lunedì 27 ottobre 2008

ROUBINI: PANICO E FALLIMENTI DI HEDGE FUNDS ALERT CHIUSURA MERCATI


Allarme dall'economista Nouriel Roubini. Centinaia di fondi falliranno e i governi saranno costretti a chiudere i mercati per almeno una settimana.

Centinaia di fondi hedge falliranno e i governi saranno costretti a chiudere i mercati per almeno una settimana a causa della crisi finanziaria che spingera’ gli operatori a stare lontani da qualsiasi forma d’investimento. Ad affermarlo e’ l’economista Nouriel Roubini, professore alla New York University.

"Abbiamo raggiunto una situazione di puro panico" ha affermato Roubini, che aveva previsto correttamente la crisi finanziaria 2006, durante una conferenza a Londra. "Ci sara’ una massiccia fuga dagli investimenti, salteranno centinia di hedge funds".

Nelle scorse settimane si e’ assistito ad un taglio coordinato dei tassi d’interesse da parte dei governi a livello globale, sono stati varati piani di salvataggio sulle banche nel tentativo di contenere l’impatto della crisi. "Il rischio sistemico sta divenendo sempre piu’ grande. Non stupitevi se i governi decideranno di chiudere i mercati per una o due settimane nei prossimi giorni" ha continuato Roubini.

Roubini ha sottolineato, secondo quanto riferisce Bloomberg, che la situazione sta peggiorando sopratutto per i mercati emergenti. "Ci sono una dozzina di mercati emergenti che si trovano in guai finanziari molto severi", ha precisato Roubini, sottolineando che "anche un Paese piccolo può avere un effetto sistemico sull' economia globale". Proprio oggi i tassi interbancari nei Paesi emergenti sono saliti ai massimi da sei anni per via del fatto che la Bielorussia si è aggiunta all' Ungheria, all' Ucraina ed al Pakistan nel chiedere aiuti al FMI.

Fonte:Walstreetitalia

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Allarme dall'economista Nouriel Roubini. Centinaia di fondi falliranno e i governi saranno costretti a chiudere i mercati per almeno una settimana.

Centinaia di fondi hedge falliranno e i governi saranno costretti a chiudere i mercati per almeno una settimana a causa della crisi finanziaria che spingera’ gli operatori a stare lontani da qualsiasi forma d’investimento. Ad affermarlo e’ l’economista Nouriel Roubini, professore alla New York University.

"Abbiamo raggiunto una situazione di puro panico" ha affermato Roubini, che aveva previsto correttamente la crisi finanziaria 2006, durante una conferenza a Londra. "Ci sara’ una massiccia fuga dagli investimenti, salteranno centinia di hedge funds".

Nelle scorse settimane si e’ assistito ad un taglio coordinato dei tassi d’interesse da parte dei governi a livello globale, sono stati varati piani di salvataggio sulle banche nel tentativo di contenere l’impatto della crisi. "Il rischio sistemico sta divenendo sempre piu’ grande. Non stupitevi se i governi decideranno di chiudere i mercati per una o due settimane nei prossimi giorni" ha continuato Roubini.

Roubini ha sottolineato, secondo quanto riferisce Bloomberg, che la situazione sta peggiorando sopratutto per i mercati emergenti. "Ci sono una dozzina di mercati emergenti che si trovano in guai finanziari molto severi", ha precisato Roubini, sottolineando che "anche un Paese piccolo può avere un effetto sistemico sull' economia globale". Proprio oggi i tassi interbancari nei Paesi emergenti sono saliti ai massimi da sei anni per via del fatto che la Bielorussia si è aggiunta all' Ungheria, all' Ucraina ed al Pakistan nel chiedere aiuti al FMI.

Fonte:Walstreetitalia

domenica 26 ottobre 2008

Gaeta - Recupero beni demaniali, esito positivo del tavolo tecnico


Ricevo e posto, felicitandomi con l'Amministrazione Gaetana:





Scritto da Giovanni Fantasia - Segreteria del Sindaco




Gaeta 25 ottobre 2008 - Gli edifici stralciati dal Puv seguiranno un

iter accelerato




- Il Sindaco Raimondi e l'assessore al Demanio, Antonio

Ciano, hanno partecipato al tavolo tecnico operativo tra Comune,
Agenzia del
Demanio e Regione Lazio che si è aperto mercoledì 22 ottobre.

Alla riunione erano presenti l'ingegner Morelli, per l'Agenzia del
Demanio nazionale, mentre per la filiale regionale ha partecipato la
dottoressa Maria Pia Rodriguez entrambi con i rispettivi collaboratori.
A rappresentare la Regione Lazio c'erano l'ingegner Bove, l'architetto
Ravaldini e il dottor Boglino ai quali si è aggiunto il dottor Raniero De
Filippis.

La città di Gaeta, per la sua forte azione politica tesa a recuperare
i beni demaniali e per il costante lavoro di schedatura e ricostruzione
storica fatto in questi 16 mesi, è stato il primo comune del Lazio ad esser
chiamato a partecipare alla riunione tecnica. "Siamo stati definiti
l'eccellenza della Regione ed è un grande onore essere stati chiamati per
primi a presentare le nostre idee sui beni demaniali - afferma soddisfatto
l'assessore Ciano - Insieme con Civitavecchia, che sarà convocato
prossimamente, siamo il comune che ha raggiunto una fase avanzata di
progettazione".

La proposta del Comune di Gaeta prevede lo stralcio dal Puv (Programma
Unitario di Valorizzazione) di quei beni che possono trovare la copertura
finanziaria con i fondi provenienti dalla Regione Lazio o da altri enti come
l'Ater di Latina per l'edilizia convenzionata.

Casa Tosti e l'area di sedime della caserma Gattola saranno destinate
proprio a quel tipo di edilizia, mentre la Gran Guardia e la Chiesa di San
Domenico, con l'annesso convento, diventeranno rispettivamente il Salone di
rappresentanza della Città e un auditorium, presso il quale sarà possibile
organizzare grandi eventi culturali. Infine, il complesso di san Michele
Arcangelo, composto dalla Chiesa omonima, dalla Casina Reale, dalla Vecchia
Tipografia e dalla Caserma, sarà affidato al Parco Regionale Riviera
d'Ulisse che potrà dare valore ad una zona importante all'interno dell'area
di sua competenza.


Casa Tosti

--------------------------------------------------------------------------

"Il fatto di essere i primi ad essere stati chiamati è già una grande
soddisfazione, ma vogliamo andare avanti e chiudere in maniera definitiva
questa trattativa che, per quanto riguarda il Puv, richiederà circa un anno
mentre i beni stralciati seguiranno un iter molto accelerato. - dichiara il
Sindaco Raimondi - Il recupero dei beni demaniali è uno dei grandi temi
della nostra proposta politica e appoggiata pienamente dalla lista
Riprendiamoci Gaeta. Stiamo ottenendo grandi risultati dopo soli 16 mesi,
ciò significa che stiamo lavorando bene su una parte del programma di
governo che sapevamo avrebbe richiesto del tempo. Stiamo primeggiamo in
tanti settori e stiamo portando a casa risultati concreti che pochi ancora
non riescono a vedere. Contiamo, nei prossimi mesi, di recuperare ancora
altri beni demaniali e di renderli fruibili per la cittadinanza e per i
turisti".
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Ricevo e posto, felicitandomi con l'Amministrazione Gaetana:





Scritto da Giovanni Fantasia - Segreteria del Sindaco




Gaeta 25 ottobre 2008 - Gli edifici stralciati dal Puv seguiranno un

iter accelerato




- Il Sindaco Raimondi e l'assessore al Demanio, Antonio

Ciano, hanno partecipato al tavolo tecnico operativo tra Comune,
Agenzia del
Demanio e Regione Lazio che si è aperto mercoledì 22 ottobre.

Alla riunione erano presenti l'ingegner Morelli, per l'Agenzia del
Demanio nazionale, mentre per la filiale regionale ha partecipato la
dottoressa Maria Pia Rodriguez entrambi con i rispettivi collaboratori.
A rappresentare la Regione Lazio c'erano l'ingegner Bove, l'architetto
Ravaldini e il dottor Boglino ai quali si è aggiunto il dottor Raniero De
Filippis.

La città di Gaeta, per la sua forte azione politica tesa a recuperare
i beni demaniali e per il costante lavoro di schedatura e ricostruzione
storica fatto in questi 16 mesi, è stato il primo comune del Lazio ad esser
chiamato a partecipare alla riunione tecnica. "Siamo stati definiti
l'eccellenza della Regione ed è un grande onore essere stati chiamati per
primi a presentare le nostre idee sui beni demaniali - afferma soddisfatto
l'assessore Ciano - Insieme con Civitavecchia, che sarà convocato
prossimamente, siamo il comune che ha raggiunto una fase avanzata di
progettazione".

La proposta del Comune di Gaeta prevede lo stralcio dal Puv (Programma
Unitario di Valorizzazione) di quei beni che possono trovare la copertura
finanziaria con i fondi provenienti dalla Regione Lazio o da altri enti come
l'Ater di Latina per l'edilizia convenzionata.

Casa Tosti e l'area di sedime della caserma Gattola saranno destinate
proprio a quel tipo di edilizia, mentre la Gran Guardia e la Chiesa di San
Domenico, con l'annesso convento, diventeranno rispettivamente il Salone di
rappresentanza della Città e un auditorium, presso il quale sarà possibile
organizzare grandi eventi culturali. Infine, il complesso di san Michele
Arcangelo, composto dalla Chiesa omonima, dalla Casina Reale, dalla Vecchia
Tipografia e dalla Caserma, sarà affidato al Parco Regionale Riviera
d'Ulisse che potrà dare valore ad una zona importante all'interno dell'area
di sua competenza.


Casa Tosti

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"Il fatto di essere i primi ad essere stati chiamati è già una grande
soddisfazione, ma vogliamo andare avanti e chiudere in maniera definitiva
questa trattativa che, per quanto riguarda il Puv, richiederà circa un anno
mentre i beni stralciati seguiranno un iter molto accelerato. - dichiara il
Sindaco Raimondi - Il recupero dei beni demaniali è uno dei grandi temi
della nostra proposta politica e appoggiata pienamente dalla lista
Riprendiamoci Gaeta. Stiamo ottenendo grandi risultati dopo soli 16 mesi,
ciò significa che stiamo lavorando bene su una parte del programma di
governo che sapevamo avrebbe richiesto del tempo. Stiamo primeggiamo in
tanti settori e stiamo portando a casa risultati concreti che pochi ancora
non riescono a vedere. Contiamo, nei prossimi mesi, di recuperare ancora
altri beni demaniali e di renderli fruibili per la cittadinanza e per i
turisti".

Acqua in bocca, vi abbiamo venduto l'acqua, poi passeremo all'aria....


Di Maddalena Parolin - da peacelink.it

Un articolo diffuso con il passaparola via e-mail e sui blog denuncia la privatizzazione dell'acqua pubblica in Italia, mentre continuano le mobilitazioni dal basso a difesa di un bene comune.
"Mentre nel paese imperversano annose discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio per il cane e sul flagello dei grafitti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica.

Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto lege 112 del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica. Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali).

Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.

La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropiarsene per trarne illecito profitto. L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.

Acqua in bocca" Rosaria Ruffini - docente di teatro allo Iuav

La denuncia di padre Alex Zanotelli

In realtà si tratta di un decreto approvato il 5 agosto: il 26 agosto Alex Zanotelli aveva scritto sul settimanale Carta:

Mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell'acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l'articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica. Tutto questo con l'appoggio dell'opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. (Una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell'on. Veltroni alla lettera sull'acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!)

Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l'acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l'utente, senza essere SPA. [...]

Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell'acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l'acqua non è una merce, ma un diritto di tutti.

Diamoci da fare perché vinca la vita!

Alex Zanotelli 26 agosto 2008

Il decreto 23 bis

Il decreto legge, il 23 bis è intitolato "Servizi pubblici locali di rilevanza economica", nel testo si legge:

"2. Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite[...]

5. Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati.[...]

(10. d.) tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica in materia di rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas, nonche' in materia di acqua."

[Vedi www.acquabenecomune.org]

La mobilitazione della società civile

Si moltiplicano le iniziative promosse da associazioni, enti pubblici, cittadini, contrarie alla privatizzazione dell'acqua e volte a far riflettere sui consumi della risorsa idrica.

Continua la campagna di Altreconomia per diffondere l'uso dell'acqua del rubinetto, lanciata a fine settembre anche nella regione Puglia. E sono più di mille, in tutte le Regioni italiane, i ristoranti e i locali pubblici segnalati sul sito www.imbrocchiamola.org: l'ottanta per cento, ottocentocinquantotto, “danno” l'acqua del rubinetto.

Come il progetto "100% pubblica" a Venezia: www.100x100pubblica.blogspot.com.

Il progetto è basato sulle strategie di marketing utilizzate dalle grandi marche dell'acqua, rielaborate per sponsorizzare l'acqua pubblica come bene comune: una campagna di distribuzione gratuita di bottiglie vuote e mappe delle fontanelle pubbliche della città.

Oppure l'iniziativa che in provincia di Arezzo punta al risparmio dei litri d'acqua che quotidianamente finiscono... nello sciaquone: Aato 4, l'autorità di ambito territoriale ottimale dell'Alto Valdarno (AR), distribuirà gratuitamente a scuole e strutture pubbliche e sanitarie un semplicissimo sacchetto di plastica. "Riempito d'acqua e collocato nella cassetta del wc, consentirà di risparmiare 1 litro d'acqua ad ogni scarico senza modificarne minimamente il funzionamento e le abitudini dell'utente – annuncia il Presidente di Aato 4, Dario Casini. Il risparmio non è solo d' acqua, ma anche di energia elettrica e di prodotti per la depurazione". Statistiche nazionali indicano che ciascuna persona utilizza lo scarico del bagno almeno sei volte al giorno (fonte: www.forumrisparmioacqua.it)

O ancora, le iniziative raccontate da Massimo Cirri e Filippo Solibello nella trasmissione Caterpillar di Radio 2, tra queste quella di Casalmaggiore e altri comuni della Lombardia che distibuiscono, gratuitamente, acqua del rubinetto frizzante da fontanelle pubbliche.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ha raccolto un gran numero di testimonial (musicisti, attori, scrittori ecc) a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare al fine di sottrarre l'acqua, questo bene essenziale alla vita, alle leggi del mercato e della concorrenza e per garantire a tutti l'accesso gratuito al quantitativo d'acqua minimo vitale giornaliero. Tra gli "Artisti per l'Acqua" Ivano Fossati, Stefano Benni, Beppe Grillo, Neffa, Marco Paolini, Cecilia Chailly e molti altri (www.acquabenecomune.org).

E' un percorso ancora lungo quello della sensibilizzazione della politica, e dei cittadini, sul tema dell'acqua come bene comune, sulla sua gestione libera e sull'uso responsabile, con passi, come il decreto 23 bis, che fanno indignare, ma non abbattono il movimento dal basso. Le tante iniziative che si diffondono, anche grazie ai passaparola, ai blog, ad internet sono un segnale di un movimento vivace, fatto di parole ma anche di gesti molto concreti, come sono concrete le bottigliette riutilizzabili, gli erogatori di acqua corrente gassata, gli adesivi per le brocche o i sacchetti per gli sciaquoni.


Fonte: Megachip
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Di Maddalena Parolin - da peacelink.it

Un articolo diffuso con il passaparola via e-mail e sui blog denuncia la privatizzazione dell'acqua pubblica in Italia, mentre continuano le mobilitazioni dal basso a difesa di un bene comune.
"Mentre nel paese imperversano annose discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio per il cane e sul flagello dei grafitti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica.

Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto lege 112 del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica. Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali).

Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.

La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropiarsene per trarne illecito profitto. L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.

Acqua in bocca" Rosaria Ruffini - docente di teatro allo Iuav

La denuncia di padre Alex Zanotelli

In realtà si tratta di un decreto approvato il 5 agosto: il 26 agosto Alex Zanotelli aveva scritto sul settimanale Carta:

Mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell'acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l'articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica. Tutto questo con l'appoggio dell'opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. (Una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell'on. Veltroni alla lettera sull'acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!)

Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l'acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l'utente, senza essere SPA. [...]

Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell'acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l'acqua non è una merce, ma un diritto di tutti.

Diamoci da fare perché vinca la vita!

Alex Zanotelli 26 agosto 2008

Il decreto 23 bis

Il decreto legge, il 23 bis è intitolato "Servizi pubblici locali di rilevanza economica", nel testo si legge:

"2. Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite[...]

5. Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati.[...]

(10. d.) tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica in materia di rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas, nonche' in materia di acqua."

[Vedi www.acquabenecomune.org]

La mobilitazione della società civile

Si moltiplicano le iniziative promosse da associazioni, enti pubblici, cittadini, contrarie alla privatizzazione dell'acqua e volte a far riflettere sui consumi della risorsa idrica.

Continua la campagna di Altreconomia per diffondere l'uso dell'acqua del rubinetto, lanciata a fine settembre anche nella regione Puglia. E sono più di mille, in tutte le Regioni italiane, i ristoranti e i locali pubblici segnalati sul sito www.imbrocchiamola.org: l'ottanta per cento, ottocentocinquantotto, “danno” l'acqua del rubinetto.

