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giovedì 26 marzo 2009
ACQUA H2O ACQUA IN BOCCA: VI ABBIAMO VENDUTO L'ACQUA

Di Rosaria Ruffini
Mentre nel paese imperversano discussioni sull' eutanasia, grembiulino a scuola , guinzaglio al cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica.
Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica.
Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono l'acqua minerale).
Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%.
Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.
La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri.
L'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.
L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto.
L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre.
Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
Acqua in bocca.
Fonte:IlPoetadegliAngeli

Di Rosaria Ruffini
Mentre nel paese imperversano discussioni sull' eutanasia, grembiulino a scuola , guinzaglio al cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica.
Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica.
Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono l'acqua minerale).
Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%.
Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.
La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri.
L'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.
L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto.
L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre.
Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
Acqua in bocca.
Fonte:IlPoetadegliAngeli
Regno delle Due Sicilie - Civitella Fidelissima
La fortezza di Civitella del Tronto ultimo baluardo del glorioso Regno delle Due Sicilie in un documentario di Pino Marino per l' "Associazione Due Sicilie" di Troja (Fg)
La fortezza di Civitella del Tronto ultimo baluardo del glorioso Regno delle Due Sicilie in un documentario di Pino Marino per l' "Associazione Due Sicilie" di Troja (Fg)
mercoledì 25 marzo 2009
Apre il termovalorizzatore di Acerra il vescovo: "Non lo benedirò"- 26 marzo ore 10,30 diretta web della manifestazione

Una festa, quella della "politica quando sceglie".
Una lista di quasi quattrocento persone. Con relativo traffico di poltroncine, sedie, piante, tappeti, velluto, separé e bandierine ad uso scolaresche, trasportate da Napoli fino al "deserto" dell’ex area industriale di Acerra.
Mondo politico, imprenditoriale, sindacale.
Il premier e il sottosegretario Bertolaso li hanno invitati in pompa magna, a tagliare il nastro del primo inceneritore della Campania, nella regione che moriva di rifiuti e non ne aveva uno. Una festa per l’impianto che Acerra, a torto o a ragione, non vuole (non voleva).
Unica grande assente: la Chiesa.
Almeno, quella locale.
"Non benedirò questo inceneritore", fa sapere ieri il vescovo di Acerra, monsignor Giovanni Rinaldi.
Che, tuttavia, ha deciso di non partecipare neanche alle marce contro l’"ecomostro", pur condividendo da sempre le battaglie di chi vi si è opposto.
Così, alla vigilia dell’arrivo del presidente Berlusconi, si annunciano due manifestazioni contro il termovalorizzatore che sta per inghiottire tonnellate di rifuti "tritovagliati e selezionati".
Le prime emissioni già registrate durante i test "sono al di sotto di tutti gli standard", fanno sapere alla struttura di Bertolaso.
Ma c’è chi non ci crede. Da ieri, all’ingresso di Corso della Resistenza, cuore di questo paesone abbandonato e acefalo (dopo le dimissioni di massa dei consiglieri, c’è il commissario prefettizio), ondeggia minaccioso un drappo di Rifiuti Zero: "Berlusconi aiuta le imprese. Quelle funebri".
Immagine macabra in primo piano: due piedi che sporgono da tavolo di morgue. È l’altro volto della festa.
UN paese rassegnato.
Come il barista Vincenzo Esposito di Corso Italia. "Se l’hanno fatto e ce l’hanno pure al nord, ce lo dobbiamo tenere. Ma qui i miei figli non li vorrei far vivere, non mi fido".
Oppure una comunità più lucida e ferita di quanto il gioco degli schieramenti lasci intendere, come mostra la riflessione di Gennaro Calligari e Michele Rullo, nel Centro Scommesse di corso della Resistenza.
"Acerra non morirà per Berlusconi, o non solo per colpa sua — dicono loro, quasi in coro — Invece di prendersela con lui, andassero a sequestrare le ville, le Ferrari e gli elicotteri a una famiglia di Acerra che smaltendo i rifiuti inquinanti e contaminando i terreni agricoli ha costruito la sua fortuna".
Il riferimento è alla famiglia Pellino, i fratelli coinvolti più volte da indagini e che però hanno sempre negato le loro responsabilità nel traffico illecito dei rifiuti. Una cittadina depressa. Come racconta Giuseppe Santoro, titolare del bar di fronte al Municipio, proprio nella strada che si chiama via Democrazia, troppa enfasi per un Palazzo che negli ultimi dieci anni ha sempre visto il consiglio comunale liquefarsi al gioco dei contrapposti veleni e sciogliersi prima della scadenza naturale, con l’arrivo dei commissari.
Il popolo del no si è sempre avvalso del sostegno della Chiesa. E neanche oggi la musica cambia. "Mi hanno chiesto di benedirlo questo inceneritore, ma non me la sento", confessa a Il Nolano online il vescovo di Acerra, Giovanni Rinaldi.
Che spiega: "La mia scelta è frutto di una decisione presa in accordo con l’intero consiglio episcopale, col quale mi sono confrontato. Non posso condividere qualcosa contro cui ho lottato anche io. E tuttavia, non me la sento di andare alla marcia del no".
La presidenza del Consiglio, per non farsi mancare nulla, ha invitato anche il carismatico cardinale di Napoli, Sepe.
Gli altri vescovi.
Si spaccherà la Chiesa campana?
Preparativi che fervono proprio mentre oggi si snoda il giorno della protesta. Intanto il Movimento campano Rifiuti zero si dà appuntamento oggi alle 16.30 per un corteo che parte da piazza Duomo, di Acerra. Mentre domani, dalle 10, comincia un presidio a piazza Castello.
In piazza scendono anche gli avvocati, i docenti, i medici. Con un duro documento in cui elencano i motivi del no.
Ieri ad Acerra c’era anche Felicetta Parisi, medico, neonatologa all’ospedale San Giovanni Bosco, fronte di lotta vicino a padre Alex Zanotelli:
"Si capisca che i miei colleghi medici hanno il dovere di scendere in campo. Così, domani, i loro figli e i loro nipoti non gli diranno: cosa avete fatto. Dobbiamo dire no a questa bomba ecologica. Che va ad aggravare una strage che è già in corso. Tra poche ore si riunisce l’Ordine dei Medici di Napoli per dire la sua. Sono mobilitati alle 16.30 di oggi. Usciremo con il camice bianco e il nastrino nero".
Fonte: La Repubblica -Cronaca di Napoli (24 marzo 2009)
-------------------------------------------------------------------------------------------
Giovedì 26 Marzo 2009 - Inaugurazione dell' inceneritore di Acerra.
Manifestazione in Piazza Castello ad Acerra a partire dalle ore 9.00
- Se la Tv non funziona più, ecco la rete che sa fare rete:
Dirette audio/video - ore 10:30 circa
MI.NA
INSU^TV
Live streaming audio
Live News
Fonte:Chiaianodiscarica

