lunedì 18 maggio 2009

Il Partito del Sud con il Prefetto di Latina e con i Fondani

Scritto da Partito del Sud Gaeta
partito_sud_logo.pngGaeta 17 maggio 2009 - Il Sen Fazzone e non solo lui, ma tutto il suo apparato politico, da sempre critica l'operato del Prefetto Frattasi. la maggioranza di centrodestra condotta da Massimo Magliozzi, a Gaeta, si sciolse come neve al sole.

Magliozzi fu fucilato dai suoi amici di centro destra, oggi siede sui banchi dell'opposizione con loro. Claudio Fazzone, da senatore di questa repubblica, dovrebbe difendere a spada tratta l'operato del prefetto, che ha il dovere sacrosanto di preservare il territorio da infiltrazioni malavitose, ne va il buon nome dell'Italia tutta.Il Senatore Fazzone, che guadagna 91 mila euro all'anno solo in Acqualatina, ed altri 127 mila da senatore, dovrebbe essere il primo a battere le mani al Prefetto.

Se la Mafia, come è stato accertato dalla commissione di accesso, si è infiltrata prepotentemente nel territorio e nel comune di Fondi, dovrebbe allarmarsi, anche perchè, Il Prefetto di Latina Dott. Bruno Frattasi, è un uomo coraggioso, attaccato alle istituzioni, ha fatto ciò che un prefetto doveva fare in questi casi. Difendere una città attaccata dalla Mandraca, una città entrata nella paura, una città in cui i cittadini non sono più sicuri, con aziende attaccate da incendi, morti, feriti. I comuni della provincia di Latina stanno affogando.L'amministrazione comunale di centro destra, a Gaeta, accortasi che qualcosa non andava, nel 2006 fu suicidata da Mauro Sasso, dall'Avvocato Giuseppe Matarazzo e da altri componenti e personaggi.

Si votò due anni fa e due liste civiche batterono 11 partiti filorisorgimentali (destra-sinistra). Oggi è governata da gente onesta e pulita.Il Comune di Gaeta, sotto la giunta Raimondi, si schiera con il Prefetto Bruno Frattasi. Nel dicembre del 2007, grazie all'interessamento dell'assesore ai beni patrimoniali Antonio Ciano, ha acquisito ai beni comunali ben 25 mila metri quadri di terreni della camorra, sequestrati dalla magistratura di Santa Maria Capuavetere, il quale ha pure partecipato ad un Bando Regionale vincendolo. Ben 100 mila euro serviranno a riattare un manufatto sequestrato alla famiglia Magliulo in località Arena Rossa Fondi è affogata dalla mafia, Terracina anch'essa amministrata dal centro destra sta affogando nella spazzatura e nei debiti, il segretario comunale di quella città si è impiccato.Aprilia è affogata in Acqualatina. Questa provincia deve cambiare registro, deve seguire l'esempio di Gaeta, dove una giunta meridionalista sta dando prova di onestà. Gaeta deve essere esempio per tutta l'Italia.

Il sistema Piemonte è alla frutta, bisogna cambiare. L'Italia è divisa in due, una straricca ed una povera. Sono cambiate completamente le condizioni. 150 anni fa il Sud era la nazione più ricca d'Italia perchè amministrata oculatamente. Le tasse erano tenui, le pagavano tutti. Vi era autonomia nei comuni, vi era un federalismo vero, ogni realtà territoriale sfruttava le proprie risorse. Il Conte Bastogi, tra il 1861 e il 1862, con cinque decreti legge cambiò il sistema fiscale vigente. Un drenaggio fiscale galattico verso il centro, mise in ginocchio la nostra economia, quella dei comuni, quella del Sud. Questo stato di cose immeserì le casse dei comuni,e quelle degli imprenditori. Milioni di contadini e di operai furono costretti dal regime savoiardo a lasciare le loro case e ad emigrare.

Furono costretti ad emigrare ben 30 milioni di Meridionali in cento anni.Una emigrazione biblica che nessuno ha mai fermato, continua oggi senza soluzione di continuità, circa 150 mila giovani son costretti a lasciare la propria città per trovare un pezzo di pane nero.I governanti italiani, ipocritamente, dicono di fermare l'emigrazione clandestina. Noi siamo emigrati a milioni, continuiamo a farlo, ma nessuno si sogna di fermare la nostra disperazione. Tra i tanti emigranti, vi sono dei delinquenti, bisogna ammanettarli, metterli in galera, siano essi immigrati clandestini o immigrati italiani mafiosi. Fondi è una città attiva, con i pù grandi mercati agricoli italiani, la sua gente, da sempre è industriosa, lo Stato deve preservare la gente onesta, i suoi imprenditori onesti, i lavoratori onesti.