Come il progetto "100% pubblica" a Venezia: www.100x100pubblica.blogspot.com.

Il progetto è basato sulle strategie di marketing utilizzate dalle grandi marche dell'acqua, rielaborate per sponsorizzare l'acqua pubblica come bene comune: una campagna di distribuzione gratuita di bottiglie vuote e mappe delle fontanelle pubbliche della città.

Oppure l'iniziativa che in provincia di Arezzo punta al risparmio dei litri d'acqua che quotidianamente finiscono... nello sciaquone: Aato 4, l'autorità di ambito territoriale ottimale dell'Alto Valdarno (AR), distribuirà gratuitamente a scuole e strutture pubbliche e sanitarie un semplicissimo sacchetto di plastica. "Riempito d'acqua e collocato nella cassetta del wc, consentirà di risparmiare 1 litro d'acqua ad ogni scarico senza modificarne minimamente il funzionamento e le abitudini dell'utente – annuncia il Presidente di Aato 4, Dario Casini. Il risparmio non è solo d' acqua, ma anche di energia elettrica e di prodotti per la depurazione". Statistiche nazionali indicano che ciascuna persona utilizza lo scarico del bagno almeno sei volte al giorno (fonte: www.forumrisparmioacqua.it)

O ancora, le iniziative raccontate da Massimo Cirri e Filippo Solibello nella trasmissione Caterpillar di Radio 2, tra queste quella di Casalmaggiore e altri comuni della Lombardia che distibuiscono, gratuitamente, acqua del rubinetto frizzante da fontanelle pubbliche.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ha raccolto un gran numero di testimonial (musicisti, attori, scrittori ecc) a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare al fine di sottrarre l'acqua, questo bene essenziale alla vita, alle leggi del mercato e della concorrenza e per garantire a tutti l'accesso gratuito al quantitativo d'acqua minimo vitale giornaliero. Tra gli "Artisti per l'Acqua" Ivano Fossati, Stefano Benni, Beppe Grillo, Neffa, Marco Paolini, Cecilia Chailly e molti altri (www.acquabenecomune.org).

E' un percorso ancora lungo quello della sensibilizzazione della politica, e dei cittadini, sul tema dell'acqua come bene comune, sulla sua gestione libera e sull'uso responsabile, con passi, come il decreto 23 bis, che fanno indignare, ma non abbattono il movimento dal basso. Le tante iniziative che si diffondono, anche grazie ai passaparola, ai blog, ad internet sono un segnale di un movimento vivace, fatto di parole ma anche di gesti molto concreti, come sono concrete le bottigliette riutilizzabili, gli erogatori di acqua corrente gassata, gli adesivi per le brocche o i sacchetti per gli sciaquoni.


Fonte: Megachip

Pio XII nell'inverno del terrore


Lo storico Riccardi ripercorre il biennio in cui Roma fu occupata dai nazisti
Di Arrigo Levi


Accade che un giornalista tenti di trasformarsi in storico, talvolta anche con successo. È assai meno frequente che uno storico di fama decida di raccontare una particolare vicenda storica con lo stile e il metodo operativo di un giornalista.
Quando riesce a farlo mantenendo, nella raccolta delle testimonianze come dei documenti, lo scrupolo minuzioso dello storico, il risultato può essere straordinario, specie se la storia che si vuole raccontare è tanto drammatica ed emozionante quanto complessa. Andrea Riccardi, forse il maggiore storico del cattolicesimo contemporaneo, ha incominciato più di trent'anni fa a raccogliere dati su quelle che, col tempo, sono diventate le «tessere di un mosaico» che si è ora trasformato in un libro, edito da Laterza, che ha per titolo L’inverno più lungo, e per sottotitolo: «1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma».

Riccardi si richiama, come fonti d'ispirazione del suo lavoro, a una parola del «grande rabbino di Roma, Elio Toaff» («la storia della Shoah è come un grande mosaico, in cui ogni tessera è espressione di sofferenza, di dolore, di disperazione»), e all’insegnamento venutogli da un grande maestro ed amico, che era Pietro Scoppola.
Il sottotitolo, menzionando necessariamente Pio XII fra i protagonisti dei 268 giorni di quel «lungo inverno», rischia di indurre parzialmente in errore il lettore che abbia seguito sui giornali l’intenso dibattito pro e contro il Papa per ciò che fece o non fece in quel periodo.
Questo non è un ennesimo libro su Pio XII. È una appassionata cronaca di innumerevoli episodi, le «tessere» del mosaico, popolato di singole figure, con le loro particolari traversie in quel periodo denso di tragedie - prima fra tutte la razzia del ghetto, il 16 ottobre 1943 - ma ricco anche di atti di straordinaria umanità nei confronti dei perseguitati in fuga: primi fra tutti gli ebrei romani, ma oltre a loro anche gli antifascisti o i fuggiaschi dal terrore tedesco. Sicché si disse che in quei giorni «mezza Roma nascondeva l’altra mezza Roma».
Non mancarono, ovviamente, atti di viltà e di malvagità. Ma il sentimento dominante, nel lettore di questa grande cronaca, penso sia quello di identificazione con i sentimenti di umanità e di coraggio di quella «mezza Roma», e anzi di quella «mezza Italia», che in ogni città e regione controllata dai nazisti e fascisti salvò i perseguitati, e così facendo salvò la coscienza degli Italiani.

Per la sua struttura cronistica è impossibile offrire una sintesi di questo libro di Riccardi.
Ogni personaggio, con nome e cognome, viene seguito nella sua affannosa ricerca di salvezza, o nella sua tragedia, ma è subito seguito da un altro, in un incessante spostamento da un capo all'altro della grande città in quel terribile inverno.
Non è certo per scelta dell’autore se lo stuolo dei protagonisti consiste, in grandissima parte, degli ebrei, e dei religiosi loro salvatori. Gli ebrei romani catturati, quasi tutti morti nei lager, furono fra i due e i tremila. Quelli che sopravvissero nella città furono fra i dieci e i dodicimila, di cui più di 4 mila ospitati nei conventi e sedi ecclesiastiche. Vale per Roma, forse anche in maggior misura, ciò che vale per il resto d'Italia, il fatto cioè che i sacerdoti d’ogni rango e tutto il mondo cattolico ebbero una parte preponderante per la salvezza degli ebrei italiani: «Il rifugio nei conventi e nelle case religiose, l’aiuto dei parroci nei piccoli centri, la disponibilità e il soccorso prestato da esponenti o iscritti ad Azione Cattolica fu di tale proporzione da assumere un aspetto corale» (cito da uno scritto di Liliana Picciotto, forse la maggiore studiosa della materia).

Quanto alla questione Pio XII, alcuni fatti sono evidenti e indiscutibili.
Il primo è il silenzio del Papa: Pio XII non denunciò pubblicamente la razzia del ghetto, o la strage delle Fosse Ardeatine, o la sconfinata tragedia della Shoah.
Il secondo è che la Santa Sede compì ripetuti passi diplomatici, fidandosi, a torto, dell’ambasciatore tedesco, minacciando una protesta pubblica del Papa se la deportazione fosse continuata.
Il terzo è che non solo a Roma ma in tutta Italia l’apertura dei conventi e l'organizzazione del salvataggio degli Ebrei e di altri perseguitati da parte del clero ebbe dimensioni tali da rendere certo, anche per molte testimonianze, che il Papa avesse dato il proprio assenso (anche se non per iscritto: sarebbe stato follia) a questa azione corale.

Posso aggiungere che nei primi tempi dopo la fine della guerra le espressioni di gratitudine di Ebrei alla Chiesa e al Papa furono numerosissime. A noi Levi parve importante che due mie zie si fossero salvate a Modena rifugiandosi al Convento del Buon Pastore, e che un altro zio fosse stato accolto col figlio in Vaticano (o al Laterano: dove si rifugiarono, protetti dalla extraterritorialità della sede del vescovo di Roma, non solo ebrei ma l’intero Cln centrale, con Nenni, Saragat, Ivanoe Bonomi, De Gasperi, Meuccio Ruini e altri ancora: gli ospiti del Laterano furono in totale più di 40 mila).
Certo che il Papa sapeva! Tacque sulla Shoah, per prudenza, nel timore del peggio.

Fossi cattolico, potrei anche dolermi che Pio XII, andando con la croce in mano nella sua bianca veste al ghetto il giorno della razzia, non abbia dato alla Chiesa una schiera gloriosa di martiri. Come ebreo, mi associo a Toaff nella lode della «grande compassionevole bontà del Papa durante gli infelici anni della persecuzione», e giustifico il suo silenzio, senza il quale molte altre migliaia di ebrei sarebbero finiti nei forni crematori.

Questa divagazione non mi lascia spazio per dare un più giusto ed ampio resoconto del bellissimo e tremendo affresco che Riccardi, storico e cronista, ci offre dell’inverno del terrore a Roma, come dell'esultanza del popolo romano, e della indubbia gratitudine al Papa di cattolici ed ebrei, nei giorni della liberazione. Forse la storia, per essere veridica, deve davvero essere raccontata con gli occhi del cronista contemporaneo, non con quelli di uno storico in ritardo sui fatti di qualche decennio.

Fonte: La Stampa
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Lo storico Riccardi ripercorre il biennio in cui Roma fu occupata dai nazisti
Di Arrigo Levi


Accade che un giornalista tenti di trasformarsi in storico, talvolta anche con successo. È assai meno frequente che uno storico di fama decida di raccontare una particolare vicenda storica con lo stile e il metodo operativo di un giornalista.
Quando riesce a farlo mantenendo, nella raccolta delle testimonianze come dei documenti, lo scrupolo minuzioso dello storico, il risultato può essere straordinario, specie se la storia che si vuole raccontare è tanto drammatica ed emozionante quanto complessa. Andrea Riccardi, forse il maggiore storico del cattolicesimo contemporaneo, ha incominciato più di trent'anni fa a raccogliere dati su quelle che, col tempo, sono diventate le «tessere di un mosaico» che si è ora trasformato in un libro, edito da Laterza, che ha per titolo L’inverno più lungo, e per sottotitolo: «1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma».

Riccardi si richiama, come fonti d'ispirazione del suo lavoro, a una parola del «grande rabbino di Roma, Elio Toaff» («la storia della Shoah è come un grande mosaico, in cui ogni tessera è espressione di sofferenza, di dolore, di disperazione»), e all’insegnamento venutogli da un grande maestro ed amico, che era Pietro Scoppola.
Il sottotitolo, menzionando necessariamente Pio XII fra i protagonisti dei 268 giorni di quel «lungo inverno», rischia di indurre parzialmente in errore il lettore che abbia seguito sui giornali l’intenso dibattito pro e contro il Papa per ciò che fece o non fece in quel periodo.
Questo non è un ennesimo libro su Pio XII. È una appassionata cronaca di innumerevoli episodi, le «tessere» del mosaico, popolato di singole figure, con le loro particolari traversie in quel periodo denso di tragedie - prima fra tutte la razzia del ghetto, il 16 ottobre 1943 - ma ricco anche di atti di straordinaria umanità nei confronti dei perseguitati in fuga: primi fra tutti gli ebrei romani, ma oltre a loro anche gli antifascisti o i fuggiaschi dal terrore tedesco. Sicché si disse che in quei giorni «mezza Roma nascondeva l’altra mezza Roma».
Non mancarono, ovviamente, atti di viltà e di malvagità. Ma il sentimento dominante, nel lettore di questa grande cronaca, penso sia quello di identificazione con i sentimenti di umanità e di coraggio di quella «mezza Roma», e anzi di quella «mezza Italia», che in ogni città e regione controllata dai nazisti e fascisti salvò i perseguitati, e così facendo salvò la coscienza degli Italiani.

Per la sua struttura cronistica è impossibile offrire una sintesi di questo libro di Riccardi.
Ogni personaggio, con nome e cognome, viene seguito nella sua affannosa ricerca di salvezza, o nella sua tragedia, ma è subito seguito da un altro, in un incessante spostamento da un capo all'altro della grande città in quel terribile inverno.
Non è certo per scelta dell’autore se lo stuolo dei protagonisti consiste, in grandissima parte, degli ebrei, e dei religiosi loro salvatori. Gli ebrei romani catturati, quasi tutti morti nei lager, furono fra i due e i tremila. Quelli che sopravvissero nella città furono fra i dieci e i dodicimila, di cui più di 4 mila ospitati nei conventi e sedi ecclesiastiche. Vale per Roma, forse anche in maggior misura, ciò che vale per il resto d'Italia, il fatto cioè che i sacerdoti d’ogni rango e tutto il mondo cattolico ebbero una parte preponderante per la salvezza degli ebrei italiani: «Il rifugio nei conventi e nelle case religiose, l’aiuto dei parroci nei piccoli centri, la disponibilità e il soccorso prestato da esponenti o iscritti ad Azione Cattolica fu di tale proporzione da assumere un aspetto corale» (cito da uno scritto di Liliana Picciotto, forse la maggiore studiosa della materia).

Quanto alla questione Pio XII, alcuni fatti sono evidenti e indiscutibili.
Il primo è il silenzio del Papa: Pio XII non denunciò pubblicamente la razzia del ghetto, o la strage delle Fosse Ardeatine, o la sconfinata tragedia della Shoah.
Il secondo è che la Santa Sede compì ripetuti passi diplomatici, fidandosi, a torto, dell’ambasciatore tedesco, minacciando una protesta pubblica del Papa se la deportazione fosse continuata.
Il terzo è che non solo a Roma ma in tutta Italia l’apertura dei conventi e l'organizzazione del salvataggio degli Ebrei e di altri perseguitati da parte del clero ebbe dimensioni tali da rendere certo, anche per molte testimonianze, che il Papa avesse dato il proprio assenso (anche se non per iscritto: sarebbe stato follia) a questa azione corale.

Posso aggiungere che nei primi tempi dopo la fine della guerra le espressioni di gratitudine di Ebrei alla Chiesa e al Papa furono numerosissime. A noi Levi parve importante che due mie zie si fossero salvate a Modena rifugiandosi al Convento del Buon Pastore, e che un altro zio fosse stato accolto col figlio in Vaticano (o al Laterano: dove si rifugiarono, protetti dalla extraterritorialità della sede del vescovo di Roma, non solo ebrei ma l’intero Cln centrale, con Nenni, Saragat, Ivanoe Bonomi, De Gasperi, Meuccio Ruini e altri ancora: gli ospiti del Laterano furono in totale più di 40 mila).
Certo che il Papa sapeva! Tacque sulla Shoah, per prudenza, nel timore del peggio.

Fossi cattolico, potrei anche dolermi che Pio XII, andando con la croce in mano nella sua bianca veste al ghetto il giorno della razzia, non abbia dato alla Chiesa una schiera gloriosa di martiri. Come ebreo, mi associo a Toaff nella lode della «grande compassionevole bontà del Papa durante gli infelici anni della persecuzione», e giustifico il suo silenzio, senza il quale molte altre migliaia di ebrei sarebbero finiti nei forni crematori.

Questa divagazione non mi lascia spazio per dare un più giusto ed ampio resoconto del bellissimo e tremendo affresco che Riccardi, storico e cronista, ci offre dell’inverno del terrore a Roma, come dell'esultanza del popolo romano, e della indubbia gratitudine al Papa di cattolici ed ebrei, nei giorni della liberazione. Forse la storia, per essere veridica, deve davvero essere raccontata con gli occhi del cronista contemporaneo, non con quelli di uno storico in ritardo sui fatti di qualche decennio.

Fonte: La Stampa

I frutti della guerra santa mondialista in Iraq: la cancellazione dei cristiani


Ricevo da Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza e posto:


I frutti della guerra santa mondialista in Iraq: la cancellazione dei cristiani“Chiediamo ai cristiani d’occidente di non essere solo preoccupati delle borse e dell’economia, ma di denunciare ogni forma di violenza e di mostrare verso di noi solidarietà e condivisione “ (Mons. Louis Sako)


Mosul, la strage senza fine dei cristiani iracheni Mosul (AsiaNews)

– Nuovo attacco contro i cristiani a Mosul: ieri pomeriggio un gruppo armato ha assassinato Hazim Thomaso Youssif, di 40 anni. L’agguato è avvenuto di fronte al negozio di abbigliamento di sua proprietà, a Bab Sarray; non si conosce ancora l’identità del commando omicida, ma si sospetta che vi sia la mano dei fondamentalisti islamici, in una città da tempo teatro di uccisioni contro la comunità cristiana. Nello stesso giorno è stato ucciso un altro ragazzo di soli 15 anni, Ivan Nuwya, anch’egli di fede cristiana.

Il giovane è stato freddato a colpi di arma da fuoco davanti alla sua abitazione nel quartiere di Tahrir, di fronte alla locale moschea di Alzhara.Una fonte di AsiaNews a Mosul denuncia ad “il clima di panico” nel quale vive la comunità cristiana, le cui stragi continuano “nell’indifferenza” dei media che “non riportano nemmeno i crimini che vengono commessi". Parlando della realtà di Mosul, la fonte sottolinea che la città “è diventata l’olocausto dei cristiani” e non si vedono segni di miglioramento nonostante gli sforzi compiuti nella lotta al terrorismo. Si fa sempre più grande il tributo di sangue versato dalla diocesi di Mosul in questi ultimi anni, a partire dal tragico rapimento di mons.

