lunedì 22 febbraio 2010

Una giornata storica per Gaeta e per tutto il Sud


Riceviamo e postiamo questo messaggio da Antonio Ciano.
I nostri complimenti e ringraziamenti all'Assessore Antonio Ciano , al Sindaco Dr. Antonio Raimondi e a tutta la Giunta Comunale di Gaeta per questa iniziativa che, ne siamo sicuri, rimarrà impressa a caratteri d'oro nei libri di storia. Ancora una volta da Gaeta giunge a tutti noi l'indicazione concreta sulla strada da seguire per il recupero della memoria storica e per il riscatto della nostra dignità di Nazione e di Popolo.(PdSUD)



Oggi 23 febbraio 2010, alle ore 13,20 è stata firmata dalla giunta del Comune di Gaeta, la delibera con la quale la città dà mandato all' Avv. Pasquale Troncone di chiedere agli eredi di casa Savoia i danni dell'assedio del 1860-61.
La nostra città fu attaccata senza dichiarazione di guerra, fu massacrata e rasa al suolo. I danni ammontarono a 2.047.000 lire del tempo, quantificati in 220 milioni di euro attuali.

L'avvocato Troncone patrocinerà gratuitamente la causa mentre al Comune spetteranno le spese di registrazione della pratica


Antonio Ciano
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Riceviamo e postiamo questo messaggio da Antonio Ciano.
I nostri complimenti e ringraziamenti all'Assessore Antonio Ciano , al Sindaco Dr. Antonio Raimondi e a tutta la Giunta Comunale di Gaeta per questa iniziativa che, ne siamo sicuri, rimarrà impressa a caratteri d'oro nei libri di storia. Ancora una volta da Gaeta giunge a tutti noi l'indicazione concreta sulla strada da seguire per il recupero della memoria storica e per il riscatto della nostra dignità di Nazione e di Popolo.(PdSUD)



Oggi 23 febbraio 2010, alle ore 13,20 è stata firmata dalla giunta del Comune di Gaeta, la delibera con la quale la città dà mandato all' Avv. Pasquale Troncone di chiedere agli eredi di casa Savoia i danni dell'assedio del 1860-61.
La nostra città fu attaccata senza dichiarazione di guerra, fu massacrata e rasa al suolo. I danni ammontarono a 2.047.000 lire del tempo, quantificati in 220 milioni di euro attuali.

L'avvocato Troncone patrocinerà gratuitamente la causa mentre al Comune spetteranno le spese di registrazione della pratica


Antonio Ciano
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Tecniche di Disinformazione: Guida ai metodi più efficaci per ingannare, mentire e spargere notizie false

Di Duccio Armenise


how-to-deceive-01

COME INGANNARE - TECNICHE DI DISINFORMAZIONE

Cos’è la disinformazione? In che modo i media riescono ad ingannare e mentire? Come possiamo fare tu ed io per riconoscere le fonti fuorvianti? In questa guida H.Michael Sweeney svela le tecniche di disinformazione più efficaci per aiutarti ad individuare le mezze verità.

La disinformazione è un’informazione falsa o inesatta che viene diffusa deliberatamente. Certe volte viene chiamata anche con il sinonimo di Black propaganda. Può includere la distribuzione di documenti, manoscritti e fotografie falsificate, o la diffusione di pettegolezzi maliziosi e informazioni costruite a tavolino. La disinformazione non va invece confusa con l’informazione falsa o inaccurata in modo non intenzionale. (fonte Wikipedia)
La disinformazione viene realizzata in vari modi. Ecco alcuni esempi:

  • Una notizia di cronaca potenzialmente pericolosa può essere ignorata dai mass media. La maggior parte delle persone crede che qualcosa che non è stato riportato dai media semplicemente non esista.
  • Una notizia di cronaca può essere presentata come un’ “accusa priva di fondamento“, specialmente da qualcuno che ha autorità. Le persone che godono di largo consenso o ricoprono posizioni importanti in politica, economia o in ambito militare possono fare leva sulla loro reputazione per etichettare un fatto come falso e ridicolo.
  • Una copertura massiccia da parte dei media di un evento importante può creare una distrazione sufficiente per deviare l’attenzione della gente da un problema vero.
  • Una diceria che non viene né smentita né confermata può generare confusione e dubbi in un pubblico vasto.
  • Un individuo o un gruppo di persone possono essere costrette o pagate per fornire informazioni false che danno vita a false notizie di cronaca.

Adesso che ti ho presentato alcuni esempi di come funziona la disinformazione, lascia che condivida con te qualche consiglio pratico per proteggerti dall’informazione fuorviante:

  • Chiedi: poniti sempre molte domande quando senti una notizia di cronaca. Da dove viene la notizia? E’ una fonte affidabile? C’è qualcun altro che ha riportato la stessa storia? Metti in dubbio ogni cosa e non dare nulla per scontato.
  • Verifica: cerca sul Web o parla con i tuoi amici e familiari di ogni notizia proveniente dai media. Potresti scoprire informazioni importanti che ti mostrino l’intera vicenda sotto una luce differente.
  • Mantieni la tua posizione: non sottostimare mai le tue opinioni e non farti intimorire dall’autorità. Diffida delle “persone che sanno” che gettano sul tavolo le loro credenziali. Tutti hanno lo stesso livello di credibilità finché non dimostrano di essere degni di fiducia.
  • Indaga: Fai molta attenzione alle notizie considerate troppo complesse da risolvere. Probabilmente non è stata fatta nessuna analisi della vicenda e tu stai utilizzando informazioni che non sono state verificate né approfondite.
  • Focalizza: Non provare a dividere la tua attenzione su diverse notizie di cronaca. Scegline una e resta su quella. Poi passa oltre. C’è sempre una notizia più importante che richiama la tua attenzione che può distrarti dalla tua indagine.

Questi qui sopra sono solo alcuni esempi per aiutarti a pensare in modo diverso e sviluppare un atteggiamento critico verso le notizie che senti ogni giorno. Nell’articolo di H. Michael Sweeney che stai per leggere, troverai una bella lista di tattiche che gli artisti della disinformazione usano per ingannare, farti accettare le menzogne e inventare di sana pianta notizie di cronaca.

Per quelli di voi che non hanno mai sentito parlare di Mr. Sweeney, lui è un esperto di disinformazione e un autore di libri. Inoltre gestisce il sito The Professional Paranoid che rappresenta una valida fonte per trovare materiale relativo alla sicurezza sul Web e alle questioni di privacy personale.

Ecco la guida di H. Michael Sweeney sui metodi di disinformazione più efficaci.
Il contenuto che stai per leggere è altamente machiavellico, domandati: chi si comporta così?

Venticinque Modi di Sopprimere la Verità: le Regole Della Disinformazione

di H. Michael Sweeney

Basato su Tredici Tecniche per la Soppressione Della Verità di David Martin, il seguente articolo può essere utile per introdurre nel mondo del confronto con le verità nascoste e le mezze verità, e la soppressione della verità quando crimini gravi vengono analizzati nei forum pubblici. Questo, tristemente, coinvolge ogni giorno i media, che sono fra i peggiori responsabili come fonti di disinformazione.

Laddove il crimine comporta una cospirazione, o una cospirazione per nascondere un crimine, ci sarà invariabilmente una campagna di disinformazione lanciata contro quelli che cercano di scoprire e mostrare la verità e/o la cospirazione.

Ci sono tattiche precise che i maestri della disinformazione tendono ad applicare, come viene rivelato in questo articolo.

Più una determinata parte rispecchia tali caratteristiche ed è colpevole di seguire le regole, più è probabile che si tratti di professionisti della disinformazione con uno specifico motivo.

La gente può essere comprata, intimorita, o ricattata allo scopo di diffondere disinformazione, così anche le “persone perbene” possono essere sospette in molti casi.

Una persona razionale coinvolta nella ricerca della verità valuterà quella catena di prove e concluderà o che i collegamenti sono solidi e decisivi, che uno o più passaggi sono deboli e necessitano di ulteriori accertamenti prima che si possa arrivare ad una conclusione, o che uno o più collegamenti possono essere rotti, di solito invalidando (ma non necessariamente, se già esistono o possono essere trovati collegamenti paralleli, o se un particolare collegamento rafforzava solamente la tesi, ma non si trattava di un passaggio chiave) il ragionamento. Il gioco si basa sul sollevare questioni che rafforzino o che indeboliscano (preferibilmente fino al punto di rottura) questi collegamenti.

E’ compito di un maestro della disinformazione interferire con queste valutazioni…Quantomeno per indurre le persone a pensare che i collegamenti siano deboli o spezzati quando, in realtà, non lo sono… O proporre soluzioni alternative che portino lontano dalla verità.

Spesso, semplicemente incalzando e rallentando il processo attraverso tattiche di disinformazione, un livello di vittoria è assicurato perché l’apatia cresce con il tempo e con la retorica.

Sembrerebbe vero in quasi ogni caso, che se qualcuno non riesce a spezzare la catena delle prove per una soluzione certa, la rivelazione della verità ha trionfato.

Se la catena viene spezzata o si deve creare un nuovo collegamento, o una nuova catena per intero, o la soluzione non è valida e se ne deve trovare un’altra…Ma la verità trionfa anche in questo caso.

Non deve vergognarsi chi ha proposto o sostenuto una soluzione, una catena o un collegamento sbagliato, se lo ha fatto in buona fede cercando la verità. Questo è l’approccio razionale.

Eludi la Catena Delle Prove

Sebbene sia comprensibile che una persona possa venir coinvolta emotivamente da un particolare aspetto di un determinato problema, è veramente irrilevante chi vince, purché vinca la verità. Ma i maestri della disinformazione cercano sempre di spingere sull’aspetto emotivo e sanzionare ogni insuccesso (vero, falso o presunto) e tentano sempre tramite l’intimidazione di impedire la discussione in generale.

E’ l’artista della disinformazione e coloro che ne possono tirare le fila (coloro che hanno maggiormente da temere dalla scoperta del crimine) a DOVER cercare di evitare che l’analisi precisa e razionale delle prove possa condurre a loro.
Siccome i fatti e la verità raramente cadono spontaneamente, devono essere sopraffatti con menzogne e inganni.

I professionisti nell’arte della menzogna e dell’inganno, come i servizi segreti e i criminali professionisti (che spesso sono le stesse persone o perlomeno collaborano), tendono ad applicare strumenti ben precisi ed osservabili in questo processo. Comunque, il pubblico in larga parte non è adeguatamente attrezzato per fronteggiare tali armi, e spesso viene facilmente traviato da queste tattiche collaudate nel tempo.

Clamorosamente, neppure i media e le forze dell’ordine SONO STATI ADDESTRATI a fronteggiare questi problemi. Per la maggior parte, solo i giocatori capiscono le regole del gioco.

Per tali maestri della disinformazione, l’obiettivo principale è quello di evitare che si discuta dei collegamenti nella catena delle prove che non possono essere spezzati dalla verità, ma invece usare sempre abili inganni o menzogne per far sembrare determinati collegamenti più deboli di quello che sono in realtà, creare l’illusione di una rottura, o ancora meglio, provocare qualcosa che possa distrarre in ogni modo quelli che stanno indagando sulla serie di eventi, incluso il metodo di mettere in dubbio le credenziali di chi presenta il caso.

Un Fatto è un Fatto

E’ necessario capire che un fatto è un fatto, indipendentemente dalla fonte. Ugualmente la verità è verità, indipendentemente dalla fonte. Questo è il motivo per cui i criminali possono testimoniare contro altri criminali.

Questo è anche il motivo per il quale argomentazioni del tipo: “quello che dice quella persona non lo ascolto perchè è fazioso” sono estremamente fallaci.

Laddove può esistere realmente un motivo per mentire, solo la prova concreta che la testimonianza stessa sia falsa la rende completamente nulla.

La testimonianza di un noto bugiardo che sta in piedi senza un fatto che la confermi, certamente può avere valore discutibile, ma se la testimonianza (discussione) è basata su fatti verificabili o altrimenti dimostrabili, non importa cosa fa chi la presenta o quali motivi abbia per farlo, o se ha mentito in passato o anche se abbia dei motivi per mentire in questa situazione – i fatti o i collegamenti potrebbero e dovrebbero stare in piedi o cadere per merito loro e il loro ruolo nella questione sarà semplicemente di supporto.

Inoltre, particolarmente a proposito di forum pubblici come lettere alle redazioni dei giornali, chat su Internet e newsgroup, il maestro della disinformazione svolge un ruolo molto importante.
In questi forum, i principali argomenti di discussione sono generalmente dei tentativi da parte dei singoli di attrarre l’attenzione di altre persone sulle loro particolari posizioni, idee, o soluzioni – fenomeno molto diffuso al momento.

Le persone spesso usano certi mezzi di comunicazione come cassa di risonanza per le proprie idee e nella speranza di trovare spunti per sviluppare meglio le proprie opinioni.

Laddove vi sono opinioni critiche nei confronti del governo o di poteri forti (specialmente se l’argomento è la loro azione criminale) l’artista della disinformazione ha anche un altro ruolo – quello di troncarle sul nascere.

Essi cercano inoltre di far apparire l’opinione, chi la propone e i suoi sostenitori come privi di credibilità, nel caso in cui dai loro primi successi dovessero derivare eventuali futuri dibattiti in ambienti pubblici.

Spesso puoi riconoscere i professionisti della disinformazione al lavoro per mezzo dell’applicazione meticolosa di “standard più alti” di discussione di quelli richiesti dalla necessità

Essi chiederanno che quelli che presentano gli argomenti o i concetti registrino ogni cosa con lo stesso livello di competenza di un professore, un ricercatore o un giornalista investigativo. In caso contrario ogni discussione, dal loro punto di vista, diventa inutile ed indegna e chiunque dissente è ovviamente uno stupido – e di solito la mettono proprio in questi termini.

Questa strategia è tipicamente adottata da chi teme di perdere la discussione qualora questa si mantenesse entro il perimetro della razionalità e della logico-deduzione, per questo motivo cerca di spostare l’attenzione, e quindi anche le argomentazioni, sul piano emotivo e personale.

“Se non puoi attaccare il messaggio attacca il messaggero”.

Così, quando leggi certe discussioni, in modo particolare nei newsgroup su Internet, decidi per conto tuo quando viene sviluppato un ragionamento razionale e quando sono strumento di disinformazione, operazioni psicologiche o inganni. Accusa liberamente i responsabili nel secondo caso.

Essi (sia quelli che stanno deliberatamente cercando di portarti fuori strada, sia quelli che sono semplicemente stupidi o malconsigliati) di solito se la danno a gambe di fronte all’evidenza, o in altre parole, o si nascondono o tacciono (un esito perfettamente accettabile in un modo o nell’altro, dato che l’obiettivo è la verità.)

Venticinque Regole Della Disinformazione

Ecco qui i venticinque metodi, alcuni di questi non si applicano direttamente alle applicazioni per i newsgroup. Ognuno contiene un esempio semplice in forma di (qualcuno parafrasato per semplicità) commenti reali dai Newsgroup su eventi storici comunemente noti, e una replica corretta.

Le accuse non dovrebbero essere abusate – tienile in serbo per i colpevoli recidivi e per quelli che usano tattiche multiple.

Le repliche dovrebbero evitare di cadere nelle trappole dell’emozione o deviare dalle informazioni, a meno che non si tema che qualche osservatore venga facilmente distratto dall’inganno.

1) Elusione

Non Vedo, Non Sento, Non Parlo

Indipendentemente da quello che sai, non parlarne – specialmente se sei un personaggio pubblico, un conduttore televisivo, ecc. Se non viene riportato, non è accaduto, e tu non devi mai affrontare il problema.

2) Diventa Incredulo e Indignato

Evita di discutere questioni chiave e invece concentrati su problemi marginali che possano essere usati per dimostrare come l’argomento di altri gruppi o temi altrimenti ritenuto sacrosanto sia diventato invece criticabile. Questa è conosciuta anche come la mossa del “Come ti permetti!“.

3) Inventa Persone Che Diffondono Pettegolezzi

Evita di discutere problemi descrivendo tutte le accuse, non considerare il luogo o le prove, liquidali come semplici pettegolezzi e accuse fantasiose. Altri termini sprezzanti incompatibili con la verità possono andare comunque bene. Questo metodo funziona particolarmente bene con una stampa imbavagliata, perché l’unico modo in cui il pubblico può venire a conoscenza dei fatti è attraverso “dicerie discutibili“.

Attacca

4) Utilizza un Fantoccio

Trova o crea un elemento credibile della tesi dei tuoi avversari che puoi facilmente abbattere per farti sembrare dalla parte della ragione e mettere in cattiva luce l’avversario.
Oppure tira fuori una questione della quale puoi con sicurezza insinuare l’esistenza basata sulla tua interpretazione dell’avversario / degli argomenti dell’avversario / della situazione, oppure seleziona l’aspetto più debole delle accuse più deboli. Amplifica il loro significato e distruggile in un modo che sembri ridicolizzare, allo stesso modo, tutte le accuse reali e costruite, evitando inoltre che la discussione si sposti effettivamente su problemi concreti.

5) Distrai Gli Avversari con Insulti e Ridicolizzandoli

Questa è conosciuta anche come la tattica fondamentale “attacca il messaggero“, anche se altri metodi si qualificano come varianti di quell’approccio.
Associa gli avversari a titoli impopolari come “pazzi“, “conservatori“, “liberali“, “di sinistra“, “terroristi“, “fanatici della cospirazione“, “radicali“, “fascisti“, “razzisti“, “fanatici religiosi“, “maniaci sessuali” e così via. Questo spinge gli altri a ritirarsi dal sostenerli per paura di venire etichettati allo stesso modo, e tu eviti di confrontarti con i problemi.

6) Colpisci e Scappa

In ogni forum pubblico, fai un breve attacco ai tuoi avversari o alla posizione avversa e poi scappa via prima di ricevere una risposta, o semplicemente ignora ogni risposta. Questa tattica funziona benissimo su Internet e nelle lettere alle redazioni dove un flusso regolare di nuove identità può essere utilizzato senza dover spiegare critiche, ragionamenti – semplicemente lanciando accuse o altri attacchi, senza mai discutere problemi, e senza mai rispondere ad ogni replica successiva, perché quello darebbe dignità al punto di vista degli avversari.
Se puoi associare il materiale con Internet, sfrutta questo fatto per dichiarare che si tratta di un “pettegolezzo infondato” proveniente da un “gruppo di ragazzini su Internet” che non può avere nessun fondamento su fatti concreti.

Confondi

7) Metti in Dubbio le Ragioni

Distorci o amplifica ogni fatto che può essere utilizzato per insinuare che l’avversario agisce in base a secondi fini nascosti o altre faziosità. Questo evita che si discuta dei problemi e costringe l’avversario sulla difensiva.

8) Invoca l’Autorità

Reclama autorità per te stesso o chiama in causa qualcuno che abbia autorità e presenta la tua tesi con “linguaggio tecnico” e “sottigliezze” sufficienti per mostrare che sei “uno che sa“, e dì semplicemente che le cose non stanno così senza discutere i problemi nel merito o dimostrando concretamente il perché o citando fonti.

9) Fai Finta di Non Sapere

Non preoccuparti di fornire prove o argomenti logici, evita di discutere i problemi tranne che con la negazione che tali questioni abbiano qualche credibilità, qualche scopo, forniscano qualche prova, contengano o diano un senso, abbiano una logica. Mescola bene per il massimo effetto.

10) Associa le Accuse Degli Avversari Con Vecchi Avvenimenti

Una tattica derivata da quella del fantoccio – di solito, in qualunque situazione dove si abbia grande visibilità, qualcuno all’inizio farà accuse sulle quali si può discutere o si è già probabilmente discusso – un tipo di investimento per il futuro qualora la situazione non fosse facilmente controllabile.

Dove puoi prevederlo, crea un problema fantoccio e trattalo come una parte contingente del piano iniziale.

Le accuse successive, indipendentemente dalla loro validità o dalla scoperta di nuovi elementi, possono poi di solito essere associate con l’accusa originale e liquidate come un rimaneggiamento della stessa senza bisogno di affrontare problemi attuali – ancora meglio se l’avversario è, o è stato coinvolto, con la fonte originale.

Falsifica

11) Crea e Fai Affidamento su Una Via d’Uscita

Utilizzando un aspetto o un elemento secondario del problema, segui la “retta via” e “confessa” con candore che qualche errore in buona fede, col senno del poi, è stato commesso – ma gli avversari hanno preso la palla al balzo per ingrandirlo in modo esagerato ed insinuare il dubbio di un reato più grave, solo che “non è così“. Altri in seguito possono rafforzare questa tesi a nome tuo, ed anche chiedere pubblicamente che “si ponga fine alle dicerie” perché tu hai già “fatto la cosa giusta“.

Eseguita in modo corretto, questa tattica può farti ottenere comprensione e rispetto per aver “detto la verità” e “confessato” i tuoi errori senza dover affrontare problemi più seri.

12) Gli Enigmi Non Hanno Soluzioni

Facendo riferimento all’insieme di scenari che circondano il crimine ed al gran numero di protagonisti e di eventi, traccia un quadro della questione tale da farla apparire troppo complessa da risolvere. Questo fa sì che quelli che altrimenti seguirebbero la questione inizino a disinteressarsene più rapidamente senza aver affrontato concretamente il problema.

13) La Logica di Alice Nel Paese Delle Meraviglie

Evita la discussione dei problemi ragionando a ritroso o con un’apparente logica deduttiva che tralasci ogni fatto concreto.

14) Richiedi Soluzioni Complete

Evita le questioni chiedendo agli avversari di risolvere totalmente il problema, tale strategia funziona meglio trattando temi del tipo “Associa alle accuse agli avversari vecchie notizie”.

