giovedì 26 novembre 2009

Andiamo avanti da soli contro il "nuovo" che avanza.



Da alcuni mesi si è scatenata la rincorsa al "nuovo meridionalismo".

Scafati politici della prima e seconda repubblica dopo decenni in cui hanno avallato ogni operazione a favore del nord e contro le nostre terre sono stati illuminati sulla via di questo "nuovo meridionalismo modaiolo"e perciò tentano di cavalcare a loro piacimento idee ed ideali che hanno sempre ignorato, con la speranza di rifarsi una verginità politica ormai perduta da tempo e di assicurarsi nuova visibilità.

Assistiamo così a strane alleanze a geometria variabile alla faccia della credibilità e della coerenza, a maggior riprova che , come diciamo da mesi, destra e sinistra sono ormai solo indicazioni stradali senza neppure più la foglia di fico di un qualsiasi ideale da sventolare davanti a chi ancora si entusiasma di fronte a questo teatrino sempre più triste ed oscuro.

In Calabria infatti le cronache ci dicono che Io Sud sta concludendo un probabile accordo elettorale, ovviamente "meridionalista", con Calabria Libera, Mpa e An, mentre in Puglia assistiamo, grazie appunto alle geometrie variabili, ad un probabile accordo, ovviamente "meridionalista" tra Io Sud, L'UDC della candidatura europea del "principe ballerino", il PD e IDV.

Resta ancora momentaneamente tra le nebbie la situazione in Campania, dove Io Sud ha per il momento trovato sponda ufficiale solo in un movimento con le frecce tricolori nel simbolo, un movimento che , dandoci vere "lezioni" di meridionalismo, ci invita ad abbandonare le nostre "borbonate", che ci dice che la questione meridionale non è mai esistita e che è meglio abbandonare le nostre idee obsolete, lasciandoci increduli e stralunati alla domanda :"ma loro con noi che c'azzeccano???".

Siamo inoltre curiosi di vedere chi eventualmente cadrà in questa trappola e soprattutto come motiverà questa eventuale scelta. Siamo comunque certi che, se nel caso, le parole saranno auliche , l'argomentazione roboante e macchiavellica, i toni forti e partecipati, le chiacchiere ammannite sicuramente condivisibili.

A questo punto noi del Partito del Sud, andiamo avanti come sempre e coerentemente da soli lontani da destra e sinistra e soprattutto da questi nuovi "meridionalisti" che portano solo danni a tutto il vero movimento meridionalista correndo il rischio di farlo retrocedere di anni "screditandolo" forse per sempre agli occhi dei meno attenti.
E' perciò un dovere di tutte le forze realmente meridionaliste identitarie far fronte comune per respingere questo tentativo gattopardesco che ancora una volta tenta di bloccare le pulsioni di riscatto che ormai sempre più evidentemente salgono forti da più parti del corpo sociale meridionale.

Andiamo avanti da soli, anche se alcuni se ne meravigliano, come deciso nel Convegno di Gaeta del 17/18 ottobre, con gli amici, o quasi tutti gli amici, che hanno sottoscritto con noi il documento conclusivo che a questo impegnava, nella speranza che chi si sta attardando ci raggiunga prima possibile per far fronte comune e respingere e smascherare così, uniti, questo tentativo di venefico abbraccio mortale.

Andiamo avanti da soli perchè questo è un nostro dovere nei confronti del nostro popolo e della nostra terra.

Andiamo avanti da soli per smascherare questa messa in scena, operata da trasformisti che con argomenti all'apparenza condivisibili ( i nostri argomenti scopiazzati e mandati a memoria per ingannare) si apprestano a svendere le nostre idee sul tavolo del miglior offerente, andiamo avanti da soli per opporci alle loro logiche "sistemiche"e far capire a tutti che il meridionalismo vero è altra cosa.

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Da alcuni mesi si è scatenata la rincorsa al "nuovo meridionalismo".

Scafati politici della prima e seconda repubblica dopo decenni in cui hanno avallato ogni operazione a favore del nord e contro le nostre terre sono stati illuminati sulla via di questo "nuovo meridionalismo modaiolo"e perciò tentano di cavalcare a loro piacimento idee ed ideali che hanno sempre ignorato, con la speranza di rifarsi una verginità politica ormai perduta da tempo e di assicurarsi nuova visibilità.

Assistiamo così a strane alleanze a geometria variabile alla faccia della credibilità e della coerenza, a maggior riprova che , come diciamo da mesi, destra e sinistra sono ormai solo indicazioni stradali senza neppure più la foglia di fico di un qualsiasi ideale da sventolare davanti a chi ancora si entusiasma di fronte a questo teatrino sempre più triste ed oscuro.

In Calabria infatti le cronache ci dicono che Io Sud sta concludendo un probabile accordo elettorale, ovviamente "meridionalista", con Calabria Libera, Mpa e An, mentre in Puglia assistiamo, grazie appunto alle geometrie variabili, ad un probabile accordo, ovviamente "meridionalista" tra Io Sud, L'UDC della candidatura europea del "principe ballerino", il PD e IDV.

Resta ancora momentaneamente tra le nebbie la situazione in Campania, dove Io Sud ha per il momento trovato sponda ufficiale solo in un movimento con le frecce tricolori nel simbolo, un movimento che , dandoci vere "lezioni" di meridionalismo, ci invita ad abbandonare le nostre "borbonate", che ci dice che la questione meridionale non è mai esistita e che è meglio abbandonare le nostre idee obsolete, lasciandoci increduli e stralunati alla domanda :"ma loro con noi che c'azzeccano???".

Siamo inoltre curiosi di vedere chi eventualmente cadrà in questa trappola e soprattutto come motiverà questa eventuale scelta. Siamo comunque certi che, se nel caso, le parole saranno auliche , l'argomentazione roboante e macchiavellica, i toni forti e partecipati, le chiacchiere ammannite sicuramente condivisibili.

