giovedì 24 settembre 2009

Se Obama abdica con l'Iran costringerà Israele ad attaccare Teheran





di Bret Stephens


Gli eventi stanno rapidamente spingendo Israele verso un attacco preventivo contro gli impianti nucleari dell’Iran, un attacco che avverrà probabilmente la prossima primavera. L’operazione potrebbe essere un fallimento. Oppure rivelarsi un successo, spingendo il prezzo del petrolio a 300 dollari al barile, provocando una guerra in Medio Oriente e coinvolgendo i militari statunitensi. Allora perché l’amministrazione Obama sta facendo di tutto per accelerare questa escalation?

Alla riunione del G-8 in Italia, lo scorso luglio, il mese di settembre è stato fissato come ultima scadenza da imporre all’Iran per iniziare i negoziati sul suo programma nucleare. La settimana scorsa, l’Iran ha dato la sua risposta: no. Quello che Teheran ha offerto in cambio è un documento di cinque pagine che è l’equivalente diplomatico di un grande “vaffanculo”. Il documento inizia lamentando “i modi di pensare peccaminosi che prevalgono nelle relazioni internazionali” per poi offrire grandi discorsi su tutta una varietà di argomenti: la democrazia, i diritti umani, il disarmo, il terrorismo, “il rispetto per i diritti degli stati”, ed altri temi in cui l’Iran è certamente un modello. L’assenza più lampante è quella di una qualsiasi menzione del programma nucleare iraniano - giunto al cosiddetto “breakout point” - che secondo Mahmoud Ahmadinejad e il suo capo Ali Khamenei non è in discussione.

Cosa può fare un presidente statunitense di fronte a un documento destinato al fallimento? Cos’altro se non fare finta che non sia fallimentare? I negoziati cominciano il primo ottobre. Tutto questo non fa altro che contribuire a persuadere la leadership israeliana sul fatto che, quando il Presidente Obama definisce "inaccettabile" l'Iran nucleare, intende questa affermazione più o meno nello stesso modo di un genitore quando rimprovera in maniera inefficace un adolescente che si comporta male. Questa impressione viene rinforzata dal fatto che Obama ha deciso di togliere l’Iran dall'agenda della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che presiederà il 24 settembre; dal fatto che il Segretario alla Difesa Robert Gates si è opposto pubblicamente ad attacchi contro le attrezzature nucleari dell’Iran; e dall’annuncio emesso dal governo russo che non sosterrà altre sanzioni contro l’Iran.

Insomma, la conclusione tra gli israeliani è che né l’amministrazione Obama né la “comunità internazionale” faranno niente per bloccare l’Iran. Quindi Israele ha seguito una strategia diversa, e sta cercando di spingere gli Stati Uniti a fermare, o almeno a ritardare, un attacco di Gerusalemme contro l'Iran, attraverso l'imposizione di sanzioni più dure. Perciò, diversamente dagli attacchi israeliani contro il reattore iracheno nel 1981 e quello siriano nel 2007, entrambi pianificati in assoluto segreto, gli israeliani hanno reso appositamente pubbliche le loro paure, intenzioni e capacità. Hanno mandato delle navi da guerra nel Canale di Suez in pieno giorno ed hanno effetuato esercitazioni di combattimento aereo a lunga portata. Sono stati insolitamente comunicativi nei loro briefing con i giornalisti dicendo ogni volta di essere convinti che saranno in grado di completare il lavoro.

Il problema, comunque, è che l’amministrazione americana non abbocca, e uno deve domandarsi perché. Forse Washingotn pensa che la diplomazia funzionerà, oppure che riuscirà a convincere gli israeliani a non attaccare. Oppure, può darsi che in realtà gli Usa desiderino che Israele attacchi senza dare la percezione che loro siano d'accordo. O forse non stanno prestando la giusta attenzione a quello che sta avvenendo. Ma Israele invece lo sta facendo. E più gli Stati Uniti rimandano la questione di affrontare seriamente l’Iran, più si avvicina e diventa probabile una incursione israeliana.

Un rapporto pubblicato dal Bipartisan Policy Center, firmato dal Generale in pensione Charles Ward, evidenzia che entro l’anno prossimo l’Iran sarà capace di “produrre armi di uranio arrichito... in meno di due mesi”. Ugualmente fondamentale, nella determinazione con cui si sta muovendo Israele, è la consegna di batterie anti-aeree S-300 prevista dalla Russia all’Iran: è quasi certo che Israele attaccherà prima che sia effettuata la consegna, senza curarsi che la bomba iraniana sia pronta fra due mesi o fra due anni.

L'attacco potrebbe avvantaggiare Israele, ma tutto dipende se avrà successo o meno. Certamente sarebbe nell'interesse dell’America che l’Iran non ottenga una capacità nucleare, sia reale che del cosiddetto “breakout”. Questo vale anche per il Medio Oriente in generale, dove non c’è bisogno di una rincorsa all'atomica che la capacità nucleare iraniana provocherebbe inevitabilmente...

Non è nell’interesse degli Stati Uniti che Israele diventi lo strumento per disarmare l’Iran. In primo luogo, la sua capacità di riuscirci è discutibile: gli strateghi israeliani stanno difondendo a mezzo voce l'ipotesi che, se anche l’attacco avesse successo, potrebbe esserci bisogno di ripeterlo fra qualche anno quando l’Iran svilupperà di nuovo la sua capacità nucleare. Per di più, è possible che l’Iran risponda a un attacco del genere non solo contro l’Israele, ma anche contro bersagli statunitensi in Iraq e nel Golfo Persico. Ma l'aspetto più importante è che, da parte degli Usa, provvedere attraverso un altro Stato alla risoluzione di questioni legate alla guerra e alla pace sarebbe un’abdicazione della propria responsabilità di superpotenza, nonostante l'alleanza che unisce Washington e Gerusalemme.

