Fondani nervosi. Cusani e Fazzone attaccano il prefetto Frattasi | ||||||||||||
| L'ira delle destra per l'annuciato scioglimento del consiglio comunale. Il Pdl: "Complotto politico". Accuse al Prefetto. | ||||||||||||
Fondi: «Il question time di Maroni è la prova lampante che il caso Fondi è un caso politico e che non c'è nulla di tecnico nella discussione sulla vicenda, ma che al limite si tratta di tecnici prestati alla politica». E' il commento del presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani. Il quale non ha dubbi: «Bisogna difendere la dignità di una popolazione - ha aggiunto Cusani - e quella di un sindaco. Sono stato accusato di aver negato l'esistenza della criminalità in provincia di Latina, ma io ho sempre sostenuto una cosa diversa: ci sono le forze dell'ordine e il prefetto pagati per questo, per vigilare e combattere la criminalità, non per scaricare responsabilità sulla classe dirigente». | ||||||||||||
Ancora più duro il giudizio del senatore Claudio Fazzone, colpito nella "sua" Fondi, anche se mai coinvolto nelle vicende emerse dagli accertamenti della commissione d'accesso né tantomeno in quelli giudiziari. «Nelle ultime settimane si è parlato tanto della Ge.Vi. per Fondi e Terracina e dei suoi legami con la camorra, la stessa società è stata prorogata senza gara a Gaeta quando il prefetto Frattasi lì era commissario - esordisce - c'è almeno superficialità da parte di chi ha scritto quel passaggio. Adesso basta, siamo come una bomba a orologeria, ci rivolgeremo all'autorità giudiziaria per sapere come siano usciti atti secretati, dimostreremo una montatura mediatica, perché in tutta Italia si sciolgono i consigli ma solo a Fondi c'è tanta attenzione». Il senatore ricorda le interrogazioni sul possesso di atti da parte del centrosinistra e aggiunge: «C'è la relazione di una commissione composta da tre persone che si esprime contro lo scioglimento ma non è mai arrivata al Gabinetto del ministro, chiederemo conto anche di questo. E' chiaro che si tratta di un complotto politico per colpire una classe dirigente». Ma la proposta è del ministro dell'Interno... «Si sono fuse due leghe - conclude Cusani - quella del nord e quella del sud che usa questa vicenda a soli fini politici». [Il Messaggero] _______________________________________ GAETA/ Il Comune smentisce: "Nessun atto di Frattasi sulla GeVi quando fu commissario" Il Comune di Gaeta risponde alle dichiarazioni del senatore Claudio Fazzone sulla Gevi - società ritenuta in "odor" di camorra e finita nella relazione della commissione d'accesso a Fondi - e sui rapporti intercorsi durante la gestione da commissario a Gaeta del prefetto Bruno Frattasi. «Non esiste alcun atto deliberativo del commissario, la gestione è stata del dirigente della polizia municipale - spiega l'assessore Giovanni Ialongo - Attualmente l'amministrazione, proprio a seguito delle notizie riguardanti la Gevi, ha avviato un'attività di accertamento delle regolarità delle procedure a tempo adottate dal dirigente riservandosi all'esito, se del caso, di porre in essere i conseguenziali provvedimenti previsti dalla legge. Sono pertanto prive di ogni fondamento giuridico e di fatto le affermazioni del senatore Fazzone che getta ombre sull'operato di un rappresentante del Governo, la cui attività istituzionale ha trovato la condivisione del ministro dell'Interno Roberto Maroni. D'altro canto, dubitare dell'operato del Prefetto di Latina significa dubitare delle capacità di valutazione e di giudizio del ministro Maroni». | ||||||||||||
| fonte: Il Messaggero Fonte:Telefree | ||||||||||||
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lunedì 18 maggio 2009
Il Partito del Sud con il Prefetto di Latina e con i Fondani
Fondani nervosi. Cusani e Fazzone attaccano il prefetto Frattasi | ||||||||||||
| L'ira delle destra per l'annuciato scioglimento del consiglio comunale. Il Pdl: "Complotto politico". Accuse al Prefetto. | ||||||||||||
