domenica 24 gennaio 2010

A Caltanissetta, cittadini in piazza a difendere i magistrati

Caltanissetta. La società civile si mobilita per dire no alla mafia. Studenti, politici ed esponenti delle associazioni di categoria questa mattina sono scesi in piazza in migliaia per dare solidarietà ai magistrati di Caltanissetta Sergio Lari, Giovanbattista Tona e Domenico Gozzo, minacciati di attentato da Cosa Nostra per le indagini delicatissime che stanno conducendo. Nel mirino della mafia anche il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, il pm Gaetano Paci e l’europarlamentare Rosario Crocetta mentre la magistratura sta indagando su un progetto per colpire il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e il giornalista Lirio Abbate. L’iniziativa, promossa dall’associazione “Scorta Civica”, da Confindustria e dal Provveditorato agli studi si è svolta in piazza Falcone e Borsellino davanti al palazzo di giustizia.


Caltanissetta, 23 gennaio 2010: al centro il Procuratore Capo Sergio Lari
(foto di Silvio Zaami)



Visibilmente emozionati, il procuratore Lari e il giudice Giovanbattista Tona sono scesi dal Palazzo di Giustizia di Caltanissetta per ringraziare personalmente quanti si sono accalcati nel piazzale antistante il Tribunale. Ai due magistrati nisseni è stata anche consegnata l’agenda rossa di Paolo Borsellino, un simbolo di verità nascoste, quasi a voler dire alla procura nissena di continuare ad indagare sulle stragi del ‘92.
“Siamo commossi per questa grande partecipazione” ha detto il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari. “Noi abbiamo la fortuna - ha continuato - di non essere commemorati ex post e questo ci riempie di gioia sotto ogni punto di vista. Non riesco a trovare neanche le parole adatte per esprimere quello che proviamo in questo momento”. Stupito ed emozionato anche il gip Tona, a Caltanissetta da 14 anni. “ Mi rendo conto che quello che oggi succede è l’espressione di una città che ha tante risorse. Devo affermare - ha detto il gip - che sono una persona molto fortunata ad aver potuto lavorare per tutti questi anni qui, a Caltanissetta, e certamente continuerò a farlo”.
Alla luce dei fatti di questi ultimi giorni, la manifestazione di oggi rappresenta un evento senza precedenti e una prima risposta della gente, scesa in piazza per dare il proprio appoggio ai tanti magistrati che si battono per quella verità e giustizia troppo spesso negate.
Maria Loi da Antimafia Duemila (23 gennaio 2010)
.
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Caltanissetta. La società civile si mobilita per dire no alla mafia. Studenti, politici ed esponenti delle associazioni di categoria questa mattina sono scesi in piazza in migliaia per dare solidarietà ai magistrati di Caltanissetta Sergio Lari, Giovanbattista Tona e Domenico Gozzo, minacciati di attentato da Cosa Nostra per le indagini delicatissime che stanno conducendo. Nel mirino della mafia anche il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, il pm Gaetano Paci e l’europarlamentare Rosario Crocetta mentre la magistratura sta indagando su un progetto per colpire il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e il giornalista Lirio Abbate. L’iniziativa, promossa dall’associazione “Scorta Civica”, da Confindustria e dal Provveditorato agli studi si è svolta in piazza Falcone e Borsellino davanti al palazzo di giustizia.


Caltanissetta, 23 gennaio 2010: al centro il Procuratore Capo Sergio Lari
(foto di Silvio Zaami)



Visibilmente emozionati, il procuratore Lari e il giudice Giovanbattista Tona sono scesi dal Palazzo di Giustizia di Caltanissetta per ringraziare personalmente quanti si sono accalcati nel piazzale antistante il Tribunale. Ai due magistrati nisseni è stata anche consegnata l’agenda rossa di Paolo Borsellino, un simbolo di verità nascoste, quasi a voler dire alla procura nissena di continuare ad indagare sulle stragi del ‘92.
“Siamo commossi per questa grande partecipazione” ha detto il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari. “Noi abbiamo la fortuna - ha continuato - di non essere commemorati ex post e questo ci riempie di gioia sotto ogni punto di vista. Non riesco a trovare neanche le parole adatte per esprimere quello che proviamo in questo momento”. Stupito ed emozionato anche il gip Tona, a Caltanissetta da 14 anni. “ Mi rendo conto che quello che oggi succede è l’espressione di una città che ha tante risorse. Devo affermare - ha detto il gip - che sono una persona molto fortunata ad aver potuto lavorare per tutti questi anni qui, a Caltanissetta, e certamente continuerò a farlo”.
Alla luce dei fatti di questi ultimi giorni, la manifestazione di oggi rappresenta un evento senza precedenti e una prima risposta della gente, scesa in piazza per dare il proprio appoggio ai tanti magistrati che si battono per quella verità e giustizia troppo spesso negate.
Maria Loi da Antimafia Duemila (23 gennaio 2010)
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La 'ndrangheta e la svolta del tritolo. Così l'altra mafia ha scelto la guerra


- di Roberto Saviano -

Chi parla di mafia diffama il Paese? Chi parla di mafia difende il Paese. Le organizzazioni criminali contano molto: solo con la coca i clan fatturano sessanta volte quanto fattura la Fiat. Calabria e Campania forniscono i più grandi mediatori mondiali per il traffico di cocaina. Si arriva a calcolare che 'ndrangheta e camorra trattano circa 600 tonnellate di coca l'anno, ed è una stima per difetto. La 'ndrangheta - come dimostrano le inchieste di Nicola Gratteri - compra coca a 2.400 euro al kilo e la rivende a 60 euro al grammo, guadagnando 60.000 euro. Quindi con meno di 2.400 euro di investimento iniziale, percepisce una entrata pulita di 57.600 euro. Basta moltiplicare questa cifra per le tonnellate di coca acquistate e distribuite da tutte le mafie italiane e diventa facile capire la quantità di denaro di cui dispongono, al netto di cemento ed estorsioni.

E raffrontarla con il peso industriale delle imprese leader - che hanno molti meno profitti - per comprendere il potere che oggi hanno realmente nel paese e in Europa le organizzazioni criminali.

Proprio dinanzi a fatti come l'attentato di Reggio Calabria diventa imperativa la necessità di capire. È la conoscenza che permette di capire cosa stia accadendo. E non raccontare questa azione come un episodio avvenuto in un altro mondo, in un altro paese. Un paese di quelli lontani dove una bomba o un morto rientrano nel quotidiano. Le organizzazioni criminali italiane quando agiscono e quando decidono di mandare un segnale, sanno perfettamente cosa fanno e dove vogliono arrivare. La bomba non è stata messa davanti a una caserma, né alla sede della Direzione Antimafia, ma alla Procura generale. Il messaggio, dunque, è rivolto alla Procura Generale. E forse - ma qui si è ancora nel territorio delle ipotesi - a Salvatore Di Landro, da poco più di un mese divenuto Procuratore generale. Da quando si è insediato, il clima non è più quello che le 'ndrine reggine conoscevano. Le cose stanno cambiando e le 'ndrine non apprezzano questo cambiamento. Preferirebbero magari che le difficoltà burocratiche e certe gestioni non proprio coraggiose del passato possano continuare. Le mafie sanno che la giustizia italiana è complicata e spesso così lenta che è come se un bambino rompesse un vaso a sei anni e la madre gli desse uno schiaffo quando ne ha compiuti trenta.


Se volessero, le cosche potrebbero far saltare in aria tutta Reggio Calabria. La 'ndrangheta possiede esplosivo c3 e c4. Decine di bazooka. Perché, allora, far esplodere una bomba artigianale davanti alla Procura, quasi fosse una lettera da imbucare? Evidentemente non volevano colpire duramente, ma lanciare un primo segnale, dare inizio a un "confronto militare". Anche l'operatività potrebbe essere stata di una sola famiglia, con una sorta di silenzio-assenso delle altre che in questo modo hanno reso il gesto collettivo.

