lunedì 22 novembre 2010

Ho Visto cose che voi umani.........

Ricevo e posto:


Di Giuseppe Lipari

Sono stato con il partito del Sud di Ciano nel 2002 per le elezioni comunali a Gaeta mi ricordo che dei soloni ci dicevano che "non è tempo di fare partiti", ottenemmo il 2.6 come lista e il 3.3 preferenza a Ciano sindaco; personalmente ho contribuito con 50 euro per fare volantini e andavamo in piazza a sostenere il brigante fratello Ciano,
memorabile la chiusura campagna elettorale sotto una pioggerellina fina ma insistente con Lucio Barone sul palco.
Nel 2007 nel giorno di San'Antonio "Gloriuso" di Sanfedista memoria abbiamo liberato Gaeta con la Giunta Raimondi con al fianco il
Brigante Ciano, sono stato con Ciano alla riFondazione l'8 dicembre 2007 a livello nazionale del partito e ne vado fiero di essere uno dei Fondatori.
Sono stato con Ciano il 6 dicembre 2008 durante uno storico consiglio comunale a Gaeta, si chiedevano i danni di guerra per l'assedio ed il bombardamento subito da Gaeta dal novembre 1860 fino al 13 febbraio 1861.
Per "disguidi" dovuti all'organizzazione "filini"abbiamo dovuto rimettere mano allo statuto e abbiamo scelto per i ruoli all'interno del partito persone che noi giudichiamo valide e capaci.
Quest'anno Ciano ha lasciato la sua creatura (evento unico) e abbiamo scelto Peppe De Santis (io l' ho votato) come segretario , non mettiamo bocca negli affari altrui e non capisco il perchè tutti si sono sentiti in dovere di criticare le nostre scelte interne di cariche e le nostre scelte di linea politica.

Su facebook ho visto cose che voi umani......., ci sono persone che hanno convocato una due giorni a Gaeta nel 2007 per uscire dal sonno culturale convegnistico e FARE Politica ma poi vanno in minoranza e se ne VANNO VIA come i bambini padroni del pallone che vanno via al gol subito....ci sono Conducator tutto d'un pezzo sia fisicamente che di
parola, ma al primo soldo intravisto spaccano un patto elettorale meridionalista per sostenere un candidato sindaco con il tricolore nel simbolo..... ci sono persone che hanno fallito in un ruolo ma sarebbe bastato dire "Io di più non riesco a fare!!!"
Invece su FB noi siamo il male e noi siamo gli inetti..salvo poi crescere sia in qualità che in termini
numerici ......ho visto tre Grandi somari che si spartiscono cariche e incarichi su vari direttivi e governi e comandi di truppa ma sono solo tre somari e Tre PC sulla strada del Tavoliere.....ho visto questi e tanti altri di taglia più piccola li ho visti uniti. Finalmente tutti i padri anzi tutti sti figli d..el Sud finalmente uniti contro il nemico comune contro il male dei mali...noi del PdelSUD .
Che dire contenti loro... certo caro gli costa lasciar perdere convegni ,marce seppellimenti truppe alla carica tutti uniti in questa orgia contro il PdelSUD, loro che fino a ieri si sputavano in faccia, loro che si sparlavano alle spalle, loro che si giuravano eterno odio ..,loro tutti insieme a fari spenti nella notte in una carica, e perdonatemi la bestemmia, in una carica Garibaldina contro di noi, ed è per questi signori e il loro modo di fare che in tanti anni non hanno saputo
costruire NULLA, solo divisioni e steccati che separano movimenti di 2 o 3 persone che se aprono gli occhi si renderanno conto che con il loro modo di agire non combineranno mai nulla, dividendo il fronte e facendo il gioco dei nostri nemici...
signori...ma fateci il piacere...




.
Leggi tutto »
Ricevo e posto:


Di Giuseppe Lipari

Sono stato con il partito del Sud di Ciano nel 2002 per le elezioni comunali a Gaeta mi ricordo che dei soloni ci dicevano che "non è tempo di fare partiti", ottenemmo il 2.6 come lista e il 3.3 preferenza a Ciano sindaco; personalmente ho contribuito con 50 euro per fare volantini e andavamo in piazza a sostenere il brigante fratello Ciano,
memorabile la chiusura campagna elettorale sotto una pioggerellina fina ma insistente con Lucio Barone sul palco.
Nel 2007 nel giorno di San'Antonio "Gloriuso" di Sanfedista memoria abbiamo liberato Gaeta con la Giunta Raimondi con al fianco il
Brigante Ciano, sono stato con Ciano alla riFondazione l'8 dicembre 2007 a livello nazionale del partito e ne vado fiero di essere uno dei Fondatori.
Sono stato con Ciano il 6 dicembre 2008 durante uno storico consiglio comunale a Gaeta, si chiedevano i danni di guerra per l'assedio ed il bombardamento subito da Gaeta dal novembre 1860 fino al 13 febbraio 1861.
Per "disguidi" dovuti all'organizzazione "filini"abbiamo dovuto rimettere mano allo statuto e abbiamo scelto per i ruoli all'interno del partito persone che noi giudichiamo valide e capaci.
Quest'anno Ciano ha lasciato la sua creatura (evento unico) e abbiamo scelto Peppe De Santis (io l' ho votato) come segretario , non mettiamo bocca negli affari altrui e non capisco il perchè tutti si sono sentiti in dovere di criticare le nostre scelte interne di cariche e le nostre scelte di linea politica.