A questo punto noi del Partito del Sud, andiamo avanti come sempre e coerentemente da soli lontani da destra e sinistra e soprattutto da questi nuovi "meridionalisti" che portano solo danni a tutto il vero movimento meridionalista correndo il rischio di farlo retrocedere di anni "screditandolo" forse per sempre agli occhi dei meno attenti.
E' perciò un dovere di tutte le forze realmente meridionaliste identitarie far fronte comune per respingere questo tentativo gattopardesco che ancora una volta tenta di bloccare le pulsioni di riscatto che ormai sempre più evidentemente salgono forti da più parti del corpo sociale meridionale.

Andiamo avanti da soli, anche se alcuni se ne meravigliano, come deciso nel Convegno di Gaeta del 17/18 ottobre, con gli amici, o quasi tutti gli amici, che hanno sottoscritto con noi il documento conclusivo che a questo impegnava, nella speranza che chi si sta attardando ci raggiunga prima possibile per far fronte comune e respingere e smascherare così, uniti, questo tentativo di venefico abbraccio mortale.

Andiamo avanti da soli perchè questo è un nostro dovere nei confronti del nostro popolo e della nostra terra.

Andiamo avanti da soli per smascherare questa messa in scena, operata da trasformisti che con argomenti all'apparenza condivisibili ( i nostri argomenti scopiazzati e mandati a memoria per ingannare) si apprestano a svendere le nostre idee sul tavolo del miglior offerente, andiamo avanti da soli per opporci alle loro logiche "sistemiche"e far capire a tutti che il meridionalismo vero è altra cosa.

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NIENTE REGALI ALLA BESTIA MAFIOSA




Firma l'appello: Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra


Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

Oggi quell 'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato.

La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.

Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati.
Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti "cosa nostra"

don Luigi Ciotti
presidente di Libera e Gruppo Abele
***************************


Tra i primi firmatari: Andrea Campinoti, presidente di Avviso Pubblico - Paolo Beni, presidente Arci - Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente - Andrea Olivero, presidente ACLI - Guglielmo Epifani, segretario CGIL - Raffaele Bonanni, segretario generale CISL - Luigi Angeletti, segretario UIL - Francesco Miano, presidente Azione Cattolica - Filippo Fossati, presidente UISP - Marco Galdiolo - presidente US Acli, Paola Stroppiana e Alberto Fantuzzo, presidenti del comitato nazionale Agesci - Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace - Loretta Mussi, presidente di "Un ponte Per" - Michele Curto, presidente di FLARE (Freedom, Legality and Rights in Europe) - Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom-Cgil - Giuseppe Gallo, segretario generale FIBA Cisl - Carla Cantone, segr. generale SPI-CGIL - Michele Mangano, presidente Auser - Doriano Guerrieri, presidente nazionale CNGEI - Gianpiero Calzolari, Presidente di "Cooperare con Libera Terra" - Oliviero Alotto, presidente di Terra del Fuoco - Don Nandino Capovilla, coordinatore Pax Christi - Giuliana Ortolan, Donne in Nero di Padova - Giulio Marcon, portavoce campagna Sbilanciamoci - Aurelio Mancuso, presidente Arcigay - Lucio Babolin, presidente CNCA - Fabio Salviato, presidente di Banca Etica - Mario Crosta, Direttore Generale di Banca Etica, Giuseppe Gallo, segretario generale FIBA Cisl - Tito Russo, coordinatore nazionale UDS (Unione degli Studenti), Claudio Riccio, referente Link-coordinamento universitario, Luca De Zolt, rete studenti medi - Sara Martini e Emanuele Bordello - presidenti FUCI, Giorgio Paterna, coordinatore Unione degli Universitari - Umberto Ronga, Movimento Eccesiale di Impegno Culturale.

E inoltre: Nando Dalla Chiesa, Salvo Vitale, Rita Borsellino, Sandro Ruotolo, Roberto Morrione, Enrico Fontana, Tonio Dell'Olio, Pina Picerno, Francesco Forgione, Luigi De Magistris, Raffaele Sardo, David Sassoli, Francesco Ferrante, Rita Ghedini, Petra Reski, Esmeralda Calabria, Vittorio Agnoletto, Vittorio Arrigoni, Giuseppe Carrisi, Jasmine Trinca, Yo Yo Mundi, Sergio Rubini, Modena City Ramblers, Gianmaria Testa, Libero De Rienzo, Livio Pepino, Elio Germano, Subsonica, Vauro, Claudio Gioè, Roberto Saviano, Daniele Biacchessi, Giulio Cavalli, Elisabetta Baldi Caponetto, Moni Ovadia, Ottavia Piccolo, Giancarlo Caselli, Ascanio Celestini, Alberto Spampinato, Salvatore Borsellino, Federica Sciarelli, Haidi Giuliani, Fausto Raciti, Francesco Menditto, Antonello Ardituro, Benedetta Tobagi, Il Coro dei Minatori di Santa Fiora, Simone Cristicchi, Roberto Natale, Agnese Moro, Tana De Zuleta, Lella Costa, Armando Spataro, Maurizio Ascione, Nicola Tranfaglia, Franco Cassano, Marco Delgaudio, Carlo Lucarelli, Alex Zanotelli, Marcelle Padovani, Andrea Occhipinti, Johnny Palomba ...

SUPERATE GIA' 20.000 FIRME ON LINE
===========================================

Comunicato di LIBERA

1. Se il senato dice sì, questa volta la mafia sorride

Con l'emendamento sulla vendita all'asta dei beni confiscati, i boss sarebbero in grado di riprendere tutti i loro beni. Di Nando Dalla Chiesa
2. Agenzie su asta simbolica beni confiscati alle mafie - 24 novembre 2009

L'asta simbolica di oggi vuole essere un segno, una corretta provocazione: a causa dell'emendamento presentato il 13 novembre in Senato, oltre 3.100 beni potrebbero tornare nelle mani delle note famiglie mafiose a cui furono confiscati e che da anni, tramite i legali,cercano di rientrarne in possesso.
3. Mafia: Rognoni, vendere beni confiscati sconfitta per lo Stato
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Roma, 21 nov. (Adnkronos) - Virginio Rognoni, tre volte ministro e sino al 2006 vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, cofirmatario della legge Rognoni-La Torre, che ha introdotto in Italia la confisca dei beni ai mafiosi, si dichiara incredulo per quello che sta accadendo in questi giorni con l'approvazione al Senato di un emendamento alla Finanziaria che consentira' la vendita dei beni confiscati.
***************************************

Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.
Via IV Novembre, 98 - 00187 Roma - P.Iva: 06523941000 CF: 971164405
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Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

Oggi quell 'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato.

