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giovedì 21 maggio 2009
mercoledì 20 maggio 2009
65esimo Anniversario della Liberazione di Gaeta

Onore ai combattenti morti per la libertà, onore a Mariano Mandolesi ( Carlo) comunista di Gaeta,che combattè la barbarie nazifascista nel Nord, a Belluno. Onore all’ex Sindaco della città Pasquale Corbo(democristiano), ancora vivente, partigiano che, da soldato, si arruolò nell’esercito del Sud, a fianco degli alleati. Corbo entrò per primo a Jesi liberata, dopo un aspro combattimento contro i fascisti. Onore alla popolazione civile di Gaeta che, per nove mesi, sofferse le pene dell’inferno sulle montagne che circondano il gofo patendo rastrellamenti e bombardamenti. Onore ad Erasmo Coccoluto, che da repubblicano combattè la barbarie venuta dl Nord nell’isola greca di Lero .
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Scritto da Ufficio Stampa - Antonio Raimondi
Scritto da Ufficio Stampa - Antonio Raimondi
Il Sindaco di Gaeta Raimondi e il vero risorgimento d’Italia.
Gaeta 19 maggio 2009 - Antonio Raimondi, Sindaco di Gaeta, ha presieduto la celebrazione del 65esimo Anniversario della Liberazione di Gaeta dall’occupazione nazifascista.
“In giorni come questo sentiamo la necessità di fare tesoro della nostra storia. Il 19 maggio 1944 fu un grande giorno per Gaeta che veniva liberata, dopo nove mesi, dall’occupazione nazifascista iniziata l’8 settembre 1943. Il Re fuggì a Bari e lasciò l’Italia in balìa della ferocia degli occupanti. Iniziò, quindi, la battaglia contro i tedeschi sia da parte dei partigiani che da parte di coloro che scelsero di arruolarsi con l’esercito Alleato. Gaeta ebbe, in soli nove mesi, tanta distruzione e morte: 800 vittime, 2000 feriti e 500 deportati - ha detto il Sindaco nel suo intervento - La Resistenza fu il vero Risorgimento del nostro Paese e non vivremmo in democrazia senza il coraggio di tanti italiani che contribuirono alla nostra libertà e a portare la democrazia in Italia.
Ma la democrazia non è una conquista definitiva della storia: si può essere dittatori anche sotto altre forme come, ad esempio,attraverso la comunicazione e la non libertà di esprimere il proprio pensiero. Ringrazio i militari che vigilano costantemente per la nostra sicurezza e che, a livello internazionale, sono chiamati a sostenere la Pace in Paesi lontani e che hanno attraversato periodi di guerra che hanno segnato il territorio ma soprattutto l’anima delle persone”.
Al termine della cerimonia, il Sindaco Raimondi ha consegnato un riconoscimento ad Erasmo Coccoluto, partigiano combattente all’estero nei reparti italiani in Grecia tra il 1943 e il 1945, originario di Gaeta.
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Erasmo Coccoluto, eroe di Gaeta
Erasmo Coccoluto, padre di Caludio, uno dei più gradi DJ del mondo, è un eroe. Ha combattuto per noi tutti, ha combattuto per il nostro benessere, ha combattuto per la nostra libertà. L’amministrazione comunale di Gaeta gli ha tributato il dovuto riconoscimento. Qui voglio ricordare anche l’eroismo del fratello Cosmo, che dopo anni di guerra, dopo aver visto centinaia di morti, dopo essere stato in campi di concentramento e patire la fame, al suo ritorno a Gaeta, vedendo i suoi familiari disse”Eccomi, son tornato a vedere la mia bella Gaeta, sono ancora vivo”
Gaeta ha avuto 1800 morti nell’ultimo conflitto mondiale, tra militari e civili, ha avuto la medaglia d’argento da questa repubblica ed è stata distrutta dalle mine nazifasciste e dai bombardamenti, al 70%. In 83 anni di regno sabaudo, per ben due volte è stata massacrata, nel 1860-61 e nel 1943-45.
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Scritto da Movimento Repubblicani Europei - Gaeta
Erasmo Coccoluto Partigiano Combattente per la Libertà d’ Italia
Gaeta 20 maggio 2009 - Salvatore Delio del Circolo di Gaeta, unitamente ai soci tutti del Circolo , ha festeggiato ieri alle 10,30 in piazza 19 maggio a Gaeta il socio ERASMO COCCOLUTO .
All’eroico concittadino combattente per la libertà in Grecia il Comune di Gaeta ha dedicato una cerimonia al termine della quale il partigiano iscritto al partito repubblicano di Gaeta è stato insignito di un riconoscimento da parte dell’amministrazione comunale. Vogliamo ricordare, con l’occasione, altri eroici repubblicani della brigata partigiana “Osoppo” composta da ragazzi del partito di azione ed altri monarchici e cattolici che, mentre combattevano all’inizio del 1945 sulle montagne del Friuli, comandati dal commissario politico Gastone Valente (cognome molto diffuso a Gaeta) del partito di azione ed altri della stessa formazione, morivano vittime di una imboscata di altri partigiani di formazione comunista comandati da Mario Toffanin detto “Giacca”. Due regioni e due storie diverse della lotta di liberazione che vedevano da una parte e dall’altra dello scacchiere della guerra i repubblicani partecipare alla resistenza.
Nelle malghe del Friuli, come in Grecia gaetani repubblicani appena ventenni come ERASMO COCCOLUTO combattevano per consegnarci l’Italia libera e democratica di oggi. Il destino non ha voluto conservarci in vita quei nostri eroi repubblicani vittime della strage di Porzus ma ci ha fortunatamente conservato in vita il socio ERASMO COCCOLUTO che tutti i repubblicani della provincia di Latina - per nostro tramite - ringraziano per la libertà che oggi godiamo grazie anche al suo coraggio e spirito di totale abnegazione e di servizio alla Patria repubblicana. Coordinamento repubblicani europei provincie Latina-Frosinone. Erasmo Coccoluto è nato a Gaeta il 02.06.1924. Aveva appena conseguito la patente di conduttore di motori marini nelle scuole professionali quando a sedici anni si arruolava nella Marina Militare ed il 21 giugno 1940 vestiva la divisa di marinaio. Ricevuta una formazione militare di radiotelegrafista, conseguiva il brevetto di marconista e di idrofonista classificandosi tra i primi del suo corso, prestando servizio nel prestigioso Centro Radio della Marina Militare a Roma. Nel dicembre 1941 veniva destinato nel possedimento italiano dell’Egeo con base militare sull’isola di Rodi.
E’ quì che prestava il suo servizio alla Patria. Agli ordini del Capitano di Corvetta Virgilio Spigai, fu lui ad intercettare quale radiotelegrafista la notizia di resa dell’Italia diffusa da Radio Londra con due giorni di anticipo rispetto al resto d’ Itali. Dopo l’ otto settembre, che decretò l’uscita dell’Italia dal conflitto, partecipò alla strenua difesa dell’ isola di Lero dall’assalto dei tedeschi. Alla resa dell’ isola, dopo 52 giorni di bombardamento da parte degli stukas tedeschi e sei giorni di combattimenti di terra, fu prigioniero il 16 novembre 1943 nella zona di San Nicola. Scampò alla decimazione decretata per rappresaglia contro gli addetti alle telecomunicazioni. Dopo due anni di prigionia in Serbia ed in Russia torna a casa nel novembre 1945 e nel febbraio 1946 riprende il servizio quale sottufficiale R.T. sulla Nave Corazzata Caio Duilio di base a Taranto. Partecipò ai campionati italiani di velocità del 1946 classificandosi al terzo posto tra tutti i radiotelegrafisti della Marina.
Per i servizi prestati alla Patria è stato insignito con la qualifica di Partigiano Combattente per la Libertà d’ Italia 1943-1945 e decorato con Encomio solenne per avere partecipato agli ordini della Medaglia d’ Oro Amm. L. Maskerpa alla difesa di Lero (Egeo). Può, ora, indossare il mostrino con quattro stellette. E’ stato congedato nel 1949 quale Grande Invalido di Guerra.
Fonte:ReteSud
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Onore ai combattenti morti per la libertà, onore a Mariano Mandolesi ( Carlo) comunista di Gaeta,che combattè la barbarie nazifascista nel Nord, a Belluno. Onore all’ex Sindaco della città Pasquale Corbo(democristiano), ancora vivente, partigiano che, da soldato, si arruolò nell’esercito del Sud, a fianco degli alleati. Corbo entrò per primo a Jesi liberata, dopo un aspro combattimento contro i fascisti. Onore alla popolazione civile di Gaeta che, per nove mesi, sofferse le pene dell’inferno sulle montagne che circondano il gofo patendo rastrellamenti e bombardamenti. Onore ad Erasmo Coccoluto, che da repubblicano combattè la barbarie venuta dl Nord nell’isola greca di Lero .
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Scritto da Ufficio Stampa - Antonio Raimondi
Scritto da Ufficio Stampa - Antonio Raimondi
Il Sindaco di Gaeta Raimondi e il vero risorgimento d’Italia.
Gaeta 19 maggio 2009 - Antonio Raimondi, Sindaco di Gaeta, ha presieduto la celebrazione del 65esimo Anniversario della Liberazione di Gaeta dall’occupazione nazifascista.