Fondi: «Il question time di Maroni è la prova lampante che il caso Fondi è un caso politico e che non c'è nulla di tecnico nella discussione sulla vicenda, ma che al limite si tratta di tecnici prestati alla politica». E' il commento del presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani. Il quale non ha dubbi: «Bisogna difendere la dignità di una popolazione - ha aggiunto Cusani - e quella di un sindaco. Sono stato accusato di aver negato l'esistenza della criminalità in provincia di Latina, ma io ho sempre sostenuto una cosa diversa: ci sono le forze dell'ordine e il prefetto pagati per questo, per vigilare e combattere la criminalità, non per scaricare responsabilità sulla classe dirigente». | ||||||||||||
Ancora più duro il giudizio del senatore Claudio Fazzone, colpito nella "sua" Fondi, anche se mai coinvolto nelle vicende emerse dagli accertamenti della commissione d'accesso né tantomeno in quelli giudiziari. «Nelle ultime settimane si è parlato tanto della Ge.Vi. per Fondi e Terracina e dei suoi legami con la camorra, la stessa società è stata prorogata senza gara a Gaeta quando il prefetto Frattasi lì era commissario - esordisce - c'è almeno superficialità da parte di chi ha scritto quel passaggio. Adesso basta, siamo come una bomba a orologeria, ci rivolgeremo all'autorità giudiziaria per sapere come siano usciti atti secretati, dimostreremo una montatura mediatica, perché in tutta Italia si sciolgono i consigli ma solo a Fondi c'è tanta attenzione». Il senatore ricorda le interrogazioni sul possesso di atti da parte del centrosinistra e aggiunge: «C'è la relazione di una commissione composta da tre persone che si esprime contro lo scioglimento ma non è mai arrivata al Gabinetto del ministro, chiederemo conto anche di questo. E' chiaro che si tratta di un complotto politico per colpire una classe dirigente». Ma la proposta è del ministro dell'Interno... «Si sono fuse due leghe - conclude Cusani - quella del nord e quella del sud che usa questa vicenda a soli fini politici». [Il Messaggero] _______________________________________ GAETA/ Il Comune smentisce: "Nessun atto di Frattasi sulla GeVi quando fu commissario" Il Comune di Gaeta risponde alle dichiarazioni del senatore Claudio Fazzone sulla Gevi - società ritenuta in "odor" di camorra e finita nella relazione della commissione d'accesso a Fondi - e sui rapporti intercorsi durante la gestione da commissario a Gaeta del prefetto Bruno Frattasi. «Non esiste alcun atto deliberativo del commissario, la gestione è stata del dirigente della polizia municipale - spiega l'assessore Giovanni Ialongo - Attualmente l'amministrazione, proprio a seguito delle notizie riguardanti la Gevi, ha avviato un'attività di accertamento delle regolarità delle procedure a tempo adottate dal dirigente riservandosi all'esito, se del caso, di porre in essere i conseguenziali provvedimenti previsti dalla legge. Sono pertanto prive di ogni fondamento giuridico e di fatto le affermazioni del senatore Fazzone che getta ombre sull'operato di un rappresentante del Governo, la cui attività istituzionale ha trovato la condivisione del ministro dell'Interno Roberto Maroni. D'altro canto, dubitare dell'operato del Prefetto di Latina significa dubitare delle capacità di valutazione e di giudizio del ministro Maroni». | ||||||||||||
| fonte: Il Messaggero Fonte:Telefree | ||||||||||||
C'era una volta l'america
Nato come estratto di un più lungo documentario, Cera una volta lAmerica, racconta uno dei momenti salienti nella storia della costa settentrionale Campana: labbattimento, accaduto in più riprese nellarco dellestate 2003, delle torri del Villaggio Coppola, nate, come mostri, sulla spiaggia di Castelvolturno a metà degli anni sessanta.Non cercando spiegazioni, il video osserva semplicemente come istituzioni ed imprenditoria abbiano interagito pubblicamente, in quei giorni, per dare una possibilità di riscatto ad un territorio sul quale si è fin troppo speculato. Palazzi, cemento, sabbia, mare, politici, forze dellordine e costruttori sono gli elementi principali di un felice evento che purtroppo, però, ad oggi, 2007, ha creato solo un grosso polverone.