Ora bisogna accendere una luce su ogni angolo della Procura generale, stare al fianco di chi sta attuando questo cambiamento. Capire se le 'ndrine vogliono che una corrente prevalga sull'altra. Capire, parlarne, dare visibilità alla Calabria, alle dinamiche che legano imprenditoria, criminalità, massoneria, politica in un intreccio che fattura miliardi di euro di cui nessuno viene investito in Calabria e tutti fuori. Da Montreal a Sidney. E alla solita idiozia che verrà ripetuta a chi scrive di questi temi, ossia di essere "professionisti dell'antimafia", occorre rispondere che il vero problema è che esistono troppi "dilettanti" dell'antimafia.

Le mafie stanno alzando il tiro. O almeno, si sente in diversi territori una forte tensione. Dovuta a diversi motivi, non ultima la chiusura di importanti processi, come il terzo grado del processo Spartacus di cui fra pochi giorni verrà pronunciata la sentenza. I Casalesi potrebbero agire militarmente dopo una condanna definitiva. Avevano nei loro referenti politici una sorta di garanzia che si sarebbero occupati dei loro processi. In caso di ergastoli, gli inquirenti temono risposte e l'attenzione mediatica dovrebbe essere massima, ma non lo è.

A Reggio Calabria l'arresto di Pasquale Condello, nel giugno dell'anno scorso, fatto dai Carabinieri comandati da una leggenda del contrasto alle 'ndrine, il colonnello Valerio Giardina, ha rotto gli equilibri di pace. Pasquale Condello detto "il supremo" era riuscito a mettere pace tra le 'ndrine di Reggio dopo una faida tra 1985 e il 1991 tra i De Stefano-Tegano e Condello-Imerti che aveva portato ad una mattanza di più di mille persone. Condello faceva affari ovunque: senza un suo si o un suo no nulla sarebbe potuto accadere a Reggio. Quindi è anche alla sua famiglia che bisogna guardare per capire da dove è partito l'ordine della bomba. La sua capacità di aprire verticalmente e orizzontalmente i propri affari era la garanzia di pace. All'inizio di ottobre, la famiglia Condello è persino riuscita ad ottenere la lettura delle parole di felicitazione di Benedetto XVI trasmesse nella cattedrale di Reggio Calabria da don Roberto Lodetti, parroco di Archi, agli sposi Caterina Condello e Daniele Ionetti: la prima, figlia di Pasquale; il secondo, il figlio di Alfredo Ionetti, ritenuto il tesoriere della cosca. "Increscioso e deplorevole" ha definito l'episodio il settimanale diocesano l'Avvenire di Calabria. La prassi vuole che quando gli sposi desiderano ricevere un telegramma o una pergamena del papa, ne facciano richiesta al parroco o ad un prete di loro conoscenza, il quale trasmette la richiesta all'ufficio matrimoni della Curia. Non è il telegramma a destare scandalo quanto piuttosto il via libera dato dalla Curia reggina per le nozze in cattedrale di due rampolli di una potentissima 'ndrina calabrese. Difficile credere che non si sia prestata attenzione ai cognomi dei due sposi. Anche perché Caterina Condello e Daniele Ionetti sono cugini di primo grado e il diritto canonico (art. 1091) consente un matrimonio tra consanguinei solo con motivata dispensa richiesta dal parroco e sottoscritta dal vescovo.

Il clan Condello da oltre 25 anni ha comandato a Reggio. I matrimoni dovrebbero essere molto controllati e i preti dovrebbero davvero interessarsi alla motivazione delle unioni. Nel 2003 fu sequestrata una lettera a Cesena a casa di Alfredo Ionetti, lettera scritta dalla moglie del Supremo, Maria Morabito. In questa lettera spedita a un'amica si parlava dell'altra figlia femmina, Angela: "Cara Anna (...) mia figlia ha dovuto lasciare un bel ragazzo solamente perché, nel passato, alcuni suoi parenti erano nemici di mio marito (...) Non c'è stato niente da fare, hanno dovuto smettere (...) Avevo sperato in un futuro migliore per mia figlia, che sarebbero stati bene insieme. (...) Ma dobbiamo portare la nostra croce...".

Le famiglie di Reggio vivono di questi vincoli, e spesso le prime vittime sono i familiari. In questo contesto, rompere il ruolo del sacramento religioso come patto di sangue tra mafiosi è qualcosa che solo i sacerdoti coraggiosi - e per fortuna ce ne sono - possono fare.

È importante che le istituzioni diano una risposta forte dopo la vicenda dell'attentato in Calabria. Quindi è bene che Maroni visiti Reggio, ma dovrebbe farlo anche il Ministro della Giustizia. Ai messaggi mafiosi bisogna rispondere subito, duramente, e soprattutto comprendendoli e non lasciandoli passare come un generico assalto alle istituzioni. Le mafie sanno che la più grande tragedia e la più grande festa non durano per più di cinque giorni. Quindi l'attenzione si abbassa, il giunco si cala e passa la china. Oggi la situazione storica sembra pericolosamente somigliare a quella già passata in Sicilia. Non è questo un governo con la priorità antimafia, non è questa un'opposizione con una priorità antimafia. Nonostante gli sforzi degli arresti.

Ad esempio: la legge sulle intercettazioni. Nella lotta alla mafia sono uno strumento indispensabile. E ora diviene talmente difficile poterle fare e ancora più poterle far proseguire per un tempo adeguato per ottenere dei risultati, che la macchina della giustizia viene nuovamente oberata di burocrazia, rallentata. Si rischia di privare gli inquirenti dell'unico strumento capace di stare al passo con una criminalità che dispone di ogni mezzo moderno per continuare a fare i propri interessi. Se i magistrati si trovano davanti a grossissime limitazioni nell'uso delle intercettazioni, è come se dovessero tornare a combattere con lo schioppetto contro chi possiede nel proprio armamentario ogni sofisticato dispositivo tecnologico.

L'altro problema sta in ogni disegno che cerca di accorciare i tempi processuali. Abolito il patteggiamento in appello, resta in vigore il rito abbreviato. Per un mafioso è conveniente: così - fra vari sconti e discrezionalità della pena valutata dai giudici - va a finire che spesso un boss può cavarsela con cinque anni di galera. Per lui e il suo potere non sono nulla, anzi sono quasi un regalo. E questa situazione col disegno sul processo breve cambia, ma solo in peggio.

Per i reati di mafia bisogna fare il contrario: creare un sistema più certo e più serio delle pene, tale da rendere non conveniente essere mafiosi. La pena deve essere comminata in dibattimento, senza possibilità di abbreviazione del rito. Lo stato non può rinunciare a celebrare processi regolari contro chi si macchia di certi reati e, peggio ancora, inquina il suo stesso funzionamento. Non si tratta di giustizialismo, ma semplicemente dell'esigenza che una condanna equa scaturisca da un processo fatto come si deve.

Questo governo agisce soprattutto a livello di ordine pubblico. In primo luogo con gli arresti, che divengono l'unica prova dell'efficacia della lotta alla mafia. Ma l'esecutivo non ha approntato strumenti per colpire il punto nevralgico delle organizzazioni criminali: la loro forza economica. Sì certo, i sequestri di beni ci sono, ma i sequestri dei beni materiali sono il risultato di imprese che invece ancora proliferano e di un sistema economico che non è stato affatto aggredito. Sul piano legislativo sarebbe gravissimo reimmettere all'asta i beni dei mafiosi. Li acquisterebbero di nuovo. Lo scudo fiscale per le mafie è un favore. E questa è la valutazione di moltissimi investigatori antimafia. Bisogna fare invece altro. Intervenire sul piano legislativo altrove. Cominciare col mettere uno spartiacque tra i reati comuni e quelli della criminalità organizzata. Ma bisogna anche smettere una volta per tutte di definire "diffamatori" coloro che accendono una luce sui fenomeni di mafia. Anche perché non è purtroppo con l'episodio di Reggio che si chiude una vicenda. Questo è soltanto l'inizio.

