lunedì 22 marzo 2010

Derivati, sono 500 gli enti locali coinvolti.


Roma - (Adnkronos) - Il dato fornito da Bankitalia durante l'audizione in Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva della Commissione Finanze. Più esposte le amministrazioni della Campania. Primo processo alla banche. Rinviati a giudizio 4 istituti di credito


Roma, 19 mar. - (Adnkronos) - Sono quasi 500 gli enti locali che, a fine marzo 2009, utilizzavano strumenti derivati. E' il dato fornito dalla Banca d'italia, durante l'audizione in Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva della Commissione Finanze. Tra la fine del 2005 e la fine del 2007, sulla base dei dati tratti dalla Centrale dei rischi, il numero di enti che utilizzavano strumenti derivati, quasi sempre swap di tasso di interesse, e' fortemente aumentato, da 349 a 669, per scendere a 474 a fine 2008. Alla fine di marzo 2009 le Amministrazioni locali che utilizzavano strumenti finanziari derivati con controparti operanti in Italia erano 496. Si trattava di: 13 Regioni, 28 Province e 440 Comuni.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, le Amministrazioni con una maggiore esposizione in derivati sono quelle campane (229 milioni), seguite da quelle del Piemonte e del Lazio (rispettivamente 185 e 126 milioni). Alla stessa data facevano ricorso a contratti in strumenti finanziari derivati anche 7 universita', 3 enti del comparto sanitario (ASL e Aziende ospedaliere), 3 comunita' montane, una associazione teatrale e una societa' regionale operante nel settore della viabilita'.

Il valore nozionale, sulla base delle segnalazioni statistiche di vigilanza, e' cresciuto a ritmi sostenuti negli anni scorsi, passando da circa 0,1 miliardi di euro alla fine del 2000 a circa 33 miliardi alla fine del 2006; dalla fine del 2007 si e' registrata una riduzione dell'operativita' in derivati delle Amministrazioni locali, accentuatasi dalla seconda meta' del 2008 in connessione con il blocco all'operativita' introdotto con la manovra finanziaria triennale dell'estate dello scorso anno. Alla di marzo 2009 il valore nozionale era pari a 24,5 miliardi. I valori di mercato negativi, che approssimano l'ammontare che gli enti dovrebbero versare agli intermediari se le operazioni in essere dovessero essere chiuse alla data di rilevazione, sono passati da circa 2 milioni alla fine del 2000, a quasi 1,1 miliardi alla fine del marzo 2009. L'esposizione piu' rilevante e' quella dei Comuni (0,6 miliardi), seguita da quella delle Regioni (0,4 miliardi) e delle Province (0,1 miliardi).

Fonte:ADN Kronos.com
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Roma - (Adnkronos) - Il dato fornito da Bankitalia durante l'audizione in Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva della Commissione Finanze. Più esposte le amministrazioni della Campania. Primo processo alla banche. Rinviati a giudizio 4 istituti di credito


Roma, 19 mar. - (Adnkronos) - Sono quasi 500 gli enti locali che, a fine marzo 2009, utilizzavano strumenti derivati. E' il dato fornito dalla Banca d'italia, durante l'audizione in Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva della Commissione Finanze. Tra la fine del 2005 e la fine del 2007, sulla base dei dati tratti dalla Centrale dei rischi, il numero di enti che utilizzavano strumenti derivati, quasi sempre swap di tasso di interesse, e' fortemente aumentato, da 349 a 669, per scendere a 474 a fine 2008. Alla fine di marzo 2009 le Amministrazioni locali che utilizzavano strumenti finanziari derivati con controparti operanti in Italia erano 496. Si trattava di: 13 Regioni, 28 Province e 440 Comuni.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, le Amministrazioni con una maggiore esposizione in derivati sono quelle campane (229 milioni), seguite da quelle del Piemonte e del Lazio (rispettivamente 185 e 126 milioni). Alla stessa data facevano ricorso a contratti in strumenti finanziari derivati anche 7 universita', 3 enti del comparto sanitario (ASL e Aziende ospedaliere), 3 comunita' montane, una associazione teatrale e una societa' regionale operante nel settore della viabilita'.

Il valore nozionale, sulla base delle segnalazioni statistiche di vigilanza, e' cresciuto a ritmi sostenuti negli anni scorsi, passando da circa 0,1 miliardi di euro alla fine del 2000 a circa 33 miliardi alla fine del 2006; dalla fine del 2007 si e' registrata una riduzione dell'operativita' in derivati delle Amministrazioni locali, accentuatasi dalla seconda meta' del 2008 in connessione con il blocco all'operativita' introdotto con la manovra finanziaria triennale dell'estate dello scorso anno. Alla di marzo 2009 il valore nozionale era pari a 24,5 miliardi. I valori di mercato negativi, che approssimano l'ammontare che gli enti dovrebbero versare agli intermediari se le operazioni in essere dovessero essere chiuse alla data di rilevazione, sono passati da circa 2 milioni alla fine del 2000, a quasi 1,1 miliardi alla fine del marzo 2009. L'esposizione piu' rilevante e' quella dei Comuni (0,6 miliardi), seguita da quella delle Regioni (0,4 miliardi) e delle Province (0,1 miliardi).

Fonte:ADN Kronos.com
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Il vergognoso striscione contro Paolo Borsellino alla manifestazione del Pdl

tarocco_borsellino.jpg

A guardare certe foto della Manifestazione del Pdl "L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio" c’è da rimanere sbigottiti.

Durante la manifestazione c’erano striscioni e manifesti contro gli avversari politici Bonino e Di Pietro, ma anche verso Santoro, spina nel fianco del Pdl.

Ma guardando meglio si scopre che i giovani del Pdl prendono in giro nientedimeno che l’eroe Paolo Borsellino, ucciso dalla Mafia nella Strage di via d'Amelio.

Borsellino è rappresentato come il "tarocco" della Giustizia!