Paulo Farj Rahho, il cui corpo è stato rinvenuto privo di vita il 13 marzo scorso in un terreno abbandonato poco fuori la città.

Durante l’agguato che ha preceduto il sequestro del presule sono morti i tre uomini che erano con lui e fungevano da scorta, massacrati dai terroristi. Nel 2007 i morti registrati nella comunità cristiana irachena sono stati 47, di cui almeno 13 solo a Mosul: fra di loro ricordiamo p. Ragheed Gani trucidato il 3 giugno, e altri due preti.Tra il 6 e il 17 gennaio di quest’anno, inoltre, si sono succeduti una serie di attacchi contro beni e proprietà cristiani, quando un’ondata di attacchi bomba ha colpito: la chiesa caldea della Vergine Immacolata, quella caldea di San Paolo, quasi distrutta, l’entrata dell’orfanotrofio gestito dalle suore caldee ad al Nour, una chiesa nestoriana e il convento delle suore domenicane di Mosul Jadida.

L’ultimo episodio di violenza risale invece al 2 settembre scorso, quando si è concluso in maniera tragica il rapimento di un medico 65enne Tariq Qattan, rapito e ucciso nonostante la famiglia avesse sborsato una somma di 20mila dollari per il rilascio. Due giorni prima era stato rapito e ucciso un altro cristiano, Nafi Haddad.
(AsiaNews del 5 ottobre 2008)

I cristiani dell’Iraq: cristiani e iracheni

I cristiani iracheni, di ogni denominazione, sono forse residui di minoranze da lasciar partire o morire nell’immane guerra in atto sul territorio iracheno, oppure sono Chiese vive, radicate nelle tradizioni bibliche e apostoliche di Gerusalemme, di Antiochia e della Mesopotamia, ed eredi di una storia e di un passato teologico e mistico?

Sono forse gruppi estranei al mondo arabo-musulmano, da identificare con le crociate moderne e con l’egemonia statunitense, o sono Chiese orientali radicate da millenni nella storia e nella geografia del Vicino Oriente?

Quale perdita per l’islàm, per il mondo occidentale e per Israele, se la cristianità dell’Iraq dovesse scomparire! Le minoranze del Vicino Oriente dovrebbero forse pagare il prezzo della globalizzazione o del cosiddetto «scontro di civiltà»?
O la loro permanenza attraverso tutte le disavventure della storia sarebbe un segno di speranza, di rispetto e di giustizia per il mondo intero?
Questi interrogativi ci introducono nel vivo del nostro tema.

Infatti, dopo il genocidio armeno del 1915, di cui furono vittime anche caldeo-assiri e siriaci, la guerra in Iraq, dopo la caduta del regime di Saddam Hussein nell’aprile 2003, ha scatenato persecuzioni contro i cristiani, spingendo molti ad abbandonare le loro case per cercare rifugio nel Kurdistan iracheno o addirittura in Giordania, Siria, Libano e Turchia. Attacchi contro le chiese e le sedi episcopali a Baghdad e a Mossul, sequestri di cristiani e, in particolare, dell’arcivescovo di Mossul, la salma di mons. Paulos Faraj Rahho è stata rinvenuta il 13 marzo scorso, mentre erano in corso trattative per il suo rilascio, e di alcuni sacerdoti; massacri di religiose, preti e diaconi, pressioni sui cristiani del quartiere Dora (Baghdad) perché paghino la jizya o lascino le loro case...

Ogni atto di violenza perpetrato contro un cristiano provoca l’esodo di intere famiglie da Bassora, Baghdad, Mossul e Kirkuk, quattro grandi città dove i cristiani vivevano da sempre in pace con le grandi confessioni ed etnie dell’Iraq: sciiti, sunniti, curdi e turcomanni. Si chiudono chiese per ragioni di sicurezza, e sono stati trasferiti nel Kurdistan il seminario maggiore e la facoltà di teologia Babel College. Si dice che metà dei cristiani iracheni abbiano lasciato le loro case, un quarto verso il Nord, nel Kurdistan, un altro quarto verso i Paesi limitrofi: Giordania, Siria, Libano e Turchia in attesa di poter emigrare verso Paesi sicuri, liberi e ricchi. Tuttavia, nonostante le disgrazie che si sono abbattute sul popolo iracheno, dopo il conflitto tra lo Stato e i curdi, al Nord, passando attraverso le lotte all’interno del potere tra i vari partiti, e infine la guerra con l’Iran e l’occupazione del Kuwait con le sue nefaste conseguenze, nonostante tutto questo, si nota che gli iracheni, e in particolare i cristiani, rimangono molto legati al proprio Paese. Fa impressione constatare che i cristiani dell’Iraq sono pienamente iracheni e profondamente cristiani.

Avvicinandoli, come noi li abbiamo conosciuti, sia all’interno dell’Iraq sia in Siria ove molti di loro si sono rifugiati, si nota una duplice appartenenza molto pronunciata: sono veri cristiani e veri iracheni. Non abbiamo il diritto di parlare di inculturazione di questi cristiani, poiché sono a casa loro da sempre e hanno acquisito l’arte di essere se stessi, fieri della loro appartenenza religiosa, con una grande capacità di integrazione, sono cittadini con tutti i diritti civili, e una grande facilità a vivere con tutte le categorie dei loro concittadini, senza complesso di persecuzione né di disprezzo dell’altro. (…)
(Mons. Antoine Audo, Vescovo di Alep dei Caldei, La Civiltà Cattolica 2008, II, 85-93, quaderno 3787)

Vescovo caldeo di Kirkuk: a Mosul si cancellano i cristiani per motivi politici

Kirkuk (AsiaNews) – (…) Mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, ha voluto condividere coi lettori di AsiaNews le sue preoccupazioni riguardo agli avvenimenti.
Cosa sta succedendo a Mosul ? Come si può definire questa carneficina continua?
In una settimana vi sono stati 12 morti; 1000 famiglie hanno lasciato le loro case verso i villaggi della piana di Ninive; 5 case sono state distrutte con esplosioni. Paura, solitudine e timori dominano nella minoranza cristiana.

La memoria di Dora (1) a Bagdad non è dimenticata. Se la situazione continua in questo modo, i cristiani saranno costretti a nuove “fughe di massa”.

Gli attentati di Mosul hanno però un carattere speciale: essi non sembrano essere legati a bande di delinquenti, perché questa volta essi non chiedono alcun riscatto.
È possibile che dietro gli assassini vi siano dei fondamentalisti.

Ma come spiegare il silenzio e l’immobilità delle autorità locali e centrali quando una macchina con altoparlante gira per le vie del quartiere di Sukkar, gridando e ordinando ai cristiani di andarsene via? Io penso che dietro tutte queste violenze vi sia un movente politico.Questa campagna per far fuggire i cristiani potrebbe nascondere vantaggi di carattere politico in prossimità della tornata elettorale del gennaio 2009 e la controversia sull’approvazione della legge per le elezioni provinciali. L’attuale legge cancella la quota riservata per tradizione ai cristiani (e alle altre minoranze). Intimidirli e cacciarli via fa tutt’uno con la negazione della loro rappresentanza. Ma non va esclusa nemmeno l’ipotesi che le violenze contro i fedeli servano a rafforzare l’ipotesi di un’enclave cristiana nella piana di Ninive.Chiediamo con forza l’intervento del governo per proteggere tutti gli irakeni in difficoltà, ma soprattutto i cristiani, attualmente i più esposti. Questo sarebbe un compito anche per le forze di occupazione. Chiediamo l’intervento della comunità internazionale per proteggere le minoranze in Iraq, specie in occasione delle prossime elezioni provinciali. E domandiamo con particolare urgenza l’intervento dell’Onu e dell’Unione europea perché solleciti il governo di Baghdad a rispettare le minoranze nelle prossime elezioni.
Il parlamento irakeno ha votato una legge che non riconosce i diritti delle minoranze.
Questo porterà alla distruzione definitiva delle minoranze etniche e religiose di questo paese ed accelererà l’esodo dei cristiani. Chiediamo ai cristiani d’occidente di non essere solo preoccupati delle borse e dell’economia, ma di denunciare ogni forma di violenza e di mostrare verso di noi solidarietà e condivisione.

(1) Dora, quartiere di Baghdad dove negli anni scorsi sono avvenuti uccisioni di cristiani, rapimenti di fedeli e sacerdoti, attentati a chiese. Queste violenze hanno portato all’esodo di centinaia di migliaia di persone. Una maggiore sicurezza è stata riconquistata dopo l’operazione militare “Surge” da parte di militari americani e irakeni.

(AsiaNews del 22.10.2008)
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Ricevo da Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza e posto:


I frutti della guerra santa mondialista in Iraq: la cancellazione dei cristiani“Chiediamo ai cristiani d’occidente di non essere solo preoccupati delle borse e dell’economia, ma di denunciare ogni forma di violenza e di mostrare verso di noi solidarietà e condivisione “ (Mons. Louis Sako)


Mosul, la strage senza fine dei cristiani iracheni Mosul (AsiaNews)

– Nuovo attacco contro i cristiani a Mosul: ieri pomeriggio un gruppo armato ha assassinato Hazim Thomaso Youssif, di 40 anni. L’agguato è avvenuto di fronte al negozio di abbigliamento di sua proprietà, a Bab Sarray; non si conosce ancora l’identità del commando omicida, ma si sospetta che vi sia la mano dei fondamentalisti islamici, in una città da tempo teatro di uccisioni contro la comunità cristiana. Nello stesso giorno è stato ucciso un altro ragazzo di soli 15 anni, Ivan Nuwya, anch’egli di fede cristiana.

Il giovane è stato freddato a colpi di arma da fuoco davanti alla sua abitazione nel quartiere di Tahrir, di fronte alla locale moschea di Alzhara.Una fonte di AsiaNews a Mosul denuncia ad “il clima di panico” nel quale vive la comunità cristiana, le cui stragi continuano “nell’indifferenza” dei media che “non riportano nemmeno i crimini che vengono commessi". Parlando della realtà di Mosul, la fonte sottolinea che la città “è diventata l’olocausto dei cristiani” e non si vedono segni di miglioramento nonostante gli sforzi compiuti nella lotta al terrorismo. Si fa sempre più grande il tributo di sangue versato dalla diocesi di Mosul in questi ultimi anni, a partire dal tragico rapimento di mons.

Paulo Farj Rahho, il cui corpo è stato rinvenuto privo di vita il 13 marzo scorso in un terreno abbandonato poco fuori la città.

Durante l’agguato che ha preceduto il sequestro del presule sono morti i tre uomini che erano con lui e fungevano da scorta, massacrati dai terroristi. Nel 2007 i morti registrati nella comunità cristiana irachena sono stati 47, di cui almeno 13 solo a Mosul: fra di loro ricordiamo p. Ragheed Gani trucidato il 3 giugno, e altri due preti.Tra il 6 e il 17 gennaio di quest’anno, inoltre, si sono succeduti una serie di attacchi contro beni e proprietà cristiani, quando un’ondata di attacchi bomba ha colpito: la chiesa caldea della Vergine Immacolata, quella caldea di San Paolo, quasi distrutta, l’entrata dell’orfanotrofio gestito dalle suore caldee ad al Nour, una chiesa nestoriana e il convento delle suore domenicane di Mosul Jadida.

L’ultimo episodio di violenza risale invece al 2 settembre scorso, quando si è concluso in maniera tragica il rapimento di un medico 65enne Tariq Qattan, rapito e ucciso nonostante la famiglia avesse sborsato una somma di 20mila dollari per il rilascio. Due giorni prima era stato rapito e ucciso un altro cristiano, Nafi Haddad.
(AsiaNews del 5 ottobre 2008)

I cristiani dell’Iraq: cristiani e iracheni

I cristiani iracheni, di ogni denominazione, sono forse residui di minoranze da lasciar partire o morire nell’immane guerra in atto sul territorio iracheno, oppure sono Chiese vive, radicate nelle tradizioni bibliche e apostoliche di Gerusalemme, di Antiochia e della Mesopotamia, ed eredi di una storia e di un passato teologico e mistico?

Sono forse gruppi estranei al mondo arabo-musulmano, da identificare con le crociate moderne e con l’egemonia statunitense, o sono Chiese orientali radicate da millenni nella storia e nella geografia del Vicino Oriente?

Quale perdita per l’islàm, per il mondo occidentale e per Israele, se la cristianità dell’Iraq dovesse scomparire! Le minoranze del Vicino Oriente dovrebbero forse pagare il prezzo della globalizzazione o del cosiddetto «scontro di civiltà»?
O la loro permanenza attraverso tutte le disavventure della storia sarebbe un segno di speranza, di rispetto e di giustizia per il mondo intero?
Questi interrogativi ci introducono nel vivo del nostro tema.

Infatti, dopo il genocidio armeno del 1915, di cui furono vittime anche caldeo-assiri e siriaci, la guerra in Iraq, dopo la caduta del regime di Saddam Hussein nell’aprile 2003, ha scatenato persecuzioni contro i cristiani, spingendo molti ad abbandonare le loro case per cercare rifugio nel Kurdistan iracheno o addirittura in Giordania, Siria, Libano e Turchia. Attacchi contro le chiese e le sedi episcopali a Baghdad e a Mossul, sequestri di cristiani e, in particolare, dell’arcivescovo di Mossul, la salma di mons. Paulos Faraj Rahho è stata rinvenuta il 13 marzo scorso, mentre erano in corso trattative per il suo rilascio, e di alcuni sacerdoti; massacri di religiose, preti e diaconi, pressioni sui cristiani del quartiere Dora (Baghdad) perché paghino la jizya o lascino le loro case...

Ogni atto di violenza perpetrato contro un cristiano provoca l’esodo di intere famiglie da Bassora, Baghdad, Mossul e Kirkuk, quattro grandi città dove i cristiani vivevano da sempre in pace con le grandi confessioni ed etnie dell’Iraq: sciiti, sunniti, curdi e turcomanni. Si chiudono chiese per ragioni di sicurezza, e sono stati trasferiti nel Kurdistan il seminario maggiore e la facoltà di teologia Babel College. Si dice che metà dei cristiani iracheni abbiano lasciato le loro case, un quarto verso il Nord, nel Kurdistan, un altro quarto verso i Paesi limitrofi: Giordania, Siria, Libano e Turchia in attesa di poter emigrare verso Paesi sicuri, liberi e ricchi. Tuttavia, nonostante le disgrazie che si sono abbattute sul popolo iracheno, dopo il conflitto tra lo Stato e i curdi, al Nord, passando attraverso le lotte all’interno del potere tra i vari partiti, e infine la guerra con l’Iran e l’occupazione del Kuwait con le sue nefaste conseguenze, nonostante tutto questo, si nota che gli iracheni, e in particolare i cristiani, rimangono molto legati al proprio Paese. Fa impressione constatare che i cristiani dell’Iraq sono pienamente iracheni e profondamente cristiani.

Avvicinandoli, come noi li abbiamo conosciuti, sia all’interno dell’Iraq sia in Siria ove molti di loro si sono rifugiati, si nota una duplice appartenenza molto pronunciata: sono veri cristiani e veri iracheni. Non abbiamo il diritto di parlare di inculturazione di questi cristiani, poiché sono a casa loro da sempre e hanno acquisito l’arte di essere se stessi, fieri della loro appartenenza religiosa, con una grande capacità di integrazione, sono cittadini con tutti i diritti civili, e una grande facilità a vivere con tutte le categorie dei loro concittadini, senza complesso di persecuzione né di disprezzo dell’altro. (…)
(Mons. Antoine Audo, Vescovo di Alep dei Caldei, La Civiltà Cattolica 2008, II, 85-93, quaderno 3787)

Vescovo caldeo di Kirkuk: a Mosul si cancellano i cristiani per motivi politici

Kirkuk (AsiaNews) – (…) Mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, ha voluto condividere coi lettori di AsiaNews le sue preoccupazioni riguardo agli avvenimenti.
Cosa sta succedendo a Mosul ? Come si può definire questa carneficina continua?
In una settimana vi sono stati 12 morti; 1000 famiglie hanno lasciato le loro case verso i villaggi della piana di Ninive; 5 case sono state distrutte con esplosioni. Paura, solitudine e timori dominano nella minoranza cristiana.

La memoria di Dora (1) a Bagdad non è dimenticata. Se la situazione continua in questo modo, i cristiani saranno costretti a nuove “fughe di massa”.

Gli attentati di Mosul hanno però un carattere speciale: essi non sembrano essere legati a bande di delinquenti, perché questa volta essi non chiedono alcun riscatto.
È possibile che dietro gli assassini vi siano dei fondamentalisti.