Fonte: RobertoSaviano.it
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- di Roberto Saviano -

Chi parla di mafia diffama il Paese? Chi parla di mafia difende il Paese. Le organizzazioni criminali contano molto: solo con la coca i clan fatturano sessanta volte quanto fattura la Fiat. Calabria e Campania forniscono i più grandi mediatori mondiali per il traffico di cocaina. Si arriva a calcolare che 'ndrangheta e camorra trattano circa 600 tonnellate di coca l'anno, ed è una stima per difetto. La 'ndrangheta - come dimostrano le inchieste di Nicola Gratteri - compra coca a 2.400 euro al kilo e la rivende a 60 euro al grammo, guadagnando 60.000 euro. Quindi con meno di 2.400 euro di investimento iniziale, percepisce una entrata pulita di 57.600 euro. Basta moltiplicare questa cifra per le tonnellate di coca acquistate e distribuite da tutte le mafie italiane e diventa facile capire la quantità di denaro di cui dispongono, al netto di cemento ed estorsioni.

E raffrontarla con il peso industriale delle imprese leader - che hanno molti meno profitti - per comprendere il potere che oggi hanno realmente nel paese e in Europa le organizzazioni criminali.

Proprio dinanzi a fatti come l'attentato di Reggio Calabria diventa imperativa la necessità di capire. È la conoscenza che permette di capire cosa stia accadendo. E non raccontare questa azione come un episodio avvenuto in un altro mondo, in un altro paese. Un paese di quelli lontani dove una bomba o un morto rientrano nel quotidiano. Le organizzazioni criminali italiane quando agiscono e quando decidono di mandare un segnale, sanno perfettamente cosa fanno e dove vogliono arrivare. La bomba non è stata messa davanti a una caserma, né alla sede della Direzione Antimafia, ma alla Procura generale. Il messaggio, dunque, è rivolto alla Procura Generale. E forse - ma qui si è ancora nel territorio delle ipotesi - a Salvatore Di Landro, da poco più di un mese divenuto Procuratore generale. Da quando si è insediato, il clima non è più quello che le 'ndrine reggine conoscevano. Le cose stanno cambiando e le 'ndrine non apprezzano questo cambiamento. Preferirebbero magari che le difficoltà burocratiche e certe gestioni non proprio coraggiose del passato possano continuare. Le mafie sanno che la giustizia italiana è complicata e spesso così lenta che è come se un bambino rompesse un vaso a sei anni e la madre gli desse uno schiaffo quando ne ha compiuti trenta.


Se volessero, le cosche potrebbero far saltare in aria tutta Reggio Calabria. La 'ndrangheta possiede esplosivo c3 e c4. Decine di bazooka. Perché, allora, far esplodere una bomba artigianale davanti alla Procura, quasi fosse una lettera da imbucare? Evidentemente non volevano colpire duramente, ma lanciare un primo segnale, dare inizio a un "confronto militare". Anche l'operatività potrebbe essere stata di una sola famiglia, con una sorta di silenzio-assenso delle altre che in questo modo hanno reso il gesto collettivo.

Ora bisogna accendere una luce su ogni angolo della Procura generale, stare al fianco di chi sta attuando questo cambiamento. Capire se le 'ndrine vogliono che una corrente prevalga sull'altra. Capire, parlarne, dare visibilità alla Calabria, alle dinamiche che legano imprenditoria, criminalità, massoneria, politica in un intreccio che fattura miliardi di euro di cui nessuno viene investito in Calabria e tutti fuori. Da Montreal a Sidney. E alla solita idiozia che verrà ripetuta a chi scrive di questi temi, ossia di essere "professionisti dell'antimafia", occorre rispondere che il vero problema è che esistono troppi "dilettanti" dell'antimafia.

Le mafie stanno alzando il tiro. O almeno, si sente in diversi territori una forte tensione. Dovuta a diversi motivi, non ultima la chiusura di importanti processi, come il terzo grado del processo Spartacus di cui fra pochi giorni verrà pronunciata la sentenza. I Casalesi potrebbero agire militarmente dopo una condanna definitiva. Avevano nei loro referenti politici una sorta di garanzia che si sarebbero occupati dei loro processi. In caso di ergastoli, gli inquirenti temono risposte e l'attenzione mediatica dovrebbe essere massima, ma non lo è.

A Reggio Calabria l'arresto di Pasquale Condello, nel giugno dell'anno scorso, fatto dai Carabinieri comandati da una leggenda del contrasto alle 'ndrine, il colonnello Valerio Giardina, ha rotto gli equilibri di pace. Pasquale Condello detto "il supremo" era riuscito a mettere pace tra le 'ndrine di Reggio dopo una faida tra 1985 e il 1991 tra i De Stefano-Tegano e Condello-Imerti che aveva portato ad una mattanza di più di mille persone. Condello faceva affari ovunque: senza un suo si o un suo no nulla sarebbe potuto accadere a Reggio. Quindi è anche alla sua famiglia che bisogna guardare per capire da dove è partito l'ordine della bomba. La sua capacità di aprire verticalmente e orizzontalmente i propri affari era la garanzia di pace. All'inizio di ottobre, la famiglia Condello è persino riuscita ad ottenere la lettura delle parole di felicitazione di Benedetto XVI trasmesse nella cattedrale di Reggio Calabria da don Roberto Lodetti, parroco di Archi, agli sposi Caterina Condello e Daniele Ionetti: la prima, figlia di Pasquale; il secondo, il figlio di Alfredo Ionetti, ritenuto il tesoriere della cosca. "Increscioso e deplorevole" ha definito l'episodio il settimanale diocesano l'Avvenire di Calabria. La prassi vuole che quando gli sposi desiderano ricevere un telegramma o una pergamena del papa, ne facciano richiesta al parroco o ad un prete di loro conoscenza, il quale trasmette la richiesta all'ufficio matrimoni della Curia. Non è il telegramma a destare scandalo quanto piuttosto il via libera dato dalla Curia reggina per le nozze in cattedrale di due rampolli di una potentissima 'ndrina calabrese. Difficile credere che non si sia prestata attenzione ai cognomi dei due sposi. Anche perché Caterina Condello e Daniele Ionetti sono cugini di primo grado e il diritto canonico (art. 1091) consente un matrimonio tra consanguinei solo con motivata dispensa richiesta dal parroco e sottoscritta dal vescovo.

Il clan Condello da oltre 25 anni ha comandato a Reggio. I matrimoni dovrebbero essere molto controllati e i preti dovrebbero davvero interessarsi alla motivazione delle unioni. Nel 2003 fu sequestrata una lettera a Cesena a casa di Alfredo Ionetti, lettera scritta dalla moglie del Supremo, Maria Morabito. In questa lettera spedita a un'amica si parlava dell'altra figlia femmina, Angela: "Cara Anna (...) mia figlia ha dovuto lasciare un bel ragazzo solamente perché, nel passato, alcuni suoi parenti erano nemici di mio marito (...) Non c'è stato niente da fare, hanno dovuto smettere (...) Avevo sperato in un futuro migliore per mia figlia, che sarebbero stati bene insieme. (...) Ma dobbiamo portare la nostra croce...".