15)Adatta i Fatti a Conclusioni Alternative

Questo richiede di pensare in modo creativo a meno che il crimine non sia stato pianificato con idonee previsioni dei possibili sviluppi.

16) Fai Sparire Prove e Testimonianze

Se non esiste, non è un fatto e tu non dovrai affrontare il problema.

17) Cambia il Soggetto

Solitamente in connessione con una delle altre tattiche elencate qui, trova un modo di deviare la discussione con commenti caustici o controversi nella speranza di spostare l’attenzione su un argomento nuovo e più gestibile. Questa tecnica funziona particolarmente bene con complici che riescano a “litigare” con te sul nuovo argomento e polarizzare lo spazio di discussione con lo scopo di evitare che si affrontino problemi chiave.

18) Impressiona, Contrasta e Pungola Gli Avversari

Se non puoi fare nient’altro, rimprovera e schernisci i tuoi avversari e trascinali a risposte emotive che tenderanno a farli sembrare stupidi ed eccessivamente motivati, e generalmente rendono il loro materiale in qualche modo meno coerente.

Nascondi le Prove

19) Ignora le Prove Presentate, Chiedi Prove Impossibili

Questa è forse una variante della regola “Fai finta di non sapere“. Senza tener conto del materiale presentato da un antagonista nei forum pubblici, dichiara che il materiale fornito è irrilevante e richiedi prove impossibili da ottenere per l’avversario (possono esistere ma non essere a sua disposizione, o può trattarsi di qualcosa che, si sa con certezza, è andata distrutta o è nascosta in luogo sicuro, come per esempio l’arma di un delitto.)

Allo scopo di evitare completamente di discutere dei problemi, potrebbe essere necessario che tu debba criticare e negare che i media e libri siano fonti attendibili, negare che i testimoni siano degni di fiducia, o anche negare che dichiarazioni fatte dal governo o altre autorità abbiano qualche significato o rilevanza.

20) Crea Prove False

Dove possibile, presenta fatti nuovi o indizi progettati e creati per essere in contrasto con quelli presentati dagli avversari – come strumenti utili per neutralizzare problemi delicati o impedirne la soluzione. Questo funziona meglio quando il crimine è stato progettato tenendo conto delle peculiarità adatte allo scopo, e i fatti non possono essere separati facilmente dalle menzogne.

21) Fai Appello a un Grand Jury, a un Procuratore Speciale, o ad un Altro Corpo Investigativo Autorizzato

Sovverti (il processo) a tuo favore e neutralizza efficacemente tutti i problemi più delicati senza una discussione aperta.

E’ necessario che le prove e le testimonianze, se trattate correttamente, restino segrete una volta raccolte. Per esempio, se controlli il procuratore, questo può assicurarti che il Grand Jury non prenderà in esame le prove più utili ed anche il loro occultamento in modo che non siano disponibili per gli investigatori.
Una volta che hai ottenuto un verdetto favorevole, la questione può essere considerata ufficialmente chiusa. Di solito questa tecnica è applicata per far assolvere un colpevole, ma può essere utilizzata anche per acquisire accuse quando si cerca di incastrare un innocente.

22) Costruisci Una Nuova Verità

Crea il tuo esperto/i, gruppo/i, Autore/i, leader/s, o condiziona qualcuno già esistente disposto a forgiare una nuova verità tramite ricerche scientifiche, investigative o sociali o una testimonianza che si concluda a tuo favore. In questo modo, se devi effettivamente affrontare i problemi, puoi farlo con autorevolezza.

23) Crea Distrazioni Più Grandi

Per distogliere l’attenzione da problemi delicati, o per prevenire coperture mediatiche indesiderate di eventi inarrestabili come i processi, crea notizie di cronaca più importanti (o presentale come se lo fossero) per distrarre la gente.

Non solo eviterai di dover discutere i problemi in prima istanza, ma inoltre se la loro risposta emotiva riguarda la questione, puoi evitare ulteriormente i problemi focalizzandoti su quanto”siano suscettibili alle critiche“.

24) Fai Tacere i Critici

Se i metodi più sopra non funzionano, valuta la possibilità di togliere gli avversari dalla circolazione con qualche soluzione definitiva in modo che non ci sia più bisogno di affrontare i problemi. Questa soluzione può essere la loro morte, l’arresto e la detenzione, il ricatto o la rovina della loro reputazione con la diffusione di informazioni compromettenti, o semplicemente puoi distruggerli dal punto di vista finanziario, psicologico o danneggiare gravemente la loro salute.

25) Sparisci

Se custodisci segreti chiave o sei comunque al corrente di dettagli non noti e pensi che il calore stia diventando insopportabile, per evitare guai, esci dalla cucina (e tieni l’elicottero a portata di piede).

Informazioni sull’autore

H. Michael Sweeney è un autore, editore e consulente specializzato in crimini dei servizi segreti, in tutela della privacy e sicurezza. Meglio conosciuto per Professional Paranoid una collana di saggistica su questi argomenti, ha anche pubblicato Fatal Rebirth, una serie di romanzi in quattro volumi che esamina i legami fra terrorismo e i fantasmi apparentemente casuali del passato politico americano. Michael Sweeney scrive su Proparanoid.net.

Photo credits:
Venticinque Modi di Sopprimere la Verità: le Regole Della Disinformazione – Jimmy Lopes
Eludi la Catena Delle Prove – Andrey Solovyev
Un Fatto è un Fatto – LiveStock
Elusione – Darko Novakovic
Confondi – Rene Jansa
Attacca – Jose Manuel Gelpi Diaz
Falsifica – gromaler
Nascondi le Prove – 3dfoto

Questo articolo è stato scritto in origine da H. Michael Sweeney per WHALE ed è stato pubblicato per la prima volta il 1 aprile 2000 come “Twenty-Five Ways To Suppress Truth: The Rules of Disinformation“.

La versione italiana è stata scritta da Michelangelo Moggia.
Tratto da www.masternewmedia.org

Fonte:Spiritocritico

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Di Duccio Armenise


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COME INGANNARE - TECNICHE DI DISINFORMAZIONE

Cos’è la disinformazione? In che modo i media riescono ad ingannare e mentire? Come possiamo fare tu ed io per riconoscere le fonti fuorvianti? In questa guida H.Michael Sweeney svela le tecniche di disinformazione più efficaci per aiutarti ad individuare le mezze verità.

La disinformazione è un’informazione falsa o inesatta che viene diffusa deliberatamente. Certe volte viene chiamata anche con il sinonimo di Black propaganda. Può includere la distribuzione di documenti, manoscritti e fotografie falsificate, o la diffusione di pettegolezzi maliziosi e informazioni costruite a tavolino. La disinformazione non va invece confusa con l’informazione falsa o inaccurata in modo non intenzionale. (fonte Wikipedia)
La disinformazione viene realizzata in vari modi. Ecco alcuni esempi:

  • Una notizia di cronaca potenzialmente pericolosa può essere ignorata dai mass media. La maggior parte delle persone crede che qualcosa che non è stato riportato dai media semplicemente non esista.
  • Una notizia di cronaca può essere presentata come un’ “accusa priva di fondamento“, specialmente da qualcuno che ha autorità. Le persone che godono di largo consenso o ricoprono posizioni importanti in politica, economia o in ambito militare possono fare leva sulla loro reputazione per etichettare un fatto come falso e ridicolo.
  • Una copertura massiccia da parte dei media di un evento importante può creare una distrazione sufficiente per deviare l’attenzione della gente da un problema vero.
  • Una diceria che non viene né smentita né confermata può generare confusione e dubbi in un pubblico vasto.
  • Un individuo o un gruppo di persone possono essere costrette o pagate per fornire informazioni false che danno vita a false notizie di cronaca.

Adesso che ti ho presentato alcuni esempi di come funziona la disinformazione, lascia che condivida con te qualche consiglio pratico per proteggerti dall’informazione fuorviante:

  • Chiedi: poniti sempre molte domande quando senti una notizia di cronaca. Da dove viene la notizia? E’ una fonte affidabile? C’è qualcun altro che ha riportato la stessa storia? Metti in dubbio ogni cosa e non dare nulla per scontato.
  • Verifica: cerca sul Web o parla con i tuoi amici e familiari di ogni notizia proveniente dai media. Potresti scoprire informazioni importanti che ti mostrino l’intera vicenda sotto una luce differente.
  • Mantieni la tua posizione: non sottostimare mai le tue opinioni e non farti intimorire dall’autorità. Diffida delle “persone che sanno” che gettano sul tavolo le loro credenziali. Tutti hanno lo stesso livello di credibilità finché non dimostrano di essere degni di fiducia.
  • Indaga: Fai molta attenzione alle notizie considerate troppo complesse da risolvere. Probabilmente non è stata fatta nessuna analisi della vicenda e tu stai utilizzando informazioni che non sono state verificate né approfondite.
  • Focalizza: Non provare a dividere la tua attenzione su diverse notizie di cronaca. Scegline una e resta su quella. Poi passa oltre. C’è sempre una notizia più importante che richiama la tua attenzione che può distrarti dalla tua indagine.

Questi qui sopra sono solo alcuni esempi per aiutarti a pensare in modo diverso e sviluppare un atteggiamento critico verso le notizie che senti ogni giorno. Nell’articolo di H. Michael Sweeney che stai per leggere, troverai una bella lista di tattiche che gli artisti della disinformazione usano per ingannare, farti accettare le menzogne e inventare di sana pianta notizie di cronaca.

Per quelli di voi che non hanno mai sentito parlare di Mr. Sweeney, lui è un esperto di disinformazione e un autore di libri. Inoltre gestisce il sito The Professional Paranoid che rappresenta una valida fonte per trovare materiale relativo alla sicurezza sul Web e alle questioni di privacy personale.

Ecco la guida di H. Michael Sweeney sui metodi di disinformazione più efficaci.
Il contenuto che stai per leggere è altamente machiavellico, domandati: chi si comporta così?

Venticinque Modi di Sopprimere la Verità: le Regole Della Disinformazione

di H. Michael Sweeney

Basato su Tredici Tecniche per la Soppressione Della Verità di David Martin, il seguente articolo può essere utile per introdurre nel mondo del confronto con le verità nascoste e le mezze verità, e la soppressione della verità quando crimini gravi vengono analizzati nei forum pubblici. Questo, tristemente, coinvolge ogni giorno i media, che sono fra i peggiori responsabili come fonti di disinformazione.

Laddove il crimine comporta una cospirazione, o una cospirazione per nascondere un crimine, ci sarà invariabilmente una campagna di disinformazione lanciata contro quelli che cercano di scoprire e mostrare la verità e/o la cospirazione.

Ci sono tattiche precise che i maestri della disinformazione tendono ad applicare, come viene rivelato in questo articolo.

Più una determinata parte rispecchia tali caratteristiche ed è colpevole di seguire le regole, più è probabile che si tratti di professionisti della disinformazione con uno specifico motivo.

La gente può essere comprata, intimorita, o ricattata allo scopo di diffondere disinformazione, così anche le “persone perbene” possono essere sospette in molti casi.

Una persona razionale coinvolta nella ricerca della verità valuterà quella catena di prove e concluderà o che i collegamenti sono solidi e decisivi, che uno o più passaggi sono deboli e necessitano di ulteriori accertamenti prima che si possa arrivare ad una conclusione, o che uno o più collegamenti possono essere rotti, di solito invalidando (ma non necessariamente, se già esistono o possono essere trovati collegamenti paralleli, o se un particolare collegamento rafforzava solamente la tesi, ma non si trattava di un passaggio chiave) il ragionamento. Il gioco si basa sul sollevare questioni che rafforzino o che indeboliscano (preferibilmente fino al punto di rottura) questi collegamenti.

E’ compito di un maestro della disinformazione interferire con queste valutazioni…Quantomeno per indurre le persone a pensare che i collegamenti siano deboli o spezzati quando, in realtà, non lo sono… O proporre soluzioni alternative che portino lontano dalla verità.

Spesso, semplicemente incalzando e rallentando il processo attraverso tattiche di disinformazione, un livello di vittoria è assicurato perché l’apatia cresce con il tempo e con la retorica.

Sembrerebbe vero in quasi ogni caso, che se qualcuno non riesce a spezzare la catena delle prove per una soluzione certa, la rivelazione della verità ha trionfato.

Se la catena viene spezzata o si deve creare un nuovo collegamento, o una nuova catena per intero, o la soluzione non è valida e se ne deve trovare un’altra…Ma la verità trionfa anche in questo caso.

Non deve vergognarsi chi ha proposto o sostenuto una soluzione, una catena o un collegamento sbagliato, se lo ha fatto in buona fede cercando la verità. Questo è l’approccio razionale.

Eludi la Catena Delle Prove

Sebbene sia comprensibile che una persona possa venir coinvolta emotivamente da un particolare aspetto di un determinato problema, è veramente irrilevante chi vince, purché vinca la verità. Ma i maestri della disinformazione cercano sempre di spingere sull’aspetto emotivo e sanzionare ogni insuccesso (vero, falso o presunto) e tentano sempre tramite l’intimidazione di impedire la discussione in generale.

E’ l’artista della disinformazione e coloro che ne possono tirare le fila (coloro che hanno maggiormente da temere dalla scoperta del crimine) a DOVER cercare di evitare che l’analisi precisa e razionale delle prove possa condurre a loro.
Siccome i fatti e la verità raramente cadono spontaneamente, devono essere sopraffatti con menzogne e inganni.

I professionisti nell’arte della menzogna e dell’inganno, come i servizi segreti e i criminali professionisti (che spesso sono le stesse persone o perlomeno collaborano), tendono ad applicare strumenti ben precisi ed osservabili in questo processo. Comunque, il pubblico in larga parte non è adeguatamente attrezzato per fronteggiare tali armi, e spesso viene facilmente traviato da queste tattiche collaudate nel tempo.

Clamorosamente, neppure i media e le forze dell’ordine SONO STATI ADDESTRATI a fronteggiare questi problemi. Per la maggior parte, solo i giocatori capiscono le regole del gioco.

Per tali maestri della disinformazione, l’obiettivo principale è quello di evitare che si discuta dei collegamenti nella catena delle prove che non possono essere spezzati dalla verità, ma invece usare sempre abili inganni o menzogne per far sembrare determinati collegamenti più deboli di quello che sono in realtà, creare l’illusione di una rottura, o ancora meglio, provocare qualcosa che possa distrarre in ogni modo quelli che stanno indagando sulla serie di eventi, incluso il metodo di mettere in dubbio le credenziali di chi presenta il caso.

Un Fatto è un Fatto

E’ necessario capire che un fatto è un fatto, indipendentemente dalla fonte. Ugualmente la verità è verità, indipendentemente dalla fonte. Questo è il motivo per cui i criminali possono testimoniare contro altri criminali.

Questo è anche il motivo per il quale argomentazioni del tipo: “quello che dice quella persona non lo ascolto perchè è fazioso” sono estremamente fallaci.

Laddove può esistere realmente un motivo per mentire, solo la prova concreta che la testimonianza stessa sia falsa la rende completamente nulla.

La testimonianza di un noto bugiardo che sta in piedi senza un fatto che la confermi, certamente può avere valore discutibile, ma se la testimonianza (discussione) è basata su fatti verificabili o altrimenti dimostrabili, non importa cosa fa chi la presenta o quali motivi abbia per farlo, o se ha mentito in passato o anche se abbia dei motivi per mentire in questa situazione – i fatti o i collegamenti potrebbero e dovrebbero stare in piedi o cadere per merito loro e il loro ruolo nella questione sarà semplicemente di supporto.

Inoltre, particolarmente a proposito di forum pubblici come lettere alle redazioni dei giornali, chat su Internet e newsgroup, il maestro della disinformazione svolge un ruolo molto importante.
In questi forum, i principali argomenti di discussione sono generalmente dei tentativi da parte dei singoli di attrarre l’attenzione di altre persone sulle loro particolari posizioni, idee, o soluzioni – fenomeno molto diffuso al momento.

Le persone spesso usano certi mezzi di comunicazione come cassa di risonanza per le proprie idee e nella speranza di trovare spunti per sviluppare meglio le proprie opinioni.

Laddove vi sono opinioni critiche nei confronti del governo o di poteri forti (specialmente se l’argomento è la loro azione criminale) l’artista della disinformazione ha anche un altro ruolo – quello di troncarle sul nascere.

Essi cercano inoltre di far apparire l’opinione, chi la propone e i suoi sostenitori come privi di credibilità, nel caso in cui dai loro primi successi dovessero derivare eventuali futuri dibattiti in ambienti pubblici.

Spesso puoi riconoscere i professionisti della disinformazione al lavoro per mezzo dell’applicazione meticolosa di “standard più alti” di discussione di quelli richiesti dalla necessità

Essi chiederanno che quelli che presentano gli argomenti o i concetti registrino ogni cosa con lo stesso livello di competenza di un professore, un ricercatore o un giornalista investigativo. In caso contrario ogni discussione, dal loro punto di vista, diventa inutile ed indegna e chiunque dissente è ovviamente uno stupido – e di solito la mettono proprio in questi termini.

Questa strategia è tipicamente adottata da chi teme di perdere la discussione qualora questa si mantenesse entro il perimetro della razionalità e della logico-deduzione, per questo motivo cerca di spostare l’attenzione, e quindi anche le argomentazioni, sul piano emotivo e personale.

“Se non puoi attaccare il messaggio attacca il messaggero”.

Così, quando leggi certe discussioni, in modo particolare nei newsgroup su Internet, decidi per conto tuo quando viene sviluppato un ragionamento razionale e quando sono strumento di disinformazione, operazioni psicologiche o inganni. Accusa liberamente i responsabili nel secondo caso.

Essi (sia quelli che stanno deliberatamente cercando di portarti fuori strada, sia quelli che sono semplicemente stupidi o malconsigliati) di solito se la danno a gambe di fronte all’evidenza, o in altre parole, o si nascondono o tacciono (un esito perfettamente accettabile in un modo o nell’altro, dato che l’obiettivo è la verità.)

Venticinque Regole Della Disinformazione

Ecco qui i venticinque metodi, alcuni di questi non si applicano direttamente alle applicazioni per i newsgroup. Ognuno contiene un esempio semplice in forma di (qualcuno parafrasato per semplicità) commenti reali dai Newsgroup su eventi storici comunemente noti, e una replica corretta.

Le accuse non dovrebbero essere abusate – tienile in serbo per i colpevoli recidivi e per quelli che usano tattiche multiple.

Le repliche dovrebbero evitare di cadere nelle trappole dell’emozione o deviare dalle informazioni, a meno che non si tema che qualche osservatore venga facilmente distratto dall’inganno.

1) Elusione

Non Vedo, Non Sento, Non Parlo

Indipendentemente da quello che sai, non parlarne – specialmente se sei un personaggio pubblico, un conduttore televisivo, ecc. Se non viene riportato, non è accaduto, e tu non devi mai affrontare il problema.

2) Diventa Incredulo e Indignato

Evita di discutere questioni chiave e invece concentrati su problemi marginali che possano essere usati per dimostrare come l’argomento di altri gruppi o temi altrimenti ritenuto sacrosanto sia diventato invece criticabile. Questa è conosciuta anche come la mossa del “Come ti permetti!“.

3) Inventa Persone Che Diffondono Pettegolezzi

Evita di discutere problemi descrivendo tutte le accuse, non considerare il luogo o le prove, liquidali come semplici pettegolezzi e accuse fantasiose. Altri termini sprezzanti incompatibili con la verità possono andare comunque bene. Questo metodo funziona particolarmente bene con una stampa imbavagliata, perché l’unico modo in cui il pubblico può venire a conoscenza dei fatti è attraverso “dicerie discutibili“.

Attacca

4) Utilizza un Fantoccio

Trova o crea un elemento credibile della tesi dei tuoi avversari che puoi facilmente abbattere per farti sembrare dalla parte della ragione e mettere in cattiva luce l’avversario.
Oppure tira fuori una questione della quale puoi con sicurezza insinuare l’esistenza basata sulla tua interpretazione dell’avversario / degli argomenti dell’avversario / della situazione, oppure seleziona l’aspetto più debole delle accuse più deboli. Amplifica il loro significato e distruggile in un modo che sembri ridicolizzare, allo stesso modo, tutte le accuse reali e costruite, evitando inoltre che la discussione si sposti effettivamente su problemi concreti.

5) Distrai Gli Avversari con Insulti e Ridicolizzandoli

Questa è conosciuta anche come la tattica fondamentale “attacca il messaggero“, anche se altri metodi si qualificano come varianti di quell’approccio.
Associa gli avversari a titoli impopolari come “pazzi“, “conservatori“, “liberali“, “di sinistra“, “terroristi“, “fanatici della cospirazione“, “radicali“, “fascisti“, “razzisti“, “fanatici religiosi“, “maniaci sessuali” e così via. Questo spinge gli altri a ritirarsi dal sostenerli per paura di venire etichettati allo stesso modo, e tu eviti di confrontarti con i problemi.

6) Colpisci e Scappa

In ogni forum pubblico, fai un breve attacco ai tuoi avversari o alla posizione avversa e poi scappa via prima di ricevere una risposta, o semplicemente ignora ogni risposta. Questa tattica funziona benissimo su Internet e nelle lettere alle redazioni dove un flusso regolare di nuove identità può essere utilizzato senza dover spiegare critiche, ragionamenti – semplicemente lanciando accuse o altri attacchi, senza mai discutere problemi, e senza mai rispondere ad ogni replica successiva, perché quello darebbe dignità al punto di vista degli avversari.
Se puoi associare il materiale con Internet, sfrutta questo fatto per dichiarare che si tratta di un “pettegolezzo infondato” proveniente da un “gruppo di ragazzini su Internet” che non può avere nessun fondamento su fatti concreti.