Un atto vile e vergognoso di questo partito che proclama l’amore a parole e poi mette sotto i piedi eroi come Borsellino e Falcone e proclama eroe il mafioso Mangano.

Per il Pdl e per Silvio Berlusconi, Paolo Borsellino è un tarocco e non un eroe.

Offendendo Paolo Borsellino si offendono anche tutte le vittime della mafia e i loro familiari.

Oltremodo è la palese dimostrazione dell’ignoranza dei giovani del Pdl dato che Borsellino era gioudice di destra, non certo comunista come vogliono far credere.

Un atto vile, vergognoso e di una bassezza mentale veramente da prendere a calci in culo (e scusate il francesismo).

Fonte:Libertà di stampa

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tarocco_borsellino.jpg

A guardare certe foto della Manifestazione del Pdl "L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio" c’è da rimanere sbigottiti.

Durante la manifestazione c’erano striscioni e manifesti contro gli avversari politici Bonino e Di Pietro, ma anche verso Santoro, spina nel fianco del Pdl.

Ma guardando meglio si scopre che i giovani del Pdl prendono in giro nientedimeno che l’eroe Paolo Borsellino, ucciso dalla Mafia nella Strage di via d'Amelio.

Borsellino è rappresentato come il "tarocco" della Giustizia!

Un atto vile e vergognoso di questo partito che proclama l’amore a parole e poi mette sotto i piedi eroi come Borsellino e Falcone e proclama eroe il mafioso Mangano.

Per il Pdl e per Silvio Berlusconi, Paolo Borsellino è un tarocco e non un eroe.

Offendendo Paolo Borsellino si offendono anche tutte le vittime della mafia e i loro familiari.

Oltremodo è la palese dimostrazione dell’ignoranza dei giovani del Pdl dato che Borsellino era gioudice di destra, non certo comunista come vogliono far credere.

Un atto vile, vergognoso e di una bassezza mentale veramente da prendere a calci in culo (e scusate il francesismo).

Fonte:Libertà di stampa

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Mafia. Don Ciotti: “I familiari delle 900 vittime attendono ancora giustizia”


I familiari delle vittime della mafia «attendono ancora giustizia e verità». Il giorno dopo la manifestazione di Milano, il fondatore di Libera don Luigi Ciotti torna a chiedere un impegno maggiore da parte delle istituzioni nella lotta alla criminalità organizzata, sostenendo che le «vittime continuano ad aumentare».

Anche oggi, in tante piazze italiane, le associazioni rileggeranno l’elenco di 900 nomi di uomini e donne uccise dalla mafia. «Semplici cittadini – dice don Ciotti – magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perchè, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere».

«Ma da questo terribile elenco – prosegue il fondatore di Libera – mancano tantissime altre vittime, impossibili da conoscere e da contare. Perchè i traffici delle mafie fanno anche altre vittime: quelle dei morti sul lavoro, della tratta degli esseri umani, i tanti morti provocati dal traffico degli stupefacenti, le vittime del caporalato, dello sfruttamento della prostituzione, del traffico delle armi e quelle avvelenate e uccise dalla criminalità dei rifiuti».

Fonte:Blitzquotidiano

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I familiari delle vittime della mafia «attendono ancora giustizia e verità». Il giorno dopo la manifestazione di Milano, il fondatore di Libera don Luigi Ciotti torna a chiedere un impegno maggiore da parte delle istituzioni nella lotta alla criminalità organizzata, sostenendo che le «vittime continuano ad aumentare».

Anche oggi, in tante piazze italiane, le associazioni rileggeranno l’elenco di 900 nomi di uomini e donne uccise dalla mafia. «Semplici cittadini – dice don Ciotti – magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perchè, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere».

«Ma da questo terribile elenco – prosegue il fondatore di Libera – mancano tantissime altre vittime, impossibili da conoscere e da contare. Perchè i traffici delle mafie fanno anche altre vittime: quelle dei morti sul lavoro, della tratta degli esseri umani, i tanti morti provocati dal traffico degli stupefacenti, le vittime del caporalato, dello sfruttamento della prostituzione, del traffico delle armi e quelle avvelenate e uccise dalla criminalità dei rifiuti».

Fonte:Blitzquotidiano

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sabato 20 marzo 2010

RETE DEI CITTADINI spot autogestito 2010

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RETE DEI CITTADINI spot autogestito 2010 from Marco on Vimeo.

Convegno a Palermo il 24 marzo 2010 :"Per una Confederazione politica Meridionalista Unitaria - Definizione operativa"



Il Coordinamento Regionale del Partito del Sud invita i Responsabili e gli Amici di Partiti, Movimenti ed Associazioni di ispirazione Autonomista, Federalista, Indipendentista e Meridionalista a partecipare a Palermo c/o Villa Montereale B&B - Corso Calatafimi n.1096
il giorno 24/03/2010 al Convegno:

" Per una Confederazione Politica Meridionalista Unitaria- Definizione operativa" .

PROGRAMMA:

24/03/2010

ore 10,00 Accredito e registrazione partecipanti
ore 10,30 Incontro con tutti i gruppi e inizio lavori

ore 13,30 Chiusura lavori della mattinata

ore 15,30 Riapertura lavori
ore 17,30 Definizione, presentazione ed approvazione della mozione politico programmatica conclusiva del Convegno
ore 18,00 Chiusura Convegno

Chi volesse pernottare può prenotare, presso la stessa struttura alberghiera che ospita il Convegno, al prezzo convenzionato per la camera singola di euro 45, due letti in doppia euro 68

Per prenotazioni: tel. 091-668806 e-mail: mauro64@neomedia.it

Sito web:http://www.villamontereale.org GOOGLE MAPS


Per il Coordinamento Regionale del Partito del Sud

Linda Cottone ( Coord. Provinciale PA del PdSUD )
Alessandro Torsello (Coord. Regionale Sicilia del PdSUD)
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Il Coordinamento Regionale del Partito del Sud invita i Responsabili e gli Amici di Partiti, Movimenti ed Associazioni di ispirazione Autonomista, Federalista, Indipendentista e Meridionalista a partecipare a Palermo c/o Villa Montereale B&B - Corso Calatafimi n.1096
il giorno 24/03/2010 al Convegno:

" Per una Confederazione Politica Meridionalista Unitaria- Definizione operativa" .

