sabato 24 aprile 2010

Il sindaco di Adro cita il discorso del premier australiano. Peccato sia un falso

Fonte:Diritto di critica

Quello che ha lasciato in molti di noi la puntata di ieri sera di Annozero è stata un strana sensazione, espressa molte bene da Sandro Ruotolo nel suo duro commento finale che descriveva «un clima di intolleranza e di odio mai sentito in 22 anni di carriera». I vari interventi del Sindaco di Adro, Oscar Lancini, applauditissimi dai suoi concittadini e elettori hanno mostrato un tipo di cultura molto presente in questo paese, fondata sulla continua accentuazione della paura nei confronti del diverso, coadiuvata da sentimenti come il mero fastidio o peggio ancora l’odio razziale. Per avvalorare le sue parole e il suo credo il primo cittadino del comune bresciano ha citato le parole del premier australiano John Howard:

«Gli immigrati non australiani devono adattarsi! Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà.
La nostra lingua ufficiale è l’inglese, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua!
La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altra parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi.
Questo è il nostro paese; la nostra terra e il nostro stile di vita. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: il diritto ad andarvene. Se non siete felici qui, allora partite. Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che vi ha accettati».

Le cose importanti da dire su questo discorso sono due. La prima è che di tratta di un falso. Svariate ricerche su internet hanno infatti dimostrato che queste parole apparterrebbero in realtà a Barry Loudermilk, un comune cittadino veterano dell’aviazione militare americana che le scrisse per un giornale locale statunitense nei giorni successivi agli attentati dell’11 settembre 2001. Versione avvalorata anche dall’ambasciatore australiano in Italia, Amanda Vanstone che rispose cosi a Panorama “colpevole” di aver pubblicato anch’esso una parte di questo discorso:

«Scrivo in merito alla lettera «Ricetta australiana» che attribuisce commetti sull’immigrazione e sulla religione al primo ministro australiano John Howard. I commenti sono completamente inventati. Howard, inoltre non è più primo ministro australiano da dicembre 2007.L’attuale primo ministro è Kevin Rudd».

La seconda valutazione invece è puramente politica. Fossero anche vere le parole del suo primo ministro, è giusto ricordare che l’Australia di cui parlava il sindaco è nata dal colonialismo e dall’immigrazione. L’ideologia leghista dovrebbe quindi portare i suoi componenti non a difendere colonizzatori di lingua inglesi e religione cristiana ma a prodigarsi nella salvaguardia delle tribù indigene, che non sfigurerebbero al posto degli indiani usati in uno loro celeberrimo spot elettorale. Un altro esempio di serietà e coerenza leghista?

Scritto da Simone Pomi in data 23 aprile 2010
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Fonte:Diritto di critica

Quello che ha lasciato in molti di noi la puntata di ieri sera di Annozero è stata un strana sensazione, espressa molte bene da Sandro Ruotolo nel suo duro commento finale che descriveva «un clima di intolleranza e di odio mai sentito in 22 anni di carriera». I vari interventi del Sindaco di Adro, Oscar Lancini, applauditissimi dai suoi concittadini e elettori hanno mostrato un tipo di cultura molto presente in questo paese, fondata sulla continua accentuazione della paura nei confronti del diverso, coadiuvata da sentimenti come il mero fastidio o peggio ancora l’odio razziale. Per avvalorare le sue parole e il suo credo il primo cittadino del comune bresciano ha citato le parole del premier australiano John Howard:

«Gli immigrati non australiani devono adattarsi! Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà.
La nostra lingua ufficiale è l’inglese, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua!
La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altra parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi.
Questo è il nostro paese; la nostra terra e il nostro stile di vita. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: il diritto ad andarvene. Se non siete felici qui, allora partite. Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che vi ha accettati».

Le cose importanti da dire su questo discorso sono due. La prima è che di tratta di un falso. Svariate ricerche su internet hanno infatti dimostrato che queste parole apparterrebbero in realtà a Barry Loudermilk, un comune cittadino veterano dell’aviazione militare americana che le scrisse per un giornale locale statunitense nei giorni successivi agli attentati dell’11 settembre 2001. Versione avvalorata anche dall’ambasciatore australiano in Italia, Amanda Vanstone che rispose cosi a Panorama “colpevole” di aver pubblicato anch’esso una parte di questo discorso:

«Scrivo in merito alla lettera «Ricetta australiana» che attribuisce commetti sull’immigrazione e sulla religione al primo ministro australiano John Howard. I commenti sono completamente inventati. Howard, inoltre non è più primo ministro australiano da dicembre 2007.L’attuale primo ministro è Kevin Rudd».

La seconda valutazione invece è puramente politica. Fossero anche vere le parole del suo primo ministro, è giusto ricordare che l’Australia di cui parlava il sindaco è nata dal colonialismo e dall’immigrazione. L’ideologia leghista dovrebbe quindi portare i suoi componenti non a difendere colonizzatori di lingua inglesi e religione cristiana ma a prodigarsi nella salvaguardia delle tribù indigene, che non sfigurerebbero al posto degli indiani usati in uno loro celeberrimo spot elettorale. Un altro esempio di serietà e coerenza leghista?

Scritto da Simone Pomi in data 23 aprile 2010
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Salute: i pericoli vengono anche dal rubinetto ...

Era nell'aria e qualcuno già sapeva, ma ora è ufficiale.

C'è voluta l'ennesima commissione europea per fare luce sulla questione e sui continui regimi in deroga a cui le nostre amministrazioni ricorrono da anni.

Ma ancora una volta è l'Europa a dire basta!

Se l'Italia vuole essere nella comunità europea, deve stare alle regole. Niente più deroghe per i parametri sanitari delle acque pubbliche.


Un veleno non ha soglie derogabili, è veleno e basta!

Nel mondo, il nostro paese è tra i maggiori consumatori di acque minerali. Solo una questione di abitudine, di economia o altro?

No affatto. Stando alle ultime cronache, forse, i cittadini italiani non si sono mai fidati dell'acqua di rubinetto. Considerate le ultime notizie, se così è stato, gli scettici non avevano affatto tutti i torti.

Le continue, pessime, vicende del nostro paese, di cui questa è soltanto l'ultima in ordine di tempo, portano ad esprimere queste amare righe e per questo mi scuso in anticipo per lo sfogo.

Dal dopoguerra ad oggi, 60 anni di politica indegna hanno reso questa nazione la vergogna dei paesi occidentali. Bene, se nel mondo il termine occidente è sinonimo di sviluppo, quando invece si parla delle condizioni della nostra amata Italia, sovente, siamo oramai costretti a usare parametri da IV mondo!