“In giorni come questo sentiamo la necessità di fare tesoro della nostra storia. Il 19 maggio 1944 fu un grande giorno per Gaeta che veniva liberata, dopo nove mesi, dall’occupazione nazifascista iniziata l’8 settembre 1943. Il Re fuggì a Bari e lasciò l’Italia in balìa della ferocia degli occupanti. Iniziò, quindi, la battaglia contro i tedeschi sia da parte dei partigiani che da parte di coloro che scelsero di arruolarsi con l’esercito Alleato. Gaeta ebbe, in soli nove mesi, tanta distruzione e morte: 800 vittime, 2000 feriti e 500 deportati - ha detto il Sindaco nel suo intervento - La Resistenza fu il vero Risorgimento del nostro Paese e non vivremmo in democrazia senza il coraggio di tanti italiani che contribuirono alla nostra libertà e a portare la democrazia in Italia.
Ma la democrazia non è una conquista definitiva della storia: si può essere dittatori anche sotto altre forme come, ad esempio,attraverso la comunicazione e la non libertà di esprimere il proprio pensiero. Ringrazio i militari che vigilano costantemente per la nostra sicurezza e che, a livello internazionale, sono chiamati a sostenere la Pace in Paesi lontani e che hanno attraversato periodi di guerra che hanno segnato il territorio ma soprattutto l’anima delle persone”.
Al termine della cerimonia, il Sindaco Raimondi ha consegnato un riconoscimento ad Erasmo Coccoluto, partigiano combattente all’estero nei reparti italiani in Grecia tra il 1943 e il 1945, originario di Gaeta.
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Erasmo Coccoluto, eroe di Gaeta
Erasmo Coccoluto, padre di Caludio, uno dei più gradi DJ del mondo, è un eroe. Ha combattuto per noi tutti, ha combattuto per il nostro benessere, ha combattuto per la nostra libertà. L’amministrazione comunale di Gaeta gli ha tributato il dovuto riconoscimento. Qui voglio ricordare anche l’eroismo del fratello Cosmo, che dopo anni di guerra, dopo aver visto centinaia di morti, dopo essere stato in campi di concentramento e patire la fame, al suo ritorno a Gaeta, vedendo i suoi familiari disse”Eccomi, son tornato a vedere la mia bella Gaeta, sono ancora vivo”
Gaeta ha avuto 1800 morti nell’ultimo conflitto mondiale, tra militari e civili, ha avuto la medaglia d’argento da questa repubblica ed è stata distrutta dalle mine nazifasciste e dai bombardamenti, al 70%. In 83 anni di regno sabaudo, per ben due volte è stata massacrata, nel 1860-61 e nel 1943-45.
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Scritto da Movimento Repubblicani Europei - Gaeta
Erasmo Coccoluto Partigiano Combattente per la Libertà d’ Italia
Gaeta 20 maggio 2009 - Salvatore Delio del Circolo di Gaeta, unitamente ai soci tutti del Circolo , ha festeggiato ieri alle 10,30 in piazza 19 maggio a Gaeta il socio ERASMO COCCOLUTO .
All’eroico concittadino combattente per la libertà in Grecia il Comune di Gaeta ha dedicato una cerimonia al termine della quale il partigiano iscritto al partito repubblicano di Gaeta è stato insignito di un riconoscimento da parte dell’amministrazione comunale. Vogliamo ricordare, con l’occasione, altri eroici repubblicani della brigata partigiana “Osoppo” composta da ragazzi del partito di azione ed altri monarchici e cattolici che, mentre combattevano all’inizio del 1945 sulle montagne del Friuli, comandati dal commissario politico Gastone Valente (cognome molto diffuso a Gaeta) del partito di azione ed altri della stessa formazione, morivano vittime di una imboscata di altri partigiani di formazione comunista comandati da Mario Toffanin detto “Giacca”. Due regioni e due storie diverse della lotta di liberazione che vedevano da una parte e dall’altra dello scacchiere della guerra i repubblicani partecipare alla resistenza.
Nelle malghe del Friuli, come in Grecia gaetani repubblicani appena ventenni come ERASMO COCCOLUTO combattevano per consegnarci l’Italia libera e democratica di oggi. Il destino non ha voluto conservarci in vita quei nostri eroi repubblicani vittime della strage di Porzus ma ci ha fortunatamente conservato in vita il socio ERASMO COCCOLUTO che tutti i repubblicani della provincia di Latina - per nostro tramite - ringraziano per la libertà che oggi godiamo grazie anche al suo coraggio e spirito di totale abnegazione e di servizio alla Patria repubblicana. Coordinamento repubblicani europei provincie Latina-Frosinone. Erasmo Coccoluto è nato a Gaeta il 02.06.1924. Aveva appena conseguito la patente di conduttore di motori marini nelle scuole professionali quando a sedici anni si arruolava nella Marina Militare ed il 21 giugno 1940 vestiva la divisa di marinaio. Ricevuta una formazione militare di radiotelegrafista, conseguiva il brevetto di marconista e di idrofonista classificandosi tra i primi del suo corso, prestando servizio nel prestigioso Centro Radio della Marina Militare a Roma. Nel dicembre 1941 veniva destinato nel possedimento italiano dell’Egeo con base militare sull’isola di Rodi.
E’ quì che prestava il suo servizio alla Patria. Agli ordini del Capitano di Corvetta Virgilio Spigai, fu lui ad intercettare quale radiotelegrafista la notizia di resa dell’Italia diffusa da Radio Londra con due giorni di anticipo rispetto al resto d’ Itali. Dopo l’ otto settembre, che decretò l’uscita dell’Italia dal conflitto, partecipò alla strenua difesa dell’ isola di Lero dall’assalto dei tedeschi. Alla resa dell’ isola, dopo 52 giorni di bombardamento da parte degli stukas tedeschi e sei giorni di combattimenti di terra, fu prigioniero il 16 novembre 1943 nella zona di San Nicola. Scampò alla decimazione decretata per rappresaglia contro gli addetti alle telecomunicazioni. Dopo due anni di prigionia in Serbia ed in Russia torna a casa nel novembre 1945 e nel febbraio 1946 riprende il servizio quale sottufficiale R.T. sulla Nave Corazzata Caio Duilio di base a Taranto. Partecipò ai campionati italiani di velocità del 1946 classificandosi al terzo posto tra tutti i radiotelegrafisti della Marina.
Per i servizi prestati alla Patria è stato insignito con la qualifica di Partigiano Combattente per la Libertà d’ Italia 1943-1945 e decorato con Encomio solenne per avere partecipato agli ordini della Medaglia d’ Oro Amm. L. Maskerpa alla difesa di Lero (Egeo). Può, ora, indossare il mostrino con quattro stellette. E’ stato congedato nel 1949 quale Grande Invalido di Guerra.
Fonte:ReteSud
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Elezioni Provinciali di Latina: Giovedì 21 maggio su Rai 3 Lazio - Tribuna Elettorale con Antonio Ciano
Giovedì 21 maggio ore 09,17 su Rai Tre Lazio andrà in onda una tribuna elettorale di 45 minuti in diretta, con il Partito del Sud e gli altri partiti del Nord ( tutti, da destra a sinistra a difendere gli interessi economici tosco-padani).In questi pochissimi minuti di visibilità il candidato Presidente per la Provincia di Latina, Antonio Ciano, illustrerà le proposte ed il programma politico del Partito del Sud.
Al primo punto del nostro programma elettorale la ripresa dell'etere da parte del Sud.
Giovedì 21 maggio ore 09,17 su Rai Tre Lazio andrà in onda una tribuna elettorale di 45 minuti in diretta, con il Partito del Sud e gli altri partiti del Nord ( tutti, da destra a sinistra a difendere gli interessi economici tosco-padani).In questi pochissimi minuti di visibilità il candidato Presidente per la Provincia di Latina, Antonio Ciano, illustrerà le proposte ed il programma politico del Partito del Sud.
Al primo punto del nostro programma elettorale la ripresa dell'etere da parte del Sud.
Ecco il nuovo meridionalismo: Partito del Sud e Insorgenza!

Di Enzo Riccio
Ci siamo, finalmente siamo passati dalla Fase 0 alla Fase 1 del meridionalismo, non più solo nostalgico di celebrazione di un grande passato e di una grande tradizione culturale, che la massoneria liberal-savoiarda e la stucchevole retorica risorgimentale ha seppellito, ma anche propositivo e moderno.
Finalmente nei nostri programmi oltre la giusta rivendicazione storica, si parla di difesa dell’ambiente e del territorio meridionale, di difendere l’acqua come bene pubblico contro le solite privatizzazioni dei soliti “liberali”, di una nostra idea di federalismo molto diversa da quella di Calderoli, di una NOSTRA idea dello sviluppo economico, sostenibile per l’ambiente e soprattutto equilibrato geograficamente.
La grossa novità per le prossime amministrative di giugno 2009 e’ che un manipolo di briganti ce l’ha fatta a presentare delle liste, a Nord, al Centro e al Sud, rispettivamente alle comunali di Suzzara e di Virgilio in provincia di Mantova, alle Provinciali di Latina e alle Provinciali di Napoli.
L’aver presentato una lista meridionalista del Partito del Sud al Nord e’ un risultato storico, per la prima volta nella storia, nel cuore della Padania leghista, alcuni nostri eroi sono riusciti a superare lo scetticismo e la paura di non farcela e soprattutto ce l’hanno fatta ad essere credibili con la comunità meridionale,
di cui questa sempre più questa finta democrazia televisiva vuole cancellare l’identità. E invece la nostra identità è importantissima, è la base sulla quale costruire il futuro movimento meridionalista a livello nazionale, aggregando tutte le componenti meridionaliste serie, ragionevoli, imparando a sintetizzare un programma chiaro e condiviso, senza allearsi col padrone di destra o di sinistra, entrambi sono schierati a difesa dell’economia “toscopadana” e schiavi del padrone del partito residente a Roma o a Milano.