Le famiglie di Reggio vivono di questi vincoli, e spesso le prime vittime sono i familiari. In questo contesto, rompere il ruolo del sacramento religioso come patto di sangue tra mafiosi è qualcosa che solo i sacerdoti coraggiosi - e per fortuna ce ne sono - possono fare.

È importante che le istituzioni diano una risposta forte dopo la vicenda dell'attentato in Calabria. Quindi è bene che Maroni visiti Reggio, ma dovrebbe farlo anche il Ministro della Giustizia. Ai messaggi mafiosi bisogna rispondere subito, duramente, e soprattutto comprendendoli e non lasciandoli passare come un generico assalto alle istituzioni. Le mafie sanno che la più grande tragedia e la più grande festa non durano per più di cinque giorni. Quindi l'attenzione si abbassa, il giunco si cala e passa la china. Oggi la situazione storica sembra pericolosamente somigliare a quella già passata in Sicilia. Non è questo un governo con la priorità antimafia, non è questa un'opposizione con una priorità antimafia. Nonostante gli sforzi degli arresti.

Ad esempio: la legge sulle intercettazioni. Nella lotta alla mafia sono uno strumento indispensabile. E ora diviene talmente difficile poterle fare e ancora più poterle far proseguire per un tempo adeguato per ottenere dei risultati, che la macchina della giustizia viene nuovamente oberata di burocrazia, rallentata. Si rischia di privare gli inquirenti dell'unico strumento capace di stare al passo con una criminalità che dispone di ogni mezzo moderno per continuare a fare i propri interessi. Se i magistrati si trovano davanti a grossissime limitazioni nell'uso delle intercettazioni, è come se dovessero tornare a combattere con lo schioppetto contro chi possiede nel proprio armamentario ogni sofisticato dispositivo tecnologico.

L'altro problema sta in ogni disegno che cerca di accorciare i tempi processuali. Abolito il patteggiamento in appello, resta in vigore il rito abbreviato. Per un mafioso è conveniente: così - fra vari sconti e discrezionalità della pena valutata dai giudici - va a finire che spesso un boss può cavarsela con cinque anni di galera. Per lui e il suo potere non sono nulla, anzi sono quasi un regalo. E questa situazione col disegno sul processo breve cambia, ma solo in peggio.

Per i reati di mafia bisogna fare il contrario: creare un sistema più certo e più serio delle pene, tale da rendere non conveniente essere mafiosi. La pena deve essere comminata in dibattimento, senza possibilità di abbreviazione del rito. Lo stato non può rinunciare a celebrare processi regolari contro chi si macchia di certi reati e, peggio ancora, inquina il suo stesso funzionamento. Non si tratta di giustizialismo, ma semplicemente dell'esigenza che una condanna equa scaturisca da un processo fatto come si deve.

Questo governo agisce soprattutto a livello di ordine pubblico. In primo luogo con gli arresti, che divengono l'unica prova dell'efficacia della lotta alla mafia. Ma l'esecutivo non ha approntato strumenti per colpire il punto nevralgico delle organizzazioni criminali: la loro forza economica. Sì certo, i sequestri di beni ci sono, ma i sequestri dei beni materiali sono il risultato di imprese che invece ancora proliferano e di un sistema economico che non è stato affatto aggredito. Sul piano legislativo sarebbe gravissimo reimmettere all'asta i beni dei mafiosi. Li acquisterebbero di nuovo. Lo scudo fiscale per le mafie è un favore. E questa è la valutazione di moltissimi investigatori antimafia. Bisogna fare invece altro. Intervenire sul piano legislativo altrove. Cominciare col mettere uno spartiacque tra i reati comuni e quelli della criminalità organizzata. Ma bisogna anche smettere una volta per tutte di definire "diffamatori" coloro che accendono una luce sui fenomeni di mafia. Anche perché non è purtroppo con l'episodio di Reggio che si chiude una vicenda. Questo è soltanto l'inizio.

Fonte: RobertoSaviano.it
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Centrali nucleari e salute. Nelle vicinanze degli impianti aumentano cancro e leucemie nei bambini



Pochi giorni fa il Governo ha indicato i criteri per l’ubicazione delle centrali nucleari. Chi se le ritroverà vicino a casa, sappia che costituiscono un rischio per la salute.

Aumentano le leucemie e i casi di cancro, almeno nei bambini. Non c’è bisogno di incidenti: capita attorno a tutti gli impianti, anche quando funzionano benissimo.

Lo dice la rivista scientifica Enrvonmental Health, che ha ripreso ed esaminato tutti gli studi effettuati in materia, ipotizzando anche quale potrebbe essere la causa.

L’articolo di Enrivonmental Health è stato pubblicato in settembre. Fra le ricerche che esso considera, è particolarmente famosa quella del 2008 commissionata dal Governo tedesco e conosciuta come KKK (Kinderkrebs in der Umgebung von KernKraftwerken, cioè “Cancro nei bambini nelle vicinanze degli impianti nucleari”).

La ricerca tedesca mostrava un significativo aumento di cancro (più 54%) e leucemie (più 76%) nei bambini con meno di 5 anni nel raggio di 15 chilometri dalle centrali nucleari.

Esistono anche ricerche molto più tranquillizzanti ed altre che hanno mostrato risultati analoghi. Tutte sono state prese in esame dall’articolo.

Ebbene, dopo aver pesato, visto e considerato ogni aspetto di queste ricerche, secondo Environmental Health l’aumento dei tumori e delle leucemie nei bambini emerge ogni qual volta i criteri di indagine sono accurati e il campione preso in esame è significativo.

Dunque le centrali nucleari costituiscono un rischio anche quando non si verificano incidenti. Perchè?

Le emissioni radioattive delle centrali nucleari sono basse, e ritenute non rischiose per la salute. Però esistono, dice Enviromnental Ealth: sono assorbite dalla madre ed incorporate dall’embrione.

La rivista ipotizza che i tessuti dei feti e dei neonati abbiano una sensibilità alle radiazioni superiore a quella finora stimata: potrebbe essere questa la spiegazione della più alta incidenza di cancro e leucemie infantili accanto alle centrali nucleari.

Su Environmental Health i casi di cancro nei bambini nelle vicinanze delle centrali nucleari

Via Scienziato Preoccupato

Fonte: blogeko.it

Foto Flickr
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Pochi giorni fa il Governo ha indicato i criteri per l’ubicazione delle centrali nucleari. Chi se le ritroverà vicino a casa, sappia che costituiscono un rischio per la salute.

Aumentano le leucemie e i casi di cancro, almeno nei bambini. Non c’è bisogno di incidenti: capita attorno a tutti gli impianti, anche quando funzionano benissimo.

Lo dice la rivista scientifica Enrvonmental Health, che ha ripreso ed esaminato tutti gli studi effettuati in materia, ipotizzando anche quale potrebbe essere la causa.

L’articolo di Enrivonmental Health è stato pubblicato in settembre. Fra le ricerche che esso considera, è particolarmente famosa quella del 2008 commissionata dal Governo tedesco e conosciuta come KKK (Kinderkrebs in der Umgebung von KernKraftwerken, cioè “Cancro nei bambini nelle vicinanze degli impianti nucleari”).

La ricerca tedesca mostrava un significativo aumento di cancro (più 54%) e leucemie (più 76%) nei bambini con meno di 5 anni nel raggio di 15 chilometri dalle centrali nucleari.

Esistono anche ricerche molto più tranquillizzanti ed altre che hanno mostrato risultati analoghi. Tutte sono state prese in esame dall’articolo.

Ebbene, dopo aver pesato, visto e considerato ogni aspetto di queste ricerche, secondo Environmental Health l’aumento dei tumori e delle leucemie nei bambini emerge ogni qual volta i criteri di indagine sono accurati e il campione preso in esame è significativo.

