venerdì 23 ottobre 2009

"Briganti"

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Abruzzo: le case nuove una “bufala”. Le vecchie tornano agibili

Case distrutte dopo il terremoto Case distrutte dopo il terremoto

Da E a A. Un cambio di vocale che, per centinaia di cittadini abruzzesi, può significare la differenza tra l’inverno sotto un tetto riscaldato o l’inverno al gelo delle tende, o peggio, nelle case a rischio. La linea sottile che divide il danno dalla beffa.

La consegna delle abitazioni, in Abruzzo, quelle che gli aquilani chiamano – potenza della televisione – «le case di », procedono tra lentezze e polemiche. E, soprattutto, imprevedibili ripensamenti. Al centro delle discussioni c’è l’attribuzione del livello di danneggiamento delle abitazioni: dopo il terremoto del 6 aprile, infatti, sono stati eseguiti tutti i rilievi del caso e ad ogni casa è stato dato un codice, tra A (agibile) e E (condizioni disastrose). Codice decisivo per la priorità nell’assegnazione delle nuove case.

Solo che, dopo qualche mese, secondo la denuncia di alcuni cittadini abruzzesi riportata dal quotidiano La Repubblica, i codici hanno iniziato a cambiare senza che, nel frattempo, siano state effettuate nuove verifiche di agibilità.

Con il risultato che chi avuto una casa nuova, il “regalo di ” rischia di doverlo restituire e tornarsene per strada, perché di ritornare nelle case che giudicano pericolose, gli abruzzesi non ne vogliono sentir parlare.

Fa riflettere, però, l’ennesimo “miracolo italiano”: le case che tornano agibili da sole, senza che siano stati effettuati i lavori previsti. Una signora che vive in uno degli appartamenti a classe di rischio modificata racconta a Repubblica: «Dopo il terremoto, come tutti gli altri abbiamo cercato un rifugio. Quasi tutti in tenda, io mi sono arrangiata comprando un camper, per ospitare mia madre che è malata. Il 20 aprile, due settimane dopo il terremoto, è stata fatta una verifica. Nel nostro palazzo e in quello di fianco, dalle prove risulta che il calcestruzzo risulta scadente».

Quindi le pratiche e l’assegnazione della nuova casa: «Mi chiedono di tutto: noi in famiglia siamo in 6, chi lavora deve presentare la busta paga, la mamma invalida deve presentare i certificati. Tutto in regola. Il 9 ottobre firmo il contratto di comodato d’uso gratuito e il giorno dopo entro. Una grande gioia». Destinata, però, a durare poco: « Poi le prime voci. A una signora del palazzo 12-13, classificato E, che aveva chiesto la “casa ” rispondono che non è possibile accontentarla perché la sua casa adesso è A. La conferma ufficiale è arrivata ieri. Nel sito del Comune il nostro palazzo adesso è A, mentre quello a fianco – nella verifica del 20 aprile si diceva che era messo male come il nostro – resta E. Ma anche quegli inquilini tremano, perché hanno paura che un altro “miracolo” renda agibili anche i loro appartamenti provocando lo sfratto dalle nuove case».

luiss_econdo

FONTI INFORMATIVE Repubblica

Fonte: Blog Ambientalista

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Case distrutte dopo il terremoto Case distrutte dopo il terremoto

Da E a A. Un cambio di vocale che, per centinaia di cittadini abruzzesi, può significare la differenza tra l’inverno sotto un tetto riscaldato o l’inverno al gelo delle tende, o peggio, nelle case a rischio. La linea sottile che divide il danno dalla beffa.

La consegna delle abitazioni, in Abruzzo, quelle che gli aquilani chiamano – potenza della televisione – «le case di », procedono tra lentezze e polemiche. E, soprattutto, imprevedibili ripensamenti. Al centro delle discussioni c’è l’attribuzione del livello di danneggiamento delle abitazioni: dopo il terremoto del 6 aprile, infatti, sono stati eseguiti tutti i rilievi del caso e ad ogni casa è stato dato un codice, tra A (agibile) e E (condizioni disastrose). Codice decisivo per la priorità nell’assegnazione delle nuove case.

Solo che, dopo qualche mese, secondo la denuncia di alcuni cittadini abruzzesi riportata dal quotidiano La Repubblica, i codici hanno iniziato a cambiare senza che, nel frattempo, siano state effettuate nuove verifiche di agibilità.

Con il risultato che chi avuto una casa nuova, il “regalo di ” rischia di doverlo restituire e tornarsene per strada, perché di ritornare nelle case che giudicano pericolose, gli abruzzesi non ne vogliono sentir parlare.

Fa riflettere, però, l’ennesimo “miracolo italiano”: le case che tornano agibili da sole, senza che siano stati effettuati i lavori previsti. Una signora che vive in uno degli appartamenti a classe di rischio modificata racconta a Repubblica: «Dopo il terremoto, come tutti gli altri abbiamo cercato un rifugio. Quasi tutti in tenda, io mi sono arrangiata comprando un camper, per ospitare mia madre che è malata. Il 20 aprile, due settimane dopo il terremoto, è stata fatta una verifica. Nel nostro palazzo e in quello di fianco, dalle prove risulta che il calcestruzzo risulta scadente».

Quindi le pratiche e l’assegnazione della nuova casa: «Mi chiedono di tutto: noi in famiglia siamo in 6, chi lavora deve presentare la busta paga, la mamma invalida deve presentare i certificati. Tutto in regola. Il 9 ottobre firmo il contratto di comodato d’uso gratuito e il giorno dopo entro. Una grande gioia». Destinata, però, a durare poco: « Poi le prime voci. A una signora del palazzo 12-13, classificato E, che aveva chiesto la “casa ” rispondono che non è possibile accontentarla perché la sua casa adesso è A. La conferma ufficiale è arrivata ieri. Nel sito del Comune il nostro palazzo adesso è A, mentre quello a fianco – nella verifica del 20 aprile si diceva che era messo male come il nostro – resta E. Ma anche quegli inquilini tremano, perché hanno paura che un altro “miracolo” renda agibili anche i loro appartamenti provocando lo sfratto dalle nuove case».

luiss_econdo

FONTI INFORMATIVE Repubblica

Fonte: Blog Ambientalista

giovedì 22 ottobre 2009

CONVEGNO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD : INTERVENTI



Convegno Nazionale del Partito del Sud di Gaeta del 17/18 ottobre 2009.Interventi di Massimo Calabrese, Alessandro Romano, Alessandro Tornello, Linda Cottone, Enrico Viciconte
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Convegno Nazionale del Partito del Sud di Gaeta del 17/18 ottobre 2009.Interventi di Massimo Calabrese, Alessandro Romano, Alessandro Tornello, Linda Cottone, Enrico Viciconte

La verità dopo 150 anni come per i pellerossa

Il brigantaggio meridionale e la Guerra di secessione americana hanno un mucchio di punti in comune. Non soltanto perché si svolsero praticamente in contemporanea ma anche perché si trattò di due guerre fratricide. Secondo molti storici i paragoni, però, finiscono qui perché - a loro dire - in Italia non fu guerra civile. Secondo loro, chi combattè l’esercito dei Savoia non era mosso da «ideali patriottici». Su questo forse bisognerebbe ragionare più a fondo. Ma, volendo soprassedere, c’è un’altra guerra, pure coeva, che può essere di insegnamento per come è stata prima dimenticata e poi - finalmente - portata alla luce.

