che lo faccia la Storia che è, come si sa, imprevedibile e feroce.

.

Rivolta degli studenti a Roma, c'era anche Ciano

Anche l'assessore gaetano, con una delegazione al Partito del Sud, nel mezzo degli scontri contro la riforma Gelmini.
letture: 814
ciano
ciano
Gaeta: Un assessore di Gaeta nel mezzo dei tafferugli e degli scontri di piazza degli universitari. Nel giorno dell'approvazione alla Camera della riforma dell'università del ministro Gelmini, migliaia di studenti hanno manifestato in tutta Italia. E nella Capitale, dove più forte è stata la protesta, tra i giovani manifestanti c'era anche Antonio Ciano, assessore al Demanio del Comune di Gaeta oltre che presidente del suo Partito del Sud.
Ciano era a Roma proprio con una delegazione del suo partito, in appoggio agli studenti e ai ricercatori in rivolta contro la riforma del governo. Nel mezzo, dunque, degli scontri nel centro di Roma.

È stato, infatti, un corteo ad alta tensione quello di ieri nel giorno del voto in Parlamento del ddl Gelmini, dal lancio di fumogeni e uova contro gli agenti fino al tentativo di ribaltare i blindati che sbarravano l'accesso a piazza Montecitorio, zona off-limits e bersaglio della protesta. Poi la carica a pochi metri dal Parlamento, mentre alcuni urlavano: "È come Genova, violeremo la zona rossa". La marcia degli studenti ha paralizzato la Capitale. Strade chiuse, traffico in tilt e Montecitorio circondato dalle forze dell'ordine. Molti anche i cortei e le iniziative degli studenti delle superiori. E a peggiorare la situazione anche il maltempo e lo sciopero dei mezzi pubblici. Sul suo canale Youtube Ciano sta pubblicando i video della sua giornata romana.

______________________________________

VIDEO/ Antonio Ciano in piazza a Roma con gli studenti






Fonte:Telefree
.
Leggi tutto »
Anche l'assessore gaetano, con una delegazione al Partito del Sud, nel mezzo degli scontri contro la riforma Gelmini.
letture: 814
ciano
ciano
Gaeta: Un assessore di Gaeta nel mezzo dei tafferugli e degli scontri di piazza degli universitari. Nel giorno dell'approvazione alla Camera della riforma dell'università del ministro Gelmini, migliaia di studenti hanno manifestato in tutta Italia. E nella Capitale, dove più forte è stata la protesta, tra i giovani manifestanti c'era anche Antonio Ciano, assessore al Demanio del Comune di Gaeta oltre che presidente del suo Partito del Sud.
Ciano era a Roma proprio con una delegazione del suo partito, in appoggio agli studenti e ai ricercatori in rivolta contro la riforma del governo. Nel mezzo, dunque, degli scontri nel centro di Roma.

È stato, infatti, un corteo ad alta tensione quello di ieri nel giorno del voto in Parlamento del ddl Gelmini, dal lancio di fumogeni e uova contro gli agenti fino al tentativo di ribaltare i blindati che sbarravano l'accesso a piazza Montecitorio, zona off-limits e bersaglio della protesta. Poi la carica a pochi metri dal Parlamento, mentre alcuni urlavano: "È come Genova, violeremo la zona rossa". La marcia degli studenti ha paralizzato la Capitale. Strade chiuse, traffico in tilt e Montecitorio circondato dalle forze dell'ordine. Molti anche i cortei e le iniziative degli studenti delle superiori. E a peggiorare la situazione anche il maltempo e lo sciopero dei mezzi pubblici. Sul suo canale Youtube Ciano sta pubblicando i video della sua giornata romana.

______________________________________

VIDEO/ Antonio Ciano in piazza a Roma con gli studenti






Fonte:Telefree
.

Nord ricco perchè esporta al Sud: lo studio di Unicredit


Il Sud parassita che vive sulle spalle del Nord? Macché, se il Nord è ricco lo deve anche alla sua capacità di esportare verso le regioni meridionali del Paese, tra i clienti più redditizi. Lo studio che sfata uno dei più consumati luoghi comuni è stato messo a punto per Unicredit da un team di economisti, Paolo Savona, Zeno Rotondi e Riccardo De Bonis e presentato oggi a Napoli.

”Se molte regioni del Nord – ha spiegato il responsabile territoriale di Unicredit Felice Delle Femine – hanno un saldo positivo in fatto di export lo devono al Mezzogiorno dove esportano moltissimo. Dall’analisi presentata oggi, Campania, Puglia, Calabria e Basilicata, risultano infatti caratterizzate da una forte propensione all’importazione di beni da altre aree del Paese e da un interscambio regionale prevalentemente orientato all’interno”.

Dall’analisi emerge anche che il sistema bancario impegna nel Sud attraverso credito alle imprese più risorse di quante ne raccolga e che le quattro regioni meridionali prese in esame sono tutt’altro che povere ma, anzi, hanno potenzialità enormi che potrebbero sfruttare per fare dei propri territori, anche attraverso un uso accorto dei fondi strutturali, una leva per lo sviluppo tramite il potenziamento del settore turistico.

Fonte:Blitz quotidiano

.

Leggi tutto »

Il Sud parassita che vive sulle spalle del Nord? Macché, se il Nord è ricco lo deve anche alla sua capacità di esportare verso le regioni meridionali del Paese, tra i clienti più redditizi. Lo studio che sfata uno dei più consumati luoghi comuni è stato messo a punto per Unicredit da un team di economisti, Paolo Savona, Zeno Rotondi e Riccardo De Bonis e presentato oggi a Napoli.

”Se molte regioni del Nord – ha spiegato il responsabile territoriale di Unicredit Felice Delle Femine – hanno un saldo positivo in fatto di export lo devono al Mezzogiorno dove esportano moltissimo. Dall’analisi presentata oggi, Campania, Puglia, Calabria e Basilicata, risultano infatti caratterizzate da una forte propensione all’importazione di beni da altre aree del Paese e da un interscambio regionale prevalentemente orientato all’interno”.

Dall’analisi emerge anche che il sistema bancario impegna nel Sud attraverso credito alle imprese più risorse di quante ne raccolga e che le quattro regioni meridionali prese in esame sono tutt’altro che povere ma, anzi, hanno potenzialità enormi che potrebbero sfruttare per fare dei propri territori, anche attraverso un uso accorto dei fondi strutturali, una leva per lo sviluppo tramite il potenziamento del settore turistico.

Fonte:Blitz quotidiano

.