La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.

Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati.
Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti "cosa nostra"

don Luigi Ciotti
presidente di Libera e Gruppo Abele
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Tra i primi firmatari: Andrea Campinoti, presidente di Avviso Pubblico - Paolo Beni, presidente Arci - Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente - Andrea Olivero, presidente ACLI - Guglielmo Epifani, segretario CGIL - Raffaele Bonanni, segretario generale CISL - Luigi Angeletti, segretario UIL - Francesco Miano, presidente Azione Cattolica - Filippo Fossati, presidente UISP - Marco Galdiolo - presidente US Acli, Paola Stroppiana e Alberto Fantuzzo, presidenti del comitato nazionale Agesci - Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace - Loretta Mussi, presidente di "Un ponte Per" - Michele Curto, presidente di FLARE (Freedom, Legality and Rights in Europe) - Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom-Cgil - Giuseppe Gallo, segretario generale FIBA Cisl - Carla Cantone, segr. generale SPI-CGIL - Michele Mangano, presidente Auser - Doriano Guerrieri, presidente nazionale CNGEI - Gianpiero Calzolari, Presidente di "Cooperare con Libera Terra" - Oliviero Alotto, presidente di Terra del Fuoco - Don Nandino Capovilla, coordinatore Pax Christi - Giuliana Ortolan, Donne in Nero di Padova - Giulio Marcon, portavoce campagna Sbilanciamoci - Aurelio Mancuso, presidente Arcigay - Lucio Babolin, presidente CNCA - Fabio Salviato, presidente di Banca Etica - Mario Crosta, Direttore Generale di Banca Etica, Giuseppe Gallo, segretario generale FIBA Cisl - Tito Russo, coordinatore nazionale UDS (Unione degli Studenti), Claudio Riccio, referente Link-coordinamento universitario, Luca De Zolt, rete studenti medi - Sara Martini e Emanuele Bordello - presidenti FUCI, Giorgio Paterna, coordinatore Unione degli Universitari - Umberto Ronga, Movimento Eccesiale di Impegno Culturale.

E inoltre: Nando Dalla Chiesa, Salvo Vitale, Rita Borsellino, Sandro Ruotolo, Roberto Morrione, Enrico Fontana, Tonio Dell'Olio, Pina Picerno, Francesco Forgione, Luigi De Magistris, Raffaele Sardo, David Sassoli, Francesco Ferrante, Rita Ghedini, Petra Reski, Esmeralda Calabria, Vittorio Agnoletto, Vittorio Arrigoni, Giuseppe Carrisi, Jasmine Trinca, Yo Yo Mundi, Sergio Rubini, Modena City Ramblers, Gianmaria Testa, Libero De Rienzo, Livio Pepino, Elio Germano, Subsonica, Vauro, Claudio Gioè, Roberto Saviano, Daniele Biacchessi, Giulio Cavalli, Elisabetta Baldi Caponetto, Moni Ovadia, Ottavia Piccolo, Giancarlo Caselli, Ascanio Celestini, Alberto Spampinato, Salvatore Borsellino, Federica Sciarelli, Haidi Giuliani, Fausto Raciti, Francesco Menditto, Antonello Ardituro, Benedetta Tobagi, Il Coro dei Minatori di Santa Fiora, Simone Cristicchi, Roberto Natale, Agnese Moro, Tana De Zuleta, Lella Costa, Armando Spataro, Maurizio Ascione, Nicola Tranfaglia, Franco Cassano, Marco Delgaudio, Carlo Lucarelli, Alex Zanotelli, Marcelle Padovani, Andrea Occhipinti, Johnny Palomba ...

SUPERATE GIA' 20.000 FIRME ON LINE
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Comunicato di LIBERA

1. Se il senato dice sì, questa volta la mafia sorride

Con l'emendamento sulla vendita all'asta dei beni confiscati, i boss sarebbero in grado di riprendere tutti i loro beni. Di Nando Dalla Chiesa
2. Agenzie su asta simbolica beni confiscati alle mafie - 24 novembre 2009

L'asta simbolica di oggi vuole essere un segno, una corretta provocazione: a causa dell'emendamento presentato il 13 novembre in Senato, oltre 3.100 beni potrebbero tornare nelle mani delle note famiglie mafiose a cui furono confiscati e che da anni, tramite i legali,cercano di rientrarne in possesso.
3. Mafia: Rognoni, vendere beni confiscati sconfitta per lo Stato
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Roma, 21 nov. (Adnkronos) - Virginio Rognoni, tre volte ministro e sino al 2006 vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, cofirmatario della legge Rognoni-La Torre, che ha introdotto in Italia la confisca dei beni ai mafiosi, si dichiara incredulo per quello che sta accadendo in questi giorni con l'approvazione al Senato di un emendamento alla Finanziaria che consentira' la vendita dei beni confiscati.
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Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.
Via IV Novembre, 98 - 00187 Roma - P.Iva: 06523941000 CF: 971164405

I neoborbonici chiedono al Ministro Alfano la restituzione dei resti dei “briganti” meridionali


