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Zaratti: “Una scelta suicida per l’ambiente e le imprese…Queste decisioni non fanno bene al Paese”
(Rinnovabili.it) – Mentre nel mondo, Spagna e Germania in testa, si sta svegliando l’appetito per la nuova promessa dettata dal solare termodinamico, Italia potrebbe bruscamente invertire la tendenza. E’ di oggi infatti la presentazione in Senato della mozione del Pdl in cui sono indicate tutte le criticità di questa tecnologia dalle (così definite) “incerte potenzialità”. La mozione firmata da Gasparri, Nania e Dell’Utri recita così: “I primi tentativi di realizzare impianti di solare termodinamico anche di consistenti dimensioni, risalenti a più di 30 anni or sono, non sono stati persuasivi nei risultati e quindi abbandonati e attualmente è inoltre difficile prevedere quali potranno essere i costi di installazione e gestione di tale tecnologia in futuro…pertanto, appare economicamente più vantaggioso puntare sulle tecnologie per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per le quali i costi connessi alla curva di apprendimento risultano prossimi alla combinazione ottimale di efficacia ed efficienza quali, in particolare, le tecnologie del solare fotovoltaico, del consumo di biomasse e dell’eolico… e destinare ai suddetti obiettivi tutte le possibili risorse, ivi comprese quelle dei fondi non attivati per l’incentivazione di energie non ritenute proficue”.
Uno stop dunque al solare termodinamico che tuttavia per Filiberto Zaratti, Assessore all’Ambiente e Cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio, rappresenta “una scelta suicida per l’ambiente e le imprese ed è la conferma degli scenari che il Governo intendeva tenere nascosti circa la gestione dell’energia con l’introduzione del nucleare in Italia”. “Con questa operazione, in realtà, si vogliono spostare risorse dal solare termodinamico al nucleare proprio all’indomani della notizia che il Governo canadese ha sospeso una gara per due reattori atomici per eccesso di costo: 4.600 euro per kW installato, per un totale di 15 miliardi di euro. Il tutto per la sola costruzione”. “Queste scelte, inoltre, non fanno bene al Paese e alla nostra Regione. – prosegue Zaratti firmatario di un accordo con Confindustria Lazio per la realizzazione di una centrale solare termodinamica della potenza di 35 MW – L’opzione nucleare, che coinvolge anche nostra Regione specialmente per quella che sembra essere la scelta già fatta del sito di Montalto di Castro, infatti, orienterà la maggioranza delle risorse verso tecnologie prodotte all’estero, relegando le imprese italiane e del Lazio a un ruolo marginale di comprimari, mentre oggi possiamo essere leader, come la Spagna dove è già in funzione una centrale solare termodinamica da 50 MW. Il solare termodinamico è una tecnologia emergente sulla quale tutto il Mondo sta investendo, non solo in ricerca, ma anche in progetti concreti, come dimostra il Piano solare francese che punta installare nel Nord Africa ben 20.000 MW”. “Se l’Italia uscirà da questi progetti innovativi – concludel’Assessore – si ripeterà il caso del fotovoltaico, nel quale solo 15 anni fa eravamo leader in Europa e che abbiamo abbandonato scegliendo modelli di sviluppo energetici obsoleti e che non producono vera ricchezza per il Paese”.
Zaratti: “Una scelta suicida per l’ambiente e le imprese…Queste decisioni non fanno bene al Paese”
(Rinnovabili.it) – Mentre nel mondo, Spagna e Germania in testa, si sta svegliando l’appetito per la nuova promessa dettata dal solare termodinamico, Italia potrebbe bruscamente invertire la tendenza. E’ di oggi infatti la presentazione in Senato della mozione del Pdl in cui sono indicate tutte le criticità di questa tecnologia dalle (così definite) “incerte potenzialità”. La mozione firmata da Gasparri, Nania e Dell’Utri recita così: “I primi tentativi di realizzare impianti di solare termodinamico anche di consistenti dimensioni, risalenti a più di 30 anni or sono, non sono stati persuasivi nei risultati e quindi abbandonati e attualmente è inoltre difficile prevedere quali potranno essere i costi di installazione e gestione di tale tecnologia in futuro…pertanto, appare economicamente più vantaggioso puntare sulle tecnologie per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per le quali i costi connessi alla curva di apprendimento risultano prossimi alla combinazione ottimale di efficacia ed efficienza quali, in particolare, le tecnologie del solare fotovoltaico, del consumo di biomasse e dell’eolico… e destinare ai suddetti obiettivi tutte le possibili risorse, ivi comprese quelle dei fondi non attivati per l’incentivazione di energie non ritenute proficue”.
Uno stop dunque al solare termodinamico che tuttavia per Filiberto Zaratti, Assessore all’Ambiente e Cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio, rappresenta “una scelta suicida per l’ambiente e le imprese ed è la conferma degli scenari che il Governo intendeva tenere nascosti circa la gestione dell’energia con l’introduzione del nucleare in Italia”. “Con questa operazione, in realtà, si vogliono spostare risorse dal solare termodinamico al nucleare proprio all’indomani della notizia che il Governo canadese ha sospeso una gara per due reattori atomici per eccesso di costo: 4.600 euro per kW installato, per un totale di 15 miliardi di euro. Il tutto per la sola costruzione”. “Queste scelte, inoltre, non fanno bene al Paese e alla nostra Regione. – prosegue Zaratti firmatario di un accordo con Confindustria Lazio per la realizzazione di una centrale solare termodinamica della potenza di 35 MW – L’opzione nucleare, che coinvolge anche nostra Regione specialmente per quella che sembra essere la scelta già fatta del sito di Montalto di Castro, infatti, orienterà la maggioranza delle risorse verso tecnologie prodotte all’estero, relegando le imprese italiane e del Lazio a un ruolo marginale di comprimari, mentre oggi possiamo essere leader, come la Spagna dove è già in funzione una centrale solare termodinamica da 50 MW. Il solare termodinamico è una tecnologia emergente sulla quale tutto il Mondo sta investendo, non solo in ricerca, ma anche in progetti concreti, come dimostra il Piano solare francese che punta installare nel Nord Africa ben 20.000 MW”. “Se l’Italia uscirà da questi progetti innovativi – concludel’Assessore – si ripeterà il caso del fotovoltaico, nel quale solo 15 anni fa eravamo leader in Europa e che abbiamo abbandonato scegliendo modelli di sviluppo energetici obsoleti e che non producono vera ricchezza per il Paese”.
Dal momento che siamo costretti a difenderci da politici corrotti e affaristi senza scrupoli, rimbocchiamoci le maniche e organizziamoci. La privatizzazione dell’acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L’acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l’uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L’acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto. L’acqua è l’oro azzurro per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
Mentre nel bel paese i politici di centro destra ci distraggono con i gossip del leader, il centro sinistra è alle prese con le primarie per designare il nuovo segretario, escludendo dalla corsa forse l’uomo più rappresentativo, Beppe Grillo, l’Italia dei valori pubblicizza in modo negativo l’Italia all’estero e l’ UDC è frastornata dai corteggiamenti ludinghieri che riceve dal PdL e dal PD.
Il Governo va avanti con la sua finanziaria contraddittoria, mentre da un lato agevola coloro che hanno esportato capitali all’estero, dall’altra prevede arresti per coloro che sbagliano nel compilare i moduli per sanare e mettere in regola una badante, in più stabilisce che la governante o la badante, chi non ha un reddito superiore a 20mila euro l’anno, non se la può permettere . Ma questa è un altra storia.