Dunque le centrali nucleari costituiscono un rischio anche quando non si verificano incidenti. Perchè?

Le emissioni radioattive delle centrali nucleari sono basse, e ritenute non rischiose per la salute. Però esistono, dice Enviromnental Ealth: sono assorbite dalla madre ed incorporate dall’embrione.

La rivista ipotizza che i tessuti dei feti e dei neonati abbiano una sensibilità alle radiazioni superiore a quella finora stimata: potrebbe essere questa la spiegazione della più alta incidenza di cancro e leucemie infantili accanto alle centrali nucleari.

Su Environmental Health i casi di cancro nei bambini nelle vicinanze delle centrali nucleari

Via Scienziato Preoccupato

Fonte: blogeko.it

Foto Flickr

sabato 23 gennaio 2010

GRAVE LUTTO PER IL MONDO DUOSICILIANO



IL COMPATRIOTA MARCHESE MARIO MOCCIA DI MONTEMALO HA LASCIATO QUESTA TERRA.ONORE A LUI NEL RICORDO DELLE COMUNI BATTAGLIE.

PORGIAMO LE NOSTRE SINCERE CONDOGLIANZE ALLA FAMIGLIA.

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IL COMPATRIOTA MARCHESE MARIO MOCCIA DI MONTEMALO HA LASCIATO QUESTA TERRA.ONORE A LUI NEL RICORDO DELLE COMUNI BATTAGLIE.

PORGIAMO LE NOSTRE SINCERE CONDOGLIANZE ALLA FAMIGLIA.

Lettera a Mario Cervi



Di
Ubaldo Sterlicchio.

Per opportuna e doverosa conoscenza, riporto, qui di seguito, la mia lettera a Cervi, in risposta al suo ultimo articolo sul risorgimento, che gli ho inviato tramite il direttore de Il Giornale (
direttoreweb@ilgiornale.it).

"""Egregio dottor Cervi,

se lo tenga pure quel “disastro storico” per l’Italia e, soprattutto, quello “stupro” per il Sud, che Lei chiama risorgimento!

Se li tenga pure i Suoi “padri della patria” che unificarono la penisola “contro” gli italiani.

Sì, perché Cavour, Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele II, combattendo la Chiesa e la stessa religione cattolica, come Lei peraltro riconosce, unificarono la penisola con la forza delle armi, contro la volontà della maggioranza degli italiani, calpestando secoli di tradizioni, di cultura, di civiltà giuridica, di storia. In tal senso, fu sì un “risorgimento”, ma del paganesimo e della barbarie, realizzato attraverso corruzione, tradimenti, violenze, devastazioni, massacri, profanazioni, saccheggi, ruberie, intrallazzi e nefandezze d’ogni sorta.

Voglio ricordarLe, a tale riguardo, un’affermazione del compianto Indro Montanelli, che più o meno diceva così: «l’Italia di oggi, legittima o bastarda, è pur sempre figlia dell’Italia di ieri»; e l’intero Suo articolo ne è una conferma: una pianta malata (il risorgimento) ha potuto produrre solo frutti malati (le repressioni brutali, le patetiche guerre coloniali, le due guerre mondiali, il fascismo, le due guerre civili, il terrorismo rosso ed il terrorismo nero, la corruzione, gli scandali, le ruberie, etc...).

Ma c’è di più.

Garibaldi, Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele II sono stati i più acerrimi nemici del Sud d’Italia e del suo popolo e noi meridionali stiamo ancora pagando per gli immensi guasti da costoro provocati. Per tutti noi meridionali, festeggiare il risorgimento, celebrandone gli artefici, è come se gli ebrei festeggiassero l’Olocausto, osannando Hitler e i criminali nazisti che li hanno sterminati.

Infatti, la rovina dell’antico, ricco, prospero e pacifico Regno delle Due Sicilie è cominciata proprio in quel maledetto anno 1860, allorquando, con l’arrivo di Garibaldi e dei suoi compagni di merenda, ha perso la propria indipendenza. A seguito della violenta invasione e della brutale annessione manu militari, il Sud è stato saccheggiato, devastato e ridotto al rango di semplice "colonia" del Nord! Il suo popolo è stato massacrato (lasciando sul campo 1 milione di morti, ammazzati dai “fratelli d’Italia” in battaglie campali, con la repressione dell'insorgenza popolare – bollata dispregiativamente con il termine di "brigantaggio" – con le indiscriminate fucilazioni in massa, nonché nei campi di sterminio), ridotto alla fame e, quindi, costretto ad emigrare (non meno di 26 milioni di meridionali, dal momento della conquista piemontese ad oggi, hanno dovuto abbandonare la propria Patria).

Fu allora che nacque la c.d. “Questione Meridionale”, tuttora irrisolta.

Non è cosa onesta, quindi, dimenticare, ma occorre far conoscere a tutti gli italiani la verità – anche se scomoda – per togliere la cappa di menzogna che grava ancora sugli eventi che portarono alla conquista del Sud. E la Verità deve essere conosciuta appieno soprattutto dai giovani, smettendola di raccontare loro la solita favoletta risorgimentale, secondo la quale il Sud era “arretrato” e che Garibaldi & company sono venuti a “liberarci” dalla tirannide borbonica. Ingannare i nostri ragazzi (come lo siamo stati noi adulti quando eravamo studenti!) con queste colossali fandonie è altamente diseducativo.

Si faccia, quindi, prevalere l’onestà intellettuale e si chiamino le cose con i loro veri nomi: una strage è una strage, un assassino è un assassino, un ladro è un ladro.

Lo Stato italiano e tutti coloro (compresi quei meridionali ignoranti o in malafede) che vogliono “celebrare” quel risorgimento ed “osannare” i suoi artefici, sono contro il Sud ed il suo popolo.

Se, al contrario, si vuole davvero fare l'Unità d'Italia (quella spirituale e morale, oltre che territoriale), non la si può fondare sulle falsità, sulle ipocrisie, sulle menzogne, sulle stragi impunite e pure negate, sulla corruzione, sulle rapine e sui saccheggi.

Le bugie non portano da nessuna parte!

Egregio dottor Cervi,

per quanto ho evidenziato, noi meridionali non possiamo guardare al risorgimento per ritrovare la “nostra” Patria; un popolo non può prendersi in giro sulla propria storia!

E se vogliamo che l’Italia diventi finalmente un paese “normale”, dobbiamo partire proprio da qui. Basta con le ipocrisie e con le menzogne: il Sud d'Italia, in particolare, ha bisogno di ritrovare quella giustizia e quella dignità che i vincitori del 1860-61 gli hanno negato per esaltare la corruzione, il tradimento, la falsità.

E la giustizia verso il Sud deve cominciare proprio dalle verità della Storia.

Ripartiamo allora dalla storia d'Italia, ma da quella “vera”, cioè quella basata su documenti inoppugnabili, non sulle solite storielle risorgimentaliste inventate di sana pianta e raccontateci fino alla noia, per ben 150 anni, da storiografi prezzolati, che hanno voluto solo compiacere al vincitore sabaudo-piemontese.

Solamente allora tutti gli italiani – dalle Alpi a Pantelleria – potranno avere una memoria condivisa!


Distinti saluti, Ubaldo Sterlicchio.


21 gennaio 2010."""

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Di
Ubaldo Sterlicchio.

Per opportuna e doverosa conoscenza, riporto, qui di seguito, la mia lettera a Cervi, in risposta al suo ultimo articolo sul risorgimento, che gli ho inviato tramite il direttore de Il Giornale (
direttoreweb@ilgiornale.it).

"""Egregio dottor Cervi,

se lo tenga pure quel “disastro storico” per l’Italia e, soprattutto, quello “stupro” per il Sud, che Lei chiama risorgimento!