I fondani devono ribellarsi, devono cacciare l'orgoglio che li ha sempre contraddistinti. La mafia l'ha assalita, si è inserita dappertutto, anche nel comune amministrato dal centrodestra, bisogna sciogliere quel consiglio comunale.Una commissione di accesso voluta dal Prefetto Frattasi ne ha accertato la contiguità, Maroni ha consegnato a Berlusconi gli atti propedeutici per sciogliere quel consiglio comunale,e i suoi amministratori, anzichè dimettersi, imperterriti si presentano alle elezioni provinciali con il Popolo delle Libertà. Addirittura, ben otto liste affogheranno la procincia se il popolo non prende coscienza.

Berlusconi che nel 1996 piangeva per la morte degli immigrati, da sei mesi ha nel cassetto la proposta di scioglimento del cosiglio comunale della città pontina. Alle provinciali si son presentate due liste del popolo delle libertà,una vera anomalia. Vediamo in questa operazione un sussulto contro i vecchi governanti,contro Fazzone e Cusani,non vorremmo che a fine elezioni, come spesso succede, si riuniscano in un solo gruppo.Noi pensiamo che ormai, il sistema di Potere voluto da Cavour, quello del liberismo sfrenato, sia giunto alla frutta, dobbiamo cambiare registro.

Per mandare a casa questi governanti, che per noi sono solo servi del potere economico nordista,bisogna votare per la vera novità di queste elezioni: il Partito del Sud

Fonte:GolfoTv








Mafie. Laurelli: imprenditore abbandona Fondi, nessuna solidarietà da enti locali

letture: 233
Luisa Laurelli
Luisa Laurelli
Fondi: "Sta già facendo i pacchi per ritornarsene a nord l'imprenditore che ha subito un attentato incendiario la notte del 7 maggio scorso a Fondi. Senza aver ricevuto alcun attestato di solidarietà dai rappresentanti delle istituzioni locali. E' così che si difende la legalità?". Se lo chiede Luisa Laurelli, candidata del Pd al Parlamento europeo nella circoscrizione centro e presidente della commissione Sicurezza e Lotta alla criminalità della Regione Lazio.

"Se a questo - continua il consigliere regionale - si aggiungono i violenti attacchi nei confronti del prefetto di Latina Bruno Frattasi da parte di molti esponenti politici locali, il quadro diventa davvero preoccupante".

"Al titolare dell'impresa Elispanair ho inviato una lettera per comunicargli la mia vicinanza e sostegno - prosegue Laurelli - Al prefetto Frattasi ribadisco la stima per il lavoro straordinario che sta svolgendo e che costituisce, insieme a quello delle forze dell'ordine, uno strumento irrinunciabile per la lotta alla criminalità nel basso Lazio".

Laurelli domani sarà in campagna elettorale in provincia di Latina anche "per far sentire la sua vicinanza a quei cittadini e quegli imprenditori che si battono quotidianamente per la legalità". Alle 10,30 sarà a Fondi, alle 15,30 a Prossedi, alle 17 presso il centro Il Gabbiano di Latina, alle 19 ad Aprilia, alle 21 a Cisterna.

Ufficio stampa
Alessandra Severini


di: TF Pres



Fondani nervosi. Cusani e Fazzone attaccano il prefetto Frattasi
L'ira delle destra per l'annuciato scioglimento del consiglio comunale. Il Pdl: "Complotto politico". Accuse al Prefetto.
letture: 372
il senatore fazzone
il senatore fazzone
Fondi: «Il question time di Maroni è la prova lampante che il caso Fondi è un caso politico e che non c'è nulla di tecnico nella discussione sulla vicenda, ma che al limite si tratta di tecnici prestati alla politica». E' il commento del presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani. Il quale non ha dubbi: «Bisogna difendere la dignità di una popolazione - ha aggiunto Cusani - e quella di un sindaco. Sono stato accusato di aver negato l'esistenza della criminalità in provincia di Latina, ma io ho sempre sostenuto una cosa diversa: ci sono le forze dell'ordine e il prefetto pagati per questo, per vigilare e combattere la criminalità, non per scaricare responsabilità sulla classe dirigente».
Ancora più duro il giudizio del senatore Claudio Fazzone, colpito nella "sua" Fondi, anche se mai coinvolto nelle vicende emerse dagli accertamenti della commissione d'accesso né tantomeno in quelli giudiziari.

