lunedì 27 aprile 2009

RIFIUTI: BERLUSCONI A NAPOLI, VERTICE SU IMPIANTO ACERRA - LA CONFERMA UFFICIALE CHE L'IMPIANTO NON E' IN FUNZIONE....FRA UNA PANZANA E L'ALTRA...


di Alfonso Pirozzi e Patrizia Sessa

NAPOLI - Torna a Napoli il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Lo fa ancora una volta per i rifiuti, ad un mese dall'inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra che, dice, "funziona benissimo". Ribadisce che "non bisogna avere ritardi" e che è ritornato "per continuare nel lavoro che deve portare all'appalto di altri quattro termovalorizzatori in Campania".

Fa il punto, Berlusconi, in un briefing nella sede della Prefettura alla presenza, tra gli altri, del sottosegretario all'Emergenza rifiuti Guido Bertolaso, del generale Franco Giannini, vice del sottosegretario Bertolaso, del prefetto di Napoli Alessandro Pansa e del questore Santi Giuffré. Circa un'ora di confronto i cui esiti Berlusconi voleva rendere noti ai giornalisti al termine dell'incontro. Ma urla di proteste di due cittadini abruzzesi, alla sua uscita dalla Prefettura, hanno bloccato tutto.

Il premier ha fatto appena in tempo a pronunciare poche parole "siamo al quattordicesimo briefing", quando due trentenni dell'Abruzzo - identificati dalla Digos - hanno urlato 'vai a casa, non tornare in Abruzzo, ci stai rovinando'. E poi ancora, qualcun altro ha tirato in ballo il turismo, i posti di lavoro. Proteste che hanno convinto il premier ad andare via. Di Acerra e dei prossimi termovalorizzatori, Berlusconi aveva parlato poco prima del vertice: "Acerra funziona benissimo, l'inquinamento è vicino allo zero. Abbiamo lì un prototipo che é molto utile, che dovremo riedificare in tante altre regioni d'Italia". "Sono a Napoli per continuare nel lavoro che deve portare all'appalto di altri quattro termovalorizzatori in Campania e a discutere sul fatto se non sia il caso di varare una legge che impedisca di lordare i luoghi pubblici e fare scritte sui muri", ha sottolineato.

"Non dobbiamo avere ritardi. Siccome è un po' di tempo che non riesco ad avere conferme sulle date - ha aggiunto - ho ritenuto di far venire qui Bertolaso, occupatissimo come me per la gestione del dopo terremoto che non ci deve far dimenticare le vicende e le necessità della Campania". "Dobbiamo intervenire ancora per la promozione della raccolta differenziata attraverso le scuole, gli oratori, i giornali, le televisioni - ha auspicato - Siamo molto lontani dal rush finale: la differenziata non deve rimanere a questi numeri, deve arrivare molto più su". Un passaggio, poi, lo riserva anche al Milan ("A fine stagione parleremo con Ancelotti") e al Napoli ("Un giocatore che mi piace? Un calciatore no, il presidente sì...").

A fare il punto sull'incontro anche il generale Franco Giannini: ha confermato che a fine maggio aprirà la discarica di Terzigno (Napoli) e ha ribadito che a Chiaiano c'é una "buona discarica". Poi, il termovalorizzatore di Acerra per il quale occorrono "mesi di collaudo" visto che "é un impianto molto complesso che ha bisogno del suo rodaggio".


Fonte: Ansa
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di Alfonso Pirozzi e Patrizia Sessa

NAPOLI - Torna a Napoli il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Lo fa ancora una volta per i rifiuti, ad un mese dall'inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra che, dice, "funziona benissimo". Ribadisce che "non bisogna avere ritardi" e che è ritornato "per continuare nel lavoro che deve portare all'appalto di altri quattro termovalorizzatori in Campania".

Fa il punto, Berlusconi, in un briefing nella sede della Prefettura alla presenza, tra gli altri, del sottosegretario all'Emergenza rifiuti Guido Bertolaso, del generale Franco Giannini, vice del sottosegretario Bertolaso, del prefetto di Napoli Alessandro Pansa e del questore Santi Giuffré. Circa un'ora di confronto i cui esiti Berlusconi voleva rendere noti ai giornalisti al termine dell'incontro. Ma urla di proteste di due cittadini abruzzesi, alla sua uscita dalla Prefettura, hanno bloccato tutto.

Il premier ha fatto appena in tempo a pronunciare poche parole "siamo al quattordicesimo briefing", quando due trentenni dell'Abruzzo - identificati dalla Digos - hanno urlato 'vai a casa, non tornare in Abruzzo, ci stai rovinando'. E poi ancora, qualcun altro ha tirato in ballo il turismo, i posti di lavoro. Proteste che hanno convinto il premier ad andare via. Di Acerra e dei prossimi termovalorizzatori, Berlusconi aveva parlato poco prima del vertice: "Acerra funziona benissimo, l'inquinamento è vicino allo zero. Abbiamo lì un prototipo che é molto utile, che dovremo riedificare in tante altre regioni d'Italia". "Sono a Napoli per continuare nel lavoro che deve portare all'appalto di altri quattro termovalorizzatori in Campania e a discutere sul fatto se non sia il caso di varare una legge che impedisca di lordare i luoghi pubblici e fare scritte sui muri", ha sottolineato.

"Non dobbiamo avere ritardi. Siccome è un po' di tempo che non riesco ad avere conferme sulle date - ha aggiunto - ho ritenuto di far venire qui Bertolaso, occupatissimo come me per la gestione del dopo terremoto che non ci deve far dimenticare le vicende e le necessità della Campania". "Dobbiamo intervenire ancora per la promozione della raccolta differenziata attraverso le scuole, gli oratori, i giornali, le televisioni - ha auspicato - Siamo molto lontani dal rush finale: la differenziata non deve rimanere a questi numeri, deve arrivare molto più su". Un passaggio, poi, lo riserva anche al Milan ("A fine stagione parleremo con Ancelotti") e al Napoli ("Un giocatore che mi piace? Un calciatore no, il presidente sì...").

A fare il punto sull'incontro anche il generale Franco Giannini: ha confermato che a fine maggio aprirà la discarica di Terzigno (Napoli) e ha ribadito che a Chiaiano c'é una "buona discarica". Poi, il termovalorizzatore di Acerra per il quale occorrono "mesi di collaudo" visto che "é un impianto molto complesso che ha bisogno del suo rodaggio".


Fonte: Ansa

O' Miracolo - Berlusconi Contestato !