In tutte queste contraddizioni troviamo anche “l’art.23 bis della legge 133/2008” che recita: tutti i servizi pubblici, devono da parte delle autorità pubbliche responsabili, essere messe a gara con bandi entro la fine del 2010. In parole povere le società private non solo potranno, ma dovranno avere il controllo dei beni pubblici acqua compresa.
Di questa decisione assurda e poco responsabile, i media complici del Governo e dell’opposizione, non hanno fatto menzione. Nascondere una prova così schiacciante delle sviste del Governo all’opinione pubblica, è gravissimo. Un argomento così delicato che interessa tutti i cittadini “ l’acqua è un bene primario di tutti”, nessuno può speculare sull’oro azzurro.
Per sottolineare la gravità del problema, ricordo i fatti accaduti ad Arezzo, Firenze e Latina in questa Provincia, la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.
Con questa finanziaria, il governo ha sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e dunque, sarà gestita dalle multinazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali).
Nonostante ci sono tante associazioni che si interessano al problema e dal momento che siamo costretti a difenderci da politici corrotti e affaristi, rimbocchiamoci le maniche e organizziamoci proprio come sta accadendo a Torino, dove giovani, pensionati, liberi professionisti si sono riuniti costituendo un Comitato spontaneo per informare la cittadinanza del problema acqua e per quattro mesi hanno raccolto firme, come prevede il regolamento comunale.
Per presentare la delibera, bastavano 5mila firme, ne hanno raccolte 12mila, la deliberazione è stata presentata a Palazzo Civico per inserire nello statuto della Città il principio che: “ l’acqua è un bene comune e non è una merce” e che per tanto “il servizio idrico non dovrà avere scopo di lucro”. Spiega un componente del comitato Acqua Pubblica Torino, enunciando i punti fondamentali del documento. “La proprietà della rete di acquedotto e distribuzione sarà e resterà pubblica e inalienabile, la gestione dovrà essere attuata esclusivamente mediante enti o aziende interamente pubbliche e ad ogni cittadino sarà assicurato gratuitamente un quantitativo minimo vitale d’acqua al giorno”.
Con la finanziaria, il Governo vuole dare la possibilità agli amici di sempre “le multinazionali” di controllare i rubinetti degli italiani e stabilire quando bere, lavarci o cucinare, e farci pagare l’oro azzurro come il carburante, ci lascia l’arsura in bocca.
Dal momento che siamo costretti a difenderci da politici corrotti e affaristi senza scrupoli, rimbocchiamoci le maniche e organizziamoci. La privatizzazione dell’acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L’acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l’uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L’acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto. L’acqua è l’oro azzurro per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
Mentre nel bel paese i politici di centro destra ci distraggono con i gossip del leader, il centro sinistra è alle prese con le primarie per designare il nuovo segretario, escludendo dalla corsa forse l’uomo più rappresentativo, Beppe Grillo, l’Italia dei valori pubblicizza in modo negativo l’Italia all’estero e l’ UDC è frastornata dai corteggiamenti ludinghieri che riceve dal PdL e dal PD.
Il Governo va avanti con la sua finanziaria contraddittoria, mentre da un lato agevola coloro che hanno esportato capitali all’estero, dall’altra prevede arresti per coloro che sbagliano nel compilare i moduli per sanare e mettere in regola una badante, in più stabilisce che la governante o la badante, chi non ha un reddito superiore a 20mila euro l’anno, non se la può permettere . Ma questa è un altra storia.
In tutte queste contraddizioni troviamo anche “l’art.23 bis della legge 133/2008” che recita: tutti i servizi pubblici, devono da parte delle autorità pubbliche responsabili, essere messe a gara con bandi entro la fine del 2010. In parole povere le società private non solo potranno, ma dovranno avere il controllo dei beni pubblici acqua compresa.
Di questa decisione assurda e poco responsabile, i media complici del Governo e dell’opposizione, non hanno fatto menzione. Nascondere una prova così schiacciante delle sviste del Governo all’opinione pubblica, è gravissimo. Un argomento così delicato che interessa tutti i cittadini “ l’acqua è un bene primario di tutti”, nessuno può speculare sull’oro azzurro.
Per sottolineare la gravità del problema, ricordo i fatti accaduti ad Arezzo, Firenze e Latina in questa Provincia, la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.
Con questa finanziaria, il governo ha sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e dunque, sarà gestita dalle multinazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali).
Nonostante ci sono tante associazioni che si interessano al problema e dal momento che siamo costretti a difenderci da politici corrotti e affaristi, rimbocchiamoci le maniche e organizziamoci proprio come sta accadendo a Torino, dove giovani, pensionati, liberi professionisti si sono riuniti costituendo un Comitato spontaneo per informare la cittadinanza del problema acqua e per quattro mesi hanno raccolto firme, come prevede il regolamento comunale.
Per presentare la delibera, bastavano 5mila firme, ne hanno raccolte 12mila, la deliberazione è stata presentata a Palazzo Civico per inserire nello statuto della Città il principio che: “ l’acqua è un bene comune e non è una merce” e che per tanto “il servizio idrico non dovrà avere scopo di lucro”. Spiega un componente del comitato Acqua Pubblica Torino, enunciando i punti fondamentali del documento. “La proprietà della rete di acquedotto e distribuzione sarà e resterà pubblica e inalienabile, la gestione dovrà essere attuata esclusivamente mediante enti o aziende interamente pubbliche e ad ogni cittadino sarà assicurato gratuitamente un quantitativo minimo vitale d’acqua al giorno”.
Con la finanziaria, il Governo vuole dare la possibilità agli amici di sempre “le multinazionali” di controllare i rubinetti degli italiani e stabilire quando bere, lavarci o cucinare, e farci pagare l’oro azzurro come il carburante, ci lascia l’arsura in bocca.
Mentre in Sicilia nessuno governa e ci s’accapiglia per creare maggioranze anomale e improbabili “partiti del sud”, il governo Berlusconi vuole piazzare nell’Isola una centrale nucleare, forse, dalle parti di Palma Montechiaro, in provincia di Agrigento.
Non è una sorpresa, ma una notizia attesa, da taluni perfino desiderata. Perciò, nessuno può fingere quasi che l’avesse appresa dai giornali.
La cosa è nota da tempo e fors’anche politicamente concordata con le autorità siciliane. Mancava solo la copertura legislativa ed anche questa, nei giorni scorsi, è arrivata dal Senato.
Entro sei mesi si dovranno avviare gli adempimenti conseguenti, compresa la scelta del sito, sulla base di una procedura molto sbrigativa, perfino sostitutiva dei poteri locali, che certo non lascia tempo e possibilità d’intraprendere eventuali azioni di verifica e/o di contrasto.
Sei mesi sono pochi per una questione così complessa e preoccupante. Troppo pochi. E dire che su questa materia la Regione siciliana ha competenza primaria.
La faccenda, perciò, è un anche un banco di prova per lo sbandierato autonomismo di Lombardo e soci. Non è la prima volta che si vuole portare in Sicilia, zona ad alta sismicità, una centrale nucleare. Ricordo per gli smemorati che nel 1979 ci tentò il capo di governo dell’epoca, on Giulio Andreotti, il quale aveva trattato con i canadesi due impianti del tipo “Candu” da realizzare uno in Sicilia e un altro in Sardegna. Con molta fermezza e cordialità, anche a livello parlamentare, l’abbiamo fatto annullare. Non per un astratto principio antinucleare, ma perché allora era in arrivo in Sicilia il metano algerino.