Confondi

7) Metti in Dubbio le Ragioni

Distorci o amplifica ogni fatto che può essere utilizzato per insinuare che l’avversario agisce in base a secondi fini nascosti o altre faziosità. Questo evita che si discuta dei problemi e costringe l’avversario sulla difensiva.

8) Invoca l’Autorità

Reclama autorità per te stesso o chiama in causa qualcuno che abbia autorità e presenta la tua tesi con “linguaggio tecnico” e “sottigliezze” sufficienti per mostrare che sei “uno che sa“, e dì semplicemente che le cose non stanno così senza discutere i problemi nel merito o dimostrando concretamente il perché o citando fonti.

9) Fai Finta di Non Sapere

Non preoccuparti di fornire prove o argomenti logici, evita di discutere i problemi tranne che con la negazione che tali questioni abbiano qualche credibilità, qualche scopo, forniscano qualche prova, contengano o diano un senso, abbiano una logica. Mescola bene per il massimo effetto.

10) Associa le Accuse Degli Avversari Con Vecchi Avvenimenti

Una tattica derivata da quella del fantoccio – di solito, in qualunque situazione dove si abbia grande visibilità, qualcuno all’inizio farà accuse sulle quali si può discutere o si è già probabilmente discusso – un tipo di investimento per il futuro qualora la situazione non fosse facilmente controllabile.

Dove puoi prevederlo, crea un problema fantoccio e trattalo come una parte contingente del piano iniziale.

Le accuse successive, indipendentemente dalla loro validità o dalla scoperta di nuovi elementi, possono poi di solito essere associate con l’accusa originale e liquidate come un rimaneggiamento della stessa senza bisogno di affrontare problemi attuali – ancora meglio se l’avversario è, o è stato coinvolto, con la fonte originale.

Falsifica

11) Crea e Fai Affidamento su Una Via d’Uscita

Utilizzando un aspetto o un elemento secondario del problema, segui la “retta via” e “confessa” con candore che qualche errore in buona fede, col senno del poi, è stato commesso – ma gli avversari hanno preso la palla al balzo per ingrandirlo in modo esagerato ed insinuare il dubbio di un reato più grave, solo che “non è così“. Altri in seguito possono rafforzare questa tesi a nome tuo, ed anche chiedere pubblicamente che “si ponga fine alle dicerie” perché tu hai già “fatto la cosa giusta“.

Eseguita in modo corretto, questa tattica può farti ottenere comprensione e rispetto per aver “detto la verità” e “confessato” i tuoi errori senza dover affrontare problemi più seri.

12) Gli Enigmi Non Hanno Soluzioni

Facendo riferimento all’insieme di scenari che circondano il crimine ed al gran numero di protagonisti e di eventi, traccia un quadro della questione tale da farla apparire troppo complessa da risolvere. Questo fa sì che quelli che altrimenti seguirebbero la questione inizino a disinteressarsene più rapidamente senza aver affrontato concretamente il problema.

13) La Logica di Alice Nel Paese Delle Meraviglie

Evita la discussione dei problemi ragionando a ritroso o con un’apparente logica deduttiva che tralasci ogni fatto concreto.

14) Richiedi Soluzioni Complete

Evita le questioni chiedendo agli avversari di risolvere totalmente il problema, tale strategia funziona meglio trattando temi del tipo “Associa alle accuse agli avversari vecchie notizie”.

15)Adatta i Fatti a Conclusioni Alternative

Questo richiede di pensare in modo creativo a meno che il crimine non sia stato pianificato con idonee previsioni dei possibili sviluppi.

16) Fai Sparire Prove e Testimonianze

Se non esiste, non è un fatto e tu non dovrai affrontare il problema.

17) Cambia il Soggetto

Solitamente in connessione con una delle altre tattiche elencate qui, trova un modo di deviare la discussione con commenti caustici o controversi nella speranza di spostare l’attenzione su un argomento nuovo e più gestibile. Questa tecnica funziona particolarmente bene con complici che riescano a “litigare” con te sul nuovo argomento e polarizzare lo spazio di discussione con lo scopo di evitare che si affrontino problemi chiave.

18) Impressiona, Contrasta e Pungola Gli Avversari

Se non puoi fare nient’altro, rimprovera e schernisci i tuoi avversari e trascinali a risposte emotive che tenderanno a farli sembrare stupidi ed eccessivamente motivati, e generalmente rendono il loro materiale in qualche modo meno coerente.

Nascondi le Prove

19) Ignora le Prove Presentate, Chiedi Prove Impossibili

Questa è forse una variante della regola “Fai finta di non sapere“. Senza tener conto del materiale presentato da un antagonista nei forum pubblici, dichiara che il materiale fornito è irrilevante e richiedi prove impossibili da ottenere per l’avversario (possono esistere ma non essere a sua disposizione, o può trattarsi di qualcosa che, si sa con certezza, è andata distrutta o è nascosta in luogo sicuro, come per esempio l’arma di un delitto.)

Allo scopo di evitare completamente di discutere dei problemi, potrebbe essere necessario che tu debba criticare e negare che i media e libri siano fonti attendibili, negare che i testimoni siano degni di fiducia, o anche negare che dichiarazioni fatte dal governo o altre autorità abbiano qualche significato o rilevanza.

20) Crea Prove False

Dove possibile, presenta fatti nuovi o indizi progettati e creati per essere in contrasto con quelli presentati dagli avversari – come strumenti utili per neutralizzare problemi delicati o impedirne la soluzione. Questo funziona meglio quando il crimine è stato progettato tenendo conto delle peculiarità adatte allo scopo, e i fatti non possono essere separati facilmente dalle menzogne.

21) Fai Appello a un Grand Jury, a un Procuratore Speciale, o ad un Altro Corpo Investigativo Autorizzato

Sovverti (il processo) a tuo favore e neutralizza efficacemente tutti i problemi più delicati senza una discussione aperta.

E’ necessario che le prove e le testimonianze, se trattate correttamente, restino segrete una volta raccolte. Per esempio, se controlli il procuratore, questo può assicurarti che il Grand Jury non prenderà in esame le prove più utili ed anche il loro occultamento in modo che non siano disponibili per gli investigatori.
Una volta che hai ottenuto un verdetto favorevole, la questione può essere considerata ufficialmente chiusa. Di solito questa tecnica è applicata per far assolvere un colpevole, ma può essere utilizzata anche per acquisire accuse quando si cerca di incastrare un innocente.

22) Costruisci Una Nuova Verità

Crea il tuo esperto/i, gruppo/i, Autore/i, leader/s, o condiziona qualcuno già esistente disposto a forgiare una nuova verità tramite ricerche scientifiche, investigative o sociali o una testimonianza che si concluda a tuo favore. In questo modo, se devi effettivamente affrontare i problemi, puoi farlo con autorevolezza.

23) Crea Distrazioni Più Grandi

Per distogliere l’attenzione da problemi delicati, o per prevenire coperture mediatiche indesiderate di eventi inarrestabili come i processi, crea notizie di cronaca più importanti (o presentale come se lo fossero) per distrarre la gente.

Non solo eviterai di dover discutere i problemi in prima istanza, ma inoltre se la loro risposta emotiva riguarda la questione, puoi evitare ulteriormente i problemi focalizzandoti su quanto”siano suscettibili alle critiche“.

24) Fai Tacere i Critici

Se i metodi più sopra non funzionano, valuta la possibilità di togliere gli avversari dalla circolazione con qualche soluzione definitiva in modo che non ci sia più bisogno di affrontare i problemi. Questa soluzione può essere la loro morte, l’arresto e la detenzione, il ricatto o la rovina della loro reputazione con la diffusione di informazioni compromettenti, o semplicemente puoi distruggerli dal punto di vista finanziario, psicologico o danneggiare gravemente la loro salute.

25) Sparisci

Se custodisci segreti chiave o sei comunque al corrente di dettagli non noti e pensi che il calore stia diventando insopportabile, per evitare guai, esci dalla cucina (e tieni l’elicottero a portata di piede).

Informazioni sull’autore

H. Michael Sweeney è un autore, editore e consulente specializzato in crimini dei servizi segreti, in tutela della privacy e sicurezza. Meglio conosciuto per Professional Paranoid una collana di saggistica su questi argomenti, ha anche pubblicato Fatal Rebirth, una serie di romanzi in quattro volumi che esamina i legami fra terrorismo e i fantasmi apparentemente casuali del passato politico americano. Michael Sweeney scrive su Proparanoid.net.

Photo credits:
Venticinque Modi di Sopprimere la Verità: le Regole Della Disinformazione – Jimmy Lopes
Eludi la Catena Delle Prove – Andrey Solovyev
Un Fatto è un Fatto – LiveStock
Elusione – Darko Novakovic
Confondi – Rene Jansa
Attacca – Jose Manuel Gelpi Diaz
Falsifica – gromaler
Nascondi le Prove – 3dfoto

Questo articolo è stato scritto in origine da H. Michael Sweeney per WHALE ed è stato pubblicato per la prima volta il 1 aprile 2000 come “Twenty-Five Ways To Suppress Truth: The Rules of Disinformation“.

La versione italiana è stata scritta da Michelangelo Moggia.
Tratto da www.masternewmedia.org

Fonte:Spiritocritico

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LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO ?




Ecco come i savoia hanno trattato la Chiesa cattolica. Il principe dei Cetrioli nella sua canzuncella ha parlato di Tradizioni e della sua religione, quella della sua famiglia è massonica, almeno, da quando il suo trisavolo, Vittorio Emanuele II, abiurò la religione dell'ingegnere (Gesù Cristo) per quella dell'archittetto ( Squadra e compasso)


di Antonio Ciano



Le persecuzioni
Ancora oggi nelle scuole italiane viene insegnato agli alunni che il Piemonte liberale diede alla penisola la libertà e soprattutto la liberò dalla tirannia del Papa e dei Borbone. Niente di più falso. Quella “liberazione” fu invasione militare, una maledetta annessione e colonizzazione. Mai l’Italia conobbe barbarie più crudele, mai l’Italia conobbe tirannìa aguzzina come quella del periodo post-risorgimentale. Mai la Chiesa di Roma conobbe umiliazioni e martirii come nell’età cavourriana e savoiarda. L’Armonia, giornale cattolico, nel 1860, illustrò e condusse un’interessantissima inchiesta sulla repressione in atto in Piemonte contro il Clero, contro la Chiesa Cattolica, contro i preti ed i monaci. La Civiltà Cattolica ne riporta un sunto che noi, grati, prendiamo in visione per far conoscere quale e quanta poca libertà vigeva in quel regno.
Il 2 marzo del 1848 dal Regno di Sardegna furono espulsi i Gesuiti, ritenuti dai governanti il nemico feroce da abbattere per poter poi infrangere le varie forme di nazionalità allora esistenti in Italia. L’avvocato carbonaro Cesare Leopoldo Bixio, genovese,l’8 giugno del ’48, perorando la causa di un suo progetto di legge alla Camera dei deputati torinese paragonò i Gesuiti alle vespe: “... i villici quando uccidono le vespe ardono e distruggono il vespaio perchè non tornino” disse testualmente. Chi era il nemico che insidiava il Regno di Sardegna nel suo progetto di invadere e colonizzare il resto d’Italia?. Chi erano le vespe? Dove nidificavano gli alveari? La Pellicciari a pag.16 del suo libro Risorgimento da riscrivere1, avvalorando e rafforzando le nostre tesi espresse ne I Savoia e il massacro del Sud dà la risposta ai quesiti: le vespe, secondo il deputato Bixio, erano da identificare con i Gesuiti e gli alveari da bruciare con le chiese e le case dell’Ordine in varie città. La maggioranza dei parlamentari subalpini, quasi tutti massoni, carbonari e liberali, erano sulla linea di pensiero di Bixio..

Gioberti, per la spietatezza con la quale si annullavano i diritti religiosi e le libertà fondamentali degli individui, se ne vergognò e chiese ai parlamentari piemontesi se era quella la generosità verso i sacri diritti della sventura. Il 10 giugno i liberal-massoni, alla Camera torinese, si scagliarono indecorosamente contro il vescovo di Nizza, reo, secondo i suoi denigratori, di aver negato una sepoltura cristiana ad un tale morto impenitente. Ma era solo un pretesto. L’orgia massonica s’era abbattuta sul parlamento torinese, i truculenti deputati della setta devastatrice si attenevano agli ordini dei Gran Maestri venerabili che eseguivano i dettami segreti della Gran Loggia di Londra. Bixio, Cornero, Valerio, Chenal, Sulis, Bottone, Bastian, Ferraris, Ravina si arrovellavano utilmente alla causa liberal-massonica. Nel Parlamento torinese, ormai votato alla causa massonica, aleggiava la direttiva funesta di un’Italia da amministrare centralisticamente dai Savoia. Lo Stato più retrivo d’Italia avrebbe dovuto dare luce allo stivale! Al suo servizio la massoneria londinese mise uomini, denaro e mezzi, soprattutto denaro ed oro. Il 18 luglio alla Camera torinese si discusse e si votò la soppressione dell’ordine degli Oblati; il 25 agosto si decretò l’espulsione definitiva dei Gesuiti e delle Dame del Sacro Cuore dallo Stato. Il 15 settembre il ministro Pinelli scrisse una lettera arrogante ed insolente all’Arcivescovo di Vercelli. Il 4 di ottobre fu pubblicata la legge sull’istruzione pubblica condannata dai vescovi e dal l Papa.3
Il 20 novembre,a Genova, ci furono dimostrazioni di piazza contro il clero, manovrate dal Governo che “consigliò” agli ecclesiastici di lasciare la città.

L’8 dicembre il Presidente del Consiglio Universitario, con una circolare proibì ai candidati di sottomettere ai vescovi la revisione delle tesi teologiche. Il 25 dicembre Rattazzi impose ai Vescovi un visto del Governo qualora il clero avesse voluto entrare in questioni politiche.
Il 1848 fu l’anno della guerra del Piemonte contro l’Austria, ma firmata la pace fu iniziata quella contro la Chiesa: a luglio 22 parroci di Genova protestarono per i ripetuti attacchi della stampa locale contro il clero; il 22 agosto alla Camera dei deputati vi fu una seduta tempestosa contro il Vescovo di Asti e contro l’Arcivescovo di Torino; il 26 settembre il Governo sabaudo notificò alla Santa Sede che non avrebbe più riconosciuto l’exequatur alle dispense matrimoniali sopra il primo grado di affinità.( cosa che ci sembra giusta, poteva trattarsi di unioni incestuose). Il 17 novembre 10.154 capifamiglia presentarono al Governo una petizione per far ritornare in sede l’Arcivescovo di Torino, ma tale preghiera fu respinta.
Il 2 gennaio 1850, fu apposta apposta la mano regia sulla mensa Arcivescovile di Cagliari. A febbraio il Ministro Siccardi fece citare in giudizio il vescovo di Saluzzo “ per rendere conto ai Ministri d’un suo indulto per la Quaresima”. Il 25 febbraio lo stesso Siccardi presentò al parlamento torinese la legge che porta il suo nome e che sarà approvata il 9 di aprile dello stesso anno. A maggio i savoiardi imprigionarono l’arcivescovo di Torino nella cittadella. Stessa sorte toccò alll’arcivescovo di Sassari. A luglio arrestarono di nuovo l’arcivescovo di Torino e perquisirono gli Oblati della Consolata. Il 26 di agosto il ministro conte Benso di Cavour approvò le misure contro il capo della chiesa torinese. A settembre monsignor Fransoni fu condannato, spogliato dei panni talari ed espulso. La via dell’esilio toccò al vescovo di Sassari ; la stessa sorte toccò ai Padri Serviti di Torino scacciati con misure extralegali. Nello stesso mese i mastini della polizia savoiarda arrestarono il predicatore quaresimale di Mondovì: carcere duro per due mesi, dopo liberato innocente. La stessa sorte toccò ad un altro predicatore di Cuneo tenuto in carcere per 45 giorni. Fu pure espulso il celebre canonico Audisio dall’Accademia di Soperga. A novembre il Ministero avrebbe voluto procedere in via d’appello per abuso contro il vescovo di Acqui ma la Magistratura di Casale si oppose a tale pratica.

Il 15 gennaio del 1851 il deputato Brofferio, schifato dalla politica piemontese contro la Chiesa cattolica, ironicamente alla Camera pronunciò tali parole:”Non avendo potuto sopprimere gli Austriaci, almeno sopprimiamo la Compagnia di San Paolo”.(4 La storia del Piemonte è riassunta nella frase del Brofferio “Il Piemonte non ha mai vinto una guerra”, mai, eccetto quella contro i preti e monaci che provvedeva anche a fucilare. Il 17 marzo il deputato Peyron propose alla Camera una legge contro i voti religiosi; il 18 la polizia sequestrò una mitra ed un calice che i cattolici di Genova avevano offerto al loro concittadino vescovo di Torino. Il 13 maggio il ministro della Pubblica Istruzione ebbe la pretesa di imporre ai vescovi come dovevasi insegnare la Teologia. Il 28 di giugno fu perquisito il convento dei Francescani di Alghero e si tassarono i beni della Chiesa con una imposta chiamata della mano morta. Il 6 di agosto fu concesso ai Valdesi di costruire una loro chiesa a Torino. Il 22 di agosto la Chiesa protestò ufficialmente contro quel governo che permetteva gli insegnamenti e gli insediamenti protestanti mentre la Chiesa Cattolica era sistematicamente perseguitata. Il 17 gennaio del 1852 la venerabile Compagnia di San Paolo fu spogliata dell’amministrazione e del possesso di tutti i suoi beni dopo che una Giunta Governativa l’ebbe trovata meritevole di tutta la pubblica riconoscenza.Il 12 giugno il ministro Boncompagni presentò un disegno di legge sul matrimonio civile che di fatto sostituiva quello religioso. Ai religiosi che con petizioni ne chiedevano la revoca, il ministro degli Interni diede una singolare risposta: emanò una circolare che li metteva tutti sotto la particolare sorveglianza dei prefetti, dei sindaci e di altri agenti governativi. Lo stesso ministro stabilì pure che solamente all’autorità civile competeva l’accordare licenza di lavorare nei giorni festivi. I governanti piemontesi stavano attuando la rivoluzione liberale tanto cara a Pannella e alla Maciocchi. Il massimo della libertà massonica fu applicata nei confronti del conte Costa della Torre, consigliere della Corte di Cassazione che, per avere scritto un libro contro il matrimonio civile, fu processato e condannato a due mesi di carcere e 2000 lire di multa.

Il conte Costa della Torre, inutile ricordarlo, dopo la condanna fu rimosso dall’ufficio. Il 19 settembre il Papa Pio IX scrisse una lettera a Vittorio Emanuele II, gli chiedeva quali erano i delitti del Clero, quali i nomi dei rei. La risposta del sovrano savoiardo non pervenne mai al Vescovo di Roma. Risposero i deputati torinesi: essi , in una seduta della Camera, chiamarono barbari, ambiziosi ed ipocriti i vescovi subalpini, proprio loro che erano usciti dalla barbarie grazie alla Chiesa di Roma. Oggi siamo noi a chiamare ipocriti e barbari quei deputati e possiamo chiamarli a voce alta anche assassini e ladri. Noi del Sud ce lo possiamo permettere, nessuno ce lo può impedire, nemmeno i tribunali di questa repubblica. La lista delle carcerazioni e delle ingiustizie subite dalla Chiesa di Roma e dai suoi umili servitori è ancora lunga. Nel gennaio del 1853 tre parroci di Ronco, di Villaregio e di San Giusto furono imprigionati rei di intrighi e ribellioni;(5) il 10 gennaio in Savoia fu sciolta e spogliata dei suoi beni la Compagnia delle Suore della Compassione. A maggio fu limitato il numero dei chierici e dei novizi da dispensarsi dalla leva. Il 29 giugno Pio IX protestò contro il Governo piemontese del massone Camillo Benso di Cavour che da tre anni non rispettava più le clausole del concordato stipulato da Benedetto XIV e Re Carlo Emanuele III il 5 gennaio del 1741. Per tutta risposta il Cavour secolarizza l’Economato Apostolico e nell’ottobre dello stesso anno fa emanare dal Ministero degli Interni una circolare contro i pastori delle anime ed una contro gli Ordini Regolari; il 27 di ottobre la Questura di Torino emette un’altra circolare contro i parroci.

E’ probabile che i nostri lettori mai a scuola abbiano sentito parlare delle persecuzioni e dei maltrattamenti riservati ai religiosi cattolici nel regno savoiardo, dei saccheggi e degli spogli dei beni subiti dai conventi che l’Armonia ci ha illustrato e che La Civiltà Cattolica ci ha dato l’opportunità di conoscere.