Accettare il dissenso è difficile, specie se sei abituato a zittire l'avversario e a non leggere i giornali perché scrivono solo balle. Davanti alla Prefettura di Napoli un fuori programma di Silvio Berlusconi che incontra i giornalisti. Il premier si erge sopra i microfoni di radio e tv.

Un abruzzese grida tra la folla: «Vattene a casa, non venire più a L'Aquila...».
Il Cav. tentenna un paio di secondi, poi gira i tacchi e se ne va. L'autore (del reato di lesa maestà?) viene subito identificato dalla polizia.

Fonte:Blogsfere



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Accettare il dissenso è difficile, specie se sei abituato a zittire l'avversario e a non leggere i giornali perché scrivono solo balle. Davanti alla Prefettura di Napoli un fuori programma di Silvio Berlusconi che incontra i giornalisti. Il premier si erge sopra i microfoni di radio e tv.

Un abruzzese grida tra la folla: «Vattene a casa, non venire più a L'Aquila...».
Il Cav. tentenna un paio di secondi, poi gira i tacchi e se ne va. L'autore (del reato di lesa maestà?) viene subito identificato dalla polizia.

Fonte:Blogsfere



Quello che i media non ci dicono: il bluff dell'inaugurazione dell'inceneritore di Acerra e le scoperte a Chiaiano.............


Il "cancro-valorizzatore" di Acerra ancora non funziona, ma nessuna TV e nessun media ce lo dice dopo la notizia dell'inaugurazione in pompa magna dello scorso 26 marzo con tanto di "presidente termovalorizzatore" e fanfare dei bersaglieri a supporto.
E' possibile verificarlo direttamente andando sul sito sito del Governo http://www.emergenzarifiuticampania.it.

Il sito offre infatti un servizio di live cam che riprendono e trasmettono in streaming l'impianto...chiunque può andare sul sito e verificare che i camini non emettono fumi e gli ingressi Avanfossa sono deserti.
Perchè nessuno parla dell'inaugurazione bluff per l'inceneritore???
Nel frattempo non possiamo non condividere la preoccupazione dei magistrati della procura di Napoli Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, titolari dell'inchiesta che ha rinviato a giudizio sia l'Impregilo che molti politici campani tra cui Bassolino per la gestione dell'emergenza rifiuti a Napoli ed in Campania.

In un documento inoltrato al Csm, in seguito alle critiche mosse ai magistrati durante la manifestazione della "falsa inaugurazione" del 26 marzo scorso da parte di Berlusconi e dai vertici dell'Impregilo, i pm hanno chiesto che il Csm si attivi per tutelare dagli attacchi i magistrati titolari delle indagini.

«Le parole pronunziate - è scritto nel documento - trascendono l'ambito della serena e certamente legittima valutazione e critica degli atti giudiziari ed hanno assunto, al contrario, i toni della indiscriminata contestazione della attività inquirente, anzi della contestazione della sua stessa legittimità ad esercitare il controllo di legalità anche nel settore dell'intervento pubblico e privato nel campo dei rifiuti».

NOI SIAMO CON I PM NAPOLETANI NOVIELLO E SIRLEO!

----------------------------------------------------------------------------

Ricevo e posto dagli amici di www.chiaiaNOdiscarica.it un'altra inquietante denuncia

"Foto esclusive scattate dagli esponenti dei comitati sulla discarica di Chiaiano. Le immagini mostrano come all’interno della cava vengano sversati materiali inquinanti, tra i quali pneumatici ed altri materiali che in discarica non dovrebbero arrivare.
Le foto mai viste prima sono un’esclusiva della nostra emittente che le mostra per la prima volta. Gli esponenti de comitati ci tengono affinchè quest’altra parte di verità venga a galla. Il controllo ed il monitoraggio su quella che loro reputano una discarica illegale ed inquinate non è mai terminato. Dalle immagini è evidente lo stato attuale della discarica.
Si intravedono copertoni e teli stracciati e diversi tipi di materiali.
Ma il controllo dei comitati non si è fermato alla discarica. Un gita, per così dire, nel parco delle colline ha portato a galla verità sconvolgenti. Autobus ed auto abbandonate, rifiuti di ogni genere. Riuscire a commenatre queste immagini è davvero difficile. La sequenza parla da sola ed ha un suo profondo significato. Uno di rilevazione elettronico, secondo i comitati, rileva un tasso di radioattività nel terreno. Sotto montagne di terra c’è qualsiasi cosa a cominciare da bidoni e fusti tossici abbandonati. Lecito chiedersi cosa facciano lì e perchè non vengano rimossi. Il parco delle colline si è rivelato essere una bomba ecologica senza precedenti, al pari di Taverna del Re. L’ennesima vergogna del territorio napoletano.

(da www.chiaiaNOdiscarica.it)"

Potete visualizzare un video ed alcune foto che provano che la denuncia dei comitati di Chiaiano sia fondata al link:

http://www.teleclubitalia.it/articolo.asp?id=868

Fonte:PartitodelSud Roma
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Il "cancro-valorizzatore" di Acerra ancora non funziona, ma nessuna TV e nessun media ce lo dice dopo la notizia dell'inaugurazione in pompa magna dello scorso 26 marzo con tanto di "presidente termovalorizzatore" e fanfare dei bersaglieri a supporto.
E' possibile verificarlo direttamente andando sul sito sito del Governo http://www.emergenzarifiuticampania.it.

Il sito offre infatti un servizio di live cam che riprendono e trasmettono in streaming l'impianto...chiunque può andare sul sito e verificare che i camini non emettono fumi e gli ingressi Avanfossa sono deserti.
Perchè nessuno parla dell'inaugurazione bluff per l'inceneritore???
Nel frattempo non possiamo non condividere la preoccupazione dei magistrati della procura di Napoli Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, titolari dell'inchiesta che ha rinviato a giudizio sia l'Impregilo che molti politici campani tra cui Bassolino per la gestione dell'emergenza rifiuti a Napoli ed in Campania.

In un documento inoltrato al Csm, in seguito alle critiche mosse ai magistrati durante la manifestazione della "falsa inaugurazione" del 26 marzo scorso da parte di Berlusconi e dai vertici dell'Impregilo, i pm hanno chiesto che il Csm si attivi per tutelare dagli attacchi i magistrati titolari delle indagini.

«Le parole pronunziate - è scritto nel documento - trascendono l'ambito della serena e certamente legittima valutazione e critica degli atti giudiziari ed hanno assunto, al contrario, i toni della indiscriminata contestazione della attività inquirente, anzi della contestazione della sua stessa legittimità ad esercitare il controllo di legalità anche nel settore dell'intervento pubblico e privato nel campo dei rifiuti».

