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domenica 22 marzo 2009
Report :I VICERE di Sigfrido Ranucci puntata di domenica 15 marzo Rai Tre
parte2
parte3
parte4
parte5
parte6
parte7
parte8
I VICERE di Sigfrido Ranucci In onda domenica 15 marzo alle 21.30 su Rai Tre (programma: Report)
Il professore Umberto Scapagnini, medico di fiducia di Silvio Berlusconi ha amministrato Catania per otto lunghi anni, dal 2000 al 2008.
Avrebbe voluto somministrare l'elisir di lunga vita anche alla città oltre che al premier. Non gli è riuscito: ha lasciato un buco di bilancio di oltre 360 milioni di euro e un indebitamento complessivo di circa un miliardo di euro. Lo scorso inverno a causa delle casse vuote, Catania è rimasta al buio. L'ha temporaneamente salvata un decreto del Governo che ha destinato i 140 milioni che il Cipe aveva concesso per la realizzazione di alcune opere urgenti, alla copertura dei disavanzi di bilancio degli anni passati evitando così allamministrazione siciliana la dichiarazione di dissesto finanziario.
Il comune non aveva pagato le bollette allEnel: il segno più evidente di una città sullorlo del fallimento. Duecento aziende fornitrici non sono state pagate, gli automezzi del trasporto urbano hanno viaggiato con lassicurazione scaduta e a singhiozzo perché non avevano i soldi per pagare il gasolio, i servizi sociali non erano più in grado di fornire assistenza, ancora oggi uffici giudiziari, scuole, commissariati rischiano lo sfratto perché il comune da mesi non paga laffitto. Come si è arrivati a questo?
Come sono stati spesi i soldi che hanno provocato il buco?
Con una gestione fatta di opere inutili e abbandonate, con milioni di euro spesi per i piccoli appalti alcuni dei quali finiti in mano ai clan, oppure per consulenze e progetti mai realizzati, o con una gestione dei 4 mila dipendenti comunali che ha trasformato lamministrazione siciliana in un gigantesco pachiderma che costa 400 mila euro al giorno. Umberto Scapagnini è stato poi nominato commissario straordinario per il traffico e per lemergenza sismica: ma ha lasciato l ufficio con poche opere realizzate, molti debiti causati dallappetito dei soliti imprenditori. Soldi spesi sempre alla ricerca del consenso elettorale.
Tutto in una città dove linformazione è in regime di monopolio e ha un nome ben preciso: Mario Ciancio editore e direttore de La Sicilia.
La salverà la patrona SantAgata?
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parte6
parte7
parte8
I VICERE di Sigfrido Ranucci In onda domenica 15 marzo alle 21.30 su Rai Tre (programma: Report)
Il professore Umberto Scapagnini, medico di fiducia di Silvio Berlusconi ha amministrato Catania per otto lunghi anni, dal 2000 al 2008.
Avrebbe voluto somministrare l'elisir di lunga vita anche alla città oltre che al premier. Non gli è riuscito: ha lasciato un buco di bilancio di oltre 360 milioni di euro e un indebitamento complessivo di circa un miliardo di euro. Lo scorso inverno a causa delle casse vuote, Catania è rimasta al buio. L'ha temporaneamente salvata un decreto del Governo che ha destinato i 140 milioni che il Cipe aveva concesso per la realizzazione di alcune opere urgenti, alla copertura dei disavanzi di bilancio degli anni passati evitando così allamministrazione siciliana la dichiarazione di dissesto finanziario.
Il comune non aveva pagato le bollette allEnel: il segno più evidente di una città sullorlo del fallimento. Duecento aziende fornitrici non sono state pagate, gli automezzi del trasporto urbano hanno viaggiato con lassicurazione scaduta e a singhiozzo perché non avevano i soldi per pagare il gasolio, i servizi sociali non erano più in grado di fornire assistenza, ancora oggi uffici giudiziari, scuole, commissariati rischiano lo sfratto perché il comune da mesi non paga laffitto. Come si è arrivati a questo?
Come sono stati spesi i soldi che hanno provocato il buco?
Con una gestione fatta di opere inutili e abbandonate, con milioni di euro spesi per i piccoli appalti alcuni dei quali finiti in mano ai clan, oppure per consulenze e progetti mai realizzati, o con una gestione dei 4 mila dipendenti comunali che ha trasformato lamministrazione siciliana in un gigantesco pachiderma che costa 400 mila euro al giorno. Umberto Scapagnini è stato poi nominato commissario straordinario per il traffico e per lemergenza sismica: ma ha lasciato l ufficio con poche opere realizzate, molti debiti causati dallappetito dei soliti imprenditori. Soldi spesi sempre alla ricerca del consenso elettorale.
Tutto in una città dove linformazione è in regime di monopolio e ha un nome ben preciso: Mario Ciancio editore e direttore de La Sicilia.
La salverà la patrona SantAgata?
Clamoroso: il sindaco di Avetrana (TA) si dice favorevole al nucleare

Ieri 20 Marzo 2009 il sindaco di Avetrana avv. Mario De Marco è apparso in una intervista al Tg3 Regionale...
Nella intervista a quanto pare si parlava di nucleare e mentre la Regione si dichiarava contraria ad ogni ipotesi di nucleare così come il Comune di Mola di Bari (altro sito individuato), il nostro sindaco ha dichiarato di "non avere pregiudizi ideologici e di non essere contrario al nucleare" smentendo una sua intervista a Repubblica di qualche settimana fa.
Evidentemente sarà stato richiamato all'ordine dai "compagni di partito". Succede questo cari concittadini, nel paese che fu il capostipite della lotta, il sindaco svende il territorio avetranese in nome di interessi politici.