Una festa, quella della "politica quando sceglie".
Una lista di quasi quattrocento persone. Con relativo traffico di poltroncine, sedie, piante, tappeti, velluto, separé e bandierine ad uso scolaresche, trasportate da Napoli fino al "deserto" dell’ex area industriale di Acerra.
Mondo politico, imprenditoriale, sindacale.
Il premier e il sottosegretario Bertolaso li hanno invitati in pompa magna, a tagliare il nastro del primo inceneritore della Campania, nella regione che moriva di rifiuti e non ne aveva uno. Una festa per l’impianto che Acerra, a torto o a ragione, non vuole (non voleva).
Unica grande assente: la Chiesa.
Almeno, quella locale.
"Non benedirò questo inceneritore", fa sapere ieri il vescovo di Acerra, monsignor Giovanni Rinaldi.
Che, tuttavia, ha deciso di non partecipare neanche alle marce contro l’"ecomostro", pur condividendo da sempre le battaglie di chi vi si è opposto.
Così, alla vigilia dell’arrivo del presidente Berlusconi, si annunciano due manifestazioni contro il termovalorizzatore che sta per inghiottire tonnellate di rifuti "tritovagliati e selezionati".
Le prime emissioni già registrate durante i test "sono al di sotto di tutti gli standard", fanno sapere alla struttura di Bertolaso.
Ma c’è chi non ci crede. Da ieri, all’ingresso di Corso della Resistenza, cuore di questo paesone abbandonato e acefalo (dopo le dimissioni di massa dei consiglieri, c’è il commissario prefettizio), ondeggia minaccioso un drappo di Rifiuti Zero: "Berlusconi aiuta le imprese. Quelle funebri".
Immagine macabra in primo piano: due piedi che sporgono da tavolo di morgue. È l’altro volto della festa.
UN paese rassegnato.
Come il barista Vincenzo Esposito di Corso Italia. "Se l’hanno fatto e ce l’hanno pure al nord, ce lo dobbiamo tenere. Ma qui i miei figli non li vorrei far vivere, non mi fido".
Oppure una comunità più lucida e ferita di quanto il gioco degli schieramenti lasci intendere, come mostra la riflessione di Gennaro Calligari e Michele Rullo, nel Centro Scommesse di corso della Resistenza.
"Acerra non morirà per Berlusconi, o non solo per colpa sua — dicono loro, quasi in coro — Invece di prendersela con lui, andassero a sequestrare le ville, le Ferrari e gli elicotteri a una famiglia di Acerra che smaltendo i rifiuti inquinanti e contaminando i terreni agricoli ha costruito la sua fortuna".
Il riferimento è alla famiglia Pellino, i fratelli coinvolti più volte da indagini e che però hanno sempre negato le loro responsabilità nel traffico illecito dei rifiuti. Una cittadina depressa. Come racconta Giuseppe Santoro, titolare del bar di fronte al Municipio, proprio nella strada che si chiama via Democrazia, troppa enfasi per un Palazzo che negli ultimi dieci anni ha sempre visto il consiglio comunale liquefarsi al gioco dei contrapposti veleni e sciogliersi prima della scadenza naturale, con l’arrivo dei commissari.
Il popolo del no si è sempre avvalso del sostegno della Chiesa. E neanche oggi la musica cambia. "Mi hanno chiesto di benedirlo questo inceneritore, ma non me la sento", confessa a Il Nolano online il vescovo di Acerra, Giovanni Rinaldi.
Che spiega: "La mia scelta è frutto di una decisione presa in accordo con l’intero consiglio episcopale, col quale mi sono confrontato. Non posso condividere qualcosa contro cui ho lottato anche io. E tuttavia, non me la sento di andare alla marcia del no".
La presidenza del Consiglio, per non farsi mancare nulla, ha invitato anche il carismatico cardinale di Napoli, Sepe.
Gli altri vescovi.
Si spaccherà la Chiesa campana?
Preparativi che fervono proprio mentre oggi si snoda il giorno della protesta. Intanto il Movimento campano Rifiuti zero si dà appuntamento oggi alle 16.30 per un corteo che parte da piazza Duomo, di Acerra. Mentre domani, dalle 10, comincia un presidio a piazza Castello.
In piazza scendono anche gli avvocati, i docenti, i medici. Con un duro documento in cui elencano i motivi del no.
Ieri ad Acerra c’era anche Felicetta Parisi, medico, neonatologa all’ospedale San Giovanni Bosco, fronte di lotta vicino a padre Alex Zanotelli:
"Si capisca che i miei colleghi medici hanno il dovere di scendere in campo. Così, domani, i loro figli e i loro nipoti non gli diranno: cosa avete fatto. Dobbiamo dire no a questa bomba ecologica. Che va ad aggravare una strage che è già in corso. Tra poche ore si riunisce l’Ordine dei Medici di Napoli per dire la sua. Sono mobilitati alle 16.30 di oggi. Usciremo con il camice bianco e il nastrino nero".
Fonte: La Repubblica -Cronaca di Napoli (24 marzo 2009)
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Giovedì 26 Marzo 2009 - Inaugurazione dell' inceneritore di Acerra.
Manifestazione in Piazza Castello ad Acerra a partire dalle ore 9.00
- Se la Tv non funziona più, ecco la rete che sa fare rete:
Dirette audio/video - ore 10:30 circa
MI.NA
INSU^TV
Live streaming audio
Live News
Fonte:Chiaianodiscarica
Per i residenti in Campania: come richiedere gli aiuti anticrisi predisposti dalla Regione Campania

Ricevo dal gruppo L'Altro Sud su Fb e posto con condivisione:
Per lo straordinario momento di crisi, la Regione Campania ha previsto voucher e interventi formativi con misure di sostegno, borse formative di indennità per soggetti in CIGS e CIGO, lavoratori in mobilità, disoccupati provenienti da bacini in crisi; soggetti in stato di disoccupazione determinato dalla cessazione di contratti atipici (co.co.pro, lavoro Interinale, precari della scuole ed altre forme contrattuali atipiche).
Per avere gli aiuti previsti bisogna registrarsi al sito:
Per arrivare a più persone possibili con queste informazioni, vi chiediamo di non smettere di allargare questo gruppo, invitando i vostri amici o almeno quelli che sapete possano averne bisogno.
Sono informazioni troppo importanti per non giungere a tutti e perdersi nelle “solite” asimmetrie informative, troppo diffuse nel nostro territorio e nel nostro paese.
Sperando di aver fatto cosa gradita, Saluti da “l’Altro Sud”………… dalla parte dei meridionali!
.

