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lunedì 20 luglio 2009
Li chiamarono... briganti! (1999 -Pasquale Squitieri) Prima Parte
Il film, che ha come protagonista il brigante lucano Carmine Crocco, è dichiaratamente "anti-risorgimentale", volto a mostrare quella che è stata l'altra faccia della dominazione sabauda, in special modo nel sud Italia.
Il film, girato ad Artena, è stato realizzato con pochi mezzi e con una regia un po' esasperata, non ha ottenuto un grande riscontro né dalla critica, né al botteghino. È stato immediatamente ritirato dalle sale cinematografiche perché considerato "politicamente scorretto" e non è più reperibile in nessun supporto, che sia VHS o DVD (tuttavia è possibile reperirne copia utilizzando alcuni programmi di file sharing, come eMule). I sostenitori affermano che ciò è dovuto alle verità raccontate, che non farebbero comodo a chi ha sempre affermato che l'annessione è stata "indolore" per il Meridione d'Italia. È stato etichettato come un film "revisionista". Il film, seppur criticato e di difficile reperibilità, riscuote un grande successo nelle università e nei convegni, dove trova estimatori che vanno aldilà del buonismo politico.
Il film, che ha come protagonista il brigante lucano Carmine Crocco, è dichiaratamente "anti-risorgimentale", volto a mostrare quella che è stata l'altra faccia della dominazione sabauda, in special modo nel sud Italia.
Il film, girato ad Artena, è stato realizzato con pochi mezzi e con una regia un po' esasperata, non ha ottenuto un grande riscontro né dalla critica, né al botteghino. È stato immediatamente ritirato dalle sale cinematografiche perché considerato "politicamente scorretto" e non è più reperibile in nessun supporto, che sia VHS o DVD (tuttavia è possibile reperirne copia utilizzando alcuni programmi di file sharing, come eMule). I sostenitori affermano che ciò è dovuto alle verità raccontate, che non farebbero comodo a chi ha sempre affermato che l'annessione è stata "indolore" per il Meridione d'Italia. È stato etichettato come un film "revisionista". Il film, seppur criticato e di difficile reperibilità, riscuote un grande successo nelle università e nei convegni, dove trova estimatori che vanno aldilà del buonismo politico.
IL SUDD DI BASSOLINO E’ IL CIMITERO DEGLI ELEFANTI.IL BELL’EDITORIALE DI PAOLO MACRY

Scritto da Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno, 19-07-2009
Lombardo, Bassolino, Loiero come Bossi, Maroni, Calderoli? Il Partito del Sud come la Lega Nord? Basta mettere nero su bianco i paragoni dei quali si parla in questi giorni, per capire quanto siano fuori luogo. La Lega nacque negli anni ’80 in un territorio all’avanguardia dello sviluppo, fu costruita dal basso, inventò e promosse una sua classe dirigente. E si propose come movimento d’opposizione al sistema politico della Prima Repubblica e alla costituzione dello Stato. Fu, in ogni senso, un fenomeno di forte innovazione.
Il Partito del Sud ne è l’esatto contrario. Intende rappresentare i territori meno sviluppati del paese, si identifica con esperienze amministrative più o meno fallimentari, è costituito da una nomenklatura presente da decenni sul campo, ha prodotto pochi o pochissimi nomi nuovi. Ed è un partito governativo, esprimendo giunte regionali al potere o facendo parte della squadra di Palazzo Chigi. Il che ne segnala un’altra caratteristica: si tratta di un fenomeno tendenzialmente bipartisan e, per ciò stesso, potenzialmente trasformistico. Una sorta di sindacato del Mezzogiorno, il quale cerca di mettere assieme interessi (economici e politici), che appaiono ormai marginalizzati dallo storico abuso delle funzioni e delle risorse pubbliche. «Non l’altra faccia della Lega», ha scritto Peppino Caldarola, «ma la spiegazione del perché la Lega ha successo».
E qui sta il punto. Qual è il Sud del partito del Sud? È il municipio di Palermo che, dopo aver sperperato montagne di soldi pubblici, riceve da Berlusconi il permesso speciale di aumentare ulteriormente l’addizionale dell’Irpef. È la Calabria di Loiero, vero primatista nazionale in materia di fondi europei dissipati, deficit sanitario e inchieste giudiziarie. È la Napoli della Iervolino che ingolfa di cantieri infiniti il centro, abbandona alle ortiche le periferie, protegge i tassisti manganellatori e, a un anno dall’emergenza rifiuti, non implementa la differenziata e in compenso aumenta del 60% la Tarsu. È la Regione Campania che, dilapidato un enorme capitale di fiducia, coltiva il suo orticello d’intellettuali e imprenditori amici, registra il tragico inquinamento del litorale, sposta e licenzia i dirigenti in base a faide tra partiti, ricicla gli ormai numerosi trombati alle elezioni, rimpolpa con centinaia di milioni l’arcipelago clientelare della formazione, affida i turisti agli ex detenuti. E naturalmente si prepara alle elezioni sminuzzando la spesa tra comuni grandi e piccoli.
