mercoledì 26 novembre 2008

Lettera Napoletana


Ricevo e posto:





Numero 13 - novembre 2008



SUD: IL GOVERNO BERLUSCONI PUNTELLA LA SINISTRA AL POTERE

(Lettera Napoletana) Il governo Berlusconi è probabilmente meno dannoso per il Sud di quello Prodi. Almeno, il ministro per l’Economia Giulio Tremonti annuncia la creazione di una Banca autonoma per quella che è diventata “l’unica regione d’Europa debancarizzata”.

Il premier Berlusconi ha anche il merito di aver messo fine all’intollerabile emergenza rifiuti a Napoli creata dal commissario straordinario e presidente della giunta regionale Antonio Bassolino.

I mezzi scelti, come la creazione di una discarica a Chiaiano, sono però assolutamente discutibili, ed i suoi collaboratori-colonizzatori, come il sottosegretario Guido Bertolaso ed il numero due della protezione civile Marta De Gennaro, che ne chiedeva l’aiuto per “truccare una discarica” (cfr. Lettera Napoletana n.10, giugno 2008), sono ancora peggiori, anche se per un inquadramento oggettivo della vicenda è giusto risalire alle responsabilità dell’emergenza, che sono tutte della classe politica locale.

Per il resto si illudeva chi sperava in cambiamenti. Con il governo di centrodestra i Bassolino, i Loiero, e gli altri peggiori esempi della classe politica meridionale restano saldamente al proprio posto. Anzi, vengono puntellati al potere. Correggendo il tiro della campagna elettorale, nella quale aveva promesso l’allontanamento di Bassolino e del sindaco di Napoli Iervolino, a luglio scorso il premier Berlusconi parlava di “impazzimento collettivo” per spiegare l’emergenza rifiuti. Da allora a Napoli è stata una continua sfilata di ministri e sottosegretari, da Michela Brambilla a Renato Brunetta, e di accordi, convenzioni e fondi erogati alla giunta Bassolino. Il ministro per la funzione pubblica Brunetta lo ha definito qualche giorno fa “un vecchio amico” ( la Repubblica, 27.11.2008) firmando un accordo per la digitalizzazione.

In Campania c’è un clima di accordo e di spartizione generale, turbato solo dalle iniziative di qualche coraggioso magistrato, come i pm Sirleo e Novelli, titolari dell’accusa al processo a Bassolino. Il processo, peraltro, ancora non è iniziato realmente a sei mesi dalla sua apertura ufficiale e corre verso la prescrizione. Il clima di accordo e di spartizione concordata coinvolge tutti. Per il “Forum delle culture 2013”, che si terrà a Napoli, il governo annuncia una “cabina di regia” nella quale -secondo quanto riportato dai giornali e non smentito - sarebbe nominato dallo stesso esecutivo l’ex parlamentare comunista Uberto Siola. Assessore del Pci nelle giunte del sindaco comunista Maurizio Valenzi, ex responsabile della cultura del partito, Siola è noto sopratutto per aver realizzato a Pozzuoli negli anni ’80 insieme all’allora ministro Enzo Scotti il quartiere ghetto di Monteruscello. Scotti adesso è sottosegretario per conto del Mpa del “meridionalista” Raffaele Lombardo, ma ha mantenuto il vecchio giro di solidarietà politico-affaristiche. L’11 ottobre scorso Scotti e Siola si sono recati insieme a Palazzo San Giacomo per parlare proprio del Forum delle Culture con il sindaco Iervolino. Vale la pena di riportare la cronaca del quotidiano “Il Mattino” (12.10.2008) “il sottosegretario agli esteri Enzo Scotti alle 11.30 ha parcheggiato la sua utilitaria all’esterno di palazzo San Giacomo. Con lui c’era pure Uberto Siola (…) Scotti ha atteso il sindaco Iervolino, con la quale ha avuto un colloquio di circa 30’ (….) di che cosa hanno parlato? ‘Siamo vecchi amici, abbiamo ricordati i tempi andati’, dice Scotti prima di andare via”. (LN13/08)

DUE SICILIE : PROPOSTA DI LEGGE PER UN MUSEO BORBONICO A CASERTA

(Lettera Napoletana) Realizzare un museo borbonico all’interno della Reggia vanvitelliana di Caserta. Lo chiede il deputato di Caserta Giovanna Petrenga (Pdl), che ha presentato il 15 ottobre scorso una proposta di legge sottoscritta da altri 21 deputati. Il museo – recita l’articolo due del testo – “avrà il compito di raccogliere, conservare, catalogare, restaurare ed esporre materiale ed opere che si riferiscono alla dinastia borbonica” e di “promuovere iniziative e attività culturali idonee a favorire la conoscenza, in Italia e all’estero, del patrimonio conservato”. Prevista anche l’istituzione di “premi e borse di studio a favore di studenti e di giovani che si impegnano a effettuare ricerche e studi attinenti la dinastia borbonica”.

Il Museo borbonico dovrebbe rientrare all’interno di un’autonomia amministrativa della Reggia di Caserta. “ La Reggia, uno dei monumenti più visitati d’Italia incassa ogni anno circa due milioni di euro dai biglietti di ingresso – ha affermato la parlamentare, che è stata Sovrintendente ai beni ambientali ed architettonici di Caserta – ma vede tornare solo tre o quattrocentomila euro attraverso il ministero per i Beni culturali” (Ansa, 21.12.08).

La restituzione dei due milioni di euro incassati con i biglietti d’ingresso consentirebbe lo svolgimento della manutenzione ordinaria alla Reggia, oggi in condizione di degrado, anche tenendo conto del fatto che nel 2010 l’Aeronautica militare restituirà al monumento gli spazi attualmente occupati, circa il 60% delle superficie del palazzo reale. Il futuro Museo borbonico prevede – in base all’articolo 3 della proposta di legge, che attualmente è in discussione nella commissione cultura della Camera – la creazione di “un’area commerciale da destinare alla vendita dei prodotti e manufatti tipici delle più importanti filiere produttive di tradizione del casertano e del territorio già compreso nel Regno di Napoli” (LN13/08).

CULTURA: WIKIPEDIA NAPULITANA, UN PROGETTO ON-LINE

(Lettera Napoletana) L’idea è quella di mettere on-line la lingua napoletana. Lo strumento è quello di una “Wikipedia Napulitana”. Ad animare il progetto è un gruppo di appassionati cultori del napoletano, guidati da Sabine Emmy Eller, una traduttrice tedesca di nascita ma da anni residente in costiera amalfitana. Avviato nel settembre 2005 dopo lunghe consultazioni, il progetto “Wikipedia Napulitana” ( http://nap.wikipedia.org) oggi conta 12.866 articoli ed è collegato al progetto per un dizionario della lingua napoletana on-line. Tra i collaboratori vi sono meridionali che risiedono all’estero. Gli animatori di “Wikipedia Napulitana” precisano che si tratta di un progetto aperto anche a chi non conosce la lingua napoletana. L’iniziativa si sforza di colmare il vuoto della cultura ufficiale e delle istituzioni. Per la lingua napoletana - nella quale si sono espressi scrittori come Giovanbattista Basile e gli autori della grande canzone, conosciuta nel mondo come “italiana” – mancano cattedre nelle Università, istituti culturali, fondazioni, giornali. Tutti strumenti che altri Paesi e, soprattutto altre classi politiche, hanno saputo dare ad idiomi meno nobili e meno parlati . (LN13/08).

DUE SICILIE: IN USCITA NUOVO STUDIO SUL BRIGANTAGGIO

(Lettera Napoletana) È dedicato al Brigantaggio il nuovo libro dell’Editoriale Il Giglio, in uscita nel mese di dicembre. “Uno Dio ed uno Re. Il brigantaggio come guerra nazionale e religiosa”

è un saggio di Antonella Grippo, ricercatrice lucana, che ha già pubblicato uno studio sul 1799

(“Le immagini della Memoria”, Controcorrente, Napoli 1999).

Il titolo del libro è una citazione dalla rivista “La Civiltà Cattolica” che elogiava l’orgoglio dei soldati borbonici dopo la capitolazione: “Quando vollero persuadere i soldati napoletani che, per trarsi di quella miseria, si risolvessero di ingaggiarsi al servizio del governo sardo, quelli recatisi in atteggiamento nobilmente altiero, che facea singolare contrasto coi cenci ond’erano coperti, risposero recisamente: Uno Dio ed uno Re !”.

Gli articoli de “ La Civiltà Cattolica” sul Brigantaggio - il nome assolutamente improprio con il quale si designa la resistenza del Sud all’invasione - sono stati pubblicati dall’Editoriale Il Giglio (“Brigantaggio, legittima difesa del Sud”, a cura di Giovanni Turco, Napoli 2000) . Il nuovo saggio di Antonella Grippo offre nuovi contributi alla conoscenza di figure controverse come Carmine Crocco ed a personaggi eroici come lo sfortunato volontario carlista Josè Borjes, esamina le interpretazioni storiografiche sul cosiddetto brigantaggio, ed aggiunge nuovi documenti per una lettura del fenomeno in una prospettiva di difesa dell’identità nazionale e della religione cattolica. (LN13/08)
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Ricevo e posto:





Numero 13 - novembre 2008



SUD: IL GOVERNO BERLUSCONI PUNTELLA LA SINISTRA AL POTERE

(Lettera Napoletana) Il governo Berlusconi è probabilmente meno dannoso per il Sud di quello Prodi. Almeno, il ministro per l’Economia Giulio Tremonti annuncia la creazione di una Banca autonoma per quella che è diventata “l’unica regione d’Europa debancarizzata”.

Il premier Berlusconi ha anche il merito di aver messo fine all’intollerabile emergenza rifiuti a Napoli creata dal commissario straordinario e presidente della giunta regionale Antonio Bassolino.

I mezzi scelti, come la creazione di una discarica a Chiaiano, sono però assolutamente discutibili, ed i suoi collaboratori-colonizzatori, come il sottosegretario Guido Bertolaso ed il numero due della protezione civile Marta De Gennaro, che ne chiedeva l’aiuto per “truccare una discarica” (cfr. Lettera Napoletana n.10, giugno 2008), sono ancora peggiori, anche se per un inquadramento oggettivo della vicenda è giusto risalire alle responsabilità dell’emergenza, che sono tutte della classe politica locale.

Per il resto si illudeva chi sperava in cambiamenti. Con il governo di centrodestra i Bassolino, i Loiero, e gli altri peggiori esempi della classe politica meridionale restano saldamente al proprio posto. Anzi, vengono puntellati al potere. Correggendo il tiro della campagna elettorale, nella quale aveva promesso l’allontanamento di Bassolino e del sindaco di Napoli Iervolino, a luglio scorso il premier Berlusconi parlava di “impazzimento collettivo” per spiegare l’emergenza rifiuti. Da allora a Napoli è stata una continua sfilata di ministri e sottosegretari, da Michela Brambilla a Renato Brunetta, e di accordi, convenzioni e fondi erogati alla giunta Bassolino. Il ministro per la funzione pubblica Brunetta lo ha definito qualche giorno fa “un vecchio amico” ( la Repubblica, 27.11.2008) firmando un accordo per la digitalizzazione.