Stiamo parlando della «conquista del West». Pensiamo allora alle frotte di bambini che, per generazioni, hanno giocato a indiani e cow-boy. L’indice teso e il pollice alzato: «Pam! Pam!». Le regole, per lustri e lustri, sono state semplici: l’uomo bianco, il cow-boy, era il «buono»; il cattivo pellerossa finiva per terra. Fino a un pugno di anni fa a ripeterlo erano i nonni, ma anche il cinema (basta guardare i vecchi film con John Wayne), ed era scritto pure nei libri di scuola. È stato così per circa un sec olo.

Uno dei più efferati massacri di indiani d’America risale proprio all’epoca del Brigantaggio, al 1864. Quell’anno, a Sand Creek, 133 Cheyenne e Arapaho furono barbaramente uccisi, i loro cadaveri mutilati (105 erano donne o bambini). A Sand Creek avrebbe dovuto morire il mito del cow-boy buono e dell’indiano cattivo. Non fu così. Nel corso dei decenni, storici, politici, giudici, artisti, si sono adoperati per fornire un’altra versione della guerra tra americani bianchi e americani pellerossa. Ma sono rimasti inascoltati dalle folle. Insomma, le menti migliori sapevano come erano andate le cose, ma per la gente comune non è facile gettare alle ortiche 100 anni di falsità. Ci vuole la chiave giusta, perché la «mappa mentale» collettiva non ama i dubbi. Preferisce fare «Pam! Pam!» e credere che l’uomo bianco è il «buono». Punto.

Poi, nel 1970, sono arrivati il film Soldato blu, diretto da Ralph Nelson e Il piccolo grande uomo, diretto da Arthur Penn e con uno strepitoso Dustin Hoffman. Nel 1981, la sensibilità magnifica di Fabrizio De Andrè regalò agli italiani la canzone Fiume Sand Creek. E, a corona, nel 1990, arrivò Balla coi lupi. I film e le canzoni arrivarono alla gente. Erano la «chiave giusta». Il loro messaggio era potente: gli indiani non sono i cattivi, i bianchi non sono i buoni, tutto è dannatamente più complicato. Sottotitolo: «Vi hanno presi in giro per cent'anni».

In un baleno, è cambiata la mappa mentale dell’opinione pubblica del globo, anche quella degli italiani. Qual è il senso? L'America ha dimostrato a se stessa (e al resto del mondo) di aver capito l’importanza della Storia, quella autentica, con le sue crudeltà. Gli americani si sono riappropriati del loro stesso passato. In conseguenza di ciò il Paese non si è spaccato, anzi. La verità è stata un balsamo. I bianchi sono guariti dal cancro dell’arroganza da «civilizzatori » e agli indiani e alle loro tradizioni e sapienze fu restituita dignità. Tutta la dolorosa epopea della conquista del West, oggi, fa parte integrante del patrimonio storico-culturale del popolo americano.

Sotto la presidenza di Bill Clinton, il Congresso degli Stati Uniti ha presentato le scuse ufficiali agli indiani per l’eccidio di Sand Creek. Per reciproca memoria, sul luogo della strage è stato eretto un monumento. In Italia, ogni benedetto libro di Storia adottato dalle scuole, racconta in modo critico la «Storia del West». I nostri ragazzi studiano cosa accadde nel 1864 dall’altra parte dell’Oceano. Conoscono i Sioux e il Generale Custer. Ma, spesso, non sanno cosa è successo quell’anno nel loro Paese, magari proprio nella loro città. Alle volte non trovano una parola, manco una, sulla guerra fratricida che si combattè nel Mezzogiorno. Non sanno «chi» erano i briganti, oppure sanno che erano unamanica di criminali depravati. Ai giovani meridionali stiamo insegnando che i loro avi erano i «cattivi», pur sapendo che tutto è dannatamente più complicato. (Mrs. Ing.)

da: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDCategoria=2699&IDNotizia=276695

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Il brigantaggio meridionale e la Guerra di secessione americana hanno un mucchio di punti in comune. Non soltanto perché si svolsero praticamente in contemporanea ma anche perché si trattò di due guerre fratricide. Secondo molti storici i paragoni, però, finiscono qui perché - a loro dire - in Italia non fu guerra civile. Secondo loro, chi combattè l’esercito dei Savoia non era mosso da «ideali patriottici». Su questo forse bisognerebbe ragionare più a fondo. Ma, volendo soprassedere, c’è un’altra guerra, pure coeva, che può essere di insegnamento per come è stata prima dimenticata e poi - finalmente - portata alla luce.

Stiamo parlando della «conquista del West». Pensiamo allora alle frotte di bambini che, per generazioni, hanno giocato a indiani e cow-boy. L’indice teso e il pollice alzato: «Pam! Pam!». Le regole, per lustri e lustri, sono state semplici: l’uomo bianco, il cow-boy, era il «buono»; il cattivo pellerossa finiva per terra. Fino a un pugno di anni fa a ripeterlo erano i nonni, ma anche il cinema (basta guardare i vecchi film con John Wayne), ed era scritto pure nei libri di scuola. È stato così per circa un sec olo.

Uno dei più efferati massacri di indiani d’America risale proprio all’epoca del Brigantaggio, al 1864. Quell’anno, a Sand Creek, 133 Cheyenne e Arapaho furono barbaramente uccisi, i loro cadaveri mutilati (105 erano donne o bambini). A Sand Creek avrebbe dovuto morire il mito del cow-boy buono e dell’indiano cattivo. Non fu così. Nel corso dei decenni, storici, politici, giudici, artisti, si sono adoperati per fornire un’altra versione della guerra tra americani bianchi e americani pellerossa. Ma sono rimasti inascoltati dalle folle. Insomma, le menti migliori sapevano come erano andate le cose, ma per la gente comune non è facile gettare alle ortiche 100 anni di falsità. Ci vuole la chiave giusta, perché la «mappa mentale» collettiva non ama i dubbi. Preferisce fare «Pam! Pam!» e credere che l’uomo bianco è il «buono». Punto.