Diciamo le cose come stanno, questo non è il Sud, è la parte peggiore del Sud. E, come tale, rischia di portare l’intero Mezzogiorno su un binario morto, chiudendolo nei propri confini, che sono storicamente (e tanto più oggi) asfittici. Ben che vada, il partito territoriale chiederà e otterrà l’ argent de poche della sopravvivenza, imponendo, in cambio, la perpetuazione di un ceto politico vecchio e, come i vecchi, fisiologicamente infecondo. Quel progetto risponde a un’idea corporativa del territorio che, ancora una volta, impedirebbe la crescita di un libero mercato delle merci, delle competenze e della politica. Assomiglia terribilmente al cimitero degli elefanti. Ma il Sud, per fortuna, è anche altro e non è detto che sia in via di estinzione.
-----------------------------------------------------------------------------Ovviamente concordiamo alla virgola con l’editoriale di Paolo Macry.
Da tempo la nostra posizione e’ chiara: e’ mortificante che uomini come Bassolino e company si propongano come rappresentanti di un Sud e di un cambaimento per il Sud dopo essere stati i protagonisti del disastro che esige appunto un cambiamento.
Senza di loro .
---------------------------------------------------------------------------------
Commenti: 7
Andrea Balìa (andrbali@tin.it) ha scritto: domenica 19 luglio 2009 ore 20.28.55
Il Partito del Sud non è e non sarà quello di Lombardo, Bassolino, ecc.. per 3 ragioni innanzitutto :
1) Il Partito del Sud già esiste, l’ha fondato Antonio Ciano a Gaeta dove governa con una lista civica che ha mandato all’opposizione Destra e Sinistra; ha rappresentanza in varie regioni d’Italia ed ha un assessore anche a Catania.
2) Esistono altre formazioni politiche culturali meridionaliste che incarnano il vero spirito positivo del Sud (L’Altro Sud, Comitati Due Sicilie, Insorgenza, ecc...)con una coscienza identitaria e storica e che stanno lavorando per un unità, che se riuscirà superando gli inevitabili individualismi, darà davvero una rappresentatività politica al meridione che purtroppo ora manca, ma che è diventata improcrastinabile.
3) Il Sud, come sottolineato dall’articolo di Macry, non può ipotizzare un suo riscatto che passi attraverso la vecchia partitocrazia, collusa e responsabile dei disastri, sia di Destra che di Sinistra, comunque filogovernativa (di quello di turno) e sponsor di interessi filonordisti grazie agli ascari politici meridionali.
Andrea Balìa (Responsabile all’Identità di L’ALTRO SUD=
Fonte:Napoli.acapo

Scritto da Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno, 19-07-2009
Lombardo, Bassolino, Loiero come Bossi, Maroni, Calderoli? Il Partito del Sud come la Lega Nord? Basta mettere nero su bianco i paragoni dei quali si parla in questi giorni, per capire quanto siano fuori luogo. La Lega nacque negli anni ’80 in un territorio all’avanguardia dello sviluppo, fu costruita dal basso, inventò e promosse una sua classe dirigente. E si propose come movimento d’opposizione al sistema politico della Prima Repubblica e alla costituzione dello Stato. Fu, in ogni senso, un fenomeno di forte innovazione.
Il Partito del Sud ne è l’esatto contrario. Intende rappresentare i territori meno sviluppati del paese, si identifica con esperienze amministrative più o meno fallimentari, è costituito da una nomenklatura presente da decenni sul campo, ha prodotto pochi o pochissimi nomi nuovi. Ed è un partito governativo, esprimendo giunte regionali al potere o facendo parte della squadra di Palazzo Chigi. Il che ne segnala un’altra caratteristica: si tratta di un fenomeno tendenzialmente bipartisan e, per ciò stesso, potenzialmente trasformistico. Una sorta di sindacato del Mezzogiorno, il quale cerca di mettere assieme interessi (economici e politici), che appaiono ormai marginalizzati dallo storico abuso delle funzioni e delle risorse pubbliche. «Non l’altra faccia della Lega», ha scritto Peppino Caldarola, «ma la spiegazione del perché la Lega ha successo».
E qui sta il punto. Qual è il Sud del partito del Sud? È il municipio di Palermo che, dopo aver sperperato montagne di soldi pubblici, riceve da Berlusconi il permesso speciale di aumentare ulteriormente l’addizionale dell’Irpef. È la Calabria di Loiero, vero primatista nazionale in materia di fondi europei dissipati, deficit sanitario e inchieste giudiziarie. È la Napoli della Iervolino che ingolfa di cantieri infiniti il centro, abbandona alle ortiche le periferie, protegge i tassisti manganellatori e, a un anno dall’emergenza rifiuti, non implementa la differenziata e in compenso aumenta del 60% la Tarsu. È la Regione Campania che, dilapidato un enorme capitale di fiducia, coltiva il suo orticello d’intellettuali e imprenditori amici, registra il tragico inquinamento del litorale, sposta e licenzia i dirigenti in base a faide tra partiti, ricicla gli ormai numerosi trombati alle elezioni, rimpolpa con centinaia di milioni l’arcipelago clientelare della formazione, affida i turisti agli ex detenuti. E naturalmente si prepara alle elezioni sminuzzando la spesa tra comuni grandi e piccoli.