Nel settembre del 1854 la polizia di Camillo Benso, reputato da molti Padre della Patria, non quella Duosiciliana però, si accanì contro un parroco della Contea di Nizza: cercava nella sua casa l’isola del tesoro.(5) Ad ottobre si cacciarono da Alessandria i padri Serviti; a novembre fu violato il cimitero cattolico di Novara; il 28 dello stesso mese Cavour fece presentare al Parlamento una legge contro i conventi. L’episcopato torinese dichiarò quella legge ingiusta, illegale ed antisociale, ma Cavour e la sua dottrina liberal-massonica se ne infischiavano della legalità e della socialità.
Nel gennaio del 1855 L’Indépendant d’Aosta propose pubblicamente il seguente tema da svolgere: Io non credo, né Dio, né il diavolo(6) . qui si voleva insegnare l’ateismo agli scolari. Pio IX fu costretto per l’ennesima volta a richiamare alla ragione i miserrimi governanti torinesi. Il Conte di Cavour, il 6 febbraio del 1855 alla Camera dei deputati ne trasse argomento per deridere il Papa e contemporaneamente allertò il Ministero degli Interni per far sorvegliare i parroci affinchè in chiesa non facessero allusione all’allocuzione pontificia. Ma non era finita. Il 22 febbraio dello stesso anno, il Cavour dichiarò pubblicamente alla Camera che tutti gli ordini religiosi sarebbero stati soppressi a cominciare dai più ricchi. Il 9 di marzo sedici parroci della Val D’Aosta, accusati di tumulti, furono dichiarati innocenti dal tribunale; si accertò che quei religiosi erano intervenuti unicamente per sedare una sommossa contro il Governo. Il 26 di aprile l’episcopato offrì al governo piemontese la somma di £ 928.412 per rimpolpare le casse che Cavour aveva svuotando con la sua folle amministrazione finanziaria. Il Primo Ministro piemontese rifiutò l’offerta ma subito dopo soppresse tutti i conventi.
Il 29 maggio soppresse pure l’Accademia Ecclesiastica di Superga. Il 6 di giugno l’Arcivescovo di Torino protestò ufficialmente contro la legge di soppressione dei conventi; per tutta risposta il 29 dello stesso mese con una circolare ministeriale si sottomisero le scuole delle monache alla vigilanza governativa; il 12 luglio la polizia invase il convento di Santa Chiara a Cuneo; il 20 sfondarono le porte del convento dei Cappuccini ed il 15 di ottobre le monache della Marchesa di Barolo furono costrette a non insegnare più. Il primo di novembre Cavour fece di più, trasformò in bettola il convento della Consolata e il 13 fece presentare alla Camera un disegno di legge che proclamava la libertà di usura.

Il 1856 comincia con un indirizzo dei protestanti al Re: si congratulano per le opere da lui compiute. Era stato costruito il fossato di Cavour!!! I protestanti piemontesi non sapevano che a Napoli i Borbone avevano bonificato tutte le paludi del Regno, costruivano vapori in ferro e la gente camminava sui treni mentre loro, i piemontesi andavano ancora per mulattiere costruite dai romani. Il 2 di gennaio la Maga di Genova regalò al Papa la bocca di un cannone. Il 3 gennaio furono congedati dal Municipio di Torino gli scolari delle scuole cattoliche perché proclivi a sostenere le autorità ecclesiastiche; il 26 di marzo nella Camera dei deputati venne ingiuriato il Vicario Capitolare di Fossano; il 27 dello stesso mese i plenipotenziari sardi presentarono al Congresso di Parigi una nota contro il Governo Pontificio; a maggio i vescovi protestarono di nuovo contro una nuova legge sulla pubblica istruzione; il primo di giugno si processò il parroco di Verres per non aver voluto accettare come padrino in un battesimo uno scomunicato; il 9 di giugno dal Ministero degli Interni uscì una circolare che imponeva agli agenti di polizia di sorvegliare il clero; il primo di luglio dello stesso anno un’altra circolare segreta ribadiva che si sorvegliassero le azioni dei parroci; il 15 luglio il ministro protestante Bert attestò che molti cimiteri cattolici erano stati violati con sepolture protestanti per ordine delle autorità civili. Il 26 di luglio fu processato il parroco di Bosconero: innocente. Il primo di settembre furono messi sotto torchio gli agenti della Cassa Ecclesiasatica nel Convento dei Padri Agostiniani di Genova; il 23 dello stesso mese l’Intendente di Oneglia destituì una maestra perché era andata in processione! Il 25 ottobre del 1856 la polizia invase il convento della Novalesa i cui monaci furono tutti cacciati e messi sulla strada.

Il 10 gennaio del 1857 il deputato Antonio Gallenga si dimise reo confesso d’aver attentato alla vita di Carlo Alberto per ordine di Mazzini ed il Conte di Cavour comincia a ricevere attestati e medaglie dai liberali. Il 18 gennaio l’accusatore dei parroci valdostani ritrattò la calunnia; il 26 dello stesso mese alla camera dei deputati torinese si chiese che fosse eliminato ogni insegnamento cattolico dall’istruzione pubblica. A febbraio si pubblicò una statistica dalla quale risultò che a causa delle circolari e delle leggi cavourriane contro i conventi erano finiti sulla strada ben 7.850 monaci e religiosi. Erano stati altresì cacciati dai loro monasteri i Padri Serviti di Genova, i Domenicani di Alessandria, gli Agostiniani di Carmagnola, i Cistercensi di Cortemiglia, gli Olivetani di Quarto, i Carmelitani di Torino. Il 29 di aprile il conte di Cavour, osannato dai liberalucci come grande tessitore, dichiarò alla Camera che non era possibile alcun concordato con la Chiesa di Roma; il 22 di maggio al Senato si ingiuriò il clero savoino. Cavour, che era solito recarsi a Parigi nelle case di piacere lasciando alle maitresse bei soldini, per tutta risposta al clero savoino, diede licenza che dette case si potessero aprire anche nella terra che diede i natali ai Savoia. Il 30 luglio il vescovo d’Ivrea deplorò pubblicamente i furti sacrileghi, per tutta risposta il 13 di agosto il ministro Rattazzi emise una circolare contro l’alto prelato. Il 15 novembre si tennero le elezioni generali , i conservatori cattolici vinsero ma la maggior parte dei loro deputati furono rigettati dalla Camera. Quella era la libertà di Cavour e del regime liberal-massonico torinese.

Negli anni 1858 e 1859 il Governo piemontese continuò a perseguitare la Chiesa. Il 28 di aprile del 1859 il conte di Cavour con un decreto sospese la stampa del giornale cattolico l’Armonia. Viva la libertè!!!
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Ecco come i savoia hanno trattato la Chiesa cattolica. Il principe dei Cetrioli nella sua canzuncella ha parlato di Tradizioni e della sua religione, quella della sua famiglia è massonica, almeno, da quando il suo trisavolo, Vittorio Emanuele II, abiurò la religione dell'ingegnere (Gesù Cristo) per quella dell'archittetto ( Squadra e compasso)


di Antonio Ciano



Le persecuzioni
Ancora oggi nelle scuole italiane viene insegnato agli alunni che il Piemonte liberale diede alla penisola la libertà e soprattutto la liberò dalla tirannia del Papa e dei Borbone. Niente di più falso. Quella “liberazione” fu invasione militare, una maledetta annessione e colonizzazione. Mai l’Italia conobbe barbarie più crudele, mai l’Italia conobbe tirannìa aguzzina come quella del periodo post-risorgimentale. Mai la Chiesa di Roma conobbe umiliazioni e martirii come nell’età cavourriana e savoiarda. L’Armonia, giornale cattolico, nel 1860, illustrò e condusse un’interessantissima inchiesta sulla repressione in atto in Piemonte contro il Clero, contro la Chiesa Cattolica, contro i preti ed i monaci. La Civiltà Cattolica ne riporta un sunto che noi, grati, prendiamo in visione per far conoscere quale e quanta poca libertà vigeva in quel regno.
Il 2 marzo del 1848 dal Regno di Sardegna furono espulsi i Gesuiti, ritenuti dai governanti il nemico feroce da abbattere per poter poi infrangere le varie forme di nazionalità allora esistenti in Italia. L’avvocato carbonaro Cesare Leopoldo Bixio, genovese,l’8 giugno del ’48, perorando la causa di un suo progetto di legge alla Camera dei deputati torinese paragonò i Gesuiti alle vespe: “... i villici quando uccidono le vespe ardono e distruggono il vespaio perchè non tornino” disse testualmente. Chi era il nemico che insidiava il Regno di Sardegna nel suo progetto di invadere e colonizzare il resto d’Italia?. Chi erano le vespe? Dove nidificavano gli alveari? La Pellicciari a pag.16 del suo libro Risorgimento da riscrivere1, avvalorando e rafforzando le nostre tesi espresse ne I Savoia e il massacro del Sud dà la risposta ai quesiti: le vespe, secondo il deputato Bixio, erano da identificare con i Gesuiti e gli alveari da bruciare con le chiese e le case dell’Ordine in varie città. La maggioranza dei parlamentari subalpini, quasi tutti massoni, carbonari e liberali, erano sulla linea di pensiero di Bixio..

Gioberti, per la spietatezza con la quale si annullavano i diritti religiosi e le libertà fondamentali degli individui, se ne vergognò e chiese ai parlamentari piemontesi se era quella la generosità verso i sacri diritti della sventura. Il 10 giugno i liberal-massoni, alla Camera torinese, si scagliarono indecorosamente contro il vescovo di Nizza, reo, secondo i suoi denigratori, di aver negato una sepoltura cristiana ad un tale morto impenitente. Ma era solo un pretesto. L’orgia massonica s’era abbattuta sul parlamento torinese, i truculenti deputati della setta devastatrice si attenevano agli ordini dei Gran Maestri venerabili che eseguivano i dettami segreti della Gran Loggia di Londra. Bixio, Cornero, Valerio, Chenal, Sulis, Bottone, Bastian, Ferraris, Ravina si arrovellavano utilmente alla causa liberal-massonica. Nel Parlamento torinese, ormai votato alla causa massonica, aleggiava la direttiva funesta di un’Italia da amministrare centralisticamente dai Savoia. Lo Stato più retrivo d’Italia avrebbe dovuto dare luce allo stivale! Al suo servizio la massoneria londinese mise uomini, denaro e mezzi, soprattutto denaro ed oro. Il 18 luglio alla Camera torinese si discusse e si votò la soppressione dell’ordine degli Oblati; il 25 agosto si decretò l’espulsione definitiva dei Gesuiti e delle Dame del Sacro Cuore dallo Stato. Il 15 settembre il ministro Pinelli scrisse una lettera arrogante ed insolente all’Arcivescovo di Vercelli. Il 4 di ottobre fu pubblicata la legge sull’istruzione pubblica condannata dai vescovi e dal l Papa.3
Il 20 novembre,a Genova, ci furono dimostrazioni di piazza contro il clero, manovrate dal Governo che “consigliò” agli ecclesiastici di lasciare la città.

L’8 dicembre il Presidente del Consiglio Universitario, con una circolare proibì ai candidati di sottomettere ai vescovi la revisione delle tesi teologiche. Il 25 dicembre Rattazzi impose ai Vescovi un visto del Governo qualora il clero avesse voluto entrare in questioni politiche.
Il 1848 fu l’anno della guerra del Piemonte contro l’Austria, ma firmata la pace fu iniziata quella contro la Chiesa: a luglio 22 parroci di Genova protestarono per i ripetuti attacchi della stampa locale contro il clero; il 22 agosto alla Camera dei deputati vi fu una seduta tempestosa contro il Vescovo di Asti e contro l’Arcivescovo di Torino; il 26 settembre il Governo sabaudo notificò alla Santa Sede che non avrebbe più riconosciuto l’exequatur alle dispense matrimoniali sopra il primo grado di affinità.( cosa che ci sembra giusta, poteva trattarsi di unioni incestuose). Il 17 novembre 10.154 capifamiglia presentarono al Governo una petizione per far ritornare in sede l’Arcivescovo di Torino, ma tale preghiera fu respinta.
Il 2 gennaio 1850, fu apposta apposta la mano regia sulla mensa Arcivescovile di Cagliari. A febbraio il Ministro Siccardi fece citare in giudizio il vescovo di Saluzzo “ per rendere conto ai Ministri d’un suo indulto per la Quaresima”. Il 25 febbraio lo stesso Siccardi presentò al parlamento torinese la legge che porta il suo nome e che sarà approvata il 9 di aprile dello stesso anno. A maggio i savoiardi imprigionarono l’arcivescovo di Torino nella cittadella. Stessa sorte toccò alll’arcivescovo di Sassari. A luglio arrestarono di nuovo l’arcivescovo di Torino e perquisirono gli Oblati della Consolata. Il 26 di agosto il ministro conte Benso di Cavour approvò le misure contro il capo della chiesa torinese. A settembre monsignor Fransoni fu condannato, spogliato dei panni talari ed espulso. La via dell’esilio toccò al vescovo di Sassari ; la stessa sorte toccò ai Padri Serviti di Torino scacciati con misure extralegali. Nello stesso mese i mastini della polizia savoiarda arrestarono il predicatore quaresimale di Mondovì: carcere duro per due mesi, dopo liberato innocente. La stessa sorte toccò ad un altro predicatore di Cuneo tenuto in carcere per 45 giorni. Fu pure espulso il celebre canonico Audisio dall’Accademia di Soperga. A novembre il Ministero avrebbe voluto procedere in via d’appello per abuso contro il vescovo di Acqui ma la Magistratura di Casale si oppose a tale pratica.

Il 15 gennaio del 1851 il deputato Brofferio, schifato dalla politica piemontese contro la Chiesa cattolica, ironicamente alla Camera pronunciò tali parole:”Non avendo potuto sopprimere gli Austriaci, almeno sopprimiamo la Compagnia di San Paolo”.(4 La storia del Piemonte è riassunta nella frase del Brofferio “Il Piemonte non ha mai vinto una guerra”, mai, eccetto quella contro i preti e monaci che provvedeva anche a fucilare. Il 17 marzo il deputato Peyron propose alla Camera una legge contro i voti religiosi; il 18 la polizia sequestrò una mitra ed un calice che i cattolici di Genova avevano offerto al loro concittadino vescovo di Torino. Il 13 maggio il ministro della Pubblica Istruzione ebbe la pretesa di imporre ai vescovi come dovevasi insegnare la Teologia. Il 28 di giugno fu perquisito il convento dei Francescani di Alghero e si tassarono i beni della Chiesa con una imposta chiamata della mano morta. Il 6 di agosto fu concesso ai Valdesi di costruire una loro chiesa a Torino. Il 22 di agosto la Chiesa protestò ufficialmente contro quel governo che permetteva gli insegnamenti e gli insediamenti protestanti mentre la Chiesa Cattolica era sistematicamente perseguitata. Il 17 gennaio del 1852 la venerabile Compagnia di San Paolo fu spogliata dell’amministrazione e del possesso di tutti i suoi beni dopo che una Giunta Governativa l’ebbe trovata meritevole di tutta la pubblica riconoscenza.Il 12 giugno il ministro Boncompagni presentò un disegno di legge sul matrimonio civile che di fatto sostituiva quello religioso. Ai religiosi che con petizioni ne chiedevano la revoca, il ministro degli Interni diede una singolare risposta: emanò una circolare che li metteva tutti sotto la particolare sorveglianza dei prefetti, dei sindaci e di altri agenti governativi. Lo stesso ministro stabilì pure che solamente all’autorità civile competeva l’accordare licenza di lavorare nei giorni festivi. I governanti piemontesi stavano attuando la rivoluzione liberale tanto cara a Pannella e alla Maciocchi. Il massimo della libertà massonica fu applicata nei confronti del conte Costa della Torre, consigliere della Corte di Cassazione che, per avere scritto un libro contro il matrimonio civile, fu processato e condannato a due mesi di carcere e 2000 lire di multa.

Il conte Costa della Torre, inutile ricordarlo, dopo la condanna fu rimosso dall’ufficio. Il 19 settembre il Papa Pio IX scrisse una lettera a Vittorio Emanuele II, gli chiedeva quali erano i delitti del Clero, quali i nomi dei rei. La risposta del sovrano savoiardo non pervenne mai al Vescovo di Roma. Risposero i deputati torinesi: essi , in una seduta della Camera, chiamarono barbari, ambiziosi ed ipocriti i vescovi subalpini, proprio loro che erano usciti dalla barbarie grazie alla Chiesa di Roma. Oggi siamo noi a chiamare ipocriti e barbari quei deputati e possiamo chiamarli a voce alta anche assassini e ladri. Noi del Sud ce lo possiamo permettere, nessuno ce lo può impedire, nemmeno i tribunali di questa repubblica. La lista delle carcerazioni e delle ingiustizie subite dalla Chiesa di Roma e dai suoi umili servitori è ancora lunga. Nel gennaio del 1853 tre parroci di Ronco, di Villaregio e di San Giusto furono imprigionati rei di intrighi e ribellioni;(5) il 10 gennaio in Savoia fu sciolta e spogliata dei suoi beni la Compagnia delle Suore della Compassione. A maggio fu limitato il numero dei chierici e dei novizi da dispensarsi dalla leva. Il 29 giugno Pio IX protestò contro il Governo piemontese del massone Camillo Benso di Cavour che da tre anni non rispettava più le clausole del concordato stipulato da Benedetto XIV e Re Carlo Emanuele III il 5 gennaio del 1741. Per tutta risposta il Cavour secolarizza l’Economato Apostolico e nell’ottobre dello stesso anno fa emanare dal Ministero degli Interni una circolare contro i pastori delle anime ed una contro gli Ordini Regolari; il 27 di ottobre la Questura di Torino emette un’altra circolare contro i parroci.

E’ probabile che i nostri lettori mai a scuola abbiano sentito parlare delle persecuzioni e dei maltrattamenti riservati ai religiosi cattolici nel regno savoiardo, dei saccheggi e degli spogli dei beni subiti dai conventi che l’Armonia ci ha illustrato e che La Civiltà Cattolica ci ha dato l’opportunità di conoscere.

Nel settembre del 1854 la polizia di Camillo Benso, reputato da molti Padre della Patria, non quella Duosiciliana però, si accanì contro un parroco della Contea di Nizza: cercava nella sua casa l’isola del tesoro.(5) Ad ottobre si cacciarono da Alessandria i padri Serviti; a novembre fu violato il cimitero cattolico di Novara; il 28 dello stesso mese Cavour fece presentare al Parlamento una legge contro i conventi. L’episcopato torinese dichiarò quella legge ingiusta, illegale ed antisociale, ma Cavour e la sua dottrina liberal-massonica se ne infischiavano della legalità e della socialità.
Nel gennaio del 1855 L’Indépendant d’Aosta propose pubblicamente il seguente tema da svolgere: Io non credo, né Dio, né il diavolo(6) . qui si voleva insegnare l’ateismo agli scolari. Pio IX fu costretto per l’ennesima volta a richiamare alla ragione i miserrimi governanti torinesi. Il Conte di Cavour, il 6 febbraio del 1855 alla Camera dei deputati ne trasse argomento per deridere il Papa e contemporaneamente allertò il Ministero degli Interni per far sorvegliare i parroci affinchè in chiesa non facessero allusione all’allocuzione pontificia. Ma non era finita. Il 22 febbraio dello stesso anno, il Cavour dichiarò pubblicamente alla Camera che tutti gli ordini religiosi sarebbero stati soppressi a cominciare dai più ricchi. Il 9 di marzo sedici parroci della Val D’Aosta, accusati di tumulti, furono dichiarati innocenti dal tribunale; si accertò che quei religiosi erano intervenuti unicamente per sedare una sommossa contro il Governo. Il 26 di aprile l’episcopato offrì al governo piemontese la somma di £ 928.412 per rimpolpare le casse che Cavour aveva svuotando con la sua folle amministrazione finanziaria. Il Primo Ministro piemontese rifiutò l’offerta ma subito dopo soppresse tutti i conventi.
Il 29 maggio soppresse pure l’Accademia Ecclesiastica di Superga. Il 6 di giugno l’Arcivescovo di Torino protestò ufficialmente contro la legge di soppressione dei conventi; per tutta risposta il 29 dello stesso mese con una circolare ministeriale si sottomisero le scuole delle monache alla vigilanza governativa; il 12 luglio la polizia invase il convento di Santa Chiara a Cuneo; il 20 sfondarono le porte del convento dei Cappuccini ed il 15 di ottobre le monache della Marchesa di Barolo furono costrette a non insegnare più. Il primo di novembre Cavour fece di più, trasformò in bettola il convento della Consolata e il 13 fece presentare alla Camera un disegno di legge che proclamava la libertà di usura.

Il 1856 comincia con un indirizzo dei protestanti al Re: si congratulano per le opere da lui compiute. Era stato costruito il fossato di Cavour!!! I protestanti piemontesi non sapevano che a Napoli i Borbone avevano bonificato tutte le paludi del Regno, costruivano vapori in ferro e la gente camminava sui treni mentre loro, i piemontesi andavano ancora per mulattiere costruite dai romani. Il 2 di gennaio la Maga di Genova regalò al Papa la bocca di un cannone. Il 3 gennaio furono congedati dal Municipio di Torino gli scolari delle scuole cattoliche perché proclivi a sostenere le autorità ecclesiastiche; il 26 di marzo nella Camera dei deputati venne ingiuriato il Vicario Capitolare di Fossano; il 27 dello stesso mese i plenipotenziari sardi presentarono al Congresso di Parigi una nota contro il Governo Pontificio; a maggio i vescovi protestarono di nuovo contro una nuova legge sulla pubblica istruzione; il primo di giugno si processò il parroco di Verres per non aver voluto accettare come padrino in un battesimo uno scomunicato; il 9 di giugno dal Ministero degli Interni uscì una circolare che imponeva agli agenti di polizia di sorvegliare il clero; il primo di luglio dello stesso anno un’altra circolare segreta ribadiva che si sorvegliassero le azioni dei parroci; il 15 luglio il ministro protestante Bert attestò che molti cimiteri cattolici erano stati violati con sepolture protestanti per ordine delle autorità civili. Il 26 di luglio fu processato il parroco di Bosconero: innocente. Il primo di settembre furono messi sotto torchio gli agenti della Cassa Ecclesiasatica nel Convento dei Padri Agostiniani di Genova; il 23 dello stesso mese l’Intendente di Oneglia destituì una maestra perché era andata in processione! Il 25 ottobre del 1856 la polizia invase il convento della Novalesa i cui monaci furono tutti cacciati e messi sulla strada.