Il Presidente Obama ha ceduto la responsabilità politica verso l’Iran al Primo Ministro Netanyahu. Obama farebbe meglio a riprendersi questa responabilità, tenendo presente che la sua eloquenza non vale a molto con l’Iran - e ricordando anche un utile adagio romano: Si vis pacem, para bellum.

Tratto da The Wall Street Journal
Traduzione di Ashleigh Rose
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di Bret Stephens


Gli eventi stanno rapidamente spingendo Israele verso un attacco preventivo contro gli impianti nucleari dell’Iran, un attacco che avverrà probabilmente la prossima primavera. L’operazione potrebbe essere un fallimento. Oppure rivelarsi un successo, spingendo il prezzo del petrolio a 300 dollari al barile, provocando una guerra in Medio Oriente e coinvolgendo i militari statunitensi. Allora perché l’amministrazione Obama sta facendo di tutto per accelerare questa escalation?

Alla riunione del G-8 in Italia, lo scorso luglio, il mese di settembre è stato fissato come ultima scadenza da imporre all’Iran per iniziare i negoziati sul suo programma nucleare. La settimana scorsa, l’Iran ha dato la sua risposta: no. Quello che Teheran ha offerto in cambio è un documento di cinque pagine che è l’equivalente diplomatico di un grande “vaffanculo”. Il documento inizia lamentando “i modi di pensare peccaminosi che prevalgono nelle relazioni internazionali” per poi offrire grandi discorsi su tutta una varietà di argomenti: la democrazia, i diritti umani, il disarmo, il terrorismo, “il rispetto per i diritti degli stati”, ed altri temi in cui l’Iran è certamente un modello. L’assenza più lampante è quella di una qualsiasi menzione del programma nucleare iraniano - giunto al cosiddetto “breakout point” - che secondo Mahmoud Ahmadinejad e il suo capo Ali Khamenei non è in discussione.

Cosa può fare un presidente statunitense di fronte a un documento destinato al fallimento? Cos’altro se non fare finta che non sia fallimentare? I negoziati cominciano il primo ottobre. Tutto questo non fa altro che contribuire a persuadere la leadership israeliana sul fatto che, quando il Presidente Obama definisce "inaccettabile" l'Iran nucleare, intende questa affermazione più o meno nello stesso modo di un genitore quando rimprovera in maniera inefficace un adolescente che si comporta male. Questa impressione viene rinforzata dal fatto che Obama ha deciso di togliere l’Iran dall'agenda della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che presiederà il 24 settembre; dal fatto che il Segretario alla Difesa Robert Gates si è opposto pubblicamente ad attacchi contro le attrezzature nucleari dell’Iran; e dall’annuncio emesso dal governo russo che non sosterrà altre sanzioni contro l’Iran.

Insomma, la conclusione tra gli israeliani è che né l’amministrazione Obama né la “comunità internazionale” faranno niente per bloccare l’Iran. Quindi Israele ha seguito una strategia diversa, e sta cercando di spingere gli Stati Uniti a fermare, o almeno a ritardare, un attacco di Gerusalemme contro l'Iran, attraverso l'imposizione di sanzioni più dure. Perciò, diversamente dagli attacchi israeliani contro il reattore iracheno nel 1981 e quello siriano nel 2007, entrambi pianificati in assoluto segreto, gli israeliani hanno reso appositamente pubbliche le loro paure, intenzioni e capacità. Hanno mandato delle navi da guerra nel Canale di Suez in pieno giorno ed hanno effetuato esercitazioni di combattimento aereo a lunga portata. Sono stati insolitamente comunicativi nei loro briefing con i giornalisti dicendo ogni volta di essere convinti che saranno in grado di completare il lavoro.

Il problema, comunque, è che l’amministrazione americana non abbocca, e uno deve domandarsi perché. Forse Washingotn pensa che la diplomazia funzionerà, oppure che riuscirà a convincere gli israeliani a non attaccare. Oppure, può darsi che in realtà gli Usa desiderino che Israele attacchi senza dare la percezione che loro siano d'accordo. O forse non stanno prestando la giusta attenzione a quello che sta avvenendo. Ma Israele invece lo sta facendo. E più gli Stati Uniti rimandano la questione di affrontare seriamente l’Iran, più si avvicina e diventa probabile una incursione israeliana.

Un rapporto pubblicato dal Bipartisan Policy Center, firmato dal Generale in pensione Charles Ward, evidenzia che entro l’anno prossimo l’Iran sarà capace di “produrre armi di uranio arrichito... in meno di due mesi”. Ugualmente fondamentale, nella determinazione con cui si sta muovendo Israele, è la consegna di batterie anti-aeree S-300 prevista dalla Russia all’Iran: è quasi certo che Israele attaccherà prima che sia effettuata la consegna, senza curarsi che la bomba iraniana sia pronta fra due mesi o fra due anni.

L'attacco potrebbe avvantaggiare Israele, ma tutto dipende se avrà successo o meno. Certamente sarebbe nell'interesse dell’America che l’Iran non ottenga una capacità nucleare, sia reale che del cosiddetto “breakout”. Questo vale anche per il Medio Oriente in generale, dove non c’è bisogno di una rincorsa all'atomica che la capacità nucleare iraniana provocherebbe inevitabilmente...