«Nelle ultime settimane si è parlato tanto della Ge.Vi. per Fondi e Terracina e dei suoi legami con la camorra, la stessa società è stata prorogata senza gara a Gaeta quando il prefetto Frattasi lì era commissario - esordisce - c'è almeno superficialità da parte di chi ha scritto quel passaggio. Adesso basta, siamo come una bomba a orologeria, ci rivolgeremo all'autorità giudiziaria per sapere come siano usciti atti secretati, dimostreremo una montatura mediatica, perché in tutta Italia si sciolgono i consigli ma solo a Fondi c'è tanta attenzione».

Il senatore ricorda le interrogazioni sul possesso di atti da parte del centrosinistra e aggiunge: «C'è la relazione di una commissione composta da tre persone che si esprime contro lo scioglimento ma non è mai arrivata al Gabinetto del ministro, chiederemo conto anche di questo. E' chiaro che si tratta di un complotto politico per colpire una classe dirigente». Ma la proposta è del ministro dell'Interno... «Si sono fuse due leghe - conclude Cusani - quella del nord e quella del sud che usa questa vicenda a soli fini politici».

[Il Messaggero]

_______________________________________

GAETA/ Il Comune smentisce: "Nessun atto di Frattasi sulla GeVi quando fu commissario"

Il Comune di Gaeta risponde alle dichiarazioni del senatore Claudio Fazzone sulla Gevi - società ritenuta in "odor" di camorra e finita nella relazione della commissione d'accesso a Fondi - e sui rapporti intercorsi durante la gestione da commissario a Gaeta del prefetto Bruno Frattasi. «Non esiste alcun atto deliberativo del commissario, la gestione è stata del dirigente della polizia municipale - spiega l'assessore Giovanni Ialongo - Attualmente l'amministrazione, proprio a seguito delle notizie riguardanti la Gevi, ha avviato un'attività di accertamento delle regolarità delle procedure a tempo adottate dal dirigente riservandosi all'esito, se del caso, di porre in essere i conseguenziali provvedimenti previsti dalla legge. Sono pertanto prive di ogni fondamento giuridico e di fatto le affermazioni del senatore Fazzone che getta ombre sull'operato di un rappresentante del Governo, la cui attività istituzionale ha trovato la condivisione del ministro dell'Interno Roberto Maroni. D'altro canto, dubitare dell'operato del Prefetto di Latina significa dubitare delle capacità di valutazione e di giudizio del ministro Maroni».
fonte: Il Messaggero

Fonte:Telefree
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Scritto da Partito del Sud Gaeta
partito_sud_logo.pngGaeta 17 maggio 2009 - Il Sen Fazzone e non solo lui, ma tutto il suo apparato politico, da sempre critica l'operato del Prefetto Frattasi. la maggioranza di centrodestra condotta da Massimo Magliozzi, a Gaeta, si sciolse come neve al sole.

Magliozzi fu fucilato dai suoi amici di centro destra, oggi siede sui banchi dell'opposizione con loro. Claudio Fazzone, da senatore di questa repubblica, dovrebbe difendere a spada tratta l'operato del prefetto, che ha il dovere sacrosanto di preservare il territorio da infiltrazioni malavitose, ne va il buon nome dell'Italia tutta.Il Senatore Fazzone, che guadagna 91 mila euro all'anno solo in Acqualatina, ed altri 127 mila da senatore, dovrebbe essere il primo a battere le mani al Prefetto.

Se la Mafia, come è stato accertato dalla commissione di accesso, si è infiltrata prepotentemente nel territorio e nel comune di Fondi, dovrebbe allarmarsi, anche perchè, Il Prefetto di Latina Dott. Bruno Frattasi, è un uomo coraggioso, attaccato alle istituzioni, ha fatto ciò che un prefetto doveva fare in questi casi. Difendere una città attaccata dalla Mandraca, una città entrata nella paura, una città in cui i cittadini non sono più sicuri, con aziende attaccate da incendi, morti, feriti. I comuni della provincia di Latina stanno affogando.L'amministrazione comunale di centro destra, a Gaeta, accortasi che qualcosa non andava, nel 2006 fu suicidata da Mauro Sasso, dall'Avvocato Giuseppe Matarazzo e da altri componenti e personaggi.

Si votò due anni fa e due liste civiche batterono 11 partiti filorisorgimentali (destra-sinistra). Oggi è governata da gente onesta e pulita.Il Comune di Gaeta, sotto la giunta Raimondi, si schiera con il Prefetto Bruno Frattasi. Nel dicembre del 2007, grazie all'interessamento dell'assesore ai beni patrimoniali Antonio Ciano, ha acquisito ai beni comunali ben 25 mila metri quadri di terreni della camorra, sequestrati dalla magistratura di Santa Maria Capuavetere, il quale ha pure partecipato ad un Bando Regionale vincendolo. Ben 100 mila euro serviranno a riattare un manufatto sequestrato alla famiglia Magliulo in località Arena Rossa Fondi è affogata dalla mafia, Terracina anch'essa amministrata dal centro destra sta affogando nella spazzatura e nei debiti, il segretario comunale di quella città si è impiccato.Aprilia è affogata in Acqualatina. Questa provincia deve cambiare registro, deve seguire l'esempio di Gaeta, dove una giunta meridionalista sta dando prova di onestà. Gaeta deve essere esempio per tutta l'Italia.