Non si può più stare a guardare.
Fonte:Avetrana.org

Ieri 20 Marzo 2009 il sindaco di Avetrana avv. Mario De Marco è apparso in una intervista al Tg3 Regionale...
Nella intervista a quanto pare si parlava di nucleare e mentre la Regione si dichiarava contraria ad ogni ipotesi di nucleare così come il Comune di Mola di Bari (altro sito individuato), il nostro sindaco ha dichiarato di "non avere pregiudizi ideologici e di non essere contrario al nucleare" smentendo una sua intervista a Repubblica di qualche settimana fa.
Evidentemente sarà stato richiamato all'ordine dai "compagni di partito". Succede questo cari concittadini, nel paese che fu il capostipite della lotta, il sindaco svende il territorio avetranese in nome di interessi politici.
Non si può più stare a guardare.
Fonte:Avetrana.org
L’economia del Meridione si muove con i COMPRASUD
I nostri più sinceri complimenti all'Ing: Erasmo Vecchio, Vice Coord. Nazionale del PdSUD, per questa sua mirabile iniziativa , che in un momento di gravissima crisi economica internazionale, indica una soluzione concreta per ridare speranza all'economia meridionale e ai suoi tanti piccoli produttori. (PdSUD ER)
Oltre un centinaio di imprenditori del Sud Italia, mezzi di informazione ed istituzioni locali e regionali alla presentazione del progetto COMPRASUD che ha avuto luogo alle 10 del 13 Marzo nella sala conferenze del Beasy Bureau della Z.I. di Catania.
Entusiasmo e condivizione da parte dell’Assessore regionale all’agricoltura Giovanni La Via e dall’Assessore provinciale alle politiche agricole Orazione Pellegrino. All’incontro è intervenuta l’ Avv.Silvia Raimondo, Sindaco di Aci Castello, comune dove aprirà tra meno di 4 settimane il primo P.V. COMPRASUD pilota.
Nel discorso di apertura l’Arch.Erasmo Vecchio ha evidenziato che oltre 7 milioni di famiglie spendono in un anno circa 40 miliardi di Euro in prodotti alimentari e la quota che riguarda i prodotti del Sud è meno del 10%.
I nostri più sinceri complimenti all'Ing: Erasmo Vecchio, Vice Coord. Nazionale del PdSUD, per questa sua mirabile iniziativa , che in un momento di gravissima crisi economica internazionale, indica una soluzione concreta per ridare speranza all'economia meridionale e ai suoi tanti piccoli produttori. (PdSUD ER)
Oltre un centinaio di imprenditori del Sud Italia, mezzi di informazione ed istituzioni locali e regionali alla presentazione del progetto COMPRASUD che ha avuto luogo alle 10 del 13 Marzo nella sala conferenze del Beasy Bureau della Z.I. di Catania.
Entusiasmo e condivizione da parte dell’Assessore regionale all’agricoltura Giovanni La Via e dall’Assessore provinciale alle politiche agricole Orazione Pellegrino. All’incontro è intervenuta l’ Avv.Silvia Raimondo, Sindaco di Aci Castello, comune dove aprirà tra meno di 4 settimane il primo P.V. COMPRASUD pilota.
Nel discorso di apertura l’Arch.Erasmo Vecchio ha evidenziato che oltre 7 milioni di famiglie spendono in un anno circa 40 miliardi di Euro in prodotti alimentari e la quota che riguarda i prodotti del Sud è meno del 10%.
Enrico Cialdini, criminale di guerra italiano (padano)
Enrico Cialdini, il boia di Casalduni e Ponteandolfo, il macellaio di Gaeta, il fucilatore di contadini inermi. Spietato coi deboli, ma umiliato nel 1866 dagli Austriaci lui e tutti i suoi complici.
Enrico Cialdini, il boia di Casalduni e Ponteandolfo, il macellaio di Gaeta, il fucilatore di contadini inermi. Spietato coi deboli, ma umiliato nel 1866 dagli Austriaci lui e tutti i suoi complici.
sabato 21 marzo 2009
Napoli,100mila persone contro le mafie. Intervista a Don Ciotti.
Più di centomila persone, secondo gli organizzatori, hanno sfilato in corteo oggi a Napoli per ricordare le vittime delle mafie e chiedere alle istituzioni di combattere la criminalità organizzata, che opprime soprattutto il Sud Italia.
E sul palco, insieme a familiari delle vittime, magistrati e rappresentanti istituzionali è salito a sorpresa anche il giovane scrittore Roberto Saviano, sotto scorta dopo il sucesso del suo "Gomorra" e divenuto un simbolo vivente della lotta alla camorra.
Nella città partenopea, dove forte è la presenza della camorra, sono arrivati in gran parte giovani da tutta Italia e da 30 paesi europei, per celebrare la XIV giornata della memoria e dell'impegno per le vittime di tutte le mafie, organizzata dall'associazione "Libera" di don Luigi Ciotti che da anni lotta contro criminalità e narcotraffico.
"Non girarsi dall'altra parte", "No alla legalità sostenibile che accetta mediazioni", erano alcuni dei messaggi lanciati dai manifestanti.
Un monito era rivolto anche alle banche: "Cancellino le ipoteche presenti sul 36% dei beni confiscati alla camorra" ha detto don Ciotti, ricordando che i Comuni non riescono a farsene carico, col rischio che una " una volta messe all'asta tornano alle mafie".
"Noi dobbiamo essere la spina propositiva dello Stato. Questa è una Repubblica fondata sul lavoro e la lotta alle mafie comincia dal lavoro. Ma non chiediamo solo allo Stato, dobbiamo noi cittadini per primi a fre la nostra parte. Noi tutti non dobbiamo mai girarci dall'altra parte" ha detto il religioso, noto per il suo impegno sociale.