Su facebook ho visto cose che voi umani......., ci sono persone che hanno convocato una due giorni a Gaeta nel 2007 per uscire dal sonno culturale convegnistico e FARE Politica ma poi vanno in minoranza e se ne VANNO VIA come i bambini padroni del pallone che vanno via al gol subito....ci sono Conducator tutto d'un pezzo sia fisicamente che di
parola, ma al primo soldo intravisto spaccano un patto elettorale meridionalista per sostenere un candidato sindaco con il tricolore nel simbolo..... ci sono persone che hanno fallito in un ruolo ma sarebbe bastato dire "Io di più non riesco a fare!!!"
Invece su FB noi siamo il male e noi siamo gli inetti..salvo poi crescere sia in qualità che in termini
numerici ......ho visto tre Grandi somari che si spartiscono cariche e incarichi su vari direttivi e governi e comandi di truppa ma sono solo tre somari e Tre PC sulla strada del Tavoliere.....ho visto questi e tanti altri di taglia più piccola li ho visti uniti. Finalmente tutti i padri anzi tutti sti figli d..el Sud finalmente uniti contro il nemico comune contro il male dei mali...noi del PdelSUD .
Che dire contenti loro... certo caro gli costa lasciar perdere convegni ,marce seppellimenti truppe alla carica tutti uniti in questa orgia contro il PdelSUD, loro che fino a ieri si sputavano in faccia, loro che si sparlavano alle spalle, loro che si giuravano eterno odio ..,loro tutti insieme a fari spenti nella notte in una carica, e perdonatemi la bestemmia, in una carica Garibaldina contro di noi, ed è per questi signori e il loro modo di fare che in tanti anni non hanno saputo
costruire NULLA, solo divisioni e steccati che separano movimenti di 2 o 3 persone che se aprono gli occhi si renderanno conto che con il loro modo di agire non combineranno mai nulla, dividendo il fronte e facendo il gioco dei nostri nemici...
signori...ma fateci il piacere...




.

La cultura del sud...un partito diverso


Di Francesca Amato


Mi ritrovo a scrivere di nuovo, dopo una nottata ricca di emozioni e veramente importante per me...ieri sera dopo anni, sono riuscita a tenere il mio primo concerto a Santo Stefano di Camastra, si sa che nemo propheta in patria, naturalmente io non faccio eccezione e ho dovuto aspettare che i tempi fossero maturi.

Non trovo le parole che riescano a descrivere ciò che mi si agitava dentro, vedere l'amore della mia gente, i loro occhi pieni d'orgoglio, la loro partecipazione, ho cantato con tutto l'amore di cui sono capace, guardando mio padre, pensando a mio nonno, al fatto che senza questi due uomini meravigliosi non sarei mai stata la combattente che sono...non avrei mai amato le mie radici così profondamente...non avrei mai volato così in alto...

Una cosa tra tutte, però, mi ha toccato profondamente l'anima, la presenza di Beppe De Santis e Linda Cottone, ma quando capita che due segretari, nazionale e regionale, si spostino solo per amore dell'arte e della cultura?MAI! Solo nel Partito del Sud e questa è un ulteriore conferma che non mi sono sbagliata...che qui soffia un vento nuovo, che fa bene al cuore e al cervello( sembro la pubblicità del thè...).

Vederli attenti, vedere il sorriso contagioso di Linda, nei passaggi di alcune canzoni, diciamo, più mariuole e Beppe emozionato, attento, partecipe, mi ha dato una carica e un coraggio incredibili, cantavo la mia terra, i nostri amori passionali, carnali violenti, la nostra fame che ci portiamo dentro da secoli, come un mostro, anni di schiene piegate, di storia rubata...il sud per noi artisti è una scommessa dolorosa, con pochi soldi nella tasca, tanta stanchezza, troppe notti in macchina, alle volte senza mangiare, ma siamo noi che abbiamo vinto, noi che questo sud non lo lasciamo e di questo sud alimentiamo la nostra arte disperata e le nostre flebili speranze....

Ho sentito per la prima volta più forte in me l'idea del cambiamento, un partito fuori dalle logiche e dagli schemi, un'onda nuova, che spazza via il sudiciume che ci soffoca da molti, troppi anni e dietro ogni bel cambiamento, oltre che la buona politica, non può mancare l'arte, pulita per definizione, rivoluzionaria per scelta, grazie, perchè oggi alzandomi ho guardato questo cielo spettacolare, ho sentito il sole addosso e ,commossa,ho ricominciato a cantare!


.

Leggi tutto »


Di Francesca Amato


Mi ritrovo a scrivere di nuovo, dopo una nottata ricca di emozioni e veramente importante per me...ieri sera dopo anni, sono riuscita a tenere il mio primo concerto a Santo Stefano di Camastra, si sa che nemo propheta in patria, naturalmente io non faccio eccezione e ho dovuto aspettare che i tempi fossero maturi.

Non trovo le parole che riescano a descrivere ciò che mi si agitava dentro, vedere l'amore della mia gente, i loro occhi pieni d'orgoglio, la loro partecipazione, ho cantato con tutto l'amore di cui sono capace, guardando mio padre, pensando a mio nonno, al fatto che senza questi due uomini meravigliosi non sarei mai stata la combattente che sono...non avrei mai amato le mie radici così profondamente...non avrei mai volato così in alto...

Una cosa tra tutte, però, mi ha toccato profondamente l'anima, la presenza di Beppe De Santis e Linda Cottone, ma quando capita che due segretari, nazionale e regionale, si spostino solo per amore dell'arte e della cultura?MAI! Solo nel Partito del Sud e questa è un ulteriore conferma che non mi sono sbagliata...che qui soffia un vento nuovo, che fa bene al cuore e al cervello( sembro la pubblicità del thè...).

Vederli attenti, vedere il sorriso contagioso di Linda, nei passaggi di alcune canzoni, diciamo, più mariuole e Beppe emozionato, attento, partecipe, mi ha dato una carica e un coraggio incredibili, cantavo la mia terra, i nostri amori passionali, carnali violenti, la nostra fame che ci portiamo dentro da secoli, come un mostro, anni di schiene piegate, di storia rubata...il sud per noi artisti è una scommessa dolorosa, con pochi soldi nella tasca, tanta stanchezza, troppe notti in macchina, alle volte senza mangiare, ma siamo noi che abbiamo vinto, noi che questo sud non lo lasciamo e di questo sud alimentiamo la nostra arte disperata e le nostre flebili speranze....

Ho sentito per la prima volta più forte in me l'idea del cambiamento, un partito fuori dalle logiche e dagli schemi, un'onda nuova, che spazza via il sudiciume che ci soffoca da molti, troppi anni e dietro ogni bel cambiamento, oltre che la buona politica, non può mancare l'arte, pulita per definizione, rivoluzionaria per scelta, grazie, perchè oggi alzandomi ho guardato questo cielo spettacolare, ho sentito il sole addosso e ,commossa,ho ricominciato a cantare!


