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martedì 25 novembre 2008
Confessioni di un ex massone


lunedì 24 novembre 2008
1860: MACCHE' GARIBALDI! LA SICILIA VENNE INVASA, OCCUPATA E COLONIZZATA DAGLI ANGLO-PIEMONTESI. E' IL NOSTRO PASSATO CHE NON PASSA. E' TEMPO DI FARLO
Ricevo in risposta al filmato pubblicato da Agoravox Italia"In memoria degli eroici difensori del Regno delle Due Sicilie" da noi inserito sul canale you tube del PdSUD, questo interessante link dagli amici di Casa Trinakria che ringrazio. Questo schema di ingegneria sociale è antico almeno quanto la Roma imperiale.
Ricevo in risposta al filmato pubblicato da Agoravox Italia"In memoria degli eroici difensori del Regno delle Due Sicilie" da noi inserito sul canale you tube del PdSUD, questo interessante link dagli amici di Casa Trinakria che ringrazio. Questo schema di ingegneria sociale è antico almeno quanto la Roma imperiale.
Quel terremoto a Napoli mi permise di vedere dal finestrino della mia auto il mio popolo, uomini liberi innanzi ad un fuoco.
Ricevo dall'autore questa commovente testimonianza, con relative considerazioni, sul terremoto di 28 anni fa.(PdSUD ER)Di Nando Dicè
Quel terremoto a Napoli mi permise di vedere dal finestrino della mia auto il mio popolo, uomini liberi innanzi ad un fuoco.
Qualcuno mi dirà, “erano gli occhi di un bambino!”, certo! Gli occhi di un bambino, ma voi adulti pensateci, l’avete mai visto davvero il vostro popolo?
Automobili messe in cerchio, un fuoco di legna che arde al centro, i bambini a dormire sui sedili posteriori, le donne con le pentole sul fuoco e gli uomini lì su quel muretto a parlare ed ascoltare la radio. Non c’è luce, acqua corrente, gas. A stento la radio ed in lontananza sirene. Polizia e croce rossa, sono l’unica cosa che rammentano a tutti che siamo a Napoli.
“Sono riuscito a prendere questo”, “io ho salvato quest’altro”.
Ore 3,50 del 24\11\1980. La radio parla di paesi distrutti, case inagibili e scuole chiuse. Tutti portano quello che hanno, quello che sono riusciti a prendere. E tutti mettono tutto a disposizione di tutti, altro che globalizzazione, dove tutti depredano tutti dappertutto. Non c’è nulla da fare, in qualsiasi crisi, ci si salva solo stando insieme.
Lo Stato con le sue Ventisette leggi in ventotto anni, fondi equivalenti a tre finanziarie, a due punti di prodotto interno lordo e con lo stanziamento complessivo di 32 miliardi e 363 milioni di euro, non riesce a dare al mio popolo in 42 anni, quello che da solo si diede in quelle 24ore.
Ed eravamo insieme, noi, gli amici di papà, i vicini di casa e tutti si davano da fare, io non riuscivo proprio a dormire. Ero, come avrei detto oggi, da “scemo”, “un poco scosso”.Una sensazione che non si dimentica. Un silenzio improvviso che ti risucchia, un urlo che ti lancia nel terrore e tutto intorno a te trema. Che succede? Che fare? Urla!
Tutti urlano, tutti chiamano, tutti corrono.
Novanta secondi, cosa sono novanta secondi? Ma agli occhi di un bambino, che non conosce “’o terremòto”, quei novanta secondi furono l’infinito terrore dell’ignoto.
Un ignoto che trema.
Fuggire, correre e tutti giù per le scale, anche quelli che ad ogni gradino urlano “per le scale no è pericoloso!”.
Fuori, e di nuovo a correre, verso lo slargo più vicino, verso la piazza più larga e sempre un urlo nelle orecchie, “lontano dai cornicioni, attenti ai balconi”, come se fosse facile. Ma tu non ascolti nulla, corri!
E bene ricordarlo, 2998 persone non corsero abbastanza, non ebbero il tempo di correre, 8245 se la cavarono a stento. Senzatetto? 234.960 persone. Regioni colpite? 3 (Campania, Basilicata e Puglia). Numero di Comuni colpiti? 687 di cui disastrati: 37.15.400 Kmq interessati dal sisma. Popolazione coinvolta? oltre 5.000.000 di abitanti. Sapemmo dopo giorni.
Ma quella sera alle 19.41, dopo appena 6 minuti da un terremoto del nono grado della scala Mercalli, arrivare in un posto “sicuro” era per tutti, l’unica cosa importante. Quando mio padre, allentò la morsa, la mano mi doleva.
Eravamo tutti terrorizzati e nessuno sapeva nulla, neppure che lo stato avrebbe speso in 42 anni, 7500 euro a testa, nonni e bambini compresi, senza che noi li vedessimo mai, ma facendoci passare pure per ladri.
Passarono molti minuti prima di capire, prima di ragionare. Bisogna salire in casa era il pensiero temerario ed incosciente di tutti. Nel frattempo arrivava altra gente. Ma quanto e durato?
Tu che stavi facendo? In quel momento nessun racconto, nessun aneddoto, solo paura, ma gli aneddoti c’erano, li avremmo ascoltati per anni. Alle 23.20 circa i primi coraggiosi, danno coraggio ad altri incoscienti e qualcuno si avvia verso gli edifici. La “scossa di assestamento” che venne, stroncò ogni discussione.
Ed eccomi qui in questa villa comunale trasformata in accampamento indiano per noi bambini. Il fuoco, gli alberi, tutti per strada e tutti accomunati dal terrore comune, ci davamo una mano.
La natura sconfigge il “mondo moderno”, ed in una Napoli terremotata, per quei tre giorni a nessuno mancò nulla. In una Napoli ancora scossa dagli “assestamenti”, quella porzione di popolo intorno al fuoco, si organizzò.
Il brutto venne dopo, quando le scosse finirono.
Inutile dirvi la mia odissea scolastica, doppi e tripli turni nelle scuole per i successivi nove anni e nei primi anni, lo confesso, l’odiavo, odiavo il “terremoto”. Morti, feriti, distruzioni. Ma oggi no! Oggi non lo odio più.Non perché, fece molti più danni il post-terremoto che il terremoto.
E neppure perché, sarebbe altrettanto facile dimostrare, che il “mondo moderno” con i suoi 33,31 morti e migliaia di feriti al secondo fa più danni di una catastrofe naturale.
Troppo facile sarebbe parlarvi delle leggi sulla ricostruzione.
Per esempio il FMI, ci dice, che fra il 1984 ed il 1994 le imprese che hanno ricevuto finanziamenti sono state per l’88.3% del Nord e del 9.4% al Sud. No non è per questo, non è per lo stato di “calamità-innaturale” che la mia Napoli subisce da 149 anni, che il terremoto (calamita-naturale), non lo odio più, ma perchè a differenza di altri governi - http://it.youtube.com/watch?v=j9QZ1jW9Bn8 - che in pochi mesi, dopo una catastrofe analoga hanno risolto tutto, il nostro stato di “terremotati” è durato 20anni!
Non è più un bambino che guarda dal finestrino, quello che dopo 27 anni vede Prodi stanziare 157.500.000 euro, e Berlusconi l’anno dopo, il 13 giugno del 2008, firmare il consenso a spendere i fondi bloccati «per la distribuzione delle risorse».
Per anni i “Fratelli d’Italia” con slogan che vanno dal “Vesuvio bruciali tutti” allo “sporco terrone” aggiunsero l’offesa “TERREMOTATI”. PENSATECI, fu davvero il terremoto a farci “TERREMOTATI”?Terremotati per venti lunghi anni?
Non vi sembra quasi che lo Stato con la scusa del terremoto, dei Borbone, della ricostruzione post-bellica, dell’arretratezza sociale, dell’emigrazione e della criminalità, ci “aiuti” ed ogni volta ci troviamo peggio di prima, più “scossi” di prima?
Non è forse lo Stato stesso che per venti lunghi anni, ci ha relegati in case puntellate, baracche e “roulotte” dove, come cantava De Andrè, “l’assessore ci allevava i Visoni”?
Non furono quegli stessi “Fratelli d’Italia” che, come dice la Corte dei Conti hanno generato “un buco nero del bilancio pubblico: un conto giudiziario, che al momento non è nemmeno presumibilmente quantificabile..”.?
Sono forse sempre loro che, come dicono e sanno tutti, “a mangiare ci sono il padre, il figlio e lo spirito santo”, cioè le banche, gli industriali e la politca-camorra?.
No, non fu il terremoto a farci terremotati. Dopo un paio di giorni dal terremoto, lo “scemo del villaggio globale” per radio ascoltò una voce, la voce dello Stato: “Non vi dimenticheremo!” disse Pertini, e lì per lì, sembrò una voce di conforto.
Ora ho capito cosa intendeva il Presidente Pertini:
“Non vi dimenticheremo. Non dimenticheremo di sfruttare le vostre disgrazie per dare soldi alle nostre industrie, ai nostri amici costruttori, appaltatori e sub-appaltatori. Creeremo strutture clientelari ed elettorali, costruiremo una fitta rete di sfruttamento, celata e nascosta ai più, dalla quale il Sud mai si libererà. Tanto è stato il terremoto…”
Ci sono voluti 28anni di “ricostruzione” e altri 14 passeranno per spendere gli ultimi “spiccioli” (i fondi stanziati nel 2007 varranno sino al 2022), ma ora l’ho capito, era una minaccia!
No, non fu il terremoto a renderci terremotati…
.
Ricevo dall'autore questa commovente testimonianza, con relative considerazioni, sul terremoto di 28 anni fa.(PdSUD ER)Di Nando Dicè
Quel terremoto a Napoli mi permise di vedere dal finestrino della mia auto il mio popolo, uomini liberi innanzi ad un fuoco.
Qualcuno mi dirà, “erano gli occhi di un bambino!”, certo! Gli occhi di un bambino, ma voi adulti pensateci, l’avete mai visto davvero il vostro popolo?