Badate bene, questo non è esagerare, non è denigrare la propria patria, bensì è solo il minimo di verità che un libero cittadino sente di esprimere per poter descrivere come in tanti anni di infame politica, affaristi, speculatori, ladri, truffatori e mafiosi hanno ridotto il paese e la gente che lo abita, letteralmente "con le pezze al culo e la mondezza fino al collo". Non solo al sud ma un po' ovunque.

Avete distrutto una nazione e con essa il suo popolo.

Insieme a giornali e giornalisti venduti e corrotti, avete raccontato e descritto una realtà che non esiste, ma la libera informazione seppellirà le vostre infami menzogne.

Inoltre, non volendo essere né ipocrita, né populista, come a torto pensa qualcuno, non posso non aggiungere quest'altra verità.

Siccome si dice, ed è vero, che ogni popolo ha i governi che si merita, a questo punto non saprei se in Italia negli ultimi sessant'anni di democrazia abbia fatto più schifo la politica o gli italiani.

A onor del vero, a tutti i responsabili di questa pietosa e cruda realtà,

Possiate essere maledetti in eterno, VERGOGNA!


Con l'augurio di una nuova Democrazia e Libertà

Per "La Terra dei Fuochi"
Angelo Ferrillo - http://www.laterradeifuochi.it


Clicca per leggere l'articolo fonte - La Repubblica
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Era nell'aria e qualcuno già sapeva, ma ora è ufficiale.

C'è voluta l'ennesima commissione europea per fare luce sulla questione e sui continui regimi in deroga a cui le nostre amministrazioni ricorrono da anni.

Ma ancora una volta è l'Europa a dire basta!

Se l'Italia vuole essere nella comunità europea, deve stare alle regole. Niente più deroghe per i parametri sanitari delle acque pubbliche.


Un veleno non ha soglie derogabili, è veleno e basta!

Nel mondo, il nostro paese è tra i maggiori consumatori di acque minerali. Solo una questione di abitudine, di economia o altro?

No affatto. Stando alle ultime cronache, forse, i cittadini italiani non si sono mai fidati dell'acqua di rubinetto. Considerate le ultime notizie, se così è stato, gli scettici non avevano affatto tutti i torti.

Le continue, pessime, vicende del nostro paese, di cui questa è soltanto l'ultima in ordine di tempo, portano ad esprimere queste amare righe e per questo mi scuso in anticipo per lo sfogo.

Dal dopoguerra ad oggi, 60 anni di politica indegna hanno reso questa nazione la vergogna dei paesi occidentali. Bene, se nel mondo il termine occidente è sinonimo di sviluppo, quando invece si parla delle condizioni della nostra amata Italia, sovente, siamo oramai costretti a usare parametri da IV mondo!

Badate bene, questo non è esagerare, non è denigrare la propria patria, bensì è solo il minimo di verità che un libero cittadino sente di esprimere per poter descrivere come in tanti anni di infame politica, affaristi, speculatori, ladri, truffatori e mafiosi hanno ridotto il paese e la gente che lo abita, letteralmente "con le pezze al culo e la mondezza fino al collo". Non solo al sud ma un po' ovunque.

Avete distrutto una nazione e con essa il suo popolo.

Insieme a giornali e giornalisti venduti e corrotti, avete raccontato e descritto una realtà che non esiste, ma la libera informazione seppellirà le vostre infami menzogne.

Inoltre, non volendo essere né ipocrita, né populista, come a torto pensa qualcuno, non posso non aggiungere quest'altra verità.

Siccome si dice, ed è vero, che ogni popolo ha i governi che si merita, a questo punto non saprei se in Italia negli ultimi sessant'anni di democrazia abbia fatto più schifo la politica o gli italiani.

A onor del vero, a tutti i responsabili di questa pietosa e cruda realtà,

Possiate essere maledetti in eterno, VERGOGNA!


Con l'augurio di una nuova Democrazia e Libertà

Per "La Terra dei Fuochi"
Angelo Ferrillo - http://www.laterradeifuochi.it


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venerdì 23 aprile 2010

Editoria: spunta idea mini-tassa, e sul web e' rivolta


di Michele Cassano

Più che una proposta vera e propria é un'idea lanciata per tentare di risollevare un settore che ha bisogno immediato di ossigeno. Eppure è bastata solo l'ipotesi di una tassa sul web a scatenare un coro di proteste. Si oppongono operatori del settore e consumatori, ma la rivolta monta soprattutto in rete. Su blog e social network la parola d'ordine è una sola: opporsi, e persino boicottare, qualsiasi balzello sulla libera circolazione sul web.

I primi commenti sono piovuti subito dopo le parole del presidente della Federazione editori giornali, Carlo Malinconico. "La Fieg ha avviato un'iniziativa nei confronti dei motori di ricerca, Google in testa, per far pagare i contenuti editoriali - ha ricordato in occasione della presentazione del rapporto La stampa in Italia 2007-2009 - La procedura, però, è lunga e complessa. Nel frattempo si potrebbe intervenire con una misura transitoria, anche solo per due-tre anni - ha suggerito Malinconico - Basterebbe un prelievo di entità minima, l'equivalente di un caffé al mese, su chi ha la connessione a Internet per aiutare l'editoria ad affrontare la grave crisi che attraversa". Un'ipotesi, quella avanzata da Malinconico, che ricalcherebbe le proposte del governo tedesco: una tassa di possesso sul computer di 17,98 euro al mese, equivalente a quella esistente su tv o radio.

Gli introiti servirebbero a finanziare la ristrutturazione della rete tedesca, così da garantire a tutti la banda larga, ma anche a risarcire i quotidiani teutonici che si dicono penalizzati dalle news da parte di Google. Un tema, quello della circolazione gratuita delle notizie sul web, che ha spinto non solo Berlino, ma prima ancora Parigi, a proporre di finanziare l'editoria tassando gli introiti pubblicitari online dei colossi di internet come Google, Facebook e Microsoft. "Questa tassa la evado di sicuro". E' la risposta più comune che si trova su Internet alla proposta di Malinconico. Su Twitter sono centinaia gli interventi per il no. Si accusano i giornali di prendere già milioni di euro con le sovvenzioni pubbliche, e ci chiede perché si dovrebbero mantenere i quotidiani che sono organi lobbistici o di partito. Sui blog più frequentati ci sono anche posizioni più ironiche. C'é chi invita a "mettersi una mano sulla coscienza e ad offrire un caffé ad ogni editore che si incontra per strada, almeno una volta al mese", e chi propone "una tassa anche per i produttori di tv in bianco e nero e di cassette audio, letteralmente demoliti dal progresso tecnologico".

