giovedì 16 settembre 2010

La scusa con la quale hanno rubato i nostri fondi FAS

ROMA – Le regioni con il deficit sanitario più alto dovranno aumentare le tasse fino al ripianamento. E’ quanto il governo ha chiesto a Lazio, Campania, Molise e Calabria, oggi nel corso del Consiglio dei Ministri, al quale hanno partecipato anche i governatori delle Regioni con la sanità in rosso. Il governatore del Molise, Michele Iorio, ha definito “assurdo, iniquo e incomprensibile” il suggerimento del governo di aumentare le addizionali regionali fino al ripianamento del deficit sanitario.

Il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, ha riferito che il Consiglio dei ministri è stato presieduto da Altero Matteoli, vista l’assenza del premier Silvio Berlusconi. Abruzzo e Sicilia non si troveranno invece nella situazione di dover alzare le addizionali regionali: “Io lo sapevo da tempo ma è una buona notizia per tutti gli abruzzesi. L’Abruzzo è chiamato fuori”, ha detto Gianni Chiodi, governatore della regione. L’esclusione dai fondi Fas non riguarda neanche la Sicilia. “Abbiamo i conti a posto, come del resto aveva certificato proprio il mese scorso il tavolo tecnico ministeriale, e di conseguenza non solo non dovremo aumentare le tasse ai siciliani, che anzi contiamo di ridurre a partire dal 2011, ma ci viene data una ulteriore opportunità di poterci avvalere, nel caso di qualche criticità nei conti del bilancio nella Regione, anche dell’importante strumento finanziario rappresentato dai fondi Fas, la cui naturale destinazione è quella di servire lo sviluppo della Sicilia”, ha commentato l’assessore siciliano alla Salute, Massimo Russo, al termine del Consiglio dei ministri di questa mattina.

Mentre le quattro Regioni escluse dai Fondi Fas contestano la direttiva del governo: “Noi siamo al massimo e questo significa che dovremo mettere i tributi al massimo del massimo”, ha detto il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti. “Si tratta del risultato della pessima gestione della cosa pubblica che abbiamo ricevuto in eredità. Siamo in difficoltà perchè riteniamo che i fondi Fas siano necessari per rilanciare l’economia della nostra regione. La Calabria ha poi un altro problema serio: ancora oggi non abbiamo la certificazione del debito. Qualcuno dice che è 2,1 miliardi, i nostri tecnici parlano di 1,1 miliardi. Non possiamo andare avanti così”, ha spiegato ancora Scopelliti, ricordando che “il piano di rientro è stato approvato il 17 dicembre, ma Loiero non è riuscito a farlo in cinque anni ed è impensabile farlo in tre mesi, con le elezioni di mezzo”.

Nel comunicato pubblicato al termine del Consiglio dei ministri si legge che “In considerazione del mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dai piani di rientro e dagli equilibri di finanza pubblica, il Consiglio ha concordato circa l’impossibilità di esprimere l’intesa prevista dall’art.2, comma 90, della legge finanziaria per il 2010 e di non potere pertanto consentire alle Regioni Lazio, Campania, Molise e Calabria di utilizzare le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate, relative ai programmi di interesse strategico regionale, a copertura dei deficit del settore sanitario. Hanno partecipato alla discussione i presidenti delle Regioni interessate”.

“Siamo in una situazione che non può consentire di utilizzare fondi Fas come un bancomat. – conferma il ministro della Salute Ferruccio Fazio – Il governo ha ritenuto di non dare il via libera alle richieste di utilizzo dei Fas per ripianare i deficit di 4 regioni: Campania, Lazio, Molise, Calabria. La motivazione è che queste regioni non hanno dato delle garanzie ai Tavoli tecnici di monitoraggio per quanto attiene la certezza di avere dei conti certi da un lato e soprattutto di aver avviato dei processi di riqualificazione di quella che è la rete assistenziale”.

Fonte:Meridionalismo

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ROMA – Le regioni con il deficit sanitario più alto dovranno aumentare le tasse fino al ripianamento. E’ quanto il governo ha chiesto a Lazio, Campania, Molise e Calabria, oggi nel corso del Consiglio dei Ministri, al quale hanno partecipato anche i governatori delle Regioni con la sanità in rosso. Il governatore del Molise, Michele Iorio, ha definito “assurdo, iniquo e incomprensibile” il suggerimento del governo di aumentare le addizionali regionali fino al ripianamento del deficit sanitario.

Il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, ha riferito che il Consiglio dei ministri è stato presieduto da Altero Matteoli, vista l’assenza del premier Silvio Berlusconi. Abruzzo e Sicilia non si troveranno invece nella situazione di dover alzare le addizionali regionali: “Io lo sapevo da tempo ma è una buona notizia per tutti gli abruzzesi. L’Abruzzo è chiamato fuori”, ha detto Gianni Chiodi, governatore della regione. L’esclusione dai fondi Fas non riguarda neanche la Sicilia. “Abbiamo i conti a posto, come del resto aveva certificato proprio il mese scorso il tavolo tecnico ministeriale, e di conseguenza non solo non dovremo aumentare le tasse ai siciliani, che anzi contiamo di ridurre a partire dal 2011, ma ci viene data una ulteriore opportunità di poterci avvalere, nel caso di qualche criticità nei conti del bilancio nella Regione, anche dell’importante strumento finanziario rappresentato dai fondi Fas, la cui naturale destinazione è quella di servire lo sviluppo della Sicilia”, ha commentato l’assessore siciliano alla Salute, Massimo Russo, al termine del Consiglio dei ministri di questa mattina.

Mentre le quattro Regioni escluse dai Fondi Fas contestano la direttiva del governo: “Noi siamo al massimo e questo significa che dovremo mettere i tributi al massimo del massimo”, ha detto il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti. “Si tratta del risultato della pessima gestione della cosa pubblica che abbiamo ricevuto in eredità. Siamo in difficoltà perchè riteniamo che i fondi Fas siano necessari per rilanciare l’economia della nostra regione. La Calabria ha poi un altro problema serio: ancora oggi non abbiamo la certificazione del debito. Qualcuno dice che è 2,1 miliardi, i nostri tecnici parlano di 1,1 miliardi. Non possiamo andare avanti così”, ha spiegato ancora Scopelliti, ricordando che “il piano di rientro è stato approvato il 17 dicembre, ma Loiero non è riuscito a farlo in cinque anni ed è impensabile farlo in tre mesi, con le elezioni di mezzo”.