PROGRAMMA:

24/03/2010

ore 10,00 Accredito e registrazione partecipanti
ore 10,30 Incontro con tutti i gruppi e inizio lavori

ore 13,30 Chiusura lavori della mattinata

ore 15,30 Riapertura lavori
ore 17,30 Definizione, presentazione ed approvazione della mozione politico programmatica conclusiva del Convegno
ore 18,00 Chiusura Convegno

Chi volesse pernottare può prenotare, presso la stessa struttura alberghiera che ospita il Convegno, al prezzo convenzionato per la camera singola di euro 45, due letti in doppia euro 68

Per prenotazioni: tel. 091-668806 e-mail: mauro64@neomedia.it

Sito web:http://www.villamontereale.org GOOGLE MAPS


Per il Coordinamento Regionale del Partito del Sud

Linda Cottone ( Coord. Provinciale PA del PdSUD )
Alessandro Torsello (Coord. Regionale Sicilia del PdSUD)
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venerdì 19 marzo 2010

Tesseramento 2010 Partito del Sud: aiutaci a crescere!


Cari amici e amiche,
è iniziata la campagna tesseramento 2010 del Partito del Sud, movimento a livello nazionale nato nel 2007 a Gaeta dopo precedenti esperienze locali.
Il Partito del Sud con Presidente Nazionale e Segretario Politico Antonio Ciano, Assessore al Demanio del Comune di Gaeta, ha già aperto numerose sezioni oltre che a Gaeta, a Napoli, a Caserta, a Roma, in Sicilia, in Calabria anche al Nord in Emilia, Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto....ed altri meridionali entusiasti stanno aprendo altre nuove sezioni ovunque in Italia e perfino all'estero.

Abbiamo un nuovo statuto che esprime negli scopi del movimento la nostra linea politica, alternativa a destra e sinistra, e i nostri obiettivi per il riscatto del Sud in campo ambientale, sociale, culturale ed economico, nuovo statuto consultabile sul nostro blog nazionale:
http://partitodelsud.blogspot.com/

Abbiamo una rete di siti e blog delle varie sezioni locali, ci stiamo dotando di una nuova organizzazione sempre più capillare ed efficace e stiamo riorganizzando il nostro sito nazionale: www.partitodelsud.it che attualmente e' quindi in manutenzione.

Per crescere ulteriormente abbiamo bisogno di altri uomini e donne e di mezzi economici, per questo ti invitiamo ad aderire al Partito del Sud come socio ordinario (20 Euro) o socio sostenitore (50 Euro), per partecipare al nostro movimento e contribuire a quella che Guido Dorso definiva "la Rivoluzione Meridionale": una rivoluzione pacifica, democratica e nell'ambito delle leggi e delle regole democratiche stabilite dalla Repubblica Italiana, di cui siamo stanchi di essere considerati "cittadini di serie B". Siamo stufi dei soliti teatrini della politica italiana, consapevoli che se non ci difendiamo da soli non ci sarà nessun partito tradizionale italiano che lo farà, come non lo fanno da quasi 150 anni.

Vogliamo far conoscere a tutti la nostra vera storia ed i motivi della nascita della "questione meridionale" , per noi questa ha avuto origine nel 1861, con quella che definiamo la "malaunità" d'Italia ai danni del Sud, ecco perchè ci definiamo "meridionalisti identitari", consapevoli della nostra vera storia ma lontani da nostalgie monarchiche o "tradizionaliste".

Per le adesioni, ed anche per diventare referenti del Partito del Sud, nei territori attualmente non ancora coperti da un nostro coordinatore Regionale o Provinciale, basta compilare il modulo di adesione (da richiedere via e -mail al presidio locale di riferimento) e pagare la quota sociale stabilita per il 2010 (20 euro Soci Ordinari, 50 euro Soci Sostenitori), pagando direttamente tramite bonifico bancario intestato a Ferdinando Pannella (Tesoriere PdSUD), coordinate IBAN: IT95M0760103200000003249256

oppure rivolgendosi ai nostri presidi sul territorio:


- per il Nord (Piemonte, Valle D'Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli, Trentino AA, Emilia Romagna): partitodelsud.emiliaromagna@yahoo.it

- per il Centro (Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Lazio, Sardegna): partitodelsud.roma@gmail.com

- per la Campania e Puglia: partitodelsud.campania@gmail.com

- per la Calabria: partitodelsud@live.it

- per la Basilicata: carmine@duesicilie.org

- per la Sicilia: partitodspalermo@libero.it


Le vostre richieste, insieme a tutte le possibili richieste di chiarimenti, saranno gestite direttamente o smistate al coordinatore provinciale di riferimento se presente.

Aiutaci a crescere...aiuta il VERO PARTITO DEL SUD, l'unico movimento che vuole difendere gli interessi del popolo meridionale ed e' autonomo dai soliti giochi della politica italian-risorgimentale di destra, centro e sinistra.
Aiuta il SUD! Crediamo tutti insieme nella nostra riscossa!

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
PARTITO DEL SUD

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Cari amici e amiche,
è iniziata la campagna tesseramento 2010 del Partito del Sud, movimento a livello nazionale nato nel 2007 a Gaeta dopo precedenti esperienze locali.
Il Partito del Sud con Presidente Nazionale e Segretario Politico Antonio Ciano, Assessore al Demanio del Comune di Gaeta, ha già aperto numerose sezioni oltre che a Gaeta, a Napoli, a Caserta, a Roma, in Sicilia, in Calabria anche al Nord in Emilia, Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto....ed altri meridionali entusiasti stanno aprendo altre nuove sezioni ovunque in Italia e perfino all'estero.