Tanti altri poi propongono il boicottaggio. "Disdico immediatamente le mie connessioni a internet e mi metto ad hackerare la rete al vicino". E, quella di oggi, sembra l'onda lunga della protesta scatenata dalla tassa sull'equo compenso alla Siae varata a gennaio dal governo. Contro il surplus dei prezzi applicati alle memorie di massa, per esempio dvd e chiavette usb, destinato a corrispondere i diritti ad autori e editori, è ancora attivo un gruppo con quasi duemila iscritti su Facebook.

La protesta non monta però solo in rete. L'associazione italiana degli operatori del mercato della comunicazione digitale ribadisce "che è necessario tener ben presenti le caratteristiche proprie della rete, ideando soluzioni ad hoc e non ricalcando inefficacemente soluzioni già adottate in altri ambiti". Anche i consumatori si oppongono. Secondo l'Uduc, se il desiderio della Fieg divenisse realtà, "ci saranno meno navigatori in Internet e i giornali non avranno risolto i loro problemi economici".

Fonte:Ansa

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di Michele Cassano

Più che una proposta vera e propria é un'idea lanciata per tentare di risollevare un settore che ha bisogno immediato di ossigeno. Eppure è bastata solo l'ipotesi di una tassa sul web a scatenare un coro di proteste. Si oppongono operatori del settore e consumatori, ma la rivolta monta soprattutto in rete. Su blog e social network la parola d'ordine è una sola: opporsi, e persino boicottare, qualsiasi balzello sulla libera circolazione sul web.

I primi commenti sono piovuti subito dopo le parole del presidente della Federazione editori giornali, Carlo Malinconico. "La Fieg ha avviato un'iniziativa nei confronti dei motori di ricerca, Google in testa, per far pagare i contenuti editoriali - ha ricordato in occasione della presentazione del rapporto La stampa in Italia 2007-2009 - La procedura, però, è lunga e complessa. Nel frattempo si potrebbe intervenire con una misura transitoria, anche solo per due-tre anni - ha suggerito Malinconico - Basterebbe un prelievo di entità minima, l'equivalente di un caffé al mese, su chi ha la connessione a Internet per aiutare l'editoria ad affrontare la grave crisi che attraversa". Un'ipotesi, quella avanzata da Malinconico, che ricalcherebbe le proposte del governo tedesco: una tassa di possesso sul computer di 17,98 euro al mese, equivalente a quella esistente su tv o radio.

Gli introiti servirebbero a finanziare la ristrutturazione della rete tedesca, così da garantire a tutti la banda larga, ma anche a risarcire i quotidiani teutonici che si dicono penalizzati dalle news da parte di Google. Un tema, quello della circolazione gratuita delle notizie sul web, che ha spinto non solo Berlino, ma prima ancora Parigi, a proporre di finanziare l'editoria tassando gli introiti pubblicitari online dei colossi di internet come Google, Facebook e Microsoft. "Questa tassa la evado di sicuro". E' la risposta più comune che si trova su Internet alla proposta di Malinconico. Su Twitter sono centinaia gli interventi per il no. Si accusano i giornali di prendere già milioni di euro con le sovvenzioni pubbliche, e ci chiede perché si dovrebbero mantenere i quotidiani che sono organi lobbistici o di partito. Sui blog più frequentati ci sono anche posizioni più ironiche. C'é chi invita a "mettersi una mano sulla coscienza e ad offrire un caffé ad ogni editore che si incontra per strada, almeno una volta al mese", e chi propone "una tassa anche per i produttori di tv in bianco e nero e di cassette audio, letteralmente demoliti dal progresso tecnologico".

Tanti altri poi propongono il boicottaggio. "Disdico immediatamente le mie connessioni a internet e mi metto ad hackerare la rete al vicino". E, quella di oggi, sembra l'onda lunga della protesta scatenata dalla tassa sull'equo compenso alla Siae varata a gennaio dal governo. Contro il surplus dei prezzi applicati alle memorie di massa, per esempio dvd e chiavette usb, destinato a corrispondere i diritti ad autori e editori, è ancora attivo un gruppo con quasi duemila iscritti su Facebook.

La protesta non monta però solo in rete. L'associazione italiana degli operatori del mercato della comunicazione digitale ribadisce "che è necessario tener ben presenti le caratteristiche proprie della rete, ideando soluzioni ad hoc e non ricalcando inefficacemente soluzioni già adottate in altri ambiti". Anche i consumatori si oppongono. Secondo l'Uduc, se il desiderio della Fieg divenisse realtà, "ci saranno meno navigatori in Internet e i giornali non avranno risolto i loro problemi economici".

Fonte:Ansa

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I bimbi di Adro adottati dal Congo

Avete capito bene: i bambini del Congo si sono impietositi per la vicenda dei coetanei bresciani costretti a digiunare nella mensa scolastica. E hanno fatto una colletta.

Meno male che c'è il Congo, verrebbe da dire. La vicenda di Adro, il comune del Bresciano dove alcuni bambini rischiano di rimanere a digiuno perché i genitori sono in arretrato con i pagamenti della retta della mensa scolastica, è riuscita a impietosire persino il Terzo Mondo, dove pure i piccoli che soffrono la fame non mancano, ma nessun adulto, evidentemente, toglie loro la scodella dalla tavola, quando ce l'hanno. I bambini di Muhuanga e di Bunyatenge, nel Paese africano, sono rimasti molto colpiti dalla lettera del benefattore di Adro, che aveva annunciato di voler pagare lui le rette denunciando la mancanza di solidarietà e di umanità. La lettera dell'imprenditore era stata letta loro da padre Giovanni Piumati, pinerolese di nascita, ma con parenti e amicizie bresciane.

I bambini e le rispettive famiglie si sono commosse dopo aver letto dell'accaduto. Anche perché sono molto grati agli italiani, che hanno conosciuto attraverso l'opera di padre Giovanni. E così hanno voluto in qualche modo compiere un gesto di riconoscenza e di solidarietà. In fretta e furia hanno raccolto 600 euro – più o meno l’equivalente di un anno di mensa per un bambino di Adro – da spedire nel "Terzo Mondo", in Italia. La zuppetta di “masoso”, a base di soia, sorga e mais, grazie ai missionari e alla generosità soprattutto bresciane, adesso la mangiano tutti i giorni. E quando scarseggia sono abituati a dividersela tra loro. Chi è passato per primo davanti al pentolone e ha riempito la ciotola, se vede che l’ultimo della fila è rimasto senza torna indietro per condividere la sua tazza. Per questo scrivono al “cittadino di Andra”, come lo chiamano qui, al benefattore che ha pagato i debiti, per dire che anche loro si “uniscono al suo messaggio e al suo gesto”.

