mercoledì 23 settembre 2009

La Lega e la memoria di Peppino Impastato



Di Giovanni Impastato


C’era da immaginarselo, mancava solo la scintilla e la bomba del contrasto tra la nostra realtà e la Lega sarebbe scoppiata. Il Sindaco di Ponteranica con la sua decisione autoritaria e antidemocratica di cancellare dalla Biblioteca del paese il nome di Peppino ha avvicinato il cerino alla miccia. Da tempo non riuscivamo a tollerare l’atteggiamento di questo partito di esaltati che ha finito per condizionare le sorti della nostra democrazia.
Sembra quasi paradossale che un paese come il nostro destinato anche dalla sua posizione geografica all’accoglienza e agli scambi interculturali, alla fusione delle etnie e ad essere la porta d’Europa verso l’Oriente e l’Africa sia finito nelle redini di questi nuovi barbari senza radici e senza cultura.
E’ logico che tali soggetti non conoscano affatto l’importanza della memoria storica e delle battaglie civili condotte in terra italiana e considerino Peppino e la sua lotta come un rifiuto ingombrante da eliminare che ricorda troppo un vecchio passato politico fatto di ideali, di sogni, di sconfitte e piccole rivoluzioni. Un passato che, in realtà, non ha mai smesso di esistere, ma che rivive nella determinazione di quanti continuano ad impegnarsi perché credono nell’alternativa possibile alla degenerazione sociale e politica e vengono continuamente calpestati da questi politicanti populisti, ignoranti, incapaci di democrazia. Sembra quasi che il mondo politico oggi raccolga quanto di peggiore ci sia nella società e soprattutto la Lega funziona perfettamente da pattumiera, riciclando anche qualche fascista che già puzza di marcio. Immaginate un Borghezio o un Calderoli qualsiasi ricoprire un qualsiasi altro ruolo o occupazione lavorativa, chessò all’ufficio postale o alla bancarella del mercato, come cameriere al ristorante o come addetto alla reception di un albergo; come autista di un autobus o ancora come infermiere che accolga al pronto soccorso: riuscirebbero a dimostrare quella minima comprensione, quella minima pazienza o tolleranza che sono necessari per relazionarsi con le persone e superare anche le piccole difficoltà? Immagino di no.
Ecco, Peppino era l’esatto contrario, aveva sì grinta da vendere e forza d’animo, ma sapeva investirla in operazioni costruttive, la nutriva con i suoi sogni, che trasmetteva anche agli altri al contrario di chi sparge invece incubi e angoscia. Peppino ascoltava, recepiva, accoglieva a braccia aperte, come fece con l’unico ragazzo mulatto che girava a Cinisi negli anni ’60, figlio di una relazione di una cittadina del paese con un soldato afro-americano che da giovane disadattato ed emarginato divenne uno dei suoi migliori compagni di lotte e divertimenti al mare.
Possibile che il popolo italiano sia caduto così in basso da accordare il proprio appoggio a chi sta compiendo ancora oggi nel 2009 terribili atti razzisti e criminali, costringendo migliaia di nostri simili ad una sicura morte nelle acque del Mediterraneo o all’abbandono nei campi di segregazione libici e nelle prigioni dove la tortura è il pane quotidiano? Possibile che siamo così pronti a portarci sulla coscienza il peso di così tante vite spezzate o distrutte?
Sono contento che un partito come la Lega sia contrario alla memoria di mio fratello, perché in effetti nulla ha a che fare con loro e con la loro voglia di sopraffazione e di violenza, con la vergognosa segregazione consumata ai danni non solo dei migranti, ma anche dei cittadini del meridione, degli omosessuali e di quanti non rientrino nei loro standard: alto, biondo, camicia verde e spirito folle e sadico. Cos’è questo, il nuovo hitlerismo, oltre che il nuovo fascismo? Davvero è cambiato solo il colore delle insegne?
Non ci rendiamo nemmeno conto che questi che si dicono conservatori e tutori delle tradizioni e delle culture locali, in realtà, stanno cancellando tutto lo spirito tradizionale che animava le nostre comunità, tutte le nostre sonorità, il nostro bagaglio di culture e di gioie, sostituendolo con stronzate sulla falsa origine celtica dei padani, simboli e bandiere senza radici storiche e leggende che sembrano inventate da un sceneggiatore di film di serie c o di scarse fiction televisive.
Voglio ancora sperare che tutto questo possa sparire, che gli Italiani abbiano ancora un briciolo di orgoglio per ribellarsi, per liberare il paese da quelle storture che sono la mafia al sud e la lega al nord, rifacendoci all’ignoranza di quanti sostengono che la criminalità organizzata sia un problema esclusivamente meridionale.
Per questo invito tutti il 26 settembre a Ponteranica, non solo per difendere la memoria di Peppino, ma anche la dignità di questo paese.

Fonte:Il Manifesto
.
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Di Giovanni Impastato


C’era da immaginarselo, mancava solo la scintilla e la bomba del contrasto tra la nostra realtà e la Lega sarebbe scoppiata. Il Sindaco di Ponteranica con la sua decisione autoritaria e antidemocratica di cancellare dalla Biblioteca del paese il nome di Peppino ha avvicinato il cerino alla miccia. Da tempo non riuscivamo a tollerare l’atteggiamento di questo partito di esaltati che ha finito per condizionare le sorti della nostra democrazia.
Sembra quasi paradossale che un paese come il nostro destinato anche dalla sua posizione geografica all’accoglienza e agli scambi interculturali, alla fusione delle etnie e ad essere la porta d’Europa verso l’Oriente e l’Africa sia finito nelle redini di questi nuovi barbari senza radici e senza cultura.
E’ logico che tali soggetti non conoscano affatto l’importanza della memoria storica e delle battaglie civili condotte in terra italiana e considerino Peppino e la sua lotta come un rifiuto ingombrante da eliminare che ricorda troppo un vecchio passato politico fatto di ideali, di sogni, di sconfitte e piccole rivoluzioni. Un passato che, in realtà, non ha mai smesso di esistere, ma che rivive nella determinazione di quanti continuano ad impegnarsi perché credono nell’alternativa possibile alla degenerazione sociale e politica e vengono continuamente calpestati da questi politicanti populisti, ignoranti, incapaci di democrazia. Sembra quasi che il mondo politico oggi raccolga quanto di peggiore ci sia nella società e soprattutto la Lega funziona perfettamente da pattumiera, riciclando anche qualche fascista che già puzza di marcio. Immaginate un Borghezio o un Calderoli qualsiasi ricoprire un qualsiasi altro ruolo o occupazione lavorativa, chessò all’ufficio postale o alla bancarella del mercato, come cameriere al ristorante o come addetto alla reception di un albergo; come autista di un autobus o ancora come infermiere che accolga al pronto soccorso: riuscirebbero a dimostrare quella minima comprensione, quella minima pazienza o tolleranza che sono necessari per relazionarsi con le persone e superare anche le piccole difficoltà? Immagino di no.
Ecco, Peppino era l’esatto contrario, aveva sì grinta da vendere e forza d’animo, ma sapeva investirla in operazioni costruttive, la nutriva con i suoi sogni, che trasmetteva anche agli altri al contrario di chi sparge invece incubi e angoscia. Peppino ascoltava, recepiva, accoglieva a braccia aperte, come fece con l’unico ragazzo mulatto che girava a Cinisi negli anni ’60, figlio di una relazione di una cittadina del paese con un soldato afro-americano che da giovane disadattato ed emarginato divenne uno dei suoi migliori compagni di lotte e divertimenti al mare.
Possibile che il popolo italiano sia caduto così in basso da accordare il proprio appoggio a chi sta compiendo ancora oggi nel 2009 terribili atti razzisti e criminali, costringendo migliaia di nostri simili ad una sicura morte nelle acque del Mediterraneo o all’abbandono nei campi di segregazione libici e nelle prigioni dove la tortura è il pane quotidiano? Possibile che siamo così pronti a portarci sulla coscienza il peso di così tante vite spezzate o distrutte?
Sono contento che un partito come la Lega sia contrario alla memoria di mio fratello, perché in effetti nulla ha a che fare con loro e con la loro voglia di sopraffazione e di violenza, con la vergognosa segregazione consumata ai danni non solo dei migranti, ma anche dei cittadini del meridione, degli omosessuali e di quanti non rientrino nei loro standard: alto, biondo, camicia verde e spirito folle e sadico. Cos’è questo, il nuovo hitlerismo, oltre che il nuovo fascismo? Davvero è cambiato solo il colore delle insegne?
Non ci rendiamo nemmeno conto che questi che si dicono conservatori e tutori delle tradizioni e delle culture locali, in realtà, stanno cancellando tutto lo spirito tradizionale che animava le nostre comunità, tutte le nostre sonorità, il nostro bagaglio di culture e di gioie, sostituendolo con stronzate sulla falsa origine celtica dei padani, simboli e bandiere senza radici storiche e leggende che sembrano inventate da un sceneggiatore di film di serie c o di scarse fiction televisive.
Voglio ancora sperare che tutto questo possa sparire, che gli Italiani abbiano ancora un briciolo di orgoglio per ribellarsi, per liberare il paese da quelle storture che sono la mafia al sud e la lega al nord, rifacendoci all’ignoranza di quanti sostengono che la criminalità organizzata sia un problema esclusivamente meridionale.
Per questo invito tutti il 26 settembre a Ponteranica, non solo per difendere la memoria di Peppino, ma anche la dignità di questo paese.