Il corteo concluso in piazza del Plebiscito è stato scandito, così come l'inizio della manifestazione in piazza, dai nomi delle 900 vittime delle mafie, alcuni letti anche da Saviano, acclamato dalla piazza .
Vittime che in molti casi non hanno ottenuto ancora giustizia e per le quali gli oltre 500 familiari presenti a Napoli chiedono anche verità.
Pietro Polimeni e Anna Adavastro, di Reggio Calabria, genitori di Daniele ucciso a 18 anni nel 2005, sono tra loro. "Era uno studente, è scomparso il 30 marzo ed è stato ritrovato il 2 aprile del 2005 carbonizzato. Stiamo ancora lottando per sapere. Allo Stato chiediamo di poter sapere la verità" dicono padre e madre, che spiegano di di non aver sentito la vicinanza dello Stato. "Quel che è certo è che deve fare qualcosa di diverso da quello che (lo Stato) ha fatto fino a oggi, perché ci sono ancora vittime delle mafie".
Un'esperienza diversa è quella di Michele Panunzo, figlio dell'imprenditore edile di Foggia Giovanni Panunzo, ucciso da chi voleva estorcergli soldi. "Mio padre é stato ucciso a pochi metri dal consiglio comunale di Foggia il 6 novembre del 1992", racconta Panunzo, che regge un cartellone con la foto del padre. " E' stato minacciato e ha denunciato chi voleva estorcergli soldi. Non ha girato la testa dall'altra parte e lo hanno ucciso".
"Ho sentito la presenza e la vicinanza dello Stato - ha detto l'uomo - da noi qualcosa si sta muovendo. E' stato firmato un protocollo interistituzionale, ma è importante anche che la gente denunci e non si volti dall'altra parte. Bisogna avere coraggio e denunciare anche in forma anonima, per permettere alle forze dell'ordine di intervenire".
Tra i magistrati, i rappresentanti dele istituzione e delle politica, anche Giancarlo Caselli, procuratore capo a Torino, secondo cui il disegno di legge del governo sulle intercettazioni, in discussione al Parlamento, rappresenta "un forte rischio per la sicurezza sociale".
"E' come dire a un medico di non usare Tac o risonanza magnetica perché sono invasive. Si sta dicendo alle forze dell'ordine di non utilizzare le intercettazioni, che sono come radiografie giudiziarie, perché sono troppo invasive. Chi chiede tolleranza zero e ronde sia coerente e non consenta che si tolgano le intercettazioni, che sono il baluardo per la tutela dei cittadini".
Fonte:Reuters
Più di centomila persone, secondo gli organizzatori, hanno sfilato in corteo oggi a Napoli per ricordare le vittime delle mafie e chiedere alle istituzioni di combattere la criminalità organizzata, che opprime soprattutto il Sud Italia.
E sul palco, insieme a familiari delle vittime, magistrati e rappresentanti istituzionali è salito a sorpresa anche il giovane scrittore Roberto Saviano, sotto scorta dopo il sucesso del suo "Gomorra" e divenuto un simbolo vivente della lotta alla camorra.
Nella città partenopea, dove forte è la presenza della camorra, sono arrivati in gran parte giovani da tutta Italia e da 30 paesi europei, per celebrare la XIV giornata della memoria e dell'impegno per le vittime di tutte le mafie, organizzata dall'associazione "Libera" di don Luigi Ciotti che da anni lotta contro criminalità e narcotraffico.
"Non girarsi dall'altra parte", "No alla legalità sostenibile che accetta mediazioni", erano alcuni dei messaggi lanciati dai manifestanti.
Un monito era rivolto anche alle banche: "Cancellino le ipoteche presenti sul 36% dei beni confiscati alla camorra" ha detto don Ciotti, ricordando che i Comuni non riescono a farsene carico, col rischio che una " una volta messe all'asta tornano alle mafie".
"Noi dobbiamo essere la spina propositiva dello Stato. Questa è una Repubblica fondata sul lavoro e la lotta alle mafie comincia dal lavoro. Ma non chiediamo solo allo Stato, dobbiamo noi cittadini per primi a fre la nostra parte. Noi tutti non dobbiamo mai girarci dall'altra parte" ha detto il religioso, noto per il suo impegno sociale.
Il corteo concluso in piazza del Plebiscito è stato scandito, così come l'inizio della manifestazione in piazza, dai nomi delle 900 vittime delle mafie, alcuni letti anche da Saviano, acclamato dalla piazza .
Vittime che in molti casi non hanno ottenuto ancora giustizia e per le quali gli oltre 500 familiari presenti a Napoli chiedono anche verità.
Pietro Polimeni e Anna Adavastro, di Reggio Calabria, genitori di Daniele ucciso a 18 anni nel 2005, sono tra loro. "Era uno studente, è scomparso il 30 marzo ed è stato ritrovato il 2 aprile del 2005 carbonizzato. Stiamo ancora lottando per sapere. Allo Stato chiediamo di poter sapere la verità" dicono padre e madre, che spiegano di di non aver sentito la vicinanza dello Stato. "Quel che è certo è che deve fare qualcosa di diverso da quello che (lo Stato) ha fatto fino a oggi, perché ci sono ancora vittime delle mafie".
Un'esperienza diversa è quella di Michele Panunzo, figlio dell'imprenditore edile di Foggia Giovanni Panunzo, ucciso da chi voleva estorcergli soldi. "Mio padre é stato ucciso a pochi metri dal consiglio comunale di Foggia il 6 novembre del 1992", racconta Panunzo, che regge un cartellone con la foto del padre. " E' stato minacciato e ha denunciato chi voleva estorcergli soldi. Non ha girato la testa dall'altra parte e lo hanno ucciso".