TORINO Riapre il “museo degli orrori” di Lombroso: i neoborbonici chiedono al Ministro Alfano la restituzione dei resti dei “briganti” meridionali. In occasione della riapertura del Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” di Torino (prevista per il 27 novembre), il Movimento Neoborbonico ha chiesto al Ministro della Giustizia Alfano e al Direttore del Museo torinese la restituzione dei resti dei cosiddetti “briganti” destinati ad essere ancora esposti nelle vetrine del museo.
Cesare Lombroso, infatti, con studi utilizzati dagli stessi nazisti e ormai smentiti nettamente dalla scienza ufficiale, teorizzò l’inferiorità della “razza meridionale” che sarebbe stata geneticamente portata alla delinquenza, sulla base di misurazioni di centinaia di resti e di crani prelevati al seguito delle truppe piemontesi che invasero il Regno delle Due Sicilie e massacrarono migliaia di meridionali che si erano ribellati a quell’invasione cancellandoli dalla storia come “briganti”.
I danni procurati da quelle teorie, del resto, sono ancora enormi se si pensa solo alla quantità di luoghi comuni e di episodi di razzismo che i meridionali subiscono sistematicamente.
Molti di quei resti, ed in particolare quelli del calabrese Giuseppe Millella, sono ancora al centro di quel museo e non hanno mai avuto un’adeguata e cristiana sepoltura e quel rispetto che dopo tanto tempo meriterebbero.
Anche in vista delle celebrazioni dei 150 anni dell’Italia unita, il Movimentoneoborbonico ha richiesto al Ministro della Giustizia on. Alfano, competente per il Museo Lombroso, la restituzione dei resti come gesto di vera riconciliazione nazionale: i neoborbonici, con una sottoscrizione già avviata,
si faranno carico di organizzare una celebrazione religiosa e una sepoltura in uno dei luoghi-simbolo del cosiddetto “brigantaggio” meridionale.


Senalazione ASDS
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TORINO Riapre il “museo degli orrori” di Lombroso: i neoborbonici chiedono al Ministro Alfano la restituzione dei resti dei “briganti” meridionali. In occasione della riapertura del Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” di Torino (prevista per il 27 novembre), il Movimento Neoborbonico ha chiesto al Ministro della Giustizia Alfano e al Direttore del Museo torinese la restituzione dei resti dei cosiddetti “briganti” destinati ad essere ancora esposti nelle vetrine del museo.
Cesare Lombroso, infatti, con studi utilizzati dagli stessi nazisti e ormai smentiti nettamente dalla scienza ufficiale, teorizzò l’inferiorità della “razza meridionale” che sarebbe stata geneticamente portata alla delinquenza, sulla base di misurazioni di centinaia di resti e di crani prelevati al seguito delle truppe piemontesi che invasero il Regno delle Due Sicilie e massacrarono migliaia di meridionali che si erano ribellati a quell’invasione cancellandoli dalla storia come “briganti”.
I danni procurati da quelle teorie, del resto, sono ancora enormi se si pensa solo alla quantità di luoghi comuni e di episodi di razzismo che i meridionali subiscono sistematicamente.
Molti di quei resti, ed in particolare quelli del calabrese Giuseppe Millella, sono ancora al centro di quel museo e non hanno mai avuto un’adeguata e cristiana sepoltura e quel rispetto che dopo tanto tempo meriterebbero.
Anche in vista delle celebrazioni dei 150 anni dell’Italia unita, il Movimentoneoborbonico ha richiesto al Ministro della Giustizia on. Alfano, competente per il Museo Lombroso, la restituzione dei resti come gesto di vera riconciliazione nazionale: i neoborbonici, con una sottoscrizione già avviata,
si faranno carico di organizzare una celebrazione religiosa e una sepoltura in uno dei luoghi-simbolo del cosiddetto “brigantaggio” meridionale.


Senalazione ASDS
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Le stragi dei Savoia



Il 21 di novembre 2009 a Reggio Emilia e il 22 novembre 2009 a Modena, Antonio Ciano, Elena Bianchini Braglia, l'Assessore Socialista del Comune di Reggio Emilia Mauro Del Bue e l'on. Fontana, eurodeputato della Lega Nord, si sono cimentati sul Risorgimento piemontese.Finalmente anche al nord si sentono le nostre verità.
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Il 21 di novembre 2009 a Reggio Emilia e il 22 novembre 2009 a Modena, Antonio Ciano, Elena Bianchini Braglia, l'Assessore Socialista del Comune di Reggio Emilia Mauro Del Bue e l'on. Fontana, eurodeputato della Lega Nord, si sono cimentati sul Risorgimento piemontese.Finalmente anche al nord si sentono le nostre verità.

Cisterna(LT),Anno della Cultura Impopolare


Lunedì 30 novembre 2009 ore 18,30, presso la Sala Parrocchiale della Parrocchia di San Francesco in Cisterna di Latina, una serata per riscoprire “Fratelli d’Italia” e alcuni aspetti poco noti dell’Unità d’Italia.
L’Associazione culturale “Vela Tricolore”, nata a Cisterna di Latina nell’anno 2007, tutt’ora attiva sul territorio, il 26 ottobre scorso ha dato avvio all’Anno della Cultura Impopolare. La manifestazione, intende presentare eventi culturali che possono essere definiti “impopolari” in quanto sconosciuti o poco noti o controcorrente alla massificazione della cultura.
La serata del 30 novembre, dedicata all’inno nazionale, sarà un evento di cultura “impopolare” per entrambi i motivi.
L’inno nazionale è generalmente poco conosciuto. La maggior parte degli italiani si limitano alla sola prima strofa, ignari del fatto che ne seguono molte altre.
E’ inutile dire, che tutti i personaggi che nell’inno vengono richiamati, sono totalmente ignoti ai più.
Si fa riferimento a Scipio, Ferruccio e a Balilla, ma sono pochi gli italiani a sapere chi mai sono stati costoro. Inoltre, cosa mai sarà questa “coorte” alla quale gli italiani dovrebbero stringersi?
Si può dire, che il testo, sia un vero mistero per tutti. Ancor meno conosciuto è la storia, umana e militare, degli autori delle parole e della musica.
Daniele Lembo, con una sua relazione, introdurrà i convenuti alla conoscenza del nostro inno, iniziando col dire che il suo vero titolo è “Il canto degli italiani”
Forse sarebbe bastata la sola pubblicazione del testo per intero a porre un pannicello caldo all’ignoranza che la fa da padrona sulla materia. In realtà, il Canto degli italiani, non è una litania da ripetere all’infinito, senza necessità di capirla, solo perché è destinata a commuovere il santo di turno e a ottenere la grazia sperata.
E’ invece, preghiera vera e come tutte le preghiere, ha necessità di essere intesa con intelligenza e fatta propria nel cuore.
C’è bisogno, per acquisirla alla ricchezza dell’anima, di capire il momento di alta tensione morale in cui fu scritta e poi, non farà male un breve ripasso di storia, per avere chiaro chi sono quegli ormai sconosciuti personaggi ai quali le parole del testo fanno oscuro riferimento.
Pertanto Lembo, oltre a descrivere il testo, farà ampi riferimenti al momento storico in cui il “Canto” venne alla luce.