NOI SIAMO CON I PM NAPOLETANI NOVIELLO E SIRLEO!

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Ricevo e posto dagli amici di www.chiaiaNOdiscarica.it un'altra inquietante denuncia

"Foto esclusive scattate dagli esponenti dei comitati sulla discarica di Chiaiano. Le immagini mostrano come all’interno della cava vengano sversati materiali inquinanti, tra i quali pneumatici ed altri materiali che in discarica non dovrebbero arrivare.
Le foto mai viste prima sono un’esclusiva della nostra emittente che le mostra per la prima volta. Gli esponenti de comitati ci tengono affinchè quest’altra parte di verità venga a galla. Il controllo ed il monitoraggio su quella che loro reputano una discarica illegale ed inquinate non è mai terminato. Dalle immagini è evidente lo stato attuale della discarica.
Si intravedono copertoni e teli stracciati e diversi tipi di materiali.
Ma il controllo dei comitati non si è fermato alla discarica. Un gita, per così dire, nel parco delle colline ha portato a galla verità sconvolgenti. Autobus ed auto abbandonate, rifiuti di ogni genere. Riuscire a commenatre queste immagini è davvero difficile. La sequenza parla da sola ed ha un suo profondo significato. Uno di rilevazione elettronico, secondo i comitati, rileva un tasso di radioattività nel terreno. Sotto montagne di terra c’è qualsiasi cosa a cominciare da bidoni e fusti tossici abbandonati. Lecito chiedersi cosa facciano lì e perchè non vengano rimossi. Il parco delle colline si è rivelato essere una bomba ecologica senza precedenti, al pari di Taverna del Re. L’ennesima vergogna del territorio napoletano.

(da www.chiaiaNOdiscarica.it)"

Potete visualizzare un video ed alcune foto che provano che la denuncia dei comitati di Chiaiano sia fondata al link:

http://www.teleclubitalia.it/articolo.asp?id=868

Fonte:PartitodelSud Roma

Si avvicinano i 150 dell ' "unità" d'Italia - Vigiliamo a favore della verità storica.


Ricevo Da Redazione Due Sicilie la seguente segnalazione che posto:



Abbiamo scoperto che si stanno moltiplicando siti, libri e filmati sul "risorgimento":

si vede che stanno intensificando le fasi propedeutiche alla preparazione delle commemorazioni per i 150 anni di "unità".

A questi Signori cantori delle malefatte savojarde non bisogna perdonarne una:

Ribattiamo INSTANCABILMENTE ogni volta che viene fuori qualche cosa contro di noi.

Questa è una guerra dove le armi giacobine e savojarde sono le falsità a cui noi dobbiamo ribattere con la verità storica
.


Bastano anche poche parole, non è necessario scrivere un trattato.

Non state a guardare dalla finestra, ogni piccolo colpo è immenso per la nostra battaglia.


C'è la richiesta di un commento alla fine.

Scrivete e invitate a farlo anche i vostri amici.

Non arrendiamoci, noi siamo tanti e non possiamo permettere ai "risorgimentalisti" di prevalere su di noi con i soliti "mezzi".


-----------------------------------------------------------------------------------------



Alcuni Link diretti a siti che parlano dell'argomento.....
Interveniamo con lettere a favore della verità storica, contro ogni genere di falsità, con la tolleranza e l'educazione che ha sempre contraddistinto il nostro agire:

1)
http://www.politicamentecorretto.com:80/index.php?news=12546





.



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Ricevo Da Redazione Due Sicilie la seguente segnalazione che posto:



Abbiamo scoperto che si stanno moltiplicando siti, libri e filmati sul "risorgimento":

si vede che stanno intensificando le fasi propedeutiche alla preparazione delle commemorazioni per i 150 anni di "unità".

A questi Signori cantori delle malefatte savojarde non bisogna perdonarne una:

Ribattiamo INSTANCABILMENTE ogni volta che viene fuori qualche cosa contro di noi.

Questa è una guerra dove le armi giacobine e savojarde sono le falsità a cui noi dobbiamo ribattere con la verità storica
.


Bastano anche poche parole, non è necessario scrivere un trattato.

Non state a guardare dalla finestra, ogni piccolo colpo è immenso per la nostra battaglia.


C'è la richiesta di un commento alla fine.

Scrivete e invitate a farlo anche i vostri amici.

Non arrendiamoci, noi siamo tanti e non possiamo permettere ai "risorgimentalisti" di prevalere su di noi con i soliti "mezzi".


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Alcuni Link diretti a siti che parlano dell'argomento.....
Interveniamo con lettere a favore della verità storica, contro ogni genere di falsità, con la tolleranza e l'educazione che ha sempre contraddistinto il nostro agire:

1)
http://www.politicamentecorretto.com:80/index.php?news=12546





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Giuliani - L'uomo che ci salvò la vita





Il video di Claudio Messora censurato da Youtube
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Il video di Claudio Messora censurato da Youtube

1853, morte a Torino (40 milioni raspati)


Cavour raspò 14 milioni di lire del tempo, ma c’è chi ha scritto 40 al Piemonte da lui affamato. Oggi la nostra repubblica riempie di danaro pubblico il Piemonte e qualcuno pensa bene a fottersi il malloppo, come volevasi dimostrare.Soria, il signore del potentissimo premio “Granzane Cavour” ha raspato 14 milioni di Euro, molto meno che quelli raspati da Cavour.La storia si ripete.



1853, morte a Torino (40 milioni raspati)

La notte del 18 ottobre del 1853(3) (1) una moltitudine di popolo si affollò sotto la casa del Conte Camillo Benso di Cavour.
Quei cittadini non volevano inneggiare al loro primo ministro, volevano solo dimostrare la loro rabbia nei confronti di uno speculatore. Cosa era successo?

In quell’anno i raccolti di grano erano stati scarsissimi in tutta Italia, persino nel Regno delle Due Sicilie, di solito superproduttore di tale primaria fonte di nutrimento.
Ma, mentre Ferdinando II di Borbone, per calmierare i prezzi ed evitare rivolte e speculazioni, ne faceva acquistare subito grandi quantità all’estero, in Piemonte, governato dal primo ministro massone, le cose andarono diversamente. Il liberalissimo ed osannato ministro piemontese approfittò subito della carestia, fece incetta di grano a fini speculativi, riempì i granai personali anziché far sfamare i poveri.