.

domenica 21 novembre 2010

La barbarie savoiarda i negli Abruzzi ( e vorrebbero farci festeggiare questi assassini monarchici? )



Capitolo tratto dal libro di Antonio Ciano "Le stragi e gli eccidi dei Savoia"



Torre Santa Lucia massacrata

Gli abruzzesi reagirono all'invasione savoiarda da eroil. Si formarono subito bande di partigiani, tutti i paesi insorsero. Una compagnia di Bersaglieri si diresse verso Torre Santa Lucia. Tale villaggio, sito in posizione dominante, era circondato da profondi burroni. Verso mezzodì, il paese, battuto incessantemente dai cannoni Stenhops, era ridotto ad un cumulo di macerie. A quel punto, tre colonne di Bersaglieri si inerpicarono, fatte segno da un nutrito fuoco di fucileria,lungo il pendio;nonostante le perdite di vita umana i soldati irruppero con veemenza nel villaggio da diverse direzioni. I partigiani ( chiamati briganti dal regime savoiardo) fuggirono inseguiti dai bersaglieri chwe ne fecero mattanza. Un vero massacro. Torre Santa Lucia fu quasi rasa al suolo dai nazisti del 1800.

Il generale Pinelli incendia 22 paesi

Verso la fine di Gennaio del 1861 il generale Pinelli attaccò Torre Santa Lucia. Il villaggio fu raso al suolo dall’artiglieria pesante, dopo di che fu preso dai bersaglieri che massacrarono i partigiani duosiciliani rimasti vivi…”Rimasto padrone del campo, Pinelli ordinò di bruciare tutti i villaggi fino ad Acquasanta e di fucilare ogni persona sospetta di convivenza con i reazionari.Ubbidendo a tale direttiva, furono dati alle fiamme 10 paesi, secondo la relazione ufficiale, e passati per le armi, con procedura sommaria, un numero imprecisato, ma senza dubbio notevole, di persone (secondo asserzioni della stessa truppa piemontese, riportate da Gaetano Frascarelli, i villaggi saccheggiati ed incendiati furono invece 22 ( ventidue). Tutte le masserizie ed il bestiame, appartenenti a famiglie di sospetti”briganti”, furono confiscati e venduti al mercato di Ascoli…” ( Timoteo Galanti, Dagli Sciaboloni ai Piccioni, Edigrafital, S.p.A., S.Atto ( Teramo),1990,pag 295)

Da queste pagine dobbiamo dire che Pinelli ha ingannato persino Giacinto De Sivo, storico borbonico molto informato il quale scrive di sei paesi bruciati a pagina 447 della sua “ Storia delle Due Sicilie” visto che molti ricercatori storici, compreso il sottoscritto e il buon Gigi di Fiore han preso per buona la cifra di sei paesi bruciati in nove mesi riportata dallo storico di Maddaloni.Ma la colpa non è del De Sivo, né di Di Fiore né del sottoscritto se a volte ci si imbatte in qualche errore. Questo Stato non ha messo ancora in ordine i suoi archivi o ce li ha tenuti sotto controllo militare. La stessa cosa vale per Eleonoro Negri ritenuto il massacratore di Pontelandolfo mentre altri ritengono che sia stato Gaetano Negri. Comunque entrambi erano dei fucilatori di “briganti” e operavano nelle stesse zone. Aspettiamo che questo stato ci dica con certezza chi è stato e quanti sono stati i morti della guerra civile che ha insanguinato il Sud.

Nell’Aquilano non si votò quasi in nessun paese. Il generale Pinelli, tra i più feroci criminali di guerra che la storia ricordi, il 28 Ottobre, si diresse verso Pizzoli. Prese a saccheggiare masserie e case e a uccidere tutti i contadini che incontrava sulla sua strada: in una mattinata ne uccise 136, la maggior parte dei quali impiccati per risparmiare polvere da sparo. A Pizzoli, Pinelli, con il suo stato maggiore alloggiò nella casa di un certo Alessandro Cicchettani che, come ringraziamento, fu fucilato la mattina seguente dai bersaglieri piemontesi, alla presenza della moglie.

(Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Vol. II, Edizioni Brenner, 1984, pg 313) Forse il Pinelli aveva saputo che il Cicchettani non era un traditore della sua patria. I contadini usavano mettere coccarde rosse sul bavero delle giacche o fiocchi rossi sui cappelli in onore del loro Re; a San Vittorino, il Pinelli, vedendo il colore rosso dappertutto, diventò furioso come un toro scatenato: fece prigionieri tutti coloro che incontrava sulla sua strada. La gente veniva percossa, torturata e tradotta nelle carceri dell’Aquila. Due cittadini, rifiutatisi di sputare sulle nappe rosse, furono fucilati. Lo sbandamento fu generale, la gente fuggiva dai paesi che venivano rastrellati, saccheggiati, e, a volte, anche messi a ferro e fuoco dai piemontesi. Donne, bambini e vecchi furono costretti a fuggire sulle montagne, a patire la fame, a dormire all’addiaccio, a morire assiderati. Passata la furia savoiarda, i profughi tornano ai loro paesi e li trovano svuotati e distrutti. Campi incendiati, case arse e svuotate, tante fatiche distrutte dai bastardi invasori; botti di vino svuotate, grano derubato, olio sparso per le piazze. I contadini gridarono vendetta, giurarono odio eterno verso i liberal-massoni, verso i loro nemici affamatori, ogni arma, dalle pietre ai fucili, era buona per ucciderli. Il popolo, i contadini cominciarono una strenua e feroce lotta contro i piemontesi e il sistema liberal-massonico, lotta che, dagli scrittori salariati di regime, fu chiamata Brigantaggio

183 fucilati nell’avellinese

.Apprendiamo dal Cesari a pagina 108 de” Il brigantaggio e l’opera dell’esercito italiano” che il generale Pinelli con alcune compagnie del 62° e della brigata Bologna iniziò verso la fine di agosto una spietata caccia che terminò nel successivo ottobre nell’avellinese. Nei vari scontri ci fa sapere il Cesari…di quella battuta vennero fucilati 83 briganti, un centinaio circa cadde in conflitto e altri duecento si costituirono.


.

Leggi tutto »


Capitolo tratto dal libro di Antonio Ciano "Le stragi e gli eccidi dei Savoia"



Torre Santa Lucia massacrata

Gli abruzzesi reagirono all'invasione savoiarda da eroil. Si formarono subito bande di partigiani, tutti i paesi insorsero. Una compagnia di Bersaglieri si diresse verso Torre Santa Lucia. Tale villaggio, sito in posizione dominante, era circondato da profondi burroni. Verso mezzodì, il paese, battuto incessantemente dai cannoni Stenhops, era ridotto ad un cumulo di macerie. A quel punto, tre colonne di Bersaglieri si inerpicarono, fatte segno da un nutrito fuoco di fucileria,lungo il pendio;nonostante le perdite di vita umana i soldati irruppero con veemenza nel villaggio da diverse direzioni. I partigiani ( chiamati briganti dal regime savoiardo) fuggirono inseguiti dai bersaglieri chwe ne fecero mattanza. Un vero massacro. Torre Santa Lucia fu quasi rasa al suolo dai nazisti del 1800.