Ma come spiegare il silenzio e l’immobilità delle autorità locali e centrali quando una macchina con altoparlante gira per le vie del quartiere di Sukkar, gridando e ordinando ai cristiani di andarsene via? Io penso che dietro tutte queste violenze vi sia un movente politico.Questa campagna per far fuggire i cristiani potrebbe nascondere vantaggi di carattere politico in prossimità della tornata elettorale del gennaio 2009 e la controversia sull’approvazione della legge per le elezioni provinciali. L’attuale legge cancella la quota riservata per tradizione ai cristiani (e alle altre minoranze). Intimidirli e cacciarli via fa tutt’uno con la negazione della loro rappresentanza. Ma non va esclusa nemmeno l’ipotesi che le violenze contro i fedeli servano a rafforzare l’ipotesi di un’enclave cristiana nella piana di Ninive.Chiediamo con forza l’intervento del governo per proteggere tutti gli irakeni in difficoltà, ma soprattutto i cristiani, attualmente i più esposti. Questo sarebbe un compito anche per le forze di occupazione. Chiediamo l’intervento della comunità internazionale per proteggere le minoranze in Iraq, specie in occasione delle prossime elezioni provinciali. E domandiamo con particolare urgenza l’intervento dell’Onu e dell’Unione europea perché solleciti il governo di Baghdad a rispettare le minoranze nelle prossime elezioni.
Il parlamento irakeno ha votato una legge che non riconosce i diritti delle minoranze.
Questo porterà alla distruzione definitiva delle minoranze etniche e religiose di questo paese ed accelererà l’esodo dei cristiani. Chiediamo ai cristiani d’occidente di non essere solo preoccupati delle borse e dell’economia, ma di denunciare ogni forma di violenza e di mostrare verso di noi solidarietà e condivisione.

(1) Dora, quartiere di Baghdad dove negli anni scorsi sono avvenuti uccisioni di cristiani, rapimenti di fedeli e sacerdoti, attentati a chiese. Queste violenze hanno portato all’esodo di centinaia di migliaia di persone. Una maggiore sicurezza è stata riconquistata dopo l’operazione militare “Surge” da parte di militari americani e irakeni.

(AsiaNews del 22.10.2008)

sabato 25 ottobre 2008

L'anticamera del fascismo


Di Dario Campolo


L'anticamera del fascismo, questo è il titolo di oggi per via delle manifestazioni che si stanno svolgendo in tutta Italia nelle scuole e nelle università da parte degli studenti e professori seguiti da genitori per via della riforma "Gelmini" che va a colpire tutto il sistema istruzione.

Non voglio entrare nel merito del giusto o sbagliato perchè l'Italia è sempre stata il paese dei no ma quello che stiamo vedendo in questi giorni è quello che nessuno vorrebbe vedere. Ricordo da piccolo quando guardavo la televisione e vedevo nei vari Tg la gente che si picchiava, i poliziotti che caricavano, i fumogeni, le bombe carta e i vari striscioni di insulto.Ma cosa sta succedendo?

Oggi vedo in tv le immagini del decennio scorso si i ricordi visivi citati pocanzi con una differenza, non in Russia, non in Cina, non in Bulgaria, non in Turchia, ma in ITALIA. Cosa sta succedendo?

Ma come se tutto ciò non bastasse il nostro Premier viene preso da atti di protagonismo come ormai ci ha abituato in questi giorni con le varie riunioni Europee per via della crisi mondiale. Naturalmente con un livello diascolto da parte degli altri premier appartenenti ai paesi UE equivalente a zero per via del prestigio che solo LUI dice di avere.

Cito per esempio il caso Sarkozy riguardante il voto per la riduzione del'emissione Co2 sull'Ambiente UE dove dice "si va avanti a maggiornaza anche senza l'Italia".

Ma torniamo al nostro Premier che per colmare e cercare con la diplomazia di risolvere il problema "GELMINI" trova la soluzione dicendo "La Polizia nelle scuole", "parlerò con Maroni per far si che la Polizia con l'uso della forza liberi le scuole......", e qui io mi chiedo, ma da chi?

Ovvio dai soliti comunisti, dai soliti sindacati politicizzati, così come per l'Alitalia anche per la scuola, i soliti comunisti.

Tutto ciò è spaventoso, tutto ciò ci porta a sentire il puzzo del fascismo, certo, fascismo accompagnato dal termine light come per gli alimenti e le bevande, inducendoci a comprarle perchè "dicono" di fare meno male, di non fare ingrassare e non fare salire il colesterolo.

Sarà per questo che il 63% degli Italiani ha fiducia in Silvio Berlusconi? Riflettiamoci tutti.


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Di Dario Campolo


L'anticamera del fascismo, questo è il titolo di oggi per via delle manifestazioni che si stanno svolgendo in tutta Italia nelle scuole e nelle università da parte degli studenti e professori seguiti da genitori per via della riforma "Gelmini" che va a colpire tutto il sistema istruzione.

Non voglio entrare nel merito del giusto o sbagliato perchè l'Italia è sempre stata il paese dei no ma quello che stiamo vedendo in questi giorni è quello che nessuno vorrebbe vedere. Ricordo da piccolo quando guardavo la televisione e vedevo nei vari Tg la gente che si picchiava, i poliziotti che caricavano, i fumogeni, le bombe carta e i vari striscioni di insulto.Ma cosa sta succedendo?

Oggi vedo in tv le immagini del decennio scorso si i ricordi visivi citati pocanzi con una differenza, non in Russia, non in Cina, non in Bulgaria, non in Turchia, ma in ITALIA. Cosa sta succedendo?

Ma come se tutto ciò non bastasse il nostro Premier viene preso da atti di protagonismo come ormai ci ha abituato in questi giorni con le varie riunioni Europee per via della crisi mondiale. Naturalmente con un livello diascolto da parte degli altri premier appartenenti ai paesi UE equivalente a zero per via del prestigio che solo LUI dice di avere.

Cito per esempio il caso Sarkozy riguardante il voto per la riduzione del'emissione Co2 sull'Ambiente UE dove dice "si va avanti a maggiornaza anche senza l'Italia".

Ma torniamo al nostro Premier che per colmare e cercare con la diplomazia di risolvere il problema "GELMINI" trova la soluzione dicendo "La Polizia nelle scuole", "parlerò con Maroni per far si che la Polizia con l'uso della forza liberi le scuole......", e qui io mi chiedo, ma da chi?

Ovvio dai soliti comunisti, dai soliti sindacati politicizzati, così come per l'Alitalia anche per la scuola, i soliti comunisti.

Tutto ciò è spaventoso, tutto ciò ci porta a sentire il puzzo del fascismo, certo, fascismo accompagnato dal termine light come per gli alimenti e le bevande, inducendoci a comprarle perchè "dicono" di fare meno male, di non fare ingrassare e non fare salire il colesterolo.

Sarà per questo che il 63% degli Italiani ha fiducia in Silvio Berlusconi? Riflettiamoci tutti.


Gassogeno: Ricordo di quando le auto andavano ad... alcol del legno.



Ricevo e posto dall'amico Mallamaci queste interessanti considerazioni, e relative specifiche tecniche....( a proposito del protocollo di Kyoto, del caro benzina, delle centrali nucleari,della crisi economica e della fame del mondo denunciata per altro anche nell'ultimo convegno della Fao.......)


Di Duccio Mallamaci


Tanto, tanto tempo fa,… nei lontani anni quaranta, quando ero bambino, prima che la guerra finisse e prima della bomba atomica, ricordo… che i camion, le auto, gli autobus, i tram… andavano… ad alcol!... Possibile?...
Ma noo!... Ma è un asino che vola!... È una bugia!
Beh!... Forse, è una bugia!...
Ma, eppure, io ricordo:….

Quanto segue attesta che il metanolo, o alcol metilico o alcol del legno, può essere usato in autotrazione invece dell’etanolo o alcol etilico o alcol del vino.
Il potere calorifico specifico dell’alcol metilico è maggiore di quello etilico; il costo di produzione dell’alcol metilico è minore di quello etilico.
Il materiale da cui si estrae l’alcol metilico è il legno ed i suoi analoghi materiali: segatura, paglia, foglie secche, che costano molto, molto meno dei materiali necessari per la produzione dell’alcol etilico: vino, birra, grano, mais, patate, ecc.

È evidente che le ultime direttive ecologiche, raccomandate e prese ad alti livelli decisionali mondiali per l’incremento della produzione dell’”etanolo” per automobili, autocarri, ecc. dal mais, dalla soia, ed altri prodotti alimentari, senza mai neanche minimamente menzionare il suo analogo succedaneo e molto più economico ed efficace “metanolo”, è un vero e proprio imbroglio teso a far lievitare i prezzi mondiali del cibo per far soffrire la fame a centinaia di milioni di esseri umani ogni giorno nel mondo, ed a farne morire di fame milioni in più ogni anno.

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Da MoviSol
Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà


15 maggio 2006 – Da un po' di tempo a questa parte negli USA si moltiplicano gli interventi a favore di una presunta alternativa al petrolio e al gas naturale. Questa alternativa sarebbe rappresentata dall'etanolo, ovvero l'alcool ottenuto dalla lavorazione (fermentazione) di biomasse di vario genere, in particolare mais.

Da un punto di vista scientifico ed economico, ciò rappresenta innanzitutto una distrazione dalle vere urgenze nel settore automobilistico (necessità di reimpiegare la capacità produttiva perduta del settore nella realizzazione di progetti infrastrutturali) e nel campo energetico, rappresentate dalla necessità di nuovi impianti nucleari di ultima generazione e dalla ricerca nel campo della fusione nucleare. In secondo luogo si tratta di una vera e propria bufala in quanto stiamo parlando di tecnologie a perdita netta di energia nell'intero ciclo produttivo.

Purtroppo però, negli ultimi tempi personalità come Bill Ford, presidente della Ford Motors, General Motors e Chrysler (in passato anche autore di una interessante presa di posizione sulla necessità di reimpiegare la capacità produttiva perduta del settore auto USA), hanno dato vita ad una Apollo Alliance, un progetto per la promozione di queste anti-tecnologie finanziata dalla fondazione Rockefeller Financial Services e la Ford Foundation, in combutta con altre iniziative come la Alliance for Climate Protection di Al Gore ed altre organizzazioni neo-con come la Set America Free coalition.Quest'ultima organizzazione conta su personaggi molto vicini all'attuale amministrazione USA come l'ex direttore della CIA James Woolsey, Daniel Pipes e Meyrav Wurmser. Dietro questa propaganda c'è anche l'Institute for American Future, finanziata da Soros.Pertanto gli stesi falchi che premono sull'acceleratore della guerra (anche nucleare) e promuovono l'apartheid tecnologico nei confronti dei paesi in via di sviluppo, in casa promuovono il ritorno ad una società di tipo feudale a bassa tecnologia.Il seguente articolo tratto dalla rivista Executive Intelligence Review, fornisce alcuni dati scientifici che mostrano la falsità della presunta svolta “alcoolistica."


12 maggio 2006 L'Etanolo assorbe più energia di quella che produce

Di Marjorie Mazel Hecht

La verità sull'etanolo, il meraviglioso carburante che si vorrebbe il sostituto della dipendenza degli USA dal “petrolio straniero”, è che occorre più energia per produrlo, di quanta il carburante di etanolo risultante possa fornire. Inoltre, per rimpiazzare il petrolio importato con l'etanolo, occorrerebbe coprire più della metà della superficie terrestre degli Stati Uniti con colture di mais o altre biomasse.

Uno degli argomenti più forti contro l'uso dell'etanolo viene dal professor David Pimentel della Cornell University, un difensore di vecchia data della “bassa tecnologia”.

Questi, insieme ad un suo collega, Tad W. Patzek, professore di ingegneria civile e ambientale, presso l'Università della California a Berkeley, ha condotto una dettagliata analisi sui rapporti tra input e guadagno di energia nella produzione di etanolo da mais, “switchgrass” (una specie di foraggio nativo del Nord America - ndr) e biomasse di legno.

Le loro scoperte, pubblicate su Natural Resources Research (Vol. 14, No. 1, marzo 2005, pagg. 65-76), sono:o L'etanolo dal mais richiede il 29% in più di energia da carburante fossile rispetto al carburante prodotto;o L'etanolo da “switchgrass” richiede il 45% in più di energia da carburante fossile rispetto al carburante prodotto;o L'etanolo dalle biomasse di legno richiede il 57% in più di energia da carburante fossile rispetto al carburante prodotto.

Pimentel e Patzek hanno considerato l'energia usata per produrre il mais, il che include la produzione di pesticidi e fertilizzanti, macchine agricole, irrigazione e trasporto, più l'energia necessaria per distillare l'etanolo.Come ha detto Pimentel al servizio stampa della Cornell University nel luglio 2005, “Non c'è proprio nessun beneficio nell'usare biomasse per il carburante liquido. Queste strategie non sono sostenibili...

La produzione di etanolo richiede un largo uso di energia fossile, e perciò contribuisce all'importazione di petrolio e gas naturale e al deficit USA.”Pimentel ha calcolato che occorrono circa 131.000 BTU (Unità Termiche Britanniche) per fare un gallone di etanolo (circa 4 litri- ndr), ma un gallone di etanolo ha un valore energetico di sole 77.000 BTU, una perdita netta di 54.000 BTU per gallone.

Pimentel e Patzek non hanno incluso nei loro calcoli il costo dei sussidi federali e statali che sono elargiti alle grandi aziende produttrici di energia da biomasse. Da notare che Pimentel sostiene l'uso di biomasse solo per il riscaldamento domestico e non per la produzione di carburante liquido.Non è tuttoMa non è tutto.

Anche gli entusiasti della produzione di etanolo, come l'ex direttore della CIA James Woolsey, notano che il maggiore ostacolo alla sostituzione della benzina con l'etanolo è il suo “alto costo di produzione” e il fatto che richieda “ampi sussidi.” Woolsey ed altri puntano sulla nuova ricerca in ingegneria genetica che dovrebbe sviluppare speciali microbi per far fermentare il mais e le altre biomasse. Ma a Woosley e soci sfugge l'elefante dell'etanolo che siede in mezzo ai loro argomenti: l'uso del suolo.Il dottor Howard Hayden, professore emerito dell'università del Connecticut ed editore della newsletter The Energy Advocate, nota in un articolo sul numero di primavera 2006 della rivista 21st Century Science & Technology, che “per produrre etanolo per tanta energia quanta ne usiamo per i trasporti, richiederebbe 1,1 miliardi di acri dedicati alla produzione di mais ad alto rendimento, con tutte le cose che gli ambientalisti odiano: fertilizzanti, irrigazione, e pesticidi. Ciò equivale a circa 1,8 milioni di miglia quadrate, circa il 51% della superficie terrestre dei 50 stati.”Questo enorme utilizzo del suolo non preoccupa le molte aziende che sono intossicate dalla prospettiva dei sussidi governativi per distillare alcool come carburante.

Il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti ha annunciato ad aprile che un'azienda della Florida, la Progress Energy Florida, ha firmato un contratto venticinquennale per comprare energia da un impianto a “biomassa erbacea”da 130 megawatt nella Florida centrale, il quale riceverà un sussidio governativo per i prossimi dieci anni.In Georgia, un'altra azienda di energia alternativa, la Earth Resources, progetta un impianto energetico a escrementi di pollo (tecnologia per la quale è stata finanziata con un milione di dollari dal Ministero dell'Agricoltura USA).
Altre compagnie stanno aprendo la strada all'uso di letame di vacca con sussidio governativo.

In California, lo stato da lungo tempo leader in schemi energetici anti-economia-fisica, il Governatore Arnold Schwarzenegger ha firmato da poco un ordine esecutivo che stabilisce il traguardo di produrre il 20% dei 900 milioni di galloni di bio-carburante consumati in un anno nello stato all'interno dello stato stesso entro il 2010, arrivando al 40% entro il 2020 e al 75% per il 2050. L'ordine richiede inoltre che le biomasse forniscano il 20% dell'elettricità generata per andare incontro alle richieste di energia rinnovabile dello stato - un vero perdente di energia.

Allo stesso tempo, gruppi ambientalisti della California citano un rapporto dell'Università della California che dimostra come l'uso di etanolo risulterebbe in una più alta concentrazione di inquinanti tossici nell'aria.L'odierna spinta verso l'etanolo deriva direttamente dalla controcultura, inflitta agli USA circa trent'anni fa, con la promozione di una società post-industriale e l'abbandono della scienza e della tecnologia.