Diciamo le cose come stanno, questo non è il Sud, è la parte peggiore del Sud. E, come tale, rischia di portare l’intero Mezzogiorno su un binario morto, chiudendolo nei propri confini, che sono storicamente (e tanto più oggi) asfittici. Ben che vada, il partito territoriale chiederà e otterrà l’ argent de poche della sopravvivenza, imponendo, in cambio, la perpetuazione di un ceto politico vecchio e, come i vecchi, fisiologicamente infecondo. Quel progetto risponde a un’idea corporativa del territorio che, ancora una volta, impedirebbe la crescita di un libero mercato delle merci, delle competenze e della politica. Assomiglia terribilmente al cimitero degli elefanti. Ma il Sud, per fortuna, è anche altro e non è detto che sia in via di estinzione.
-----------------------------------------------------------------------------Ovviamente concordiamo alla virgola con l’editoriale di Paolo Macry.
Da tempo la nostra posizione e’ chiara: e’ mortificante che uomini come Bassolino e company si propongano come rappresentanti di un Sud e di un cambaimento per il Sud dopo essere stati i protagonisti del disastro che esige appunto un cambiamento.
Senza di loro .
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Commenti: 7
Andrea Balìa (andrbali@tin.it) ha scritto: domenica 19 luglio 2009 ore 20.28.55
Il Partito del Sud non è e non sarà quello di Lombardo, Bassolino, ecc.. per 3 ragioni innanzitutto :
1) Il Partito del Sud già esiste, l’ha fondato Antonio Ciano a Gaeta dove governa con una lista civica che ha mandato all’opposizione Destra e Sinistra; ha rappresentanza in varie regioni d’Italia ed ha un assessore anche a Catania.
2) Esistono altre formazioni politiche culturali meridionaliste che incarnano il vero spirito positivo del Sud (L’Altro Sud, Comitati Due Sicilie, Insorgenza, ecc...)con una coscienza identitaria e storica e che stanno lavorando per un unità, che se riuscirà superando gli inevitabili individualismi, darà davvero una rappresentatività politica al meridione che purtroppo ora manca, ma che è diventata improcrastinabile.
3) Il Sud, come sottolineato dall’articolo di Macry, non può ipotizzare un suo riscatto che passi attraverso la vecchia partitocrazia, collusa e responsabile dei disastri, sia di Destra che di Sinistra, comunque filogovernativa (di quello di turno) e sponsor di interessi filonordisti grazie agli ascari politici meridionali.
Andrea Balìa (Responsabile all’Identità di L’ALTRO SUD=
Fonte:Napoli.acapo
Derivati e debiti regioni - Il figlio di Bassolino
Derivati e debiti delle regioni italiane. Il figlio di Bassolino promosso responsabile dei rapporti con gli Enti pubblici italiani dalla UBS
Derivati e debiti delle regioni italiane. Il figlio di Bassolino promosso responsabile dei rapporti con gli Enti pubblici italiani dalla UBS
Centrale del Garigliano: il Governo risuscita l’eco-mostro nucleare?

Le volontà del Governo Berlusconi di rilanciare con quarant' anni di ritardo il nucleare nel nostro paese hanno riportato alla ribalta di tutti i media le tematiche del nucleare in Italia e le sue moltitudini di rischi. Per quanto riguarda la Centrale Nucleare del Garigliano, se ne torna a parlare questa volta con un po’ più di preoccupazione, e non solo sui giornali locali.
Prossimamente, con l'avvio della fase operativa del piano sullo sviluppo del Governo prevista entro fine 2009, lo stesso sarà chiamato a pronunciarsi sulla scelta dei siti individuati, e a sorpresa, il nome della Centrale del Garigliano spunta fuori come uno dei probabili siti candidati sui quali "vedere" di ricostruire una centrale, o magari un deposito.
Se sarà scelta come sito, la zona attorno alla Centrale sarà dichiarata con tutta probabilità zona di "interesse strategico nazionale", il che significa "zona militare". Se ciò accadrà, tanto per fare un esempio, la divulgazione di foto e di certe informazioni contenute in questa modesta inchiesta potranno un domani addirittura essere vietate all’opinione pubblica. Ma dei pericoli, oggi, ne vogliamo parlare?
Già recentemente nei mesi scorsi sindaci e amministrazioni locali delle province di Latina e Frosinone hanno fatto sentire la loro voce in più circostanze e manifestazioni, esprimendo forti perplessità e preoccupazioni legate ad eventuali ipotesi di riapertura. Intanto i tempi scorrono, e proprio in questi giorni la notizia di un gruppo di imprenditori napoletani favorevoli all'impresa sul Garigliano, disposti a valutare eventuali finanziamenti con i loro soldi.
Nel più ampio contesto, ci sarà da vedere cosa succederà a livello nazionale con le popolazioni coinvolte una volta che a quest' ultime saranno proclamate decisioni finali, fra le poche certezze, per ora, quella di un enorme mole di incognite. Incognite che pesano. Come l'eredità delle tonnellate di scorie tossiche custodite in questi anni lungo tutto lo stivale.
La centrale del Garigliano appare nella campagna di Caserta come una gigantesca pallina da tennis. E’ spenta dal ‘78. Figlia di quegli incredibili avvenimenti possibili solo nell’Italia degli anni del boom, la Centrale fu costruita negli anni ’60 su quello che ancora oggi risulta terreno agricolo per il Comune di Sessa Aurunca, il comune sul quale sorge per competenza e per il quale quindi la centrale “burocraticamente” neanche esiste.