Nel comunicato pubblicato al termine del Consiglio dei ministri si legge che “In considerazione del mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dai piani di rientro e dagli equilibri di finanza pubblica, il Consiglio ha concordato circa l’impossibilità di esprimere l’intesa prevista dall’art.2, comma 90, della legge finanziaria per il 2010 e di non potere pertanto consentire alle Regioni Lazio, Campania, Molise e Calabria di utilizzare le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate, relative ai programmi di interesse strategico regionale, a copertura dei deficit del settore sanitario. Hanno partecipato alla discussione i presidenti delle Regioni interessate”.

“Siamo in una situazione che non può consentire di utilizzare fondi Fas come un bancomat. – conferma il ministro della Salute Ferruccio Fazio – Il governo ha ritenuto di non dare il via libera alle richieste di utilizzo dei Fas per ripianare i deficit di 4 regioni: Campania, Lazio, Molise, Calabria. La motivazione è che queste regioni non hanno dato delle garanzie ai Tavoli tecnici di monitoraggio per quanto attiene la certezza di avere dei conti certi da un lato e soprattutto di aver avviato dei processi di riqualificazione di quella che è la rete assistenziale”.

Fonte:Meridionalismo

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mercoledì 15 settembre 2010

Da oggi in libreria il nuovo libro di Gigi Di Fiore "Gli ultimi giorni di Gaeta"


Inviato speciale del Mattino di Napoli, già redattore al Giornale di Montanelli, Gigi Di Fiore (premio Saint Vincent per il giornalismo nel 2001) ha al suo attivo una dozzina di libri pubblicati in una ventina d’anni con più editori napoletani, poi con la Utet e infine per la Rizzoli. Saggi sulla criminalità organizzata e sulla storia del Risorgimento con particolare attenzione alla fine del regno delle Due Sicilie e al brigantaggio post-unitario, alcuni premiati e ristampati. E’ da poco in libreria il suo ultimo libro: “Gli ultimi giorni di Gaeta – l’assedio che condannò l’Italia all’unità” edito da Rizzoli (354 pagine, 20 euro).

Nuovo libro di Gigi Di Fiore: Gli ultimi giorni di Gaeta

Intervista a Gigi Di Fiore.

Di Fiore, di cosa si occupa nel suo ultimo libro?

“Dell’assedio di Gaeta, una pagina del Risorgimento quasi del tutto ignorata dai libri di testo scolastici. Eppure, durò cento giorni dal novembre 1860 al febbraio 1861 e segnò la fine del regno delle Due Sicilie e l’annessione definitiva del sud al resto dell’Italia. Costò anche la vita a oltre mille soldati meridionali”.

Perché ha deciso di scrivere proprio dell’assedio di Gaeta?

“Perché, nell’imminenza delle celebrazioni per i 150 anni di unità d’Italia, Gaeta resta la vicenda simbolica più significativa nei mesi che portarono all’unificazione. Più dell’assai citata e raccontata epopea garibaldina. Si fronteggiarono due eserciti regolari, quello del nord piemontese, e quello del sud napoletano. Fu una pagina in cui si vide il meglio e il peggio delle nostre caratteristiche nazionali”.

In che senso?

“Ci furono tradimenti, sotterfugi, ma anche eroismi, scelte di fedeltà alla propria nazione fatte dai napoletani nonostante la loro fosse ormai una resistenza senza speranze. E poi, alcune cose incredibil,i scoperte in documenti inediti custoditi dall’ufficio storico dell’esercito”.

Di che si tratta?

“Nelle carte del ministero della Guerra e negli scritti del generale Cialdini, comandante piemontese all’assedio, emerge che il bombardamento scientifico contro obiettivi anche civili fu teorizzato per provare l’efficacia dei potenti cannoni a lunga gittata. Era un’arma tremenda che fu sperimentata per la prima volta a Gaeta contro i soldati napoletani e i civili”.

Ci furono vittime tra i civili?

“Diverse centinaia, nonostante a parole quella fosse una guerra, mai dichiarata, dell’esercito piemontese sceso al sud per liberare gli italiani da oppressori stranieri. Gaeta fu rasa al suolo, distrutta. Tanti civili morirono sotto le bombe. I danni furono ingenti: un’economia distrutta, una città snaturata mai risarcita dai vincitori. E poi si verificò un paradosso”.

Quale?

“L’assedio costò all’esercito piemontese 25 milioni di lire. Quei soldi furono poi inseriti tra i debiti del bilancio italiano, che all’alba dell’unità ammontavano già a 500 milioni. Morale della favola: gli abitanti di Gaeta, diventati cittadini italiani, pagarono le tasse per risanare debiti contratti anche per le bombe lanciate contro di loro”.

Un Risorgimento inedito nelle sue pagine?

“Sì, come racconto da anni nei miei libri. Una storia poco scolastica e celebrativa, ma rigorosamente documentata su un’unità nata male. Le mie ricerche sull’eccidio di Pontelandolfo dell’agosto 1861 sono ormai citate da tanti autori, in quella cittadina in provincia di Benevento all’inizio dello scorso agosto ho ricevuto il premio Landolfo d’oro per i documenti scovati su quella triste pagina unitaria”.

Che scelta stilistica ha adottato?

“Come sempre, ho tentato di coniugare uno stile narrativo, con il rigore di documenti. Ci sono note, bibliografie, appendici documentarie, ma il racconto non è pedante, né accademico. Una scelta mista, per poter risultare godibile alla lettura senza dimenticare il rigore e la credibilità che possono dare le fonti citate”.

Dove presenterà il libro?

“Ho in calendario una serie di appuntamenti. Il primo sarà alla Fnac di Napoli. Poi, il 6 novembre, sarò a Gaeta su invito dell’amministrazione comunale”.

Fonte:Agoravox


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Inviato speciale del Mattino di Napoli, già redattore al Giornale di Montanelli, Gigi Di Fiore (premio Saint Vincent per il giornalismo nel 2001) ha al suo attivo una dozzina di libri pubblicati in una ventina d’anni con più editori napoletani, poi con la Utet e infine per la Rizzoli. Saggi sulla criminalità organizzata e sulla storia del Risorgimento con particolare attenzione alla fine del regno delle Due Sicilie e al brigantaggio post-unitario, alcuni premiati e ristampati. E’ da poco in libreria il suo ultimo libro: “Gli ultimi giorni di Gaeta – l’assedio che condannò l’Italia all’unità” edito da Rizzoli (354 pagine, 20 euro).

Nuovo libro di Gigi Di Fiore: Gli ultimi giorni di Gaeta

Intervista a Gigi Di Fiore.

Di Fiore, di cosa si occupa nel suo ultimo libro?

“Dell’assedio di Gaeta, una pagina del Risorgimento quasi del tutto ignorata dai libri di testo scolastici. Eppure, durò cento giorni dal novembre 1860 al febbraio 1861 e segnò la fine del regno delle Due Sicilie e l’annessione definitiva del sud al resto dell’Italia. Costò anche la vita a oltre mille soldati meridionali”.