Fonte:Il Manifesto
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martedì 22 settembre 2009

Le radici della vergogna - Psicanalisi dell’Italia

Il Centro Studi sul Risorgimento e sugli Stati Preunitari, inserendosi nel dibattito sul 150° dell’unità d’Italia con lo scopo di superare la diffusa impostazione retorica e propagandistica e di promuovere uno studio serio che sia finalizzato sia alla verità storica sia all’analisi delle attuali conseguenze e ripercussioni delle vicende risorgimentali, propone la novità editoriale:

Risorgimento

Le radici della vergogna

Psicanalisi dell’Italia

Edizioni Centro Studi Risorgimentali

290 pagine, Euro 15

di Elena Bianchini Braglia

Il Risorgimento: uno stupro. Un atto violento, arbitrario, mal condotto che ha generato i mostri che oggi attanagliano il nostro paese. Un atto vergognoso che ha generato vergogna.

Il grido di dolore di un’Italia fatta nascere con la forza. Di un’Italia costruita sull’oblio delle identità e delle tradizioni, contro la sua natura e la sua volontà.

Il grido di dolore di una grande nazione «idea universale capace di riunire il mondo», che si è fatta piccolo stato.

Il grido di dolore di un’Italia che vuole risorgere.

Per ordinare il libro:

CSR, sede organizzativa: Via Prampolini 69, 41100 Modena, tel. 059.212334.

www.centrostudirisorgimentali.it

www.elenabianchinibraglia.it

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Il Centro Studi sul Risorgimento e sugli Stati Preunitari, inserendosi nel dibattito sul 150° dell’unità d’Italia con lo scopo di superare la diffusa impostazione retorica e propagandistica e di promuovere uno studio serio che sia finalizzato sia alla verità storica sia all’analisi delle attuali conseguenze e ripercussioni delle vicende risorgimentali, propone la novità editoriale:

Risorgimento

Le radici della vergogna

Psicanalisi dell’Italia

Edizioni Centro Studi Risorgimentali

290 pagine, Euro 15

di Elena Bianchini Braglia

Il Risorgimento: uno stupro. Un atto violento, arbitrario, mal condotto che ha generato i mostri che oggi attanagliano il nostro paese. Un atto vergognoso che ha generato vergogna.

Il grido di dolore di un’Italia fatta nascere con la forza. Di un’Italia costruita sull’oblio delle identità e delle tradizioni, contro la sua natura e la sua volontà.

Il grido di dolore di una grande nazione «idea universale capace di riunire il mondo», che si è fatta piccolo stato.

Il grido di dolore di un’Italia che vuole risorgere.

Per ordinare il libro:

CSR, sede organizzativa: Via Prampolini 69, 41100 Modena, tel. 059.212334.

www.centrostudirisorgimentali.it

www.elenabianchinibraglia.it

Sepolcri imbiancati




Guai a voi, scribi e farisei ipocriti,
perchè siete simili a sepolcri imbiancati,
che appaiono belli di fuori, ma
dentro sono pieni d'ossa di morti e
d'ogni immondizia. Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma
dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità!"

Dal Vangelo di Matteo cap.23








Di Antonio Ciano



14 morti del Sud,4 del centro,e 5 del nord. Morti per cosa?
Vi risulta che in Iraq, in Serbia, nel Kossovo, in Somalia abbiano mandato i loro figli i nostri patriottici parlamentari? Nessuno!
Eppure li abbiamo visti tutti inchinarsi davanti alle bare..., a gridare alla Patria, alla Bandiera italiana, al patriottismo.

Addirittura, il giornalista Mario Cervi, ha detto che questi ragazzi sono figli del Regio Esercito.
Questi ragazzi sono bisnipoti dei briganti massacrati dal regio esercito savoiardo, capito sig. Cervi?
Eroi erano i nostri partigiani chiamati briganti ed eroi sono questi ragazzi mandati a morire per difendere la Banda Karzai, che tutti sanno, essere tra i più grandi esportatori di droga al mondo.
Basta con la retorica risorgimentale, basta con il massacro dei nostri figli,che poi siano del nord, del centro e del sud, poca importa.

Mentre questi ragazzi muiono sui campi di battaglia, il Sig. Berlusconi se la spassa con le escort sui letti di Putin.
Vergognatevi signori della guerra! Vergognatevi o ipocriti patrioti, si vergogni sig.Cervi.

Il Partito del Sud
.
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Guai a voi, scribi e farisei ipocriti,
perchè siete simili a sepolcri imbiancati,
che appaiono belli di fuori, ma
dentro sono pieni d'ossa di morti e
d'ogni immondizia. Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma
dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità!"

Dal Vangelo di Matteo cap.23








Di Antonio Ciano



14 morti del Sud,4 del centro,e 5 del nord. Morti per cosa?
Vi risulta che in Iraq, in Serbia, nel Kossovo, in Somalia abbiano mandato i loro figli i nostri patriottici parlamentari? Nessuno!
Eppure li abbiamo visti tutti inchinarsi davanti alle bare..., a gridare alla Patria, alla Bandiera italiana, al patriottismo.

Addirittura, il giornalista Mario Cervi, ha detto che questi ragazzi sono figli del Regio Esercito.
Questi ragazzi sono bisnipoti dei briganti massacrati dal regio esercito savoiardo, capito sig. Cervi?
Eroi erano i nostri partigiani chiamati briganti ed eroi sono questi ragazzi mandati a morire per difendere la Banda Karzai, che tutti sanno, essere tra i più grandi esportatori di droga al mondo.
Basta con la retorica risorgimentale, basta con il massacro dei nostri figli,che poi siano del nord, del centro e del sud, poca importa.

Mentre questi ragazzi muiono sui campi di battaglia, il Sig. Berlusconi se la spassa con le escort sui letti di Putin.
Vergognatevi signori della guerra! Vergognatevi o ipocriti patrioti, si vergogni sig.Cervi.

Il Partito del Sud
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Antonio Ciano: Cancellare dai libri di storia il risorgimento piemontese e risarcire il Sud.



ANTONIO CIANO Scrittore - Storico -Assessore al Demanio del Comune di Gaeta - Pres. Associazione Culturale Rete Sud - Segretario Nazionale del Partito del Sud
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ANTONIO CIANO Scrittore - Storico -Assessore al Demanio del Comune di Gaeta - Pres. Associazione Culturale Rete Sud - Segretario Nazionale del Partito del Sud

L'ISOLA CHE NON C'E' ( CONTROREPLICA E CHIARIMENTO)

Ricevo e posto specificando solo che le opinioni, che ognuno di noi ovviamente può avere ed esprimere, di Balìa "battitore libero "sono una cosa, al Balìa ora dirigente di L'Altro Sud invece credo che sia lecito replicare senza che si creino incomprensioni o attriti di sorta.
Per quanto scritto da Iannaccone sono certo che alcuni riferimenti, come quello di essere maggiormente concreti, non fossero certo indirizzati a Balìa ma fossero esortazioni generali condivisibili e valide per tutti noi.

Credo che questo scambio di idee, cosa comunque sempre positiva, possa esssere un valido preludio, dato lo stallo di possibili accordi del fronte meridionalista e i tempi ormai ristrettissimi causa la vicinanza alle prossime regionali, alla ricerca di possibili sinergie fra i gruppi veramente meridionalisti per la prossima riunione indetta dal PdSUd a Gaeta.

Spero che Balìa, di cui conosciamo l'avversione più volte pubblicamente espressa nei suoi scritti nei confronti dell'Mpa, e che L'Altro Sud siano presenti a Gaeta il 17/18 ottobre, visto anche il comune desiderio nel ricercare una alleanza politica che ci permetta, tutti insieme , di voltare finalmente pagina e di proporre per le prossime regionali, dove possibile, un fronte veramente meridionalista unito e coeso.

Rimarco, come già fatto in precedenza, che la nostra stima e amicizia nei confronti di Andrea Balìa è solida e fuori discussione, non sono certo queste infinitesimali differenze d'opinione che possono scalfire una rapporto cementato da anni di cordiali rapporti.
Ovviamente restiamo, come sempre,disponibili ad ospitare le opinioni dell'amico Balìa sempre interessanti e stimolanti, certi di avere chiarito le rispettive posizioni che convergono comunque, come sempre, verso il bene supremo del Sud.

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Non voglio abusare dell’ospitalità di nessuno e tantomeno degli amici de Il Partito del Sud, ma, come immaginavo, il mio pezzo ha suscitato qualche risentimento e, senza avviare un rapporto epistolare con nessuno, credo mi sia dovuta una controreplica con intenti chiarificatori.

Credevo che l’aver fatto un’analisi con meriti e osservazioni critiche ad ampio raggio (anche di L’Altro Sud di cui sono dirigente) che aveva lo scopo di non voler apparire di parte ma d’essere serenamente equidistante.
All’amico Iannaccone dico che sono felice che il PDSUD abbia realizzato infine una sua rappresentazione campana e napoletana, ma è innegabile che non ci sia stata sino ad oggi negando un contributo al Sud, un giusto riconoscimento a Voi ed equivoci per Vs. assenze in più d’un’occasione. Rizelarsi di ciò mi sembra eccessivo in quanto l’analisi mi sembra corretta.

Che poi sia difficile far le cose non lo venga a dire al sottoscritto che, nel bene e nel male, e con modestia s’interessa di meridionalismo da oltre 15 anni!
Dire che è apparso un ritardo organizzare proprio la Campania e Napoli, la nostra capitale, per ultime non mi pare un attacco di lesa maestà, né cosa tanto astrusa. Ovviamente dire “paese” di Gaeta e Suzzara era provocatorio ma non offensivo e va (come scritto) riconosciuto tutto il merito al PDSUD per i risultati avuti su Gaeta, simbolo della nostra storia. Gli amici Riccio, Cuccurese e lo stesso Ciano, sanno benissimo della mia stima e oserei dire (senza esagerare) dell’affetto nei loro confronti e verso il PDSUD!

