lunedì 26 aprile 2010

Dal Corriere della Sera del maggio 1997


Di Antonio Ciano

Per il Corriere della Sera, erano terroristi Segato e i serenissimi. Avevano assaltato il campanile con un trattore camuffato, come si è soliti fare per il carnevale di Venezia. Per il Corrierone, coloro i quali accechiarono quel giocattolo, erano tutti Terroni,ma guarda un pò!!

A quei "terroristi" questa repubblica comminò anni di carcere, tutti scontati. Avevano issato la bandiera veneta sul campanile di Venezia.
Forse se avessero chiesto alle autorità di farlo glielo avrebbero con cesso, ma quei "terroristi" hanno una loro visione della storia.
La Repubblica Serenissima fu il vanto dell'Italia nei secoli, come la Repubblica di Genova, il Ducato di Gaeta, allora potentissimo, Pisa e Amalfi. I Serenissimi chiedevano in realtà Autonomia. Ebbene, per l'Italia una ed indivisibile, ciò è una bestememmia.
I Serenissimi, sono stati trattati da Terroristi.
Garibaldi per il Corriere della Sera, con mille delinquenti armati da Cavour,invade un regno pacifico ed è considerato un Eroe. Vi sono terroristi e terroristi.
Stella e Rizzo, valenti giornalisti del Corriere della Sera, queste cose le sanno, sanno che Garibaldi era un delinquente, ma il loro datore di lavoro ha dato loro un compito, quello di raccontare cazzate su cazzate e si stanno prestando a ciò con furbizia giornalistica.

Come Minoli, torinese, autore di magistrali servizi giornalistici, caduto anch'egli nella retorica risorgimentale dando una raffigurazione del risorgimento, tanto agiografica quanto stupida. Quelle cose me le facevano studiare alla quinta elementare.
Stanno scatenando i mass media contro l'insorgere del Sud.
Noi ci ribelliamo a questo, risponderemo con i nostri mezzi a disposizione.
Non possiamo stare zitti di frinte allo sperpero di denaro pubblico messi a disposizione per i 150 anni di quella che chiamano unità d'Italia.

A Torino, addirittura, stanno mostrando i crani dei nostri avi fucilati e impiccati, erano degli eroi, trattati come briganti. Insorgenza Civile, un gruppo meridionalista, si è attivato a contestarlo, l'8 maggio andranno a Torino,chiederanno la chiusura di detto macrabro museo.

L'11 maggio,
la Confederazione del Sud andrà a Marsala a contestare lo sbarco del terrorista e mercenario, nonche negriero e pirata dei Due Mondi, tal Giuseppe Garibaldi.
Forse, i veri terroristi, sono, come diceva Gramsci, i servetti e i professorelli di regime.
Ci fanno pena!!




L'assalto si e' concluso dopo quasi nove ore con l'arresto dei terroristi. In serata un comunicato e nuove minacce: "Liberateli" "Abbiamo occupato piazza San Marco" Sequestrano un traghetto, poi l'attacco al Campanile. L'assedio notturno e il blitz dei carabinieri DA UNO DEI NOSTRI INVIATI VENEZIA -

I rappresentanti del Serenissimo governo veneto a un certo punto si sono trovati assediati da un manipolo di "terroni": il colonnello della guardia di finanza Claudio Nasta, brindisino; il colonnello dei carabinieri Emilio Borghini, romano; un capitano dell'Arma calabrese; il prefetto Giovanni Troiani, romano; il magistrato, Remo Smitti, procuratore aggiunto di Venezia, barese. L'unico nordista, il questore, Lorenzo Cernetig, triestino. Ed e' a quest'ultimo che si rivolge il magistrato: "Ci parli lei, dotto' - gli suggerisce -. Non vogliamo che pensino a provocazioni". Erano le 3.30 della notte di ieri. Sopra il campanile di San Marco lucean le stelle, da una cella campanaria della torre da cui, secondo il viaggiatore del XVII secolo Thomas Corvat, si gode il panorama piu' bello del mondo, garriva al debole vento una bandiera della Serenissima repubblica. Ai piedi del campanile un gruppo di sudisti "servitori dello Stato centralista e oppressore" batteva i piedi per il freddo umido, meditava sul da farsi e si domandava perplesso davanti a un camper bianco rubato appoggiato alla staccionata che circonda la base della torre e a un vecchio Fiat 690 con improbabile travestimento da blindato bellico: una carnevalata? (siamo pur sempre a Venezia). Una beffa? O un drammatico campanello d'allarme, come avvertiranno ore e ore piu' tardi commentatori e politici? Interrogativi inquietanti ma inutili. Occorreva decidere. Ricorda il colonnello Nasta: "E abbiamo deciso. Abbiamo scelto il Gis perche' il Gruppo d'interventodei carabinieri a Livorno era il piu' vicino a noi". Ore 0.20 - Al punto d'imbarco dell'isola del Tronchetto sta per partire l'ultimo traghetto della linea 17 diretto al Lido. La nave si chiama - e' destino - San Marco. Il manipolo paga il biglietto (67 mila lire) e il loro camion con rimorchio fra le proteste dei pochi autisti e passeggeri presenti supera la fila e si imbarca per primo. Uno del gruppo va dal capitano Giovanni Girotto, 55 anni, da 25 a servizio dell'Azienda comunale trasporti veneziani, gli punta un Mab in perfette condizioni: "Portaci in piazza San Marco". I complici sequestrano i telefonini ai passeggeri. Il comandante cerca di dissuaderli. "Non c'e' pescaggio, il fondale e' basso". "Devi partire, scassa pure tutte le gondole". Ore 0.40 - Il San Marco attracca a Todaro dove pure non c'e' pontile. Il commando usa delle tavole per consentire al portellone di agganciare alla terra ferma. Vengono scaricati il blindato e il camper. Un gruppo di otto turisti francesi, mezzo ubriachi, vede uomini e mezzi occupare piazza San Marco. Corrono all'albergo dove alloggiano e dicono al portiere Roberto Paniccia: "Neppure Napoleone aveva osato occupare la piazza con i carri e voi ci portate i carri armati". Il portiere chiede perplesso: "Ma quanti bianchi avete bevuto?". Ore 0.50 - Scatta l'allarme generale. Due dei terroristi da operetta si asserragliano sul blindato, gli altri piazzano il camper davanti a una porta secondaria del campanile circondato da una palizzata per lavori. Rompono il catenaccio ed entrano nella storica torre. Arrivano 40 carabinieri, 40 poliziotti e 39 finanzieri. "Quasi una par condicio non voluta", commenta il colonnello Nasta. Ore 2 - Si riunisce l'unita' di crisi, vengono chiamati il ministro Napolitano in America e il sottosegretario Senisi a Roma. Ore 3.30 - Arriva il magistrato Smitti da San Dona' di Piave dove abita. Si opta per l'intervento di forza, mentre il questore comincia a trattare. Si decide di chiamare i Gis, invece dei Nocs della polizia o dell'Atpi (Antiterrorismo e pronto impiego della Guardia di finanza) perche' i reparti speciali dei carabinieri dalla Toscana possono arrivare piu' velocemente. Ore 5.30 - Venticinque carabinieri del Gis (cinque gruppi da 5) sbarcano all'aeroporto di Tessera con un G222. Il campanile di San Marco e' sorvolato senza sosta da un elicottero dei carabinieri di Treviso con dentro tiratori scelti. Molti veneziani si svegliano e pensano a un bis dell'incendio della Fenice. Ore 6.30 - Gli incursori rivoluzionari lanciano un messaggio via Rai e lo ripetono un'ora dopo: "Attenzione. Il Veneto serenissimo governo ha occupato il campanile di San Marco. Viva San Marco, viva la Serenissima". Ore 8 - Le forze dell'ordine si muovono. Cinque Gis si arrampicano fino a 99 metri di altezza lungo i tralicci che costeggiano la torre. Il questore avverte gli occupanti: "Arrendetevi, guardate che vi farete male, stanno per intervenire i reparti speciali". I sei uomini asserragliati ripetono: aspettiamo un ambasciatore speciale, non possiamo arrenderci. Ore 8.10 - Il sindaco Cacciari chiede di fare un ultimo tentativo. Si riunisce ancora il Comitato di crisi e decide di passare all'azione. Dalla porta principale si lanciano cinque uomini del Gis, dalla cuspide si calano come uomini ragno sospesi nel vuoto da dieci minuti altri cinque loro colleghi. Parte un lacrimogeno. Antonio Barison e' l'unico degli assediati a opporsi o a cadere durante l'assalto. Di certo si fa molto male: e' ferito gravemente e ricoverato in ospedale. Gli altri 5 uomini delle forze speciali danno due botte al "blindato", lo sfondano e gridano ai due occupanti: "Non fate gli scemi, venite fuori". Ore 8.45 - E' tutto finito. Il capitano Girotto da due ore, dopo essersi fatto una camomilla, si e' messo a letto. Per giustificare il ritardo alla moglie ha detto rientrando in casa poco dopo le 6: "Sapessi che cosa mi e' successo stanotte". L'epilogo. In serata un nono "indipendentista" viene portato nella caserma dei carabinieri di Padova: Giuseppe Segato, "ambasciatore del Veneto Serenissimo Governo". Ma non e' finita. Un comunicato di minaccia, firmato dall'"Armata veneta di liberazione", arriva all'Ansa di Roma. Gli investigatori, pur essendo molto cauti, non ne escludono l'attendibilita': "Se entro le prossime 48 ore gli otto veneti non verranno rimessi in liberta', risponderemo alla violenza degli occupanti italiani". Il testo accenna pure a "sevizie" agli arrestati "da parte di carabinieri ed agenti segreti, tutti di origine del Sud Italia, che odiano la gente del Nord".

Muscau Costantino


Pagina 2
(10 maggio 1997) - Corriere della Sera
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Di Antonio Ciano

Per il Corriere della Sera, erano terroristi Segato e i serenissimi. Avevano assaltato il campanile con un trattore camuffato, come si è soliti fare per il carnevale di Venezia. Per il Corrierone, coloro i quali accechiarono quel giocattolo, erano tutti Terroni,ma guarda un pò!!

A quei "terroristi" questa repubblica comminò anni di carcere, tutti scontati. Avevano issato la bandiera veneta sul campanile di Venezia.
Forse se avessero chiesto alle autorità di farlo glielo avrebbero con cesso, ma quei "terroristi" hanno una loro visione della storia.
La Repubblica Serenissima fu il vanto dell'Italia nei secoli, come la Repubblica di Genova, il Ducato di Gaeta, allora potentissimo, Pisa e Amalfi. I Serenissimi chiedevano in realtà Autonomia. Ebbene, per l'Italia una ed indivisibile, ciò è una bestememmia.
I Serenissimi, sono stati trattati da Terroristi.
Garibaldi per il Corriere della Sera, con mille delinquenti armati da Cavour,invade un regno pacifico ed è considerato un Eroe. Vi sono terroristi e terroristi.
Stella e Rizzo, valenti giornalisti del Corriere della Sera, queste cose le sanno, sanno che Garibaldi era un delinquente, ma il loro datore di lavoro ha dato loro un compito, quello di raccontare cazzate su cazzate e si stanno prestando a ciò con furbizia giornalistica.

Come Minoli, torinese, autore di magistrali servizi giornalistici, caduto anch'egli nella retorica risorgimentale dando una raffigurazione del risorgimento, tanto agiografica quanto stupida. Quelle cose me le facevano studiare alla quinta elementare.
Stanno scatenando i mass media contro l'insorgere del Sud.
Noi ci ribelliamo a questo, risponderemo con i nostri mezzi a disposizione.
Non possiamo stare zitti di frinte allo sperpero di denaro pubblico messi a disposizione per i 150 anni di quella che chiamano unità d'Italia.

A Torino, addirittura, stanno mostrando i crani dei nostri avi fucilati e impiccati, erano degli eroi, trattati come briganti. Insorgenza Civile, un gruppo meridionalista, si è attivato a contestarlo, l'8 maggio andranno a Torino,chiederanno la chiusura di detto macrabro museo.