La folla inferocita, fra grida e vituperi, mandò in frantumi i vetri delle finestre della villa superprotetta del ministro speculatore che diede ordine alla forza pubblica di sparare sulla folla. Molti popolani morirono, altri furono incarcerati. Quella notte Cavour, oltre che speculatore, divenne anche assassino.
Il giornale l’Indipendente ammonì il primo ministro ad aprire i suoi granai per far sfamare i poveri torinesi che lo accusavano di incetta immorale e contro legge.
Il giornale fu denunciato per diffamazione e difeso dall’avvocato liberale Brofferio della Bigongia. Questi confutò davanti alla Corte le accuse dimostrando che il Cavour aveva ammassato grani, in violazione della legge. Dalla difesa fu esibito anche un atto notarile attestante la partecipazione del primo ministro al 90% delle azioni della Società Mulini di Collegno, il cui presidente, fu dimostrato, era il Cavour stesso. La magistratura era a quel tempo completamente asservita al potere politico in Piemonte e nonostante ciò gli imputati furono assolti. Angelo Brofferio così commenta la sentenza su “La Voce” del 24 novembre del 1853:
<<… il conte di Cavour è magazziniere di grano e farina, contro il precetto della moralità e della legge- e che- sotto il governo del conte di Cavour ingrassano illecitamente i monopolisti, i magazzinieri, i borsaiuoli, i telegrafisti, e gli speculatori sulla pubblica sostanza, mentre geme, soffre e piange l’università dei cittadini sotto il peso delle tasse e delle imposte- e che- il sangue innocente sparso dal conte di Cavour nella capitale dello Stato senza aggressione, senza resistenza, per una semplice dimostrazione che potevasi prevenire, fu atto barbaro e criminoso...” L’Indipendente fu assolto ma i morti rimasero sul selciato.
Alla sua morte, ci fa sapere il De Sivo, l’onesto Cavour “…con la sua morale si fece quattordici milioni, raspati in pochi anni; e fu chi stampò quaranta…” (Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Vol. II, pag. 420). Sia Cavour che Garibaldi, nella storiografia italiana, si dividono, forse, in egual misura la popolarità d’essere considerati tra i grandi padri della Patria. Così ha decretato l’intelighentia massonica.

(3) Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Trieste, 1868, rist. Edizioni Brenner, Cosenza, Vol. I, pag 396. (1) Tratto dal libro ” Le stragi e gli eccidi dei Savoia” di Antonio Ciano

Fonte:ReteSud

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Caccia al tesoro nascosto dell’ex patron del Grinzane.
I pm sono convinti che li ha investiti in case
Soria, il signore da 14 milioni di euro
ma il bilancio occulto ne inghiotte otto


di LORENZA PLEUTERI e ETTORE BOFFANO


TORINO - Otto milioni di euro, centesimo più, centesimo meno. Eccolo, “truc ‘e branca” (”suppergiù”, ma non certo per eccesso, come si dice nel dialetto delle Langhe) il tesoro ancora nascosto di Giuliano Soria. Volatilizzato, prosciugato dalla casse del Premio Grinzane Cavour e sottratto ai fondi pubblici erogati dal 2004 (prima i reati sono già prescritti) dalla Regione Piemonte e dal Ministero dei Beni Culturali. Per la prima volta dalla cattura dell’ex patron letterario, “Repubblica” è ora in grado di ricostruire entità e provenienza del “bottino”.

La procura torinese e gli esperti delle Fiamme Gialle hanno già un’idea precisa sulla somma e anche sulla sua destinazione occulta (ma non troppo). Il riserbo sembra preludere al definitivo balzo dell’inchiesta sul “Grinzane” che ha portato in cella, oltre al suo presidente, anche il fratello Angelo Soria, funzionario regionale accusato di peculato. Non è però impossibile rimettere assieme questa “partita doppia”: consultando gli atti ufficiali della Regione e del ministero, il sito del “Grinzane”, le indiscrezioni che trapelano dal lavoro del liquidatore del Premio, Enrico Stasi, le prime contestazioni dei magistrati e le ammissioni di Soria negli interrogatori. Infine, attraverso i documenti sequestrati: persino un falso “Premio alla Comunicazione” mai esistito e assegnato a un giornalista della Rai che non seppe mai di averlo vinto: ma tanto bastò per giustificare l’uscita di 25mila euro finiti nelle tasche dell’ex patron. Così come era sempre Giuliano Soria a falsificare le firme di attrici e attori (è accaduto a Eleonora Giorgi) per inesistenti ingaggi, riproducendo veri contratti risalenti però ad anni precedenti.

Il bilancio finale è rapido. Cominciamo da quanto è costato davvero il “Grinzane”: ogni anno un milione di euro, per cinque milioni complessivi a partire dal 2004. Circa 253mila euro per pagare i premi agli scrittori, 354mila euro per alberghi e ristoranti, altri 356mila per l’organizzazione. Veniamo ora alle ingenti entrate, anch’esse ufficiali: 10.771.491 euro in 5 anni dalla Regione Piemonte per organizzare le attività culturali, 3.427.344 per il restauro del Castello Rorà di Costigliole d’Asti. Dal ministero, invece, sono giunti 2 milioni di euro per acquistare la sede del premio e 3.832.900 euro ancora per il castello. In tutto, 14 milioni di euro per il premio e quasi 8 per il maniero. A questo punto il bilancio del dare e avere clandestino, in cui l’aritmetica illegale soverchia la letteratura, dice che Soria negli ultimi cinque anni dovrebbe aver sottratto ai contribuenti circa altri 8 milioni di euro, tenuto conto dei 5 spesi alla luce del sole, dei circa 4-5 impiegati nel parziale restauro di Costigliole e dei 3-4 già ricostruiti dagli inquirenti e usati per le spese personali dell’ex patron e della sua famiglia (una vita “alla grande”: alberghi e ristoranti di lusso nel mondo, auto con chauffeur, persino elicotteri) e per acquistare l’alloggio di Torino o far restaurare quelli di Ospedaletti e di Parigi.

Ma dove sono finiti tutti quei soldi? Gli investigatori stanno spulciando gli atti notarili, convinti ormai di aver provato il “sistema Soria”: con l’interesse letterario in disarmo e invece il gigantismo in auge al solo fine di accrescere l’enorme “fondo cassa” pubblico da cui attingere. Da buon provinciale che arriva dal mondo contadino, l’ex patron del “Grinzane” ha poi scelto di investire nel “mattone”: gli inquirenti hanno visionato, con un certa sicurezza, una dozzina di rogiti per alloggi e mansarde a Torino, ad Asti e nel Monferrato. L’ultimo segreto del “professore”.