Automobili messe in cerchio, un fuoco di legna che arde al centro, i bambini a dormire sui sedili posteriori, le donne con le pentole sul fuoco e gli uomini lì su quel muretto a parlare ed ascoltare la radio. Non c’è luce, acqua corrente, gas. A stento la radio ed in lontananza sirene. Polizia e croce rossa, sono l’unica cosa che rammentano a tutti che siamo a Napoli.
“Sono riuscito a prendere questo”, “io ho salvato quest’altro”.
Ore 3,50 del 24\11\1980. La radio parla di paesi distrutti, case inagibili e scuole chiuse. Tutti portano quello che hanno, quello che sono riusciti a prendere. E tutti mettono tutto a disposizione di tutti, altro che globalizzazione, dove tutti depredano tutti dappertutto. Non c’è nulla da fare, in qualsiasi crisi, ci si salva solo stando insieme.
Lo Stato con le sue Ventisette leggi in ventotto anni, fondi equivalenti a tre finanziarie, a due punti di prodotto interno lordo e con lo stanziamento complessivo di 32 miliardi e 363 milioni di euro, non riesce a dare al mio popolo in 42 anni, quello che da solo si diede in quelle 24ore.
Ed eravamo insieme, noi, gli amici di papà, i vicini di casa e tutti si davano da fare, io non riuscivo proprio a dormire. Ero, come avrei detto oggi, da “scemo”, “un poco scosso”.Una sensazione che non si dimentica. Un silenzio improvviso che ti risucchia, un urlo che ti lancia nel terrore e tutto intorno a te trema. Che succede? Che fare? Urla!
Tutti urlano, tutti chiamano, tutti corrono.
Novanta secondi, cosa sono novanta secondi? Ma agli occhi di un bambino, che non conosce “’o terremòto”, quei novanta secondi furono l’infinito terrore dell’ignoto.
Un ignoto che trema.
Fuggire, correre e tutti giù per le scale, anche quelli che ad ogni gradino urlano “per le scale no è pericoloso!”.
Fuori, e di nuovo a correre, verso lo slargo più vicino, verso la piazza più larga e sempre un urlo nelle orecchie, “lontano dai cornicioni, attenti ai balconi”, come se fosse facile. Ma tu non ascolti nulla, corri!
E bene ricordarlo, 2998 persone non corsero abbastanza, non ebbero il tempo di correre, 8245 se la cavarono a stento. Senzatetto? 234.960 persone. Regioni colpite? 3 (Campania, Basilicata e Puglia). Numero di Comuni colpiti? 687 di cui disastrati: 37.15.400 Kmq interessati dal sisma. Popolazione coinvolta? oltre 5.000.000 di abitanti. Sapemmo dopo giorni.
Ma quella sera alle 19.41, dopo appena 6 minuti da un terremoto del nono grado della scala Mercalli, arrivare in un posto “sicuro” era per tutti, l’unica cosa importante. Quando mio padre, allentò la morsa, la mano mi doleva.
Eravamo tutti terrorizzati e nessuno sapeva nulla, neppure che lo stato avrebbe speso in 42 anni, 7500 euro a testa, nonni e bambini compresi, senza che noi li vedessimo mai, ma facendoci passare pure per ladri.
Passarono molti minuti prima di capire, prima di ragionare. Bisogna salire in casa era il pensiero temerario ed incosciente di tutti. Nel frattempo arrivava altra gente. Ma quanto e durato?
Tu che stavi facendo? In quel momento nessun racconto, nessun aneddoto, solo paura, ma gli aneddoti c’erano, li avremmo ascoltati per anni. Alle 23.20 circa i primi coraggiosi, danno coraggio ad altri incoscienti e qualcuno si avvia verso gli edifici. La “scossa di assestamento” che venne, stroncò ogni discussione.
Ed eccomi qui in questa villa comunale trasformata in accampamento indiano per noi bambini. Il fuoco, gli alberi, tutti per strada e tutti accomunati dal terrore comune, ci davamo una mano.
La natura sconfigge il “mondo moderno”, ed in una Napoli terremotata, per quei tre giorni a nessuno mancò nulla. In una Napoli ancora scossa dagli “assestamenti”, quella porzione di popolo intorno al fuoco, si organizzò.
Il brutto venne dopo, quando le scosse finirono.
Inutile dirvi la mia odissea scolastica, doppi e tripli turni nelle scuole per i successivi nove anni e nei primi anni, lo confesso, l’odiavo, odiavo il “terremoto”. Morti, feriti, distruzioni. Ma oggi no! Oggi non lo odio più.Non perché, fece molti più danni il post-terremoto che il terremoto.
E neppure perché, sarebbe altrettanto facile dimostrare, che il “mondo moderno” con i suoi 33,31 morti e migliaia di feriti al secondo fa più danni di una catastrofe naturale.
Troppo facile sarebbe parlarvi delle leggi sulla ricostruzione.
Per esempio il FMI, ci dice, che fra il 1984 ed il 1994 le imprese che hanno ricevuto finanziamenti sono state per l’88.3% del Nord e del 9.4% al Sud. No non è per questo, non è per lo stato di “calamità-innaturale” che la mia Napoli subisce da 149 anni, che il terremoto (calamita-naturale), non lo odio più, ma perchè a differenza di altri governi - http://it.youtube.com/watch?v=j9QZ1jW9Bn8 - che in pochi mesi, dopo una catastrofe analoga hanno risolto tutto, il nostro stato di “terremotati” è durato 20anni!
Non è più un bambino che guarda dal finestrino, quello che dopo 27 anni vede Prodi stanziare 157.500.000 euro, e Berlusconi l’anno dopo, il 13 giugno del 2008, firmare il consenso a spendere i fondi bloccati «per la distribuzione delle risorse».
Per anni i “Fratelli d’Italia” con slogan che vanno dal “Vesuvio bruciali tutti” allo “sporco terrone” aggiunsero l’offesa “TERREMOTATI”. PENSATECI, fu davvero il terremoto a farci “TERREMOTATI”?Terremotati per venti lunghi anni?
Non vi sembra quasi che lo Stato con la scusa del terremoto, dei Borbone, della ricostruzione post-bellica, dell’arretratezza sociale, dell’emigrazione e della criminalità, ci “aiuti” ed ogni volta ci troviamo peggio di prima, più “scossi” di prima?
Non è forse lo Stato stesso che per venti lunghi anni, ci ha relegati in case puntellate, baracche e “roulotte” dove, come cantava De Andrè, “l’assessore ci allevava i Visoni”?
Non furono quegli stessi “Fratelli d’Italia” che, come dice la Corte dei Conti hanno generato “un buco nero del bilancio pubblico: un conto giudiziario, che al momento non è nemmeno presumibilmente quantificabile..”.?
Sono forse sempre loro che, come dicono e sanno tutti, “a mangiare ci sono il padre, il figlio e lo spirito santo”, cioè le banche, gli industriali e la politca-camorra?.
No, non fu il terremoto a farci terremotati. Dopo un paio di giorni dal terremoto, lo “scemo del villaggio globale” per radio ascoltò una voce, la voce dello Stato: “Non vi dimenticheremo!” disse Pertini, e lì per lì, sembrò una voce di conforto.
Ora ho capito cosa intendeva il Presidente Pertini:
“Non vi dimenticheremo. Non dimenticheremo di sfruttare le vostre disgrazie per dare soldi alle nostre industrie, ai nostri amici costruttori, appaltatori e sub-appaltatori. Creeremo strutture clientelari ed elettorali, costruiremo una fitta rete di sfruttamento, celata e nascosta ai più, dalla quale il Sud mai si libererà. Tanto è stato il terremoto…”
Ci sono voluti 28anni di “ricostruzione” e altri 14 passeranno per spendere gli ultimi “spiccioli” (i fondi stanziati nel 2007 varranno sino al 2022), ma ora l’ho capito, era una minaccia!
No, non fu il terremoto a renderci terremotati…
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Roberto Saviano au Ministère des affaires étrangères
envoyé par AgoraVox
di Francesco Piccinini e Francesco Raiola.
In esclusiva per AgoraVox Italia l’intero intervento di Roberto Saviano al Ministero degli Affari Esteri Francese a Parigi, in occasione dell’incontro "I soldi della droga, l’economia sotterranea e il sequestro dei beni criminali in Europa", al quale erano presenti, tra gli altri, anche il Ministro degli Interni Francese M. Michèle Alliot-Marie, il Ministro della Giustizia Francese M. Rachida Dati e il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso.
Lo scrittore ha parlato davanti a una platea composta da politici, giornalisti, studiosi, rappresentanti delle forze dell’ordine europee e militari, dando, come sempre, una visione da narratore e non da addetto ai lavori.
Saviano si scaglia contro l’indifferenza dell’Europa dove “non c’è stato un vero piano di contrasto, non tanto allo spaccio (...), ma all’economia di reinvestimento (del denaro (ndr)) chiedendosi come possa fare l’Europa senza i soldi sporchi della criminalità: “Le tre mafie in Italia fatturano circa 100 miliardi di euro l’anno. È l’economia più grande del paese, e sicuramente una delle più grandi d’Europa. Può l’Europa quindi rinunciare a questo danaro? Può la Francia rinunciare agli investimenti del narcotraffico? Può la Spagna – vera porta della cocaina in Europa – rinunciare al passaggio dei capitali?”
Insomma una vera condanna alle nazioni europee che non contrastano con l’efficacia dovuta queste mafie (al plurale, come ha specificato lo scrittore in un secondo intervento), girando spesso la faccia dall’altro lato; paesi che non considerano il fenomeno “prioritario”: “a volte sono i registi, narratori, giornalisti che devono accendere la luce, far riflettere su queste contraddizioni”.
Saviano ha poi seguito con attenzione l’intervento del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso.
L’autore di Gomorra ha concluso l’intervento invitando tutti a una riflessione più ampia, citando e modificando un aforisma di Averroè:
“Guarda lo zero non vedrai niente, guarda attraverso lo zero vedrai l’infinito. Guarda la cocaina, vedrai solo la polvere, guarda attraverso la cocaina, vedrai il mondo”
Roberto Saviano au Ministère des affaires étrangères
Caricato da AgoraVox
envoyé par AgoraVox
di Francesco Piccinini e Francesco Raiola.