L'11 maggio,
la Confederazione del Sud andrà a Marsala a contestare lo sbarco del terrorista e mercenario, nonche negriero e pirata dei Due Mondi, tal Giuseppe Garibaldi.
Forse, i veri terroristi, sono, come diceva Gramsci, i servetti e i professorelli di regime.
Ci fanno pena!!




L'assalto si e' concluso dopo quasi nove ore con l'arresto dei terroristi. In serata un comunicato e nuove minacce: "Liberateli" "Abbiamo occupato piazza San Marco" Sequestrano un traghetto, poi l'attacco al Campanile. L'assedio notturno e il blitz dei carabinieri DA UNO DEI NOSTRI INVIATI VENEZIA -

I rappresentanti del Serenissimo governo veneto a un certo punto si sono trovati assediati da un manipolo di "terroni": il colonnello della guardia di finanza Claudio Nasta, brindisino; il colonnello dei carabinieri Emilio Borghini, romano; un capitano dell'Arma calabrese; il prefetto Giovanni Troiani, romano; il magistrato, Remo Smitti, procuratore aggiunto di Venezia, barese. L'unico nordista, il questore, Lorenzo Cernetig, triestino. Ed e' a quest'ultimo che si rivolge il magistrato: "Ci parli lei, dotto' - gli suggerisce -. Non vogliamo che pensino a provocazioni". Erano le 3.30 della notte di ieri. Sopra il campanile di San Marco lucean le stelle, da una cella campanaria della torre da cui, secondo il viaggiatore del XVII secolo Thomas Corvat, si gode il panorama piu' bello del mondo, garriva al debole vento una bandiera della Serenissima repubblica. Ai piedi del campanile un gruppo di sudisti "servitori dello Stato centralista e oppressore" batteva i piedi per il freddo umido, meditava sul da farsi e si domandava perplesso davanti a un camper bianco rubato appoggiato alla staccionata che circonda la base della torre e a un vecchio Fiat 690 con improbabile travestimento da blindato bellico: una carnevalata? (siamo pur sempre a Venezia). Una beffa? O un drammatico campanello d'allarme, come avvertiranno ore e ore piu' tardi commentatori e politici? Interrogativi inquietanti ma inutili. Occorreva decidere. Ricorda il colonnello Nasta: "E abbiamo deciso. Abbiamo scelto il Gis perche' il Gruppo d'interventodei carabinieri a Livorno era il piu' vicino a noi". Ore 0.20 - Al punto d'imbarco dell'isola del Tronchetto sta per partire l'ultimo traghetto della linea 17 diretto al Lido. La nave si chiama - e' destino - San Marco. Il manipolo paga il biglietto (67 mila lire) e il loro camion con rimorchio fra le proteste dei pochi autisti e passeggeri presenti supera la fila e si imbarca per primo. Uno del gruppo va dal capitano Giovanni Girotto, 55 anni, da 25 a servizio dell'Azienda comunale trasporti veneziani, gli punta un Mab in perfette condizioni: "Portaci in piazza San Marco". I complici sequestrano i telefonini ai passeggeri. Il comandante cerca di dissuaderli. "Non c'e' pescaggio, il fondale e' basso". "Devi partire, scassa pure tutte le gondole". Ore 0.40 - Il San Marco attracca a Todaro dove pure non c'e' pontile. Il commando usa delle tavole per consentire al portellone di agganciare alla terra ferma. Vengono scaricati il blindato e il camper. Un gruppo di otto turisti francesi, mezzo ubriachi, vede uomini e mezzi occupare piazza San Marco. Corrono all'albergo dove alloggiano e dicono al portiere Roberto Paniccia: "Neppure Napoleone aveva osato occupare la piazza con i carri e voi ci portate i carri armati". Il portiere chiede perplesso: "Ma quanti bianchi avete bevuto?". Ore 0.50 - Scatta l'allarme generale. Due dei terroristi da operetta si asserragliano sul blindato, gli altri piazzano il camper davanti a una porta secondaria del campanile circondato da una palizzata per lavori. Rompono il catenaccio ed entrano nella storica torre. Arrivano 40 carabinieri, 40 poliziotti e 39 finanzieri. "Quasi una par condicio non voluta", commenta il colonnello Nasta. Ore 2 - Si riunisce l'unita' di crisi, vengono chiamati il ministro Napolitano in America e il sottosegretario Senisi a Roma. Ore 3.30 - Arriva il magistrato Smitti da San Dona' di Piave dove abita. Si opta per l'intervento di forza, mentre il questore comincia a trattare. Si decide di chiamare i Gis, invece dei Nocs della polizia o dell'Atpi (Antiterrorismo e pronto impiego della Guardia di finanza) perche' i reparti speciali dei carabinieri dalla Toscana possono arrivare piu' velocemente. Ore 5.30 - Venticinque carabinieri del Gis (cinque gruppi da 5) sbarcano all'aeroporto di Tessera con un G222. Il campanile di San Marco e' sorvolato senza sosta da un elicottero dei carabinieri di Treviso con dentro tiratori scelti. Molti veneziani si svegliano e pensano a un bis dell'incendio della Fenice. Ore 6.30 - Gli incursori rivoluzionari lanciano un messaggio via Rai e lo ripetono un'ora dopo: "Attenzione. Il Veneto serenissimo governo ha occupato il campanile di San Marco. Viva San Marco, viva la Serenissima". Ore 8 - Le forze dell'ordine si muovono. Cinque Gis si arrampicano fino a 99 metri di altezza lungo i tralicci che costeggiano la torre. Il questore avverte gli occupanti: "Arrendetevi, guardate che vi farete male, stanno per intervenire i reparti speciali". I sei uomini asserragliati ripetono: aspettiamo un ambasciatore speciale, non possiamo arrenderci. Ore 8.10 - Il sindaco Cacciari chiede di fare un ultimo tentativo. Si riunisce ancora il Comitato di crisi e decide di passare all'azione. Dalla porta principale si lanciano cinque uomini del Gis, dalla cuspide si calano come uomini ragno sospesi nel vuoto da dieci minuti altri cinque loro colleghi. Parte un lacrimogeno. Antonio Barison e' l'unico degli assediati a opporsi o a cadere durante l'assalto. Di certo si fa molto male: e' ferito gravemente e ricoverato in ospedale. Gli altri 5 uomini delle forze speciali danno due botte al "blindato", lo sfondano e gridano ai due occupanti: "Non fate gli scemi, venite fuori". Ore 8.45 - E' tutto finito. Il capitano Girotto da due ore, dopo essersi fatto una camomilla, si e' messo a letto. Per giustificare il ritardo alla moglie ha detto rientrando in casa poco dopo le 6: "Sapessi che cosa mi e' successo stanotte". L'epilogo. In serata un nono "indipendentista" viene portato nella caserma dei carabinieri di Padova: Giuseppe Segato, "ambasciatore del Veneto Serenissimo Governo". Ma non e' finita. Un comunicato di minaccia, firmato dall'"Armata veneta di liberazione", arriva all'Ansa di Roma. Gli investigatori, pur essendo molto cauti, non ne escludono l'attendibilita': "Se entro le prossime 48 ore gli otto veneti non verranno rimessi in liberta', risponderemo alla violenza degli occupanti italiani". Il testo accenna pure a "sevizie" agli arrestati "da parte di carabinieri ed agenti segreti, tutti di origine del Sud Italia, che odiano la gente del Nord".

Muscau Costantino


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(10 maggio 1997) - Corriere della Sera

kalafro - briganti - briganti


http://www.youtube.com/watch?v=6ht0IrX7aLM&feature=related
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http://www.youtube.com/watch?v=6ht0IrX7aLM&feature=related

domenica 25 aprile 2010

Vi sono dei giornalisti che campano la vita servendo il loro padrone, altri giornalisti ritenuti farabutti dall'attuale regime devono arrangiarsi.


Di Antonio Ciano

Conoscevo un ricercatore storico, si chiamava Tonino Cervone, padre di Sandra, giornalista de" Il Messaggero" era un topo d'archivio, di quelli che quando dava delle notizie sulla nostra storia, sul nostro passato, rimanevi allibito. Un giorno mi sono imbattuto in libro di Giacinto De Sivo " Storia delle Due Sicilie", avevo letto di cose nefande, di stragi e di eccidi perpretati dai piemontesi. Quelle stragi mi venivano raccontate da mio nonno, contadino in Gaeta, non mi venivano raccontate dai giornali, nè dagli storici.
Tutti o quasi a raccontar bellezze del Risorgimento, tutti a raccontare delle gesta di Garibaldi, di Cavour, di Vittorio Emanuele II, e dei savoia in genere.

Leggendo quel libro mi colpì la storia nefanda di Pontelandolfo, andai in quella città, chiesi al Sindaco Perugini notizie, mi rispose che i piemontesi incendiarono la città e non avevano niente nei loro archivi, anch'essi bruciati.Rimasero in piedi solo tre palazzi, erano dei liberali del tempo.
Mi indicò la biblioteca provinciale di Benevento, e lì mi recai.
Fotocopiai atti del processo per i fatti di Pontelandolfo descritti da scrittori del beneventano, e ricostruii l'eccidio, quello che avvenne giorno per giorno nella città martire al pari della mia, del risogimento piemontese.
Presi tanti appunti, li misi in ordine e pensai di scrivere un libro, per dare a quella città la dignità che le spetta, in quanto, ancora oggi è marcata sulle carte bollate come città di briganti.
Quel libro ha venduto più di 200 mila copie. , oggi, clonato, si vende sulle bancarelle a poco prezzo. Divenne "Cult", lo scrissi con rabbia, e fu oggetto di contestazione da parte massonica, da parte dei professorelli di regime del tempo.
Trovai contro un muro di gomma. Sapete chi erano i miei avversatori? Molti professori delle scuole nostrane.Ma come si permette questo signore di confutare i nostri insegnamenti?
Come fa a mettere in dubbio le gesta del nostro padre della patria Garibaldi?

Garibaldi non era il nostro eroe, era solo un mercenario, un terrorista, un negriero.
Da capitano della "Carmen" trasportava "Coolies" da Canton in Cina a Callao in Perù, vicino Lima. Non era un socialista ma nazista, faceva fucilare solo contadini ed operai, mettendosi agli ordini dei baroni e dei padroni.
Era un massone e da che esiste quella setta, è sempre stata al servizio dei potenti.

Un editore delle mie zone non volle pubblicarmi il libro, anche se entusiasta della bozza,un suo amico di destra, era missino, disse che era un libro antiitaliano.
Non era vero, è un libro italianissimo, era antisavoiardo, anti risorgimentale.

La mia patria è nata il 2 giugno del 1946, è questa santa repubblica e quando sento parlare dei 150 anni di unità nazionale mi ci incazzo di brutto.
In Francia non festeggiano la monarchia precedente, festeggiano la repubblica, il 14 luglio di ogni anno. In Francia hanno fatto una rivoluzione, ha vinto la repubblica e inneggiano alla repubblica, non a LuigiXVI°.
In Italia,vogliono festeggiare una monarchia accentratrice, quella che ha causato milioni di morti, l'emigrazione di milioni di meridionali, guerre a ripetizione; quella che ha causato stragi, eccidi, non solo contro i meridionali, ma contro città del Nord a cominciare da Torino per finire a Milano.E quando sento che dei Presidenti della Repubblica si accingono a festeggiare questa genia di malfattori mi ci sento male.

Vi sono dei giornalisti che campano la vita servendo il loro padrone, vi sono altri giornalisti ritenuti farabutti dall'attuale regime e devono arrangiarsi come possono.
E qualcuno può.

Pino Aprile era direttore di "Gente", ha dovuto dimettersi. Quel settimanale vendeva 3.700.000 copie a settimana, ma aveva una linea politica che non si addiceva al padrone del vapore.
In America un personaggio come Pino sarebbe stato coperto d'oro, da noi ha dovuto fare le valigie. Pino, forse anche per questo episodio, ha scritto un altro capolavoro, e non è uno storico,
è una penna micidiale, si è informato, ha preso appunti, ha consultato migliaia di libri e ha scritto "Terroni" che consiglio a tutti di leggere.