E anche la presentazione di una lista autonoma del Partito del Sud alla Provincia di Latina è fortemente simbolica, guidati dal nostro storico capo brigante Antonio Ciano, sfidiamo il regime di centrodestra e centrosinistra proprio nel territorio che in gran parte una volta apparteneva alla provincia borbonica di “Terra di Lavoro” e quindi storicamente facente parte del Regno delle Due Sicilie.
E poi a Napoli, nella nostra capitale, forse il compito più difficile dei briganti di Nando Dicè, contro le liste tradizionali e una miriade di liste e di movimenti, finalmente c’è una lista espressione di un movimento autenticamente meridionalista e autonomo dai partiti nazionali, significativa la presenza tra questi briganti di Insorgenza Civile anche di esponenti del Partito del Sud che rinsalda l’amicizia e l’unità di scopi di questi due movimenti.
Certo e’ una prima fase e non ci illudiamo di aver vinto niente, siamo solo all’inizio di una grande battaglia che sarà durissima e difficilissima.
Ci aspettiamo però che altri meridionali, ora e dopo le elezioni (la nostra lotta ovviamente non terminerà il 7 giugno 2009…) ci vengano a dare fattivamente una mano, ora più che mai contano i fatti e non le chiacchiere, non saranno più giustificabili le chiusure nei propri recinti, piccoli gruppi, associazioni, siti, giornaletti e simboletti…
Basta con le divisioni inutili e i personalismi, basta coi tribuni isolati o coi gruppetti velleitari che vaneggiano sul ritorno di monarchie o sul “ristabilire antichi confini”, senza avere nemmeno la forza o il coraggio di presentare una lista nemmeno al comune di Roccacannuccia (con tutto il rispetto…), abbattiamo i tabù di “primogenitura” e le assurde “scomuniche”, gli eccessi ultracattolici e ultraconservatori che non hanno alcun senso nel terzo millennio.
Pensiamo a combattere il nucleare e gli inceneritori, pensiamo alla difesa dei nostri prodotti tipici, alla difesa delle nostre coste e dei nostri mari, al come incentivare l’alta tecnologia e la ricerca e sviluppo al Sud, a come costruire una società più giusta e prendiamo le debite distanze dalla xenofobia razzista leghista, così lontana da nostro DNA di megaloellenici, di popolo che fa storicamente da ponte di civiltà sul Mediterraneo.
Stiamo capendo e avendo sempre più conferme che per aggregare tanti meridionali nella nostra lotta, si deve partire dai problemi di oggi e dal sociale e non dall’analisi del passato; partire dalla monnezza per arrivare a Garibaldi e la truffa risorgimentale, il viceversa non funziona.
Costruiamo insieme il socialismo meridionalista del terzo millennio, per migliorare le condizioni del nostro popolo, per ridargli dignità, diritto al lavoro ed ad un futuro non da emigrante, combattiamo insieme la nostra battaglia per la libertà e per la giustizia al Sud, che deve essere il fine ultimo della nostra lotta.
Costruiamo insieme il socialismo meridionalista del terzo millennio, per migliorare le condizioni del nostro popolo, per ridargli dignità, diritto al lavoro ed ad un futuro non da emigrante, combattiamo insieme la nostra battaglia per la libertà e per la giustizia al Sud, che deve essere il fine ultimo della nostra lotta.
Combattiamo per la nostra dignità di uomini liberi ed onoriamo così anche le centinaia di migliaia di morti, i nostri partigiani nella guerra civile del 1860-1870 (volutamente trascurata e dimentica dalla storiografia ufficiale…), per i tanti come Crocco, Ninco Nanco, Borjes, Sergente Romano e tanti altri, che hanno perso tutto, spesso la loro stessa vita, ma non hanno mai perso la loro dignità.
Con tutto il rispetto per chi ci crede, noi non possiamo più aspettare il “risveglio culturale” del nostro popolo o la discesa in campo di fantomatici eredi di gloriose dinastie, dobbiamo essere noi in quanto popolo meridionale a scendere in campo e fare quello che farebbe il grande Carlo di Borbone, quando nel ‘700 avviò bonifiche, rimodernò l’amministrazione e avvio uno sviluppo pre-industriale in modo sostenibile ed evitando l’indebitamento con le banche usuraie.
Con tutto il rispetto per chi ci crede, noi non possiamo più aspettare il “risveglio culturale” del nostro popolo o la discesa in campo di fantomatici eredi di gloriose dinastie, dobbiamo essere noi in quanto popolo meridionale a scendere in campo e fare quello che farebbe il grande Carlo di Borbone, quando nel ‘700 avviò bonifiche, rimodernò l’amministrazione e avvio uno sviluppo pre-industriale in modo sostenibile ed evitando l’indebitamento con le banche usuraie.
Per fare tutto ciò, non bastano i convegni, ma c’e’ bisogno di una lotta politica che accelera le aggregazioni e moltiplica le possibilità di visibilità, fino a ieri con tutti i lodevoli sforzi fatti da tanti in ca. 15 anni di “neoborbonismo” semplicemente non esistevamo, se non come fenomeno limitato e considerato quasi folkloristico.
Tutti sono utili con i loro contributi ma nessuno è indispensabile, specie se si intestardisce nelle sue idee e nelle sue strategie senza aprirsi al confronto politico e alla definizione di lotte e strategie comuni.
Costruiamo il nostro Comitato di Liberazione Nazionale o il nostro Parlamento del Sud, con il contributo di tutti, delle forze sane del cattolicesimo, della sinistra meridionalista, della destra sociale e di tutti quelli che contribuiscono alla nostra lotta, senza però pretendere la guida o la prevalenza di una componente sull’altra.
Onoriamo con la nostra lotta pure i nostri maestri più recenti, come Lucio Barone e Angelo Manna, che avevano già tracciato la strada anni fa e purtroppo non hanno avuto il tempo di proseguirla; sicuramente da lassù ci guarderanno e ci daranno una mano e diranno “Accussì se fà….solo nuje ce putimm’ liberà, senza aspetta’ cchiu nisciuno!”
AVANTI SUD! AVANTI INSORGENZA!
Fonte:Partito del Sud Roma
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Di Enzo Riccio
Ci siamo, finalmente siamo passati dalla Fase 0 alla Fase 1 del meridionalismo, non più solo nostalgico di celebrazione di un grande passato e di una grande tradizione culturale, che la massoneria liberal-savoiarda e la stucchevole retorica risorgimentale ha seppellito, ma anche propositivo e moderno.
Finalmente nei nostri programmi oltre la giusta rivendicazione storica, si parla di difesa dell’ambiente e del territorio meridionale, di difendere l’acqua come bene pubblico contro le solite privatizzazioni dei soliti “liberali”, di una nostra idea di federalismo molto diversa da quella di Calderoli, di una NOSTRA idea dello sviluppo economico, sostenibile per l’ambiente e soprattutto equilibrato geograficamente.
La grossa novità per le prossime amministrative di giugno 2009 e’ che un manipolo di briganti ce l’ha fatta a presentare delle liste, a Nord, al Centro e al Sud, rispettivamente alle comunali di Suzzara e di Virgilio in provincia di Mantova, alle Provinciali di Latina e alle Provinciali di Napoli.
L’aver presentato una lista meridionalista del Partito del Sud al Nord e’ un risultato storico, per la prima volta nella storia, nel cuore della Padania leghista, alcuni nostri eroi sono riusciti a superare lo scetticismo e la paura di non farcela e soprattutto ce l’hanno fatta ad essere credibili con la comunità meridionale,
di cui questa sempre più questa finta democrazia televisiva vuole cancellare l’identità. E invece la nostra identità è importantissima, è la base sulla quale costruire il futuro movimento meridionalista a livello nazionale, aggregando tutte le componenti meridionaliste serie, ragionevoli, imparando a sintetizzare un programma chiaro e condiviso, senza allearsi col padrone di destra o di sinistra, entrambi sono schierati a difesa dell’economia “toscopadana” e schiavi del padrone del partito residente a Roma o a Milano.
E anche la presentazione di una lista autonoma del Partito del Sud alla Provincia di Latina è fortemente simbolica, guidati dal nostro storico capo brigante Antonio Ciano, sfidiamo il regime di centrodestra e centrosinistra proprio nel territorio che in gran parte una volta apparteneva alla provincia borbonica di “Terra di Lavoro” e quindi storicamente facente parte del Regno delle Due Sicilie.
E poi a Napoli, nella nostra capitale, forse il compito più difficile dei briganti di Nando Dicè, contro le liste tradizionali e una miriade di liste e di movimenti, finalmente c’è una lista espressione di un movimento autenticamente meridionalista e autonomo dai partiti nazionali, significativa la presenza tra questi briganti di Insorgenza Civile anche di esponenti del Partito del Sud che rinsalda l’amicizia e l’unità di scopi di questi due movimenti.
Certo e’ una prima fase e non ci illudiamo di aver vinto niente, siamo solo all’inizio di una grande battaglia che sarà durissima e difficilissima.