In Campania c’è un clima di accordo e di spartizione generale, turbato solo dalle iniziative di qualche coraggioso magistrato, come i pm Sirleo e Novelli, titolari dell’accusa al processo a Bassolino. Il processo, peraltro, ancora non è iniziato realmente a sei mesi dalla sua apertura ufficiale e corre verso la prescrizione. Il clima di accordo e di spartizione concordata coinvolge tutti. Per il “Forum delle culture 2013”, che si terrà a Napoli, il governo annuncia una “cabina di regia” nella quale -secondo quanto riportato dai giornali e non smentito - sarebbe nominato dallo stesso esecutivo l’ex parlamentare comunista Uberto Siola. Assessore del Pci nelle giunte del sindaco comunista Maurizio Valenzi, ex responsabile della cultura del partito, Siola è noto sopratutto per aver realizzato a Pozzuoli negli anni ’80 insieme all’allora ministro Enzo Scotti il quartiere ghetto di Monteruscello. Scotti adesso è sottosegretario per conto del Mpa del “meridionalista” Raffaele Lombardo, ma ha mantenuto il vecchio giro di solidarietà politico-affaristiche. L’11 ottobre scorso Scotti e Siola si sono recati insieme a Palazzo San Giacomo per parlare proprio del Forum delle Culture con il sindaco Iervolino. Vale la pena di riportare la cronaca del quotidiano “Il Mattino” (12.10.2008) “il sottosegretario agli esteri Enzo Scotti alle 11.30 ha parcheggiato la sua utilitaria all’esterno di palazzo San Giacomo. Con lui c’era pure Uberto Siola (…) Scotti ha atteso il sindaco Iervolino, con la quale ha avuto un colloquio di circa 30’ (….) di che cosa hanno parlato? ‘Siamo vecchi amici, abbiamo ricordati i tempi andati’, dice Scotti prima di andare via”. (LN13/08)

DUE SICILIE : PROPOSTA DI LEGGE PER UN MUSEO BORBONICO A CASERTA

(Lettera Napoletana) Realizzare un museo borbonico all’interno della Reggia vanvitelliana di Caserta. Lo chiede il deputato di Caserta Giovanna Petrenga (Pdl), che ha presentato il 15 ottobre scorso una proposta di legge sottoscritta da altri 21 deputati. Il museo – recita l’articolo due del testo – “avrà il compito di raccogliere, conservare, catalogare, restaurare ed esporre materiale ed opere che si riferiscono alla dinastia borbonica” e di “promuovere iniziative e attività culturali idonee a favorire la conoscenza, in Italia e all’estero, del patrimonio conservato”. Prevista anche l’istituzione di “premi e borse di studio a favore di studenti e di giovani che si impegnano a effettuare ricerche e studi attinenti la dinastia borbonica”.

Il Museo borbonico dovrebbe rientrare all’interno di un’autonomia amministrativa della Reggia di Caserta. “ La Reggia, uno dei monumenti più visitati d’Italia incassa ogni anno circa due milioni di euro dai biglietti di ingresso – ha affermato la parlamentare, che è stata Sovrintendente ai beni ambientali ed architettonici di Caserta – ma vede tornare solo tre o quattrocentomila euro attraverso il ministero per i Beni culturali” (Ansa, 21.12.08).

La restituzione dei due milioni di euro incassati con i biglietti d’ingresso consentirebbe lo svolgimento della manutenzione ordinaria alla Reggia, oggi in condizione di degrado, anche tenendo conto del fatto che nel 2010 l’Aeronautica militare restituirà al monumento gli spazi attualmente occupati, circa il 60% delle superficie del palazzo reale. Il futuro Museo borbonico prevede – in base all’articolo 3 della proposta di legge, che attualmente è in discussione nella commissione cultura della Camera – la creazione di “un’area commerciale da destinare alla vendita dei prodotti e manufatti tipici delle più importanti filiere produttive di tradizione del casertano e del territorio già compreso nel Regno di Napoli” (LN13/08).

CULTURA: WIKIPEDIA NAPULITANA, UN PROGETTO ON-LINE

(Lettera Napoletana) L’idea è quella di mettere on-line la lingua napoletana. Lo strumento è quello di una “Wikipedia Napulitana”. Ad animare il progetto è un gruppo di appassionati cultori del napoletano, guidati da Sabine Emmy Eller, una traduttrice tedesca di nascita ma da anni residente in costiera amalfitana. Avviato nel settembre 2005 dopo lunghe consultazioni, il progetto “Wikipedia Napulitana” ( http://nap.wikipedia.org) oggi conta 12.866 articoli ed è collegato al progetto per un dizionario della lingua napoletana on-line. Tra i collaboratori vi sono meridionali che risiedono all’estero. Gli animatori di “Wikipedia Napulitana” precisano che si tratta di un progetto aperto anche a chi non conosce la lingua napoletana. L’iniziativa si sforza di colmare il vuoto della cultura ufficiale e delle istituzioni. Per la lingua napoletana - nella quale si sono espressi scrittori come Giovanbattista Basile e gli autori della grande canzone, conosciuta nel mondo come “italiana” – mancano cattedre nelle Università, istituti culturali, fondazioni, giornali. Tutti strumenti che altri Paesi e, soprattutto altre classi politiche, hanno saputo dare ad idiomi meno nobili e meno parlati . (LN13/08).

DUE SICILIE: IN USCITA NUOVO STUDIO SUL BRIGANTAGGIO

(Lettera Napoletana) È dedicato al Brigantaggio il nuovo libro dell’Editoriale Il Giglio, in uscita nel mese di dicembre. “Uno Dio ed uno Re. Il brigantaggio come guerra nazionale e religiosa”

è un saggio di Antonella Grippo, ricercatrice lucana, che ha già pubblicato uno studio sul 1799

(“Le immagini della Memoria”, Controcorrente, Napoli 1999).

Il titolo del libro è una citazione dalla rivista “La Civiltà Cattolica” che elogiava l’orgoglio dei soldati borbonici dopo la capitolazione: “Quando vollero persuadere i soldati napoletani che, per trarsi di quella miseria, si risolvessero di ingaggiarsi al servizio del governo sardo, quelli recatisi in atteggiamento nobilmente altiero, che facea singolare contrasto coi cenci ond’erano coperti, risposero recisamente: Uno Dio ed uno Re !”.

Gli articoli de “ La Civiltà Cattolica” sul Brigantaggio - il nome assolutamente improprio con il quale si designa la resistenza del Sud all’invasione - sono stati pubblicati dall’Editoriale Il Giglio (“Brigantaggio, legittima difesa del Sud”, a cura di Giovanni Turco, Napoli 2000) . Il nuovo saggio di Antonella Grippo offre nuovi contributi alla conoscenza di figure controverse come Carmine Crocco ed a personaggi eroici come lo sfortunato volontario carlista Josè Borjes, esamina le interpretazioni storiografiche sul cosiddetto brigantaggio, ed aggiunge nuovi documenti per una lettura del fenomeno in una prospettiva di difesa dell’identità nazionale e della religione cattolica. (LN13/08)

La Presidente Assoc. familiari vittime della Mafia Sonia Alfano sabato a Reggio Emilia per lettura di atti processuali


Sabato 29 novembre alle ore 16 presso la Gabella di Porta Santa Croce in via Roma a Reggio Emilia, Sonia Alfano, presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, sarà di nuovo in città per parlare di criminalità organizzata e per una lettura di atti processuali.
L’incontro è organizzato dall’associazione Amici di Beppe Grillo-Grilli Reggiani.
E’ la terza volta che Sonia Alfano torna in città nel corso di pochi mesi dove ha denunciato le infiltrazioni malavitose in Emilia Romagna ed a Reggio.
La Alfano arriverà a Reggio proveniente da Bologna dove venerdì sera sarà impegnata in una iniziativa contro le infiltrazioni mafiose promossa dal locale gruppo degli Amici di Grillo ed altre associazioni locali.


Fonte:ReggioNelWeb.it n. 294 del 25/11/2008
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Sabato 29 novembre alle ore 16 presso la Gabella di Porta Santa Croce in via Roma a Reggio Emilia, Sonia Alfano, presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, sarà di nuovo in città per parlare di criminalità organizzata e per una lettura di atti processuali.
L’incontro è organizzato dall’associazione Amici di Beppe Grillo-Grilli Reggiani.
E’ la terza volta che Sonia Alfano torna in città nel corso di pochi mesi dove ha denunciato le infiltrazioni malavitose in Emilia Romagna ed a Reggio.
La Alfano arriverà a Reggio proveniente da Bologna dove venerdì sera sarà impegnata in una iniziativa contro le infiltrazioni mafiose promossa dal locale gruppo degli Amici di Grillo ed altre associazioni locali.


Fonte:ReggioNelWeb.it n. 294 del 25/11/2008

Terra Santa: gli squadristi di Hebron


Ricevo da Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza e posto:



“Le famiglie di Hebron subiscono violenze nei loro campi e nelle loro case, lungo le strade che conducono ai loro villaggi, agli ospedali, alle scuole; nemmeno i bambini possono andare tranquillamente a scuola e per il rischio di attacchi devono essere scortati da militari israeliani; nonostante questa tutela, durante l’ultimo anno scolastico questi bambini sono stati attaccati da coloni in 14 occasioni”: lo ha detto alla MISNA Piergiorgio Rosetti dell'associazione di Ravenna ‘Humanity together’, in una telefonata successiva agli scontri accaduti a Hebron tra palestinesi, soldati e agenti di polizia da una parte e dall'altra decine di coloni e di militanti israeliani di estrema destra. (…) “La nostra missione è far sapere la verità al popolo israeliano e a tutto il mondo” dice Huraini in un video sulla situazione di Hebron di cui Rosetti ha parlato alla MISNA. Nel suo giro italiano, Huraini parlerà di questo e dei 650 coloni ebrei che vivono a Hebron, enclave fortificata nel cuore di una città palestinese di 180 mila abitanti. A un anno dal 'Vertice di Annapolis', organizzato negli Stati Uniti, non sono nemmeno all’orizzonte le condizioni che avrebbero dovuto portare alla creazione di uno stato palestinese e quindi alla pace. (…)

(Agenzia Misna del 21 novembre 2008)


Terra Santa – Frontiere israeliane: chiuse per la Chiesa Cattolica…

GERUSALEMME - I cristiani di Gaza non possono assistere alla Messa domenicale. Questa domenica mattina, infatti, le autorità israeliane hanno impedito al Nunzio Apostolico in Israele, l'Arcivescovo Antonio Franco, di entrare a Gaza per celebrarvi la Messa, nonostante il precedente coordinamento con funzionari del Ministero degli Esteri israeliano e dell'Esercito, avviato da martedì scorso. Lo rende noto il Patriarcato latino di Gerusalemme, sottolineando che il Nunzio è arrivato al varco di Erez verso le 8.15 di domenica, accompagnato dai sacerdoti del Patriarcato latino padre Shawqi Baterian e padre Humam Khzouz e dal segretario della Nunziatura, ma si è visto proibito l'ingresso a Gaza. La delegazione è rimasta più di tre ore al varco, ma le autorità israeliane hanno insistito nel non concedere il permesso di entrare a Gaza, lasciando entrare invece varie squadre della Croce Rossa e delle Nazioni Unite. L'Arcivescovo Franco, che è anche Delegato Apostolico a Gerusalemme e in Palestina, voleva celebrare la Messa nella chiesa della Sacra Famiglia di Gaza con i fedeli locali nell'ultima domenica prima dell'inizio dell'Avvento per sottolineare che la Santa Sede è vicina al popolo di Gaza e alle comunità cristiane del luogo in questo difficile periodo. La parrocchia di Gaza è vacante, visto che il parroco, monsignor Manuel Mussallam, la scorsa settimana ha ricevuto il permesso di andare a far visita alla sua famiglia a Bir Zeit (nella West Bank) dopo otto anni a Gaza. Aver lasciato i fedeli senza Messa, sottolinea il Patriarcato latino, “è ritenuto non sono una violazione delle relazioni diplomatiche tra gli Stati, ma anche una violazione del diritto dei fedeli di poter praticare il culto senza ostacoli, almeno la domenica e nelle feste”.