Dopo lo stop, negli anni ‘80 con il terremoto dell’Irpinia l’intera zona fu classificata zona sismica, e da allora, i rischi per questa Centrale dalla vita molto breve si moltiplicarono spaventosamente. L’edifico infatti all’epoca non fu costruito secondo i moderni criteri antisismici, e a seguito del terremoto, gli Enti di controllo richiesero rivalutazioni di tutto l’impianto.
Da ricordare come durante gli anni di attività dell’impianto nucleare del Garigliano furono note alle cronache decine e decine di episodi di casi di malformazioni su animali, seguiti ad alti tassi registrati di leucemie e linfonodi fra le popolazioni locali, il cui ricordo, è ancora oggi molto vivo negli abitanti delle popolazioni locali, come gli abitanti dei Comuni di Castelforte e SS Cosma e Damiano, fra quelli più colpiti all’epoca dell’esposizione alle radiazioni prodotte dalla Centrale.
Dalle analisi condotte in passato dall’avv. Marcantonio Tibaldi, figura storica antinuclearista del territorio oggi deceduto, sulle cause di morte degli ultimi trent’anni, venne fuori che in provincia di Latina si registrarono i più alti tassi di mortalità per leucemia e cancro. Sempre stando ai dati ufficiali, se nel Lazio le percentuali si aggiravano intorno al 7,7% a Latina arrivavano fino al 21,63% , mentre nella zona del Garigliano addirittura al 44,28%.
Il suolo dove sorge il sito della Centrale nucleare del Garigliano è uno di quei luoghi che oggi sarebbero classificati da qualunque paese come uno dei più a rischio dove realizzare una Centrale nucleare: costruita su zona alluvionale, in seguito dichiarata anche zona sismica, la Centrale sorge letteralmente attaccata al fiume Liri-Garigliano da cui prende il nome, le cui acque servivano un tempo a raffreddarne alcuni sistemi. Questo fiume, che non è affatto un fiume piccolo, è da sempre soggetto a piene invernali a valle della diga che in quel punto lo precede. Ogni 2/3 anni, preciso come un orologio, le acque del fiume Garigliano straripano nei campi circostanti ricoprendo vaste aree, inclusi i terreni attorno alla Centrale.
E nei terreni attorno alla Centrale sta infatti uno dei problemi più enormi: al 70% terreni agricoli e frutteti intensivamente coltivati da cooperative a sud-est verso Caserta, la cui economia riguarda migliaia di famiglie dipendenti esclusivamente da un’agricoltura gia in parte fortemente penalizzata. Nel Golfo di Gaeta, come vedremo più avanti, i residui e l’inquinamento da metalli pesanti sono stati portati in questi anni sui fondali del mare dallo stesso fiume Garigliano, che pochi km più avanti trova la sua foce, andando a mischiarsi con le acque delle zone costiere di Minturno, Cellole, Formia e Gaeta.
Riaprire la centrale sarebbe insomma un disastro, che la popolazione non vorrà essere disposta a pagare. L’irresponsabilità di chi detiene il potere decisionale su temi tanti delicati è un rischio per la vita e la salute stessa dei cittadini, che pure dovrebbero sentirsi tutelati da un ordinamento democratico.
di Sud Pontino Social Forum
Fonte: linkontro 16 luglio 2009

Le volontà del Governo Berlusconi di rilanciare con quarant' anni di ritardo il nucleare nel nostro paese hanno riportato alla ribalta di tutti i media le tematiche del nucleare in Italia e le sue moltitudini di rischi. Per quanto riguarda la Centrale Nucleare del Garigliano, se ne torna a parlare questa volta con un po’ più di preoccupazione, e non solo sui giornali locali.
Prossimamente, con l'avvio della fase operativa del piano sullo sviluppo del Governo prevista entro fine 2009, lo stesso sarà chiamato a pronunciarsi sulla scelta dei siti individuati, e a sorpresa, il nome della Centrale del Garigliano spunta fuori come uno dei probabili siti candidati sui quali "vedere" di ricostruire una centrale, o magari un deposito.
Se sarà scelta come sito, la zona attorno alla Centrale sarà dichiarata con tutta probabilità zona di "interesse strategico nazionale", il che significa "zona militare". Se ciò accadrà, tanto per fare un esempio, la divulgazione di foto e di certe informazioni contenute in questa modesta inchiesta potranno un domani addirittura essere vietate all’opinione pubblica. Ma dei pericoli, oggi, ne vogliamo parlare?
Già recentemente nei mesi scorsi sindaci e amministrazioni locali delle province di Latina e Frosinone hanno fatto sentire la loro voce in più circostanze e manifestazioni, esprimendo forti perplessità e preoccupazioni legate ad eventuali ipotesi di riapertura. Intanto i tempi scorrono, e proprio in questi giorni la notizia di un gruppo di imprenditori napoletani favorevoli all'impresa sul Garigliano, disposti a valutare eventuali finanziamenti con i loro soldi.
Nel più ampio contesto, ci sarà da vedere cosa succederà a livello nazionale con le popolazioni coinvolte una volta che a quest' ultime saranno proclamate decisioni finali, fra le poche certezze, per ora, quella di un enorme mole di incognite. Incognite che pesano. Come l'eredità delle tonnellate di scorie tossiche custodite in questi anni lungo tutto lo stivale.