Ci aspettiamo però che altri meridionali, ora e dopo le elezioni (la nostra lotta ovviamente non terminerà il 7 giugno 2009…) ci vengano a dare fattivamente una mano, ora più che mai contano i fatti e non le chiacchiere, non saranno più giustificabili le chiusure nei propri recinti, piccoli gruppi, associazioni, siti, giornaletti e simboletti…
Basta con le divisioni inutili e i personalismi, basta coi tribuni isolati o coi gruppetti velleitari che vaneggiano sul ritorno di monarchie o sul “ristabilire antichi confini”, senza avere nemmeno la forza o il coraggio di presentare una lista nemmeno al comune di Roccacannuccia (con tutto il rispetto…), abbattiamo i tabù di “primogenitura” e le assurde “scomuniche”, gli eccessi ultracattolici e ultraconservatori che non hanno alcun senso nel terzo millennio.
Pensiamo a combattere il nucleare e gli inceneritori, pensiamo alla difesa dei nostri prodotti tipici, alla difesa delle nostre coste e dei nostri mari, al come incentivare l’alta tecnologia e la ricerca e sviluppo al Sud, a come costruire una società più giusta e prendiamo le debite distanze dalla xenofobia razzista leghista, così lontana da nostro DNA di megaloellenici, di popolo che fa storicamente da ponte di civiltà sul Mediterraneo.
Stiamo capendo e avendo sempre più conferme che per aggregare tanti meridionali nella nostra lotta, si deve partire dai problemi di oggi e dal sociale e non dall’analisi del passato; partire dalla monnezza per arrivare a Garibaldi e la truffa risorgimentale, il viceversa non funziona.
Costruiamo insieme il socialismo meridionalista del terzo millennio, per migliorare le condizioni del nostro popolo, per ridargli dignità, diritto al lavoro ed ad un futuro non da emigrante, combattiamo insieme la nostra battaglia per la libertà e per la giustizia al Sud, che deve essere il fine ultimo della nostra lotta.
Costruiamo insieme il socialismo meridionalista del terzo millennio, per migliorare le condizioni del nostro popolo, per ridargli dignità, diritto al lavoro ed ad un futuro non da emigrante, combattiamo insieme la nostra battaglia per la libertà e per la giustizia al Sud, che deve essere il fine ultimo della nostra lotta.
Combattiamo per la nostra dignità di uomini liberi ed onoriamo così anche le centinaia di migliaia di morti, i nostri partigiani nella guerra civile del 1860-1870 (volutamente trascurata e dimentica dalla storiografia ufficiale…), per i tanti come Crocco, Ninco Nanco, Borjes, Sergente Romano e tanti altri, che hanno perso tutto, spesso la loro stessa vita, ma non hanno mai perso la loro dignità.
Con tutto il rispetto per chi ci crede, noi non possiamo più aspettare il “risveglio culturale” del nostro popolo o la discesa in campo di fantomatici eredi di gloriose dinastie, dobbiamo essere noi in quanto popolo meridionale a scendere in campo e fare quello che farebbe il grande Carlo di Borbone, quando nel ‘700 avviò bonifiche, rimodernò l’amministrazione e avvio uno sviluppo pre-industriale in modo sostenibile ed evitando l’indebitamento con le banche usuraie.
Con tutto il rispetto per chi ci crede, noi non possiamo più aspettare il “risveglio culturale” del nostro popolo o la discesa in campo di fantomatici eredi di gloriose dinastie, dobbiamo essere noi in quanto popolo meridionale a scendere in campo e fare quello che farebbe il grande Carlo di Borbone, quando nel ‘700 avviò bonifiche, rimodernò l’amministrazione e avvio uno sviluppo pre-industriale in modo sostenibile ed evitando l’indebitamento con le banche usuraie.
Per fare tutto ciò, non bastano i convegni, ma c’e’ bisogno di una lotta politica che accelera le aggregazioni e moltiplica le possibilità di visibilità, fino a ieri con tutti i lodevoli sforzi fatti da tanti in ca. 15 anni di “neoborbonismo” semplicemente non esistevamo, se non come fenomeno limitato e considerato quasi folkloristico.
Tutti sono utili con i loro contributi ma nessuno è indispensabile, specie se si intestardisce nelle sue idee e nelle sue strategie senza aprirsi al confronto politico e alla definizione di lotte e strategie comuni.
Costruiamo il nostro Comitato di Liberazione Nazionale o il nostro Parlamento del Sud, con il contributo di tutti, delle forze sane del cattolicesimo, della sinistra meridionalista, della destra sociale e di tutti quelli che contribuiscono alla nostra lotta, senza però pretendere la guida o la prevalenza di una componente sull’altra.
Onoriamo con la nostra lotta pure i nostri maestri più recenti, come Lucio Barone e Angelo Manna, che avevano già tracciato la strada anni fa e purtroppo non hanno avuto il tempo di proseguirla; sicuramente da lassù ci guarderanno e ci daranno una mano e diranno “Accussì se fà….solo nuje ce putimm’ liberà, senza aspetta’ cchiu nisciuno!”
AVANTI SUD! AVANTI INSORGENZA!
Fonte:Partito del Sud Roma
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FERRANDELLE l' inizio della fine.
«Se io fossi la camorra e avessi una decina di cave sparse sul territorio, come farei fruttare questa risorsa? Semplice. Ne farei delle discariche per rifiuti speciali o tossici. Arriva il camion, versa il suo carico illegale, paga e se ne va.Ma se i rifiuti stanno lì su tutte le pagine dei giornali e affollano le strade delle città? In questo caso, la logica sarà diversa. Una ditta controllata dalla camorra potrebbe partecipare ad una gara d'appalto per lo smaltimento dei rifiuti, garantendo ottime prestazioni e ottimi profitti. Avrebbe infatti a sua disposizione tutte le discariche che vorrebbe.» (A, Cavaliere, Il mucchio selvaggio, Napoli 2006, p 75)
«Se io fossi la camorra e avessi una decina di cave sparse sul territorio, come farei fruttare questa risorsa? Semplice. Ne farei delle discariche per rifiuti speciali o tossici. Arriva il camion, versa il suo carico illegale, paga e se ne va.Ma se i rifiuti stanno lì su tutte le pagine dei giornali e affollano le strade delle città? In questo caso, la logica sarà diversa. Una ditta controllata dalla camorra potrebbe partecipare ad una gara d'appalto per lo smaltimento dei rifiuti, garantendo ottime prestazioni e ottimi profitti. Avrebbe infatti a sua disposizione tutte le discariche che vorrebbe.» (A, Cavaliere, Il mucchio selvaggio, Napoli 2006, p 75)
Ricostruzione, una farsa

Di Pietro Orsatti
ABRUZZO — Fondi scarsi e ancora scontri tra Protezione civile e amministrazioni locali. Le nuove costruzioni, pronte in 7 giorni, vengono bloccate.
A farne le spese gli sfollati. —
A L’Aquila e nella valle dell’Aterno, epicentro del sisma, l’atmosfera sembra congelata.
A L’Aquila e nella valle dell’Aterno, epicentro del sisma, l’atmosfera sembra congelata.
Si gestisce, forzatamente, la vita nei campi. I lavori, in particolare nel centro storico, sono più o meno fermi. Di ricostruzione o meglio di pre ricostruzione, nemmeno l’ombra. Ma la militarizzazione del territorio rimane comunque invariata.
«Siamo tanti, troppi e siamo inutili - racconta un agente di polizia a un posto di blocco sulla statale 17 che segue la valle incassata fra Gran Sasso e Sirente e Maiella -. Abbiamo l’ordine di fare un tot di controlli ogni giorno, che servano o meno. Fra noi e le altre forze dell’ordine non c’è affatto coordinamento. Ieri abbiamo fermato un locale ed era la quarta volta in meno di mezz’ora. Era giustamente esasperato. Dopo il G8, di sicuro, diminuiranno il nostro numero. Ora l’ordine è farci vedere».
Ma è vero che stanno smantellando i campi e molta gente sta rientrando in casa? «Ma dove?». Già, dove? Perché sarebbe interessante capire dove e come la popolazione colpita nei comuni con crolli e danneggiamenti abbia la minima possibilità di riaccedere alla propria abitazione. E sarebbe davvero interessante capire come domenica scorsa il Tg5 abbia dedicato più di 5 minuti di servizio al rientro “nel centro storico” di un comune praticamente non colpito dal sisma se non per un crollo interno a un campanile e alcuni danni a case già abbandonate e diroccate.
Chi stava in tenda in questo paese era per paura, non perché avesse danni. Come avvenuto in mezzo Abruzzo, del resto. Ma un micro campo della Protezione civile che chiude i battenti, anche se di dubbia utilità, fa notizia. Fa notizia soprattutto quando si cerca di occultare la stasi che attraversa oggi l’area colpita dal terremoto del 6 aprile. Nulla è cambiato, siamo in Italia e nel Belpaese è un’arte, oggi, negare l’evidenza.
E l’evidenza è che non ci sono soldi, che quei pochi soldi che ci sono diventano terreno di scontro fra Protezione civile ed enti e amministrazioni locali e che la ricostruzione è di fatto paralizzata. E la paralisi, in queste settimane, si sta trasformando in farsa. Amara, ma pur sempre farsa. Un esempio.
La Provincia di Trento, immediatamente dopo il sisma, aveva stanziato e approvato una gara per la costruzione di 170 moduli abitativi destinati a Paganica, ex paesone alle porte del capoluogo oggi assorbito come frazione de L’Aquila. Delibera e gara fatti, individuata l’area, già si stava procedendo alla costruzione delle piattaforme di cemento armato dove porre case moderne e funzionali di 80/120 metri quadrati (non baracche o container) costruite con il principio della bioarchitettura.