Il sistema Piemonte è alla frutta, bisogna cambiare. L'Italia è divisa in due, una straricca ed una povera. Sono cambiate completamente le condizioni. 150 anni fa il Sud era la nazione più ricca d'Italia perchè amministrata oculatamente. Le tasse erano tenui, le pagavano tutti. Vi era autonomia nei comuni, vi era un federalismo vero, ogni realtà territoriale sfruttava le proprie risorse. Il Conte Bastogi, tra il 1861 e il 1862, con cinque decreti legge cambiò il sistema fiscale vigente. Un drenaggio fiscale galattico verso il centro, mise in ginocchio la nostra economia, quella dei comuni, quella del Sud. Questo stato di cose immeserì le casse dei comuni,e quelle degli imprenditori. Milioni di contadini e di operai furono costretti dal regime savoiardo a lasciare le loro case e ad emigrare.

Furono costretti ad emigrare ben 30 milioni di Meridionali in cento anni.Una emigrazione biblica che nessuno ha mai fermato, continua oggi senza soluzione di continuità, circa 150 mila giovani son costretti a lasciare la propria città per trovare un pezzo di pane nero.I governanti italiani, ipocritamente, dicono di fermare l'emigrazione clandestina. Noi siamo emigrati a milioni, continuiamo a farlo, ma nessuno si sogna di fermare la nostra disperazione. Tra i tanti emigranti, vi sono dei delinquenti, bisogna ammanettarli, metterli in galera, siano essi immigrati clandestini o immigrati italiani mafiosi. Fondi è una città attiva, con i pù grandi mercati agricoli italiani, la sua gente, da sempre è industriosa, lo Stato deve preservare la gente onesta, i suoi imprenditori onesti, i lavoratori onesti.

I fondani devono ribellarsi, devono cacciare l'orgoglio che li ha sempre contraddistinti. La mafia l'ha assalita, si è inserita dappertutto, anche nel comune amministrato dal centrodestra, bisogna sciogliere quel consiglio comunale.Una commissione di accesso voluta dal Prefetto Frattasi ne ha accertato la contiguità, Maroni ha consegnato a Berlusconi gli atti propedeutici per sciogliere quel consiglio comunale,e i suoi amministratori, anzichè dimettersi, imperterriti si presentano alle elezioni provinciali con il Popolo delle Libertà. Addirittura, ben otto liste affogheranno la procincia se il popolo non prende coscienza.

Berlusconi che nel 1996 piangeva per la morte degli immigrati, da sei mesi ha nel cassetto la proposta di scioglimento del cosiglio comunale della città pontina. Alle provinciali si son presentate due liste del popolo delle libertà,una vera anomalia. Vediamo in questa operazione un sussulto contro i vecchi governanti,contro Fazzone e Cusani,non vorremmo che a fine elezioni, come spesso succede, si riuniscano in un solo gruppo.Noi pensiamo che ormai, il sistema di Potere voluto da Cavour, quello del liberismo sfrenato, sia giunto alla frutta, dobbiamo cambiare registro.

Per mandare a casa questi governanti, che per noi sono solo servi del potere economico nordista,bisogna votare per la vera novità di queste elezioni: il Partito del Sud

Fonte:GolfoTv








Mafie. Laurelli: imprenditore abbandona Fondi, nessuna solidarietà da enti locali

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Luisa Laurelli
Luisa Laurelli
Fondi: "Sta già facendo i pacchi per ritornarsene a nord l'imprenditore che ha subito un attentato incendiario la notte del 7 maggio scorso a Fondi. Senza aver ricevuto alcun attestato di solidarietà dai rappresentanti delle istituzioni locali. E' così che si difende la legalità?". Se lo chiede Luisa Laurelli, candidata del Pd al Parlamento europeo nella circoscrizione centro e presidente della commissione Sicurezza e Lotta alla criminalità della Regione Lazio.

"Se a questo - continua il consigliere regionale - si aggiungono i violenti attacchi nei confronti del prefetto di Latina Bruno Frattasi da parte di molti esponenti politici locali, il quadro diventa davvero preoccupante".