Perché ha deciso di scrivere proprio dell’assedio di Gaeta?

“Perché, nell’imminenza delle celebrazioni per i 150 anni di unità d’Italia, Gaeta resta la vicenda simbolica più significativa nei mesi che portarono all’unificazione. Più dell’assai citata e raccontata epopea garibaldina. Si fronteggiarono due eserciti regolari, quello del nord piemontese, e quello del sud napoletano. Fu una pagina in cui si vide il meglio e il peggio delle nostre caratteristiche nazionali”.

In che senso?

“Ci furono tradimenti, sotterfugi, ma anche eroismi, scelte di fedeltà alla propria nazione fatte dai napoletani nonostante la loro fosse ormai una resistenza senza speranze. E poi, alcune cose incredibil,i scoperte in documenti inediti custoditi dall’ufficio storico dell’esercito”.

Di che si tratta?

“Nelle carte del ministero della Guerra e negli scritti del generale Cialdini, comandante piemontese all’assedio, emerge che il bombardamento scientifico contro obiettivi anche civili fu teorizzato per provare l’efficacia dei potenti cannoni a lunga gittata. Era un’arma tremenda che fu sperimentata per la prima volta a Gaeta contro i soldati napoletani e i civili”.

Ci furono vittime tra i civili?

“Diverse centinaia, nonostante a parole quella fosse una guerra, mai dichiarata, dell’esercito piemontese sceso al sud per liberare gli italiani da oppressori stranieri. Gaeta fu rasa al suolo, distrutta. Tanti civili morirono sotto le bombe. I danni furono ingenti: un’economia distrutta, una città snaturata mai risarcita dai vincitori. E poi si verificò un paradosso”.

Quale?

“L’assedio costò all’esercito piemontese 25 milioni di lire. Quei soldi furono poi inseriti tra i debiti del bilancio italiano, che all’alba dell’unità ammontavano già a 500 milioni. Morale della favola: gli abitanti di Gaeta, diventati cittadini italiani, pagarono le tasse per risanare debiti contratti anche per le bombe lanciate contro di loro”.

Un Risorgimento inedito nelle sue pagine?

“Sì, come racconto da anni nei miei libri. Una storia poco scolastica e celebrativa, ma rigorosamente documentata su un’unità nata male. Le mie ricerche sull’eccidio di Pontelandolfo dell’agosto 1861 sono ormai citate da tanti autori, in quella cittadina in provincia di Benevento all’inizio dello scorso agosto ho ricevuto il premio Landolfo d’oro per i documenti scovati su quella triste pagina unitaria”.

Che scelta stilistica ha adottato?

“Come sempre, ho tentato di coniugare uno stile narrativo, con il rigore di documenti. Ci sono note, bibliografie, appendici documentarie, ma il racconto non è pedante, né accademico. Una scelta mista, per poter risultare godibile alla lettura senza dimenticare il rigore e la credibilità che possono dare le fonti citate”.

Dove presenterà il libro?

“Ho in calendario una serie di appuntamenti. Il primo sarà alla Fnac di Napoli. Poi, il 6 novembre, sarò a Gaeta su invito dell’amministrazione comunale”.

Fonte:Agoravox


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IN MORTE DI ANGELO VASSALLO, UN EROE, MIO AMICO


I funerali di Angelo Vassallo (il sindaco-pescatore della perla del Cilento, Acciaroli), ucciso con nove colpi di pistola – Forse perché ostacolava affari mafiosi nel territorio del suo Comune, piccolo paradiso di bellezza e tranquillità.

Di Pino Aprile

Li ho visti piangere per il mio amico Angelo Vassallo, ucciso con nove colpi di pistola. E quei fogli, tutti uguali, attaccati alle saracinesche dei negozi chiusi, persino ai portoncini delle case: «Angelo, il paese muore con te»: lui ci ha rimesso la vita per difenderlo dalle mire della camorra, o della ‘ndrangheta, o di entrembe, ancora non si sa.

La torre medievale sul porto quasi interamente coperta dalla gigantografia di Angelo in equilibrio sugli scogli, mentre eleva un calice di acqua di mare, così pulita da poterla bere: l’avevamo pubblicata sul mio giornale, per rappresentare la vittoria di Pollica, nel “campionato delle vacanze”, fra le più celebrate località marinare d’Italia. Angelo, con la sua fantasiosa e oculata amministrazione del Comune, era riuscito a fare della “sua” frazione di costa cilentana, la numero uno, battendo le celebrate Capri, Portofino…

In una ventina di anni da sindaco, aveva arricchito tutti, senza distruggere niente del suo territorio; riteneva che quello fosse il “capitale”, che non bisognava intaccare, se si voleva continuare a vivere, e bene, con gl’“interessi”. Non è agevole arrivare ad Acciaroli, la perla costiera di Pollica, con Pioppi; non c’è la ferrovia, la strada è angusta e contorta. Ma lui non volle mai fare niente per rendere più facile l’arrivo: «Così, ci viene solo chi vuole davvero», mi diceva. Ma una volta lì, eri come in casa di parenti, con Angelo che vigilava sui prezzi (ché fossero onesti), sul cibo (ché fosse buono), sulla cortesia (ospiti paganti, i turisti, ma prima di tutto ospiti); e vigilava sulla pulizia del mare (induceva una comica commozione il suo orgoglio per il primo e più efficiente depuratore della zona), e quella del paese (poteva vantare il record di raccolta differenziata e se ti vedeva deporre il sacchetto nel modo sbagliato, te lo riportava e ti imponeva il rispetto delle regole).

Era fiero del porto in cui Hemingway aveva interrogato i pescatori di tonno per scrivere, poi, “Il vecchio e il mare”; quel porto che lui aveva trasformato in un gioiello, senza stravolgerlo, che faceva gola a investitori privati, ma lui voleva che restasse di proprietà e gestione pubblica, perché era perla del territorio comunale, reso bello e comodo con i soldi della sua gente.

Lo chiamavano il sindaco-pescatore; ed era l’uno e l’altro. Se un cruccio aveva, era che il benessere diffusosi, grazie a lui, nel Comune, aveva dissuaso gli abitanti dal continuare la faticosa tradizione della pesca delle alici. «Abbiamo insegnato a mezzo mondo come si fa; e ora nessuno la pratica», diceva. «Perché il turismo basta e avanza». In un Paese che punta al raccolto rapido e tanto del turismo di luglio e agosto, lui aveva investito nella stagione lunga, che ad Acciaroli dura da marzo a novembre!

Bel posto, bella gente, pulizia, prezzi giusti, criminalità zero, ché, all’occorrenza, Angelo faceva pure lo sceriffo. Aveva individuato degli spacciatori, li aveva segnalati.

