sabato 20 giugno 2009

Ad esempio a me piace il sud




Di Lucio Guadagno


Il tratto di strada che appare in foto è conosciuto come “Asse mediano”. È un’arteria di ferro, asfalto e cemento, costruita a cavallo tra gli anni ottanta e gli anni novanta, che collega i comuni dell’interland napoletano ai vari della provincia di Caserta. L’incuria ha lasciato intatta solo la scritta di un vicino centro commerciale, divenuto oramai meta di scampagnate domenicali per migliaia di famiglie, e solo qualche foro di proiettile contribuisce a rendere il quadro estremamente “attraente”.
La foto qui mostrata funge da caso tipico sulle superstrade del casertano e del napoletano, tutti i cartelli come questo sono bucherellati e certamente non è la ruggine la causa. Come scrisse Nanni Balestrini, in un bel libro intitolato “Sandokan”, i cartelli sforacchiati dai proiettili sono un benvenuto atipico, un segno sul territorio che in terra di camorra ha la forma del piombo delle cartucce 9,21.


Il pentito che parlò per primo dell’uccisione del giornalista del Mattino, Giancarlo Siani, nello spiegare le dinamiche che portarono alla maturazione dell’idea di uccidere il giovane cronista, fornisce particolari interessanti, fonti di studio ed approfondimento, se vogliamo, antropologico. Anche il calibro di una pistola con la quale si compie un omicidio rappresenta un segnale per i rivali, per coloro i quali riconosceranno successivamente il corpo all’obitorio.

Nei racconti di “nera” che parlano di omicidi di camorra o mafia in genere, ricorre spesso la sigla calibro 9,21, oppure kalasnikof, due armi molto potenti, di grosso calibro.
I segnali che dovrebbero richiamare, in una logica barbara, sono essenzialmente due: la forza di fuoco di chi compie l’atto e (difficile da credere ma è proprio così) una sorta di rispetto nei confronti della vittima o del clan di appartenenza. Difatti Siani fu assassinato con una calibro 7,65, una piccola pistola, che raramente viene usata in delitti di faide tra clan rivali.

Il motivo di tale scelta risiedeva principalmente nell’intenzione dei Nuvoletta di sviare da subito le indagini degli inquirenti e di fatti così fu. Da principio si pensò ad un delitto passionale, per motivi di donne come scrissero i giornali in quel lontano 1986. Diversamente sarebbe andata forse se l’arma usata fosse stata una 9,21, utilizzata per affiliati o boss.

Questo potrebbe essere definito, in modo semplicistico, il linguaggio delle armi, una sorta di forma comunicativa che ha come sintagmi la grandezza millimetrica della pallottola di una pistola manovrata da mani omicide.

“L’Asse mediano” fa parte di un insieme di arterie stradali che collegano tutta la periferia di Napoli e Caserta, ne fa parte anche la Nola - Villa Literno, e tutte le cave (molte abusive) utilizzate per costruirle sono state “ingozzate” per anni di rifiuti. Un’inchiesta di Antonio Cianciullo e Enrico Fontana, Ecomafie, riporta uno spezzone di un’intercettazione telefonica tra Francesco Schiavone detto “Sandokan”, al momento detenuto al 41 bis nel carcere di Opera e il cugino Carmine Schiamone, pentito e sottoposto al regime di tutela per i collaboratori di giustizia:

1988 - Casal di Principe
C.S: guarda, c’è un business. Possiamo incassare miliardi con l’immondizia. Basta che mettiamo a disposizione le cave che abbiamo usato per gli appalti della superstada Nola-Villa Literno. Quelli lì riempiono di rifiuti e noi ci riempiamo di soldi.
F.S: e cosa vogliamo fare, avvelenare Casale?
C.S.: no!
F.S.: allora non se ne fa niente!

1990 – Casal di Principe
C.S: ma che cosa sta succedendo, non l’abbiamo voluto fare nell’88 e adesso stanno uscendo questi fusti tossici dai terreni di mio genero e me li scoprono addirittura i carabinieri.
F.S.: Non sono io! Anche se qualcosa c’è sotto, se riscuotono una certa percentuale. Oramai le sta riempiendo Gaetano Cerci che sta insieme a Cicciotto, con l’avvocato Chianese e certi gruppi di Pianura, della Montagna Spaccata. È cominciato tutto da un paio d’anni.
C.S.: Va beh! Ma parlaci adesso però, perché i soldi devono darli anche a noi.

La D.I.A (dipartimento investigativo antimafia), ormai da circa 10 anni, stilla ogni semestre una relazione sullo stato della geografia criminale – mafiosa nelle quattro regioni interessate dal fenomeno. L’ultima redatta alla fine del 2008, per quanto concerne la Campania ed in particolar modo la provincia di Caserta, recita:
“La criminalità organizzata campana, meglio nota con l’etimo camorra, anche nel semestre in trattazione, ha evidenziato profili di elevata fluidità, dando luogo a dinamiche violente, finalizzate a consolidare la propria influenza mafiosa su territori di elezioni. Per i profili di interesse della DIA, focalizzati sugli indotti economico/patrimoniali dei sodalizi e sulle loro capacità di infiltrazione nella sfera imprenditoriale, il quadro di situazione ha confermato l’operatività complessiva di tale agglomerato criminale per la penetrazione nel bacino produttivo campano, con la correlativa capacità di inquinare segmenti di mercato particolarmente redditizi, quali il ciclo dei rifiuti.”
Come a dire “stamm comm’e primm”.

La domanda che prepotentemente si fa largo è la seguente: come può un GOVERNO sbandierare a destra e a manca il concetto di sicurezza, ergendolo addirittura a simbolo politico durante la campagna elettorale, se poi taglia i fondi alle forze di polizia ed alle procure (deficiano persino di carta necessaria ad istruire i processi)? Sarà forse che il governo italiano ha un debito pubblico clamoroso e nel Palazzo sanno benissimo che gli introiti prodotti dalle mafie rappresentano comunque una ricchezza per quel dato territorio di influenza e di conseguenza anche per alcuni cittadini o in modo parziale alcune comunità?
Un dato significativo è rappresentato dalla forma di tali investimenti malavitosi.
Uno dei settori in cui le mafie maggiormente hanno investito è il turismo, e continuano certamente a farlo.