Intanto, grazie a "I savoia e il massacro del Sud" è nata una nuova coscienza, molti di quei professori che mi contestavano son tornati all'ovile, anzi, qualcuno ha scritto testi molto importanti contro il risorgimento che ritengo sia stato il vero cancro del Sud, e cari giornalisti ed opinionisti del Corriere, contestatemela questa considerazione e questa mia opinione.

Io ho messo nero su bianco le stragi e gli eccidi dei savoia, quelle della monarchia sabauda, voi, esimi giornalisti, ditemi che non sono vere, che mi sono inventato tutto, ma basta andare negli archivi di Via Lepanto, basta leggere i resoconti della "Civiltà cattolica" del tempo per accorgersi delle verità nascoste.

Molti di noi non sono degli storici, nè lo era Lucio Barone, nè lo era Mimmo Ciaramaglia, nè lo era Angelo Manna ( tutti morti, nuovi briganti) nè lo è Alessandro Romano che percorre migliaia di Km con la sua mostra itinerante, nè lo è Antonio Pagano la cui rivista "Due Sicilie" è stata considerata al livello di cattedra universitara da Paolo Granzotto giornalista de" Il Giornale", nè lo è Erminio De Biase, nè Gennaro De Crescenzo, nè Valentino Romano, nè Nando Dicè.

Gli storici appartengono alla Casta risorgimentale, gli altri fanno altri mestieri, ma questi soloni, devono convincermi, non possono ergere a Padre della patria Cialdini che ordinò la strage di Pontelandolfo e che massacrò la mia città sotto una coltre di 160 mila bombe mietendo 5 mila morti. Esimi giornalisti, esimi storici, io a Gaeta ci vivo e sento ancora le cannonate piemontesi, cammino sulle macerie prodotte da quelle cannonate, i nostri figli sono costretti ad emigrare da 149 anni.
Prima del 1860 al mio paese arrivavano operai e contadini dal Piemonte, dalla Lombardia perchè si puzzavano di fame. Gli ultimi disoccupati li ha portati Mussolini, forse centomila, dal Veneto di Stella, che ben conosce la storia dell'emigrazione.
Quella regione fu ridotta alla fame dal regime savoiardo. Emigrarono dal veneto 4 milioni di persone. Dalle mie parti, in provincia di Latina, vi sono più veneti che laziali.
Tanti saluti, tolgo il disturbo, non ho mai preteso di essere uno storico, la cosa, garbatamente, non mi interessa, son nato contadino e morirò Brigante di questa terra martoriata dal regime savoiardo che odierò sempre.
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Di Antonio Ciano

Conoscevo un ricercatore storico, si chiamava Tonino Cervone, padre di Sandra, giornalista de" Il Messaggero" era un topo d'archivio, di quelli che quando dava delle notizie sulla nostra storia, sul nostro passato, rimanevi allibito. Un giorno mi sono imbattuto in libro di Giacinto De Sivo " Storia delle Due Sicilie", avevo letto di cose nefande, di stragi e di eccidi perpretati dai piemontesi. Quelle stragi mi venivano raccontate da mio nonno, contadino in Gaeta, non mi venivano raccontate dai giornali, nè dagli storici.
Tutti o quasi a raccontar bellezze del Risorgimento, tutti a raccontare delle gesta di Garibaldi, di Cavour, di Vittorio Emanuele II, e dei savoia in genere.

Leggendo quel libro mi colpì la storia nefanda di Pontelandolfo, andai in quella città, chiesi al Sindaco Perugini notizie, mi rispose che i piemontesi incendiarono la città e non avevano niente nei loro archivi, anch'essi bruciati.Rimasero in piedi solo tre palazzi, erano dei liberali del tempo.
Mi indicò la biblioteca provinciale di Benevento, e lì mi recai.
Fotocopiai atti del processo per i fatti di Pontelandolfo descritti da scrittori del beneventano, e ricostruii l'eccidio, quello che avvenne giorno per giorno nella città martire al pari della mia, del risogimento piemontese.
Presi tanti appunti, li misi in ordine e pensai di scrivere un libro, per dare a quella città la dignità che le spetta, in quanto, ancora oggi è marcata sulle carte bollate come città di briganti.
Quel libro ha venduto più di 200 mila copie. , oggi, clonato, si vende sulle bancarelle a poco prezzo. Divenne "Cult", lo scrissi con rabbia, e fu oggetto di contestazione da parte massonica, da parte dei professorelli di regime del tempo.
Trovai contro un muro di gomma. Sapete chi erano i miei avversatori? Molti professori delle scuole nostrane.Ma come si permette questo signore di confutare i nostri insegnamenti?
Come fa a mettere in dubbio le gesta del nostro padre della patria Garibaldi?

Garibaldi non era il nostro eroe, era solo un mercenario, un terrorista, un negriero.
Da capitano della "Carmen" trasportava "Coolies" da Canton in Cina a Callao in Perù, vicino Lima. Non era un socialista ma nazista, faceva fucilare solo contadini ed operai, mettendosi agli ordini dei baroni e dei padroni.
Era un massone e da che esiste quella setta, è sempre stata al servizio dei potenti.

Un editore delle mie zone non volle pubblicarmi il libro, anche se entusiasta della bozza,un suo amico di destra, era missino, disse che era un libro antiitaliano.
Non era vero, è un libro italianissimo, era antisavoiardo, anti risorgimentale.

La mia patria è nata il 2 giugno del 1946, è questa santa repubblica e quando sento parlare dei 150 anni di unità nazionale mi ci incazzo di brutto.
In Francia non festeggiano la monarchia precedente, festeggiano la repubblica, il 14 luglio di ogni anno. In Francia hanno fatto una rivoluzione, ha vinto la repubblica e inneggiano alla repubblica, non a LuigiXVI°.
In Italia,vogliono festeggiare una monarchia accentratrice, quella che ha causato milioni di morti, l'emigrazione di milioni di meridionali, guerre a ripetizione; quella che ha causato stragi, eccidi, non solo contro i meridionali, ma contro città del Nord a cominciare da Torino per finire a Milano.E quando sento che dei Presidenti della Repubblica si accingono a festeggiare questa genia di malfattori mi ci sento male.

Vi sono dei giornalisti che campano la vita servendo il loro padrone, vi sono altri giornalisti ritenuti farabutti dall'attuale regime e devono arrangiarsi come possono.
E qualcuno può.

Pino Aprile era direttore di "Gente", ha dovuto dimettersi. Quel settimanale vendeva 3.700.000 copie a settimana, ma aveva una linea politica che non si addiceva al padrone del vapore.
In America un personaggio come Pino sarebbe stato coperto d'oro, da noi ha dovuto fare le valigie. Pino, forse anche per questo episodio, ha scritto un altro capolavoro, e non è uno storico,
è una penna micidiale, si è informato, ha preso appunti, ha consultato migliaia di libri e ha scritto "Terroni" che consiglio a tutti di leggere.

Intanto, grazie a "I savoia e il massacro del Sud" è nata una nuova coscienza, molti di quei professori che mi contestavano son tornati all'ovile, anzi, qualcuno ha scritto testi molto importanti contro il risorgimento che ritengo sia stato il vero cancro del Sud, e cari giornalisti ed opinionisti del Corriere, contestatemela questa considerazione e questa mia opinione.

Io ho messo nero su bianco le stragi e gli eccidi dei savoia, quelle della monarchia sabauda, voi, esimi giornalisti, ditemi che non sono vere, che mi sono inventato tutto, ma basta andare negli archivi di Via Lepanto, basta leggere i resoconti della "Civiltà cattolica" del tempo per accorgersi delle verità nascoste.

Molti di noi non sono degli storici, nè lo era Lucio Barone, nè lo era Mimmo Ciaramaglia, nè lo era Angelo Manna ( tutti morti, nuovi briganti) nè lo è Alessandro Romano che percorre migliaia di Km con la sua mostra itinerante, nè lo è Antonio Pagano la cui rivista "Due Sicilie" è stata considerata al livello di cattedra universitara da Paolo Granzotto giornalista de" Il Giornale", nè lo è Erminio De Biase, nè Gennaro De Crescenzo, nè Valentino Romano, nè Nando Dicè.

Gli storici appartengono alla Casta risorgimentale, gli altri fanno altri mestieri, ma questi soloni, devono convincermi, non possono ergere a Padre della patria Cialdini che ordinò la strage di Pontelandolfo e che massacrò la mia città sotto una coltre di 160 mila bombe mietendo 5 mila morti. Esimi giornalisti, esimi storici, io a Gaeta ci vivo e sento ancora le cannonate piemontesi, cammino sulle macerie prodotte da quelle cannonate, i nostri figli sono costretti ad emigrare da 149 anni.
Prima del 1860 al mio paese arrivavano operai e contadini dal Piemonte, dalla Lombardia perchè si puzzavano di fame. Gli ultimi disoccupati li ha portati Mussolini, forse centomila, dal Veneto di Stella, che ben conosce la storia dell'emigrazione.
Quella regione fu ridotta alla fame dal regime savoiardo. Emigrarono dal veneto 4 milioni di persone. Dalle mie parti, in provincia di Latina, vi sono più veneti che laziali.
Tanti saluti, tolgo il disturbo, non ho mai preteso di essere uno storico, la cosa, garbatamente, non mi interessa, son nato contadino e morirò Brigante di questa terra martoriata dal regime savoiardo che odierò sempre.
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Il Corriere della Sera all'attacco di Antonio Ciano, del Partito del Sud e dei tabaccai.


Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.
Mahatma Gandhi


Sabato scorso17 aprile 2010 sul Corriere delle Sera, il principale giornale della penisola, edito a Milano, mezzo d'informazione di riferimento dei "potentati" economici italiani, abbiamo avuto il "piacere" di notare un pesante attacco, di due famose firme del giornale quali Rizzo e Stella, ad Antonio Ciano ed al Partito del Sud.

L'articolo dal titolo "Da santo a quasi terrorista" , tenta di analizzare, con il paraocchi della solita disinformazia mitologica patriottarda, il perchè la figura di Garibaldi si sia trasformata negli ultimi anni da quella di eroe celebrato in tanti monumenti, strade e piazze ecc. a quella di "ladro e cialtrone", come una rivisitazione della storiografia ufficiale in questi ultimi anni, grazie anche all'azione e all'aumento di peso politico della Lega Nord, ma non solo, stà sempre più imponendo. Rizzo e Stella la mettono in burletta, un'operazione a cui i giornalisti di regime sono abituati da 150 anni, portando però dati scritti sull'acqua e solidi come cartavelina.
L'operazione sembra guidata da un'approssimazione degna di miglior causa.

Non ci stupiamo che il giornalismo italiano stia sempre più peggiorando la sua posizione nelle classifiche mondiali, in cui come libertà e pluralismo d'informazione occupiamo ormai il 71° posto dietro paesi come Benin e Namibia che evidentemente riescono a "formare" giornalisti più obiettivi e meno influenzabili dei nostri (sai che sforzo....).

Devo però ammettere che erano dagli anni, ahimè lontani, del Corriere dei Piccoli che non mi divertivo tanto , allora a sollazzarmi erano le vignette di Bibì, Bibò e Capitan Cocoricò, ora gli articoli di Rizzo e Stella, tutti tesi come sono nello sforzo vano di avallare ancora le solite scontate e rifritte puttanate risorgimentali, le solite, che ci vengono propinate da 150 anni.

Colgo tra i fiori : la ferrovia Napoli Portici costruita per il sollazzo dei biechi Borbone;ma quanti erano sti Borbone se dopo un solo mese di attività avevano viaggiato nelle tre classi ben 58.000 passeggeri ?(vedi Antonio Pagano ,Due Sicilie
Pag.41 ,1830/1880,Capone Editore ) .
E non solo:nel 1844 viene rilevato che hanno viaggiato in un anno 1.117.713 passeggeri. (Antonio Pagano.pag 47).E poi :nel 1860 il Piemonte aveva 803 km di ferrovie e il nostro Regno solo 98 .. Vero, peccato che i due abbiano dimenticato di dire che il Piemonte costruiva ferrovie per le guerre, indebitandosi fino alla bancarotta con i più esosi bancarottieri europei.