"Ho sentito la presenza e la vicinanza dello Stato - ha detto l'uomo - da noi qualcosa si sta muovendo. E' stato firmato un protocollo interistituzionale, ma è importante anche che la gente denunci e non si volti dall'altra parte. Bisogna avere coraggio e denunciare anche in forma anonima, per permettere alle forze dell'ordine di intervenire".
Tra i magistrati, i rappresentanti dele istituzione e delle politica, anche Giancarlo Caselli, procuratore capo a Torino, secondo cui il disegno di legge del governo sulle intercettazioni, in discussione al Parlamento, rappresenta "un forte rischio per la sicurezza sociale".
"E' come dire a un medico di non usare Tac o risonanza magnetica perché sono invasive. Si sta dicendo alle forze dell'ordine di non utilizzare le intercettazioni, che sono come radiografie giudiziarie, perché sono troppo invasive. Chi chiede tolleranza zero e ronde sia coerente e non consenta che si tolgano le intercettazioni, che sono il baluardo per la tutela dei cittadini".
Fonte:Reuters
Negazionismo istituzionalizzato

Leggi un articolo che riporta queste parole:
«La criminalità organizzata è presente anche nel Lodigiano, senza dubbi: non c’è area della Lombardia che si salvi». Non solo gruppi poco radicati di stranieri, quindi.
Poi, stesso giornale, leggi che il colonnello dei Carabinieri di Lodi dice:
Questo colonnello è quello che dovrebbe occuparsi, tra le altre cose, della sicurezza di Giulio Cavalli, lodigiano e vittima di minacce mafiose accertate.
E’ bello sapere che il pregiudizio “casa mia è immune dalla mafia” sia nei fatti così rivoltante.Mille complimenti al Colonnello dei Carabinieri di Lodi.
Evidentemente lui ne sa di più di chi indaga nella Direzione Nazionale Antimafia.

Leggi un articolo che riporta queste parole:
«La criminalità organizzata è presente anche nel Lodigiano, senza dubbi: non c’è area della Lombardia che si salvi». Non solo gruppi poco radicati di stranieri, quindi.
Poi, stesso giornale, leggi che il colonnello dei Carabinieri di Lodi dice:
Questo colonnello è quello che dovrebbe occuparsi, tra le altre cose, della sicurezza di Giulio Cavalli, lodigiano e vittima di minacce mafiose accertate.
E’ bello sapere che il pregiudizio “casa mia è immune dalla mafia” sia nei fatti così rivoltante.Mille complimenti al Colonnello dei Carabinieri di Lodi.
Evidentemente lui ne sa di più di chi indaga nella Direzione Nazionale Antimafia.
La frode Madoff sarà chiara solo quando salteranno fuori i complici

Primo, le crisi finanziarie sono materia da economisti, una frode è argomento letterario le cui migliori descrizioni sono state fornite da romanzieri. Secondo, una frode è keynesiana, nel senso che la domanda crea offerta. Per questo, quasi sempre si verifica durante una fase di espansione, quasi mai durante una fase di recessione. La gente si mette a commettere frodi perché è facile, o perché tanta gente intorno a loro è impegnata a commettere frodi e l’onestà diventerebbe uno svantaggio. Terzo, le frodi possono nascere nel cuore di un singolo uomo, ma poi per continuare hanno bisogno di un gruppo che le sostenga. Il truffatore è spesso descritto come un romantico antieroe, astuto, furtivo, ma con il passare del tempo diventa spesso indispensabile trovare alleati e tenerseli stretti.
E adesso c’è il personaggio Bernie Madoff. E’ il primo principio che mi ha portato a considerare il suo volto prima ancora di scervellarmi con i cavilli della frode in sé. Che volto! Guardate alle tante foto che lo ritraggono (è consigliato un vasto campionario). Nell’irritazione di quelle labbra serrate che vengono mostrate dai media si avverte arroganza, forse addirittura sdegno. L’acconciatura dei capelli, più che attenzione al proprio aspetto, suggerisce vanità: pettinatura all’indietro, con i ricci che ricadono sul collo.
No, a suo modo Bernie è un bello. Non ho mai visto le sue mani, ma non mi meraviglierei se non mostrassero il classico anello rosa, come capita con tanti uomini, diciamo, piuttosto indulgenti con loro stessi.
Due occhi ombrosi completano il quadro. Quest’uomo è abituato ad essere cercato, ad essere ascoltato, a sollecitare l’attenzione di una sala piena di gente. Credo che siamo tutti d’accordo, Bernie troverà il carcere un’esperienza piuttosto difficile.
“Non esistono vittime innocenti...”, mi disse una volta un poliziotto di Miami. Le facce degli investitori di Madoff mi confermano quella convinzione. La gente non si mette a fare truffe se non sono facili, e gli anni Novanta lo resero facile, a Bernie, principalmente in due modi.
C’era così tanto denaro, in tante mani relativamente inesperte. Tanti polli in giro, ansiosi di rischiarsi tutto per quell’incredibile tasso di interesse al 10% fisso, su tutti i mercati, con il sole o con la pioggia. La cosa stupefacente, ancora una volta, è come tanta gente abbia affidato tutto il suo capitale a Madoff, ignorando la più semplice delle regole sul rischio: evitare le concentrazioni. La concentrazione è rischio. E ancora, quanti l’hanno fatto senza fare la necessaria due diligence. Semplicemente stupefacente.