Fonte:Truffeinrete (25 aprile 2009)
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Cavour raspò 14 milioni di lire del tempo, ma c’è chi ha scritto 40 al Piemonte da lui affamato. Oggi la nostra repubblica riempie di danaro pubblico il Piemonte e qualcuno pensa bene a fottersi il malloppo, come volevasi dimostrare.Soria, il signore del potentissimo premio “Granzane Cavour” ha raspato 14 milioni di Euro, molto meno che quelli raspati da Cavour.La storia si ripete.



1853, morte a Torino (40 milioni raspati)

La notte del 18 ottobre del 1853(3) (1) una moltitudine di popolo si affollò sotto la casa del Conte Camillo Benso di Cavour.
Quei cittadini non volevano inneggiare al loro primo ministro, volevano solo dimostrare la loro rabbia nei confronti di uno speculatore. Cosa era successo?

In quell’anno i raccolti di grano erano stati scarsissimi in tutta Italia, persino nel Regno delle Due Sicilie, di solito superproduttore di tale primaria fonte di nutrimento.
Ma, mentre Ferdinando II di Borbone, per calmierare i prezzi ed evitare rivolte e speculazioni, ne faceva acquistare subito grandi quantità all’estero, in Piemonte, governato dal primo ministro massone, le cose andarono diversamente. Il liberalissimo ed osannato ministro piemontese approfittò subito della carestia, fece incetta di grano a fini speculativi, riempì i granai personali anziché far sfamare i poveri.

La folla inferocita, fra grida e vituperi, mandò in frantumi i vetri delle finestre della villa superprotetta del ministro speculatore che diede ordine alla forza pubblica di sparare sulla folla. Molti popolani morirono, altri furono incarcerati. Quella notte Cavour, oltre che speculatore, divenne anche assassino.
Il giornale l’Indipendente ammonì il primo ministro ad aprire i suoi granai per far sfamare i poveri torinesi che lo accusavano di incetta immorale e contro legge.
Il giornale fu denunciato per diffamazione e difeso dall’avvocato liberale Brofferio della Bigongia. Questi confutò davanti alla Corte le accuse dimostrando che il Cavour aveva ammassato grani, in violazione della legge. Dalla difesa fu esibito anche un atto notarile attestante la partecipazione del primo ministro al 90% delle azioni della Società Mulini di Collegno, il cui presidente, fu dimostrato, era il Cavour stesso. La magistratura era a quel tempo completamente asservita al potere politico in Piemonte e nonostante ciò gli imputati furono assolti. Angelo Brofferio così commenta la sentenza su “La Voce” del 24 novembre del 1853:
<<… il conte di Cavour è magazziniere di grano e farina, contro il precetto della moralità e della legge- e che- sotto il governo del conte di Cavour ingrassano illecitamente i monopolisti, i magazzinieri, i borsaiuoli, i telegrafisti, e gli speculatori sulla pubblica sostanza, mentre geme, soffre e piange l’università dei cittadini sotto il peso delle tasse e delle imposte- e che- il sangue innocente sparso dal conte di Cavour nella capitale dello Stato senza aggressione, senza resistenza, per una semplice dimostrazione che potevasi prevenire, fu atto barbaro e criminoso...” L’Indipendente fu assolto ma i morti rimasero sul selciato.
Alla sua morte, ci fa sapere il De Sivo, l’onesto Cavour “…con la sua morale si fece quattordici milioni, raspati in pochi anni; e fu chi stampò quaranta…” (Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Vol. II, pag. 420). Sia Cavour che Garibaldi, nella storiografia italiana, si dividono, forse, in egual misura la popolarità d’essere considerati tra i grandi padri della Patria. Così ha decretato l’intelighentia massonica.

(3) Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Trieste, 1868, rist. Edizioni Brenner, Cosenza, Vol. I, pag 396. (1) Tratto dal libro ” Le stragi e gli eccidi dei Savoia” di Antonio Ciano

Fonte:ReteSud

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Caccia al tesoro nascosto dell’ex patron del Grinzane.
I pm sono convinti che li ha investiti in case
Soria, il signore da 14 milioni di euro
ma il bilancio occulto ne inghiotte otto


di LORENZA PLEUTERI e ETTORE BOFFANO


TORINO - Otto milioni di euro, centesimo più, centesimo meno. Eccolo, “truc ‘e branca” (”suppergiù”, ma non certo per eccesso, come si dice nel dialetto delle Langhe) il tesoro ancora nascosto di Giuliano Soria. Volatilizzato, prosciugato dalla casse del Premio Grinzane Cavour e sottratto ai fondi pubblici erogati dal 2004 (prima i reati sono già prescritti) dalla Regione Piemonte e dal Ministero dei Beni Culturali. Per la prima volta dalla cattura dell’ex patron letterario, “Repubblica” è ora in grado di ricostruire entità e provenienza del “bottino”.

La procura torinese e gli esperti delle Fiamme Gialle hanno già un’idea precisa sulla somma e anche sulla sua destinazione occulta (ma non troppo). Il riserbo sembra preludere al definitivo balzo dell’inchiesta sul “Grinzane” che ha portato in cella, oltre al suo presidente, anche il fratello Angelo Soria, funzionario regionale accusato di peculato. Non è però impossibile rimettere assieme questa “partita doppia”: consultando gli atti ufficiali della Regione e del ministero, il sito del “Grinzane”, le indiscrezioni che trapelano dal lavoro del liquidatore del Premio, Enrico Stasi, le prime contestazioni dei magistrati e le ammissioni di Soria negli interrogatori. Infine, attraverso i documenti sequestrati: persino un falso “Premio alla Comunicazione” mai esistito e assegnato a un giornalista della Rai che non seppe mai di averlo vinto: ma tanto bastò per giustificare l’uscita di 25mila euro finiti nelle tasche dell’ex patron. Così come era sempre Giuliano Soria a falsificare le firme di attrici e attori (è accaduto a Eleonora Giorgi) per inesistenti ingaggi, riproducendo veri contratti risalenti però ad anni precedenti.