Il 10 gennaio del 1857 il deputato Antonio Gallenga si dimise reo confesso d’aver attentato alla vita di Carlo Alberto per ordine di Mazzini ed il Conte di Cavour comincia a ricevere attestati e medaglie dai liberali. Il 18 gennaio l’accusatore dei parroci valdostani ritrattò la calunnia; il 26 dello stesso mese alla camera dei deputati torinese si chiese che fosse eliminato ogni insegnamento cattolico dall’istruzione pubblica. A febbraio si pubblicò una statistica dalla quale risultò che a causa delle circolari e delle leggi cavourriane contro i conventi erano finiti sulla strada ben 7.850 monaci e religiosi. Erano stati altresì cacciati dai loro monasteri i Padri Serviti di Genova, i Domenicani di Alessandria, gli Agostiniani di Carmagnola, i Cistercensi di Cortemiglia, gli Olivetani di Quarto, i Carmelitani di Torino. Il 29 di aprile il conte di Cavour, osannato dai liberalucci come grande tessitore, dichiarò alla Camera che non era possibile alcun concordato con la Chiesa di Roma; il 22 di maggio al Senato si ingiuriò il clero savoino. Cavour, che era solito recarsi a Parigi nelle case di piacere lasciando alle maitresse bei soldini, per tutta risposta al clero savoino, diede licenza che dette case si potessero aprire anche nella terra che diede i natali ai Savoia. Il 30 luglio il vescovo d’Ivrea deplorò pubblicamente i furti sacrileghi, per tutta risposta il 13 di agosto il ministro Rattazzi emise una circolare contro l’alto prelato. Il 15 novembre si tennero le elezioni generali , i conservatori cattolici vinsero ma la maggior parte dei loro deputati furono rigettati dalla Camera. Quella era la libertà di Cavour e del regime liberal-massonico torinese.

Negli anni 1858 e 1859 il Governo piemontese continuò a perseguitare la Chiesa. Il 28 di aprile del 1859 il conte di Cavour con un decreto sospese la stampa del giornale cattolico l’Armonia. Viva la libertè!!!
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domenica 21 febbraio 2010

Impossibile in Italia



Di Marcello Cini

Affidereste la gestione degli appalti a Bertolaso? Vi fidereste della competenza dell'Impregilo che per anni ha riempito la Campania di ecoballe di spazzatura indifferenziata destinate a un termovalorizzatore incapace di bruciarle? E sareste soddisfatti se dello smaltimento delle scorie si occupassero gli amici dei casalesi?
Non sono domande provocatorie. Rispecchiano soltanto la dura realtà di fatti accertati e di atti ufficiali. E, dunque, perché Floris non incarica Pagnoncelli di condurre un sondaggio sull'opinione degli italiani con queste domande?

Una clava contro di noi?
È stata questa la mia prima reazione alla notizia che Obama ha preannunciato la costruzione di due centrali nucleari da realizzare nei prossimi sette-otto anni interrompendo una moratoria di trent'anni nella politica energetica degli Stati Uniti. «Per molto tempo - ha detto - si è creduto che chi si batte per l'ambiente debba essere contrario al nucleare ma è un controsenso: il nucleare è la nostra unica fonte di energia pulita». Non c'è dubbio che questa decisione verrà usata come una clava sulla testa di noi oppositori al programma nucleare approvato recentemente dal governo italiano. La prima ovvia reazione è dunque quella che ho descritto all'inizio. Occorre tuttavia aggiungere qualche altra considerazione meno amara sulle ragioni perché il contesto italiano differisce sostanzialmente da quelle degli Stati Uniti. È alla luce di questa differenza che va vista la scelta di Obama.

Una pubblicità ingannevole

Va preliminarmente osservato, comunque, che Obama non ha sostenuto, come fa invece il coro dei nostri nucleofili, che il costo del chilowattore nucleare sarà inferiore a quello delle altre fonti, Non è infatti un argomento serio. Senza entrare in dettagli, basta osservare che su queste ultime, rinnovabili e non rinnovabili, pesa comunque il costo del barile di petrolio, che è passato in un anno da centocinquanta dollari a cinquanta, ma potrà anche risalire se i padroni del petrolio decideranno di farlo. Se è vero che è sempre più difficile e costoso trovare nuovi giacimenti, è assai probabile che questo accada.
Il prezzo del petrolio condiziona tutti gli altri sia direttamente sia indirettamente, perché così come il suo basso prezzo ha ridotto drammaticamente gli investimenti nelle rinnovabili, ostacolandone la precedente tendenza alla diminuzione dei costi, una sua risalita farebbe rilanciare la convenienza delle altre fonti. L'esperienza insegna invece che in ogni caso i costi dedi reattori nucleari aumentano radicalmente in corso d'opera.
Qualunque raffronto oggi a favore del nucleare è dunque pubblicità ingannevole. Del resto, l'impegno di Obama a intervenire per la realizzazione delle due nuove centrali nucleari con un finanziamento pubblico significa che il mercato da solo non ritiene economicamente conveniente investire in questo settore.
La scelta di Obama è dunque una scelta strategica che ha l'obiettivo prioritario di mantenere la leadership tecnologica e la posizione egemonica degli Stati Uniti nei confronti dei paesi emergenti del mondo globalizzato.

Più rischi e meno occupazione
La seconda considerazione da fare riguarda la differenza fra la natura stessa della fonte nucleare rispetto a quella delle fonti solari, eoliche e delle varie forme di risparmio energetico. La fonte nucleare (che, ricordiamolo, è non rinnovabile perché l'uranio è una risorsa limitata e insufficiente a soddisfare una domanda globale massiccia) è localizzata in impianti grandi, molto costosi e tecnologicamente complessi, mentre quelle rinnovabili sono impianti diffusi sul territorio, piccoli e tecnologicamente semplici, per non parlare delle forme di risparmio energetico, localizzate ovunque per definizione. Inoltre, questi impianti non presentano particolari rischi, mentre i reattori nucleari, anche ammesso che siano protetti da sofisticati ed efficientissimi sistemi di sicurezza in condizioni di funzionamento normali, sono potenzialmente vulnerabili da imprevedibili atti terroristici o eventi sismici.
Questa differente natura produce effetti sostanzialmente diversi. Innanzitutto sull'occupazione. Per il nucleare si tratta, in fase di costruzione, di qualche migliaio di operai (i due reattori americani ne impiegheranno tremila) e in fase di funzionamento qualche centinaio (850 previsti). Numeri irrisori anche soltanto rispetto alle molte migliaia di lavoratori messi da noi sul lastrico dagli avvoltoi invisibili che hanno acquistato le imprese informatiche (ex Olivetti). La costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti energetici «dolci» può invece richiedere, al crescere della loro diffusione sul territorio e alla conseguente diminuzione dei costi, fino a centinaia di migliaia di lavoratori qualificati. È ovvio, per di più, che a questa crescita si accompagnerebbe uno sviluppo diretto e indiretto dell'economia italiana, che, come è noto, si regge prevalentemente sulla piccola e media industria.

L'abissale differenza
Ultima considerazione: l'abissale differenza fra il nostro paese e quelli che hanno sviluppato per primi le armi nucleari. Non si tratta, va da sé, di un peccato originale. Si tratta invece di riconoscere che lo sviluppo dell'industria dei reattori nucleari è frutto di una pluridecennale sinergia fra il settore militare e quello civile. Questo significa che uno sviluppo di questa industria non si può inventare dal nulla. L'Italia è dunque condannata, se e quando sarà eventualmente necessario farlo, a comprare reattori da chi li ha sempre costruiti.
Questo non è vero per l'industria degli impianti per la produzione delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, che siamo ancora in tempo a sviluppare in competizione seria con i paesi che hanno già imboccata questa via, purché questa scelta di politica energetica sia fatta subito e con gli ingenti investimenti in uomini e mezzi necessari.
Concluderei con un richiamo alla dura realtà del nostro Paese, ricordando che l'articolo 640 del Codice penale definisce il reato di truffa con queste parole: «Chiunque con artifizi o raggiri inducendo taluno in errore, procura a sé e ad altri un ingiusto profitto con altrui danno è punito...». Non vi fa venire in mente qualcuno?

Fonte:Il Manifesto
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Di Marcello Cini

Affidereste la gestione degli appalti a Bertolaso? Vi fidereste della competenza dell'Impregilo che per anni ha riempito la Campania di ecoballe di spazzatura indifferenziata destinate a un termovalorizzatore incapace di bruciarle? E sareste soddisfatti se dello smaltimento delle scorie si occupassero gli amici dei casalesi?
Non sono domande provocatorie. Rispecchiano soltanto la dura realtà di fatti accertati e di atti ufficiali. E, dunque, perché Floris non incarica Pagnoncelli di condurre un sondaggio sull'opinione degli italiani con queste domande?

Una clava contro di noi?
È stata questa la mia prima reazione alla notizia che Obama ha preannunciato la costruzione di due centrali nucleari da realizzare nei prossimi sette-otto anni interrompendo una moratoria di trent'anni nella politica energetica degli Stati Uniti. «Per molto tempo - ha detto - si è creduto che chi si batte per l'ambiente debba essere contrario al nucleare ma è un controsenso: il nucleare è la nostra unica fonte di energia pulita». Non c'è dubbio che questa decisione verrà usata come una clava sulla testa di noi oppositori al programma nucleare approvato recentemente dal governo italiano. La prima ovvia reazione è dunque quella che ho descritto all'inizio. Occorre tuttavia aggiungere qualche altra considerazione meno amara sulle ragioni perché il contesto italiano differisce sostanzialmente da quelle degli Stati Uniti. È alla luce di questa differenza che va vista la scelta di Obama.

Una pubblicità ingannevole

Va preliminarmente osservato, comunque, che Obama non ha sostenuto, come fa invece il coro dei nostri nucleofili, che il costo del chilowattore nucleare sarà inferiore a quello delle altre fonti, Non è infatti un argomento serio. Senza entrare in dettagli, basta osservare che su queste ultime, rinnovabili e non rinnovabili, pesa comunque il costo del barile di petrolio, che è passato in un anno da centocinquanta dollari a cinquanta, ma potrà anche risalire se i padroni del petrolio decideranno di farlo. Se è vero che è sempre più difficile e costoso trovare nuovi giacimenti, è assai probabile che questo accada.
Il prezzo del petrolio condiziona tutti gli altri sia direttamente sia indirettamente, perché così come il suo basso prezzo ha ridotto drammaticamente gli investimenti nelle rinnovabili, ostacolandone la precedente tendenza alla diminuzione dei costi, una sua risalita farebbe rilanciare la convenienza delle altre fonti. L'esperienza insegna invece che in ogni caso i costi dedi reattori nucleari aumentano radicalmente in corso d'opera.
Qualunque raffronto oggi a favore del nucleare è dunque pubblicità ingannevole. Del resto, l'impegno di Obama a intervenire per la realizzazione delle due nuove centrali nucleari con un finanziamento pubblico significa che il mercato da solo non ritiene economicamente conveniente investire in questo settore.
La scelta di Obama è dunque una scelta strategica che ha l'obiettivo prioritario di mantenere la leadership tecnologica e la posizione egemonica degli Stati Uniti nei confronti dei paesi emergenti del mondo globalizzato.

Più rischi e meno occupazione
La seconda considerazione da fare riguarda la differenza fra la natura stessa della fonte nucleare rispetto a quella delle fonti solari, eoliche e delle varie forme di risparmio energetico. La fonte nucleare (che, ricordiamolo, è non rinnovabile perché l'uranio è una risorsa limitata e insufficiente a soddisfare una domanda globale massiccia) è localizzata in impianti grandi, molto costosi e tecnologicamente complessi, mentre quelle rinnovabili sono impianti diffusi sul territorio, piccoli e tecnologicamente semplici, per non parlare delle forme di risparmio energetico, localizzate ovunque per definizione. Inoltre, questi impianti non presentano particolari rischi, mentre i reattori nucleari, anche ammesso che siano protetti da sofisticati ed efficientissimi sistemi di sicurezza in condizioni di funzionamento normali, sono potenzialmente vulnerabili da imprevedibili atti terroristici o eventi sismici.
Questa differente natura produce effetti sostanzialmente diversi. Innanzitutto sull'occupazione. Per il nucleare si tratta, in fase di costruzione, di qualche migliaio di operai (i due reattori americani ne impiegheranno tremila) e in fase di funzionamento qualche centinaio (850 previsti). Numeri irrisori anche soltanto rispetto alle molte migliaia di lavoratori messi da noi sul lastrico dagli avvoltoi invisibili che hanno acquistato le imprese informatiche (ex Olivetti). La costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti energetici «dolci» può invece richiedere, al crescere della loro diffusione sul territorio e alla conseguente diminuzione dei costi, fino a centinaia di migliaia di lavoratori qualificati. È ovvio, per di più, che a questa crescita si accompagnerebbe uno sviluppo diretto e indiretto dell'economia italiana, che, come è noto, si regge prevalentemente sulla piccola e media industria.

L'abissale differenza
Ultima considerazione: l'abissale differenza fra il nostro paese e quelli che hanno sviluppato per primi le armi nucleari. Non si tratta, va da sé, di un peccato originale. Si tratta invece di riconoscere che lo sviluppo dell'industria dei reattori nucleari è frutto di una pluridecennale sinergia fra il settore militare e quello civile. Questo significa che uno sviluppo di questa industria non si può inventare dal nulla. L'Italia è dunque condannata, se e quando sarà eventualmente necessario farlo, a comprare reattori da chi li ha sempre costruiti.
Questo non è vero per l'industria degli impianti per la produzione delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, che siamo ancora in tempo a sviluppare in competizione seria con i paesi che hanno già imboccata questa via, purché questa scelta di politica energetica sia fatta subito e con gli ingenti investimenti in uomini e mezzi necessari.
Concluderei con un richiamo alla dura realtà del nostro Paese, ricordando che l'articolo 640 del Codice penale definisce il reato di truffa con queste parole: «Chiunque con artifizi o raggiri inducendo taluno in errore, procura a sé e ad altri un ingiusto profitto con altrui danno è punito...». Non vi fa venire in mente qualcuno?

Fonte:Il Manifesto
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Il ponte sul dissesto



Di Vincenzo Mulè

Il ponte sul dissesto Il paese di San Fratello sta progressivamente sparendo, inghiottito da una gigantesca sabbia mobile. Un destino che accomuna l’84 per cento dei Comuni in provincia di Messina, tutti a elevato rischio idrogeologico.


Una gigantesca sabbia mobile sta inghiottendo con estrema lentezza il paese di San Fratello, quasi 5mila anime in provincia di Messina. L’area è interessata da un fronte franoso esteso circa un chilometro e che interessa un territorio di circa quattro chilometri quadrati.

«La situazione è molto allarmante», spiega il responsabile della Protezione Civile provinciale Bruno Manfrè che coordina le operazioni di soccorso. «Stiamo vedendo il paese sparire - aggiunge il sindaco Salvatore Sidoti Pinto - la frana ha coinvolto tutto il versante nord-est di San Fratello, coinvolgendo la parte relativamente più nuova, comprese le scuole elementari e medie. Stiamo qui che guardiamo quello che accade senza potere intervenire per fare qualcosa».

La collina viene giù poco a poco a valle e alle abitazioni viene a mancare il sostengo del terreno. Il fronte della frana è raddoppiato in poche ore raggiungendo i due chilometri. Mentre la mappa del dissesto idrogeologico si allarga. In Calabria, viene aggiornato di ora in ora il bollettino delle strade chiuse o percorribili a senso unico alternato per i cedimenti di terreno causati dalle piogge consistenti delle ultime ore. In molti centri i collegamenti sono garantiti solo grazie all’utilizzo di strade comunali.

Decine di migliaia di persone inoltre sono da domenica pomeriggio senz’acqua a Catanzaro e nell’hinterland dopo che la piena del fiume Alli che scorre a monte del capoluogo, dovuta alle forti piogge, ha trascinato un tratto di acquedotto che serve la città e molti centri della fascia ionica.

«Il territorio che si rimodella in questa maniera è opera e costruzione della natura - afferma Riccardo Caniparoli, geologo, esperto di dissesto idrogeologico, membro di un tavolo tecnico del ministero dell’Ambiente e docente di Valutazione di impatto ambientale - e il movimento è dettato solo da leggi naturali. È quindi impensabile un intervento dell’uomo a giochi fatti per risolvere questo tipo di problemi. Se si voleva intervenire lo si doveva fare prima. E coinvolgendo le professionalità più vicine al problema. Il geologo ambientalista è l’unico che conoscendo l’equilibrio ambientale può prevedere e prevenire l’evoluzione del territorio. Programmando anche eventuali interventi umani compatibili. Per questo - aggiunge Caniparoli - sono molto preoccupato per il ritorno del nucleare in Italia. Non mi interessa il dibattito sul sì o no all’atomo. Dico solo che le centrali devono essere costruite in zone che possono garantire elevati standard di sicurezza. E in Italia, questo è possibile solo in alcune zone della Sardegna».

I sindaci dei Comuni dei Nebrodi in un telegramma inviato, tra gli altri, alla presidenze del Consiglio dei ministri e della Regione Siciliana, scrivono che «l’emergenza idrogeologica nel territorio dei Nebrodi in Provincia di Messina continua ad aggravarsi» e «l’incolumità dei cittadini è gravemente minacciata». Alcuni paesi, come Longi, sono isolati e raggiungibili solo percorrendo vecchie mulattiere.

Più di otto comuni su dieci (84 per cento) della provincia di Messina si trovano su un territorio considerato a rischio per frane e alluvioni anche per effetto della progressiva cementificazione del territorio che ha sottratto terreni fertili all’agricoltura. Lo denuncia la Coldiretti, secondo la quale la situazione di Messina con ben 91 comuni a rischio è più grave rispetto alla media nazionale in Italia dove il 70 per cento dei Comuni è a rischio idrogeologico.

Secondo Wwf Italia, «il gioco non vale la candela: è un gioco grottesco assistere alla propaganda governativa sulla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina mentre continua a sgretolarsi il territorio. In questa situazione è indecente congelare 1,3 miliardi di euro, come ha fatto il Governo, quando ancora poi il Governo non trova le ingenti somme necessarie solo per rimarginare le gravi ferite di Giampilieri e di Scaletta».

Fonte:Reporter
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Di Vincenzo Mulè

Il ponte sul dissesto Il paese di San Fratello sta progressivamente sparendo, inghiottito da una gigantesca sabbia mobile. Un destino che accomuna l’84 per cento dei Comuni in provincia di Messina, tutti a elevato rischio idrogeologico.


Una gigantesca sabbia mobile sta inghiottendo con estrema lentezza il paese di San Fratello, quasi 5mila anime in provincia di Messina. L’area è interessata da un fronte franoso esteso circa un chilometro e che interessa un territorio di circa quattro chilometri quadrati.

«La situazione è molto allarmante», spiega il responsabile della Protezione Civile provinciale Bruno Manfrè che coordina le operazioni di soccorso. «Stiamo vedendo il paese sparire - aggiunge il sindaco Salvatore Sidoti Pinto - la frana ha coinvolto tutto il versante nord-est di San Fratello, coinvolgendo la parte relativamente più nuova, comprese le scuole elementari e medie. Stiamo qui che guardiamo quello che accade senza potere intervenire per fare qualcosa».

La collina viene giù poco a poco a valle e alle abitazioni viene a mancare il sostengo del terreno. Il fronte della frana è raddoppiato in poche ore raggiungendo i due chilometri. Mentre la mappa del dissesto idrogeologico si allarga. In Calabria, viene aggiornato di ora in ora il bollettino delle strade chiuse o percorribili a senso unico alternato per i cedimenti di terreno causati dalle piogge consistenti delle ultime ore. In molti centri i collegamenti sono garantiti solo grazie all’utilizzo di strade comunali.

Decine di migliaia di persone inoltre sono da domenica pomeriggio senz’acqua a Catanzaro e nell’hinterland dopo che la piena del fiume Alli che scorre a monte del capoluogo, dovuta alle forti piogge, ha trascinato un tratto di acquedotto che serve la città e molti centri della fascia ionica.

«Il territorio che si rimodella in questa maniera è opera e costruzione della natura - afferma Riccardo Caniparoli, geologo, esperto di dissesto idrogeologico, membro di un tavolo tecnico del ministero dell’Ambiente e docente di Valutazione di impatto ambientale - e il movimento è dettato solo da leggi naturali. È quindi impensabile un intervento dell’uomo a giochi fatti per risolvere questo tipo di problemi. Se si voleva intervenire lo si doveva fare prima. E coinvolgendo le professionalità più vicine al problema. Il geologo ambientalista è l’unico che conoscendo l’equilibrio ambientale può prevedere e prevenire l’evoluzione del territorio. Programmando anche eventuali interventi umani compatibili. Per questo - aggiunge Caniparoli - sono molto preoccupato per il ritorno del nucleare in Italia. Non mi interessa il dibattito sul sì o no all’atomo. Dico solo che le centrali devono essere costruite in zone che possono garantire elevati standard di sicurezza. E in Italia, questo è possibile solo in alcune zone della Sardegna».

I sindaci dei Comuni dei Nebrodi in un telegramma inviato, tra gli altri, alla presidenze del Consiglio dei ministri e della Regione Siciliana, scrivono che «l’emergenza idrogeologica nel territorio dei Nebrodi in Provincia di Messina continua ad aggravarsi» e «l’incolumità dei cittadini è gravemente minacciata». Alcuni paesi, come Longi, sono isolati e raggiungibili solo percorrendo vecchie mulattiere.

Più di otto comuni su dieci (84 per cento) della provincia di Messina si trovano su un territorio considerato a rischio per frane e alluvioni anche per effetto della progressiva cementificazione del territorio che ha sottratto terreni fertili all’agricoltura. Lo denuncia la Coldiretti, secondo la quale la situazione di Messina con ben 91 comuni a rischio è più grave rispetto alla media nazionale in Italia dove il 70 per cento dei Comuni è a rischio idrogeologico.

Secondo Wwf Italia, «il gioco non vale la candela: è un gioco grottesco assistere alla propaganda governativa sulla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina mentre continua a sgretolarsi il territorio. In questa situazione è indecente congelare 1,3 miliardi di euro, come ha fatto il Governo, quando ancora poi il Governo non trova le ingenti somme necessarie solo per rimarginare le gravi ferite di Giampilieri e di Scaletta».