La realtà e l'economia fisica sono divenute irrilevanti e, come nella “Neolingua” del romanzo 1984 di Orwell, “più” è diventato “meno”. Da qui la popolarità dell'etanolo e il non-sviluppo di tecnologie avanzate (fissione e fusione nucleare) che possano fornire energia ad una società industriale.
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La rete urbana degli autobus
L'alimentazione a gasogeno sugli autobus dell'ATAG
dal 1934 al 1944
di Vittorio Formigari e Mauro Di Pietrantonio

Un gasogeno per la produzione di gas povero, almeno per le applicazioni all’autotrazione, può essere alimentato a legna o a carbone. Per gli autobus romani fu sistematicamente utilizzato solo il primo tipo (generatori su licenza Imbert, Eva e Dux), mentre il generatore a carbone su licenza Nostrum trovò un applicazione sperimentale dapprima sul Lancia Omicron 867, e quindi sull'ultima serie dei Fiat 656 entrati in servizio nel 1936, autobus che però risultano convertiti a gasolio già nel 1940. L'alimentazione a gassogeno, che fu utilizzata anche per gli autocarri, si rivelò da subito fonte di problemi a non finire per lo scarso rendimento e la difficoltà di provvedere e conservare le scorte di carburante, ma nonostante gli inconvenienti e i maggiori costi di esercizio fu imposta per la volontà di Mussolini di staccare gradualmente il Paese dal ricatto delle importazioni, nel caso specifico dei carburanti, il cui costo era comunque andato crescendo per le conseguenze della crisi economica mondiale del 1929.
La produzione del gas d’acqua si basa essenzialmente sull’azione dell’acqua sul carbone, portato ad una conveniente temperatura. L’acqua passa allo stato di vapore e si dissocia fornendo ossigeno, che si combina con il carbonio dando luogo ad ossido di carbonio e idrogeno. La miscela così ottenuta di ossido di carbonio e biossido di carbonio costituisce appunto il gas d’acqua con cui si alimenta il motore.
Il primo autobus romano con alimentazione a gassogeno fu messo in circolazione sperimentale dal 20 agosto 1934 sulla linea CP. La vettura prescelta per l'esperimento fu un Lancia Omicron corto a benzina, la vettura B.1001 che, per l'occasione, fu reimmatricolata G.1001. Per la sua trasformazione (col generatore brevetto Imbert), si rese anzitutto necessario intervenire sullo sbalzo posteriore (lo sbalzo è la parte del telaio successiva alle ruote), dotandolo di un piano di lamiera dotato di un incavo, necessario per sorreggere il corposo alimentatore necessario a questo sistema assurdo. Radicale fu la trasformazione del motore, l'usuale Lancia-Junkers di derivazione sportiva caratteristico di questi veicoli, del quale fu notevolmente aumentato il rapporto di compressione con dei pistoni di maggiori dimensioni.
Nell'impianto elettrico, allo scopo di poter vincere la maggiore resistenza prodotta dall'aumentato rapporto di compressione, l'usuale motorino di avviamento da 12 volt è sostituito con un nuovo motorino da 24 volt alimentato da due batterie da 12 volt normalmente connesse in parallelo ma che si mettono in serie quando si preme il bottone della messa in moto.
Allo scopo di ottenere un movimento delle ruote quasi identico a quello ottenuto col motore a benzina fu necessario aumentare il rapporto di trasmissione.

Varie sistemazioni del generatore (Lancia Omicron e Alfa 110-AG).
Il generatore del gasogeno, sistemato posteriormente, contiene internamente un serbatoio cilindrico nella parte alta e terminante in basso con due coni rovesciati uniti per il diametro più piccolo: il legno, in piccoli pezzi irregolari del volume medio di mezzo decimetro cubo e con un preciso tasso di umidità, viene caricato dall'alto fino a riempire completamente un secondo recipiente, interno al serbatoio. Quest'ultimo è immerso parzialmente con uno strato di carbone di legna che occupa il fondo del serbatoio e che, nella parte più stretta, è dotato di cinque aperture da cui viene immessa l'aria necessaria alla combustione. L'aria viene aspirata da apposite valvole, che entrano in funzione contemporaneamente all'accensione dell'apparato. L'aspirazione è provocata dal richiamo di gas da parte del motore. L'ossido di carbonio attraversa lo strato di carbone, che pur portato a temperatura elevata non brucia, mentre durante questo passaggio il biossido di carbonio prosegue il suo percorso verso il motore.
Durante questo processo l'acqua contenuta nella legna, portata ad altissima temperatura, si trasforma in vapore, e quest'ultimo, attraversando il punto di maggior calore, si dissocia fornendo ulteriore ossido di carbonio, che prosegue verso il motore assieme all'idrogeno e ai gas inerti. Passati in una camera di calma, i gas raggiungono finalmente il miscelatore, apparato che fa le veci dell’ordinario carburatore: qui il gas è miscelato con la quantità d’aria necessaria alla combustione nei cilindri.
Altri componenti dell'apparato sono:
· VASCA DI CONDENSA - Raccoglie attraverso un apposito tubo i prodotti della distillazione del legno che si condensano nella parte superiore del generatore;
· DEPURATORE CENTRIFUGO FISSO - Il gas prodotto, all'uscita del generatore, attraversa detto depuratore, dove è costretto per la forma delle pareti a compiere un movimento rotatorio: di conseguenza le particelle pesanti (la cenere prodotta dalla combustione della legna), battono nelle pareti e cadono in un apposito recipiente (che viene chiamato CINERARIO);
· RAFFREDDATORI - Consistono in un fascio di tubi percorsi internamente dal gas e raffreddati esternamente dall'aria.
· CONDENSATORE E FILTRO - Vi giungono tre condotti, uno adduttore proveniente dal generatore, e due aspiratori, di cui uno alimenta il motore e l'altro serve per il suo avviamento. E' composto da una camera che viene riempita di paglia di legno, che funziona da filtro.
Per l'avvio del generatore e del motore si devono inizialmente lasciare chiuse le prese d'aria ed avviare l'impianto che aspira il gas verso il motore. L'aspiratore si apre premendo a fondo il pedale acceleratore, così che all'interno dell'impianto si provochi un improvviso e repentino richiamo d'aria attraverso le prese che erano state inizialmente lasciate chiuse. A questo punto è necessario avvicinare uno straccio acceso alla valvolina di accensione in modo da non ostruire il foro, in una posizione che, verso il basso, consenta all'aspirazione in corso di attrarre la fiamma verso l'interno ed avviare la combustione della legna. Nel tempo di un minuto la legna dovrebbe prendere fuoco, mentre ne basterebbero cinque per la produzione di gas buono per l'avviamento del motore, ma il condizionale è d'obbligo, dal momento che l'avvio della combustione di legna umida in tale lasso di tempo appare quantomeno improbabile nonostante la fortissima aerazione, ed anche all'avvio della combustione stessa sembra che i minuti necessari all'avvio del motore siano sempre stati ben più dei cinque indicati nel manuale di gestione e manutenzione dei gasogeni. A prescindere dal tempo necessario quando l'alimentatore inizia la produzione di gas buono è necessario premere nuovamente a fondo il pedale acceleratore, per mantenere alta e costante l'aspirazione del gas stesso verso il motore nel momento della messa in moto, particolarmente difficoltosa per l'elevato rapporto di compressione del motore.

Tutte queste operazioni devono essere effettuate ogni giorno, e per ogni singolo autobus in uscita, (immaginiamo con quanta gioia del personale incaricato, e con quali invettive nei confronti dell'innovazione nazionale e di colui che ne era stato più o meno direttamente il fautore), ma non meno laboriose sono quelle da effettuarsi al termine del servizio e nell'ordinaria manutenzione dell'impianto.
In primo luogo è necessario ad ogni rientrata, e sempre per ogni singolo autobus, svuotare la vasca di condensa, dove si è accumulata l'acqua distillata dal vapore sulle pareti interne del generatore. Durante le ore notturne deve inoltre essere effettuato il rifornimento di legna per il servizio del giorno successivo, ma per far ciò è anzitutto necessario rimuovere quella eventualmente avanzata dal giorno precedente: l'operazione deve essere effettuata con un apposito strumento di metallo da manovrare dalla cima del generatore. Sempre a cadenza quotidiana, come per il rifornimento, si deve intervenire sul fondo del serbatoio per rimuovere la polvere di combustione e le impurità, rimuovendo e reimmettendo il carbone ivi contenuto, curando eventualmente di colmare il livello dello strato all'altezza delle cinque aperture da cui viene immessa l'aria necessaria alla combustione.
Il manuale di gestione e manutenzione dei gasogeni prescrive inoltre alcune operazioni periodiche:
· ogni due giorni: apertura dei depuratori ed estrazione della componentistica interna, che deve essere scrollata dalla polvere e accuratamente lavata sotto getti di acqua corrente. Prima di rimetterli a posto si deve inoltre provvedere la pulizia dei cilindri interni con uno straccio morbido asciutto;
· ogni 1000 Km: lavaggio completo ed accurato dei refrigeratori e delle condotte di alimentazione;
· ogni 2000 Km: sostituzione completa del carbone, previo lavaggio del serbatoio che lo contiene, e revisione completa di tutto l'apparato.
Per gli autobus con motore a gasolio la trasformazione si rivelò ben più complessa. Per la conversione di un motore Alfa Romeo F6-M317 si rese infatti necessario:
ridurre il rapporto di compressione e sostituzione completa della testata, dovendosi anche ottenere le sedi per le candele;
sostituire tutto il complessivo di alimentazione, pompa di iniezione compresa, con un carburatore e relativi condotti;
montare un magnete di accensione;
aumentare la cilindrata da 11.500 a 12.517 cm3, portando l’alesaggio da 120 a 125 mm;
alleggerire le bielle e bilanciare l’albero motore per la maggior velocità che avrà il motore, passando da 1500 a 1750 giri/min;
ridurre il rapporto al ponte da 25/35 a 25/40 sostituendo la corona.
Queste complicazioni lasciano intendere il motivo per cui la trasformazione degli autobus diesel si fermò alle sole due vetture 3101 e 3103 (Alfa Romeo 80N). Com'è facile immaginare la gestione degli autobus a gassogeno è comunque tutt'altro che semplice, e questo perché alle complicazioni che si sono fin qui descritte occorre aggiungerne altre: c’è innanzitutto la questione del combustibile, che deve essere legna tagliata nella citata pezzatura media di mezzo decimetro cubo, non troppo secca, anzi con un ben definito contenuto di umidità per poter dare l’acqua necessaria alla formazione del gas, e ne occorrono circa 120 kg per riempire il generatore di un Lancia Omicron al quale, tra l’altro, neanche sono sufficienti per l’intero turno giornaliero, obbligando a rientri in deposito per un secondo rifornimento. Con la massiccia diffusione di questi veicoli si pose l'ulteriore problema di trovare lo spazio per la conservazione delle scorte di legna e carbone. Tenuto conto che ogni autobus consuma non meno di 120 Kg di legna al giorno (che occupa uno spazio ben maggiore del fusto che può contenere la benzina necessaria per produrre la stessa energia), l'azienda si trovò costretta a locare magazzini dislocati in vari punti della città, tutti a ridosso della rete tranviaria, laddove poteva essere installato un antistante binario di raddoppio.
Per il trasporto del carburante dai magazzini alle rimesse fu poi necessario predisporre un servizio quotidiano di treni composti da un locomotore e da vari carri merci, che vengono caricati sui binari di raddoppio per non ostacolare il servizio viaggiatori. Per logica conseguenza fu necessario assegnare le vetture a gassogeno a quei depositi dotati internamente di binari (Officine Centrali, Deposito del Littorio per un breve periodo, Trionfale, Portonaccio, etc), tanto che ad un certo punto si pensò anche alla possibilità di riattivare l'esercizio dell'autorimessa Santa Croce, ex deposito tranviario che poteva in breve tempo essere nuovamente raccordato alla rete nell'omonima piazza.

L'esercizio delle linee ordinarie coi veicoli a gasogeno si rivelò da subito fonte di numerosi problemi. Lo scarso rendimento del motore, che si traduceva in una velocità di marcia piuttosto bassa (meno di 20 Km/h nei numerosi tratti in pendenza di una città collinare qual'è Roma), l'insufficienza del carico massimo di 120 Kg di combustibile all'intero esercizio giornaliero, ed ancora i numerosi guasti cui era soggetto il generatore comportarono numerosi (ed onerosi), cambiamenti nelle modalità di esercizio. Fu anzitutto necessario spezzare in due il servizio giornaliero delle vetture che dovevano prestare servizio per l'intera giornata: le tabelle di marcia che prevedevano l'avvicendamento di tre conducenti su turni interi o più di tre nel frequente caso dei turni di servizio frazionati su due vetture diverse, furono "spezzate" isolando il primo o l'ultimo dei turni (rispettivamente mattina/prima uscita e bussolotto/terzo turno). Avveniva così che al cambio ad avvicendarsi erano non solo autista e fattorino, ma anche la vettura, con l'autista smontante che doveva ricondurre in rimessa quella giunta al limite della scorta di combustibile.
Fu inoltre necessario rivedere i tempi di percorrenza delle linee esercitate con queste vetture, dal momento che all'estrema lentezza si aggiungeva il problema della sosta al capolinea. Basandosi l'intero processo sulla combustione della legna a mezzo di fiamme vive la mancata aspirazione del gas verso il motore rendeva ovviamente insufficiente quella dell'aria necessaria al loro mantenimento e alimentazione, col risultato che in tutti i casi di sosta - a prescindere dal motivo - il processo di combustione andava naturalmente sopendosi. Secondo le istruzioni aziendali il motore poteva essere semplicemente rimesso in moto - o si poteva comunque riprendere la marcia - se la sosta non durava più di quindici minuti (dovendosi per contro ripetere tutta la procedura di accensione per le soste superiori), ma all'atto pratico ci si rese conto che una pur minima diminuzione dell'intensità delle fiamme portava a una sensibile riduzione della densità del gas necessario all'azionamento del motore, quel tanto che bastava a non poter più vincere la maggiore resistenza dell'elevato rapporto di compressione. Il problema non poteva essere risolto azionando la ventilazione elettrica, per il mancato sfogo dell'enorme quantitativo di aria da questa aspirata, e furono quindi impartite varie disposizioni poi unificate nell'ordine di servizio n. 72 del 25 gennaio 1938, recante "Istruzioni sulla condotta degli autobus a Gassogeno".
Tale ordine di servizio fu addirittura distribuito in copia ad ogni singolo conducente, che attestò di averlo ricevuto mediante firma su un apposito elenco, e vale la pena di riportarlo testualmente:

"Si è dovuto rilevare che non tutti gli autisti adibiti alla guida di autobus a gassogeno si attengono a quelle norme che sono indispensabili per il buon funzionamento del tipo di vetture in oggetto.
Si tenga presente che quanto più vivo ed energico è il regime di giri del motore a gassogeno, tanto migliore ne è il funzionamento. Pertanto nella guida degli autobus a gassogeno si osservino le seguenti norme:

1) quando per ragioni di traffico stradale, o per altre ragioni, la velocità della vettura deve essere limitata, marciare in terza velocità anziché in prima, anche in discesa, allo scopo di mantenere alto il numero dei giri;

2) Dopo le fermate spostare sempre il cambio in prima.

Si rammenta inoltre ai guidatori che ogni qualvolta una vettura provvista di carburante ausiliario si fermi per deficienza del gassogeno, allo scopo di riprendere al più presto la corsa coi viaggiatori, si deve subito mettere in funzione il carburatore di emergenza colle modalità e norme prescritte in precedenti ordini di servizio.
Le soste al capolinea furono ridotte al minimo, con l'ulteriore prescrizione che obbligava l'autista a premere il pedale acceleratore con la marcia in folle ogni due minuti, in modo da mantenere vive le fiamme, ma le prescrizioni ora illustrate sull'uso della terza marcia crearono non pochi problemi nell'usura del motore, col che ben lungi dal risolvere i problemi ci si trovò ad affrontarne altri e ben più gravosi.
Con la massiccia introduzione dei veicoli a gassogeno, avvenuta nel periodo 1935-1937, l'impossibilità di poter assicurare l'intero servizio giornaliero con un carico unico di legna portò poi all'installazione di quel secondo carburatore richiamato nello stesso ordine di servizio, che avrebbe consentito alla vettura di percorrere alcuni Km pur con l'alimentatore ordinario fermo. Il comunicato aziendale lo giustifica con la necessità di ricondurre la vettura in rimessa in caso di guasti o di insufficiente alimentazione, ma appare fin troppo ovvio che questa piccola riserva è finalizzata anche (se non soprattutto), ad assicurare il rientro dell'autobus al termine della scorta di carburante. Il secondo carburatore viene applicato al conduttore d'aspirazione, al di sopra del miscelatore. La scorta di carburante è sistemata in un apposita vasca nella cabina del conducente, dotata di un rubinetto piombato. L'entrata in funzione di un impianto esclude automaticamente l'altro, e per l'utilizzo del carburatore di riserva occorre anzitutto intervenire sul motore, sganciando l'asta di collegamento del pedale acceleratore al collettore di aspirazione del gas: utilizzando un apposito prolungamento (un ulteriore attrezzo aggiunto a quelli già elencati), il meccanismo dell'acceleratore deve essere agganciato alla speciale valvola a farfalla che regola l'aspirazione del gas dall'impianto di riserva. Si deve quindi intervenire sulla valvola del carburatore di emergenza, aprendola quel tanto che basta ad assicurare un leggero aumento del numero di giri minimo del motore, e quindi si spiomba il rubinetto della vasca che contiene la riserva di carburante. L'avvio del motore si ottiene con le medesime operazioni già descritte per l'avviamento in rimessa, ma a messa in moto avvenuta è necessario intervenire nuovamente sulla regolazione del minimo, manovrando l'apposita valvola e la sua vite di arresto.
Le vetture cosi modificate risultano al 19 maggio 1937 essere i Lancia Omicron dotati di generatore su licenza Imbert 679, 689, 691, 803, 823, 825, 843, 865, 875, 881, 887, 893, 1235. Dal successivo 15 ottobre, onde permetterne un immediata identificazione, al centro del cofano di queste vetture viene dipinto un cerchio bianco del diametro di 14 cm, recante in nero le lettere CR (Carburatore di Riserva), distribuite sui due lati del cofano stesso.