In controcanto alla relazione di Daniele Lembo, vi sarà Alessandro Romano, un agguerrito ricercatore ed illustratore storico appartenente all’Associazione Culturale Movimento Neoborbonico.
Romano, da buon neoborbonico, ha un approccio alquanto eterodosso ai fatti del Risorgimento e relazionerà sul tema “FU ITALIA UNITA O GRANDE PIEMONTE ? - Il progetto, le strategie, i simboli e gli autori del Risorgimento italiano. “
Con la sua relazione, tenterà di dare risposte ad alcune domande: “Chi furono i veri artefici della attuale Unità Nazionale? Era proprio questa l’Italia progettata dai propugnatori dell’Unità?”
Nell’occasione, A. Romano illustrerà numerosi ed interessanti documenti dell’epoca, provenienti dal suo archivio personale.
La serata vuole tende alla ricerca di un ulteriore piccolo tassello, da aggiungere al mosaico della nostra storia nazionale.
Daniele Lembo per Vela Tricolore

Fonte:Bassolaziocultura
Segnalazione ASDS
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Lunedì 30 novembre 2009 ore 18,30, presso la Sala Parrocchiale della Parrocchia di San Francesco in Cisterna di Latina, una serata per riscoprire “Fratelli d’Italia” e alcuni aspetti poco noti dell’Unità d’Italia.
L’Associazione culturale “Vela Tricolore”, nata a Cisterna di Latina nell’anno 2007, tutt’ora attiva sul territorio, il 26 ottobre scorso ha dato avvio all’Anno della Cultura Impopolare. La manifestazione, intende presentare eventi culturali che possono essere definiti “impopolari” in quanto sconosciuti o poco noti o controcorrente alla massificazione della cultura.
La serata del 30 novembre, dedicata all’inno nazionale, sarà un evento di cultura “impopolare” per entrambi i motivi.
L’inno nazionale è generalmente poco conosciuto. La maggior parte degli italiani si limitano alla sola prima strofa, ignari del fatto che ne seguono molte altre.
E’ inutile dire, che tutti i personaggi che nell’inno vengono richiamati, sono totalmente ignoti ai più.
Si fa riferimento a Scipio, Ferruccio e a Balilla, ma sono pochi gli italiani a sapere chi mai sono stati costoro. Inoltre, cosa mai sarà questa “coorte” alla quale gli italiani dovrebbero stringersi?
Si può dire, che il testo, sia un vero mistero per tutti. Ancor meno conosciuto è la storia, umana e militare, degli autori delle parole e della musica.
Daniele Lembo, con una sua relazione, introdurrà i convenuti alla conoscenza del nostro inno, iniziando col dire che il suo vero titolo è “Il canto degli italiani”
Forse sarebbe bastata la sola pubblicazione del testo per intero a porre un pannicello caldo all’ignoranza che la fa da padrona sulla materia. In realtà, il Canto degli italiani, non è una litania da ripetere all’infinito, senza necessità di capirla, solo perché è destinata a commuovere il santo di turno e a ottenere la grazia sperata.
E’ invece, preghiera vera e come tutte le preghiere, ha necessità di essere intesa con intelligenza e fatta propria nel cuore.
C’è bisogno, per acquisirla alla ricchezza dell’anima, di capire il momento di alta tensione morale in cui fu scritta e poi, non farà male un breve ripasso di storia, per avere chiaro chi sono quegli ormai sconosciuti personaggi ai quali le parole del testo fanno oscuro riferimento.
Pertanto Lembo, oltre a descrivere il testo, farà ampi riferimenti al momento storico in cui il “Canto” venne alla luce.

In controcanto alla relazione di Daniele Lembo, vi sarà Alessandro Romano, un agguerrito ricercatore ed illustratore storico appartenente all’Associazione Culturale Movimento Neoborbonico.
Romano, da buon neoborbonico, ha un approccio alquanto eterodosso ai fatti del Risorgimento e relazionerà sul tema “FU ITALIA UNITA O GRANDE PIEMONTE ? - Il progetto, le strategie, i simboli e gli autori del Risorgimento italiano. “
Con la sua relazione, tenterà di dare risposte ad alcune domande: “Chi furono i veri artefici della attuale Unità Nazionale? Era proprio questa l’Italia progettata dai propugnatori dell’Unità?”
Nell’occasione, A. Romano illustrerà numerosi ed interessanti documenti dell’epoca, provenienti dal suo archivio personale.
La serata vuole tende alla ricerca di un ulteriore piccolo tassello, da aggiungere al mosaico della nostra storia nazionale.
Daniele Lembo per Vela Tricolore

Fonte:Bassolaziocultura
Segnalazione ASDS
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mercoledì 25 novembre 2009

E' arrivato il momento delle scelte



Di Antonio Ciano


Ognuno ha il diritto di arrivare alla meta come gli pare, da ascaro, da patriota,da amico di coloro che hanno massacrato il Sud in tutte le forme possibili.

Un meridionalista che conosce la storia non pu
ò e non potrà mai allearsi con il Partito Liberale che ha provocato oltre un milione di morti nel Sud, tale partito deve essere cancellato, tale partito ha provocato l'emigrazione di oltre 30 milioni di meridionali e sta governando l'Italia.

La Sinistra non ha mai combattuto il sistema risorgimentale, anzi, ha condiviso tale filosofia.
In Italia sta nascendo il Partito anti sistema, anti risorgimentalista, è il nostro, e si alleerà solo con quelle formazioni autenticamente antisistemiche.