Fonte:Reporter
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Quella legge che condanna a morte lenta la popolazione vesuviana


Colpirà prima il Vesuvio o la monnezza imposta dal decreto rifiuti del 2008?


Una discarica da truccare, rifiuti pericolosi buttati dentro per decreto, una popolazione assediata dalla puzza e dal pericolo di un’incidenza di leucemie e tumori quattrocento volte superiore rispetto alla norma. Forse solo Saddam Hussein nei confronti della popolazione curda era arrivato a tanto. Ma qui siamo in Italia.


di Ezio Petrillo

Vige la demo-totali-crazia.

Vige il regno della verità parziale a mezzo stampa/tv.

Per chi non lo sapesse le discariche aperte per decreto a partire dal maggio 2008, a seguito del Consiglio dei Ministri tenutosi a Napoli, ingoiano praticamente di tutto. Per legge.

Al comma 2 dell’articolo 9 del decreto-rifiuti si legge: “presso le discariche è inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinto dai seguenti codici CER:

19.01.11: ceneri pesanti e scorie contenenti sostanze pericolose;

19,01,13: ceneri leggere contenenti sostanze pericolose;

19,02,05: fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici contenenti sostanze pericolose;

19,12,11: altri rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti contenenti sostanze pericolose

Nel documento di offerta per la gestione del sito di Terzigno, siglato da Asia e Ecodeco, singolarmente, però, si legge: “si è considerato di utilizzare le scorie provenienti dall’attività del termovalorizzatore di Acerra quale materiale di copertura giornaliera. Tale intervento consente di ridurre l’impiego di materiale naturale proveniente dalla cava e garantisce il corretto smaltimento di materiale prodotto nella fase del ciclo integrato dei rifiuti con vantaggi di sostenibilità e protezione dell’ambiente”.

Una contraddizione evidente.

Le discariche in Campania, inoltre, sono situate a ridosso della popolazione residente. È il caso, in particolare, di Chiaiano e Terzigno. Siti strategici e di interesse nazionale. Per chi? Forse per quello Stato che intasca ventidue milioni di euro da Asia e Ecodeco s.r.l. per gestire la discarica di Terzigno nell’area protetta del Vesuvio. Lo Stato che dovremmo essere noi stessi.

Qualcuno che abita in quelle zone ha visto restituiti i soldi di Asia e Ecodeco, per stoccare le scorie dell’inceneritore di Acerra e altri rifiuti pericolosi? No. Il flusso di danaro è finito nelle mani giuste. Top secret.

Oltretutto nei documenti firmati dagli amministratori delegati di Asia e Ecodeco che offrivano i ventidue milioni per la gestione del sito, risulta una sconcertante verità.

“Le attività di “eventuale” bonifica del sito e della discarica, non sono previste nell’offerta riportata". Ovvero le società che oggi inquinano Terzigno, non avranno nessun obbligo di bonifica in futuro. Così furbescamente lo Stato (sempre noi stessi) quel giorno in cui deciderà di bonificare il territorio lo farà di nuovo a suon di milioni, magari facendo gestire la bonifica a chi di dovere (amici degli amici, comparielli vari).

Molti si chiederanno il motivo per il quale questi abitanti campani facinorosi ancora discutono della spazzatura. Ebbene nel silenzio dei media locali e nazionali, nonostante il decreto rifiuti firmato da Silvio Berlusconi e controfirmato da Napolitano, aveva decorrenza fino al 31 Dicembre 2009, data di fine emergenza; lo stesso Governo, scavalcando i poteri locali, ha imposto l’apertura di un nuovo sito di stoccaggio sotto al Vesuvio. La Cava Vitiello. Un sito di cinque volte superiore alla attuale discarica di Terzigno, che già avvolge gli abitanti di Boscoreale, Boscotrecase e Terzigno con i suoi olezzi tossici.

La zona vesuviana, ricordiamolo, è protetta non solo da vincoli europei, essendo patrimonio dell’UNESCO, ma è stata proposta come una delle sette meraviglie del mondo naturale, risultando essere tra le ventiquattro finaliste. A chi gestisce la cosa pubblica tutto ciò non importa. Nonostante il parere negativo della Conferenza dei Servizi, tenutasi in Prefettura a Napoli il giorno 30 Dicembre, dunque, questa discarica s’ha da fare.

La popolazione è stanca. Ha manifestato già il suo dissenso con una protesta nei confronti del Ministro Carfagna, sabato scorso, nel silenzio totale perfino dei tg regionali. Ma nella nostra demo-totali-crazia, chi si ribella viene prontamente additato come facinoroso. Con termini diversi che variano a seconda della Regione di appartenenza. I comitati No-Tav si trasformano magicamente in no-global, mentre chi resiste per difendere il proprio territorio all’ombra del Vesuvio è considerato un camorrista. Basta informarsi sul web per comprendere lo stato d’animo degli abitanti vesuviani.

Nel maggio scorso, alla vigilia dell’apertura del sito di Terzigno, Il Manifesto pubblicava l’ordinanza segreta secondo la quale le scorie del termovalorizzatore di Acerra sarebbero finite nella discarica sotto al Vesuvio: “Si tratta dell’ordinanza 48 del 3 marzo 2009 e firmata personalmente dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Una carta in cui il premier dispone appunto di accettare il piano tecnico presentato dalle due società che avranno in gestione il sito, l’Ecodeco e l’Asia, e che prevede di utilizzare le scorie provenienti da Acerra quale materiale di copertura per la discarica. Sangiovanni, un dirigente medico infettivologo all’ospedale Cotugno lancia l’allarme. “Mi occupo quotidianamente di malattie tumorali e so bene che in presenza di discariche abbiamo un’incidenza di tumori, al fegato e ai polmoni, 400 volte superiore rispetto alla norma. Figuriamoci cosa può accadere quando si viene a contatto con materiali nocivi come quelli derivanti dalla combustione di talquale così come previsto per Acerra”.

Questo stralcio inquietante potrebbe tranquillamente sommarsi alle intercettazioni di Marta Di Gennaro, braccio destro di Bertolaso, che già nel 2007 parlava del sito di Terzigno come una “discarica da truccare”. Da Repubblica del 28 Maggio 2008: “Nel giugno di un anno fa, quando si discute della discarica di Terzigno, il dirigente del commissariato, Michele Greco, parlando con Marta Di Gennaro osserva: «L’ unica cosa che bisogna far capire è che in questo momento non ha senso fare alcun trattamento dei rifiuti in Campania”.

Parlando di Terzigno Marta Di Gennaro, nel riferire a Guido Bertolaso dell’ esito di una riunione incentrata sul materiale da conferire in quel sito, spiega che «il compromesso di mettere la schifezza all’ inizio non si può fare». In un passaggio successivo della stessa conversazione, Di Gennaro rimarca che i suoi interlocutori si erano, scrive il gip, «dimostrati irremovibili» perché la legge non prevedeva a Terzigno un’ operazione di ricomposizione morfologica e non l’ attivazione di un sito di discarica. «Noi stiamo parlando di una discarica da truccare e voi ci dovete aiutare a fare quello», racconta Di Gennaro di aver detto durante la riunione. Sulla «discarica truccata» il giudice si sofferma anche quando parla del danno patrimoniale configurato dalle indagini e cita, come «ulteriori spese», quelle per «la commessa all’ Enea che avrebbe dovuto ricercare soluzioni per rendere meno "puzzolente" la frazione umida durante il trasporto nella "discarica truccata" di Terzigno».

Nemmeno questo hanno saputo fare. La discarica puzza eccome. Molti penseranno: “Eh vabbé. C’era l’emergenza. C’erano i rifiuti per strada”. Certo. Ma nelle strade i rifiuti erano domestici invece le discariche che sono a 1-2 km di distanza dai centri abitati contengono rifiuti pericolosi “per legge”.

E ai giornalisti che chiedevano a semplici cittadini in rivolta “Scusi, ma la munnezza allora dove dovrebbe andare?”, verrebbe da rispondere “Lei perché non fa il suo mestiere e lo chiede a geologi, professori universitari, esperti competenti in matiera non corrotti”?

Un parere del Servizio Geologico Nazionale del luglio 1997 dichiarava estremamente pericolosa per la salvaguardia della falda acquifera, l’ubicazione di una discarica nel sito vesuviano. Studi sulla qualità delle acque di falda effettuati dall’Arpac nel 2001, rilevano che nella zona di Terzigno l’acqua presenta valori di concentrazione di alcuni macrodescrittori decisamente lontani dai valori medi della zona. Per impermeabilizzare l’invaso la legge e la prassi impongono la realizzazione di rivestimenti costituiti da strati di argille e plastica. Un simile strato impermeabilizzante prima o poi produrrà qualche falla. Nel frattempo il percolato dei rifiuti genererà acidi particolarmente aggressivi per i metalli pesanti presenti nei rifiuti, rendendoli facilmente assimilabili dai sistemi biologici e dall’uomo. Pertanto una qualsiasi falla, permetterebbe l’improvvisa immissione in falda di un’altissima concentrazione di veleni.

Dunque, già nel ’97, il Servizio Geologico Nazionale riteneva Terzigno un invaso certamente poco idoneo a ricevere tonnellate di rifiuti.

Inoltre in prossimità delle discariche è attestata la presenza di specie biologiche pericolose per la salute umana. Batteri, parassiti, e potenziali vettori di patologie virali come ratti, gabbiani e insetti. A due anni di distanza, a seguito della lettura del decreto rifiuti, non è da pazzi pensare alla creazione ad hoc dell’emergenza a scopo di lucro. Nell’agosto del 2007, alcuni cittadini dei comuni di Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase, segnalarono alla Procura della Repubblica di Nola e Torre Annunziata un’anomalia. Nel periodo nero dell’emergenza i cumuli dei rifiuti giacenti in strada nei comuni suddetti, erano di gran lunga superiori alla monnezza visibile nei comuni adiacenti. L’accusa dei cittadini era molto precisa e consisteva nel dubbio della manipolazione dell’opinione pubblica locale al fine di ottenere un largo consenso in caso di apertura della discarica di Terzigno.

Più in generale è singolare notare come i siti di stoccaggio “legali” che sono aperti oggi, hanno ospitato in passato rifiuti “illegali”, gestiti dalla camorra.

Il potere dello Stato ha imitato il potere camorristico?

Alla luce delle indagini che riguardano la Protezione Civile spa, che aveva appalti in esclusiva pure dove l’emergenza non c’era, qualora fosse accertata questa prassi nello sviluppo del territorio, nell’organizzazione di grandi eventi, nella costruzione di strade e ponti, si potrebbe tranquillamente parlare di gestione mafiosa della cosa pubblica.

Come si fa a ribellarsi ad un apparato di potere che avvelena sito patrimonio dell’UNESCO, per decreto, con la firma del presidente Napolitano?

Questa gente che rivendica semplicemente il diritto di vivere in salute e di godere delle bellezze del proprio territorio di chi dovrebbe fidarsi?

Con quale coraggio le tv nazionali si fanno il giretto per le strade di Napoli e provincia a chiedere alle persone comuni ”Come mai non vi ribellate contro la camorra?” Forse perché uno gioca da attaccante (mafia, camorra, ‘ndrangheta), l’altro da difensore (lo Stato), ma la squadra è la stessa.

Fonte:Agoravox


http://www.youtube.com/watch?v=s8kqWEveFO0


E’ il grido di dolore di un popolo che non vuole morire in silenzio



Di Marvin


Proteste contro Ministro Carfagna, 8 denunce.

(Adnkronos) - Gli 8 manifestanti, sono stati denunciati per oltraggio al pubblico ufficiale, violenza privata aggravata, danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. Si tratta di cittadini incensurati, sia uomini che donne, residenti a Boscoreale e a Boscotrecase. Sono stati identificati grazie alle riprese con videocamere e alle foto scattate dalla Digos. Le indagini sono state svolte oltre che dalla Digos anche dal commissariato di Torre Annunziata.

Da tempo i cittadini di Boscoreale e Boscotrecase sono in agitazione perché non vogliono l’apertura di una seconda discarica, a cava Vitiello, che ricade nel comune di Terzigno, confinante con Boscoreale e Boscotrecase. Il ministro Carfagna si era recato presso l’aula consiliare del palazzo municipale del comune di Boscoreale per tenere una manifestazione elettorale. I manifestanti hanno ritardato l’uscita del ministro protetta e poi scortata dagli agenti della Digos e del commissariato di Torre Annunziata.
... era solo il grido di dolore di un popolo che non voleva morire in silenzio.

Riflessioni
La protesta, la manifestazione, il dissenso urlato, sono tutte espressioni spontanee dell’uomo della strada, attraverso le quali, egli vuole dire alla Politica che in quel momento storico, essa non lo rappresenta più, ha fallito e per di più sta anche compiendo delle cattive azioni contro la sua persona.

Qualcuno dei politici locali, si è chiesto del perchè ci sono stati degli episodi incivili, senza sapersi dare una risposta.

A questo riguardo vorrei dirgli alcune cose.

Quando la popolazione è scesa in piazza per manifestare contro l’apertura della prima discarica, i politici erano in testa al corteo, infatti, più che una manifestazione di protesta, sembrava una processione, solo qualche slogan sempre dei soliti, additati come "facinorosi", e anche in quell’occcasione gli stessi politici dicevano di non capire l’atteggiamento ostile.

Ora io mi chiedo, se uno che abita sopra di te, ogni giorno scuote il suo tappeto sui tuoi panni stesi, e tu non gli dici nulla, ti comporti come una pecora, gli fai capire che lo potrà fare sempre.

Se poi un giorno lo stesso vicino del piano di sopra approfittando della tua porta aperta, entra in casa, tu, se ragionassi come un Politico, dovresti anche offrirgli un caffè o un fascio di rose, dovresti cioè continuare a fare la pecora.

Se questo è il comportamento che viene indicato ai cittadini, allora non capisco perchè ci si è scandalizzati, quando le parti si sono invertite.

Se il cittadino subisce deve stare zitto, se invece subisce il Politico, egli vuole parlare e la vuole far pagare, semmai approfittando del potere che lo stesso cittadino gli ha concesso attraverso il voto.

Penso che sia ora di svegliarsi, e se non si è capaci di capire che si stanno commettendo delle gravi ingiustizie e delle gravi sopraffazioni, se cioè non si sanno interpretare i gravi disagi che si stanno procurando ai propri concittadini, allora è meglio andarsene sopra un’isola deserta, a meno che non si voglia fare repressione ad oltranza.

Fonte:Agoravox
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Colpirà prima il Vesuvio o la monnezza imposta dal decreto rifiuti del 2008?


Una discarica da truccare, rifiuti pericolosi buttati dentro per decreto, una popolazione assediata dalla puzza e dal pericolo di un’incidenza di leucemie e tumori quattrocento volte superiore rispetto alla norma. Forse solo Saddam Hussein nei confronti della popolazione curda era arrivato a tanto. Ma qui siamo in Italia.


di Ezio Petrillo

Vige la demo-totali-crazia.

Vige il regno della verità parziale a mezzo stampa/tv.

Per chi non lo sapesse le discariche aperte per decreto a partire dal maggio 2008, a seguito del Consiglio dei Ministri tenutosi a Napoli, ingoiano praticamente di tutto. Per legge.

Al comma 2 dell’articolo 9 del decreto-rifiuti si legge: “presso le discariche è inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinto dai seguenti codici CER:

19.01.11: ceneri pesanti e scorie contenenti sostanze pericolose;

19,01,13: ceneri leggere contenenti sostanze pericolose;

19,02,05: fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici contenenti sostanze pericolose;

19,12,11: altri rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti contenenti sostanze pericolose

Nel documento di offerta per la gestione del sito di Terzigno, siglato da Asia e Ecodeco, singolarmente, però, si legge: “si è considerato di utilizzare le scorie provenienti dall’attività del termovalorizzatore di Acerra quale materiale di copertura giornaliera. Tale intervento consente di ridurre l’impiego di materiale naturale proveniente dalla cava e garantisce il corretto smaltimento di materiale prodotto nella fase del ciclo integrato dei rifiuti con vantaggi di sostenibilità e protezione dell’ambiente”.

Una contraddizione evidente.

Le discariche in Campania, inoltre, sono situate a ridosso della popolazione residente. È il caso, in particolare, di Chiaiano e Terzigno. Siti strategici e di interesse nazionale. Per chi? Forse per quello Stato che intasca ventidue milioni di euro da Asia e Ecodeco s.r.l. per gestire la discarica di Terzigno nell’area protetta del Vesuvio. Lo Stato che dovremmo essere noi stessi.

Qualcuno che abita in quelle zone ha visto restituiti i soldi di Asia e Ecodeco, per stoccare le scorie dell’inceneritore di Acerra e altri rifiuti pericolosi? No. Il flusso di danaro è finito nelle mani giuste. Top secret.

Oltretutto nei documenti firmati dagli amministratori delegati di Asia e Ecodeco che offrivano i ventidue milioni per la gestione del sito, risulta una sconcertante verità.

“Le attività di “eventuale” bonifica del sito e della discarica, non sono previste nell’offerta riportata". Ovvero le società che oggi inquinano Terzigno, non avranno nessun obbligo di bonifica in futuro. Così furbescamente lo Stato (sempre noi stessi) quel giorno in cui deciderà di bonificare il territorio lo farà di nuovo a suon di milioni, magari facendo gestire la bonifica a chi di dovere (amici degli amici, comparielli vari).

Molti si chiederanno il motivo per il quale questi abitanti campani facinorosi ancora discutono della spazzatura. Ebbene nel silenzio dei media locali e nazionali, nonostante il decreto rifiuti firmato da Silvio Berlusconi e controfirmato da Napolitano, aveva decorrenza fino al 31 Dicembre 2009, data di fine emergenza; lo stesso Governo, scavalcando i poteri locali, ha imposto l’apertura di un nuovo sito di stoccaggio sotto al Vesuvio. La Cava Vitiello. Un sito di cinque volte superiore alla attuale discarica di Terzigno, che già avvolge gli abitanti di Boscoreale, Boscotrecase e Terzigno con i suoi olezzi tossici.

La zona vesuviana, ricordiamolo, è protetta non solo da vincoli europei, essendo patrimonio dell’UNESCO, ma è stata proposta come una delle sette meraviglie del mondo naturale, risultando essere tra le ventiquattro finaliste. A chi gestisce la cosa pubblica tutto ciò non importa. Nonostante il parere negativo della Conferenza dei Servizi, tenutasi in Prefettura a Napoli il giorno 30 Dicembre, dunque, questa discarica s’ha da fare.

La popolazione è stanca. Ha manifestato già il suo dissenso con una protesta nei confronti del Ministro Carfagna, sabato scorso, nel silenzio totale perfino dei tg regionali. Ma nella nostra demo-totali-crazia, chi si ribella viene prontamente additato come facinoroso. Con termini diversi che variano a seconda della Regione di appartenenza. I comitati No-Tav si trasformano magicamente in no-global, mentre chi resiste per difendere il proprio territorio all’ombra del Vesuvio è considerato un camorrista. Basta informarsi sul web per comprendere lo stato d’animo degli abitanti vesuviani.

Nel maggio scorso, alla vigilia dell’apertura del sito di Terzigno, Il Manifesto pubblicava l’ordinanza segreta secondo la quale le scorie del termovalorizzatore di Acerra sarebbero finite nella discarica sotto al Vesuvio: “Si tratta dell’ordinanza 48 del 3 marzo 2009 e firmata personalmente dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Una carta in cui il premier dispone appunto di accettare il piano tecnico presentato dalle due società che avranno in gestione il sito, l’Ecodeco e l’Asia, e che prevede di utilizzare le scorie provenienti da Acerra quale materiale di copertura per la discarica. Sangiovanni, un dirigente medico infettivologo all’ospedale Cotugno lancia l’allarme. “Mi occupo quotidianamente di malattie tumorali e so bene che in presenza di discariche abbiamo un’incidenza di tumori, al fegato e ai polmoni, 400 volte superiore rispetto alla norma. Figuriamoci cosa può accadere quando si viene a contatto con materiali nocivi come quelli derivanti dalla combustione di talquale così come previsto per Acerra”.

Questo stralcio inquietante potrebbe tranquillamente sommarsi alle intercettazioni di Marta Di Gennaro, braccio destro di Bertolaso, che già nel 2007 parlava del sito di Terzigno come una “discarica da truccare”. Da Repubblica del 28 Maggio 2008: “Nel giugno di un anno fa, quando si discute della discarica di Terzigno, il dirigente del commissariato, Michele Greco, parlando con Marta Di Gennaro osserva: «L’ unica cosa che bisogna far capire è che in questo momento non ha senso fare alcun trattamento dei rifiuti in Campania”.

Parlando di Terzigno Marta Di Gennaro, nel riferire a Guido Bertolaso dell’ esito di una riunione incentrata sul materiale da conferire in quel sito, spiega che «il compromesso di mettere la schifezza all’ inizio non si può fare». In un passaggio successivo della stessa conversazione, Di Gennaro rimarca che i suoi interlocutori si erano, scrive il gip, «dimostrati irremovibili» perché la legge non prevedeva a Terzigno un’ operazione di ricomposizione morfologica e non l’ attivazione di un sito di discarica. «Noi stiamo parlando di una discarica da truccare e voi ci dovete aiutare a fare quello», racconta Di Gennaro di aver detto durante la riunione. Sulla «discarica truccata» il giudice si sofferma anche quando parla del danno patrimoniale configurato dalle indagini e cita, come «ulteriori spese», quelle per «la commessa all’ Enea che avrebbe dovuto ricercare soluzioni per rendere meno "puzzolente" la frazione umida durante il trasporto nella "discarica truccata" di Terzigno».