Il generale Pinelli incendia 22 paesi

Verso la fine di Gennaio del 1861 il generale Pinelli attaccò Torre Santa Lucia. Il villaggio fu raso al suolo dall’artiglieria pesante, dopo di che fu preso dai bersaglieri che massacrarono i partigiani duosiciliani rimasti vivi…”Rimasto padrone del campo, Pinelli ordinò di bruciare tutti i villaggi fino ad Acquasanta e di fucilare ogni persona sospetta di convivenza con i reazionari.Ubbidendo a tale direttiva, furono dati alle fiamme 10 paesi, secondo la relazione ufficiale, e passati per le armi, con procedura sommaria, un numero imprecisato, ma senza dubbio notevole, di persone (secondo asserzioni della stessa truppa piemontese, riportate da Gaetano Frascarelli, i villaggi saccheggiati ed incendiati furono invece 22 ( ventidue). Tutte le masserizie ed il bestiame, appartenenti a famiglie di sospetti”briganti”, furono confiscati e venduti al mercato di Ascoli…” ( Timoteo Galanti, Dagli Sciaboloni ai Piccioni, Edigrafital, S.p.A., S.Atto ( Teramo),1990,pag 295)

Da queste pagine dobbiamo dire che Pinelli ha ingannato persino Giacinto De Sivo, storico borbonico molto informato il quale scrive di sei paesi bruciati a pagina 447 della sua “ Storia delle Due Sicilie” visto che molti ricercatori storici, compreso il sottoscritto e il buon Gigi di Fiore han preso per buona la cifra di sei paesi bruciati in nove mesi riportata dallo storico di Maddaloni.Ma la colpa non è del De Sivo, né di Di Fiore né del sottoscritto se a volte ci si imbatte in qualche errore. Questo Stato non ha messo ancora in ordine i suoi archivi o ce li ha tenuti sotto controllo militare. La stessa cosa vale per Eleonoro Negri ritenuto il massacratore di Pontelandolfo mentre altri ritengono che sia stato Gaetano Negri. Comunque entrambi erano dei fucilatori di “briganti” e operavano nelle stesse zone. Aspettiamo che questo stato ci dica con certezza chi è stato e quanti sono stati i morti della guerra civile che ha insanguinato il Sud.

Nell’Aquilano non si votò quasi in nessun paese. Il generale Pinelli, tra i più feroci criminali di guerra che la storia ricordi, il 28 Ottobre, si diresse verso Pizzoli. Prese a saccheggiare masserie e case e a uccidere tutti i contadini che incontrava sulla sua strada: in una mattinata ne uccise 136, la maggior parte dei quali impiccati per risparmiare polvere da sparo. A Pizzoli, Pinelli, con il suo stato maggiore alloggiò nella casa di un certo Alessandro Cicchettani che, come ringraziamento, fu fucilato la mattina seguente dai bersaglieri piemontesi, alla presenza della moglie.

(Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Vol. II, Edizioni Brenner, 1984, pg 313) Forse il Pinelli aveva saputo che il Cicchettani non era un traditore della sua patria. I contadini usavano mettere coccarde rosse sul bavero delle giacche o fiocchi rossi sui cappelli in onore del loro Re; a San Vittorino, il Pinelli, vedendo il colore rosso dappertutto, diventò furioso come un toro scatenato: fece prigionieri tutti coloro che incontrava sulla sua strada. La gente veniva percossa, torturata e tradotta nelle carceri dell’Aquila. Due cittadini, rifiutatisi di sputare sulle nappe rosse, furono fucilati. Lo sbandamento fu generale, la gente fuggiva dai paesi che venivano rastrellati, saccheggiati, e, a volte, anche messi a ferro e fuoco dai piemontesi. Donne, bambini e vecchi furono costretti a fuggire sulle montagne, a patire la fame, a dormire all’addiaccio, a morire assiderati. Passata la furia savoiarda, i profughi tornano ai loro paesi e li trovano svuotati e distrutti. Campi incendiati, case arse e svuotate, tante fatiche distrutte dai bastardi invasori; botti di vino svuotate, grano derubato, olio sparso per le piazze. I contadini gridarono vendetta, giurarono odio eterno verso i liberal-massoni, verso i loro nemici affamatori, ogni arma, dalle pietre ai fucili, era buona per ucciderli. Il popolo, i contadini cominciarono una strenua e feroce lotta contro i piemontesi e il sistema liberal-massonico, lotta che, dagli scrittori salariati di regime, fu chiamata Brigantaggio

183 fucilati nell’avellinese

.Apprendiamo dal Cesari a pagina 108 de” Il brigantaggio e l’opera dell’esercito italiano” che il generale Pinelli con alcune compagnie del 62° e della brigata Bologna iniziò verso la fine di agosto una spietata caccia che terminò nel successivo ottobre nell’avellinese. Nei vari scontri ci fa sapere il Cesari…di quella battuta vennero fucilati 83 briganti, un centinaio circa cadde in conflitto e altri duecento si costituirono.


.

Carlo Capezzuto: ARTE, CULTURA E SVILUPPO DEL MEZZOGIORNO - S.Leucio 13 nov 2010


http://www.facebook.com/?ref=home#!/video/video.php?v=1532445425834&comments

.
Leggi tutto »

http://www.facebook.com/?ref=home#!/video/video.php?v=1532445425834&comments

.

Noi credevamo, l’Unità d’Italia secondo i delusi

Antonio Ciano: Ho visto il Film a Palermo,al cinema Dante. E' un capolavoro. Martone ha evidenziato il fallimento delle idee mazziniane e risorgimentali. Mazzini era un repubblicano che metteva disordine in tutte le monarchie europee esclusa quella inglese che lo foraggiava di sterline. Morirono per quella causa centinaia di italiani. Solo a Roma, in un attentato alla caserma Serristori morirono 23 soldati francesi e 300 furono i feriti. Furono condannati a morte Tognetti e Monti per essere gli autori dell'attentato, ma il mandante era Mazzini. Pisacane, invese il Regno delle Due sicilie mano armata, visto il fallimento della spedizione si suicidò, nel testamento ideologico scrisse che altra era la terra da invadere, era il Piemonte, ma Mazzini lo indirizzò nel Regno dei Borbone. Le brigate rosse e nere sono il frutto di quella scuola di sangue.Il film finisce nel 1862, quando Garibaldi fu ferito in Aspromonte e i disertori dell'esercito italianio furono tutti fucilati. I bersaglieri intanto fecero ...