"Al titolare dell'impresa Elispanair ho inviato una lettera per comunicargli la mia vicinanza e sostegno - prosegue Laurelli - Al prefetto Frattasi ribadisco la stima per il lavoro straordinario che sta svolgendo e che costituisce, insieme a quello delle forze dell'ordine, uno strumento irrinunciabile per la lotta alla criminalità nel basso Lazio".

Laurelli domani sarà in campagna elettorale in provincia di Latina anche "per far sentire la sua vicinanza a quei cittadini e quegli imprenditori che si battono quotidianamente per la legalità". Alle 10,30 sarà a Fondi, alle 15,30 a Prossedi, alle 17 presso il centro Il Gabbiano di Latina, alle 19 ad Aprilia, alle 21 a Cisterna.

Ufficio stampa
Alessandra Severini


di: TF Pres



Fondani nervosi. Cusani e Fazzone attaccano il prefetto Frattasi
L'ira delle destra per l'annuciato scioglimento del consiglio comunale. Il Pdl: "Complotto politico". Accuse al Prefetto.
letture: 372
il senatore fazzone
il senatore fazzone
Fondi: «Il question time di Maroni è la prova lampante che il caso Fondi è un caso politico e che non c'è nulla di tecnico nella discussione sulla vicenda, ma che al limite si tratta di tecnici prestati alla politica». E' il commento del presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani. Il quale non ha dubbi: «Bisogna difendere la dignità di una popolazione - ha aggiunto Cusani - e quella di un sindaco. Sono stato accusato di aver negato l'esistenza della criminalità in provincia di Latina, ma io ho sempre sostenuto una cosa diversa: ci sono le forze dell'ordine e il prefetto pagati per questo, per vigilare e combattere la criminalità, non per scaricare responsabilità sulla classe dirigente».
Ancora più duro il giudizio del senatore Claudio Fazzone, colpito nella "sua" Fondi, anche se mai coinvolto nelle vicende emerse dagli accertamenti della commissione d'accesso né tantomeno in quelli giudiziari.

«Nelle ultime settimane si è parlato tanto della Ge.Vi. per Fondi e Terracina e dei suoi legami con la camorra, la stessa società è stata prorogata senza gara a Gaeta quando il prefetto Frattasi lì era commissario - esordisce - c'è almeno superficialità da parte di chi ha scritto quel passaggio. Adesso basta, siamo come una bomba a orologeria, ci rivolgeremo all'autorità giudiziaria per sapere come siano usciti atti secretati, dimostreremo una montatura mediatica, perché in tutta Italia si sciolgono i consigli ma solo a Fondi c'è tanta attenzione».

Il senatore ricorda le interrogazioni sul possesso di atti da parte del centrosinistra e aggiunge: «C'è la relazione di una commissione composta da tre persone che si esprime contro lo scioglimento ma non è mai arrivata al Gabinetto del ministro, chiederemo conto anche di questo. E' chiaro che si tratta di un complotto politico per colpire una classe dirigente». Ma la proposta è del ministro dell'Interno... «Si sono fuse due leghe - conclude Cusani - quella del nord e quella del sud che usa questa vicenda a soli fini politici».

[Il Messaggero]

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GAETA/ Il Comune smentisce: "Nessun atto di Frattasi sulla GeVi quando fu commissario"

Il Comune di Gaeta risponde alle dichiarazioni del senatore Claudio Fazzone sulla Gevi - società ritenuta in "odor" di camorra e finita nella relazione della commissione d'accesso a Fondi - e sui rapporti intercorsi durante la gestione da commissario a Gaeta del prefetto Bruno Frattasi. «Non esiste alcun atto deliberativo del commissario, la gestione è stata del dirigente della polizia municipale - spiega l'assessore Giovanni Ialongo - Attualmente l'amministrazione, proprio a seguito delle notizie riguardanti la Gevi, ha avviato un'attività di accertamento delle regolarità delle procedure a tempo adottate dal dirigente riservandosi all'esito, se del caso, di porre in essere i conseguenziali provvedimenti previsti dalla legge. Sono pertanto prive di ogni fondamento giuridico e di fatto le affermazioni del senatore Fazzone che getta ombre sull'operato di un rappresentante del Governo, la cui attività istituzionale ha trovato la condivisione del ministro dell'Interno Roberto Maroni. D'altro canto, dubitare dell'operato del Prefetto di Latina significa dubitare delle capacità di valutazione e di giudizio del ministro Maroni».
fonte: Il Messaggero