Non è nell’interesse degli Stati Uniti che Israele diventi lo strumento per disarmare l’Iran. In primo luogo, la sua capacità di riuscirci è discutibile: gli strateghi israeliani stanno difondendo a mezzo voce l'ipotesi che, se anche l’attacco avesse successo, potrebbe esserci bisogno di ripeterlo fra qualche anno quando l’Iran svilupperà di nuovo la sua capacità nucleare. Per di più, è possible che l’Iran risponda a un attacco del genere non solo contro l’Israele, ma anche contro bersagli statunitensi in Iraq e nel Golfo Persico. Ma l'aspetto più importante è che, da parte degli Usa, provvedere attraverso un altro Stato alla risoluzione di questioni legate alla guerra e alla pace sarebbe un’abdicazione della propria responsabilità di superpotenza, nonostante l'alleanza che unisce Washington e Gerusalemme.

Il Presidente Obama ha ceduto la responsabilità politica verso l’Iran al Primo Ministro Netanyahu. Obama farebbe meglio a riprendersi questa responabilità, tenendo presente che la sua eloquenza non vale a molto con l’Iran - e ricordando anche un utile adagio romano: Si vis pacem, para bellum.

Tratto da The Wall Street Journal
Traduzione di Ashleigh Rose

Brutta storia il razzismo. La racconta Ascanio Celestini




di Mariagrazia Gerina

C’è la storia di quel sindaco... «Come si chiama? - si interrompe Ascanio Celestini - Gentilini, sì, il sindaco di Treviso. Ecco, lui ce l’ha con tutti, omosessuali, immigrati, a un certo punto si è messo a dare battaglia anche sui cani: dobbiamo difendere i cani italiani, quelli che andavano a fare le passeggiate in campagna con i nostri anziani, basta con queste razze straniere». E poi c’è la storia di quel presidente del Consiglio - Berlusconi, sì - che «una volta, dieci anni fa, era contro i respingimenti, si commuoveva, piangeva per gli immigrati, e adesso ha cambiato idea: meno lacrime, più capelli». E c’è la storia di quelli che vanno scrivendo sui muri: «Solo lame». Personaggi noti, e meno noti, del belpaese che un brutto giorno si scopre razzista. A cui Ascanio Celestini presta la voce per condurci racconto dopo racconto - qualcuno inedito, qualcuno ripreso dal suo repertorio - dentro quella brutta, bruttissima, storia che si chiama razzismo. I protagonisti? «Non bisogna andare a cercarli per forza a Pontida, basta affacciarsi al bar sotto casa...».

Il razzismo è una brutta storia. Si intitola così lo spettacolo che l’autore di “Scemo di guerra” e di “Pecora nera” porterà in giro per l’Italia. Debutto a Viterbo, il 24 settembre, al Cine-teatro “Il Genio”. E poi il 20 ottobre al Circolo Arci di Grassina (Firenze), il 21 all’Auditorium Paganini di Parma, il 22 al Cenacolo francescano di Lecco, il 19 novembre alla Camera del Lavoro di Piacenza, etc.. Ultima data a Bagno di Romagna, Teatro Garibaldi, il 29 novembre. Una tournée pensata come una campagna contro il razzismo. Promossa dall’Arci, con la collaborazione della Casa Editrice Feltrinelli.

Un viaggio nel linguaggio razzista, usato con incoscienza o con compiacimento. Nei tic, negli automatismi, nelle paure («che poi sono le stesse nostre») del razzista medio. Quello che proprio perché è consapevole di vivere un conflitto inizia dicendo «Io non sono razzista...». Imparare a fare l’orecchio alle sue parole - spiega Celestini - è lo scopo dello spettacolo: «Perché è come in guerra, una partigiana mi ha raccontato che quando le hanno sparato la prima volta non capiva perché non riconosceva il rumore delle pallottole». Ecco allo stesso modo - dice Celestini - noi dobbiamo imparare a riconoscere il «rumore del razzismo». Entrare in certi automatismi e scardinarli. Impadronirsi della narrazione che sta dietro a certi comportamenti. Perché il razzismo, appunto, è anche e soprattutto una «gran brutta storia». Un modo mistificatorio di raccontare l’altro. «Goebbels diceva: “Ripeti una bugia molte volte, alla fine la trasformi in una verità”».

Vedi alla voce sicurezza. «Per me è quella quotidiana, fatta di lavoro, scuola per i miei figli, cure mediche se ne ho bisogno», spiega Ascanio. «Il razzismo crescente nella società e quello che trasuda dalle decisioni istituzionali si stanno alimentando a vicenda», avvertono Filippo Miraglia e Paolo Beni dell’Arci, che il 17 ottobre contro il razzismo chiamerà in piazza l’altra Italia.
Un viaggio nel linguaggio razzista, usato con incoscienza o con piacere. Nei tic, negli automatismi del razzista medio. Quello che proprio perché è consapevole di vivere un conflitto inizia dicendo «Io non sono razzista...».
«È per questo - spiega Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione dell’Arci - che abbiamo chiesto al mondo della cultura di aiutarci: perché è inaccettabile che una buona maggioranza del paese consideri normale che in Italia ci possa essere una apartheid fatta di meno diritti per gli immigrati e classi separate per i loro figli».