Ricevo dal gruppo L'Altro Sud su Fb e posto con condivisione:
Per lo straordinario momento di crisi, la Regione Campania ha previsto voucher e interventi formativi con misure di sostegno, borse formative di indennità per soggetti in CIGS e CIGO, lavoratori in mobilità, disoccupati provenienti da bacini in crisi; soggetti in stato di disoccupazione determinato dalla cessazione di contratti atipici (co.co.pro, lavoro Interinale, precari della scuole ed altre forme contrattuali atipiche).
Per avere gli aiuti previsti bisogna registrarsi al sito:
Per arrivare a più persone possibili con queste informazioni, vi chiediamo di non smettere di allargare questo gruppo, invitando i vostri amici o almeno quelli che sapete possano averne bisogno.
Sono informazioni troppo importanti per non giungere a tutti e perdersi nelle “solite” asimmetrie informative, troppo diffuse nel nostro territorio e nel nostro paese.
Sperando di aver fatto cosa gradita, Saluti da “l’Altro Sud”………… dalla parte dei meridionali!
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Cosa ti combinarono i vari Cialdini nel Sud ( quarta puntata)

Di Antonio Ciano
A pagina XII del suo libro “ Erinnnerungen” ( Ricordanze) mai tradotto in italiano, Ludwig Richard Zimmerman, che aveva militato da partigiano nella brigata di Luigi Alonzi detto Memmo Chiavone, ci fa sapere che secondo i dati ufficiali dei primi nove mesi del 1861 nell’ex Regno delle Due Sicilie furono uccisi 19.572 briganti e fiancheggiatori, dei quali 10.604 in combattimento, 1841 fucilati subito sul posto dove erano stati arrestati,” ohne Urteil “(senza sentenza, quindi senza giudizio) ( vedi pure Michele Topa a pag. 26 de I Briganti di Sua Maestà) e 7127 passati per le armi poche ore dopo la cattura.
Nello stesso periodo ne furono incarcerati, come sospetti 13.629, furono distrutti 14 paesi e centinaia di fattorie agricole. Secondo lo storico Giacinto De Sivo
“ … a mezzo agosto del 1861 i giornali stamparono la statistica delle vittime nel Napoletano in nove mesi, noverano 8.968 fucilati,10.604 feriti; 6112 prigionieri; 64 sacerdoti fucilati e 22 frati, 918 case arse, sei paesi dati a fuoco, 2903 famiglie perquisite, 12 chiese saccheggiate,60 ragazzi e 48 donne uccise, 13.629 arrestati, 1428 comuni sollevati.
( Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza, 1985, pag.447)
...39.000 dei quali parte scannati, parte sepolti nelle rovine, parte arsi…
Nel 1861 venne pure pubblicato, anonimo, un opuscolo dal titolo Fatti ed argomenti, nel quale troviamo scritto che:
...39.000 dei quali parte scannati, parte sepolti nelle rovine, parte arsi…
Nel 1861 venne pure pubblicato, anonimo, un opuscolo dal titolo Fatti ed argomenti, nel quale troviamo scritto che:
<< …da Cialdini e Pinelli furono fatti bruciare e assolutamente distruggere, sino ad ora, tredici paesi in ringraziamento al suffragio universale[...]Auletta, abitanti 3548. Casalduni, 4949 abitanti. Montefalcone nel Principato Ulteriore, 3192 abitanti. San Marco in Calabria Ulteriore. Rignano in Capitanata, 1.807 abitanti. Viesti, 6000 abitanti. Vico di Palma, 500 abitanti. Barile, in Basilicata. Campochiaro, nel Molise, 2000 abitanti e Guardiaregia pure nel Molise con 2.300 abitanti. A questi aggiungi Spinelli e Cotronei ( l’anonimo scrittore dimenticò di aggiungere Pontelandolfo e Gaeta distrutta da oltre 160 mila bombe) e ne avrai una popolazione di oltre trentanovemila abitanti, dei quali parte furono scannati, parte sepolti nelle rovine, o arsi dalle fiamme; il rimanente che potè sottrarsi all’eccidio è costretto a vagare qua e là…>>.
Fonte:ReteSud

Di Antonio Ciano
A pagina XII del suo libro “ Erinnnerungen” ( Ricordanze) mai tradotto in italiano, Ludwig Richard Zimmerman, che aveva militato da partigiano nella brigata di Luigi Alonzi detto Memmo Chiavone, ci fa sapere che secondo i dati ufficiali dei primi nove mesi del 1861 nell’ex Regno delle Due Sicilie furono uccisi 19.572 briganti e fiancheggiatori, dei quali 10.604 in combattimento, 1841 fucilati subito sul posto dove erano stati arrestati,” ohne Urteil “(senza sentenza, quindi senza giudizio) ( vedi pure Michele Topa a pag. 26 de I Briganti di Sua Maestà) e 7127 passati per le armi poche ore dopo la cattura.
Nello stesso periodo ne furono incarcerati, come sospetti 13.629, furono distrutti 14 paesi e centinaia di fattorie agricole. Secondo lo storico Giacinto De Sivo
“ … a mezzo agosto del 1861 i giornali stamparono la statistica delle vittime nel Napoletano in nove mesi, noverano 8.968 fucilati,10.604 feriti; 6112 prigionieri; 64 sacerdoti fucilati e 22 frati, 918 case arse, sei paesi dati a fuoco, 2903 famiglie perquisite, 12 chiese saccheggiate,60 ragazzi e 48 donne uccise, 13.629 arrestati, 1428 comuni sollevati.
( Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Cosenza, 1985, pag.447)
...39.000 dei quali parte scannati, parte sepolti nelle rovine, parte arsi…
Nel 1861 venne pure pubblicato, anonimo, un opuscolo dal titolo Fatti ed argomenti, nel quale troviamo scritto che:
...39.000 dei quali parte scannati, parte sepolti nelle rovine, parte arsi…
Nel 1861 venne pure pubblicato, anonimo, un opuscolo dal titolo Fatti ed argomenti, nel quale troviamo scritto che:
<< …da Cialdini e Pinelli furono fatti bruciare e assolutamente distruggere, sino ad ora, tredici paesi in ringraziamento al suffragio universale[...]Auletta, abitanti 3548. Casalduni, 4949 abitanti. Montefalcone nel Principato Ulteriore, 3192 abitanti. San Marco in Calabria Ulteriore. Rignano in Capitanata, 1.807 abitanti. Viesti, 6000 abitanti. Vico di Palma, 500 abitanti. Barile, in Basilicata. Campochiaro, nel Molise, 2000 abitanti e Guardiaregia pure nel Molise con 2.300 abitanti. A questi aggiungi Spinelli e Cotronei ( l’anonimo scrittore dimenticò di aggiungere Pontelandolfo e Gaeta distrutta da oltre 160 mila bombe) e ne avrai una popolazione di oltre trentanovemila abitanti, dei quali parte furono scannati, parte sepolti nelle rovine, o arsi dalle fiamme; il rimanente che potè sottrarsi all’eccidio è costretto a vagare qua e là…>>.
Fonte:ReteSud
Gli USA hanno due opzioni per salvare la loro economia: dichiarare l'insolvenza o scatenare una guerra