Purtroppo l’individuazione dell’area da parte della Protezione civile era stata imposta senza alcuna consultazione con il Comune. Da qui lo scontro e il conseguente blocco. Addirittura le piazzole già realizzate sarebbero state ricoperte e, in mancanza di accordo, le case destinate ad altri Comuni dell’area. Mentre era prevista la consegna delle stesse 20 giorni fa alle prime 170 famiglie di Paganica.
Perché questo tipo di case ha una particolarità: quelle di essere realizzate e concluse in 5 o al massimo 7 giorni. Come dire: forzare non paga e non paga neanche il protagonismo. E a farne le spese sono gli sfollati. Solo una di queste strutture di bioarchitettura sarà realizzata a Paganica, forse. Ma dentro un impianto sportivo della locale società di rugby.
A metterla in piedi una “squadra” di camalli genovesi con associazioni locali e il contributo di un gruppetto di imprenditori. Una biblioteca per bambini, che se non interverrà nessuno a bloccarla o a cercare di metterci “il cappello” sopra, potrebbe essere realizzata, consegnata e inaugurata prima della kermesse del G8. Una delle tante, strane, magiche ed efficaci alleanze create dalla società civile in queste settimane.
Fonte:Terra
«Siamo tanti, troppi e siamo inutili - racconta un agente di polizia a un posto di blocco sulla statale 17 che segue la valle incassata fra Gran Sasso e Sirente e Maiella -. Abbiamo l’ordine di fare un tot di controlli ogni giorno, che servano o meno. Fra noi e le altre forze dell’ordine non c’è affatto coordinamento. Ieri abbiamo fermato un locale ed era la quarta volta in meno di mezz’ora. Era giustamente esasperato. Dopo il G8, di sicuro, diminuiranno il nostro numero. Ora l’ordine è farci vedere».
Ma è vero che stanno smantellando i campi e molta gente sta rientrando in casa? «Ma dove?». Già, dove? Perché sarebbe interessante capire dove e come la popolazione colpita nei comuni con crolli e danneggiamenti abbia la minima possibilità di riaccedere alla propria abitazione. E sarebbe davvero interessante capire come domenica scorsa il Tg5 abbia dedicato più di 5 minuti di servizio al rientro “nel centro storico” di un comune praticamente non colpito dal sisma se non per un crollo interno a un campanile e alcuni danni a case già abbandonate e diroccate.
Chi stava in tenda in questo paese era per paura, non perché avesse danni. Come avvenuto in mezzo Abruzzo, del resto. Ma un micro campo della Protezione civile che chiude i battenti, anche se di dubbia utilità, fa notizia. Fa notizia soprattutto quando si cerca di occultare la stasi che attraversa oggi l’area colpita dal terremoto del 6 aprile. Nulla è cambiato, siamo in Italia e nel Belpaese è un’arte, oggi, negare l’evidenza.
E l’evidenza è che non ci sono soldi, che quei pochi soldi che ci sono diventano terreno di scontro fra Protezione civile ed enti e amministrazioni locali e che la ricostruzione è di fatto paralizzata. E la paralisi, in queste settimane, si sta trasformando in farsa. Amara, ma pur sempre farsa. Un esempio.
La Provincia di Trento, immediatamente dopo il sisma, aveva stanziato e approvato una gara per la costruzione di 170 moduli abitativi destinati a Paganica, ex paesone alle porte del capoluogo oggi assorbito come frazione de L’Aquila. Delibera e gara fatti, individuata l’area, già si stava procedendo alla costruzione delle piattaforme di cemento armato dove porre case moderne e funzionali di 80/120 metri quadrati (non baracche o container) costruite con il principio della bioarchitettura.
Purtroppo l’individuazione dell’area da parte della Protezione civile era stata imposta senza alcuna consultazione con il Comune. Da qui lo scontro e il conseguente blocco. Addirittura le piazzole già realizzate sarebbero state ricoperte e, in mancanza di accordo, le case destinate ad altri Comuni dell’area. Mentre era prevista la consegna delle stesse 20 giorni fa alle prime 170 famiglie di Paganica.
Perché questo tipo di case ha una particolarità: quelle di essere realizzate e concluse in 5 o al massimo 7 giorni. Come dire: forzare non paga e non paga neanche il protagonismo. E a farne le spese sono gli sfollati. Solo una di queste strutture di bioarchitettura sarà realizzata a Paganica, forse. Ma dentro un impianto sportivo della locale società di rugby.
A metterla in piedi una “squadra” di camalli genovesi con associazioni locali e il contributo di un gruppetto di imprenditori. Una biblioteca per bambini, che se non interverrà nessuno a bloccarla o a cercare di metterci “il cappello” sopra, potrebbe essere realizzata, consegnata e inaugurata prima della kermesse del G8. Una delle tante, strane, magiche ed efficaci alleanze create dalla società civile in queste settimane.
Fonte:Terra

Di Pietro Orsatti
ABRUZZO — Fondi scarsi e ancora scontri tra Protezione civile e amministrazioni locali. Le nuove costruzioni, pronte in 7 giorni, vengono bloccate.
A farne le spese gli sfollati. —
A L’Aquila e nella valle dell’Aterno, epicentro del sisma, l’atmosfera sembra congelata.
A L’Aquila e nella valle dell’Aterno, epicentro del sisma, l’atmosfera sembra congelata.
Si gestisce, forzatamente, la vita nei campi. I lavori, in particolare nel centro storico, sono più o meno fermi. Di ricostruzione o meglio di pre ricostruzione, nemmeno l’ombra. Ma la militarizzazione del territorio rimane comunque invariata.
«Siamo tanti, troppi e siamo inutili - racconta un agente di polizia a un posto di blocco sulla statale 17 che segue la valle incassata fra Gran Sasso e Sirente e Maiella -. Abbiamo l’ordine di fare un tot di controlli ogni giorno, che servano o meno. Fra noi e le altre forze dell’ordine non c’è affatto coordinamento. Ieri abbiamo fermato un locale ed era la quarta volta in meno di mezz’ora. Era giustamente esasperato. Dopo il G8, di sicuro, diminuiranno il nostro numero. Ora l’ordine è farci vedere».
Ma è vero che stanno smantellando i campi e molta gente sta rientrando in casa? «Ma dove?». Già, dove? Perché sarebbe interessante capire dove e come la popolazione colpita nei comuni con crolli e danneggiamenti abbia la minima possibilità di riaccedere alla propria abitazione. E sarebbe davvero interessante capire come domenica scorsa il Tg5 abbia dedicato più di 5 minuti di servizio al rientro “nel centro storico” di un comune praticamente non colpito dal sisma se non per un crollo interno a un campanile e alcuni danni a case già abbandonate e diroccate.
Chi stava in tenda in questo paese era per paura, non perché avesse danni. Come avvenuto in mezzo Abruzzo, del resto. Ma un micro campo della Protezione civile che chiude i battenti, anche se di dubbia utilità, fa notizia. Fa notizia soprattutto quando si cerca di occultare la stasi che attraversa oggi l’area colpita dal terremoto del 6 aprile. Nulla è cambiato, siamo in Italia e nel Belpaese è un’arte, oggi, negare l’evidenza.
E l’evidenza è che non ci sono soldi, che quei pochi soldi che ci sono diventano terreno di scontro fra Protezione civile ed enti e amministrazioni locali e che la ricostruzione è di fatto paralizzata. E la paralisi, in queste settimane, si sta trasformando in farsa. Amara, ma pur sempre farsa. Un esempio.
La Provincia di Trento, immediatamente dopo il sisma, aveva stanziato e approvato una gara per la costruzione di 170 moduli abitativi destinati a Paganica, ex paesone alle porte del capoluogo oggi assorbito come frazione de L’Aquila. Delibera e gara fatti, individuata l’area, già si stava procedendo alla costruzione delle piattaforme di cemento armato dove porre case moderne e funzionali di 80/120 metri quadrati (non baracche o container) costruite con il principio della bioarchitettura.
Purtroppo l’individuazione dell’area da parte della Protezione civile era stata imposta senza alcuna consultazione con il Comune. Da qui lo scontro e il conseguente blocco. Addirittura le piazzole già realizzate sarebbero state ricoperte e, in mancanza di accordo, le case destinate ad altri Comuni dell’area. Mentre era prevista la consegna delle stesse 20 giorni fa alle prime 170 famiglie di Paganica.
Perché questo tipo di case ha una particolarità: quelle di essere realizzate e concluse in 5 o al massimo 7 giorni. Come dire: forzare non paga e non paga neanche il protagonismo. E a farne le spese sono gli sfollati. Solo una di queste strutture di bioarchitettura sarà realizzata a Paganica, forse. Ma dentro un impianto sportivo della locale società di rugby.
A metterla in piedi una “squadra” di camalli genovesi con associazioni locali e il contributo di un gruppetto di imprenditori. Una biblioteca per bambini, che se non interverrà nessuno a bloccarla o a cercare di metterci “il cappello” sopra, potrebbe essere realizzata, consegnata e inaugurata prima della kermesse del G8. Una delle tante, strane, magiche ed efficaci alleanze create dalla società civile in queste settimane.
Fonte:Terra
«Siamo tanti, troppi e siamo inutili - racconta un agente di polizia a un posto di blocco sulla statale 17 che segue la valle incassata fra Gran Sasso e Sirente e Maiella -. Abbiamo l’ordine di fare un tot di controlli ogni giorno, che servano o meno. Fra noi e le altre forze dell’ordine non c’è affatto coordinamento. Ieri abbiamo fermato un locale ed era la quarta volta in meno di mezz’ora. Era giustamente esasperato. Dopo il G8, di sicuro, diminuiranno il nostro numero. Ora l’ordine è farci vedere».