Nemmeno questo hanno saputo fare. La discarica puzza eccome. Molti penseranno: “Eh vabbé. C’era l’emergenza. C’erano i rifiuti per strada”. Certo. Ma nelle strade i rifiuti erano domestici invece le discariche che sono a 1-2 km di distanza dai centri abitati contengono rifiuti pericolosi “per legge”.

E ai giornalisti che chiedevano a semplici cittadini in rivolta “Scusi, ma la munnezza allora dove dovrebbe andare?”, verrebbe da rispondere “Lei perché non fa il suo mestiere e lo chiede a geologi, professori universitari, esperti competenti in matiera non corrotti”?

Un parere del Servizio Geologico Nazionale del luglio 1997 dichiarava estremamente pericolosa per la salvaguardia della falda acquifera, l’ubicazione di una discarica nel sito vesuviano. Studi sulla qualità delle acque di falda effettuati dall’Arpac nel 2001, rilevano che nella zona di Terzigno l’acqua presenta valori di concentrazione di alcuni macrodescrittori decisamente lontani dai valori medi della zona. Per impermeabilizzare l’invaso la legge e la prassi impongono la realizzazione di rivestimenti costituiti da strati di argille e plastica. Un simile strato impermeabilizzante prima o poi produrrà qualche falla. Nel frattempo il percolato dei rifiuti genererà acidi particolarmente aggressivi per i metalli pesanti presenti nei rifiuti, rendendoli facilmente assimilabili dai sistemi biologici e dall’uomo. Pertanto una qualsiasi falla, permetterebbe l’improvvisa immissione in falda di un’altissima concentrazione di veleni.

Dunque, già nel ’97, il Servizio Geologico Nazionale riteneva Terzigno un invaso certamente poco idoneo a ricevere tonnellate di rifiuti.

Inoltre in prossimità delle discariche è attestata la presenza di specie biologiche pericolose per la salute umana. Batteri, parassiti, e potenziali vettori di patologie virali come ratti, gabbiani e insetti. A due anni di distanza, a seguito della lettura del decreto rifiuti, non è da pazzi pensare alla creazione ad hoc dell’emergenza a scopo di lucro. Nell’agosto del 2007, alcuni cittadini dei comuni di Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase, segnalarono alla Procura della Repubblica di Nola e Torre Annunziata un’anomalia. Nel periodo nero dell’emergenza i cumuli dei rifiuti giacenti in strada nei comuni suddetti, erano di gran lunga superiori alla monnezza visibile nei comuni adiacenti. L’accusa dei cittadini era molto precisa e consisteva nel dubbio della manipolazione dell’opinione pubblica locale al fine di ottenere un largo consenso in caso di apertura della discarica di Terzigno.

Più in generale è singolare notare come i siti di stoccaggio “legali” che sono aperti oggi, hanno ospitato in passato rifiuti “illegali”, gestiti dalla camorra.

Il potere dello Stato ha imitato il potere camorristico?

Alla luce delle indagini che riguardano la Protezione Civile spa, che aveva appalti in esclusiva pure dove l’emergenza non c’era, qualora fosse accertata questa prassi nello sviluppo del territorio, nell’organizzazione di grandi eventi, nella costruzione di strade e ponti, si potrebbe tranquillamente parlare di gestione mafiosa della cosa pubblica.

Come si fa a ribellarsi ad un apparato di potere che avvelena sito patrimonio dell’UNESCO, per decreto, con la firma del presidente Napolitano?

Questa gente che rivendica semplicemente il diritto di vivere in salute e di godere delle bellezze del proprio territorio di chi dovrebbe fidarsi?

Con quale coraggio le tv nazionali si fanno il giretto per le strade di Napoli e provincia a chiedere alle persone comuni ”Come mai non vi ribellate contro la camorra?” Forse perché uno gioca da attaccante (mafia, camorra, ‘ndrangheta), l’altro da difensore (lo Stato), ma la squadra è la stessa.

Fonte:Agoravox


http://www.youtube.com/watch?v=s8kqWEveFO0


E’ il grido di dolore di un popolo che non vuole morire in silenzio



Di Marvin


Proteste contro Ministro Carfagna, 8 denunce.

(Adnkronos) - Gli 8 manifestanti, sono stati denunciati per oltraggio al pubblico ufficiale, violenza privata aggravata, danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. Si tratta di cittadini incensurati, sia uomini che donne, residenti a Boscoreale e a Boscotrecase. Sono stati identificati grazie alle riprese con videocamere e alle foto scattate dalla Digos. Le indagini sono state svolte oltre che dalla Digos anche dal commissariato di Torre Annunziata.

Da tempo i cittadini di Boscoreale e Boscotrecase sono in agitazione perché non vogliono l’apertura di una seconda discarica, a cava Vitiello, che ricade nel comune di Terzigno, confinante con Boscoreale e Boscotrecase. Il ministro Carfagna si era recato presso l’aula consiliare del palazzo municipale del comune di Boscoreale per tenere una manifestazione elettorale. I manifestanti hanno ritardato l’uscita del ministro protetta e poi scortata dagli agenti della Digos e del commissariato di Torre Annunziata.
... era solo il grido di dolore di un popolo che non voleva morire in silenzio.

Riflessioni
La protesta, la manifestazione, il dissenso urlato, sono tutte espressioni spontanee dell’uomo della strada, attraverso le quali, egli vuole dire alla Politica che in quel momento storico, essa non lo rappresenta più, ha fallito e per di più sta anche compiendo delle cattive azioni contro la sua persona.

Qualcuno dei politici locali, si è chiesto del perchè ci sono stati degli episodi incivili, senza sapersi dare una risposta.

A questo riguardo vorrei dirgli alcune cose.

Quando la popolazione è scesa in piazza per manifestare contro l’apertura della prima discarica, i politici erano in testa al corteo, infatti, più che una manifestazione di protesta, sembrava una processione, solo qualche slogan sempre dei soliti, additati come "facinorosi", e anche in quell’occcasione gli stessi politici dicevano di non capire l’atteggiamento ostile.

Ora io mi chiedo, se uno che abita sopra di te, ogni giorno scuote il suo tappeto sui tuoi panni stesi, e tu non gli dici nulla, ti comporti come una pecora, gli fai capire che lo potrà fare sempre.

Se poi un giorno lo stesso vicino del piano di sopra approfittando della tua porta aperta, entra in casa, tu, se ragionassi come un Politico, dovresti anche offrirgli un caffè o un fascio di rose, dovresti cioè continuare a fare la pecora.

Se questo è il comportamento che viene indicato ai cittadini, allora non capisco perchè ci si è scandalizzati, quando le parti si sono invertite.

Se il cittadino subisce deve stare zitto, se invece subisce il Politico, egli vuole parlare e la vuole far pagare, semmai approfittando del potere che lo stesso cittadino gli ha concesso attraverso il voto.

Penso che sia ora di svegliarsi, e se non si è capaci di capire che si stanno commettendo delle gravi ingiustizie e delle gravi sopraffazioni, se cioè non si sanno interpretare i gravi disagi che si stanno procurando ai propri concittadini, allora è meglio andarsene sopra un’isola deserta, a meno che non si voglia fare repressione ad oltranza.

Fonte:Agoravox
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sabato 20 febbraio 2010

Financial Times ed Economist all`assalto della Grecia



Di U.G.


Il “caso finanziario” odierno è il dissesto di bilancio della Grecia.
Da una parte, Oltremanica, gli osservatori della grande finanza si augurano (vedi Financial Times del 16 febbraio) la fuoriuscita di Atene – e in progressione degli altri membri “pigs”(portoghesi, italiani, irlandesi e spagnoli) dalla cosiddetta “eurozona”. In subordine una sottomissione della Grecia ai diktat del Fmi.
Dall’altra, a Bruxelles si tenta invece di convincere Berlino e Parigi di farsi carico di un sostegno finanziario alla Grecia. Con tanti saluti ai principii fondanti dell’unione monetaria che fa perno sull’euro, e cioè i parametri di Maastricht e la dichiarazione di “stabilità” del trattato di Lisbona.
E’ evidente, in ambedue le posizioni, il dichiarato scetticismo sulla possibilità reale di uno “stato di sicurezza” dell’attuale unione monetaria europea privata, fin dalla sua fondazione, volutamente, di paletti di tutela, politici e finanziari. Una fragilità intrinseca che in queste settimane viene accelerata dall’apprezzamento del dollaro e dal declino dell’euro.
Fin qui il rapido sommario di quanto si agita sui mercati monetari atlantici.
Ma tale analisi è appunto sommaria e parziale. Perché non va al fondo del problema generale.
Occorre uno sguardo sul perché dello stato di debolezza attuale dei mercati monetari europei.
E la premessa ravvicinata è una sola: di fronte alla crisi finanziaria del 2008 - è un fatto - il primo presidente inutilmente negro degli Usa non ha affatto usato il bisturi per rivitalizzare i redditi diffusi dei cittadini e la produzione economica in crisi, che sono le basi delle economie nazionali. Obama si è al contrario mosso in favore degli “untori” del crack, salvando con fondi per 787 miliardi di dollari banche e assicurazioni protagoniste del disastro. E lo stesso è stato fatto dall’inglese Brown. I due “piloti” dell’Occidente hanno così permesso bellamente alle due borse più inutili, dannose e devastanti del mondo – Wall Street e la City – di recuperare i profitti perduti speculando ancora di più.
E’ un fatto assodato che all’origine del crack del 2008 vi fosse la manovra speculativa sui fondi e sui mutui finanziari. Banche, assicurazioni e finanziarie d’assalto avevano preferito investire sull’economia virtuale piuttosto che sulla produzione delle aziende “vere”. Scoppiata la bolla, rimpinguate le casse vuote degli enti speculativi con i soldi pubblici Usa e britannici, nulla è dunque cambiato e, anzi, i fondi di sostegno continuano ad essere utilizzati per una finanza allegra non produttiva.
Il contrappasso è la crisi sempre più grave dell’economia reale, delle aziende produttive. Prive di fondi, prive di crediti, si moltiplicano gli stati di crisi, si decurtano gli investimenti, si limitano le spese e si giunge così ad intaccare il nocciolo produttivo, la forza lavoro, che diventa sempre di più un “costo” da tagliare per sopravvivere. Ergo: si contrae il potere di acquisto dei cittadini-lavoratori, si riducono i consumi, e le economie nazionali si avviano verso la recessione.
Anzi, di più: verso la desertificazione industriale completa.
E questo è il primo, gravissimo, anello della crisi. Che va di pari passo con l’aumento esponenziale del debito pubblico.
L’esempio Italia. Nel nostro Paese l’indebitamento è già di per sé fisiologico (una nazione priva com’è di materie prime è costretta a indebitarsi di più di fronte ad ogni aumento dei costi di energia o dei materiali importati). Se a questo indebitamento si coniuga la stagnazione della produzione, la crisi manifatturiera, la crisi delle aziende “reali”, il taglio dei redditi di lavoro, l’aumento delle tutele sociali per i disoccupati o i parzialmente occupati, il debito pubblico aumenta esponenzialmente. Anche perché, dal 1992 in poi, una banda di banksters ha privatizzato e terziarizzato gran parte delle industrie nazionali produttive esistenti, con un ulteriore conseguenza negativa sulle entrate fiscali: è pacifico che le attività terziarie, precarizzate, producano infatti meno risorse fiscali generali.
La morale della storia è che lentamente questo gorgo finanziario ha definanziato gli Stati e strangolato le imprese, sino al punto in cui oggi alcuni paesi – e i casi Islanda, Irlanda, Grecia sono sintomatici - versano in situazioni catastrofiche.
Badate bene, come più volte dimostrato dall’economista Uriel (www.wolfstep.cc), quello greco non è il problema maggiore. In Europa, la Gran Brtetagna è arrivata al 170% del pil di debito, e appaiono attorno al 95% solo perché Londra si rifiuta di contabilizzare le spese di salvataggio delle banche nel debito pubblico e di seguire i criteri contabili comuni nell’Ue. Su scala mondiale, il Giappone rasenta il 250% del pil come debito pubblico, e gli Usa, se consolidati, stanno rasentando il 200% del pil.
E allora, come andiamo ripetendo da più settimane, i cosiddetti pigs o piigs (cioè le “economie deboli” di Portogallo, Italia-Irlanda, Grecia e Spagna) sono un’invenzione della stampa anglosassone, che si sforza di deviare su alcuni paesi dei problemi che nel mondo anglosassone esistono in misura maggiore. Il rischio è che di propaganda e in propaganda, nasca una reazione a catena, con disinvestimenti finanziari ed effetto domino.
Facciamo l’esempio greco. In realtà il deficit ellenico è un problema risolvibile, minore. L’indebitamento pubblico è quasi del tutto interno (il debito, come si diceva una volta, è “in famiglia”, gli usurai e gli speculatori sono fuori dalla porta…). Sarà dunque sufficiente un “atto di buona volontà” dei Paesi guida dell’eurozona, per risolverlo.
Ma nelle scorse settimane, la speculazione finanziaria si è scatenata. Si è avuta una vera e propria corsa all’acquisto di swap per il debito pubblico dei paesi cosiddetti “piigs”. Quello che criminali come Soros e altri vogliono fare è di ottenere la bancarotta di uno di tali paesi, in maniera tale da guadagnare prima dallo swap, e poi, comprando i titoli a costo irrisorio, andare a negoziare le condizioni coi governi falliti.
Un gioco al quadrato come ai tempi dello sme, il sistema monetario europeo, nel 1992. Quando il signor Soros , il “filantropo”, con denaro concessogli a termine dalla Goldman&Sachs (l’ente privato usuraio del quale lo stesso governatore Draghi è stato il direttore per l’Europa), provocò, comprando valuta nazionale italiana a basso prezzo, la fuoriuscita della lira dallo Sme stesso e la svalutazione. Con il corollario del mega-prestito e delle stangate che dal 1993 in poi hanno eroso il reddito nazionale degli italiani tutti.
Il vero pericolo del “caso-Grecia” è dunque l’effetto domino che potrebbe seguire.
Dato per certo il crescente rastrellamento del debito pubblico dei Paesi non anglosassoni ritenuti però dalla grande finanza speculativa internazionale (quella beneficata da Obama e Gordon Brown), principale oggetto delle sue “cure”, non è detto che tale manovra usuraia si fermi ad Atene, anzi. Nel mirino ci sono Madrid, Lisbona, Dublino. E, se la speculazione andrà avanti con il suo gioco duro, anche Roma (un po’ più difesa da un debito italiano “investito” in fondi Usa).
Ora stanno dando l’assalto al primo tassello del domino, la Grecia. Ed è dunque non a caso che gli strumenti mediatici della grande finanza come il Financial Times e l’Economist stiano lanciando i loro “consigli” per un “default” immediato della Grecia che chiedono all’Ue, nei fatti, di “non” sostenere con misure di salvataggio.
Così si accelererebbe il grande sacco tutto e subito.

Fonte:Rinascita
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Di U.G.


Il “caso finanziario” odierno è il dissesto di bilancio della Grecia.
Da una parte, Oltremanica, gli osservatori della grande finanza si augurano (vedi Financial Times del 16 febbraio) la fuoriuscita di Atene – e in progressione degli altri membri “pigs”(portoghesi, italiani, irlandesi e spagnoli) dalla cosiddetta “eurozona”. In subordine una sottomissione della Grecia ai diktat del Fmi.
Dall’altra, a Bruxelles si tenta invece di convincere Berlino e Parigi di farsi carico di un sostegno finanziario alla Grecia. Con tanti saluti ai principii fondanti dell’unione monetaria che fa perno sull’euro, e cioè i parametri di Maastricht e la dichiarazione di “stabilità” del trattato di Lisbona.
E’ evidente, in ambedue le posizioni, il dichiarato scetticismo sulla possibilità reale di uno “stato di sicurezza” dell’attuale unione monetaria europea privata, fin dalla sua fondazione, volutamente, di paletti di tutela, politici e finanziari. Una fragilità intrinseca che in queste settimane viene accelerata dall’apprezzamento del dollaro e dal declino dell’euro.
Fin qui il rapido sommario di quanto si agita sui mercati monetari atlantici.
Ma tale analisi è appunto sommaria e parziale. Perché non va al fondo del problema generale.
Occorre uno sguardo sul perché dello stato di debolezza attuale dei mercati monetari europei.
E la premessa ravvicinata è una sola: di fronte alla crisi finanziaria del 2008 - è un fatto - il primo presidente inutilmente negro degli Usa non ha affatto usato il bisturi per rivitalizzare i redditi diffusi dei cittadini e la produzione economica in crisi, che sono le basi delle economie nazionali. Obama si è al contrario mosso in favore degli “untori” del crack, salvando con fondi per 787 miliardi di dollari banche e assicurazioni protagoniste del disastro. E lo stesso è stato fatto dall’inglese Brown. I due “piloti” dell’Occidente hanno così permesso bellamente alle due borse più inutili, dannose e devastanti del mondo – Wall Street e la City – di recuperare i profitti perduti speculando ancora di più.
E’ un fatto assodato che all’origine del crack del 2008 vi fosse la manovra speculativa sui fondi e sui mutui finanziari. Banche, assicurazioni e finanziarie d’assalto avevano preferito investire sull’economia virtuale piuttosto che sulla produzione delle aziende “vere”. Scoppiata la bolla, rimpinguate le casse vuote degli enti speculativi con i soldi pubblici Usa e britannici, nulla è dunque cambiato e, anzi, i fondi di sostegno continuano ad essere utilizzati per una finanza allegra non produttiva.
Il contrappasso è la crisi sempre più grave dell’economia reale, delle aziende produttive. Prive di fondi, prive di crediti, si moltiplicano gli stati di crisi, si decurtano gli investimenti, si limitano le spese e si giunge così ad intaccare il nocciolo produttivo, la forza lavoro, che diventa sempre di più un “costo” da tagliare per sopravvivere. Ergo: si contrae il potere di acquisto dei cittadini-lavoratori, si riducono i consumi, e le economie nazionali si avviano verso la recessione.
Anzi, di più: verso la desertificazione industriale completa.
E questo è il primo, gravissimo, anello della crisi. Che va di pari passo con l’aumento esponenziale del debito pubblico.
L’esempio Italia. Nel nostro Paese l’indebitamento è già di per sé fisiologico (una nazione priva com’è di materie prime è costretta a indebitarsi di più di fronte ad ogni aumento dei costi di energia o dei materiali importati). Se a questo indebitamento si coniuga la stagnazione della produzione, la crisi manifatturiera, la crisi delle aziende “reali”, il taglio dei redditi di lavoro, l’aumento delle tutele sociali per i disoccupati o i parzialmente occupati, il debito pubblico aumenta esponenzialmente. Anche perché, dal 1992 in poi, una banda di banksters ha privatizzato e terziarizzato gran parte delle industrie nazionali produttive esistenti, con un ulteriore conseguenza negativa sulle entrate fiscali: è pacifico che le attività terziarie, precarizzate, producano infatti meno risorse fiscali generali.
La morale della storia è che lentamente questo gorgo finanziario ha definanziato gli Stati e strangolato le imprese, sino al punto in cui oggi alcuni paesi – e i casi Islanda, Irlanda, Grecia sono sintomatici - versano in situazioni catastrofiche.
Badate bene, come più volte dimostrato dall’economista Uriel (www.wolfstep.cc), quello greco non è il problema maggiore. In Europa, la Gran Brtetagna è arrivata al 170% del pil di debito, e appaiono attorno al 95% solo perché Londra si rifiuta di contabilizzare le spese di salvataggio delle banche nel debito pubblico e di seguire i criteri contabili comuni nell’Ue. Su scala mondiale, il Giappone rasenta il 250% del pil come debito pubblico, e gli Usa, se consolidati, stanno rasentando il 200% del pil.
E allora, come andiamo ripetendo da più settimane, i cosiddetti pigs o piigs (cioè le “economie deboli” di Portogallo, Italia-Irlanda, Grecia e Spagna) sono un’invenzione della stampa anglosassone, che si sforza di deviare su alcuni paesi dei problemi che nel mondo anglosassone esistono in misura maggiore. Il rischio è che di propaganda e in propaganda, nasca una reazione a catena, con disinvestimenti finanziari ed effetto domino.
Facciamo l’esempio greco. In realtà il deficit ellenico è un problema risolvibile, minore. L’indebitamento pubblico è quasi del tutto interno (il debito, come si diceva una volta, è “in famiglia”, gli usurai e gli speculatori sono fuori dalla porta…). Sarà dunque sufficiente un “atto di buona volontà” dei Paesi guida dell’eurozona, per risolverlo.
Ma nelle scorse settimane, la speculazione finanziaria si è scatenata. Si è avuta una vera e propria corsa all’acquisto di swap per il debito pubblico dei paesi cosiddetti “piigs”. Quello che criminali come Soros e altri vogliono fare è di ottenere la bancarotta di uno di tali paesi, in maniera tale da guadagnare prima dallo swap, e poi, comprando i titoli a costo irrisorio, andare a negoziare le condizioni coi governi falliti.
Un gioco al quadrato come ai tempi dello sme, il sistema monetario europeo, nel 1992. Quando il signor Soros , il “filantropo”, con denaro concessogli a termine dalla Goldman&Sachs (l’ente privato usuraio del quale lo stesso governatore Draghi è stato il direttore per l’Europa), provocò, comprando valuta nazionale italiana a basso prezzo, la fuoriuscita della lira dallo Sme stesso e la svalutazione. Con il corollario del mega-prestito e delle stangate che dal 1993 in poi hanno eroso il reddito nazionale degli italiani tutti.
Il vero pericolo del “caso-Grecia” è dunque l’effetto domino che potrebbe seguire.
Dato per certo il crescente rastrellamento del debito pubblico dei Paesi non anglosassoni ritenuti però dalla grande finanza speculativa internazionale (quella beneficata da Obama e Gordon Brown), principale oggetto delle sue “cure”, non è detto che tale manovra usuraia si fermi ad Atene, anzi. Nel mirino ci sono Madrid, Lisbona, Dublino. E, se la speculazione andrà avanti con il suo gioco duro, anche Roma (un po’ più difesa da un debito italiano “investito” in fondi Usa).
Ora stanno dando l’assalto al primo tassello del domino, la Grecia. Ed è dunque non a caso che gli strumenti mediatici della grande finanza come il Financial Times e l’Economist stiano lanciando i loro “consigli” per un “default” immediato della Grecia che chiedono all’Ue, nei fatti, di “non” sostenere con misure di salvataggio.
Così si accelererebbe il grande sacco tutto e subito.