Quelli che rimandano in Italia sono soldi che “molti amici dell’Italia danno per l’Africa” e che ora vogliono condividere con “un coetaneo rimasto escluso”.

Fonte:Famiglia Cristiana

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Avete capito bene: i bambini del Congo si sono impietositi per la vicenda dei coetanei bresciani costretti a digiunare nella mensa scolastica. E hanno fatto una colletta.

Meno male che c'è il Congo, verrebbe da dire. La vicenda di Adro, il comune del Bresciano dove alcuni bambini rischiano di rimanere a digiuno perché i genitori sono in arretrato con i pagamenti della retta della mensa scolastica, è riuscita a impietosire persino il Terzo Mondo, dove pure i piccoli che soffrono la fame non mancano, ma nessun adulto, evidentemente, toglie loro la scodella dalla tavola, quando ce l'hanno. I bambini di Muhuanga e di Bunyatenge, nel Paese africano, sono rimasti molto colpiti dalla lettera del benefattore di Adro, che aveva annunciato di voler pagare lui le rette denunciando la mancanza di solidarietà e di umanità. La lettera dell'imprenditore era stata letta loro da padre Giovanni Piumati, pinerolese di nascita, ma con parenti e amicizie bresciane.

I bambini e le rispettive famiglie si sono commosse dopo aver letto dell'accaduto. Anche perché sono molto grati agli italiani, che hanno conosciuto attraverso l'opera di padre Giovanni. E così hanno voluto in qualche modo compiere un gesto di riconoscenza e di solidarietà. In fretta e furia hanno raccolto 600 euro – più o meno l’equivalente di un anno di mensa per un bambino di Adro – da spedire nel "Terzo Mondo", in Italia. La zuppetta di “masoso”, a base di soia, sorga e mais, grazie ai missionari e alla generosità soprattutto bresciane, adesso la mangiano tutti i giorni. E quando scarseggia sono abituati a dividersela tra loro. Chi è passato per primo davanti al pentolone e ha riempito la ciotola, se vede che l’ultimo della fila è rimasto senza torna indietro per condividere la sua tazza. Per questo scrivono al “cittadino di Andra”, come lo chiamano qui, al benefattore che ha pagato i debiti, per dire che anche loro si “uniscono al suo messaggio e al suo gesto”.

Quelli che rimandano in Italia sono soldi che “molti amici dell’Italia danno per l’Africa” e che ora vogliono condividere con “un coetaneo rimasto escluso”.

Fonte:Famiglia Cristiana

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Un Grazie ad Eugenio Bennato


http://www.youtube.com/watch?v=Vyukkbuo2mk


Caro Eugenio,
ieri, un gruppo di donne della mia città mi ha avvicinato,mi hanno chiesto di in titolare una strada a Michelina De Cesare e si stanno attivando per una sottoscrizione.
Essendo presidente della commissione per la Toponamastica mi adopererò a che questa proposta venga accolta.
Questo è l'effetto che hai prodotto nella gente della mia città. Una signora di Roma mi ha chiesto un paio di manifasti fatti affiggere per la città, ne vuole fare un quadro per casa sua. Altri si sono complimentati per il concerto, è stato veramente bello.
Grazie.





http://www.youtube.com/watch?v=1uRkSmLnYro

Grazie Eugenio per averci regalato questa composizione.
Grazie Eugenio, Gaeta ti ha tributato il meritato trionfo. Migliaia di compatrioti si stanno accostando alla nostra storia grazie alle tue canzoni inneggianti al nostro passato, all'eroismo dei nostri avi. I nostri partigiani, hanno dato la vita per noi tutti, e sono stati chiamati Briganti....Questa versione è quella originale, da te concepita, te ne siamo grati.
Forse l'hai pensata cantata dai briganti anarchici che se ne fottevano dei re, di tutti i re, e che combattevano per la loro terra. Sul Matese nacque una repubblica anarchica, perseguitata dal potere monarchico, furono tutti denunciati, ma difesi dall'avv. Merlino. Erano stati avviati all'anarchismo da Enrico Malatesta. C'è chi canta la tua canzone inneggiando ai Borboni, a noi stanno bene entrambe le versioni. Oggi la canto per cacciare i Lumbard. Piemontesi massacrarono un milione di contadini.
Oggi i Lombardi, con le loro tv,massacrano i cervelli della gente, reato ancora più infame e i poteri padani non hanno più bisogno di mandare i soldati a fucilarci, e ci chiamano "Terroni".Grazie Eugenio.
Stai dando dignità ed orgoglio al sud intero e a tutti i meridionali "Spierti" nel mondo intero. Ieri un gruppo di donne di Gaeta mi ha chiesto di intitolare una strada a Michelina De Cesare, cosa che porporrò alla Commisisone per la Toponomastica e ciò, dopo aver ascoltato "Il sorriso di Michela ". Ecco l'effetto che voi cantanti avete sul pubblico e sulla sensibilità del popolo.

(Antonio Ciano, segretario nazionale del Partito del Sud e autore del libro " I Savoia e il massacro del Sud")
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http://www.youtube.com/watch?v=Vyukkbuo2mk


Caro Eugenio,
ieri, un gruppo di donne della mia città mi ha avvicinato,mi hanno chiesto di in titolare una strada a Michelina De Cesare e si stanno attivando per una sottoscrizione.
Essendo presidente della commissione per la Toponamastica mi adopererò a che questa proposta venga accolta.
Questo è l'effetto che hai prodotto nella gente della mia città. Una signora di Roma mi ha chiesto un paio di manifasti fatti affiggere per la città, ne vuole fare un quadro per casa sua. Altri si sono complimentati per il concerto, è stato veramente bello.
Grazie.