Aveva il dubbio che capitali sospetti tentassero di trovare varchi d’investimento (e aprire la strada a cos’altro?) ad Acciaroli. E lui si era posto subito di traverso, perché era ruvido, Angelo; e persino duro, quando serviva. Ma duro vero, non concepiva le scorciatoie, solo le regole.

A qualcuno deve aver dato fastidio. Un “no” di troppo. E gli hanno sparato.

Non si sa ancora se le cose sono andate proprio così. Ma il giudizio della gente era lì, ai funerali: pezzi di marcantonio piegati in due dai singhiozzi; le autorità venute da lontano, dal ministro al sottosegretario, al segretario del partito, ai sindaci degli altri paesi, con i gonfaloni, un centinaio, forse più…; una giornalista, lì per scrivere la cronaca, appoggia le braccia al palco, vi nasconde il volto e piange: vestita di nero, con un velo nero sui capelli… è una giovane, moderna donna, ma ha i colori e l’umido silenzio dei dolori antichi, dei lutti mediterranei; un cineoperatore ti urta, per farsi spazio, si gira, ti chiede scusa: ha gli occhi gonfi e rossi; il vicesindaco fa l’orazione funebre fra le lacrime, la voce è rotta, ma lui continua, tenace, rabbioso, e minaccia: non servirà quello che hanno fatto ad Angelo, «perché lui ci ha insegnato come dobbiamo comportarci».

Le nostre vite ci consentivano pochi incontri e molte telefonate, ma Angelo era mio amico, ammiravo il suo coraggio. Forse, mi avrebbe preso in giro, se mi avesse visto piangere. Pioveva, oggi, ai suoi funerali.


Fonte:Terroni blog

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I funerali di Angelo Vassallo (il sindaco-pescatore della perla del Cilento, Acciaroli), ucciso con nove colpi di pistola – Forse perché ostacolava affari mafiosi nel territorio del suo Comune, piccolo paradiso di bellezza e tranquillità.

Di Pino Aprile

Li ho visti piangere per il mio amico Angelo Vassallo, ucciso con nove colpi di pistola. E quei fogli, tutti uguali, attaccati alle saracinesche dei negozi chiusi, persino ai portoncini delle case: «Angelo, il paese muore con te»: lui ci ha rimesso la vita per difenderlo dalle mire della camorra, o della ‘ndrangheta, o di entrembe, ancora non si sa.

La torre medievale sul porto quasi interamente coperta dalla gigantografia di Angelo in equilibrio sugli scogli, mentre eleva un calice di acqua di mare, così pulita da poterla bere: l’avevamo pubblicata sul mio giornale, per rappresentare la vittoria di Pollica, nel “campionato delle vacanze”, fra le più celebrate località marinare d’Italia. Angelo, con la sua fantasiosa e oculata amministrazione del Comune, era riuscito a fare della “sua” frazione di costa cilentana, la numero uno, battendo le celebrate Capri, Portofino…

In una ventina di anni da sindaco, aveva arricchito tutti, senza distruggere niente del suo territorio; riteneva che quello fosse il “capitale”, che non bisognava intaccare, se si voleva continuare a vivere, e bene, con gl’“interessi”. Non è agevole arrivare ad Acciaroli, la perla costiera di Pollica, con Pioppi; non c’è la ferrovia, la strada è angusta e contorta. Ma lui non volle mai fare niente per rendere più facile l’arrivo: «Così, ci viene solo chi vuole davvero», mi diceva. Ma una volta lì, eri come in casa di parenti, con Angelo che vigilava sui prezzi (ché fossero onesti), sul cibo (ché fosse buono), sulla cortesia (ospiti paganti, i turisti, ma prima di tutto ospiti); e vigilava sulla pulizia del mare (induceva una comica commozione il suo orgoglio per il primo e più efficiente depuratore della zona), e quella del paese (poteva vantare il record di raccolta differenziata e se ti vedeva deporre il sacchetto nel modo sbagliato, te lo riportava e ti imponeva il rispetto delle regole).

Era fiero del porto in cui Hemingway aveva interrogato i pescatori di tonno per scrivere, poi, “Il vecchio e il mare”; quel porto che lui aveva trasformato in un gioiello, senza stravolgerlo, che faceva gola a investitori privati, ma lui voleva che restasse di proprietà e gestione pubblica, perché era perla del territorio comunale, reso bello e comodo con i soldi della sua gente.

Lo chiamavano il sindaco-pescatore; ed era l’uno e l’altro. Se un cruccio aveva, era che il benessere diffusosi, grazie a lui, nel Comune, aveva dissuaso gli abitanti dal continuare la faticosa tradizione della pesca delle alici. «Abbiamo insegnato a mezzo mondo come si fa; e ora nessuno la pratica», diceva. «Perché il turismo basta e avanza». In un Paese che punta al raccolto rapido e tanto del turismo di luglio e agosto, lui aveva investito nella stagione lunga, che ad Acciaroli dura da marzo a novembre!

Bel posto, bella gente, pulizia, prezzi giusti, criminalità zero, ché, all’occorrenza, Angelo faceva pure lo sceriffo. Aveva individuato degli spacciatori, li aveva segnalati.

Aveva il dubbio che capitali sospetti tentassero di trovare varchi d’investimento (e aprire la strada a cos’altro?) ad Acciaroli. E lui si era posto subito di traverso, perché era ruvido, Angelo; e persino duro, quando serviva. Ma duro vero, non concepiva le scorciatoie, solo le regole.

A qualcuno deve aver dato fastidio. Un “no” di troppo. E gli hanno sparato.

Non si sa ancora se le cose sono andate proprio così. Ma il giudizio della gente era lì, ai funerali: pezzi di marcantonio piegati in due dai singhiozzi; le autorità venute da lontano, dal ministro al sottosegretario, al segretario del partito, ai sindaci degli altri paesi, con i gonfaloni, un centinaio, forse più…; una giornalista, lì per scrivere la cronaca, appoggia le braccia al palco, vi nasconde il volto e piange: vestita di nero, con un velo nero sui capelli… è una giovane, moderna donna, ma ha i colori e l’umido silenzio dei dolori antichi, dei lutti mediterranei; un cineoperatore ti urta, per farsi spazio, si gira, ti chiede scusa: ha gli occhi gonfi e rossi; il vicesindaco fa l’orazione funebre fra le lacrime, la voce è rotta, ma lui continua, tenace, rabbioso, e minaccia: non servirà quello che hanno fatto ad Angelo, «perché lui ci ha insegnato come dobbiamo comportarci».

Le nostre vite ci consentivano pochi incontri e molte telefonate, ma Angelo era mio amico, ammiravo il suo coraggio. Forse, mi avrebbe preso in giro, se mi avesse visto piangere. Pioveva, oggi, ai suoi funerali.