Se li tenga pure i Suoi “padri della patria” che unificarono la penisola “contro” gli italiani.

Sì, perché Cavour, Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele II, combattendo la Chiesa e la stessa religione cattolica, come Lei peraltro riconosce, unificarono la penisola con la forza delle armi, contro la volontà della maggioranza degli italiani, calpestando secoli di tradizioni, di cultura, di civiltà giuridica, di storia. In tal senso, fu sì un “risorgimento”, ma del paganesimo e della barbarie, realizzato attraverso corruzione, tradimenti, violenze, devastazioni, massacri, profanazioni, saccheggi, ruberie, intrallazzi e nefandezze d’ogni sorta.

Voglio ricordarLe, a tale riguardo, un’affermazione del compianto Indro Montanelli, che più o meno diceva così: «l’Italia di oggi, legittima o bastarda, è pur sempre figlia dell’Italia di ieri»; e l’intero Suo articolo ne è una conferma: una pianta malata (il risorgimento) ha potuto produrre solo frutti malati (le repressioni brutali, le patetiche guerre coloniali, le due guerre mondiali, il fascismo, le due guerre civili, il terrorismo rosso ed il terrorismo nero, la corruzione, gli scandali, le ruberie, etc...).

Ma c’è di più.

Garibaldi, Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele II sono stati i più acerrimi nemici del Sud d’Italia e del suo popolo e noi meridionali stiamo ancora pagando per gli immensi guasti da costoro provocati. Per tutti noi meridionali, festeggiare il risorgimento, celebrandone gli artefici, è come se gli ebrei festeggiassero l’Olocausto, osannando Hitler e i criminali nazisti che li hanno sterminati.

Infatti, la rovina dell’antico, ricco, prospero e pacifico Regno delle Due Sicilie è cominciata proprio in quel maledetto anno 1860, allorquando, con l’arrivo di Garibaldi e dei suoi compagni di merenda, ha perso la propria indipendenza. A seguito della violenta invasione e della brutale annessione manu militari, il Sud è stato saccheggiato, devastato e ridotto al rango di semplice "colonia" del Nord! Il suo popolo è stato massacrato (lasciando sul campo 1 milione di morti, ammazzati dai “fratelli d’Italia” in battaglie campali, con la repressione dell'insorgenza popolare – bollata dispregiativamente con il termine di "brigantaggio" – con le indiscriminate fucilazioni in massa, nonché nei campi di sterminio), ridotto alla fame e, quindi, costretto ad emigrare (non meno di 26 milioni di meridionali, dal momento della conquista piemontese ad oggi, hanno dovuto abbandonare la propria Patria).

Fu allora che nacque la c.d. “Questione Meridionale”, tuttora irrisolta.

Non è cosa onesta, quindi, dimenticare, ma occorre far conoscere a tutti gli italiani la verità – anche se scomoda – per togliere la cappa di menzogna che grava ancora sugli eventi che portarono alla conquista del Sud. E la Verità deve essere conosciuta appieno soprattutto dai giovani, smettendola di raccontare loro la solita favoletta risorgimentale, secondo la quale il Sud era “arretrato” e che Garibaldi & company sono venuti a “liberarci” dalla tirannide borbonica. Ingannare i nostri ragazzi (come lo siamo stati noi adulti quando eravamo studenti!) con queste colossali fandonie è altamente diseducativo.

Si faccia, quindi, prevalere l’onestà intellettuale e si chiamino le cose con i loro veri nomi: una strage è una strage, un assassino è un assassino, un ladro è un ladro.

Lo Stato italiano e tutti coloro (compresi quei meridionali ignoranti o in malafede) che vogliono “celebrare” quel risorgimento ed “osannare” i suoi artefici, sono contro il Sud ed il suo popolo.

Se, al contrario, si vuole davvero fare l'Unità d'Italia (quella spirituale e morale, oltre che territoriale), non la si può fondare sulle falsità, sulle ipocrisie, sulle menzogne, sulle stragi impunite e pure negate, sulla corruzione, sulle rapine e sui saccheggi.

Le bugie non portano da nessuna parte!

Egregio dottor Cervi,

per quanto ho evidenziato, noi meridionali non possiamo guardare al risorgimento per ritrovare la “nostra” Patria; un popolo non può prendersi in giro sulla propria storia!

E se vogliamo che l’Italia diventi finalmente un paese “normale”, dobbiamo partire proprio da qui. Basta con le ipocrisie e con le menzogne: il Sud d'Italia, in particolare, ha bisogno di ritrovare quella giustizia e quella dignità che i vincitori del 1860-61 gli hanno negato per esaltare la corruzione, il tradimento, la falsità.

E la giustizia verso il Sud deve cominciare proprio dalle verità della Storia.

Ripartiamo allora dalla storia d'Italia, ma da quella “vera”, cioè quella basata su documenti inoppugnabili, non sulle solite storielle risorgimentaliste inventate di sana pianta e raccontateci fino alla noia, per ben 150 anni, da storiografi prezzolati, che hanno voluto solo compiacere al vincitore sabaudo-piemontese.

Solamente allora tutti gli italiani – dalle Alpi a Pantelleria – potranno avere una memoria condivisa!


Distinti saluti, Ubaldo Sterlicchio.


21 gennaio 2010."""

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TUTELIAMO LA NOSTRA MOZZARELLA


Di fronte all'ennesimo attacco ad uno dei prodotti più rappresentativi e importanti dell'economia campana, la mozzarella di bufala, il Movimento Neoborbonico " ha incaricato alcuni laboratori chimici-alimentari di esaminare alcuni campioni di parmigiano reggiano e di mozzarelle industriali prodotte al Nord per verificare l'attendibilità e la tracciabilità degli ingredienti.

Al di là di colpe ancora tutte da dimostrare (ed eventualmente da punire in maniera severa), il ministro leghista Luca Zaia ha arrecato pregiudizialmente gravi danni all'immagine della mozzarella di bufala campana con le accuse legate alla percentuale di latte vaccino e non bufalino nei campioni analizzati. Dopo i recenti e in gran parte ingiustificati attacchi di qualche mese fa, ancora una volta la Campania e il Sud sono al centro di polemiche che, in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, sono immotivate e pretestuose, nella totale assenza di classi dirigenti locali che sappiano realmente e concretamente difendere i nostri interessi. Del caso è stata anche interessata la Commissione Agricoltura Industria e Commercio del neonato "Parlamento delle Due Sicilie” per la più opportuna tutela in chiave istituzionale.

ASSOCIAZIONE CULTURALE NEOBORBONICA
Ufficio Stampa
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Di fronte all'ennesimo attacco ad uno dei prodotti più rappresentativi e importanti dell'economia campana, la mozzarella di bufala, il Movimento Neoborbonico " ha incaricato alcuni laboratori chimici-alimentari di esaminare alcuni campioni di parmigiano reggiano e di mozzarelle industriali prodotte al Nord per verificare l'attendibilità e la tracciabilità degli ingredienti.

Al di là di colpe ancora tutte da dimostrare (ed eventualmente da punire in maniera severa), il ministro leghista Luca Zaia ha arrecato pregiudizialmente gravi danni all'immagine della mozzarella di bufala campana con le accuse legate alla percentuale di latte vaccino e non bufalino nei campioni analizzati. Dopo i recenti e in gran parte ingiustificati attacchi di qualche mese fa, ancora una volta la Campania e il Sud sono al centro di polemiche che, in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, sono immotivate e pretestuose, nella totale assenza di classi dirigenti locali che sappiano realmente e concretamente difendere i nostri interessi. Del caso è stata anche interessata la Commissione Agricoltura Industria e Commercio del neonato "Parlamento delle Due Sicilie” per la più opportuna tutela in chiave istituzionale.