Nato come estratto di un più lungo documentario, Cera una volta lAmerica, racconta uno dei momenti salienti nella storia della costa settentrionale Campana: labbattimento, accaduto in più riprese nellarco dellestate 2003, delle torri del Villaggio Coppola, nate, come mostri, sulla spiaggia di Castelvolturno a metà degli anni sessanta.Non cercando spiegazioni, il video osserva semplicemente come istituzioni ed imprenditoria abbiano interagito pubblicamente, in quei giorni, per dare una possibilità di riscatto ad un territorio sul quale si è fin troppo speculato. Palazzi, cemento, sabbia, mare, politici, forze dellordine e costruttori sono gli elementi principali di un felice evento che purtroppo, però, ad oggi, 2007, ha creato solo un grosso polverone.
Mantova: I Candidati Sindaci del Partito del Sud partecipano all'incontro "Un Comune per la Famiglia"

Nella foto il Candidato Sindaco di Virgilio (MN) Nunzio Dinacci ieri mattina in Piazza a Virgilio, durante il volantinaggio effettuato dai militanti del Partito del Sud.
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I Candidati Sindaci del Partito del Sud, Antonio Iannacone per Suzzara e Nunzio Dinacci per Virgilio, parteciperanno all'incontro "Un Comune per la Famiglia" organizzato dal Forum Provinciale Associazione Familiari di Mantova per approfondire le tematiche relative al sostegno alle famiglie e relative problematiche.
"UN COMUNE PER LA FAMIGLIA. PROPOSTE ED ESPERIENZE DI POLITICHE LOCALI"
Venerdì 22 maggio, alle ore 20,45 presso il Centro Contardo Ferrini a Mantova in Via Giulio Romano, 15.
Parteciperanno all'incontro: oltre ai Candidati Sindaci dei Comuni mantovani, Maurizio Bernardi, Sindaco di Castelnuovo del Garda; Giovanni Peretti, vicesindaco e assessore alle politiche famigliari; Daniele Udali, Vice Presidente Afi Verona.
"UN COMUNE PER LA FAMIGLIA. PROPOSTE ED ESPERIENZE DI POLITICHE LOCALI"
Venerdì 22 maggio, alle ore 20,45 presso il Centro Contardo Ferrini a Mantova in Via Giulio Romano, 15.
Parteciperanno all'incontro: oltre ai Candidati Sindaci dei Comuni mantovani, Maurizio Bernardi, Sindaco di Castelnuovo del Garda; Giovanni Peretti, vicesindaco e assessore alle politiche famigliari; Daniele Udali, Vice Presidente Afi Verona.

Nella foto il Candidato Sindaco di Virgilio (MN) Nunzio Dinacci ieri mattina in Piazza a Virgilio, durante il volantinaggio effettuato dai militanti del Partito del Sud.
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I Candidati Sindaci del Partito del Sud, Antonio Iannacone per Suzzara e Nunzio Dinacci per Virgilio, parteciperanno all'incontro "Un Comune per la Famiglia" organizzato dal Forum Provinciale Associazione Familiari di Mantova per approfondire le tematiche relative al sostegno alle famiglie e relative problematiche.
"UN COMUNE PER LA FAMIGLIA. PROPOSTE ED ESPERIENZE DI POLITICHE LOCALI"
Venerdì 22 maggio, alle ore 20,45 presso il Centro Contardo Ferrini a Mantova in Via Giulio Romano, 15.
Parteciperanno all'incontro: oltre ai Candidati Sindaci dei Comuni mantovani, Maurizio Bernardi, Sindaco di Castelnuovo del Garda; Giovanni Peretti, vicesindaco e assessore alle politiche famigliari; Daniele Udali, Vice Presidente Afi Verona.
"UN COMUNE PER LA FAMIGLIA. PROPOSTE ED ESPERIENZE DI POLITICHE LOCALI"
Venerdì 22 maggio, alle ore 20,45 presso il Centro Contardo Ferrini a Mantova in Via Giulio Romano, 15.
Parteciperanno all'incontro: oltre ai Candidati Sindaci dei Comuni mantovani, Maurizio Bernardi, Sindaco di Castelnuovo del Garda; Giovanni Peretti, vicesindaco e assessore alle politiche famigliari; Daniele Udali, Vice Presidente Afi Verona.