Non ho mai sottovalutato o detto (e vorrei non mi venissero messe in bocca cose non pronunciate!) che ciò che ha fatto il Movimento Neoborbonico sia inutile o vada abolito. Mi sono solo permesso di ritenere insufficiente e presumibilmente troppo lunga la sola operazione culturale e informativa.
Al sottoscritto piace scrivere, ma stia tranquillo l’amico Iannaccone che in strada, ad eventi, convegni, iniziative, rapporti, elezioni, confronti, ecc…ne abbiamo fatti fin troppi e ne faremo ancora; quindi non mi ritengo solo uomo di computer e, forse la sua lontananza residenziale non gli permette informazioni aggiornate in merito.

Altresì non mi ritengo un saccente che sa tutto di meridionalismo o altre cose, ma ribadisco che la mia voleva essere un’analisi ad ampio raggio che non desse titoli a nessuno, e né ne togliesse. Era solo uno sfogo amaro anche perché ritengo non se né può più di risentimenti, rancori, diatribe, personalismi, presuntuosità e permalosità. Ritengo inoltre che i leaders dei nostri movimenti siano o troppo defilati o troppo invadenti : tutto qui!

Che poi Iannaccone ritenga che il PDSUD sia l’unica casa in cui stare è comprensibile ma mi conceda anche un po’ riduttivo.
Mi amareggia la non serenità di giudizio e la volontà non spiccata all’autocritica che unita al buon senso, alla disponibilità e alla serenità potrebbe invece portare i più ad avvicinarsi nell’interesse del Sud, senza ognuno ritenersi portatore del verbo, in primis il sottoscritto.


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Ricevo e posto specificando solo che le opinioni, che ognuno di noi ovviamente può avere ed esprimere, di Balìa "battitore libero "sono una cosa, al Balìa ora dirigente di L'Altro Sud invece credo che sia lecito replicare senza che si creino incomprensioni o attriti di sorta.
Per quanto scritto da Iannaccone sono certo che alcuni riferimenti, come quello di essere maggiormente concreti, non fossero certo indirizzati a Balìa ma fossero esortazioni generali condivisibili e valide per tutti noi.

Credo che questo scambio di idee, cosa comunque sempre positiva, possa esssere un valido preludio, dato lo stallo di possibili accordi del fronte meridionalista e i tempi ormai ristrettissimi causa la vicinanza alle prossime regionali, alla ricerca di possibili sinergie fra i gruppi veramente meridionalisti per la prossima riunione indetta dal PdSUd a Gaeta.

Spero che Balìa, di cui conosciamo l'avversione più volte pubblicamente espressa nei suoi scritti nei confronti dell'Mpa, e che L'Altro Sud siano presenti a Gaeta il 17/18 ottobre, visto anche il comune desiderio nel ricercare una alleanza politica che ci permetta, tutti insieme , di voltare finalmente pagina e di proporre per le prossime regionali, dove possibile, un fronte veramente meridionalista unito e coeso.

Rimarco, come già fatto in precedenza, che la nostra stima e amicizia nei confronti di Andrea Balìa è solida e fuori discussione, non sono certo queste infinitesimali differenze d'opinione che possono scalfire una rapporto cementato da anni di cordiali rapporti.
Ovviamente restiamo, come sempre,disponibili ad ospitare le opinioni dell'amico Balìa sempre interessanti e stimolanti, certi di avere chiarito le rispettive posizioni che convergono comunque, come sempre, verso il bene supremo del Sud.

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Non voglio abusare dell’ospitalità di nessuno e tantomeno degli amici de Il Partito del Sud, ma, come immaginavo, il mio pezzo ha suscitato qualche risentimento e, senza avviare un rapporto epistolare con nessuno, credo mi sia dovuta una controreplica con intenti chiarificatori.

Credevo che l’aver fatto un’analisi con meriti e osservazioni critiche ad ampio raggio (anche di L’Altro Sud di cui sono dirigente) che aveva lo scopo di non voler apparire di parte ma d’essere serenamente equidistante.
All’amico Iannaccone dico che sono felice che il PDSUD abbia realizzato infine una sua rappresentazione campana e napoletana, ma è innegabile che non ci sia stata sino ad oggi negando un contributo al Sud, un giusto riconoscimento a Voi ed equivoci per Vs. assenze in più d’un’occasione. Rizelarsi di ciò mi sembra eccessivo in quanto l’analisi mi sembra corretta.

Che poi sia difficile far le cose non lo venga a dire al sottoscritto che, nel bene e nel male, e con modestia s’interessa di meridionalismo da oltre 15 anni!
Dire che è apparso un ritardo organizzare proprio la Campania e Napoli, la nostra capitale, per ultime non mi pare un attacco di lesa maestà, né cosa tanto astrusa. Ovviamente dire “paese” di Gaeta e Suzzara era provocatorio ma non offensivo e va (come scritto) riconosciuto tutto il merito al PDSUD per i risultati avuti su Gaeta, simbolo della nostra storia. Gli amici Riccio, Cuccurese e lo stesso Ciano, sanno benissimo della mia stima e oserei dire (senza esagerare) dell’affetto nei loro confronti e verso il PDSUD!

Non ho mai sottovalutato o detto (e vorrei non mi venissero messe in bocca cose non pronunciate!) che ciò che ha fatto il Movimento Neoborbonico sia inutile o vada abolito. Mi sono solo permesso di ritenere insufficiente e presumibilmente troppo lunga la sola operazione culturale e informativa.
Al sottoscritto piace scrivere, ma stia tranquillo l’amico Iannaccone che in strada, ad eventi, convegni, iniziative, rapporti, elezioni, confronti, ecc…ne abbiamo fatti fin troppi e ne faremo ancora; quindi non mi ritengo solo uomo di computer e, forse la sua lontananza residenziale non gli permette informazioni aggiornate in merito.

Altresì non mi ritengo un saccente che sa tutto di meridionalismo o altre cose, ma ribadisco che la mia voleva essere un’analisi ad ampio raggio che non desse titoli a nessuno, e né ne togliesse. Era solo uno sfogo amaro anche perché ritengo non se né può più di risentimenti, rancori, diatribe, personalismi, presuntuosità e permalosità. Ritengo inoltre che i leaders dei nostri movimenti siano o troppo defilati o troppo invadenti : tutto qui!

Che poi Iannaccone ritenga che il PDSUD sia l’unica casa in cui stare è comprensibile ma mi conceda anche un po’ riduttivo.
Mi amareggia la non serenità di giudizio e la volontà non spiccata all’autocritica che unita al buon senso, alla disponibilità e alla serenità potrebbe invece portare i più ad avvicinarsi nell’interesse del Sud, senza ognuno ritenersi portatore del verbo, in primis il sottoscritto.


lunedì 21 settembre 2009

Al Sindaco del Comune di Ponteranica (BG)


Egregio Sindaco,
abbiamo appreso con incredulità della decisione presa dalla amministrazione da Lei guidata. Questa nuova delibera di Giunta, che riporta la "Biblioteca Peppino Impastato" di Ponteranica a "Biblioteca Comunale di Ponteranica", ci amareggia e ci rattrista perché, come la precedente delibera, rappresenta una offesa alla memoria di Peppino. Una memoria che ancora, a oltre 31 anni dalla scomparsa di Peppino, suscita sentimenti forti e iniziative d'impegno civile in ogni parte d'Italia. Anche nel Comune da Lei amministrato, dove un gruppo di oltre 75 suoi concittadini hanno intrapreso insieme un percorso non solo per ricordare Peppino, la sua testimonianza sempre viva contro le mafie, le tante forme d'illegalità, i vuoti di diritti e di democrazia, ma per fare di quella testimonianza uno stimolo per rafforzare l'impegno per il bene comune (
se lo desidera può facilmente trovare il Comitato Peppino Impastato di Ponteranica su facebook).

Le inviamo questa lettera aperta per chiedere una volta ancora, pubblicamente, alla Amministrazione da Lei presieduta di tornare sui suoi passi, di ripristinare l'intestazione della Biblioteca a Peppino e infine di concedere l'autorizzazione ad utilizzare i locali della Biblioteca per un incontro pubblico da tenersi con Lei nel pomeriggio del prossimo sabato 26 settembre alla presenza di Giovanni, fratello di Peppino Impastato.

Tutto ciò non esclude ovviamente il giusto e doveroso ricordo alla memoria di Padre Baggi, al quale riteniamo però possa essere intestato un altro luogo. Ben vengano tutte le testimonianze di attenzione per le persone che hanno lasciato un segno profondo nella vita delle comunità, che si sono spese in un modo o nell'altro per gli altri, e hanno seminato speranze che molti oggi sono pronti a raccogliere e trasformare in corresponsabilità, impegno quotidiano per la giustizia sociale.

Nella speranza che Lei accolga questa sentita ma, crediamo, ragionevole richiesta, Le porgiamo distinti saluti.

Libera, Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie - Coordinamento Provinciale di Bergamo
Ass.Culturale Peppino Impastato Casa Memoria onlus - Cinisi (PA)
Comitato Peppino Impastato Ponteranica (BG)
Libera -Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie

Fonte:Libera
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Egregio Sindaco,
abbiamo appreso con incredulità della decisione presa dalla amministrazione da Lei guidata. Questa nuova delibera di Giunta, che riporta la "Biblioteca Peppino Impastato" di Ponteranica a "Biblioteca Comunale di Ponteranica", ci amareggia e ci rattrista perché, come la precedente delibera, rappresenta una offesa alla memoria di Peppino. Una memoria che ancora, a oltre 31 anni dalla scomparsa di Peppino, suscita sentimenti forti e iniziative d'impegno civile in ogni parte d'Italia. Anche nel Comune da Lei amministrato, dove un gruppo di oltre 75 suoi concittadini hanno intrapreso insieme un percorso non solo per ricordare Peppino, la sua testimonianza sempre viva contro le mafie, le tante forme d'illegalità, i vuoti di diritti e di democrazia, ma per fare di quella testimonianza uno stimolo per rafforzare l'impegno per il bene comune (
se lo desidera può facilmente trovare il Comitato Peppino Impastato di Ponteranica su facebook).