http://www.youtube.com/watch?v=1uRkSmLnYro

Grazie Eugenio per averci regalato questa composizione.
Grazie Eugenio, Gaeta ti ha tributato il meritato trionfo. Migliaia di compatrioti si stanno accostando alla nostra storia grazie alle tue canzoni inneggianti al nostro passato, all'eroismo dei nostri avi. I nostri partigiani, hanno dato la vita per noi tutti, e sono stati chiamati Briganti....Questa versione è quella originale, da te concepita, te ne siamo grati.
Forse l'hai pensata cantata dai briganti anarchici che se ne fottevano dei re, di tutti i re, e che combattevano per la loro terra. Sul Matese nacque una repubblica anarchica, perseguitata dal potere monarchico, furono tutti denunciati, ma difesi dall'avv. Merlino. Erano stati avviati all'anarchismo da Enrico Malatesta. C'è chi canta la tua canzone inneggiando ai Borboni, a noi stanno bene entrambe le versioni. Oggi la canto per cacciare i Lumbard. Piemontesi massacrarono un milione di contadini.
Oggi i Lombardi, con le loro tv,massacrano i cervelli della gente, reato ancora più infame e i poteri padani non hanno più bisogno di mandare i soldati a fucilarci, e ci chiamano "Terroni".Grazie Eugenio.
Stai dando dignità ed orgoglio al sud intero e a tutti i meridionali "Spierti" nel mondo intero. Ieri un gruppo di donne di Gaeta mi ha chiesto di intitolare una strada a Michelina De Cesare, cosa che porporrò alla Commisisone per la Toponomastica e ciò, dopo aver ascoltato "Il sorriso di Michela ". Ecco l'effetto che voi cantanti avete sul pubblico e sulla sensibilità del popolo.

(Antonio Ciano, segretario nazionale del Partito del Sud e autore del libro " I Savoia e il massacro del Sud")
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giovedì 22 aprile 2010

Brigante se more, dal film "Libertà".

Questo video è tratto dal Film "Libertà" della regista Nina Mair che ha raccontato la storia di TMO Gaeta, la prima telestreet italiana, oggi oscurata da Berlusconi a causa del digitale terrestre. TMO ha fatto la storia della televisione italiana, ha raccontato Gaeta, la sua storia, la sua vitalità, sin dal 2001. TMO è stata oggetto di studi, di tesi di laurea e per ultimo ha mosso Nina Mair eRobert Jahn dalla Germania, visto che si è parlato anche all'estero della TV gaetana. La Canzone che sentite è stata adattata dal maestro Gino Oliviero, come pure la colonna sonora del Film, su licenza gratuita di Eugenio Bennato. Il Film è stato sponsorizzato dalla Provincia di Bolzano alla quale siamo grati.Per noi del Partito del Sud Destra e sinistra sono solo indicazioni stradali. La destra nel 1860 e dintorni ha espropriato tutti i beni della chiesa, conventi, terre, banche, proprietà privete dei nostri partigiani chiamati briganti. Oggi, Berlusconi, ha tolto a noi la possibilità di condividere con il popolo la sua storia, il nostro pensiero.
La sinistra lo ha lasciato fare e l'Italia tutta pagherà questo stato di cose. Berlusconi con le sue tv, grazie alla massoneria, ha fatto un colpo di stato,e un giorno sarà punito: il Partito del Sud gli esproprierà tutti i beni, comprese le frequenze tv che ha rubato al Sud e al libero mercato, proprio come ha fatto il suo partito di riferimento nel 1860 ai meridionali e alla chiesa.


http://www.youtube.com/watch?v=8LVDZ7bG9Xo

La Canzone di Eugenio Bennato cantata dai ragazzi di TMO Gaeta nella trattoria "La Lampara". Eugenio ha concesso di usare la musica della sua canzone, gratuitamente" a due registi tedeschi che hanno prodotto il film "Libertà" .
Noi l'abbiamo adattata contro i Lumbard e contro Bossi, che governano l'Italia per conto della Padania. I padani, nel 1860 hanno fucilato un milione di contadini per fotterci le nostre ricchezze, oggi, con le loro tv stanno massacrando il popolo ignaro e ci chiamano Terroni. Grazie Eugenio, migliaia di meridionali si stanno forgiando grazie a "Brigante se more", stanno prendendo coscienza del vero male del Sud: il Risorgimento. Grazie a te, grazie agli stormy six, a Nino D'Angelo, a Eddy Napoli, a Federico Salvatore, a Gragnaniello, a Edoardo Bennato,a Teresa De Sio, ai Briganti Elettrici, a Trio Tarantae, a Napoli Incanto, ai Briganti di Frontiera, e ad altre centinaia di gruppi il Sud si sta svegliando.
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Questo video è tratto dal Film "Libertà" della regista Nina Mair che ha raccontato la storia di TMO Gaeta, la prima telestreet italiana, oggi oscurata da Berlusconi a causa del digitale terrestre. TMO ha fatto la storia della televisione italiana, ha raccontato Gaeta, la sua storia, la sua vitalità, sin dal 2001. TMO è stata oggetto di studi, di tesi di laurea e per ultimo ha mosso Nina Mair eRobert Jahn dalla Germania, visto che si è parlato anche all'estero della TV gaetana. La Canzone che sentite è stata adattata dal maestro Gino Oliviero, come pure la colonna sonora del Film, su licenza gratuita di Eugenio Bennato. Il Film è stato sponsorizzato dalla Provincia di Bolzano alla quale siamo grati.Per noi del Partito del Sud Destra e sinistra sono solo indicazioni stradali. La destra nel 1860 e dintorni ha espropriato tutti i beni della chiesa, conventi, terre, banche, proprietà privete dei nostri partigiani chiamati briganti. Oggi, Berlusconi, ha tolto a noi la possibilità di condividere con il popolo la sua storia, il nostro pensiero.
La sinistra lo ha lasciato fare e l'Italia tutta pagherà questo stato di cose. Berlusconi con le sue tv, grazie alla massoneria, ha fatto un colpo di stato,e un giorno sarà punito: il Partito del Sud gli esproprierà tutti i beni, comprese le frequenze tv che ha rubato al Sud e al libero mercato, proprio come ha fatto il suo partito di riferimento nel 1860 ai meridionali e alla chiesa.


http://www.youtube.com/watch?v=8LVDZ7bG9Xo

La Canzone di Eugenio Bennato cantata dai ragazzi di TMO Gaeta nella trattoria "La Lampara". Eugenio ha concesso di usare la musica della sua canzone, gratuitamente" a due registi tedeschi che hanno prodotto il film "Libertà" .
Noi l'abbiamo adattata contro i Lumbard e contro Bossi, che governano l'Italia per conto della Padania. I padani, nel 1860 hanno fucilato un milione di contadini per fotterci le nostre ricchezze, oggi, con le loro tv stanno massacrando il popolo ignaro e ci chiamano Terroni. Grazie Eugenio, migliaia di meridionali si stanno forgiando grazie a "Brigante se more", stanno prendendo coscienza del vero male del Sud: il Risorgimento. Grazie a te, grazie agli stormy six, a Nino D'Angelo, a Eddy Napoli, a Federico Salvatore, a Gragnaniello, a Edoardo Bennato,a Teresa De Sio, ai Briganti Elettrici, a Trio Tarantae, a Napoli Incanto, ai Briganti di Frontiera, e ad altre centinaia di gruppi il Sud si sta svegliando.
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Piano di Sorrento/ Succo d’arancia sorrentina nella mensa al posto dei succhi di frutta in brik


Di Johnny Pollio

La notizia è di quelle che rischiano di passare in sordine, in secondo, forse terzo piano, ma così non dovrebbe essere.

