Fonte: http://www.mondialisation.ca/PrintArticle.php?articleId=18740
19 Aprile 2010. Articolo originale in inglese, pubblicato su WSWS il 12 aprile 2010
Il vertice franco-italiano a Parigi, il 9 aprile, tra il primo ministro italiano Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy, ha portato i due leader a firmare una serie di accordi militari e industriali e a dichiarazioni congiunte sulla crisi politica in Europa. I due leader hanno manifestato a favore degli aiuti alla Grecia e messo in guardia contro gli sforzi per sviluppare un asse tedesco-russo.
Si è concluso, in questo vertice, un accordo di ampia portata in materia di energia nucleare. Il gruppo dell’energia nucleare francese Areva, ha siglato un accordo con la società italiana Ansaldo Nucleare (società controllata dal gruppo industriale italiano Finmeccanica) nell’ingegneria nucleare e nella fabbricazione di componenti di reattori di progettazione francese. Areva e il governo francese hanno, inoltre, accettato di formare i tecnici nucleari italiani. L’impresa di proprietà statale EDF (Electricité de France) e il gruppo energetico italiano Enel, hanno creato una joint venture per costruire, a partire dal 2013, quattro centrali nucleari.
L’Italia non ha fatto ricorso all’energia nucleare dal disastro nucleare di Chernobyl nel 1986. Il quotidiano italiano La Repubblica ha osservato che Berlusconi “ha riconosciuto la necessità di convincere l’opinione pubblica circa la sicurezza delle future centrali nucleari“.
L’Italia importa l’80 per cento del suo fabbisogno energetico, compresa una notevole quantità di energia elettrica dai 58 impianti nucleari francesi. Berlusconi spera di migliorare la competitività producendo energia più economica nel paese. Ha assicurato che gli accordi permetteranno all’Italia di “risparmiare molti anni” nella ricerca in materia di competenze tecnologiche nella progettazione nucleare. Roma punta a produrre il 25 per cento del suo fabbisogno con l’energia nucleare entro il 2030, e ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas importato dalla Russia o dal Medio Oriente.
Per Parigi è stata l’occasione per vendere l’industria dell’energia nucleare francese, dopo aver perso il contratto con gli Emirati Arabi Uniti, del valore di 20 miliardi di dollari, in favore della compagnia pubblica sud-coreana Kepco.
La casa automobilistica francese Renault ha firmato un accordo con l’Enel per la costruzione di terminali per la ricarica dei veicoli elettrici. L’ENEL ha firmato un accordo, nel 2008, con la ditta tedesca Daimler che sta preparando un progetto di alleanza strategica con Renault-Nissan, per installare 400 stazioni di ricarica per le batterie dei veicoli elettrici a Roma, Milano e Pisa. Renault prevede di vendere veicoli elettrici in Europa a partire dalla fine di quest’anno.
Azienda nazionale francese delle ferrovie, SNCF, ha accettato di aprire la sua rete ferroviaria alla concorrenza delle Ferrovie dello Stato Italiane. La SNCF aveva suscitato preoccupazioni in Italia, con l’acquisizione di una partecipazione dell’operatore privato italiano NTV, che ha acquistato il suo materiale rotabile dal gruppo industriale francese Alstom.
Il vertice ha anche consentito alla Francia e l’Italia di sostenere un piano di salvataggio della Grecia indebitata, che la Germania, finora, ha fortemente contrastato. Un processo in corso, mentre la preoccupazione cresce circa la bancarotta dello stato greco, e per l’aumento dei tassi di interesse sul debito greco che superano il 7,5 per cento, più del doppio del tasso pagato dalla Germania.
L’8 aprile, i valori di alcune banche francesi, fortemente esposti al debito greco, e con le loro filiali in Grecia, sono crollati alla Borsa di Parigi. Il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, ha detto che le autorità francesi non avevano “alcuna particolare preoccupazione“, ma dato che le banche francesi sono esposte per un importo di circa 50 miliardi di euro del debito pubblico greco, hanno osservato “da vicino” la situazione.
Alla conferenza stampa dopo il vertice, Sarkozy e Berlusconi hanno chiesto un piano di aiuti alla Grecia, in conformità ai piani approvati dal vertice UE del 25-26 marzo, a Bruxelles. Berlusconi ha detto: “Siamo pienamente d’accordo sulla partecipazione della Grecia nella zona euro e sulla necessità di dare il nostro pieno sostegno, altrimenti ci saranno molte conseguenze negative per la nostra moneta“.