Se qualcuno dei nostri, un giorno, venisse eletto al parlamento, non siederà sugli scranni di Montecitorio o di palazzo Madama, per un semplice motivo: sono l'emblema della barbarie piemontese.
La capitale deve essere spostata. Roma è capitale del mondo cattolico, è stata capitale di un impero che ha dato al modo intero leggi e forma, l'han fatta diventare una città di bagasce, di travetti e capoluogo di una provincia dell'Europa massonica costruita artificialmente con le stesse prerogative risorgimentali che a noi non interessano.

I partiti, oggi, difendono l'economia tosco-padana, hanno massacrato la nostra, e chi si allea con questi soggetti è nemico del Sud.

La strada è difficile, abbiamo tutti contro, saremo assediati, saremo vilipesi, ma un giorno vinceremo.
La lotta è dura, durissima, il Partito del Sud ha deciso di combattere questo sistema anti democratico.
Il voto non è democratico, han messo mille cavilli pur di non far emergere nuovi partiti identitari, han conquistato l'etere che è il vero esercito da sconfiggere, stanno governando le coscienze, ed è il reato più grave, stanno chiudendo centinaia di tv libere, compresa TMO Gaeta, la prima telestreet d'Italia, l'unica voce libera del Sud.
Questa è un'operazione scientifica, perchè grazie a quella tv Gaeta, dono 146 anni, è tornata ad essere amministrata dai gaetani. I partiti di destra e di sinistra abbaiano all'opposizione.

Gaeta resiste ancora. Destra e sinistra sono solo indicazioni stradali, chi vuol seguire la strada sbagliata e libero di farlo, ma deve sapere che con il Sud ha chiuso.
Si deve scegliere, è arrivato il momento delle scelte.
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Di Antonio Ciano


Ognuno ha il diritto di arrivare alla meta come gli pare, da ascaro, da patriota,da amico di coloro che hanno massacrato il Sud in tutte le forme possibili.

Un meridionalista che conosce la storia non pu
ò e non potrà mai allearsi con il Partito Liberale che ha provocato oltre un milione di morti nel Sud, tale partito deve essere cancellato, tale partito ha provocato l'emigrazione di oltre 30 milioni di meridionali e sta governando l'Italia.

La Sinistra non ha mai combattuto il sistema risorgimentale, anzi, ha condiviso tale filosofia.
In Italia sta nascendo il Partito anti sistema, anti risorgimentalista, è il nostro, e si alleerà solo con quelle formazioni autenticamente antisistemiche.

Se qualcuno dei nostri, un giorno, venisse eletto al parlamento, non siederà sugli scranni di Montecitorio o di palazzo Madama, per un semplice motivo: sono l'emblema della barbarie piemontese.
La capitale deve essere spostata. Roma è capitale del mondo cattolico, è stata capitale di un impero che ha dato al modo intero leggi e forma, l'han fatta diventare una città di bagasce, di travetti e capoluogo di una provincia dell'Europa massonica costruita artificialmente con le stesse prerogative risorgimentali che a noi non interessano.

I partiti, oggi, difendono l'economia tosco-padana, hanno massacrato la nostra, e chi si allea con questi soggetti è nemico del Sud.

La strada è difficile, abbiamo tutti contro, saremo assediati, saremo vilipesi, ma un giorno vinceremo.
La lotta è dura, durissima, il Partito del Sud ha deciso di combattere questo sistema anti democratico.
Il voto non è democratico, han messo mille cavilli pur di non far emergere nuovi partiti identitari, han conquistato l'etere che è il vero esercito da sconfiggere, stanno governando le coscienze, ed è il reato più grave, stanno chiudendo centinaia di tv libere, compresa TMO Gaeta, la prima telestreet d'Italia, l'unica voce libera del Sud.
Questa è un'operazione scientifica, perchè grazie a quella tv Gaeta, dono 146 anni, è tornata ad essere amministrata dai gaetani. I partiti di destra e di sinistra abbaiano all'opposizione.

Gaeta resiste ancora. Destra e sinistra sono solo indicazioni stradali, chi vuol seguire la strada sbagliata e libero di farlo, ma deve sapere che con il Sud ha chiuso.
Si deve scegliere, è arrivato il momento delle scelte.
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Il Sindaco di Gaeta ringrazia gli americani



I soldati americani stanno compiendo un'opera lodevole a Gaeta. Stanno ripulendo una zona dalle erbacce infestanti, e da rami secchi di alberi cresciuti in modo stonato nel Parco Regionale di Monte Orlando. Quella boscaglia ha impedito da 148 anni la visione della cinta muraria borbonica ancora oggi intatta. Agli americani si sono aggiunti anche volontari italiani a cui diciamo Grazie. La nostra storia deve essere recuperata, come pure devono essere recuperati beni culturali e ambientali di valore inestimabile. Il sindaco ha ringraziato i soldati americani e il comandante della nave Mount Whitney per la collaborazione. Thank you America.
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I soldati americani stanno compiendo un'opera lodevole a Gaeta. Stanno ripulendo una zona dalle erbacce infestanti, e da rami secchi di alberi cresciuti in modo stonato nel Parco Regionale di Monte Orlando. Quella boscaglia ha impedito da 148 anni la visione della cinta muraria borbonica ancora oggi intatta. Agli americani si sono aggiunti anche volontari italiani a cui diciamo Grazie. La nostra storia deve essere recuperata, come pure devono essere recuperati beni culturali e ambientali di valore inestimabile. Il sindaco ha ringraziato i soldati americani e il comandante della nave Mount Whitney per la collaborazione. Thank you America.

CHIUDE LA TV DEL GOLFO - Ultimi giorni di trasmissione per Tele Monte Orlando






Finisce un'era

Con Tele Monte Orlando finisce un’era ed un modo di fare televisione: artigianale, immediato, senza un solo minuto di pubblicità. E soprattutto senza padroni. In questi anni la tv del Golfo ha sperimentato una modalità inedita di finanziamento:
un conto corrente che campeggia sul video con cui la gente di Gaeta l’ha sostenuta. Per continuare ad avere voce e soprattutto per riconoscersi nei volti,nell’inflessione, nei gesti, negli sfondi.
Ma soprattutto per vedere portati in video i problemi quotidiani della città. Un format che ora rischia di diventare un ricordo.