La centrale del Garigliano appare nella campagna di Caserta come una gigantesca pallina da tennis. E’ spenta dal ‘78. Figlia di quegli incredibili avvenimenti possibili solo nell’Italia degli anni del boom, la Centrale fu costruita negli anni ’60 su quello che ancora oggi risulta terreno agricolo per il Comune di Sessa Aurunca, il comune sul quale sorge per competenza e per il quale quindi la centrale “burocraticamente” neanche esiste.
Dopo lo stop, negli anni ‘80 con il terremoto dell’Irpinia l’intera zona fu classificata zona sismica, e da allora, i rischi per questa Centrale dalla vita molto breve si moltiplicarono spaventosamente. L’edifico infatti all’epoca non fu costruito secondo i moderni criteri antisismici, e a seguito del terremoto, gli Enti di controllo richiesero rivalutazioni di tutto l’impianto.
Da ricordare come durante gli anni di attività dell’impianto nucleare del Garigliano furono note alle cronache decine e decine di episodi di casi di malformazioni su animali, seguiti ad alti tassi registrati di leucemie e linfonodi fra le popolazioni locali, il cui ricordo, è ancora oggi molto vivo negli abitanti delle popolazioni locali, come gli abitanti dei Comuni di Castelforte e SS Cosma e Damiano, fra quelli più colpiti all’epoca dell’esposizione alle radiazioni prodotte dalla Centrale.
Dalle analisi condotte in passato dall’avv. Marcantonio Tibaldi, figura storica antinuclearista del territorio oggi deceduto, sulle cause di morte degli ultimi trent’anni, venne fuori che in provincia di Latina si registrarono i più alti tassi di mortalità per leucemia e cancro. Sempre stando ai dati ufficiali, se nel Lazio le percentuali si aggiravano intorno al 7,7% a Latina arrivavano fino al 21,63% , mentre nella zona del Garigliano addirittura al 44,28%.
Il suolo dove sorge il sito della Centrale nucleare del Garigliano è uno di quei luoghi che oggi sarebbero classificati da qualunque paese come uno dei più a rischio dove realizzare una Centrale nucleare: costruita su zona alluvionale, in seguito dichiarata anche zona sismica, la Centrale sorge letteralmente attaccata al fiume Liri-Garigliano da cui prende il nome, le cui acque servivano un tempo a raffreddarne alcuni sistemi. Questo fiume, che non è affatto un fiume piccolo, è da sempre soggetto a piene invernali a valle della diga che in quel punto lo precede. Ogni 2/3 anni, preciso come un orologio, le acque del fiume Garigliano straripano nei campi circostanti ricoprendo vaste aree, inclusi i terreni attorno alla Centrale.
E nei terreni attorno alla Centrale sta infatti uno dei problemi più enormi: al 70% terreni agricoli e frutteti intensivamente coltivati da cooperative a sud-est verso Caserta, la cui economia riguarda migliaia di famiglie dipendenti esclusivamente da un’agricoltura gia in parte fortemente penalizzata. Nel Golfo di Gaeta, come vedremo più avanti, i residui e l’inquinamento da metalli pesanti sono stati portati in questi anni sui fondali del mare dallo stesso fiume Garigliano, che pochi km più avanti trova la sua foce, andando a mischiarsi con le acque delle zone costiere di Minturno, Cellole, Formia e Gaeta.
Riaprire la centrale sarebbe insomma un disastro, che la popolazione non vorrà essere disposta a pagare. L’irresponsabilità di chi detiene il potere decisionale su temi tanti delicati è un rischio per la vita e la salute stessa dei cittadini, che pure dovrebbero sentirsi tutelati da un ordinamento democratico.
di Sud Pontino Social Forum
Fonte: linkontro 16 luglio 2009
domenica 19 luglio 2009
DOPO AVERCI COPIATO IL NOME ORA CI COPIANO ANCHE GLI SLOGAN.....E NON SOLO...
Ecco infatti la scritta che dominava la sala dell'ultimo incontro di Sorrento, la cui foto campeggiava su quasi tutti i giornali di ieri

Non vi ricorda niente...? Ma si è lo stesso slogan usato da noi (noi del vero Partito del Sud..)
nelle ultime comunali di Virgilo e Suzzara in provincia di Mantova eccolo qui

uno slogan ideato dal nostro Coord. Nazionale Organizzativo Francesco Laricchia e da noi già usato anche in precedenti consultazioni.
Inoltre leggiamo sul quotidiano La Stampa (di Torino...) che stà seguendo giornalmente l'evolversi della nascita di questo "nuovo" soggetto politico (si vede che ci tiene molto...) nell'edizione del 18/07/2009 a pag. 12 (un'intera pagina..) in un servizio speciale da Sorrento di Francesca Schianchi che, i signori riuniti a Sorrento, avrebbero già pronto oltre al sito web anche un nuovo quotidiano che si chiamerà "New Sud"....
Ma che coincidenza.... guardacaso, come "Il Nuovo Sud" il mensile dell'Associazione Culturale Neoborbonica...ne hanno solo tradotto una parte in inglese...si sa un tocco d'inglese non guasta mai...fa giovane e moderno....
Tutte coincidenze...?
Ci pare francamente improbabile,anche perchè, come dice il detto, tre indizi fanno una prova.