In esclusiva per AgoraVox Italia l’intero intervento di Roberto Saviano al Ministero degli Affari Esteri Francese a Parigi, in occasione dell’incontro "I soldi della droga, l’economia sotterranea e il sequestro dei beni criminali in Europa", al quale erano presenti, tra gli altri, anche il Ministro degli Interni Francese M. Michèle Alliot-Marie, il Ministro della Giustizia Francese M. Rachida Dati e il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso.
Lo scrittore ha parlato davanti a una platea composta da politici, giornalisti, studiosi, rappresentanti delle forze dell’ordine europee e militari, dando, come sempre, una visione da narratore e non da addetto ai lavori.
Saviano si scaglia contro l’indifferenza dell’Europa dove “non c’è stato un vero piano di contrasto, non tanto allo spaccio (...), ma all’economia di reinvestimento (del denaro (ndr)) chiedendosi come possa fare l’Europa senza i soldi sporchi della criminalità: “Le tre mafie in Italia fatturano circa 100 miliardi di euro l’anno. È l’economia più grande del paese, e sicuramente una delle più grandi d’Europa. Può l’Europa quindi rinunciare a questo danaro? Può la Francia rinunciare agli investimenti del narcotraffico? Può la Spagna – vera porta della cocaina in Europa – rinunciare al passaggio dei capitali?”
Insomma una vera condanna alle nazioni europee che non contrastano con l’efficacia dovuta queste mafie (al plurale, come ha specificato lo scrittore in un secondo intervento), girando spesso la faccia dall’altro lato; paesi che non considerano il fenomeno “prioritario”: “a volte sono i registi, narratori, giornalisti che devono accendere la luce, far riflettere su queste contraddizioni”.
Saviano ha poi seguito con attenzione l’intervento del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso.
L’autore di Gomorra ha concluso l’intervento invitando tutti a una riflessione più ampia, citando e modificando un aforisma di Averroè:
“Guarda lo zero non vedrai niente, guarda attraverso lo zero vedrai l’infinito. Guarda la cocaina, vedrai solo la polvere, guarda attraverso la cocaina, vedrai il mondo”
Roberto Saviano au Ministère des affaires étrangères
Caricato da AgoraVox
L’uomo è il fine. Non lo Stato.
.jpg)
Non paghiamo l’ICI sui terreni fabbricabili, ci dicono. Ebbene, il partito del Sud potrebbe dire di non pagare tutte le tasse dovute a questo stato liberal massonico nato dal risorgimento piemontese: Irpef, Irap, Tosap, ICI sui fabbricati, ICI sui terreni, rivalutazione dei terreni industriali, Tarsu, Tasse di concessione demaniale e comunale, Tasse sui redditi, tasse sugli spazi pubblici, Autovelox, tasse autostradali, tasse sull’agricoltura, sulla pesca, contributi esorbitanti, tassi bancari da strozzini.I soldi vanno tutti al nord padano. Circa duecento tasse da 150 anni, hanno spennato il sud e i suoi cittadini, costretti all’emigrazione dal 13 febbraio 1861.
Prodi ha tolto il 40%dell’ici sulla prima casa, Berlusconi ha tolto il restante 60%. Ma che bravi! Sinistra e destra a caccia di voti! Sinistra e destra ci spennano da 147 anni, e a pagare è solamente il Sud. Ci hanno tolto l’anima. Dobbiamo reagire alle provocazioni di politicanti ‘mbriachi di populismo e di clientelismo, UDC e Forza Italia in primo luogo e non dimentichiamo certa sinistra, un tempo corretta, oggi in parte corrotta da ideologie liberal massoiche che, per il Sud sono state mortali e malefiche. La legge sull’ICI sui terreni fabbricabili è stata promulgata nel 1993, e se non sbagliamo, al tempo era sindaco l’attuale capogruppo dell’UDC. Destra e sinistra si sono alternati al potere, e nel dicembre del 2003 fu approvato dalla giunta Magliozzi il regolamento in vigore, votato all’unanimità, con l’avv.Matarazzo presidente del consiglio.
Vorremmo sapere perchè non sono state notificate le cartelle ICi sui terreni fabbricabili da quella giunta ai 200 cittadini ignari della nostra città, oggi fatti passare dalle leggi in vigore, come evasori totali. Altri 300 gaetani pagano detta tassa dal 1994,perchè questa destra illiberale ed illegalitaria si agita tanto?
I casi sono due, o c’è stato un danno erariale oppure uno scambio di voti, cose che o la Corte dei conti o la Magistratura ordinaria dovrebbero prendere in considerazione.Nei tempi belli di una volta i meridionali pagavano solo quattro tasse, più la fondiaria per chi era proprietario di terreni. oggi se ne contano oltre duecento, tutte messe nel carniere dal partito liberale che ci governa da 147 anni. A Gaeta, come in Italia, la politica vola bassa. Il Partito del Sud cerca di innalzare il suo livello. Rivogliamo gestire il nostro mare, i noli delle navi che caricano e scaricano nei nostri porti ( da nord a Sud); rivoliamo gestire i nostri beni demaniali; rivogliamo le spiagge, i cui concessionari sono strozzati da tasse di concesione inaudite che vanno allo stato. Il comune deve gestire le sue ricchezze demaniali, sia marittime che terrestri. Gaeta, nei secoli passati, aveva una flotta di 300 navi e 64 paranze, cantieri navali che davano lavoro a 2000 opreai specializzati; aveva fabbriche, frantoi, comemrci attivi in tutto il mondo conosciuto.Con Cavour e con il Conte Bastogi tutto fu centralizzato.
Il sistema è allo sbando, sta implodendo, voglionoi farci pagare detta crisi.
Vi è un mostro nel mondo moderno, lo Stato, che sta divorando la società. Questo Stato bisogna abbatterlo se non vorrà degenerare in una statolatria, in più feroce barbarie, far risorgere la società, federazione di associazioni quanto più libere e varie possibili. Avremo bisogno anche domani di una amministrazione centrale, di un governo, mai così l’una come l’altra saranno agli ordini della società e non viceversa.
L’uomo è il fine. Non lo Stato.
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Non paghiamo l’ICI sui terreni fabbricabili, ci dicono. Ebbene, il partito del Sud potrebbe dire di non pagare tutte le tasse dovute a questo stato liberal massonico nato dal risorgimento piemontese: Irpef, Irap, Tosap, ICI sui fabbricati, ICI sui terreni, rivalutazione dei terreni industriali, Tarsu, Tasse di concessione demaniale e comunale, Tasse sui redditi, tasse sugli spazi pubblici, Autovelox, tasse autostradali, tasse sull’agricoltura, sulla pesca, contributi esorbitanti, tassi bancari da strozzini.I soldi vanno tutti al nord padano. Circa duecento tasse da 150 anni, hanno spennato il sud e i suoi cittadini, costretti all’emigrazione dal 13 febbraio 1861.
Prodi ha tolto il 40%dell’ici sulla prima casa, Berlusconi ha tolto il restante 60%. Ma che bravi! Sinistra e destra a caccia di voti! Sinistra e destra ci spennano da 147 anni, e a pagare è solamente il Sud. Ci hanno tolto l’anima. Dobbiamo reagire alle provocazioni di politicanti ‘mbriachi di populismo e di clientelismo, UDC e Forza Italia in primo luogo e non dimentichiamo certa sinistra, un tempo corretta, oggi in parte corrotta da ideologie liberal massoiche che, per il Sud sono state mortali e malefiche. La legge sull’ICI sui terreni fabbricabili è stata promulgata nel 1993, e se non sbagliamo, al tempo era sindaco l’attuale capogruppo dell’UDC. Destra e sinistra si sono alternati al potere, e nel dicembre del 2003 fu approvato dalla giunta Magliozzi il regolamento in vigore, votato all’unanimità, con l’avv.Matarazzo presidente del consiglio.
Vorremmo sapere perchè non sono state notificate le cartelle ICi sui terreni fabbricabili da quella giunta ai 200 cittadini ignari della nostra città, oggi fatti passare dalle leggi in vigore, come evasori totali. Altri 300 gaetani pagano detta tassa dal 1994,perchè questa destra illiberale ed illegalitaria si agita tanto?
I casi sono due, o c’è stato un danno erariale oppure uno scambio di voti, cose che o la Corte dei conti o la Magistratura ordinaria dovrebbero prendere in considerazione.Nei tempi belli di una volta i meridionali pagavano solo quattro tasse, più la fondiaria per chi era proprietario di terreni. oggi se ne contano oltre duecento, tutte messe nel carniere dal partito liberale che ci governa da 147 anni. A Gaeta, come in Italia, la politica vola bassa. Il Partito del Sud cerca di innalzare il suo livello. Rivogliamo gestire il nostro mare, i noli delle navi che caricano e scaricano nei nostri porti ( da nord a Sud); rivoliamo gestire i nostri beni demaniali; rivogliamo le spiagge, i cui concessionari sono strozzati da tasse di concesione inaudite che vanno allo stato. Il comune deve gestire le sue ricchezze demaniali, sia marittime che terrestri. Gaeta, nei secoli passati, aveva una flotta di 300 navi e 64 paranze, cantieri navali che davano lavoro a 2000 opreai specializzati; aveva fabbriche, frantoi, comemrci attivi in tutto il mondo conosciuto.Con Cavour e con il Conte Bastogi tutto fu centralizzato.
Il sistema è allo sbando, sta implodendo, voglionoi farci pagare detta crisi.
Vi è un mostro nel mondo moderno, lo Stato, che sta divorando la società. Questo Stato bisogna abbatterlo se non vorrà degenerare in una statolatria, in più feroce barbarie, far risorgere la società, federazione di associazioni quanto più libere e varie possibili. Avremo bisogno anche domani di una amministrazione centrale, di un governo, mai così l’una come l’altra saranno agli ordini della società e non viceversa.
L’uomo è il fine. Non lo Stato.