Ma è vero che stanno smantellando i campi e molta gente sta rientrando in casa? «Ma dove?». Già, dove? Perché sarebbe interessante capire dove e come la popolazione colpita nei comuni con crolli e danneggiamenti abbia la minima possibilità di riaccedere alla propria abitazione. E sarebbe davvero interessante capire come domenica scorsa il Tg5 abbia dedicato più di 5 minuti di servizio al rientro “nel centro storico” di un comune praticamente non colpito dal sisma se non per un crollo interno a un campanile e alcuni danni a case già abbandonate e diroccate.
Chi stava in tenda in questo paese era per paura, non perché avesse danni. Come avvenuto in mezzo Abruzzo, del resto. Ma un micro campo della Protezione civile che chiude i battenti, anche se di dubbia utilità, fa notizia. Fa notizia soprattutto quando si cerca di occultare la stasi che attraversa oggi l’area colpita dal terremoto del 6 aprile. Nulla è cambiato, siamo in Italia e nel Belpaese è un’arte, oggi, negare l’evidenza.
E l’evidenza è che non ci sono soldi, che quei pochi soldi che ci sono diventano terreno di scontro fra Protezione civile ed enti e amministrazioni locali e che la ricostruzione è di fatto paralizzata. E la paralisi, in queste settimane, si sta trasformando in farsa. Amara, ma pur sempre farsa. Un esempio.
La Provincia di Trento, immediatamente dopo il sisma, aveva stanziato e approvato una gara per la costruzione di 170 moduli abitativi destinati a Paganica, ex paesone alle porte del capoluogo oggi assorbito come frazione de L’Aquila. Delibera e gara fatti, individuata l’area, già si stava procedendo alla costruzione delle piattaforme di cemento armato dove porre case moderne e funzionali di 80/120 metri quadrati (non baracche o container) costruite con il principio della bioarchitettura.
Purtroppo l’individuazione dell’area da parte della Protezione civile era stata imposta senza alcuna consultazione con il Comune. Da qui lo scontro e il conseguente blocco. Addirittura le piazzole già realizzate sarebbero state ricoperte e, in mancanza di accordo, le case destinate ad altri Comuni dell’area. Mentre era prevista la consegna delle stesse 20 giorni fa alle prime 170 famiglie di Paganica.
Perché questo tipo di case ha una particolarità: quelle di essere realizzate e concluse in 5 o al massimo 7 giorni. Come dire: forzare non paga e non paga neanche il protagonismo. E a farne le spese sono gli sfollati. Solo una di queste strutture di bioarchitettura sarà realizzata a Paganica, forse. Ma dentro un impianto sportivo della locale società di rugby.
A metterla in piedi una “squadra” di camalli genovesi con associazioni locali e il contributo di un gruppetto di imprenditori. Una biblioteca per bambini, che se non interverrà nessuno a bloccarla o a cercare di metterci “il cappello” sopra, potrebbe essere realizzata, consegnata e inaugurata prima della kermesse del G8. Una delle tante, strane, magiche ed efficaci alleanze create dalla società civile in queste settimane.
Fonte:Terra
Heitzer: "Opel non è rilevante per l’economia tedesca". Addio Lancia?

Di Morias
Così si è espresso il presidente dell’Autorità Antitrust tedesco sulla possibilità di un intervento del governo federale attraverso sovvenzioni alla casa di Russelsheim nel caso in cui i piani di acquisto da parte di Fiat o Magna dovessero essere valutati insufficienti.
Nel corso di un’intervista al quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, Bernhard Heitzer ha affermato: <<>>.
Gia il 27 aprile la stessa Autorità Antitrust si era pronunciata contro aiuti di stato alle aziende in difficoltà. Lo stesso Heitzer in quella data aveva sottolineato come la politica di intervento non potesse costituire la line di condotta dello stato, ad eccezione del settore finanziario dove gli aiuti erano "inevitabili".
Le dichiarazioni di Heitzer seguono altre dichiarazioni rese dal ministro federale dell’economia, zu Guttenberg, e dallo stesso cancelliere tedesco, Angela Merkel, per i quali non si escluderebbe un’amministrazione fiduciaria della Opel nel caso in cui si prospettasse la procedura fallimentare per la Gm.
Mercoledì 20 maggio è la data fissata dal governo di Berlino per la presentazione dei piani Opel da parte dei rivali Fiat e Magna: non si fermano le indiscrezioni sugli organi di stampa tedeschi.
Marchionne avrebbe dato rassicurazioni sul mantenimento di tutti gli stabilimenti in Germania.
Alcuni titoli hanno parlato invece della chiusura della Lancia proprio per favorire il mantenimento dei livelli occupazionali tedeschi.
Intanto in Italia, dopo gli eventi della manifestazione degli operai Fiat a Torino che ha visto la frangia sindacale dei Cobas impegnati a zittire e far scendere dal palco il segretario nazionale Fiom, Gianni Rinaldini, non si placano le polemiche, con inaspettate dichiarazioni di solidarietà al leader sindacale da parte sia del ministro Scajola che dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.
Purtroppo si continua ancora a livello istituzionale a non parlare della situazione occupazionale nei siti italiani del Lingotto, e a cogliere l’occasione della protesta Cobas per portare il discorso da tutt’altra parte.
Addirittura si sono fatte analogie con il ’77 quando fu impedito a Lama di parlare nel corso di una manifestazione davanti allo stabilimento di Mirafiori.
I lavoratori aspettano di sapere quale sarà il destino delle fabbriche dove lavorano, soprattutto a Pomigliano e a Termini Imerese, e le forme di protesta, nel caso le loro richieste dovessero risultare ancora inattese, potrebbero essere portate all’esasperazione.
Lo stesso segretario nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani, alla domanda se teme una deriva violenta della conflittualità sociale ha risposto: <>.
E se la protesta da pacifica diventa violenta coloro che ci perdono sono soltanto i lavoratori: in tal caso ad avvantaggiarsene sarebbe solo il governo attraverso la propaganda mediatica del suo Presidente del Consiglio, sul quale però ricadrebbero tutte le responsabilità.
Da mesi i lavoratori, attraverso i loro rappresentanti sindacali, chiedono un incontro, ma nessuno risponde.
Nel frattempo si "lucidano" i manganelli in vista dello scoppio della rabbia che monterà quando i piani definitivi saranno per forza di cose svelati.
Manganelli che saranno utilizzati anche in vista del prossimo G8 in Italia: intanto sulla pelle degli studenti che protestano a Torino oggi si stanno facendo le prove generali.
Fonte:Agoravox
Nel corso di un’intervista al quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, Bernhard Heitzer ha affermato: <<>>.
Gia il 27 aprile la stessa Autorità Antitrust si era pronunciata contro aiuti di stato alle aziende in difficoltà. Lo stesso Heitzer in quella data aveva sottolineato come la politica di intervento non potesse costituire la line di condotta dello stato, ad eccezione del settore finanziario dove gli aiuti erano "inevitabili".
Le dichiarazioni di Heitzer seguono altre dichiarazioni rese dal ministro federale dell’economia, zu Guttenberg, e dallo stesso cancelliere tedesco, Angela Merkel, per i quali non si escluderebbe un’amministrazione fiduciaria della Opel nel caso in cui si prospettasse la procedura fallimentare per la Gm.
Mercoledì 20 maggio è la data fissata dal governo di Berlino per la presentazione dei piani Opel da parte dei rivali Fiat e Magna: non si fermano le indiscrezioni sugli organi di stampa tedeschi.
Marchionne avrebbe dato rassicurazioni sul mantenimento di tutti gli stabilimenti in Germania.
Alcuni titoli hanno parlato invece della chiusura della Lancia proprio per favorire il mantenimento dei livelli occupazionali tedeschi.
Intanto in Italia, dopo gli eventi della manifestazione degli operai Fiat a Torino che ha visto la frangia sindacale dei Cobas impegnati a zittire e far scendere dal palco il segretario nazionale Fiom, Gianni Rinaldini, non si placano le polemiche, con inaspettate dichiarazioni di solidarietà al leader sindacale da parte sia del ministro Scajola che dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.
Purtroppo si continua ancora a livello istituzionale a non parlare della situazione occupazionale nei siti italiani del Lingotto, e a cogliere l’occasione della protesta Cobas per portare il discorso da tutt’altra parte.
Addirittura si sono fatte analogie con il ’77 quando fu impedito a Lama di parlare nel corso di una manifestazione davanti allo stabilimento di Mirafiori.
I lavoratori aspettano di sapere quale sarà il destino delle fabbriche dove lavorano, soprattutto a Pomigliano e a Termini Imerese, e le forme di protesta, nel caso le loro richieste dovessero risultare ancora inattese, potrebbero essere portate all’esasperazione.
Lo stesso segretario nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani, alla domanda se teme una deriva violenta della conflittualità sociale ha risposto: <
E se la protesta da pacifica diventa violenta coloro che ci perdono sono soltanto i lavoratori: in tal caso ad avvantaggiarsene sarebbe solo il governo attraverso la propaganda mediatica del suo Presidente del Consiglio, sul quale però ricadrebbero tutte le responsabilità.
Da mesi i lavoratori, attraverso i loro rappresentanti sindacali, chiedono un incontro, ma nessuno risponde.