ASSOCIAZIONE CULTURALE NEOBORBONICA
Ufficio Stampa
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Il Partito del Sud a sostegno delle iniziative di Oceanus per la bonifica a Pianura


Il Partito del Sud appoggia l'iniziativa di Oceanus sulla necessità di bonifica per l'area di Pianura con la discarica di Contrada Pisani e sulla richiesta danni ai colpevoli in un processo in cui Oceanus si costituirà parte civile ed invita le altre associzioni o singoli cittadini ad unirsi.

Oceanus è un'organizzazione onlus che ha come obiettivo principale la promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica finalizzata alla conservazione degli ecosistemi acquatici minacciati, delle specie acquatiche a rischio e le relative interazioni con le attività umane. Inoltre il gruppo di ricerca Oceanus è sempre sollecito ad accogliere e render propria qualsiasi iniziativa per sensibilizzare la coscienza pubblica verso problematiche ecologiche e socio-economiche, quasi sempre interdipendenti, al fine di favorire il dialogo tra le civiltà.

Noi con Oceanus chiediamo che venga avviato un serio progetto di bonifica dell'area e che i responsabili dello sversamento illegale di rifiuti tossici e nocivi nella discarica di Contrada Pisani, vengano citati in giudizio per DISASTRO COLPOSO.
I presunti colpevoli sono in gran parte aziende del Nord Italia che hanno utilizzato tale discarica come pattumiera di rifiuti legali e soprattutto ILLEGALI provocando un'aumento delle patologie tumorali nella zona.

Invitiamo tutti gli amici e simpatizzanti del Partito del Sud, i napoletani e tutti i meridionali e meridionalisti a diffondere in rete la notizia, c'è un gruppo e una cause su Facebook:

http://www.facebook.com/group.php?gid=200995986688&ref=ts
http://apps.facebook.com/causes/412178?m=7cde5886

Inoltre è possibile firmare la petizione online:

http://www.thepetitionsite.com/1/waiting-for-landreclamation-people-die

oppure contattare il referente più vicino del Partito del Sud (www.partitodelsud.it) per firmare quella cartacea.

Enzo Riccio
Segretario Organizzativo Nazionale
PARTITO DEL SUD
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Il Partito del Sud appoggia l'iniziativa di Oceanus sulla necessità di bonifica per l'area di Pianura con la discarica di Contrada Pisani e sulla richiesta danni ai colpevoli in un processo in cui Oceanus si costituirà parte civile ed invita le altre associzioni o singoli cittadini ad unirsi.

Oceanus è un'organizzazione onlus che ha come obiettivo principale la promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica finalizzata alla conservazione degli ecosistemi acquatici minacciati, delle specie acquatiche a rischio e le relative interazioni con le attività umane. Inoltre il gruppo di ricerca Oceanus è sempre sollecito ad accogliere e render propria qualsiasi iniziativa per sensibilizzare la coscienza pubblica verso problematiche ecologiche e socio-economiche, quasi sempre interdipendenti, al fine di favorire il dialogo tra le civiltà.

Noi con Oceanus chiediamo che venga avviato un serio progetto di bonifica dell'area e che i responsabili dello sversamento illegale di rifiuti tossici e nocivi nella discarica di Contrada Pisani, vengano citati in giudizio per DISASTRO COLPOSO.
I presunti colpevoli sono in gran parte aziende del Nord Italia che hanno utilizzato tale discarica come pattumiera di rifiuti legali e soprattutto ILLEGALI provocando un'aumento delle patologie tumorali nella zona.

Invitiamo tutti gli amici e simpatizzanti del Partito del Sud, i napoletani e tutti i meridionali e meridionalisti a diffondere in rete la notizia, c'è un gruppo e una cause su Facebook:

http://www.facebook.com/group.php?gid=200995986688&ref=ts
http://apps.facebook.com/causes/412178?m=7cde5886

Inoltre è possibile firmare la petizione online:

http://www.thepetitionsite.com/1/waiting-for-landreclamation-people-die

oppure contattare il referente più vicino del Partito del Sud (www.partitodelsud.it) per firmare quella cartacea.

Enzo Riccio
Segretario Organizzativo Nazionale
PARTITO DEL SUD
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Studenti a Rosarno per il No mafia day



di Giuseppe Lacquaniti

Rosarno
Domani in città è prevista una grande concentrazione di studenti, provenienti da ogni parte della Calabria, che prenderanno parte al No mafia day, una manifestazione organizzata dallo stesso comitato spontaneo di giovani che hanno già dato vita alla fiaccolata per la legalità dopo la bomba alla Procura di Reggio.
«Il comitato – spiegano Anna Leonardi e Francesca Chiappetta – si è proposto di organizzare una manifestazione apolitica e apartitica, rivolta ai cittadini calabresi e non, ed ha l'intento di rappresentare la parte pulita della Calabria, composta da un popolo che dice "No" alla mafia non solo intesa come organizzazione criminale ma anche come cultura mafiosa».
Il raduno avverrà presso la stazione ferroviaria e alle 11 il corteo muoverà verso il centro, fino a piazza Valarioti, dove si terrà un sit-in. Tra le numerose organizzazioni e associazioni invitate hanno sinora aderito ufficialmente: daSud onlus, Calabria etnica, Gruppo Zero, Sismi, Gianluca Congiusta onlus, il cantautore Nino Forestieri (le cui canzoni saranno utilizzate come colonna sonora della manifestazione).
E oggi pomeriggio visita in Municipio della delegazione dei Socialisti&Democratici (S&D) del Parlamento europeo. Accolti dalla Commissione straordinaria, guidata dal prefetto Domenico Bagnato, gli europarlamentari (Stavros Lambridis, vice presidente del Parlamento europeo; Veronique De Keyser, vice presidente del Gruppo S&D; Rita Borsellino e Rosario Crocetta, membri della Commissione europea Libertà pubbliche e Diritti dei cittadini e il calabrese Mario Pirillo), si incontreranno con i rappresentanti delle organizzazioni umanitarie di volontariato, dei sindacati confederali e delle associazioni agricole. L'obiettivo è quello di «comprendere le ragioni che hanno scatenato gli scontri a Rosarno e visionare l'attuale situazione che interessa quest'area». Saranno pertanto approfondite le problematiche connesse alla presenza dei migranti nel Comprensorio della Piana, con particolare riguardo alla rivolta del 7 ed 8 gennaio, nonché le dinamiche inerenti allo sfruttamento, al lavoro nero ed alla crisi dell'agricoltura.
Dei fatti di Rosarno si è parlato anche al quarto congresso nazionale dell'Uila (Unione italiana lavoratori agroalimentari) in corso a Roma. Per il segretario generale Stefano Mantegazza «a Rosarno si era concentrata l'illegalità e c'è stata violenza. I violenti vanno perseguiti e puniti senza distinzione di passaporto ma anche senza dimenticare che i clandestini sono vittime di datori di lavoro e caporali senza scrupoli e che Rosarno non è razzista bensì una città accogliente e ospitale come tutta la Calabria».
Sul fronte della lotta allo sfruttamento dei migranti si registra la presa di posizione del ministro Sacconi che, con propria direttiva, ha dato disposizione agli ispettori del Lavoro di concentrare la loro attività «sulle violazioni sostanziali a partire da quelle correlate con un rapporto di lavoro totalmente irregolare».
Domenica, infine, "Giornata della pacifica convivenza nel nome dello sport e dell'ospitalità" indetta in occasione dell'incontro di calcio Rosarno-Nissa. L'iniziativa, promossa dal presidente Mimmo Varrà d'intesa con i parroci don Giuseppe Varrà e don Memè Ascone, prevede l'ingresso allo stadio comunale degli stranieri «in segno di fratellanza e di amicizia». A dare il calcio d'inizio sarà Joan, un bimbo ghanese nato e residente con la famiglia a Rosarno.