«Il razzismo crescente nella società e quello che trasuda dalle decisioni istituzionali si stanno alimentando a vicenda», avverte Paolo Beni, che si prepara a lanciare per il 17 ottobre una manifestazione nazionale contro il razzismo. Prima a teatro, quindi, poi in piazza.

Fonte:
L'Unità
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di Mariagrazia Gerina

C’è la storia di quel sindaco... «Come si chiama? - si interrompe Ascanio Celestini - Gentilini, sì, il sindaco di Treviso. Ecco, lui ce l’ha con tutti, omosessuali, immigrati, a un certo punto si è messo a dare battaglia anche sui cani: dobbiamo difendere i cani italiani, quelli che andavano a fare le passeggiate in campagna con i nostri anziani, basta con queste razze straniere». E poi c’è la storia di quel presidente del Consiglio - Berlusconi, sì - che «una volta, dieci anni fa, era contro i respingimenti, si commuoveva, piangeva per gli immigrati, e adesso ha cambiato idea: meno lacrime, più capelli». E c’è la storia di quelli che vanno scrivendo sui muri: «Solo lame». Personaggi noti, e meno noti, del belpaese che un brutto giorno si scopre razzista. A cui Ascanio Celestini presta la voce per condurci racconto dopo racconto - qualcuno inedito, qualcuno ripreso dal suo repertorio - dentro quella brutta, bruttissima, storia che si chiama razzismo. I protagonisti? «Non bisogna andare a cercarli per forza a Pontida, basta affacciarsi al bar sotto casa...».

Il razzismo è una brutta storia. Si intitola così lo spettacolo che l’autore di “Scemo di guerra” e di “Pecora nera” porterà in giro per l’Italia. Debutto a Viterbo, il 24 settembre, al Cine-teatro “Il Genio”. E poi il 20 ottobre al Circolo Arci di Grassina (Firenze), il 21 all’Auditorium Paganini di Parma, il 22 al Cenacolo francescano di Lecco, il 19 novembre alla Camera del Lavoro di Piacenza, etc.. Ultima data a Bagno di Romagna, Teatro Garibaldi, il 29 novembre. Una tournée pensata come una campagna contro il razzismo. Promossa dall’Arci, con la collaborazione della Casa Editrice Feltrinelli.

Un viaggio nel linguaggio razzista, usato con incoscienza o con compiacimento. Nei tic, negli automatismi, nelle paure («che poi sono le stesse nostre») del razzista medio. Quello che proprio perché è consapevole di vivere un conflitto inizia dicendo «Io non sono razzista...». Imparare a fare l’orecchio alle sue parole - spiega Celestini - è lo scopo dello spettacolo: «Perché è come in guerra, una partigiana mi ha raccontato che quando le hanno sparato la prima volta non capiva perché non riconosceva il rumore delle pallottole». Ecco allo stesso modo - dice Celestini - noi dobbiamo imparare a riconoscere il «rumore del razzismo». Entrare in certi automatismi e scardinarli. Impadronirsi della narrazione che sta dietro a certi comportamenti. Perché il razzismo, appunto, è anche e soprattutto una «gran brutta storia». Un modo mistificatorio di raccontare l’altro. «Goebbels diceva: “Ripeti una bugia molte volte, alla fine la trasformi in una verità”».

Vedi alla voce sicurezza. «Per me è quella quotidiana, fatta di lavoro, scuola per i miei figli, cure mediche se ne ho bisogno», spiega Ascanio. «Il razzismo crescente nella società e quello che trasuda dalle decisioni istituzionali si stanno alimentando a vicenda», avvertono Filippo Miraglia e Paolo Beni dell’Arci, che il 17 ottobre contro il razzismo chiamerà in piazza l’altra Italia.
Un viaggio nel linguaggio razzista, usato con incoscienza o con piacere. Nei tic, negli automatismi del razzista medio. Quello che proprio perché è consapevole di vivere un conflitto inizia dicendo «Io non sono razzista...».
«È per questo - spiega Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione dell’Arci - che abbiamo chiesto al mondo della cultura di aiutarci: perché è inaccettabile che una buona maggioranza del paese consideri normale che in Italia ci possa essere una apartheid fatta di meno diritti per gli immigrati e classi separate per i loro figli».

«Il razzismo crescente nella società e quello che trasuda dalle decisioni istituzionali si stanno alimentando a vicenda», avverte Paolo Beni, che si prepara a lanciare per il 17 ottobre una manifestazione nazionale contro il razzismo. Prima a teatro, quindi, poi in piazza.

Fonte:
L'Unità
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Gino Strada:Terrorismo?Ci stanno anestetizzando i cervelli!



La vera guerra non è al terrorismo,è contro i poveri del mondo..."Riflettete gente..
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La vera guerra non è al terrorismo,è contro i poveri del mondo..."Riflettete gente..

mercoledì 23 settembre 2009

Vittorio Emanuele a giudizio per associazione a delinquere


Lui: «Non c’era da aspettarsi altro»
POTENZA
Il 16 giugno del 2006 l’arresto che fece il giro del mondo. Oggi, a più di tre anni di distanza, la sentenza del gup Luigi Barrella: Vittorio Emanuele di Savoia sarà processato a Potenza (la prima udienza è stata fissata per il 21 dicembre, alle ore 9.30) per l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici funzionari.
L’arresto di Vittorio Emanuele fu chiesto dal pm Henry John Woodcock (trasferitosi a Napoli dallo scorso 14 settembre) e disposto dal gip Alberto Iannuzzi: al centro dell’inchiesta denominata «Savoiagate» vi era - secondo l’accusa - un’holding del malaffare, con a capo proprio il principe di casa Savoia, e impegnata nel settore del gioco d’azzardo, che avrebbe fatto ricorso ad operazione di corruzione per ottenere specifici «nulla osta» dai Monopoli di Stato per l’installazione di videogames. In serata, dopo una giornata di attesa nel Palazzo di Giustizia di Potenza, è stata letta la sentenza. Al posto di Woodcock, c’erano i pm Laura Triassi e Salvatore Colella.