Le inviamo questa lettera aperta per chiedere una volta ancora, pubblicamente, alla Amministrazione da Lei presieduta di tornare sui suoi passi, di ripristinare l'intestazione della Biblioteca a Peppino e infine di concedere l'autorizzazione ad utilizzare i locali della Biblioteca per un incontro pubblico da tenersi con Lei nel pomeriggio del prossimo sabato 26 settembre alla presenza di Giovanni, fratello di Peppino Impastato.

Tutto ciò non esclude ovviamente il giusto e doveroso ricordo alla memoria di Padre Baggi, al quale riteniamo però possa essere intestato un altro luogo. Ben vengano tutte le testimonianze di attenzione per le persone che hanno lasciato un segno profondo nella vita delle comunità, che si sono spese in un modo o nell'altro per gli altri, e hanno seminato speranze che molti oggi sono pronti a raccogliere e trasformare in corresponsabilità, impegno quotidiano per la giustizia sociale.

Nella speranza che Lei accolga questa sentita ma, crediamo, ragionevole richiesta, Le porgiamo distinti saluti.

Libera, Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie - Coordinamento Provinciale di Bergamo
Ass.Culturale Peppino Impastato Casa Memoria onlus - Cinisi (PA)
Comitato Peppino Impastato Ponteranica (BG)
Libera -Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie

Fonte:Libera

Il SUD che c’è, ma si fa finta di non vedere. (in risposta all’articolo dell’amico Andrea Balia)


Ricevo e posto:

Di Antonio Iannaccone


Pur condividendo parte dell’analisi fatta nell’introduzione dell’articolo sopra citato, devo far presente la mia contrarietà su quanto detto dall’amico Balia, il quale si erge a giudice e pensando di conoscere il mondo meridionalista, come se ne facesse parte in tutte le sue componenti, spara giudizi senza sapere i fatti e i retroscena di ognuno.

Mi permetto allora di rispondere in quanto membro del Partito del SUD che è stato tirato in causa, che la situazione è stata male analizzata e comunque si riferisce a tempo addietro, poiché il nostro partito avanza in consensi e organizzazione, ma la cosa non si risolve in una giornata e ciò che costruiamo sono anche cose di una certa delicatezza che non possono essere rivelate ogni minuto. Credo che questo, l’amico Andrea lo capisca molto bene poichè è persona di una certa comprensione e intelligenza, e che lui non essendo parte del coordinamento del Partito del SUD non è tenuto a sapere niente di più di quello che si decide al nostro interno. Anzi a presto avrete notizia sull’organigramma del nostro Partito anche in Campania, e questo deve bastare per il momento. Aggiungo per altro, che Napoli come città è difficile da conquistare e se Dio vuole, quando riusciremo presto a riunire tutto il SUD in una sola anima, Napoli sarà l’ultima città a cadere. Questo è un mio pensiero personale in vista di un’analisi fatta da me.

Non sono d’accordo sul partito di paese inventandosi l’asse Gaeta Suzzara, è noto che Gaeta è l’unica città d’Italia ad avere un’amministrazione a guida Partito del SUD ed è chiaro che sia sempre al centro della nostra attenzione.
Per il mantovano la cosa è diversa, qui si è fatta la prova di presentazione di liste del Partito del SUD a nord, che non va vista in base ai risultati elettorali, ma al coraggio e alla convinzione di un folto gruppo di emigranti che ha lottato contro tutto e contro tutti, ma che ha intimorito il sistema politico locale fino ad avere dei risultati positivi in guadagno di dignità…e altro. Ma tengo a precisare che il Partito del SUD è fortemente presente anche in Sicilia, in Puglia e nelle Venezie.

Per quanto riguarda i Neoborbonici, non capisco come si possa parlare contro l’unica anima culturale e storica napolitana che instancabilmente si porta in tutto il territorio nazionale adoperandosi per una giusta presa di coscienza, divulgando le innegabili verità storiche.

Per gli altri movimenti non intendo dire niente poichè ne sono fuori e quindi non all’altezza di poterne parlare.

Se mi permetti, caro Andrea, tu parli di popolo, ma forse abbiamo due modi di vedere le cose, perché per me il popolo siamo anche noi che scriviamo e tentiamo di spiegare e analizzare e giudicare, ma non abbiamo nessuna intenzione di unirci in un'unica entità politica meridionale e meridionalista perché vogliamo essere dei piccoli generali anziché dei grandi caporali.
Io questo l’ho capito qualche anno fa, quando insieme ad altri ero intenzionato a costituire il Movimento Indipendentista Napolitano, ma mi sono tirato indietro perché io amo molto la mia terra, il mio SUD, la mia Napolitania per continuare a disintegrare questo meridionalismo, e non intendevo venderla in cambio di alte mostrine, io preferisco fare il mio dovere da soldato semplice, ma tutto ciò che posso fare per il mio SUD lo faccio, nel rispetto delle idee di tutti gli amici del mio Partito. Ho limato le mie idee per poter essere parte dell’unico Partito del SUD che è quello di Ciano e di Gaeta e ciò mi basta e se tutti i cosiddetti meridionalisti farebbero lo stesso, saremmo già una grande nazione.
I veri meridionalisti devono cambiare e ogni tanto lasciare la tastiera del computer e scendere per le strade.

Come vedi, allora, la tua isola c’è e si chiama Partito del SUD ed è l’unica alternativa a questo sistema politico antimeridionale. Se si vuole fare qualcosa per il SUD non serve che vi dica cosa fare, la risposta ce l’avete dentro di voi, nei vostri cuori, nella vostra coscienza di nuova formazione, ma se non riuscite ad accumulare un bel po di umiltà, tutto ciò che avete imparato non vi servirà a niente, perché il SUD va servito e non comandato.
.
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Ricevo e posto:

Di Antonio Iannaccone


Pur condividendo parte dell’analisi fatta nell’introduzione dell’articolo sopra citato, devo far presente la mia contrarietà su quanto detto dall’amico Balia, il quale si erge a giudice e pensando di conoscere il mondo meridionalista, come se ne facesse parte in tutte le sue componenti, spara giudizi senza sapere i fatti e i retroscena di ognuno.

Mi permetto allora di rispondere in quanto membro del Partito del SUD che è stato tirato in causa, che la situazione è stata male analizzata e comunque si riferisce a tempo addietro, poiché il nostro partito avanza in consensi e organizzazione, ma la cosa non si risolve in una giornata e ciò che costruiamo sono anche cose di una certa delicatezza che non possono essere rivelate ogni minuto. Credo che questo, l’amico Andrea lo capisca molto bene poichè è persona di una certa comprensione e intelligenza, e che lui non essendo parte del coordinamento del Partito del SUD non è tenuto a sapere niente di più di quello che si decide al nostro interno. Anzi a presto avrete notizia sull’organigramma del nostro Partito anche in Campania, e questo deve bastare per il momento. Aggiungo per altro, che Napoli come città è difficile da conquistare e se Dio vuole, quando riusciremo presto a riunire tutto il SUD in una sola anima, Napoli sarà l’ultima città a cadere. Questo è un mio pensiero personale in vista di un’analisi fatta da me.

Non sono d’accordo sul partito di paese inventandosi l’asse Gaeta Suzzara, è noto che Gaeta è l’unica città d’Italia ad avere un’amministrazione a guida Partito del SUD ed è chiaro che sia sempre al centro della nostra attenzione.
Per il mantovano la cosa è diversa, qui si è fatta la prova di presentazione di liste del Partito del SUD a nord, che non va vista in base ai risultati elettorali, ma al coraggio e alla convinzione di un folto gruppo di emigranti che ha lottato contro tutto e contro tutti, ma che ha intimorito il sistema politico locale fino ad avere dei risultati positivi in guadagno di dignità…e altro. Ma tengo a precisare che il Partito del SUD è fortemente presente anche in Sicilia, in Puglia e nelle Venezie.

Per quanto riguarda i Neoborbonici, non capisco come si possa parlare contro l’unica anima culturale e storica napolitana che instancabilmente si porta in tutto il territorio nazionale adoperandosi per una giusta presa di coscienza, divulgando le innegabili verità storiche.

Per gli altri movimenti non intendo dire niente poichè ne sono fuori e quindi non all’altezza di poterne parlare.

Se mi permetti, caro Andrea, tu parli di popolo, ma forse abbiamo due modi di vedere le cose, perché per me il popolo siamo anche noi che scriviamo e tentiamo di spiegare e analizzare e giudicare, ma non abbiamo nessuna intenzione di unirci in un'unica entità politica meridionale e meridionalista perché vogliamo essere dei piccoli generali anziché dei grandi caporali.
Io questo l’ho capito qualche anno fa, quando insieme ad altri ero intenzionato a costituire il Movimento Indipendentista Napolitano, ma mi sono tirato indietro perché io amo molto la mia terra, il mio SUD, la mia Napolitania per continuare a disintegrare questo meridionalismo, e non intendevo venderla in cambio di alte mostrine, io preferisco fare il mio dovere da soldato semplice, ma tutto ciò che posso fare per il mio SUD lo faccio, nel rispetto delle idee di tutti gli amici del mio Partito. Ho limato le mie idee per poter essere parte dell’unico Partito del SUD che è quello di Ciano e di Gaeta e ciò mi basta e se tutti i cosiddetti meridionalisti farebbero lo stesso, saremmo già una grande nazione.
I veri meridionalisti devono cambiare e ogni tanto lasciare la tastiera del computer e scendere per le strade.