Oggi, purtroppo, non sappiamo che cosa pensano e soprattutto che cosa fanno i ministri, sottosegretari e i parlamentari siciliani. Intorno a queste importanti questioni soltanto silenzio! Un omertoso, intollerabile silenzio.
Ovviamente, si può essere anche d’accordo, ma bisogna venirlo a spiegare alla gente, fra la gente, in un libero confronto con le forze sociali e culturali. Senza reti di protezione.
Abbiamo sognato il paradiso e ci ritroviamo con un gran deposito energetico
Comunque andranno le cose, un dato è certo: con la centrale nucleare, che andrebbe ad aggiungersi ad altri impianti preesistenti o programmati, la Sicilia diverrà una sorta di HUB energetico ossia una piattaforma strategica di approdo, stoccaggio, lavorazione e distribuzione di enormi quantitativi di prodotti energetici. Con un volume molto al di sopra dei suoi consumi attuali o ragionevolmente preventivati.
Insomma, il nostro destino verrebbe segnato per un lungo periodo. Non più “il paradiso” che tante generazioni di siciliani hanno sognato (il turismo diffuso, l’agricoltura di qualità, la pesca e l’economia del mare, l’innovazione tecnologica, i grandi servizi di trasporto e di commercializzazione, ecc.), ma un grande serbatoio d’energia, collocato nel cuore del Mediterraneo, al servizio dell’inarrestabile crescita di un nord già saturo, verso il quale, come ha scritto ieri la Svimez, continuano ad emigrare i giovani siciliani e meridionali. Almeno 700.000 negli ultimi anni.
Perciò, chi, a Roma e a Palermo, è chiamato a decidere su tali materie deve sapere che si assume la tremenda responsabilità d’ipotecare il nostro futuro e quello dei nostri figli, nipoti e pronipoti. La faccenda è terribilmente seria e va ben oltre le misere diatribe politiche, le sordide convenienze (di chi?) e le promesse di qualche centinaio di posti di lavoro.
Manca un serio piano energetico della Regione
Se tutto ciò accade in Sicilia è perché a Roma (e a Milano, se permettete) questo ruolo è stato assegnato all’isola ed è supinamente accettato dal ceti dirigenti siciliani, politici e di governo, che non hanno prodotto un serio piano energetico regionale come punto di misura della compatibilità delle diverse infrastrutture programmate a livello nazionale o europeo.
In mancanza di strumenti propri, tutto quello che arriva da Roma va bene, anzi benissimo, visto che consente di attivare finanziamenti plurimiliardari e quindi nuove spartizioni d’appalti e tangenti. Il problema che abbiamo davanti non è quello di schierarsi per partito preso (pro o contro il nucleare o altro), ma quello di ragionare, di valutare, serenamente, l’utilità, la compatibilità ambientale, la sicurezza dei nuovi impianti in rapporto con le reali esigenze di sviluppo siciliane e tenendo conto delle potenzialità offerte dalle diverse risorse locali o da quelle davvero notevoli che si stanno materializzando nel Mediterraneo e dintorni.
Il gasdotto transahariano Nigeria-Algeria
Alcuni esempi. Mentre si marcia, a tappe forzate, per realizzare due rigassificatori in Sicilia per importare e trattare, prevalentemente, il gas nigeriano, sappiamo che nello scorso marzo, a Parigi, “l’Euro-Arab gas Forum” ha preso accordi per realizzare il progetto del “gasdotto transahariano” (valore circa 13 miliardi di dollari) che da Brass (Nigeria) giungerà a El Kala, sulla costa algerina, con probabile derivazione sulla costa libica.
Un’ipotesi- mi piace ricordare – che, già a partire dagli anni ’80, abbiamo avanzato all’attenzione del governo italiano e dell’Eni che, purtroppo, lasciarono cadere.
Oggi questa grande infrastruttura s’appresta a divenire una realtà plurinazionale, articolata in 4.188 km di tubi che trasporteranno 30 miliardi di metri cubi/anno di metano, in gran parte destinato al mercato europeo, che scorrerà attraverso i metanodotti esistenti, due dei quali approdano in Sicilia. Domanda: se questo progetto dovesse essere realizzato, come pare, perché costruire i rigassificatori? A parte l’aspetto economico/commerciale, c’è da considerare con più attenzione la questione della sicurezza delle popolazioni siciliane. Confesso che, in questi mesi, anch’io mi sono astenuto dal proferir parola sulla questione rigassificatori perché riconoscevo qualcuna delle ragioni (politiche) addotte ed anche per non apparire il solito bastian contrario.
Ma oggi, dopo quanto accaduto a Viareggio, dove un vagone di gas ha provocato un disastro tremendo, una strage inaccettabile di vite umane, più di un dubbio mi assale. E credo la gran parte dei cittadini di buon senso, soprattutto di quelli che vivono nelle adiacenze degli impianti in costruzione.
Provate a immaginare cosa potrebbe accadere nei dintorni di Porto Empedocle se si dovesse spaccare o incendiare una delle tante navi metaniere che vi approderanno. Taluni specialisti prospettano scenari davvero apocalittici che nessuno può sottovalutare o rimuovere con battute sbrigative e irresponsabili.
La vita umana viene prima di ogni cosa. Tanto più alla luce del nuovo metanodotto Nigeria-Algeria che porterà enormi quantità di gas in Sicilia e in Europa.
“Desert Tec”, l’energia solare dal Sahara
Un’altra possibilità concreta è data dal rivoluzionario progetto denominato“Desert Tec” ovvero una rete di grandi impianti di produzione di energia solare distribuiti nel Sahara africano che nella prima fase produrrà l’equivalente del 15% del fabbisogno energetico europeo, oltre che quote importanti per i consumi dei diversi paesi nordafricani. Per avere un’idea: venti gigawatt equivalgono a venti centrali nucleari.
Non si tratta di sogni nel cassetto, ma di un progetto concreto, ritenuto fattibile da un consorzio fra una ventina d’importanti imprese tedesche e di altri paesi europei che garantiranno la spesa prevista (400 miliardi di euro) e le tecnologie più avanzate.
E pensare che il “Desert Tec” si basa sul principio che Archimede sperimento nella guerra coi romani e che anche Carlo Rubbia voleva adattare al suo megaprogetto alle falde dell’Etna. Purtroppo, Rubbia è stato lasciato andare in Spagna e qui continuiamo a importare energia altamente inquinante e costosa.
Ci sarebbe tanto altro da aggiungere, ma credo che questi due esempi bastino per avviare una seria riflessione sul futuro energetico della Sicilia che non può essere deciso dall’alto e per interessi lontani, ma in primo luogo dai cittadini e dagli operatori siciliani.
Mentre in Sicilia nessuno governa e ci s’accapiglia per creare maggioranze anomale e improbabili “partiti del sud”, il governo Berlusconi vuole piazzare nell’Isola una centrale nucleare, forse, dalle parti di Palma Montechiaro, in provincia di Agrigento.
Non è una sorpresa, ma una notizia attesa, da taluni perfino desiderata. Perciò, nessuno può fingere quasi che l’avesse appresa dai giornali.
La cosa è nota da tempo e fors’anche politicamente concordata con le autorità siciliane. Mancava solo la copertura legislativa ed anche questa, nei giorni scorsi, è arrivata dal Senato.