Poi, nel 1970, sono arrivati il film Soldato blu, diretto da Ralph Nelson e Il piccolo grande uomo, diretto da Arthur Penn e con uno strepitoso Dustin Hoffman. Nel 1981, la sensibilità magnifica di Fabrizio De Andrè regalò agli italiani la canzone Fiume Sand Creek. E, a corona, nel 1990, arrivò Balla coi lupi. I film e le canzoni arrivarono alla gente. Erano la «chiave giusta». Il loro messaggio era potente: gli indiani non sono i cattivi, i bianchi non sono i buoni, tutto è dannatamente più complicato. Sottotitolo: «Vi hanno presi in giro per cent'anni».

In un baleno, è cambiata la mappa mentale dell’opinione pubblica del globo, anche quella degli italiani. Qual è il senso? L'America ha dimostrato a se stessa (e al resto del mondo) di aver capito l’importanza della Storia, quella autentica, con le sue crudeltà. Gli americani si sono riappropriati del loro stesso passato. In conseguenza di ciò il Paese non si è spaccato, anzi. La verità è stata un balsamo. I bianchi sono guariti dal cancro dell’arroganza da «civilizzatori » e agli indiani e alle loro tradizioni e sapienze fu restituita dignità. Tutta la dolorosa epopea della conquista del West, oggi, fa parte integrante del patrimonio storico-culturale del popolo americano.

Sotto la presidenza di Bill Clinton, il Congresso degli Stati Uniti ha presentato le scuse ufficiali agli indiani per l’eccidio di Sand Creek. Per reciproca memoria, sul luogo della strage è stato eretto un monumento. In Italia, ogni benedetto libro di Storia adottato dalle scuole, racconta in modo critico la «Storia del West». I nostri ragazzi studiano cosa accadde nel 1864 dall’altra parte dell’Oceano. Conoscono i Sioux e il Generale Custer. Ma, spesso, non sanno cosa è successo quell’anno nel loro Paese, magari proprio nella loro città. Alle volte non trovano una parola, manco una, sulla guerra fratricida che si combattè nel Mezzogiorno. Non sanno «chi» erano i briganti, oppure sanno che erano unamanica di criminali depravati. Ai giovani meridionali stiamo insegnando che i loro avi erano i «cattivi», pur sapendo che tutto è dannatamente più complicato. (Mrs. Ing.)

da: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDCategoria=2699&IDNotizia=276695

mercoledì 21 ottobre 2009

Riccardo Pio D'Avanzo: storia di una Calabria che combatte con fierezza e dignità

riccardo

di David Crucitti - A volte i miracoli esistono e le preghiere vengono esaudite, a volte no. A volte il destino entra così crudo e devastante

nella vita di una persona, da lasciargli il cuore impietrito e la mente sconvolta, incapace di reagire, impotente come lo è la natura umana. Una natura talmente fragile da far alzare gli occhi al cielo, unica speranza in un fatto tragico che inaspettatamente, e senza preavviso, bussa alla porta, ed aprire quella porta, è obbligatorio.

Questa è la storia di una mamma e del suo bambino, una storia come tante e come poche, la storia di una giovane donna calabrese che dal dolore e dalla rabbia non si è lasciata schiacciare, ed ha reagito con l’istinto materno che solo un forte dolore può innescare.

E’ anche la storia di un bambino che del dolore fisico non ha più paura, anzi, come il medagliere di un veterano di guerra, Riccardo Pio D’Avanzo vanta innumerevoli operazioni in quasi tutto il corpo sin dalla nascita, ma non ha mai perso il sorriso, trasformando così un fatto di morte, in una realtà di vita.

Riccardo Pio nasce il 24 settembre 2003 in un ospedale del cosentino ma i suoi genitori sono di Spezzano Albanese (CS). La gravidanza procede nel modo migliore fin quando giunge l’attesa ora del parto, un parto anomalo, ricco di incognite e sospetti perché nonostante le richieste di mamma Giulia che preferiva il taglio cesareo, i medici insistono per il parto naturale, ed alla nascita, Riccardo non piange per la troppa sofferenza nel venire alla luce. Non solo, la mamma afferma che alla nascita del piccolo non era presente il pediatra che arrivò 6-7 minuti dopo, minuti vitali in cui al bimbo non arrivò sufficiente ossigeno al cervello. Da qui l’inizio dell’incubo…

I primi due mesi di vita Riccardo li trascorre in terapia intensiva tra la vita e la morte, fin quando ristabilitosi viene dimesso e per la famiglia D’Avanzo sembra la fine di un incubo, ma in realtà è solo l’inizio di un calvario impietoso e crudele, o forse, già scritto.

A cinque mesi si presentano le prime avvisaglie di qualcosa che non è solito ai bambini normali, degli strani spasmi tipo tic nervosi, dovuti a quello che poi in seguito sarà diagnosticato come la Sindrome di West, una malattia rarissima che colpisce circa 1 bambino su 150.000.

La Sindrome di West, in breve, è una gravissima forma di epilessia che colpisce nei primi mesi di vita, è caratterizzata da spasmi muscolari con forte regressione mentale e con tracciato encefalografico disincronizzato e particolare. I bambini colpiti dalla Sindrome non cammineranno mai, vivranno con un notevole ritardo mentale, ma soprattutto, non guariranno.

La malattia di Riccardo viene diagnosticata a Roma, viene spiegato a mamma Giulia che questa può essere causata da due fattori scatenanti: questioni di genetica ( tipo sindrome di Down), o per gravi lesioni al cervello. Dopo accurate analisi genetiche, a Giulia vengono chieste le modalità del parto di Riccardo, e, carte in mano, viene confermato che la Sindrome di Riccardo, non era dovuta a cause genetiche.

Riccardo Pio subisce tante operazioni, allo stomaco, alle gambe, poi ancora allo stomaco. Dai sondini per la nutrizione a l’immobilità con un peso a tirargli la gamba. Inerme affronta e subisce il dolore fisico, mentre la mamma, subisce il dramma mentale.

Giulia capisce subito che al parto qualcosa non è andata bene, ricorda, ricompone i cocci e si dispera, piange, grida e cade in una forte depressione, il male oscuro della mente.

A volte i miracoli esistono, a volte.

Dietro uno strano avvenimento personale accaduto a Giulia, la donna ancora una volta naviga su internet, ma questa volta inaspettato le compare un link che parla di un Centro di Riabilitazione con sede in Florida (USA). Il centro, realizzato da un astronauta e da un neurologo, ha scoperto che l’ossigeno risvegliava le cellule danneggiate del cervello, e di conseguenza studiarono un metodo di fisioterapia nel quale i bimbi affetti dalla malattia, per inalare tale ossigeno dovevano indossare delle tute dello stesso materiale con il quale sono costruite quelle degli astronauti.