Come vedi, allora, la tua isola c’è e si chiama Partito del SUD ed è l’unica alternativa a questo sistema politico antimeridionale. Se si vuole fare qualcosa per il SUD non serve che vi dica cosa fare, la risposta ce l’avete dentro di voi, nei vostri cuori, nella vostra coscienza di nuova formazione, ma se non riuscite ad accumulare un bel po di umiltà, tutto ciò che avete imparato non vi servirà a niente, perché il SUD va servito e non comandato.
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La «maschera» ed il «grande vecchio».



Ricevo e posto:

Ancora manovre poco chiare di alcuni movimenti meridionalisti.
Senza etica non c’è futuro per i movimenti meridionalisti


Di Guglielmo Di Grezia




Etica
: dal latino (che non parlavano solo gli antichi romani) ethica e dal greco ethika, a sua volta derivato da ἦθος (ethos), carattere [morale], sinonimo di morale (dal latino mos, costume).

Con questa parola, ci si riferisce alla scienza della morale, ossia, a quella scienza che ci insegna a governare i nostri costumi.

Di questo parlavo con la solita persona che io ritengo un mio punto di riferimento, e che mi faceva notare (con suo disappunto) che quello che scrivo potrebbe risultare offensivo, senza tenere però in considerazione che i soggetti in questione, con il loro modo di agire e di proporsi, screditano un intero Popolo, un’intera Patria ed un intero Movimento d’opinione.

Tenendo presente la personalità della maschera di picaresca sofferenza da me ben descritta in un articolo del 23 agosto 2009 "Ancora su Pontelandolfo...", e in particolare nella nota dove dicevo:

"Tutto questo potrebbe apparire una caduta nel trash, ma il giudizio sarebbe impreciso. Come sempre quando si trova in difficoltà, si inventa la sua realtà virtuale (picaresca per l’appunto), e cerca di uscire dalla trappola con un volteggio da acrobata. Inventa un modo ed un mondo di sua fantasia che sorprende il pubblico, generare ammirazione, suscitare solidarietà. Il picarismo non è semplicemente una patina, una modalità di vita. È una filosofia: una visione che mescola bugie, propaganda politica, interessi privati, fascino della malandrineria, costruzione dell’immagine, manipolazione delle opinioni e soprattutto appropriazione del lavoro altrui. Con l’idea che in fondo ed in genere, i picari siamo noi. O che dovremmo essere con lui. Che la società Meridionale deve accettare la mitologia creata da un capo benevolo e ferito dalla perfidia dei nemici, pensando che a lui tutto sia concesso (una specie di immunità istituzionale alla Berlusconi). Anche questa volta smontare l’inganno sarebbe facile, ma in una società dominata dal conformismo e dalla sicurezza tracotante con cui i suoi tirapiedi e accoliti si impegnano a occultare la realtà, faranno in modo che tutto si vanifichi e ci ritroveremo a dover trascinare questa zavorra chissà ancora per quanto tempo."

e l‘altra persona che io identifico come il grande vecchio e che, secondo alcuni, non sarebbe imputabile a causa sia della sua lunga militanza che della sua età, anche quando sbaglia, e che non è mai in mala fede perché quel che conta è l’ideale.

Sinceramente non ho ancora capito quale sia, poi, l’ideale di questi soggetti (mi riferisco ai due compari ed anche a loro tirapiedi che gravitano nei pressi con il miraggio di qualche successo) ma io, si sa, sono poco avvezzo ai giri di parole ed agli accomodamenti di convenienza. Non fa parte del mio carattere, sin da tenera età mi è stato insegnato a parlare chiaro ed a definire e chiamare le persone per quello che sono e per come si comportano. Essendo in un mondo che non permette piú tale schiettezza, mio malgrado mi tocca far capire a chi ho di fronte di cosa parlo, senza incappare nelle maglie della giustizia.

Coloro che hanno tali comportamenti, contrari all’etica che distingue tutti noi dal resto dei farabutti di regime a loro tanto cari (cioè i politici "nazionali"), non possono pensare che qualcuno ad un certo punto possa esternare il proprio disappunto. Il comportamento in particolare del grande vecchio, poi, provoca a chi è informato dei fatti, addirittura un senso di stomachevolezza. Lui sa di cosa parlo, e se è disposto, sono pronto a parlarne direttamente di persona senza alcun problema (con testimoni, si intende, altrimenti si rimangerebbero tutto). Invece di lamentarsi appellandosi all’età, o nel caso dell’altro -la maschera- alle proprie condizioni di salute, lamentandosi entrambi a destra ed a manca dei torti patiti, perché non affrontano il problema una volta per tutte? Quali sono i loro disegni? Cosa pensano di fare e di ottenere correndo dietro l’MPA di Lombardo?

Queste sono le cose che non vanno. L’etica per l’appunto di questi soggetti. Ho letto, sopraffatto da un senso di ilarità, che adesso addirittura si definiscono filoborbonici . Al trash non c’è fine. Ma non erano la maschera e i suoi compagni di merende a non voler essere confusi con quel filone, dallo stesso definito folkloristico? Non era lui che definiva i borbonici (compreso il grande vecchio) sepolcri imbiancati? Non era sempre lui che diceva di non sapere cosa farsene di re e regine? (si intende che ho le prove di quello che asserisco). Un siculo, suo compagno di merende e che dall’aspetto, per un verso, assomiglia ad una bertuccia e da un altro al gatto di pinocchio (essendo lui la volpe), diceva che non erano assolutamente monarchici. Ora per convenienza sono diventati improvvisamente filoborbonici, e anche indipendentisti... e chi piú ne ha piú ne metta.

Tutto ciò mi ricorda uno spettacolo di Roberto Benigni a cui ho assistito. Era il lontano 1993, il cavaliere era incerto per la sua discesa in campo e profferiva a destra ed a manca cosa voleva essere. A sedici anni di distanza, credo che la maggior parte dei suoi accoliti non l’abbia ancora capito. Benigni disse che avrebbe fondato il partito del pinzimonio, che era, per il bipolarismo presidenziale bicamerale a doppio turno proporzionale maggioritario (le risate non si trattenevano). Questi signori, pur di aver le mani in pasta sono tutto ed il contrario di tutto (Franza o Spagna purché se magna).

Perché il grande vecchio non ci rende edotti sul comportamento avuto con l’affaire Nazionale del Regno delle Due Sicilie? Si vuole un’immunità costituzionale anche per lui? Non basta quella per le alte cariche dello Stato? Sinceramente io sono contrario anche a quest’ultima.

Etica signori, etica ed onestà per certi soggetti sono parole sconosciute. Sperando che la persona a cui sinceramente sono molto legato non me ne voglia eccessivamente di questa mia anche perché, Lui è persona degna di rispetto e stima, che stride notevolmente con certi soggetti.

.

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Ricevo e posto:

Ancora manovre poco chiare di alcuni movimenti meridionalisti.
Senza etica non c’è futuro per i movimenti meridionalisti


Di Guglielmo Di Grezia




Etica
: dal latino (che non parlavano solo gli antichi romani) ethica e dal greco ethika, a sua volta derivato da ἦθος (ethos), carattere [morale], sinonimo di morale (dal latino mos, costume).

Con questa parola, ci si riferisce alla scienza della morale, ossia, a quella scienza che ci insegna a governare i nostri costumi.

Di questo parlavo con la solita persona che io ritengo un mio punto di riferimento, e che mi faceva notare (con suo disappunto) che quello che scrivo potrebbe risultare offensivo, senza tenere però in considerazione che i soggetti in questione, con il loro modo di agire e di proporsi, screditano un intero Popolo, un’intera Patria ed un intero Movimento d’opinione.

Tenendo presente la personalità della maschera di picaresca sofferenza da me ben descritta in un articolo del 23 agosto 2009 "Ancora su Pontelandolfo...", e in particolare nella nota dove dicevo:

"Tutto questo potrebbe apparire una caduta nel trash, ma il giudizio sarebbe impreciso. Come sempre quando si trova in difficoltà, si inventa la sua realtà virtuale (picaresca per l’appunto), e cerca di uscire dalla trappola con un volteggio da acrobata. Inventa un modo ed un mondo di sua fantasia che sorprende il pubblico, generare ammirazione, suscitare solidarietà. Il picarismo non è semplicemente una patina, una modalità di vita. È una filosofia: una visione che mescola bugie, propaganda politica, interessi privati, fascino della malandrineria, costruzione dell’immagine, manipolazione delle opinioni e soprattutto appropriazione del lavoro altrui. Con l’idea che in fondo ed in genere, i picari siamo noi. O che dovremmo essere con lui. Che la società Meridionale deve accettare la mitologia creata da un capo benevolo e ferito dalla perfidia dei nemici, pensando che a lui tutto sia concesso (una specie di immunità istituzionale alla Berlusconi). Anche questa volta smontare l’inganno sarebbe facile, ma in una società dominata dal conformismo e dalla sicurezza tracotante con cui i suoi tirapiedi e accoliti si impegnano a occultare la realtà, faranno in modo che tutto si vanifichi e ci ritroveremo a dover trascinare questa zavorra chissà ancora per quanto tempo."

e l‘altra persona che io identifico come il grande vecchio e che, secondo alcuni, non sarebbe imputabile a causa sia della sua lunga militanza che della sua età, anche quando sbaglia, e che non è mai in mala fede perché quel che conta è l’ideale.

Sinceramente non ho ancora capito quale sia, poi, l’ideale di questi soggetti (mi riferisco ai due compari ed anche a loro tirapiedi che gravitano nei pressi con il miraggio di qualche successo) ma io, si sa, sono poco avvezzo ai giri di parole ed agli accomodamenti di convenienza. Non fa parte del mio carattere, sin da tenera età mi è stato insegnato a parlare chiaro ed a definire e chiamare le persone per quello che sono e per come si comportano. Essendo in un mondo che non permette piú tale schiettezza, mio malgrado mi tocca far capire a chi ho di fronte di cosa parlo, senza incappare nelle maglie della giustizia.