Antonio Ciano:«Con Tele Monte Orlando chiude una delle poche voci libere della provincia. Introducendo il digitale terrestre il governo chiuderà 2-300 televisioni di strada in tutta Italia causando un danno gravissimo al pluralismo. Ma non ci arrendiamo: il Partito del Sud ne farà la propria battaglia per rivendicare il diritto, anche ad altre voci politiche, di non
essere oscurate. Le telestreet sono un patrimonio irrinunciabile di libertà che non può essere spazzato via per fare gli interessi dei grandi gruppi».



Dopo otto anni di attività, il 30 novembre la tv di strada del Golfo spegnerà definitivamente il ripetitore, spazzata via dal digitale terrestre.
Con Tmo sparirà in tutta Italia un modello di televisione per così dire «di prossimità », oggetto di studi anche universitari. La tv del Golfo ha iniziato le trasmissioni la notte di Natale del 2001 importando in Italia il format delle telestreet americane: una sorta di altoparlante delle esigenze del quartiere negli Stati Uniti,che a Gaeta copre l’intero territorio comunale.
Fenomeno sociale e di costume: dagli schermi di Tele Monte Orlando ha avuto subito modo di farsi conoscere il fondatore Antonio Ciano, poi sceso in politica con il Partito del Sud ed ora assessore al demanio del Comune di Gaeta. Un esempio raro di correttezza, Ciano: una volta in politica ha lasciato la «sua» tv di strada per dedicarsi a tempo pieno all’attività amministrativa nella giunta del sindaco Raimondi. Ma negli studi di Formia, Gaeta, l’emittente azzerata con l’introduzione del digitale terrestre

Ultimi giorni di trasmissione per Tele Monte Orlando Tmo Ciano ha lasciato il cuore ed ora, per difendere la propria creatura, è pronto a fare le barricate: «È un fatto gravissimo » dice. «Con Tele Monte Orlando chiude una delle poche voci libere della provincia. Introducendo il digitale terrestre il governo chiuderà 2-300 televisioni di strada in tutta Italia causando un danno gravissimo al pluralismo. Ma non ci arrendiamo: il Partito del Sud ne farà la propria battaglia per rivendicare il diritto, anche ad altre voci politiche, di non essere oscurate. Le telestreet sono un patrimonio irrinunciabile di libertà che non può essere spazzato via per fare gli interessi dei grandi gruppi».
Chiuderà dopo otto anni di riprese, Tele Monte Orlando:
Consigli comunali, processioni, partite di calcio, dirette, eventi culturali, storie. Nel cono d'ombra tra una frequenza e l'altra Tmo e le altre telestreet italiane hanno trovato terreno fertile per dare voce a chi non ne ha sui canali tradizionali, «occupati» dalla politica o dai grandi gruppi industriali. Finisce un’era: tra qualche giorno il passaggio definitivo dal segnale analogico
a quello digitale segnarà anche la scomparsa della tv del Golfo.

Resta la possibilità di affidarsi alla trasmissione sul web, ma è evidente che non sarebbe la stessa cosa. Per otto anni Tele Monte Orlando è stata la tv della gente comune che ne ha fruito con la modalità tradizionale, accendendo il televisore. Per cui ora sarebbe difficile convincere la gente di Gaeta ad andare a cliccarla sulla rete.
Ed allora:fine delle trasmissioni.

Giovanni Stravato

Fonte:
Latina Oggi

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Finisce un'era

Con Tele Monte Orlando finisce un’era ed un modo di fare televisione: artigianale, immediato, senza un solo minuto di pubblicità. E soprattutto senza padroni. In questi anni la tv del Golfo ha sperimentato una modalità inedita di finanziamento:
un conto corrente che campeggia sul video con cui la gente di Gaeta l’ha sostenuta. Per continuare ad avere voce e soprattutto per riconoscersi nei volti,nell’inflessione, nei gesti, negli sfondi.
Ma soprattutto per vedere portati in video i problemi quotidiani della città. Un format che ora rischia di diventare un ricordo.

Antonio Ciano:«Con Tele Monte Orlando chiude una delle poche voci libere della provincia. Introducendo il digitale terrestre il governo chiuderà 2-300 televisioni di strada in tutta Italia causando un danno gravissimo al pluralismo. Ma non ci arrendiamo: il Partito del Sud ne farà la propria battaglia per rivendicare il diritto, anche ad altre voci politiche, di non
essere oscurate. Le telestreet sono un patrimonio irrinunciabile di libertà che non può essere spazzato via per fare gli interessi dei grandi gruppi».



Dopo otto anni di attività, il 30 novembre la tv di strada del Golfo spegnerà definitivamente il ripetitore, spazzata via dal digitale terrestre.
Con Tmo sparirà in tutta Italia un modello di televisione per così dire «di prossimità », oggetto di studi anche universitari. La tv del Golfo ha iniziato le trasmissioni la notte di Natale del 2001 importando in Italia il format delle telestreet americane: una sorta di altoparlante delle esigenze del quartiere negli Stati Uniti,che a Gaeta copre l’intero territorio comunale.
Fenomeno sociale e di costume: dagli schermi di Tele Monte Orlando ha avuto subito modo di farsi conoscere il fondatore Antonio Ciano, poi sceso in politica con il Partito del Sud ed ora assessore al demanio del Comune di Gaeta. Un esempio raro di correttezza, Ciano: una volta in politica ha lasciato la «sua» tv di strada per dedicarsi a tempo pieno all’attività amministrativa nella giunta del sindaco Raimondi. Ma negli studi di Formia, Gaeta, l’emittente azzerata con l’introduzione del digitale terrestre