(Agenzia Zenit del 24.11.2008)
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Ricevo da Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza e posto:



“Le famiglie di Hebron subiscono violenze nei loro campi e nelle loro case, lungo le strade che conducono ai loro villaggi, agli ospedali, alle scuole; nemmeno i bambini possono andare tranquillamente a scuola e per il rischio di attacchi devono essere scortati da militari israeliani; nonostante questa tutela, durante l’ultimo anno scolastico questi bambini sono stati attaccati da coloni in 14 occasioni”: lo ha detto alla MISNA Piergiorgio Rosetti dell'associazione di Ravenna ‘Humanity together’, in una telefonata successiva agli scontri accaduti a Hebron tra palestinesi, soldati e agenti di polizia da una parte e dall'altra decine di coloni e di militanti israeliani di estrema destra. (…) “La nostra missione è far sapere la verità al popolo israeliano e a tutto il mondo” dice Huraini in un video sulla situazione di Hebron di cui Rosetti ha parlato alla MISNA. Nel suo giro italiano, Huraini parlerà di questo e dei 650 coloni ebrei che vivono a Hebron, enclave fortificata nel cuore di una città palestinese di 180 mila abitanti. A un anno dal 'Vertice di Annapolis', organizzato negli Stati Uniti, non sono nemmeno all’orizzonte le condizioni che avrebbero dovuto portare alla creazione di uno stato palestinese e quindi alla pace. (…)

(Agenzia Misna del 21 novembre 2008)


Terra Santa – Frontiere israeliane: chiuse per la Chiesa Cattolica…

GERUSALEMME - I cristiani di Gaza non possono assistere alla Messa domenicale. Questa domenica mattina, infatti, le autorità israeliane hanno impedito al Nunzio Apostolico in Israele, l'Arcivescovo Antonio Franco, di entrare a Gaza per celebrarvi la Messa, nonostante il precedente coordinamento con funzionari del Ministero degli Esteri israeliano e dell'Esercito, avviato da martedì scorso. Lo rende noto il Patriarcato latino di Gerusalemme, sottolineando che il Nunzio è arrivato al varco di Erez verso le 8.15 di domenica, accompagnato dai sacerdoti del Patriarcato latino padre Shawqi Baterian e padre Humam Khzouz e dal segretario della Nunziatura, ma si è visto proibito l'ingresso a Gaza. La delegazione è rimasta più di tre ore al varco, ma le autorità israeliane hanno insistito nel non concedere il permesso di entrare a Gaza, lasciando entrare invece varie squadre della Croce Rossa e delle Nazioni Unite. L'Arcivescovo Franco, che è anche Delegato Apostolico a Gerusalemme e in Palestina, voleva celebrare la Messa nella chiesa della Sacra Famiglia di Gaza con i fedeli locali nell'ultima domenica prima dell'inizio dell'Avvento per sottolineare che la Santa Sede è vicina al popolo di Gaza e alle comunità cristiane del luogo in questo difficile periodo. La parrocchia di Gaza è vacante, visto che il parroco, monsignor Manuel Mussallam, la scorsa settimana ha ricevuto il permesso di andare a far visita alla sua famiglia a Bir Zeit (nella West Bank) dopo otto anni a Gaza. Aver lasciato i fedeli senza Messa, sottolinea il Patriarcato latino, “è ritenuto non sono una violazione delle relazioni diplomatiche tra gli Stati, ma anche una violazione del diritto dei fedeli di poter praticare il culto senza ostacoli, almeno la domenica e nelle feste”.

(Agenzia Zenit del 24.11.2008)

Pagate savoia: noi non dimentichiamo !!



Abbiamo assistito in questi ultimi anni alle reiterate richieste del signor Vittorio Savoia e a quelle di suo figlio Emanuele Filiberto di poter ritornare in Italia. Radio, televisioni, quotidiani, settimanali, mensili, quasi tutti a cantar messe di mezzanotte, quasi tutti a favore di quei "poverini" in esilio e quasi tutti col dire: "Chiudiamo i conti col passato, che c'entrano i figli e i nipoti col l'infamia dei loro nonni e bisnonni?".
Il caso è finito persino al Parlamento europeo e sia la destra che la sinistra sembrano aver scordato la storia. Noi no.
La rivendicazione degli ebrei all'ottenimento del rispetto universale parte dai terrificanti numeri dei deportati e dei morti dell'olocausto.

Terrificanti e raccapriccianti per l'entità. Qui si parla di milioni; non di bruscolini ma di esseri umani. E tutto l'occidente, riconoscendo la bontà delle rivendicazioni ebraiche, si schiera dalla loro parte e cerca di tributare, nei limiti del consentito, i risarcimenti possibili (oltre alla caccia agli ultimi carnefici sopravvissuti).
Per quanto riguarda la "questione Savoia" il ragionamento dovrebbe essere analogo, a condizione che si potessero conoscere i numeri riguardanti:

1) I morti procurati al Sud con l'invasione barbarica del 1860, quella piemontese appunto; i deportati, i torturati, i fucilati o fatti morire di fame, di freddo e di stenti nei dieci anni e passa di repressione sanguinaria fatta chiamare dai sabaudi "repressione del brigantaggio".

2) I beni depredati al Sud e trasportati nel Piemonte: ricchezze finanziarie, culturali, sociali, sottratte con la forza dai vincitori. Il solo Vittorio Emanuele II, secondo Silvio Bertoldi nel suo libro "Il re che fece l'Italia", racconta delle ricchezze personali accumulate dal sovrano e tenute in cassaforte, qualcosa come 250 mila miliardi attuali.
(Liberazione, giornale comunista, intervista a Lorenzo del Boca, anno 2002, martedì 24 dicembre, pag 21).

3) Gli emigranti diasporati in tutto il mondo per sfuggire alla fame, alla miseria e all'oppressione delle orde piemontesi; ossia milioni di persone disperse in tutte le latitudini.

4) miliardi incalcolabili di dollari, sterline, pesos, bolivar, escudos, marchi, franchi, procurati ai boiardi liberali, capitalisti e massoni del Nord, nell'arco di un secolo ed oltre.
Le rimesse degli emigranti, sicuramente più voluminose del Vesuvio, dell'Etna e dello Stromboli messe assieme, sono finite tutte nelle tasche dei predoni padani, totali detentori dei mezzi di produzione. Il Sud, privilegiato bacino di mercato dei magnaccia del Nord liberale, liberista, libertario e piduista, condannato alla miseria dopo quella barbara invasione, ma, soprattutto alla disacculturazione più feroce, sta leccandosi ancora le ferite inferte dalla bestialità savoiarda.

5) I morti delle guerre coloniali; i morti di operai e contadini nelle varie repressioni a favore del capitalismo (cattolici, socialisti, comunisti uccisi dai vari Bava Beccaris), quelli provocati dalle cannonate sulla Sicilia del 1866, quelli procurati dalla bestiale legge Pica e quelli della tassa sul macinato, quelli della prima e seconda guerra mondiale. Se proprio certuni vogliono dare i numeri, dovrebbero riuscire a dare quelli su richiamati. E se ci riuscissero (impresa sempre fallita da chi ha tentato di farlo, poiché si splafona nelle miriadi) farebbero un buon servizio al popolo Meridionale e scoprirebbero che le cifre vanno oltre quelle, maledette, dell'olocausto.

Nessuna persona di media intelligenza sarebbe disposta, in età moderna, a condividere la tesi secondo la quale le colpe dei padri debbano ricadere sui figli; ma tutti sarebbero d'accordo nel sostenere che i figli devono pagare i debiti o i risarcimenti dovuti per le colpe dei padri, dal momento che ne accettano l'eredità. Accettazione di eredità significa accettazione di onori ed oneri dei genitori. O no? Figlio di gatto prende topo.

In merito a questo olocausto del Sud, chi paga? Chi risarcisce? Quando si è trattato di prendere, lo han fatto tutti i barbari del Nord; ora che la mucca è munta, i Bossi e i Berlusconi tentano la fuga con le secessioni o le devoluzioni di maniera. L'annessione dell'Italia della civiltà (quella di Parmenide, di Archimede, di Zenone), operata dalle orde barbariche delle ex province di Roma, secondo alcuni ha dato vita all'unità. L'unità fatta dai Galli. Dabbenaggine o incultura? L'Italia di Pitagora, quella dei numeri, è stata cancellata dalle menti e dai cuori di certi meridionali felloni.
Ne hanno fatto uso i Crucchi e i Longobardi che sanno fare bene i loro conti, pagati dal Sud. C'è sempre chi crede alle favole, come certo Benito Mussolini, stampella dei Savoia, che avendo chiamato i veri italici a difendere la patria, nell'ora della pugna, se li vide arrivare in Sicilia, a Salerno e ad Anzio. Tutti figli di meridionali diasporati in America dai Savoia. Arrivarono (eccome!) gli italici, e Sciaboletta fuggì, come si conviene ad un re Savoia.

I conti non tornano, e se non tornano i conti perché dovrebbero tornare i re?

I diritti umani valgono solo per Sua Maestà? Quei diritti non valevano anche per i Borbone fatti morire all'estero? Mai i Savoia permisero il rientro in Italia di Francesco II?