I dati di Legambiente non possono che suscitare sgomento: nel solo anno 2008 in Campania sono state costruite 6000 case abusive e molto spesso, non solo in Campania, gran parte delle “particelle” abusive sono a scopo turistico. Noi tutti meridionali che abbiamo scelto di ripercorrere il destino degli antenati, abbandonando il proprio passato, in un certo senso sappiamo i nomi, le facce, conosciamo i fatti poiché tra quelle parti si parla e come, ma non abbiamo le prove (come scrisse Pasolini in una famosa lettera al Corriere) e molto spesso manca il coraggio e la volontà di mettersi in gioco per un qualcosa ormai passato e pertanto incastrato in quella dimensione. C’è certamente rassegnazione, non v’è dubbio. Aleggia insistente tra i pensieri la fatidica frase “tanto non cambierà mai nulla”.
E come potrebbe. La classe politica italiana vive di omertà, di affari subdoli e clientelari. Molti avranno dimenticato un famoso discorso di Craxi al parlamento durante le vicende di tangentopoli, (presidente della Camera era Giorgio Napoletano) di cui se ne riporta una parte di assoluta rilevanza: “[…] ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto benissimo, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. Non credo che ci sia nessuno in quest’aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo, perché presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.”
Quanti si alzarono dopo queste parole? Nessuno, e chi aveva incombenze fisiologiche si trattenne per non alzarsi ed incorrere nello spergiuro.

Durante il regno della dinastia borbonica fenomeni criminosi, sistemici, sociali, culturali come mafia, camorra, sacra corona unita, ‘ndrangheta, non esistevano. Il regno delle Due Sicilie, sotto diversi punti di vista, (come ad esempio la gestione amministrativa, l’istruzione, l’innovazione tecnologica) era tra i più all’avanguardia dell’intera Europa.
La distribuzione delle terre, allora risorsa principale se non unica del popolo oltre la pesca ed il commercio, era gestita in modo tale da non creare discordie o necessità di doversi difendere da soprusi o spodestamenti ingiusti. Con l’unità d’Italia e la nascita della questione meridionale, avvenuta parallelamente, se non propedeuticamente, al grande fenomeno del latifondismo, comincia a delinearsi una struttura parallela per l’amministrazione delle controversie soprannominata mafia. In Sicilia la mafia ha due funzioni, amministrare l’acqua e l’accesso ai pozzi, risolvere contenziosi per quanto riguarda terreni e messi.
Alla grande balla raccontata circa il brigantaggio citando le parole di Gramsci: “lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.” ne è sempre stata aggiunta un’altra più grande e cioè che la mafia o le mafie avessero preso corpo dai residui del brigantaggio, cosa che manca di qualsiasi fondamento storico.

Nel meridione “africano dei cafoni che i beduini a confronto sono latte e miele” (citando una frase del generale Cialdini, luogo tenente di Vittorio Emanuele II) anche dopo l’unità d’Italia, lo Stato italiano non vi ha mai messo piede, se non attraverso il capitale e l’utilizzo della manodopera. In cuor suo, l’anima vera del meridione, questo Stato non l’ha mai riconosciuto, nè legittimato, e pertanto ha sempre delegato la propria fiducia a gente a sé vicina, ai propri interessi, e su tale sfiducia ha proliferato la mentalità mafiosa.
Solo il fascismo ha tentato di entrarvi, il fascismo usa lo stesso linguaggio delle mafie, ma ha resistito poco.
La “terra di lavoro” (la zona che comprende buona parte della provincia di Caserta, zona di dominio assoluto del famigerato clan dei casalesi) come la chiama Francesco Barbagallo in un saggio dal titolo “Il potere della camorra”, denominata da Plinio il Vecchio, eretta a giustizierato da Ruggero II il normanno, s’è distinta nei secoli per civiltà, fertilità del suolo, violenza diffusa tra una parte dei suoi abitanti, specie nella zona chiamata dei “mazzoni”. Mussolini, ch’era uomo d’azione, pensò di risolvere il problema, con l’abolizione nel 1927 della provincia di Caserta (così Napoli poteva superare il milione d’abitanti) e con l’invio di un “maggiore dei carabinieri con questa consegna: liberatemi di questa delinquenza col ferro e col fuoco.”
Nel corso degli anni, forse per ragioni che ancora non è dato sapere, la consegna è, senza dubbio, passata di mano.




Fonte: Nokoss del 19/06/2009 segnalazione Redazione Due Sicilie
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Di Lucio Guadagno


Il tratto di strada che appare in foto è conosciuto come “Asse mediano”. È un’arteria di ferro, asfalto e cemento, costruita a cavallo tra gli anni ottanta e gli anni novanta, che collega i comuni dell’interland napoletano ai vari della provincia di Caserta. L’incuria ha lasciato intatta solo la scritta di un vicino centro commerciale, divenuto oramai meta di scampagnate domenicali per migliaia di famiglie, e solo qualche foro di proiettile contribuisce a rendere il quadro estremamente “attraente”.
La foto qui mostrata funge da caso tipico sulle superstrade del casertano e del napoletano, tutti i cartelli come questo sono bucherellati e certamente non è la ruggine la causa. Come scrisse Nanni Balestrini, in un bel libro intitolato “Sandokan”, i cartelli sforacchiati dai proiettili sono un benvenuto atipico, un segno sul territorio che in terra di camorra ha la forma del piombo delle cartucce 9,21.


Il pentito che parlò per primo dell’uccisione del giornalista del Mattino, Giancarlo Siani, nello spiegare le dinamiche che portarono alla maturazione dell’idea di uccidere il giovane cronista, fornisce particolari interessanti, fonti di studio ed approfondimento, se vogliamo, antropologico. Anche il calibro di una pistola con la quale si compie un omicidio rappresenta un segnale per i rivali, per coloro i quali riconosceranno successivamente il corpo all’obitorio.