A prima vista l'impressione è proprio quella di trovarsi di fronte a scopiazzature senza pudore.
Insomma sembrerebbe come a scuola dove l'alunno che non conosce la materia e senza idee si aiuta, durante la verifica, copiando a più non posso dal vicino preparato.
Nell'attesa di prossime, casuali, scopiazzature , speriamo che i cittadini capiscano che, anche in politica, è sempre meglio preferire l'originale diffidando dalle imitazioni.
P.S. :anche oggi La Stampa di Torino si occupa , come sempre, del "partito del Sud", questa volta cita in prima pagina anche il VERO Partito del Sud, peccato che l'editorialista prenda una topica clamorosa collocando Gaeta in provincia di Caserta, a dimostrazione che se la conoscenza geografica è così lacunosa figuriamoci la conoscenza delle realtà politiche territoriali....comunque ciò non gli impedisce di continuare a pontificare giudizi sulle realtà politiche meridionali e meridionaliste da Torino...
Ecco infatti la scritta che dominava la sala dell'ultimo incontro di Sorrento, la cui foto campeggiava su quasi tutti i giornali di ieri

Non vi ricorda niente...? Ma si è lo stesso slogan usato da noi (noi del vero Partito del Sud..)
nelle ultime comunali di Virgilo e Suzzara in provincia di Mantova eccolo qui

uno slogan ideato dal nostro Coord. Nazionale Organizzativo Francesco Laricchia e da noi già usato anche in precedenti consultazioni.
Inoltre leggiamo sul quotidiano La Stampa (di Torino...) che stà seguendo giornalmente l'evolversi della nascita di questo "nuovo" soggetto politico (si vede che ci tiene molto...) nell'edizione del 18/07/2009 a pag. 12 (un'intera pagina..) in un servizio speciale da Sorrento di Francesca Schianchi che, i signori riuniti a Sorrento, avrebbero già pronto oltre al sito web anche un nuovo quotidiano che si chiamerà "New Sud"....
Ma che coincidenza.... guardacaso, come "Il Nuovo Sud" il mensile dell'Associazione Culturale Neoborbonica...ne hanno solo tradotto una parte in inglese...si sa un tocco d'inglese non guasta mai...fa giovane e moderno....
Tutte coincidenze...?
Ci pare francamente improbabile,anche perchè, come dice il detto, tre indizi fanno una prova.
A prima vista l'impressione è proprio quella di trovarsi di fronte a scopiazzature senza pudore.
Insomma sembrerebbe come a scuola dove l'alunno che non conosce la materia e senza idee si aiuta, durante la verifica, copiando a più non posso dal vicino preparato.
Nell'attesa di prossime, casuali, scopiazzature , speriamo che i cittadini capiscano che, anche in politica, è sempre meglio preferire l'originale diffidando dalle imitazioni.
P.S. :anche oggi La Stampa di Torino si occupa , come sempre, del "partito del Sud", questa volta cita in prima pagina anche il VERO Partito del Sud, peccato che l'editorialista prenda una topica clamorosa collocando Gaeta in provincia di Caserta, a dimostrazione che se la conoscenza geografica è così lacunosa figuriamoci la conoscenza delle realtà politiche territoriali....comunque ciò non gli impedisce di continuare a pontificare giudizi sulle realtà politiche meridionali e meridionaliste da Torino...
IL VERO MERIDIONALISMO, UN ORFANO DELLA COMUNICAZIONE

Mentre si continua
a predicare
le cose giuste
nel modo sbagliato,
c'è chi confonde
polpette con hamburgers...
Scorrendo le pagine dei quotidiani, non può non balzare agli occhi il fermento che agita la nostra classe politica la quale, fulminata (purtroppo si tratta di un modo di dire) sulla via del meridionalismo, sta gareggiando per accreditarsi quale unico e credibile "Partito del Sud".
Naturalmente, senza possedere né i crismi dell'unicità (chi pratica il meridionalismo sa che ci vorrebbe un miracolo-ndr), né tantomeno quelli della credibilità, da lungo tempo dissipata dalla pratica quotidiana nello sfruttamento personale e svilimento della cosa pubblica.
Per la maggior parte dei casi, si tratta di politicanti estromessi dalle logiche di partito ed in cerca di riscatto attraverso quella che gli appare come un'ideologia, non solo facilmente sfruttabile, ma anche a buon mercato. Per dargli una definizione che sia facilmente comprensibile, li potremmo chiamare "Trombati in cerca d'autore".
Con tutti i difetti e i vizi della casta sopradescritti, però, il meridionalismo vero, quello che si danna l'anima da anni e anni per convincere i meridionali della necessità di avere un partito rappresentativo delle istanze del territorio che si identifica con i confini di quello che fu il "Regno delle Due Sicilie", non può non fare autocritica se qualcuno sta cercando di scippargli la cosìddetta "polpetta dal piatto".
Facile per un addetto ai lavori individuare, oltre la tradizionale incapacità di unirsi verso un obiettivo comune, in una mancata "Organica Strategia di Comunicazione" la pochezza percentuale dei risultati raggiunti.