Sarkozy ha detto che “un [piano di sostegno era] stato approvato da tutti gli Stati della zona euro. Siamo pronti ad attivarci in qualsiasi momento per aiutare la Grecia.” Ha insistito: “è compito della Grecia e degli Stati dell’area dell’euro [...] decidere se sussistano le condizioni per attivarlo.” Ha poi aggiunto: “Ogni volta che l’Europa stava affrontando una crisi – la crisi finanziaria, la crisi ungherese, la crisi lettone – ogni volta l’Europa era in grado di rispondere in modo tempestivo. Che nessuno dubiti che sarà lo stesso nel caso della Grecia“.
Le osservazioni di Sarkozy sono arrivate quando molti funzionari europei premevano per un piano di assistenza per la Grecia. L’8 aprile, in una conferenza stampa, il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha dichiarato: “Il default della Grecia è fuori discussione“.
In un’intervista congiunta, rilasciata il 9 aprile, ai principali giornali europei, il Frankfurter Allgemeine Zeitung, De Standaard, El Pais e Le Monde, il Presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, aveva richiesto un piano di assistenza e aveva precisato di “non aver chiesto il permesso a nessuno.”
Nell’intervista dell’8 aprile con Le Figaro, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha dichiarato il punto di vista del suo governo sull’agenda del Vertice. Alla domanda se la Grecia era inserita nell’ordine del giorno della riunione, Frattini ha risposto: “Noi dobbiamo proclamare che il nostro sostegno sarà totale, non solo politicamente ma anche economicamente. Se vogliamo lasciare la Grecia al suo destino, i mercati potrebbero dedurne che la cosa toccherebbe altri paesi, a loro volta. Ciò indebolirebbe l’area dell’euro“.
Frattini non l’ha detto, ma l’Italia è a sua volta preoccupata per i suoi debiti. Questo è uno dei paesi con il più alto debito nella zona euro, pari al 116 per cento del PIL. Ha avuto delle difficoltà nel competere con le importazioni tedesche, da quando i due paesi condividono la stessa moneta. Nel 2005, dopo il fallito referendum sulla Costituzione europea, il ministro italiano degli affari sociali, Roberto Maroni, aveva preteso che l’Italia abbandonasse l’euro per tornare alla Lira.
Frattini e Le Figaro hanno parlato della crescente tensione strategica in Europa, compresa la gestione della guerra in Georgia nel 2008, quando il governo del presidente georgiano Mikhail Saakashvili, sostenuto dagli Stati Uniti, aveva attaccato le truppe russe in Ossezia del Sud, e teme che la Germania potrebbe sviluppare uno stretto rapporto con la Russia.
Alla domanda se era d’accordo con gli analisti che vedono “la Germania prendere le distanze nei confronti di Parigi“, Frattini ha dichiarato: “Francamente no. Non sarebbe, inoltre, nel suo interesse. Invece, la Germania, come l’Italia e la Francia, è interessata a fare di tutto per portare la Russia verso l’Europa. Ciò si è già verificato in crisi come quella della Georgia, dove Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy hanno lavorato mano nella mano. Francia e Italia sono, così, d’accordo nel mantenere il Consiglio NATO-Russia, che ha dato ottimi risultati.”
Al vertice di Parigi Italia e Francia hanno annunciato l’intenzione di intensificare la cooperazione miliare, con la creazione di un comune Brigata alpina”. L’Eliseo l’ha descritta come uno “stato maggiore integrato” in grado di “pianificare e condurre operazioni nelle regioni di montagna”, [...] in particolare in Afghanistan.” Alcune notizie di stampa hanno suggerito che sarebbe basata sul modello della brigata franco-tedesca, che ha 5.000 effettivi.
Italia e Francia già collaborano nello sviluppo di una nave da guerra di superficie di prossima generazione, la cosiddetta FREMM (Fregata Europea Multi-Missione) il cui varo è previsto per il 2012. I due paesi hanno inoltre firmato un accordo per sviluppare navi rifornimento di carburante delle navi della Marina.
Dei progetti volti ad aumentare la partecipazione franco-italiana all’occupazione dell’Afghanistan, a rafforzare la loro cooperazione con l’imperialismo statunitense e britannico, nonostante l’elevata impopolarità dell’occupazione della NATO, sia in Afghanistan che negli stessi paesi della NATO. Il governo olandese è caduto, in febbraio, sulla questione delle sue trattative segrete per mantenere le truppe in Afghanistan oltre la scadenza, prevista per la fine del 2010.