Poi molto bella e indicativa la zampata classista sul "tabaccaio "Antonio Ciano.
I professoroni italiani non si smentiscono mai : il desiderio di sapere e documentare può portare persone prive di cultura accademica a scoperte e verità incredibili , ma questo ai nostri "eroi" pare non interessare, sono Loro che elargiscono o meno patenti di legittimità di ricerca storica, anche Loro dopotutto, strano a dirsi, appartengono ad una "casta", quella del giornalismo italiano, sempre quello del 71° posto in classifica (in zona retrocessione..), ricordiamo infatti che il grande Schliemann,un semplice commerciante, fu seppellito da palate di dileggio e sfottò dagli intellettualoni del tempo che poi furono clamorosamente sbugiardati quando venne alla luce la città dell'Iliade: Troia .

Il termine "tabaccaio" usato contro Antonio Ciano, in una frase a metà fra il disprezzo, percepibile fra le righe, e la volontà di dileggiare, non è però cosa da poco, ed è veramente geniale: come se ad
uno che mi porta una pepita, gli chiedessi che voti aveva al corso di mineralogia o se lo ha mai frequentato....

In realtà Ciano, dall'alto di una pacatezza da vecchio saggio, abbozza con la giusta filosofia :


"Mbè, non sono uno storico. Mi adopero soltanto a fare ricerca storica negli archivi di stato ancora secretati in parte. Tra gli altri mestieri, come tutti i meridionali, ho fatto il contadino, e diplomatomi al Nautico di Gaeta sono stato ufficiale della marina mercantile, poi ho venduto anche pacchetti di sigarette e mentre facevo quel mestiere onestamente, frequentavo l'archivio di Via Lepanto a Roma, e ho scoperto stragi ed eccidi dei Savoia. Molti giornalisti per non vendere fumo, dovrebbero fare i tabaccai che vendono veleno, come ha fatto il sottoscritto per qualche anno pur di campare la vita. Scoprirebbeno una dimensione della storia che non hanno mai conosciuto. Se un "tabaccaio" ha dovuto scrivere libri contro il Risorgimento piemontese, significa che l'Intellighentia massonica ha impedito a Lor Signori di farlo, non se la prendano a male. Se un Dalla Loggia chiama ignorante Bennato significa che nella vita non ha capito una mazza, il sui padrone lo foraggia per questo e sta capendo che la sua fortuna di intellettuale di regime sta capitolando."

Ricordamo che il "tabaccaio" Antonio Ciano ha subito più di un processo per quanto ha scritto nei suoi libri dove ha denunciato eccidi e stragi commessi negli anni del Risorgimento del Piemonte dai suoi Debiti, nei libri "I Savoia e il massacro del Sud" e "Il massacro del Sud - Esecutori e mandanti", risultato dei processi:assolto; i fatti descritti erano veri.


Questo ovviamente nell'articolo non viene scritto, si preferisce menzionare uno sconosciuto nickname (che quindi potrebbe essere chiunque) a cui addebitare un marchiano errore storico, facendo così tutta una pasta, mescolando capra e cavoli, per gettare discredito in un'operazione di evidente strumentalizzazione.

Infine una considerazione ovvia e banale che fa però capire cosa si muove dietro le quinte:
Rizzo e Stella citano espressamente il Partito del Sud di Antonio Ciano e questa si che è una novità assoluta: fino a poco tempo fa il nome Partito del Sud era, dalla stampa in generale e dal Corriere in particolare, inopinatamente e strumentalmente sempre associato ai Lombardo , Miccichè, Poli Bortone, Scotti ecc. ecc. insomma tutto serviva per creare scompiglio e confusione nei meridionali e crearci così difficoltà nel fare capire che noi con questi Signori non c'entriamo nulla, anzi.
Ora invece apprendiamo, da Rizzo e Stella, che al Corriere della Sera sanno benissimo chi siamo e quindi abbiamo conferma che gli accostamenti che ci sono stati, e siamo sicuri ci saranno, sono solo strumentali; di questo li ringraziamo, anche perchè ci fanno capire che la strada intrapresa dal nostro Partito, così ben individuato, è quella giusta.
Per il Corriere della Sera siamo "fanatici borbonici", cioè difensori del Sud e delle sue ragioni, e perciò ci attacca.

Diciamo quindi che nella famosa frase del Mahatma Gandi
"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci" siamo già molto avanti, cioè nella fase di passaggio fra il deriderci e il combatterci.
Avanti così!

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Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.
Mahatma Gandhi


Sabato scorso17 aprile 2010 sul Corriere delle Sera, il principale giornale della penisola, edito a Milano, mezzo d'informazione di riferimento dei "potentati" economici italiani, abbiamo avuto il "piacere" di notare un pesante attacco, di due famose firme del giornale quali Rizzo e Stella, ad Antonio Ciano ed al Partito del Sud.

L'articolo dal titolo "Da santo a quasi terrorista" , tenta di analizzare, con il paraocchi della solita disinformazia mitologica patriottarda, il perchè la figura di Garibaldi si sia trasformata negli ultimi anni da quella di eroe celebrato in tanti monumenti, strade e piazze ecc. a quella di "ladro e cialtrone", come una rivisitazione della storiografia ufficiale in questi ultimi anni, grazie anche all'azione e all'aumento di peso politico della Lega Nord, ma non solo, stà sempre più imponendo. Rizzo e Stella la mettono in burletta, un'operazione a cui i giornalisti di regime sono abituati da 150 anni, portando però dati scritti sull'acqua e solidi come cartavelina.
L'operazione sembra guidata da un'approssimazione degna di miglior causa.

Non ci stupiamo che il giornalismo italiano stia sempre più peggiorando la sua posizione nelle classifiche mondiali, in cui come libertà e pluralismo d'informazione occupiamo ormai il 71° posto dietro paesi come Benin e Namibia che evidentemente riescono a "formare" giornalisti più obiettivi e meno influenzabili dei nostri (sai che sforzo....).

Devo però ammettere che erano dagli anni, ahimè lontani, del Corriere dei Piccoli che non mi divertivo tanto , allora a sollazzarmi erano le vignette di Bibì, Bibò e Capitan Cocoricò, ora gli articoli di Rizzo e Stella, tutti tesi come sono nello sforzo vano di avallare ancora le solite scontate e rifritte puttanate risorgimentali, le solite, che ci vengono propinate da 150 anni.

Colgo tra i fiori : la ferrovia Napoli Portici costruita per il sollazzo dei biechi Borbone;ma quanti erano sti Borbone se dopo un solo mese di attività avevano viaggiato nelle tre classi ben 58.000 passeggeri ?(vedi Antonio Pagano ,Due Sicilie
Pag.41 ,1830/1880,Capone Editore ) .
E non solo:nel 1844 viene rilevato che hanno viaggiato in un anno 1.117.713 passeggeri. (Antonio Pagano.pag 47).E poi :nel 1860 il Piemonte aveva 803 km di ferrovie e il nostro Regno solo 98 .. Vero, peccato che i due abbiano dimenticato di dire che il Piemonte costruiva ferrovie per le guerre, indebitandosi fino alla bancarotta con i più esosi bancarottieri europei.

Poi molto bella e indicativa la zampata classista sul "tabaccaio "Antonio Ciano.
I professoroni italiani non si smentiscono mai : il desiderio di sapere e documentare può portare persone prive di cultura accademica a scoperte e verità incredibili , ma questo ai nostri "eroi" pare non interessare, sono Loro che elargiscono o meno patenti di legittimità di ricerca storica, anche Loro dopotutto, strano a dirsi, appartengono ad una "casta", quella del giornalismo italiano, sempre quello del 71° posto in classifica (in zona retrocessione..), ricordiamo infatti che il grande Schliemann,un semplice commerciante, fu seppellito da palate di dileggio e sfottò dagli intellettualoni del tempo che poi furono clamorosamente sbugiardati quando venne alla luce la città dell'Iliade: Troia .

Il termine "tabaccaio" usato contro Antonio Ciano, in una frase a metà fra il disprezzo, percepibile fra le righe, e la volontà di dileggiare, non è però cosa da poco, ed è veramente geniale: come se ad
uno che mi porta una pepita, gli chiedessi che voti aveva al corso di mineralogia o se lo ha mai frequentato....

In realtà Ciano, dall'alto di una pacatezza da vecchio saggio, abbozza con la giusta filosofia :


"Mbè, non sono uno storico. Mi adopero soltanto a fare ricerca storica negli archivi di stato ancora secretati in parte. Tra gli altri mestieri, come tutti i meridionali, ho fatto il contadino, e diplomatomi al Nautico di Gaeta sono stato ufficiale della marina mercantile, poi ho venduto anche pacchetti di sigarette e mentre facevo quel mestiere onestamente, frequentavo l'archivio di Via Lepanto a Roma, e ho scoperto stragi ed eccidi dei Savoia. Molti giornalisti per non vendere fumo, dovrebbero fare i tabaccai che vendono veleno, come ha fatto il sottoscritto per qualche anno pur di campare la vita. Scoprirebbeno una dimensione della storia che non hanno mai conosciuto. Se un "tabaccaio" ha dovuto scrivere libri contro il Risorgimento piemontese, significa che l'Intellighentia massonica ha impedito a Lor Signori di farlo, non se la prendano a male. Se un Dalla Loggia chiama ignorante Bennato significa che nella vita non ha capito una mazza, il sui padrone lo foraggia per questo e sta capendo che la sua fortuna di intellettuale di regime sta capitolando."

Ricordamo che il "tabaccaio" Antonio Ciano ha subito più di un processo per quanto ha scritto nei suoi libri dove ha denunciato eccidi e stragi commessi negli anni del Risorgimento del Piemonte dai suoi Debiti, nei libri "I Savoia e il massacro del Sud" e "Il massacro del Sud - Esecutori e mandanti", risultato dei processi:assolto; i fatti descritti erano veri.


Questo ovviamente nell'articolo non viene scritto, si preferisce menzionare uno sconosciuto nickname (che quindi potrebbe essere chiunque) a cui addebitare un marchiano errore storico, facendo così tutta una pasta, mescolando capra e cavoli, per gettare discredito in un'operazione di evidente strumentalizzazione.

Infine una considerazione ovvia e banale che fa però capire cosa si muove dietro le quinte:
Rizzo e Stella citano espressamente il Partito del Sud di Antonio Ciano e questa si che è una novità assoluta: fino a poco tempo fa il nome Partito del Sud era, dalla stampa in generale e dal Corriere in particolare, inopinatamente e strumentalmente sempre associato ai Lombardo , Miccichè, Poli Bortone, Scotti ecc. ecc. insomma tutto serviva per creare scompiglio e confusione nei meridionali e crearci così difficoltà nel fare capire che noi con questi Signori non c'entriamo nulla, anzi.
Ora invece apprendiamo, da Rizzo e Stella, che al Corriere della Sera sanno benissimo chi siamo e quindi abbiamo conferma che gli accostamenti che ci sono stati, e siamo sicuri ci saranno, sono solo strumentali; di questo li ringraziamo, anche perchè ci fanno capire che la strada intrapresa dal nostro Partito, così ben individuato, è quella giusta.
Per il Corriere della Sera siamo "fanatici borbonici", cioè difensori del Sud e delle sue ragioni, e perciò ci attacca.

Diciamo quindi che nella famosa frase del Mahatma Gandi
"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci" siamo già molto avanti, cioè nella fase di passaggio fra il deriderci e il combatterci.
Avanti così!

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Stop agli abbattimenti al via il decreto bluff

Solo pochi giorni fa il neo-vicesindaco di Sorrento, Stinga Giuseppe, aveva tranquillizzato elettori e cittadini con una dichiarazione del seguente tenore: “Ho avuto assicurazione stamane dai senatori del Pdl, Raffaele Lauro e Carlo Sarro, firmatari del disegno di legge per la riapertura parziale del condono edilizio in Campania, che è in corso di preparazione un decreto legge del Governo, che anticiperà gli effetti del ddl, in attesa di una legislazione regionale concorrente. I senatori del Popolo della Libertà, inoltre, si sono resi disponibili per un tempestivo convegno sul decreto del Governo, da tenersi a Sorrento nel mese di maggio, immediatamente dopo il varo del provvedimento”.