Noi credevamo

Noi credevamo (01 Distribution)

Tra le pagine oscure del processo risorgimentale per l’Unità d’Italia si muove Noi credevamo, corposo film storico di Mario Martone. Presentato in concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia, arriva ora nelle sale (dal 12 novembre) ma in versione leggermente ridotta: le quasi tre ore e mezza di girato si riducono a due ore e 50 minuti. Panorama.it ve ne offre un estratto video in anteprima.

Tramite le vite di Domenico (Luigi Lo Cascio), Angelo (Valerio Binasco) e Salvatore (Luigi Pisani), tre ragazzi del sud Italia affiliati alla Giovine Italia di Mazzini, Noi credevamo dà voce alla storia più sconosciuta della nascita del nostro Paese, dei conflitti implacabili tra i “padri della patria”, dell’insanabile frattura tra nord e sud, delle radici contorte su cui sì è sviluppata l’Italia in cui viviamo.

“Intorno a queste vicende insieme a Giancarlo De Cataldo abbiamo costruito l’intera impalcatura del racconto, composta di fatti, comportamenti e parole attinti rigorosamente alla documentazione storiografica” racconta il regista. “Uno dei tre personaggi è ispirato al protagonista di un romanzo in cui Anna Banti racconta la storia del suo nonno cospiratore, Noi credevamo. Solo una parte di questo libro confluisce nel film, ma il titolo mi è apparso bellissimo e adatto per l’insieme del racconto”.


Fonte :Panorama

-
Leggi tutto »
Antonio Ciano: Ho visto il Film a Palermo,al cinema Dante. E' un capolavoro. Martone ha evidenziato il fallimento delle idee mazziniane e risorgimentali. Mazzini era un repubblicano che metteva disordine in tutte le monarchie europee esclusa quella inglese che lo foraggiava di sterline. Morirono per quella causa centinaia di italiani. Solo a Roma, in un attentato alla caserma Serristori morirono 23 soldati francesi e 300 furono i feriti. Furono condannati a morte Tognetti e Monti per essere gli autori dell'attentato, ma il mandante era Mazzini. Pisacane, invese il Regno delle Due sicilie mano armata, visto il fallimento della spedizione si suicidò, nel testamento ideologico scrisse che altra era la terra da invadere, era il Piemonte, ma Mazzini lo indirizzò nel Regno dei Borbone. Le brigate rosse e nere sono il frutto di quella scuola di sangue.Il film finisce nel 1862, quando Garibaldi fu ferito in Aspromonte e i disertori dell'esercito italianio furono tutti fucilati. I bersaglieri intanto fecero ...


Noi credevamo

Noi credevamo (01 Distribution)

Tra le pagine oscure del processo risorgimentale per l’Unità d’Italia si muove Noi credevamo, corposo film storico di Mario Martone. Presentato in concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia, arriva ora nelle sale (dal 12 novembre) ma in versione leggermente ridotta: le quasi tre ore e mezza di girato si riducono a due ore e 50 minuti. Panorama.it ve ne offre un estratto video in anteprima.

Tramite le vite di Domenico (Luigi Lo Cascio), Angelo (Valerio Binasco) e Salvatore (Luigi Pisani), tre ragazzi del sud Italia affiliati alla Giovine Italia di Mazzini, Noi credevamo dà voce alla storia più sconosciuta della nascita del nostro Paese, dei conflitti implacabili tra i “padri della patria”, dell’insanabile frattura tra nord e sud, delle radici contorte su cui sì è sviluppata l’Italia in cui viviamo.

“Intorno a queste vicende insieme a Giancarlo De Cataldo abbiamo costruito l’intera impalcatura del racconto, composta di fatti, comportamenti e parole attinti rigorosamente alla documentazione storiografica” racconta il regista. “Uno dei tre personaggi è ispirato al protagonista di un romanzo in cui Anna Banti racconta la storia del suo nonno cospiratore, Noi credevamo. Solo una parte di questo libro confluisce nel film, ma il titolo mi è apparso bellissimo e adatto per l’insieme del racconto”.


Fonte :Panorama

-

Con Carlo Capezzuto nasce il Partito del Sud a San Giorgio a Cremano

Leggi tutto »

Il Cipe sblocca i fondi: cantieri per 21 mld, al Sud solo l’1%

La solita storia: tanto al Nord, poco o nulla al Sud. Il Cipe ha sbloccato i fondi per avviare i cantieri di grandi opere per un valore di 21 miliardi di euro, cifra che si riferisce al valore delle opere stesse. Si va dalla Torino-Lione al Mose di Venezia, dal Brennero alla Milano-Genova. Il Comitato Interministariale per la programmazione economica, inoltre, ha sbloccato 785 milioni per la ricerca industriale e 100 milioni per il comparto agroalimentare. Cifre importanti, ma al Sud andranno solo le briciole. Il Meridione, infatti, beneficierà solo dell’1% dei 21 miliardi di euro, circa 200 milioni. Tra gli interventi previsti la piastra logistica di Taranto e l’adeguamento dell’area ferroviaria metropolitana di Bari.

Esulta il leghista Castelli per il Nord che ha fatto il pieno, felice il ministro Sacconi che parla di opere importanti per il Veneto. Il Sud, invece, resta a bocca asciutta e si aprono le polemiche. Sergio D’Antoni, esponente del Pd, dice: “siamo alle solite, di fatto il Mezzogiorno è stato cancellato dal piano”. Secondo l’ex sindacalista, inoltre, ”non e’ certo con il disco rotto del piano Sud che il governo riuscira’ a nascondere questo ennesimo ennesimo sfregio. Neppure il rapido sfaldarsi del sistema di potere berlusconiano – prosegue – sembra indebolire l’asse di ferro tra Bossi e Tremonti, che in questi tre anni si e’ meritato la promozione della Lega a ministro della sottrazione delle risorse al Sud. I risultati di questa impostazione che spezza l’Italia e danneggia tutto il paese, a cominciare dal Nord, li ha dati oggi l’Ocse, parlando di ripresa incerta e diseguale. I cittadini sapranno giudicare”.