Bernie ha fatto tanta strada grazie alle sue parole, e alla credibilità che deriva dal privilegio. I giusti club, le giuste amicizie sono spesso bastati per raccogliere milioni. Si staglia, nella sua tragica ridicolaggine, la figura del francese suicida Rene-Thierry Magon de la Villehuchet, trovato alla sua scrivania con i polsi tagliati; ha portato amici, famiglia e conoscenti nelle mani di Madoff, per anni, senza mai verificare se le promesse dell’investimento avessero un minimo di concretezza. Notare bene: tutti quelli che ci pensarono su, e verificarono il sistema prosposto da Madoff, la cosiddetta “split strike conversion”, decisero di starne alla larga. Alcuni si spinsero al punto di avvisare ripetutamente la Sec che qualcosa di losco era in atto.
Parafrasando il celebre aneddoto tra Hemingway e Fitzgerald rispetto ai benestanti: il vero ricco non è come noi. Sono più pigri, e si meritano maledettamente quello che gli capita. Gran parte di quel che Bernie ha rubato sono i soldi appartenuti alle seconde o terze generazioni. Il denaro stupido ha le gambe lunghe, e scappa sempre da casa.
Gli inquirenti sospettano che lo schema-Madoff risalga agli anni Ottanta. Bernie ha dichiarato di non avere iniziato prima dei Novanta, e io sono incline a credergli. Questo è un altro aspetto facile della truffa.
La Sec ha avuto carenze di organico per lungo tempo, con conseguenze tanto serie da non essercene ancora resi del tutto conto. Durante gli ultimi anni dell’amministrazione Carter (78-79), il budget della Sec fu tagliato per necessità fiscali. Durante gli anni di Reagan, le risorse della Sec vennero ulteriormente tagliate in ossequio all’ideologia del “governo leggero”. Il problema era serio, ma ancora gestibile negli anni Ottanta. Nel 1990 era diventato senza speranza. La qualità delle verifiche era crollata, la supervisione era gravemente inadeguata e, cosa peggiore, la commissione era sotto controllo. Madoff faceva parte dell’establishment e l’establishment era lasciato in pace dai repubblicani della Sec. La gente delinque quando nessuno vigila.
In ultimo, tutti abbiamo visto l’atto di citazione in giudizio e ascoltato i testimoni, e adesso Bernie è in galera. Per parte mia, però, non credo che conosciamo la fine della storia.
Le truffe iniziano nell’isolamento, ma continuano nella folla. Non credo che Bernie abbia agito da solo, o anche soltanto con un piccolo gruppo di esecutori di basso livello, descritti in questi giorni come persone del tutto prive di conoscenze finanziarie. E’ una bella storia, ma non la bevo.
Mi aspetto che la storia completa coinvolga i membri più prossimi della famiglia, e qualche aiuto di un certo livello. Il periodo di tempo è troppo lungo perché non esista una nutrita schiera di complici.
La storia dei truffatori e delle loro confraternite è ricca di ironia. Pochi ricordano che il primo Ponzi, Charles, alla fine venne scaricato dai compari che lui stesso si era scelto. Lo pregarono di chiudere lo schema prima che crollasse, e quando si rifiutò si impossessarono del malloppo e scomparvero.
In questo momento, Bernie si sta occultando, e il biasimo è quasi tutto per lui. Abbiate pazienza, date tempo al tempo. Potremmo vedere una storia diversa emergere in futuro.
(Traduzione Enrico De Simone)
Fonte:L'Occidentale

Primo, le crisi finanziarie sono materia da economisti, una frode è argomento letterario le cui migliori descrizioni sono state fornite da romanzieri. Secondo, una frode è keynesiana, nel senso che la domanda crea offerta. Per questo, quasi sempre si verifica durante una fase di espansione, quasi mai durante una fase di recessione. La gente si mette a commettere frodi perché è facile, o perché tanta gente intorno a loro è impegnata a commettere frodi e l’onestà diventerebbe uno svantaggio. Terzo, le frodi possono nascere nel cuore di un singolo uomo, ma poi per continuare hanno bisogno di un gruppo che le sostenga. Il truffatore è spesso descritto come un romantico antieroe, astuto, furtivo, ma con il passare del tempo diventa spesso indispensabile trovare alleati e tenerseli stretti.
E adesso c’è il personaggio Bernie Madoff. E’ il primo principio che mi ha portato a considerare il suo volto prima ancora di scervellarmi con i cavilli della frode in sé. Che volto! Guardate alle tante foto che lo ritraggono (è consigliato un vasto campionario). Nell’irritazione di quelle labbra serrate che vengono mostrate dai media si avverte arroganza, forse addirittura sdegno. L’acconciatura dei capelli, più che attenzione al proprio aspetto, suggerisce vanità: pettinatura all’indietro, con i ricci che ricadono sul collo.
No, a suo modo Bernie è un bello. Non ho mai visto le sue mani, ma non mi meraviglierei se non mostrassero il classico anello rosa, come capita con tanti uomini, diciamo, piuttosto indulgenti con loro stessi.
Due occhi ombrosi completano il quadro. Quest’uomo è abituato ad essere cercato, ad essere ascoltato, a sollecitare l’attenzione di una sala piena di gente. Credo che siamo tutti d’accordo, Bernie troverà il carcere un’esperienza piuttosto difficile.
“Non esistono vittime innocenti...”, mi disse una volta un poliziotto di Miami. Le facce degli investitori di Madoff mi confermano quella convinzione. La gente non si mette a fare truffe se non sono facili, e gli anni Novanta lo resero facile, a Bernie, principalmente in due modi.