Fonte:Telefree

C'era una volta l'america



Nato come estratto di un più lungo documentario, Cera una volta lAmerica, racconta uno dei momenti salienti nella storia della costa settentrionale Campana: labbattimento, accaduto in più riprese nellarco dellestate 2003, delle torri del Villaggio Coppola, nate, come mostri, sulla spiaggia di Castelvolturno a metà degli anni sessanta.Non cercando spiegazioni, il video osserva semplicemente come istituzioni ed imprenditoria abbiano interagito pubblicamente, in quei giorni, per dare una possibilità di riscatto ad un territorio sul quale si è fin troppo speculato. Palazzi, cemento, sabbia, mare, politici, forze dellordine e costruttori sono gli elementi principali di un felice evento che purtroppo, però, ad oggi, 2007, ha creato solo un grosso polverone.
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Nato come estratto di un più lungo documentario, Cera una volta lAmerica, racconta uno dei momenti salienti nella storia della costa settentrionale Campana: labbattimento, accaduto in più riprese nellarco dellestate 2003, delle torri del Villaggio Coppola, nate, come mostri, sulla spiaggia di Castelvolturno a metà degli anni sessanta.Non cercando spiegazioni, il video osserva semplicemente come istituzioni ed imprenditoria abbiano interagito pubblicamente, in quei giorni, per dare una possibilità di riscatto ad un territorio sul quale si è fin troppo speculato. Palazzi, cemento, sabbia, mare, politici, forze dellordine e costruttori sono gli elementi principali di un felice evento che purtroppo, però, ad oggi, 2007, ha creato solo un grosso polverone.

Mantova: I Candidati Sindaci del Partito del Sud partecipano all'incontro "Un Comune per la Famiglia"


Nella foto il Candidato Sindaco di Virgilio (MN) Nunzio Dinacci ieri mattina in Piazza a Virgilio, durante il volantinaggio effettuato dai militanti del Partito del Sud.
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I Candidati Sindaci del Partito del Sud, Antonio Iannacone per Suzzara e Nunzio Dinacci per Virgilio, parteciperanno all'incontro "Un Comune per la Famiglia" organizzato dal Forum Provinciale Associazione Familiari di Mantova per approfondire le tematiche relative al sostegno alle famiglie e relative problematiche.

"UN COMUNE PER LA FAMIGLIA. PROPOSTE ED ESPERIENZE DI POLITICHE LOCALI"

Venerdì 22 maggio, alle ore 20,45 presso il Centro Contardo Ferrini a Mantova in Via Giulio Romano, 15.

Parteciperanno all'incontro: oltre ai Candidati Sindaci dei Comuni mantovani, Maurizio Bernardi, Sindaco di Castelnuovo del Garda; Giovanni Peretti, vicesindaco e assessore alle politiche famigliari; Daniele Udali, Vice Presidente Afi Verona.
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Nella foto il Candidato Sindaco di Virgilio (MN) Nunzio Dinacci ieri mattina in Piazza a Virgilio, durante il volantinaggio effettuato dai militanti del Partito del Sud.
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I Candidati Sindaci del Partito del Sud, Antonio Iannacone per Suzzara e Nunzio Dinacci per Virgilio, parteciperanno all'incontro "Un Comune per la Famiglia" organizzato dal Forum Provinciale Associazione Familiari di Mantova per approfondire le tematiche relative al sostegno alle famiglie e relative problematiche.

"UN COMUNE PER LA FAMIGLIA. PROPOSTE ED ESPERIENZE DI POLITICHE LOCALI"

Venerdì 22 maggio, alle ore 20,45 presso il Centro Contardo Ferrini a Mantova in Via Giulio Romano, 15.

Parteciperanno all'incontro: oltre ai Candidati Sindaci dei Comuni mantovani, Maurizio Bernardi, Sindaco di Castelnuovo del Garda; Giovanni Peretti, vicesindaco e assessore alle politiche famigliari; Daniele Udali, Vice Presidente Afi Verona.

Report L'inganno Parte 05

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Tafferugli al Corteo dei sindacati a Torino del 16/05/2009