Black hell (inferno nero)

Black hell (inferno nero) from olachannel on Vimeo.

http://www.olachannel.it/index.php/black-hell-inferno-nero/


[Focus] La Val d’Agri, il giacimento in terra ferma più grande d’Europa, dove dalle attività di estrazione e trattamento del petrolio si producono anche rifiuti liquidi, solidi e gassosi pericolosi per l’acqua, il suolo e l’aria. L’ambiente e la salute di tutti gli esseri viventi della valle sono confinati tra le mura di un inferno nero, dove le fiamme bruciano le ultime speranze di vita.
.
Leggi tutto »

Black hell (inferno nero) from olachannel on Vimeo.

http://www.olachannel.it/index.php/black-hell-inferno-nero/


[Focus] La Val d’Agri, il giacimento in terra ferma più grande d’Europa, dove dalle attività di estrazione e trattamento del petrolio si producono anche rifiuti liquidi, solidi e gassosi pericolosi per l’acqua, il suolo e l’aria. L’ambiente e la salute di tutti gli esseri viventi della valle sono confinati tra le mura di un inferno nero, dove le fiamme bruciano le ultime speranze di vita.
.

lunedì 13 dicembre 2010

"Evasione fiscale a +10,1%" L'Italia maglia nera nella Ue

Indagine di Krls per Contribuenti.it. Tra le aree geografiche risulta più 'onesto' il Nord Est, con un tasso del 22,9%; in testa il Nord-Ovest con il 29,4%. Nel nostro Paese sottratti all'erario 159 miliardi di euro l'anno, il 54,5% del reddito imponibile

ROMA - Con un'evasione fiscale in crescita del 10,1%, nei primi 11 mesi del 2010, l'Italia si conferma al primo posto in Europa, con il 54,5% del reddito imponibile evaso. Le imposte sottratte all'erario sono nell'ordine dei 159 miliardi di euro l'anno. E' quanto emerge da una nuova indagine effettuata da Krls Network of Business Ethics per conto di 'Contribuenti.it', il magazine dell'Associazione Contribuenti Italiani. L'indagine è stata condotta attraverso l'elaborazione di una serie di dati ministeriali, delle banche centrali, degli istituti di statistica e delle Polizie tributarie dei singoli Stati europei.

L'analisi che considerato cinque aree di evasione fiscale: l'economia sommersa, l'economia criminale, l'evasione delle società di capitali, l'evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese. I principali evasori non si trovano nell'economia criminale, ma in quella legale, secondo i risultati dell'indagine: al primo posto ci sono gli industriali (32,8%) seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%).

A livello territoriale, l'evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (29,4% del totale nazionale), seguito dal Sud (24,5%), dal Centro (23,2%) e dal Nord Est (22,9%).

.
Leggi tutto »

Indagine di Krls per Contribuenti.it. Tra le aree geografiche risulta più 'onesto' il Nord Est, con un tasso del 22,9%; in testa il Nord-Ovest con il 29,4%. Nel nostro Paese sottratti all'erario 159 miliardi di euro l'anno, il 54,5% del reddito imponibile

ROMA - Con un'evasione fiscale in crescita del 10,1%, nei primi 11 mesi del 2010, l'Italia si conferma al primo posto in Europa, con il 54,5% del reddito imponibile evaso. Le imposte sottratte all'erario sono nell'ordine dei 159 miliardi di euro l'anno. E' quanto emerge da una nuova indagine effettuata da Krls Network of Business Ethics per conto di 'Contribuenti.it', il magazine dell'Associazione Contribuenti Italiani. L'indagine è stata condotta attraverso l'elaborazione di una serie di dati ministeriali, delle banche centrali, degli istituti di statistica e delle Polizie tributarie dei singoli Stati europei.

L'analisi che considerato cinque aree di evasione fiscale: l'economia sommersa, l'economia criminale, l'evasione delle società di capitali, l'evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese. I principali evasori non si trovano nell'economia criminale, ma in quella legale, secondo i risultati dell'indagine: al primo posto ci sono gli industriali (32,8%) seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%).

A livello territoriale, l'evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (29,4% del totale nazionale), seguito dal Sud (24,5%), dal Centro (23,2%) e dal Nord Est (22,9%).

.

Per Stefania niente rifiuti



Di Riccardo Bocca

Al ministero dell'Ambiente c'è un Osservatorio di esperti che dice al governo la verità su quello che succede in Campania. Risultato? La Prestigiacomo lo boicotta e il Pdl propone di abolirlo


La maggior parte degli italiani non lo sa, ma esiste presso il ministero dell'Ambiente una struttura chiamata Osservatorio nazionale sui rifiuti (Onr). Un organismo che, visto lo scandalo del caso napoletano, e le inarrestabili polemiche su dove e come smaltire il pattume nazionale, dovrebbe riscuotere massima attenzione dalla politica: "Le sue funzioni chiave", sottolinea il vicepresidente Fabrizio Clementi, "sono dal 2008 il controllo sulla gestione dei rifiuti, l'analisi delle strategie per prevenire le emergenze. E in parallelo, la stesura di rapporti annuali per orientare i ministeri dell'Ambiente, della Sanità e dello Sviluppo economico".

Compiti di evidente importanza, insomma. Ai quali si aggiunge il potere di sostituirsi agli enti locali, qualora inadempienti sul fronte immondizia. Peccato che il ministro Stefania Prestigiacomo non abbia mai voluto ricevere i capi dell'Onr, desiderosi di riferire su questioni tanto allarmanti. E nemmeno abbia risposto alle loro numerose missive: "Le relazioni instauratesi con gli organi del ministero", recita una lettera scritta a Prestigiacomo il 7 dicembre 2009 da Antonio Cavaliere, presidente dell'Osservatorio, "si sono consolidate nella prassi negativa, in base a cui qualsiasi nota o quesito posto non riceve alcun riscontro".

Ciononostante l'Osservatorio (che non vive di soldi statali, ma è sostenuto per legge con 2 milioni di euro annui dal Conai, il Consorzio nazionale imballaggi) ha continuato a lavorare. Per esempio, recapitando a Prestigiacomo un parere poco entusiasta sull'accordo quadro tra l'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) e Conai. Oppure presentando, il 6 maggio 2009, un report critico sulla produzione e gestione dei rifiuti in Italia: "Senonché lo stesso 6 maggio", spiega il vicepresidente Clementi, "mentre illustravamo il nostro dossier, uomini del Pdl hanno lanciato in Parlamento un emendamento (poi bocciato dalla maggioranza stessa ndr) per sopprimere l'Onr. Coincidenza sgradevole, anche perché epilogo di altri attacchi: "Signor ministro", scrive il presidente Cavaliere a Prestigiacomo, "non ritiene che sia stato paradossale assistere sei volte alla presentazione di altrettanti emendamenti parlamentari, volti alla soppressione o alla mera riconversione dell'Onr, verso i quali il ministero non appare essersi mai opposto?".

Come sempre, non è seguita risposta. Si è rafforzata, piuttosto, la sensazione che a palazzo l'indipendenza dell'Osservatorio risulti un impiccio, più che una risorsa. O perlomeno, di questo si convincono i componenti dell'Onr il 3 agosto 2009, quando con un decreto presidenziale (sulla riorganizzazione del ministero dell'Ambiente) vengono all'improvviso destituiti dall'incarico. "Per paradosso", dice il vicepresidente Clementi, "l'Osservatorio sopravviveva: ma senza i suoi membri".
Da qui la decisione dei vertici Onr di ricorrere al Tar del Lazio, che a ottobre 2010 ha riscontrato l'illegittimità dell'atto e ha ordinato il reintegro dei componenti. Una buona notizia, ma solo in apparenza: "Ci hanno ritirato i badge per entrare negli uffici al ministero", testimoniano all'Osservatorio, "il nostro mandato scade il prossimo 18 gennaio, e non sono ancora stati nominati i successori". Così, mentre dai telegiornali grondano ciclicamente scene di immondizia selvaggia, nessuno all'Onr lavora per evitare simili vergogne.