Coloro che hanno tali comportamenti, contrari all’etica che distingue tutti noi dal resto dei farabutti di regime a loro tanto cari (cioè i politici "nazionali"), non possono pensare che qualcuno ad un certo punto possa esternare il proprio disappunto. Il comportamento in particolare del grande vecchio, poi, provoca a chi è informato dei fatti, addirittura un senso di stomachevolezza. Lui sa di cosa parlo, e se è disposto, sono pronto a parlarne direttamente di persona senza alcun problema (con testimoni, si intende, altrimenti si rimangerebbero tutto). Invece di lamentarsi appellandosi all’età, o nel caso dell’altro -la maschera- alle proprie condizioni di salute, lamentandosi entrambi a destra ed a manca dei torti patiti, perché non affrontano il problema una volta per tutte? Quali sono i loro disegni? Cosa pensano di fare e di ottenere correndo dietro l’MPA di Lombardo?

Queste sono le cose che non vanno. L’etica per l’appunto di questi soggetti. Ho letto, sopraffatto da un senso di ilarità, che adesso addirittura si definiscono filoborbonici . Al trash non c’è fine. Ma non erano la maschera e i suoi compagni di merende a non voler essere confusi con quel filone, dallo stesso definito folkloristico? Non era lui che definiva i borbonici (compreso il grande vecchio) sepolcri imbiancati? Non era sempre lui che diceva di non sapere cosa farsene di re e regine? (si intende che ho le prove di quello che asserisco). Un siculo, suo compagno di merende e che dall’aspetto, per un verso, assomiglia ad una bertuccia e da un altro al gatto di pinocchio (essendo lui la volpe), diceva che non erano assolutamente monarchici. Ora per convenienza sono diventati improvvisamente filoborbonici, e anche indipendentisti... e chi piú ne ha piú ne metta.

Tutto ciò mi ricorda uno spettacolo di Roberto Benigni a cui ho assistito. Era il lontano 1993, il cavaliere era incerto per la sua discesa in campo e profferiva a destra ed a manca cosa voleva essere. A sedici anni di distanza, credo che la maggior parte dei suoi accoliti non l’abbia ancora capito. Benigni disse che avrebbe fondato il partito del pinzimonio, che era, per il bipolarismo presidenziale bicamerale a doppio turno proporzionale maggioritario (le risate non si trattenevano). Questi signori, pur di aver le mani in pasta sono tutto ed il contrario di tutto (Franza o Spagna purché se magna).

Perché il grande vecchio non ci rende edotti sul comportamento avuto con l’affaire Nazionale del Regno delle Due Sicilie? Si vuole un’immunità costituzionale anche per lui? Non basta quella per le alte cariche dello Stato? Sinceramente io sono contrario anche a quest’ultima.

Etica signori, etica ed onestà per certi soggetti sono parole sconosciute. Sperando che la persona a cui sinceramente sono molto legato non me ne voglia eccessivamente di questa mia anche perché, Lui è persona degna di rispetto e stima, che stride notevolmente con certi soggetti.

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L’ISOLA CHE NON C’E’


Riceviamo da Andrea Balìa, dirigente di L'Altro Sud, il seguente articolo che postiamo come sempre, dando voce a tutti i militanti di area meridionalista, anche quando non condividiamo in tutto o in parte le idee espresse.

Essendo però questo il blog del Partito del Sud e trovando in questo post un richiamo al nostro Partito, non possiamo esimerci, contariamente al solito, dallo scrivere un paio di considerazioni, solo su quanto ci riguarda, non entrando nel merito delle altre condiderazioni.


Gli appunti che fa Balìa sulla situazione del nostro Partito a Napoli si riferiscono forse ad alcuni mesi orsono, ora il nostro Partito è perfettamente strutturato anche a Napoli e in Campania, la nuova struttura territoriale e organizzativa Campana, Nazionale e Internazionale, con l'apertura di molte nuove sezioni, sarà ufficializzata nella prossima riunione in preparazione a Gaeta, la cui data sarà comunicata entro pochi giorni.


Gaeta è la nostra, di tutti noi, città martire e simbolo della resistenza e valore dell'Esercito Napolitano e del Popolo Gaetano. Assume quindi un particolare significato che proprio a Gaeta il Partito del Sud sia al governo della Città e inoltre questo, da quel che ci risulta, è l'unico caso di Partito Meridionalista al governo di una Città, sia essa piccola , media o grande.


A Suzzara (e Virgilio) con estrema fatica e sacrificio abbiamo "testato" pochi mesi fa il possibile "sbarco" al nord del nostro Partito e delle nostre istanze, peraltro con buoni risultati.

Non capiamo quindi nè condividiamo le osservazioni di Balìa sul nostro Partito che respingiamo.

Inoltre ricordiamo che una cosa è organizzarsi solo su Napoli e la Campania, cosa ben diversa e che richiede tempi più lunghi, anche di studio e preparazione, lo strutturarsi su tutto il territorio italiano e creare sezioni all'estero. Inoltre ricordiamo che tutto questo sforzo lo stiamo sostenendo interamente da soli, senza ricercare alleanze con i partiti tradizionali italiani e con mezzi modestissimi e completamente autofinanziati dai militanti.

Quanto sopra non modifica certo la stima che riponiamo verso l'amico Balìa anche perchè siamo certi che queste considerazioni, amare, sono fatte sicuramente in buona fede e solo per il grande amore per la causa comune.

------------------------------------------------------------------------------------------


Di Andrea Balìa

I tanti articoli che ho scritto, belli o brutti, interessanti o meno che fossero, hanno contenuto la costante denuncia dei mali del Sud, delle ingiustizie subite dal territorio e dalle genti meridionali, e l’impegno a profondere la sua storia ed il recupero della memoria per una presa di coscienza di dignità e riscatto.
Ecco, pur nell’amarezza, credo abbiano sempre infine contenuto una propositività, una reattività per un futuro migliore del Sud.
Ora, in questi giorni, credo di vivere una molto sgradevole sensazione di vuoto, d’impotenza e una presa d’atto di una depressione, d’una stanchezza che fa stranamente da controaltare al tanto parlare che si fa di Sud in questi mesi.

L’Italia credo che viva uno dei momenti più bassi della sua storia politica : un governo che più che un nemico o avversario politico trasmette il convincimento d’avere di fronte una banda di malaffare, cialtronesca, circense (scusandomi con la specifica categoria), di profilo culturale ed etico di media/bassa levatura, con una Lega a ruota libera, un’informazione asservita e squallidamente preda del gossip. Un’opposizione non degna di tal nome, frantumata e senza alcun anelito di forte contrapposizione, con idee deboli e poco aggreganti completa il quadro politico d’un popolo confuso, ignorante e preda di disvalori che lo hanno portato all’accettazione supina verso questo status o al disincanto e disinteresse totale. Il Sud è la vittima predestinata che ormai o trova al suo interno il bandolo della matassa o va dritto alla sua disintegrazione.

E il meridionalismo e i meridionalisti? In questi giorni ho ascoltato per radio una splendida canzone del nostro Edoardo Bennato, il cui titolo mi si è subito configurato come perfettamente calzante ed esplicativo di cosa è oggi il meridionalismo e i meridionalisti : L’isola che non c’è !

Ebbene, purtroppo, facendone parte anche io impropriamente o a giusto titolo, dire ciò non mi inorgoglisce di certo, ma tant’è! Vi siete mai trovati in una corsia d’un’ospedale del Sud (magari di pronto soccorso) per Voi stessi, un Vs. caro, un amico? O Vi siete trovati, in questi giorni, a dover accompagnare un bambino per il suo primo giorno di scuola, trovandola chiusa perché non c’è il bidello per aprirla (causa i tagli di personale – per la ben nota piena occupazione al Sud - che una ministra secchione ha decretato con un atto di arrogante macelleria politica) ?
E allora, in merito al meridionalismo e ai meridionalisti :