Fonte:Terroni blog

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martedì 14 settembre 2010

On line le immagini del traffico di metalli radioattivi provenienti da Chernobyl. Video

Herbaut-Tchernobyl
Vi mostro le immagini stupende che sono arrivate in rete in questi giorni per documentare una realtà agghiacciante: il traffico illegale di metalli radioattivi provenienti daChernobyl. Titolo, “L’or noir de Tchernobyl”, l’oro nero di Chernobyl.

Quando il reattore della centrale nucleare esplose, 24 anni fa, in zona c’erano 8 milioni di tonnellate di metallo. Ne restano due milioni. Quotidianamente partono da Chernobyl e immediati dintorni 200 tonnellate di metallo, dirette al riuso in Turchia e in Europa. Ne sono stati ritrovati dei pezzi in Italia.

Bruno Masi, autore dell’inchiesta, ne scrisse in aprile per L’Espresso. Ora le foto scattate daGuillaume Herbaut a complemento delle parole sono state presentate al al festival di fotogiornalismo di Perpignan (in fondo troverete il link alla gallery), e Culturebox ha messo on line un video a base delle sue immagini. Guardate.

Le immagini ripercorrono la caccia illegale ai metalli e la loro superficiale “decontaminazione” effettuata da operai privi di qualsiasi protezione in laboratori dove la radioattività supera di200 volte i limiti consentiti. Il commento è in francese: ma non servono le parole.


Découvrez L’or noir de Tchernobyl vu par Guillaume Herbaut sur Culturebox !

Ufficialmente il recupero dei rottami di Chernobyl è vietato. Nei fatti 100 dollari bastano per ungere ogni ruota.

L’oro di Chernobyl, l’inchiesta di Bruno Masi per L’Espresso (non è più disponibile sul sito del giornale, ma è stata conservata on line da Antimafia 2000)

Su Le Monde “L’oro nero di Chernobyl” presentato al festival di fotogiornalismo di Perpignan, contraduzione italiana su Facebook di Fabienne Melmi

Sul sito del festival di Perpignan cinque foto di Guillaume Herbaut dedicate al traffico di metalli radioattivi provenienti da Chernobyl

Foto

Fonte Articolo

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Herbaut-Tchernobyl
Vi mostro le immagini stupende che sono arrivate in rete in questi giorni per documentare una realtà agghiacciante: il traffico illegale di metalli radioattivi provenienti daChernobyl. Titolo, “L’or noir de Tchernobyl”, l’oro nero di Chernobyl.

Quando il reattore della centrale nucleare esplose, 24 anni fa, in zona c’erano 8 milioni di tonnellate di metallo. Ne restano due milioni. Quotidianamente partono da Chernobyl e immediati dintorni 200 tonnellate di metallo, dirette al riuso in Turchia e in Europa. Ne sono stati ritrovati dei pezzi in Italia.

Bruno Masi, autore dell’inchiesta, ne scrisse in aprile per L’Espresso. Ora le foto scattate daGuillaume Herbaut a complemento delle parole sono state presentate al al festival di fotogiornalismo di Perpignan (in fondo troverete il link alla gallery), e Culturebox ha messo on line un video a base delle sue immagini. Guardate.

Le immagini ripercorrono la caccia illegale ai metalli e la loro superficiale “decontaminazione” effettuata da operai privi di qualsiasi protezione in laboratori dove la radioattività supera di200 volte i limiti consentiti. Il commento è in francese: ma non servono le parole.


Découvrez L’or noir de Tchernobyl vu par Guillaume Herbaut sur Culturebox !

Ufficialmente il recupero dei rottami di Chernobyl è vietato. Nei fatti 100 dollari bastano per ungere ogni ruota.

L’oro di Chernobyl, l’inchiesta di Bruno Masi per L’Espresso (non è più disponibile sul sito del giornale, ma è stata conservata on line da Antimafia 2000)

Su Le Monde “L’oro nero di Chernobyl” presentato al festival di fotogiornalismo di Perpignan, contraduzione italiana su Facebook di Fabienne Melmi

Sul sito del festival di Perpignan cinque foto di Guillaume Herbaut dedicate al traffico di metalli radioattivi provenienti da Chernobyl

Foto

Fonte Articolo

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La nostra e mail a Brunetta circa il suo rifiuto a scusarsi


Il ministro Brunetta, inondato di proteste per le sue infelici frasi su Campania e Calabria, s'è rifiutato di chiedere scusa - come da richieste (dettate da un umanissimo moto di reazione) degli amici d'INSIEME PER LA RINASCITA ed altri.

Abbiamo delle nostre idee in proposito ed abbiamo scritto a Brunetta al suohttp://www.renatobrunetta.it/contatti/ inoltrandogli una nostra e mail.

Se volete potete scrivergli anche voi...


"Egregio ministro,
abbiamo letto che s'è rifiutato di chiedere scusa per le sue frasi su Campania e Calabria di questi giorni. Ha aggiunto che sono polemiche provinciali, dove lascia intendere che Campania e Calabria sono lontane provincie che devono solo tenersi i rimbrotti e imparare a non protestare. Bell'esempio di democrazia di quest'Italietta che in 150 di malgoverni ha ridotte così terre fra le più floride d'Europa. Sappiamo perfettamente il peso e la colpa di governi locali, ma che sono fatti da meridionali iscritti ai Vostri partiti. Nella sostanza Letta del Pd e Lei dite le stesse cose, tranne che lui le ha detto solo in un modo un pò più soft e meno inelegante. Per noi destra e sinistra sono solo "indicazioni stradali". Intendevamo dirLe che non riteniamo opportuno Lei si scusi, in quanto lo fa chi è accreditabile di sincera autocritica e presumibile di non incorrere in errori simili in futuro. Non è il suo caso. Lei è senza speranza, è una guerra persa, è come chiedere ad un noto ladro di pentirsi e scusarsi per un furto. Lei non solo non è ipocrita come rivendica è anche portatore d'una dose enorme di cialtroneria che assume i connotati del record visto le piccole dimensioni che la contengono. La cosa gli è stata chiesta in buona fede da chi è stato giustamente colto da un moto d'orgoglio identitario e senso d'appartenenza, ma anche per essere portatore di scuse bisogna avere un qualche ruolo che non intendiamo riconoscerLe.

Stia tranquillo che Vi spazzeremo dalle nostre terre e troverà imbarazzante anche venire nella sua splendida casa campana che non ha esitato a edificare in una terra cancerogena.

Avrà presto notizie del Partito del Sud (quello vero!) che potranno turbarla ammesso che sentimenti umani trovino spazio per albergare in un contenitore tanto ridotto.