In questi giorni, infatti, il Comune di Piano di Sorrento – su iniziativa promossa dal neo vice-sindaco Vincenzo Iaccarino e subito accolta con entusiasmo dal Primo Cittadino Giovanni Ruggiero, ha bandito dalle mense scolastiche del territorio, il succo di frutta in Brick sostituendolo con Succo fresco di arance della Penisola sorrentina.

Il progetto rientra nel più ampio “Piano in Salute” ed ha come obiettivo, utilizzando l’arancia di Sorrento, non solo di garantire un prodotto di migliore qualità, ricco di vitamine, ma anche di rivalutare l’immagine del prodotto costiero.

L’augurio in verità è che l’idea sia solo l’inizio di un intervento molto più mirato e finalizzato al rilancio dei prodotti a km0, un intervento che costituisce una delle più innovative proposte che il nascente Partito del Sud – sez. Penisola sorrentina intende portare nel dibattito politico locale.

L’augurio, infatti, è quello di cercare di organizzare tutte le mense scolastiche in maniera tale che vangano privilegiati i prodotti locali (c.d a chilometro 0), un modo anche per rilanciare un settore dell’economia (l’agricoltura) che da anni sembra ormai abbandonato.


Fonte:Partito del Sud-Penisola Sorrentina

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Di Johnny Pollio

La notizia è di quelle che rischiano di passare in sordine, in secondo, forse terzo piano, ma così non dovrebbe essere.

In questi giorni, infatti, il Comune di Piano di Sorrento – su iniziativa promossa dal neo vice-sindaco Vincenzo Iaccarino e subito accolta con entusiasmo dal Primo Cittadino Giovanni Ruggiero, ha bandito dalle mense scolastiche del territorio, il succo di frutta in Brick sostituendolo con Succo fresco di arance della Penisola sorrentina.

Il progetto rientra nel più ampio “Piano in Salute” ed ha come obiettivo, utilizzando l’arancia di Sorrento, non solo di garantire un prodotto di migliore qualità, ricco di vitamine, ma anche di rivalutare l’immagine del prodotto costiero.

L’augurio in verità è che l’idea sia solo l’inizio di un intervento molto più mirato e finalizzato al rilancio dei prodotti a km0, un intervento che costituisce una delle più innovative proposte che il nascente Partito del Sud – sez. Penisola sorrentina intende portare nel dibattito politico locale.

L’augurio, infatti, è quello di cercare di organizzare tutte le mense scolastiche in maniera tale che vangano privilegiati i prodotti locali (c.d a chilometro 0), un modo anche per rilanciare un settore dell’economia (l’agricoltura) che da anni sembra ormai abbandonato.


Fonte:Partito del Sud-Penisola Sorrentina

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E al Sud nasce l’anti-Lega



Di Valerio Rizzo


Si chiama Confederazione Sud Euromediterranea ed è il neo partito del Sud.
Nasce il 17 aprile a Gaeta quando molte sigle che si richiamano ai valori meridionalisti si sono incontrate per unirsi e “per costruire una forza meridionalista” – a detta del presidente Antonio Ciano - “autonoma dai partiti tradizionali di destra, centro e sinistra e capace di crescere come alternativa meridionalista contro il dilagare delle forze politiche del “nord”, prima fra tutte la Lega. "

Era da tempo ormai che i tantissimi movimenti e gruppi meridionalisti “scalpitavano” per unirsi in un unico partito, si tratta delle sigle più variegate: dal Partito del Sud ad Alleanza per il Sud, dal Movimento Sud dei Diritti a Sicilia Federale fino ad Alleanza meridionale, che da oltre vent’anni animano le vite politiche locali ispirandosi al primo meridionalismo di Giustino Fortunato.
La scelta di Gaeta non è casuale, proprio da qui, infatti, dopo un terribile assedio delle forze piemontesi, partì l’ultimo re del Regno delle Due Siclie, Francesco II di Borbone, e sancì definitivamente la fine, dopo 4 secoli, del regno. Dunque Gaeta emblema di rinascita, un unico grande continuum storico dal quel 14 febbraio del 1861.
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Di Valerio Rizzo


Si chiama Confederazione Sud Euromediterranea ed è il neo partito del Sud.
Nasce il 17 aprile a Gaeta quando molte sigle che si richiamano ai valori meridionalisti si sono incontrate per unirsi e “per costruire una forza meridionalista” – a detta del presidente Antonio Ciano - “autonoma dai partiti tradizionali di destra, centro e sinistra e capace di crescere come alternativa meridionalista contro il dilagare delle forze politiche del “nord”, prima fra tutte la Lega. "

Era da tempo ormai che i tantissimi movimenti e gruppi meridionalisti “scalpitavano” per unirsi in un unico partito, si tratta delle sigle più variegate: dal Partito del Sud ad Alleanza per il Sud, dal Movimento Sud dei Diritti a Sicilia Federale fino ad Alleanza meridionale, che da oltre vent’anni animano le vite politiche locali ispirandosi al primo meridionalismo di Giustino Fortunato.
La scelta di Gaeta non è casuale, proprio da qui, infatti, dopo un terribile assedio delle forze piemontesi, partì l’ultimo re del Regno delle Due Siclie, Francesco II di Borbone, e sancì definitivamente la fine, dopo 4 secoli, del regno. Dunque Gaeta emblema di rinascita, un unico grande continuum storico dal quel 14 febbraio del 1861.
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Nata la sezione Sorrentina del Partito del Sud



Sabato 10 Aprile 2010 è nata ufficialmente la Sezione Penisola Sorrentina del Partito del Sud, con lo scopo di diffondere la storia e la cultura del nostro Sud ed il programma politico, le proposte, gli atti concreti del Partito.La sezione Sorrentia, guidata dall' amico Brigante Avv. Giovanni (Johnny) Pollio, si è dotata anche di un proprio interessante sito internet a cui diamo il benvenuto nel Network informativo del Partito del Sud.
Agli amici della Sezione Penisola Sorrentina un cordiale benvenuto e l'augurio di buon lavoro.
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Sabato 10 Aprile 2010 è nata ufficialmente la Sezione Penisola Sorrentina del Partito del Sud, con lo scopo di diffondere la storia e la cultura del nostro Sud ed il programma politico, le proposte, gli atti concreti del Partito.La sezione Sorrentia, guidata dall' amico Brigante Avv. Giovanni (Johnny) Pollio, si è dotata anche di un proprio interessante sito internet a cui diamo il benvenuto nel Network informativo del Partito del Sud.
Agli amici della Sezione Penisola Sorrentina un cordiale benvenuto e l'augurio di buon lavoro.