Come vediamo si tratta sempre di numeri: milioni di ebrei morti nell'olocausto, milioni di morti a causa dei Savoia per costruire artatamente la loro Italietta, migliaia di contadini ed operai cattolici scannati nella lotta partigiana chiamata "Brigantaggio" da quei felloni, delinquenti e criminali di guerra; migliaia di partigiani comunisti nella lotta di liberazione dal regime savoiardo e fascista nel 1943-45; milioni di emigranti, miliardi di rimesse.

Allora ci chiediamo: chi si è schierato per il rientro dei Savoia è a conoscenza di dette cifre? Ci dispiace, ma, con tutta la stima che portiamo a certi estensori di articoli e a certi telecronisti che si sono schierati, certamente per ordine del Grande Vecchio, a favore del rientro dei Savoia, non possiamo non bocciarli, non in Storia, che forse conoscono molto bene, ma in matematica, ce lo impone la nostra cultura italica: quella di Pitagora.
È solo questione di numeri.

Intanto il comune di Gaeta sta attivandosi nel chiedere i danni di guerra del 1860-61 a casa Savoia, in quanto il Piemonte non ha mai dichiarato guerra al Regno delle due Sicilie, quando subì un assedio micidiale da parte delle truppe piemontesi causando cinquemila morti tra militari e civili, causando lutti e rovine (la città completamente rasa al suolo), oltre trecento ettari di terreno completamente dissestati per far posto alla truppa savoiarda; oltre centomila ulivi tagliati per scaldare i soldati assalitori; la morte economica della città allora prospera e vitale, tutti i beni demaniali ed ecclesiastici sequestrati.

I danni furono contabilizzati in 2 milioni di lire del tempo oggi equivalenti a 212 milioni di euro.

Antonio Ciano
*Assessore al Demanio e Patrimonio del comune di Gaeta
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Abbiamo assistito in questi ultimi anni alle reiterate richieste del signor Vittorio Savoia e a quelle di suo figlio Emanuele Filiberto di poter ritornare in Italia. Radio, televisioni, quotidiani, settimanali, mensili, quasi tutti a cantar messe di mezzanotte, quasi tutti a favore di quei "poverini" in esilio e quasi tutti col dire: "Chiudiamo i conti col passato, che c'entrano i figli e i nipoti col l'infamia dei loro nonni e bisnonni?".
Il caso è finito persino al Parlamento europeo e sia la destra che la sinistra sembrano aver scordato la storia. Noi no.
La rivendicazione degli ebrei all'ottenimento del rispetto universale parte dai terrificanti numeri dei deportati e dei morti dell'olocausto.

Terrificanti e raccapriccianti per l'entità. Qui si parla di milioni; non di bruscolini ma di esseri umani. E tutto l'occidente, riconoscendo la bontà delle rivendicazioni ebraiche, si schiera dalla loro parte e cerca di tributare, nei limiti del consentito, i risarcimenti possibili (oltre alla caccia agli ultimi carnefici sopravvissuti).
Per quanto riguarda la "questione Savoia" il ragionamento dovrebbe essere analogo, a condizione che si potessero conoscere i numeri riguardanti:

1) I morti procurati al Sud con l'invasione barbarica del 1860, quella piemontese appunto; i deportati, i torturati, i fucilati o fatti morire di fame, di freddo e di stenti nei dieci anni e passa di repressione sanguinaria fatta chiamare dai sabaudi "repressione del brigantaggio".

2) I beni depredati al Sud e trasportati nel Piemonte: ricchezze finanziarie, culturali, sociali, sottratte con la forza dai vincitori. Il solo Vittorio Emanuele II, secondo Silvio Bertoldi nel suo libro "Il re che fece l'Italia", racconta delle ricchezze personali accumulate dal sovrano e tenute in cassaforte, qualcosa come 250 mila miliardi attuali.
(Liberazione, giornale comunista, intervista a Lorenzo del Boca, anno 2002, martedì 24 dicembre, pag 21).

3) Gli emigranti diasporati in tutto il mondo per sfuggire alla fame, alla miseria e all'oppressione delle orde piemontesi; ossia milioni di persone disperse in tutte le latitudini.

4) miliardi incalcolabili di dollari, sterline, pesos, bolivar, escudos, marchi, franchi, procurati ai boiardi liberali, capitalisti e massoni del Nord, nell'arco di un secolo ed oltre.
Le rimesse degli emigranti, sicuramente più voluminose del Vesuvio, dell'Etna e dello Stromboli messe assieme, sono finite tutte nelle tasche dei predoni padani, totali detentori dei mezzi di produzione. Il Sud, privilegiato bacino di mercato dei magnaccia del Nord liberale, liberista, libertario e piduista, condannato alla miseria dopo quella barbara invasione, ma, soprattutto alla disacculturazione più feroce, sta leccandosi ancora le ferite inferte dalla bestialità savoiarda.

5) I morti delle guerre coloniali; i morti di operai e contadini nelle varie repressioni a favore del capitalismo (cattolici, socialisti, comunisti uccisi dai vari Bava Beccaris), quelli provocati dalle cannonate sulla Sicilia del 1866, quelli procurati dalla bestiale legge Pica e quelli della tassa sul macinato, quelli della prima e seconda guerra mondiale. Se proprio certuni vogliono dare i numeri, dovrebbero riuscire a dare quelli su richiamati. E se ci riuscissero (impresa sempre fallita da chi ha tentato di farlo, poiché si splafona nelle miriadi) farebbero un buon servizio al popolo Meridionale e scoprirebbero che le cifre vanno oltre quelle, maledette, dell'olocausto.

Nessuna persona di media intelligenza sarebbe disposta, in età moderna, a condividere la tesi secondo la quale le colpe dei padri debbano ricadere sui figli; ma tutti sarebbero d'accordo nel sostenere che i figli devono pagare i debiti o i risarcimenti dovuti per le colpe dei padri, dal momento che ne accettano l'eredità. Accettazione di eredità significa accettazione di onori ed oneri dei genitori. O no? Figlio di gatto prende topo.

In merito a questo olocausto del Sud, chi paga? Chi risarcisce? Quando si è trattato di prendere, lo han fatto tutti i barbari del Nord; ora che la mucca è munta, i Bossi e i Berlusconi tentano la fuga con le secessioni o le devoluzioni di maniera. L'annessione dell'Italia della civiltà (quella di Parmenide, di Archimede, di Zenone), operata dalle orde barbariche delle ex province di Roma, secondo alcuni ha dato vita all'unità. L'unità fatta dai Galli. Dabbenaggine o incultura? L'Italia di Pitagora, quella dei numeri, è stata cancellata dalle menti e dai cuori di certi meridionali felloni.
Ne hanno fatto uso i Crucchi e i Longobardi che sanno fare bene i loro conti, pagati dal Sud. C'è sempre chi crede alle favole, come certo Benito Mussolini, stampella dei Savoia, che avendo chiamato i veri italici a difendere la patria, nell'ora della pugna, se li vide arrivare in Sicilia, a Salerno e ad Anzio. Tutti figli di meridionali diasporati in America dai Savoia. Arrivarono (eccome!) gli italici, e Sciaboletta fuggì, come si conviene ad un re Savoia.

I conti non tornano, e se non tornano i conti perché dovrebbero tornare i re?

I diritti umani valgono solo per Sua Maestà? Quei diritti non valevano anche per i Borbone fatti morire all'estero? Mai i Savoia permisero il rientro in Italia di Francesco II?

Come vediamo si tratta sempre di numeri: milioni di ebrei morti nell'olocausto, milioni di morti a causa dei Savoia per costruire artatamente la loro Italietta, migliaia di contadini ed operai cattolici scannati nella lotta partigiana chiamata "Brigantaggio" da quei felloni, delinquenti e criminali di guerra; migliaia di partigiani comunisti nella lotta di liberazione dal regime savoiardo e fascista nel 1943-45; milioni di emigranti, miliardi di rimesse.

Allora ci chiediamo: chi si è schierato per il rientro dei Savoia è a conoscenza di dette cifre? Ci dispiace, ma, con tutta la stima che portiamo a certi estensori di articoli e a certi telecronisti che si sono schierati, certamente per ordine del Grande Vecchio, a favore del rientro dei Savoia, non possiamo non bocciarli, non in Storia, che forse conoscono molto bene, ma in matematica, ce lo impone la nostra cultura italica: quella di Pitagora.
È solo questione di numeri.

Intanto il comune di Gaeta sta attivandosi nel chiedere i danni di guerra del 1860-61 a casa Savoia, in quanto il Piemonte non ha mai dichiarato guerra al Regno delle due Sicilie, quando subì un assedio micidiale da parte delle truppe piemontesi causando cinquemila morti tra militari e civili, causando lutti e rovine (la città completamente rasa al suolo), oltre trecento ettari di terreno completamente dissestati per far posto alla truppa savoiarda; oltre centomila ulivi tagliati per scaldare i soldati assalitori; la morte economica della città allora prospera e vitale, tutti i beni demaniali ed ecclesiastici sequestrati.

I danni furono contabilizzati in 2 milioni di lire del tempo oggi equivalenti a 212 milioni di euro.

Antonio Ciano
*Assessore al Demanio e Patrimonio del comune di Gaeta

Il Regno Unito "la vera negazione di Dio"

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martedì 25 novembre 2008

Rifiuti senza fine


Di Claudio Pappaianni



Montagne di balle accatastate in una caserma. La discarica di Ferrandelle dove finisce di tutto. E 450 milioni già impegnati senza uscire dall'emergenza. Ecco la campania sei mesi dopo Silvio

Rifiuti a Santa Maria la Fossa, FerrandelleSono stati in Bosnia, a Nassiriya, in Libano. Alcuni sono ancora in Afghanistan e in Kosovo. E c'è chi è rimasto in patria a montar di guardia alle discariche e chi quei rifiuti se li è ritrovati nel cortile della base. A Persano, all'interno dell'area militare che ospita tre caserme e duemila soldati, ogni giorno arrivano oltre trecento balle delle 1.400 prodotte quotidianamente negli impianti che triturano la metà dei rifiuti campani. Più o meno un decimo della monnezza della regione viene accumulata nella base dell'esercito. È questo il segreto che permette al governo Berlusconi di mantenere pulita Napoli, evitando che il sistema vada in tilt. Ma nonostante il ricorso a questa e ad altre soluzioni di emergenza, la situazione resta altamente precaria. Nella base di Persano una piazzola è già satura: contiene 9.103 balle, che ormai nessuno osa più chiamare 'eco'. Una seconda area di scarico, più grande, in poco più di un mese è quasi esaurita. Ne sono previste almeno altre tre, per un totale di circa 70mila balle che equivalgono a 100mila tonnellate di rifiuti. "Ci hanno assicurato che saranno le prime a essere smaltite nell'inceneritore", dicono i soldati. Ma ci credono poco anche loro e il clima, fuori e dentro la caserma, è pessimo. Ogni giorno, in 12 della Brigata Garibaldi, mimetica e fez dei bersaglieri, si alternano in tre turni di guardia alla monnezza accatastata a ridosso di 42 case dove vivono le famiglie degli ufficiali.