Fonte:L'Espresso del 13/12/2010

.
Leggi tutto »


Di Riccardo Bocca

Al ministero dell'Ambiente c'è un Osservatorio di esperti che dice al governo la verità su quello che succede in Campania. Risultato? La Prestigiacomo lo boicotta e il Pdl propone di abolirlo


La maggior parte degli italiani non lo sa, ma esiste presso il ministero dell'Ambiente una struttura chiamata Osservatorio nazionale sui rifiuti (Onr). Un organismo che, visto lo scandalo del caso napoletano, e le inarrestabili polemiche su dove e come smaltire il pattume nazionale, dovrebbe riscuotere massima attenzione dalla politica: "Le sue funzioni chiave", sottolinea il vicepresidente Fabrizio Clementi, "sono dal 2008 il controllo sulla gestione dei rifiuti, l'analisi delle strategie per prevenire le emergenze. E in parallelo, la stesura di rapporti annuali per orientare i ministeri dell'Ambiente, della Sanità e dello Sviluppo economico".

Compiti di evidente importanza, insomma. Ai quali si aggiunge il potere di sostituirsi agli enti locali, qualora inadempienti sul fronte immondizia. Peccato che il ministro Stefania Prestigiacomo non abbia mai voluto ricevere i capi dell'Onr, desiderosi di riferire su questioni tanto allarmanti. E nemmeno abbia risposto alle loro numerose missive: "Le relazioni instauratesi con gli organi del ministero", recita una lettera scritta a Prestigiacomo il 7 dicembre 2009 da Antonio Cavaliere, presidente dell'Osservatorio, "si sono consolidate nella prassi negativa, in base a cui qualsiasi nota o quesito posto non riceve alcun riscontro".

Ciononostante l'Osservatorio (che non vive di soldi statali, ma è sostenuto per legge con 2 milioni di euro annui dal Conai, il Consorzio nazionale imballaggi) ha continuato a lavorare. Per esempio, recapitando a Prestigiacomo un parere poco entusiasta sull'accordo quadro tra l'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) e Conai. Oppure presentando, il 6 maggio 2009, un report critico sulla produzione e gestione dei rifiuti in Italia: "Senonché lo stesso 6 maggio", spiega il vicepresidente Clementi, "mentre illustravamo il nostro dossier, uomini del Pdl hanno lanciato in Parlamento un emendamento (poi bocciato dalla maggioranza stessa ndr) per sopprimere l'Onr. Coincidenza sgradevole, anche perché epilogo di altri attacchi: "Signor ministro", scrive il presidente Cavaliere a Prestigiacomo, "non ritiene che sia stato paradossale assistere sei volte alla presentazione di altrettanti emendamenti parlamentari, volti alla soppressione o alla mera riconversione dell'Onr, verso i quali il ministero non appare essersi mai opposto?".

Come sempre, non è seguita risposta. Si è rafforzata, piuttosto, la sensazione che a palazzo l'indipendenza dell'Osservatorio risulti un impiccio, più che una risorsa. O perlomeno, di questo si convincono i componenti dell'Onr il 3 agosto 2009, quando con un decreto presidenziale (sulla riorganizzazione del ministero dell'Ambiente) vengono all'improvviso destituiti dall'incarico. "Per paradosso", dice il vicepresidente Clementi, "l'Osservatorio sopravviveva: ma senza i suoi membri".
Da qui la decisione dei vertici Onr di ricorrere al Tar del Lazio, che a ottobre 2010 ha riscontrato l'illegittimità dell'atto e ha ordinato il reintegro dei componenti. Una buona notizia, ma solo in apparenza: "Ci hanno ritirato i badge per entrare negli uffici al ministero", testimoniano all'Osservatorio, "il nostro mandato scade il prossimo 18 gennaio, e non sono ancora stati nominati i successori". Così, mentre dai telegiornali grondano ciclicamente scene di immondizia selvaggia, nessuno all'Onr lavora per evitare simili vergogne.

Fonte:L'Espresso del 13/12/2010

.

Vi aspettiamo tutti per l'inaugurazione della sede del Partito del Sud - Sez. Aversa-Giugliano che si terrà ad Aversa il 28 dicembre 2010

Leggi tutto »

La cravatta del Partito del Sud

Riportiamo l'immagine della cravatta del Partito del Sud, realizzata dal nostro iscritto SALVATORE ARGENIO Stilista Identitario, e presentata a Palermo a Novembre in occasione degli Stati Generali del Sud.
Salvatore Argenio l'ha cortesemente omaggiata ai componenti del Direttivo del PdSud e ai relatori del convegno.




Come tutti i gadgets e i capi d'abbigliamento prodotti dalla ditta ARGENIO, si tratta d'un manufatto d'elevata qualità ed è acquistabile nello storico e prestigioso negozio di Salvatore Argenio in via Filangieri, 15/E - Napoli. e-mail: info@salvatoreargenio.com

Ancora un sentito grazie al nostro compatriota, che non manca occasione per dimostrare la sua vicinanza al partito.

Andrea Balìa - Partito del Sud Napoli


.

Leggi tutto »
Riportiamo l'immagine della cravatta del Partito del Sud, realizzata dal nostro iscritto SALVATORE ARGENIO Stilista Identitario, e presentata a Palermo a Novembre in occasione degli Stati Generali del Sud.
Salvatore Argenio l'ha cortesemente omaggiata ai componenti del Direttivo del PdSud e ai relatori del convegno.




Come tutti i gadgets e i capi d'abbigliamento prodotti dalla ditta ARGENIO, si tratta d'un manufatto d'elevata qualità ed è acquistabile nello storico e prestigioso negozio di Salvatore Argenio in via Filangieri, 15/E - Napoli. e-mail: info@salvatoreargenio.com

Ancora un sentito grazie al nostro compatriota, che non manca occasione per dimostrare la sua vicinanza al partito.

Andrea Balìa - Partito del Sud Napoli


.

domenica 12 dicembre 2010

Cavour e Vittorio Emanuele II, traditori della Patria.