Short URL: http://www.ilsud.eu/?p=1931

.

Leggi tutto »

La solita storia: tanto al Nord, poco o nulla al Sud. Il Cipe ha sbloccato i fondi per avviare i cantieri di grandi opere per un valore di 21 miliardi di euro, cifra che si riferisce al valore delle opere stesse. Si va dalla Torino-Lione al Mose di Venezia, dal Brennero alla Milano-Genova. Il Comitato Interministariale per la programmazione economica, inoltre, ha sbloccato 785 milioni per la ricerca industriale e 100 milioni per il comparto agroalimentare. Cifre importanti, ma al Sud andranno solo le briciole. Il Meridione, infatti, beneficierà solo dell’1% dei 21 miliardi di euro, circa 200 milioni. Tra gli interventi previsti la piastra logistica di Taranto e l’adeguamento dell’area ferroviaria metropolitana di Bari.

Esulta il leghista Castelli per il Nord che ha fatto il pieno, felice il ministro Sacconi che parla di opere importanti per il Veneto. Il Sud, invece, resta a bocca asciutta e si aprono le polemiche. Sergio D’Antoni, esponente del Pd, dice: “siamo alle solite, di fatto il Mezzogiorno è stato cancellato dal piano”. Secondo l’ex sindacalista, inoltre, ”non e’ certo con il disco rotto del piano Sud che il governo riuscira’ a nascondere questo ennesimo ennesimo sfregio. Neppure il rapido sfaldarsi del sistema di potere berlusconiano – prosegue – sembra indebolire l’asse di ferro tra Bossi e Tremonti, che in questi tre anni si e’ meritato la promozione della Lega a ministro della sottrazione delle risorse al Sud. I risultati di questa impostazione che spezza l’Italia e danneggia tutto il paese, a cominciare dal Nord, li ha dati oggi l’Ocse, parlando di ripresa incerta e diseguale. I cittadini sapranno giudicare”.

Short URL: http://www.ilsud.eu/?p=1931

.

venerdì 19 novembre 2010

Ora la Lega paga il conto

di NANDO DALLA CHIESA

Ma davvero pensavano che nessuno gli avrebbe mai chiesto il conto? Sul serio immaginavano di governare per vent’anni la Lombardia senza dovere spiegare come mai i clan calabresi hanno potuto metterci tende e case impunemente, facendosi beffe dei riti celtici e delle adunate di Pontida? Se il centrosinistra ha dovuto rispondere (giustamente) della spazzatura a Napoli, o del degrado delle periferie romane, in base a quale principio chi ha governato regione, province e comunilombardi nella Seconda Repubblica non dovrebbe rispondere della stupefacente avanzata della ‘ndrangheta nel cuore della pianura padana? La questione, cristallina, è ormai sul tappeto. Ed è ridicolo pensare di cavarsela gettando la colpa di tutto sulle “leggi romane”, ossia sul soggiorno obbligato. Il quale ha avuto certo un ruolo nel favorire i primi insediamenti mafiosi al Nord. Ma ormai non esiste da più di vent’anni.

Da più di vent’anni, cioè, Cosa Nostra e la ‘ndrangheta arrivano al Nord, a grappoli di boss e di affiliati, unicamente perché ci fanno buoni affari, trovano una certa e incredibile ospitalità ambientale e perché, soprattutto, le istituzioni politiche continuano a negarne l’esistenza. Che è una polizza d’oro, visto che se il nemico non esiste non gli si fa la guerra. Meno male che la lotta ai clan la fanno lo stesso le forze dell’ordine e la magistratura, le quali da tempo con migliaia (migliaia...) di arresti e con decine di processi gridano inutilmente alla nazione quello che accade nelle sue aree più ricche. E che si impegnano lì come in Sicilia, in Calabria e in Campania (a proposito, complimenti per la cattura di Iovine), dove però nessuno si sogna più di dire che mafia, camorra e ‘ndrangheta non ci siano. In quelle regioni un tempo la Dc, non solo lei ma soprattutto lei, ha allevato un sistema in cui i clan sono straripati fino a farla da padroni. Oggi la Lega e i suoi alleati, non solo loro ma soprattutto loro, li stanno facendo straripare in Lombardia. Grazie dunque a chi arresta i boss, a Casal di Principe come a Buccinasco. Ma paghi il conto chi li fa accomodare nell’edilizia, nei lavori pubblici, nei piani regolatori, nel commercio, in politica, senza dire una parola. Al Sud come in “Padania”.

Nando Dalla Chiesa - 18 novembre 2010 -Fonte: Il Fatto Quotidiano

Fonte:http://diksa53.blogspot.com/2010/11/ora-la-lega-paga-il-conto.html


.

Leggi tutto »

di NANDO DALLA CHIESA

Ma davvero pensavano che nessuno gli avrebbe mai chiesto il conto? Sul serio immaginavano di governare per vent’anni la Lombardia senza dovere spiegare come mai i clan calabresi hanno potuto metterci tende e case impunemente, facendosi beffe dei riti celtici e delle adunate di Pontida? Se il centrosinistra ha dovuto rispondere (giustamente) della spazzatura a Napoli, o del degrado delle periferie romane, in base a quale principio chi ha governato regione, province e comunilombardi nella Seconda Repubblica non dovrebbe rispondere della stupefacente avanzata della ‘ndrangheta nel cuore della pianura padana? La questione, cristallina, è ormai sul tappeto. Ed è ridicolo pensare di cavarsela gettando la colpa di tutto sulle “leggi romane”, ossia sul soggiorno obbligato. Il quale ha avuto certo un ruolo nel favorire i primi insediamenti mafiosi al Nord. Ma ormai non esiste da più di vent’anni.