Il bilancio finale è rapido. Cominciamo da quanto è costato davvero il “Grinzane”: ogni anno un milione di euro, per cinque milioni complessivi a partire dal 2004. Circa 253mila euro per pagare i premi agli scrittori, 354mila euro per alberghi e ristoranti, altri 356mila per l’organizzazione. Veniamo ora alle ingenti entrate, anch’esse ufficiali: 10.771.491 euro in 5 anni dalla Regione Piemonte per organizzare le attività culturali, 3.427.344 per il restauro del Castello Rorà di Costigliole d’Asti. Dal ministero, invece, sono giunti 2 milioni di euro per acquistare la sede del premio e 3.832.900 euro ancora per il castello. In tutto, 14 milioni di euro per il premio e quasi 8 per il maniero. A questo punto il bilancio del dare e avere clandestino, in cui l’aritmetica illegale soverchia la letteratura, dice che Soria negli ultimi cinque anni dovrebbe aver sottratto ai contribuenti circa altri 8 milioni di euro, tenuto conto dei 5 spesi alla luce del sole, dei circa 4-5 impiegati nel parziale restauro di Costigliole e dei 3-4 già ricostruiti dagli inquirenti e usati per le spese personali dell’ex patron e della sua famiglia (una vita “alla grande”: alberghi e ristoranti di lusso nel mondo, auto con chauffeur, persino elicotteri) e per acquistare l’alloggio di Torino o far restaurare quelli di Ospedaletti e di Parigi.

Ma dove sono finiti tutti quei soldi? Gli investigatori stanno spulciando gli atti notarili, convinti ormai di aver provato il “sistema Soria”: con l’interesse letterario in disarmo e invece il gigantismo in auge al solo fine di accrescere l’enorme “fondo cassa” pubblico da cui attingere. Da buon provinciale che arriva dal mondo contadino, l’ex patron del “Grinzane” ha poi scelto di investire nel “mattone”: gli inquirenti hanno visionato, con un certa sicurezza, una dozzina di rogiti per alloggi e mansarde a Torino, ad Asti e nel Monferrato. L’ultimo segreto del “professore”.

Fonte:Truffeinrete (25 aprile 2009)

Federico Salvatore - Se io fossi San Gennaro

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domenica 26 aprile 2009

Eroi ....quasi come Mangano

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GIGI PROIETTI RECITA TRILUSSA


Gigi proietti recita una poesia di Trilussa contro le guerre...
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Gigi proietti recita una poesia di Trilussa contro le guerre...

Il Potere senza volto


Di Pier Paolo Pasolini


«Che cos'è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija. Invece non è così. E non è neanche la cultura della classe dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio, visibile - nel vissuto e nell 'esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per molti secoli, in Italia, queste culture sono stato distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere.
Scrivo "Potere" con la P maiuscola - cosa che Maurizio Ferrarà accusa di irrazionalismo, su «l’Unità» (12-6-1974) - solo perché sinceramente non so in cosa consista questo nuovo Potere e chi lo rappresenti. So semplicemente che c’è. Non lo riconosco più né nel Vaticano, né nei Potenti democristiani, né nelle Forze Armate. Non lo riconosco più neanche nella grande industria, perché essa non è più costituita da un certo numero limitato di grandi industriali: a me, almeno, essa appare piuttosto come un tutto (industrializzazione totale), e, per di più, come tutto non italiano (transnazionale).
Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo "Sviluppo": produrre e consumare.
L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere non ancora rappresentato da nessuno e dovuto a una «mutazione» della classe dominante, è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre. La strategia della tensione è una spia, anche se sostanzialmente anacronistica, di tutto questo.
Maurizio Ferrara, nell’articolo citato (come del resto Ferrarotti, in « Paese Sera », 14-6-1974) mi accusa di estetismo. E tende con questo a escludermi, a recludermi. Va bene: la mia può essere l’ottica di un « artista », cioè, come vuole la buona borghesia, di un matto. Ma il fatto per esempio che due rappresentanti del vecchio Potere (che servono però ora, in realtà, benché interlocutoriamente, il Potere nuovo) si siano ricattati a vicenda a proposito dei finanziamenti ai Partiti e del caso Montesi, può essere anche una buona ragione per fare impazzire: cioè screditare talmente una classe dirigente e una società davanti agli occhi di un uomo, da fargli perdere il senso dell’opportunità e dei limiti, gettandolo in un vero e proprio stato di «anomia». Va detto inoltre che l’ottica dei pazzi è da prendersi in seria considerazione: a meno che non si voglia essere progrediti in tutto fuorché sul problema dei pazzi, limitandosi comodamente a rimuoverli.
Ci sono certi pazzi che guardano le facce della gente e il suo comportamento. Ma non perché epigoni del positivismo lombrosiano (come rozzamente insinua Ferrara), ma perché conoscono la semiologia. Sanno che la cultura produce dei codici; che i codici producono il comportamento; che il comportamento è un linguaggio; e che in un momento storico in cui il linguaggio verbale è tutto convenzionale e sterilizzato (tecnicizzato) il linguaggio del comportamento (fisico e mimico) assume una decisiva importanza.
Per tornare così all’inizio del nostro discorso, mi sembra che ci siano delle buone ragioni per sostenere che la cultura di una nazione (nella fattispecie l’Italia) è oggi espressa soprattutto attraverso il linguaggio del comportamento, o linguaggio fisico, più un certo quantitativo - completamente convenzionalizzato e estremamente povero - di linguaggio verbale.