Tafferugli al Corteo dei sindacati a Torino del 16/05/2009
TORINO Nel corteo gli operai di Pomigliano sono in testa, con quelli di Termini Imerese, l'altro stabilimento a rischio. Rinaldini annuncia il blocco degli straordinari e di ogni forma di flessibilità; per il numero uno della Fim, Giuseppe Farina, "é ridicolo che la Fiat discuta con il governo statunitense e con quello tedesco e con i sindacati di quei Paesi, ma non dica nulla in Italia". Eros Panicali, responsabile nazionale del settore Auto per la Uilm, vuole che il tavolo sia presso la presidenza del Consiglio, mentre il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo, accusa il governo "totalmente assente sia nei riguardi della Fiat sia di qualunque idea attiva do politica industriale". "La richiesta del sindacato di avere un tavolo nazionale per affrontare le ricadute degli accordi internazionali della Fiat - spiega il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino - è assolutamente sensata. Io sono qui per sostenere questa richiesta". Sfila con gli operai anche il governatore della Puglia, Nichi Vendola che vuole le Regioni al tavolo. Il percorso del corteo è lungo, ma la manifestazione si svolge in un clima tranquillo. I tafferugli sono solo alla fine, durante i comizi sul palco allestito davanti alla palazzina del Lingotto. La contestazione inizia a sorpresa durante l'intervento di Farina. Gli gridano "venduto, venduto" e gli tolgono l'audio. Il segretario della Fim-Cisl finisce di parlare, ma i Cobas raggiungono il palco. Ci sono spintoni, Rinaldini viene strattonato e tirato giù dal palco, ma riesce comunque a concludere il suo intervento. Viene colpito con una cinghiata anche il segretario generale della Uilm piemontese, Maurizio Peverati. Un rappresentante dei Cobas prende la parola e improvvisa un intervento. I leader confederali lasciano il Lingotto, si allontanano anche i lavoratori. Finisce un po' mestamente la prima giornata di protesta in difesa dei posti di lavoro delle fabbriche del Sud e del Nord.
TORINO Nel corteo gli operai di Pomigliano sono in testa, con quelli di Termini Imerese, l'altro stabilimento a rischio. Rinaldini annuncia il blocco degli straordinari e di ogni forma di flessibilità; per il numero uno della Fim, Giuseppe Farina, "é ridicolo che la Fiat discuta con il governo statunitense e con quello tedesco e con i sindacati di quei Paesi, ma non dica nulla in Italia". Eros Panicali, responsabile nazionale del settore Auto per la Uilm, vuole che il tavolo sia presso la presidenza del Consiglio, mentre il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo, accusa il governo "totalmente assente sia nei riguardi della Fiat sia di qualunque idea attiva do politica industriale". "La richiesta del sindacato di avere un tavolo nazionale per affrontare le ricadute degli accordi internazionali della Fiat - spiega il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino - è assolutamente sensata. Io sono qui per sostenere questa richiesta". Sfila con gli operai anche il governatore della Puglia, Nichi Vendola che vuole le Regioni al tavolo. Il percorso del corteo è lungo, ma la manifestazione si svolge in un clima tranquillo. I tafferugli sono solo alla fine, durante i comizi sul palco allestito davanti alla palazzina del Lingotto. La contestazione inizia a sorpresa durante l'intervento di Farina. Gli gridano "venduto, venduto" e gli tolgono l'audio. Il segretario della Fim-Cisl finisce di parlare, ma i Cobas raggiungono il palco. Ci sono spintoni, Rinaldini viene strattonato e tirato giù dal palco, ma riesce comunque a concludere il suo intervento. Viene colpito con una cinghiata anche il segretario generale della Uilm piemontese, Maurizio Peverati. Un rappresentante dei Cobas prende la parola e improvvisa un intervento. I leader confederali lasciano il Lingotto, si allontanano anche i lavoratori. Finisce un po' mestamente la prima giornata di protesta in difesa dei posti di lavoro delle fabbriche del Sud e del Nord.