Leggendo le testimonianze di chi aveva già intrapreso la cura, era chiaro che ancora esisteva un qualche intervento, ma fu il mettersi in contatto con il Centro americano che di colpo accese la luce nell’anima di Giulia che, dalla Calabria, decise di partire per gli Stati Uniti con le valigie piene di speranza e interrogativi. Ma si doveva partire. Il problema principale era rappresentato dalla mancanza di danaro, senza considerare che stabilirsi in un paese così lontano e con enormi differenze culturali non sarebbe stato certamente uno scherzo, ma intanto servivano i soldi.

Giulia così inizia una raccolta fondi aprendo un blog, e con l’aiuto di tante persone disposte a sostenerla qualcosa si muove. Si attaccano locandine in tutto il paese e la voce si sparge anche grazie alla caparbietà di questa mamma che non ha esitato a chiedere ai tanti cantanti, in concerto in Calabria, il loro palco per qualche minuto, e da li, lanciare i suoi appelli, spiegando al pubblico le difficoltà che la attanagliavano.

Così la gente comincia a conoscere questo dramma che purtroppo non è così raro, ma Giulia non voleva stare con le mani in mano, voleva reagire, e così fece. La svolta di questa storia si ha quando Giulia incontra Al Bano Carrisi, famoso per il suo gran cuore, che sposa totalmente la causa di Riccardo Pio, e tramite gli appelli del cantautore si arriva a coinvolgere il Presidente della Regione Calabria Agazio Loiero “ il caro Loiero” come Giulia lo definisce, che si dimostra subito molto sensibile alla vicenda.

La Calabria, i calabresi del nord e quelli del sud, si stringono intorno ad una conterranea che con forza grida aiuto, si piantonano a difesa di un bambino malato, come tanti si, ma in questo caso c’è una reazione particolare. E’ la reazione di una madre che non ci sta, che fino a quando avrà vita lotterà per la salute del suo bambino, la salute che secondo analisi cliniche e in base alle dichiarazioni di Giulia, gli è stata strappata in sala parto.

Come sempre accade, il tempo cura quasi tutte le ferite, gli animi si rasserenano, le menti si quietano e gli anni passano velocemente. Oggi, grazie a tutte queste persone, compaesani, cantanti, politici ecc., Riccardo Pio D’Avanzo si trova in Florida da circa due anni ottenendo piccoli ma importanti risultati, con la consapevolezza che non diventerà mai un bimbo normale, ma con la certezza che anche i piccoli miglioramenti, per lui sono grandi miracoli.

Giulia si ferma un attimo, sostiene che il suo cucciolo abbia avuto le ali spezzate dalla malasanità.

Può darsi di si, come può darsi di no, non spetta a noi dirlo, rimane comunque il fatto che storie come questa lasciano occhi lucidi e cuori affranti, ma è la realtà della vita, fatti come questi esistono e si verificheranno sempre perché naturali. Questa è semplicemente la storia di Riccardo Pio, un bimbo forte, come tanti, ma soprattutto questa è la storia di una madre, che guardando in faccia la realtà, non l’ha subita, l’ha affrontata, non la cambierà, ma almeno ci ha provato.


Fonte:Strill.it

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riccardo

di David Crucitti - A volte i miracoli esistono e le preghiere vengono esaudite, a volte no. A volte il destino entra così crudo e devastante

nella vita di una persona, da lasciargli il cuore impietrito e la mente sconvolta, incapace di reagire, impotente come lo è la natura umana. Una natura talmente fragile da far alzare gli occhi al cielo, unica speranza in un fatto tragico che inaspettatamente, e senza preavviso, bussa alla porta, ed aprire quella porta, è obbligatorio.

Questa è la storia di una mamma e del suo bambino, una storia come tante e come poche, la storia di una giovane donna calabrese che dal dolore e dalla rabbia non si è lasciata schiacciare, ed ha reagito con l’istinto materno che solo un forte dolore può innescare.

E’ anche la storia di un bambino che del dolore fisico non ha più paura, anzi, come il medagliere di un veterano di guerra, Riccardo Pio D’Avanzo vanta innumerevoli operazioni in quasi tutto il corpo sin dalla nascita, ma non ha mai perso il sorriso, trasformando così un fatto di morte, in una realtà di vita.

Riccardo Pio nasce il 24 settembre 2003 in un ospedale del cosentino ma i suoi genitori sono di Spezzano Albanese (CS). La gravidanza procede nel modo migliore fin quando giunge l’attesa ora del parto, un parto anomalo, ricco di incognite e sospetti perché nonostante le richieste di mamma Giulia che preferiva il taglio cesareo, i medici insistono per il parto naturale, ed alla nascita, Riccardo non piange per la troppa sofferenza nel venire alla luce. Non solo, la mamma afferma che alla nascita del piccolo non era presente il pediatra che arrivò 6-7 minuti dopo, minuti vitali in cui al bimbo non arrivò sufficiente ossigeno al cervello. Da qui l’inizio dell’incubo…

I primi due mesi di vita Riccardo li trascorre in terapia intensiva tra la vita e la morte, fin quando ristabilitosi viene dimesso e per la famiglia D’Avanzo sembra la fine di un incubo, ma in realtà è solo l’inizio di un calvario impietoso e crudele, o forse, già scritto.

A cinque mesi si presentano le prime avvisaglie di qualcosa che non è solito ai bambini normali, degli strani spasmi tipo tic nervosi, dovuti a quello che poi in seguito sarà diagnosticato come la Sindrome di West, una malattia rarissima che colpisce circa 1 bambino su 150.000.

La Sindrome di West, in breve, è una gravissima forma di epilessia che colpisce nei primi mesi di vita, è caratterizzata da spasmi muscolari con forte regressione mentale e con tracciato encefalografico disincronizzato e particolare. I bambini colpiti dalla Sindrome non cammineranno mai, vivranno con un notevole ritardo mentale, ma soprattutto, non guariranno.

La malattia di Riccardo viene diagnosticata a Roma, viene spiegato a mamma Giulia che questa può essere causata da due fattori scatenanti: questioni di genetica ( tipo sindrome di Down), o per gravi lesioni al cervello. Dopo accurate analisi genetiche, a Giulia vengono chieste le modalità del parto di Riccardo, e, carte in mano, viene confermato che la Sindrome di Riccardo, non era dovuta a cause genetiche.

Riccardo Pio subisce tante operazioni, allo stomaco, alle gambe, poi ancora allo stomaco. Dai sondini per la nutrizione a l’immobilità con un peso a tirargli la gamba. Inerme affronta e subisce il dolore fisico, mentre la mamma, subisce il dramma mentale.

Giulia capisce subito che al parto qualcosa non è andata bene, ricorda, ricompone i cocci e si dispera, piange, grida e cade in una forte depressione, il male oscuro della mente.

A volte i miracoli esistono, a volte.