Entro sei mesi si dovranno avviare gli adempimenti conseguenti, compresa la scelta del sito, sulla base di una procedura molto sbrigativa, perfino sostitutiva dei poteri locali, che certo non lascia tempo e possibilità d’intraprendere eventuali azioni di verifica e/o di contrasto.
Sei mesi sono pochi per una questione così complessa e preoccupante. Troppo pochi. E dire che su questa materia la Regione siciliana ha competenza primaria.
La faccenda, perciò, è un anche un banco di prova per lo sbandierato autonomismo di Lombardo e soci. Non è la prima volta che si vuole portare in Sicilia, zona ad alta sismicità, una centrale nucleare. Ricordo per gli smemorati che nel 1979 ci tentò il capo di governo dell’epoca, on Giulio Andreotti, il quale aveva trattato con i canadesi due impianti del tipo “Candu” da realizzare uno in Sicilia e un altro in Sardegna. Con molta fermezza e cordialità, anche a livello parlamentare, l’abbiamo fatto annullare. Non per un astratto principio antinucleare, ma perché allora era in arrivo in Sicilia il metano algerino.
Oggi, purtroppo, non sappiamo che cosa pensano e soprattutto che cosa fanno i ministri, sottosegretari e i parlamentari siciliani. Intorno a queste importanti questioni soltanto silenzio! Un omertoso, intollerabile silenzio.
Ovviamente, si può essere anche d’accordo, ma bisogna venirlo a spiegare alla gente, fra la gente, in un libero confronto con le forze sociali e culturali. Senza reti di protezione.
Abbiamo sognato il paradiso e ci ritroviamo con un gran deposito energetico
Comunque andranno le cose, un dato è certo: con la centrale nucleare, che andrebbe ad aggiungersi ad altri impianti preesistenti o programmati, la Sicilia diverrà una sorta di HUB energetico ossia una piattaforma strategica di approdo, stoccaggio, lavorazione e distribuzione di enormi quantitativi di prodotti energetici. Con un volume molto al di sopra dei suoi consumi attuali o ragionevolmente preventivati.
Insomma, il nostro destino verrebbe segnato per un lungo periodo. Non più “il paradiso” che tante generazioni di siciliani hanno sognato (il turismo diffuso, l’agricoltura di qualità, la pesca e l’economia del mare, l’innovazione tecnologica, i grandi servizi di trasporto e di commercializzazione, ecc.), ma un grande serbatoio d’energia, collocato nel cuore del Mediterraneo, al servizio dell’inarrestabile crescita di un nord già saturo, verso il quale, come ha scritto ieri la Svimez, continuano ad emigrare i giovani siciliani e meridionali. Almeno 700.000 negli ultimi anni.
Perciò, chi, a Roma e a Palermo, è chiamato a decidere su tali materie deve sapere che si assume la tremenda responsabilità d’ipotecare il nostro futuro e quello dei nostri figli, nipoti e pronipoti. La faccenda è terribilmente seria e va ben oltre le misere diatribe politiche, le sordide convenienze (di chi?) e le promesse di qualche centinaio di posti di lavoro.
Manca un serio piano energetico della Regione
Se tutto ciò accade in Sicilia è perché a Roma (e a Milano, se permettete) questo ruolo è stato assegnato all’isola ed è supinamente accettato dal ceti dirigenti siciliani, politici e di governo, che non hanno prodotto un serio piano energetico regionale come punto di misura della compatibilità delle diverse infrastrutture programmate a livello nazionale o europeo.
In mancanza di strumenti propri, tutto quello che arriva da Roma va bene, anzi benissimo, visto che consente di attivare finanziamenti plurimiliardari e quindi nuove spartizioni d’appalti e tangenti. Il problema che abbiamo davanti non è quello di schierarsi per partito preso (pro o contro il nucleare o altro), ma quello di ragionare, di valutare, serenamente, l’utilità, la compatibilità ambientale, la sicurezza dei nuovi impianti in rapporto con le reali esigenze di sviluppo siciliane e tenendo conto delle potenzialità offerte dalle diverse risorse locali o da quelle davvero notevoli che si stanno materializzando nel Mediterraneo e dintorni.
Il gasdotto transahariano Nigeria-Algeria
Alcuni esempi. Mentre si marcia, a tappe forzate, per realizzare due rigassificatori in Sicilia per importare e trattare, prevalentemente, il gas nigeriano, sappiamo che nello scorso marzo, a Parigi, “l’Euro-Arab gas Forum” ha preso accordi per realizzare il progetto del “gasdotto transahariano” (valore circa 13 miliardi di dollari) che da Brass (Nigeria) giungerà a El Kala, sulla costa algerina, con probabile derivazione sulla costa libica.
Un’ipotesi- mi piace ricordare – che, già a partire dagli anni ’80, abbiamo avanzato all’attenzione del governo italiano e dell’Eni che, purtroppo, lasciarono cadere.
Oggi questa grande infrastruttura s’appresta a divenire una realtà plurinazionale, articolata in 4.188 km di tubi che trasporteranno 30 miliardi di metri cubi/anno di metano, in gran parte destinato al mercato europeo, che scorrerà attraverso i metanodotti esistenti, due dei quali approdano in Sicilia. Domanda: se questo progetto dovesse essere realizzato, come pare, perché costruire i rigassificatori? A parte l’aspetto economico/commerciale, c’è da considerare con più attenzione la questione della sicurezza delle popolazioni siciliane. Confesso che, in questi mesi, anch’io mi sono astenuto dal proferir parola sulla questione rigassificatori perché riconoscevo qualcuna delle ragioni (politiche) addotte ed anche per non apparire il solito bastian contrario.
Ma oggi, dopo quanto accaduto a Viareggio, dove un vagone di gas ha provocato un disastro tremendo, una strage inaccettabile di vite umane, più di un dubbio mi assale. E credo la gran parte dei cittadini di buon senso, soprattutto di quelli che vivono nelle adiacenze degli impianti in costruzione.
Provate a immaginare cosa potrebbe accadere nei dintorni di Porto Empedocle se si dovesse spaccare o incendiare una delle tante navi metaniere che vi approderanno. Taluni specialisti prospettano scenari davvero apocalittici che nessuno può sottovalutare o rimuovere con battute sbrigative e irresponsabili.
La vita umana viene prima di ogni cosa. Tanto più alla luce del nuovo metanodotto Nigeria-Algeria che porterà enormi quantità di gas in Sicilia e in Europa.
“Desert Tec”, l’energia solare dal Sahara
Un’altra possibilità concreta è data dal rivoluzionario progetto denominato“Desert Tec” ovvero una rete di grandi impianti di produzione di energia solare distribuiti nel Sahara africano che nella prima fase produrrà l’equivalente del 15% del fabbisogno energetico europeo, oltre che quote importanti per i consumi dei diversi paesi nordafricani. Per avere un’idea: venti gigawatt equivalgono a venti centrali nucleari.
Non si tratta di sogni nel cassetto, ma di un progetto concreto, ritenuto fattibile da un consorzio fra una ventina d’importanti imprese tedesche e di altri paesi europei che garantiranno la spesa prevista (400 miliardi di euro) e le tecnologie più avanzate.
E pensare che il “Desert Tec” si basa sul principio che Archimede sperimento nella guerra coi romani e che anche Carlo Rubbia voleva adattare al suo megaprogetto alle falde dell’Etna. Purtroppo, Rubbia è stato lasciato andare in Spagna e qui continuiamo a importare energia altamente inquinante e costosa.