Di Ekaterina Yevstigneyeva,
Pravda,
traduzione di Freebboter
22 marzo 2009
Gli Stati Uniti sono i maggiori mutuatari al mondo.
Il debito pubblico degli USA ha già superato il livello di 11 trilioni di dollari all'inizio del 2009 e continua a crescere come una valanga.
Gli esperti sostengono che gli USA hanno soltanto due modi per risolvere il problema: dichiarare l'insolvenza o scatenare una guerra.
Secondo stime di esperti, al momento la probabilità di insolvenza sui buoni del tesoro USA è molto alta. Le voci non sono affatto nuove.
Inoltre, gli esperti affermano che gli USA hanno già iniziato a lavorare alla possibilità di rifiutare il dollaro per evitare i pagamenti del debito.
Dmitry Abzalov, un esperto del Centro per la Congiuntura Politica della Russia afferma che attualmente i governi si addossano i debiti delle grandi società. La crisi del debito societario diventa così la crisi dei debiti governativi. All'inizio del 2009 il debito degli USA ammontava a $10,6 trilioni.
Dmitry Abzalov, un esperto del Centro per la Congiuntura Politica della Russia afferma che attualmente i governi si addossano i debiti delle grandi società. La crisi del debito societario diventa così la crisi dei debiti governativi. All'inizio del 2009 il debito degli USA ammontava a $10,6 trilioni.
Prendendo in considerazione l'attuale deficit di bilancio degli Stati Uniti, come pure le prospettive per il deficit di bilancio durante il corrente anno, diventa chiaro che il mercato dei buoni del Tesoro USA non importa cosa non è basato su nessuna alternativa. Per gli investitori non vi è nessun altro modo per investire i loro fondi essendo i buoni del tesoro l'unica opzione", ha raccontato l'esperto a Bigness.ru.
Quando l'economia mondiale si riprenderà, gli investitori si renderanno conto che vi è grande quantità di altre possibilità per gli investimenti, per esempio i buoni europei (naturalmente, se anche l'economia europea si riprende dalla crisi) o i buoni dei paesi in via di sviluppo.
"In questo caso la piramide dei buoni USA crollerà. La percentuale del debito cresce ogni giorno, il che quotidianamente fa prendere in prestito agli USA sempre di più.
L'America non avrà nessuna possibilità di saldare il debito", ha dichiarato l'esperto.
Inga Foksha, un'analista della Aton Investment Company, concorda che l'insolvenza degli USA è alquanto possibile, sebbene sia certa che non avverrò a meno che il mondo non trovi un'alternativa al debito USA. In caso d'insolvenza il dollaro crollerà immediatamente, che è assolutamente inaccettabile, perché il 63% delle riserve mondiali sono mantenute in dollari.
Il loro crollo scatenerà un crollo economico globale.
"Tecnicamente, l'insolvenza degli Stati Uniti può avvenire nel corso di tre o cinque anni, sebbene sia troppo presto per dire che potrà essere possibile.
Gli USA possono stampare nuovi dollari per pagare con questi i loro debiti", ha affermato.
Nondimeno, i buoni del governo USA godono ancora del sostegno degli investitori e vengono ancora considerati un investimento sicuro.
Nondimeno, i buoni del governo USA godono ancora del sostegno degli investitori e vengono ancora considerati un investimento sicuro.
Dmitry Abzalov ritiene che la situazione attuale con il debito nazionale USA possa terminare con una nuova guerra. La guerra distruggerà l'eccessiva liquidità e l'attuale debito.
"La guerra in Iraq iniziò per ritardare la crisi degli USA, che cominciò a fermentare nell'economia USA alla fine del 2000", ha affermato.
Da decenni, dalla Grande Depressione degli anni '30, gli americani tentano di sollevare la loro economia con l'aiuto delle azioni militari. Una guerra solleva l'industria della nazione, anche se una ripresa è fondata sugli ordinativi della difesa.
Ekaterina Yevstigneyeva :: Article nr. s9507 sent on 23-mar-2009 01:15 ECT
http://www.uruknet.info/?p=s9507
Link: freebooter.interfree.it/
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Di Ekaterina Yevstigneyeva,
Pravda,
traduzione di Freebboter
22 marzo 2009
Gli Stati Uniti sono i maggiori mutuatari al mondo.
Il debito pubblico degli USA ha già superato il livello di 11 trilioni di dollari all'inizio del 2009 e continua a crescere come una valanga.
Gli esperti sostengono che gli USA hanno soltanto due modi per risolvere il problema: dichiarare l'insolvenza o scatenare una guerra.
Secondo stime di esperti, al momento la probabilità di insolvenza sui buoni del tesoro USA è molto alta. Le voci non sono affatto nuove.
Inoltre, gli esperti affermano che gli USA hanno già iniziato a lavorare alla possibilità di rifiutare il dollaro per evitare i pagamenti del debito.
Dmitry Abzalov, un esperto del Centro per la Congiuntura Politica della Russia afferma che attualmente i governi si addossano i debiti delle grandi società. La crisi del debito societario diventa così la crisi dei debiti governativi. All'inizio del 2009 il debito degli USA ammontava a $10,6 trilioni.
Dmitry Abzalov, un esperto del Centro per la Congiuntura Politica della Russia afferma che attualmente i governi si addossano i debiti delle grandi società. La crisi del debito societario diventa così la crisi dei debiti governativi. All'inizio del 2009 il debito degli USA ammontava a $10,6 trilioni.
Prendendo in considerazione l'attuale deficit di bilancio degli Stati Uniti, come pure le prospettive per il deficit di bilancio durante il corrente anno, diventa chiaro che il mercato dei buoni del Tesoro USA non importa cosa non è basato su nessuna alternativa. Per gli investitori non vi è nessun altro modo per investire i loro fondi essendo i buoni del tesoro l'unica opzione", ha raccontato l'esperto a Bigness.ru.
Quando l'economia mondiale si riprenderà, gli investitori si renderanno conto che vi è grande quantità di altre possibilità per gli investimenti, per esempio i buoni europei (naturalmente, se anche l'economia europea si riprende dalla crisi) o i buoni dei paesi in via di sviluppo.
"In questo caso la piramide dei buoni USA crollerà. La percentuale del debito cresce ogni giorno, il che quotidianamente fa prendere in prestito agli USA sempre di più.
L'America non avrà nessuna possibilità di saldare il debito", ha dichiarato l'esperto.
Inga Foksha, un'analista della Aton Investment Company, concorda che l'insolvenza degli USA è alquanto possibile, sebbene sia certa che non avverrò a meno che il mondo non trovi un'alternativa al debito USA. In caso d'insolvenza il dollaro crollerà immediatamente, che è assolutamente inaccettabile, perché il 63% delle riserve mondiali sono mantenute in dollari.
Il loro crollo scatenerà un crollo economico globale.
"Tecnicamente, l'insolvenza degli Stati Uniti può avvenire nel corso di tre o cinque anni, sebbene sia troppo presto per dire che potrà essere possibile.
Gli USA possono stampare nuovi dollari per pagare con questi i loro debiti", ha affermato.
Nondimeno, i buoni del governo USA godono ancora del sostegno degli investitori e vengono ancora considerati un investimento sicuro.
Nondimeno, i buoni del governo USA godono ancora del sostegno degli investitori e vengono ancora considerati un investimento sicuro.
Dmitry Abzalov ritiene che la situazione attuale con il debito nazionale USA possa terminare con una nuova guerra. La guerra distruggerà l'eccessiva liquidità e l'attuale debito.
"La guerra in Iraq iniziò per ritardare la crisi degli USA, che cominciò a fermentare nell'economia USA alla fine del 2000", ha affermato.
Da decenni, dalla Grande Depressione degli anni '30, gli americani tentano di sollevare la loro economia con l'aiuto delle azioni militari. Una guerra solleva l'industria della nazione, anche se una ripresa è fondata sugli ordinativi della difesa.
Ekaterina Yevstigneyeva :: Article nr. s9507 sent on 23-mar-2009 01:15 ECT
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Usa: Obama non riconoscerà genocidio armeno. Los Angeles Times: Teme reazione turca in diplomazia