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Il ministro Brunetta, inondato di proteste per le sue infelici frasi su Campania e Calabria, s'è rifiutato di chiedere scusa - come da richieste (dettate da un umanissimo moto di reazione) degli amici d'INSIEME PER LA RINASCITA ed altri.

Abbiamo delle nostre idee in proposito ed abbiamo scritto a Brunetta al suohttp://www.renatobrunetta.it/contatti/ inoltrandogli una nostra e mail.

Se volete potete scrivergli anche voi...


"Egregio ministro,
abbiamo letto che s'è rifiutato di chiedere scusa per le sue frasi su Campania e Calabria di questi giorni. Ha aggiunto che sono polemiche provinciali, dove lascia intendere che Campania e Calabria sono lontane provincie che devono solo tenersi i rimbrotti e imparare a non protestare. Bell'esempio di democrazia di quest'Italietta che in 150 di malgoverni ha ridotte così terre fra le più floride d'Europa. Sappiamo perfettamente il peso e la colpa di governi locali, ma che sono fatti da meridionali iscritti ai Vostri partiti. Nella sostanza Letta del Pd e Lei dite le stesse cose, tranne che lui le ha detto solo in un modo un pò più soft e meno inelegante. Per noi destra e sinistra sono solo "indicazioni stradali". Intendevamo dirLe che non riteniamo opportuno Lei si scusi, in quanto lo fa chi è accreditabile di sincera autocritica e presumibile di non incorrere in errori simili in futuro. Non è il suo caso. Lei è senza speranza, è una guerra persa, è come chiedere ad un noto ladro di pentirsi e scusarsi per un furto. Lei non solo non è ipocrita come rivendica è anche portatore d'una dose enorme di cialtroneria che assume i connotati del record visto le piccole dimensioni che la contengono. La cosa gli è stata chiesta in buona fede da chi è stato giustamente colto da un moto d'orgoglio identitario e senso d'appartenenza, ma anche per essere portatore di scuse bisogna avere un qualche ruolo che non intendiamo riconoscerLe.

Stia tranquillo che Vi spazzeremo dalle nostre terre e troverà imbarazzante anche venire nella sua splendida casa campana che non ha esitato a edificare in una terra cancerogena.

Avrà presto notizie del Partito del Sud (quello vero!) che potranno turbarla ammesso che sentimenti umani trovino spazio per albergare in un contenitore tanto ridotto.


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Piccolo grande uomo...parla con lingua biforcuta!



Piccolo grande uomo Brunetta ha parlato, ecco le sue perle di saggezza:

"...senza l'inurbazione Napoli-Caserta e la Calabria, l'Italia sarebbe uno dei primi paesi in Europa" ed ancora:

"Napoli e la Calabria sono terre bellissime, peccato che ci sia questa organizzazione terribile e questa considerazione la facciamo tutti."

ed ecco la perla finale:
"Poi bisogna far funzionare la scuola, l'universita' e la pubblica amministrazione e io di questo ne so qualcosa. Insomma dobbiamo rendere i cittadini del sud non piu' sudditi ma uomini liberi''.

Insomma come al solito "cornuti e mazziati"...e' colpa nostra, di noi napoletani, di noi calabresi e di noi meridionali in genere e non di chi la dirige, se abbiamo una "chiavica" di scuola o di università o di pubblica amministrazione!
Augh!!!

Ma per quanto tempo questi nani della politica credono di prenderci per i fondelli (per non utilizzare altre espressioni più colorite ma in questo caso piu' appropriate...)???
Ma chi ci sta al governo del paese, sia a livello nazionale che locale, che rende il Sud sempre piu' colonia, coi servizi che funzionano peggio che altrove e ci rende "sudditi"?
E' vero o non e' vero che i suoi compagni di merenda da Berlusconi ai leghisti sono nella stanza dei bottoni da circa 20 anni con l'interruzione dei periodi con Prodi (che non ha fatto tanto meglio)?
E' vero o non e' vero che anche nella maggioranza delle regioni e nei comuni del Sud oramai domina la cricca pidellina che prende ordini da Arcore e dagli amici di Brunetta?

Allora cari padani le cose sono due:

- o ci dite, come molti oltre il Tronto ed il Liri davvero pensano in questo bel paese della truffa risorgimentale dei "fratelli d'Italia", che noi siamo la zavorra d'Italia perche' siamo antropologicamente e lombrosianamente inferiori al resto del paese e "non c'e' niente da fare per il Sud", "non si riesce a governarlo", "e' una parte del paese in mano alla criminalità organizzata"....allora se credete che "non c'e' niente da fare", separiamoci così senza rancore.

- oppure provate con un sussulto d'onestà a confessare i sogni ed i soldi rubati al popolo del Sud, il destino infame a cui avete sottoposto milioni di meridionali condannati alla disoccupazione, all'emigrazione (eh si caro Ministro, proprio noi "sfaticati" terroni, siamo tornati ad emigrare al ritmo di ca. 200.000 giovani all'anno che lasciano le loro case, i loro affetti, la loro terra...per andare a lavorare al centro-nord). Confessate che volete continuare con una serie di cose che non abbiamo voluto noi meridionali, dal giogo della criminalità organizzata (che da un lato combattete o fate finta di combattere con Maroni e dall'altro favorite con leggi speciali o con personaggi come Dell'Utri...), alle scuole ed università meridionali senza soldi, alle autostrade da terzo mondo come la SA-RC...Questo per non parlare dei piccoli imprenditori meridionali taglieggiati dagli usurai e dalle banche italian-padane (che per aiutarci meglio alzano il tasso al Sud e poi raccolgono il risparmio al Sud per investirlo e pagare le tasse al Nord...viva il federalismo!), degli agricoltori del Sud sempre sacrificati sugli altari europei al contrario degli allevatori e del latte padano, ai fondi FAS destinati dall'Europa come risorse aggiuntive al Mezzogiorno dirottati su altre voci come il taglio dell'ICI, alla buffonata dell'inceneritore di Acerra che non ha mai funzionato e spacciato per "risoluzione dell'emergenza rifiuti" solo per fare il solito show televisivo col nano maximo in caschetto da operaio e per favorire la solita azienda padana (ora la lombarda A2A mentre prima c'erano stati gli sfaceli di Impregilo...)...questo quando lo confessate???

Napoli e la Calabria sono sempre state terre di civiltà e non possono essere offese dal primo imbecille padano che straparla, evidentemente non conosce la storia e forse non sa che Parmenide e Pitagora frequentavano le nostre polis ed insegnavano filosofia e matematica mentre i suoi antenati erano ancora a livello dell'uomo primitivo...siamo stati un grande popolo e possiamo tornare ad esserlo se ci scrolliamo di dosso i motivi della nostra sudditanza ed i colonizzatori di oggi, con un movimento meridinale che prende a pedate Brunetta e i suoi compagni, insieme alla marmaglia di ascari meridionali che gli fanno da servi schiocchi per mantenere la loro misera poltrona, e li caccia dalla nostra terra.