TORINO Nel corteo gli operai di Pomigliano sono in testa, con quelli di Termini Imerese, l'altro stabilimento a rischio. Rinaldini annuncia il blocco degli straordinari e di ogni forma di flessibilità; per il numero uno della Fim, Giuseppe Farina, "é ridicolo che la Fiat discuta con il governo statunitense e con quello tedesco e con i sindacati di quei Paesi, ma non dica nulla in Italia". Eros Panicali, responsabile nazionale del settore Auto per la Uilm, vuole che il tavolo sia presso la presidenza del Consiglio, mentre il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo, accusa il governo "totalmente assente sia nei riguardi della Fiat sia di qualunque idea attiva do politica industriale". "La richiesta del sindacato di avere un tavolo nazionale per affrontare le ricadute degli accordi internazionali della Fiat - spiega il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino - è assolutamente sensata. Io sono qui per sostenere questa richiesta". Sfila con gli operai anche il governatore della Puglia, Nichi Vendola che vuole le Regioni al tavolo. Il percorso del corteo è lungo, ma la manifestazione si svolge in un clima tranquillo. I tafferugli sono solo alla fine, durante i comizi sul palco allestito davanti alla palazzina del Lingotto. La contestazione inizia a sorpresa durante l'intervento di Farina. Gli gridano "venduto, venduto" e gli tolgono l'audio. Il segretario della Fim-Cisl finisce di parlare, ma i Cobas raggiungono il palco. Ci sono spintoni, Rinaldini viene strattonato e tirato giù dal palco, ma riesce comunque a concludere il suo intervento. Viene colpito con una cinghiata anche il segretario generale della Uilm piemontese, Maurizio Peverati. Un rappresentante dei Cobas prende la parola e improvvisa un intervento. I leader confederali lasciano il Lingotto, si allontanano anche i lavoratori. Finisce un po' mestamente la prima giornata di protesta in difesa dei posti di lavoro delle fabbriche del Sud e del Nord.
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TORINO Nel corteo gli operai di Pomigliano sono in testa, con quelli di Termini Imerese, l'altro stabilimento a rischio. Rinaldini annuncia il blocco degli straordinari e di ogni forma di flessibilità; per il numero uno della Fim, Giuseppe Farina, "é ridicolo che la Fiat discuta con il governo statunitense e con quello tedesco e con i sindacati di quei Paesi, ma non dica nulla in Italia". Eros Panicali, responsabile nazionale del settore Auto per la Uilm, vuole che il tavolo sia presso la presidenza del Consiglio, mentre il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo, accusa il governo "totalmente assente sia nei riguardi della Fiat sia di qualunque idea attiva do politica industriale". "La richiesta del sindacato di avere un tavolo nazionale per affrontare le ricadute degli accordi internazionali della Fiat - spiega il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino - è assolutamente sensata. Io sono qui per sostenere questa richiesta". Sfila con gli operai anche il governatore della Puglia, Nichi Vendola che vuole le Regioni al tavolo. Il percorso del corteo è lungo, ma la manifestazione si svolge in un clima tranquillo. I tafferugli sono solo alla fine, durante i comizi sul palco allestito davanti alla palazzina del Lingotto. La contestazione inizia a sorpresa durante l'intervento di Farina. Gli gridano "venduto, venduto" e gli tolgono l'audio. Il segretario della Fim-Cisl finisce di parlare, ma i Cobas raggiungono il palco. Ci sono spintoni, Rinaldini viene strattonato e tirato giù dal palco, ma riesce comunque a concludere il suo intervento. Viene colpito con una cinghiata anche il segretario generale della Uilm piemontese, Maurizio Peverati. Un rappresentante dei Cobas prende la parola e improvvisa un intervento. I leader confederali lasciano il Lingotto, si allontanano anche i lavoratori. Finisce un po' mestamente la prima giornata di protesta in difesa dei posti di lavoro delle fabbriche del Sud e del Nord.

Report L'inganno Parte 04

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domenica 17 maggio 2009

Nel silenzio generale dell"informazione" di stato, viene sgominato un traffico di rifiuti pericolosi prodotti in Puglia presso la Centrale ENEL

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In Calabria i rifiuti tossici dell´Enel

Gare d´appalto e certificati truccati
In una cava sullo Ionio 100mila tonnellate di fanghi

REGGIO CALABRIA - Mischiavano i rifiuti pericolosi con quelli innocui, falsificavano i certificati sanitari e taroccavano le gare d´appalto. Così migliaia di tir partivano dalla centrale a carbone Federico II di Brindisi, per scaricare i veleni dell´Enel in una cava di Motta San Giovanni, a pochi chilometri da Reggio Calabria. Fanghi che ammorbavano la terra finendo poi in mare. Materiali «altamente nocivi», da far sparire tra le argille calabresi invece che in costose discariche autorizzate. Con l´accusa di disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti pericolosi, ieri mattina sono state arrestate dieci persone. Sette pugliesi e 3 calabresi (16 complessivamente gli indagati).
La procura di Reggio Calabria ritiene di aver scoperto un giro da almeno 100mila tonnellate negli ultimi due anni. Una montagna nera, del valore di diversi milioni di euro. Ai domiciliari sono finiti quattro funzionari dell´Enel: Diego Baio, responsabile di ambiente e sicurezza; Francesco Lemma, responsabile dell´ufficio appalti dell´area meridionale; Michele Palermo e Carlo Aiello, responsabile movimentazione materiali.
Nelle carte affiorano pure i nomi dei manager Antonio Ascione e Luciano Mirko Pistillo. Nel vortice anche alcuni imprenditori come Giuseppe Marraffa e Giovanni Monna della «Ikos Puglia spa» e Antonio Caserta, dell´omonima azienda calabrese, specializzata nella fabbricazione di laterizi.