Un Libro verde pubblicato il 7 aprile dal Ministero della Difesa britannico, aveva chiesto una più stretta cooperazione miliare tra Gran Bretagna e gli altri paesi dell’Unione europea. Osservava che “Il ritorno della Francia nelle strutture integrate della NATO [nel 2009] ha permesso di moltiplicare una serie di opportunità di avocazioni nella cooperazione militare con un partner chiave“.
Bastian Giegerich, uno specialista della difesa europea dell’IISS (International Institute for Strategic Studies) di Londra, ha detto a Le Figaro: “Il Regno Unito e la Francia sono i due paesi europei che investono di più nella difesa, in percentuale del loro PIL, e sono gli unici ad avere una capacità di intervento strategico nel mondo. Entrambi i paesi sono nella posizione migliore per approfittare di una migliore cooperazione militare in Europa e dello sviluppo dei comuni programmi degli armamenti“.
Traduzione di Alessandro Lattanzio
http://www.aurora03.da.ru
http://www.bollettinoaurora.da.ru
http://sitoaurora.xoom.it
http://sitoaurora.narod.ru
http://sitoaurora.altervista.org
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19 Aprile 2010. Articolo originale in inglese, pubblicato su WSWS il 12 aprile 2010
Il vertice franco-italiano a Parigi, il 9 aprile, tra il primo ministro italiano Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy, ha portato i due leader a firmare una serie di accordi militari e industriali e a dichiarazioni congiunte sulla crisi politica in Europa. I due leader hanno manifestato a favore degli aiuti alla Grecia e messo in guardia contro gli sforzi per sviluppare un asse tedesco-russo.
Si è concluso, in questo vertice, un accordo di ampia portata in materia di energia nucleare. Il gruppo dell’energia nucleare francese Areva, ha siglato un accordo con la società italiana Ansaldo Nucleare (società controllata dal gruppo industriale italiano Finmeccanica) nell’ingegneria nucleare e nella fabbricazione di componenti di reattori di progettazione francese. Areva e il governo francese hanno, inoltre, accettato di formare i tecnici nucleari italiani. L’impresa di proprietà statale EDF (Electricité de France) e il gruppo energetico italiano Enel, hanno creato una joint venture per costruire, a partire dal 2013, quattro centrali nucleari.
L’Italia non ha fatto ricorso all’energia nucleare dal disastro nucleare di Chernobyl nel 1986. Il quotidiano italiano La Repubblica ha osservato che Berlusconi “ha riconosciuto la necessità di convincere l’opinione pubblica circa la sicurezza delle future centrali nucleari“.
L’Italia importa l’80 per cento del suo fabbisogno energetico, compresa una notevole quantità di energia elettrica dai 58 impianti nucleari francesi. Berlusconi spera di migliorare la competitività producendo energia più economica nel paese. Ha assicurato che gli accordi permetteranno all’Italia di “risparmiare molti anni” nella ricerca in materia di competenze tecnologiche nella progettazione nucleare. Roma punta a produrre il 25 per cento del suo fabbisogno con l’energia nucleare entro il 2030, e ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas importato dalla Russia o dal Medio Oriente.
Per Parigi è stata l’occasione per vendere l’industria dell’energia nucleare francese, dopo aver perso il contratto con gli Emirati Arabi Uniti, del valore di 20 miliardi di dollari, in favore della compagnia pubblica sud-coreana Kepco.
La casa automobilistica francese Renault ha firmato un accordo con l’Enel per la costruzione di terminali per la ricarica dei veicoli elettrici. L’ENEL ha firmato un accordo, nel 2008, con la ditta tedesca Daimler che sta preparando un progetto di alleanza strategica con Renault-Nissan, per installare 400 stazioni di ricarica per le batterie dei veicoli elettrici a Roma, Milano e Pisa. Renault prevede di vendere veicoli elettrici in Europa a partire dalla fine di quest’anno.
Azienda nazionale francese delle ferrovie, SNCF, ha accettato di aprire la sua rete ferroviaria alla concorrenza delle Ferrovie dello Stato Italiane. La SNCF aveva suscitato preoccupazioni in Italia, con l’acquisizione di una partecipazione dell’operatore privato italiano NTV, che ha acquistato il suo materiale rotabile dal gruppo industriale francese Alstom.
Il vertice ha anche consentito alla Francia e l’Italia di sostenere un piano di salvataggio della Grecia indebitata, che la Germania, finora, ha fortemente contrastato. Un processo in corso, mentre la preoccupazione cresce circa la bancarotta dello stato greco, e per l’aumento dei tassi di interesse sul debito greco che superano il 7,5 per cento, più del doppio del tasso pagato dalla Germania.