Abbiamo un nuovo statuto che esprime negli scopi del movimento la nostra linea politica, alternativa a destra e sinistra, e i nostri obiettivi per il riscatto del Sud in campo ambientale, sociale, culturale ed economico, nuovo statuto consultabile sul nostro blog nazionale:
http://partitodelsud.blogspot.com/

Abbiamo una rete di siti e blog delle varie sezioni locali, ci stiamo dotando di una nuova organizzazione sempre più capillare ed efficace e stiamo riorganizzando il nostro sito nazionale: www.partitodelsud.it che attualmente e' quindi in manutenzione.

Per crescere ulteriormente abbiamo bisogno di altri uomini e donne e di mezzi economici, per questo ti invitiamo ad aderire al Partito del Sud come socio ordinario (20 Euro) o socio sostenitore (50 Euro), per partecipare al nostro movimento e contribuire a quella che Guido Dorso definiva "la Rivoluzione Meridionale": una rivoluzione pacifica, democratica e nell'ambito delle leggi e delle regole democratiche stabilite dalla Repubblica Italiana, di cui siamo stanchi di essere considerati "cittadini di serie B". Siamo stufi dei soliti teatrini della politica italiana, consapevoli che se non ci difendiamo da soli non ci sarà nessun partito tradizionale italiano che lo farà, come non lo fanno da quasi 150 anni.

Vogliamo far conoscere a tutti la nostra vera storia ed i motivi della nascita della "questione meridionale" , per noi questa ha avuto origine nel 1861, con quella che definiamo la "malaunità" d'Italia ai danni del Sud, ecco perchè ci definiamo "meridionalisti identitari", consapevoli della nostra vera storia ma lontani da nostalgie monarchiche o "tradizionaliste".

Per le adesioni, ed anche per diventare referenti del Partito del Sud, nei territori attualmente non ancora coperti da un nostro coordinatore Regionale o Provinciale, basta compilare il modulo di adesione (da richiedere via e -mail al presidio locale di riferimento) e pagare la quota sociale stabilita per il 2010 (20 euro Soci Ordinari, 50 euro Soci Sostenitori), pagando direttamente tramite bonifico bancario intestato a Ferdinando Pannella (Tesoriere PdSUD), coordinate IBAN: IT95M0760103200000003249256

oppure rivolgendosi ai nostri presidi sul territorio:


- per il Nord (Piemonte, Valle D'Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli, Trentino AA, Emilia Romagna): partitodelsud.emiliaromagna@yahoo.it

- per il Centro (Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Lazio, Sardegna): partitodelsud.roma@gmail.com

- per la Campania e Puglia: partitodelsud.campania@gmail.com

- per la Calabria: partitodelsud@live.it

- per la Basilicata: carmine@duesicilie.org

- per la Sicilia: partitodspalermo@libero.it


Le vostre richieste, insieme a tutte le possibili richieste di chiarimenti, saranno gestite direttamente o smistate al coordinatore provinciale di riferimento se presente.

Aiutaci a crescere...aiuta il VERO PARTITO DEL SUD, l'unico movimento che vuole difendere gli interessi del popolo meridionale ed e' autonomo dai soliti giochi della politica italian-risorgimentale di destra, centro e sinistra.
Aiuta il SUD! Crediamo tutti insieme nella nostra riscossa!

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
PARTITO DEL SUD

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RETE DEI CITTADINI CONTRO LA CENSURA DELLA R.A.I



MINI MANIFESTAZIONE DI PROTESTA SOTTO LA RAI DI VIA TEULADA.
i ragazzi della rete dei cittadini sono stanchi di essere censurati anche dalla rai e chiedono il rispetto delle regole. abbiamo scoperto che neanche chi lavora alla Rai sà che esiste la nostra candidata Marzia Marzoli... ora che LO SANNO non possono più fare i vaghi!
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MINI MANIFESTAZIONE DI PROTESTA SOTTO LA RAI DI VIA TEULADA.
i ragazzi della rete dei cittadini sono stanchi di essere censurati anche dalla rai e chiedono il rispetto delle regole. abbiamo scoperto che neanche chi lavora alla Rai sà che esiste la nostra candidata Marzia Marzoli... ora che LO SANNO non possono più fare i vaghi!

Lisbona 10 anni dopo: l’Europa arranca, l’Italia a picco

Di Carlo Cipriani

Nel Marzo del 2000 fu lanciata la strategia che doveva fare entro il 2010 dell’Europa l’economia più dinamica e competitiva. Purtroppo le cose sono andate diversamente, e non solo per colpa della crisi. Dati alla mano, hanno fallito tutti. Ma il nostro Paese più degli altri

Il 3 marzo 2000 il Consiglio europeo lanciò la strategia di Lisbona, il piano di sviluppo che avrebbe dovuto fare dell’Unione “la più dinamica e competitiva economia basata sulla 53dossier5 Lisbona 10 anni dopo: l’Europa arranca, l’Italia a piccoconoscenza del mondo, capace di una crescita economica sostenibile con un numero maggiore e migliore di posti di lavoro, una maggiore coesione sociale, e rispetto per l’ambiente entro il 2010″. Purtroppo da tempo si sa che è stato un fallimento: già l’anno scorso il primo ministro svedese, presidente pro tempore dell’Unione europea, aveva detto che ”anche se sono stati fatti progressi, ad un anno dal 2010, la strategia di Lisbona è fallita”.

COM’E’ ANDATA L’ITALIA? – In occasione del decennale, il Presidente della Commissione Europea Barroso, ha deciso di rilanciare, proponendo una nuova strategia “Europe 2020: a new economic strategy” (disponibile anche in italiano) e di fatto spostando di 10 anni il traguardo di cui si discuterà a fine mese in un nuovo Consiglio Europeo. Ma è utile anche fare un bilancio dei risultati di questo decennio. Per vedere cosa è successo in Europa e soprattutto come è andata l’Italia basta analizzare gli indicatori scelti 10 anni fa per misurare i progressi verso gli obiettivi di Lisbona. Si tratta di oltre 100 indicatori, scelti all’inizio del processo e quindi non strumentalizzabili, divisi in 6 aree: background economico, ricerca ed innovazione, riforma economica, occupazione, coesione sociale ed ambiente. Tra di loro sono stati selezionati in questa lista gli indicatori “chiave”. E’ possibile farsi un giudizio sull’andamento del nostro Paese. E di chi in questi anni lo ha governato, a partire da Silvio Berlusconi, che ha governato 7 anni su 10.