Oggi nelle città campane la spazzatura è scomparsa: qualche problema resta solo nelle zone periferiche. Ma dopo sei mesi la gestione della crisi appare un misto di leggi speciali e antichi compromessi, con zone militarizzate e altre fuori controllo. A maggio il governo Berlusconi aveva indicato una data ben precisa per il ritorno alla normalità, il 31 dicembre 2009, e una cifra altrettanto netta: 150 milioni di euro. Pochi, paragonati ai due miliardi sperperati in 14 anni di un commissariamento senza fondo. Ma troppo pochi anche rispetto alla sfida titanica di mettere ordine all'anarchia campana. Dalla fine di maggio a oggi, le casse si sono praticamente svuotate e serviranno almeno altri 40 milioni per coprire le spese correnti fino a Capodanno. Questo senza contare che per completare l'inceneritore di Acerra e allestire le discariche di Chiaiano e di Terzigno bisogna trovare subito altri 200 milioni di euro. Mentre per quelle già attive, a Savignano Irpino e Sant'Arcangelo Trimonte, i soldi - 70 milioni - ce li ha messi la Regione Campania. Sommati fanno quasi 450 milioni in tutto, tra risorse spese e stanziate fino ad ora. E la normalità appare lontana.

Brennero express Con due discariche su tre quasi esaurite continuano senza sosta i viaggi di treni colmi di rifiuti verso la Germania: 600 tonnellate al giorno a un costo, tra trasporto e smaltimento, di circa 150 mila euro. Così, in sei mesi, compresi gli spostamenti verso le altre regioni, sono andati in fumo i primi 40 milioni. Se i viaggi continueranno, ne serviranno un'altra decina fino a Capodanno. L'impegno dei mille militari della 'Missione Rifiuti' costa due milioni al mese e altri tre milioni se ne vanno per la gestione degli impianti che tritano l'immondizia. Ma la voce più pesante resta sempre il costo per i 3.500 lavoratori dei consorzi di bacino, pagati profumatamente per realizzare una raccolta differenziata che rimane bassa: ogni mese 13 milioni per gli stipendi. A dirigerli però non ci sono più amministratori di nomina politica, ma ufficiali dell'Esercito.
Corsa al buco Tutto questo con un'emergenza rifiuti tutt'altro che chiusa. L'avvio di un ciclo industriale dei rifiuti in Campania, l'inizio della normalità, è ancora troppo lontano e una nuova crisi è dietro l'angolo.

La cava di Chiaiano dove sorgerà una discaricaL'imperativo è accelerare. A Chiaiano si lavora per approntare la discarica di Cupa del Cane. Non è più un fatto di immagine, un segnale di forza contro le proteste. Quello spazio da 700mila tonnellate a nord del capoluogo è ormai determinante. Avanti tutta, dunque. Nonostante gli imprevisti, come le 10mila tonnellate di amianto e rifiuti tossici trovati sepolti proprio dove il Commissariato e i tecnici regionali avevano escluso contaminazioni. La magistratura indaga e vuole fare chiarezza anche sui proprietari dei suoli: chi ha seppellito lì quei detriti pericolosi, chi lo ha permesso? I terreni espropriati sono in buona parte dell'Arciconfraternita dei Pellegrini, potente associazione di culto, e per il resto di rappresentanti di una stessa famiglia della zona, i Carandente Tartaglia, quasi tutti impegnati nel settore dei rifiuti. Su tutto questo si innesta anche il giallo della gara d'appalto per i lavori e la gestione della discarica. Ad agosto, a buste chiuse, qualcuno segnala il rischio di infiltrazioni della camorra, pronta a imporre mezzi e manodopera in subappalto. L'allerta a Chiaiano resta massima: è l'unico sito presidiato 24 ore al giorno dall'Esercito e persino dai cani antisommossa. La gara se l'aggiudica una ditta di Avellino, la 'Pescatore', che presenta un preventivo con un ribasso del 36 per cento rispetto ai 19 milioni di euro stanziati. Ma qualcosa non va per il verso giusto e la società viene estromessa: "Abbiamo rescisso il contratto per colpa di una richiesta di aumento dell'appalto", dirà Marcello Fiori, voluto da Bertolaso accanto a sé con un ricco incarico da massimo dirigente di Palazzo Chigi. Alla 'Pescatore' sarebbe dovuta subentrare la Daneco spa, che all'ultimo minuto dà forfait: "La sera prima sembrava tutto ok. Poi, alle 7 del mattino, il fax di rinuncia", dicono dal Commissariato. Il motivo ufficiale? Non vuole associare il proprio nome 'al grave contesto di Chiaiano' alla vigilia della quotazione in Borsa. Per l'azienda, che in Campania gestisce già la discarica di Sant'Arcangelo Trimonte, mettere le mani su Chiaiano sarebbe tanto rischioso da spingerla a rinunciare a un affare che vale oltre 70 milioni di euro? "È un fatto curioso, credo senza precedenti", dichiara l'ex presidente della commissione ambiente del Senato, Tommaso Sodano: "Quel che è certo, è che questa rinuncia a catena ha fatto allungare i tempi e lievitare ancora di più i costi". Alla fine, l'incarico è andato a un'azienda napoletana, la Ibi, che curiosamente in pieno agosto veniva data già per favorita nonostante avesse presentato l'offerta più costosa.

Incognite legali Se tutto andrà per il verso giusto, nel giro di un mese Chiaiano inizierà a riempirsi. Ma il piano deve proseguire a tappe forzate: resta fondamentale allestire buche dove infilare le 7 mila tonnellate di rifiuti prodotti quotidianamente in Campania, fino all'entrata in funzione degli inceneritori. Servono nuovi spazi e tanti soldi: ci vorrebbe una mega-discarica da oltre 4 milioni di tonnellate che, tra costi di allestimento e di gestione, equivale a una spesa superiore ai 400 milioni. Col rischio che la magistratura blocchi di nuovo tutto. Il 3 dicembre è attesa la decisione del Tar di Salerno sulla legge 123/208, cioè il primo decreto rifiuti con cui sono stati individuati i siti e con cui si stabilisce che in Campania si può sversare tutto in discarica. Ad avanzare l'istanza è stato Palmiro Cornetta, il combattivo sindaco di Serre che si oppose con la sua comunità all'apertura della struttura di Valle della Masseria provocando le dimissioni di Bertolaso.

Gli altri siti Ad Andretta, nell'Avellinese, l'area individuata per una nuova discarica è stata già recintata con il filo spinato ma i primi accertamenti hanno rilevato due falde acquifere in superficie: il percolato potrebbe contaminarle e arrivare alla rete idrica. Un nuovo stop and go, dopo l'amianto di Chiaiano, che ha allarmato la struttura di Bertolaso. La soluzione è stata trovata a Terzigno, in pieno Parco Nazionale del Vesuvio, dove dieci giorni fa sono arrivati gli uomini dell'Esercito a recintare l'area. Tempo tre mesi e aprirà la prima di due discariche previste, divise solo da una stradina(vedi box sopra).

Progetti di cenere Tutto questo perché, nonostante gli annunci, l'inceneritore di Acerra, che sarà gestito per 20 anni dai lombardi di A2A, inizierà a bruciare a scartamento ridotto non prima di febbraio per entrare a regime nella primavera 2010. A Salerno, intanto, è giunta una sola offerta al Comune: si tratta di capire se ci sono le carte in regola per assegnare l'appalto. Ma poi ci vorranno almeno tre anni e 400 mila euro prima dell'inaugurazione. Per l'inceneritore di Napoli manca ancora il progetto. E dell'impianto previsto a Santa Maria la Fossa nessuno vuole parlare dopo le rivelazioni del pentito Gaetano Vassallo ('L'espresso' n. 37), che ha descritto gli interessi dei padrini casalesi sul progetto. Parole che sembra abbiano provocato imbarazzo in seno alla struttura del prefetto Guido Bertolaso. Ma non abbastanza, evidentemente, per aumentare la vigilanza sui numerosi siti strategici presenti nell'area più calda della provincia di Caserta. In piena Gomorra, nel raggio di meno di un chilometro ci sono due vecchie discariche utilizzate oggi come deposito di balle. A San Tammaro sorgerà un nuovo impianto e, soprattutto, c'è Ferrandelle in piena attività. Il buco nero Ferrandelle inghiotte la fetta più grande dell'immondizia ma è diventata discarica solo per decreto legge. I terreni confiscati dieci anni fa al boss Francesco Sandokan Schiavone erano stati, infatti, individuati dall'ex commissario De Gennaro solo per ospitare lo stoccaggio provvisorio di rifiuti: un luogo di transito. Il governo Berlusconi lo ha trasformato a tutti gli effetti in un immondezzaio permanente. Ma se a Chiaiano e ad Acerra sono arrivati i soldati per tenere lontani criminali e sostanze tossiche, a Ferrandelle dopo le prime settimane di presidio l'esercito è sparito. Adesso ci sono solo due pattuglie di vigilantes privati. Si limitano, prevalentemente, a piantonare i due ingressi, mentre una debole rete metallica dovrebbe difendere il perimetro dalle intrusioni. Una scelta quantomeno rischiosa in terra di casalesi: basta fare un giro per trovare la recinzione piegata in più punti. Ogni giorno vengono sversate lì oltre 1200 tonnellate di immondizia, per metà provenienti da Napoli. Non solo sacchi di spazzatura ma anche rifiuti considerati speciali, come 'L'espresso' ha verificato: ci sono suppellettili, frigoriferi, copertoni e materassi.
Tra le quindici montagne di spazzatura alte circa venti metri, si alternano senza alcun controllo otto operai. Lavorano per conto di quattro diverse società, qualcuna in odor di camorra che resta ancora lì a operare indisturbata. Un recente provvedimento della presidenza del Consiglio dei ministri ha, anzi, rinnovato tutti i contratti esistenti. Ferrandelle avrebbe dovuto chiudere dopo le prime 360mila tonnellate ma le pale meccaniche continuano ad ammassare rifiuti sulle piazzole, cercando di farci entrare quanta più monnezza possibile. Una settimana fa sono state velocemente 'inaugurate' due nuove piattaforme: altro spazio per seppellire di tutto e in fretta.