L’8 aprile, i valori di alcune banche francesi, fortemente esposti al debito greco, e con le loro filiali in Grecia, sono crollati alla Borsa di Parigi. Il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, ha detto che le autorità francesi non avevano “alcuna particolare preoccupazione“, ma dato che le banche francesi sono esposte per un importo di circa 50 miliardi di euro del debito pubblico greco, hanno osservato “da vicino” la situazione.
Alla conferenza stampa dopo il vertice, Sarkozy e Berlusconi hanno chiesto un piano di aiuti alla Grecia, in conformità ai piani approvati dal vertice UE del 25-26 marzo, a Bruxelles. Berlusconi ha detto: “Siamo pienamente d’accordo sulla partecipazione della Grecia nella zona euro e sulla necessità di dare il nostro pieno sostegno, altrimenti ci saranno molte conseguenze negative per la nostra moneta“.
Sarkozy ha detto che “un [piano di sostegno era] stato approvato da tutti gli Stati della zona euro. Siamo pronti ad attivarci in qualsiasi momento per aiutare la Grecia.” Ha insistito: “è compito della Grecia e degli Stati dell’area dell’euro [...] decidere se sussistano le condizioni per attivarlo.” Ha poi aggiunto: “Ogni volta che l’Europa stava affrontando una crisi – la crisi finanziaria, la crisi ungherese, la crisi lettone – ogni volta l’Europa era in grado di rispondere in modo tempestivo. Che nessuno dubiti che sarà lo stesso nel caso della Grecia“.
Le osservazioni di Sarkozy sono arrivate quando molti funzionari europei premevano per un piano di assistenza per la Grecia. L’8 aprile, in una conferenza stampa, il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha dichiarato: “Il default della Grecia è fuori discussione“.
In un’intervista congiunta, rilasciata il 9 aprile, ai principali giornali europei, il Frankfurter Allgemeine Zeitung, De Standaard, El Pais e Le Monde, il Presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, aveva richiesto un piano di assistenza e aveva precisato di “non aver chiesto il permesso a nessuno.”
Nell’intervista dell’8 aprile con Le Figaro, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha dichiarato il punto di vista del suo governo sull’agenda del Vertice. Alla domanda se la Grecia era inserita nell’ordine del giorno della riunione, Frattini ha risposto: “Noi dobbiamo proclamare che il nostro sostegno sarà totale, non solo politicamente ma anche economicamente. Se vogliamo lasciare la Grecia al suo destino, i mercati potrebbero dedurne che la cosa toccherebbe altri paesi, a loro volta. Ciò indebolirebbe l’area dell’euro“.
Frattini non l’ha detto, ma l’Italia è a sua volta preoccupata per i suoi debiti. Questo è uno dei paesi con il più alto debito nella zona euro, pari al 116 per cento del PIL. Ha avuto delle difficoltà nel competere con le importazioni tedesche, da quando i due paesi condividono la stessa moneta. Nel 2005, dopo il fallito referendum sulla Costituzione europea, il ministro italiano degli affari sociali, Roberto Maroni, aveva preteso che l’Italia abbandonasse l’euro per tornare alla Lira.
Frattini e Le Figaro hanno parlato della crescente tensione strategica in Europa, compresa la gestione della guerra in Georgia nel 2008, quando il governo del presidente georgiano Mikhail Saakashvili, sostenuto dagli Stati Uniti, aveva attaccato le truppe russe in Ossezia del Sud, e teme che la Germania potrebbe sviluppare uno stretto rapporto con la Russia.
Alla domanda se era d’accordo con gli analisti che vedono “la Germania prendere le distanze nei confronti di Parigi“, Frattini ha dichiarato: “Francamente no. Non sarebbe, inoltre, nel suo interesse. Invece, la Germania, come l’Italia e la Francia, è interessata a fare di tutto per portare la Russia verso l’Europa. Ciò si è già verificato in crisi come quella della Georgia, dove Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy hanno lavorato mano nella mano. Francia e Italia sono, così, d’accordo nel mantenere il Consiglio NATO-Russia, che ha dato ottimi risultati.”