Le squadre di pronto intervento per i guasti in linea si trovarono alle prese con un consistente numero di attrezzi aggiunti per il soccorso dei veicoli a gassogeno, attrezzi che naturalmente furono dati in dotazione anche ai depositi e che vale la pena di elencare:
un attizzatoio, una scaletta di ferro a pioli di conveniente altezza e non meno di due sacchi contenenti ciascuno 50 Kg di legna pronta all'uso;
un asta di ferro di conveniente lunghezza a raggiungere il fondo del serbatoio, per la sistemazione e il livellamento della legna appena versata;
un attizzatoio del tipo usuale per i caminetti, per rinvigorire la combustione della legna dalla valvolina di accensione;
una paletta a cartoccio per la sistemazione e il livellamento dello strato di carbone;
una chiave quadra per l'apertura e la chiusura dei vari sportelli dell'alimentatore;
una chiave a tubo per l'apertura e la chiusura dei vari sportelli d'ispezione e controllo dell'impianto;
un paio di pinze universali;
un martello del peso non inferiore di mezzo Kg;
guarnizioni per il coperchio generatore, per la vasca di condensa e per le portine d'ispezione in quantitativo variabile;
un piccolo recipiente in lamiera per contenere il carbone eventualmente estratto;
uno o più secchielli contenitori;
Come si può ben immaginare l'impiego dell'alimentazione a gassogeno non portò mai alcun vantaggio all'esercizio della rete, ed anzi complicò in ogni modo possibile la vita del personale tecnico e di guida, aumentando nel contempo le spese di esercizio delle linee esercitate con questi veicoli. Dopo l'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania, con le consistenti riduzioni del servizio tranviario per esigenze di risparmio dell'energia elettrica, fu drasticamente ridotto il servizio di trasporto del combustibile alle rimesse, e ai capolinea furono installate delle cabine dotate dell'attrezzatura necessaria per il secondo rifornimento della vettura, compito assegnato all'autista col premio di una lira per ogni rifornimento effettuato. Il combustibile necessario al secondo rifornimento è dato in consegna con la vettura e con la chiave necessaria per aprire la cabina dove viene conservato durante il servizio. La successiva carenza di pneumatici e di lubrificanti non risparmiò nemmeno i veicoli a gassogeno dalla sospensione quasi totale del servizio autobus attuata successivamente all'occupazione tedesca di Roma (settembre 1943), ed anzi l'azienda indirizzò i propri sforzi unicamente verso le vetture alimentate a benzina o a gasolio, col risultato che l'ultimo autobus a gassogeno di Roma circolò in regolare servizio il 23 aprile 1944.
È da notare che nel parco ATAG abbiamo tre gruppi di autobus costruiti in fabbrica direttamente con alimentazione a gasogeno, i Fiat 656-RG 1701-1747 (motore 656-G), i Lancia Omicron 1801-1849 (motore 77) e gli Alfa Romeo 110-AG 3259-3307 (motore AG-6). Ai primi fu applicato un generatore di gas a carbone anziché a legna, ma l’invenzione, che dette subito ai veicoli il nome di autobus a carbonella, forse anche per la difficoltà di trovare il carbone, non ebbe successo; gli altri furono invece dotati di usuale gasogeno a legna. In tutti i casi la trasformazione inversa, per l’alimentazione a gasolio, avvenuta per i primi tra il 1939 e il 1940 e per gli altri a guerra finita, avrebbe comportato per ogni rotabile all’incirca la stessa mole di lavoro che abbiamo visto per la trasformazione del motore F6-M317; appare quindi comprensibile che con la cessazione delle ostilità e il venir meno della volontà di un singolo uomo - seppure con maggiore sforzo sia tecnico che economico - la conversione dei gassogeni si sia indirizzata da subito alla completa sostituzione del motore e alla rimozione dell'alimentatore.

Per saperne di più:
Gassogeno
Metanolo
Etanolo
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Ricevo e posto dall'amico Mallamaci queste interessanti considerazioni, e relative specifiche tecniche....( a proposito del protocollo di Kyoto, del caro benzina, delle centrali nucleari,della crisi economica e della fame del mondo denunciata per altro anche nell'ultimo convegno della Fao.......)


Di Duccio Mallamaci


Tanto, tanto tempo fa,… nei lontani anni quaranta, quando ero bambino, prima che la guerra finisse e prima della bomba atomica, ricordo… che i camion, le auto, gli autobus, i tram… andavano… ad alcol!... Possibile?...
Ma noo!... Ma è un asino che vola!... È una bugia!
Beh!... Forse, è una bugia!...
Ma, eppure, io ricordo:….

Quanto segue attesta che il metanolo, o alcol metilico o alcol del legno, può essere usato in autotrazione invece dell’etanolo o alcol etilico o alcol del vino.
Il potere calorifico specifico dell’alcol metilico è maggiore di quello etilico; il costo di produzione dell’alcol metilico è minore di quello etilico.
Il materiale da cui si estrae l’alcol metilico è il legno ed i suoi analoghi materiali: segatura, paglia, foglie secche, che costano molto, molto meno dei materiali necessari per la produzione dell’alcol etilico: vino, birra, grano, mais, patate, ecc.

È evidente che le ultime direttive ecologiche, raccomandate e prese ad alti livelli decisionali mondiali per l’incremento della produzione dell’”etanolo” per automobili, autocarri, ecc. dal mais, dalla soia, ed altri prodotti alimentari, senza mai neanche minimamente menzionare il suo analogo succedaneo e molto più economico ed efficace “metanolo”, è un vero e proprio imbroglio teso a far lievitare i prezzi mondiali del cibo per far soffrire la fame a centinaia di milioni di esseri umani ogni giorno nel mondo, ed a farne morire di fame milioni in più ogni anno.

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Da MoviSol
Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà


15 maggio 2006 – Da un po' di tempo a questa parte negli USA si moltiplicano gli interventi a favore di una presunta alternativa al petrolio e al gas naturale. Questa alternativa sarebbe rappresentata dall'etanolo, ovvero l'alcool ottenuto dalla lavorazione (fermentazione) di biomasse di vario genere, in particolare mais.

Da un punto di vista scientifico ed economico, ciò rappresenta innanzitutto una distrazione dalle vere urgenze nel settore automobilistico (necessità di reimpiegare la capacità produttiva perduta del settore nella realizzazione di progetti infrastrutturali) e nel campo energetico, rappresentate dalla necessità di nuovi impianti nucleari di ultima generazione e dalla ricerca nel campo della fusione nucleare. In secondo luogo si tratta di una vera e propria bufala in quanto stiamo parlando di tecnologie a perdita netta di energia nell'intero ciclo produttivo.

Purtroppo però, negli ultimi tempi personalità come Bill Ford, presidente della Ford Motors, General Motors e Chrysler (in passato anche autore di una interessante presa di posizione sulla necessità di reimpiegare la capacità produttiva perduta del settore auto USA), hanno dato vita ad una Apollo Alliance, un progetto per la promozione di queste anti-tecnologie finanziata dalla fondazione Rockefeller Financial Services e la Ford Foundation, in combutta con altre iniziative come la Alliance for Climate Protection di Al Gore ed altre organizzazioni neo-con come la Set America Free coalition.Quest'ultima organizzazione conta su personaggi molto vicini all'attuale amministrazione USA come l'ex direttore della CIA James Woolsey, Daniel Pipes e Meyrav Wurmser. Dietro questa propaganda c'è anche l'Institute for American Future, finanziata da Soros.Pertanto gli stesi falchi che premono sull'acceleratore della guerra (anche nucleare) e promuovono l'apartheid tecnologico nei confronti dei paesi in via di sviluppo, in casa promuovono il ritorno ad una società di tipo feudale a bassa tecnologia.Il seguente articolo tratto dalla rivista Executive Intelligence Review, fornisce alcuni dati scientifici che mostrano la falsità della presunta svolta “alcoolistica."


12 maggio 2006 L'Etanolo assorbe più energia di quella che produce

Di Marjorie Mazel Hecht

La verità sull'etanolo, il meraviglioso carburante che si vorrebbe il sostituto della dipendenza degli USA dal “petrolio straniero”, è che occorre più energia per produrlo, di quanta il carburante di etanolo risultante possa fornire. Inoltre, per rimpiazzare il petrolio importato con l'etanolo, occorrerebbe coprire più della metà della superficie terrestre degli Stati Uniti con colture di mais o altre biomasse.

Uno degli argomenti più forti contro l'uso dell'etanolo viene dal professor David Pimentel della Cornell University, un difensore di vecchia data della “bassa tecnologia”.

Questi, insieme ad un suo collega, Tad W. Patzek, professore di ingegneria civile e ambientale, presso l'Università della California a Berkeley, ha condotto una dettagliata analisi sui rapporti tra input e guadagno di energia nella produzione di etanolo da mais, “switchgrass” (una specie di foraggio nativo del Nord America - ndr) e biomasse di legno.

Le loro scoperte, pubblicate su Natural Resources Research (Vol. 14, No. 1, marzo 2005, pagg. 65-76), sono:o L'etanolo dal mais richiede il 29% in più di energia da carburante fossile rispetto al carburante prodotto;o L'etanolo da “switchgrass” richiede il 45% in più di energia da carburante fossile rispetto al carburante prodotto;o L'etanolo dalle biomasse di legno richiede il 57% in più di energia da carburante fossile rispetto al carburante prodotto.

Pimentel e Patzek hanno considerato l'energia usata per produrre il mais, il che include la produzione di pesticidi e fertilizzanti, macchine agricole, irrigazione e trasporto, più l'energia necessaria per distillare l'etanolo.Come ha detto Pimentel al servizio stampa della Cornell University nel luglio 2005, “Non c'è proprio nessun beneficio nell'usare biomasse per il carburante liquido. Queste strategie non sono sostenibili...

La produzione di etanolo richiede un largo uso di energia fossile, e perciò contribuisce all'importazione di petrolio e gas naturale e al deficit USA.”Pimentel ha calcolato che occorrono circa 131.000 BTU (Unità Termiche Britanniche) per fare un gallone di etanolo (circa 4 litri- ndr), ma un gallone di etanolo ha un valore energetico di sole 77.000 BTU, una perdita netta di 54.000 BTU per gallone.

Pimentel e Patzek non hanno incluso nei loro calcoli il costo dei sussidi federali e statali che sono elargiti alle grandi aziende produttrici di energia da biomasse. Da notare che Pimentel sostiene l'uso di biomasse solo per il riscaldamento domestico e non per la produzione di carburante liquido.Non è tuttoMa non è tutto.

Anche gli entusiasti della produzione di etanolo, come l'ex direttore della CIA James Woolsey, notano che il maggiore ostacolo alla sostituzione della benzina con l'etanolo è il suo “alto costo di produzione” e il fatto che richieda “ampi sussidi.” Woolsey ed altri puntano sulla nuova ricerca in ingegneria genetica che dovrebbe sviluppare speciali microbi per far fermentare il mais e le altre biomasse. Ma a Woosley e soci sfugge l'elefante dell'etanolo che siede in mezzo ai loro argomenti: l'uso del suolo.Il dottor Howard Hayden, professore emerito dell'università del Connecticut ed editore della newsletter The Energy Advocate, nota in un articolo sul numero di primavera 2006 della rivista 21st Century Science & Technology, che “per produrre etanolo per tanta energia quanta ne usiamo per i trasporti, richiederebbe 1,1 miliardi di acri dedicati alla produzione di mais ad alto rendimento, con tutte le cose che gli ambientalisti odiano: fertilizzanti, irrigazione, e pesticidi. Ciò equivale a circa 1,8 milioni di miglia quadrate, circa il 51% della superficie terrestre dei 50 stati.”Questo enorme utilizzo del suolo non preoccupa le molte aziende che sono intossicate dalla prospettiva dei sussidi governativi per distillare alcool come carburante.

Il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti ha annunciato ad aprile che un'azienda della Florida, la Progress Energy Florida, ha firmato un contratto venticinquennale per comprare energia da un impianto a “biomassa erbacea”da 130 megawatt nella Florida centrale, il quale riceverà un sussidio governativo per i prossimi dieci anni.In Georgia, un'altra azienda di energia alternativa, la Earth Resources, progetta un impianto energetico a escrementi di pollo (tecnologia per la quale è stata finanziata con un milione di dollari dal Ministero dell'Agricoltura USA).
Altre compagnie stanno aprendo la strada all'uso di letame di vacca con sussidio governativo.

In California, lo stato da lungo tempo leader in schemi energetici anti-economia-fisica, il Governatore Arnold Schwarzenegger ha firmato da poco un ordine esecutivo che stabilisce il traguardo di produrre il 20% dei 900 milioni di galloni di bio-carburante consumati in un anno nello stato all'interno dello stato stesso entro il 2010, arrivando al 40% entro il 2020 e al 75% per il 2050. L'ordine richiede inoltre che le biomasse forniscano il 20% dell'elettricità generata per andare incontro alle richieste di energia rinnovabile dello stato - un vero perdente di energia.

Allo stesso tempo, gruppi ambientalisti della California citano un rapporto dell'Università della California che dimostra come l'uso di etanolo risulterebbe in una più alta concentrazione di inquinanti tossici nell'aria.L'odierna spinta verso l'etanolo deriva direttamente dalla controcultura, inflitta agli USA circa trent'anni fa, con la promozione di una società post-industriale e l'abbandono della scienza e della tecnologia.

La realtà e l'economia fisica sono divenute irrilevanti e, come nella “Neolingua” del romanzo 1984 di Orwell, “più” è diventato “meno”. Da qui la popolarità dell'etanolo e il non-sviluppo di tecnologie avanzate (fissione e fusione nucleare) che possano fornire energia ad una società industriale.
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La rete urbana degli autobus
L'alimentazione a gasogeno sugli autobus dell'ATAG
dal 1934 al 1944
di Vittorio Formigari e Mauro Di Pietrantonio

Un gasogeno per la produzione di gas povero, almeno per le applicazioni all’autotrazione, può essere alimentato a legna o a carbone. Per gli autobus romani fu sistematicamente utilizzato solo il primo tipo (generatori su licenza Imbert, Eva e Dux), mentre il generatore a carbone su licenza Nostrum trovò un applicazione sperimentale dapprima sul Lancia Omicron 867, e quindi sull'ultima serie dei Fiat 656 entrati in servizio nel 1936, autobus che però risultano convertiti a gasolio già nel 1940. L'alimentazione a gassogeno, che fu utilizzata anche per gli autocarri, si rivelò da subito fonte di problemi a non finire per lo scarso rendimento e la difficoltà di provvedere e conservare le scorte di carburante, ma nonostante gli inconvenienti e i maggiori costi di esercizio fu imposta per la volontà di Mussolini di staccare gradualmente il Paese dal ricatto delle importazioni, nel caso specifico dei carburanti, il cui costo era comunque andato crescendo per le conseguenze della crisi economica mondiale del 1929.
La produzione del gas d’acqua si basa essenzialmente sull’azione dell’acqua sul carbone, portato ad una conveniente temperatura. L’acqua passa allo stato di vapore e si dissocia fornendo ossigeno, che si combina con il carbonio dando luogo ad ossido di carbonio e idrogeno. La miscela così ottenuta di ossido di carbonio e biossido di carbonio costituisce appunto il gas d’acqua con cui si alimenta il motore.
Il primo autobus romano con alimentazione a gassogeno fu messo in circolazione sperimentale dal 20 agosto 1934 sulla linea CP. La vettura prescelta per l'esperimento fu un Lancia Omicron corto a benzina, la vettura B.1001 che, per l'occasione, fu reimmatricolata G.1001. Per la sua trasformazione (col generatore brevetto Imbert), si rese anzitutto necessario intervenire sullo sbalzo posteriore (lo sbalzo è la parte del telaio successiva alle ruote), dotandolo di un piano di lamiera dotato di un incavo, necessario per sorreggere il corposo alimentatore necessario a questo sistema assurdo. Radicale fu la trasformazione del motore, l'usuale Lancia-Junkers di derivazione sportiva caratteristico di questi veicoli, del quale fu notevolmente aumentato il rapporto di compressione con dei pistoni di maggiori dimensioni.
Nell'impianto elettrico, allo scopo di poter vincere la maggiore resistenza prodotta dall'aumentato rapporto di compressione, l'usuale motorino di avviamento da 12 volt è sostituito con un nuovo motorino da 24 volt alimentato da due batterie da 12 volt normalmente connesse in parallelo ma che si mettono in serie quando si preme il bottone della messa in moto.
Allo scopo di ottenere un movimento delle ruote quasi identico a quello ottenuto col motore a benzina fu necessario aumentare il rapporto di trasmissione.