domenica 17 maggio 2009
Nel silenzio generale dell"informazione" di stato, viene sgominato un traffico di rifiuti pericolosi prodotti in Puglia presso la Centrale ENEL
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In Calabria i rifiuti tossici dell´Enel
Gare d´appalto e certificati truccati
In una cava sullo Ionio 100mila tonnellate di fanghi
REGGIO CALABRIA - Mischiavano i rifiuti pericolosi con quelli innocui, falsificavano i certificati sanitari e taroccavano le gare d´appalto. Così migliaia di tir partivano dalla centrale a carbone Federico II di Brindisi, per scaricare i veleni dell´Enel in una cava di Motta San Giovanni, a pochi chilometri da Reggio Calabria. Fanghi che ammorbavano la terra finendo poi in mare. Materiali «altamente nocivi», da far sparire tra le argille calabresi invece che in costose discariche autorizzate. Con l´accusa di disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti pericolosi, ieri mattina sono state arrestate dieci persone. Sette pugliesi e 3 calabresi (16 complessivamente gli indagati).
La procura di Reggio Calabria ritiene di aver scoperto un giro da almeno 100mila tonnellate negli ultimi due anni. Una montagna nera, del valore di diversi milioni di euro. Ai domiciliari sono finiti quattro funzionari dell´Enel: Diego Baio, responsabile di ambiente e sicurezza; Francesco Lemma, responsabile dell´ufficio appalti dell´area meridionale; Michele Palermo e Carlo Aiello, responsabile movimentazione materiali.
Nelle carte affiorano pure i nomi dei manager Antonio Ascione e Luciano Mirko Pistillo. Nel vortice anche alcuni imprenditori come Giuseppe Marraffa e Giovanni Monna della «Ikos Puglia spa» e Antonio Caserta, dell´omonima azienda calabrese, specializzata nella fabbricazione di laterizi.
Semplice il meccanismo scoperto dall´inchiesta del pm Sara Ombra, che ha coordinato le indagini del Corpo forestale dello stato della Calabria. L´Enel bandiva le gare per lo smaltimento di rifiuti dichiarati, con tanto di certificazioni, falsamente non pericolosi. L´appalto era poi assegnato a società collegate tra di loro, disponibili a ulteriori trattamenti per la trasformazione in materiale inerte con cui costruire mattoni e tegole.
I carichi tossici, trasportati in Calabria su autoarticolati, finivano in realtà in una cava a poche centinaia di metri dal mare Jonio, in zona di interesse comunitario. Per il procuratore Giuseppe Pignatone «purtroppo ancora una volta ci si trova dinanzi a un fenomeno di entità massiccia in cui il sud e la Calabria in modo specifico, finiscono per essere il punto di discarica di scarti industriali prodotti altrove». Dal canto suo L´Enel ha ribadito «piena disponibilità a collaborare con gli inquirenti anche a tutela della propria reputazione».
Fonte: L'Espresso
Nel ricordare che, nonostante le privatizzazioni, l'azionista di riferimento di Enel è ancora lo stato italiano (...) inseriamo il link al sito Melito on line dove sono presenti i particolari dell'intera brillante operazione condotta dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Procura di Reggio Calabria a cui vanno i nostri ringraziamenti.
Link Melito on line
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In Calabria i rifiuti tossici dell´Enel
Gare d´appalto e certificati truccati
In una cava sullo Ionio 100mila tonnellate di fanghi
REGGIO CALABRIA - Mischiavano i rifiuti pericolosi con quelli innocui, falsificavano i certificati sanitari e taroccavano le gare d´appalto. Così migliaia di tir partivano dalla centrale a carbone Federico II di Brindisi, per scaricare i veleni dell´Enel in una cava di Motta San Giovanni, a pochi chilometri da Reggio Calabria. Fanghi che ammorbavano la terra finendo poi in mare. Materiali «altamente nocivi», da far sparire tra le argille calabresi invece che in costose discariche autorizzate. Con l´accusa di disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti pericolosi, ieri mattina sono state arrestate dieci persone. Sette pugliesi e 3 calabresi (16 complessivamente gli indagati).