Di Antonio Ciano

Galli Della Loggia, Panebianco, Stella e Rizzo, Perfetti, Ricolfi, Cazzullo, festeggiano la Monarchia sabauda, facendoci credere di voler festeggiare i 150 anni delll'Unità d'Italia, prendendo prebende, capponi e panettoni. Difendono a spada tratta una banda di criminali incalliti, stragisti, terroristi, ma erano massoni e monarchici, perciò incensarli come padri della Patria, per loro è pane quotidiano. Condannano i nazisti del 1900 e assolvono quelli del 1800, si scagliano contro Bin Laden e inneggiano a Mazzini che non era secondo a nessuno nel seminare morti e dolore all'infuori dell'inghilterra,da cui prendeva soldi. I soloni dell'informazione di cui sopra fanno finta di non sapere che l'Italia si spezzò in tre tronconi il 10 settembre del 1943, due giorni dopo la fuga del traditore della Patria italiana Vittorio Emanuele III, il quale ha ancora strade e piazze intitolate per l'ardua impresa da lui effettuata l'8 settembre, e per aver promulgato le leggi razziste contro gli ebrei nel 1938. Il 10 settembre del 1943 Hitler decretò che le province di Belluno, Trento, Bolzano, Trieste, Lubiana erano parte integrante del Terzo Reich e così gran parte dell'Italia Nord-Orientale. L'Italia Nord-occidentale era amministrata dalla RSI di Mussoliniana memoria; Il regno del Sud era amministrato dagli Alleati. L'Italia fu spezzata per due anni, e questi storici fanno finta di non saperlo. Ci volle una lotta fratricida tremenda per ridare Unità al Paese. Moririno 87.000 partigiani e molte migliaia di repubblichini. Il 25 aprile del 1945 l'Italia si riunì, dopo due anni di divisione. Nacque la repubblica con un referendum, e noi festeggiamo la repubblica ogni 2 di giugno, proprio come i francesi festeggiano la repubblica il 14 di luglio ogni anno. Ormai nessuno più crede a questi imbroglioni del regime liberal massonico che prese linfa dal Risorgimento piemontese.E' tempo di mandarli a quel paese. Cavour e Vittorio Emenuele II vendettero Nizza e Savoia, Garibaldi, nazista ante litteram, invece di andare con i suoi mille ladroni a liberare la sua città natale preferì andare in vacanza in Sicilia, accolto dai picciotti mafiosi. Subito si adattò a fucilare i contadini che chiedevano terre, su ordine del console inglese. Il resto è storia distorta, negata. Ma i conti stanno tornando. Pino Aprile, autore del Best Seller dell'anno "Terroni" è da mesi nelle prime posizioni nella vendita dei saggi storici. la sua fama sta oltrepassando i confini nazionali, e pochi giorni fa è stato a Manchester, e prima Stoccolma. Hanno assegnato il premio nobel ad un cinese, noi aspettiamo che lo diano a Pino Aprile, se lo merita, ma la massoneria non permetterà mai che si premi uno scrittore considerato "farabutto" dal sistema.

Nizza e Savoia

Il 24 Marzo del 1860 il “grande” statista Cavour diventò ufficialmente traditore della Patria: vendette la moglie al diavolo, anzi peggio, regalò alla Francia due province italianissime, parte del sacro suolo italiano, ma soprattutto mercificò i cittadini di quei territori.

Per la verità traditore lo era già per la sua appartenenza alla loggia massonica “Ausonia”, facente capo a Londra, loggia cieca esecutrice degli ordini e delle direttive del Gran maestro Venerabile Albert Pike e del Primo Ministro inglese Lord Palmerston. I liberali, adusi a comprare e a vendere merce a loro piacimento, strombazzavano i popoli non esser merce; Cavour, il 17 Marzo del 1859 al Senato ebbe a dire che"...essere grande progresso della civiltà moderna il non riconoscere nei principi il diritto di alienare i popoli".

Appena finita la guerra del 1859 correvano voci circa la cessione della Savoia e di Nizza .Tutti protestavano; protestavano i deputati savoini e protestava il popolo; la stampa gridava allo scandalo: non si poteva regalare alla Francia la porta d' Italia; non si poteva fare la guerra agli austriaci perchè padroni del Lombardo-Veneto e cedere due province italiane da sempre a Napoleone.

Perfino la Svizzera cominciò a pretendere territori:per suo assestamento territoriale avrebbe voluto il Faucigny, lo Sciablese ed il Genevese. I nizzardi, noti emigranti e girovaghi, erano combattuti: chi preferiva l'Italia e non il Piemonte e chi la Francia che dava lavoro e faceva pagare meno tasse. Garibaldi, nizzardo purosangue, al di là delle proclamazioni contro Cavour, niente azzardò contro il Piemonte vendereccio, anzi, continuò a sedere nel parlamento torinese.

Nel luglio del 1859 il ministro degli esteri francese dichiarò che la Savoia poteva benissimo rientrare nei piani del governo transalpino. Napoleone III, invece, per allettare la grandeur francese rispose che"... alla Francia giova più l'onore della lotta che ingrandirsi sul territorio".

Londra, contraria all’ingrandimento francese, interpellò Parigi circa le voci di una probabile cessione della Savoia e Nizza alla Francia. La risposta del Bonaparte fu "...non trattarsi tra due paesi; ma di patti di famiglia tra le due dinastie".

Il Moniteur del 9 settembre del 1859 pubblicò un articolo di un ipocrita idealista francese che affermava essere la Francia entrata in guerra solo " per un'idea"! quell’idea costò al Piemonte, oltre a Nizza e Savoia, la somma di 60 milioni di allora.

Nel gennaio del 1860 la questione della separazione della Savoia e della contea di Nizza si andava facendo di giorno in giorno più pressante; il governo piemontese traditore sosteneva il quotidiano l’Avenir che era per la separazione e gli consentiva di pubblicare articoli sfacciatamente faziosi favorevoli all’unione con la Francia, mentre il governatore di Nizza, che, solo a parole si dichiarava duro nei suoi confronti, rimaneva inerte. (La Civiltà Cattolica- Serie IV, Vol. V, pag.510)

Il 29 gennaio del 1860, alle due pomeridiane, ebbe luogo a Ciamberì una pubblica dimostrazione; oltre diecimila cittadini si recarono presso le autorità piemontesi innalzando la bandiera italiana. Ventiquattro delegati chiesero udienza al governatore che ringraziò i patrioti dichiarando che il governo centrale non aveva mai avuto intenzione di cedere la Savoia. Nello stesso tempo un’altra delegazione si recò a Parigi a chiedere l’annessione della regione alla Francia. Per la stampa francese le diecimila persone che avevavo dimostrato a Ciamberì diventarono 250, il Messanger du Midì dichiarava che la popolazione della città savoina restò pienamente estranea alla commedia, la Patrie di Parigi protestava asserendo che “ gli autori della dimostrazione erano in formale opposizione coll’opinione dell’immensa maggioranza degli abitanti del paese”.