Domanda al Mezzogiorno: terroni si nasce o si diventa?


di Lino Patruno

Fossimo stati nel 1861, Pino Aprile sarebbe stato fucilato sul posto come brigante. E senza accusa, senza processo, senza condanna: come almeno altri centomila. E il suo cadavere esposto nudo per togliergli anche il pudore. Perché soltanto un brigante avrebbe potuto scrivere un libro come il suo Terroni (Piemme ed., pp. 305, euro 17,50), per il quale l’aggettivo più blando è: sconvolgente. Sì, sconvolgente. Non meno del sottotitolo: «Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridionali”». Perché diventassero la parte più debole e povera del Paese. E diventassero quello che si sentono di continuo rimproverare da allora a oggi. Ma come, perché non lo erano? È come se per la prima volta scoprissimo come andarono veramente le cose. Al di là della falsa storia scritta dai vincitori. E di quella trionfale e di comodo che hanno insegnato a tutti noi a scuola. Si parla, ovviamente, dell’Unità d’Italia. E di come in quei giorni di 150 anni fa il Mezzogiorno fu messo a ferro e fuoco dalle truppe di occupazione sabaude, contrabbandando quella brutale guerra di conquista come appunto una guerra ai briganti.

«Atterrite queste popolazioni» era l’ordine. Un milione di morti su nove milioni di abitanti del Regno delle Due Sicilie. Interi paesi distrutti, deportazioni di massa, stupri, torture, orribili rappresaglie, saccheggi, stati d’assedio, pulizia etnica, fosse comuni, lager per ben dodici anni: nell’ex Jugoslavia è avvenuto recentemente molto meno. Inutile anche insistere nell’elenco, rimandiamo alla lettura del libro. Questo è però soltanto il versante militare. C’è poi quello della non meno sconvolgente spoliazione economica. Di come si spezzarono le reni al Sud, di come con l’invasione fu scientificamente ridotto in miseria il terzo Stato più industriale di allora dopo Inghilterra e Francia, appunto il Regno delle Due Sicilie. Di come furono svuotate le ricche banche meridionali (a cominciare dal Banco di Napoli), «regge, musei, case private (rubando persino le posate)». Di come furono messe in ginocchio le fabbriche per spostarne le produzioni al Nord, perché la vera Italia di allora era il Sud non il Nord. Di come il Nord diventò Nord grazie a questa colossale rapina. Di come il Sud fu fatto diventare il Sud cui ora rinfacciano il mancato sviluppo. E di come, al di là dei motivi ideali dell’Unità - che neanche il Sud più illuminato negava - per il Regno di Savoia questa unità fosse una questione di vita o di morte per evitare la bancarotta finanziaria: evitata appunto col sacco del Sud. Manco le Americhe depredate di tutto il loro oro e argento dai conquistadores spagnoli.

Ma non ci fu solo la spoliazione coloniale a colpi di cannonate e baionette. Ci fu la contemporanea spoliazione con tutte le leggi economiche adottate da quell’anno in poi dal nuovo Regno, tutte ispirate dagli interessi del Nord e disastrose per il Sud: a cominciare da una feroce tassazione e dal liberismo che dette il colpo di grazia alla pur promettente imprenditoria meridionale. Fino a impoverire talmente il Mezzogiorno da provocare l’immane emigrazione che con i Borbone non c’era mai stata, la dolorosa epopea dei disperati partiti per sempre per sopravvivere. Una tragedia anche sociale che privò il Sud di ogni residua forza, compresa la speranza. Così venti milioni di meridionali si tolsero dalle scatole. Gli italiani del Sud, come dice appunto Aprile, diventarono così meridionali. Ma il pregio del libro, al di là dello squarcio aperto su un’al - tra storia, è nella descrizione di come fu creata anche psicologicamente questa «minorità» del Sud. E non solo con quell’ineffabile lestofante di Lombroso, che dopo un paio di mesi in Calabria proclamò che tutti i meridionali nascevano briganti a causa della forma del loro cranio. Una «minorità» biologica, una razza non meno inferiore di quella di cui poi parlò il nazismo. Cui poi si aggiunse la «minorità» climatica, il Sud è inferiore perché fa più caldo e i suoi abitanti languono al sole invece di lavor are. Il Nord aggressore, commenta amaramente Aprile, non solo ora gode del vantaggio ereditato da chi venne a sterminare il Sud. Ma con una operazione di «lobotomia culturale», è accaduto ai meridionali ciò che sarebbe accaduto agli ebrei dell’Olocausto, con molti scampati che hanno cominciato a chiedersi se il male che li aveva colpiti non fosse in qualche modo meritato. La perdita di dignità che il Sud violentato ha subìto si è trasformato in vergogna, il Sud si è sentito colpevole del male che gli è stato fatto. E il Nord ha ora l’improntitudine di ergersi a giudice nei suoi confronti. Questo, sottolinea Aprile, significa essere privati della memoria. Cui questo libro tenta di rimediare.

La verità è che sparuti studiosi ci avevano già provato senza fortuna, ma chi volete che stesse a sentire questo Sud piagnone. Né la storiografia ufficiale, quella in gran parte di sinistra con la sacralità dell’Italia unita (come se qualcuno la volesse mettere in discussione) ha fatto sempre finta di niente. Gli archivi del resto restano ancora di difficile accesso tanto è spaventoso ciò che nascondono. Sbarrati addirittura quelli militari con le loro pagine di disonore. E comunque, anche le sconvolte e sconvolgenti rivelazioni di Aprile non possono passare ancora una volta inosservate. Per il Sud, che riacquisisca coscienza di ciò che è avvenuto e, più che vergogna, ne abbia indignazione e rivolta per chi lo accusa. Agendo «di conseguenza». Cosa vuol dire? Un «revanscismo uguale e opposto al razzismo nordista»? Una «comune crescita di consapevolezza»? Un «nuovo meridionalismo non solo meridionale»? Aprile teme che il peggio prevalga, anche se spera il contrario. Che cioè continui a far comodo mantenere Sud il Sud al servizio dello sviluppo del Nord. Centocinquant’anni dopo, sarebbe l’ennesi - ma campana a morte del destino di essere terroni.