Inoltre, il Sud attraversa un pericoloso momento, rischiando che le sue genti, orfane -perlappunto- di un'efficace comunicazione, non comprendendo le buone intenzioni di chi, generosamente, si propone come "vera ed inattaccabile nuova classe dirigente per il Sud", si consegnino nelle mani di chi è scafato da anni di approfittamento della buona fede dell'elettore.
In vita, come in guerra, tutto è possibile: ma che una banda di cialtroni ci rubi una tradizionale "polpetta al ragù" scambiandola, nell'ignoranza abissale e strafottenza verso la sua terra ed identità, per un rinsecchito "hamburger", mi sembra una cosa che non possiamo e non dobbiamo consentire a nessuno.

Mentre si continua
a predicare
le cose giuste
nel modo sbagliato,
c'è chi confonde
polpette con hamburgers...
Scorrendo le pagine dei quotidiani, non può non balzare agli occhi il fermento che agita la nostra classe politica la quale, fulminata (purtroppo si tratta di un modo di dire) sulla via del meridionalismo, sta gareggiando per accreditarsi quale unico e credibile "Partito del Sud".
Naturalmente, senza possedere né i crismi dell'unicità (chi pratica il meridionalismo sa che ci vorrebbe un miracolo-ndr), né tantomeno quelli della credibilità, da lungo tempo dissipata dalla pratica quotidiana nello sfruttamento personale e svilimento della cosa pubblica.
Per la maggior parte dei casi, si tratta di politicanti estromessi dalle logiche di partito ed in cerca di riscatto attraverso quella che gli appare come un'ideologia, non solo facilmente sfruttabile, ma anche a buon mercato. Per dargli una definizione che sia facilmente comprensibile, li potremmo chiamare "Trombati in cerca d'autore".
Con tutti i difetti e i vizi della casta sopradescritti, però, il meridionalismo vero, quello che si danna l'anima da anni e anni per convincere i meridionali della necessità di avere un partito rappresentativo delle istanze del territorio che si identifica con i confini di quello che fu il "Regno delle Due Sicilie", non può non fare autocritica se qualcuno sta cercando di scippargli la cosìddetta "polpetta dal piatto".
Facile per un addetto ai lavori individuare, oltre la tradizionale incapacità di unirsi verso un obiettivo comune, in una mancata "Organica Strategia di Comunicazione" la pochezza percentuale dei risultati raggiunti.
Inoltre, il Sud attraversa un pericoloso momento, rischiando che le sue genti, orfane -perlappunto- di un'efficace comunicazione, non comprendendo le buone intenzioni di chi, generosamente, si propone come "vera ed inattaccabile nuova classe dirigente per il Sud", si consegnino nelle mani di chi è scafato da anni di approfittamento della buona fede dell'elettore.
In vita, come in guerra, tutto è possibile: ma che una banda di cialtroni ci rubi una tradizionale "polpetta al ragù" scambiandola, nell'ignoranza abissale e strafottenza verso la sua terra ed identità, per un rinsecchito "hamburger", mi sembra una cosa che non possiamo e non dobbiamo consentire a nessuno.
Salvatore Borsellino «Via D'Amelio strage di Stato»
MILANO - «Vju viniri na cavalleria chistu è mè patri chi veni pi mia! Signuri patri, chi vinistivu a fari? Signura figghia, vi vegnu a mmazzari. Signuri patri, aspettatimi un pocu, quantu mi chiamu lu me cunfissuri».
A memoria Salvatore Borsellino recita i versi de La baronessa di Carini. La leggenda di Donna Laura Lanza è una storia siciliana i cui luoghi, il sangue, il dolore e il tradimento ricorda le più moderne storie di mafia. Il fratello del giudice Paolo Borsellino promette: «Quando smetterò di lavorare farò il cantastorie».
Intanto racconta la storia del fratello: il giudice Paolo Borsellino, morto il 19 luglio 1992 a Palermo con gli agenti di scorta Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto è Antonino Vullo
Nino Luca17 luglio 2009http://www.danieleandaloro.blogspot.com/
MILANO - «Vju viniri na cavalleria chistu è mè patri chi veni pi mia! Signuri patri, chi vinistivu a fari? Signura figghia, vi vegnu a mmazzari. Signuri patri, aspettatimi un pocu, quantu mi chiamu lu me cunfissuri».
A memoria Salvatore Borsellino recita i versi de La baronessa di Carini. La leggenda di Donna Laura Lanza è una storia siciliana i cui luoghi, il sangue, il dolore e il tradimento ricorda le più moderne storie di mafia. Il fratello del giudice Paolo Borsellino promette: «Quando smetterò di lavorare farò il cantastorie».
Intanto racconta la storia del fratello: il giudice Paolo Borsellino, morto il 19 luglio 1992 a Palermo con gli agenti di scorta Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto è Antonino Vullo