Al vertice di Parigi Italia e Francia hanno annunciato l’intenzione di intensificare la cooperazione miliare, con la creazione di un comune Brigata alpina”. L’Eliseo l’ha descritta come uno “stato maggiore integrato” in grado di “pianificare e condurre operazioni nelle regioni di montagna”, [...] in particolare in Afghanistan.” Alcune notizie di stampa hanno suggerito che sarebbe basata sul modello della brigata franco-tedesca, che ha 5.000 effettivi.
Italia e Francia già collaborano nello sviluppo di una nave da guerra di superficie di prossima generazione, la cosiddetta FREMM (Fregata Europea Multi-Missione) il cui varo è previsto per il 2012. I due paesi hanno inoltre firmato un accordo per sviluppare navi rifornimento di carburante delle navi della Marina.
Dei progetti volti ad aumentare la partecipazione franco-italiana all’occupazione dell’Afghanistan, a rafforzare la loro cooperazione con l’imperialismo statunitense e britannico, nonostante l’elevata impopolarità dell’occupazione della NATO, sia in Afghanistan che negli stessi paesi della NATO. Il governo olandese è caduto, in febbraio, sulla questione delle sue trattative segrete per mantenere le truppe in Afghanistan oltre la scadenza, prevista per la fine del 2010.
Un Libro verde pubblicato il 7 aprile dal Ministero della Difesa britannico, aveva chiesto una più stretta cooperazione miliare tra Gran Bretagna e gli altri paesi dell’Unione europea. Osservava che “Il ritorno della Francia nelle strutture integrate della NATO [nel 2009] ha permesso di moltiplicare una serie di opportunità di avocazioni nella cooperazione militare con un partner chiave“.
Bastian Giegerich, uno specialista della difesa europea dell’IISS (International Institute for Strategic Studies) di Londra, ha detto a Le Figaro: “Il Regno Unito e la Francia sono i due paesi europei che investono di più nella difesa, in percentuale del loro PIL, e sono gli unici ad avere una capacità di intervento strategico nel mondo. Entrambi i paesi sono nella posizione migliore per approfittare di una migliore cooperazione militare in Europa e dello sviluppo dei comuni programmi degli armamenti“.
Traduzione di Alessandro Lattanzio
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Conoscevo un ricercatore storico, si chiamava Tonino Cervone, padre di Sandra, giornalista de" Il Messaggero" era un topo d'archivio, di quelli che quando dava delle notizie sulla nostra storia, sul nostro passato, rimanevi allibito. Un giorno mi sono imbattuto in libro di Giacinto De Sivo " Storia delle Due Sicilie", avevo letto di cose nefande, di stragi e di eccidi perpretati dai piemontesi. Quelle stragi mi venivano raccontate da mio nonno, contadino in Gaeta, non mi venivano raccontate dai giornali, nè dagli storici.
Tutti o quasi a raccontar bellezze del Risorgimento, tutti a raccontare delle gesta di Garibaldi, di Cavour, di Vittorio Emanuele II, e dei savoia in genere.
Leggendo quel libro mi colpì la storia nefanda di Pontelandolfo, andai in quella città, chiesi al Sindaco Perugini notizie, mi rispose che i piemontesi incendiarono la città e non avevano niente nei loro archivi, anch'essi bruciati.Rimasero in piedi solo tre palazzi, erano dei liberali del tempo.
Mi indicò la biblioteca provinciale di Benevento, e lì mi recai.
Fotocopiai atti del processo per i fatti di Pontelandolfo descritti da scrittori del beneventano, e ricostruii l'eccidio, quello che avvenne giorno per giorno nella città martire al pari della mia, del risogimento piemontese.
Presi tanti appunti, li misi in ordine e pensai di scrivere un libro, per dare a quella città la dignità che le spetta, in quanto, ancora oggi è marcata sulle carte bollate come città di briganti.
Quel libro ha venduto più di 200 mila copie. , oggi, clonato, si vende sulle bancarelle a poco prezzo. Divenne "Cult", lo scrissi con rabbia, e fu oggetto di contestazione da parte massonica, da parte dei professorelli di regime del tempo.
Trovai contro un muro di gomma. Sapete chi erano i miei avversatori? Molti professori delle scuole nostrane.Ma come si permette questo signore di confutare i nostri insegnamenti?
Come fa a mettere in dubbio le gesta del nostro padre della patria Garibaldi?
Garibaldi non era il nostro eroe, era solo un mercenario, un terrorista, un negriero.
Da capitano della "Carmen" trasportava "Coolies" da Canton in Cina a Callao in Perù, vicino Lima. Non era un socialista ma nazista, faceva fucilare solo contadini ed operai, mettendosi agli ordini dei baroni e dei padroni.