C’era così tanto denaro, in tante mani relativamente inesperte. Tanti polli in giro, ansiosi di rischiarsi tutto per quell’incredibile tasso di interesse al 10% fisso, su tutti i mercati, con il sole o con la pioggia. La cosa stupefacente, ancora una volta, è come tanta gente abbia affidato tutto il suo capitale a Madoff, ignorando la più semplice delle regole sul rischio: evitare le concentrazioni. La concentrazione è rischio. E ancora, quanti l’hanno fatto senza fare la necessaria due diligence. Semplicemente stupefacente.
Bernie ha fatto tanta strada grazie alle sue parole, e alla credibilità che deriva dal privilegio. I giusti club, le giuste amicizie sono spesso bastati per raccogliere milioni. Si staglia, nella sua tragica ridicolaggine, la figura del francese suicida Rene-Thierry Magon de la Villehuchet, trovato alla sua scrivania con i polsi tagliati; ha portato amici, famiglia e conoscenti nelle mani di Madoff, per anni, senza mai verificare se le promesse dell’investimento avessero un minimo di concretezza. Notare bene: tutti quelli che ci pensarono su, e verificarono il sistema prosposto da Madoff, la cosiddetta “split strike conversion”, decisero di starne alla larga. Alcuni si spinsero al punto di avvisare ripetutamente la Sec che qualcosa di losco era in atto.
Parafrasando il celebre aneddoto tra Hemingway e Fitzgerald rispetto ai benestanti: il vero ricco non è come noi. Sono più pigri, e si meritano maledettamente quello che gli capita. Gran parte di quel che Bernie ha rubato sono i soldi appartenuti alle seconde o terze generazioni. Il denaro stupido ha le gambe lunghe, e scappa sempre da casa.
Gli inquirenti sospettano che lo schema-Madoff risalga agli anni Ottanta. Bernie ha dichiarato di non avere iniziato prima dei Novanta, e io sono incline a credergli. Questo è un altro aspetto facile della truffa.
La Sec ha avuto carenze di organico per lungo tempo, con conseguenze tanto serie da non essercene ancora resi del tutto conto. Durante gli ultimi anni dell’amministrazione Carter (78-79), il budget della Sec fu tagliato per necessità fiscali. Durante gli anni di Reagan, le risorse della Sec vennero ulteriormente tagliate in ossequio all’ideologia del “governo leggero”. Il problema era serio, ma ancora gestibile negli anni Ottanta. Nel 1990 era diventato senza speranza. La qualità delle verifiche era crollata, la supervisione era gravemente inadeguata e, cosa peggiore, la commissione era sotto controllo. Madoff faceva parte dell’establishment e l’establishment era lasciato in pace dai repubblicani della Sec. La gente delinque quando nessuno vigila.
In ultimo, tutti abbiamo visto l’atto di citazione in giudizio e ascoltato i testimoni, e adesso Bernie è in galera. Per parte mia, però, non credo che conosciamo la fine della storia.
Le truffe iniziano nell’isolamento, ma continuano nella folla. Non credo che Bernie abbia agito da solo, o anche soltanto con un piccolo gruppo di esecutori di basso livello, descritti in questi giorni come persone del tutto prive di conoscenze finanziarie. E’ una bella storia, ma non la bevo.
Mi aspetto che la storia completa coinvolga i membri più prossimi della famiglia, e qualche aiuto di un certo livello. Il periodo di tempo è troppo lungo perché non esista una nutrita schiera di complici.
La storia dei truffatori e delle loro confraternite è ricca di ironia. Pochi ricordano che il primo Ponzi, Charles, alla fine venne scaricato dai compari che lui stesso si era scelto. Lo pregarono di chiudere lo schema prima che crollasse, e quando si rifiutò si impossessarono del malloppo e scomparvero.
In questo momento, Bernie si sta occultando, e il biasimo è quasi tutto per lui. Abbiate pazienza, date tempo al tempo. Potremmo vedere una storia diversa emergere in futuro.
(Traduzione Enrico De Simone)
Fonte:L'Occidentale
Boicottiamo la celebrazione del sanguinario Generale Cialdini
ho letto con stupore e rammarico l'annuncio della conferenza che si terrà nel suo Comune il 28 marzo 2009 in cui sarà "celebrata" la figura del Gen. Enrico Cialdini, persona di cui rivendicate con malcelato orgoglio, nella parte finale del comunicato, la concittadinanza.
Mi chiedo come sia possibile a distanza di tanti anni e dopo che tanti studiosi insigni hanno svelato il vero volto del personaggio in questione e dei suoi sodali, celebrare un simile criminale di guerra.
Le schiere dei soldati invasori del Regno delle Due Sicilie guidate dal Cialdini, si sono macchiate di tanti e tali crimini che al confronto i più sanguinari assassini comunisti o nazisti della storia recente appaiono dei dilettanti allo sbaraglio.
Che dire poi della mancata dichiarazione di guerra da parte degli invasori infrancesati piemontesi che quindi si posero subito al di fuori delle leggi internazionali, da ladri ed assassini quali erano.
Vedo che parlerete anche della battaglia di Castelfidardo, un'altra farsa ben orchestrata dal Cialdini come spiega Filippo Curletti, contemporaneo del Cialdini e agente segreto di Cavour, nel suo libro "La verità sugli uomini e sulle cose del Regno D'Italia".L'assassinio del Generale pontificio Da Pimodan , durante la battaglia in questione, colpito alla schiena da un infiltrato cialdiniano nelle fila Pontificie, tal Biambilla, che rese possibile lo sfaldamento delle truppe papali nel momento cruciale della battaglia, è uno dei passaggi che invocano eterna vergogna e dannazione al Cialdini mandante del delitto.
Celebrate pure questo "eroe" , capace di vincere le battaglie con il tradimento, privo di onore, assassino di partigiani , violentatore di donne, massacratore di bambini, distruttore di paesi e vero codardo del campo di battaglia come ci insegna la storia.