Byzantium un altro mondo era possibile
Di Silvia RoncheyA un passo da Piccadilly Circus lo stendardo della mostra copre l’intera facciata della Royal Academy of Arts. La figura dello spiritato arcangelo Michele dalle grandi ali d’oro è sovrastata dalla gigantesca scritta BYZANTIUM. Intorno, le banche cadono, è in crisi la City. Ma la Polis, Costantinopoli, da cui proviene la gran parte delle più di 300 inestimabili opere esposte in quello che fino a pochi mesi fa era il centro pulsante del profitto bancario, è ancora viva. «Le banche cadono ma l’arte continua», mormora Jason Goodwin. L’autore dell’Albero dei giannizzeri è venuto a raggiungerci dal Dorset per guardare la mostra con noi. La camicia azzurra è aperta sotto la giacca di tweed, incurante della pioggia sottile di questo gelido novembre inglese. «Mille anni di interessi, e ci vengono pagati ancora. Altro che credit crunch, questa è solvibilità».
Tra gli avori intagliati dove Apollo e Dafne vivono la loro ulteriore metamorfosi, trasfigurati nell’Angelo e nella Vergine, dove sgranano gli occhi i dignitari e i santi e un’imperatrice cosparsa di gioielli tiene in mano il globo del mondo, il calice di Antiochia, un tempo creduto il Graal, declina intricati simboli in cui l’iconografia dionisiaca si trasforma con naturalezza in quella del sacrificio cristiano. Ma a colpire sono soprattutto gli oggetti della vita quotidiana. L’argenteria domestica, nei cui monogrammi la croce ricorre come un’ossessione. Le stoffe, dove le scene evangeliche ritornano serialmente nelle trame dei telai, come oggi i loghi degli stilisti. Durante il saccheggio di Costantinopoli del 1204 Niceta Coniata si indignò che i crociati le usassero come giacigli per i cavalli. «Già», osserva Goodwin, «la conquista crociata. Gli oggetti migliori vengono dal tesoro di San Marco. Se quei predatori li hanno portati fin lì vuol dire che li ammiravano».
Ma la Quarta Crociata non fu una manovra di banche? Fu a spese di Bisanzio che il protocapitalismo veneziano dei traffici costruì il suo impero nel Levante. La logica finanziaria della Repubblica dei mercanti finì col minare l’impero dei dotti. «La gente lì viveva meglio di noi. Felicemente». Nonostante le guerre? le carestie? l’insicurezza? «Erano capaci di immaginare un altro mondo. Investivano in altro da questo mondo».
Non che l’aldilà fosse un investimento più sicuro dei mutui subprime o degli hedge funds. «No, ma era un investimento unico. E unificante. Altrettanto rischioso ma capace almeno di dare una direttiva. Un tiro di freccia che teneva insieme l’uno e l’altro mondo in un’identica traiettoria, insieme morale e materiale. Oggi siamo frammentati al nostro interno come i nostri pacchetti di investimenti».
E però, dalla Serbia al Caucaso, era la pluralità dei popoli, delle etnie, delle culture e perfino delle religioni a definire, come in un mosaico, l’immagine di Bisanzio. «Appunto. Alla fine, proprio come in un mosaico, da tutti quei pezzi emergeva un disegno unico. Non c’erano opposizioni, non c’era la finzione di una lotta tra opposti».
In effetti l’idea di scontro di civiltà nasce proprio dalla dissoluzione di quell’unica, ininterrotta linea di mediazione tra popoli e culture che dall’impero multietnico romano, continuato per undici secoli in quello bizantino, si biforcherà, a partire dal XV, da un lato nell’impero ottomano, dall’altro in quello russo, poi sovietico.
«Gli imperi sono collusivi», sintetizza Goodwin. «È per questo che gli americani non ne hanno uno. Essere imperialisti non significa sapere cosa sia un impero». L’unico vero, quello romano-bizantino, è caduto solo all’inizio e alla fine del Novecento, con il crollo, rispettivamente, della Sublime Porta e del Muro di Berlino. È un fatto che il XXI secolo si sia aperto con il conflitto etnico. E non è un caso che oggi le sue maggiori zone di crisi siano quelle in cui aleggia il fantasma di Bisanzio.
Guardiamo gli occhi delle grandi icone, le Vergini e i Pantocratori, le Ascensioni e le Trasfigurazioni, precise come congegni matematici. La complessità degli sguardi e gli illusionismi delle velature contrastano con la geometria astratta dei gesti, i codici delle linee e dei colori. «Quello delle icone è un gioco chiuso, ermetico, qui per entrare mi manca la chiave», si arrende Goodwin. Sono, di nuovo, la porta di un altro mondo, non conta se trascendente o immanente.
Vengono dalla stessa area balcanica su cui oggi Bisanzio proietta la luce livida della propria eclissi. Ma tutte le zone oggi in cenere erano allora in stato di fulgore. Non solo la Macedonia o la Serbia, ma il Sinai, l’Armenia o il bacino multireligioso della Mesopotamia, senza i cui influssi ciò che vediamo è incomprensibile. Il Commonwealth bizantino non era certo chiuso a chiave, anzi. La sua cultura e la sua civiltà circolavano ovunque.
La stretta, diretta e dimostrabile dipendenza dai maestri greci dei primi grandi maestri italiani, da Giunta Pisano ai pittori umbri e senesi, è uno degli assunti della mostra. Nella sezione curata dall’italiano Michele Bacci è esposto, accanto alle monumentali tavole dipinte, uno dei minuziosi fogli d’album dei maestri itineranti che trasmettevano la tradizione bizantina da un capo all’altro del mondo medievale. È la prova che nel nostro passato quelle civiltà oggi in apparenza antitetiche erano capaci di unirsi.
Fonte : La Stampa
Di Silvia RoncheyA un passo da Piccadilly Circus lo stendardo della mostra copre l’intera facciata della Royal Academy of Arts. La figura dello spiritato arcangelo Michele dalle grandi ali d’oro è sovrastata dalla gigantesca scritta BYZANTIUM. Intorno, le banche cadono, è in crisi la City. Ma la Polis, Costantinopoli, da cui proviene la gran parte delle più di 300 inestimabili opere esposte in quello che fino a pochi mesi fa era il centro pulsante del profitto bancario, è ancora viva. «Le banche cadono ma l’arte continua», mormora Jason Goodwin. L’autore dell’Albero dei giannizzeri è venuto a raggiungerci dal Dorset per guardare la mostra con noi. La camicia azzurra è aperta sotto la giacca di tweed, incurante della pioggia sottile di questo gelido novembre inglese. «Mille anni di interessi, e ci vengono pagati ancora. Altro che credit crunch, questa è solvibilità».
Tra gli avori intagliati dove Apollo e Dafne vivono la loro ulteriore metamorfosi, trasfigurati nell’Angelo e nella Vergine, dove sgranano gli occhi i dignitari e i santi e un’imperatrice cosparsa di gioielli tiene in mano il globo del mondo, il calice di Antiochia, un tempo creduto il Graal, declina intricati simboli in cui l’iconografia dionisiaca si trasforma con naturalezza in quella del sacrificio cristiano. Ma a colpire sono soprattutto gli oggetti della vita quotidiana. L’argenteria domestica, nei cui monogrammi la croce ricorre come un’ossessione. Le stoffe, dove le scene evangeliche ritornano serialmente nelle trame dei telai, come oggi i loghi degli stilisti. Durante il saccheggio di Costantinopoli del 1204 Niceta Coniata si indignò che i crociati le usassero come giacigli per i cavalli. «Già», osserva Goodwin, «la conquista crociata. Gli oggetti migliori vengono dal tesoro di San Marco. Se quei predatori li hanno portati fin lì vuol dire che li ammiravano».
Ma la Quarta Crociata non fu una manovra di banche? Fu a spese di Bisanzio che il protocapitalismo veneziano dei traffici costruì il suo impero nel Levante. La logica finanziaria della Repubblica dei mercanti finì col minare l’impero dei dotti. «La gente lì viveva meglio di noi. Felicemente». Nonostante le guerre? le carestie? l’insicurezza? «Erano capaci di immaginare un altro mondo. Investivano in altro da questo mondo».
Non che l’aldilà fosse un investimento più sicuro dei mutui subprime o degli hedge funds. «No, ma era un investimento unico. E unificante. Altrettanto rischioso ma capace almeno di dare una direttiva. Un tiro di freccia che teneva insieme l’uno e l’altro mondo in un’identica traiettoria, insieme morale e materiale. Oggi siamo frammentati al nostro interno come i nostri pacchetti di investimenti».
E però, dalla Serbia al Caucaso, era la pluralità dei popoli, delle etnie, delle culture e perfino delle religioni a definire, come in un mosaico, l’immagine di Bisanzio. «Appunto. Alla fine, proprio come in un mosaico, da tutti quei pezzi emergeva un disegno unico. Non c’erano opposizioni, non c’era la finzione di una lotta tra opposti».
In effetti l’idea di scontro di civiltà nasce proprio dalla dissoluzione di quell’unica, ininterrotta linea di mediazione tra popoli e culture che dall’impero multietnico romano, continuato per undici secoli in quello bizantino, si biforcherà, a partire dal XV, da un lato nell’impero ottomano, dall’altro in quello russo, poi sovietico.
«Gli imperi sono collusivi», sintetizza Goodwin. «È per questo che gli americani non ne hanno uno. Essere imperialisti non significa sapere cosa sia un impero». L’unico vero, quello romano-bizantino, è caduto solo all’inizio e alla fine del Novecento, con il crollo, rispettivamente, della Sublime Porta e del Muro di Berlino. È un fatto che il XXI secolo si sia aperto con il conflitto etnico. E non è un caso che oggi le sue maggiori zone di crisi siano quelle in cui aleggia il fantasma di Bisanzio.
Guardiamo gli occhi delle grandi icone, le Vergini e i Pantocratori, le Ascensioni e le Trasfigurazioni, precise come congegni matematici. La complessità degli sguardi e gli illusionismi delle velature contrastano con la geometria astratta dei gesti, i codici delle linee e dei colori. «Quello delle icone è un gioco chiuso, ermetico, qui per entrare mi manca la chiave», si arrende Goodwin. Sono, di nuovo, la porta di un altro mondo, non conta se trascendente o immanente.