Dietro uno strano avvenimento personale accaduto a Giulia, la donna ancora una volta naviga su internet, ma questa volta inaspettato le compare un link che parla di un Centro di Riabilitazione con sede in Florida (USA). Il centro, realizzato da un astronauta e da un neurologo, ha scoperto che l’ossigeno risvegliava le cellule danneggiate del cervello, e di conseguenza studiarono un metodo di fisioterapia nel quale i bimbi affetti dalla malattia, per inalare tale ossigeno dovevano indossare delle tute dello stesso materiale con il quale sono costruite quelle degli astronauti.

Leggendo le testimonianze di chi aveva già intrapreso la cura, era chiaro che ancora esisteva un qualche intervento, ma fu il mettersi in contatto con il Centro americano che di colpo accese la luce nell’anima di Giulia che, dalla Calabria, decise di partire per gli Stati Uniti con le valigie piene di speranza e interrogativi. Ma si doveva partire. Il problema principale era rappresentato dalla mancanza di danaro, senza considerare che stabilirsi in un paese così lontano e con enormi differenze culturali non sarebbe stato certamente uno scherzo, ma intanto servivano i soldi.

Giulia così inizia una raccolta fondi aprendo un blog, e con l’aiuto di tante persone disposte a sostenerla qualcosa si muove. Si attaccano locandine in tutto il paese e la voce si sparge anche grazie alla caparbietà di questa mamma che non ha esitato a chiedere ai tanti cantanti, in concerto in Calabria, il loro palco per qualche minuto, e da li, lanciare i suoi appelli, spiegando al pubblico le difficoltà che la attanagliavano.

Così la gente comincia a conoscere questo dramma che purtroppo non è così raro, ma Giulia non voleva stare con le mani in mano, voleva reagire, e così fece. La svolta di questa storia si ha quando Giulia incontra Al Bano Carrisi, famoso per il suo gran cuore, che sposa totalmente la causa di Riccardo Pio, e tramite gli appelli del cantautore si arriva a coinvolgere il Presidente della Regione Calabria Agazio Loiero “ il caro Loiero” come Giulia lo definisce, che si dimostra subito molto sensibile alla vicenda.

La Calabria, i calabresi del nord e quelli del sud, si stringono intorno ad una conterranea che con forza grida aiuto, si piantonano a difesa di un bambino malato, come tanti si, ma in questo caso c’è una reazione particolare. E’ la reazione di una madre che non ci sta, che fino a quando avrà vita lotterà per la salute del suo bambino, la salute che secondo analisi cliniche e in base alle dichiarazioni di Giulia, gli è stata strappata in sala parto.

Come sempre accade, il tempo cura quasi tutte le ferite, gli animi si rasserenano, le menti si quietano e gli anni passano velocemente. Oggi, grazie a tutte queste persone, compaesani, cantanti, politici ecc., Riccardo Pio D’Avanzo si trova in Florida da circa due anni ottenendo piccoli ma importanti risultati, con la consapevolezza che non diventerà mai un bimbo normale, ma con la certezza che anche i piccoli miglioramenti, per lui sono grandi miracoli.

Giulia si ferma un attimo, sostiene che il suo cucciolo abbia avuto le ali spezzate dalla malasanità.

Può darsi di si, come può darsi di no, non spetta a noi dirlo, rimane comunque il fatto che storie come questa lasciano occhi lucidi e cuori affranti, ma è la realtà della vita, fatti come questi esistono e si verificheranno sempre perché naturali. Questa è semplicemente la storia di Riccardo Pio, un bimbo forte, come tanti, ma soprattutto questa è la storia di una madre, che guardando in faccia la realtà, non l’ha subita, l’ha affrontata, non la cambierà, ma almeno ci ha provato.


Fonte:Strill.it

Bossi, Silvio, la mafia e quei 70 miliardi dati al sénatur...


Di Dario Campolo


Scritto con Rabbia e attesa nell’esito del lodo, ovviamente oggi sono molto più sollevato di ieri ma con ciò non giudico vecchio ciò che ieri pensavo e scrivevo, quindi ritengo giusto pubblicare le mie riflessioni sulle varie dichiarazioni del 7 ottobre 2009 fatte da Umberto Bossi & C.

Bossi non smette più di stupirci, dopo le esternazioni dei giorni scorsi che a volere far fuori Silvio Berlusconi sia la Mafia, oggi dice che la Lega è pronta a far scendere il Popolo in piazza per la bocciatura del Lodo Alfano.Scusate, ma mi viene spontaneo chiedere al Senatur se comincia ad avere qualche problema di lucidità, anzi mi viene da chiedere al Senatur Umberto Bossi cosa è successo dal ‘90 ad oggi. Per chi non lo sapesse, Bossi negli anni ‘90 indicava Berlusconi come "mafioso" e come "l’uomo di Cosa Nostra".


Oggi?Semplice, oggi invece Bossi afferma che è la stessa mafia ad aver complottato contro Berlusconi: "Berlusconi adesso e’ odiato dalla mafia. La mafia puo’ fargli male. Ho pensato che la storia delle donne sia per quel problema li’, perche’ il governo ha fatto una legge durissima sul sequestro dei beni ai mafiosi, che li ha colpiti duramente. Stai attento Berlusconi, quelli non perdonano, la mafia e’ vendicativa" (agenzia AGI, 27 agosto 2009).Berlusconi non sarebbe più punibile per la sola ragione che il popolo lo vota? Cosa vuol dire, che se Berlusconi compisse un reato anche molto grave ma il popolo continuasse a votarlo tutto gli dovrebbe essere concesso? Assolutamente no!!!La dimostrazione l’ha data Gaetano Pecorella, parlamentare e legale di Berlusconi, sostenendo che il Premier non va considerato uguale agli altri parlamentari ma ad un livello "superiore". Berlusconi dunque sarebbe "più uguale degli altri". Ma la Costituzione non dice questo, il popolo vota il Parlamento che a sua volta vota il capo di Governo. La Costituzione non può essere stravolta.Pochi giorni fa è stato stabilito in sede civile che il Signor Berlusconi ha corrotto per prendersi la Mondadori.


Oggi Berlusconi si dice allibito per l’esito della sentenza che lo vede “corresponsabile della vicenda corruttiva” e per questo Fininvest deve alla Cir della famiglia De Benedetti 750 milioni di euro, a mio dire ancora pochi.Quindi abbiamo un corruttore accertato in sede civile ed imputato in altri processi in sede penale che per via della immunità prevista dal Lodo Alfano non verrà sottoposto a giudizio. Mi si viene a dire che il popolo scenderà in piazza? Bene, allora io a quello stesso popolo che vorrebbe scendere in piazza e che lo ha votato e lo voterà chiedo: se per caso qualcuno di voi fosse imputato come lo è il signor Berlusconi, sarebbe contento di ottenere un trattamento diverso? E quindi andare in carcere se riconosciuto colpevole? Vi chiedo ancora: qualcuno scenderebbe in piazza per voi? No è la risposta, e allora vi dico che, visto che abbiamo una delle Costituzioni più ben fatte al mondo per via dell’equilibrio costruito ad hoc per evitare GOLPI ed eccessivi strapoteri, cerchiamo di tenercela stretta la nostra COSTITUZIONE e di non farci convincere dall’informazione malata che ci viene passata.