Varie sistemazioni del generatore (Lancia Omicron e Alfa 110-AG).
Il generatore del gasogeno, sistemato posteriormente, contiene internamente un serbatoio cilindrico nella parte alta e terminante in basso con due coni rovesciati uniti per il diametro più piccolo: il legno, in piccoli pezzi irregolari del volume medio di mezzo decimetro cubo e con un preciso tasso di umidità, viene caricato dall'alto fino a riempire completamente un secondo recipiente, interno al serbatoio. Quest'ultimo è immerso parzialmente con uno strato di carbone di legna che occupa il fondo del serbatoio e che, nella parte più stretta, è dotato di cinque aperture da cui viene immessa l'aria necessaria alla combustione. L'aria viene aspirata da apposite valvole, che entrano in funzione contemporaneamente all'accensione dell'apparato. L'aspirazione è provocata dal richiamo di gas da parte del motore. L'ossido di carbonio attraversa lo strato di carbone, che pur portato a temperatura elevata non brucia, mentre durante questo passaggio il biossido di carbonio prosegue il suo percorso verso il motore.
Durante questo processo l'acqua contenuta nella legna, portata ad altissima temperatura, si trasforma in vapore, e quest'ultimo, attraversando il punto di maggior calore, si dissocia fornendo ulteriore ossido di carbonio, che prosegue verso il motore assieme all'idrogeno e ai gas inerti. Passati in una camera di calma, i gas raggiungono finalmente il miscelatore, apparato che fa le veci dell’ordinario carburatore: qui il gas è miscelato con la quantità d’aria necessaria alla combustione nei cilindri.
Altri componenti dell'apparato sono:
· VASCA DI CONDENSA - Raccoglie attraverso un apposito tubo i prodotti della distillazione del legno che si condensano nella parte superiore del generatore;
· DEPURATORE CENTRIFUGO FISSO - Il gas prodotto, all'uscita del generatore, attraversa detto depuratore, dove è costretto per la forma delle pareti a compiere un movimento rotatorio: di conseguenza le particelle pesanti (la cenere prodotta dalla combustione della legna), battono nelle pareti e cadono in un apposito recipiente (che viene chiamato CINERARIO);
· RAFFREDDATORI - Consistono in un fascio di tubi percorsi internamente dal gas e raffreddati esternamente dall'aria.
· CONDENSATORE E FILTRO - Vi giungono tre condotti, uno adduttore proveniente dal generatore, e due aspiratori, di cui uno alimenta il motore e l'altro serve per il suo avviamento. E' composto da una camera che viene riempita di paglia di legno, che funziona da filtro.
Per l'avvio del generatore e del motore si devono inizialmente lasciare chiuse le prese d'aria ed avviare l'impianto che aspira il gas verso il motore. L'aspiratore si apre premendo a fondo il pedale acceleratore, così che all'interno dell'impianto si provochi un improvviso e repentino richiamo d'aria attraverso le prese che erano state inizialmente lasciate chiuse. A questo punto è necessario avvicinare uno straccio acceso alla valvolina di accensione in modo da non ostruire il foro, in una posizione che, verso il basso, consenta all'aspirazione in corso di attrarre la fiamma verso l'interno ed avviare la combustione della legna. Nel tempo di un minuto la legna dovrebbe prendere fuoco, mentre ne basterebbero cinque per la produzione di gas buono per l'avviamento del motore, ma il condizionale è d'obbligo, dal momento che l'avvio della combustione di legna umida in tale lasso di tempo appare quantomeno improbabile nonostante la fortissima aerazione, ed anche all'avvio della combustione stessa sembra che i minuti necessari all'avvio del motore siano sempre stati ben più dei cinque indicati nel manuale di gestione e manutenzione dei gasogeni. A prescindere dal tempo necessario quando l'alimentatore inizia la produzione di gas buono è necessario premere nuovamente a fondo il pedale acceleratore, per mantenere alta e costante l'aspirazione del gas stesso verso il motore nel momento della messa in moto, particolarmente difficoltosa per l'elevato rapporto di compressione del motore.

Tutte queste operazioni devono essere effettuate ogni giorno, e per ogni singolo autobus in uscita, (immaginiamo con quanta gioia del personale incaricato, e con quali invettive nei confronti dell'innovazione nazionale e di colui che ne era stato più o meno direttamente il fautore), ma non meno laboriose sono quelle da effettuarsi al termine del servizio e nell'ordinaria manutenzione dell'impianto.
In primo luogo è necessario ad ogni rientrata, e sempre per ogni singolo autobus, svuotare la vasca di condensa, dove si è accumulata l'acqua distillata dal vapore sulle pareti interne del generatore. Durante le ore notturne deve inoltre essere effettuato il rifornimento di legna per il servizio del giorno successivo, ma per far ciò è anzitutto necessario rimuovere quella eventualmente avanzata dal giorno precedente: l'operazione deve essere effettuata con un apposito strumento di metallo da manovrare dalla cima del generatore. Sempre a cadenza quotidiana, come per il rifornimento, si deve intervenire sul fondo del serbatoio per rimuovere la polvere di combustione e le impurità, rimuovendo e reimmettendo il carbone ivi contenuto, curando eventualmente di colmare il livello dello strato all'altezza delle cinque aperture da cui viene immessa l'aria necessaria alla combustione.
Il manuale di gestione e manutenzione dei gasogeni prescrive inoltre alcune operazioni periodiche:
· ogni due giorni: apertura dei depuratori ed estrazione della componentistica interna, che deve essere scrollata dalla polvere e accuratamente lavata sotto getti di acqua corrente. Prima di rimetterli a posto si deve inoltre provvedere la pulizia dei cilindri interni con uno straccio morbido asciutto;
· ogni 1000 Km: lavaggio completo ed accurato dei refrigeratori e delle condotte di alimentazione;
· ogni 2000 Km: sostituzione completa del carbone, previo lavaggio del serbatoio che lo contiene, e revisione completa di tutto l'apparato.
Per gli autobus con motore a gasolio la trasformazione si rivelò ben più complessa. Per la conversione di un motore Alfa Romeo F6-M317 si rese infatti necessario:
ridurre il rapporto di compressione e sostituzione completa della testata, dovendosi anche ottenere le sedi per le candele;
sostituire tutto il complessivo di alimentazione, pompa di iniezione compresa, con un carburatore e relativi condotti;
montare un magnete di accensione;
aumentare la cilindrata da 11.500 a 12.517 cm3, portando l’alesaggio da 120 a 125 mm;
alleggerire le bielle e bilanciare l’albero motore per la maggior velocità che avrà il motore, passando da 1500 a 1750 giri/min;
ridurre il rapporto al ponte da 25/35 a 25/40 sostituendo la corona.
Queste complicazioni lasciano intendere il motivo per cui la trasformazione degli autobus diesel si fermò alle sole due vetture 3101 e 3103 (Alfa Romeo 80N). Com'è facile immaginare la gestione degli autobus a gassogeno è comunque tutt'altro che semplice, e questo perché alle complicazioni che si sono fin qui descritte occorre aggiungerne altre: c’è innanzitutto la questione del combustibile, che deve essere legna tagliata nella citata pezzatura media di mezzo decimetro cubo, non troppo secca, anzi con un ben definito contenuto di umidità per poter dare l’acqua necessaria alla formazione del gas, e ne occorrono circa 120 kg per riempire il generatore di un Lancia Omicron al quale, tra l’altro, neanche sono sufficienti per l’intero turno giornaliero, obbligando a rientri in deposito per un secondo rifornimento. Con la massiccia diffusione di questi veicoli si pose l'ulteriore problema di trovare lo spazio per la conservazione delle scorte di legna e carbone. Tenuto conto che ogni autobus consuma non meno di 120 Kg di legna al giorno (che occupa uno spazio ben maggiore del fusto che può contenere la benzina necessaria per produrre la stessa energia), l'azienda si trovò costretta a locare magazzini dislocati in vari punti della città, tutti a ridosso della rete tranviaria, laddove poteva essere installato un antistante binario di raddoppio.
Per il trasporto del carburante dai magazzini alle rimesse fu poi necessario predisporre un servizio quotidiano di treni composti da un locomotore e da vari carri merci, che vengono caricati sui binari di raddoppio per non ostacolare il servizio viaggiatori. Per logica conseguenza fu necessario assegnare le vetture a gassogeno a quei depositi dotati internamente di binari (Officine Centrali, Deposito del Littorio per un breve periodo, Trionfale, Portonaccio, etc), tanto che ad un certo punto si pensò anche alla possibilità di riattivare l'esercizio dell'autorimessa Santa Croce, ex deposito tranviario che poteva in breve tempo essere nuovamente raccordato alla rete nell'omonima piazza.

L'esercizio delle linee ordinarie coi veicoli a gasogeno si rivelò da subito fonte di numerosi problemi. Lo scarso rendimento del motore, che si traduceva in una velocità di marcia piuttosto bassa (meno di 20 Km/h nei numerosi tratti in pendenza di una città collinare qual'è Roma), l'insufficienza del carico massimo di 120 Kg di combustibile all'intero esercizio giornaliero, ed ancora i numerosi guasti cui era soggetto il generatore comportarono numerosi (ed onerosi), cambiamenti nelle modalità di esercizio. Fu anzitutto necessario spezzare in due il servizio giornaliero delle vetture che dovevano prestare servizio per l'intera giornata: le tabelle di marcia che prevedevano l'avvicendamento di tre conducenti su turni interi o più di tre nel frequente caso dei turni di servizio frazionati su due vetture diverse, furono "spezzate" isolando il primo o l'ultimo dei turni (rispettivamente mattina/prima uscita e bussolotto/terzo turno). Avveniva così che al cambio ad avvicendarsi erano non solo autista e fattorino, ma anche la vettura, con l'autista smontante che doveva ricondurre in rimessa quella giunta al limite della scorta di combustibile.
Fu inoltre necessario rivedere i tempi di percorrenza delle linee esercitate con queste vetture, dal momento che all'estrema lentezza si aggiungeva il problema della sosta al capolinea. Basandosi l'intero processo sulla combustione della legna a mezzo di fiamme vive la mancata aspirazione del gas verso il motore rendeva ovviamente insufficiente quella dell'aria necessaria al loro mantenimento e alimentazione, col risultato che in tutti i casi di sosta - a prescindere dal motivo - il processo di combustione andava naturalmente sopendosi. Secondo le istruzioni aziendali il motore poteva essere semplicemente rimesso in moto - o si poteva comunque riprendere la marcia - se la sosta non durava più di quindici minuti (dovendosi per contro ripetere tutta la procedura di accensione per le soste superiori), ma all'atto pratico ci si rese conto che una pur minima diminuzione dell'intensità delle fiamme portava a una sensibile riduzione della densità del gas necessario all'azionamento del motore, quel tanto che bastava a non poter più vincere la maggiore resistenza dell'elevato rapporto di compressione. Il problema non poteva essere risolto azionando la ventilazione elettrica, per il mancato sfogo dell'enorme quantitativo di aria da questa aspirata, e furono quindi impartite varie disposizioni poi unificate nell'ordine di servizio n. 72 del 25 gennaio 1938, recante "Istruzioni sulla condotta degli autobus a Gassogeno".
Tale ordine di servizio fu addirittura distribuito in copia ad ogni singolo conducente, che attestò di averlo ricevuto mediante firma su un apposito elenco, e vale la pena di riportarlo testualmente:

"Si è dovuto rilevare che non tutti gli autisti adibiti alla guida di autobus a gassogeno si attengono a quelle norme che sono indispensabili per il buon funzionamento del tipo di vetture in oggetto.
Si tenga presente che quanto più vivo ed energico è il regime di giri del motore a gassogeno, tanto migliore ne è il funzionamento. Pertanto nella guida degli autobus a gassogeno si osservino le seguenti norme:

1) quando per ragioni di traffico stradale, o per altre ragioni, la velocità della vettura deve essere limitata, marciare in terza velocità anziché in prima, anche in discesa, allo scopo di mantenere alto il numero dei giri;

2) Dopo le fermate spostare sempre il cambio in prima.

Si rammenta inoltre ai guidatori che ogni qualvolta una vettura provvista di carburante ausiliario si fermi per deficienza del gassogeno, allo scopo di riprendere al più presto la corsa coi viaggiatori, si deve subito mettere in funzione il carburatore di emergenza colle modalità e norme prescritte in precedenti ordini di servizio.
Le soste al capolinea furono ridotte al minimo, con l'ulteriore prescrizione che obbligava l'autista a premere il pedale acceleratore con la marcia in folle ogni due minuti, in modo da mantenere vive le fiamme, ma le prescrizioni ora illustrate sull'uso della terza marcia crearono non pochi problemi nell'usura del motore, col che ben lungi dal risolvere i problemi ci si trovò ad affrontarne altri e ben più gravosi.
Con la massiccia introduzione dei veicoli a gassogeno, avvenuta nel periodo 1935-1937, l'impossibilità di poter assicurare l'intero servizio giornaliero con un carico unico di legna portò poi all'installazione di quel secondo carburatore richiamato nello stesso ordine di servizio, che avrebbe consentito alla vettura di percorrere alcuni Km pur con l'alimentatore ordinario fermo. Il comunicato aziendale lo giustifica con la necessità di ricondurre la vettura in rimessa in caso di guasti o di insufficiente alimentazione, ma appare fin troppo ovvio che questa piccola riserva è finalizzata anche (se non soprattutto), ad assicurare il rientro dell'autobus al termine della scorta di carburante. Il secondo carburatore viene applicato al conduttore d'aspirazione, al di sopra del miscelatore. La scorta di carburante è sistemata in un apposita vasca nella cabina del conducente, dotata di un rubinetto piombato. L'entrata in funzione di un impianto esclude automaticamente l'altro, e per l'utilizzo del carburatore di riserva occorre anzitutto intervenire sul motore, sganciando l'asta di collegamento del pedale acceleratore al collettore di aspirazione del gas: utilizzando un apposito prolungamento (un ulteriore attrezzo aggiunto a quelli già elencati), il meccanismo dell'acceleratore deve essere agganciato alla speciale valvola a farfalla che regola l'aspirazione del gas dall'impianto di riserva. Si deve quindi intervenire sulla valvola del carburatore di emergenza, aprendola quel tanto che basta ad assicurare un leggero aumento del numero di giri minimo del motore, e quindi si spiomba il rubinetto della vasca che contiene la riserva di carburante. L'avvio del motore si ottiene con le medesime operazioni già descritte per l'avviamento in rimessa, ma a messa in moto avvenuta è necessario intervenire nuovamente sulla regolazione del minimo, manovrando l'apposita valvola e la sua vite di arresto.
Le vetture cosi modificate risultano al 19 maggio 1937 essere i Lancia Omicron dotati di generatore su licenza Imbert 679, 689, 691, 803, 823, 825, 843, 865, 875, 881, 887, 893, 1235. Dal successivo 15 ottobre, onde permetterne un immediata identificazione, al centro del cofano di queste vetture viene dipinto un cerchio bianco del diametro di 14 cm, recante in nero le lettere CR (Carburatore di Riserva), distribuite sui due lati del cofano stesso.

Le squadre di pronto intervento per i guasti in linea si trovarono alle prese con un consistente numero di attrezzi aggiunti per il soccorso dei veicoli a gassogeno, attrezzi che naturalmente furono dati in dotazione anche ai depositi e che vale la pena di elencare:
un attizzatoio, una scaletta di ferro a pioli di conveniente altezza e non meno di due sacchi contenenti ciascuno 50 Kg di legna pronta all'uso;
un asta di ferro di conveniente lunghezza a raggiungere il fondo del serbatoio, per la sistemazione e il livellamento della legna appena versata;
un attizzatoio del tipo usuale per i caminetti, per rinvigorire la combustione della legna dalla valvolina di accensione;
una paletta a cartoccio per la sistemazione e il livellamento dello strato di carbone;
una chiave quadra per l'apertura e la chiusura dei vari sportelli dell'alimentatore;
una chiave a tubo per l'apertura e la chiusura dei vari sportelli d'ispezione e controllo dell'impianto;
un paio di pinze universali;
un martello del peso non inferiore di mezzo Kg;
guarnizioni per il coperchio generatore, per la vasca di condensa e per le portine d'ispezione in quantitativo variabile;
un piccolo recipiente in lamiera per contenere il carbone eventualmente estratto;
uno o più secchielli contenitori;
Come si può ben immaginare l'impiego dell'alimentazione a gassogeno non portò mai alcun vantaggio all'esercizio della rete, ed anzi complicò in ogni modo possibile la vita del personale tecnico e di guida, aumentando nel contempo le spese di esercizio delle linee esercitate con questi veicoli. Dopo l'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania, con le consistenti riduzioni del servizio tranviario per esigenze di risparmio dell'energia elettrica, fu drasticamente ridotto il servizio di trasporto del combustibile alle rimesse, e ai capolinea furono installate delle cabine dotate dell'attrezzatura necessaria per il secondo rifornimento della vettura, compito assegnato all'autista col premio di una lira per ogni rifornimento effettuato. Il combustibile necessario al secondo rifornimento è dato in consegna con la vettura e con la chiave necessaria per aprire la cabina dove viene conservato durante il servizio. La successiva carenza di pneumatici e di lubrificanti non risparmiò nemmeno i veicoli a gassogeno dalla sospensione quasi totale del servizio autobus attuata successivamente all'occupazione tedesca di Roma (settembre 1943), ed anzi l'azienda indirizzò i propri sforzi unicamente verso le vetture alimentate a benzina o a gasolio, col risultato che l'ultimo autobus a gassogeno di Roma circolò in regolare servizio il 23 aprile 1944.
È da notare che nel parco ATAG abbiamo tre gruppi di autobus costruiti in fabbrica direttamente con alimentazione a gasogeno, i Fiat 656-RG 1701-1747 (motore 656-G), i Lancia Omicron 1801-1849 (motore 77) e gli Alfa Romeo 110-AG 3259-3307 (motore AG-6). Ai primi fu applicato un generatore di gas a carbone anziché a legna, ma l’invenzione, che dette subito ai veicoli il nome di autobus a carbonella, forse anche per la difficoltà di trovare il carbone, non ebbe successo; gli altri furono invece dotati di usuale gasogeno a legna. In tutti i casi la trasformazione inversa, per l’alimentazione a gasolio, avvenuta per i primi tra il 1939 e il 1940 e per gli altri a guerra finita, avrebbe comportato per ogni rotabile all’incirca la stessa mole di lavoro che abbiamo visto per la trasformazione del motore F6-M317; appare quindi comprensibile che con la cessazione delle ostilità e il venir meno della volontà di un singolo uomo - seppure con maggiore sforzo sia tecnico che economico - la conversione dei gassogeni si sia indirizzata da subito alla completa sostituzione del motore e alla rimozione dell'alimentatore.