Vengono dalla stessa area balcanica su cui oggi Bisanzio proietta la luce livida della propria eclissi. Ma tutte le zone oggi in cenere erano allora in stato di fulgore. Non solo la Macedonia o la Serbia, ma il Sinai, l’Armenia o il bacino multireligioso della Mesopotamia, senza i cui influssi ciò che vediamo è incomprensibile. Il Commonwealth bizantino non era certo chiuso a chiave, anzi. La sua cultura e la sua civiltà circolavano ovunque.
La stretta, diretta e dimostrabile dipendenza dai maestri greci dei primi grandi maestri italiani, da Giunta Pisano ai pittori umbri e senesi, è uno degli assunti della mostra. Nella sezione curata dall’italiano Michele Bacci è esposto, accanto alle monumentali tavole dipinte, uno dei minuziosi fogli d’album dei maestri itineranti che trasmettevano la tradizione bizantina da un capo all’altro del mondo medievale. È la prova che nel nostro passato quelle civiltà oggi in apparenza antitetiche erano capaci di unirsi.
Fonte : La Stampa
domenica 23 novembre 2008
Ilva Taranto, dai camini diossina pari a diecimila inceneritori

"Sosteniamo il disegno di legge della giunta regionale e chiediamo all’Ilva di impegnarsi di più e più presto nel garantire il monitoraggio per orientare gli interventi". Lo ha detto il direttore dell’Agenzia regionale per l’ambiente, Giorgio Assennato, ascoltato oggi, insieme con l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Michele Losappio, dalla commissione consiliare Ambiente della Regione Puglia, in vista dell’approdo, nell’aula consiliare, del recente disegno di legge adottato dalla giunta regionale pugliese che stabilisce livelli inferiori, rispetto a quelli nazionali, di emissione di diossina.

"Sosteniamo il disegno di legge della giunta regionale e chiediamo all’Ilva di impegnarsi di più e più presto nel garantire il monitoraggio per orientare gli interventi". Lo ha detto il direttore dell’Agenzia regionale per l’ambiente, Giorgio Assennato, ascoltato oggi, insieme con l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Michele Losappio, dalla commissione consiliare Ambiente della Regione Puglia, in vista dell’approdo, nell’aula consiliare, del recente disegno di legge adottato dalla giunta regionale pugliese che stabilisce livelli inferiori, rispetto a quelli nazionali, di emissione di diossina.
AD ANGELO MANNA UN EROE DA RICORDARE
Omaggio di Ceparano ad Angelo Manna, commovente ed esplicativo....
Complimenti e grazie.
Omaggio di Ceparano ad Angelo Manna, commovente ed esplicativo....
Complimenti e grazie.
La Seconda Guerra Mondiale

Tratto da “Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia”
Dalla prima guerra mondiale nasce la Società delle Nazioni, tappa provvisoria verso una maggiore integrazione mondiale; gli imperi tipo teocratico sono cancellati, mentre all'Est il comunismo, -prefigurazione possibile della futura Repubblica Universale, corona l’opera delle società segrete. In Occidente, i vincitori di Versailles suscitano tutta una serie di staterelli senza storia in cui si esasperano nazionalismi e particolarismi, venendo a mancare quell'unità nella diversità che caratterizzava l'Impero Asburgico. Una situazione instabile, potenzialmente esplosiva, nella quale la Germania fungerà da detonatore. Ma perché essa potesse svolgere questa funzione serviva un poderoso riarmo, e a tal fine si richiedevano anzitutto mezzi economici e strutture industriali, poi fabbriche specializzate e truppe addestrate. Ebbene, il rilancio economico venne reso possibile da un massiccio afflusso di capitali, a seguito di un'abile svalutazione del marco: capitali dell'Alta Finanza, naturalmente. I banchieri della Morgan Bank e il direttore della Banca d'Inghilterra Montagu Norman fin dal 1924 avevano, infatti, escogitato il Piano Dawes per porre l'economia tedesca sotto l'amministrazione controllata delle banche anglosassoni.
In tale contesto nel solo periodo 1924-26 Wall Street e la Citv di Londra, vale a dire National City Bank, Chase Manhattan Bank, Morgan Bank, Kuhn & Loeb Bank, Standard Oil dei Rockefeller, General Motors, Paul Warburg, trasferirono all'economia tedesca ben 975 milioni di dollari, dei quali 170 vennero destinati alla creazione di tre grandi cartelli:
- Vereinigte Stahlwerke (acciaio);
- IG-Farben, (chimica) guidata dalla potente famiglia ebraica dei Warburg, che da sola, nel 1938 controllava in Germania ben 380 imprese;
- AEG (settore elettrico).
Nel 1939 le prime due assicureranno dal 50 al 95% della produzione bellica tedesca nei rispettivi settori di produzione, mentre l'A-EG (omologa tedesca della General Electric americana) fornirà parte elettromeccanica. Adolf Hitler, per la sua ascesa al potere riceverà dalla Pilgrims' Society, solamente tra il 1929 e il 1933, 32 milioni di dollari.
Non sarà superfluo inoltre ricordare l'accreditamento concesso dalla Gran Bretagna alla Germania dei 6 milioni di sterline in riserve d'oro ceche depositate a Londra al momento dell'invasione Cecoslovacchia nel marzo 1939. La motivazione addotta dal governo britannico (maggio 1939) fu “di non potere dare ordini alla Banca di Inghilterra".
Più complesso il problema delle fabbriche di armi e dell'addestramento delle truppe: non tutto poteva essere fatto alla luce del giorno; il gioco, per riuscire, non doveva essere troppo scoperto e solo a pochissimi era dato di conoscerlo fino in fondo. Ora, sul suolo tedesco vi erano commissioni interalleate per il controllo del rispetto delle clausole contro il riarmo contenute nel trattato di Versailles. Per eluderle si ricorse, fin dal 1922, e cioè ben prima dell'ascesa al potere di Hitler, alla complicità della Russia comunista.
La collaborazione fra imprese americane e tedesche si fece strettissima al punto che Standard Oil e General Motors - ad esempio - misero a disposizione dell'IG-Farben nel 1917 i loro laboratori del New Jersey e del Texas per la fabbricazione di gas ad uso militare.
La Bendix Aviation , controllata dalla Banca Morgan, fornì attraverso la Siemens tutti i sistemi di pilotaggio e quadri di bordo degli aerei tedeschi, e ciò fino al 19407. Londra dal canto suo, nel solo periodo 1934-35, inviò in Germania 12.000 motori d'aereo ultramoderni, mentre la Luftwaffe riceveva mensilmente da Washington equipaggiamenti e accessori sufficienti per 100 aerei. Le due principali fabbriche di blindati e di carri vennero realizzate dalla Opel, filiale della General Motors, mentre l'ITT, che attraverso il cartello AEG controllava tutte le telecomunicazioni tedesche, cesserà di lavorare per gli armamenti del Reich solo nel 1944. La geografia dei bombardamenti angloamericani che, nel 1944-45 rasero al suolo Dresda e Colonia, è istruttiva a più di un titolo: in quasi nessun caso i settori dove sorgevano le fabbriche a capitale angloamericano subirono rilevanti danni. Uno studio interalleato stabilirà che le perdite in macchinari dell'industria tedesca non superavano, all'inizio del 1946, il 12% del potenziale del Reich.
Le commissioni di controllo del trattato di Versailles non vedevano nulla: e come potevano vedere il principale poligono di tiro in cui si addestravano gli artiglieri tedeschi, se esso era sito a Luga, nei pressi di Leningrado? 0 se i carristi delle “Panzer-Divisionen” imparavano a pilotare i loro blindati, fabbricati dalla Krupp e dalla Rheinmetall, in territorio russo, a Katorg presso Mosca. Tutti gli aviatori tedeschi che combatterono sul fronti di guerra fra il 1939 e il 1942 vennero formati sui campi di Lipetsk, Saratov e della Crimea.
Il trattato di Rapallo in fondo sancì questa semplice verità: senza Stalin, Hitler non sarebbe stato possibile, né Stalin senza Hitler. Washington e Londra dirigevano...
Il denaro, i finanziamenti, provenivano infatti da un'unica fonte, come scrisse uno storico delle società superiori del POTERE, il professor Carroll Quigley, trattando di quel periodo:
(si trattava) "nientemeno che di creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, in grado di dominare il sistema politico di ciascun paese e l'economia mondiale".
Perno delle manovre dell'Alta Finanza in Germania non fu Hitler, ma il banchiere protestante e frammassone Hjalmar Horace Greeley Schacht la cui famiglia originava dalla Danimarca. Nato a New York alla fine della prima guerra mondiale, Schacht sì associò ad una delle tre maggiori banche tedesche, la Darmstádter Bank , guidata da quel Jakob Goldschmidt che avrebbe successivamente favorito la sua nomina, avvenuta il 17 marzo 1933, alla guida della Reichsbank.
Il capo della Reichsbank, il massone Hjalmar Horace Greeley Schacht (1877-1970).
Passò indenne dal Processo di Norimberga e proseguì la sua attività nel settore del petrolio come agente dei Rockefeller
Ministro delle Finanze del Reich, legato al Movimento Paneuropeo di Coudenhove-Kalergi e agli ambienti di Wall Street e della City, in particolare al banchiere Norman Montagu, governatore della Banca d'Inghilterra, discendente da una famiglia di banchieri e membro della Pilgrims, nel settembre 1930 Schacht si imbarca per gli Stati Uniti, dove in forma privata incontra i capi dell'Alta Finanza anglosassone.
Schacht ritornerà quindi negli Stati Uniti nel 1933 per ottenere da Roosevelt la garanzia della neutralità americana in caso di riarmo della Germania.
Ma allora, ci si potrebbe chiedere, come fu possibile il successivo rovesciamento delle posizioni? Avvenne lo stesso gioco del 1914, quando le élites angloamericane erano germanofile, ma contemporaneamente firmavano un accordo segreto con la Francia in senso contrario. Infatti, solo nel 1938 le principali concentrazioni della City (dirette dagli ebrei tedeschi Baring, Schroeder, Goschen, Kleinwort, Erlanger, Seligman, Japhet, Rothschild) diventeranno avversarie di Hitler, quando egli farà arrestare uno di loro, chiedendo un forte riscatto per la sua liberazione (Louis de Rothschild).