Istanbul, 17 mar. (Apcom-Nuova Europa) - Barack Obama non userà la parola "genocidio" nel tradizionale discorso il 24 aprile per ricordare i massacri della popolazione armena del 1915.
A scriverlo è il Los Angeles Times, uno dei più autorevoli quotidiano americani, che in un articolo a firma di Paul Richter, scrive cche gli Stati Uniti in questo momento potrebbero avere molti problemi con Ankara se veramente Obama usasse la parola "genocidio" nel suo discorso.E così il 24 aprile s'avvicina e il presidente si trova stretto fra due fuochi.
La Diaspora armena, discendente della gente massacrata si augura che almeno Obama mantenga quello che Clinton e Bush avevano promesso a più riprese e che hanno sempre astutamente evitato: l'utilizzo della parola "genocidio" nel loro speech, che equivarrebbe a un riconoscimento ufficiale da parte degli Stai Uniti d'America e che comporterebbe una crisi senza precedenti con la Turchia.
Le versioni turca e armena su che cosa è successo sono così diverse da essere inconciliabili. L'Armenia parla di un milione 1,5 milioni di morti, deportati e uccisi in modo predeterminato e in mezzo alle più atroci sofferenze.
Un massacro che Erevan e parte della comunità internazionale vorrebbe vedere riconosciuto come "genocidio". Ankara si rifiuta e contrappone la sua versione dei fatti, dicendo che non si trattò di una deportazione ma di una "relocation" e che le vittime furono al massimo 300mila, uccise non in modo premeditato, ma in seguito a iniziative personali da parte di alcuni soldati (spesso curdi) ed epidemie.
A questo Ankara aggiunge che ci furono migliaia di turchi sterminati dalle truppe russe che entrarono nel territorio ottomano dalla parte di Kars.Un dibattito che va avanti a quasi cent'anni, ma che negli ultimi tempi ha fatto intravedere anche raggi di speranza. Le relazioni fra Turchia e Armenia infatti negli ultimi tempo sono progressivamente migliorate, anche grazie alle prospettive che derivano dalle future rotte dell'energia che attraverseranno il Caucaso e che dalle quali l'Armenia non vuole rimanere fuori.
La Turchia sta mediando in modo determinante per ricomporre la frattura fra Armenia e Azerbaigian, i cui rapporti sono tesi per la questione del Nagorno Karabakh, regione in territorio azero a maggioranza armena di fatto occupata militarmente da Erevan.Una parola usata da Obama potrebbe bloccare questi processi, vitali per la pacificazione del Caucaso.
L'eventualità preoccupa seriamente il ministero degli esteri turco, Ali Babacan, che proprio questa settimana si è detto preoccupato per l'eventualità, concreta secondo lui che Obama possa veramente utilizzare il termine genocidio.
Ma a preoccupare di più Richter sono le ripercussioni sulla politica mediorientale.
Ankara ha infatti ricoperto un ruolo centrale nella ricomposizione dell'ultima crisi sulla striscia di Gaza e prima ancora nella mediazione fra Siria e Israele per la cessione delle alture del Golan.
Un alleato prezioso che non converrebbe proprio tirarsi contro.
C'è poi la questione, annosa, della situazione esplosiva sul confine nord iracheno, dove le frange del Pkk provano rifugio e dove l'esercito turco ha sconfinato più volte, sotto forma di operazioni chirurgiche volte a indebolire la guerriglia separatista.Il presidente degli Stati Uniti sarà a Istanbul il prossimo 6 aprile, dopo la visita del Segretario di Stato Clinton.
Parlerà con il presidente della Repubblica turca Gul e con il ministro degli esteri Babacan.
Proprio il capo della diplomazia turca settimana scorsa, in un'intervista alla Ntv aveva confessato di temere che Obama avrebbe scelto di mantenere fede ai suoi impegni presi con la Diaspora armena durante la campagna elettorale. Da parte sua il neopresidente deve tenere in considerazione il fatto che il riconoscimento del genocidio armeno è un punto su cui lo stesso vicepresidente Joe Biden e l'attuale Segretario di Stato americano Hillary Rodham Clinton hanno lanciato precisi messaggi, giunti quanto mai graditi alla Diaspora Armena, potentissima negli States.
(Fonte: Apcom del 17 marzo 2009)

Istanbul, 17 mar. (Apcom-Nuova Europa) - Barack Obama non userà la parola "genocidio" nel tradizionale discorso il 24 aprile per ricordare i massacri della popolazione armena del 1915.
A scriverlo è il Los Angeles Times, uno dei più autorevoli quotidiano americani, che in un articolo a firma di Paul Richter, scrive cche gli Stati Uniti in questo momento potrebbero avere molti problemi con Ankara se veramente Obama usasse la parola "genocidio" nel suo discorso.E così il 24 aprile s'avvicina e il presidente si trova stretto fra due fuochi.
La Diaspora armena, discendente della gente massacrata si augura che almeno Obama mantenga quello che Clinton e Bush avevano promesso a più riprese e che hanno sempre astutamente evitato: l'utilizzo della parola "genocidio" nel loro speech, che equivarrebbe a un riconoscimento ufficiale da parte degli Stai Uniti d'America e che comporterebbe una crisi senza precedenti con la Turchia.
Le versioni turca e armena su che cosa è successo sono così diverse da essere inconciliabili. L'Armenia parla di un milione 1,5 milioni di morti, deportati e uccisi in modo predeterminato e in mezzo alle più atroci sofferenze.
Un massacro che Erevan e parte della comunità internazionale vorrebbe vedere riconosciuto come "genocidio". Ankara si rifiuta e contrappone la sua versione dei fatti, dicendo che non si trattò di una deportazione ma di una "relocation" e che le vittime furono al massimo 300mila, uccise non in modo premeditato, ma in seguito a iniziative personali da parte di alcuni soldati (spesso curdi) ed epidemie.
A questo Ankara aggiunge che ci furono migliaia di turchi sterminati dalle truppe russe che entrarono nel territorio ottomano dalla parte di Kars.Un dibattito che va avanti a quasi cent'anni, ma che negli ultimi tempi ha fatto intravedere anche raggi di speranza. Le relazioni fra Turchia e Armenia infatti negli ultimi tempo sono progressivamente migliorate, anche grazie alle prospettive che derivano dalle future rotte dell'energia che attraverseranno il Caucaso e che dalle quali l'Armenia non vuole rimanere fuori.
La Turchia sta mediando in modo determinante per ricomporre la frattura fra Armenia e Azerbaigian, i cui rapporti sono tesi per la questione del Nagorno Karabakh, regione in territorio azero a maggioranza armena di fatto occupata militarmente da Erevan.Una parola usata da Obama potrebbe bloccare questi processi, vitali per la pacificazione del Caucaso.
L'eventualità preoccupa seriamente il ministero degli esteri turco, Ali Babacan, che proprio questa settimana si è detto preoccupato per l'eventualità, concreta secondo lui che Obama possa veramente utilizzare il termine genocidio.
Ma a preoccupare di più Richter sono le ripercussioni sulla politica mediorientale.
Ankara ha infatti ricoperto un ruolo centrale nella ricomposizione dell'ultima crisi sulla striscia di Gaza e prima ancora nella mediazione fra Siria e Israele per la cessione delle alture del Golan.
Un alleato prezioso che non converrebbe proprio tirarsi contro.
C'è poi la questione, annosa, della situazione esplosiva sul confine nord iracheno, dove le frange del Pkk provano rifugio e dove l'esercito turco ha sconfinato più volte, sotto forma di operazioni chirurgiche volte a indebolire la guerriglia separatista.Il presidente degli Stati Uniti sarà a Istanbul il prossimo 6 aprile, dopo la visita del Segretario di Stato Clinton.
Parlerà con il presidente della Repubblica turca Gul e con il ministro degli esteri Babacan.
Proprio il capo della diplomazia turca settimana scorsa, in un'intervista alla Ntv aveva confessato di temere che Obama avrebbe scelto di mantenere fede ai suoi impegni presi con la Diaspora armena durante la campagna elettorale. Da parte sua il neopresidente deve tenere in considerazione il fatto che il riconoscimento del genocidio armeno è un punto su cui lo stesso vicepresidente Joe Biden e l'attuale Segretario di Stato americano Hillary Rodham Clinton hanno lanciato precisi messaggi, giunti quanto mai graditi alla Diaspora Armena, potentissima negli States.
(Fonte: Apcom del 17 marzo 2009)
Scuola, saltano 37 mila insegnanti - Campania, Puglia, Sicilia e Calabria perderanno il maggior numero di docenti