Come nel 1860 non avevamo davvero bisogno dei Garibaldi e dei Savoia che ci portavano "fratellanza, giustizia e libertà", oggi non abbiamo davvero bisogno delle lezioni di civiltà di un Brunetta qualsiasi.


Enzo Riccio
PARTITO DEL SUD


Fonte:Partito del Sud - Roma

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Piccolo grande uomo Brunetta ha parlato, ecco le sue perle di saggezza:

"...senza l'inurbazione Napoli-Caserta e la Calabria, l'Italia sarebbe uno dei primi paesi in Europa" ed ancora:

"Napoli e la Calabria sono terre bellissime, peccato che ci sia questa organizzazione terribile e questa considerazione la facciamo tutti."

ed ecco la perla finale:
"Poi bisogna far funzionare la scuola, l'universita' e la pubblica amministrazione e io di questo ne so qualcosa. Insomma dobbiamo rendere i cittadini del sud non piu' sudditi ma uomini liberi''.

Insomma come al solito "cornuti e mazziati"...e' colpa nostra, di noi napoletani, di noi calabresi e di noi meridionali in genere e non di chi la dirige, se abbiamo una "chiavica" di scuola o di università o di pubblica amministrazione!
Augh!!!

Ma per quanto tempo questi nani della politica credono di prenderci per i fondelli (per non utilizzare altre espressioni più colorite ma in questo caso piu' appropriate...)???
Ma chi ci sta al governo del paese, sia a livello nazionale che locale, che rende il Sud sempre piu' colonia, coi servizi che funzionano peggio che altrove e ci rende "sudditi"?
E' vero o non e' vero che i suoi compagni di merenda da Berlusconi ai leghisti sono nella stanza dei bottoni da circa 20 anni con l'interruzione dei periodi con Prodi (che non ha fatto tanto meglio)?
E' vero o non e' vero che anche nella maggioranza delle regioni e nei comuni del Sud oramai domina la cricca pidellina che prende ordini da Arcore e dagli amici di Brunetta?

Allora cari padani le cose sono due:

- o ci dite, come molti oltre il Tronto ed il Liri davvero pensano in questo bel paese della truffa risorgimentale dei "fratelli d'Italia", che noi siamo la zavorra d'Italia perche' siamo antropologicamente e lombrosianamente inferiori al resto del paese e "non c'e' niente da fare per il Sud", "non si riesce a governarlo", "e' una parte del paese in mano alla criminalità organizzata"....allora se credete che "non c'e' niente da fare", separiamoci così senza rancore.

- oppure provate con un sussulto d'onestà a confessare i sogni ed i soldi rubati al popolo del Sud, il destino infame a cui avete sottoposto milioni di meridionali condannati alla disoccupazione, all'emigrazione (eh si caro Ministro, proprio noi "sfaticati" terroni, siamo tornati ad emigrare al ritmo di ca. 200.000 giovani all'anno che lasciano le loro case, i loro affetti, la loro terra...per andare a lavorare al centro-nord). Confessate che volete continuare con una serie di cose che non abbiamo voluto noi meridionali, dal giogo della criminalità organizzata (che da un lato combattete o fate finta di combattere con Maroni e dall'altro favorite con leggi speciali o con personaggi come Dell'Utri...), alle scuole ed università meridionali senza soldi, alle autostrade da terzo mondo come la SA-RC...Questo per non parlare dei piccoli imprenditori meridionali taglieggiati dagli usurai e dalle banche italian-padane (che per aiutarci meglio alzano il tasso al Sud e poi raccolgono il risparmio al Sud per investirlo e pagare le tasse al Nord...viva il federalismo!), degli agricoltori del Sud sempre sacrificati sugli altari europei al contrario degli allevatori e del latte padano, ai fondi FAS destinati dall'Europa come risorse aggiuntive al Mezzogiorno dirottati su altre voci come il taglio dell'ICI, alla buffonata dell'inceneritore di Acerra che non ha mai funzionato e spacciato per "risoluzione dell'emergenza rifiuti" solo per fare il solito show televisivo col nano maximo in caschetto da operaio e per favorire la solita azienda padana (ora la lombarda A2A mentre prima c'erano stati gli sfaceli di Impregilo...)...questo quando lo confessate???

Napoli e la Calabria sono sempre state terre di civiltà e non possono essere offese dal primo imbecille padano che straparla, evidentemente non conosce la storia e forse non sa che Parmenide e Pitagora frequentavano le nostre polis ed insegnavano filosofia e matematica mentre i suoi antenati erano ancora a livello dell'uomo primitivo...siamo stati un grande popolo e possiamo tornare ad esserlo se ci scrolliamo di dosso i motivi della nostra sudditanza ed i colonizzatori di oggi, con un movimento meridinale che prende a pedate Brunetta e i suoi compagni, insieme alla marmaglia di ascari meridionali che gli fanno da servi schiocchi per mantenere la loro misera poltrona, e li caccia dalla nostra terra.

Come nel 1860 non avevamo davvero bisogno dei Garibaldi e dei Savoia che ci portavano "fratellanza, giustizia e libertà", oggi non abbiamo davvero bisogno delle lezioni di civiltà di un Brunetta qualsiasi.


Enzo Riccio
PARTITO DEL SUD


Fonte:Partito del Sud - Roma

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lunedì 13 settembre 2010

Tre fratelli contadini di Venosa - Stormy Six


http://www.youtube.com/watch?v=wUOruWU8AW4

Tre fratelli contadini di Venosa, la canzone piu' bella e commovente degli Stormy Six. Tutta da ascoltare.



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http://www.youtube.com/watch?v=wUOruWU8AW4

Tre fratelli contadini di Venosa, la canzone piu' bella e commovente degli Stormy Six. Tutta da ascoltare.



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La strage delle cisterne killer. 35 vittime in 4 anni


Pochi controlli e attrezzature inadeguate. "Colpa della spirale dei sub appalti"


di DAVIDE CARLUC


QUELLI che ne escono vivi devono ringraziare di aver messo da parte il loro senso istintivo di solidarietà operaia. Le cisterne killer, infatti, usano le loro prime vittime come esche per attirare le seconde. Una dinamica ricorrente, nella ricca casistica delle morti per asfissia registrata dalle cronache e dagli istituti che si occupano di sicurezza.