CROLLANO PIL PROCAPITE E PRODUTTIVITA’ – La prima area misura la prosperità economica dei diversi paesi, utilizzando molti indicatori, tra cui il debito pubblico, il tasso d’inflazione, il tasso di crescita dell’occupazione. I due indicatori “chiave” sono il livello di Pil pro capite e la Produttività del lavoro per occupato. Nel Pil pro capite, l’Italia nel 2000 si trovava nettamente al di sopra della media dei 27 paesi mentre nel 2008 il valore scende ad un livello prossimo alla media europea: fatta 100 la media UE 27, l’Italia passa da un valore di 116,9 ad uno di 101,8. La causa di questo arretramento relativo è la crescita lentissima del Pil italiano tra 2000 e 2007 a cui è seguita la consistente caduta, unico tra i paesi europei, già dal 2008. Il valore della produttività del lavoro per l’Italia mostra anch’esso un calo enorme: si passa da un valore di oltre 27 punti percentuali superiore alla media della Ue ad uno sempre più elevato, ma di appena l’8%. Paesi che avevano valori simili ai nostri, come Francia e Belgio, ora ci appaionoinnovation Lisbona 10 anni dopo: l’Europa arranca, l’Italia a picco lontanissimi. Anche la crescita dell’occupazione italiana di questi anni è quindi stata un’occupazione “povera” che crea proporzionalmente poca ricchezza. L’Italia in questa area ha una performance sconfortante, che da sola rappresenta perfettamente il declino italiano.

BASSA SPESA IN RICERCA E INNOVAZIONE – Nell’area ricerca ed innovazione si misura lo sviluppo dei diversi paesi nell’economia della conoscenza e delle nuove tecnologie, utilizzando numerosi indicatori tra i quali la spesa in risorse umane, i laureati in materie scientifiche, la spesa in ICT. I due indicatori chiave sono la spesa in ricerca e sviluppo e la percentuale di popolazione giovane con diploma di scuola superiore. Nella percentuale di spesa in ricerca e sviluppo l’Europa è rimasta in generale molto lontana dagli obiettivi fissati. Ma all’interno, accanto a paesi che avevano già investimenti consistenti come la Germania, che passa dal 2,27% al 2,63% di spesa in R&S in rapporto al Pil, o Francia, che scende lievemente ma resta comunque sopra al 2%, l’Italia parte da un livello molto basso nel 2000 1,05 per arrivare ad un misero 1,18% a fine periodo. E’ andata un po’meglio nell’evoluzione delle percentuale di giovani tra 20 e 24 anni che conseguono un diploma di scuola superiore. Nell’Europa a 27 si passa dal 76,5% del 2000 al 78,6% del 2008, in Italia si partiva dal 69,4% al 76,5%. Un buon passo in avanti, ma sempre considerando che in Francia, per esempio, questa percentuale sale all’83,4%. E dando una rapida occhiata agli altri indicatori, si nota che in molti – dalla Spesa in ICT, alla diffusione della Banda larga, alla concessione di brevetti – l’Italia non solo è indietro rispetto alla media europea, ma perde terreno anche nei confronti di paesi di seconda fascia. Il decennio 2000-2010 ci vede bocciati (più degli altri) anche in quest’area.

Fonte:Giornalettismo

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Di Carlo Cipriani

Nel Marzo del 2000 fu lanciata la strategia che doveva fare entro il 2010 dell’Europa l’economia più dinamica e competitiva. Purtroppo le cose sono andate diversamente, e non solo per colpa della crisi. Dati alla mano, hanno fallito tutti. Ma il nostro Paese più degli altri

Il 3 marzo 2000 il Consiglio europeo lanciò la strategia di Lisbona, il piano di sviluppo che avrebbe dovuto fare dell’Unione “la più dinamica e competitiva economia basata sulla 53dossier5 Lisbona 10 anni dopo: l’Europa arranca, l’Italia a piccoconoscenza del mondo, capace di una crescita economica sostenibile con un numero maggiore e migliore di posti di lavoro, una maggiore coesione sociale, e rispetto per l’ambiente entro il 2010″. Purtroppo da tempo si sa che è stato un fallimento: già l’anno scorso il primo ministro svedese, presidente pro tempore dell’Unione europea, aveva detto che ”anche se sono stati fatti progressi, ad un anno dal 2010, la strategia di Lisbona è fallita”.

COM’E’ ANDATA L’ITALIA? – In occasione del decennale, il Presidente della Commissione Europea Barroso, ha deciso di rilanciare, proponendo una nuova strategia “Europe 2020: a new economic strategy” (disponibile anche in italiano) e di fatto spostando di 10 anni il traguardo di cui si discuterà a fine mese in un nuovo Consiglio Europeo. Ma è utile anche fare un bilancio dei risultati di questo decennio. Per vedere cosa è successo in Europa e soprattutto come è andata l’Italia basta analizzare gli indicatori scelti 10 anni fa per misurare i progressi verso gli obiettivi di Lisbona. Si tratta di oltre 100 indicatori, scelti all’inizio del processo e quindi non strumentalizzabili, divisi in 6 aree: background economico, ricerca ed innovazione, riforma economica, occupazione, coesione sociale ed ambiente. Tra di loro sono stati selezionati in questa lista gli indicatori “chiave”. E’ possibile farsi un giudizio sull’andamento del nostro Paese. E di chi in questi anni lo ha governato, a partire da Silvio Berlusconi, che ha governato 7 anni su 10.