Intanto in attesa che il Disegno di Legge promesso dai senatori Lauro e Sarro – e proclamato dal vice-sindaco Stinga – compisse il suo tortuoso iter parlamentare, il “Governo del fare” non se ne è stato con le mani in mano; ha effettivamente approvato un bel decreto legge che, nelle intenzioni, dovrebbe scongiurare l’arrivo di altre ruspe sino al dicembre 2011, evidentemente per consentire nel frattempo sia alla Regione Campania del neo-eletto Caldoro di intervenire sulla materia (riaprendo i termini dell’ultimo condono), sia ai paladini Lauro e Sarro di portare avanti la loro battaglia e fare sì che proprio l’ultimo condono possa essere applicato anche nelle aree sottoposte a vincolo ambientale e paesaggistico; tanto è che stamattina la “Ministra” Mara Carfagna ha prontamente, e con tronfiezza, rivendicato l’importanza del provvedimento sospensione: “Il Governo non poteva assistere impassibile al fatto che, con gli abbattimenti, molte donne con bambini, anziani, disabili, tutti senza un’altra abitazione venissero lasciati in mezzo alla strada“.

Insomma, i tanti cittadini, soprattutto della Penisola sorrentina e dell’Isola d’Ischia, potranno finalmente dormire sonni tranquilli, almeno fino al 31 dicembre 2011, fino a quando resteranno sospesi gli abbattimenti; per quella data, poi, Lauro e Sarro avranno portato a termine la loro missione e non ci saranno più problemi.

Addio per sempre alle ruspe allora?

Invece no, qui scatta il bluff.

Il decreto che la “Ministra” ha celebrato, sospende gli abbattimenti solo per i casi accertati entro la data del 31 marzo 2003 (e questo sarebbe ovvio anche se opportuno sempre ricordarlo), solo per gli abusi di necessità (e questo eticamente corretto), ma – quel che è peggio – solo per quelle aree non sottoposte a vincolo ambientale e paesaggistico.

Morale della favola?

In Penisola sorrentina e nell’isola d’Ischia da domani le ruspe potranno tornare regolarmente a lavoro e completare l’opera di abbattimento iniziata mesi addietro.

Siamo alle solite: la campagna elettorale è ormai alle spalle; l’ennesima speculazione politica è stata consumata; i voti “conquistati” a suon di promesse di condono sono oramai in cassaforte; i cittadini e le loro case da abbattere? Se la prendessero con i giudici, sono loro che comandano le ruspe.

E’ ora di dire basta, di iniziare a chiamare le cose con il giusto nome.

La disperazione di coloro che si vedono una casa finire in maceria la si comprende, ma la loro rabbia, da oggi in poi deve essere diretta altrove; verso quei politici che, senza scrupolo, chiudono un occhio quando si costruisce abusivamente, assicurano che nulla verrà toccato, promettono coperture e garanzie e poi, quando arrivano le ruspe, fanno spallucce.

Sono loro i veri colpevoli, vanno evitati, sono loro che hanno martorizzato il territorio e loro che si fingono poi paladini dei “senza casa”

Secondo i dati ISTAT, Sorrento nel 1961 aveva 3128 abitazioni e 11768 residenti; nel 2001 (senza considerare le case non dichiarate perché abusive) le abitazioni erano più che raddoppiate passando a 6432, mentre i residenti sono diventati 16536.

Le case sono aumentate del 105,63%, gli abitanti del 40,52%.

Nel 1961 il problema casa non esisteva, oggi sì, come è possibile?

Evidentemente, presi come si era a saccheggiare il territorio si è costruito sì, ma non per le famiglie… ed ora lo vogliamo dal condono?

Fonte:Partito del Sud-Penisola Sorrentina

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Solo pochi giorni fa il neo-vicesindaco di Sorrento, Stinga Giuseppe, aveva tranquillizzato elettori e cittadini con una dichiarazione del seguente tenore: “Ho avuto assicurazione stamane dai senatori del Pdl, Raffaele Lauro e Carlo Sarro, firmatari del disegno di legge per la riapertura parziale del condono edilizio in Campania, che è in corso di preparazione un decreto legge del Governo, che anticiperà gli effetti del ddl, in attesa di una legislazione regionale concorrente. I senatori del Popolo della Libertà, inoltre, si sono resi disponibili per un tempestivo convegno sul decreto del Governo, da tenersi a Sorrento nel mese di maggio, immediatamente dopo il varo del provvedimento”.

Intanto in attesa che il Disegno di Legge promesso dai senatori Lauro e Sarro – e proclamato dal vice-sindaco Stinga – compisse il suo tortuoso iter parlamentare, il “Governo del fare” non se ne è stato con le mani in mano; ha effettivamente approvato un bel decreto legge che, nelle intenzioni, dovrebbe scongiurare l’arrivo di altre ruspe sino al dicembre 2011, evidentemente per consentire nel frattempo sia alla Regione Campania del neo-eletto Caldoro di intervenire sulla materia (riaprendo i termini dell’ultimo condono), sia ai paladini Lauro e Sarro di portare avanti la loro battaglia e fare sì che proprio l’ultimo condono possa essere applicato anche nelle aree sottoposte a vincolo ambientale e paesaggistico; tanto è che stamattina la “Ministra” Mara Carfagna ha prontamente, e con tronfiezza, rivendicato l’importanza del provvedimento sospensione: “Il Governo non poteva assistere impassibile al fatto che, con gli abbattimenti, molte donne con bambini, anziani, disabili, tutti senza un’altra abitazione venissero lasciati in mezzo alla strada“.

Insomma, i tanti cittadini, soprattutto della Penisola sorrentina e dell’Isola d’Ischia, potranno finalmente dormire sonni tranquilli, almeno fino al 31 dicembre 2011, fino a quando resteranno sospesi gli abbattimenti; per quella data, poi, Lauro e Sarro avranno portato a termine la loro missione e non ci saranno più problemi.

Addio per sempre alle ruspe allora?

Invece no, qui scatta il bluff.

Il decreto che la “Ministra” ha celebrato, sospende gli abbattimenti solo per i casi accertati entro la data del 31 marzo 2003 (e questo sarebbe ovvio anche se opportuno sempre ricordarlo), solo per gli abusi di necessità (e questo eticamente corretto), ma – quel che è peggio – solo per quelle aree non sottoposte a vincolo ambientale e paesaggistico.

Morale della favola?

In Penisola sorrentina e nell’isola d’Ischia da domani le ruspe potranno tornare regolarmente a lavoro e completare l’opera di abbattimento iniziata mesi addietro.

Siamo alle solite: la campagna elettorale è ormai alle spalle; l’ennesima speculazione politica è stata consumata; i voti “conquistati” a suon di promesse di condono sono oramai in cassaforte; i cittadini e le loro case da abbattere? Se la prendessero con i giudici, sono loro che comandano le ruspe.

E’ ora di dire basta, di iniziare a chiamare le cose con il giusto nome.

La disperazione di coloro che si vedono una casa finire in maceria la si comprende, ma la loro rabbia, da oggi in poi deve essere diretta altrove; verso quei politici che, senza scrupolo, chiudono un occhio quando si costruisce abusivamente, assicurano che nulla verrà toccato, promettono coperture e garanzie e poi, quando arrivano le ruspe, fanno spallucce.

Sono loro i veri colpevoli, vanno evitati, sono loro che hanno martorizzato il territorio e loro che si fingono poi paladini dei “senza casa”

Secondo i dati ISTAT, Sorrento nel 1961 aveva 3128 abitazioni e 11768 residenti; nel 2001 (senza considerare le case non dichiarate perché abusive) le abitazioni erano più che raddoppiate passando a 6432, mentre i residenti sono diventati 16536.

Le case sono aumentate del 105,63%, gli abitanti del 40,52%.

Nel 1961 il problema casa non esisteva, oggi sì, come è possibile?

Evidentemente, presi come si era a saccheggiare il territorio si è costruito sì, ma non per le famiglie… ed ora lo vogliamo dal condono?

Fonte:Partito del Sud-Penisola Sorrentina

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Bella Ciao, Modena City Ramblers & Paolo Rossi


http://www.youtube.com/watch?v=hgzunxz8hs8

La splendida esecuzione di Bella Ciao con la partecipazione di TUTTA Piazza San Giovanni.Concertone Primo Maggio 2007.

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http://www.youtube.com/watch?v=hgzunxz8hs8

La splendida esecuzione di Bella Ciao con la partecipazione di TUTTA Piazza San Giovanni.Concertone Primo Maggio 2007.

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La Selva di Chiaiano, il parco delle sorprese


http://www.youtube.com/watch?v=FCLnW6D2LII

Trailer di un documentario di 37 minuti ancora inedito. Di Cecilia Anesi e Giulio Rubino. Musiche e Montaggio di Gianmarco Giometti.

La Selva di Chiaiano è lultimo grande polmone verde della città di Napoli ed è parte integrante del Parco Metropolitano delle Colline. È caratteristica per la sua particolare conformazione geologica: contiene cinquantatre cave di tufo giallo Napoletano, di cui una decina di grandi dimensioni, che sono oggetto dei progetti di riqualificazione ambientale voluti dallEnte Parco.

Nello specifico, la ex Cava Comunale dovrebbe ospitare un bosco umido e la Cava Sposito dovrebbe diventare un lago balneabile con stazione fotovoltaica di nuova generazione. Ma la Selva, come altri luoghi della Campania di simile conformazione, è stata sfruttata dalla Camorra prima con attività estrattiva selvaggia e poi, come appurato dalla Sezione Aerea della Guardia di Finanza nel 2008, come ricettacolo di sversamenti illeciti. Come spiega Tommaso Sodano, membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, quello delle cave è sempre stato uno dei business principali della Camorra: si scava e quando non si può più scavare si riempie. Purtroppo è difficile individuare gli sversamenti più pericolosi senza una ricerca puntuale e ben focalizzata. Questo perchè i rifiuti tossici vengono nascosti bene, con tecniche che continuano ad affinarsi: la più comune delle quali è seppellirli nel cuore di ingenti accumuli di scarti edili.
La Selva non è mai stata considerata un Sito Contaminato di Interesse Nazionale, eppure, al sequestro di una cava da parte della Guardia di Finanza si aggiungono le testimonianze dei cittadini, il ritrovamento da parte del Commissariato allEmergenza Rifiuti di 20 mila metri cubi di amianto a ridosso della Cava del Poligono (attuale Discarica di Chiaiano) e i calcoli effettuati dal Geologo Franco Ortolani che ha evidenziato, grazie alluso di foto aeree, ingenti accumuli avvenuti negli ultimi 10 anni. Sversamenti sono visibili anche ad occhio nudo, soprattutto nelle grotte, dove tra le colline di materiale di riporto emergono fusti, copertoni e altri tipi di rifiuti speciali. Sono gli stessi sondaggi dellEnte Parco, effettuati per dare il via ai progetti esecutivi, che evidenziano la presenza di terreno di riporto sia allinterno dellEx Cava Comunale che lungo gli alvei stradali. Per quanto parziali, queste informazioni sono comunque sufficienti (secondo i pareri dei geologi consultati) per dichiarare la necessità di un monitoraggio ambientale che vada nello specifico ad analizzare chimicamente quei sondaggi. Questo monitoraggio dovrebbe essere effettuato nei mesi a venire e dovrebbe decretare la necessità o meno di una bonifica, prerogativa essenziale per la costruzione di un parco pubblico nella Selva di Chiaiano. Il timore dellEnte Parco è che non si riescano a salvare le cave da ulteriori sversamenti o da un destino da discariche autorizzate (come quella effettuata grazie a dlg 90) se non si interviene subito con i progetti.

http://www.wasteemergency.com/lasciat...
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http://www.youtube.com/watch?v=FCLnW6D2LII

Trailer di un documentario di 37 minuti ancora inedito. Di Cecilia Anesi e Giulio Rubino. Musiche e Montaggio di Gianmarco Giometti.

La Selva di Chiaiano è lultimo grande polmone verde della città di Napoli ed è parte integrante del Parco Metropolitano delle Colline. È caratteristica per la sua particolare conformazione geologica: contiene cinquantatre cave di tufo giallo Napoletano, di cui una decina di grandi dimensioni, che sono oggetto dei progetti di riqualificazione ambientale voluti dallEnte Parco.