La Patrie del 2 febbraio denunciava che le autorità piemontesi della Savoia e della Contea di Nizza “ osteggiano dappertutto il movimento separatista, comprimendo i voti quasi unanimi degli abitanti che domandano l’annessione alla Francia”. (La Civiltà Cattolica, Serie IV, Vol. V, pag. 511)

Il 1° Marzo del 186O Napoleone III ruppe gli indugi: reclamò la Savoia ... in vista della trasformazione d'Italia in Stato possente. (De Sivo,Storia delle Due Sicilie,Vol.I,pag.504)

A Villafranca la Francia di Napoleone III fu messa nella condizione di fare marcia indietro: le Legazioni dovevano tornare al Papa, i Ducati di Modena e Parma agli Asburgo-Este e ai Borbone, il Granducato di Toscana ai Lorena. Cavour si dimise da Primo Ministro per il rifiuto dell’Austria di averlo alle trattative di pace, non avendo l’esercito piemontese riportato nessuna vittoria negli scontri. Il primo punto del trattato armistiziale, che prevedeva una confederazione italica con a capo il papa, dispiacque al ministro sardo. I francesi avevano ottenuto la Lombardia, eccetto le fortezze del quadrilatero, controllata dal maresciallo Valiant che, con cinquantamila uomini armati di modernissimi fucili e di cannoni rigati avevano sconfitto gli austriaci a Magenta e a Solferino ma perdendo oltre 20 mila uomini. San Martino fu teatro di infime scaramucce tra piemontesi e reparti austriaci, militarmente insignificanti ed è stata fatta passare dagli storici aulici per una grande battaglia.

Bonaparte III, praticamente, ricattò il governo piemontese: o Nizza e Savoia o la Lombardia. Il Piemonte, patria dei liberali, che voleva cacciare gli austriaci, si ritrovò in casa i francesi. Napoleone III inviò a Torino un suo emissario, il còrso Benedetti, a concludere la cessione di Nizza e Savoia alla Francia. Si apriva così, in modo perenne, la porta d'Italia allo straniero.

Ecco, dunque, chi erano i “padri della patria” Camillo Benso di Cavour e Vittorio Emanuele II di Savoia: due luridi traditori, che davano la libertà ai nizzardi e ai savoini e la rubavano al resto d’Italia.

Cavour violò poi il Trattato di Zurigo con la complicità della Francia prima e dell’Inghilterra dopo. Strapazzando gli accordi di Vienna del 1815 egli mise a ferro e fuoco il resto della penisola facendo trionfare la RIVOLUZIONE LIBERALE. Così dal 1860 al 1945, per 85 anni, l'Italia di Cavour e dei Savoia fu immersa nel sangue fraterno, che sgorgò a fiumi per le impiccagioni e le fucilazioni di massa, e gravata di tasse insopportabili. Abbrutimento e terrore scandirono quegli anni terribili ma Cavour e compagni diventarono miliardari con le loro speculazioni e con i loro ladrocini.

Non appena firmato il trattato della cessione, 24 marzo 1860, le truppe francesi lasciarono la Lombardia per insediarsi appunto nei nuovi acquisti. Il trattato dichiarava che"...il Re di Sardegna consente alla riunione della Savoia e del circondario di Nizza alla Francia,rinuncia per sè e per tutti i suoi discendenti e successori in favore di S.M. l'Imperatore dei Francesi,ai suoi diritti e titoli sui detti territori". (La Civiltà Cattolica, SerieIV, Vol.VI,pag.230)

Il trattato fu sottoscritto per la Francia dal barone di Talleyrand-Perigord, Ministro plenipotenziario presso la Corte di Sardegna e da Vincenzo Benedetti, direttore degli affari politici del Ministero degli Esteri a Parigi. Per il Piemonte, l’infame trattato fu sottoscritto dal traditore della patria Camillo Benso conte di Cavour e dal cavaliere, medico fallito, Luigi Farini, nominato per l'occasione Ministro degli Interni, dato che nessun Sardo era disposto ad apporre la propria firma per non figurare traditore in eterno.

Le condizioni della rinuncia, dettate dallo spregiudicato Cavour, dovevano servire ad ammorbidire le ire dell'opinione pubblica savoina, nizzarda e italiana; esse erano:

1°. Nessuna violenza alla volontà delle popolazioni.

2°. Rispetto delle condizioni medesime, colle quali il Regno di Sardegna possedeva la Savoia e Nizza, specialmente riguardo alle parti neutralizzate della prima.

3°.Una giunta franco-sarda avrebbe determinato, conforme all'equità, i nuovi confini dei due Stati.

4°.Una o parecchie giunte avrebbero dirimito le questioni pecuniarie eventuali.

5°. Il Governo francese avrebbe rispettato i diritti acquisiti dai militari, dai magistrati, e dagli altri pubblici funzionari.

6°. I Savoini e i Nizzardi avrebbero avuto un anno di tempo per decidere se restare sudditi sardi o francesi. (La Civiltà Cattolica, SerieIV, Vol.VI, pag. 230)

Il trattato infame, come da prassi, doveva poi essere approvato dal parlamento torinese.

Agli studenti non viene mai fatto rilevare che il trattato fu sottoscritto il 24 marzo, anniversario della disfatta di Novara, quando gli austriaci, volendo, avrebbero potuto invadere Torino e prendersi la Savoia, Nizza e Genova. Gli austriaci, vincitori nel 1849, non pretesero nemmeno un lembo di territorio, il Piemonte potè conservare la sua integrità; nel 1860, il Piemonte, vincitore, fu costretto dal golpista Napoleone III a cedere la porta d’Italia alla Francia.

Ancora oggi, i “nostri” libri di storia, falsa storia, ci parlano di unità d'Italia fatta con le lacrime e col sangue, certamente non con quello di Cavour e Farini.

E continuano a farci odiare gli austriaci!!!

Il 2 Aprile del 1860, la Gazzetta del Regno N° 79, pubblicò un Bando del Re, datato 1° Aprile, diretto alle popolazioni della Savoia e della Contea di Nizza, col quale si annunziò al mondo il trattato del 24 Marzo. Il Re dei Galantuomini, cioé dei parassiti possidenti, dichiarò che: "per quanto mi sia penoso il separarmi da province che hanno per sì lungo tempo fatto parte degli Stati dei miei antenati ed alle quali vanno unite tante reminiscenze,io ho dovuto considerare che i cambiamenti territoriali originati dalla guerra in Italia giustificano la domanda del mio Augusto Alleato l'Imperatore Napoleone". (La Civiltà Cattolica, Serie IV, Vol.VI, pag.230) Il Re concludeva il suo Bando affermando che i savoini ed i nizzardi, prima di essere ceduti, anzi, venduti, avrebbero espresso la loro volontà con il suffragio universale alla presenza dei "...principali funzionari dell'ordine amministrativo che non appartengono nè a Nizza nè alla Savoia". (La Civiltà Cattolica, ibidem, pag. 230). Infatti, appartenevano, codesti funzionari, alla massoneria internazionale, ed erano così solerti e venduti, che il Guerrazzi denunciò, nel Parlamento torinese, di un tale Lubonis, che inviato temporaneamente a fare il governatore a Nizza durante il plebiscito (La Civiltà Cattolica, Serie IV,Vol.VII, Anno 1860, pag.23) "... adoperò ogni via abusando il magistrato per corrompere le menti".