Ci sarebbe tanto altro da aggiungere, ma credo che questi due esempi bastino per avviare una seria riflessione sul futuro energetico della Sicilia che non può essere deciso dall’alto e per interessi lontani, ma in primo luogo dai cittadini e dagli operatori siciliani.
In questi giorni molti politici della vecchia nomenclatura parlano confusamente dell'esigenza di un "Partito del Sud", chi crede che questo debba essere un movimento all'interno della PDL, come sembra farci capire Miccichè, chi invece come Lombardo vuol proseguire sulla strada già intrapresa dell'MPA, cioè di un partito autonomo ma alleato del centrodestra e della Lega Nord (sigh!). C'e' anche chi pensa ad alleanze trasversali...ma il problema principale e' la scarsa credibilità di molti personaggi che potrebbero essere coinvolti, come si fa a pensare di far rinascere il Sud con personaggi come Dell'Utri, Mastella, Bassolino e compagnia, cioè tutta gente che ha contribuito al nostro affossamento, come si fa a voler proporre "un rinnovamento" con questi personaggi?
Un Partito del Sud esiste già, è nato a Gaeta pochi anni fa...e soltanto da un anno partecipa a competizioni elettorali, bisogna soltanto rinforzarlo e unire i vari piccoli movimenti della galassia meridionalista e duosiciliana con un simbolo e nome comune (che sceglieremo insieme senza assurde pretese di predominanza dell'uno o dell'altro gruppetto...) proponendosi come alternativa seria e credibile al "resto" della solita gattopardesca politica italiana, iniziando a ribaltare i termini storici della "questione merdionale" e proponendo un meridionalismo non piu' solo sterile e piagnone sul "quanto eravamo belli prima del 1861", ma che partendo dall'analisi della truffa "risorgimentale" e da una giusta rivendicazione storica, sappia indicare una strada nuova, un progetto nuovo, un sogno ai nostri compatrioti meridionali sempre piu' assopiti e rassegnati.
Soprattutto serve una nuova classe dirigente meridionale, diversa e dignitosa, che non va piu' a Roma o a Milano col cappello in mano, per chiedere finanziamenti solo per sostenere la sua rete di clientele e di "lavori socialmente utili", di infrastrutture faraoniche che rimarranno propoganda e cattedrali nel deserto, di proclami poi subito dimenticati arrivati alla fatidica poltrona locale o nazionale.
Una politica nuova attenta all'ambiente, alle nostre tradizioni e ai prodotti tipici meridionali, alle nuove tecnologie...e soprattutto una cultura della legalità credibile per una lotta senza quartiere all'intreccio malapolitica-criminalità, che unita ad una politica di sviluppo e' l'unica strada seria per combattere le mafie, camorre e 'ndranghete e per spezzare il circolo vizioso criminalità organizzata-sottosviluppo.
L'ultimo rapporto SVIMEZ parla di ca. 700.000 persone che hanno lasciato il Sud dal 1997 al 2008, un fiume bibblico di emigrazione che iniziato dopo l'Unità d'Italia continua, anche se in forme diverse, ai nostri giorni...con la delittuosa complicità del "Sistema Italia" e alla faccia dell'art. 3 della Costituzione che parla della rimozione "gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
E' ora di reagire e non rassegnarsi più a sentirsi un "Nord mancato" , per evitare che tra 10 anni vedremo lo stesso rapporto, se non peggiore, sullo stato comatoso del Sud e del suo sviluppo.
Amici e compatrioti del Sud, costruiamo insieme quest'alternativa politica partendo dal basso...amici di Insorgenza, dei CDS, de "L'Altro Sud, "Per il Sud", "Lega Sud"...e anche chi non ha partecipato al primo incontro di Napoli...continuiamo a lavorare insieme per costruire quest'alternativa, evitando divisioni inutili e questioni "di principio", la nostra terra sta morendo e noi siamo chiamati a difenderla!
In questi giorni molti politici della vecchia nomenclatura parlano confusamente dell'esigenza di un "Partito del Sud", chi crede che questo debba essere un movimento all'interno della PDL, come sembra farci capire Miccichè, chi invece come Lombardo vuol proseguire sulla strada già intrapresa dell'MPA, cioè di un partito autonomo ma alleato del centrodestra e della Lega Nord (sigh!). C'e' anche chi pensa ad alleanze trasversali...ma il problema principale e' la scarsa credibilità di molti personaggi che potrebbero essere coinvolti, come si fa a pensare di far rinascere il Sud con personaggi come Dell'Utri, Mastella, Bassolino e compagnia, cioè tutta gente che ha contribuito al nostro affossamento, come si fa a voler proporre "un rinnovamento" con questi personaggi?
Un Partito del Sud esiste già, è nato a Gaeta pochi anni fa...e soltanto da un anno partecipa a competizioni elettorali, bisogna soltanto rinforzarlo e unire i vari piccoli movimenti della galassia meridionalista e duosiciliana con un simbolo e nome comune (che sceglieremo insieme senza assurde pretese di predominanza dell'uno o dell'altro gruppetto...) proponendosi come alternativa seria e credibile al "resto" della solita gattopardesca politica italiana, iniziando a ribaltare i termini storici della "questione merdionale" e proponendo un meridionalismo non piu' solo sterile e piagnone sul "quanto eravamo belli prima del 1861", ma che partendo dall'analisi della truffa "risorgimentale" e da una giusta rivendicazione storica, sappia indicare una strada nuova, un progetto nuovo, un sogno ai nostri compatrioti meridionali sempre piu' assopiti e rassegnati.
Soprattutto serve una nuova classe dirigente meridionale, diversa e dignitosa, che non va piu' a Roma o a Milano col cappello in mano, per chiedere finanziamenti solo per sostenere la sua rete di clientele e di "lavori socialmente utili", di infrastrutture faraoniche che rimarranno propoganda e cattedrali nel deserto, di proclami poi subito dimenticati arrivati alla fatidica poltrona locale o nazionale.
Una politica nuova attenta all'ambiente, alle nostre tradizioni e ai prodotti tipici meridionali, alle nuove tecnologie...e soprattutto una cultura della legalità credibile per una lotta senza quartiere all'intreccio malapolitica-criminalità, che unita ad una politica di sviluppo e' l'unica strada seria per combattere le mafie, camorre e 'ndranghete e per spezzare il circolo vizioso criminalità organizzata-sottosviluppo.
L'ultimo rapporto SVIMEZ parla di ca. 700.000 persone che hanno lasciato il Sud dal 1997 al 2008, un fiume bibblico di emigrazione che iniziato dopo l'Unità d'Italia continua, anche se in forme diverse, ai nostri giorni...con la delittuosa complicità del "Sistema Italia" e alla faccia dell'art. 3 della Costituzione che parla della rimozione "gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
E' ora di reagire e non rassegnarsi più a sentirsi un "Nord mancato" , per evitare che tra 10 anni vedremo lo stesso rapporto, se non peggiore, sullo stato comatoso del Sud e del suo sviluppo.
Amici e compatrioti del Sud, costruiamo insieme quest'alternativa politica partendo dal basso...amici di Insorgenza, dei CDS, de "L'Altro Sud, "Per il Sud", "Lega Sud"...e anche chi non ha partecipato al primo incontro di Napoli...continuiamo a lavorare insieme per costruire quest'alternativa, evitando divisioni inutili e questioni "di principio", la nostra terra sta morendo e noi siamo chiamati a difenderla!