Nei racconti di “nera” che parlano di omicidi di camorra o mafia in genere, ricorre spesso la sigla calibro 9,21, oppure kalasnikof, due armi molto potenti, di grosso calibro.
I segnali che dovrebbero richiamare, in una logica barbara, sono essenzialmente due: la forza di fuoco di chi compie l’atto e (difficile da credere ma è proprio così) una sorta di rispetto nei confronti della vittima o del clan di appartenenza. Difatti Siani fu assassinato con una calibro 7,65, una piccola pistola, che raramente viene usata in delitti di faide tra clan rivali.

Il motivo di tale scelta risiedeva principalmente nell’intenzione dei Nuvoletta di sviare da subito le indagini degli inquirenti e di fatti così fu. Da principio si pensò ad un delitto passionale, per motivi di donne come scrissero i giornali in quel lontano 1986. Diversamente sarebbe andata forse se l’arma usata fosse stata una 9,21, utilizzata per affiliati o boss.

Questo potrebbe essere definito, in modo semplicistico, il linguaggio delle armi, una sorta di forma comunicativa che ha come sintagmi la grandezza millimetrica della pallottola di una pistola manovrata da mani omicide.

“L’Asse mediano” fa parte di un insieme di arterie stradali che collegano tutta la periferia di Napoli e Caserta, ne fa parte anche la Nola - Villa Literno, e tutte le cave (molte abusive) utilizzate per costruirle sono state “ingozzate” per anni di rifiuti. Un’inchiesta di Antonio Cianciullo e Enrico Fontana, Ecomafie, riporta uno spezzone di un’intercettazione telefonica tra Francesco Schiavone detto “Sandokan”, al momento detenuto al 41 bis nel carcere di Opera e il cugino Carmine Schiamone, pentito e sottoposto al regime di tutela per i collaboratori di giustizia:

1988 - Casal di Principe
C.S: guarda, c’è un business. Possiamo incassare miliardi con l’immondizia. Basta che mettiamo a disposizione le cave che abbiamo usato per gli appalti della superstada Nola-Villa Literno. Quelli lì riempiono di rifiuti e noi ci riempiamo di soldi.
F.S: e cosa vogliamo fare, avvelenare Casale?
C.S.: no!
F.S.: allora non se ne fa niente!

1990 – Casal di Principe
C.S: ma che cosa sta succedendo, non l’abbiamo voluto fare nell’88 e adesso stanno uscendo questi fusti tossici dai terreni di mio genero e me li scoprono addirittura i carabinieri.
F.S.: Non sono io! Anche se qualcosa c’è sotto, se riscuotono una certa percentuale. Oramai le sta riempiendo Gaetano Cerci che sta insieme a Cicciotto, con l’avvocato Chianese e certi gruppi di Pianura, della Montagna Spaccata. È cominciato tutto da un paio d’anni.
C.S.: Va beh! Ma parlaci adesso però, perché i soldi devono darli anche a noi.

La D.I.A (dipartimento investigativo antimafia), ormai da circa 10 anni, stilla ogni semestre una relazione sullo stato della geografia criminale – mafiosa nelle quattro regioni interessate dal fenomeno. L’ultima redatta alla fine del 2008, per quanto concerne la Campania ed in particolar modo la provincia di Caserta, recita:
“La criminalità organizzata campana, meglio nota con l’etimo camorra, anche nel semestre in trattazione, ha evidenziato profili di elevata fluidità, dando luogo a dinamiche violente, finalizzate a consolidare la propria influenza mafiosa su territori di elezioni. Per i profili di interesse della DIA, focalizzati sugli indotti economico/patrimoniali dei sodalizi e sulle loro capacità di infiltrazione nella sfera imprenditoriale, il quadro di situazione ha confermato l’operatività complessiva di tale agglomerato criminale per la penetrazione nel bacino produttivo campano, con la correlativa capacità di inquinare segmenti di mercato particolarmente redditizi, quali il ciclo dei rifiuti.”
Come a dire “stamm comm’e primm”.

La domanda che prepotentemente si fa largo è la seguente: come può un GOVERNO sbandierare a destra e a manca il concetto di sicurezza, ergendolo addirittura a simbolo politico durante la campagna elettorale, se poi taglia i fondi alle forze di polizia ed alle procure (deficiano persino di carta necessaria ad istruire i processi)? Sarà forse che il governo italiano ha un debito pubblico clamoroso e nel Palazzo sanno benissimo che gli introiti prodotti dalle mafie rappresentano comunque una ricchezza per quel dato territorio di influenza e di conseguenza anche per alcuni cittadini o in modo parziale alcune comunità?
Un dato significativo è rappresentato dalla forma di tali investimenti malavitosi.
Uno dei settori in cui le mafie maggiormente hanno investito è il turismo, e continuano certamente a farlo.

I dati di Legambiente non possono che suscitare sgomento: nel solo anno 2008 in Campania sono state costruite 6000 case abusive e molto spesso, non solo in Campania, gran parte delle “particelle” abusive sono a scopo turistico. Noi tutti meridionali che abbiamo scelto di ripercorrere il destino degli antenati, abbandonando il proprio passato, in un certo senso sappiamo i nomi, le facce, conosciamo i fatti poiché tra quelle parti si parla e come, ma non abbiamo le prove (come scrisse Pasolini in una famosa lettera al Corriere) e molto spesso manca il coraggio e la volontà di mettersi in gioco per un qualcosa ormai passato e pertanto incastrato in quella dimensione. C’è certamente rassegnazione, non v’è dubbio. Aleggia insistente tra i pensieri la fatidica frase “tanto non cambierà mai nulla”.
E come potrebbe. La classe politica italiana vive di omertà, di affari subdoli e clientelari. Molti avranno dimenticato un famoso discorso di Craxi al parlamento durante le vicende di tangentopoli, (presidente della Camera era Giorgio Napoletano) di cui se ne riporta una parte di assoluta rilevanza: “[…] ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto benissimo, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. Non credo che ci sia nessuno in quest’aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo, perché presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.”
Quanti si alzarono dopo queste parole? Nessuno, e chi aveva incombenze fisiologiche si trattenne per non alzarsi ed incorrere nello spergiuro.