Svegliamoci...Concludo agganciandomi all’argomento iniziale e quindi con un quesito per i Leghisti che tanto odiano Fini e Berlusconi (a loro dire): come mai Bossi ha fatto questo cambiamento dal ‘90 ad oggi nei confronti del Berlusconi?Nel marzo del 2007 i giornali pubblicarono una notizia riguardante una presunta elargizione di denaro da parte di Silvio Berlusconi a Umberto Bossi. Nell’ambito dell’inchiesta relativa al dossieraggio illegale condotto da alcuni funzionari della sicurezza Telecom e del SISMI fu arrestato su richiesta della Procura di Milano il 18 gennaio 2007 Guglielmo Sasinini, ex-giornalista del settimanale Famiglia Cristiana, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla violazione del segreto d’ufficio, alla corruzione e all’accesso abusivo al sistema informatico. Nelle agende sequestrate a Sasinini fu trovata una nota relativa alla presunta elargizione di settanta miliardi di vecchie lire da Silvio Berlusconi a Umberto Bossi, «in cambio della totale fedeltà». Negli appunti del giornalista si legge anche questa frase: «In quel periodo pignorata per debiti la casa di Bossi. Debiti già ripianati con... 70 miliardi».


Quando questa notizia apparve sulla stampa (23 marzo 2007), Bossi annunciò querela nei confronti di Sasisini e l’avvocato Niccolò Ghedini definì la notizia “falsa e destituita di fondamento”. Secondo la giornalista Rosanna Sapori, che ha lavorato per anni a Radio Padania Libera, Umberto Bossi avrebbe venduto a Berlusconi addirittura la titolarità del simbolo del partito. La nota sulle agende di Sasinini e le dichiarazioni della Sapori non hanno ad oggi trovato conferma. Voglio tuttavia riportare alcuni articoli sulla vicenda a scopo di approfondimento e riflessione.Buona lettura


LINK:

”Da Berlusconi 70 mld per la fedeltà di Bossi” (corriere.it, 23 marzo 2007)”

70 miliardi da Berlusconi alla Lega? Bossi querela Sasinini” (sole24.it, Sara Bianchi, 23 marzo 2007)

”Un contratto Bossi-Tremonti. Così Giulio diventò ministro” (repubblica.it, Walter Galbiati, 27 marzo 2007)

“Il Prezzo della Lega” (intervista di Piero Ricca a Rosanna Sapori, pieroricca.org, 13 aprile 2007)


Fonte:Agoravox

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Di Dario Campolo


Scritto con Rabbia e attesa nell’esito del lodo, ovviamente oggi sono molto più sollevato di ieri ma con ciò non giudico vecchio ciò che ieri pensavo e scrivevo, quindi ritengo giusto pubblicare le mie riflessioni sulle varie dichiarazioni del 7 ottobre 2009 fatte da Umberto Bossi & C.

Bossi non smette più di stupirci, dopo le esternazioni dei giorni scorsi che a volere far fuori Silvio Berlusconi sia la Mafia, oggi dice che la Lega è pronta a far scendere il Popolo in piazza per la bocciatura del Lodo Alfano.Scusate, ma mi viene spontaneo chiedere al Senatur se comincia ad avere qualche problema di lucidità, anzi mi viene da chiedere al Senatur Umberto Bossi cosa è successo dal ‘90 ad oggi. Per chi non lo sapesse, Bossi negli anni ‘90 indicava Berlusconi come "mafioso" e come "l’uomo di Cosa Nostra".


Oggi?Semplice, oggi invece Bossi afferma che è la stessa mafia ad aver complottato contro Berlusconi: "Berlusconi adesso e’ odiato dalla mafia. La mafia puo’ fargli male. Ho pensato che la storia delle donne sia per quel problema li’, perche’ il governo ha fatto una legge durissima sul sequestro dei beni ai mafiosi, che li ha colpiti duramente. Stai attento Berlusconi, quelli non perdonano, la mafia e’ vendicativa" (agenzia AGI, 27 agosto 2009).Berlusconi non sarebbe più punibile per la sola ragione che il popolo lo vota? Cosa vuol dire, che se Berlusconi compisse un reato anche molto grave ma il popolo continuasse a votarlo tutto gli dovrebbe essere concesso? Assolutamente no!!!La dimostrazione l’ha data Gaetano Pecorella, parlamentare e legale di Berlusconi, sostenendo che il Premier non va considerato uguale agli altri parlamentari ma ad un livello "superiore". Berlusconi dunque sarebbe "più uguale degli altri". Ma la Costituzione non dice questo, il popolo vota il Parlamento che a sua volta vota il capo di Governo. La Costituzione non può essere stravolta.Pochi giorni fa è stato stabilito in sede civile che il Signor Berlusconi ha corrotto per prendersi la Mondadori.


Oggi Berlusconi si dice allibito per l’esito della sentenza che lo vede “corresponsabile della vicenda corruttiva” e per questo Fininvest deve alla Cir della famiglia De Benedetti 750 milioni di euro, a mio dire ancora pochi.Quindi abbiamo un corruttore accertato in sede civile ed imputato in altri processi in sede penale che per via della immunità prevista dal Lodo Alfano non verrà sottoposto a giudizio. Mi si viene a dire che il popolo scenderà in piazza? Bene, allora io a quello stesso popolo che vorrebbe scendere in piazza e che lo ha votato e lo voterà chiedo: se per caso qualcuno di voi fosse imputato come lo è il signor Berlusconi, sarebbe contento di ottenere un trattamento diverso? E quindi andare in carcere se riconosciuto colpevole? Vi chiedo ancora: qualcuno scenderebbe in piazza per voi? No è la risposta, e allora vi dico che, visto che abbiamo una delle Costituzioni più ben fatte al mondo per via dell’equilibrio costruito ad hoc per evitare GOLPI ed eccessivi strapoteri, cerchiamo di tenercela stretta la nostra COSTITUZIONE e di non farci convincere dall’informazione malata che ci viene passata.