Fonte:Gazzetta del Sud 22/01/2010
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di Giuseppe Lacquaniti

Rosarno
Domani in città è prevista una grande concentrazione di studenti, provenienti da ogni parte della Calabria, che prenderanno parte al No mafia day, una manifestazione organizzata dallo stesso comitato spontaneo di giovani che hanno già dato vita alla fiaccolata per la legalità dopo la bomba alla Procura di Reggio.
«Il comitato – spiegano Anna Leonardi e Francesca Chiappetta – si è proposto di organizzare una manifestazione apolitica e apartitica, rivolta ai cittadini calabresi e non, ed ha l'intento di rappresentare la parte pulita della Calabria, composta da un popolo che dice "No" alla mafia non solo intesa come organizzazione criminale ma anche come cultura mafiosa».
Il raduno avverrà presso la stazione ferroviaria e alle 11 il corteo muoverà verso il centro, fino a piazza Valarioti, dove si terrà un sit-in. Tra le numerose organizzazioni e associazioni invitate hanno sinora aderito ufficialmente: daSud onlus, Calabria etnica, Gruppo Zero, Sismi, Gianluca Congiusta onlus, il cantautore Nino Forestieri (le cui canzoni saranno utilizzate come colonna sonora della manifestazione).
E oggi pomeriggio visita in Municipio della delegazione dei Socialisti&Democratici (S&D) del Parlamento europeo. Accolti dalla Commissione straordinaria, guidata dal prefetto Domenico Bagnato, gli europarlamentari (Stavros Lambridis, vice presidente del Parlamento europeo; Veronique De Keyser, vice presidente del Gruppo S&D; Rita Borsellino e Rosario Crocetta, membri della Commissione europea Libertà pubbliche e Diritti dei cittadini e il calabrese Mario Pirillo), si incontreranno con i rappresentanti delle organizzazioni umanitarie di volontariato, dei sindacati confederali e delle associazioni agricole. L'obiettivo è quello di «comprendere le ragioni che hanno scatenato gli scontri a Rosarno e visionare l'attuale situazione che interessa quest'area». Saranno pertanto approfondite le problematiche connesse alla presenza dei migranti nel Comprensorio della Piana, con particolare riguardo alla rivolta del 7 ed 8 gennaio, nonché le dinamiche inerenti allo sfruttamento, al lavoro nero ed alla crisi dell'agricoltura.
Dei fatti di Rosarno si è parlato anche al quarto congresso nazionale dell'Uila (Unione italiana lavoratori agroalimentari) in corso a Roma. Per il segretario generale Stefano Mantegazza «a Rosarno si era concentrata l'illegalità e c'è stata violenza. I violenti vanno perseguiti e puniti senza distinzione di passaporto ma anche senza dimenticare che i clandestini sono vittime di datori di lavoro e caporali senza scrupoli e che Rosarno non è razzista bensì una città accogliente e ospitale come tutta la Calabria».
Sul fronte della lotta allo sfruttamento dei migranti si registra la presa di posizione del ministro Sacconi che, con propria direttiva, ha dato disposizione agli ispettori del Lavoro di concentrare la loro attività «sulle violazioni sostanziali a partire da quelle correlate con un rapporto di lavoro totalmente irregolare».
Domenica, infine, "Giornata della pacifica convivenza nel nome dello sport e dell'ospitalità" indetta in occasione dell'incontro di calcio Rosarno-Nissa. L'iniziativa, promossa dal presidente Mimmo Varrà d'intesa con i parroci don Giuseppe Varrà e don Memè Ascone, prevede l'ingresso allo stadio comunale degli stranieri «in segno di fratellanza e di amicizia». A dare il calcio d'inizio sarà Joan, un bimbo ghanese nato e residente con la famiglia a Rosarno.

Fonte:Gazzetta del Sud 22/01/2010
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venerdì 22 gennaio 2010

Nasce il sito del Partito del Sud di Caserta - Terra di Lavoro


Grazie all'impegno del Segretario Provinciale per Caserta - Terra di Lavoro Dr. Pompeo De Chiara e all'amico Luciano Seccia, è ora on-line il sito del Partito del Sud di Caserta: http://www.partitodelsud-ce.it/

La nostra macchina organizzatrice di costruzione del Partito del Sud sul territorio, va incessantemente avanti. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti coloro che si professano “sudisti”; c’è spazio per chiunque voglia utilizzare lo strumento “politico” a ri-costruire i cocci della nostra martoriata Terra.
Accogliendo con piacere il nuovo arrivato nel Network informativo dei Siti e Blog del Partito del Sud, cogliamo l'occasione per complimentarci con tutti i compatrioti di Terra di Lavoro per il prezioso lavoro che stanno svolgendo sul territorio a favore della diffusione delle nostre idee e del nostro Partito; un particolare ringraziamento, per l'impegno e la dedizione alla causa, è rivolto al Dr. Pompeo de Chiara, infaticabile Segretario Provinciale del Partito del Sud .

W IL SUD! W IL PARTITO DEL SUD !
Contatti:
Segretario Provinciale Caserta- Terra di Lavoro:
pompeodechiara@virgilio.it

Comitato Elettorale Campano del Partito del Sud:
partitodelsud.campania@gmail.com

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Grazie all'impegno del Segretario Provinciale per Caserta - Terra di Lavoro Dr. Pompeo De Chiara e all'amico Luciano Seccia, è ora on-line il sito del Partito del Sud di Caserta: http://www.partitodelsud-ce.it/

La nostra macchina organizzatrice di costruzione del Partito del Sud sul territorio, va incessantemente avanti. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti coloro che si professano “sudisti”; c’è spazio per chiunque voglia utilizzare lo strumento “politico” a ri-costruire i cocci della nostra martoriata Terra.
Accogliendo con piacere il nuovo arrivato nel Network informativo dei Siti e Blog del Partito del Sud, cogliamo l'occasione per complimentarci con tutti i compatrioti di Terra di Lavoro per il prezioso lavoro che stanno svolgendo sul territorio a favore della diffusione delle nostre idee e del nostro Partito; un particolare ringraziamento, per l'impegno e la dedizione alla causa, è rivolto al Dr. Pompeo de Chiara, infaticabile Segretario Provinciale del Partito del Sud .

W IL SUD! W IL PARTITO DEL SUD !
Contatti:
Segretario Provinciale Caserta- Terra di Lavoro:
pompeodechiara@virgilio.it

Comitato Elettorale Campano del Partito del Sud:
partitodelsud.campania@gmail.com

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Affiliazione alla NF-Board della Nazionale Regno delle Due Sicilie

La nazionale parteciperà ai prossimi mondiale di calcio delle nazioni senza stato a Gozo (Malta)



Finalmente è arrivata, come previsto, l’affiliazione ufficiale, temporanea per ora, come era già successo per la rappresentativa sarda, in attesa degli adempimenti burocratici ancora in corso.

I nostri complimenti vivissimi al Presidente Antonio Pagano, al Vice Presidente Guglielmo di Grezia, al Commissario Tecnico Michele Riviello e a tutto lo Staff della Nazionale.

Forza Due Sicilie !!!!

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La nazionale parteciperà ai prossimi mondiale di calcio delle nazioni senza stato a Gozo (Malta)



Finalmente è arrivata, come previsto, l’affiliazione ufficiale, temporanea per ora, come era già successo per la rappresentativa sarda, in attesa degli adempimenti burocratici ancora in corso.

I nostri complimenti vivissimi al Presidente Antonio Pagano, al Vice Presidente Guglielmo di Grezia, al Commissario Tecnico Michele Riviello e a tutto lo Staff della Nazionale.

Forza Due Sicilie !!!!

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