Nino Luca17 luglio 2009http://www.danieleandaloro.blogspot.com/
19 Luglio Via D' Amelio Strage di Stato.

Programma delle iniziative a Palermo
Domenica 19 luglio
Ore 8:00 - via D´Amelio: presidio fino alle ore 16.40 con interventi di giornalisti, associazioni e cittadini
Ore 16:55 - Minuto di silenzio
Ore 17:00 - Marilena Monti recita GIUDICE PAOLO
Ore 18:30 - Partenza del corteo da via D´Amelio verso il quartiere Kalsa passando per i luoghi dov´è cresciuto Paolo Borsellino con arrivo a P.zza Magione
Ore 21.30 - P.zza Magione: recital di Giulio Cavalli. Esibizioni di Mario Crispi, Marilena Monti, Angela Rizzo e Laura Spacca
Lunedì 20 luglio
Ore 9:00 - Palazzo di Giustizia: presidio di solidarietà ai magistrati

Programma delle iniziative a Palermo
Domenica 19 luglio
Ore 8:00 - via D´Amelio: presidio fino alle ore 16.40 con interventi di giornalisti, associazioni e cittadini
Ore 16:55 - Minuto di silenzio
Ore 17:00 - Marilena Monti recita GIUDICE PAOLO
Ore 18:30 - Partenza del corteo da via D´Amelio verso il quartiere Kalsa passando per i luoghi dov´è cresciuto Paolo Borsellino con arrivo a P.zza Magione
Ore 21.30 - P.zza Magione: recital di Giulio Cavalli. Esibizioni di Mario Crispi, Marilena Monti, Angela Rizzo e Laura Spacca
Lunedì 20 luglio
Ore 9:00 - Palazzo di Giustizia: presidio di solidarietà ai magistrati
Promossi l'eoilco e il fotovoltaico, bocciato il nucleare!!!
Lo studio, pubblicato su "Energy & Environmental Science" è stato condotto da Mark Jakobson, ricercatore e ingegnere ambientale che nel suo lavoro ha fatto per la prima volta un’analisi quantitativa delle energie alternative tenendo conto non solo delle emissioni prodotte ma anche del livello di sicurezza energetica, degli impatti sulla salute umana, sull’ecosistema e sulle risorse idriche. Il metodo seguito è stato quello di valutare l’impatto complessivo di ciascuna fonte esaminata come se fosse usata da sola per alimentare l’intero fabbisogno energetico del parco automobilistico degli USA trasformato in veicoli a trazione elettrica o a biocarburanti.
Ne è risultato che le fonti di energia più convenienti sono l’eolico, il solare a concentrazione, il geotermico ed il fotovoltaico . A seguire le maree, il moto ondoso e l’idroelettrico. Decisamente bocciati il nucleare, il cosiddetto “carbone pulito” ed i biocarburanti. E’ stato calcolato che il nucleare, oltre a problemi di sicurezza di non poco conto, ha emissioni 35 volte superiori a quelle dell’eolico e tempi lunghi di realizzazione delle centrali che in quel periodo comportano ulteriori emissioni non evitate.
Anche il carbone pulito non è affatto pulito ed emette una quantità di CO2 superiore di 110 volte a quella dell’eolico. I biocarburanti come l’etanolo ricavati dal mais o dalla cellulosa sono stati valutati negativamente per via dell’inquinamento e degli spazi e risorse sottratte ad altri scopi, con danni alla salute dell’uomo, alla fauna, al clima e alle già scarse risorse idriche del pianeta.
Il suggerimento finale di Jakobson è quello di non disperdere “energie” economiche ed intellettuali in mille rivoli ma di concentrarsi sullo sviluppo tecnologico delle fonti alternative che danno i più alti benefici assicurando così vantaggiose ricadute anche sulla produzione agricola, sui costi della salute e sul clima.
Fonte: Pieno sole
Lo studio, pubblicato su "Energy & Environmental Science" è stato condotto da Mark Jakobson, ricercatore e ingegnere ambientale che nel suo lavoro ha fatto per la prima volta un’analisi quantitativa delle energie alternative tenendo conto non solo delle emissioni prodotte ma anche del livello di sicurezza energetica, degli impatti sulla salute umana, sull’ecosistema e sulle risorse idriche. Il metodo seguito è stato quello di valutare l’impatto complessivo di ciascuna fonte esaminata come se fosse usata da sola per alimentare l’intero fabbisogno energetico del parco automobilistico degli USA trasformato in veicoli a trazione elettrica o a biocarburanti.
Ne è risultato che le fonti di energia più convenienti sono l’eolico, il solare a concentrazione, il geotermico ed il fotovoltaico . A seguire le maree, il moto ondoso e l’idroelettrico. Decisamente bocciati il nucleare, il cosiddetto “carbone pulito” ed i biocarburanti. E’ stato calcolato che il nucleare, oltre a problemi di sicurezza di non poco conto, ha emissioni 35 volte superiori a quelle dell’eolico e tempi lunghi di realizzazione delle centrali che in quel periodo comportano ulteriori emissioni non evitate.
Anche il carbone pulito non è affatto pulito ed emette una quantità di CO2 superiore di 110 volte a quella dell’eolico. I biocarburanti come l’etanolo ricavati dal mais o dalla cellulosa sono stati valutati negativamente per via dell’inquinamento e degli spazi e risorse sottratte ad altri scopi, con danni alla salute dell’uomo, alla fauna, al clima e alle già scarse risorse idriche del pianeta.
Il suggerimento finale di Jakobson è quello di non disperdere “energie” economiche ed intellettuali in mille rivoli ma di concentrarsi sullo sviluppo tecnologico delle fonti alternative che danno i più alti benefici assicurando così vantaggiose ricadute anche sulla produzione agricola, sui costi della salute e sul clima.
Fonte: Pieno sole
sabato 18 luglio 2009
Ecco chi ha fatto nascere il Partito del Sud