Nel frattempo si "lucidano" i manganelli in vista dello scoppio della rabbia che monterà quando i piani definitivi saranno per forza di cose svelati.
Manganelli che saranno utilizzati anche in vista del prossimo G8 in Italia: intanto sulla pelle degli studenti che protestano a
Fonte:Agoravox

Di Morias
Così si è espresso il presidente dell’Autorità Antitrust tedesco sulla possibilità di un intervento del governo federale attraverso sovvenzioni alla casa di Russelsheim nel caso in cui i piani di acquisto da parte di Fiat o Magna dovessero essere valutati insufficienti.
Nel corso di un’intervista al quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, Bernhard Heitzer ha affermato: <<>>.
Gia il 27 aprile la stessa Autorità Antitrust si era pronunciata contro aiuti di stato alle aziende in difficoltà. Lo stesso Heitzer in quella data aveva sottolineato come la politica di intervento non potesse costituire la line di condotta dello stato, ad eccezione del settore finanziario dove gli aiuti erano "inevitabili".
Le dichiarazioni di Heitzer seguono altre dichiarazioni rese dal ministro federale dell’economia, zu Guttenberg, e dallo stesso cancelliere tedesco, Angela Merkel, per i quali non si escluderebbe un’amministrazione fiduciaria della Opel nel caso in cui si prospettasse la procedura fallimentare per la Gm.
Mercoledì 20 maggio è la data fissata dal governo di Berlino per la presentazione dei piani Opel da parte dei rivali Fiat e Magna: non si fermano le indiscrezioni sugli organi di stampa tedeschi.
Marchionne avrebbe dato rassicurazioni sul mantenimento di tutti gli stabilimenti in Germania.
Alcuni titoli hanno parlato invece della chiusura della Lancia proprio per favorire il mantenimento dei livelli occupazionali tedeschi.
Intanto in Italia, dopo gli eventi della manifestazione degli operai Fiat a Torino che ha visto la frangia sindacale dei Cobas impegnati a zittire e far scendere dal palco il segretario nazionale Fiom, Gianni Rinaldini, non si placano le polemiche, con inaspettate dichiarazioni di solidarietà al leader sindacale da parte sia del ministro Scajola che dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.
Purtroppo si continua ancora a livello istituzionale a non parlare della situazione occupazionale nei siti italiani del Lingotto, e a cogliere l’occasione della protesta Cobas per portare il discorso da tutt’altra parte.
Addirittura si sono fatte analogie con il ’77 quando fu impedito a Lama di parlare nel corso di una manifestazione davanti allo stabilimento di Mirafiori.
I lavoratori aspettano di sapere quale sarà il destino delle fabbriche dove lavorano, soprattutto a Pomigliano e a Termini Imerese, e le forme di protesta, nel caso le loro richieste dovessero risultare ancora inattese, potrebbero essere portate all’esasperazione.
Lo stesso segretario nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani, alla domanda se teme una deriva violenta della conflittualità sociale ha risposto: <>.
E se la protesta da pacifica diventa violenta coloro che ci perdono sono soltanto i lavoratori: in tal caso ad avvantaggiarsene sarebbe solo il governo attraverso la propaganda mediatica del suo Presidente del Consiglio, sul quale però ricadrebbero tutte le responsabilità.
Da mesi i lavoratori, attraverso i loro rappresentanti sindacali, chiedono un incontro, ma nessuno risponde.
Nel frattempo si "lucidano" i manganelli in vista dello scoppio della rabbia che monterà quando i piani definitivi saranno per forza di cose svelati.
Manganelli che saranno utilizzati anche in vista del prossimo G8 in Italia: intanto sulla pelle degli studenti che protestano a Torino oggi si stanno facendo le prove generali.
Fonte:Agoravox
Nel corso di un’intervista al quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, Bernhard Heitzer ha affermato: <<>>.
Gia il 27 aprile la stessa Autorità Antitrust si era pronunciata contro aiuti di stato alle aziende in difficoltà. Lo stesso Heitzer in quella data aveva sottolineato come la politica di intervento non potesse costituire la line di condotta dello stato, ad eccezione del settore finanziario dove gli aiuti erano "inevitabili".
Le dichiarazioni di Heitzer seguono altre dichiarazioni rese dal ministro federale dell’economia, zu Guttenberg, e dallo stesso cancelliere tedesco, Angela Merkel, per i quali non si escluderebbe un’amministrazione fiduciaria della Opel nel caso in cui si prospettasse la procedura fallimentare per la Gm.
Mercoledì 20 maggio è la data fissata dal governo di Berlino per la presentazione dei piani Opel da parte dei rivali Fiat e Magna: non si fermano le indiscrezioni sugli organi di stampa tedeschi.
Marchionne avrebbe dato rassicurazioni sul mantenimento di tutti gli stabilimenti in Germania.
Alcuni titoli hanno parlato invece della chiusura della Lancia proprio per favorire il mantenimento dei livelli occupazionali tedeschi.
Intanto in Italia, dopo gli eventi della manifestazione degli operai Fiat a Torino che ha visto la frangia sindacale dei Cobas impegnati a zittire e far scendere dal palco il segretario nazionale Fiom, Gianni Rinaldini, non si placano le polemiche, con inaspettate dichiarazioni di solidarietà al leader sindacale da parte sia del ministro Scajola che dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.
Purtroppo si continua ancora a livello istituzionale a non parlare della situazione occupazionale nei siti italiani del Lingotto, e a cogliere l’occasione della protesta Cobas per portare il discorso da tutt’altra parte.
Addirittura si sono fatte analogie con il ’77 quando fu impedito a Lama di parlare nel corso di una manifestazione davanti allo stabilimento di Mirafiori.
I lavoratori aspettano di sapere quale sarà il destino delle fabbriche dove lavorano, soprattutto a Pomigliano e a Termini Imerese, e le forme di protesta, nel caso le loro richieste dovessero risultare ancora inattese, potrebbero essere portate all’esasperazione.
Lo stesso segretario nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani, alla domanda se teme una deriva violenta della conflittualità sociale ha risposto: <
E se la protesta da pacifica diventa violenta coloro che ci perdono sono soltanto i lavoratori: in tal caso ad avvantaggiarsene sarebbe solo il governo attraverso la propaganda mediatica del suo Presidente del Consiglio, sul quale però ricadrebbero tutte le responsabilità.
Da mesi i lavoratori, attraverso i loro rappresentanti sindacali, chiedono un incontro, ma nessuno risponde.
Nel frattempo si "lucidano" i manganelli in vista dello scoppio della rabbia che monterà quando i piani definitivi saranno per forza di cose svelati.
Manganelli che saranno utilizzati anche in vista del prossimo G8 in Italia: intanto sulla pelle degli studenti che protestano a
Fonte:Agoravox
I Borbone Due Sicilie
Riedizione arricchita del video "I Sovrani del Regno delle Due Sicilie"
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martedì 19 maggio 2009
Nell’Italia del "G8" stipendi di fame voluti da governi e sindacati

Di Salvatore Fassari
Nell’Italia del “G8” e cioè tra le Nazioni più industrializzate del mondo gli stipendi dei lavoratori, secondo i dati dell’Ocse, sono al 23mo posto dopo Spagna e Grecia.
Questo perchè i lavoratori sono lasciati in balia della crisi, i contratti non vengono rinnovati, la cassa integrazione copre in minima parte, e solo per alcuni, la perdita di salario, centinaia di migliaia di precari vengono mandati a casa senza alcun reddito, si vorrebbe rimettere mano alle pensioni e portare l’età pensionabile delle donne a 65 anni, si fomenta il razzismo contro gli immigrati e per impedire che i lavoratori e i cittadini si organizzino per difendere salario e diritti e il Governo prepara nuove norme per vietare scioperi e manifestazioni.
E mentre migliaia di aziende chiudono e centinaia di migliaia sono i licenziamenti, mentre il governo invece di dare sostegno ai lavoratori foraggia, con i soldi di tutti i cittadini, banchieri e bancarottieri che sono i veri responsabili della più grande crisi economica del dopoguerra, la Marcegaglia, presidente di Confindustria, con una nota definisce “un episodio di intolleranza che ci riporta indietro negli anni, a stagioni che speravamo dimenticate per sempre”, anziché analizzare i “fatti”, successi ieri a Torino tra Fiom e Cobas, dal punto di vista sociale ed economico, condanna quella parte dei lavoratori che non si fidano più dei sindacati ormai alla deriva, caduti come “allocchi” nella trappola degli ultimi governi: disgregazione dei sindacati e di tutte le forze politiche di sinistra e facendoli apparire come teppisti e provocatori.
Con i dirigenti confederali presenti sul palco "era stato concordato che avrebbero potuto parlare anche lo Slai Cobas e gli operai di Nola" ma, qualcuno dei confederali, "che evidentemente non condivideva questa decisione, ha innescato una violenta provocazione per impedirlo. Nel parapiglia che ne seguiva - spiega la nota - Rinaldini cadeva e veniva aiutato a rialzarsi da lavoratori dello Slai Cobas. Quando, poi, un rappresentante dello Slai Cobas e uno degli operai di Nola stavano per parlare, come concordato con i dirigenti confederali, qualcuno tra di loro strappava violentemente i fili del microfono per impedirlo". Nessuna "aggressione preordinata contro Rinaldini, quindi. Quanto accaduto - conclude lo Slai Cobas - è stata una scelta deliberata di chi tra i confederali, innescando la violenta provocazione sul palco, vuole continuare ad impedire che i lavoratori possono prendere direttamente la parola e continuino a rimanere succubi di accordi concertativi, a perdere e calati dall’alto".