Era un massone e da che esiste quella setta, è sempre stata al servizio dei potenti.
Un editore delle mie zone non volle pubblicarmi il libro, anche se entusiasta della bozza,un suo amico di destra, era missino, disse che era un libro antiitaliano.
Non era vero, è un libro italianissimo, era antisavoiardo, anti risorgimentale.
La mia patria è nata il 2 giugno del 1946, è questa santa repubblica e quando sento parlare dei 150 anni di unità nazionale mi ci incazzo di brutto.
In Francia non festeggiano la monarchia precedente, festeggiano la repubblica, il 14 luglio di ogni anno. In Francia hanno fatto una rivoluzione, ha vinto la repubblica e inneggiano alla repubblica, non a LuigiXVI°.
In Italia,vogliono festeggiare una monarchia accentratrice, quella che ha causato milioni di morti, l'emigrazione di milioni di meridionali, guerre a ripetizione; quella che ha causato stragi, eccidi, non solo contro i meridionali, ma contro città del Nord a cominciare da Torino per finire a Milano.E quando sento che dei Presidenti della Repubblica si accingono a festeggiare questa genia di malfattori mi ci sento male.
Vi sono dei giornalisti che campano la vita servendo il loro padrone, vi sono altri giornalisti ritenuti farabutti dall'attuale regime e devono arrangiarsi come possono.
E qualcuno può.
Pino Aprile era direttore di "Gente", ha dovuto dimettersi. Quel settimanale vendeva 3.700.000 copie a settimana, ma aveva una linea politica che non si addiceva al padrone del vapore.
In America un personaggio come Pino sarebbe stato coperto d'oro, da noi ha dovuto fare le valigie. Pino, forse anche per questo episodio, ha scritto un altro capolavoro, e non è uno storico,
è una penna micidiale, si è informato, ha preso appunti, ha consultato migliaia di libri e ha scritto "Terroni" che consiglio a tutti di leggere.
Intanto, grazie a "I savoia e il massacro del Sud" è nata una nuova coscienza, molti di quei professori che mi contestavano son tornati all'ovile, anzi, qualcuno ha scritto testi molto importanti contro il risorgimento che ritengo sia stato il vero cancro del Sud, e cari giornalisti ed opinionisti del Corriere, contestatemela questa considerazione e questa mia opinione.
Io ho messo nero su bianco le stragi e gli eccidi dei savoia, quelle della monarchia sabauda, voi, esimi giornalisti, ditemi che non sono vere, che mi sono inventato tutto, ma basta andare negli archivi di Via Lepanto, basta leggere i resoconti della "Civiltà cattolica" del tempo per accorgersi delle verità nascoste.
Molti di noi non sono degli storici, nè lo era Lucio Barone, nè lo era Mimmo Ciaramaglia, nè lo era Angelo Manna ( tutti morti, nuovi briganti) nè lo è Alessandro Romano che percorre migliaia di Km con la sua mostra itinerante, nè lo è Antonio Pagano la cui rivista "Due Sicilie" è stata considerata al livello di cattedra universitara da Paolo Granzotto giornalista de" Il Giornale", nè lo è Erminio De Biase, nè Gennaro De Crescenzo, nè Valentino Romano, nè Nando Dicè.
Gli storici appartengono alla Casta risorgimentale, gli altri fanno altri mestieri, ma questi soloni, devono convincermi, non possono ergere a Padre della patria Cialdini che ordinò la strage di Pontelandolfo e che massacrò la mia città sotto una coltre di 160 mila bombe mietendo 5 mila morti. Esimi giornalisti, esimi storici, io a Gaeta ci vivo e sento ancora le cannonate piemontesi, cammino sulle macerie prodotte da quelle cannonate, i nostri figli sono costretti ad emigrare da 149 anni.
Prima del 1860 al mio paese arrivavano operai e contadini dal Piemonte, dalla Lombardia perchè si puzzavano di fame. Gli ultimi disoccupati li ha portati Mussolini, forse centomila, dal Veneto di Stella, che ben conosce la storia dell'emigrazione.
Quella regione fu ridotta alla fame dal regime savoiardo. Emigrarono dal veneto 4 milioni di persone. Dalle mie parti, in provincia di Latina, vi sono più veneti che laziali.
Tanti saluti, tolgo il disturbo, non ho mai preteso di essere uno storico, la cosa, garbatamente, non mi interessa, son nato contadino e morirò Brigante di questa terra martoriata dal regime savoiardo che odierò sempre.
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