Dico questo non accecato da furore ideologico o risentimento ma supportato da ampia , completa ed esaustiva documentazione storica, che anche lei credo sicuramente conosca.
Ed allora perchè questa rivisitazione che comunque , pur velata da un titolo politicamente corretto, è e resta una celebrazione di cotanta "gloria cittadina"?
Perchè non parlate anche della battaglia di Custoza dove, di fronte ad un esercito come quello Austrico, ove non si annidavano traditori prezzolati pronti a colpire alle spalle il proprio paese o il proprio comandante, il Cialdini, e con lui altri famosi generali della favola risorgimentale, mostrò il proprio volto , e temendo per la propria vita,scappò di fronte al nemico coprendosi di vergogna di codardia e di ridicolo, primo esempio di fuga vigliacca a cui si ispirò pochi anni dopo il Savoia Vittorio Emanuele III.
Mi dispiace dirLe che celebrando simile personaggio Lei non reca un buon servigio nè alla verità storica nè ai suoi concittadini, i nomi di tali personaggi dovrebbero sparire dalla toponomastica dei paesi italiani e citati solo come esempio negativo, affinchè la loro memoria sia persa per sempre e riesumata alla bisogna solo per essere condannata e disprezzata.
Distinti saluti
Natale Cuccurese
Coord. Regionale Emilia Romagna del Partito del Sud
ho letto con stupore e rammarico l'annuncio della conferenza che si terrà nel suo Comune il 28 marzo 2009 in cui sarà "celebrata" la figura del Gen. Enrico Cialdini, persona di cui rivendicate con malcelato orgoglio, nella parte finale del comunicato, la concittadinanza.
Mi chiedo come sia possibile a distanza di tanti anni e dopo che tanti studiosi insigni hanno svelato il vero volto del personaggio in questione e dei suoi sodali, celebrare un simile criminale di guerra.
Le schiere dei soldati invasori del Regno delle Due Sicilie guidate dal Cialdini, si sono macchiate di tanti e tali crimini che al confronto i più sanguinari assassini comunisti o nazisti della storia recente appaiono dei dilettanti allo sbaraglio.
Che dire poi della mancata dichiarazione di guerra da parte degli invasori infrancesati piemontesi che quindi si posero subito al di fuori delle leggi internazionali, da ladri ed assassini quali erano.
Vedo che parlerete anche della battaglia di Castelfidardo, un'altra farsa ben orchestrata dal Cialdini come spiega Filippo Curletti, contemporaneo del Cialdini e agente segreto di Cavour, nel suo libro "La verità sugli uomini e sulle cose del Regno D'Italia".L'assassinio del Generale pontificio Da Pimodan , durante la battaglia in questione, colpito alla schiena da un infiltrato cialdiniano nelle fila Pontificie, tal Biambilla, che rese possibile lo sfaldamento delle truppe papali nel momento cruciale della battaglia, è uno dei passaggi che invocano eterna vergogna e dannazione al Cialdini mandante del delitto.
Celebrate pure questo "eroe" , capace di vincere le battaglie con il tradimento, privo di onore, assassino di partigiani , violentatore di donne, massacratore di bambini, distruttore di paesi e vero codardo del campo di battaglia come ci insegna la storia.
Dico questo non accecato da furore ideologico o risentimento ma supportato da ampia , completa ed esaustiva documentazione storica, che anche lei credo sicuramente conosca.
Ed allora perchè questa rivisitazione che comunque , pur velata da un titolo politicamente corretto, è e resta una celebrazione di cotanta "gloria cittadina"?
Perchè non parlate anche della battaglia di Custoza dove, di fronte ad un esercito come quello Austrico, ove non si annidavano traditori prezzolati pronti a colpire alle spalle il proprio paese o il proprio comandante, il Cialdini, e con lui altri famosi generali della favola risorgimentale, mostrò il proprio volto , e temendo per la propria vita,scappò di fronte al nemico coprendosi di vergogna di codardia e di ridicolo, primo esempio di fuga vigliacca a cui si ispirò pochi anni dopo il Savoia Vittorio Emanuele III.
Mi dispiace dirLe che celebrando simile personaggio Lei non reca un buon servigio nè alla verità storica nè ai suoi concittadini, i nomi di tali personaggi dovrebbero sparire dalla toponomastica dei paesi italiani e citati solo come esempio negativo, affinchè la loro memoria sia persa per sempre e riesumata alla bisogna solo per essere condannata e disprezzata.
Distinti saluti
Natale Cuccurese
Coord. Regionale Emilia Romagna del Partito del Sud
Numeri, indicatori e tendenze: il Lazio è nel gotha criminale.I dati confermano: la Quinta mafia è in forte espansione (Parte5)

Un dato su tutto: nel 2005 i procedimenti avviati dalla Dda di Roma sono stati 204 (droga, tratta e associazione mafiosa), più che a Reggio Calabria (189). Il Lazio è secondo solo alla Sicilia. Le cifre della Direzione nazionale antimafia (relazione annuale luglio 2006/giugno 2007) confermano la tendenza: a Roma sono 143 i fascicoli aperti dall’antimafia, inferiori alle sole procure del Sud e alla Dda di Milano.
Anche sul fronte dei beni confiscati alle mafie e destinati al riuso sociale il Lazio è tra le prime regioni per numero di sequestri. Fino al dicembre 2006 sono stati apposti 322 sigilli , il 4% del totale (oltre 7mila). Davanti di gran lunga ci sono Sicilia, Calabria e Campania, a distanza ridotta Puglia e Lombardia. Il dato assume un peso diverso considerando le aziende sottratte ai boss: sono 90 (l’11%), segno che il Lazio è terra di investimenti e riciclaggio.