È a un tale livello di comunicazione linguistica che si manifestano: a) la mutazione antropologica degli italiani; b) la loro completa omologazione a un unico modello.
Dunque: decidere di farsi crescere i capelli fin sulle spalle, oppure tagliarsi i capelli e farsi crescere i baffi (in una citazione protonovecentesca); decidere di mettersi una benda in testa oppure di calcarsi una scopoletta sugli occhi; decidere se sognare una Ferrari o una Porsche; seguire attentamente i programmi televisivi; conoscere i titoli di qualche best-seller; vestirsi con pantaloni e magliette prepotentemente alla moda; avere rapporti ossessivi con ragazze tenute accanto esornativamente, ma, nel tempo stesso, con la pretesa che siano «libere» ecc. ecc. ecc.: tutti questi sono atti culturali.
Ora, tutti gli Italiani giovani compiono questi identici atti, hanno questo stesso linguaggio fisico, sono interscambiabili; cosa vecchia come il mondo, se limitata a una classe sociale, a una categoria: ma il fatto è che questi atti culturali e questo linguaggio somatico sono interclassisti. In una piazza piena di giovani, nessuno potrà più distinguere, dal suo corpo, un operaio da uno studente, un fascista da un antifascista; cosa che era ancora possibile nel 1968.
I problemi di un intellettuale appartenente all’intelligencija sono diversi da quelli di un partito e di un uomo politico, anche se magari l’ideologia è la stessa. Vorrei che i miei attuali contraddittori di sinistra comprendessero che io sono in grado di rendermi conto che, nel caso che lo Sviluppo subisse un arresto e si avesse una recessione, se i Partiti di Sinistra non appoggiassero il Potere vigente, l’Italia semplicemente si sfascerebbe; se invece lo Sviluppo continuasse così com’è cominciato, sarebbe indubbiamente realistico il cosiddetto «compromesso storico», unico modo per cercare di correggere quello Sviluppo, nel senso indicato da Berlinguer nel suo rapporto al CC del partito comunista (cfr. «l’Unità », 4-6-1974). Tuttavia, come a Maurizio Ferrara non competono le «facce», a me non compete questa manovra di pratica politica. Anzi, io ho, se mai, il dovere di esercitare su essa la mia critica, donchisciottescamente e magari anche estremisticamente. Quali sono dunque i miei problemi?
Eccone per esempio uno. Nell’articolo che ha suscitato questa polemica («Corriere della sera», 10-6-1974) dicevo che i responsabili reali delle stragi di Milano e di Brescia sono il governo e la polizia italiana: perché se governo e polizia avessero voluto, tali stragi non ci sarebbero state. È un luogo comune. Ebbene, a questo punto mi farò definitivamente ridere dietro dicendo che responsabili di queste stragi siamo anche noi progressisti, antifascisti, uomini di sinistra. Infatti in tutti questi anni non abbiamo fatto nulla:
1) perché parlare di « Strage di Stato » non divenisse un luogo comune, e tutto si fermasse lì;
2) (e più grave) non abbiamo fatto nulla perché i fascisti non ci fossero. Li abbiamo solo condannati gratificando la nostra coscienza con la nostra indignazione; e più forte e petulante era l’indignazione più tranquilla era la coscienza.
In realtà ci siamo comportati coi fascisti (parlo soprattutto di quelli giovani) razzisticamente: abbiamo cioè frettolosamente e spietatamente voluto credere che essi fossero predestinati razzisticamente a essere fascisti, e di fronte a questa decisione del loro destino non ci fosse niente da fare. E non nascondiamocelo: tutti sapevamo, nella nostra vera coscienza, che quando uno di quei giovani decideva di essere fascista, ciò era puramente casuale, non era che un gesto, immotivato e irrazionale: sarebbe bastata forse una sola parola perché ciò non accadesse. Ma nessuno di noi ha mai parlato con loro o a loro. Li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male. E magari erano degli adolescenti e delle adolescenti diciottenni, che non sapevano nulla di nulla, e si sono gettati a capofitto nell’orrenda avventura per semplice disperazione.
Ma non potevamo distinguerli dagli altri (non dico dagli altri estremisti: ma da tutti gli altri). È questa la nostra spaventosa giustificazione.
Padre Zosima (letteratura per letteratura!) ha subito saputo distinguere, tra tutti quelli che si erano ammassati nella sua cella, Dmitrj Karamazov, il parricida. Allora si è alzato dalla sua seggioletta ed è andato a prosternarsi davanti a lui. E l’ha fatto (come avrebbe detto più tardi al Karamazov più giovane) perché Dmitrj era destinato a fare la cosa più orribile e a sopportare il più disumano dolore.
Pensate (se ne avete la forza) a quel ragazzo o a quei ragazzi che sono andati a mettere le bombe nella piazza dì Brescia. Non c’era da alzarsi e da andare a prosternarsi davanti a loro? Ma erano giovani con capelli lunghi, oppure con baffetti tipo primo Novecento, avevano in testa bende oppure scopolette calate sugli occhi, erano pallidi e presuntuosi, il loro problema era vestirsi alla moda tutti allo stesso modo, avere Porsche o Ferrari, oppure motociclette da guidare come piccoli idioti arcangeli con dietro le ragazze ornamentali, si, ma moderne, e a favore del divorzio, della liberazione della donna, e in generale dello sviluppo... Erano insomma giovani come tutti gli altri: niente li distingueva in alcun modo. Anche se avessimo voluto non avremmo potuto andare a prosternarci davanti a loro. Perché il vecchio fascismo, sia pure attraverso la degenerazione retorica, distingueva: mentre il nuovo fascismo - che è tutt’altra cosa - non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e I’omologazione brutalmente totalitaria del mondo.