Ultimi giorni di trasmissione per Tele Monte Orlando Tmo Ciano ha lasciato il cuore ed ora, per difendere la propria creatura, è pronto a fare le barricate: «È un fatto gravissimo » dice. «Con Tele Monte Orlando chiude una delle poche voci libere della provincia. Introducendo il digitale terrestre il governo chiuderà 2-300 televisioni di strada in tutta Italia causando un danno gravissimo al pluralismo. Ma non ci arrendiamo: il Partito del Sud ne farà la propria battaglia per rivendicare il diritto, anche ad altre voci politiche, di non essere oscurate. Le telestreet sono un patrimonio irrinunciabile di libertà che non può essere spazzato via per fare gli interessi dei grandi gruppi».
Chiuderà dopo otto anni di riprese, Tele Monte Orlando:
Consigli comunali, processioni, partite di calcio, dirette, eventi culturali, storie. Nel cono d'ombra tra una frequenza e l'altra Tmo e le altre telestreet italiane hanno trovato terreno fertile per dare voce a chi non ne ha sui canali tradizionali, «occupati» dalla politica o dai grandi gruppi industriali. Finisce un’era: tra qualche giorno il passaggio definitivo dal segnale analogico
a quello digitale segnarà anche la scomparsa della tv del Golfo.

Resta la possibilità di affidarsi alla trasmissione sul web, ma è evidente che non sarebbe la stessa cosa. Per otto anni Tele Monte Orlando è stata la tv della gente comune che ne ha fruito con la modalità tradizionale, accendendo il televisore. Per cui ora sarebbe difficile convincere la gente di Gaeta ad andare a cliccarla sulla rete.
Ed allora:fine delle trasmissioni.

Giovanni Stravato

Fonte:
Latina Oggi

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Il "nuovo che avanza": Conferenza stampa Benny Hotel Catanzaro sabato 21 novembre ore 16.30


Sabato 21 novembre, presso il Benny Hotel di Catanzaro, si svolgerà la riunione di insediamento del Coordinamento regionale e dei Direttivi territoriali dei Comitati Calabria Libera, nominati nelle assisi provinciali appena concluse. L’incontro sarà preceduto, alle ore 16.30, da una conferenza stampa dell’On Beniamino Donnici che presenterà i neo coordinatori delle 5 province e tutti i dirigenti regionali. L’ex parlamentare europeo illustrerà il progetto e gli obiettivi del movimento e, soprattutto, farà il punto sullo stato dell’arte della lista unitaria meridionalista, che parteciperà alle elezioni regionali del 2010, alla quale sta lavorando insieme all’On Elio Belcastro dell’MPA, alla Sen Adriana Poli Bortone, presidente di “Io Sud”, all’On Alberto Sarra, capogruppo di AN in Consiglio regionale e a numerose associazioni della società civile calabrese.

Ufficio stampa

Fonte:BeniaminoDonnici

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Sabato 21 novembre, presso il Benny Hotel di Catanzaro, si svolgerà la riunione di insediamento del Coordinamento regionale e dei Direttivi territoriali dei Comitati Calabria Libera, nominati nelle assisi provinciali appena concluse. L’incontro sarà preceduto, alle ore 16.30, da una conferenza stampa dell’On Beniamino Donnici che presenterà i neo coordinatori delle 5 province e tutti i dirigenti regionali. L’ex parlamentare europeo illustrerà il progetto e gli obiettivi del movimento e, soprattutto, farà il punto sullo stato dell’arte della lista unitaria meridionalista, che parteciperà alle elezioni regionali del 2010, alla quale sta lavorando insieme all’On Elio Belcastro dell’MPA, alla Sen Adriana Poli Bortone, presidente di “Io Sud”, all’On Alberto Sarra, capogruppo di AN in Consiglio regionale e a numerose associazioni della società civile calabrese.

Ufficio stampa

Fonte:BeniaminoDonnici

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I morti inventati dell'ILVA


Ilva, domande scomode a Emilio Riva. Al giornalista Luigi Abbate viene tolto il microfono.

L'ILVA produce acciao. Produce anche debito pubblico e cadaveri. Non paga l'Iva da 15 anni, ha ucciso 180 persone direttamente, ne ha messi 8 mila sulla sedia a rotelle e l'inquinamento che produce, per cui Emilio Riva - il re dell'acciao - è già stato condannato, è il principale responsabile di circa 20 mila morti di cancro e leucemia.

Raggiunto da un giornalista che gli chiede conto di tutte le morti di Taranto, Riva farfuglia, chiama rinforzi e poi dice "i morti ve li siete inventati". Uno scugnizzo strappa di mano il microfono al giornalista e se lo porta via. Dopo il diritto alla vita, forse l'ILVA vorrebbe anche requisire ai suoi concittadini la libertà di parola e magari anche quella di pensiero.

Soteniamo uno dei pochi giornalisti coraggiosi di questo paese. Amplifichiamo il segnale di quel microfono strappato. In rete, questo gesto equivale a una condanna. E scopriranno che le condanne, almeno qui, si pagano.

Fonte:Byoblu
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Ilva, domande scomode a Emilio Riva. Al giornalista Luigi Abbate viene tolto il microfono.

L'ILVA produce acciao. Produce anche debito pubblico e cadaveri. Non paga l'Iva da 15 anni, ha ucciso 180 persone direttamente, ne ha messi 8 mila sulla sedia a rotelle e l'inquinamento che produce, per cui Emilio Riva - il re dell'acciao - è già stato condannato, è il principale responsabile di circa 20 mila morti di cancro e leucemia.

Raggiunto da un giornalista che gli chiede conto di tutte le morti di Taranto, Riva farfuglia, chiama rinforzi e poi dice "i morti ve li siete inventati". Uno scugnizzo strappa di mano il microfono al giornalista e se lo porta via. Dopo il diritto alla vita, forse l'ILVA vorrebbe anche requisire ai suoi concittadini la libertà di parola e magari anche quella di pensiero.

Soteniamo uno dei pochi giornalisti coraggiosi di questo paese. Amplifichiamo il segnale di quel microfono strappato. In rete, questo gesto equivale a una condanna. E scopriranno che le condanne, almeno qui, si pagano.

Fonte:Byoblu
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