CROLLANO PIL PROCAPITE E PRODUTTIVITA’ – La prima area misura la prosperità economica dei diversi paesi, utilizzando molti indicatori, tra cui il debito pubblico, il tasso d’inflazione, il tasso di crescita dell’occupazione. I due indicatori “chiave” sono il livello di Pil pro capite e la Produttività del lavoro per occupato. Nel Pil pro capite, l’Italia nel 2000 si trovava nettamente al di sopra della media dei 27 paesi mentre nel 2008 il valore scende ad un livello prossimo alla media europea: fatta 100 la media UE 27, l’Italia passa da un valore di 116,9 ad uno di 101,8. La causa di questo arretramento relativo è la crescita lentissima del Pil italiano tra 2000 e 2007 a cui è seguita la consistente caduta, unico tra i paesi europei, già dal 2008. Il valore della produttività del lavoro per l’Italia mostra anch’esso un calo enorme: si passa da un valore di oltre 27 punti percentuali superiore alla media della Ue ad uno sempre più elevato, ma di appena l’8%. Paesi che avevano valori simili ai nostri, come Francia e Belgio, ora ci appaionoinnovation Lisbona 10 anni dopo: l’Europa arranca, l’Italia a picco lontanissimi. Anche la crescita dell’occupazione italiana di questi anni è quindi stata un’occupazione “povera” che crea proporzionalmente poca ricchezza. L’Italia in questa area ha una performance sconfortante, che da sola rappresenta perfettamente il declino italiano.

BASSA SPESA IN RICERCA E INNOVAZIONE – Nell’area ricerca ed innovazione si misura lo sviluppo dei diversi paesi nell’economia della conoscenza e delle nuove tecnologie, utilizzando numerosi indicatori tra i quali la spesa in risorse umane, i laureati in materie scientifiche, la spesa in ICT. I due indicatori chiave sono la spesa in ricerca e sviluppo e la percentuale di popolazione giovane con diploma di scuola superiore. Nella percentuale di spesa in ricerca e sviluppo l’Europa è rimasta in generale molto lontana dagli obiettivi fissati. Ma all’interno, accanto a paesi che avevano già investimenti consistenti come la Germania, che passa dal 2,27% al 2,63% di spesa in R&S in rapporto al Pil, o Francia, che scende lievemente ma resta comunque sopra al 2%, l’Italia parte da un livello molto basso nel 2000 1,05 per arrivare ad un misero 1,18% a fine periodo. E’ andata un po’meglio nell’evoluzione delle percentuale di giovani tra 20 e 24 anni che conseguono un diploma di scuola superiore. Nell’Europa a 27 si passa dal 76,5% del 2000 al 78,6% del 2008, in Italia si partiva dal 69,4% al 76,5%. Un buon passo in avanti, ma sempre considerando che in Francia, per esempio, questa percentuale sale all’83,4%. E dando una rapida occhiata agli altri indicatori, si nota che in molti – dalla Spesa in ICT, alla diffusione della Banda larga, alla concessione di brevetti – l’Italia non solo è indietro rispetto alla media europea, ma perde terreno anche nei confronti di paesi di seconda fascia. Il decennio 2000-2010 ci vede bocciati (più degli altri) anche in quest’area.

Fonte:Giornalettismo

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La nuova normativa sulla class action è contraddittoria, dispendiosa ed innocua


La nuova norma

Da quando è possibile: dal primo gennaio 2010 sarà possibile esercitare l`azione collettiva di classe per sanare gli illeciti commessi dal 16 agosto 2009 in poi.

In che cosa consiste: l`azione di classe consiste in un`azione collettiva, promossa da uno o più consumatori/utenti, i quali agiscono in proprio oppure dando mandato ad un`associazione di tutela dei diritti dei consumatori. Gli altri consumatori interessati, titolari di una identica pretesa, possono scegliere di aderire all`azione di classe già promossa, senza dover ricorrere al patrocinio dell`avvocato. Resta salva, comunque, la possibilità di agire individualmente per la tutela dei propri diritti. Quest`ultima ipotesi è incompatibile con la scelta di aderire ad una class action.

Chi può farla: i consumatori/utenti che abbiano subito le conseguenze di condotte o pratiche commerciali scorrette; oppure che abbiano acquistato un prodotto difettoso o pericoloso; oppure ancora che versino in una medesima situazione di pregiudizio nei confronti di un`impresa, in conseguenza di un inadempimento contrattuale.

Come si fa: mediante ricorso al tribunale uno dei soggetti consumatori/utenti propone l`azione assistito da un avvocato, eventualmente dando mandato ad un`associazione di tutela dei consumatori. Tutti gli altri cointeressati possono aderire senza doversi rivolgere all`avvocato.

Le differenze rispetto a prima: rispetto alla precedente stesura della norma (mai entrata in vigore), la disciplina attuale in vigore dal 1 gennaio 2010 si caratterizza per la tutela di diritti di singoli aventi contenuto identico od omogeneo, con attribuzione della legittimazione in capo al consumatore/utente; mentre l`altra versione imputava questa facoltà solo in capo all`associazione. La nuova normativa inoltre si caratterizza per la semplificazione del meccanismo di liquidazione del danno.

I possibili benefici: se molte persone ricevono singolarmente un danno di portata economicamente modesta difficilmente decidono di sostenere individualmente le spese necessarie per sostenere e vincere la partita legale. Ma se l`azione, invece, è condotta collettivamente, le spese si abbattono e il singolo acquista maggiore forza nei confronti della grande impresa.

Il commento

Questa class action è una parente povera delle richieste collettive di risarcimento che caratterizzano le economie dei principali Paesi occidentali.

Scajola ci spieghi, ad esempio, perché il governo Berlusconi non ha introdotto la class action sui prodotti finanziari e sulle vicende riguardanti l’inquinamento ambientale dei grandi siti industriali

Il governo ha mutilato lo strumento della class action rispetto alla legge voluta dal ministro Bersani.