Diffuse le cifre dei tagli che il governo intende operare. Il 40% è concentrato in quattro regioni del Sud
ROMA - Saranno circa 37 mila i tagli dei professori dell'organico di diritto previsti dalla circolare che sarà emanata presto dal Ministero dell'Istruzione. La conferma è venuta al termine di un incontro che si è svolto a Viale Trastevere con i sindacati di categoria. Fermo restando che si tratta di dati relativi all'anno scolastico 2009-2010, si deve considerare che sono in cantiere anche altri 5 mila tagli del cosiddetto «organico di fatto».DECIMATO IL SUD - Secondo i dati forniti ai sindacati, nella scuola elementare i tagli dei docenti riguarderebbero 10 mila posti, nelle medie oltre 15.500, nella scuola secondaria oltre 11.350. Sempre nella stessa riunione sono stati forniti i dati delle previsioni degli alunni: nella scuola primaria è previsto un aumento di 4 mila unità, nella secondaria di primo grado ci saranno 10.500 studenti in più, mentre nella secondaria di secondo grado continua la flessione demografica con un meno 26.700. Per quanto riguarda i docenti di sostegno il numero rimane sostanzialmente quello dell'anno scolastico in corso (circa 90.500 unità). Il 40% dei tagli sull'organico docente si realizzerà in quattro regioni: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria.
INGLESE E TEMPO PIENO - Nel provvedimento (una ventina di pagine a cui sono allegate alcune tabelle) si sottolinea l'esigenza che le Regioni e gli enti locali vengano coinvolti nella fase di elaborazione del piano di assegnazione delle risorse alle singole province e anche per il prossimo anno saranno consentite compensazioni tra i contingenti di organico relativi ai diversi gradi di scolarità «anche nell'ottica, ove possibile, dell'estensione del tempo pieno». A questo proposito «l'organizzazione del tempo pieno è realizzata nei limiti dell'organico assegnato per l'anno scolastico 2008-2009» precisando che «le ore di insegnamento residuate dalla istituzione di classi con 24 ore e dalla presenza aggiuntiva di docenti specialisti per l'insegnamento della lingua inglese e della religione cattolica, nonchè dal recupero delle ore di compresenza del tempo pieno, possono essere impiegate per ampliare l'offerta formativa della scuola» e dunque anche per una estensione del tempo pieno. Per quanto riguarda l'inglese potenziato, potrà essere autorizzato «compatibilmente con le disponibilità di organico» e «solo in assenza di esubero dei docenti delle seconde lingue comunitarie sia nell'ambito della scuola interessata che a livello provinciale».
Fonte:Corriere della Sera

Diffuse le cifre dei tagli che il governo intende operare. Il 40% è concentrato in quattro regioni del Sud
ROMA - Saranno circa 37 mila i tagli dei professori dell'organico di diritto previsti dalla circolare che sarà emanata presto dal Ministero dell'Istruzione. La conferma è venuta al termine di un incontro che si è svolto a Viale Trastevere con i sindacati di categoria. Fermo restando che si tratta di dati relativi all'anno scolastico 2009-2010, si deve considerare che sono in cantiere anche altri 5 mila tagli del cosiddetto «organico di fatto».DECIMATO IL SUD - Secondo i dati forniti ai sindacati, nella scuola elementare i tagli dei docenti riguarderebbero 10 mila posti, nelle medie oltre 15.500, nella scuola secondaria oltre 11.350. Sempre nella stessa riunione sono stati forniti i dati delle previsioni degli alunni: nella scuola primaria è previsto un aumento di 4 mila unità, nella secondaria di primo grado ci saranno 10.500 studenti in più, mentre nella secondaria di secondo grado continua la flessione demografica con un meno 26.700. Per quanto riguarda i docenti di sostegno il numero rimane sostanzialmente quello dell'anno scolastico in corso (circa 90.500 unità). Il 40% dei tagli sull'organico docente si realizzerà in quattro regioni: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria.
INGLESE E TEMPO PIENO - Nel provvedimento (una ventina di pagine a cui sono allegate alcune tabelle) si sottolinea l'esigenza che le Regioni e gli enti locali vengano coinvolti nella fase di elaborazione del piano di assegnazione delle risorse alle singole province e anche per il prossimo anno saranno consentite compensazioni tra i contingenti di organico relativi ai diversi gradi di scolarità «anche nell'ottica, ove possibile, dell'estensione del tempo pieno». A questo proposito «l'organizzazione del tempo pieno è realizzata nei limiti dell'organico assegnato per l'anno scolastico 2008-2009» precisando che «le ore di insegnamento residuate dalla istituzione di classi con 24 ore e dalla presenza aggiuntiva di docenti specialisti per l'insegnamento della lingua inglese e della religione cattolica, nonchè dal recupero delle ore di compresenza del tempo pieno, possono essere impiegate per ampliare l'offerta formativa della scuola» e dunque anche per una estensione del tempo pieno. Per quanto riguarda l'inglese potenziato, potrà essere autorizzato «compatibilmente con le disponibilità di organico» e «solo in assenza di esubero dei docenti delle seconde lingue comunitarie sia nell'ambito della scuola interessata che a livello provinciale».
Fonte:Corriere della Sera
martedì 24 marzo 2009
Passa il federalismo fiscale: Hanno votato a favore Pdl, Lega, Mpa ,IDV. PD astenuto, solo l'UDC contraria.....

