
Dalle rovine fumanti di un paese distrutto dalla guerra civile, sociale e di occupazione, nacque una nuova Italia, libera e democratica.
Dagli animi consunti e lacerati dalla barbarie nazi-fascista, rinacquero la passione civile e la fede nelle istituzioni, dal sacrificio dei martiri della Resistenza, nacque la “Repubblica Italiana”.
Questo è il vero ed il più autentico valore del “25 aprile”, una celebrazione della dignità rinata, di una nazione che, risorta dalle ceneri della dittatura, ritorna a nuova vita, al benessere economico e sociale, e soprattutto, nel consesso delle nazioni.
Anche per Gaeta i giorni della primavera del 1945 furono significativi: la popolazione civile, dopo uno straziante e imprevisto distacco, avvenuto all’indomani dell’8 settembre del 1943, faceva ritorno alle proprie case, dai campi di concentramento e dalle località più sperdute.
I pochi militari sopravvissuti, invece, dalle terre più remote del fronte. Lutti, dolore e devastazione trovarono ad attenderli, e gran parte del paese raso al suolo, e con esso alcuni dei simboli della nostra storia millenaria. Ma i nostri padri non si arresero e, dalle rovine, ricostruirono con tenacia e vigore la nuova Gaeta.
A tutti costoro la città rivolge il suo ricordo più caro, poiché nell’immane tragedia seppero offrire l’esempio umano più grande, ossia la fiducia in un futuro di pace e di progresso. Oggi, memori di tale esempio, noi tutti abbiamo il dovere di ricostruire una città più dignitosa ed umana.
Antonio Raimondi
(Sindaco di Gaeta)

Dalle rovine fumanti di un paese distrutto dalla guerra civile, sociale e di occupazione, nacque una nuova Italia, libera e democratica.
Dagli animi consunti e lacerati dalla barbarie nazi-fascista, rinacquero la passione civile e la fede nelle istituzioni, dal sacrificio dei martiri della Resistenza, nacque la “Repubblica Italiana”.
Questo è il vero ed il più autentico valore del “25 aprile”, una celebrazione della dignità rinata, di una nazione che, risorta dalle ceneri della dittatura, ritorna a nuova vita, al benessere economico e sociale, e soprattutto, nel consesso delle nazioni.
Anche per Gaeta i giorni della primavera del 1945 furono significativi: la popolazione civile, dopo uno straziante e imprevisto distacco, avvenuto all’indomani dell’8 settembre del 1943, faceva ritorno alle proprie case, dai campi di concentramento e dalle località più sperdute.
I pochi militari sopravvissuti, invece, dalle terre più remote del fronte. Lutti, dolore e devastazione trovarono ad attenderli, e gran parte del paese raso al suolo, e con esso alcuni dei simboli della nostra storia millenaria. Ma i nostri padri non si arresero e, dalle rovine, ricostruirono con tenacia e vigore la nuova Gaeta.
A tutti costoro la città rivolge il suo ricordo più caro, poiché nell’immane tragedia seppero offrire l’esempio umano più grande, ossia la fiducia in un futuro di pace e di progresso. Oggi, memori di tale esempio, noi tutti abbiamo il dovere di ricostruire una città più dignitosa ed umana.
Antonio Raimondi
(Sindaco di Gaeta)