Da più di vent’anni, cioè, Cosa Nostra e la ‘ndrangheta arrivano al Nord, a grappoli di boss e di affiliati, unicamente perché ci fanno buoni affari, trovano una certa e incredibile ospitalità ambientale e perché, soprattutto, le istituzioni politiche continuano a negarne l’esistenza. Che è una polizza d’oro, visto che se il nemico non esiste non gli si fa la guerra. Meno male che la lotta ai clan la fanno lo stesso le forze dell’ordine e la magistratura, le quali da tempo con migliaia (migliaia...) di arresti e con decine di processi gridano inutilmente alla nazione quello che accade nelle sue aree più ricche. E che si impegnano lì come in Sicilia, in Calabria e in Campania (a proposito, complimenti per la cattura di Iovine), dove però nessuno si sogna più di dire che mafia, camorra e ‘ndrangheta non ci siano. In quelle regioni un tempo la Dc, non solo lei ma soprattutto lei, ha allevato un sistema in cui i clan sono straripati fino a farla da padroni. Oggi la Lega e i suoi alleati, non solo loro ma soprattutto loro, li stanno facendo straripare in Lombardia. Grazie dunque a chi arresta i boss, a Casal di Principe come a Buccinasco. Ma paghi il conto chi li fa accomodare nell’edilizia, nei lavori pubblici, nei piani regolatori, nel commercio, in politica, senza dire una parola. Al Sud come in “Padania”.

Nando Dalla Chiesa - 18 novembre 2010 -Fonte: Il Fatto Quotidiano

Fonte:http://diksa53.blogspot.com/2010/11/ora-la-lega-paga-il-conto.html


.

Il Partito del Sud anche su Twitter!


Basta cliccare sul pulsante sotto per seguire le nostre notizie e le nostre novità anche su quest'altro popolare Social Network, anche su Twitter le ultime novità sull'unico e vero Partito del Sud!!!

Follow Partito_del_Sud on Twitter






.
Leggi tutto »

Basta cliccare sul pulsante sotto per seguire le nostre notizie e le nostre novità anche su quest'altro popolare Social Network, anche su Twitter le ultime novità sull'unico e vero Partito del Sud!!!

Follow Partito_del_Sud on Twitter






.

Un'Idea x Napoli? Sussidiatela!



Di Ivan Esposito


Una delle regole non scritte del buon vicinato partenopeo istituisce una mutualità spicciola, dal significato profondo, quella di prestarsi le cose per piccole impellenti necessità: signo', tenisseve 'nu limone?

In questi tempi pre-pre-elettorali, nei circoli più o meno progressisti e più o meno meridionalisti, si assiste ad un fenomeno analogo che diffonde, specie sul web, la stessa cordiale istanza: scusate, tenisseve 'n Idea x Napoli? E come no, accomodatevi! Chiudiamo una strada di qua, mettiamo una fioriera di là, puliamo questo, aggiustiamo quell'altro...Tutte cose giuste. Ma io baratterei 100 idee con una visione di Napoli, che purtroppo non trovo - per carità, capace che sto distratto io.

Ad ogni modo, una riforma per i governanti e i governati, ce l'avrei: la sussidiarietà.

Di fronte ad un bisogno che accomuna un insieme di persone, in genere ci sono tre tipi di risposte.

La prima. Chi ha un bisogno se lo tiene e, se è abbastanza in gamba, lo risolve da solo.

La seconda. Il gruppo unito da un bisogno deve conquistare il potere politico e governare le Istituzioni; poi le Istituzioni prenderanno le misure più opportune per risolvere il problema.

La terza. Le persone in difficoltà, si aiutino reciprocamente e costruiscano la soluzione al problema mettendo in comune le risorse di ciascuno.

Facciamo un esempio: un parco pubblico chiuso e/o mal tenuto.

Soluzione uno: chi può, si compri una casa con giardino; chi non può, si attacchi al tram.

Soluzione due: chi vuole fruire del parco, voti per la lista PARCO SI e attenda che il Sindaco parchista risolva il problema.

Soluzione tre: 500 famiglie raccolgano 10€/mese a testa, acquistino panchine e giochi per bimbi, curino direttamente vigilanza e manutenzione - il che non esclude la contemporanea soluzione due, ma mantiene la gerarchia democratica tra governati (sopra) e governanti (sotto), sovvertibile facilmente dalla sola pratica della soluzione due.

Nel Mezzogiorno, questa terza via ci è familiare come ci è familiare la neve a Ferragosto. E non ci sono esempi o primati borbonici a cui riferirci, anzi.

E' vero che il Terzo Settore e la Cooperazione sociale sono diffuse anche qui. Ma la forma giuridica non incarna sempre lo spirito e il senso che le cose dovrebbero avere e mantenere, per cui il Non Profit può anche ridursi ad essere il bacino degli appalti a prezzi stracciati, debitore del decisore politico o dello sponsor privato, impiccato al dispotismo del pubblico funzionario che può toglierti l'affidamento di un servizio se ti scordi una fotocopia, ma non risponde a nessuno se ti paga con tre anni di ritardo.

La via della sussidiarietà è culturalmente avversata soprattutto da sinistra. Soluzioni parziali e limitate non possono sostituire, né concorrere, con un welfare pubblico e universale - dicono. Non si sa se ridere o piangere di fronte a una tale fiducia nello Stato (centrale o locale) nutrita da chi, non più di 30 anni fa, pensava che le Istituzioni fossero la sovrastruttura asservita al potere economico. In ogni caso, la sussidiarietà e il Welfare - più in generale: provvedimenti pubblici progressivi - non sono in contrasto: è la cittadinanza attiva, esercitata anche in forme alternative o complementari a quelle previste dalla prassi politica vigente, a generare riforme nella vita pubblica. Abbiamo avuto prima la Resistenza e poi la Repubblica democratica; prima il '68/'69 e poi lo Statuto dei Lavoratori; prima i movimenti femministi e poi il nuovo diritto di famiglia.

Il potere bassoliniano, specie nella versione regionale, è stato l'antitesi della sussidiarietà. Le Istituzioni sono arrivate a mettere in piedi dei concorrenti - dotati di soldi e potere, con a capo scudieri del re - che hanno ostacolato di fatto alcune eccellenze internazionali della società napoletana. E' il caso del Madre verso il complesso del sistema museale napoletano; è il caso della Fondazione Campania dei Festival verso il variegato e autorevole mondo del teatro; è il caso di Città della Scienza spa verso la Fondazione Idis, è il caso del tardivo e parziale sostegno all'IstitutoItaliano Studi Filosofici.

Antonio Bassolino ha pagato umanamente e politicamente la scelta di inaridire le esperienze autonome a vantaggio di quelle direttamente controllate, quando si è trovato pressoché solo nel difendersi da attacchi volgari, opportunistici e fuori misura. In questo senso, la sussidiarietà è una svolta che fa tesoro di un'esperienza comune, senza offendere nessuno.