Fonte:Rinascita
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La Mozzarella di bufala Campana DOP e l'intero comparto nella bufera mediatica


Un'attenta disamina e voglia di trasparenza, del compatriota De Franciscis del Partito del Sud - Napoli, a difesa d'un prodotto simbolo del Sud contro le dichiarazioni leghiste del governo!



Nelle scorse settimane è stato il ministro Zaia, a capo di un ministero fantasma abolito negli anni ’80 da due referendum che sta ancora li (avendone i governi di destra e sinistra solo cambiato il nome), a far ripiombare un settore strategico per la Campania, basso Lazio e Foggiano, nell’inferno mediatico.


Sono le dichiarazioni e controdichiarazioni del Ministro Zaia sulle analisi effettuate presso una azienda leader casertana, a creare scompiglio e dare un’altra mazzata alla nostra economia. Infatti messo alle corde dalle Iene, il Ministro non ha trovato nulla di meglio che buttare fango su tutti gli operatori, ritirando il riconoscimento e commissariando il Consorzio di Tutela, che rappresenta la voce tutte le aziende certificate.

Siamo i primi a ritenere che va incoraggiato e consolidato un meccanismo virtuoso a partire dal rispetto delle regole e delle procedure di autocontrollo da parte delle aziende che aderiscono ai sistemi qualità. Ma non ha senso generalizzare in un senso e nell’altro.
Se qualche operatore, anche autorevole, non riesce a controllate in maniera efficiente il processo produttivo, o indulge in qualche scorciatoia, va multato e possibilmente ricondotto all’ovile.

Non è corretto demonizzare gli operatori della quarta filiera dell’agroalimentare italiano , per importanza dell’export, delegittimando gli organi di autocontrollo, al solo evidente fine di demolire la credibilità della denominazione “Mozzarella di bufala campana DOP”. Magari con i segreto obiettivo di eliminarla, così da lasciare campo libero anche alle mozzarelle venete.

Circa un anno fa imperversava una falsa campagna di stampa denigratoria dalla quale sembrava che le mozzarelle dop fossero infarcite di diossina. Addirittura la Cina pose l’embargo alle nostre mozzarelle, salvo poi scoprire tutto il mondo che il loro latte era inquinato da veleni.
E nun se vonn’ sta !

Emiddio De Franciscis di Casanova
(Partito del Sud – Napoli)
.
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Un'attenta disamina e voglia di trasparenza, del compatriota De Franciscis del Partito del Sud - Napoli, a difesa d'un prodotto simbolo del Sud contro le dichiarazioni leghiste del governo!



Nelle scorse settimane è stato il ministro Zaia, a capo di un ministero fantasma abolito negli anni ’80 da due referendum che sta ancora li (avendone i governi di destra e sinistra solo cambiato il nome), a far ripiombare un settore strategico per la Campania, basso Lazio e Foggiano, nell’inferno mediatico.


Sono le dichiarazioni e controdichiarazioni del Ministro Zaia sulle analisi effettuate presso una azienda leader casertana, a creare scompiglio e dare un’altra mazzata alla nostra economia. Infatti messo alle corde dalle Iene, il Ministro non ha trovato nulla di meglio che buttare fango su tutti gli operatori, ritirando il riconoscimento e commissariando il Consorzio di Tutela, che rappresenta la voce tutte le aziende certificate.

Siamo i primi a ritenere che va incoraggiato e consolidato un meccanismo virtuoso a partire dal rispetto delle regole e delle procedure di autocontrollo da parte delle aziende che aderiscono ai sistemi qualità. Ma non ha senso generalizzare in un senso e nell’altro.
Se qualche operatore, anche autorevole, non riesce a controllate in maniera efficiente il processo produttivo, o indulge in qualche scorciatoia, va multato e possibilmente ricondotto all’ovile.

Non è corretto demonizzare gli operatori della quarta filiera dell’agroalimentare italiano , per importanza dell’export, delegittimando gli organi di autocontrollo, al solo evidente fine di demolire la credibilità della denominazione “Mozzarella di bufala campana DOP”. Magari con i segreto obiettivo di eliminarla, così da lasciare campo libero anche alle mozzarelle venete.

Circa un anno fa imperversava una falsa campagna di stampa denigratoria dalla quale sembrava che le mozzarelle dop fossero infarcite di diossina. Addirittura la Cina pose l’embargo alle nostre mozzarelle, salvo poi scoprire tutto il mondo che il loro latte era inquinato da veleni.
E nun se vonn’ sta !

Emiddio De Franciscis di Casanova
(Partito del Sud – Napoli)
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La RETE DEI CITTADINI ha bisogno del tuo aiuto!

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moduli e il manuale per come fare clicca qui >>

RACCOLTA FIRME – ULTIMISSIME SUI BANCHETTI:

* Sabato 20 febbraio dalle 16,00 alle 19.00 (p.zza Vittorio fronte Oviesse)

* Sabato 20 febbraio dalle 15,00 alle 19.00 (Nuovo Teatro Colosseo – I diritti negati)

* Sabato 20 febbraio dalle 23 alle 01.00 (San Lorenzo – p.zza dell’Immacolata)

* Domenica 21 febbraio dalle 12,00 alle 20.00 (Carnevalone Liberato – Poggio Mirteto)

* Domenica 21 febbraio dalle 14,00 alle 16.00 (Testaccio, ex Mattatoio – Città dell’Altra Economia)

* Domenica 21 febbraio dalle 11,00 alle 15.00 (Via Torre Clementina, altezza Passarella – Fiumicino)

Nota Bene:

I cittadini possono firmare anche nei municipi o nei comuni:


Visualizza Rete dei Cittadini in una mappa di dimensioni maggiori

ROMA

I Municipio, via Petroselli 50

Lunedì 8.30 – 12.30 Martedì 8.30 – 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 16.30

Mercoledì 8.30 – 12.30 Giovedì 8.30 – 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 16.30

Venerdì 8.30 – 12.30 Aperti anche sabato e domenica 8,30-16

III Municipio (via Goito 35, vicino a Termini)

presso il SERVIZIO ANAGRAFICO

dal Lu al Ve 8,30 – 12,30

Ma e Gio anche di pomeriggio 14,30 – 17.

VI municipio via di torre annunziata – ufficio URP

lun – ven 8.00/18.00

sab – dom 9.00/17.00

XII municipio via ignazio silone 100,

orari: lun-Ven 8:30- 12:30

giovedi 8:30-16:30

responsabile: dott.essa Rita Ciabilli

XIII Municipio (Ostia) via Angelo Celli 2, c/o ufficio stato civile,

lun-ven 8:30-18:30,

sab-dom 8:30-16:30.

XVIII municipio via Aurelia n.475-479, (vicino la fermata metro A “Cornelia”)

orari: dal lunedì al venerdì 8:30-18:30

sabato e domenica 8:30-16:30

XIX municipio, S. Maria Della Pietà, padiglione 9, stanza 4,

orari: lun-Ven 8:00-13:00

giovedi 8:30-16:30

Nei comuni:

(da domenica 7/02 fino al 23/02 sono aperti 10 ore ogni giorno, 8 sabato e domenica!)

gli orari normalmente sono:dal lunedì al venerdì 8:30-18:30

sabato e domenica 8:30-16:30

Consigliamo, visto che in qualche comune potrebbe esserci uno slittamento di una mezz’ora prima o dopo, di tenerne conto, se possibile, per evitare un viaggio a vuoto.

San Cesareo

Zagarolo

Palestrina

Montecompatri

Frascati

Albano

Morlupo

Aprilia

Guidonia

Formello

Minturno (LT), presso l’ufficio elettorale

Spigno Saturnia (LT). presso l’ufficio del registro

Fonte Nuova sede del comune per servizi demografici, presso l’ufficio elettorale, via IV Novembre angolo via Nomentana

Ostia

Anagni

Sora (Fr)

Isola Liri (FR)

Labico

Ariccia p.zza S. Nicola, ufficio elettorale,

Aiutaci a raccogliere le firme!

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* Sabato 20 febbraio dalle 16,00 alle 19.00 (p.zza Vittorio fronte Oviesse)

* Sabato 20 febbraio dalle 15,00 alle 19.00 (Nuovo Teatro Colosseo – I diritti negati)

* Sabato 20 febbraio dalle 23 alle 01.00 (San Lorenzo – p.zza dell’Immacolata)

* Domenica 21 febbraio dalle 12,00 alle 20.00 (Carnevalone Liberato – Poggio Mirteto)

* Domenica 21 febbraio dalle 14,00 alle 16.00 (Testaccio, ex Mattatoio – Città dell’Altra Economia)

* Domenica 21 febbraio dalle 11,00 alle 15.00 (Via Torre Clementina, altezza Passarella – Fiumicino)

Nota Bene:

I cittadini possono firmare anche nei municipi o nei comuni:


Visualizza Rete dei Cittadini in una mappa di dimensioni maggiori

ROMA

I Municipio, via Petroselli 50

Lunedì 8.30 – 12.30 Martedì 8.30 – 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 16.30

Mercoledì 8.30 – 12.30 Giovedì 8.30 – 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 16.30

Venerdì 8.30 – 12.30 Aperti anche sabato e domenica 8,30-16

III Municipio (via Goito 35, vicino a Termini)

presso il SERVIZIO ANAGRAFICO

dal Lu al Ve 8,30 – 12,30

Ma e Gio anche di pomeriggio 14,30 – 17.

VI municipio via di torre annunziata – ufficio URP

lun – ven 8.00/18.00

sab – dom 9.00/17.00

XII municipio via ignazio silone 100,

orari: lun-Ven 8:30- 12:30

giovedi 8:30-16:30

responsabile: dott.essa Rita Ciabilli

XIII Municipio (Ostia) via Angelo Celli 2, c/o ufficio stato civile,

lun-ven 8:30-18:30,

sab-dom 8:30-16:30.

XVIII municipio via Aurelia n.475-479, (vicino la fermata metro A “Cornelia”)

orari: dal lunedì al venerdì 8:30-18:30

sabato e domenica 8:30-16:30

XIX municipio, S. Maria Della Pietà, padiglione 9, stanza 4,

orari: lun-Ven 8:00-13:00

giovedi 8:30-16:30

Nei comuni:

(da domenica 7/02 fino al 23/02 sono aperti 10 ore ogni giorno, 8 sabato e domenica!)

gli orari normalmente sono:dal lunedì al venerdì 8:30-18:30

sabato e domenica 8:30-16:30

Consigliamo, visto che in qualche comune potrebbe esserci uno slittamento di una mezz’ora prima o dopo, di tenerne conto, se possibile, per evitare un viaggio a vuoto.

San Cesareo

Zagarolo

Palestrina

Montecompatri

Frascati

Albano

Morlupo

Aprilia

Guidonia

Formello

Minturno (LT), presso l’ufficio elettorale

Spigno Saturnia (LT). presso l’ufficio del registro

Fonte Nuova sede del comune per servizi demografici, presso l’ufficio elettorale, via IV Novembre angolo via Nomentana

Ostia

Anagni

Sora (Fr)

Isola Liri (FR)

Labico

Ariccia p.zza S. Nicola, ufficio elettorale,

Aiutaci a raccogliere le firme!

Ma guarda questo nord di razza predona

di Lino Patruno

Quando si dice il caso. Avevano appena finito di indignarsi col Sud delle mafie, col Sud che non paga le tasse, col Sud delle truffe all’Europa, col Sud dei falsi braccianti, col Sud che è tutto una schifezza, quando si sono trovati, come si dice da noi, il morto in casa. Prima le tangenti a Milano e a Vercelli, profondo civilissimo Nord. Poi lo scandalo della Protezione civile, una Razza Padrona, Predona, Scopona che si faceva i suoi affaracci senza dar conto a nessuno. E sullo sfondo una compagnia di mariuoli, corrotti, corruttori, donnine, appalti, fuoriserie, superalberghi, vacanze da far sfigurare come un poveretto l’antesignano barese Tarantini, che pur qualche competenza in materia ce l’ha.
Ovvio che, finché qualcuno non è condannato, è innocente in tutto e per tutto. Ma il quadretto che hanno disegnato le informative dei carabinieri non lascia dubbi sull’ambientino soprattutto al Nord, dove ricordiamo cosa fu Mani Pulite, anzi molto sporche. Si erano mangiata l’Italia, un’unica grande rapina, altro che sprechi al Sud.
E le cifre impressionanti della Corte dei Conti sulla corruzione dimostrano che non è finita mai, con un danno senza pari allo Stato e all’intero Paese, dovessimo sommare cento volte tutti i Sud di questa terra. Perché quando si chiede o si accetta una mazzetta, le conseguenze sono a catena. Anzitutto si evade il fisco perché la mazzetta è in contanti, mica assegni, anche se poi si fanno beccare con i soldi nel pacchetto delle sigarette.
Poi si passa l’appalto non al più capace o all’offerta migliore, ma a chi è disposto a offrire i migliori extra. Possibile che poi chi vince senza merito realizzi non a opera d’arte, che lavori al risparmio per recuperare il costo della mazzetta, con ulteriore spesa di manutenzioni per lo Stato, cioè dei pochi fessi che pagano le tasse. E se l’opera è privata, mettiamo un edificio, il rischio non è solo un cemento meno cemento, ma anche un prezzo più alto degli appartamenti, con distorsione del mercato ed esclusione dei meno abbienti. Creando un ulteriore problema per l’ente pubblico che una casa di edilizia agevolata deve cercare di darla, ancora una volta con le tasse di tutti, anzi bisognerebbe aumentarle.
Ma non è solo tangenti. Tutto il grande sistema dei lavori per la Protezione civile, al di là dei reati da dimostrare, ha rivelato una fanghiglia («gelatina», ha detto educatamente la Procura di Firenze) di rapporti amicali, di favori, di amicizie, di appoggi, di pressioni politiche, di raccomandazioni, di volgarità telefoniche, di arroganze, di superpagate trasferte, di cene, di incentivi sessuali, di compari di merenda, foss’anche di soli compiacenti massaggi rilassanti che avrebbero finito per avvantaggiare i soliti noti: quasi esclusivamente imprese del Centro Nord. E con esclusione di quelle del Sud, fuori dal giro, troppo piccole e senza prospettiva di crescita finché escluse dai bocconi dei caimani.
E una riabilitazione, si fa per dire, del vituperato e sempre svergognato clientelismo meridionale. E altro che «familismo amorale» del Sud, qui è un buco nero di cognati, figli, fidanzate, addirittura colf. E mai premiato il talento ma chi ha più santi in paradiso, mai più efficienza dei bravi che fedeltà degli imbecilli, mai una procedura legale ma solo quelle più oliate. Sud addirittura virtuoso di fronte ai campionissimi ora scoperti, più organizzati anche in questo. E Sud costretto a ricorrere al potente locale per necessità, per poter lavorare, o poter sopravvivere, non come quest’altra Italia che pensa soltanto ad arricchirsi e arricchirsi, tranne sputare sul Sud causa di tutti i mali.
Non è il meglio questa gara al peggio. Ma non è neanche piacevole che pure in questo si tenti di spaccare in due un’Italia in cui esisterebbero soltanto il malaffare meridionale, e la criminalità organizzata meridionale, e l’antistato malavitoso meridionale che inquinano tutto il resto. Per accorgersi solo quando viene colto con le mani nel sacco qualche Pennisi, presidente della Commissione urbanistica della Milano da bere, e qualche Masoero, presidente della Provincia dell’operosa Vercelli, che nel limpidissimo Nord la delinquenza con i colletti bianchi continua a succhiare il sangue all’intero Paese, anche se la palla al piede è sempre il maledetto Sud che ora sistemiamo col federalismo, ciascuno si tiene il suo e vadano a morire ammazzati questi selvaggi e tutti gli anniversari dell’Unità d’Italia.
Non si sa quanto questo lerciume che si alza dal Paese somigli al tramonto degli imperi, la dissoluzione nei propri vizi. Ma nessuno può scagliare la prima pietra. Meno che mai quelli che agitano di continuo la vergogna meridionale e poi si trovano in casa farabutti di livello irraggiungibile finanche per il Sud.

Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno
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di Lino Patruno

Quando si dice il caso. Avevano appena finito di indignarsi col Sud delle mafie, col Sud che non paga le tasse, col Sud delle truffe all’Europa, col Sud dei falsi braccianti, col Sud che è tutto una schifezza, quando si sono trovati, come si dice da noi, il morto in casa. Prima le tangenti a Milano e a Vercelli, profondo civilissimo Nord. Poi lo scandalo della Protezione civile, una Razza Padrona, Predona, Scopona che si faceva i suoi affaracci senza dar conto a nessuno. E sullo sfondo una compagnia di mariuoli, corrotti, corruttori, donnine, appalti, fuoriserie, superalberghi, vacanze da far sfigurare come un poveretto l’antesignano barese Tarantini, che pur qualche competenza in materia ce l’ha.
Ovvio che, finché qualcuno non è condannato, è innocente in tutto e per tutto. Ma il quadretto che hanno disegnato le informative dei carabinieri non lascia dubbi sull’ambientino soprattutto al Nord, dove ricordiamo cosa fu Mani Pulite, anzi molto sporche. Si erano mangiata l’Italia, un’unica grande rapina, altro che sprechi al Sud.
E le cifre impressionanti della Corte dei Conti sulla corruzione dimostrano che non è finita mai, con un danno senza pari allo Stato e all’intero Paese, dovessimo sommare cento volte tutti i Sud di questa terra. Perché quando si chiede o si accetta una mazzetta, le conseguenze sono a catena. Anzitutto si evade il fisco perché la mazzetta è in contanti, mica assegni, anche se poi si fanno beccare con i soldi nel pacchetto delle sigarette.
Poi si passa l’appalto non al più capace o all’offerta migliore, ma a chi è disposto a offrire i migliori extra. Possibile che poi chi vince senza merito realizzi non a opera d’arte, che lavori al risparmio per recuperare il costo della mazzetta, con ulteriore spesa di manutenzioni per lo Stato, cioè dei pochi fessi che pagano le tasse. E se l’opera è privata, mettiamo un edificio, il rischio non è solo un cemento meno cemento, ma anche un prezzo più alto degli appartamenti, con distorsione del mercato ed esclusione dei meno abbienti. Creando un ulteriore problema per l’ente pubblico che una casa di edilizia agevolata deve cercare di darla, ancora una volta con le tasse di tutti, anzi bisognerebbe aumentarle.
Ma non è solo tangenti. Tutto il grande sistema dei lavori per la Protezione civile, al di là dei reati da dimostrare, ha rivelato una fanghiglia («gelatina», ha detto educatamente la Procura di Firenze) di rapporti amicali, di favori, di amicizie, di appoggi, di pressioni politiche, di raccomandazioni, di volgarità telefoniche, di arroganze, di superpagate trasferte, di cene, di incentivi sessuali, di compari di merenda, foss’anche di soli compiacenti massaggi rilassanti che avrebbero finito per avvantaggiare i soliti noti: quasi esclusivamente imprese del Centro Nord. E con esclusione di quelle del Sud, fuori dal giro, troppo piccole e senza prospettiva di crescita finché escluse dai bocconi dei caimani.
E una riabilitazione, si fa per dire, del vituperato e sempre svergognato clientelismo meridionale. E altro che «familismo amorale» del Sud, qui è un buco nero di cognati, figli, fidanzate, addirittura colf. E mai premiato il talento ma chi ha più santi in paradiso, mai più efficienza dei bravi che fedeltà degli imbecilli, mai una procedura legale ma solo quelle più oliate. Sud addirittura virtuoso di fronte ai campionissimi ora scoperti, più organizzati anche in questo. E Sud costretto a ricorrere al potente locale per necessità, per poter lavorare, o poter sopravvivere, non come quest’altra Italia che pensa soltanto ad arricchirsi e arricchirsi, tranne sputare sul Sud causa di tutti i mali.
Non è il meglio questa gara al peggio. Ma non è neanche piacevole che pure in questo si tenti di spaccare in due un’Italia in cui esisterebbero soltanto il malaffare meridionale, e la criminalità organizzata meridionale, e l’antistato malavitoso meridionale che inquinano tutto il resto. Per accorgersi solo quando viene colto con le mani nel sacco qualche Pennisi, presidente della Commissione urbanistica della Milano da bere, e qualche Masoero, presidente della Provincia dell’operosa Vercelli, che nel limpidissimo Nord la delinquenza con i colletti bianchi continua a succhiare il sangue all’intero Paese, anche se la palla al piede è sempre il maledetto Sud che ora sistemiamo col federalismo, ciascuno si tiene il suo e vadano a morire ammazzati questi selvaggi e tutti gli anniversari dell’Unità d’Italia.
Non si sa quanto questo lerciume che si alza dal Paese somigli al tramonto degli imperi, la dissoluzione nei propri vizi. Ma nessuno può scagliare la prima pietra. Meno che mai quelli che agitano di continuo la vergogna meridionale e poi si trovano in casa farabutti di livello irraggiungibile finanche per il Sud.

Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno
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