I tempi erano evidentemente maturi per il 33 Roosevelt e il suo entourage di consiglieri, tutti membri della Pilgrim’s Society e della Round Table (vedi Appendice 2), che affrettarono i preparativi per la guerra.
Essa infatti si può dire che inizi il 7 novembre 1938, quando a Parigi il giovane ebreo Grynspan assassina il terzo segretario dell'ambasciata tedesca. Il 9 e il 10 novembre scatta la rappresaglia in Germania; Roosevelt richiama il suo ambasciatore a Berlino, annuncia la costruzione di 24.000 aerei da combattimento, chiede agli americani di boicottare i prodotti tedeschi e fa pressione sull'Inghilterra, attraverso il Pilgrims Joseph Kennedy, affinché rinunci alla politica di conciliazione con la Germania.
Ultima operazione: poiché la popolazione americana è ostile all'ingresso in guerra a fianco degli alleati, si dovrà attendere il 7 dicembre 1941, l 'attacco aeronavale nipponico alla base americana di Pearl Harbor, che, per il gioco di alleanze tra le potenze dell'Asse consentirà agli Alleati di dichiarare guerra alla Germania.
Quando nel 1939 scoppiò la seconda guerra mondiale il CFR (Consiglio per le Relazioni con l’Estero) valutò attentamente le possibili conseguenze per gli interessi economici americani di una vittoria dell'Asse.
"Nell'estate del 1940 il CFR, sotto la guida del Gruppo Economico-Finanziario, cominciò una vasta ricerca per rispondere a questa domanda, Il mondo fu diviso in blocchi, e per ogni area si calcolò la locazione, la produzione e il trasporto di ogni materia prima e di ogni bene industriale importante. Poi, usando le cifre dell'import-export, si calcolò il grado di autosufficienza dì ognuna delle aree considerate: l'Emisfero occidentale (cioè le due Americhe, N.d.A.), l'Impero Britannico, l'Europa Continentale, l'Area del Pacifico... "Risultò che l'autosufficienza di un'Europa Continentale dominata dalla Germania sarebbe stata molto più alta di quella delle due Americhe insieme."
Similmente, il CFR comprese che, con l'occupazione della Cina, "il Giappone era una potenza espansiva che minacciava i piani del CFR".
Mentre già nel 1937 il Pilgrims arcivescovo anglicano di York, William Temple, figlio dell'arcivescovo di Canterbury, dichiarava:
“Potrebbe essere necessario che si addivenga ad una nuova terribile guerra per ristabilire l'autorità della Società delle Nazioni; potrebbe accadere che la generazione attuale e le future siano decimate, sacrificate, affinché la lega di Ginevra ne esca riaffermata, come l'ultima guerra fu indispensabile alla sua creazione”.
L’ambasciatore polacco a Washington, conte George Potocki, riferendo su un colloquio avuto col Pilgrims William Bullitt, allora ambasciatore americano a Parigi, ma soprattutto agente della potente banca ebraica di New York Kuhn & Loeb, nonché 32° grado del Rito Scozzese e membro del CFR, scriveva il 19 novembre 1939:
"[…] La guerra durerà almeno sei anni e terminerà con un disastro completo in Europa e col trionfo del comunismo”. E la guerra inizia coll'aggressione alla Polonia cristiana, da parte dei due socialismi, tedesco e russo. Era l'ultimo bastione cristiano del vecchio ordine, che doveva soccombere e seguire le vicende del resto dell'Occidente.
Di Bullitt parla anche James Vincent Forrestal, banchiere di Wall Street, sottosegretario al Ministero della Marina sotto Roosevelt e successivamente ministro della Difesa americano con Truman, che, nel suo diario, in data 27 dicembre 1945, riferisce sul colloquio avuto con Joseph Kennedy (padre del futuro Presidente degli Stati Uniti), ex ambasciatore americano a Londra fra il 1937 e il 1940 e membro della Pilgrims' Society:
"Giocavo ieri a golf con Joe Kennedy. Gli chiedevo dei suoi colloqui con Roosevelt e Neville Chamberlain del 1938. Mi diceva che la posizione britannica del 1938 era di non rischiare una guerra con Hitler giacché non aveva nessun mezzo per combatterla. Il punto di vista di Kennedy: Hitler avrebbe combattuto contro la Russia senza entrare poi in conflitto con l'Inghilterra se Bullitt non avesse spinto Roosevelt a umiliare i tedeschi per via della Polonia; né i francesi, né i britannici avrebbero fatto della Polonia un casus belli, se non fossero stati continuamente incitati da Washington. Bullitt, così diceva, faceva continuamente credere a Roosevelt che i tedeschi non avrebbero combattuto, Kermedy stesso sosteneva la tesi che avrebbero combattuto e sopraffatto l'Europa. Chamberlain, così diceva, dichiarò che l'America e Febraismo mondiale avevano obbligato l'Inghilterra alla guerra".
Il massone Winston Churchill - affiliato alla Pilgrims, e perciò stesso perfettamente allineato alle posizioni interventiste di Bullitt - forniva nelle sue memorie sulla seconda guerra mondiale la ragione “storica" della necessità della guerra contro la Germania da parte dei popoli anglosassoni:
“Per quattrocento anni la politica estera dell'Inghilterra è stata quella di opporsi alla più forte, più aggressiva Potenza del continente, e di evitare che i Paesi Bassi cadessero in suo potere [ ... ]. Occorre osservare come la politica inglese non consideri affatto l'identità della nazione che aspira al dominio dell'Europa, non faccia questione se si tratti della Spagna, della Francia monarchica, della Francia imperiale, dell'Impero alemanno o della Germania di Hitler. Questa linea di condotta non è in rapporto coi governanti delle nazioni, ma è soltanto diretta contro il tiranno più forte o capace di prepotenze maggiori".
Altre forze, tuttavia, attive a fianco della Pilgrims, già nel 1938 avevano preavvertito sul possibile esito della guerra:
“[...] E il trio dei non ariani intonerà, come un Requiem, un miscuglio della Marsigliese, del God save the King e dell'Internazionale, terminando con un gran finale, aggressivo, animoso e militante, con l'inno ebraico 'EILI, EILI»23.
Alla fine del 1940 si radunarono a New York 18 personalità, tutte appartenenti alla Pilgrims' Society, per stendere un programma di "istruzione" degli americani in vista della guerra; i vari banchieri - tutti membri della detta società - Morgan, Warburg, Lamont e il B'nai B'rith Lehman, finanziarono con milioni di dollari la propaganda al fine di convincere il popolo americano ad abbandonare la neutralità.
Infine il 14 agosto 1941, prima che gli Stati Uniti entrassero in guerra, venne firmata da Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill la "Carta Atlantica", prefigurazione dell'ONU, in cui si stabilivano gli scopi della guerra. E poiché Hitler evitava accuratamente tutto ciò che potesse urtare o provocare gli americani, la Pilgrims agì attraverso il Giappone, mediante una provocazione ben orchestrata. Nel 1940 disconosceva il trattato di commercio col Giappone, ponendo l'embargo su benzina avio, ferramenta, macchine utensili e sui prodotti provenienti dalle Filippine. Il 25 luglio 1941 i beni nipponici negli Stati Uniti, come misura di ritorsione per l'occupazione dell'Indocina, venivano congelati. Il Giappone provò a trattare. Gli Stati Uniti risposero di voler sgelare i beni a condizione che il Giappone si ritirasse dall'Asia e rinnegasse il Tripartito: o battersi o capitolare, in buona sostanza.
Scriveva il "Falco" H. L. Stimson nel suo diario il 25 novembre 1941, il giorno che precedette l'ultimatum americano al Giappone:
"La domanda era come noi avremmo dovuto manovrarli (i giapponesi, N.d.A.) in modo che sparassero il primo colpo".
Henry Lewis Stimson (1867-1950), Segretario americano alla Guerra sia nella prima che nella seconda guerra mondiale, affiliato fin dal 1888 alla società superiore dell'area del potere de L’ORDINE (nota anche come "Skull and Bones"), membro di spicco del CFR, fu attivo in alti incarichi governativi nel mandato di ben sei presidenti americani. Egli si servì di tali incarichi per promuovere gli scopi de L’ORDINE e assicurarne la presenza nel governi americani successivi attraverso personaggi che egli provvide ad introdurre in quel ristretto cenacolo, come Harvey Hollister Bundy, uomo chiave del “Progetto Manhattan" per la fabbricazione dell'arma nucleare, suo figlio McGeorge Bundy (CFR) e, nel 1948, George Herbert Walker Bush Sr. - iniziato all'ORDINE dallo stesso Stimson - che fissarono la politica americana fino praticamente ai nostri giorni.
Nelle sue memorie Stimson riferisce che si accusava Roosevelt e ì suoi consiglieri di avere “Complottato quest'affare" (Pearl Harbor, N.d.A.) per qualche "ragione impenetrabile ma abominevole". E prosegue:
“L’importanza dell'attacco a Pearl Harbor non risiedeva nella vittoria tattica riportata dai giapponesi, ma nel semplice fatto che l'esitazione e l'inazione americane diventavano impossibili. Non si sarebbe meglio potuto agire per stimolare gli americani. Allorché giungevano le prime notizie dell'attacco del Giappone contro di noi, provavo un primo sentimento di sollievo al pensiero che l'indecisione si era dissolta e che la crisi, come si era prodotta, avrebbe unito tutto il nostro popolo”.
Dopo Pearl Harbor la stampa pone strane domande: come si è fatta sorprendere a Pearl Harbor la flotta americana se i servizi segreti americani leggevano a libro aperto i messaggi in codice giapponesi? E non solo il codice di comunicazione diplomatico fra Tokyo e le ambasciate era noto agli americani, ma anche quello adottato nel dispacci della Marina da guerra giapponese. Ciò è stato recentemente portato a conoscenza da Robert B. Stinnett, un veterano della Marina americana che combatté nella seconda guerra mondiale, sulla base di numerosi documenti ufficiali declassificati in virtù di una legge americana sulla libertà di informazione.