- vittima di queste (fra tante altre mille cose) questo popolo non può capire e aspettare che sia completata l’opera di conoscenza, consapevolezza e informazione che i Neoborbonici (pur riconoscendone la primogenitura su analisi di sano revisionismo) propugnano; il popolo (ammesso che si giunga a completare – e in quali tempi – l’operazione) lo troverebbero ormai disintegrato, perso, distrutto più di quello che è già ora.
- questo popolo non può capire ed aspettare che i Comitati Due Sicilie (lodevoli per il loro attivismo), costola staccatasi dal neoborbonismo perché in cerca di un suo status politico, ad oggi questo status non l’abbiano trovato ancora se non seguendo i percorsi interni al MpA e la regolazione di conti fra i suoi colonnelli.
- questo popolo non può capire ed aspettare che il Partito del Sud (a cui riconoscere i risultati ottenuti su più aspetti in quel di Gaeta), nato nel 2002 e a 7 anni di distanza ancora non abbia una rappresentanza in Campania e in particolare a Napoli, capitale del Sud, vanificando il suo anelito ad essere partito di riferimento nel meridione e rischiando di mortificare il suo ruolo a partito di paese (fra Gaeta e Suzzara).
- questo popolo non può capire ed aspettare che L’Altro Sud (di cui sottolineare l’attenzione e i consensi ricevuti a 2 anni dalla sua nascita) continui il suo processo di crescita per definirsi in riferimento politico per il Sud, rischiando d’impiegare tempi troppo lunghi che potrebbero sfiorare il decennio.
- questo popolo non può capire ed aspettare che Insorgenza Civile (cui dar atto dell’attenzione e l’impegno su temi concreti territoriali) riesca a rendere credibile la sua posizione indipendentista riuscendo a far crescere il consenso su questo tema, fra intemperanze e attacchi che creano spesso sconcerto e poco propedeutici ad un’unità delle forze meridionaliste.
- questo popolo non può capire ed aspettare che padri del meridionalismo, come Zitara (verso cui esser riconoscenti e debitori per l’opera d’informazione e d’analisi), dopo decenni di scritti, idee e proposte, tese al separatismo, all’indipendentismo, alla spinta per una dura e spesso sacrosanta rivendicazione riparatrice, ora (con un triplo salto carpiato all’indietro, e pur comprendendo la delusione e la stanchezza per mancanza di risultati) proponga e sostenga il traghettamento verso forze istituzionali, creando sgomento e disorientamento.
- questo popolo non può capire ed aspettare di verificare la genuinità e l’onestà di tentativi di neo costituendi movimenti per il Sud fatti da politici istituzionali fino ad ieri (e chissà quanto ancor oggi) come la Poli Bortone e/o Ronghi che cavalcano l’onda Sud (sinceramente o meno) ma faticando in chiarezza e presa di distanze ufficiali dalla vecchia politica
- questo popolo non può capire ed aspettare che si realizzi in tempi biblici la Federazione o Confederazione o Unità - che dir si voglia - tra i suddetti movimenti meridionalisti, minata dalle perduranti diatribe tra i segretari di alcuni movimenti, lo snobismo, o il protagonismo pervicace e provocatorio (oltre che non costruttivo) di altri innamoratisi forse troppo della propria figura e delle proprie idee. E fin qui abbiamo parlato del meridionalismo più visibile e di qualche minimo peso, senza andare all’analisi delle tante altre più piccole forze e associazioni. Insomma il meridionalismo e i meridionalisti oggi sembrano più somigliare a L’isola che non c’è, ad un’idea e concretizzazione cercata e non trovata, auspicata e non individuata, ambita e non risolta, voluta ma non inquadrata e organizzata. Che dire….che la sorte accompagni al meglio le vicende presenti e quelle future del nostro martoriato Sud, illuminando i residui spazi di luce e buon senso delle nostre menti!
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Riceviamo da Andrea Balìa, dirigente di L'Altro Sud, il seguente articolo che postiamo come sempre, dando voce a tutti i militanti di area meridionalista, anche quando non condividiamo in tutto o in parte le idee espresse.

Essendo però questo il blog del Partito del Sud e trovando in questo post un richiamo al nostro Partito, non possiamo esimerci, contariamente al solito, dallo scrivere un paio di considerazioni, solo su quanto ci riguarda, non entrando nel merito delle altre condiderazioni.


Gli appunti che fa Balìa sulla situazione del nostro Partito a Napoli si riferiscono forse ad alcuni mesi orsono, ora il nostro Partito è perfettamente strutturato anche a Napoli e in Campania, la nuova struttura territoriale e organizzativa Campana, Nazionale e Internazionale, con l'apertura di molte nuove sezioni, sarà ufficializzata nella prossima riunione in preparazione a Gaeta, la cui data sarà comunicata entro pochi giorni.


Gaeta è la nostra, di tutti noi, città martire e simbolo della resistenza e valore dell'Esercito Napolitano e del Popolo Gaetano. Assume quindi un particolare significato che proprio a Gaeta il Partito del Sud sia al governo della Città e inoltre questo, da quel che ci risulta, è l'unico caso di Partito Meridionalista al governo di una Città, sia essa piccola , media o grande.


A Suzzara (e Virgilio) con estrema fatica e sacrificio abbiamo "testato" pochi mesi fa il possibile "sbarco" al nord del nostro Partito e delle nostre istanze, peraltro con buoni risultati.

Non capiamo quindi nè condividiamo le osservazioni di Balìa sul nostro Partito che respingiamo.

Inoltre ricordiamo che una cosa è organizzarsi solo su Napoli e la Campania, cosa ben diversa e che richiede tempi più lunghi, anche di studio e preparazione, lo strutturarsi su tutto il territorio italiano e creare sezioni all'estero. Inoltre ricordiamo che tutto questo sforzo lo stiamo sostenendo interamente da soli, senza ricercare alleanze con i partiti tradizionali italiani e con mezzi modestissimi e completamente autofinanziati dai militanti.

Quanto sopra non modifica certo la stima che riponiamo verso l'amico Balìa anche perchè siamo certi che queste considerazioni, amare, sono fatte sicuramente in buona fede e solo per il grande amore per la causa comune.

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Di Andrea Balìa

I tanti articoli che ho scritto, belli o brutti, interessanti o meno che fossero, hanno contenuto la costante denuncia dei mali del Sud, delle ingiustizie subite dal territorio e dalle genti meridionali, e l’impegno a profondere la sua storia ed il recupero della memoria per una presa di coscienza di dignità e riscatto.
Ecco, pur nell’amarezza, credo abbiano sempre infine contenuto una propositività, una reattività per un futuro migliore del Sud.
Ora, in questi giorni, credo di vivere una molto sgradevole sensazione di vuoto, d’impotenza e una presa d’atto di una depressione, d’una stanchezza che fa stranamente da controaltare al tanto parlare che si fa di Sud in questi mesi.

L’Italia credo che viva uno dei momenti più bassi della sua storia politica : un governo che più che un nemico o avversario politico trasmette il convincimento d’avere di fronte una banda di malaffare, cialtronesca, circense (scusandomi con la specifica categoria), di profilo culturale ed etico di media/bassa levatura, con una Lega a ruota libera, un’informazione asservita e squallidamente preda del gossip. Un’opposizione non degna di tal nome, frantumata e senza alcun anelito di forte contrapposizione, con idee deboli e poco aggreganti completa il quadro politico d’un popolo confuso, ignorante e preda di disvalori che lo hanno portato all’accettazione supina verso questo status o al disincanto e disinteresse totale. Il Sud è la vittima predestinata che ormai o trova al suo interno il bandolo della matassa o va dritto alla sua disintegrazione.

E il meridionalismo e i meridionalisti? In questi giorni ho ascoltato per radio una splendida canzone del nostro Edoardo Bennato, il cui titolo mi si è subito configurato come perfettamente calzante ed esplicativo di cosa è oggi il meridionalismo e i meridionalisti : L’isola che non c’è !

Ebbene, purtroppo, facendone parte anche io impropriamente o a giusto titolo, dire ciò non mi inorgoglisce di certo, ma tant’è! Vi siete mai trovati in una corsia d’un’ospedale del Sud (magari di pronto soccorso) per Voi stessi, un Vs. caro, un amico? O Vi siete trovati, in questi giorni, a dover accompagnare un bambino per il suo primo giorno di scuola, trovandola chiusa perché non c’è il bidello per aprirla (causa i tagli di personale – per la ben nota piena occupazione al Sud - che una ministra secchione ha decretato con un atto di arrogante macelleria politica) ?
E allora, in merito al meridionalismo e ai meridionalisti :

- vittima di queste (fra tante altre mille cose) questo popolo non può capire e aspettare che sia completata l’opera di conoscenza, consapevolezza e informazione che i Neoborbonici (pur riconoscendone la primogenitura su analisi di sano revisionismo) propugnano; il popolo (ammesso che si giunga a completare – e in quali tempi – l’operazione) lo troverebbero ormai disintegrato, perso, distrutto più di quello che è già ora.
- questo popolo non può capire ed aspettare che i Comitati Due Sicilie (lodevoli per il loro attivismo), costola staccatasi dal neoborbonismo perché in cerca di un suo status politico, ad oggi questo status non l’abbiano trovato ancora se non seguendo i percorsi interni al MpA e la regolazione di conti fra i suoi colonnelli.
- questo popolo non può capire ed aspettare che il Partito del Sud (a cui riconoscere i risultati ottenuti su più aspetti in quel di Gaeta), nato nel 2002 e a 7 anni di distanza ancora non abbia una rappresentanza in Campania e in particolare a Napoli, capitale del Sud, vanificando il suo anelito ad essere partito di riferimento nel meridione e rischiando di mortificare il suo ruolo a partito di paese (fra Gaeta e Suzzara).
- questo popolo non può capire ed aspettare che L’Altro Sud (di cui sottolineare l’attenzione e i consensi ricevuti a 2 anni dalla sua nascita) continui il suo processo di crescita per definirsi in riferimento politico per il Sud, rischiando d’impiegare tempi troppo lunghi che potrebbero sfiorare il decennio.
- questo popolo non può capire ed aspettare che Insorgenza Civile (cui dar atto dell’attenzione e l’impegno su temi concreti territoriali) riesca a rendere credibile la sua posizione indipendentista riuscendo a far crescere il consenso su questo tema, fra intemperanze e attacchi che creano spesso sconcerto e poco propedeutici ad un’unità delle forze meridionaliste.
- questo popolo non può capire ed aspettare che padri del meridionalismo, come Zitara (verso cui esser riconoscenti e debitori per l’opera d’informazione e d’analisi), dopo decenni di scritti, idee e proposte, tese al separatismo, all’indipendentismo, alla spinta per una dura e spesso sacrosanta rivendicazione riparatrice, ora (con un triplo salto carpiato all’indietro, e pur comprendendo la delusione e la stanchezza per mancanza di risultati) proponga e sostenga il traghettamento verso forze istituzionali, creando sgomento e disorientamento.
- questo popolo non può capire ed aspettare di verificare la genuinità e l’onestà di tentativi di neo costituendi movimenti per il Sud fatti da politici istituzionali fino ad ieri (e chissà quanto ancor oggi) come la Poli Bortone e/o Ronghi che cavalcano l’onda Sud (sinceramente o meno) ma faticando in chiarezza e presa di distanze ufficiali dalla vecchia politica
- questo popolo non può capire ed aspettare che si realizzi in tempi biblici la Federazione o Confederazione o Unità - che dir si voglia - tra i suddetti movimenti meridionalisti, minata dalle perduranti diatribe tra i segretari di alcuni movimenti, lo snobismo, o il protagonismo pervicace e provocatorio (oltre che non costruttivo) di altri innamoratisi forse troppo della propria figura e delle proprie idee. E fin qui abbiamo parlato del meridionalismo più visibile e di qualche minimo peso, senza andare all’analisi delle tante altre più piccole forze e associazioni. Insomma il meridionalismo e i meridionalisti oggi sembrano più somigliare a L’isola che non c’è, ad un’idea e concretizzazione cercata e non trovata, auspicata e non individuata, ambita e non risolta, voluta ma non inquadrata e organizzata. Che dire….che la sorte accompagni al meglio le vicende presenti e quelle future del nostro martoriato Sud, illuminando i residui spazi di luce e buon senso delle nostre menti!
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domenica 20 settembre 2009

20 settembre: nulla da festeggiare!