La procura di Reggio Calabria ritiene di aver scoperto un giro da almeno 100mila tonnellate negli ultimi due anni. Una montagna nera, del valore di diversi milioni di euro. Ai domiciliari sono finiti quattro funzionari dell´Enel: Diego Baio, responsabile di ambiente e sicurezza; Francesco Lemma, responsabile dell´ufficio appalti dell´area meridionale; Michele Palermo e Carlo Aiello, responsabile movimentazione materiali.
Nelle carte affiorano pure i nomi dei manager Antonio Ascione e Luciano Mirko Pistillo. Nel vortice anche alcuni imprenditori come Giuseppe Marraffa e Giovanni Monna della «Ikos Puglia spa» e Antonio Caserta, dell´omonima azienda calabrese, specializzata nella fabbricazione di laterizi.
Semplice il meccanismo scoperto dall´inchiesta del pm Sara Ombra, che ha coordinato le indagini del Corpo forestale dello stato della Calabria. L´Enel bandiva le gare per lo smaltimento di rifiuti dichiarati, con tanto di certificazioni, falsamente non pericolosi. L´appalto era poi assegnato a società collegate tra di loro, disponibili a ulteriori trattamenti per la trasformazione in materiale inerte con cui costruire mattoni e tegole.
I carichi tossici, trasportati in Calabria su autoarticolati, finivano in realtà in una cava a poche centinaia di metri dal mare Jonio, in zona di interesse comunitario. Per il procuratore Giuseppe Pignatone «purtroppo ancora una volta ci si trova dinanzi a un fenomeno di entità massiccia in cui il sud e la Calabria in modo specifico, finiscono per essere il punto di discarica di scarti industriali prodotti altrove». Dal canto suo L´Enel ha ribadito «piena disponibilità a collaborare con gli inquirenti anche a tutela della propria reputazione».
Fonte: L'Espresso
Nel ricordare che, nonostante le privatizzazioni, l'azionista di riferimento di Enel è ancora lo stato italiano (...) inseriamo il link al sito Melito on line dove sono presenti i particolari dell'intera brillante operazione condotta dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Procura di Reggio Calabria a cui vanno i nostri ringraziamenti.
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In Calabria i rifiuti tossici dell´Enel
Gare d´appalto e certificati truccati
In una cava sullo Ionio 100mila tonnellate di fanghi
REGGIO CALABRIA - Mischiavano i rifiuti pericolosi con quelli innocui, falsificavano i certificati sanitari e taroccavano le gare d´appalto. Così migliaia di tir partivano dalla centrale a carbone Federico II di Brindisi, per scaricare i veleni dell´Enel in una cava di Motta San Giovanni, a pochi chilometri da Reggio Calabria. Fanghi che ammorbavano la terra finendo poi in mare. Materiali «altamente nocivi», da far sparire tra le argille calabresi invece che in costose discariche autorizzate. Con l´accusa di disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti pericolosi, ieri mattina sono state arrestate dieci persone. Sette pugliesi e 3 calabresi (16 complessivamente gli indagati).
La procura di Reggio Calabria ritiene di aver scoperto un giro da almeno 100mila tonnellate negli ultimi due anni. Una montagna nera, del valore di diversi milioni di euro. Ai domiciliari sono finiti quattro funzionari dell´Enel: Diego Baio, responsabile di ambiente e sicurezza; Francesco Lemma, responsabile dell´ufficio appalti dell´area meridionale; Michele Palermo e Carlo Aiello, responsabile movimentazione materiali.
Nelle carte affiorano pure i nomi dei manager Antonio Ascione e Luciano Mirko Pistillo. Nel vortice anche alcuni imprenditori come Giuseppe Marraffa e Giovanni Monna della «Ikos Puglia spa» e Antonio Caserta, dell´omonima azienda calabrese, specializzata nella fabbricazione di laterizi.
Semplice il meccanismo scoperto dall´inchiesta del pm Sara Ombra, che ha coordinato le indagini del Corpo forestale dello stato della Calabria. L´Enel bandiva le gare per lo smaltimento di rifiuti dichiarati, con tanto di certificazioni, falsamente non pericolosi. L´appalto era poi assegnato a società collegate tra di loro, disponibili a ulteriori trattamenti per la trasformazione in materiale inerte con cui costruire mattoni e tegole.