Le prove oggi sono abbondanti: un attacco a sorpresa a Pearl Harbor era impossibile.
La guerra, lunga e atroce, si conclude negli immani bagliori della bomba all'uranio di Hiroshima del 6 agosto 1945 e di quella al plutonio di Nagasaki del successivo 9 agosto.
Era stato ancora Stimson a raccomandare lo sgancio della bomba atomica sul Giappone. Il 25 luglio di quell'anno l'israelita Harry Truman, presidente degli Stati Uniti, che nell'ottobre successivo sarebbe stato elevato al 33' grado del Rito Scozzese, nel suo diario riportava:
"Abbiamo scoperto la bomba più terribile della storia umana. Può essere la distruzione di fuoco profetizzata nell'epoca della Valle dell'Eufrate, dopo Noè e la sua arca favolosa. Quest'arma va usata contro il Giappone fra oggi e il 10 agosto...E’ certamente cosa buona per il mondo che la cricca di Hitler o di Stalin non abbia scoperto la bomba atomica. Pare essere la cosa più terribile mai scoperta, ma se ne può fare un ottimo USO".
Diciotto mesi più tardi Truman, ritornando sull’argomento, conveniva: “Ai giapponesi venne fatto pervenire un leale avvertimento e furono offerti dei termini, che alla fine essi accettarono, ben prima della caduta della bomba”.

Tratto da “Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia”
Dalla prima guerra mondiale nasce la Società delle Nazioni, tappa provvisoria verso una maggiore integrazione mondiale; gli imperi tipo teocratico sono cancellati, mentre all'Est il comunismo, -prefigurazione possibile della futura Repubblica Universale, corona l’opera delle società segrete. In Occidente, i vincitori di Versailles suscitano tutta una serie di staterelli senza storia in cui si esasperano nazionalismi e particolarismi, venendo a mancare quell'unità nella diversità che caratterizzava l'Impero Asburgico. Una situazione instabile, potenzialmente esplosiva, nella quale la Germania fungerà da detonatore. Ma perché essa potesse svolgere questa funzione serviva un poderoso riarmo, e a tal fine si richiedevano anzitutto mezzi economici e strutture industriali, poi fabbriche specializzate e truppe addestrate. Ebbene, il rilancio economico venne reso possibile da un massiccio afflusso di capitali, a seguito di un'abile svalutazione del marco: capitali dell'Alta Finanza, naturalmente. I banchieri della Morgan Bank e il direttore della Banca d'Inghilterra Montagu Norman fin dal 1924 avevano, infatti, escogitato il Piano Dawes per porre l'economia tedesca sotto l'amministrazione controllata delle banche anglosassoni.
In tale contesto nel solo periodo 1924-26 Wall Street e la Citv di Londra, vale a dire National City Bank, Chase Manhattan Bank, Morgan Bank, Kuhn & Loeb Bank, Standard Oil dei Rockefeller, General Motors, Paul Warburg, trasferirono all'economia tedesca ben 975 milioni di dollari, dei quali 170 vennero destinati alla creazione di tre grandi cartelli:
- Vereinigte Stahlwerke (acciaio);
- IG-Farben, (chimica) guidata dalla potente famiglia ebraica dei Warburg, che da sola, nel 1938 controllava in Germania ben 380 imprese;
- AEG (settore elettrico).
Nel 1939 le prime due assicureranno dal 50 al 95% della produzione bellica tedesca nei rispettivi settori di produzione, mentre l'A-EG (omologa tedesca della General Electric americana) fornirà parte elettromeccanica. Adolf Hitler, per la sua ascesa al potere riceverà dalla Pilgrims' Society, solamente tra il 1929 e il 1933, 32 milioni di dollari.
Non sarà superfluo inoltre ricordare l'accreditamento concesso dalla Gran Bretagna alla Germania dei 6 milioni di sterline in riserve d'oro ceche depositate a Londra al momento dell'invasione Cecoslovacchia nel marzo 1939. La motivazione addotta dal governo britannico (maggio 1939) fu “di non potere dare ordini alla Banca di Inghilterra".
Più complesso il problema delle fabbriche di armi e dell'addestramento delle truppe: non tutto poteva essere fatto alla luce del giorno; il gioco, per riuscire, non doveva essere troppo scoperto e solo a pochissimi era dato di conoscerlo fino in fondo. Ora, sul suolo tedesco vi erano commissioni interalleate per il controllo del rispetto delle clausole contro il riarmo contenute nel trattato di Versailles. Per eluderle si ricorse, fin dal 1922, e cioè ben prima dell'ascesa al potere di Hitler, alla complicità della Russia comunista.
La collaborazione fra imprese americane e tedesche si fece strettissima al punto che Standard Oil e General Motors - ad esempio - misero a disposizione dell'IG-Farben nel 1917 i loro laboratori del New Jersey e del Texas per la fabbricazione di gas ad uso militare.
La Bendix Aviation , controllata dalla Banca Morgan, fornì attraverso la Siemens tutti i sistemi di pilotaggio e quadri di bordo degli aerei tedeschi, e ciò fino al 19407. Londra dal canto suo, nel solo periodo 1934-35, inviò in Germania 12.000 motori d'aereo ultramoderni, mentre la Luftwaffe riceveva mensilmente da Washington equipaggiamenti e accessori sufficienti per 100 aerei. Le due principali fabbriche di blindati e di carri vennero realizzate dalla Opel, filiale della General Motors, mentre l'ITT, che attraverso il cartello AEG controllava tutte le telecomunicazioni tedesche, cesserà di lavorare per gli armamenti del Reich solo nel 1944. La geografia dei bombardamenti angloamericani che, nel 1944-45 rasero al suolo Dresda e Colonia, è istruttiva a più di un titolo: in quasi nessun caso i settori dove sorgevano le fabbriche a capitale angloamericano subirono rilevanti danni. Uno studio interalleato stabilirà che le perdite in macchinari dell'industria tedesca non superavano, all'inizio del 1946, il 12% del potenziale del Reich.
Le commissioni di controllo del trattato di Versailles non vedevano nulla: e come potevano vedere il principale poligono di tiro in cui si addestravano gli artiglieri tedeschi, se esso era sito a Luga, nei pressi di Leningrado? 0 se i carristi delle “Panzer-Divisionen” imparavano a pilotare i loro blindati, fabbricati dalla Krupp e dalla Rheinmetall, in territorio russo, a Katorg presso Mosca. Tutti gli aviatori tedeschi che combatterono sul fronti di guerra fra il 1939 e il 1942 vennero formati sui campi di Lipetsk, Saratov e della Crimea.
Il trattato di Rapallo in fondo sancì questa semplice verità: senza Stalin, Hitler non sarebbe stato possibile, né Stalin senza Hitler. Washington e Londra dirigevano...
Il denaro, i finanziamenti, provenivano infatti da un'unica fonte, come scrisse uno storico delle società superiori del POTERE, il professor Carroll Quigley, trattando di quel periodo:
(si trattava) "nientemeno che di creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, in grado di dominare il sistema politico di ciascun paese e l'economia mondiale".
Perno delle manovre dell'Alta Finanza in Germania non fu Hitler, ma il banchiere protestante e frammassone Hjalmar Horace Greeley Schacht la cui famiglia originava dalla Danimarca. Nato a New York alla fine della prima guerra mondiale, Schacht sì associò ad una delle tre maggiori banche tedesche, la Darmstádter Bank , guidata da quel Jakob Goldschmidt che avrebbe successivamente favorito la sua nomina, avvenuta il 17 marzo 1933, alla guida della Reichsbank.
Il capo della Reichsbank, il massone Hjalmar Horace Greeley Schacht (1877-1970).
Passò indenne dal Processo di Norimberga e proseguì la sua attività nel settore del petrolio come agente dei Rockefeller
Ministro delle Finanze del Reich, legato al Movimento Paneuropeo di Coudenhove-Kalergi e agli ambienti di Wall Street e della City, in particolare al banchiere Norman Montagu, governatore della Banca d'Inghilterra, discendente da una famiglia di banchieri e membro della Pilgrims, nel settembre 1930 Schacht si imbarca per gli Stati Uniti, dove in forma privata incontra i capi dell'Alta Finanza anglosassone.
Schacht ritornerà quindi negli Stati Uniti nel 1933 per ottenere da Roosevelt la garanzia della neutralità americana in caso di riarmo della Germania.
Ma allora, ci si potrebbe chiedere, come fu possibile il successivo rovesciamento delle posizioni? Avvenne lo stesso gioco del 1914, quando le élites angloamericane erano germanofile, ma contemporaneamente firmavano un accordo segreto con la Francia in senso contrario. Infatti, solo nel 1938 le principali concentrazioni della City (dirette dagli ebrei tedeschi Baring, Schroeder, Goschen, Kleinwort, Erlanger, Seligman, Japhet, Rothschild) diventeranno avversarie di Hitler, quando egli farà arrestare uno di loro, chiedendo un forte riscatto per la sua liberazione (Louis de Rothschild).
I tempi erano evidentemente maturi per il 33 Roosevelt e il suo entourage di consiglieri, tutti membri della Pilgrim’s Society e della Round Table (vedi Appendice 2), che affrettarono i preparativi per la guerra.
Essa infatti si può dire che inizi il 7 novembre 1938, quando a Parigi il giovane ebreo Grynspan assassina il terzo segretario dell'ambasciata tedesca. Il 9 e il 10 novembre scatta la rappresaglia in Germania; Roosevelt richiama il suo ambasciatore a Berlino, annuncia la costruzione di 24.000 aerei da combattimento, chiede agli americani di boicottare i prodotti tedeschi e fa pressione sull'Inghilterra, attraverso il Pilgrims Joseph Kennedy, affinché rinunci alla politica di conciliazione con la Germania.
Ultima operazione: poiché la popolazione americana è ostile all'ingresso in guerra a fianco degli alleati, si dovrà attendere il 7 dicembre 1941, l 'attacco aeronavale nipponico alla base americana di Pearl Harbor, che, per il gioco di alleanze tra le potenze dell'Asse consentirà agli Alleati di dichiarare guerra alla Germania.