Cavour, accusato, rispose che avrebbe ripreso il Lubonis. Il Guerrazzi replicò che "... non era il caso di fare ramanzine in quanto trattavasi di tradimento; si doveva perciò, non garrirlo, ma accusarlo, arrestarlo, processarlo e punirlo". (La Civiltà Cattolica, Serie IV, Vol.VII., Anno 1860, pag. 23)

Il Guerrazzi continuò il suo discorso denunciando un caso di contraffazione del voto di cui era venuto a conoscenza: nel comune di Lavenzo i votanti erano 407 ma furono conteggiati 481 voti unanimi a favore dell'annessione. Filippo Curletti docebat.

Il deputato Castellani, uno dei 30 contrari alla cessione delle due province alla Francia, rivolgendosi a Cavour e ai Ministri, disse: "Avete violato quel diritto delle genti che voi stessi siete costretti ad invocare ad ogni momento; avete violato un gran principio di giustizia; avete venduto quelle popolazioni e le loro libertà a guisa di vacche ed armenti". (La Civiltà Cattolica, Serie IV,Vol.VII,pag.23)

Il 12 Aprile del 1860 Giuseppe Garibaldi, il nostro “eroe dei Due Mondi”, l'uomo che aveva spezzato le reni ai contadini del Sud America, colui il quale aveva trasportato cinesi (schiavi) sulla sua nave anzichè liberali, colui il quale incendiava e razziava interi villaggi uruguajani, l'amico dei latifondisti delle Pampas e nemico dei campesinos, si precipitò alla Camera torinese brandendo la sua spada di cartone e, impassibile, scorreggiò queste parole: "Nizza essersi data al Duca di Savoia nel 1388 a patto di non poter essere ceduta ad altri;ora la si vende a Bonaparte; è vergognoso vendere i popoli, incostituzionale il contratto prima dell'assenso delle Camere; cancellare l'articolo 5° dello Statuto".

Il 23 Aprile, lui ed un altro deputato nizzardo, rinunciarono al mandato di parlamentari. Nel dimettersi l’”eroe” eruttò parole infocate"...contro l'atto di frode e di violenza consumato...che sarebbero arrivati tempi migliori e opportunità favorevoli per far valere con libertà reali i loro diritti non certo menomati da un fatto illegale e fraudolento"

Finito il discorso alla Camera il nostro eroe di cartone, con i suoi mille mercenari, si diresse verso Nizza, dove mon arrivò mai; si fermò a Quarto nei pressi di Genova e con i due piroscafi Piemonte e Lombardo fece rotta per Marsala. Nizza sta ancora aspettando la sua liberazione.

Il 15 di Aprile si votò il plebiscito fasullo; i voti a favore dell'annessione furono 131.744, i contrari 223! Vittorio Emanuele II, passato alla storia come il re dell'unità d'Italia, da vero galantuomo, vendette le terre che erano state la culla e la tomba dei suoi antenati. Con la rettifica delle frontiere il traditore della patria attestò che la Savoia era francese e, quindi ,di riflesso, essere gallica la sua stirpe; gli storici ci hanno gabbati per 150 anni. Il savoiardo regalò alla Francia Chambery ed Annecy, 707 mila abitanti e 58,000 Kmq di territorio, Nizza e le Alpi erano divenute francesi (De Sivo, Storia delle Due Sicilie,Vol.I,pag.506). Alla Francia le chiavi della porta d’Italia.

Leggi tutto »


Di Antonio Ciano

Galli Della Loggia, Panebianco, Stella e Rizzo, Perfetti, Ricolfi, Cazzullo, festeggiano la Monarchia sabauda, facendoci credere di voler festeggiare i 150 anni delll'Unità d'Italia, prendendo prebende, capponi e panettoni. Difendono a spada tratta una banda di criminali incalliti, stragisti, terroristi, ma erano massoni e monarchici, perciò incensarli come padri della Patria, per loro è pane quotidiano. Condannano i nazisti del 1900 e assolvono quelli del 1800, si scagliano contro Bin Laden e inneggiano a Mazzini che non era secondo a nessuno nel seminare morti e dolore all'infuori dell'inghilterra,da cui prendeva soldi. I soloni dell'informazione di cui sopra fanno finta di non sapere che l'Italia si spezzò in tre tronconi il 10 settembre del 1943, due giorni dopo la fuga del traditore della Patria italiana Vittorio Emanuele III, il quale ha ancora strade e piazze intitolate per l'ardua impresa da lui effettuata l'8 settembre, e per aver promulgato le leggi razziste contro gli ebrei nel 1938. Il 10 settembre del 1943 Hitler decretò che le province di Belluno, Trento, Bolzano, Trieste, Lubiana erano parte integrante del Terzo Reich e così gran parte dell'Italia Nord-Orientale. L'Italia Nord-occidentale era amministrata dalla RSI di Mussoliniana memoria; Il regno del Sud era amministrato dagli Alleati. L'Italia fu spezzata per due anni, e questi storici fanno finta di non saperlo. Ci volle una lotta fratricida tremenda per ridare Unità al Paese. Moririno 87.000 partigiani e molte migliaia di repubblichini. Il 25 aprile del 1945 l'Italia si riunì, dopo due anni di divisione. Nacque la repubblica con un referendum, e noi festeggiamo la repubblica ogni 2 di giugno, proprio come i francesi festeggiano la repubblica il 14 di luglio ogni anno. Ormai nessuno più crede a questi imbroglioni del regime liberal massonico che prese linfa dal Risorgimento piemontese.E' tempo di mandarli a quel paese. Cavour e Vittorio Emenuele II vendettero Nizza e Savoia, Garibaldi, nazista ante litteram, invece di andare con i suoi mille ladroni a liberare la sua città natale preferì andare in vacanza in Sicilia, accolto dai picciotti mafiosi. Subito si adattò a fucilare i contadini che chiedevano terre, su ordine del console inglese. Il resto è storia distorta, negata. Ma i conti stanno tornando. Pino Aprile, autore del Best Seller dell'anno "Terroni" è da mesi nelle prime posizioni nella vendita dei saggi storici. la sua fama sta oltrepassando i confini nazionali, e pochi giorni fa è stato a Manchester, e prima Stoccolma. Hanno assegnato il premio nobel ad un cinese, noi aspettiamo che lo diano a Pino Aprile, se lo merita, ma la massoneria non permetterà mai che si premi uno scrittore considerato "farabutto" dal sistema.

Nizza e Savoia

Il 24 Marzo del 1860 il “grande” statista Cavour diventò ufficialmente traditore della Patria: vendette la moglie al diavolo, anzi peggio, regalò alla Francia due province italianissime, parte del sacro suolo italiano, ma soprattutto mercificò i cittadini di quei territori.

Per la verità traditore lo era già per la sua appartenenza alla loggia massonica “Ausonia”, facente capo a Londra, loggia cieca esecutrice degli ordini e delle direttive del Gran maestro Venerabile Albert Pike e del Primo Ministro inglese Lord Palmerston. I liberali, adusi a comprare e a vendere merce a loro piacimento, strombazzavano i popoli non esser merce; Cavour, il 17 Marzo del 1859 al Senato ebbe a dire che"...essere grande progresso della civiltà moderna il non riconoscere nei principi il diritto di alienare i popoli".