Semplice il meccanismo scoperto dall´inchiesta del pm Sara Ombra, che ha coordinato le indagini del Corpo forestale dello stato della Calabria. L´Enel bandiva le gare per lo smaltimento di rifiuti dichiarati, con tanto di certificazioni, falsamente non pericolosi. L´appalto era poi assegnato a società collegate tra di loro, disponibili a ulteriori trattamenti per la trasformazione in materiale inerte con cui costruire mattoni e tegole.
I carichi tossici, trasportati in Calabria su autoarticolati, finivano in realtà in una cava a poche centinaia di metri dal mare Jonio, in zona di interesse comunitario. Per il procuratore Giuseppe Pignatone «purtroppo ancora una volta ci si trova dinanzi a un fenomeno di entità massiccia in cui il sud e la Calabria in modo specifico, finiscono per essere il punto di discarica di scarti industriali prodotti altrove». Dal canto suo L´Enel ha ribadito «piena disponibilità a collaborare con gli inquirenti anche a tutela della propria reputazione».

Fonte: L'Espresso

Nel ricordare che, nonostante le privatizzazioni, l'azionista di riferimento di Enel è ancora lo stato italiano (...) inseriamo il link al sito Melito on line dove sono presenti i particolari dell'intera brillante operazione condotta dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Procura di Reggio Calabria a cui vanno i nostri ringraziamenti.
Link Melito on line
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In Calabria i rifiuti tossici dell´Enel

Gare d´appalto e certificati truccati
In una cava sullo Ionio 100mila tonnellate di fanghi

REGGIO CALABRIA - Mischiavano i rifiuti pericolosi con quelli innocui, falsificavano i certificati sanitari e taroccavano le gare d´appalto. Così migliaia di tir partivano dalla centrale a carbone Federico II di Brindisi, per scaricare i veleni dell´Enel in una cava di Motta San Giovanni, a pochi chilometri da Reggio Calabria. Fanghi che ammorbavano la terra finendo poi in mare. Materiali «altamente nocivi», da far sparire tra le argille calabresi invece che in costose discariche autorizzate. Con l´accusa di disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti pericolosi, ieri mattina sono state arrestate dieci persone. Sette pugliesi e 3 calabresi (16 complessivamente gli indagati).
La procura di Reggio Calabria ritiene di aver scoperto un giro da almeno 100mila tonnellate negli ultimi due anni. Una montagna nera, del valore di diversi milioni di euro. Ai domiciliari sono finiti quattro funzionari dell´Enel: Diego Baio, responsabile di ambiente e sicurezza; Francesco Lemma, responsabile dell´ufficio appalti dell´area meridionale; Michele Palermo e Carlo Aiello, responsabile movimentazione materiali.
Nelle carte affiorano pure i nomi dei manager Antonio Ascione e Luciano Mirko Pistillo. Nel vortice anche alcuni imprenditori come Giuseppe Marraffa e Giovanni Monna della «Ikos Puglia spa» e Antonio Caserta, dell´omonima azienda calabrese, specializzata nella fabbricazione di laterizi.

Semplice il meccanismo scoperto dall´inchiesta del pm Sara Ombra, che ha coordinato le indagini del Corpo forestale dello stato della Calabria. L´Enel bandiva le gare per lo smaltimento di rifiuti dichiarati, con tanto di certificazioni, falsamente non pericolosi. L´appalto era poi assegnato a società collegate tra di loro, disponibili a ulteriori trattamenti per la trasformazione in materiale inerte con cui costruire mattoni e tegole.
I carichi tossici, trasportati in Calabria su autoarticolati, finivano in realtà in una cava a poche centinaia di metri dal mare Jonio, in zona di interesse comunitario. Per il procuratore Giuseppe Pignatone «purtroppo ancora una volta ci si trova dinanzi a un fenomeno di entità massiccia in cui il sud e la Calabria in modo specifico, finiscono per essere il punto di discarica di scarti industriali prodotti altrove». Dal canto suo L´Enel ha ribadito «piena disponibilità a collaborare con gli inquirenti anche a tutela della propria reputazione».

Fonte: L'Espresso

Nel ricordare che, nonostante le privatizzazioni, l'azionista di riferimento di Enel è ancora lo stato italiano (...) inseriamo il link al sito Melito on line dove sono presenti i particolari dell'intera brillante operazione condotta dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Procura di Reggio Calabria a cui vanno i nostri ringraziamenti.
Link Melito on line
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