Fonte:Gazzetta del Mezzogiorno
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di Lino Patruno

Fossimo stati nel 1861, Pino Aprile sarebbe stato fucilato sul posto come brigante. E senza accusa, senza processo, senza condanna: come almeno altri centomila. E il suo cadavere esposto nudo per togliergli anche il pudore. Perché soltanto un brigante avrebbe potuto scrivere un libro come il suo Terroni (Piemme ed., pp. 305, euro 17,50), per il quale l’aggettivo più blando è: sconvolgente. Sì, sconvolgente. Non meno del sottotitolo: «Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridionali”». Perché diventassero la parte più debole e povera del Paese. E diventassero quello che si sentono di continuo rimproverare da allora a oggi. Ma come, perché non lo erano? È come se per la prima volta scoprissimo come andarono veramente le cose. Al di là della falsa storia scritta dai vincitori. E di quella trionfale e di comodo che hanno insegnato a tutti noi a scuola. Si parla, ovviamente, dell’Unità d’Italia. E di come in quei giorni di 150 anni fa il Mezzogiorno fu messo a ferro e fuoco dalle truppe di occupazione sabaude, contrabbandando quella brutale guerra di conquista come appunto una guerra ai briganti.

«Atterrite queste popolazioni» era l’ordine. Un milione di morti su nove milioni di abitanti del Regno delle Due Sicilie. Interi paesi distrutti, deportazioni di massa, stupri, torture, orribili rappresaglie, saccheggi, stati d’assedio, pulizia etnica, fosse comuni, lager per ben dodici anni: nell’ex Jugoslavia è avvenuto recentemente molto meno. Inutile anche insistere nell’elenco, rimandiamo alla lettura del libro. Questo è però soltanto il versante militare. C’è poi quello della non meno sconvolgente spoliazione economica. Di come si spezzarono le reni al Sud, di come con l’invasione fu scientificamente ridotto in miseria il terzo Stato più industriale di allora dopo Inghilterra e Francia, appunto il Regno delle Due Sicilie. Di come furono svuotate le ricche banche meridionali (a cominciare dal Banco di Napoli), «regge, musei, case private (rubando persino le posate)». Di come furono messe in ginocchio le fabbriche per spostarne le produzioni al Nord, perché la vera Italia di allora era il Sud non il Nord. Di come il Nord diventò Nord grazie a questa colossale rapina. Di come il Sud fu fatto diventare il Sud cui ora rinfacciano il mancato sviluppo. E di come, al di là dei motivi ideali dell’Unità - che neanche il Sud più illuminato negava - per il Regno di Savoia questa unità fosse una questione di vita o di morte per evitare la bancarotta finanziaria: evitata appunto col sacco del Sud. Manco le Americhe depredate di tutto il loro oro e argento dai conquistadores spagnoli.

Ma non ci fu solo la spoliazione coloniale a colpi di cannonate e baionette. Ci fu la contemporanea spoliazione con tutte le leggi economiche adottate da quell’anno in poi dal nuovo Regno, tutte ispirate dagli interessi del Nord e disastrose per il Sud: a cominciare da una feroce tassazione e dal liberismo che dette il colpo di grazia alla pur promettente imprenditoria meridionale. Fino a impoverire talmente il Mezzogiorno da provocare l’immane emigrazione che con i Borbone non c’era mai stata, la dolorosa epopea dei disperati partiti per sempre per sopravvivere. Una tragedia anche sociale che privò il Sud di ogni residua forza, compresa la speranza. Così venti milioni di meridionali si tolsero dalle scatole. Gli italiani del Sud, come dice appunto Aprile, diventarono così meridionali. Ma il pregio del libro, al di là dello squarcio aperto su un’al - tra storia, è nella descrizione di come fu creata anche psicologicamente questa «minorità» del Sud. E non solo con quell’ineffabile lestofante di Lombroso, che dopo un paio di mesi in Calabria proclamò che tutti i meridionali nascevano briganti a causa della forma del loro cranio. Una «minorità» biologica, una razza non meno inferiore di quella di cui poi parlò il nazismo. Cui poi si aggiunse la «minorità» climatica, il Sud è inferiore perché fa più caldo e i suoi abitanti languono al sole invece di lavor are. Il Nord aggressore, commenta amaramente Aprile, non solo ora gode del vantaggio ereditato da chi venne a sterminare il Sud. Ma con una operazione di «lobotomia culturale», è accaduto ai meridionali ciò che sarebbe accaduto agli ebrei dell’Olocausto, con molti scampati che hanno cominciato a chiedersi se il male che li aveva colpiti non fosse in qualche modo meritato. La perdita di dignità che il Sud violentato ha subìto si è trasformato in vergogna, il Sud si è sentito colpevole del male che gli è stato fatto. E il Nord ha ora l’improntitudine di ergersi a giudice nei suoi confronti. Questo, sottolinea Aprile, significa essere privati della memoria. Cui questo libro tenta di rimediare.

La verità è che sparuti studiosi ci avevano già provato senza fortuna, ma chi volete che stesse a sentire questo Sud piagnone. Né la storiografia ufficiale, quella in gran parte di sinistra con la sacralità dell’Italia unita (come se qualcuno la volesse mettere in discussione) ha fatto sempre finta di niente. Gli archivi del resto restano ancora di difficile accesso tanto è spaventoso ciò che nascondono. Sbarrati addirittura quelli militari con le loro pagine di disonore. E comunque, anche le sconvolte e sconvolgenti rivelazioni di Aprile non possono passare ancora una volta inosservate. Per il Sud, che riacquisisca coscienza di ciò che è avvenuto e, più che vergogna, ne abbia indignazione e rivolta per chi lo accusa. Agendo «di conseguenza». Cosa vuol dire? Un «revanscismo uguale e opposto al razzismo nordista»? Una «comune crescita di consapevolezza»? Un «nuovo meridionalismo non solo meridionale»? Aprile teme che il peggio prevalga, anche se spera il contrario. Che cioè continui a far comodo mantenere Sud il Sud al servizio dello sviluppo del Nord. Centocinquant’anni dopo, sarebbe l’ennesi - ma campana a morte del destino di essere terroni.

Fonte:Gazzetta del Mezzogiorno
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