Ha, infatti, reso enormemente più complicato e costoso per i cittadini-consumatori difendersi dagli abusi e dai disservizi e, inoltre, ha indebolito le possibilità d’intervento delle associazioni dei consumatori, a cominciare dalle iniziative contro le banche per le condizioni sul massimo scoperto.

Vi ricordata il crac Parmalat e Cirio? Il governo sembra aver deliberatamente inseguito l’obiettivo di impedire che le vittime dei due maggiori dissesti finanziari degli ultimi tempi potessero usare l’azione collettiva per essere risarciti dell’inganno patito.
Il sospetto diventa realtà pensando al cosiddetto processo breve che minaccia di far rapidamente decadere anche gli ordinari processi che riguardano, in tutto o in parte, anche quelle vicende Cirio e Parmalat di cui s’è detto.

Inoltre manca il pricipio di retroattività (si può ‘andare indietro solo fino a metà 2009). Non a caso sono stati tenuti fuori gli illeciti di massa come quelli sulle obbligazioni Argentina, Cirio e Parmalat.

Se poi si guarda a come è regolata la ‘class action’ nei confronti della Pubblica Amministrazione e delle aziende fornitrici di servizi pubblici essenziali (luce, gas, acqua, ecc.), le note diventano ancora più dolenti.

In questi casi specifici la via scelta dal governo Berlusconi suona davvero come una presa in giro nei confronti di coloro che volessero intentare un’azione collettiva.

Poniamo il caso della ingiustificata sospensione di una fornitura. Ebbene, una volta riconosciuta la propria ragione, i cittadini conculcati potranno sì ottenere il ripristino della prestazione dovuta, ma senza diritto ad alcun risarcimento del danno.

Insomma, allo Stato e alle imprese concessionarie dei pubblici servizi viene garantita piena e totale franchigia anche da quel secolare principio giuridico che si sostanzia nella formula del chi rompe paga.

Del resto quel genio di Renato Brunetta lo aveva annunciato: una versione dell’azione collettiva non indirizzata al risarcimento, ma al ripristino di standard di efficienza, da presentare nel solo settore pubblico.
Quindi niente previsione del commissariamento in caso di inottemperanza da parte dell’amministrazione.
Se alla fine dell’iter giudiziario i cittadini dovessero aver ragione, non succederebbe assolutamente niente, come esplicitamente ammesso su questo punto nel testo del decreto, licenziato dal CDM il 17 dicembre scorso «nessun onere a carico dello Stato», che tradotto significa: non c’è un euro per nessuno.

Anche il ricorso al giudice di pace sarà più problematico. Non solo per i ricorsi contro le multe ove è prevista una tassa di 40 euro, ma anche se si tratta di contratti assicurativi, contratti bancari e finanziari, condominio, salute. Per il ricorso di questi ultimi si è tracciata la strada della conciliazione obbligatoria presso gli organismi privati di conciliazione, come l’unica percorribile.

Ciò significa per il consumatore andare incontro ad un costo certo, ma a nessuna certezza di soluzione. Il consumatore dovrà sostenere, quindi, un doppio costo: prima nell’accesso privato alla giustizia tramite gli organismi di conciliazione e poi al giudice di pace.

La normativa é inef­fi­cace ed inu­ti­liz­za­bile, inoltre, sia nel caso della spe­cu­la­zione sulla pasta, che dei ritardi dei treni o degli adde­biti in bol­letta per ser­vizi non richie­sti, e nean­che nel caso degli aumenti delle com­mis­sioni venuti alla luce con l’indagine dell’Antitrust.
Essa, infatti, pre­sup­pone l’esistenza di inte­ressi iden­tici e pre­vede costose spese di pub­bli­cità per chi l’attiva, dif­fi­coltà nel pre­sen­tare le pro­prie richie­ste di risar­ci­mento e soprat­tutto risar­ci­menti sim­bo­lici.
A que­sto punto per essere risar­citi meglio la tra­di­zio
la tra­di­zio­nale strada del ricorso al giu­dice di pace o un ricorso plu­rimo.

Inoltre c’è una complicazione svelata dalla recente giurisprudenza che rende ancora più complessa contraddittorie e costosa l’attività giurisdizionale cui i cittadini dovrebbero far fronte , come ben chiarito dagli interventi del prof. Andrea Giussani, dell’Università di Urbino, nei convegni tenutisi a Milano sulla entrata in vigore della Class Action.

Difatti alcune parti della normativa sembrano interpretabili nel senso di una disciplina parallela e quindi confliggente con la vecchia class action non formalmente abrogata: un vero pasticcio, uno dei tanti del governo dei pasticcioni…

Rosellina970

Fonte:Come un Grido
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La nuova norma

Da quando è possibile: dal primo gennaio 2010 sarà possibile esercitare l`azione collettiva di classe per sanare gli illeciti commessi dal 16 agosto 2009 in poi.

In che cosa consiste: l`azione di classe consiste in un`azione collettiva, promossa da uno o più consumatori/utenti, i quali agiscono in proprio oppure dando mandato ad un`associazione di tutela dei diritti dei consumatori. Gli altri consumatori interessati, titolari di una identica pretesa, possono scegliere di aderire all`azione di classe già promossa, senza dover ricorrere al patrocinio dell`avvocato. Resta salva, comunque, la possibilità di agire individualmente per la tutela dei propri diritti. Quest`ultima ipotesi è incompatibile con la scelta di aderire ad una class action.

Chi può farla: i consumatori/utenti che abbiano subito le conseguenze di condotte o pratiche commerciali scorrette; oppure che abbiano acquistato un prodotto difettoso o pericoloso; oppure ancora che versino in una medesima situazione di pregiudizio nei confronti di un`impresa, in conseguenza di un inadempimento contrattuale.

Come si fa: mediante ricorso al tribunale uno dei soggetti consumatori/utenti propone l`azione assistito da un avvocato, eventualmente dando mandato ad un`associazione di tutela dei consumatori. Tutti gli altri cointeressati possono aderire senza doversi rivolgere all`avvocato.