Oltre al principe, sono stati rinviati a giudizio, sempre con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici funzionari, altre cinque persone: Rocco Migliardi, Ugo Bonazza, Nunzio Laganà, Gian Nicolino Narducci e Achille De Luca. Al telefono, con gli avvocati Francesco Murgia e Gianfranco Robilotta, Vittorio Emanuele ha espresso tutto il suo rammarico: «Non c’era da aspettarsi altro per una vicenda inspiegabile. Resto fiducioso nell’accertamento dei fatti, però provo dolore nel subire queste accuse». Estremamente duro anche il commento dei legali: «C’è - ha detto Murgia ai giornalisti - profonda delusione sul piano tecnico. Gli elementi eclatanti che deponevano per l’insussistenza di qualsiasi ipotesi di reato sono stati riversati in maniera ampiamente esaustiva. Sono deluso come avvocato e impaurito come cittadino perchè - ha concluso Murgia - si è usata come prova l’aria».

Così il 21 dicembre si riaccenderanno i riflettori sul Tribunale di Potenza, salito agli onori della cronaca anche per un’altra inchiesta del pm Woodcock, quella denominata «Vallettopoli» che, partendo proprio da alcune intercettazioni utilizzate per «Savoiagate», portò all’arresto nel marzo del 2007 del fotografo dei vip, Fabrizio Corona. E per Vittorio Emanuele vi sarà un altro processo, a distanza di oltre 20 anni da quello che si concluse con la sua assoluzione dall’accusa di omicidio preterintenzionale del giovane tedesco Dirk Hammer, ucciso nel 1978 all’Isola di Cavallo, in Corsica, da un colpo di fucile sparato dal principe.

Fonte:La Stampa
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Lui: «Non c’era da aspettarsi altro»
POTENZA
Il 16 giugno del 2006 l’arresto che fece il giro del mondo. Oggi, a più di tre anni di distanza, la sentenza del gup Luigi Barrella: Vittorio Emanuele di Savoia sarà processato a Potenza (la prima udienza è stata fissata per il 21 dicembre, alle ore 9.30) per l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici funzionari.
L’arresto di Vittorio Emanuele fu chiesto dal pm Henry John Woodcock (trasferitosi a Napoli dallo scorso 14 settembre) e disposto dal gip Alberto Iannuzzi: al centro dell’inchiesta denominata «Savoiagate» vi era - secondo l’accusa - un’holding del malaffare, con a capo proprio il principe di casa Savoia, e impegnata nel settore del gioco d’azzardo, che avrebbe fatto ricorso ad operazione di corruzione per ottenere specifici «nulla osta» dai Monopoli di Stato per l’installazione di videogames. In serata, dopo una giornata di attesa nel Palazzo di Giustizia di Potenza, è stata letta la sentenza. Al posto di Woodcock, c’erano i pm Laura Triassi e Salvatore Colella.

Oltre al principe, sono stati rinviati a giudizio, sempre con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici funzionari, altre cinque persone: Rocco Migliardi, Ugo Bonazza, Nunzio Laganà, Gian Nicolino Narducci e Achille De Luca. Al telefono, con gli avvocati Francesco Murgia e Gianfranco Robilotta, Vittorio Emanuele ha espresso tutto il suo rammarico: «Non c’era da aspettarsi altro per una vicenda inspiegabile. Resto fiducioso nell’accertamento dei fatti, però provo dolore nel subire queste accuse». Estremamente duro anche il commento dei legali: «C’è - ha detto Murgia ai giornalisti - profonda delusione sul piano tecnico. Gli elementi eclatanti che deponevano per l’insussistenza di qualsiasi ipotesi di reato sono stati riversati in maniera ampiamente esaustiva. Sono deluso come avvocato e impaurito come cittadino perchè - ha concluso Murgia - si è usata come prova l’aria».

Così il 21 dicembre si riaccenderanno i riflettori sul Tribunale di Potenza, salito agli onori della cronaca anche per un’altra inchiesta del pm Woodcock, quella denominata «Vallettopoli» che, partendo proprio da alcune intercettazioni utilizzate per «Savoiagate», portò all’arresto nel marzo del 2007 del fotografo dei vip, Fabrizio Corona. E per Vittorio Emanuele vi sarà un altro processo, a distanza di oltre 20 anni da quello che si concluse con la sua assoluzione dall’accusa di omicidio preterintenzionale del giovane tedesco Dirk Hammer, ucciso nel 1978 all’Isola di Cavallo, in Corsica, da un colpo di fucile sparato dal principe.

Fonte:La Stampa
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Impastato e Padre Baggi, il Comune: "Un'aula ciascuno in biblioteca"



Ponteranica - La proposta dell’Amministrazione comunale a Libera, al Comitato e alle associazioni che protestano dopo la rimozione della targa. “Ci pensiamo”.
Per sabato resta la manifestazione



Un po’ per uno. L’Amministrazione comunale di Ponteranica, tramite il vicesindaco Santo Minetti, Lega Nord, ha avanzato la sua proposta per rimediare alla polemica e alle critiche dovute alla rimozione della targa e dell’intitolazione della biblioteca comunale a Peppino Impastato.