Appena finita la guerra del 1859 correvano voci circa la cessione della Savoia e di Nizza .Tutti protestavano; protestavano i deputati savoini e protestava il popolo; la stampa gridava allo scandalo: non si poteva regalare alla Francia la porta d' Italia; non si poteva fare la guerra agli austriaci perchè padroni del Lombardo-Veneto e cedere due province italiane da sempre a Napoleone.

Perfino la Svizzera cominciò a pretendere territori:per suo assestamento territoriale avrebbe voluto il Faucigny, lo Sciablese ed il Genevese. I nizzardi, noti emigranti e girovaghi, erano combattuti: chi preferiva l'Italia e non il Piemonte e chi la Francia che dava lavoro e faceva pagare meno tasse. Garibaldi, nizzardo purosangue, al di là delle proclamazioni contro Cavour, niente azzardò contro il Piemonte vendereccio, anzi, continuò a sedere nel parlamento torinese.

Nel luglio del 1859 il ministro degli esteri francese dichiarò che la Savoia poteva benissimo rientrare nei piani del governo transalpino. Napoleone III, invece, per allettare la grandeur francese rispose che"... alla Francia giova più l'onore della lotta che ingrandirsi sul territorio".

Londra, contraria all’ingrandimento francese, interpellò Parigi circa le voci di una probabile cessione della Savoia e Nizza alla Francia. La risposta del Bonaparte fu "...non trattarsi tra due paesi; ma di patti di famiglia tra le due dinastie".

Il Moniteur del 9 settembre del 1859 pubblicò un articolo di un ipocrita idealista francese che affermava essere la Francia entrata in guerra solo " per un'idea"! quell’idea costò al Piemonte, oltre a Nizza e Savoia, la somma di 60 milioni di allora.

Nel gennaio del 1860 la questione della separazione della Savoia e della contea di Nizza si andava facendo di giorno in giorno più pressante; il governo piemontese traditore sosteneva il quotidiano l’Avenir che era per la separazione e gli consentiva di pubblicare articoli sfacciatamente faziosi favorevoli all’unione con la Francia, mentre il governatore di Nizza, che, solo a parole si dichiarava duro nei suoi confronti, rimaneva inerte. (La Civiltà Cattolica- Serie IV, Vol. V, pag.510)

Il 29 gennaio del 1860, alle due pomeridiane, ebbe luogo a Ciamberì una pubblica dimostrazione; oltre diecimila cittadini si recarono presso le autorità piemontesi innalzando la bandiera italiana. Ventiquattro delegati chiesero udienza al governatore che ringraziò i patrioti dichiarando che il governo centrale non aveva mai avuto intenzione di cedere la Savoia. Nello stesso tempo un’altra delegazione si recò a Parigi a chiedere l’annessione della regione alla Francia. Per la stampa francese le diecimila persone che avevavo dimostrato a Ciamberì diventarono 250, il Messanger du Midì dichiarava che la popolazione della città savoina restò pienamente estranea alla commedia, la Patrie di Parigi protestava asserendo che “ gli autori della dimostrazione erano in formale opposizione coll’opinione dell’immensa maggioranza degli abitanti del paese”.

La Patrie del 2 febbraio denunciava che le autorità piemontesi della Savoia e della Contea di Nizza “ osteggiano dappertutto il movimento separatista, comprimendo i voti quasi unanimi degli abitanti che domandano l’annessione alla Francia”. (La Civiltà Cattolica, Serie IV, Vol. V, pag. 511)

Il 1° Marzo del 186O Napoleone III ruppe gli indugi: reclamò la Savoia ... in vista della trasformazione d'Italia in Stato possente. (De Sivo,Storia delle Due Sicilie,Vol.I,pag.504)

A Villafranca la Francia di Napoleone III fu messa nella condizione di fare marcia indietro: le Legazioni dovevano tornare al Papa, i Ducati di Modena e Parma agli Asburgo-Este e ai Borbone, il Granducato di Toscana ai Lorena. Cavour si dimise da Primo Ministro per il rifiuto dell’Austria di averlo alle trattative di pace, non avendo l’esercito piemontese riportato nessuna vittoria negli scontri. Il primo punto del trattato armistiziale, che prevedeva una confederazione italica con a capo il papa, dispiacque al ministro sardo. I francesi avevano ottenuto la Lombardia, eccetto le fortezze del quadrilatero, controllata dal maresciallo Valiant che, con cinquantamila uomini armati di modernissimi fucili e di cannoni rigati avevano sconfitto gli austriaci a Magenta e a Solferino ma perdendo oltre 20 mila uomini. San Martino fu teatro di infime scaramucce tra piemontesi e reparti austriaci, militarmente insignificanti ed è stata fatta passare dagli storici aulici per una grande battaglia.

Bonaparte III, praticamente, ricattò il governo piemontese: o Nizza e Savoia o la Lombardia. Il Piemonte, patria dei liberali, che voleva cacciare gli austriaci, si ritrovò in casa i francesi. Napoleone III inviò a Torino un suo emissario, il còrso Benedetti, a concludere la cessione di Nizza e Savoia alla Francia. Si apriva così, in modo perenne, la porta d'Italia allo straniero.

Ecco, dunque, chi erano i “padri della patria” Camillo Benso di Cavour e Vittorio Emanuele II di Savoia: due luridi traditori, che davano la libertà ai nizzardi e ai savoini e la rubavano al resto d’Italia.

Cavour violò poi il Trattato di Zurigo con la complicità della Francia prima e dell’Inghilterra dopo. Strapazzando gli accordi di Vienna del 1815 egli mise a ferro e fuoco il resto della penisola facendo trionfare la RIVOLUZIONE LIBERALE. Così dal 1860 al 1945, per 85 anni, l'Italia di Cavour e dei Savoia fu immersa nel sangue fraterno, che sgorgò a fiumi per le impiccagioni e le fucilazioni di massa, e gravata di tasse insopportabili. Abbrutimento e terrore scandirono quegli anni terribili ma Cavour e compagni diventarono miliardari con le loro speculazioni e con i loro ladrocini.

Non appena firmato il trattato della cessione, 24 marzo 1860, le truppe francesi lasciarono la Lombardia per insediarsi appunto nei nuovi acquisti. Il trattato dichiarava che"...il Re di Sardegna consente alla riunione della Savoia e del circondario di Nizza alla Francia,rinuncia per sè e per tutti i suoi discendenti e successori in favore di S.M. l'Imperatore dei Francesi,ai suoi diritti e titoli sui detti territori". (La Civiltà Cattolica, SerieIV, Vol.VI,pag.230)

Il trattato fu sottoscritto per la Francia dal barone di Talleyrand-Perigord, Ministro plenipotenziario presso la Corte di Sardegna e da Vincenzo Benedetti, direttore degli affari politici del Ministero degli Esteri a Parigi. Per il Piemonte, l’infame trattato fu sottoscritto dal traditore della patria Camillo Benso conte di Cavour e dal cavaliere, medico fallito, Luigi Farini, nominato per l'occasione Ministro degli Interni, dato che nessun Sardo era disposto ad apporre la propria firma per non figurare traditore in eterno.