Durante il regno della dinastia borbonica fenomeni criminosi, sistemici, sociali, culturali come mafia, camorra, sacra corona unita, ‘ndrangheta, non esistevano. Il regno delle Due Sicilie, sotto diversi punti di vista, (come ad esempio la gestione amministrativa, l’istruzione, l’innovazione tecnologica) era tra i più all’avanguardia dell’intera Europa.
La distribuzione delle terre, allora risorsa principale se non unica del popolo oltre la pesca ed il commercio, era gestita in modo tale da non creare discordie o necessità di doversi difendere da soprusi o spodestamenti ingiusti. Con l’unità d’Italia e la nascita della questione meridionale, avvenuta parallelamente, se non propedeuticamente, al grande fenomeno del latifondismo, comincia a delinearsi una struttura parallela per l’amministrazione delle controversie soprannominata mafia. In Sicilia la mafia ha due funzioni, amministrare l’acqua e l’accesso ai pozzi, risolvere contenziosi per quanto riguarda terreni e messi.
Alla grande balla raccontata circa il brigantaggio citando le parole di Gramsci: “lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.” ne è sempre stata aggiunta un’altra più grande e cioè che la mafia o le mafie avessero preso corpo dai residui del brigantaggio, cosa che manca di qualsiasi fondamento storico.

Nel meridione “africano dei cafoni che i beduini a confronto sono latte e miele” (citando una frase del generale Cialdini, luogo tenente di Vittorio Emanuele II) anche dopo l’unità d’Italia, lo Stato italiano non vi ha mai messo piede, se non attraverso il capitale e l’utilizzo della manodopera. In cuor suo, l’anima vera del meridione, questo Stato non l’ha mai riconosciuto, nè legittimato, e pertanto ha sempre delegato la propria fiducia a gente a sé vicina, ai propri interessi, e su tale sfiducia ha proliferato la mentalità mafiosa.
Solo il fascismo ha tentato di entrarvi, il fascismo usa lo stesso linguaggio delle mafie, ma ha resistito poco.
La “terra di lavoro” (la zona che comprende buona parte della provincia di Caserta, zona di dominio assoluto del famigerato clan dei casalesi) come la chiama Francesco Barbagallo in un saggio dal titolo “Il potere della camorra”, denominata da Plinio il Vecchio, eretta a giustizierato da Ruggero II il normanno, s’è distinta nei secoli per civiltà, fertilità del suolo, violenza diffusa tra una parte dei suoi abitanti, specie nella zona chiamata dei “mazzoni”. Mussolini, ch’era uomo d’azione, pensò di risolvere il problema, con l’abolizione nel 1927 della provincia di Caserta (così Napoli poteva superare il milione d’abitanti) e con l’invio di un “maggiore dei carabinieri con questa consegna: liberatemi di questa delinquenza col ferro e col fuoco.”
Nel corso degli anni, forse per ragioni che ancora non è dato sapere, la consegna è, senza dubbio, passata di mano.




Fonte: Nokoss del 19/06/2009 segnalazione Redazione Due Sicilie

Istat, nel primo trimestre persi 204 mila posti di lavoro - E' il Mezzogiorno a perdere la maggior parte dei posti


ROMA - L'occupazione in Italia cala per la prima volta dopo 14 anni. Lo sottolinea l'Istat precisando che tra gennaio e marzo 2009 gli occupati sono diminuiti di 204 mila unità, pari allo 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2008. Ed è il Mezzogiorno a perdere la maggior parte dei posti: 114 mila. Su base annua, il tasso di disoccupazione è pari a quasi l'8% (il 7,9% per la precisione), il più alto dal 2005. In cifre assolute, sono quasi due milioni le persone in cerca di occupazione. Cala l'occupazione di 426 mila italiani, aumenta tra le comunità straniere: rispetto a tre mesi fa, hanno trovato lavoro altri 222 mila stranieri.

L'offerta di lavoro è stabile per gli uomini, registra una leggerissimo aumento tra le donne, lo 0,2%. Su quasi 60 milioni di italiani, lavorano in 23 milioni; arrotondando, significa che ogni 3 italiani, solo uno lavora.

I dati, spiega l'Istituto di statistica, trovano ragione nella caduta dell'occupazione autonoma delle piccole imprese, dell'occupazione a termine e nella riduzione del numero dei collaboratori.

Fonte:
La Repubblica 19 giugno 2009
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ROMA - L'occupazione in Italia cala per la prima volta dopo 14 anni. Lo sottolinea l'Istat precisando che tra gennaio e marzo 2009 gli occupati sono diminuiti di 204 mila unità, pari allo 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2008. Ed è il Mezzogiorno a perdere la maggior parte dei posti: 114 mila. Su base annua, il tasso di disoccupazione è pari a quasi l'8% (il 7,9% per la precisione), il più alto dal 2005. In cifre assolute, sono quasi due milioni le persone in cerca di occupazione. Cala l'occupazione di 426 mila italiani, aumenta tra le comunità straniere: rispetto a tre mesi fa, hanno trovato lavoro altri 222 mila stranieri.

L'offerta di lavoro è stabile per gli uomini, registra una leggerissimo aumento tra le donne, lo 0,2%. Su quasi 60 milioni di italiani, lavorano in 23 milioni; arrotondando, significa che ogni 3 italiani, solo uno lavora.

I dati, spiega l'Istituto di statistica, trovano ragione nella caduta dell'occupazione autonoma delle piccole imprese, dell'occupazione a termine e nella riduzione del numero dei collaboratori.

Fonte:
La Repubblica 19 giugno 2009

Il martirio dei samurai cattolici


Nel 1637 oltre trentamila cattolici giapponesi, guidati da un condottiero sedicenne, si ribellarono alla persecuzione religiosa. Un romanzo di Rino Cammilleri ricorda quella vicenda di fede ed eroismo.