Svegliamoci...Concludo agganciandomi all’argomento iniziale e quindi con un quesito per i Leghisti che tanto odiano Fini e Berlusconi (a loro dire): come mai Bossi ha fatto questo cambiamento dal ‘90 ad oggi nei confronti del Berlusconi?Nel marzo del 2007 i giornali pubblicarono una notizia riguardante una presunta elargizione di denaro da parte di Silvio Berlusconi a Umberto Bossi. Nell’ambito dell’inchiesta relativa al dossieraggio illegale condotto da alcuni funzionari della sicurezza Telecom e del SISMI fu arrestato su richiesta della Procura di Milano il 18 gennaio 2007 Guglielmo Sasinini, ex-giornalista del settimanale Famiglia Cristiana, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla violazione del segreto d’ufficio, alla corruzione e all’accesso abusivo al sistema informatico. Nelle agende sequestrate a Sasinini fu trovata una nota relativa alla presunta elargizione di settanta miliardi di vecchie lire da Silvio Berlusconi a Umberto Bossi, «in cambio della totale fedeltà». Negli appunti del giornalista si legge anche questa frase: «In quel periodo pignorata per debiti la casa di Bossi. Debiti già ripianati con... 70 miliardi».


Quando questa notizia apparve sulla stampa (23 marzo 2007), Bossi annunciò querela nei confronti di Sasisini e l’avvocato Niccolò Ghedini definì la notizia “falsa e destituita di fondamento”. Secondo la giornalista Rosanna Sapori, che ha lavorato per anni a Radio Padania Libera, Umberto Bossi avrebbe venduto a Berlusconi addirittura la titolarità del simbolo del partito. La nota sulle agende di Sasinini e le dichiarazioni della Sapori non hanno ad oggi trovato conferma. Voglio tuttavia riportare alcuni articoli sulla vicenda a scopo di approfondimento e riflessione.Buona lettura


LINK:

”Da Berlusconi 70 mld per la fedeltà di Bossi” (corriere.it, 23 marzo 2007)”

70 miliardi da Berlusconi alla Lega? Bossi querela Sasinini” (sole24.it, Sara Bianchi, 23 marzo 2007)

”Un contratto Bossi-Tremonti. Così Giulio diventò ministro” (repubblica.it, Walter Galbiati, 27 marzo 2007)

“Il Prezzo della Lega” (intervista di Piero Ricca a Rosanna Sapori, pieroricca.org, 13 aprile 2007)


Fonte:Agoravox

CONVEGNO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD : CHIUSURA CON PRESENTAZIONE DOCUMENTO DI ERASMO VECCHIO



Convegno Nazionale del Partito del Sud di Gaeta del 17/18 ottobre 2009.
Interventi di Contarelli, Vittoria Mariani, Colacino, chiusura di Erasmo Vecchio con lettura della risoluzione finale presentata e sottoscritta dai movimenti presenti.
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Convegno Nazionale del Partito del Sud di Gaeta del 17/18 ottobre 2009.
Interventi di Contarelli, Vittoria Mariani, Colacino, chiusura di Erasmo Vecchio con lettura della risoluzione finale presentata e sottoscritta dai movimenti presenti.

Viesti: la Banca del Sud solo un magnifico spot

di NINNI PERCHIAZZI

BARI. «La Banca per il Mezzogiorno è una cosa assolutamente eterea. È uno spot pubblicitario che serve a far vedere che il Governo si interessa del Sud e a far dimenticare tutto quanto non ha fatto finora». Gianfranco Viesti, economista e assessore al Diritto allo studio della Regione Puglia, boccia senza mezzi termini l’operazione targata Tremonti- Berlusconi, la cui gestazione è stata annunciata la scorsa settimana dal governo.

Quali sono i motivi di questa bocciatura totale? «Tutti parlano dell’idea del ministro Tremonti, che non ha effetti pratici e forse non li avrà mai, mentre nessuno parla dello smantellamento del Piano per il Sud, che l’attuale governo ha trovato e pezzo pezzo destrutturato».

Quindi, siamo di fronte all’ennesima politica degli annunci? «Loro sono bravissimi nella comunicazione e in Italia c’è un sistema di comunicazione, specie televisivo, che amplifica molto queste strategie. Così tutti parlano di una cosa alla meglio irrilevante e nessuno s’interessa del fatto che il governo ha tagliato circa 25 miliardi di spesa per investimenti al Sud e tiene bloccati tutti gli investimenti delle Regioni».

Comunicazione a parte, come valuta l’idea della Banca in sé? «La finalità è meramente comunicativa, e sotto tale aspetto è un successo. D’altra parte non mi sembra che l’opposizione si sia sperticata per contrastarla. In sè l’idea è tutta da verificare. Il governo non ci mette sostanzialmente nulla. È un invito ai privati a fare «più banca», ma se i privati avessero la possibilità di farlo, non aspetterebbero di certo che Tremonti glielo dica».

Ma l’iniziativa avrà pure qualcosa di positivo? «L’unica cosa interessante sono le obbligazioni con fiscalità ridotta (i bond Sud, ndr). Ma anche questo è tutto da verificare: non è detto che la Commissione europea le autorizzi, bisogna capire chi le può emettere e cosa devono riguardare. Anche questo, però è un discorso "privati più privati". Forse la cosa più interessante è il messaggio che l’operazione porta con sé: dice al Sud vedevetela voi con le vostre risorse. E non è un caso che la Lega sia d’accordo. È la sua tesi da sempre».

Il ministro Tremonti ha scommesso che la Banca possa «camminare con le proprie gambe». «Certo, il governo rinuncia a governare e invita i privati a fare qualcosa in più per il Sud: è la tesi della Lega da sempre».

Si prospetta un ingresso delle Poste nel capitale della Banca del Sud. «Tremonti è stato vago: “Non sappiamo, vedremo, valuteremo”. Cioè Il governo annuncia una grande misura e nei suoi aspetti più importanti è tutto un si vedrà. Si concretizza in un invito ai privati a fare una nuova banca».

Tremonti ha parlato di modello francese tipo Credit agricole, una rete di banche popolari e credito cooperativo da realizzarsi su base volontaria. «Le mie premesse non significano dire che è tutto uno schifo. Le mie critiche sono a monte: è un’operazione inesistente e pubblicitaria, ma se si vuole ragionare per migliorare il credito nel Mezzogiorno, si può fare. Il sistema creditizio in Puglia è molto interessante, ricco: tra credito cooperativo, popolari e banche esterne. Se ci sono problemi sono legati alla crisi e alla debolezza delle imprese, per cui c’è un punto e mezzo di differenza sugli interessi. Ma certo non è colpa delle banche».