Nelle stazioni nucleari in Gran Bretagna sono stati rilevati problemi di sicurezza, per la prima volta descritti in un rapporto segreto ottenuto da un osservatore che mostra più di 1.750 perdite, guasti o altri "eventi" nel corso degli ultimi sette anni.
Lo schiacciante documento, scritto da parte del capo ispettore nucleare del governo, Mike Weightman (vedi foto), e rilasciato sotto la "Freedom of Information Act, che solleva seri interrogativi circa i pericoli di espansione del settore con una nuova generazione di impianti atomici.
Il manager ha ammesso che nel più grande impianto, Sellafield, è stato finalmente interrotto la fuga radioattiva, molti credono in corso da 50 anni.
La relazione rivela che tra il 2001-08 ci sono stati 1.767 incidenti sulla sicurezza degli impianti nucleari in Gran Bretagna. Weightman, ispettore capo della Nuclear Installations Inspectorate (NII), afferma: - “Circa la metà sono stati giudicati dagli ispettori abbastanza gravi per aver avuto la possibilità di sfidare un sistema di sicurezza nucleare. Essi erano in tutte le aree degli attuali impianti nucleari, compreso Sellafield (in Cumbria), Aldermaston e Burghfield (nel Berkshire).
In un incidente a Sizewell A, nel Suffolk, nel gennaio 2007, per il raffreddamento d'acqua ci fu una fuoriuscita da un bacino di decantazione altamente radioattivo del combustibile esaurito. L'operatore non è stato perseguito per violazione delle norme di sicurezza in parte perché le risorse sono state"stirate", secondo l’ufficiale inchiesta NII.
Nel maggio 2007 un tombino a Dounreay nel nord della Scozia è risultato essere contaminato con plutonio. Una serie di altri incidenti si sono verificati a Sellafield, compresi disagi per una porta che aveva lo scopo di fornire protezione da rifiuti altamente radioattivi, nel settembre 2008, e la contaminazione di cinque lavoratori in un impianto di plutonio combustibile nel gennaio 2007.
Un portavoce di Sellafield ha confermato la scorsa notte che ha bloccato con successo l'infiltrarsi di liquido da una crepa in uno dei quattro serbatoi di rifiuti per il trattamento degli effluenti, utilizzato prima che fosse stato scaricato nel mare d'Irlanda. Alcuni residenti locali dicono che è iniziato mezzo secolo fa.
Molti ispettori nucleari in Gran Bretagna la pensano come gli ambientalisti, l’ ingegnere nucleare, Giovanni Grande afferma: "Alcuni di questi incidenti sono stati potenzialmente disastrose. Abbiamo già dimostrato che la loro crisi di personale compromettere la loro regolamentazione della sicurezza nucleare. Senza una regolamentazione forte ed efficace, il rischio è di una grande liberazione d’aumento della radioattività".
Nelle stazioni nucleari in Gran Bretagna sono stati rilevati problemi di sicurezza, per la prima volta descritti in un rapporto segreto ottenuto da un osservatore che mostra più di 1.750 perdite, guasti o altri "eventi" nel corso degli ultimi sette anni.
Lo schiacciante documento, scritto da parte del capo ispettore nucleare del governo, Mike Weightman (vedi foto), e rilasciato sotto la "Freedom of Information Act, che solleva seri interrogativi circa i pericoli di espansione del settore con una nuova generazione di impianti atomici.
Il manager ha ammesso che nel più grande impianto, Sellafield, è stato finalmente interrotto la fuga radioattiva, molti credono in corso da 50 anni.
La relazione rivela che tra il 2001-08 ci sono stati 1.767 incidenti sulla sicurezza degli impianti nucleari in Gran Bretagna. Weightman, ispettore capo della Nuclear Installations Inspectorate (NII), afferma: - “Circa la metà sono stati giudicati dagli ispettori abbastanza gravi per aver avuto la possibilità di sfidare un sistema di sicurezza nucleare. Essi erano in tutte le aree degli attuali impianti nucleari, compreso Sellafield (in Cumbria), Aldermaston e Burghfield (nel Berkshire).
In un incidente a Sizewell A, nel Suffolk, nel gennaio 2007, per il raffreddamento d'acqua ci fu una fuoriuscita da un bacino di decantazione altamente radioattivo del combustibile esaurito. L'operatore non è stato perseguito per violazione delle norme di sicurezza in parte perché le risorse sono state"stirate", secondo l’ufficiale inchiesta NII.
Nel maggio 2007 un tombino a Dounreay nel nord della Scozia è risultato essere contaminato con plutonio. Una serie di altri incidenti si sono verificati a Sellafield, compresi disagi per una porta che aveva lo scopo di fornire protezione da rifiuti altamente radioattivi, nel settembre 2008, e la contaminazione di cinque lavoratori in un impianto di plutonio combustibile nel gennaio 2007.
Un portavoce di Sellafield ha confermato la scorsa notte che ha bloccato con successo l'infiltrarsi di liquido da una crepa in uno dei quattro serbatoi di rifiuti per il trattamento degli effluenti, utilizzato prima che fosse stato scaricato nel mare d'Irlanda. Alcuni residenti locali dicono che è iniziato mezzo secolo fa.
Molti ispettori nucleari in Gran Bretagna la pensano come gli ambientalisti, l’ ingegnere nucleare, Giovanni Grande afferma: "Alcuni di questi incidenti sono stati potenzialmente disastrose. Abbiamo già dimostrato che la loro crisi di personale compromettere la loro regolamentazione della sicurezza nucleare. Senza una regolamentazione forte ed efficace, il rischio è di una grande liberazione d’aumento della radioattività".
Il mancato raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata del 45% stabilita dall’art. 205 del D.Lgs. 152/06; l’ostinato perseguimento dell’intento d’impiantare nuove discariche per l’indifferenziata non hanno altro fine che prefiggersi d’impiantare inceneritori. Il far figurare l’incenerimento come rimedio unico e necessario per risolvere un problema astutamente creato e volutamente mai affrontato nasconde la realtà che qui, adesso, sarà svelata.
Incenerire l’enormità d’indifferenziata anziché differenziare i rifiuti, riciclarli e trarne rinnovata materia prima, sfruttare una situazione di arretratezza culturale falsamente combattuta: questo si propongono falsi politici e affaristi. I primi esiti di questa cattiva politica sono le sanzioni amministrative imposte alla Regione dalla Comunità Europea. In luogo della riduzione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (la TARSU), vedremo aumentata l’ “Ecotassa”, Tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi istituito nel 1996 proprio con il fine di favorire la minore produzione di rifiuti e il recupero dagli stessi di materia prima.
Il gestore dell'impresa di stoccaggio definitivo è obbligato al pagamento del Tributo, ma il gestore della discarica si fa pagare dai Comuni che vi riversano i rifiuti e quindi, per legge economica, più rifiuti indifferenziati saranno conferiti, più alta sarà l’Ecotassa che ricadrà sui cittadini sotto la forma ibrida di tassa e sanzione amministrativa. Ma il gestore potrà conferire i rifiuti agli impianti di incenerimento ed assieme alle società costruttrici di questi, trarre lauti profitti. Dunque proprio il tributo istituito con il fine di incentivare il riciclaggio creando così posti di lavoro ricadrà come una scure sui cittadini (si ricordi che l'industria del riciclaggio tedesca da lavoro a 250.000 persone ed ha un fatturato di circa 50 miliardi di euro l'anno).