Nello specifico, la ex Cava Comunale dovrebbe ospitare un bosco umido e la Cava Sposito dovrebbe diventare un lago balneabile con stazione fotovoltaica di nuova generazione. Ma la Selva, come altri luoghi della Campania di simile conformazione, è stata sfruttata dalla Camorra prima con attività estrattiva selvaggia e poi, come appurato dalla Sezione Aerea della Guardia di Finanza nel 2008, come ricettacolo di sversamenti illeciti. Come spiega Tommaso Sodano, membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, quello delle cave è sempre stato uno dei business principali della Camorra: si scava e quando non si può più scavare si riempie. Purtroppo è difficile individuare gli sversamenti più pericolosi senza una ricerca puntuale e ben focalizzata. Questo perchè i rifiuti tossici vengono nascosti bene, con tecniche che continuano ad affinarsi: la più comune delle quali è seppellirli nel cuore di ingenti accumuli di scarti edili.
La Selva non è mai stata considerata un Sito Contaminato di Interesse Nazionale, eppure, al sequestro di una cava da parte della Guardia di Finanza si aggiungono le testimonianze dei cittadini, il ritrovamento da parte del Commissariato allEmergenza Rifiuti di 20 mila metri cubi di amianto a ridosso della Cava del Poligono (attuale Discarica di Chiaiano) e i calcoli effettuati dal Geologo Franco Ortolani che ha evidenziato, grazie alluso di foto aeree, ingenti accumuli avvenuti negli ultimi 10 anni. Sversamenti sono visibili anche ad occhio nudo, soprattutto nelle grotte, dove tra le colline di materiale di riporto emergono fusti, copertoni e altri tipi di rifiuti speciali. Sono gli stessi sondaggi dellEnte Parco, effettuati per dare il via ai progetti esecutivi, che evidenziano la presenza di terreno di riporto sia allinterno dellEx Cava Comunale che lungo gli alvei stradali. Per quanto parziali, queste informazioni sono comunque sufficienti (secondo i pareri dei geologi consultati) per dichiarare la necessità di un monitoraggio ambientale che vada nello specifico ad analizzare chimicamente quei sondaggi. Questo monitoraggio dovrebbe essere effettuato nei mesi a venire e dovrebbe decretare la necessità o meno di una bonifica, prerogativa essenziale per la costruzione di un parco pubblico nella Selva di Chiaiano. Il timore dellEnte Parco è che non si riescano a salvare le cave da ulteriori sversamenti o da un destino da discariche autorizzate (come quella effettuata grazie a dlg 90) se non si interviene subito con i progetti.

http://www.wasteemergency.com/lasciat...
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Scena del film " LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI " ,l'uccisione di Gennarino Capuozzo,Nato a Napoli nel 1932


http://www.youtube.com/watch?v=SBXHf8zQFi0

Scena del celebre film di Nanni Loy sulla rivolta del popolo napoletano verso i tedeschi che occupavano la città.La scena ricorda la morte di Gennaro Capuozzo,un bambino napoletano.Apprendista commesso, fu senza dubbio il più giovane degli insorti napoletani che parteciparono al combattimenti contro i tedeschi nelle quattro giornate del settembre 1943. Dopo aver combattuto in via Santa Teresa, fu ucciso da una granata mentre lanciava bombe a mano contro i carri armati tedeschi dal terrazzino dellistituto delle Filippine.
"Appena dodicenne dice la motivazione della sua Medaglia dOro durante le giornate insurrezionali di Napoli partecipò agli scontri sostenuti contro i tedeschi, dapprima rifornendo di munizioni i patrioti e poi impugnando egli stesso le armi. In uno scontro con carri armati tedeschi, in piedi, sprezzante della morte, tra due insorti che facevano fuoco, con indomito coraggio lanciava bombe a mano fino a che lo scoppio di una granata lo sfracellava sul posto di combattimento insieme al mitragliere che gli era al fianco".
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http://www.youtube.com/watch?v=SBXHf8zQFi0

Scena del celebre film di Nanni Loy sulla rivolta del popolo napoletano verso i tedeschi che occupavano la città.La scena ricorda la morte di Gennaro Capuozzo,un bambino napoletano.Apprendista commesso, fu senza dubbio il più giovane degli insorti napoletani che parteciparono al combattimenti contro i tedeschi nelle quattro giornate del settembre 1943. Dopo aver combattuto in via Santa Teresa, fu ucciso da una granata mentre lanciava bombe a mano contro i carri armati tedeschi dal terrazzino dellistituto delle Filippine.
"Appena dodicenne dice la motivazione della sua Medaglia dOro durante le giornate insurrezionali di Napoli partecipò agli scontri sostenuti contro i tedeschi, dapprima rifornendo di munizioni i patrioti e poi impugnando egli stesso le armi. In uno scontro con carri armati tedeschi, in piedi, sprezzante della morte, tra due insorti che facevano fuoco, con indomito coraggio lanciava bombe a mano fino a che lo scoppio di una granata lo sfracellava sul posto di combattimento insieme al mitragliere che gli era al fianco".
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sabato 24 aprile 2010

Gli accordi franco-italiani e l’uso strategico del piano di salvataggio della Grecia

Gli accordi franco-italiani e l’uso strategico del piano di  salvataggio della Grecia

Fonte: http://www.mondialisation.ca/PrintArticle.php?articleId=18740

19 Aprile 2010. Articolo originale in inglese, pubblicato su WSWS il 12 aprile 2010

Il vertice franco-italiano a Parigi, il 9 aprile, tra il primo ministro italiano Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy, ha portato i due leader a firmare una serie di accordi militari e industriali e a dichiarazioni congiunte sulla crisi politica in Europa. I due leader hanno manifestato a favore degli aiuti alla Grecia e messo in guardia contro gli sforzi per sviluppare un asse tedesco-russo.

Si è concluso, in questo vertice, un accordo di ampia portata in materia di energia nucleare. Il gruppo dell’energia nucleare francese Areva, ha siglato un accordo con la società italiana Ansaldo Nucleare (società controllata dal gruppo industriale italiano Finmeccanica) nell’ingegneria nucleare e nella fabbricazione di componenti di reattori di progettazione francese. Areva e il governo francese hanno, inoltre, accettato di formare i tecnici nucleari italiani. L’impresa di proprietà statale EDF (Electricité de France) e il gruppo energetico italiano Enel, hanno creato una joint venture per costruire, a partire dal 2013, quattro centrali nucleari.

L’Italia non ha fatto ricorso all’energia nucleare dal disastro nucleare di Chernobyl nel 1986. Il quotidiano italiano La Repubblica ha osservato che Berlusconi “ha riconosciuto la necessità di convincere l’opinione pubblica circa la sicurezza delle future centrali nucleari“.

L’Italia importa l’80 per cento del suo fabbisogno energetico, compresa una notevole quantità di energia elettrica dai 58 impianti nucleari francesi. Berlusconi spera di migliorare la competitività producendo energia più economica nel paese. Ha assicurato che gli accordi permetteranno all’Italia di “risparmiare molti anni” nella ricerca in materia di competenze tecnologiche nella progettazione nucleare. Roma punta a produrre il 25 per cento del suo fabbisogno con l’energia nucleare entro il 2030, e ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas importato dalla Russia o dal Medio Oriente.

Per Parigi è stata l’occasione per vendere l’industria dell’energia nucleare francese, dopo aver perso il contratto con gli Emirati Arabi Uniti, del valore di 20 miliardi di dollari, in favore della compagnia pubblica sud-coreana Kepco.

La casa automobilistica francese Renault ha firmato un accordo con l’Enel per la costruzione di terminali per la ricarica dei veicoli elettrici. L’ENEL ha firmato un accordo, nel 2008, con la ditta tedesca Daimler che sta preparando un progetto di alleanza strategica con Renault-Nissan, per installare 400 stazioni di ricarica per le batterie dei veicoli elettrici a Roma, Milano e Pisa. Renault prevede di vendere veicoli elettrici in Europa a partire dalla fine di quest’anno.

Azienda nazionale francese delle ferrovie, SNCF, ha accettato di aprire la sua rete ferroviaria alla concorrenza delle Ferrovie dello Stato Italiane. La SNCF aveva suscitato preoccupazioni in Italia, con l’acquisizione di una partecipazione dell’operatore privato italiano NTV, che ha acquistato il suo materiale rotabile dal gruppo industriale francese Alstom.

Il vertice ha anche consentito alla Francia e l’Italia di sostenere un piano di salvataggio della Grecia indebitata, che la Germania, finora, ha fortemente contrastato. Un processo in corso, mentre la preoccupazione cresce circa la bancarotta dello stato greco, e per l’aumento dei tassi di interesse sul debito greco che superano il 7,5 per cento, più del doppio del tasso pagato dalla Germania.

L’8 aprile, i valori di alcune banche francesi, fortemente esposti al debito greco, e con le loro filiali in Grecia, sono crollati alla Borsa di Parigi. Il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, ha detto che le autorità francesi non avevano “alcuna particolare preoccupazione“, ma dato che le banche francesi sono esposte per un importo di circa 50 miliardi di euro del debito pubblico greco, hanno osservato “da vicino” la situazione.

Alla conferenza stampa dopo il vertice, Sarkozy e Berlusconi hanno chiesto un piano di aiuti alla Grecia, in conformità ai piani approvati dal vertice UE del 25-26 marzo, a Bruxelles. Berlusconi ha detto: “Siamo pienamente d’accordo sulla partecipazione della Grecia nella zona euro e sulla necessità di dare il nostro pieno sostegno, altrimenti ci saranno molte conseguenze negative per la nostra moneta“.

Sarkozy ha detto che “un [piano di sostegno era] stato approvato da tutti gli Stati della zona euro. Siamo pronti ad attivarci in qualsiasi momento per aiutare la Grecia.” Ha insistito: “è compito della Grecia e degli Stati dell’area dell’euro [...] decidere se sussistano le condizioni per attivarlo.” Ha poi aggiunto: “Ogni volta che l’Europa stava affrontando una crisi – la crisi finanziaria, la crisi ungherese, la crisi lettone – ogni volta l’Europa era in grado di rispondere in modo tempestivo. Che nessuno dubiti che sarà lo stesso nel caso della Grecia“.

Le osservazioni di Sarkozy sono arrivate quando molti funzionari europei premevano per un piano di assistenza per la Grecia. L’8 aprile, in una conferenza stampa, il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha dichiarato: “Il default della Grecia è fuori discussione“.

In un’intervista congiunta, rilasciata il 9 aprile, ai principali giornali europei, il Frankfurter Allgemeine Zeitung, De Standaard, El Pais e Le Monde, il Presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, aveva richiesto un piano di assistenza e aveva precisato di “non aver chiesto il permesso a nessuno.”

Nell’intervista dell’8 aprile con Le Figaro, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha dichiarato il punto di vista del suo governo sull’agenda del Vertice. Alla domanda se la Grecia era inserita nell’ordine del giorno della riunione, Frattini ha risposto: “Noi dobbiamo proclamare che il nostro sostegno sarà totale, non solo politicamente ma anche economicamente. Se vogliamo lasciare la Grecia al suo destino, i mercati potrebbero dedurne che la cosa toccherebbe altri paesi, a loro volta. Ciò indebolirebbe l’area dell’euro“.

Frattini non l’ha detto, ma l’Italia è a sua volta preoccupata per i suoi debiti. Questo è uno dei paesi con il più alto debito nella zona euro, pari al 116 per cento del PIL. Ha avuto delle difficoltà nel competere con le importazioni tedesche, da quando i due paesi condividono la stessa moneta. Nel 2005, dopo il fallito referendum sulla Costituzione europea, il ministro italiano degli affari sociali, Roberto Maroni, aveva preteso che l’Italia abbandonasse l’euro per tornare alla Lira.

Frattini e Le Figaro hanno parlato della crescente tensione strategica in Europa, compresa la gestione della guerra in Georgia nel 2008, quando il governo del presidente georgiano Mikhail Saakashvili, sostenuto dagli Stati Uniti, aveva attaccato le truppe russe in Ossezia del Sud, e teme che la Germania potrebbe sviluppare uno stretto rapporto con la Russia.