Fonte:Cineteca di Bologna artcicolo del Corriere della Sera del 24 giugno 1974
- Scritti Corsari
Garzanti, Milano 1975
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Di Pier Paolo Pasolini


«Che cos'è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija. Invece non è così. E non è neanche la cultura della classe dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio, visibile - nel vissuto e nell 'esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per molti secoli, in Italia, queste culture sono stato distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere.
Scrivo "Potere" con la P maiuscola - cosa che Maurizio Ferrarà accusa di irrazionalismo, su «l’Unità» (12-6-1974) - solo perché sinceramente non so in cosa consista questo nuovo Potere e chi lo rappresenti. So semplicemente che c’è. Non lo riconosco più né nel Vaticano, né nei Potenti democristiani, né nelle Forze Armate. Non lo riconosco più neanche nella grande industria, perché essa non è più costituita da un certo numero limitato di grandi industriali: a me, almeno, essa appare piuttosto come un tutto (industrializzazione totale), e, per di più, come tutto non italiano (transnazionale).
Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo "Sviluppo": produrre e consumare.
L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere non ancora rappresentato da nessuno e dovuto a una «mutazione» della classe dominante, è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre. La strategia della tensione è una spia, anche se sostanzialmente anacronistica, di tutto questo.
Maurizio Ferrara, nell’articolo citato (come del resto Ferrarotti, in « Paese Sera », 14-6-1974) mi accusa di estetismo. E tende con questo a escludermi, a recludermi. Va bene: la mia può essere l’ottica di un « artista », cioè, come vuole la buona borghesia, di un matto. Ma il fatto per esempio che due rappresentanti del vecchio Potere (che servono però ora, in realtà, benché interlocutoriamente, il Potere nuovo) si siano ricattati a vicenda a proposito dei finanziamenti ai Partiti e del caso Montesi, può essere anche una buona ragione per fare impazzire: cioè screditare talmente una classe dirigente e una società davanti agli occhi di un uomo, da fargli perdere il senso dell’opportunità e dei limiti, gettandolo in un vero e proprio stato di «anomia». Va detto inoltre che l’ottica dei pazzi è da prendersi in seria considerazione: a meno che non si voglia essere progrediti in tutto fuorché sul problema dei pazzi, limitandosi comodamente a rimuoverli.
Ci sono certi pazzi che guardano le facce della gente e il suo comportamento. Ma non perché epigoni del positivismo lombrosiano (come rozzamente insinua Ferrara), ma perché conoscono la semiologia. Sanno che la cultura produce dei codici; che i codici producono il comportamento; che il comportamento è un linguaggio; e che in un momento storico in cui il linguaggio verbale è tutto convenzionale e sterilizzato (tecnicizzato) il linguaggio del comportamento (fisico e mimico) assume una decisiva importanza.
Per tornare così all’inizio del nostro discorso, mi sembra che ci siano delle buone ragioni per sostenere che la cultura di una nazione (nella fattispecie l’Italia) è oggi espressa soprattutto attraverso il linguaggio del comportamento, o linguaggio fisico, più un certo quantitativo - completamente convenzionalizzato e estremamente povero - di linguaggio verbale.
È a un tale livello di comunicazione linguistica che si manifestano: a) la mutazione antropologica degli italiani; b) la loro completa omologazione a un unico modello.
Dunque: decidere di farsi crescere i capelli fin sulle spalle, oppure tagliarsi i capelli e farsi crescere i baffi (in una citazione protonovecentesca); decidere di mettersi una benda in testa oppure di calcarsi una scopoletta sugli occhi; decidere se sognare una Ferrari o una Porsche; seguire attentamente i programmi televisivi; conoscere i titoli di qualche best-seller; vestirsi con pantaloni e magliette prepotentemente alla moda; avere rapporti ossessivi con ragazze tenute accanto esornativamente, ma, nel tempo stesso, con la pretesa che siano «libere» ecc. ecc. ecc.: tutti questi sono atti culturali.
Ora, tutti gli Italiani giovani compiono questi identici atti, hanno questo stesso linguaggio fisico, sono interscambiabili; cosa vecchia come il mondo, se limitata a una classe sociale, a una categoria: ma il fatto è che questi atti culturali e questo linguaggio somatico sono interclassisti. In una piazza piena di giovani, nessuno potrà più distinguere, dal suo corpo, un operaio da uno studente, un fascista da un antifascista; cosa che era ancora possibile nel 1968.
I problemi di un intellettuale appartenente all’intelligencija sono diversi da quelli di un partito e di un uomo politico, anche se magari l’ideologia è la stessa. Vorrei che i miei attuali contraddittori di sinistra comprendessero che io sono in grado di rendermi conto che, nel caso che lo Sviluppo subisse un arresto e si avesse una recessione, se i Partiti di Sinistra non appoggiassero il Potere vigente, l’Italia semplicemente si sfascerebbe; se invece lo Sviluppo continuasse così com’è cominciato, sarebbe indubbiamente realistico il cosiddetto «compromesso storico», unico modo per cercare di correggere quello Sviluppo, nel senso indicato da Berlinguer nel suo rapporto al CC del partito comunista (cfr. «l’Unità », 4-6-1974). Tuttavia, come a Maurizio Ferrara non competono le «facce», a me non compete questa manovra di pratica politica. Anzi, io ho, se mai, il dovere di esercitare su essa la mia critica, donchisciottescamente e magari anche estremisticamente. Quali sono dunque i miei problemi?
Eccone per esempio uno. Nell’articolo che ha suscitato questa polemica («Corriere della sera», 10-6-1974) dicevo che i responsabili reali delle stragi di Milano e di Brescia sono il governo e la polizia italiana: perché se governo e polizia avessero voluto, tali stragi non ci sarebbero state. È un luogo comune. Ebbene, a questo punto mi farò definitivamente ridere dietro dicendo che responsabili di queste stragi siamo anche noi progressisti, antifascisti, uomini di sinistra. Infatti in tutti questi anni non abbiamo fatto nulla:
1) perché parlare di « Strage di Stato » non divenisse un luogo comune, e tutto si fermasse lì;
2) (e più grave) non abbiamo fatto nulla perché i fascisti non ci fossero. Li abbiamo solo condannati gratificando la nostra coscienza con la nostra indignazione; e più forte e petulante era l’indignazione più tranquilla era la coscienza.
In realtà ci siamo comportati coi fascisti (parlo soprattutto di quelli giovani) razzisticamente: abbiamo cioè frettolosamente e spietatamente voluto credere che essi fossero predestinati razzisticamente a essere fascisti, e di fronte a questa decisione del loro destino non ci fosse niente da fare. E non nascondiamocelo: tutti sapevamo, nella nostra vera coscienza, che quando uno di quei giovani decideva di essere fascista, ciò era puramente casuale, non era che un gesto, immotivato e irrazionale: sarebbe bastata forse una sola parola perché ciò non accadesse. Ma nessuno di noi ha mai parlato con loro o a loro. Li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male. E magari erano degli adolescenti e delle adolescenti diciottenni, che non sapevano nulla di nulla, e si sono gettati a capofitto nell’orrenda avventura per semplice disperazione.
Ma non potevamo distinguerli dagli altri (non dico dagli altri estremisti: ma da tutti gli altri). È questa la nostra spaventosa giustificazione.
Padre Zosima (letteratura per letteratura!) ha subito saputo distinguere, tra tutti quelli che si erano ammassati nella sua cella, Dmitrj Karamazov, il parricida. Allora si è alzato dalla sua seggioletta ed è andato a prosternarsi davanti a lui. E l’ha fatto (come avrebbe detto più tardi al Karamazov più giovane) perché Dmitrj era destinato a fare la cosa più orribile e a sopportare il più disumano dolore.
Pensate (se ne avete la forza) a quel ragazzo o a quei ragazzi che sono andati a mettere le bombe nella piazza dì Brescia. Non c’era da alzarsi e da andare a prosternarsi davanti a loro? Ma erano giovani con capelli lunghi, oppure con baffetti tipo primo Novecento, avevano in testa bende oppure scopolette calate sugli occhi, erano pallidi e presuntuosi, il loro problema era vestirsi alla moda tutti allo stesso modo, avere Porsche o Ferrari, oppure motociclette da guidare come piccoli idioti arcangeli con dietro le ragazze ornamentali, si, ma moderne, e a favore del divorzio, della liberazione della donna, e in generale dello sviluppo... Erano insomma giovani come tutti gli altri: niente li distingueva in alcun modo. Anche se avessimo voluto non avremmo potuto andare a prosternarci davanti a loro. Perché il vecchio fascismo, sia pure attraverso la degenerazione retorica, distingueva: mentre il nuovo fascismo - che è tutt’altra cosa - non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e I’omologazione brutalmente totalitaria del mondo.

Fonte:Cineteca di Bologna artcicolo del Corriere della Sera del 24 giugno 1974
- Scritti Corsari
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