Di Andrea Galli



Nel dicembre del 1637 circa trentasettemila kirishitan, cioè cristiani, si asserragliarono nel castello di Hara, nell’allora provincia di Hizen, nell’Isola di Kyu­shu, la più a sud dell’arcipelago nipponico.
Ventimila tra contadini e commercianti, inquadrati militarmente da seicento ronin, samurai decaduti, più diciassettemila donne e bambini al seguito, decisi a resistere fino alla morte per rivendicare la libertà di culto e sfidare un potere feudale giunto a livelli di torchiatura fiscale e di crudeltà inauditi. A guidarli era un giovane di soli sedici anni, Amakusa Shiro, figlio di un samurai cristiano e creduto – per il suo carisma e una serie di miracoli che gli furono attribuiti – l’in­viato dal cielo citato in una misteriosa profezia attribuita a San Francesco Saverio, ritrovata nel testo lasciato dietro di sé da un gesuita in fuga dal­la persecuzione anticattolica.
Era un popolino proveniente dalle isole Amakusa e dalla penisola di Shimabara, costretto a professare la fede nel segreto, pena la morte, odiato dai bonzi buddisti quanto dallo shogunToku­gawa Ieyasu, che vedeva in ogni presenza cristiana un cavallo di Troia degli imperi marittimi di Portogallo e Spagna. Un popolino che, abituato a tirar di roncola più che di spada, aveva però scelto di uscire dalle catacombe e sfidare in armi le autorità locali: prima aveva tentato di assaltare i castelli di Hondo e Tomioka, poi aveva resistito alle rappresaglie, infliggendo pesantissime perdite alle spedizioni dei daimyo, i feudatari locali, poi era arrivato vicino all’inaudito, cioè la presa della fortezza principale della zona, quella di Shimabara, del daimyo Matsukura Katsuie.
Infine, impossibilitato a continuare lo scontro in campo aperto contro un esercito via via sempre più imponente, grazie ai rinforzi provenienti dal resto del Giappone, si era rifugiato in un grande fortilizio abbandonato, a ridosso dell’oceano. Sapendo che da lì, salvo miracoli, non sarebbe più uscito più vivo. Le navi che erano servite per approdare al castello furono distrutte e il legno fu usato per rinforzare le mura diroccate. Sui bastioni furono innalzate grandi bandiere bianche crociate e i kirishitan si apprestarono a combattere invocando l’aiuto di Iesu Kirisuto (Gesù Cristo), di Mariya e dei santi. Niente messe, perché di missionari o sacerdoti autoctoni per celebrarle non ne erano rimasti – quelli che non erano riusciti a lasciare il Paese erano stati trucidati – , solo rosari ed esortazioni mistiche dell’Inviato del Cielo.
Per cinque mesi i ribelli resistettero all’impossibile, anche alle cannonate di una nave olandese guidata dal calvinista Ni­colas Koekebakker, che aveva messo a disposizione per l’annientamento dell’insurrezione papista le sue bocche da fuoco. Fino alla capitolazione, per sfinimento, mancanza di viveri, munizioni, sabotaggi interni, il 12 aprile del 1638. I kirishi­tan furono massacrati e tutti decapitati. La spianata attorno al castello fu disseminata di pali con le loro teste mozzate, come un immenso campo di macabri girasoli. La testa di Amakusa Shiro fu portata a Nagasaki come trofeo e avvertimento per i restanti seguaci di Iesu Kirisuto e del gran regnante di Roma.
Per raccontare la vicenda della ribellione di Shimabara, la Masada della Chiesa giapponese, poco conosciuta in Occidente, Rino Cammilleri, saggista prolifico e di lungo corso, ha scritto quello che probabilmente è il più bello tra i romanzi storici che finora ha firmato: Il Crocifisso del Samurai (Rizzoli, pagine 276, euro 18,50).
Lo ha fatto miscelando una trama di fantasia che vede protagonisti tre seguaci di Amakusa Shiro – il giovane Kato, la sua amata Yumiko, prelevata dalle guardie di un daimyo e torturata pubblicamente con l’unica colpa di essere figlia di Kayata, samurai cattolico che non aveva potuto pagare le tasse alle autorità – e un racconto degli accadimenti di quel 1637 di sangue e della grande persecuzione dei decenni precedenti.
Un’immersione in un Giappone arcaico e feroce, dove sulla fiorente Chiesa nata dalle missioni gesuitiche e francescane si abbatté una violenza che ha avuto pochi uguali nella storia. E dove gli shogun della dinastia Tokugawa, dopo aver preso il potere nel 1603 chiusero sempre più il proprio impero ai rapporti con gli stranieri – dopo la ribellione di Shimibara per oltre duecento anni il Giappone divenne sakoku, quasi totalmente blindato e autarchico – e i cristiani si eclissarono. Riemersero alla luce, come per miracolo, alla fine di un tunnel plurisecolare, solo nel 1865, quando i missionari tornarono in quella lande.

Fonte: Avvenire del 13 maggio 2009
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Nel 1637 oltre trentamila cattolici giapponesi, guidati da un condottiero sedicenne, si ribellarono alla persecuzione religiosa. Un romanzo di Rino Cammilleri ricorda quella vicenda di fede ed eroismo.