Ma in tutto queto cosa c'entra il Comune di Napoli e la sua prossima Giunta?

Il nuovo Sindaco dovrà aprire laboratori di sussidiarietà. Cominciando da cose piccole: gestione di parte di parchi, apertura pomeridiana di scuole etc. Cose gestibili da gruppi di cittadini, sostenuti con comodati gratuiti e una forte campagna informativa finalizzata ad accrescere le adesioni. L'importante comunque è che il Comune dia contributi economici Z-E-R-O. Niente soldi, niente grazie a politici amici più o meno sinceri. I napoletani si attrezzino da soli come nella colletta che salva Sofia Loren dal carcere in Ieri, Oggi e Domani o nella ricerca della medicina salvavita che chiude Napoli Milionaria: è l'unica cosa da fare mentre si aspetta che passi la nottata.


.

Leggi tutto »


Di Ivan Esposito


Una delle regole non scritte del buon vicinato partenopeo istituisce una mutualità spicciola, dal significato profondo, quella di prestarsi le cose per piccole impellenti necessità: signo', tenisseve 'nu limone?

In questi tempi pre-pre-elettorali, nei circoli più o meno progressisti e più o meno meridionalisti, si assiste ad un fenomeno analogo che diffonde, specie sul web, la stessa cordiale istanza: scusate, tenisseve 'n Idea x Napoli? E come no, accomodatevi! Chiudiamo una strada di qua, mettiamo una fioriera di là, puliamo questo, aggiustiamo quell'altro...Tutte cose giuste. Ma io baratterei 100 idee con una visione di Napoli, che purtroppo non trovo - per carità, capace che sto distratto io.

Ad ogni modo, una riforma per i governanti e i governati, ce l'avrei: la sussidiarietà.

Di fronte ad un bisogno che accomuna un insieme di persone, in genere ci sono tre tipi di risposte.

La prima. Chi ha un bisogno se lo tiene e, se è abbastanza in gamba, lo risolve da solo.

La seconda. Il gruppo unito da un bisogno deve conquistare il potere politico e governare le Istituzioni; poi le Istituzioni prenderanno le misure più opportune per risolvere il problema.

La terza. Le persone in difficoltà, si aiutino reciprocamente e costruiscano la soluzione al problema mettendo in comune le risorse di ciascuno.

Facciamo un esempio: un parco pubblico chiuso e/o mal tenuto.

Soluzione uno: chi può, si compri una casa con giardino; chi non può, si attacchi al tram.

Soluzione due: chi vuole fruire del parco, voti per la lista PARCO SI e attenda che il Sindaco parchista risolva il problema.

Soluzione tre: 500 famiglie raccolgano 10€/mese a testa, acquistino panchine e giochi per bimbi, curino direttamente vigilanza e manutenzione - il che non esclude la contemporanea soluzione due, ma mantiene la gerarchia democratica tra governati (sopra) e governanti (sotto), sovvertibile facilmente dalla sola pratica della soluzione due.

Nel Mezzogiorno, questa terza via ci è familiare come ci è familiare la neve a Ferragosto. E non ci sono esempi o primati borbonici a cui riferirci, anzi.

E' vero che il Terzo Settore e la Cooperazione sociale sono diffuse anche qui. Ma la forma giuridica non incarna sempre lo spirito e il senso che le cose dovrebbero avere e mantenere, per cui il Non Profit può anche ridursi ad essere il bacino degli appalti a prezzi stracciati, debitore del decisore politico o dello sponsor privato, impiccato al dispotismo del pubblico funzionario che può toglierti l'affidamento di un servizio se ti scordi una fotocopia, ma non risponde a nessuno se ti paga con tre anni di ritardo.

La via della sussidiarietà è culturalmente avversata soprattutto da sinistra. Soluzioni parziali e limitate non possono sostituire, né concorrere, con un welfare pubblico e universale - dicono. Non si sa se ridere o piangere di fronte a una tale fiducia nello Stato (centrale o locale) nutrita da chi, non più di 30 anni fa, pensava che le Istituzioni fossero la sovrastruttura asservita al potere economico. In ogni caso, la sussidiarietà e il Welfare - più in generale: provvedimenti pubblici progressivi - non sono in contrasto: è la cittadinanza attiva, esercitata anche in forme alternative o complementari a quelle previste dalla prassi politica vigente, a generare riforme nella vita pubblica. Abbiamo avuto prima la Resistenza e poi la Repubblica democratica; prima il '68/'69 e poi lo Statuto dei Lavoratori; prima i movimenti femministi e poi il nuovo diritto di famiglia.

Il potere bassoliniano, specie nella versione regionale, è stato l'antitesi della sussidiarietà. Le Istituzioni sono arrivate a mettere in piedi dei concorrenti - dotati di soldi e potere, con a capo scudieri del re - che hanno ostacolato di fatto alcune eccellenze internazionali della società napoletana. E' il caso del Madre verso il complesso del sistema museale napoletano; è il caso della Fondazione Campania dei Festival verso il variegato e autorevole mondo del teatro; è il caso di Città della Scienza spa verso la Fondazione Idis, è il caso del tardivo e parziale sostegno all'IstitutoItaliano Studi Filosofici.

Antonio Bassolino ha pagato umanamente e politicamente la scelta di inaridire le esperienze autonome a vantaggio di quelle direttamente controllate, quando si è trovato pressoché solo nel difendersi da attacchi volgari, opportunistici e fuori misura. In questo senso, la sussidiarietà è una svolta che fa tesoro di un'esperienza comune, senza offendere nessuno.

Ma in tutto queto cosa c'entra il Comune di Napoli e la sua prossima Giunta?

Il nuovo Sindaco dovrà aprire laboratori di sussidiarietà. Cominciando da cose piccole: gestione di parte di parchi, apertura pomeridiana di scuole etc. Cose gestibili da gruppi di cittadini, sostenuti con comodati gratuiti e una forte campagna informativa finalizzata ad accrescere le adesioni. L'importante comunque è che il Comune dia contributi economici Z-E-R-O. Niente soldi, niente grazie a politici amici più o meno sinceri. I napoletani si attrezzino da soli come nella colletta che salva Sofia Loren dal carcere in Ieri, Oggi e Domani o nella ricerca della medicina salvavita che chiude Napoli Milionaria: è l'unica cosa da fare mentre si aspetta che passi la nottata.


.

 
[Privacy]
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | Hot Sonakshi Sinha, Car Price in India