Alla domanda se era d’accordo con gli analisti che vedono “la Germania prendere le distanze nei confronti di Parigi“, Frattini ha dichiarato: “Francamente no. Non sarebbe, inoltre, nel suo interesse. Invece, la Germania, come l’Italia e la Francia, è interessata a fare di tutto per portare la Russia verso l’Europa. Ciò si è già verificato in crisi come quella della Georgia, dove Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy hanno lavorato mano nella mano. Francia e Italia sono, così, d’accordo nel mantenere il Consiglio NATO-Russia, che ha dato ottimi risultati.”

Al vertice di Parigi Italia e Francia hanno annunciato l’intenzione di intensificare la cooperazione miliare, con la creazione di un comune Brigata alpina”. L’Eliseo l’ha descritta come uno “stato maggiore integrato” in grado di “pianificare e condurre operazioni nelle regioni di montagna”, [...] in particolare in Afghanistan.” Alcune notizie di stampa hanno suggerito che sarebbe basata sul modello della brigata franco-tedesca, che ha 5.000 effettivi.

Italia e Francia già collaborano nello sviluppo di una nave da guerra di superficie di prossima generazione, la cosiddetta FREMM (Fregata Europea Multi-Missione) il cui varo è previsto per il 2012. I due paesi hanno inoltre firmato un accordo per sviluppare navi rifornimento di carburante delle navi della Marina.

Dei progetti volti ad aumentare la partecipazione franco-italiana all’occupazione dell’Afghanistan, a rafforzare la loro cooperazione con l’imperialismo statunitense e britannico, nonostante l’elevata impopolarità dell’occupazione della NATO, sia in Afghanistan che negli stessi paesi della NATO. Il governo olandese è caduto, in febbraio, sulla questione delle sue trattative segrete per mantenere le truppe in Afghanistan oltre la scadenza, prevista per la fine del 2010.

Un Libro verde pubblicato il 7 aprile dal Ministero della Difesa britannico, aveva chiesto una più stretta cooperazione miliare tra Gran Bretagna e gli altri paesi dell’Unione europea. Osservava che “Il ritorno della Francia nelle strutture integrate della NATO [nel 2009] ha permesso di moltiplicare una serie di opportunità di avocazioni nella cooperazione militare con un partner chiave“.

Bastian Giegerich, uno specialista della difesa europea dell’IISS (International Institute for Strategic Studies) di Londra, ha detto a Le Figaro: “Il Regno Unito e la Francia sono i due paesi europei che investono di più nella difesa, in percentuale del loro PIL, e sono gli unici ad avere una capacità di intervento strategico nel mondo. Entrambi i paesi sono nella posizione migliore per approfittare di una migliore cooperazione militare in Europa e dello sviluppo dei comuni programmi degli armamenti“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Gli accordi franco-italiani e l’uso strategico del piano di  salvataggio della Grecia

Fonte: http://www.mondialisation.ca/PrintArticle.php?articleId=18740

19 Aprile 2010. Articolo originale in inglese, pubblicato su WSWS il 12 aprile 2010

Il vertice franco-italiano a Parigi, il 9 aprile, tra il primo ministro italiano Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy, ha portato i due leader a firmare una serie di accordi militari e industriali e a dichiarazioni congiunte sulla crisi politica in Europa. I due leader hanno manifestato a favore degli aiuti alla Grecia e messo in guardia contro gli sforzi per sviluppare un asse tedesco-russo.

Si è concluso, in questo vertice, un accordo di ampia portata in materia di energia nucleare. Il gruppo dell’energia nucleare francese Areva, ha siglato un accordo con la società italiana Ansaldo Nucleare (società controllata dal gruppo industriale italiano Finmeccanica) nell’ingegneria nucleare e nella fabbricazione di componenti di reattori di progettazione francese. Areva e il governo francese hanno, inoltre, accettato di formare i tecnici nucleari italiani. L’impresa di proprietà statale EDF (Electricité de France) e il gruppo energetico italiano Enel, hanno creato una joint venture per costruire, a partire dal 2013, quattro centrali nucleari.

L’Italia non ha fatto ricorso all’energia nucleare dal disastro nucleare di Chernobyl nel 1986. Il quotidiano italiano La Repubblica ha osservato che Berlusconi “ha riconosciuto la necessità di convincere l’opinione pubblica circa la sicurezza delle future centrali nucleari“.

L’Italia importa l’80 per cento del suo fabbisogno energetico, compresa una notevole quantità di energia elettrica dai 58 impianti nucleari francesi. Berlusconi spera di migliorare la competitività producendo energia più economica nel paese. Ha assicurato che gli accordi permetteranno all’Italia di “risparmiare molti anni” nella ricerca in materia di competenze tecnologiche nella progettazione nucleare. Roma punta a produrre il 25 per cento del suo fabbisogno con l’energia nucleare entro il 2030, e ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas importato dalla Russia o dal Medio Oriente.

Per Parigi è stata l’occasione per vendere l’industria dell’energia nucleare francese, dopo aver perso il contratto con gli Emirati Arabi Uniti, del valore di 20 miliardi di dollari, in favore della compagnia pubblica sud-coreana Kepco.

La casa automobilistica francese Renault ha firmato un accordo con l’Enel per la costruzione di terminali per la ricarica dei veicoli elettrici. L’ENEL ha firmato un accordo, nel 2008, con la ditta tedesca Daimler che sta preparando un progetto di alleanza strategica con Renault-Nissan, per installare 400 stazioni di ricarica per le batterie dei veicoli elettrici a Roma, Milano e Pisa. Renault prevede di vendere veicoli elettrici in Europa a partire dalla fine di quest’anno.

Azienda nazionale francese delle ferrovie, SNCF, ha accettato di aprire la sua rete ferroviaria alla concorrenza delle Ferrovie dello Stato Italiane. La SNCF aveva suscitato preoccupazioni in Italia, con l’acquisizione di una partecipazione dell’operatore privato italiano NTV, che ha acquistato il suo materiale rotabile dal gruppo industriale francese Alstom.

Il vertice ha anche consentito alla Francia e l’Italia di sostenere un piano di salvataggio della Grecia indebitata, che la Germania, finora, ha fortemente contrastato. Un processo in corso, mentre la preoccupazione cresce circa la bancarotta dello stato greco, e per l’aumento dei tassi di interesse sul debito greco che superano il 7,5 per cento, più del doppio del tasso pagato dalla Germania.

L’8 aprile, i valori di alcune banche francesi, fortemente esposti al debito greco, e con le loro filiali in Grecia, sono crollati alla Borsa di Parigi. Il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, ha detto che le autorità francesi non avevano “alcuna particolare preoccupazione“, ma dato che le banche francesi sono esposte per un importo di circa 50 miliardi di euro del debito pubblico greco, hanno osservato “da vicino” la situazione.

Alla conferenza stampa dopo il vertice, Sarkozy e Berlusconi hanno chiesto un piano di aiuti alla Grecia, in conformità ai piani approvati dal vertice UE del 25-26 marzo, a Bruxelles. Berlusconi ha detto: “Siamo pienamente d’accordo sulla partecipazione della Grecia nella zona euro e sulla necessità di dare il nostro pieno sostegno, altrimenti ci saranno molte conseguenze negative per la nostra moneta“.

Sarkozy ha detto che “un [piano di sostegno era] stato approvato da tutti gli Stati della zona euro. Siamo pronti ad attivarci in qualsiasi momento per aiutare la Grecia.” Ha insistito: “è compito della Grecia e degli Stati dell’area dell’euro [...] decidere se sussistano le condizioni per attivarlo.” Ha poi aggiunto: “Ogni volta che l’Europa stava affrontando una crisi – la crisi finanziaria, la crisi ungherese, la crisi lettone – ogni volta l’Europa era in grado di rispondere in modo tempestivo. Che nessuno dubiti che sarà lo stesso nel caso della Grecia“.

Le osservazioni di Sarkozy sono arrivate quando molti funzionari europei premevano per un piano di assistenza per la Grecia. L’8 aprile, in una conferenza stampa, il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha dichiarato: “Il default della Grecia è fuori discussione“.

In un’intervista congiunta, rilasciata il 9 aprile, ai principali giornali europei, il Frankfurter Allgemeine Zeitung, De Standaard, El Pais e Le Monde, il Presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, aveva richiesto un piano di assistenza e aveva precisato di “non aver chiesto il permesso a nessuno.”

Nell’intervista dell’8 aprile con Le Figaro, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha dichiarato il punto di vista del suo governo sull’agenda del Vertice. Alla domanda se la Grecia era inserita nell’ordine del giorno della riunione, Frattini ha risposto: “Noi dobbiamo proclamare che il nostro sostegno sarà totale, non solo politicamente ma anche economicamente. Se vogliamo lasciare la Grecia al suo destino, i mercati potrebbero dedurne che la cosa toccherebbe altri paesi, a loro volta. Ciò indebolirebbe l’area dell’euro“.

Frattini non l’ha detto, ma l’Italia è a sua volta preoccupata per i suoi debiti. Questo è uno dei paesi con il più alto debito nella zona euro, pari al 116 per cento del PIL. Ha avuto delle difficoltà nel competere con le importazioni tedesche, da quando i due paesi condividono la stessa moneta. Nel 2005, dopo il fallito referendum sulla Costituzione europea, il ministro italiano degli affari sociali, Roberto Maroni, aveva preteso che l’Italia abbandonasse l’euro per tornare alla Lira.

Frattini e Le Figaro hanno parlato della crescente tensione strategica in Europa, compresa la gestione della guerra in Georgia nel 2008, quando il governo del presidente georgiano Mikhail Saakashvili, sostenuto dagli Stati Uniti, aveva attaccato le truppe russe in Ossezia del Sud, e teme che la Germania potrebbe sviluppare uno stretto rapporto con la Russia.

Alla domanda se era d’accordo con gli analisti che vedono “la Germania prendere le distanze nei confronti di Parigi“, Frattini ha dichiarato: “Francamente no. Non sarebbe, inoltre, nel suo interesse. Invece, la Germania, come l’Italia e la Francia, è interessata a fare di tutto per portare la Russia verso l’Europa. Ciò si è già verificato in crisi come quella della Georgia, dove Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy hanno lavorato mano nella mano. Francia e Italia sono, così, d’accordo nel mantenere il Consiglio NATO-Russia, che ha dato ottimi risultati.”

Al vertice di Parigi Italia e Francia hanno annunciato l’intenzione di intensificare la cooperazione miliare, con la creazione di un comune Brigata alpina”. L’Eliseo l’ha descritta come uno “stato maggiore integrato” in grado di “pianificare e condurre operazioni nelle regioni di montagna”, [...] in particolare in Afghanistan.” Alcune notizie di stampa hanno suggerito che sarebbe basata sul modello della brigata franco-tedesca, che ha 5.000 effettivi.

Italia e Francia già collaborano nello sviluppo di una nave da guerra di superficie di prossima generazione, la cosiddetta FREMM (Fregata Europea Multi-Missione) il cui varo è previsto per il 2012. I due paesi hanno inoltre firmato un accordo per sviluppare navi rifornimento di carburante delle navi della Marina.

Dei progetti volti ad aumentare la partecipazione franco-italiana all’occupazione dell’Afghanistan, a rafforzare la loro cooperazione con l’imperialismo statunitense e britannico, nonostante l’elevata impopolarità dell’occupazione della NATO, sia in Afghanistan che negli stessi paesi della NATO. Il governo olandese è caduto, in febbraio, sulla questione delle sue trattative segrete per mantenere le truppe in Afghanistan oltre la scadenza, prevista per la fine del 2010.

Un Libro verde pubblicato il 7 aprile dal Ministero della Difesa britannico, aveva chiesto una più stretta cooperazione miliare tra Gran Bretagna e gli altri paesi dell’Unione europea. Osservava che “Il ritorno della Francia nelle strutture integrate della NATO [nel 2009] ha permesso di moltiplicare una serie di opportunità di avocazioni nella cooperazione militare con un partner chiave“.