Di Andrea Galli



Nel dicembre del 1637 circa trentasettemila kirishitan, cioè cristiani, si asserragliarono nel castello di Hara, nell’allora provincia di Hizen, nell’Isola di Kyu­shu, la più a sud dell’arcipelago nipponico.
Ventimila tra contadini e commercianti, inquadrati militarmente da seicento ronin, samurai decaduti, più diciassettemila donne e bambini al seguito, decisi a resistere fino alla morte per rivendicare la libertà di culto e sfidare un potere feudale giunto a livelli di torchiatura fiscale e di crudeltà inauditi. A guidarli era un giovane di soli sedici anni, Amakusa Shiro, figlio di un samurai cristiano e creduto – per il suo carisma e una serie di miracoli che gli furono attribuiti – l’in­viato dal cielo citato in una misteriosa profezia attribuita a San Francesco Saverio, ritrovata nel testo lasciato dietro di sé da un gesuita in fuga dal­la persecuzione anticattolica.
Era un popolino proveniente dalle isole Amakusa e dalla penisola di Shimabara, costretto a professare la fede nel segreto, pena la morte, odiato dai bonzi buddisti quanto dallo shogunToku­gawa Ieyasu, che vedeva in ogni presenza cristiana un cavallo di Troia degli imperi marittimi di Portogallo e Spagna. Un popolino che, abituato a tirar di roncola più che di spada, aveva però scelto di uscire dalle catacombe e sfidare in armi le autorità locali: prima aveva tentato di assaltare i castelli di Hondo e Tomioka, poi aveva resistito alle rappresaglie, infliggendo pesantissime perdite alle spedizioni dei daimyo, i feudatari locali, poi era arrivato vicino all’inaudito, cioè la presa della fortezza principale della zona, quella di Shimabara, del daimyo Matsukura Katsuie.
Infine, impossibilitato a continuare lo scontro in campo aperto contro un esercito via via sempre più imponente, grazie ai rinforzi provenienti dal resto del Giappone, si era rifugiato in un grande fortilizio abbandonato, a ridosso dell’oceano. Sapendo che da lì, salvo miracoli, non sarebbe più uscito più vivo. Le navi che erano servite per approdare al castello furono distrutte e il legno fu usato per rinforzare le mura diroccate. Sui bastioni furono innalzate grandi bandiere bianche crociate e i kirishitan si apprestarono a combattere invocando l’aiuto di Iesu Kirisuto (Gesù Cristo), di Mariya e dei santi. Niente messe, perché di missionari o sacerdoti autoctoni per celebrarle non ne erano rimasti – quelli che non erano riusciti a lasciare il Paese erano stati trucidati – , solo rosari ed esortazioni mistiche dell’Inviato del Cielo.
Per cinque mesi i ribelli resistettero all’impossibile, anche alle cannonate di una nave olandese guidata dal calvinista Ni­colas Koekebakker, che aveva messo a disposizione per l’annientamento dell’insurrezione papista le sue bocche da fuoco. Fino alla capitolazione, per sfinimento, mancanza di viveri, munizioni, sabotaggi interni, il 12 aprile del 1638. I kirishi­tan furono massacrati e tutti decapitati. La spianata attorno al castello fu disseminata di pali con le loro teste mozzate, come un immenso campo di macabri girasoli. La testa di Amakusa Shiro fu portata a Nagasaki come trofeo e avvertimento per i restanti seguaci di Iesu Kirisuto e del gran regnante di Roma.
Per raccontare la vicenda della ribellione di Shimabara, la Masada della Chiesa giapponese, poco conosciuta in Occidente, Rino Cammilleri, saggista prolifico e di lungo corso, ha scritto quello che probabilmente è il più bello tra i romanzi storici che finora ha firmato: Il Crocifisso del Samurai (Rizzoli, pagine 276, euro 18,50).
Lo ha fatto miscelando una trama di fantasia che vede protagonisti tre seguaci di Amakusa Shiro – il giovane Kato, la sua amata Yumiko, prelevata dalle guardie di un daimyo e torturata pubblicamente con l’unica colpa di essere figlia di Kayata, samurai cattolico che non aveva potuto pagare le tasse alle autorità – e un racconto degli accadimenti di quel 1637 di sangue e della grande persecuzione dei decenni precedenti.
Un’immersione in un Giappone arcaico e feroce, dove sulla fiorente Chiesa nata dalle missioni gesuitiche e francescane si abbatté una violenza che ha avuto pochi uguali nella storia. E dove gli shogun della dinastia Tokugawa, dopo aver preso il potere nel 1603 chiusero sempre più il proprio impero ai rapporti con gli stranieri – dopo la ribellione di Shimibara per oltre duecento anni il Giappone divenne sakoku, quasi totalmente blindato e autarchico – e i cristiani si eclissarono. Riemersero alla luce, come per miracolo, alla fine di un tunnel plurisecolare, solo nel 1865, quando i missionari tornarono in quella lande.

Fonte: Avvenire del 13 maggio 2009

TEMPO DI EREZIONI:da Papino il Breve a Pappone il Grande.


Ricevo e posto:



Di Enrico Viciconte


E' tempo di elezioni,si è votato per l'Europa dei banchieri e per il rinnovo delle mafie dei comuni e delle provincie ed ora si vota per gli scontri finali.
La fasulla opposizione,priva com'è di idee e di proposte ,si è lanciata in una campagna elettorale dove le problematiche europee e dei nostri territori sono state messe in un cantuccio per parlare unicamente delle avventure erotiche del nostro Berlusconi.
Nella realtà la nostra sinistra,bacchettona e moralista,ha ottenuto l'effetto contrario;il nostro popolo ,affetto da prurigini di tipo confessionale,in uno sforzo di fantasia si è immedesimato nell'Augusto Presidente e con lui ha goduto dei favori di Noemi anche se con una punta d'invidia verso colui che(è da dimostrare)i favori-con l'aiuto di San Viagra-li ha ricevuti di fatto.
Ora invece in prossimità dei ballottaggi la "indipendente"Procura di Bari ,durante una indagine sugli sprechi della sanità pugliese sinistrorsa ,scopre un presunto traffico di gentili ed affettuosissime accompagnatrici di politici e finanzieri che avveniva nelle lussuose ville del Cavaliere durante le trimalcioniche cene.
Speriamo che ancora una volta l'Italico popolo non apprezzi la generosità sessuale del novello Duce votando la sua PDL con la segreta speranza di essere invitato a cena.
OPPOSIZIONE,se ci sei batti un colpo.
.
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Ricevo e posto:



Di Enrico Viciconte


E' tempo di elezioni,si è votato per l'Europa dei banchieri e per il rinnovo delle mafie dei comuni e delle provincie ed ora si vota per gli scontri finali.
La fasulla opposizione,priva com'è di idee e di proposte ,si è lanciata in una campagna elettorale dove le problematiche europee e dei nostri territori sono state messe in un cantuccio per parlare unicamente delle avventure erotiche del nostro Berlusconi.
Nella realtà la nostra sinistra,bacchettona e moralista,ha ottenuto l'effetto contrario;il nostro popolo ,affetto da prurigini di tipo confessionale,in uno sforzo di fantasia si è immedesimato nell'Augusto Presidente e con lui ha goduto dei favori di Noemi anche se con una punta d'invidia verso colui che(è da dimostrare)i favori-con l'aiuto di San Viagra-li ha ricevuti di fatto.
Ora invece in prossimità dei ballottaggi la "indipendente"Procura di Bari ,durante una indagine sugli sprechi della sanità pugliese sinistrorsa ,scopre un presunto traffico di gentili ed affettuosissime accompagnatrici di politici e finanzieri che avveniva nelle lussuose ville del Cavaliere durante le trimalcioniche cene.
Speriamo che ancora una volta l'Italico popolo non apprezzi la generosità sessuale del novello Duce votando la sua PDL con la segreta speranza di essere invitato a cena.
OPPOSIZIONE,se ci sei batti un colpo.
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La vida tombola (Maradona by Kusturica)



Manu Chao interpretando La vida tombola en la película Maradona de Emir Kusturica.
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Manu Chao interpretando La vida tombola en la película Maradona de Emir Kusturica.

venerdì 19 giugno 2009

Il Partito del Sud sez. Roma partecipa al raduno del 20 giugno a Napoli


Sperando di incontrare tanti altri compatrioti, associazioni, movimenti, partiti, gruppi, persone del Sud innamorate della nostra terra e che non vogliono piu' delegare ad "altri" (leggi partiti tradizionali di destra o sinistra, difensori dei soli interessi toscopadani) la difesa della nostra identità storica e delle nostre tradizioni, la difesa del nostro ambiente, la difesa del nostro lavoro e del diritto a non emigrare, insomma la difesa dei nostri diritti! NOI CI SAREMO!
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Sperando di incontrare tanti altri compatrioti, associazioni, movimenti, partiti, gruppi, persone del Sud innamorate della nostra terra e che non vogliono piu' delegare ad "altri" (leggi partiti tradizionali di destra o sinistra, difensori dei soli interessi toscopadani) la difesa della nostra identità storica e delle nostre tradizioni, la difesa del nostro ambiente, la difesa del nostro lavoro e del diritto a non emigrare, insomma la difesa dei nostri diritti! NOI CI SAREMO!

NAS, 2 DENUNCIATI PER MOZZARELLE 'PRIVE' DI LATTE


MILANO - I Nas dei carabinieri hanno sequestrato circa quattro tonnellate e di mozzarelle, prodotte da un'azienda casearia di Crema (Cremona), e distribuite per il consumo in tutto il Nord Italia. Il sequestro è stato disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crema su tutto il territorio nazionale: sono stati denunciati i due titolari del caseificio per frode in commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine e sofisticazione di alimenti con sostanze non consentite.

Il valore degli alimenti sottratti alla rete distributiva ammonta a circa 45 mila euro. I militari hanno accertato che le mozzarelle venivano prodotte utilizzando quasi esclusivamente materie prime non consentite quali caseina, burro e formaggi rientrati in azienda perché scaduti o prossimi alla scadenza. In tal modo, aumentando la massa grassa del prodotto con il burro e la consistenza proteica con la caseina, l'azienda riusciva a produrre mozzarelle utilizzando scarsissime quantità di latte.

I carabinieri hanno immediatamente bloccato la produzione, sequestrando le tre tonnellate di mozzarelle rinvenute presso l'azienda, nonché oltre un quintale delle materie prime illecitamente utilizzate; inoltre, considerato che ingenti partite erano state già commercializzate in esercizi pubblici e ristoranti del Nord Italia, sono stati attivati i Nas competenti che sono riusciti a rinvenire e sequestrare una tonnellata di mozzarelle, pronte a finire sulle tavole degli ignari consumatori.

Fonte:
Ansa
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MILANO - I Nas dei carabinieri hanno sequestrato circa quattro tonnellate e di mozzarelle, prodotte da un'azienda casearia di Crema (Cremona), e distribuite per il consumo in tutto il Nord Italia. Il sequestro è stato disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crema su tutto il territorio nazionale: sono stati denunciati i due titolari del caseificio per frode in commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine e sofisticazione di alimenti con sostanze non consentite.

Il valore degli alimenti sottratti alla rete distributiva ammonta a circa 45 mila euro. I militari hanno accertato che le mozzarelle venivano prodotte utilizzando quasi esclusivamente materie prime non consentite quali caseina, burro e formaggi rientrati in azienda perché scaduti o prossimi alla scadenza. In tal modo, aumentando la massa grassa del prodotto con il burro e la consistenza proteica con la caseina, l'azienda riusciva a produrre mozzarelle utilizzando scarsissime quantità di latte.

I carabinieri hanno immediatamente bloccato la produzione, sequestrando le tre tonnellate di mozzarelle rinvenute presso l'azienda, nonché oltre un quintale delle materie prime illecitamente utilizzate; inoltre, considerato che ingenti partite erano state già commercializzate in esercizi pubblici e ristoranti del Nord Italia, sono stati attivati i Nas competenti che sono riusciti a rinvenire e sequestrare una tonnellata di mozzarelle, pronte a finire sulle tavole degli ignari consumatori.

Fonte:
Ansa

CRISI: BANKITALIA, DURO IMPATTO IN SICILIA, -8, 5% INVESTIMENTI


(AGI) - Palermo, 18 giu. - "La crisi finanziaria internazionale ha colpito pesantemente il Mezzogiorno e la Sicilia", si legge nella sintesi dal rapporto su "L'economia della Sicilia nell'anno 2008" della Banca d'Italia, presentato oggi a Palermo.
E i dati che emergono dalle statistiche sono in effetti tutti negativi per l'Isola.
I comparti piu' colpiti dalla crisi in Sicilia nel 2008 sono stati manufatturiero, trasporti e turismo, e solo in agricoltura si sono registrati alcuni indicatori in positivo.