Per saperne di più:
Gassogeno
Metanolo
Etanolo

venerdì 24 ottobre 2008

Il Governo italiano Vs. T.M.O. le Telestreet e le sentenze della Magistratura...


Di Antonio Ciano
Segretario nazionale del partito del Sud



L’On. Sesa Amici si è dichiarata insoddisfatta della risposta che oggi il Governo ha dato in VII Commissione (Cultura) della Camera dei Deputati, all’interrogazione parlamentare riguardante le TV di strada di cui è firmataria.

Il capogruppodel Pd in I Commissione ha chiesto al Ministro Scaloja «quali iniziative intendesse intraprendere al fine di garantire il sereno esercizio del diritto alla liberta di pensiero e di informazione, in linea con l’art. 21 della Costituzione e con la normativa comunitaria e, in particolare quali misure intendesse adottare al fine di colmare il vuoto legislativo in materia».
"Nonostante le telestreet siano emittenti televisive no-profit confinalità sociali e culturali, che promuovono dal basso un informazionepartecipata e nonostante le recenti sentenze che si sono pronunciate controi sequestri amministrativi delle televisioni di strada, il Governo -dichiara l’on. Amici - non ritiene necessario un intervento riguardo la loro legittimazione. Anzi ritiene di riconsiderare il fenomeno, in termini dimaggiore frequenza di intervento da parte delle Autorità competentiattraverso provvedimenti restrittivi nei loro confronti."

È singolare come le televisioni di strada, che non utilizzano affatto le frequenze, bensì i loro coni d’ombra, non interferendo quindi con le frequenze utilizzate dagli operatori autorizzati e che quindi non intaccano assolutamente nessun diritto reale, vengano chiuse, mentre altre situazioni palesemente in contrasto con le leggi dello stato, come per l’uso delle frequenze da parte di Rete 4, che da tempo dovrebbe trasmettere via cavo, restano senza alcuna sanzione.

Di fronte ad un “vuoto legislativo” - continua l’on. Amici- deve prevalere il principio costituzionale della libertà di espressione, garantito ad ogni cittadino dall’art. 21 della costituzione".

Il partito del Sud ringrazia l’on. Sesa Amici per l’interessamento avuto per il caso TMO Gaeta, la prima telestreet italiana chiusa arbitrariamente dai segugi ministeriali al servizio di Berlusconi e Scaloja, il cui governo rappresenta la repubblica delle banane del Nord, i cui rappresentanti sono stati votati da nessuno.

In Italia, la legge Mammì e quella Gasparri hanno determinato di fatto un colpo di stato.Oggi, per prendere consensi, in occidente, non servono eserciti, non servono militari con mitra e carri armati, serve la tv che,massacra le menti della gente, esercita un potere sulla mente umana devastante.

Il socialista Craxi prima e la sinistra dopo hanno consentito che il massone piduista liberal massonico Silvio Berlusconi creasse una banda di burrattini al servizio della causa del Nord.

Questo governo di tipologia fascista, illiberale, stalinista vuole controllare in modo totale l’informazione e ha spento l’unica voce veramente libera del sud: TMO Gaeta.

I liberal massoni sanno che il pericolo, per loro, non è il comunismo,ma il Partito che andrà al potere nel giro di pochi anni, il Partito del Sud che ha nel DNA l’avversione alla storia risorgimentale e al liberismo piemontese-Lumbard che ha determinato la morte di oltre un milione di contadini chiamati briganti, che ha determinato l’emigrazione di 25 milioni di meridionali in 150 anni di falsa unità d’Italia, il massacro economico del Sud, il massacro del suo territorio.

Il ministro della repubblica delle banane del Nord, quello della repressione nella caserma Bolzaneto di Genova, intima ai suoi scagnozzi la repressione delle telestreet dimenticando che i tribunali della repubblica italiana ne hanno confermato la legittimità.
Abusivo è tutto l’apparato di televisioni commerciali, abusiva è Rete 4 del suo capo.

Siccome il ministro della repubblica delle banane costruita con le tv di Berlusconi non riconosce le sentenze dei tribunali della repubblica italiana, noi non riconosciamo la sua figura di ministro ed il suo governo.

Le autorità preposte devono spegnere Europa tv, lo ha stabilito una ordinanza sentenza del Tribunale di Latina sezione di Gaeta, e i dirigenti del ministero delle telecomunicazioni devono consentire la riapertura della prima telestreet italiana.

Il 17 di luglio la polizia postale e la digos di Roma volevano sequestrare gli impianti di TMo Gaeta, che come tutti sanno, è la tv del partito del Sud.

Il giudice Miliano di Latina si oppose a tale evenienza, ma il provvedimento rimane in piedi. Il partito del Sud aspetta pazientemente la revoca di tale provvedimento persecutorio,se ciò non dovesse accadere,mobiliteremo i nostri concittadini e i nostri aderenti in azioni spettacolari. Il mondo deve sapere da chi siamo governati. Intanto un consigliere comunale del Partito del Sud di Gaeta, ha chiesto l’abbattimento del traliccio che ospita i ripetitori di Europa Tv e di Madiaset, sembra essere abusivo, ed è stato installato su un’area demaniale zona guerra. Che sia abbattuto, e sarà il primo.

Mediaset deve trasmettere solo in Lombardia, questo territorio non gli appartiene. Il sud vuole la sua tv e l’avrà.

Intanto chiediamo alle procure della repubblica italiana di attivarsi, qualcosa non quadra nelle dirigenze dei compartimenti territoriali delle telecomunicazioni. Questi ultimi hanno un potere determinante di repressione e di abilitazione di tv commerciali, qualcosa non quadra.

Ben cinquemila cittadini di Gaeta hanno firmato una petizione al sindaco Raimondi per la,riapertura della loro telestreet, il giudice dott. Beniamino Russo ha emanato una sentenza esemplare, Europa tv deve spegnere il suo segnale, la polizia postale di Roma si attivi, o sarà denunciata per omissione in atti d’ufficio e i suoi dirigenti per abuso di potere. La destra, in Italia e, in particolare in provincia di Latina, ha tra le mani tutta l’informazione;tutte le tv commerciali, tutta la stampa.

Il Giornale di Berlusconi addirittura viene regalato. La provincia di Latina è un laboratorio riuscito, la stessa cosa la stanno operando nel resto d’Italia, ed il consenso al massone Berlusconi cresce, ma la libertà sta svanendo, anche con leggi repressive sulla stampa ancora libera.

Bisogna reagire energicamente.






Fonte:T.M.O.

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Di Antonio Ciano
Segretario nazionale del partito del Sud



L’On. Sesa Amici si è dichiarata insoddisfatta della risposta che oggi il Governo ha dato in VII Commissione (Cultura) della Camera dei Deputati, all’interrogazione parlamentare riguardante le TV di strada di cui è firmataria.

Il capogruppodel Pd in I Commissione ha chiesto al Ministro Scaloja «quali iniziative intendesse intraprendere al fine di garantire il sereno esercizio del diritto alla liberta di pensiero e di informazione, in linea con l’art. 21 della Costituzione e con la normativa comunitaria e, in particolare quali misure intendesse adottare al fine di colmare il vuoto legislativo in materia».
"Nonostante le telestreet siano emittenti televisive no-profit confinalità sociali e culturali, che promuovono dal basso un informazionepartecipata e nonostante le recenti sentenze che si sono pronunciate controi sequestri amministrativi delle televisioni di strada, il Governo -dichiara l’on. Amici - non ritiene necessario un intervento riguardo la loro legittimazione. Anzi ritiene di riconsiderare il fenomeno, in termini dimaggiore frequenza di intervento da parte delle Autorità competentiattraverso provvedimenti restrittivi nei loro confronti."

È singolare come le televisioni di strada, che non utilizzano affatto le frequenze, bensì i loro coni d’ombra, non interferendo quindi con le frequenze utilizzate dagli operatori autorizzati e che quindi non intaccano assolutamente nessun diritto reale, vengano chiuse, mentre altre situazioni palesemente in contrasto con le leggi dello stato, come per l’uso delle frequenze da parte di Rete 4, che da tempo dovrebbe trasmettere via cavo, restano senza alcuna sanzione.

Di fronte ad un “vuoto legislativo” - continua l’on. Amici- deve prevalere il principio costituzionale della libertà di espressione, garantito ad ogni cittadino dall’art. 21 della costituzione".

Il partito del Sud ringrazia l’on. Sesa Amici per l’interessamento avuto per il caso TMO Gaeta, la prima telestreet italiana chiusa arbitrariamente dai segugi ministeriali al servizio di Berlusconi e Scaloja, il cui governo rappresenta la repubblica delle banane del Nord, i cui rappresentanti sono stati votati da nessuno.

In Italia, la legge Mammì e quella Gasparri hanno determinato di fatto un colpo di stato.Oggi, per prendere consensi, in occidente, non servono eserciti, non servono militari con mitra e carri armati, serve la tv che,massacra le menti della gente, esercita un potere sulla mente umana devastante.

Il socialista Craxi prima e la sinistra dopo hanno consentito che il massone piduista liberal massonico Silvio Berlusconi creasse una banda di burrattini al servizio della causa del Nord.

Questo governo di tipologia fascista, illiberale, stalinista vuole controllare in modo totale l’informazione e ha spento l’unica voce veramente libera del sud: TMO Gaeta.

I liberal massoni sanno che il pericolo, per loro, non è il comunismo,ma il Partito che andrà al potere nel giro di pochi anni, il Partito del Sud che ha nel DNA l’avversione alla storia risorgimentale e al liberismo piemontese-Lumbard che ha determinato la morte di oltre un milione di contadini chiamati briganti, che ha determinato l’emigrazione di 25 milioni di meridionali in 150 anni di falsa unità d’Italia, il massacro economico del Sud, il massacro del suo territorio.

Il ministro della repubblica delle banane del Nord, quello della repressione nella caserma Bolzaneto di Genova, intima ai suoi scagnozzi la repressione delle telestreet dimenticando che i tribunali della repubblica italiana ne hanno confermato la legittimità.
Abusivo è tutto l’apparato di televisioni commerciali, abusiva è Rete 4 del suo capo.

Siccome il ministro della repubblica delle banane costruita con le tv di Berlusconi non riconosce le sentenze dei tribunali della repubblica italiana, noi non riconosciamo la sua figura di ministro ed il suo governo.

Le autorità preposte devono spegnere Europa tv, lo ha stabilito una ordinanza sentenza del Tribunale di Latina sezione di Gaeta, e i dirigenti del ministero delle telecomunicazioni devono consentire la riapertura della prima telestreet italiana.

Il 17 di luglio la polizia postale e la digos di Roma volevano sequestrare gli impianti di TMo Gaeta, che come tutti sanno, è la tv del partito del Sud.

Il giudice Miliano di Latina si oppose a tale evenienza, ma il provvedimento rimane in piedi. Il partito del Sud aspetta pazientemente la revoca di tale provvedimento persecutorio,se ciò non dovesse accadere,mobiliteremo i nostri concittadini e i nostri aderenti in azioni spettacolari. Il mondo deve sapere da chi siamo governati. Intanto un consigliere comunale del Partito del Sud di Gaeta, ha chiesto l’abbattimento del traliccio che ospita i ripetitori di Europa Tv e di Madiaset, sembra essere abusivo, ed è stato installato su un’area demaniale zona guerra. Che sia abbattuto, e sarà il primo.

Mediaset deve trasmettere solo in Lombardia, questo territorio non gli appartiene. Il sud vuole la sua tv e l’avrà.

Intanto chiediamo alle procure della repubblica italiana di attivarsi, qualcosa non quadra nelle dirigenze dei compartimenti territoriali delle telecomunicazioni. Questi ultimi hanno un potere determinante di repressione e di abilitazione di tv commerciali, qualcosa non quadra.

Ben cinquemila cittadini di Gaeta hanno firmato una petizione al sindaco Raimondi per la,riapertura della loro telestreet, il giudice dott. Beniamino Russo ha emanato una sentenza esemplare, Europa tv deve spegnere il suo segnale, la polizia postale di Roma si attivi, o sarà denunciata per omissione in atti d’ufficio e i suoi dirigenti per abuso di potere. La destra, in Italia e, in particolare in provincia di Latina, ha tra le mani tutta l’informazione;tutte le tv commerciali, tutta la stampa.

Il Giornale di Berlusconi addirittura viene regalato. La provincia di Latina è un laboratorio riuscito, la stessa cosa la stanno operando nel resto d’Italia, ed il consenso al massone Berlusconi cresce, ma la libertà sta svanendo, anche con leggi repressive sulla stampa ancora libera.

Bisogna reagire energicamente.






Fonte:T.M.O.

GEO & GEA: BRIGANTAGGIO - 24 ottobre 2008

Video di Crocco 57

Sosteniamo la rilettura storica degli avvenimenti riguardanti il Brigantaggio e l' invasione del Regno delle due Sicilie inoltrando e-mail di approvazione sulla trasmissione di oggi (Geo & Gea Rai 3), all’indirizzo: geo_geo@rai.it

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Video di Crocco 57

Sosteniamo la rilettura storica degli avvenimenti riguardanti il Brigantaggio e l' invasione del Regno delle due Sicilie inoltrando e-mail di approvazione sulla trasmissione di oggi (Geo & Gea Rai 3), all’indirizzo: geo_geo@rai.it

Catania,Convegno:"FEDERALISMO FISCALE ED AUTONOMIA SICILIANA"


Sabato 25 Ottobre alle 9,30 avrà luogo nella sala convegni dell’Ares Hotel di San Giovanni La Punta (Catania) un importante convegno sul tema:

"FEDERALISMO FISCALE ED AUTONOMIA SICILIANA.RISCHI. OPPORTUNITA’".

All’incontro parteciperanno parlamentari regionali e nazionali, sindaci e consiglieri comunali e provinciali.

Dopo i saluti del Presidente della Provincia regionale di Catania On.Giuseppe Castiglione,

seguiranno gli interventi dell’Arch.Erasmo Vecchio (Coordinatore regionale PdSUD),

On.Giacomo Chiappori (parlamentare Lega Nord e Presidente di Alleanza federalista),

On. Raffaele Nicotra (parlamentare ARS),

Avv.Ruggero Razza (segretario regionale Alleanza Siciliana),

Dott. Enzo Maiorana (Associazione Noi Meridionali),

l’Avv. Stefano Massimino (costituzionalista).

Il Convegno affronta il delicato tema della nuova disciplina della finanza regionale proposta con il DDLL Calderoni in cui sono elencate principi e direttive di carattere generale cui il governo deve attenersi nel redigere la legge attuativa del federalismo fiscale.
In esso emergono contraddizioni ed incertezze che se confermate possono comportare tensioni sociali e politiche assai pericolose per il futuro del paese.

Segreteria organizzativa:095-7121130 – 337/957144

Fonte: A Rarika
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Sabato 25 Ottobre alle 9,30 avrà luogo nella sala convegni dell’Ares Hotel di San Giovanni La Punta (Catania) un importante convegno sul tema:

"FEDERALISMO FISCALE ED AUTONOMIA SICILIANA.RISCHI. OPPORTUNITA’".

All’incontro parteciperanno parlamentari regionali e nazionali, sindaci e consiglieri comunali e provinciali.

Dopo i saluti del Presidente della Provincia regionale di Catania On.Giuseppe Castiglione,

seguiranno gli interventi dell’Arch.Erasmo Vecchio (Coordinatore regionale PdSUD),

On.Giacomo Chiappori (parlamentare Lega Nord e Presidente di Alleanza federalista),

On. Raffaele Nicotra (parlamentare ARS),

Avv.Ruggero Razza (segretario regionale Alleanza Siciliana),

Dott. Enzo Maiorana (Associazione Noi Meridionali),

l’Avv. Stefano Massimino (costituzionalista).

Il Convegno affronta il delicato tema della nuova disciplina della finanza regionale proposta con il DDLL Calderoni in cui sono elencate principi e direttive di carattere generale cui il governo deve attenersi nel redigere la legge attuativa del federalismo fiscale.
In esso emergono contraddizioni ed incertezze che se confermate possono comportare tensioni sociali e politiche assai pericolose per il futuro del paese.

Segreteria organizzativa:095-7121130 – 337/957144

Fonte: A Rarika
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