Lo confermano le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette che l’Uic ha inviato alla Dda di Roma. Nel periodo ’77-’04 la regione è al quarto posto. Nel 2005 le segnalazioni sono state il 19% del totale, con il Lazio al secondo posto. Nel 2006 sono state 1.604 (16,8%), ma la regione è prima per segnalazioni trattenute, cioè per le operazioni finanziarie sulle quali la Dda ha avviato indagini. Nel primo semestre 2007, secondo la relazione della Dia, le cose vanno allo stesso modo.
Droga, usura, racket delle estorsioni, le statistiche vanno in un’unica direzione. E indicano anche nuove tendenze: è sulla vendita di prodotti contraffatti (sono sei i processi in corso, più altri otto associati), sullo spaccio al dettaglio e sulla prostituzione che le cosche laziali creano alleanze con le organizzazioni straniere. Cinesi, russi, albanesi, rumeni e nigeriani su tutti. L’aggressione all’ambiente (ecomafia, abusivismo, incendi dolosi, speculazioni) è un altra delle attività su cui si insiste con forza per arricchirsi
La Quinta mafia cresce, il tessuto sociale si sfalda. C’è sempre più spazio per le truffe, un affare da 9 milioni di euro. Dalle clonazioni delle carte di credito ( +20% nell’ultimo anno) al pishing (300mila casi solo a Roma), le e-mail capestro che succhiano denaro dai conti degli utenti web. Addirittura crescono i furti di bestiame (+20%). Il Lazio è anche la regione dei creduloni e dei maghi senza scrupoli: al secondo posto per truffe legate all’occultismo.
Una presenza, quella criminale, che degrada le comunità. Cresce l’incertezza economica, aumentano gli episodi di violenza e i procedimenti giudiziari, le imprese vanno in crisi per la concorrenza mafiosa, impossibile da reggere. È così a Latina, Roma e Frosinone. E a sorpresa gli indicatori segnalano Rieti come provincia più a rischio. Un ex oasi felice assaltata dalle cosche, la prova di come la Quinta mafia riesca ad espandersi senza rumore, ma con grande efficacia.

Un dato su tutto: nel 2005 i procedimenti avviati dalla Dda di Roma sono stati 204 (droga, tratta e associazione mafiosa), più che a Reggio Calabria (189). Il Lazio è secondo solo alla Sicilia. Le cifre della Direzione nazionale antimafia (relazione annuale luglio 2006/giugno 2007) confermano la tendenza: a Roma sono 143 i fascicoli aperti dall’antimafia, inferiori alle sole procure del Sud e alla Dda di Milano.
Anche sul fronte dei beni confiscati alle mafie e destinati al riuso sociale il Lazio è tra le prime regioni per numero di sequestri. Fino al dicembre 2006 sono stati apposti 322 sigilli , il 4% del totale (oltre 7mila). Davanti di gran lunga ci sono Sicilia, Calabria e Campania, a distanza ridotta Puglia e Lombardia. Il dato assume un peso diverso considerando le aziende sottratte ai boss: sono 90 (l’11%), segno che il Lazio è terra di investimenti e riciclaggio.
Lo confermano le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette che l’Uic ha inviato alla Dda di Roma. Nel periodo ’77-’04 la regione è al quarto posto. Nel 2005 le segnalazioni sono state il 19% del totale, con il Lazio al secondo posto. Nel 2006 sono state 1.604 (16,8%), ma la regione è prima per segnalazioni trattenute, cioè per le operazioni finanziarie sulle quali la Dda ha avviato indagini. Nel primo semestre 2007, secondo la relazione della Dia, le cose vanno allo stesso modo.
Droga, usura, racket delle estorsioni, le statistiche vanno in un’unica direzione. E indicano anche nuove tendenze: è sulla vendita di prodotti contraffatti (sono sei i processi in corso, più altri otto associati), sullo spaccio al dettaglio e sulla prostituzione che le cosche laziali creano alleanze con le organizzazioni straniere. Cinesi, russi, albanesi, rumeni e nigeriani su tutti. L’aggressione all’ambiente (ecomafia, abusivismo, incendi dolosi, speculazioni) è un altra delle attività su cui si insiste con forza per arricchirsi
La Quinta mafia cresce, il tessuto sociale si sfalda. C’è sempre più spazio per le truffe, un affare da 9 milioni di euro. Dalle clonazioni delle carte di credito ( +20% nell’ultimo anno) al pishing (300mila casi solo a Roma), le e-mail capestro che succhiano denaro dai conti degli utenti web. Addirittura crescono i furti di bestiame (+20%). Il Lazio è anche la regione dei creduloni e dei maghi senza scrupoli: al secondo posto per truffe legate all’occultismo.
Una presenza, quella criminale, che degrada le comunità. Cresce l’incertezza economica, aumentano gli episodi di violenza e i procedimenti giudiziari, le imprese vanno in crisi per la concorrenza mafiosa, impossibile da reggere. È così a Latina, Roma e Frosinone. E a sorpresa gli indicatori segnalano Rieti come provincia più a rischio. Un ex oasi felice assaltata dalle cosche, la prova di come la Quinta mafia riesca ad espandersi senza rumore, ma con grande efficacia.
Pasolini e Ezra Pound
Tratta dalla celebre intervista di Pier Paolo Pasolini ad Ezra Pound, la lettura di un frammento del Testamento Spirituale del Poeta Americano, davanti all' autore.
Tratta dalla celebre intervista di Pier Paolo Pasolini ad Ezra Pound, la lettura di un frammento del Testamento Spirituale del Poeta Americano, davanti all' autore.