Ad una riunione tenutasi nel municipio di Torre Boldone (dove l’incontro è stato ospitato in campo neutro ed è durato circa tre ore) Minetti ha messo sul tavolo quella che secondo lui e il sindaco Cristiano Aldegani sarebbe una soluzione della vicenda: “Se tutti fossero d’accordo – dichiara Minetti – a partire da settimana prossima saremmo disponibili ad assumerci un impegno: intitolare un’aula della biblioteca comunale a padre Giancarlo Baggi e una a Peppino Impastato e a tutte le vittime di mafia. Fatta l’intitolazione delle due aule manterremmo semplicemente la dicitura di biblioteca comunale per l’intera struttura”.

“L’intitolazione delle due aule di studio della biblioteca sarebbe possibile dal 5 maggio 2010, quando saranno passati 10 anni e un giorno dalla scomparsa di Padre Baggi, così come vuole la legge – specifica Minetti -. Voglio anche ribadire che non abbiamo affatto avanzato questa proposta per cercare di evitare che sabato 26 settembre si tenga la manifestazione per Peppino Impastato a Ponteranica. Abbiamo accettato il dialogo e fatto la nostra proposta. Non siamo indifferenti al problema”.

Al tavolo, nel municipio di Torre Boldone, siedevano il sindaco del paese Claudio Sessa, il vicesindaco di Ponteranica Santo Minetti, il componente del coordinamento di Libera Begamo Francesco Breviario, il coordinatore regionale di Libera Lorenzo Frigerio, un rappresentante del Comitato Peppino Impastato di Ponteranica e uno dell’ordine dei Sacramentini, ai quali apparteneva padre Baggi.

Dopo l’incontro il vicesindaco Minetti ha spiegato il suo punto di vista e la sua proposta. Sceglie invece di non esprimersi, almeno per il momento, Francesco Breviario, di Libera: “Esprimeremo la nostra posizione nella conferenza stampa convocata a Ponteranica nel pomeriggio del 23 settembre. Posso dire che comunque alla conferenza stampa presenteremo anche la manifestazione del 26, che quindi resta, salvo imprevisti.

Sul resto dovremo prendere una posizione“. Sarà ascoltata anche l'associazione "Casa Memoria" di Cinisi, nata per difendere il ricordo e l'opera di Peppino Impastato, ma che era contraria sostanzialmente ad un tentativo di mediazione. Un punto di compromesso che Breviario intravedeva come possibile prima dell'incontro era la cointitolazione di tutta la biblioteca. Si è arrivati ad un'aula ciascuno e non si sa come verrà valutata la proposta.


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Ponteranica - La proposta dell’Amministrazione comunale a Libera, al Comitato e alle associazioni che protestano dopo la rimozione della targa. “Ci pensiamo”.
Per sabato resta la manifestazione



Un po’ per uno. L’Amministrazione comunale di Ponteranica, tramite il vicesindaco Santo Minetti, Lega Nord, ha avanzato la sua proposta per rimediare alla polemica e alle critiche dovute alla rimozione della targa e dell’intitolazione della biblioteca comunale a Peppino Impastato.


Ad una riunione tenutasi nel municipio di Torre Boldone (dove l’incontro è stato ospitato in campo neutro ed è durato circa tre ore) Minetti ha messo sul tavolo quella che secondo lui e il sindaco Cristiano Aldegani sarebbe una soluzione della vicenda: “Se tutti fossero d’accordo – dichiara Minetti – a partire da settimana prossima saremmo disponibili ad assumerci un impegno: intitolare un’aula della biblioteca comunale a padre Giancarlo Baggi e una a Peppino Impastato e a tutte le vittime di mafia. Fatta l’intitolazione delle due aule manterremmo semplicemente la dicitura di biblioteca comunale per l’intera struttura”.

“L’intitolazione delle due aule di studio della biblioteca sarebbe possibile dal 5 maggio 2010, quando saranno passati 10 anni e un giorno dalla scomparsa di Padre Baggi, così come vuole la legge – specifica Minetti -. Voglio anche ribadire che non abbiamo affatto avanzato questa proposta per cercare di evitare che sabato 26 settembre si tenga la manifestazione per Peppino Impastato a Ponteranica. Abbiamo accettato il dialogo e fatto la nostra proposta. Non siamo indifferenti al problema”.

Al tavolo, nel municipio di Torre Boldone, siedevano il sindaco del paese Claudio Sessa, il vicesindaco di Ponteranica Santo Minetti, il componente del coordinamento di Libera Begamo Francesco Breviario, il coordinatore regionale di Libera Lorenzo Frigerio, un rappresentante del Comitato Peppino Impastato di Ponteranica e uno dell’ordine dei Sacramentini, ai quali apparteneva padre Baggi.

Dopo l’incontro il vicesindaco Minetti ha spiegato il suo punto di vista e la sua proposta. Sceglie invece di non esprimersi, almeno per il momento, Francesco Breviario, di Libera: “Esprimeremo la nostra posizione nella conferenza stampa convocata a Ponteranica nel pomeriggio del 23 settembre. Posso dire che comunque alla conferenza stampa presenteremo anche la manifestazione del 26, che quindi resta, salvo imprevisti.