Le differenze rispetto a prima: rispetto alla precedente stesura della norma (mai entrata in vigore), la disciplina attuale in vigore dal 1 gennaio 2010 si caratterizza per la tutela di diritti di singoli aventi contenuto identico od omogeneo, con attribuzione della legittimazione in capo al consumatore/utente; mentre l`altra versione imputava questa facoltà solo in capo all`associazione. La nuova normativa inoltre si caratterizza per la semplificazione del meccanismo di liquidazione del danno.

I possibili benefici: se molte persone ricevono singolarmente un danno di portata economicamente modesta difficilmente decidono di sostenere individualmente le spese necessarie per sostenere e vincere la partita legale. Ma se l`azione, invece, è condotta collettivamente, le spese si abbattono e il singolo acquista maggiore forza nei confronti della grande impresa.

Il commento

Questa class action è una parente povera delle richieste collettive di risarcimento che caratterizzano le economie dei principali Paesi occidentali.

Scajola ci spieghi, ad esempio, perché il governo Berlusconi non ha introdotto la class action sui prodotti finanziari e sulle vicende riguardanti l’inquinamento ambientale dei grandi siti industriali

Il governo ha mutilato lo strumento della class action rispetto alla legge voluta dal ministro Bersani.

Ha, infatti, reso enormemente più complicato e costoso per i cittadini-consumatori difendersi dagli abusi e dai disservizi e, inoltre, ha indebolito le possibilità d’intervento delle associazioni dei consumatori, a cominciare dalle iniziative contro le banche per le condizioni sul massimo scoperto.

Vi ricordata il crac Parmalat e Cirio? Il governo sembra aver deliberatamente inseguito l’obiettivo di impedire che le vittime dei due maggiori dissesti finanziari degli ultimi tempi potessero usare l’azione collettiva per essere risarciti dell’inganno patito.
Il sospetto diventa realtà pensando al cosiddetto processo breve che minaccia di far rapidamente decadere anche gli ordinari processi che riguardano, in tutto o in parte, anche quelle vicende Cirio e Parmalat di cui s’è detto.

Inoltre manca il pricipio di retroattività (si può ‘andare indietro solo fino a metà 2009). Non a caso sono stati tenuti fuori gli illeciti di massa come quelli sulle obbligazioni Argentina, Cirio e Parmalat.

Se poi si guarda a come è regolata la ‘class action’ nei confronti della Pubblica Amministrazione e delle aziende fornitrici di servizi pubblici essenziali (luce, gas, acqua, ecc.), le note diventano ancora più dolenti.

In questi casi specifici la via scelta dal governo Berlusconi suona davvero come una presa in giro nei confronti di coloro che volessero intentare un’azione collettiva.

Poniamo il caso della ingiustificata sospensione di una fornitura. Ebbene, una volta riconosciuta la propria ragione, i cittadini conculcati potranno sì ottenere il ripristino della prestazione dovuta, ma senza diritto ad alcun risarcimento del danno.

Insomma, allo Stato e alle imprese concessionarie dei pubblici servizi viene garantita piena e totale franchigia anche da quel secolare principio giuridico che si sostanzia nella formula del chi rompe paga.

Del resto quel genio di Renato Brunetta lo aveva annunciato: una versione dell’azione collettiva non indirizzata al risarcimento, ma al ripristino di standard di efficienza, da presentare nel solo settore pubblico.
Quindi niente previsione del commissariamento in caso di inottemperanza da parte dell’amministrazione.
Se alla fine dell’iter giudiziario i cittadini dovessero aver ragione, non succederebbe assolutamente niente, come esplicitamente ammesso su questo punto nel testo del decreto, licenziato dal CDM il 17 dicembre scorso «nessun onere a carico dello Stato», che tradotto significa: non c’è un euro per nessuno.

Anche il ricorso al giudice di pace sarà più problematico. Non solo per i ricorsi contro le multe ove è prevista una tassa di 40 euro, ma anche se si tratta di contratti assicurativi, contratti bancari e finanziari, condominio, salute. Per il ricorso di questi ultimi si è tracciata la strada della conciliazione obbligatoria presso gli organismi privati di conciliazione, come l’unica percorribile.

Ciò significa per il consumatore andare incontro ad un costo certo, ma a nessuna certezza di soluzione. Il consumatore dovrà sostenere, quindi, un doppio costo: prima nell’accesso privato alla giustizia tramite gli organismi di conciliazione e poi al giudice di pace.

La normativa é inef­fi­cace ed inu­ti­liz­za­bile, inoltre, sia nel caso della spe­cu­la­zione sulla pasta, che dei ritardi dei treni o degli adde­biti in bol­letta per ser­vizi non richie­sti, e nean­che nel caso degli aumenti delle com­mis­sioni venuti alla luce con l’indagine dell’Antitrust.
Essa, infatti, pre­sup­pone l’esistenza di inte­ressi iden­tici e pre­vede costose spese di pub­bli­cità per chi l’attiva, dif­fi­coltà nel pre­sen­tare le pro­prie richie­ste di risar­ci­mento e soprat­tutto risar­ci­menti sim­bo­lici.
A que­sto punto per essere risar­citi meglio la tra­di­zio
la tra­di­zio­nale strada del ricorso al giu­dice di pace o un ricorso plu­rimo.

Inoltre c’è una complicazione svelata dalla recente giurisprudenza che rende ancora più complessa contraddittorie e costosa l’attività giurisdizionale cui i cittadini dovrebbero far fronte , come ben chiarito dagli interventi del prof. Andrea Giussani, dell’Università di Urbino, nei convegni tenutisi a Milano sulla entrata in vigore della Class Action.

Difatti alcune parti della normativa sembrano interpretabili nel senso di una disciplina parallela e quindi confliggente con la vecchia class action non formalmente abrogata: un vero pasticcio, uno dei tanti del governo dei pasticcioni…

Rosellina970

Fonte:Come un Grido
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