Ricevo e posto da Centro studi Federici:

Riportiamo il comunicato stampa redatto congiuntamente dalle seguenti associazioni e che il Centro studi Giuseppe Federici sottoscrive completamente:
- Centro Tradizione e Comunità (Modugno - Ba)
- Movimento Politico Cattolico Azione e Tradizione (Modugno – Ba)
- Gruppo Giovanile Controvento Modugno
- Associazione Culturale La Torre (Volano – Tn)
- Associazione Il Sentiero (Pz)

COMUNICATO STAMPA del 16.09.2009 - S. Cipriano
Modugno (Ba) – Volano (Tn) – Potenza

Il 20 settembre del 1870 i Bersaglieri del Regno d’Italia entravano a Roma invadendo lo Stato Pontificio. Giungeva così a compimento una delle pagine più buie del più vergognoso “risorgimento” italiano.

La “breccia di Porta Pia” consentì alle truppe italiane di invadere la Roma Pontificia. Il 20 settembre (equinozio d’autunno ed inizio dell’anno massonico) del 1870 veniva sancito – di fatto - la fine del potere temporale del Papa. Si trattò di un’operazione di conquista militare voluta dalla banca Rotshild e dalla massoneria inglese, il cui carattere anticattolico trasuda da ogni episodio. Lo si evince, ad esempio, dalla circostanza che il primo ad entrare in Roma - dietro i bersaglieri - fu Luigi Ciari, facchino e pastore protestante che trasportava un carretto zeppo di bibbie eretiche trainato da un cane che rispondeva al nome di Pionono.

Centotrentanove anni di retorica patriottarda e di menzogne partorite dalle officine massoniche, non possono negare la realtà dei fatti: il 20 settembre rimane una delle date più tragiche nella storia della Chiesa Cattolica con cui è stata sancita l’occupazione militare ed ideologica da parte delle Massonerie del cuore della Cristianità.

A riprova di ciò stanno le parole del Gran Maestro, Adriano Lemmi - “Risorgimento: opera della Massoneria! Venti settembre: opera della Massoneria!” - come un sigillo di garanzia del lavoro dei “grembiulini”. Tutto il risorgimento è, infatti, ammantato da un unico filo conduttore: attaccare e distruggere (se fosse mai possibile…) la Chiesa di Cristo, le Sue leggi ed il Papato. Disegno sbandierato dall’asmatico ladro di cavalli e schiavista Peppino Garibaldi che in una sua missiva indirizzata al conte Giuseppe Napoleone Ricciardi, in adesione all’ anticoncilio ecumenico da inaugurarsi a Napoli in concomitanza con il “Concilio Vaticano I”, riportava: “Rovesciare il mostro papale, edificare sulle sue rovine la ragione e il vero”. Un caso?

Dal 1848 in poi, l’intera legislazione prodotta dal parlamento subalpino prima, e da quello del regno d’Italia poi, avrà come compito esclusivo di colpire il potere temporale del Papa come preludio alla spoliazione di quello spirituale: la legge Siccardi, la legge Rattazzi e le successive leggi “democratiche” colpiranno e sopprimeranno le corporazioni religiose (cattoliche) ritenute unilateralmente inutili dal governo. Confisca dei beni da parte dello Stato, espropri e spoliazioni avranno come conseguenza naturale l’allontanamento forzato di decine di migliaia di religiosi e l’arresto di dozzine di vescovi. Contro la Chiesa Cattolica, i Suoi ministri e le Sue opere, una persecuzione in pieno stile che provocherà lacerazioni sociali ed economiche tuttora aperte. Illuminanti ed attuali appaiono le parole pronunciate da Pio IX, l’ultimo Papa-Re la cui salma non venne risparmiata dalla satanica violenza del pattume settario, nell’allocuzione del 6 gennaio 1875: “Benedite Signore questa Penisola, che quando era divisa in più Stati era unita con la fede; ma ora che si dice politicamente unita, é seminata di templi protestanti, di scuole eterodosse, e di simili istituzioni che hanno la missione di dividere l'Italia nella fede, nel culto, nella religione, per dar luogo alle istituzioni di Satana”.

Costoro – tuttavia – non si illudano e si mettano l’anima in pace. Settari, eretici, scismatici e deicidi non vinceranno poiché “i nemici di Dio spariscono e la Chiesa resta (…) saremo tribolati ma non vinti”. (S. S. Pio IX)

Portae inferi non prevalebunt!
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Ricevo e posto da Centro studi Federici:

Riportiamo il comunicato stampa redatto congiuntamente dalle seguenti associazioni e che il Centro studi Giuseppe Federici sottoscrive completamente:
- Centro Tradizione e Comunità (Modugno - Ba)
- Movimento Politico Cattolico Azione e Tradizione (Modugno – Ba)
- Gruppo Giovanile Controvento Modugno
- Associazione Culturale La Torre (Volano – Tn)
- Associazione Il Sentiero (Pz)

COMUNICATO STAMPA del 16.09.2009 - S. Cipriano
Modugno (Ba) – Volano (Tn) – Potenza

Il 20 settembre del 1870 i Bersaglieri del Regno d’Italia entravano a Roma invadendo lo Stato Pontificio. Giungeva così a compimento una delle pagine più buie del più vergognoso “risorgimento” italiano.

La “breccia di Porta Pia” consentì alle truppe italiane di invadere la Roma Pontificia. Il 20 settembre (equinozio d’autunno ed inizio dell’anno massonico) del 1870 veniva sancito – di fatto - la fine del potere temporale del Papa. Si trattò di un’operazione di conquista militare voluta dalla banca Rotshild e dalla massoneria inglese, il cui carattere anticattolico trasuda da ogni episodio. Lo si evince, ad esempio, dalla circostanza che il primo ad entrare in Roma - dietro i bersaglieri - fu Luigi Ciari, facchino e pastore protestante che trasportava un carretto zeppo di bibbie eretiche trainato da un cane che rispondeva al nome di Pionono.

Centotrentanove anni di retorica patriottarda e di menzogne partorite dalle officine massoniche, non possono negare la realtà dei fatti: il 20 settembre rimane una delle date più tragiche nella storia della Chiesa Cattolica con cui è stata sancita l’occupazione militare ed ideologica da parte delle Massonerie del cuore della Cristianità.

A riprova di ciò stanno le parole del Gran Maestro, Adriano Lemmi - “Risorgimento: opera della Massoneria! Venti settembre: opera della Massoneria!” - come un sigillo di garanzia del lavoro dei “grembiulini”. Tutto il risorgimento è, infatti, ammantato da un unico filo conduttore: attaccare e distruggere (se fosse mai possibile…) la Chiesa di Cristo, le Sue leggi ed il Papato. Disegno sbandierato dall’asmatico ladro di cavalli e schiavista Peppino Garibaldi che in una sua missiva indirizzata al conte Giuseppe Napoleone Ricciardi, in adesione all’ anticoncilio ecumenico da inaugurarsi a Napoli in concomitanza con il “Concilio Vaticano I”, riportava: “Rovesciare il mostro papale, edificare sulle sue rovine la ragione e il vero”. Un caso?

Dal 1848 in poi, l’intera legislazione prodotta dal parlamento subalpino prima, e da quello del regno d’Italia poi, avrà come compito esclusivo di colpire il potere temporale del Papa come preludio alla spoliazione di quello spirituale: la legge Siccardi, la legge Rattazzi e le successive leggi “democratiche” colpiranno e sopprimeranno le corporazioni religiose (cattoliche) ritenute unilateralmente inutili dal governo. Confisca dei beni da parte dello Stato, espropri e spoliazioni avranno come conseguenza naturale l’allontanamento forzato di decine di migliaia di religiosi e l’arresto di dozzine di vescovi. Contro la Chiesa Cattolica, i Suoi ministri e le Sue opere, una persecuzione in pieno stile che provocherà lacerazioni sociali ed economiche tuttora aperte. Illuminanti ed attuali appaiono le parole pronunciate da Pio IX, l’ultimo Papa-Re la cui salma non venne risparmiata dalla satanica violenza del pattume settario, nell’allocuzione del 6 gennaio 1875: “Benedite Signore questa Penisola, che quando era divisa in più Stati era unita con la fede; ma ora che si dice politicamente unita, é seminata di templi protestanti, di scuole eterodosse, e di simili istituzioni che hanno la missione di dividere l'Italia nella fede, nel culto, nella religione, per dar luogo alle istituzioni di Satana”.

Costoro – tuttavia – non si illudano e si mettano l’anima in pace. Settari, eretici, scismatici e deicidi non vinceranno poiché “i nemici di Dio spariscono e la Chiesa resta (…) saremo tribolati ma non vinti”. (S. S. Pio IX)

Portae inferi non prevalebunt!

 
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