E’ da tre anni che, da destra e da sinistra, in tutti i salotti televisivi, si parla dei lavoratori che non arrivano a fine mese. Solo chiacchiere pre-elettorali. Sono riusciti a prendere in giro tutti i lavoratori che speravano in una politica seria e non fatta da arrivisti e venduti al potere economico e finanziario. La CGIL, CISL e UIL ricomincino a fare sindacato e non pensino solo a proiettare i loro leader nel Parlamento.
Questo perchè i lavoratori sono lasciati in balia della crisi, i contratti non vengono rinnovati, la cassa integrazione copre in minima parte, e solo per alcuni, la perdita di salario, centinaia di migliaia di precari vengono mandati a casa senza alcun reddito, si vorrebbe rimettere mano alle pensioni e portare l’età pensionabile delle donne a 65 anni, si fomenta il razzismo contro gli immigrati e per impedire che i lavoratori e i cittadini si organizzino per difendere salario e diritti e il Governo prepara nuove norme per vietare scioperi e manifestazioni.
E mentre migliaia di aziende chiudono e centinaia di migliaia sono i licenziamenti, mentre il governo invece di dare sostegno ai lavoratori foraggia, con i soldi di tutti i cittadini, banchieri e bancarottieri che sono i veri responsabili della più grande crisi economica del dopoguerra, la Marcegaglia, presidente di Confindustria, con una nota definisce “un episodio di intolleranza che ci riporta indietro negli anni, a stagioni che speravamo dimenticate per sempre”, anziché analizzare i “fatti”, successi ieri a Torino tra Fiom e Cobas, dal punto di vista sociale ed economico, condanna quella parte dei lavoratori che non si fidano più dei sindacati ormai alla deriva, caduti come “allocchi” nella trappola degli ultimi governi: disgregazione dei sindacati e di tutte le forze politiche di sinistra e facendoli apparire come teppisti e provocatori.
Con i dirigenti confederali presenti sul palco "era stato concordato che avrebbero potuto parlare anche lo Slai Cobas e gli operai di Nola" ma, qualcuno dei confederali, "che evidentemente non condivideva questa decisione, ha innescato una violenta provocazione per impedirlo. Nel parapiglia che ne seguiva - spiega la nota - Rinaldini cadeva e veniva aiutato a rialzarsi da lavoratori dello Slai Cobas. Quando, poi, un rappresentante dello Slai Cobas e uno degli operai di Nola stavano per parlare, come concordato con i dirigenti confederali, qualcuno tra di loro strappava violentemente i fili del microfono per impedirlo". Nessuna "aggressione preordinata contro Rinaldini, quindi. Quanto accaduto - conclude lo Slai Cobas - è stata una scelta deliberata di chi tra i confederali, innescando la violenta provocazione sul palco, vuole continuare ad impedire che i lavoratori possono prendere direttamente la parola e continuino a rimanere succubi di accordi concertativi, a perdere e calati dall’alto".
E’ da tre anni che, da destra e da sinistra, in tutti i salotti televisivi, si parla dei lavoratori che non arrivano a fine mese. Solo chiacchiere pre-elettorali. Sono riusciti a prendere in giro tutti i lavoratori che speravano in una politica seria e non fatta da arrivisti e venduti al potere economico e finanziario. La CGIL, CISL e UIL ricomincino a fare sindacato e non pensino solo a proiettare i loro leader nel Parlamento.
Fonte:Agoravox

Di Salvatore Fassari
Nell’Italia del “G8” e cioè tra le Nazioni più industrializzate del mondo gli stipendi dei lavoratori, secondo i dati dell’Ocse, sono al 23mo posto dopo Spagna e Grecia.
Questo perchè i lavoratori sono lasciati in balia della crisi, i contratti non vengono rinnovati, la cassa integrazione copre in minima parte, e solo per alcuni, la perdita di salario, centinaia di migliaia di precari vengono mandati a casa senza alcun reddito, si vorrebbe rimettere mano alle pensioni e portare l’età pensionabile delle donne a 65 anni, si fomenta il razzismo contro gli immigrati e per impedire che i lavoratori e i cittadini si organizzino per difendere salario e diritti e il Governo prepara nuove norme per vietare scioperi e manifestazioni.
E mentre migliaia di aziende chiudono e centinaia di migliaia sono i licenziamenti, mentre il governo invece di dare sostegno ai lavoratori foraggia, con i soldi di tutti i cittadini, banchieri e bancarottieri che sono i veri responsabili della più grande crisi economica del dopoguerra, la Marcegaglia, presidente di Confindustria, con una nota definisce “un episodio di intolleranza che ci riporta indietro negli anni, a stagioni che speravamo dimenticate per sempre”, anziché analizzare i “fatti”, successi ieri a Torino tra Fiom e Cobas, dal punto di vista sociale ed economico, condanna quella parte dei lavoratori che non si fidano più dei sindacati ormai alla deriva, caduti come “allocchi” nella trappola degli ultimi governi: disgregazione dei sindacati e di tutte le forze politiche di sinistra e facendoli apparire come teppisti e provocatori.
Con i dirigenti confederali presenti sul palco "era stato concordato che avrebbero potuto parlare anche lo Slai Cobas e gli operai di Nola" ma, qualcuno dei confederali, "che evidentemente non condivideva questa decisione, ha innescato una violenta provocazione per impedirlo. Nel parapiglia che ne seguiva - spiega la nota - Rinaldini cadeva e veniva aiutato a rialzarsi da lavoratori dello Slai Cobas. Quando, poi, un rappresentante dello Slai Cobas e uno degli operai di Nola stavano per parlare, come concordato con i dirigenti confederali, qualcuno tra di loro strappava violentemente i fili del microfono per impedirlo". Nessuna "aggressione preordinata contro Rinaldini, quindi. Quanto accaduto - conclude lo Slai Cobas - è stata una scelta deliberata di chi tra i confederali, innescando la violenta provocazione sul palco, vuole continuare ad impedire che i lavoratori possono prendere direttamente la parola e continuino a rimanere succubi di accordi concertativi, a perdere e calati dall’alto".
E’ da tre anni che, da destra e da sinistra, in tutti i salotti televisivi, si parla dei lavoratori che non arrivano a fine mese. Solo chiacchiere pre-elettorali. Sono riusciti a prendere in giro tutti i lavoratori che speravano in una politica seria e non fatta da arrivisti e venduti al potere economico e finanziario. La CGIL, CISL e UIL ricomincino a fare sindacato e non pensino solo a proiettare i loro leader nel Parlamento.
Questo perchè i lavoratori sono lasciati in balia della crisi, i contratti non vengono rinnovati, la cassa integrazione copre in minima parte, e solo per alcuni, la perdita di salario, centinaia di migliaia di precari vengono mandati a casa senza alcun reddito, si vorrebbe rimettere mano alle pensioni e portare l’età pensionabile delle donne a 65 anni, si fomenta il razzismo contro gli immigrati e per impedire che i lavoratori e i cittadini si organizzino per difendere salario e diritti e il Governo prepara nuove norme per vietare scioperi e manifestazioni.
E mentre migliaia di aziende chiudono e centinaia di migliaia sono i licenziamenti, mentre il governo invece di dare sostegno ai lavoratori foraggia, con i soldi di tutti i cittadini, banchieri e bancarottieri che sono i veri responsabili della più grande crisi economica del dopoguerra, la Marcegaglia, presidente di Confindustria, con una nota definisce “un episodio di intolleranza che ci riporta indietro negli anni, a stagioni che speravamo dimenticate per sempre”, anziché analizzare i “fatti”, successi ieri a Torino tra Fiom e Cobas, dal punto di vista sociale ed economico, condanna quella parte dei lavoratori che non si fidano più dei sindacati ormai alla deriva, caduti come “allocchi” nella trappola degli ultimi governi: disgregazione dei sindacati e di tutte le forze politiche di sinistra e facendoli apparire come teppisti e provocatori.
Con i dirigenti confederali presenti sul palco "era stato concordato che avrebbero potuto parlare anche lo Slai Cobas e gli operai di Nola" ma, qualcuno dei confederali, "che evidentemente non condivideva questa decisione, ha innescato una violenta provocazione per impedirlo. Nel parapiglia che ne seguiva - spiega la nota - Rinaldini cadeva e veniva aiutato a rialzarsi da lavoratori dello Slai Cobas. Quando, poi, un rappresentante dello Slai Cobas e uno degli operai di Nola stavano per parlare, come concordato con i dirigenti confederali, qualcuno tra di loro strappava violentemente i fili del microfono per impedirlo". Nessuna "aggressione preordinata contro Rinaldini, quindi. Quanto accaduto - conclude lo Slai Cobas - è stata una scelta deliberata di chi tra i confederali, innescando la violenta provocazione sul palco, vuole continuare ad impedire che i lavoratori possono prendere direttamente la parola e continuino a rimanere succubi di accordi concertativi, a perdere e calati dall’alto".
E’ da tre anni che, da destra e da sinistra, in tutti i salotti televisivi, si parla dei lavoratori che non arrivano a fine mese. Solo chiacchiere pre-elettorali. Sono riusciti a prendere in giro tutti i lavoratori che speravano in una politica seria e non fatta da arrivisti e venduti al potere economico e finanziario. La CGIL, CISL e UIL ricomincino a fare sindacato e non pensino solo a proiettare i loro leader nel Parlamento.
Fonte:Agoravox
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