Come raggiungere le percentuali di differenziata stabilite dal D.Lgs 152/06: soltanto separando l’umido (scarti organici) si giungerebbe al 35-38% di quota; separando carta, plastica, vetro, alluminio, acciaio, legno, bianchi (elettrodomestici) e raee (apparecchi elettronici), pile e farmaci (gli ultimi tre rientranti tra l’altro nella categoria pericolosi), e poi con accordi presso i CNA (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa) e le confcommercio nel ritiro degli oli esausti, copertoni, batterie, vernici e inerti troveremmo pronte le commesse dei consorzi di filiera Conai (Consorzio nazionale imballaggi che garantisce il riciclo e il recupero dei materiali di imballaggio come acciaio, alluminio, carta, legno) con ricchi guadagni per le Amministrazioni, e conseguente risparmio per le tasche dei cittadini. In Italia esistono esempi di raccolta differenziata al 75-80% ed abbattimento della TARSU.
Ma ove non bastasse quanto detto, si consideri l’abbattimento dei costi dei prodotti ricavati riciclando i rifiuti: produrre un oggetto direttamente dalla materia prima richiede venti volte il costo necessario per produrre lo stesso oggetto fatto riciclando e rinnovando la materia prima. In ultimo, ma il discorso si esaurisce qui, la produzione di gas da combustione trasforma il rifiuto da solido in aereo; non lo distrugge, lo rende anche più insidioso. Nessun filtro poi riuscirebbe a bloccare l'enorme quantità di pericolosissime “nano particelle” prodotte.
I politici locali che sbandierano assurdi proclami di vittoria per il raggiungimento di ridicole percentuali di differenziata; quei politici che praticano solo, e male, l’uso della parola come ingannevoli professori di certezze e di sapienza, questi “signori” si accomodino fuori dalle nostre tasche dove troppo hanno già rovistato. Sul bollettino Ufficiale n. 104 del 09 Luglio è riportata la Determinazione del Dirigente del Servizio Gestione Rifiuti e Bonifica del 13 Maggio 2009 n. 74 in cui il Comune di MODUGNO dovrà versare l’ennesimo TRIBUTO di 15,00 € per Tonnellata per non aver raggiunto la percentuale del 32% previsto dal Piano Regionale dei Rifiuti.
Tutto ciò costituisce l’ennesimo VERGOGNOSO inganno a danno del Cittadino! Sarebbe doveroso che il tributo venga versato da parte dell’Assessore Ambiente e dall’intera Amministrazione Comunale per non aver raggiunto gli obiettivi. Il Comitato Pro Ambiente annuncia battaglia legale.
Il mancato raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata del 45% stabilita dall’art. 205 del D.Lgs. 152/06; l’ostinato perseguimento dell’intento d’impiantare nuove discariche per l’indifferenziata non hanno altro fine che prefiggersi d’impiantare inceneritori. Il far figurare l’incenerimento come rimedio unico e necessario per risolvere un problema astutamente creato e volutamente mai affrontato nasconde la realtà che qui, adesso, sarà svelata.
Incenerire l’enormità d’indifferenziata anziché differenziare i rifiuti, riciclarli e trarne rinnovata materia prima, sfruttare una situazione di arretratezza culturale falsamente combattuta: questo si propongono falsi politici e affaristi. I primi esiti di questa cattiva politica sono le sanzioni amministrative imposte alla Regione dalla Comunità Europea. In luogo della riduzione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (la TARSU), vedremo aumentata l’ “Ecotassa”, Tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi istituito nel 1996 proprio con il fine di favorire la minore produzione di rifiuti e il recupero dagli stessi di materia prima.
Il gestore dell'impresa di stoccaggio definitivo è obbligato al pagamento del Tributo, ma il gestore della discarica si fa pagare dai Comuni che vi riversano i rifiuti e quindi, per legge economica, più rifiuti indifferenziati saranno conferiti, più alta sarà l’Ecotassa che ricadrà sui cittadini sotto la forma ibrida di tassa e sanzione amministrativa. Ma il gestore potrà conferire i rifiuti agli impianti di incenerimento ed assieme alle società costruttrici di questi, trarre lauti profitti. Dunque proprio il tributo istituito con il fine di incentivare il riciclaggio creando così posti di lavoro ricadrà come una scure sui cittadini (si ricordi che l'industria del riciclaggio tedesca da lavoro a 250.000 persone ed ha un fatturato di circa 50 miliardi di euro l'anno).
Come raggiungere le percentuali di differenziata stabilite dal D.Lgs 152/06: soltanto separando l’umido (scarti organici) si giungerebbe al 35-38% di quota; separando carta, plastica, vetro, alluminio, acciaio, legno, bianchi (elettrodomestici) e raee (apparecchi elettronici), pile e farmaci (gli ultimi tre rientranti tra l’altro nella categoria pericolosi), e poi con accordi presso i CNA (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa) e le confcommercio nel ritiro degli oli esausti, copertoni, batterie, vernici e inerti troveremmo pronte le commesse dei consorzi di filiera Conai (Consorzio nazionale imballaggi che garantisce il riciclo e il recupero dei materiali di imballaggio come acciaio, alluminio, carta, legno) con ricchi guadagni per le Amministrazioni, e conseguente risparmio per le tasche dei cittadini. In Italia esistono esempi di raccolta differenziata al 75-80% ed abbattimento della TARSU.
Ma ove non bastasse quanto detto, si consideri l’abbattimento dei costi dei prodotti ricavati riciclando i rifiuti: produrre un oggetto direttamente dalla materia prima richiede venti volte il costo necessario per produrre lo stesso oggetto fatto riciclando e rinnovando la materia prima. In ultimo, ma il discorso si esaurisce qui, la produzione di gas da combustione trasforma il rifiuto da solido in aereo; non lo distrugge, lo rende anche più insidioso. Nessun filtro poi riuscirebbe a bloccare l'enorme quantità di pericolosissime “nano particelle” prodotte.
I politici locali che sbandierano assurdi proclami di vittoria per il raggiungimento di ridicole percentuali di differenziata; quei politici che praticano solo, e male, l’uso della parola come ingannevoli professori di certezze e di sapienza, questi “signori” si accomodino fuori dalle nostre tasche dove troppo hanno già rovistato. Sul bollettino Ufficiale n. 104 del 09 Luglio è riportata la Determinazione del Dirigente del Servizio Gestione Rifiuti e Bonifica del 13 Maggio 2009 n. 74 in cui il Comune di MODUGNO dovrà versare l’ennesimo TRIBUTO di 15,00 € per Tonnellata per non aver raggiunto la percentuale del 32% previsto dal Piano Regionale dei Rifiuti.
Tutto ciò costituisce l’ennesimo VERGOGNOSO inganno a danno del Cittadino! Sarebbe doveroso che il tributo venga versato da parte dell’Assessore Ambiente e dall’intera Amministrazione Comunale per non aver raggiunto gli obiettivi. Il Comitato Pro Ambiente annuncia battaglia legale.
Il Direttore de Il Giornale, Mario Giordano, ci ricasca con un articolo che è la fiera della retorica anti meridionalista, rispolverata senza pudore, a dimostrazione di quanto basso sia il livello raggiunto (o a cui siamo tornati) d’una concezione perdurante sul Sud d’Italia e i suoi abitanti, e sul fenomeno tristemente famoso dell’emigrazione della sua gente.