Le condizioni della rinuncia, dettate dallo spregiudicato Cavour, dovevano servire ad ammorbidire le ire dell'opinione pubblica savoina, nizzarda e italiana; esse erano:

1°. Nessuna violenza alla volontà delle popolazioni.

2°. Rispetto delle condizioni medesime, colle quali il Regno di Sardegna possedeva la Savoia e Nizza, specialmente riguardo alle parti neutralizzate della prima.

3°.Una giunta franco-sarda avrebbe determinato, conforme all'equità, i nuovi confini dei due Stati.

4°.Una o parecchie giunte avrebbero dirimito le questioni pecuniarie eventuali.

5°. Il Governo francese avrebbe rispettato i diritti acquisiti dai militari, dai magistrati, e dagli altri pubblici funzionari.

6°. I Savoini e i Nizzardi avrebbero avuto un anno di tempo per decidere se restare sudditi sardi o francesi. (La Civiltà Cattolica, SerieIV, Vol.VI, pag. 230)

Il trattato infame, come da prassi, doveva poi essere approvato dal parlamento torinese.

Agli studenti non viene mai fatto rilevare che il trattato fu sottoscritto il 24 marzo, anniversario della disfatta di Novara, quando gli austriaci, volendo, avrebbero potuto invadere Torino e prendersi la Savoia, Nizza e Genova. Gli austriaci, vincitori nel 1849, non pretesero nemmeno un lembo di territorio, il Piemonte potè conservare la sua integrità; nel 1860, il Piemonte, vincitore, fu costretto dal golpista Napoleone III a cedere la porta d’Italia alla Francia.

Ancora oggi, i “nostri” libri di storia, falsa storia, ci parlano di unità d'Italia fatta con le lacrime e col sangue, certamente non con quello di Cavour e Farini.

E continuano a farci odiare gli austriaci!!!

Il 2 Aprile del 1860, la Gazzetta del Regno N° 79, pubblicò un Bando del Re, datato 1° Aprile, diretto alle popolazioni della Savoia e della Contea di Nizza, col quale si annunziò al mondo il trattato del 24 Marzo. Il Re dei Galantuomini, cioé dei parassiti possidenti, dichiarò che: "per quanto mi sia penoso il separarmi da province che hanno per sì lungo tempo fatto parte degli Stati dei miei antenati ed alle quali vanno unite tante reminiscenze,io ho dovuto considerare che i cambiamenti territoriali originati dalla guerra in Italia giustificano la domanda del mio Augusto Alleato l'Imperatore Napoleone". (La Civiltà Cattolica, Serie IV, Vol.VI, pag.230) Il Re concludeva il suo Bando affermando che i savoini ed i nizzardi, prima di essere ceduti, anzi, venduti, avrebbero espresso la loro volontà con il suffragio universale alla presenza dei "...principali funzionari dell'ordine amministrativo che non appartengono nè a Nizza nè alla Savoia". (La Civiltà Cattolica, ibidem, pag. 230). Infatti, appartenevano, codesti funzionari, alla massoneria internazionale, ed erano così solerti e venduti, che il Guerrazzi denunciò, nel Parlamento torinese, di un tale Lubonis, che inviato temporaneamente a fare il governatore a Nizza durante il plebiscito (La Civiltà Cattolica, Serie IV,Vol.VII, Anno 1860, pag.23) "... adoperò ogni via abusando il magistrato per corrompere le menti".

Cavour, accusato, rispose che avrebbe ripreso il Lubonis. Il Guerrazzi replicò che "... non era il caso di fare ramanzine in quanto trattavasi di tradimento; si doveva perciò, non garrirlo, ma accusarlo, arrestarlo, processarlo e punirlo". (La Civiltà Cattolica, Serie IV, Vol.VII., Anno 1860, pag. 23)

Il Guerrazzi continuò il suo discorso denunciando un caso di contraffazione del voto di cui era venuto a conoscenza: nel comune di Lavenzo i votanti erano 407 ma furono conteggiati 481 voti unanimi a favore dell'annessione. Filippo Curletti docebat.

Il deputato Castellani, uno dei 30 contrari alla cessione delle due province alla Francia, rivolgendosi a Cavour e ai Ministri, disse: "Avete violato quel diritto delle genti che voi stessi siete costretti ad invocare ad ogni momento; avete violato un gran principio di giustizia; avete venduto quelle popolazioni e le loro libertà a guisa di vacche ed armenti". (La Civiltà Cattolica, Serie IV,Vol.VII,pag.23)

Il 12 Aprile del 1860 Giuseppe Garibaldi, il nostro “eroe dei Due Mondi”, l'uomo che aveva spezzato le reni ai contadini del Sud America, colui il quale aveva trasportato cinesi (schiavi) sulla sua nave anzichè liberali, colui il quale incendiava e razziava interi villaggi uruguajani, l'amico dei latifondisti delle Pampas e nemico dei campesinos, si precipitò alla Camera torinese brandendo la sua spada di cartone e, impassibile, scorreggiò queste parole: "Nizza essersi data al Duca di Savoia nel 1388 a patto di non poter essere ceduta ad altri;ora la si vende a Bonaparte; è vergognoso vendere i popoli, incostituzionale il contratto prima dell'assenso delle Camere; cancellare l'articolo 5° dello Statuto".

Il 23 Aprile, lui ed un altro deputato nizzardo, rinunciarono al mandato di parlamentari. Nel dimettersi l’”eroe” eruttò parole infocate"...contro l'atto di frode e di violenza consumato...che sarebbero arrivati tempi migliori e opportunità favorevoli per far valere con libertà reali i loro diritti non certo menomati da un fatto illegale e fraudolento"

Finito il discorso alla Camera il nostro eroe di cartone, con i suoi mille mercenari, si diresse verso Nizza, dove mon arrivò mai; si fermò a Quarto nei pressi di Genova e con i due piroscafi Piemonte e Lombardo fece rotta per Marsala. Nizza sta ancora aspettando la sua liberazione.

Il 15 di Aprile si votò il plebiscito fasullo; i voti a favore dell'annessione furono 131.744, i contrari 223! Vittorio Emanuele II, passato alla storia come il re dell'unità d'Italia, da vero galantuomo, vendette le terre che erano state la culla e la tomba dei suoi antenati. Con la rettifica delle frontiere il traditore della patria attestò che la Savoia era francese e, quindi ,di riflesso, essere gallica la sua stirpe; gli storici ci hanno gabbati per 150 anni. Il savoiardo regalò alla Francia Chambery ed Annecy, 707 mila abitanti e 58,000 Kmq di territorio, Nizza e le Alpi erano divenute francesi (De Sivo, Storia delle Due Sicilie,Vol.I,pag.506). Alla Francia le chiavi della porta d’Italia.

 
[Privacy]
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | Hot Sonakshi Sinha, Car Price in India