Quando nel 1939 scoppiò la seconda guerra mondiale il CFR (Consiglio per le Relazioni con l’Estero) valutò attentamente le possibili conseguenze per gli interessi economici americani di una vittoria dell'Asse.
"Nell'estate del 1940 il CFR, sotto la guida del Gruppo Economico-Finanziario, cominciò una vasta ricerca per rispondere a questa domanda, Il mondo fu diviso in blocchi, e per ogni area si calcolò la locazione, la produzione e il trasporto di ogni materia prima e di ogni bene industriale importante. Poi, usando le cifre dell'import-export, si calcolò il grado di autosufficienza dì ognuna delle aree considerate: l'Emisfero occidentale (cioè le due Americhe, N.d.A.), l'Impero Britannico, l'Europa Continentale, l'Area del Pacifico... "Risultò che l'autosufficienza di un'Europa Continentale dominata dalla Germania sarebbe stata molto più alta di quella delle due Americhe insieme."
Similmente, il CFR comprese che, con l'occupazione della Cina, "il Giappone era una potenza espansiva che minacciava i piani del CFR".
Mentre già nel 1937 il Pilgrims arcivescovo anglicano di York, William Temple, figlio dell'arcivescovo di Canterbury, dichiarava:
“Potrebbe essere necessario che si addivenga ad una nuova terribile guerra per ristabilire l'autorità della Società delle Nazioni; potrebbe accadere che la generazione attuale e le future siano decimate, sacrificate, affinché la lega di Ginevra ne esca riaffermata, come l'ultima guerra fu indispensabile alla sua creazione”.
L’ambasciatore polacco a Washington, conte George Potocki, riferendo su un colloquio avuto col Pilgrims William Bullitt, allora ambasciatore americano a Parigi, ma soprattutto agente della potente banca ebraica di New York Kuhn & Loeb, nonché 32° grado del Rito Scozzese e membro del CFR, scriveva il 19 novembre 1939:
"[…] La guerra durerà almeno sei anni e terminerà con un disastro completo in Europa e col trionfo del comunismo”. E la guerra inizia coll'aggressione alla Polonia cristiana, da parte dei due socialismi, tedesco e russo. Era l'ultimo bastione cristiano del vecchio ordine, che doveva soccombere e seguire le vicende del resto dell'Occidente.
Di Bullitt parla anche James Vincent Forrestal, banchiere di Wall Street, sottosegretario al Ministero della Marina sotto Roosevelt e successivamente ministro della Difesa americano con Truman, che, nel suo diario, in data 27 dicembre 1945, riferisce sul colloquio avuto con Joseph Kennedy (padre del futuro Presidente degli Stati Uniti), ex ambasciatore americano a Londra fra il 1937 e il 1940 e membro della Pilgrims' Society:
"Giocavo ieri a golf con Joe Kennedy. Gli chiedevo dei suoi colloqui con Roosevelt e Neville Chamberlain del 1938. Mi diceva che la posizione britannica del 1938 era di non rischiare una guerra con Hitler giacché non aveva nessun mezzo per combatterla. Il punto di vista di Kennedy: Hitler avrebbe combattuto contro la Russia senza entrare poi in conflitto con l'Inghilterra se Bullitt non avesse spinto Roosevelt a umiliare i tedeschi per via della Polonia; né i francesi, né i britannici avrebbero fatto della Polonia un casus belli, se non fossero stati continuamente incitati da Washington. Bullitt, così diceva, faceva continuamente credere a Roosevelt che i tedeschi non avrebbero combattuto, Kermedy stesso sosteneva la tesi che avrebbero combattuto e sopraffatto l'Europa. Chamberlain, così diceva, dichiarò che l'America e Febraismo mondiale avevano obbligato l'Inghilterra alla guerra".
Il massone Winston Churchill - affiliato alla Pilgrims, e perciò stesso perfettamente allineato alle posizioni interventiste di Bullitt - forniva nelle sue memorie sulla seconda guerra mondiale la ragione “storica" della necessità della guerra contro la Germania da parte dei popoli anglosassoni:
“Per quattrocento anni la politica estera dell'Inghilterra è stata quella di opporsi alla più forte, più aggressiva Potenza del continente, e di evitare che i Paesi Bassi cadessero in suo potere [ ... ]. Occorre osservare come la politica inglese non consideri affatto l'identità della nazione che aspira al dominio dell'Europa, non faccia questione se si tratti della Spagna, della Francia monarchica, della Francia imperiale, dell'Impero alemanno o della Germania di Hitler. Questa linea di condotta non è in rapporto coi governanti delle nazioni, ma è soltanto diretta contro il tiranno più forte o capace di prepotenze maggiori".
Altre forze, tuttavia, attive a fianco della Pilgrims, già nel 1938 avevano preavvertito sul possibile esito della guerra:
“[...] E il trio dei non ariani intonerà, come un Requiem, un miscuglio della Marsigliese, del God save the King e dell'Internazionale, terminando con un gran finale, aggressivo, animoso e militante, con l'inno ebraico 'EILI, EILI»23.
Alla fine del 1940 si radunarono a New York 18 personalità, tutte appartenenti alla Pilgrims' Society, per stendere un programma di "istruzione" degli americani in vista della guerra; i vari banchieri - tutti membri della detta società - Morgan, Warburg, Lamont e il B'nai B'rith Lehman, finanziarono con milioni di dollari la propaganda al fine di convincere il popolo americano ad abbandonare la neutralità.
Infine il 14 agosto 1941, prima che gli Stati Uniti entrassero in guerra, venne firmata da Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill la "Carta Atlantica", prefigurazione dell'ONU, in cui si stabilivano gli scopi della guerra. E poiché Hitler evitava accuratamente tutto ciò che potesse urtare o provocare gli americani, la Pilgrims agì attraverso il Giappone, mediante una provocazione ben orchestrata. Nel 1940 disconosceva il trattato di commercio col Giappone, ponendo l'embargo su benzina avio, ferramenta, macchine utensili e sui prodotti provenienti dalle Filippine. Il 25 luglio 1941 i beni nipponici negli Stati Uniti, come misura di ritorsione per l'occupazione dell'Indocina, venivano congelati. Il Giappone provò a trattare. Gli Stati Uniti risposero di voler sgelare i beni a condizione che il Giappone si ritirasse dall'Asia e rinnegasse il Tripartito: o battersi o capitolare, in buona sostanza.
Scriveva il "Falco" H. L. Stimson nel suo diario il 25 novembre 1941, il giorno che precedette l'ultimatum americano al Giappone:
"La domanda era come noi avremmo dovuto manovrarli (i giapponesi, N.d.A.) in modo che sparassero il primo colpo".
Henry Lewis Stimson (1867-1950), Segretario americano alla Guerra sia nella prima che nella seconda guerra mondiale, affiliato fin dal 1888 alla società superiore dell'area del potere de L’ORDINE (nota anche come "Skull and Bones"), membro di spicco del CFR, fu attivo in alti incarichi governativi nel mandato di ben sei presidenti americani. Egli si servì di tali incarichi per promuovere gli scopi de L’ORDINE e assicurarne la presenza nel governi americani successivi attraverso personaggi che egli provvide ad introdurre in quel ristretto cenacolo, come Harvey Hollister Bundy, uomo chiave del “Progetto Manhattan" per la fabbricazione dell'arma nucleare, suo figlio McGeorge Bundy (CFR) e, nel 1948, George Herbert Walker Bush Sr. - iniziato all'ORDINE dallo stesso Stimson - che fissarono la politica americana fino praticamente ai nostri giorni.
Nelle sue memorie Stimson riferisce che si accusava Roosevelt e ì suoi consiglieri di avere “Complottato quest'affare" (Pearl Harbor, N.d.A.) per qualche "ragione impenetrabile ma abominevole". E prosegue:
“L’importanza dell'attacco a Pearl Harbor non risiedeva nella vittoria tattica riportata dai giapponesi, ma nel semplice fatto che l'esitazione e l'inazione americane diventavano impossibili. Non si sarebbe meglio potuto agire per stimolare gli americani. Allorché giungevano le prime notizie dell'attacco del Giappone contro di noi, provavo un primo sentimento di sollievo al pensiero che l'indecisione si era dissolta e che la crisi, come si era prodotta, avrebbe unito tutto il nostro popolo”.
Dopo Pearl Harbor la stampa pone strane domande: come si è fatta sorprendere a Pearl Harbor la flotta americana se i servizi segreti americani leggevano a libro aperto i messaggi in codice giapponesi? E non solo il codice di comunicazione diplomatico fra Tokyo e le ambasciate era noto agli americani, ma anche quello adottato nel dispacci della Marina da guerra giapponese. Ciò è stato recentemente portato a conoscenza da Robert B. Stinnett, un veterano della Marina americana che combatté nella seconda guerra mondiale, sulla base di numerosi documenti ufficiali declassificati in virtù di una legge americana sulla libertà di informazione.
Le prove oggi sono abbondanti: un attacco a sorpresa a Pearl Harbor era impossibile.
La guerra, lunga e atroce, si conclude negli immani bagliori della bomba all'uranio di Hiroshima del 6 agosto 1945 e di quella al plutonio di Nagasaki del successivo 9 agosto.
Era stato ancora Stimson a raccomandare lo sgancio della bomba atomica sul Giappone. Il 25 luglio di quell'anno l'israelita Harry Truman, presidente degli Stati Uniti, che nell'ottobre successivo sarebbe stato elevato al 33' grado del Rito Scozzese, nel suo diario riportava:
"Abbiamo scoperto la bomba più terribile della storia umana. Può essere la distruzione di fuoco profetizzata nell'epoca della Valle dell'Eufrate, dopo Noè e la sua arca favolosa. Quest'arma va usata contro il Giappone fra oggi e il 10 agosto...E’ certamente cosa buona per il mondo che la cricca di Hitler o di Stalin non abbia scoperto la bomba atomica. Pare essere la cosa più terribile mai scoperta, ma se ne può fare un ottimo USO".
Diciotto mesi più tardi Truman, ritornando sull’argomento, conveniva: “Ai giapponesi venne fatto pervenire un leale avvertimento e furono offerti dei termini, che alla fine essi accettarono, ben prima della caduta della bomba”.