Fonte:
L'Espresso
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Di Claudio Pappaianni



Montagne di balle accatastate in una caserma. La discarica di Ferrandelle dove finisce di tutto. E 450 milioni già impegnati senza uscire dall'emergenza. Ecco la campania sei mesi dopo Silvio

Rifiuti a Santa Maria la Fossa, FerrandelleSono stati in Bosnia, a Nassiriya, in Libano. Alcuni sono ancora in Afghanistan e in Kosovo. E c'è chi è rimasto in patria a montar di guardia alle discariche e chi quei rifiuti se li è ritrovati nel cortile della base. A Persano, all'interno dell'area militare che ospita tre caserme e duemila soldati, ogni giorno arrivano oltre trecento balle delle 1.400 prodotte quotidianamente negli impianti che triturano la metà dei rifiuti campani. Più o meno un decimo della monnezza della regione viene accumulata nella base dell'esercito. È questo il segreto che permette al governo Berlusconi di mantenere pulita Napoli, evitando che il sistema vada in tilt. Ma nonostante il ricorso a questa e ad altre soluzioni di emergenza, la situazione resta altamente precaria. Nella base di Persano una piazzola è già satura: contiene 9.103 balle, che ormai nessuno osa più chiamare 'eco'. Una seconda area di scarico, più grande, in poco più di un mese è quasi esaurita. Ne sono previste almeno altre tre, per un totale di circa 70mila balle che equivalgono a 100mila tonnellate di rifiuti. "Ci hanno assicurato che saranno le prime a essere smaltite nell'inceneritore", dicono i soldati. Ma ci credono poco anche loro e il clima, fuori e dentro la caserma, è pessimo. Ogni giorno, in 12 della Brigata Garibaldi, mimetica e fez dei bersaglieri, si alternano in tre turni di guardia alla monnezza accatastata a ridosso di 42 case dove vivono le famiglie degli ufficiali.

Oggi nelle città campane la spazzatura è scomparsa: qualche problema resta solo nelle zone periferiche. Ma dopo sei mesi la gestione della crisi appare un misto di leggi speciali e antichi compromessi, con zone militarizzate e altre fuori controllo. A maggio il governo Berlusconi aveva indicato una data ben precisa per il ritorno alla normalità, il 31 dicembre 2009, e una cifra altrettanto netta: 150 milioni di euro. Pochi, paragonati ai due miliardi sperperati in 14 anni di un commissariamento senza fondo. Ma troppo pochi anche rispetto alla sfida titanica di mettere ordine all'anarchia campana. Dalla fine di maggio a oggi, le casse si sono praticamente svuotate e serviranno almeno altri 40 milioni per coprire le spese correnti fino a Capodanno. Questo senza contare che per completare l'inceneritore di Acerra e allestire le discariche di Chiaiano e di Terzigno bisogna trovare subito altri 200 milioni di euro. Mentre per quelle già attive, a Savignano Irpino e Sant'Arcangelo Trimonte, i soldi - 70 milioni - ce li ha messi la Regione Campania. Sommati fanno quasi 450 milioni in tutto, tra risorse spese e stanziate fino ad ora. E la normalità appare lontana.

Brennero express Con due discariche su tre quasi esaurite continuano senza sosta i viaggi di treni colmi di rifiuti verso la Germania: 600 tonnellate al giorno a un costo, tra trasporto e smaltimento, di circa 150 mila euro. Così, in sei mesi, compresi gli spostamenti verso le altre regioni, sono andati in fumo i primi 40 milioni. Se i viaggi continueranno, ne serviranno un'altra decina fino a Capodanno. L'impegno dei mille militari della 'Missione Rifiuti' costa due milioni al mese e altri tre milioni se ne vanno per la gestione degli impianti che tritano l'immondizia. Ma la voce più pesante resta sempre il costo per i 3.500 lavoratori dei consorzi di bacino, pagati profumatamente per realizzare una raccolta differenziata che rimane bassa: ogni mese 13 milioni per gli stipendi. A dirigerli però non ci sono più amministratori di nomina politica, ma ufficiali dell'Esercito.
Corsa al buco Tutto questo con un'emergenza rifiuti tutt'altro che chiusa. L'avvio di un ciclo industriale dei rifiuti in Campania, l'inizio della normalità, è ancora troppo lontano e una nuova crisi è dietro l'angolo.

La cava di Chiaiano dove sorgerà una discaricaL'imperativo è accelerare. A Chiaiano si lavora per approntare la discarica di Cupa del Cane. Non è più un fatto di immagine, un segnale di forza contro le proteste. Quello spazio da 700mila tonnellate a nord del capoluogo è ormai determinante. Avanti tutta, dunque. Nonostante gli imprevisti, come le 10mila tonnellate di amianto e rifiuti tossici trovati sepolti proprio dove il Commissariato e i tecnici regionali avevano escluso contaminazioni. La magistratura indaga e vuole fare chiarezza anche sui proprietari dei suoli: chi ha seppellito lì quei detriti pericolosi, chi lo ha permesso? I terreni espropriati sono in buona parte dell'Arciconfraternita dei Pellegrini, potente associazione di culto, e per il resto di rappresentanti di una stessa famiglia della zona, i Carandente Tartaglia, quasi tutti impegnati nel settore dei rifiuti. Su tutto questo si innesta anche il giallo della gara d'appalto per i lavori e la gestione della discarica. Ad agosto, a buste chiuse, qualcuno segnala il rischio di infiltrazioni della camorra, pronta a imporre mezzi e manodopera in subappalto. L'allerta a Chiaiano resta massima: è l'unico sito presidiato 24 ore al giorno dall'Esercito e persino dai cani antisommossa. La gara se l'aggiudica una ditta di Avellino, la 'Pescatore', che presenta un preventivo con un ribasso del 36 per cento rispetto ai 19 milioni di euro stanziati. Ma qualcosa non va per il verso giusto e la società viene estromessa: "Abbiamo rescisso il contratto per colpa di una richiesta di aumento dell'appalto", dirà Marcello Fiori, voluto da Bertolaso accanto a sé con un ricco incarico da massimo dirigente di Palazzo Chigi. Alla 'Pescatore' sarebbe dovuta subentrare la Daneco spa, che all'ultimo minuto dà forfait: "La sera prima sembrava tutto ok. Poi, alle 7 del mattino, il fax di rinuncia", dicono dal Commissariato. Il motivo ufficiale? Non vuole associare il proprio nome 'al grave contesto di Chiaiano' alla vigilia della quotazione in Borsa. Per l'azienda, che in Campania gestisce già la discarica di Sant'Arcangelo Trimonte, mettere le mani su Chiaiano sarebbe tanto rischioso da spingerla a rinunciare a un affare che vale oltre 70 milioni di euro? "È un fatto curioso, credo senza precedenti", dichiara l'ex presidente della commissione ambiente del Senato, Tommaso Sodano: "Quel che è certo, è che questa rinuncia a catena ha fatto allungare i tempi e lievitare ancora di più i costi". Alla fine, l'incarico è andato a un'azienda napoletana, la Ibi, che curiosamente in pieno agosto veniva data già per favorita nonostante avesse presentato l'offerta più costosa.

Incognite legali Se tutto andrà per il verso giusto, nel giro di un mese Chiaiano inizierà a riempirsi. Ma il piano deve proseguire a tappe forzate: resta fondamentale allestire buche dove infilare le 7 mila tonnellate di rifiuti prodotti quotidianamente in Campania, fino all'entrata in funzione degli inceneritori. Servono nuovi spazi e tanti soldi: ci vorrebbe una mega-discarica da oltre 4 milioni di tonnellate che, tra costi di allestimento e di gestione, equivale a una spesa superiore ai 400 milioni. Col rischio che la magistratura blocchi di nuovo tutto. Il 3 dicembre è attesa la decisione del Tar di Salerno sulla legge 123/208, cioè il primo decreto rifiuti con cui sono stati individuati i siti e con cui si stabilisce che in Campania si può sversare tutto in discarica. Ad avanzare l'istanza è stato Palmiro Cornetta, il combattivo sindaco di Serre che si oppose con la sua comunità all'apertura della struttura di Valle della Masseria provocando le dimissioni di Bertolaso.

Gli altri siti Ad Andretta, nell'Avellinese, l'area individuata per una nuova discarica è stata già recintata con il filo spinato ma i primi accertamenti hanno rilevato due falde acquifere in superficie: il percolato potrebbe contaminarle e arrivare alla rete idrica. Un nuovo stop and go, dopo l'amianto di Chiaiano, che ha allarmato la struttura di Bertolaso. La soluzione è stata trovata a Terzigno, in pieno Parco Nazionale del Vesuvio, dove dieci giorni fa sono arrivati gli uomini dell'Esercito a recintare l'area. Tempo tre mesi e aprirà la prima di due discariche previste, divise solo da una stradina(vedi box sopra).

Progetti di cenere Tutto questo perché, nonostante gli annunci, l'inceneritore di Acerra, che sarà gestito per 20 anni dai lombardi di A2A, inizierà a bruciare a scartamento ridotto non prima di febbraio per entrare a regime nella primavera 2010. A Salerno, intanto, è giunta una sola offerta al Comune: si tratta di capire se ci sono le carte in regola per assegnare l'appalto. Ma poi ci vorranno almeno tre anni e 400 mila euro prima dell'inaugurazione. Per l'inceneritore di Napoli manca ancora il progetto. E dell'impianto previsto a Santa Maria la Fossa nessuno vuole parlare dopo le rivelazioni del pentito Gaetano Vassallo ('L'espresso' n. 37), che ha descritto gli interessi dei padrini casalesi sul progetto. Parole che sembra abbiano provocato imbarazzo in seno alla struttura del prefetto Guido Bertolaso. Ma non abbastanza, evidentemente, per aumentare la vigilanza sui numerosi siti strategici presenti nell'area più calda della provincia di Caserta. In piena Gomorra, nel raggio di meno di un chilometro ci sono due vecchie discariche utilizzate oggi come deposito di balle. A San Tammaro sorgerà un nuovo impianto e, soprattutto, c'è Ferrandelle in piena attività. Il buco nero Ferrandelle inghiotte la fetta più grande dell'immondizia ma è diventata discarica solo per decreto legge. I terreni confiscati dieci anni fa al boss Francesco Sandokan Schiavone erano stati, infatti, individuati dall'ex commissario De Gennaro solo per ospitare lo stoccaggio provvisorio di rifiuti: un luogo di transito. Il governo Berlusconi lo ha trasformato a tutti gli effetti in un immondezzaio permanente. Ma se a Chiaiano e ad Acerra sono arrivati i soldati per tenere lontani criminali e sostanze tossiche, a Ferrandelle dopo le prime settimane di presidio l'esercito è sparito. Adesso ci sono solo due pattuglie di vigilantes privati. Si limitano, prevalentemente, a piantonare i due ingressi, mentre una debole rete metallica dovrebbe difendere il perimetro dalle intrusioni. Una scelta quantomeno rischiosa in terra di casalesi: basta fare un giro per trovare la recinzione piegata in più punti. Ogni giorno vengono sversate lì oltre 1200 tonnellate di immondizia, per metà provenienti da Napoli. Non solo sacchi di spazzatura ma anche rifiuti considerati speciali, come 'L'espresso' ha verificato: ci sono suppellettili, frigoriferi, copertoni e materassi.
Tra le quindici montagne di spazzatura alte circa venti metri, si alternano senza alcun controllo otto operai. Lavorano per conto di quattro diverse società, qualcuna in odor di camorra che resta ancora lì a operare indisturbata. Un recente provvedimento della presidenza del Consiglio dei ministri ha, anzi, rinnovato tutti i contratti esistenti. Ferrandelle avrebbe dovuto chiudere dopo le prime 360mila tonnellate ma le pale meccaniche continuano ad ammassare rifiuti sulle piazzole, cercando di farci entrare quanta più monnezza possibile. Una settimana fa sono state velocemente 'inaugurate' due nuove piattaforme: altro spazio per seppellire di tutto e in fretta.