Il Direttore dalla voce stridula e femminea (mica solo a noi ci toccherà il timbro fastidioso d’una Jervolino?) dimostra che il suo aspetto efebico è strettamente proporzionale all’infantile livello delle sue sorprendenti analisi. E così si lancia in un articolo dove bolla gli emigranti meridionali come piagnoni, lagnosi che si lamentano per la nostalgia della loro terra, del loro cibo e costumi ; e che sarà mai emigrare si chiede l’acuto Direttore dal visus vecchio/bambino indecifrabile?
Orbene caro Direttore, innanzitutto Lei è recidivo, perché mesi orsono Le chiedemmo, con una caterva di e mail, conto d’un offensivo articolo antiSud d’un suo giornalista. Lei si precipitò a risponderci che avrebbe controllato, verificato, ecc…E lo ha fatto così bene da propinarci questo gioiello d’articolo. Come si permette, caro Direttore, di sminuire, quasi ironizzare, su una tragedia d’un popolo che è figlia di quell’impropria unità che una memoria contraffatta, occultata e menzognera s’appresta a festeggiare a giorni prendendo ancora una volta per i fondelli i meridionali? Non sono bastati un secolo e mezzo a creare una nazione realmente unita, a non regalarci la terza emigrazione biblica della nostra storia. Le ricordo che prima di questa finta e mistificatoria unità, l’emigrazione (guarda caso) era un fenomeno a noi sconosciuto, e che poteva essere evitato non avendo noi gente del Sud richiestoVi il disturbo di venirci a liberare, non si sa poi da cosa e da chi.
Gli Archivi Storici, i numeri, i dati, le cifre sono ancora lì. e non raccontano d’un Sud derelitto ed in ambasce economiche; anzi : una fiera di primati d’ogni genere raccontano d’un paese florido e caso mai preda ambita come poi si è verificato. Certo noi abbiamo sette secoli di storia di Stato autonomo per cui il nostro senso d’appartenenza si materializza in peculiarità caratteriali forse non del tutto comprensibili a chi non aveva l’uso dei servizi igienici, della luce, dell’acqua corrente. Bisogna averle le cose per averne memoria. E noi in fatto di storia, beni, clima, paesaggi e cibo, se la cosa non La disturba, ne abbiamo nostalgia in loro assenza. Non abbiamo più fabbriche, lavoro, banche ed un’economia perché siamo stati scippati, defraudati, con la collusione (questo sì) d’una fioritura di politici ascari istruiti ai Vs. sistemi.
Si risparmi quindi un’analisi insulsa, che non è acuta, né veritiera, né originale, né ironica, e non da merito ad una sua presunta conoscenza storica o buon senso che il ruolo che ricopre richiederebbe ancor più.
Lasci stare i meridionali e pensi, o almeno si sforzi di farlo, alla sua gente capace di partorire movimenti politici che dire vergognosi nelle loro proposte, leggi e slogan, è voler essere buoni. Attenzione comunque : “ le iniquità e le sopraffazioni non durano mai in eterno” ebbe a dire il nostro giovane e inesperto, ma saggio e onesto ultimo re.
Al Sud qualcosa di serio si muove, e non pensi ai progetti truffaldini passati come pro Sud da politici figli di questa squallida partitocrazia ufficiale, ma bensì alla volontà d’una emergente e nuova classe politica meridionalista che prima o poi troverà il modo di ritrovarsi in una seria e nuova rappresentatività politica, e di fare a meno di giornali, articoli lagnosi (quelli sì!) e direttori come Lei.
Il Direttore de Il Giornale, Mario Giordano, ci ricasca con un articolo che è la fiera della retorica anti meridionalista, rispolverata senza pudore, a dimostrazione di quanto basso sia il livello raggiunto (o a cui siamo tornati) d’una concezione perdurante sul Sud d’Italia e i suoi abitanti, e sul fenomeno tristemente famoso dell’emigrazione della sua gente.
Il Direttore dalla voce stridula e femminea (mica solo a noi ci toccherà il timbro fastidioso d’una Jervolino?) dimostra che il suo aspetto efebico è strettamente proporzionale all’infantile livello delle sue sorprendenti analisi. E così si lancia in un articolo dove bolla gli emigranti meridionali come piagnoni, lagnosi che si lamentano per la nostalgia della loro terra, del loro cibo e costumi ; e che sarà mai emigrare si chiede l’acuto Direttore dal visus vecchio/bambino indecifrabile?
Orbene caro Direttore, innanzitutto Lei è recidivo, perché mesi orsono Le chiedemmo, con una caterva di e mail, conto d’un offensivo articolo antiSud d’un suo giornalista. Lei si precipitò a risponderci che avrebbe controllato, verificato, ecc…E lo ha fatto così bene da propinarci questo gioiello d’articolo. Come si permette, caro Direttore, di sminuire, quasi ironizzare, su una tragedia d’un popolo che è figlia di quell’impropria unità che una memoria contraffatta, occultata e menzognera s’appresta a festeggiare a giorni prendendo ancora una volta per i fondelli i meridionali? Non sono bastati un secolo e mezzo a creare una nazione realmente unita, a non regalarci la terza emigrazione biblica della nostra storia. Le ricordo che prima di questa finta e mistificatoria unità, l’emigrazione (guarda caso) era un fenomeno a noi sconosciuto, e che poteva essere evitato non avendo noi gente del Sud richiestoVi il disturbo di venirci a liberare, non si sa poi da cosa e da chi.
Gli Archivi Storici, i numeri, i dati, le cifre sono ancora lì. e non raccontano d’un Sud derelitto ed in ambasce economiche; anzi : una fiera di primati d’ogni genere raccontano d’un paese florido e caso mai preda ambita come poi si è verificato. Certo noi abbiamo sette secoli di storia di Stato autonomo per cui il nostro senso d’appartenenza si materializza in peculiarità caratteriali forse non del tutto comprensibili a chi non aveva l’uso dei servizi igienici, della luce, dell’acqua corrente. Bisogna averle le cose per averne memoria. E noi in fatto di storia, beni, clima, paesaggi e cibo, se la cosa non La disturba, ne abbiamo nostalgia in loro assenza. Non abbiamo più fabbriche, lavoro, banche ed un’economia perché siamo stati scippati, defraudati, con la collusione (questo sì) d’una fioritura di politici ascari istruiti ai Vs. sistemi.
Si risparmi quindi un’analisi insulsa, che non è acuta, né veritiera, né originale, né ironica, e non da merito ad una sua presunta conoscenza storica o buon senso che il ruolo che ricopre richiederebbe ancor più.
Lasci stare i meridionali e pensi, o almeno si sforzi di farlo, alla sua gente capace di partorire movimenti politici che dire vergognosi nelle loro proposte, leggi e slogan, è voler essere buoni. Attenzione comunque : “ le iniquità e le sopraffazioni non durano mai in eterno” ebbe a dire il nostro giovane e inesperto, ma saggio e onesto ultimo re.
Al Sud qualcosa di serio si muove, e non pensi ai progetti truffaldini passati come pro Sud da politici figli di questa squallida partitocrazia ufficiale, ma bensì alla volontà d’una emergente e nuova classe politica meridionalista che prima o poi troverà il modo di ritrovarsi in una seria e nuova rappresentatività politica, e di fare a meno di giornali, articoli lagnosi (quelli sì!) e direttori come Lei.