ROMA - L'Aula della Camera ha approvato il disegno di legge sul federalismo fiscale. I voti a favore sono stati 319, 35 quelli contrari, 195 gli astenuti. Dopo la proclamazione del risultato della votazione si è levato un forte applauso dai banchi della Lega, dove è stata esposta per qualche secondo una bandiera, immediatamente ritirata. Il testo ora torna al Senato per la terza lettura, l'approvazione definitiva avverà entro Pasqua.
"E' un nuovo passo sul cammino di modernizzazione dello Stato", ha commentato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, lasciando l'aula della Camera. Si è dichiarato "soddisfatto" il ministro per le Riforme Roberto Calderoli: "Si è trattato di un'altra tappa, la più alta da scalare. - ha commentato - Alla Camera sembrava non semplice ed invece mi pare che lavorando, lavorando, lavorando un risultato sia arrivato. E checché ne dica qualche dichiarante è una bella riforma". Ora "andiamo al "Senato per l'ultimo passaggio e subito dopo Federalismo costituzionale", ha aggiunto. Un'altra scalata? "E' già pronto ed anche quella è una bella riforma", ha concluso.
Il gruppo del Pd, come previsto e come era accaduto in Senato, si è astenuto. L'ufficializzazione, però, ha visto 11 deputati democratici votare contro la decisione. L'Idv, invece, ha votato a favore.
Nel suo intervento Enrico Franceschini ha ricordato ai deputati che "le strade possibili" erano due: "O votare 'no' sin dall'inizio al Senato e quindi trovarsi un provvedimento rispondente alle vecchie logiche della Lega, cioè l'antimeridionalismo, oppure lavorare per migliorare il testo, come è avvenuto".
Nel frattempo il governo ha accolto l'ordine del giorno di Franceschini per riprendere la strada della riforma istituzionale sulla base della 'Bozza Violante' che nella scorsa legislatura non era mai approdata in Aula. L'Esecutivo ha accolto l'ordine del giorno in questo senso presentato dal leader del Pd Dario Franceschini al ddl sul federalismo.
Fonte:La Repubblica
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FEDERALISMO: APPROVATO DA GOVERNO EMENDAMENTO PD PER VIABILITA' SUD
(ASCA) - Catanzaro, 24 mar - Nel corso della discussione sul federalismo fiscale alla Camera, è stato, oggi, approvato un emendamento alla legge, proposto da Marini, Minniti, Laratta, Lo Moro, Oliverio, Villecco, Fortugno, deputati del Pd. Con questo emendamento, i deputati calabresi hanno ottenuto dal Governo che nel contesto del federalismo fiscale sarà valutata la condizione della rete viaria del Mezzogiorno.
L'annuncio viene dato della deputato Pd, Franco Laratta.
''Si tratta di una valutazione - dice Laratta - che potra' consentire nuovi e importanti interventi a favore dello sviluppo della rete infrastrutturale calabrese''. A illustrare l'emendamento in aula e' stato lo stesso Franco Laratta, che ha anche espresso ''profonda soddisfazione per l'approvazione di questo emendamento alla legge nell'ambito del piu' ampio quando del federalismo Fiscale. E' stata accettata la nostra impostazione che considera assolutamente prioritario l'intervento dello Stato per eliminare il deficit infrastrutturale, che costringe il Sud ad una continua condizione di arretratezza''.
Nota: Vedrete che anche queste, come è sempre avvenuto sotto le elezioni, saranno parole al vento tanto per tenerci buoni e prenderci per i fondelli ancora una volta
Segnalazione Redazione Due Sicilie

ROMA - L'Aula della Camera ha approvato il disegno di legge sul federalismo fiscale. I voti a favore sono stati 319, 35 quelli contrari, 195 gli astenuti. Dopo la proclamazione del risultato della votazione si è levato un forte applauso dai banchi della Lega, dove è stata esposta per qualche secondo una bandiera, immediatamente ritirata. Il testo ora torna al Senato per la terza lettura, l'approvazione definitiva avverà entro Pasqua.
"E' un nuovo passo sul cammino di modernizzazione dello Stato", ha commentato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, lasciando l'aula della Camera. Si è dichiarato "soddisfatto" il ministro per le Riforme Roberto Calderoli: "Si è trattato di un'altra tappa, la più alta da scalare. - ha commentato - Alla Camera sembrava non semplice ed invece mi pare che lavorando, lavorando, lavorando un risultato sia arrivato. E checché ne dica qualche dichiarante è una bella riforma". Ora "andiamo al "Senato per l'ultimo passaggio e subito dopo Federalismo costituzionale", ha aggiunto. Un'altra scalata? "E' già pronto ed anche quella è una bella riforma", ha concluso.
Il gruppo del Pd, come previsto e come era accaduto in Senato, si è astenuto. L'ufficializzazione, però, ha visto 11 deputati democratici votare contro la decisione. L'Idv, invece, ha votato a favore.
Nel suo intervento Enrico Franceschini ha ricordato ai deputati che "le strade possibili" erano due: "O votare 'no' sin dall'inizio al Senato e quindi trovarsi un provvedimento rispondente alle vecchie logiche della Lega, cioè l'antimeridionalismo, oppure lavorare per migliorare il testo, come è avvenuto".
Nel frattempo il governo ha accolto l'ordine del giorno di Franceschini per riprendere la strada della riforma istituzionale sulla base della 'Bozza Violante' che nella scorsa legislatura non era mai approdata in Aula. L'Esecutivo ha accolto l'ordine del giorno in questo senso presentato dal leader del Pd Dario Franceschini al ddl sul federalismo.
Fonte:La Repubblica
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FEDERALISMO: APPROVATO DA GOVERNO EMENDAMENTO PD PER VIABILITA' SUD
(ASCA) - Catanzaro, 24 mar - Nel corso della discussione sul federalismo fiscale alla Camera, è stato, oggi, approvato un emendamento alla legge, proposto da Marini, Minniti, Laratta, Lo Moro, Oliverio, Villecco, Fortugno, deputati del Pd. Con questo emendamento, i deputati calabresi hanno ottenuto dal Governo che nel contesto del federalismo fiscale sarà valutata la condizione della rete viaria del Mezzogiorno.
L'annuncio viene dato della deputato Pd, Franco Laratta.
''Si tratta di una valutazione - dice Laratta - che potra' consentire nuovi e importanti interventi a favore dello sviluppo della rete infrastrutturale calabrese''. A illustrare l'emendamento in aula e' stato lo stesso Franco Laratta, che ha anche espresso ''profonda soddisfazione per l'approvazione di questo emendamento alla legge nell'ambito del piu' ampio quando del federalismo Fiscale. E' stata accettata la nostra impostazione che considera assolutamente prioritario l'intervento dello Stato per eliminare il deficit infrastrutturale, che costringe il Sud ad una continua condizione di arretratezza''.
Nota: Vedrete che anche queste, come è sempre avvenuto sotto le elezioni, saranno parole al vento tanto per tenerci buoni e prenderci per i fondelli ancora una volta
Segnalazione Redazione Due Sicilie
P2, P3, P4... Uno alla volta, nottetempo, casa per casa - Occhi aperti. Quello su Genchi è solo un esperimento dei soliti noti