Fonte:
L'Espresso

Sangue e oro...solidarietà al popolo palestinese!



Di Enrico Viciconte

Mentre, nel disinteresse generale, la nostra classe dirigente si occupa dell'abbronzatura di Obama,delle labbra polifunzionali della Carfagna e degli appiccicosi glutei di Villari...a Gaza, e nel poco che è rimasto della Palestina ufficiale, si sta consumando l'ennesima tragedia del popolo arabo.

La politica israeliana che intende tirare definitivamente il cappio intorno al collo del popolo palestinese sta conducendo, nella striscia di Gaza in particolare, una manovra di chiaro sterminio di quelle popolazioni.
Nella Striscia non si può lavorare la terra perchè i soldati israeliani con i carri armati distruggono i raccolti, nelle acque di Gaza non si può pescare perchè i pescherecci vengono sequestrati ed i pescatori arrestati, a Gaza non ci si può curare perchè i medicinali non ci sono più e le ambulanze non vengono fatte entrare in Israele, a Gaza manca la corrente elettrica e scarseggia l'acqua potabile, nella Striscia la mortalità infantile e senile ha raggiunto livelli da record.

Un Natale di sangue attende la Palestina e l'Europa, vittima e strumento dell'imperialismo nord-americano che da sempre appoggia Israele, sta a guardare.

Noi DuoSiciliani, che ben conosciamo il tallone dell'oppressione, ritroviamo nel popolo Palestinese tutte quelle emozioni e quei sentimenti che agitarono orgogliosamente il nostro popolo contro la politica di sterminio che l'aggressore piemontese adottò nei nostri confronti.

Il popolo DuoSiciliano dovrebbe pertanto partecipare alla manifestazione di sabato 29 novembre a Roma (Appuntamento in Piazza della Repubblica ore 15) di solidarietà al popolo palestinese. Manifestazione per portare la solidarietà a chi soffre sotto il peso della violenza e per chiedere a voce alta:

LA FINE DELL'OCCUPAZIONE E DEL FURTO DELLE RISORSE NATURALI,IN PRIMIS L'ACQUA!

IL DIRITTO AL RITORNO, NELLA PALESTINA STORICA,PER I RIFUGIATI PALESTINESI

LA FINE DEL BLOCCO ECONOMICO CONTRO LA POPOLAZIONE DI GAZA

LA NASCITA DI UNO STATO PALESTINESE CON GERUSALEMME CAPITALE

LA DISTRUZIONE DEL MURO CON IL QUALE GLI ISRAELIANI GHETTIZZANO I PALESTINESI

LO SMANTELLAMENTO DEGLI INSEDIAMENTI COLONICI ISRAELIANI

LA REVOCA DEGLI ACCORDI DI COOPERAZIONE MILITARE CON ISRAELE

LA LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI

Fonte: PARTITO DEL SUD "Sez. Lucio Barone" Roma

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Di Enrico Viciconte

Mentre, nel disinteresse generale, la nostra classe dirigente si occupa dell'abbronzatura di Obama,delle labbra polifunzionali della Carfagna e degli appiccicosi glutei di Villari...a Gaza, e nel poco che è rimasto della Palestina ufficiale, si sta consumando l'ennesima tragedia del popolo arabo.

La politica israeliana che intende tirare definitivamente il cappio intorno al collo del popolo palestinese sta conducendo, nella striscia di Gaza in particolare, una manovra di chiaro sterminio di quelle popolazioni.
Nella Striscia non si può lavorare la terra perchè i soldati israeliani con i carri armati distruggono i raccolti, nelle acque di Gaza non si può pescare perchè i pescherecci vengono sequestrati ed i pescatori arrestati, a Gaza non ci si può curare perchè i medicinali non ci sono più e le ambulanze non vengono fatte entrare in Israele, a Gaza manca la corrente elettrica e scarseggia l'acqua potabile, nella Striscia la mortalità infantile e senile ha raggiunto livelli da record.

Un Natale di sangue attende la Palestina e l'Europa, vittima e strumento dell'imperialismo nord-americano che da sempre appoggia Israele, sta a guardare.

Noi DuoSiciliani, che ben conosciamo il tallone dell'oppressione, ritroviamo nel popolo Palestinese tutte quelle emozioni e quei sentimenti che agitarono orgogliosamente il nostro popolo contro la politica di sterminio che l'aggressore piemontese adottò nei nostri confronti.

Il popolo DuoSiciliano dovrebbe pertanto partecipare alla manifestazione di sabato 29 novembre a Roma (Appuntamento in Piazza della Repubblica ore 15) di solidarietà al popolo palestinese. Manifestazione per portare la solidarietà a chi soffre sotto il peso della violenza e per chiedere a voce alta:

LA FINE DELL'OCCUPAZIONE E DEL FURTO DELLE RISORSE NATURALI,IN PRIMIS L'ACQUA!

IL DIRITTO AL RITORNO, NELLA PALESTINA STORICA,PER I RIFUGIATI PALESTINESI

LA FINE DEL BLOCCO ECONOMICO CONTRO LA POPOLAZIONE DI GAZA

LA NASCITA DI UNO STATO PALESTINESE CON GERUSALEMME CAPITALE

LA DISTRUZIONE DEL MURO CON IL QUALE GLI ISRAELIANI GHETTIZZANO I PALESTINESI

LO SMANTELLAMENTO DEGLI INSEDIAMENTI COLONICI ISRAELIANI

LA REVOCA DEGLI ACCORDI DI COOPERAZIONE MILITARE CON ISRAELE

LA LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI

Fonte: PARTITO DEL SUD "Sez. Lucio Barone" Roma

La scuola crolla....


Fonte: MicroMega
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Fonte: MicroMega

Pagate savoia: Salvia di Lucania vuole essere risarcita dai savoia

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Obama, il nuovo presidente degli “invisibili”




Barack Obama sceglie YouTube per diffondere il suo messaggio settimanale ai cittadini americani, sostituendo a tutti gli effetti la televisione i media. Obama si proclama la guida dell’ideologia del World Wide Web, che in reltà non rappresenta altro che una ragnatela su cui il ragno tesse il suo potere.

Mentre tutti noi credevamo che gli Stati Uniti fossero sull’orlo del fallimento, persi nel baratro dei loro debiti, i poteri invisibili che si nascondono dietro al Governo americano si sono già attivati per rilanciare il "new deal". Sono già in atto strategie e sotterfugi per evitare di pagare un debito che ha raggiunto livelli inestimabili, come quelle di non riconoscere più i documenti da loro stessi firmati. Un rischio che è stato in qualche modo ventilato durante i colloqui del G20, come si può intendere facilmente dalle parole dei Sarkozy e Berlusconi, i quali ricordano che l’America non deve sottrarsi alle sue responsabilità nella crisi finanziaria che ha colpito l’intero sistema economico mondiale. L’America, anche se avrà un nuovo Presidente, ha sempre gli stessi problemi, lo stesso sistema di potere legato a sua volta ad entità che reggono i pezzi di questa potenza in frantumi. Così mentre George Bush è divenuto il capro espiatorio della crisi USA, Barack Obama viene proclamato come la guida di una rivoluzione possibile, della democrazia diretta nata dall’ideologia del World Wide Web, che, come abbiamo sempre spiegato, non rappresenta altro che una ragnatela su cui il ragno tesse il suo potere.

Con Obama siamo entrati ufficialmente nell’era della "rete", in cui le entità invisibili stabiliscono le nuove regole, abbandonando nel fallimento le vecchie convinzioni, che ormai non hanno più credibilità. Il nuovo mondo sarà questa realtà sintetica, fatta di avatar e piattaforme virtuali, costruita sui nuovi media di Google e You Tube, e il nuovo sistema economico costituito sulla monetica, le unità intellettive, e le attività virtuali. Le nuove nazioni saranno costruite da social forum, le nuove entità costituite attraverso i server e le nuove galassie all’interno del cyberspazio. Molti tuttavia ignorano la pericolosità di questo sistema, che divide nettamente la parte materiale da quella immateriale dell’economia, considerando che il mondo occidentale ha investito il 98% nelle sue risorse nel sistema materiale garantito dall’equilibrio di domanda e offerta. Al contrario, lo sviluppo dell'internet si basa sul proliferare di utenti e sull'accesso alla rete, senza alcuna regolamentazione che garantisca che la struttura virtuale sia una perfetta immagine speculare dell’apparato economico: siamo dinanzi alla più grande usura criminale mai esistita.

Per lanciare il nuovo sistema, viene presentato al mondo intero il Presidente globale, che sceglie di intervenire, per la prima volta, dinanzi ai rappresentanti dei più importanti Stati del mondo utilizzando You Tube. Una scelta del tutto politica, dettata non solo da una mera sponsorizzazione nei confronti di un sostenitore della campagna elettorale, quale è stato appunto Google - a dispetto del fatto che Obama dice di non avere dietro di sé lobbies - ma dall’intenzione di legittimare la moderna e "giovane" classe politica, che usa i nuovi strumenti di telecomunicazione, rivolgendosi ai cybernauti e non al tradizionale pubblico mediatico. Non sceglie così la CNN, bensì You Tube, il grande network e monopolista delle pubblicazioni video, divenuto ormai il media della cyber-generation. Lancia così il messaggio della sua grande "rivoluzione", che cambierà il mondo e cancellerà addirittura delle "inutili" riunioni tra i grandi del mondo, che creano caos e un grande spreco di risorse. Mentre alcuni scrivono "Obama predica l'avvento delle reti sociali e della democrazia diretta", noi affermiamo che non crediamo nelle rivoluzioni dal basso fatte grazie alla multinazionale "Google". Il concetto è che Obama, dopo la sua emersione dal basso, è stato comunque finanziato e adesso anche lui vuole fare l'uomo della svolta. Ma prima deve pagare i debiti, dichiarare la falsità dei Bond del Tesoro Americano che hanno impestato le tesorerie degli Stati, fermare la stampa illegale dei dollari e ammettere che il suo sistema economico è fallito.