Insomma, il Sud verrà abbandonato al proprio destino, a meno che non ce la faccia da solo. «Che il governo nel pieno della crisi economica più grossa del secolo, con tutte le incentivazioni alle imprese al Sud e i piani d’investimento sospesi, si limiti a fare un annuncio un po’ risibile significa che la strategia per il Sud è nulla. Somiglia un po’ al ponte sullo Stretto: non c’è progetto esecutivo, non ci sono i soldi, ma si mette la prima pietra».

ll quadro è a tinte così fosche? «Le forze sociali ed economiche pugliesi hanno firmato un documento per sapere che fine fanno i fondi Fondi Fas, ma il governo non ha risposto. Sono davvero abilissimi: tutti parlano della Banca del Sud ovvero del sesso degli angeli. È la montagna che partorisce il topolino, ma nel frattempo hanno smantellato il piano per il Sud, annunciandone un altro. Ma il piano c’era già, si chiamava Quadro strategico nazionale. Il governo lo ha ereditato e anziché attuarlo, magari modificandolo, lo ha smantellato togliendo tutti i soldi. Comunicazione 10, realtà 0».

Sono i primi effetti del federalismo? «Il messaggio principale è che al Sud non va più nulla. Non è più la Lega, ma Berlusconi e Tremonti che dicono ai meridionali: gli investimenti non ci sono più, il federalismo è la soluzione, vedetevela con le vostre forze».

Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno
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di NINNI PERCHIAZZI

BARI. «La Banca per il Mezzogiorno è una cosa assolutamente eterea. È uno spot pubblicitario che serve a far vedere che il Governo si interessa del Sud e a far dimenticare tutto quanto non ha fatto finora». Gianfranco Viesti, economista e assessore al Diritto allo studio della Regione Puglia, boccia senza mezzi termini l’operazione targata Tremonti- Berlusconi, la cui gestazione è stata annunciata la scorsa settimana dal governo.

Quali sono i motivi di questa bocciatura totale? «Tutti parlano dell’idea del ministro Tremonti, che non ha effetti pratici e forse non li avrà mai, mentre nessuno parla dello smantellamento del Piano per il Sud, che l’attuale governo ha trovato e pezzo pezzo destrutturato».

Quindi, siamo di fronte all’ennesima politica degli annunci? «Loro sono bravissimi nella comunicazione e in Italia c’è un sistema di comunicazione, specie televisivo, che amplifica molto queste strategie. Così tutti parlano di una cosa alla meglio irrilevante e nessuno s’interessa del fatto che il governo ha tagliato circa 25 miliardi di spesa per investimenti al Sud e tiene bloccati tutti gli investimenti delle Regioni».

Comunicazione a parte, come valuta l’idea della Banca in sé? «La finalità è meramente comunicativa, e sotto tale aspetto è un successo. D’altra parte non mi sembra che l’opposizione si sia sperticata per contrastarla. In sè l’idea è tutta da verificare. Il governo non ci mette sostanzialmente nulla. È un invito ai privati a fare «più banca», ma se i privati avessero la possibilità di farlo, non aspetterebbero di certo che Tremonti glielo dica».

Ma l’iniziativa avrà pure qualcosa di positivo? «L’unica cosa interessante sono le obbligazioni con fiscalità ridotta (i bond Sud, ndr). Ma anche questo è tutto da verificare: non è detto che la Commissione europea le autorizzi, bisogna capire chi le può emettere e cosa devono riguardare. Anche questo, però è un discorso "privati più privati". Forse la cosa più interessante è il messaggio che l’operazione porta con sé: dice al Sud vedevetela voi con le vostre risorse. E non è un caso che la Lega sia d’accordo. È la sua tesi da sempre».

Il ministro Tremonti ha scommesso che la Banca possa «camminare con le proprie gambe». «Certo, il governo rinuncia a governare e invita i privati a fare qualcosa in più per il Sud: è la tesi della Lega da sempre».

Si prospetta un ingresso delle Poste nel capitale della Banca del Sud. «Tremonti è stato vago: “Non sappiamo, vedremo, valuteremo”. Cioè Il governo annuncia una grande misura e nei suoi aspetti più importanti è tutto un si vedrà. Si concretizza in un invito ai privati a fare una nuova banca».

Tremonti ha parlato di modello francese tipo Credit agricole, una rete di banche popolari e credito cooperativo da realizzarsi su base volontaria. «Le mie premesse non significano dire che è tutto uno schifo. Le mie critiche sono a monte: è un’operazione inesistente e pubblicitaria, ma se si vuole ragionare per migliorare il credito nel Mezzogiorno, si può fare. Il sistema creditizio in Puglia è molto interessante, ricco: tra credito cooperativo, popolari e banche esterne. Se ci sono problemi sono legati alla crisi e alla debolezza delle imprese, per cui c’è un punto e mezzo di differenza sugli interessi. Ma certo non è colpa delle banche».

Insomma, il Sud verrà abbandonato al proprio destino, a meno che non ce la faccia da solo. «Che il governo nel pieno della crisi economica più grossa del secolo, con tutte le incentivazioni alle imprese al Sud e i piani d’investimento sospesi, si limiti a fare un annuncio un po’ risibile significa che la strategia per il Sud è nulla. Somiglia un po’ al ponte sullo Stretto: non c’è progetto esecutivo, non ci sono i soldi, ma si mette la prima pietra».

ll quadro è a tinte così fosche? «Le forze sociali ed economiche pugliesi hanno firmato un documento per sapere che fine fanno i fondi Fondi Fas, ma il governo non ha risposto. Sono davvero abilissimi: tutti parlano della Banca del Sud ovvero del sesso degli angeli. È la montagna che partorisce il topolino, ma nel frattempo hanno smantellato il piano per il Sud, annunciandone un altro. Ma il piano c’era già, si chiamava Quadro strategico nazionale. Il governo lo ha ereditato e anziché attuarlo, magari modificandolo, lo ha smantellato togliendo tutti i soldi. Comunicazione 10, realtà 0».

Sono i primi effetti del federalismo? «Il messaggio principale è che al Sud non va più nulla. Non è più la Lega, ma Berlusconi e Tremonti che dicono ai meridionali: gli investimenti non ci sono più, il federalismo è la soluzione, vedetevela con le vostre forze».

Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno

martedì 20 ottobre 2009

CONVEGNO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD : INTERVENTO DI PEPPE QUARANTA DI SUD LIBERO



Convegno Nazionale del Partito del Sud di Gaeta il 17/18 ottobre 2009, l'intervento di Peppe Quaranta di Sud Libero
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Convegno Nazionale del Partito del Sud di Gaeta il 17/18 ottobre 2009, l'intervento di Peppe Quaranta di Sud Libero

CONVEGNO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD :L 'INTERVENTO DI ANDREA BALìA DI L'ALTRO SUD



L'intervento, al Convegno Nazionale del Partito del Sud di Gaeta il 17/18 ottobre 2009, di Andrea Balìa di L'Altro Sud
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L'intervento, al Convegno Nazionale del Partito del Sud di Gaeta il 17/18 ottobre 2009, di Andrea Balìa di L'Altro Sud

 
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