Per l'industria, in Sicilia come nel resto d'Italia, il 2008 e' stato un anno negativo: il grado di utilizzo degli impianti ha accentuato il calo iniziato nel 2007 con una riduzione, nel 2008, di 3,1 punti percentuali. Gli investimenti sono calati dell'8,5 per cento rispetto al 2007. L'occupazione e' diminuita dell'1,2 per cento. Dati negativi anche dal commercio: "il clima di fiducia delle famiglie, in base ai dati Isae, ha registrato nel corso del 2008 un sensibile peggioramento, raggiungendo valori tra i piu' bassi dagli anni ottanta", si legge nel rapporto. Il crollo, che nel 2008 si e' tradotto in un calo dei consumi, si e' arrestato nei primi mesi del 2009.
Quanto al turismo, nel 2008 in base a dati dell'Osservatorio turistico della Regione Siciliana, gli arrivi nel 2008 sono diminuiti del 9,3 per cento rispetto all'anno precedente e le presenze sono calate del 6,1 per cento.

L'andamento relativo ai flussi dall'estero e' risultato peggiore di quello degli italiani. Le esportazioni, sono aumentate in valore nominale del 2 per cento (con una "sensibile frenata rispetto al 2007", quando l'aumento era stato del 21,6 per cento). Al netto dei prodotti petroliferi raffinati, l'export ha registrato un calo del 2,1 per cento. I dati delle vendite all'estero continuano ad essere negativi anche nel primo trimestre del 2009.

Segnalazione Redazione Due Sicilie
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(AGI) - Palermo, 18 giu. - "La crisi finanziaria internazionale ha colpito pesantemente il Mezzogiorno e la Sicilia", si legge nella sintesi dal rapporto su "L'economia della Sicilia nell'anno 2008" della Banca d'Italia, presentato oggi a Palermo.
E i dati che emergono dalle statistiche sono in effetti tutti negativi per l'Isola.
I comparti piu' colpiti dalla crisi in Sicilia nel 2008 sono stati manufatturiero, trasporti e turismo, e solo in agricoltura si sono registrati alcuni indicatori in positivo.

Per l'industria, in Sicilia come nel resto d'Italia, il 2008 e' stato un anno negativo: il grado di utilizzo degli impianti ha accentuato il calo iniziato nel 2007 con una riduzione, nel 2008, di 3,1 punti percentuali. Gli investimenti sono calati dell'8,5 per cento rispetto al 2007. L'occupazione e' diminuita dell'1,2 per cento. Dati negativi anche dal commercio: "il clima di fiducia delle famiglie, in base ai dati Isae, ha registrato nel corso del 2008 un sensibile peggioramento, raggiungendo valori tra i piu' bassi dagli anni ottanta", si legge nel rapporto. Il crollo, che nel 2008 si e' tradotto in un calo dei consumi, si e' arrestato nei primi mesi del 2009.
Quanto al turismo, nel 2008 in base a dati dell'Osservatorio turistico della Regione Siciliana, gli arrivi nel 2008 sono diminuiti del 9,3 per cento rispetto all'anno precedente e le presenze sono calate del 6,1 per cento.

L'andamento relativo ai flussi dall'estero e' risultato peggiore di quello degli italiani. Le esportazioni, sono aumentate in valore nominale del 2 per cento (con una "sensibile frenata rispetto al 2007", quando l'aumento era stato del 21,6 per cento). Al netto dei prodotti petroliferi raffinati, l'export ha registrato un calo del 2,1 per cento. I dati delle vendite all'estero continuano ad essere negativi anche nel primo trimestre del 2009.

Segnalazione Redazione Due Sicilie

Inchiesta di Rai24News sul nucleare (parte 3 di 3)



Inchiesta di Rai24News sul nucleare "Lo Spettro Finlandese" (parte 3 di 3)

Procede il disegno della maggioranza di centro-destra per far tornare l'Italia a produrre energia nucleare. Toccherà al Consiglio dei Ministri individuare dove verranno costruite queste nuove centrali e dove verranno posti i depositi dei rifiuti radioattivi. Le telecamere di Rainews24 sono andate in alcune delle zone dove secondo le indiscrezioni di questi giorni potrebbero essere costruite le nuove centrali nucleari. Inchiesta di Flaviano Masella, Mario Sanna, Angelo Saso e Maurizio Torrealta
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Inchiesta di Rai24News sul nucleare "Lo Spettro Finlandese" (parte 3 di 3)

Procede il disegno della maggioranza di centro-destra per far tornare l'Italia a produrre energia nucleare. Toccherà al Consiglio dei Ministri individuare dove verranno costruite queste nuove centrali e dove verranno posti i depositi dei rifiuti radioattivi. Le telecamere di Rainews24 sono andate in alcune delle zone dove secondo le indiscrezioni di questi giorni potrebbero essere costruite le nuove centrali nucleari. Inchiesta di Flaviano Masella, Mario Sanna, Angelo Saso e Maurizio Torrealta

Inchiesta di Rai24News sul nucleare (parte 2 di 3)



Inchiesta di Rai24News sul nucleare "Lo Spettro Finlandese" (parte 2 di 3)

Procede il disegno della maggioranza di centro-destra per far tornare l'Italia a produrre energia nucleare. Toccherà al Consiglio dei Ministri individuare dove verranno costruite queste nuove centrali e dove verranno posti i depositi dei rifiuti radioattivi. Le telecamere di Rainews24 sono andate in alcune delle zone dove secondo le indiscrezioni di questi giorni potrebbero essere costruite le nuove centrali nucleari. Inchiesta di Flaviano Masella, Mario Sanna, Angelo Saso e Maurizio Torrealta
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Inchiesta di Rai24News sul nucleare "Lo Spettro Finlandese" (parte 2 di 3)

Procede il disegno della maggioranza di centro-destra per far tornare l'Italia a produrre energia nucleare. Toccherà al Consiglio dei Ministri individuare dove verranno costruite queste nuove centrali e dove verranno posti i depositi dei rifiuti radioattivi. Le telecamere di Rainews24 sono andate in alcune delle zone dove secondo le indiscrezioni di questi giorni potrebbero essere costruite le nuove centrali nucleari. Inchiesta di Flaviano Masella, Mario Sanna, Angelo Saso e Maurizio Torrealta

 
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