Bastian Giegerich, uno specialista della difesa europea dell’IISS (International Institute for Strategic Studies) di Londra, ha detto a Le Figaro: “Il Regno Unito e la Francia sono i due paesi europei che investono di più nella difesa, in percentuale del loro PIL, e sono gli unici ad avere una capacità di intervento strategico nel mondo. Entrambi i paesi sono nella posizione migliore per approfittare di una migliore cooperazione militare in Europa e dello sviluppo dei comuni programmi degli armamenti“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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I puttanieri, i cornuti e le escort del Risorgimento


Di Antonio Ciano


Il Vittorione puttaniere
Il puttaniere Vittorio Emanuele II, era padre di molti “figli illegittimi, avuti da varie donne ... in particolare la Chiesa gli rimproverava la relazione con la figlia di un sottufficiale dell’Esercito, Rosina Vercellana ...” definita dal Pontefice “... donna volgare e disonesta” ma si fotteva pure la moglie del criminale di guerra ungherese Istvan Turr fatto generale dal Garibaldi e diventato spia agli ordini del Savoia Vittorio Emanuele per meriti “di corna”, la moglie di un altro agente segreto, il cavalier Enrico Blusa e “...amava parlare di battaglie e di stragi con un linguaggio da bassa macelleria come se gli piacesse l’idea di un campo di battaglia ridotto a carnaio ...” e di “ ... non provare alcun dolore per i caduti in guerra ...”.
Sia il Vittorione che Cavour se la spassavano anche con la contessa di Castiglione della quale il re savoiardo teneva una foto oscena a grandezza naturale in una cassapanca:”...la contessa di Castiglione che, in passato, aveva frequentato il suo letto, quello di Cavour e una dozzina d’altri in case diverse...”. (Lorenzo Del Boca, Maledetti Savoia, Edizioni Piemme SpA, Casale Monferrato, 1998, pag. 248)
Ecco chi il destino aveva preposto a governare l’Italia! Una dinastia di puttanieri e di analfabeti che non conoscevano nemmeno la lingua italiana. La lingua parlata dal Savoia Vittorio Emanuele era il francese perché lui era francese, come francese era la lingua di corte e come ci fa sapere Denis M. Smith a pag. 32 del citato libro: “Odiava parlare italiano ... i dialetti meridionali gli erano incomprensibili”.
Quando si recò nell’Italia meridionale per passarvi alcuni giorni, forse palpando d’essere inviso e odiato dalla popolazione “...sconcertò i suoi nuovi sudditi comportandosi in modo insofferente e incivile, mancando all’ultimo momento ai ricevimenti ufficiali, o non toccando cibo ai banchetti offerti in suo onore ... e anche suo figlio Umberto, ugualmente privo di tatto, parlava con imbarazzante disgusto di Napoli e dei Napoletani” ma non schifavano i soldi del Sud che alleviarono le esauste finanze piemontesi. A Torino tutti sapevano che “... da informazioni allarmistiche giunte nella capitale piemontese risulta che nonostante la larga maggioranza ottenuta dalla monarchia sabauda nei plebisciti, quasi nessuno nell’Italia meridionale sembrava volere l’unificazione: i plebisciti erano stati chiaramente manovrati fino al punto di essere del tutto inattendibili”. (Denis M. Smith, Ibidem, pag. 31).


Il Vittorione? Figlio di un macellaio
I Savoia potrebbero incazzarsi nel leggere i nostri resoconti di una storia finalmente diversa da quella propinataci dai vari regimi; di una cosa però possono andare orgogliosi: Vittorio Emanuele II non era un Savoia ma, come ci fa sapere Massimo D’Azeglio “... il suo vero padre era un macellaio di Porta Romana a Firenze ...” .
Infatti Vittorio Emanuele II era figlio spurio sostituito al vero Vittorio Emanuele quando il vero erede subì ustioni mortali a Poggio Imperiale nel Settembre 1822 .
A Napoli, Vittorio Emanuele II sarebbe stato chiamato “ figlie ‘e zoccola”.
A pag. 11 del libro “Vittorio Emanuele II” di Pier Francesco Gasparetto leggiamo quanto segue: “Proprio a Poggio Imperiale il piccolo Vittorio corre il primo rischio serio della sua vita. Rischia di finire bruciato vivo nella culla. I fatti, secondo il rapporto del caporale Minutti, vivacizzato da un uso personalissimo della lingua e della punteggiatura e indirizzato ‘All’Illustrissimo Signor Commissario del Quartiere Santo Spirito’, si svolsero in questo modo: “La sera del sedici stante verso le undici e mezzo, la Baglia di Sua Altezza Imperiale e Reale il Principe di Carignano, essendo nel suo appartamento, e volendo con il lume ammazzare le zanzare gli prese fuoco lo zanzariere; ed il vestito che aveva ancora indosso, volendo salvare il Bambino che era in letto accese ancora il medesimo alle grida della medesima accorse delle Cameriste, e altre persone di servizio, e spensero il fuoco, essendo rimasto nel letto mezzo materasso, e la Baglia si dice che stia in pericolo ti vita, stante di essersi bruciata sotto. Che è quanto”.
A Firenze, e non solo a Firenze, all’indomani di questo episodio si comincia subito a fantasticare. A molti appare miracoloso (troppo miracoloso) che il bambino, che pur si è trovato nella culla in fiamme ( pochi giorni dopo l’incidente sia sano e vispo come prima, mentre la nutrice, che si è trovata solamente “ accanto “ alla culla, pochi giorni dopo muoia a causa delle bruciature. Chi vi legge la mano del destino, chi della Provvidenza, chi, invece sussurra che il bambino morto tra le fiamme è stato sostituito a tamburo battente con un altro della stessa età. Non lo si dice solo in quei giorni, ma si continuerà a dirlo per tempo ancora, quando, miracolato, crescendo, dimostrerà diversità sempre più appariscenti con il padre, con il fratello, e con gli antenati in blocco. Fisiche, di stile, di comportamento, di gusti, di tutto[...] lo stesso Massimo D’Azeglio sosterrà sempre che era un “ figlio di un macellaio di Porta Romana a Firenze” e ne specificherà persino il nome: “ certo Tanaca”. (Pier Francesco Gasparetto, Vittorio Emanuele II, Rusconi Libri s.r.l., Milano, 1994, pag. 11-12).

Capitolo tratto dal libro di Antonio Ciano "Le stragi e gli eccidi dei savoia" secondo volume
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Di Antonio Ciano


Il Vittorione puttaniere
Il puttaniere Vittorio Emanuele II, era padre di molti “figli illegittimi, avuti da varie donne ... in particolare la Chiesa gli rimproverava la relazione con la figlia di un sottufficiale dell’Esercito, Rosina Vercellana ...” definita dal Pontefice “... donna volgare e disonesta” ma si fotteva pure la moglie del criminale di guerra ungherese Istvan Turr fatto generale dal Garibaldi e diventato spia agli ordini del Savoia Vittorio Emanuele per meriti “di corna”, la moglie di un altro agente segreto, il cavalier Enrico Blusa e “...amava parlare di battaglie e di stragi con un linguaggio da bassa macelleria come se gli piacesse l’idea di un campo di battaglia ridotto a carnaio ...” e di “ ... non provare alcun dolore per i caduti in guerra ...”.
Sia il Vittorione che Cavour se la spassavano anche con la contessa di Castiglione della quale il re savoiardo teneva una foto oscena a grandezza naturale in una cassapanca:”...la contessa di Castiglione che, in passato, aveva frequentato il suo letto, quello di Cavour e una dozzina d’altri in case diverse...”. (Lorenzo Del Boca, Maledetti Savoia, Edizioni Piemme SpA, Casale Monferrato, 1998, pag. 248)
Ecco chi il destino aveva preposto a governare l’Italia! Una dinastia di puttanieri e di analfabeti che non conoscevano nemmeno la lingua italiana. La lingua parlata dal Savoia Vittorio Emanuele era il francese perché lui era francese, come francese era la lingua di corte e come ci fa sapere Denis M. Smith a pag. 32 del citato libro: “Odiava parlare italiano ... i dialetti meridionali gli erano incomprensibili”.
Quando si recò nell’Italia meridionale per passarvi alcuni giorni, forse palpando d’essere inviso e odiato dalla popolazione “...sconcertò i suoi nuovi sudditi comportandosi in modo insofferente e incivile, mancando all’ultimo momento ai ricevimenti ufficiali, o non toccando cibo ai banchetti offerti in suo onore ... e anche suo figlio Umberto, ugualmente privo di tatto, parlava con imbarazzante disgusto di Napoli e dei Napoletani” ma non schifavano i soldi del Sud che alleviarono le esauste finanze piemontesi. A Torino tutti sapevano che “... da informazioni allarmistiche giunte nella capitale piemontese risulta che nonostante la larga maggioranza ottenuta dalla monarchia sabauda nei plebisciti, quasi nessuno nell’Italia meridionale sembrava volere l’unificazione: i plebisciti erano stati chiaramente manovrati fino al punto di essere del tutto inattendibili”. (Denis M. Smith, Ibidem, pag. 31).


Il Vittorione? Figlio di un macellaio
I Savoia potrebbero incazzarsi nel leggere i nostri resoconti di una storia finalmente diversa da quella propinataci dai vari regimi; di una cosa però possono andare orgogliosi: Vittorio Emanuele II non era un Savoia ma, come ci fa sapere Massimo D’Azeglio “... il suo vero padre era un macellaio di Porta Romana a Firenze ...” .
Infatti Vittorio Emanuele II era figlio spurio sostituito al vero Vittorio Emanuele quando il vero erede subì ustioni mortali a Poggio Imperiale nel Settembre 1822 .
A Napoli, Vittorio Emanuele II sarebbe stato chiamato “ figlie ‘e zoccola”.
A pag. 11 del libro “Vittorio Emanuele II” di Pier Francesco Gasparetto leggiamo quanto segue: “Proprio a Poggio Imperiale il piccolo Vittorio corre il primo rischio serio della sua vita. Rischia di finire bruciato vivo nella culla. I fatti, secondo il rapporto del caporale Minutti, vivacizzato da un uso personalissimo della lingua e della punteggiatura e indirizzato ‘All’Illustrissimo Signor Commissario del Quartiere Santo Spirito’, si svolsero in questo modo: “La sera del sedici stante verso le undici e mezzo, la Baglia di Sua Altezza Imperiale e Reale il Principe di Carignano, essendo nel suo appartamento, e volendo con il lume ammazzare le zanzare gli prese fuoco lo zanzariere; ed il vestito che aveva ancora indosso, volendo salvare il Bambino che era in letto accese ancora il medesimo alle grida della medesima accorse delle Cameriste, e altre persone di servizio, e spensero il fuoco, essendo rimasto nel letto mezzo materasso, e la Baglia si dice che stia in pericolo ti vita, stante di essersi bruciata sotto. Che è quanto”.
A Firenze, e non solo a Firenze, all’indomani di questo episodio si comincia subito a fantasticare. A molti appare miracoloso (troppo miracoloso) che il bambino, che pur si è trovato nella culla in fiamme ( pochi giorni dopo l’incidente sia sano e vispo come prima, mentre la nutrice, che si è trovata solamente “ accanto “ alla culla, pochi giorni dopo muoia a causa delle bruciature. Chi vi legge la mano del destino, chi della Provvidenza, chi, invece sussurra che il bambino morto tra le fiamme è stato sostituito a tamburo battente con un altro della stessa età. Non lo si dice solo in quei giorni, ma si continuerà a dirlo per tempo ancora, quando, miracolato, crescendo, dimostrerà diversità sempre più appariscenti con il padre, con il fratello, e con gli antenati in blocco. Fisiche, di stile, di comportamento, di gusti, di tutto[...] lo stesso Massimo D’Azeglio sosterrà sempre che era un “ figlio di un macellaio di Porta Romana a Firenze” e ne specificherà persino il nome: “ certo Tanaca”. (Pier Francesco Gasparetto, Vittorio Emanuele II, Rusconi Libri s.r.l., Milano, 1994, pag. 11-12).

Capitolo tratto dal libro di Antonio Ciano "Le stragi e gli eccidi dei savoia" secondo volume
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