Negli ultimi quattro anni 35 operai sono morti così. Grandi tragedie che impressionano per il modo atroce con cui si consumano e per le stragi che determinano: i sei morti di Mineo, in provincia di Catania, che l'11 giugno 2008 stavano pulendo la vasca di un depuratore; i cinque che tre mesi prima a Molfetta, in Puglia, lavavano la cisterna di un camion; i tre addetti agli impianti di raffineria della Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, soffocati in pochi minuti nel maggio del 2009. Uno stillicidio che è proseguito fino al 25 agosto, quando nelle campagne di San Ferdinando, in Puglia, le esalazioni di gas hanno ucciso il 51enne Antonio Della Pietra, che s'era calato in fondo a una cisterna di acqua piovana profonda circa sei metri per impermeabilizzarla.


Leggi su La Repubblica










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Pochi controlli e attrezzature inadeguate. "Colpa della spirale dei sub appalti"


di DAVIDE CARLUC


QUELLI che ne escono vivi devono ringraziare di aver messo da parte il loro senso istintivo di solidarietà operaia. Le cisterne killer, infatti, usano le loro prime vittime come esche per attirare le seconde. Una dinamica ricorrente, nella ricca casistica delle morti per asfissia registrata dalle cronache e dagli istituti che si occupano di sicurezza.


Negli ultimi quattro anni 35 operai sono morti così. Grandi tragedie che impressionano per il modo atroce con cui si consumano e per le stragi che determinano: i sei morti di Mineo, in provincia di Catania, che l'11 giugno 2008 stavano pulendo la vasca di un depuratore; i cinque che tre mesi prima a Molfetta, in Puglia, lavavano la cisterna di un camion; i tre addetti agli impianti di raffineria della Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, soffocati in pochi minuti nel maggio del 2009. Uno stillicidio che è proseguito fino al 25 agosto, quando nelle campagne di San Ferdinando, in Puglia, le esalazioni di gas hanno ucciso il 51enne Antonio Della Pietra, che s'era calato in fondo a una cisterna di acqua piovana profonda circa sei metri per impermeabilizzarla.


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L'Avv. Pasquale Troncone con Pino Aprile a Gaeta ( seconda parte)


http://www.youtube.com/watch?v=HbJlzUx2qD0

Un incontro emozionante quello avvenuto a Gaeta per la presentazione del libro "Terroni" Pino Aprile, l'avv. Troncone, il Sindaco di Gaeta Raimondi ed Antonio Ciano hanno dato ai gaetani e ai turisti un saggio della loro bravura e della loro preparazione

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http://www.youtube.com/watch?v=HbJlzUx2qD0

Un incontro emozionante quello avvenuto a Gaeta per la presentazione del libro "Terroni" Pino Aprile, l'avv. Troncone, il Sindaco di Gaeta Raimondi ed Antonio Ciano hanno dato ai gaetani e ai turisti un saggio della loro bravura e della loro preparazione

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GARIBALDI E GLI ULTIMI GIACOBINI

Di Gino Giammarino


LA CONTESTAZIONE

LA CONTESTAZIONE

Increduli. Troppo abituati ad essere adulati a prescindere dalla giustizia o falsità delle tesi che enunciano, non credono ai loro occhi ed orecchie se c’è qualcuno che li confuti. Solo così si giustificano le piccate reazioni diGiuseppe Galasso e Gerardo Marotta di fronte alle contestazioni ricevute lo scorso 7 settembre 2010 a Napoli da Napoli. L’occasione era quella della celebrazione (?!) dell’entrata in città da parte di un avventuriero, tal Giuseppe Garibaldi, disconosciuto dagli stessi Vittorio Emanuele e Camillo Benso conte di Cavour.
Convinti di aver gioco facile nel ripercorrere il risorgimento a schiena prona come sempre, questi due personaggi, comunemente definiti “storici” (ma che storico è uno studioso non capace di equidistanza? – ndr), nel ribellarsi alla contestazione ricevuta da Insorgencia e dai Neoborbonici in modo non consono al livello che vorrebbero e dovrebbero rappresentare, hanno dimostrato tutta la vacillante debolezza del loro castello delle fiabe.

GERARDO MAROTTA

GERARDO MAROTTA

GALASSO CON NAPOLITANO E SCOTTI

GALASSO CON NAPOLITANO E SCOTTI

Incancreniti nelle loro idee cash&carry, e talmente pieni di sè da non riuscire ad ascoltare le voci più vere della città, finiscono col rappresentare l’icona della città rassegnata ed incapace di volare, di pensare, di progettare. Rinchiusi a doppia mandata nei loro salottieri castelli, gli ultimi giacobini di un 1799 mai finito e mai vissuto, si sentono eroi e, naturalmente, martiri incompresi dai lazzari che li circondano. Ma, come certi palazzi nobiliari abbandonati all’incuria del tempo, non sono altro che rovine scosse dal vento della rivoluzione. Quella vera.

Fonte:Il Brigante

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Di Gino Giammarino


LA CONTESTAZIONE

LA CONTESTAZIONE

Increduli. Troppo abituati ad essere adulati a prescindere dalla giustizia o falsità delle tesi che enunciano, non credono ai loro occhi ed orecchie se c’è qualcuno che li confuti. Solo così si giustificano le piccate reazioni diGiuseppe Galasso e Gerardo Marotta di fronte alle contestazioni ricevute lo scorso 7 settembre 2010 a Napoli da Napoli. L’occasione era quella della celebrazione (?!) dell’entrata in città da parte di un avventuriero, tal Giuseppe Garibaldi, disconosciuto dagli stessi Vittorio Emanuele e Camillo Benso conte di Cavour.
Convinti di aver gioco facile nel ripercorrere il risorgimento a schiena prona come sempre, questi due personaggi, comunemente definiti “storici” (ma che storico è uno studioso non capace di equidistanza? – ndr), nel ribellarsi alla contestazione ricevuta da Insorgencia e dai Neoborbonici in modo non consono al livello che vorrebbero e dovrebbero rappresentare, hanno dimostrato tutta la vacillante debolezza del loro castello delle fiabe.

GERARDO MAROTTA

GERARDO MAROTTA

GALASSO CON NAPOLITANO E SCOTTI

GALASSO CON NAPOLITANO E SCOTTI

Incancreniti nelle loro idee cash&carry, e talmente pieni di sè da non riuscire ad ascoltare le voci più vere della città, finiscono col rappresentare l’icona della città rassegnata ed incapace di volare, di pensare, di progettare. Rinchiusi a doppia mandata nei loro salottieri castelli, gli ultimi giacobini di un 1799 mai finito e mai vissuto, si sentono eroi e, naturalmente, martiri incompresi dai lazzari che li circondano. Ma, come certi palazzi nobiliari abbandonati all’incuria del tempo, non sono altro che rovine scosse dal vento della rivoluzione. Quella vera.

Fonte:Il Brigante

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