Sul resto dovremo prendere una posizione“. Sarà ascoltata anche l'associazione "Casa Memoria" di Cinisi, nata per difendere il ricordo e l'opera di Peppino Impastato, ma che era contraria sostanzialmente ad un tentativo di mediazione. Un punto di compromesso che Breviario intravedeva come possibile prima dell'incontro era la cointitolazione di tutta la biblioteca. Si è arrivati ad un'aula ciascuno e non si sa come verrà valutata la proposta.


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Antonio Ciano: Prossimi appuntamenti politici e iniziative del Partito del Sud



20/09/2009 - A Suzzara (MN) al termine della 1^ Festa della Solidarietà Antonio Ciano fa una breve analisi sull'andamento della manifestazione e parla delle prossime iniziative politiche del Partito del Sud
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20/09/2009 - A Suzzara (MN) al termine della 1^ Festa della Solidarietà Antonio Ciano fa una breve analisi sull'andamento della manifestazione e parla delle prossime iniziative politiche del Partito del Sud

Piove, governo Cammarata



Cosa succederà a Palermo dopo la messa in onda del servizio di Stefania Petyx?

Di Barbara Giangravè

23-09-09 Palermo Passi per il fatto che, quando vinse le elezioni per ricoprire la carica di sindaco di
Palermo la prima volta, nel 2001, decise di fare da primo cittadino pur mantendendo la carica (e lo stipendio) da deputato nazionale. Passi per il fatto che, quando si candidò a tenere occupata la poltrona di sindaco per la seconda volta, nel 2007, nei seggi elettorali si perse il conto dei brogli registrati.

Passi per il fatto che dopo otto anni di sua amministrazione, la città sia: 1) con i conti in rosso, 2) ricoperta dalla spazzatura, 3) totalmente priva di ogni etica oltre che di ogni forma di cultura, 4) volete davvero che vada avanti?

Passi per tutto questo e per tutto quello che, forse, ancora non sappiamo. Ma come la mettiamo con la faccenda del
la sua barca ormeggiata al porto e data in gestione a un uomo che risulta essere un dipendente regolarmente pagato (e anche doppiamente promosso) della Gesip? Come la mettiamo con la possibilità che, se non fosse stato per Stefania Petyx, probabilmente questa storia non sarebbe neanche venuta a galla (con tutta la barca)?

Com'è possibile che nessuno - me compresa - abbia ancora avviato una petizione popolare per chiedere le dimissioni di Diego Cammarata e andare subito a elezioni? Se questa non è davvero la goccia (è proprio il caso di dirlo!) che fa traboccare il vaso, allora ci meritiamo di andare a fondo col resto d'Italia, di cui noi siamo lo specchio più fedele!

Fonte:
Siciliaonline
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Cosa succederà a Palermo dopo la messa in onda del servizio di Stefania Petyx?

Di Barbara Giangravè

23-09-09 Palermo Passi per il fatto che, quando vinse le elezioni per ricoprire la carica di sindaco di
Palermo la prima volta, nel 2001, decise di fare da primo cittadino pur mantendendo la carica (e lo stipendio) da deputato nazionale. Passi per il fatto che, quando si candidò a tenere occupata la poltrona di sindaco per la seconda volta, nel 2007, nei seggi elettorali si perse il conto dei brogli registrati.

Passi per il fatto che dopo otto anni di sua amministrazione, la città sia: 1) con i conti in rosso, 2) ricoperta dalla spazzatura, 3) totalmente priva di ogni etica oltre che di ogni forma di cultura, 4) volete davvero che vada avanti?

Passi per tutto questo e per tutto quello che, forse, ancora non sappiamo. Ma come la mettiamo con la faccenda del
la sua barca ormeggiata al porto e data in gestione a un uomo che risulta essere un dipendente regolarmente pagato (e anche doppiamente promosso) della Gesip? Come la mettiamo con la possibilità che, se non fosse stato per Stefania Petyx, probabilmente questa storia non sarebbe neanche venuta a galla (con tutta la barca)?

Com'è possibile che nessuno - me compresa - abbia ancora avviato una petizione popolare per chiedere le dimissioni di Diego Cammarata e andare subito a elezioni? Se questa non è davvero la goccia (è proprio il caso di dirlo!) che fa traboccare il vaso, allora ci meritiamo di andare a fondo col resto d'Italia, di cui noi siamo lo specchio più fedele!

Fonte:
Siciliaonline

Beni demaniali di Gaeta: il programma del Partito del Sud è stato rispettato





Antonio Raimondi - Sindaco di Gaeta

"Al di là dell'evento in sé, è importante quello che rappresenta il Parco per la città: grazie anche al sostegno della Regione Lazio i nostri beni demaniali possono uscire da anni di abbandono e dal conseguente degrado. Un esempio tangibile è rappresentato dall'apertura del complesso Sant'Angelo che la settimana prossima sarà aperto al pubblico ed ospiterà un convegno sulla Green Economy - esordisce Raimondi - Recuperare i beni demaniali non vuol dire soltanto acquisirne la proprietà, ma che questi siano fruibili, anche ricorrendo ai privati o ad altri enti pubblici che non sia l'ente locale, e creino ricchezza alla collettività. Si tratta di un punto qualificante del Programma di Governo che sta procedendo molto bene nonostante le affermazioni dei detrattori. In soli due anni, siamo riusciti a recuperare Sant'Angelo e a fine mese verrà consegnata al Parco anche la Casina Reale, adiacente all'area dove verranno i nuovi uffici dell'ente regionale".