Come la caduta del comunismo ha causato il fallimento di interi continenti, così il crollo del capitalismo e l’avvento della società virtuale, dovrà portare ad un reale del passato. Senza questa fase di purgatorio, sarà inutile proclamare la nuova era: internet è la gente, You Tube non è democrazia, ma un network accentrato nelle mani di pochi, un mezzo per monopolizzare gli stessi media, dalle radio ai giornali. You Tube è un sistema dove individui sconosciuti applicano la censura a loro piacere, è una società privata, che paga le tasse come tutti, ha un proprietario e un consiglio di amministrazione. Perché definire You Tube una democrazia, se in realtà la democrazia è una struttura di potere, che nei fatti non esiste, bensì esistono le società, gli usi e costumi, e la rivoluzione non ha mai cambiato l’aspetto sostanziale di una nazione, la cui evoluzione dipende dalla fede, dalla cultura e dalle risorse economiche. In realtà, i rivoluzionari che sono su You Tube sono tutto all'infuori di essere rivoluzionari, sono i soliti "utili idioti" che non fanno altro che contribuire al rafforzamento di questa nuova società. Grazie a loro, stanno costruendo una nuova società e una nuova religione, senza eserciti o bombe, ma con leggi scritte in America ma applicate in tutto il mondo. È chiaro che l’effetto sarà quello di far credere al popolo di aver scelto il proprio destino, quando in realtà lo si è reso solo partecipe di un grande cinema, la sua trama è stata già scritta.

Non si può illudere fino a questo punto le persone: predicare la rivoluzione basandosi su di un concetto sbagliato è pur sempre un reato, o meglio un crimine invisibile. Ciò che rende You Tube speciale da ogni altro sito è senz’altro il suo essere globale, ma rappresenta pur sempre una struttura informatica leader, che oggi non teme rivali, e può essere definita già un "gruppo di potere", al pari dei "Banchieri" e delle "massonerie" di cui tanto si parla. Da un certo punto di vista, è più facile per la controinformazione demonizzare Bush, affermare che un Presidente americano ha bombardato Paesi in nome del terrorismo, e non ammettere che è il "sistema America" ad aver dichiarato guerra al mondo. Bisogna avere memoria, e ricordare ciò che è stato fatto in Vietnam, Iraq, Serbia e Kosovo, ed ogni volta vi è stato un Presidente diverso che ha fatto la stessa scelta. Obama non è "il nuovo", ma è semplicemente espressione di ciò che hanno creato in America in questi ultimi anni, ossia una nazione virtuale che si proclama ancora una volta una democrazia, come è accaduto secoli fa. Il web non è un pianeta sconosciuto, ma l’immagine della nostra società che può essere manipolata più facilmente e quando si vuole: è lo splendido coronamento del grande progetto degli invisibili, che sono riusciti finalmente a nascondersi dietro ad uno specchio.

L’America è fallita e dovrebbe avere almeno il coraggio di ammetterlo come fece la Russia, che accettò la derisione l’umiliazione per riprendersi. Ora non sarà certo il Presidente Obama a cancellare la memoria dei serbi, degli iracheni e degli afghani, non sarà certo lui a cambiare gli equilibri su cui si basa l’attuale geopolitica. Se oggi fa finta di ignorare il Capo di Stato italiano, mostrando indifferenza, un domani non avrà certo lo stesso atteggiamento nel chiedere le basi del Mediterraneo per bombardare un altro Stato. Chissà se Barack Obama, il Presidente degli invisibili, sarà capace di contrastare il sistema delle lobbies, di sfogliare gli scritti di Tesla, oppure rimarrà solo un simbolo dei poveri, di cui vuole cambiare il mondo ma non ha un esercito.

Fonte:Eletboro

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Barack Obama sceglie YouTube per diffondere il suo messaggio settimanale ai cittadini americani, sostituendo a tutti gli effetti la televisione i media. Obama si proclama la guida dell’ideologia del World Wide Web, che in reltà non rappresenta altro che una ragnatela su cui il ragno tesse il suo potere.

Mentre tutti noi credevamo che gli Stati Uniti fossero sull’orlo del fallimento, persi nel baratro dei loro debiti, i poteri invisibili che si nascondono dietro al Governo americano si sono già attivati per rilanciare il "new deal". Sono già in atto strategie e sotterfugi per evitare di pagare un debito che ha raggiunto livelli inestimabili, come quelle di non riconoscere più i documenti da loro stessi firmati. Un rischio che è stato in qualche modo ventilato durante i colloqui del G20, come si può intendere facilmente dalle parole dei Sarkozy e Berlusconi, i quali ricordano che l’America non deve sottrarsi alle sue responsabilità nella crisi finanziaria che ha colpito l’intero sistema economico mondiale. L’America, anche se avrà un nuovo Presidente, ha sempre gli stessi problemi, lo stesso sistema di potere legato a sua volta ad entità che reggono i pezzi di questa potenza in frantumi. Così mentre George Bush è divenuto il capro espiatorio della crisi USA, Barack Obama viene proclamato come la guida di una rivoluzione possibile, della democrazia diretta nata dall’ideologia del World Wide Web, che, come abbiamo sempre spiegato, non rappresenta altro che una ragnatela su cui il ragno tesse il suo potere.

Con Obama siamo entrati ufficialmente nell’era della "rete", in cui le entità invisibili stabiliscono le nuove regole, abbandonando nel fallimento le vecchie convinzioni, che ormai non hanno più credibilità. Il nuovo mondo sarà questa realtà sintetica, fatta di avatar e piattaforme virtuali, costruita sui nuovi media di Google e You Tube, e il nuovo sistema economico costituito sulla monetica, le unità intellettive, e le attività virtuali. Le nuove nazioni saranno costruite da social forum, le nuove entità costituite attraverso i server e le nuove galassie all’interno del cyberspazio. Molti tuttavia ignorano la pericolosità di questo sistema, che divide nettamente la parte materiale da quella immateriale dell’economia, considerando che il mondo occidentale ha investito il 98% nelle sue risorse nel sistema materiale garantito dall’equilibrio di domanda e offerta. Al contrario, lo sviluppo dell'internet si basa sul proliferare di utenti e sull'accesso alla rete, senza alcuna regolamentazione che garantisca che la struttura virtuale sia una perfetta immagine speculare dell’apparato economico: siamo dinanzi alla più grande usura criminale mai esistita.

Per lanciare il nuovo sistema, viene presentato al mondo intero il Presidente globale, che sceglie di intervenire, per la prima volta, dinanzi ai rappresentanti dei più importanti Stati del mondo utilizzando You Tube. Una scelta del tutto politica, dettata non solo da una mera sponsorizzazione nei confronti di un sostenitore della campagna elettorale, quale è stato appunto Google - a dispetto del fatto che Obama dice di non avere dietro di sé lobbies - ma dall’intenzione di legittimare la moderna e "giovane" classe politica, che usa i nuovi strumenti di telecomunicazione, rivolgendosi ai cybernauti e non al tradizionale pubblico mediatico. Non sceglie così la CNN, bensì You Tube, il grande network e monopolista delle pubblicazioni video, divenuto ormai il media della cyber-generation. Lancia così il messaggio della sua grande "rivoluzione", che cambierà il mondo e cancellerà addirittura delle "inutili" riunioni tra i grandi del mondo, che creano caos e un grande spreco di risorse. Mentre alcuni scrivono "Obama predica l'avvento delle reti sociali e della democrazia diretta", noi affermiamo che non crediamo nelle rivoluzioni dal basso fatte grazie alla multinazionale "Google". Il concetto è che Obama, dopo la sua emersione dal basso, è stato comunque finanziato e adesso anche lui vuole fare l'uomo della svolta. Ma prima deve pagare i debiti, dichiarare la falsità dei Bond del Tesoro Americano che hanno impestato le tesorerie degli Stati, fermare la stampa illegale dei dollari e ammettere che il suo sistema economico è fallito.

Come la caduta del comunismo ha causato il fallimento di interi continenti, così il crollo del capitalismo e l’avvento della società virtuale, dovrà portare ad un reale del passato. Senza questa fase di purgatorio, sarà inutile proclamare la nuova era: internet è la gente, You Tube non è democrazia, ma un network accentrato nelle mani di pochi, un mezzo per monopolizzare gli stessi media, dalle radio ai giornali. You Tube è un sistema dove individui sconosciuti applicano la censura a loro piacere, è una società privata, che paga le tasse come tutti, ha un proprietario e un consiglio di amministrazione. Perché definire You Tube una democrazia, se in realtà la democrazia è una struttura di potere, che nei fatti non esiste, bensì esistono le società, gli usi e costumi, e la rivoluzione non ha mai cambiato l’aspetto sostanziale di una nazione, la cui evoluzione dipende dalla fede, dalla cultura e dalle risorse economiche. In realtà, i rivoluzionari che sono su You Tube sono tutto all'infuori di essere rivoluzionari, sono i soliti "utili idioti" che non fanno altro che contribuire al rafforzamento di questa nuova società. Grazie a loro, stanno costruendo una nuova società e una nuova religione, senza eserciti o bombe, ma con leggi scritte in America ma applicate in tutto il mondo. È chiaro che l’effetto sarà quello di far credere al popolo di aver scelto il proprio destino, quando in realtà lo si è reso solo partecipe di un grande cinema, la sua trama è stata già scritta.

Non si può illudere fino a questo punto le persone: predicare la rivoluzione basandosi su di un concetto sbagliato è pur sempre un reato, o meglio un crimine invisibile. Ciò che rende You Tube speciale da ogni altro sito è senz’altro il suo essere globale, ma rappresenta pur sempre una struttura informatica leader, che oggi non teme rivali, e può essere definita già un "gruppo di potere", al pari dei "Banchieri" e delle "massonerie" di cui tanto si parla. Da un certo punto di vista, è più facile per la controinformazione demonizzare Bush, affermare che un Presidente americano ha bombardato Paesi in nome del terrorismo, e non ammettere che è il "sistema America" ad aver dichiarato guerra al mondo. Bisogna avere memoria, e ricordare ciò che è stato fatto in Vietnam, Iraq, Serbia e Kosovo, ed ogni volta vi è stato un Presidente diverso che ha fatto la stessa scelta. Obama non è "il nuovo", ma è semplicemente espressione di ciò che hanno creato in America in questi ultimi anni, ossia una nazione virtuale che si proclama ancora una volta una democrazia, come è accaduto secoli fa. Il web non è un pianeta sconosciuto, ma l’immagine della nostra società che può essere manipolata più facilmente e quando si vuole: è lo splendido coronamento del grande progetto degli invisibili, che sono riusciti finalmente a nascondersi dietro ad uno specchio.

L’America è fallita e dovrebbe avere almeno il coraggio di ammetterlo come fece la Russia, che accettò la derisione l’umiliazione per riprendersi. Ora non sarà certo il Presidente Obama a cancellare la memoria dei serbi, degli iracheni e degli afghani, non sarà certo lui a cambiare gli equilibri su cui si basa l’attuale geopolitica. Se oggi fa finta di ignorare il Capo di Stato italiano, mostrando indifferenza, un domani non avrà certo lo stesso atteggiamento nel chiedere le basi del Mediterraneo per bombardare un altro Stato. Chissà se Barack Obama, il Presidente degli invisibili, sarà capace di contrastare il sistema delle lobbies, di sfogliare gli scritti di Tesla, oppure rimarrà solo un simbolo dei poveri, di cui vuole cambiare il mondo ma non ha un esercito.

Fonte:Eletboro

 
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