I carichi tossici, trasportati in Calabria su autoarticolati, finivano in realtà in una cava a poche centinaia di metri dal mare Jonio, in zona di interesse comunitario. Per il procuratore Giuseppe Pignatone «purtroppo ancora una volta ci si trova dinanzi a un fenomeno di entità massiccia in cui il sud e la Calabria in modo specifico, finiscono per essere il punto di discarica di scarti industriali prodotti altrove». Dal canto suo L´Enel ha ribadito «piena disponibilità a collaborare con gli inquirenti anche a tutela della propria reputazione».
Fonte: L'Espresso
Nel ricordare che, nonostante le privatizzazioni, l'azionista di riferimento di Enel è ancora lo stato italiano (...) inseriamo il link al sito Melito on line dove sono presenti i particolari dell'intera brillante operazione condotta dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Procura di Reggio Calabria a cui vanno i nostri ringraziamenti.
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In Calabria i rifiuti tossici dell´Enel
Gare d´appalto e certificati truccati
In una cava sullo Ionio 100mila tonnellate di fanghi
REGGIO CALABRIA - Mischiavano i rifiuti pericolosi con quelli innocui, falsificavano i certificati sanitari e taroccavano le gare d´appalto. Così migliaia di tir partivano dalla centrale a carbone Federico II di Brindisi, per scaricare i veleni dell´Enel in una cava di Motta San Giovanni, a pochi chilometri da Reggio Calabria. Fanghi che ammorbavano la terra finendo poi in mare. Materiali «altamente nocivi», da far sparire tra le argille calabresi invece che in costose discariche autorizzate. Con l´accusa di disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti pericolosi, ieri mattina sono state arrestate dieci persone. Sette pugliesi e 3 calabresi (16 complessivamente gli indagati).
La procura di Reggio Calabria ritiene di aver scoperto un giro da almeno 100mila tonnellate negli ultimi due anni. Una montagna nera, del valore di diversi milioni di euro. Ai domiciliari sono finiti quattro funzionari dell´Enel: Diego Baio, responsabile di ambiente e sicurezza; Francesco Lemma, responsabile dell´ufficio appalti dell´area meridionale; Michele Palermo e Carlo Aiello, responsabile movimentazione materiali.
Nelle carte affiorano pure i nomi dei manager Antonio Ascione e Luciano Mirko Pistillo. Nel vortice anche alcuni imprenditori come Giuseppe Marraffa e Giovanni Monna della «Ikos Puglia spa» e Antonio Caserta, dell´omonima azienda calabrese, specializzata nella fabbricazione di laterizi.
Semplice il meccanismo scoperto dall´inchiesta del pm Sara Ombra, che ha coordinato le indagini del Corpo forestale dello stato della Calabria. L´Enel bandiva le gare per lo smaltimento di rifiuti dichiarati, con tanto di certificazioni, falsamente non pericolosi. L´appalto era poi assegnato a società collegate tra di loro, disponibili a ulteriori trattamenti per la trasformazione in materiale inerte con cui costruire mattoni e tegole.
I carichi tossici, trasportati in Calabria su autoarticolati, finivano in realtà in una cava a poche centinaia di metri dal mare Jonio, in zona di interesse comunitario. Per il procuratore Giuseppe Pignatone «purtroppo ancora una volta ci si trova dinanzi a un fenomeno di entità massiccia in cui il sud e la Calabria in modo specifico, finiscono per essere il punto di discarica di scarti industriali prodotti altrove». Dal canto suo L´Enel ha ribadito «piena disponibilità a collaborare con gli inquirenti anche a tutela della propria reputazione».
Fonte: L'Espresso
Nel ricordare che, nonostante le privatizzazioni, l'azionista di riferimento di Enel è ancora lo stato italiano (...) inseriamo il link al sito Melito on line dove sono presenti i particolari dell'intera brillante operazione condotta dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Procura di Reggio Calabria a cui vanno i nostri ringraziamenti.
Link Melito on line
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Intervista a Giuseppe Masciari sul suo appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Intervista su Radio Radicale a Giuseppe Masciari sul suo appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Intervista su Radio Radicale a Giuseppe Masciari sul suo appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
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