"La città di Gaeta ha subito aderito al Puv (Piano Urbano per le Valorizzazioni) preparando in tempi rapidi tutte le schede tecniche dei beni demaniali: per questo siamo stati i primi in tutta la Regione Lazio al tavolo tecnico durante il quale abbiamo richiesto lo stralcio di alcuni beni tra cui proprio la Caserma Sant'Angelo per affidarlo al Parco e velocizzare il recupero - prosegue il Sindaco - La nostra azione non finisce qui. Anche Casa Tosti sarà stralciata dal Puv e consegnata al Comune che l'affiderà all'Ater: il nostro obiettivo è costruire alcuni alloggi di edilizia convenzionata, con un canone d'affitto calmierato, per dare una prima risposta all'emergenza casa e, quindi, ripopolare il quartiere storico Sant'Erasmo con abitazioni aperte e vissute tutto l'anno".

"Ci sono, inoltre, anche l'area di sedime della caserma Gattola e la Gran Guardia la quale è stata affidata all'Arma dei Carabinieri ma, a seguito di incontri con il comando regionale, sarà «restituita» alla città con l'impegno di individuare l'area per una nuova caserma. In tal senso, abbiamo approvato in Giunta, il 10 agosto scorso, una delibera - aggiunge Raimondi - Infine, a seguito di una richiesta inoltrata al Ministero della Difesa, a breve ci sarà un incontro per definire la situazione dei beni demaniali militari e per richiedere la caserma Sant'Angelo alta, in modo da completare tutto il complesso, e delucidazioni in merito al molo Sant'Antonio per convertirlo al traffico crocieristico. Per quest'ultimo punto sarà coinvolta anche l'Autorità Portuale".

"Faccio i miei complimenti all'Assessore Antonio Ciano per la sua azione insistente tesa al recupero dei beni demaniali I risultati su questo punto del nostro programma ci sono e ci saranno ancora - conclude il Sindaco - Un ringraziamento va anche al Parco Riviera d'Ulisse per quanto sta facendo, in collaborazione con l'Amministrazione, per il complesso Sant'Angelo che può avere degli ottimi riflessi sull'economia cittadina".
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Antonio Raimondi - Sindaco di Gaeta

"Al di là dell'evento in sé, è importante quello che rappresenta il Parco per la città: grazie anche al sostegno della Regione Lazio i nostri beni demaniali possono uscire da anni di abbandono e dal conseguente degrado. Un esempio tangibile è rappresentato dall'apertura del complesso Sant'Angelo che la settimana prossima sarà aperto al pubblico ed ospiterà un convegno sulla Green Economy - esordisce Raimondi - Recuperare i beni demaniali non vuol dire soltanto acquisirne la proprietà, ma che questi siano fruibili, anche ricorrendo ai privati o ad altri enti pubblici che non sia l'ente locale, e creino ricchezza alla collettività. Si tratta di un punto qualificante del Programma di Governo che sta procedendo molto bene nonostante le affermazioni dei detrattori. In soli due anni, siamo riusciti a recuperare Sant'Angelo e a fine mese verrà consegnata al Parco anche la Casina Reale, adiacente all'area dove verranno i nuovi uffici dell'ente regionale".

"La città di Gaeta ha subito aderito al Puv (Piano Urbano per le Valorizzazioni) preparando in tempi rapidi tutte le schede tecniche dei beni demaniali: per questo siamo stati i primi in tutta la Regione Lazio al tavolo tecnico durante il quale abbiamo richiesto lo stralcio di alcuni beni tra cui proprio la Caserma Sant'Angelo per affidarlo al Parco e velocizzare il recupero - prosegue il Sindaco - La nostra azione non finisce qui. Anche Casa Tosti sarà stralciata dal Puv e consegnata al Comune che l'affiderà all'Ater: il nostro obiettivo è costruire alcuni alloggi di edilizia convenzionata, con un canone d'affitto calmierato, per dare una prima risposta all'emergenza casa e, quindi, ripopolare il quartiere storico Sant'Erasmo con abitazioni aperte e vissute tutto l'anno".

"Ci sono, inoltre, anche l'area di sedime della caserma Gattola e la Gran Guardia la quale è stata affidata all'Arma dei Carabinieri ma, a seguito di incontri con il comando regionale, sarà «restituita» alla città con l'impegno di individuare l'area per una nuova caserma. In tal senso, abbiamo approvato in Giunta, il 10 agosto scorso, una delibera - aggiunge Raimondi - Infine, a seguito di una richiesta inoltrata al Ministero della Difesa, a breve ci sarà un incontro per definire la situazione dei beni demaniali militari e per richiedere la caserma Sant'Angelo alta, in modo da completare tutto il complesso, e delucidazioni in merito al molo Sant'Antonio per convertirlo al traffico crocieristico. Per quest'ultimo punto sarà coinvolta anche l'Autorità Portuale".

"Faccio i miei complimenti all'Assessore Antonio Ciano per la sua azione insistente tesa al recupero dei beni demaniali I risultati su questo punto del nostro programma ci sono e ci saranno ancora - conclude il Sindaco - Un ringraziamento va anche al Parco Riviera d'Ulisse per quanto sta facendo, in collaborazione con l'Amministrazione, per il complesso Sant'Angelo che può avere degli ottimi riflessi sull'economia cittadina".
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1^ Festa della Solidarietà a Suzzara (MN) - Serata di musica napoletana



Alcune immagini della serata del 19/09/2009. Canzoni Napoletane.
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Alcune immagini della serata del 19/09/2009. Canzoni Napoletane.

1^ TROFEO DEL MEDITERRANEO - OGGI A MERCOGLIANO (AV)





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