Di Carlo Vulpio
Lo avevamo detto.
Anzi lo avevamo predetto.
Questa sospensione dalle funzioni di poliziotto del vicequestore Gioacchino Genchi - per aver risposto su Facebook a un cronista di Panorama che gli dava del bugiardo, e quindi per essersi difeso con la parola da un’accusa infamante - non sorprende, anche se rattrista.
L’ultimo in ordine di tempo era stato Luigi de Magistris.
Il giorno dopo l’annuncio della sua candidatura come indipendente nell’IdV, sono arrivate in contemporanea: la notizia dell’apertura di un’inchiesta a suo carico da parte della procura di Roma per concorso in abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio, la “richiesta” del vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, di dimissioni dalla magistratura (cosa che Mancino non ha mai osato chiedere, né fatto notare a nessun altro, da Violante in poi), la notizia della richiesta di archiviazione, avanzata dalla stessa procura di Roma, della querela che Luigi de Magistris e Clementina Forleo presentarono contro Letizia Vacca, membro laico del Csm in quota Pdci, che definì i due magistrati “due figure negative, due cattivi magistrati”, offendendoli e anticipando il giudizio prima ancora che se ne discutesse in Csm.
Oggi, tocca a Gioacchino Genchi.
Vogliono fargliela pagare a tutti i costi perché è una persona onesta e ha dimostrato di avere carattere, non lasciandosi intimidire.
Lo avevamo detto. Anzi, predetto, che piano piano, uno alla volta, sarebbero venuti a cercarci, casa per casa, magari nottetempo, per portarci via “in nome della legge”, o per farci sentire il loro fetido fiato sul collo.
Stanno mettendo mano a ogni arma a disposizione.
La stampa amica, i giudici disponibili, le forze dell’ordine condiscendenti, i killer politici a orologeria.
Per ora, si fermano a questo.
In attesa di capire come si metteranno le cose, e in quale direzione spirerà il vento. Per esempio, il vento delle elezioni prossime venture.
Non meravigliamoci se faranno altro ancora, e se ne faranno di ancor più sporche. Non sottovalutiamo. Ma non intimidiamoci.
Teniamo gli occhi aperti e diciamo fin da ora a tutti - dagli osservatori inviati dall’OSCE in Italia per controllare la regolarità delle elezioni, ai vertici dei corpi armati dello Stato, dalla magistratura fino al Parlamento e ai cittadini - che non osino metterci le mani addosso. Nemmeno metaforicamente.
Perché sappiamo chi sono e si saprebbe subito chi è stato.
Genchi, purtroppo, è un altro caso da “esperimento”.
Ancora una volta, si vuol vedere “l’effetto che fa” e misurare il polso all’intero Paese, colpendo con una ingiusta persecuzione una persona che ha fatto solo il proprio dovere, dal giorno in cui scoprì da dove partirono i segnali per uccidere Falcone e Borsellino con le rispettive scorte fino a oggi, quando con le inchieste nate in Calabria e allargatesi in tutta Italia ha “rivisto” quelle stesse facce del piduismo elevato a potenza che stavano insanguinando l’Italia e continuano a spolparla dal di dentro. Non sanno cos’altro inventarsi.
Sono in grave difficoltà.
Per questo adesso sono più deboli, e quindi più pericolosi. Ma non ce la faranno. Questo forse è il loro ultimo giro. Sospendere dal servizio un poliziotto onesto, o indagare un magistrato integerrimo, o fare qualsiasi altra cosa che assomigli a queste a qualcun altro, non gli servirà a nulla.
La gente ha capito chi ha ragione e chi ha torto. Game over.
Fonte:Carlo Vulpio
.

Di Carlo Vulpio
Lo avevamo detto.
Anzi lo avevamo predetto.
Questa sospensione dalle funzioni di poliziotto del vicequestore Gioacchino Genchi - per aver risposto su Facebook a un cronista di Panorama che gli dava del bugiardo, e quindi per essersi difeso con la parola da un’accusa infamante - non sorprende, anche se rattrista.
L’ultimo in ordine di tempo era stato Luigi de Magistris.
Il giorno dopo l’annuncio della sua candidatura come indipendente nell’IdV, sono arrivate in contemporanea: la notizia dell’apertura di un’inchiesta a suo carico da parte della procura di Roma per concorso in abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio, la “richiesta” del vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, di dimissioni dalla magistratura (cosa che Mancino non ha mai osato chiedere, né fatto notare a nessun altro, da Violante in poi), la notizia della richiesta di archiviazione, avanzata dalla stessa procura di Roma, della querela che Luigi de Magistris e Clementina Forleo presentarono contro Letizia Vacca, membro laico del Csm in quota Pdci, che definì i due magistrati “due figure negative, due cattivi magistrati”, offendendoli e anticipando il giudizio prima ancora che se ne discutesse in Csm.
Oggi, tocca a Gioacchino Genchi.
Vogliono fargliela pagare a tutti i costi perché è una persona onesta e ha dimostrato di avere carattere, non lasciandosi intimidire.
Lo avevamo detto. Anzi, predetto, che piano piano, uno alla volta, sarebbero venuti a cercarci, casa per casa, magari nottetempo, per portarci via “in nome della legge”, o per farci sentire il loro fetido fiato sul collo.
Stanno mettendo mano a ogni arma a disposizione.
La stampa amica, i giudici disponibili, le forze dell’ordine condiscendenti, i killer politici a orologeria.
Per ora, si fermano a questo.
In attesa di capire come si metteranno le cose, e in quale direzione spirerà il vento. Per esempio, il vento delle elezioni prossime venture.
Non meravigliamoci se faranno altro ancora, e se ne faranno di ancor più sporche. Non sottovalutiamo. Ma non intimidiamoci.
Teniamo gli occhi aperti e diciamo fin da ora a tutti - dagli osservatori inviati dall’OSCE in Italia per controllare la regolarità delle elezioni, ai vertici dei corpi armati dello Stato, dalla magistratura fino al Parlamento e ai cittadini - che non osino metterci le mani addosso. Nemmeno metaforicamente.
Perché sappiamo chi sono e si saprebbe subito chi è stato.
Genchi, purtroppo, è un altro caso da “esperimento”.
Ancora una volta, si vuol vedere “l’effetto che fa” e misurare il polso all’intero Paese, colpendo con una ingiusta persecuzione una persona che ha fatto solo il proprio dovere, dal giorno in cui scoprì da dove partirono i segnali per uccidere Falcone e Borsellino con le rispettive scorte fino a oggi, quando con le inchieste nate in Calabria e allargatesi in tutta Italia ha “rivisto” quelle stesse facce del piduismo elevato a potenza che stavano insanguinando l’Italia e continuano a spolparla dal di dentro. Non sanno cos’altro inventarsi.
Sono in grave difficoltà.
Per questo adesso sono più deboli, e quindi più pericolosi. Ma non ce la faranno. Questo forse è il loro ultimo giro. Sospendere dal servizio un poliziotto onesto, o indagare un magistrato integerrimo, o fare qualsiasi altra cosa che assomigli a queste a qualcun altro, non gli servirà a nulla.
La gente ha capito chi ha ragione e chi ha torto. Game over.
Fonte:Carlo Vulpio
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